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  • Margaret Thatcher – Il Pugno di Ferro della Sacerdotessa del Liberismo. Seconda Parte

    Margaret Thatcher – Il Pugno di Ferro della Sacerdotessa del Liberismo. Seconda Parte

    Venerdì,  Aprile 12nd/ 2013 

    – di Giovanni AntonioFois e Sergio Basile 

    Morte di Margaret Thatcher, Liberismo economico, Londra, City of London, Lady di Ferro, Hotel Ritz, Primo Ministro Britannico, minatori, Disoccupazione, Mario Monti, Ronald Reagan, Argentina, Privatizzazioni, Mandela, Guerra, Alleati Usa, Londra, Regno Unito, Irlanda, Bobby Sands, Pinochet, Argentina, Falklands, Malvinas, Liberismo, Privatizzazione, pioniera di un Nuovo Mondo, Liberismo, Liberalismo, Angela Merkel, Hilary Clinton, Manuel Barroso, Commissione europea 

    Margaret Thatcher – Il Pugno di Ferro della

    Sacerdotessa del Liberismo.

    Seconda Parte 

    Margaret Thatcher: pioniere di un "Nuovo Mondo"

     

    di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile

    New World Order

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Le reazioni del mondo alla morte della Thatcher in attesa delle esequie  

    Londra – "Per i funerali di Margaret Thatcher, in programma mercoledì prossimo a Londra, verranno spediti oltre duemila inviti". Richiesta la rigorosa partecipazione in abiti e cravatte scure (dress code). E' quanto si apprende in un comunicato ufficiale diramato da Londra, nelle ultime ore. Fra gli invitati d'eccezione, la crema dell'élite mondialista internazionale:  spiccano tra gli altri i nomi di Hillary Clinton, Manuel Barroso, un rappresentante di Nelson Mandela, il compositore Lord Lloyd Webber e lo scrittore Frederick ForsythLa notizia della morte dell'ex primo ministro britannico è stata accolta con stati d'animo profondamente diversi anche all'interno degli stessi confini europei. Messaggi di cordoglio e rispettosa ammirazione sono giunti, ad esempio dalla Commissione europea, da Mario Monti e da Angela Merkel. Ma lo stesso non può dirsi per le reazioni espresse dalla gente "comune". La stragrande maggioranza dei cittadini britannici, lontani dagli ambienti dorati ed ovattati degli esclusivi clubs e dalle aristocratiche ed élitarie logge, hanno accolto la notizia con comprensibile indifferenza. Altri addirittura hanno accolto la notizia con reazioni di giubilo, come una sorta di liberazione: migliaia di persone si sono riversate nelle strade inglesi, gallesi, scozzesi e irlandesi per esprimere il loro entusiasmo. A ben vedere queste manifestazioni popolari sono state etichettate da subito dai media nazionali ed internazionali come macabri festeggiamenti irrispettosi per la morte di un ex capo di Stato ma, ripercorrendo le tappe della vita della Thatcher, si può carpire il perchè così tante persone abbiano da tempo voluto scrollarsi di dosso questa figura: l'incarnazione  – per molti – del liberismo più sfrenato e del cinismo più spregiudicato. Ma a parte tutto, c'è da dire che al pari della famiglia reale, Margaret Thatcher è stata per anni il simbolo stesso dell'Inghilterra e, per le sue condotte politiche, viene oggi ricordata come una donna risoluta, ma nel contempo spietata.

     Dalla Pena di Morte all'abolizione del Welfare – The Milk Snatcher          

    Protagonista dell'ala conservatrice di Westminister sin dai primi anni '60, si distinse da subito per le sue scelte intransigenti, contribuendo massicciamente all'abolizione dello Stato sociale. Fu uno dei pochi politici a votare a favore del mantenimento della pena di morte, dimostrando un atteggiamento repressivo e retrogrado. Quando nel 1970 i conservatori salirono al potere, la Thatcher divenne ministro dell'istruzione e, in questo periodo, portò avanti una politica di pesanti tagli tra i quali l'abolizione delle forniture scolastiche di latte per i bambini dai 7 agli 11 anni che le valse il soprannome di ''milk snatcher''(la ruba latte). Nel 1976, a seguito di una digressione "critica" nei confronti dell'Unione Sovietica, venne definita da un giornalista russo la ''signora di ferro'', titolo che la accompagnerà fino alla morte. Anche se in realtà – dietro il paravento della Guerra fredda – la linea perseguitadalla Thatcher fu pressocché identica a quella perseguita da Mickhail Gorbachev: entrambi falsi profeti di un liberismo esfissiante e allineato agli interessi delle grandy lobby. Entrambi – a ben vedere – furono fautori di un appiattimento e di una compressione dei diritti sociali dei popoli, senza precedenti, applicando una sorta di "egalitarismo al ribasso", strizzante l'occhio allo stalinismo. Nel 1979 le elezioni parlamentari registrarono una pesante sconfitta dei labouristi e un' importante vittoria del Partito conservatore, che potè finalmente presentare il suo nuovo Prime Minister, prima donna della storia a Downing Street, ovvero Margaret Thatcher. Da qui in avanti la Thatcher si macchiò di crimini indicibili, dimostrandosi capace di ridurre in schiavitù ed in miseria intere classi della popolazione d'Inghilterra, che, come ben sappiamo dalla storia, è ed è stata per secoli una delle nazioni più floride e potenti al mondo. La lotta perdurata cinque anni con le associazioni sindacali del Paese, vide una netta vittoria della Thatcher e dello Stato, che costrinse migliaia di lavoratori dei ceti più bassi alla disoccupazione. Ne sono un esempio inoppugnabile le decine di pellicole di denuncia del sistema tatcheriano nei confronti dei minatori e dei portuali britannici, ridotti sul lastrico, i quali eredi stentano ancor oggi la ripresa. (vedi video in allegato)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Questione Irlandese e la Morte dei Giovani Minatori                                 

    Nei primi Anni '80, in piena rivolta dei giovani dell'IRA nei confronti dell'imperialismo britannico ai danni dei cittadini irlandesi, la situazione carceraria dei prigionieri repubblicani si fece sempre più grave. I detenuti venivano spesso costretti a rimanere nudi e a digiunare per giorni, oltre i numerosi maltrattamenti che chiaramente non possono essere ufficializzati. Il precedente governo aveva spogliato i membri dell'IRA dello status di prigionieri politici, sulla falsa riga della legge reale italiana. Le molteplici proteste dei militanti culminarono nello sciopero della fame dell' 1981 che, a causa della fermezza tatcheriana, vide morire dieci giovani, primo dei quali Bobby Sands

     Le Spifferate di Pinochet – L'ottimo compagno di tè                                          

    Anche in campo internazionale (come detto nell'articolo pubblicato in data 9 Aprile: vedi allegato) non mancarono atti di deliberato cinismo e spietatezza. In occasione del conflitto Malvinas-Folklands tra Argentina e Regno Unito, Margaret Thatcher non esitò ad inviare ingenti convogli via mare a via aerea per reprimere duramente l'opposizione nemica, provocando centinaia di morti. Nel complesso mille, per l'esattezza, tra un fronte e l'altro. La risoluzione del conflitto in favore della Thatcher si ebbe, oltre che per la forza militare britannica ampiamente superiore a quella avversaria, anche e soprattutto per le spifferate ricevute da Pinochet circa le strategie di guerra argentine. In seguito alla deposizione del dittatore cileno nel 1986, la Thatcher si schiererà contro ogni possibilità di processo ai danni di Pinochet, ricambiando il favore. Nonostante sia stata riprovata in seguito la responsabilità di Pinochet che, durante il periodo di regime massacrò più di tremila oppositori politici, i due ex capi di stato rimarranno ottimi compagni di tè.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Un Nuovo Mondo – Un Nuovo modo di pensare                                                

    In merito al'approfondimento storiografico intrapreso in questi ultimi mesi dall'osservatorio Qui Europa, abbiamo constatato e provato come l'ex primo ministro britannico abbia contribuito più di ogni altro capo di Stato alla nascita e al consolidamento internazionale del sistema-gabbia che ci ha reso, oggi possiamo dirlo, inesorabilmente schiavi della spirale economico bancaria. Una dottrina finanziaria e politica che ha cambiato le sorti di mezzo pianeta in soli trent'anni di storia, generando infinite controversie e paradossi sociali. Questo modo di pensare – modello economico – è chiamato dal mondo occidentale liberismo, sulla falsa riga del termine libertà che, paradossalmente appunto, ha perso in questa accezione il proprio significato. In virtù dei sentimenti condivisi di condanna nei confronti dei movimenti terroristici della fine degli anni 70 in tutta Europa e con l'imminente e presunta "caduta" dell'impero sovietico, i partiti conservatori del mondo occidentale hanno potuto prendere il controllo dei propri paesi, instaurando, a livello sovranazionale, non soltanto una linea di condotta politica, bensì un nuovo modo di pensare. Il libero mercato ha trasformato l'economia del Vecchio Continente in un guazzabuglio, favorendo un fonomeno opposto a quello sbandierato per decenni: la creazione di grandi colossi lobbystici, e la progressiva ed inesorabile compressione dei fenomeni concorrenziali. Altro che concorrenza e libertà! Chiacchiere ed alibi, piuttosto. Il tutto, evidentemente, accompagnato da una poderosa e repentina decrescita qualitativa dei prodotti offerti sul mercato, a fronte di un netto innalzamento pubblicitario e dei prezzi.

     Un progresso senza anima, illusorio e liberticida                                                

    Il piano, studiato da decenni, in particolare trovò una grossa accelerazione verso il suo compimento definitivo – processo ad oggi in corso, ma ovviamente molto avanzato – quando i grandi media del mondo, primo fra tutti la televisione, convinsero le popolazioni che l'importanza di un prodotto (di consumo così come politico) non afferiva alla qualità dello stesso, ma da come e quanto questo fosse stato reclamizzato. Un modo di pensare comune, questo, il più delle volte implicito, che ha ridotto l'uomo ad un'entità meccanica, privo di anima: niente più che un consumatore. E intanto le infrastrutture di fondamentale importanza per le basi dello stato sociale, fin dagli Anni Ottanta – sull'onda della reaganomics Usa – furono minate da continue privatizzazioni che tolsero di fatto ogni diritto al cittadino. Alla luce di quanto detto, ci si chiede allora il perchè questa grande filosofia liberista – caratteristica saliente di molti dei  governi occidentali – oggi non venga applicata anche al sistema bancario internazionale, ovvero: perchè quando fallisce una banca viene aiutata a ripartire? Ma non dovrebbe cadere nel baratro al pari delle aziende minori? dove è finita la tanto decatantata "libera concorrenza" classica e neoclassica, riesumata dagli eredi spirituali di Adam Smith, Von Mises e Von Hayek? Sono, ovviamente, domande retoriche ma che ci aiutano a comprendere i motivi più reconditi che portarono l'élite liberale verso l'inaugurazione di una "Nuova Era". Di un nuovo nuovo fittizio ed illusorio "progresso" che trovò terreno fertile proprio negli anni Ottanta. Margaret Thatcher ne fu una delle interpreti più fedeli per non dire la "sacerdotessa" posta dalla stessa élite "liberale", in cima alla piramide.

    Giovanni Antonio Fois, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Articoli Correlati E Video – Approfondimenti                                                                              

    LA GUERRA DI LADY THATCHER CONTRO I MINATORI – DIRITTI NEGATI
    http://www.youtube.com/watch?v=4tmireupxpk

     

     

     

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    Eurocasta Denunciata per Crimini contro l’Umanità

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  • Margaret Thatcher: il Pugno di  Ferro nemico della Gran Bretagna

    Margaret Thatcher: il Pugno di Ferro nemico della Gran Bretagna

    Martedì, Aprile 9th / 2013

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – 

    Morte di Margaret Thatcher, Regno Unito, Liberismo economico, Londra, City of London, Lady di Ferro, Hotel Ritz, Primo Ministro Britannico, Collasso sociale ed economico, Battaglia contro i minatori, Disoccupazione, Mario Monti, Ronald Reagan, Mickhail Gorbachev, Reaganomics, Perestroika, Guerra delle Falkland, Argentina, Privatizzazioni, Discorso sull'Europa, Indipendenza dall'euro zona, David Cameron, Mandela, Argentina, Guerra, Alleati Usa, Massoneria, Lobby bancarie, Ken Loch, Westminster, Downing Street 

    Margaret Thatcher: il pugno di ferro

    Nemico della Gran Bretagna

    Non è oro tutto quel che luccica: il tatcherismo e i

    volti nascosti del distruttivo liberismo anglofono.

    L'Anti-europeismo di facciata e l'asse UK-Usa

    Ken Loach: "Privatizziamo il suo funerale!"

     

    di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile 

    Margaret Thatcher

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Londra – E’ morta, ieri, Margaret Thatcher, unica donna britannica a ricoprire il ruolo di primo ministro, dal 1979 al 1990. Si è spento così, a 87 anni, nella suite dell’Hotel Ritz, nel centro di Londra, un pezzo di storia inglese, a causa di un ictus che le si è rivelato fatale. Bandiere a mezz’asta sul Parlamento a Westminster e su Downing street, funerali che non saranno di Stato, ma comunque solenni e celebrati con gli onori militari, proprio come avrebbe voluto la Lady di Ferro. Questo il soprannome della Thatcher, famosa per le sue politiche controverse, segnate da un atteggiamento anche duro e doloroso per il Regno Unito, fautrice del liberismo economico più estremo ed evidentemente distruttivo per un Paese (ricordiamo, coloniale) che per molto tempo non ha "visto la luce del Sole".

     Il Conservatorismo "Iperliberista" di Margaret 

    Nata nel 1925, figlia di un droghiere e di una sarta, la giovane signora "Margaret", dopo aver conseguito la laurea in chimica, comincia la sua scalata nel mondo politico nel Partito Conservatore dei Tory, del quale diviene esponente di spicco, tanto da ricoprire la carica di Segretario,  a partire dal 1975. Ciò sospinta – ovviamente – dalla crema del lobbismo massonico  internazionale. Nel 1979 viene candidata come Primo Ministro e, a seguito di un periodo drammatico, un netto collasso sociale ed economico  vissuto dalla Gran Bretagna (sul quale a distanza di decenni sussistono ancora mille dubbi ed ombre) la Lady di Ferro vinse le elezioni e fu posta a capo del Paese. Nacque così il mito del “tatcherismo”, un misto strategico di conservatorismo e liberismo per il quale si meritò il soprannome con cui venne conosciuta in tutto il mondo. Dall’inizio del suo mandato, decise di “risollevare” (si fa per dire) le sorti del Regno Unito, rilanciando in Europa l’idea di una Nazione forte e determinante.  Lo fece, però a spese dei suoi concittadini: modello ideale per altri sacerdoti del liberismo moderno, tra i quali l'ormai celeberrimo professor Mario Monti. La storia – d'altra parte – insegna. E questo al netto della propaganda ufficiale e delle chiacchiere politically correct dei salotti di regime occidentali e delle "scuole neoliberiste" disseminate in molte (troppe) università occidentali, pronte a raccontare storie ben diverse e piuttosto colorate.

     La "Cura da Cavallo" Thatcheriana – L'altra faccia della Reaganomics 

    Lady Thatcher – nel nome di una presunta rinascita – aumentò tasso di interesse e "IVA", privilegiando in tal modo (come per tradizione) la tassazione indiretta, cioè quella protesa a colpire indiscriminatamente la fasce più deboli ed indifese della società: emula dell'altro falso profeta del liberismo Anni Ottanta, nonché suo fedelissimo "collega ed amico", Ronald Reagan e della sua distruttiva Reaganomics. Le conseguenze furono devastanti: la disoccupazione, nel giro di un solo anno, raddoppiò e le industrie sprofondarono nel buco nero della crisi. Il periodo successivo non fu di certo migliore, perché nonostante l’inflazione fosse rientrata, il tasso di disoccupazione, addirittura, quadruplicò.

     La Questione Falkland  

    La condottiera britannica si "distinse" anche quando, nel 1980, gestì in prima persona l’operazione contro un gruppo di sei terroristi arabi (o pseudo-tali) che – almeno a sentire le cronache e le ricostruzioni del tempo – avevano assaltato l’Ambasciata iraniana a Londra, chiedendo l’immediato rilascio di 91 detenuti arabi in Iran e minacciando di far saltare in aria l’edificio. Le direttive della Lady di Ferro portarono in 5 giorni, di panico e fiato sospeso, alla "risoluzione definitiva" della questione, con la morte di 5 dei terroristi e la cattura di uno. La popolarità che la investì fu enorme e crebbe – sospinta da uno spirito nazionalistico – in occasione della Guerra delle Falkland, scoppiata nel 1982 e durata 72 giorni. L’Argentina, occupò le isole nel tentativo di rivendicarle, ma la Gran Bretagna ebbe la meglio. Lady Thatcher non esitò a dar l'ordine di sganciare i missili del Regno contro le portaeree argentine. Fu un bagno di sangue. Si contarono 1000 morti complessivi (per lo più argentini) e – giusto per la cronaca – un costo di guerra  di due miliardi di dollari. Il "successo" messo a segno dalla Margaret nazionale – pur se deprecabile sul piano morale – diede un'iniezione di "patriottismo mediatico" senza precedenti, sull’onda del quale la Thatcher ottenne il suo secondo mandato da Primo Ministro, nel 1983.

     Aaa… Diritti dei Lavoratori cercasi – La morte dei Minatori 

    La seconda fase dell'esperienza tatcheriana partì – come noto – con la lotta avviata contro il potere dei sindacati e con una legge che rendeva illegale lo sciopero. Per la cronaca: Barroso ci provò qualche mese fa in Commissione, a Bruxelles. Tentativo fallito! Ma a ben vedere la Fornero ci è riuscita – di fatto ed indirettamente – in Italia nel 2012, scoraggiando gli scioperi con la minaccia psicologica del licenziamento facile supportata a dovere dalla cosiddetta "Riforma dell'Art. 18". Cosa di cui sembra non parlare più nessuno. Ma – chiusa questa piccola parentesi – c'è da dire che quelli furono anche i controversi anni del braccio di ferro, tra i minatori (che proclamarono lo sciopero ad oltranza per opporsi alla chiusura di molte miniere) e l’esecutivo britannico. Anni caratterizzati da violente repressioni da parte della polizia nei confronti dei lavoratori "delle viscere della Terra", costretti a cedere, dopo un anno,  davanti alla durezza imposta dalla Thatcher. Numerosi minatori morirono in seguito alla sciopero della fame deciso ad oltranza, ma ciò non fermò la Lady di Ferro. 

     Lady Thatcher e le Privatizzazioni – Il Paradiso delle Lobby 

    Nel 1984, l’Ira – a quanto pare – mancò il suo bersaglio: la Iron Lady scampò all’attentato messo in piedi da estremisti irlandesi contro la sede del Gran Hotel, a Brighton, in cui era in corso il Congresso del Partito.  Si aprì, quindi, l’era delle privatizzazioni a tutto campo, nel tentativo – dichiarato – di "limitare l’intervento dello Stato in tutti i settori della vita inglese".  Privatizzazioi accompagnate a nuovi sanguinosi tagli alla spesa pubblica. Vi ricorda nulla tutto ciò? Ma la realtà fu ben diversa da quella dipinta dalla lobbycrazia al potere. Nel Regno Unito come negli Usa (e poi in Russia su iniziativa del liberista Mickhail Gorbachev) si diede vita al più noto e controverso processo storico di spoliazione di massa dei popoli. L'80% della ricchezza finì nelle mani del 2% della popolazione. Fenomeno avvertito in maniera ancor più devastante negli Usa: Paese all'epoca ancora scosso per gli inganni bancari e la Grande Crisi fomentata degli Anni Trenta. Un qualcosa di mai visto prima: almeno fino al 2012. 

     L'avvio del Terzo Mandato e l'Europa 

    Vicina agli Stati Uniti di Ronald Reagan,  in quegli anni la Gran Bretagna fornì numerose basi aeree e supporto logistico militare all’alleato storico, partecipando al bombardamento americano della Libia nel 1986. L’anno successivo fu quello della rielezione, che consegnò nelle mani della Thatcher il potere per la terza volta consecutiva. In questo periodo i suoi acerrimi nemici dichiarati furono la moneta unica e l’idea di un’Europa unita, contro i quali si schierò "apertamente", almeno all'apparenza. Infatti come pochi storici e studiosi (per non parlare di colleghi giornalisti) hanno l'onestà intellettuale di riconoscere il celebre discorso sull'Europa, celebratto dinnanzi all'eurocasta di Strasburgo, fu un capolavoro di strategia ed ipocrisia. In realtà la posizione di indipendenza rispetto all'euro da parte dell'UK permise alle lobby della City of London di "controllare" la colonia anglofona Europa dall'esterno, senza subire i deleteri effetti del mercato unico. D'atra parte non scordiamo come la Bank of England ancora oggi sia l'espressione lobbistica di un Paese (qual è il Regno Unito) che detiene il pacchetto azionario di maggioranza della BCE, pur non essendo l'UK parte dell'Eurozona. Strano, non trovate? Senza scordare il fatto che oggi esso (ovviamente rimasto fuori dal trappolone Tobin Tax a 11 Paesi, per volontà dello scaltro Cameron) sia considerato – a ragione – il paradiso continentale della speculazione, proprio a discapito di oltre 200 milioni di Europei dei cosiddetti Paesi PIGS. Perchè dunque la Thatcher avrebbe dovuto rinunciare alla cara sterlina inglese? Perchè farlo dopo un certosino lavoro di secoli proteso a colonizzare l'Italia (attraverso i Mille e Garibaldi) e l'Europa mediante le armi prima e la finanza dopo? 

     Conclusione di una sfolgorante carriera politica 

    Sul finire degli Anni Ottanta, si registrarono le prime spaccature all’interno del partito ed arrivò l’ora della cosiddetta “poll tax”, una tassa uguale per ogni cittadino inglese, che mise nuovamente in ginocchio le classi meno abbienti. L'Ultima perla di una "sfolgorante carriera politica" regalata dalla Signora Thatcher al suo popolo. Il 1990 fu l’anno della sua disfatta politica (concertata) e la fine del tatcherismo. In conclusione a questa sia pur breve – ma doverosa – dissertazione storica, possiamo pertanto riconoscere come quelle del rigore e dell'austerity – segni distintivi della leader inglese – non siano state di certo misure esemplari di cui andar fieri, anzi!  Nessuna considerazione del cittadino e della persona, ma solo ed esclusivamente dello Stato. Anzi prego: dello "Status" quo del lobbismo più sfrenato e deleterio. Se i media hanno cercato, da sempre, di fornire e dipingere con fantasia estrema un’immagine  di condottiera con un alto senso della patria, la realtà appare come visto un pò differente rispetto al “racconto di comodo". E rispetto – concorderete con noi – ai libri di storia scritti a vagonate e provvidenzialemnte distribuiti in università ed istituti di scuola superiore. Manuali di favole scritti (curiosamente) anche e soprattutto da molti sedicenti "oppositori" di sinistra e difensori del proletariato. Come mai? La risposta è semplice, e chi ha orecchie per intendere, intenda!

     Combattente vera, ma di una Guerra Falsa 

    Nelle ultime ore c’è chi ricorda la Thatcher come un personaggio politico d’eccezione; chi commenta con tristezza la sua morte, chi la elogia per il suo lodevole operato: rioconoscendole addirittura un ruolo primario nella strategica e "falsissima" bufala mediatica chiamata "Guerra fredda". Ma c’è anche chi considera gli 11 anni del suo governo, come un periodo di sofferenza autentica e di spietata indifferenza nel riconoscimento dei diritti umani. C’è, infine, chi va sul pesante, come il regista Ken Loch: “Privatizziamo il suo funerale – ha dichiarato – Facciamo un’asta e accettiamo l’offerta più economica. Del resto, è quello che avrebbe voluto. E’ stata una combattente – continua Loach – ed il suo nemico era la classe lavoratrice britannica”. Parole dure alle quali si aggiunge un triste ricordo: “quello dell’incontro con il torturatore Pinochet , mentre la signora dava del terrorista a Mandela”. Questa è la realtà. Questa è storia!

    Sergio Basile, Maria Laura Barbuto (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Presidenziali Usa, le felicitazioni dell’eurocasta

    Presidenziali Usa, le felicitazioni dell’eurocasta

    Giovedì, Novembre 8th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Presidenziali Usa / Barack  Obama / Usa / Washington / Bruxelles / Mosca / Vladimir Putin / Eurocasta / Manuel Barroso / Herman van Rompuy / Casa Bianca / Ostaggi delle lobby / Ostaggio dell'alta Finanza / Lobby / Fallimento della democrazia negli Usa / Impero / Wall Street / Sfiducia / Impero Usa / Alexis de Tocqueville / La Democrazia in America / Iran / Siria / Martin Schulz / Mitt Romney / Inside Job / Lobby / Ronald Reagan / Congresso Usa / Auguri e felicitazioni / sospiro di sollievo / Bombe / Medioriente 

    Presidenziali Usa, le felicitazioni dell'eurocasta

    Mosca – Il curioso sospiro di sollievo di Vladimir Putin 

    L'ossequioso gaudio degli alleati, per il bombarolo Barack

    Washington, Bruxelles, Mosca – Gli Stati Uniti d'America, nella giornata di ieri, hanno scelto di concedere al Presidente Obama ancora fiducia. Fiducia per altri quattro anni all’ex governatore dell’Illinois che nel 2008 sembrava destinato – almeno a parole – a cambiare radicalmente il Paese, dimostrandosi tuttavia – ed a conti fatti – in larga parte un bluff, specie per ciò che riguarda il ridimensionamento del potere di Wall Street e dell'Alta Finanza, dopo lo scoppio della crisi-truffa americana dei sub-prime ed il fallimento della Lehman Brothers. Altri quattro anni di regno, dunque: una sorta di carta bianca con il più ampio margine d'azione, visto che comunque (per legge) non sarà più rielegibile (qualunque cosa accada) per un terzo mandato. Unico "limite" per quello che ciò possa significare, è la spaccatura interna al Congresso Usa. Anni nei quali  il primo cittadino d'America – dunque – non dovrà necessariamente riconquistare la fiducia dei suoi elettori: poco più di 1/4 dei cittadini statunitensi. Un misto di minoranze etniche, famiglie di ceto medio-basso, disoccupati, che molte speranze invero avevano riposto nel "Fulmine Caduto dal Cielo" (significato della parola Barack Obama). La realtà, tuttavia,  è stata ben diversa dalle aspettative e la venuta del nuovo messia capitalista e liberista, più che fulmini sull'alta finanza e sulle amiche lobby (con la nomina di una commissione di inchiesta e controllo sul mercato finanziario intrisa di personaggi riciclati tra il gota della stessa finanza Usa e del dorato mondo bancario: come denunciaro benissimo e con gran forza dal film documentario "Inside Job") ha portato pioggia e nubi sull'America e sui ceti medio-bassi, e non solo. Ma poco importa, evidentemente! D'altra parte questa è l'attuale "Democrazia in America". Forse, evidentemente, lontana anni luce da quella sognata da Alexis de Tocqueville (classe 1805) nella sua opera più celebre, dove lo spirito legistico Usa era posto a modello e faro per tutto l'Occidente e non solo. Ma di acqua sotto i ponti ne è passata, e molta. Troppa! Ma la parola d'ordine del momento è elogio! 

     Le felicitazioni dell'Euro-casta 

    Infatti dall'altra parte dell'oceano, in Europa, nelle ultime ore sono fioccati – come ovvio che sia – i "biglietti" di felicitazioni ed auguri da parte dell'euro-casta. In particolare, le più ''vive congratulazioni'' a Barack Obama per il suo secondo mandato alla White House, sono state espresse da Bruxelles, in una nota ufficiale  congiunta diramata dalle segreterie di Manuel Barroso ed Hermann Van Rompuy, rispettivamente presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo. ''Gli Stati Uniti sono un partner strategico dell'Unione – si legge nella nota – e intendiamo portare avanti la stretta collaborazione già stabilita con il presidente Obama in questi anni per rafforzare ulteriormente i nostri legami bilaterali e affrontare insieme le sfide globali, in particolare nei settori della sicurezza e dell'economia. La creazione di sviluppo e lavoro – continua la nota – restano le priorità di Ue e Usa e noi continueremo a lavorare con Obama per sbloccare il potenziale senza paragoni costituito dal mercato transatlantico. Siamo anche pronti a continuare la nostra intensa collaborazione in materia di politica estera per l'affermazione dei valori comuni e attendiamo di incontrare il presidente americano al più presto per riconfermare le nostre priorità e dare nuovo impeto alle azioni comuni''. Un'altra nota (che  ancora una volta, ha tanto il sapore di una maestosa sviolinata) all'indirizzo di Washington, è partita dal quartier generale del Presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz: ''Ue e Usa sono i più stretti alleati al mondo – si legge nel comunicato – (…)  e il Parlamento europeo si aspetta quindi di continuare a costruire relazioni transatlantiche forti e onnicomprensive alla cui base ci sono valori condivisi quali liberta (?), democrazia (?), rispetto per il diritto internazionale (?), lo stato di diritto e i diritti umani (?)…. la lotta al terrorismo (…) e il Parlamento europeo – conclude Schulz – lavorerà insieme agli Usa per completare il mercato unico transatlantico entro il 2015". Cioè il mercato iperliberista dei tristemente noti "Stati Uniti d'Europa"? Abbiamo capito bene? Che Dio ci aiuti, e ce ne scampi e liberi!

     La curiosa reazione di Putin 

    Ma il gaudio (l'agghiacciante gaudio) per Barack Obama (il bombarolo Obama) e l'ossequioso e religioso rispetto reverenziale si sono sprecati un pò dovunque (ma di sicuro non in paesi come Siria ed Iran) e tra tutti i leaders dei Paesi alleati: atteggiamenti direttamente proporzionali al grado di subordinazione agli Stati Uniti. Ovvio! Paradossale  quanto accaduto a Mosca, dove addirittura Vladimir Putin avrebbe confessato di aver auspicato (addirittura)  la vittoria di Obama, pur di non vedere nella Stanza Ovale il faccione sorridente del rivale Mitt Romney, che di recente aveva attaccato la Russia – travestitosi da novello Reagan – definendola "il nemico geopolitico numero uno per gli Usa, da contrastare mostrando i muscoli e maggior spina dorsale". Come dire: meglio la padella che la brace.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Mercoledì, Giugno 6th / 2012 

    – di Silvia Laporta – 

    Commissione europea / Commissione Ue / Commissione Industria / Antonio Tajani / Industria dell'auto / Rilancio del mercato dell'auto in Europa / Cars21 / Crisi economica / Crisi del setore automobilistico / 80 miliardi di euro / Barriere doganali / Liberismo economico / Qui Europa / Europa / Silvia Laporta / Innovazione / Apertura dei mercati / Regolamentazione intelligente 

    Il Commissario  Tajani presenta il piano Ue

    per il rilancio del mercato dell'auto

    "Liberalizziamo tutto!" La principale ricetta Ue 

    per rilanciare il mercato dell'auto

    Cars21 – Piano Ue di rilancio del mercato dell’Auto in Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione Europea, punta a sostenere un settore chiave dell’economia del “Vecchio Continente”, il mercato delle auto. Si chiama Cars21 il foro voluto dall’esecutivo Ue, che riunisce gruppi automobilistici e associazioni imprenditoriali. Il promotore, Antonio Tajani, commissario dell’industria, nonché promotore del progetto, vuole proporre un progetto ambizioso che miri al superamento della crisi nel settore automobilistico degli ultimi tempi. Questo settore, è uno dei più rilevanti a livello europeo, dando lavoro a 12 milioni di persone e investendo ogni anni circa 28 miliardi di euro. E’ fonte di profitti, grazie alla domanda in crescita nei paesi emergenti e Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) , ma anche grazie al mercato di esportazione: si preannuncia infatti, una crescita del mercato cinese da 41 a 125 auto ogni mille abitanti, nel 2020. Nello stesso tempo, troppe aziende e troppe fabbriche, nel settore delle utilitarie, danno luogo a un preoccupante sovraccarico.

      Nasce Cars21 – Le 3 linee guida per il rilancio dell'auto nell'Ue 

     Innovazione, Liberalizzazioni e Regolamentazione intelligente 

     Da qui, Cars 21. Sotto la promozione del ministro Tajani, il progetto si basa su tre linee guida principali: l’ innovazione, l’apertura dei mercati, e una “regolamentazione intelligente” che non pesi ingiustamente sull’industria. Nel campo dell’innovazione, la Commissione metterà a disposizione nuovi fondi: circa 80 miliardi di euro, nel bilancio comunitario 2014/2020, “ di cui almeno un miliardo a disposizione del settore auto”, precisa il Commissario dell’industria. Il motore a caldo rimarrà il più diffuso nel prossimo decennio. Va migliorato, reso meno inquinante e meno costoso. Nel frattempo, le imprese europee devono poter cavalcare il futuro, vale a dire il motore elettrico e il motore ibrido. . In questo contesto, Tajani vuole che la Commissione applichi una filosofia della regolamentazione che sia “selettiva e intelligente”.

     Sarà la giusta strada per rilanciare il settore?  

    "Un eccesso di norme in un momento di recessione economica, unita a una forte concorrenza internazionale – secondo il Vicepresidente della Commissione europea – rischierebbe di compromettere gli sforzi del mercato europeo". "Toccherà anche – ha dichiarato nelle swcorse ore –  trovare un sottile equilibrio che tenga conto delle prerogative industriali, ma anche di quelle ambientali". Tajani sostiene che dopo una prima fase definibile “greener” – più verdi: ocioè con una particolare attenzione all'ambiente – bisognerà entrare nella fase “green”: cioè più incentrata sulle posizioni economiche. Infine, per quanto riguarda le “regolamentazioni intelligenti”, anche per evitare – secondo la commissione -barriere doganali surrettizie in alcuni paesi, Tajani vuole puntare su accordi internazionali nel campo della regolamentazione e degli standard tecnici. Sperando però, aggiungiamo, che le "solite liberalizzaziooni" del mercato non ci portino a competere – così come avviene negli altri settori, soprattutto quello manifatturiero – con gli altri mercati (soprattutto la Cina) a condizioni inique e palesemente impari. D'altro canto le politiche liberiste fin qui selvaggiamente praticate dall'Europa non hanno fatto altro che danneggiare le piccole aziende, in favore delle solite multinazionali. Sarà questo il metodo per rilanciare il mercato dell'auto europeo? Non sarebbe necessario incrementare prima i livelli reddituali dei cittadini? Come si può infatti  investire nel settore e  acquistare auto quando manca, spesso e volentieri, il necessario per vivere? A voi la scontata risposta!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)