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  • Luoghi comuni sull’Austerity – L’analisi del Professor Giavazzi sul Governo Monti

    Luoghi comuni sull’Austerity – L’analisi del Professor Giavazzi sul Governo Monti

    Mercoledì, ottobre 17th/ 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Francesco Giavazzi / Mario Monti / governo tecnico / analisi economica / Università Bocconi / intervista /  tagli alla spesa / spending rewiew / Europa / Pil / Stato Sociale  / Campagna per la legalità economica / Rosario Fiorello 

    Luoghi comuni sull'Austerity. L'analisi del

    Professor Giavazzi sul governo Monti

    Il Monti-Bis? Sarebbe disastroso!

    Intanto i paladini della speculazione bancaria lanciano in tutte

    le scuole italiane la "Campagna per la Legalità Economica".

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – In questi giorni, specie dal dì dell'emanazione da parte dell'esecutivo tecnico della nuova "Legge di Stabilità", si sprecano i luoghi comuni sull'opportunità dell'austerity montiana per uscire dalla crisi. Curiosa, in merito, abbiamo trovato la riflessione di Francesco Giavazzi, uno dei consulenti dell'esecutivo Monti sul "riequilibrio dei conti pubblici", nonchè docente di economia presso la prestigiosa Università Bocconi. Nella giornata di ieri, il consulente, ha spiegato – in un'intervista pubblicata dal quotidiano economico MF – il suo punto di vista su questo grave momento storico italiano. Diversi i temi caldi e le correlate dichiarazioni rilasciate dal professore sulle questioni inerenti alla "miracolistica governance tecnica" intrapresa del nostro paese.  Molti i luoghi comuni posti a cardine della sua disquisizione. Iniziamo dall'austerity.

     Primo luogo comune: "Monti non aveva altra scelta!"  

    Secondo l'emerito Giavazzi, l'austerity deve essere praticata! E' cosa buona e giusta praticarla – a suo dire – anche se con modalità diverse. "Il governo ha dovuto fronteggiare un'emergenza immediata – ha spiegato – ma i tagli devono realizzarsi nel lungo periodo. A fine 2011 non era chiaro se l'Italia sarebbe sopravvissuta alle aste di gennaio e Monti non aveva altra scelta che aumentare le tasse. Dove il governo ha mancato, secondo me – ribadisce il membro complementare dell'esecutivo Monti – sono stati i tagli alla spesa, che avrebbero dovuto tamponare gli aumenti delle imposte subiti. Solo che le tasse possono aumentare subito – nota il professor Giavazzi – mentre i tagli alla spesa richiedono molto tempo."

     Secondo luogo comune: "Ce lo chiede il livello di Debito Pubblico!" 

    Un ragionamento che potrebbe anche filare liscio, se solo non si considerasse un "piccolo particolare": il debito è – come ormai noto – auto-indotto e auto-creato. Particolare che sembra sfuggire – con nostra grande sorpresa – anche all'esimio (ennesimo) professore della Bocconi. E se ci troviamo in questa situazione di tracollo economico, la colpa non è di certo nostra: non è degli Italiani. La responsabilità va rintracciata, evidentemente, in quelli che, come il "collega bocconiano" Monti, ci costringono a vivere in tali condizioni. Nelle istituzioni, nello Stato e nell'Europa dei tecnocrati e della sovranità monetaria rubataci con la complicità di leggi inique ed antidemocratiche.

     Terzo luogo comune: "Difendiamo la Legalità Economica!" 

    Per non parlare delle leggi ad oggi disattese e di quelle che hanno finito per avallare – illegalmente – questo paradossale ed inaccettabile status quo: vedi l'inapplicata Legge sulla Tutela del Risparmio del 2005, che obbligava le banche private a restituire alla banca centrale italiana (Bankitalia) le sue rispettive azioni levategli in maniera grave – e consentitemi, illegittima – in seguiro all'approvazione del decreto "Carli-Amato" del 1992. Decreto che, come molti ignorano, di fatto privatizzò la Banca d'Italia, aprendo il baratro del debito pubblico e della speculazione bancaria. Viviamo dunque in un contesto di illegalità indotta travestita da un "legalismo peloso": e ciò mentre l'esecutico, proprio in queste ore, ha lanciato in tutte le scuole italiane la sua cara "campagna per la legalità economica", con un testimonial d'eccezione: Fiorello. Surreale davvero!

     Quarto luogo comune: "Aumentiamo l'Iva perchè dobbiamo far cassa!" 

    Ma per tornare ai tagli alla spesa, per la cronaca, il consulente dell'esecutivo, aveva in passato già proposto di decurtare la vertiginosa cifra di 10 miliardi, poi scesi a due in uno slancio di "eccezionale prodigalità". Giavazzi, dalle colonne di "Milano Finanza" si è detto poi fiducioso sulle trattative che Monti intavolerà con imprenditori e sindacati nelle prossime ore e sul tenore dei guadagni che si potranno trarre in termini di produttività, puntando sui suddetti tagli. Peccato che questi tagli alla spesa, imposti alla collettività, non porteranno praticamente a nulla di concreto, ma andranno solo ad alimentare i malcontenti ed a ridurre le garanzie dello Stato sociale che già si trovavano pesantemente compromesse. Un vero processo di stalinizzazione dello stato italiano e di schiavitù reale. Tagliando la spesa del 10% rispetto al valore del Pil e innalzando altrettanto le imposte sui consumi, l'Italia ripartirà? No! E' matematicamente e scientificamente provato che senza accelerare il moltiplicatore economico di uno stato, esso non potrà mai uscire dalla recessione. E in più l'innalzamento dell'aliquota Iva – ciò è risaputo anche presso molti dei cosiddetti "non esperti in materia economica" – non incrementa assolutamente gli introiti statali, ma bensì li riduce di parecchi punti percentuali, li mortifica poichè inibisce i consumi.

     Caro Giavazzi, finalmente concordiamo! 

    Su un punto però siamo d'accordo con Giavazzi: l'Italia non ha bisogno di un Monti Bis. Non si può mandare avanti – e sostenere – un leader che il popolo non ha eletto e che, soprattutto – aggiungiamo –  non rispetta assolutamente gli interessi del paese che deve governare, in quanto espressione di poteri forti, occulti e notoriamente antidemocratici. C'è bisogno di una governance solida, autentica ma soprattutto seria. Uscire dallo schiavismo – nel quale  siamo costretti a sguazzare come "pigs" da un anno a questa parte – e cercare di rinascere sia economicamente che umanamente è la nostra priorità! Ci potremmo riuscire a breve? Non potendo contare sul sostegno e sull'onestà intellettuale dei media di regime – al 99% asserviti a questo disegno egemonico –  e su molti rappresentanti di organi istituzionali convertitisi al montismo neoliberista (vedi ad esempio il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che nelle scorse ore ha addirittura osato profetizzare una "sicura" ripresa nel 2013) ciò dipenderà quasi esclusivamente da noi cittadini, e dal grado di consapevolezza e disillusione su tali temi che sapremo ingenerare in chi ci circonda. Giavazzi a parte!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Domenica, Luglio 5th/ 2012 – di Sergio Basile – Italia / Roma / Francoforte / Crisi Eurozona / Spending Review / Europa / Propaganda imperislistica / Austerity / Mercati / Mario monti / Mario Draghi / Tagli lineari / BCE / Lettera / Berlusconi / Bersani / Casini / Rutelli / Vendola / Montezemolo / […]

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    Mercoledì, Ottobre 3rd/ 2012 – di Mario Luongo – Italia / Giorgio Napolitano / Euro / Crescita impossibie / Mariano Rajoy / Paul Krugman /Integrazione politico – economica / Abbandono Euro /  Scandalo Regione Lazio / Francesco Fiorito / Andrea Augello / Sfaldamento Pdl / Commissariamento regione Lazio / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Andrea […]

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  • Austerity e Nuova Legge di Stabilità: La Dittatura che uccide la Cultura e gli Italiani

    Austerity e Nuova Legge di Stabilità: La Dittatura che uccide la Cultura e gli Italiani

    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Eurozona / Italia / Cultura / Tagli alla cultura / Progetto erasmus / Nuova Legge di stabilità / Parlamento Italiano / Unione europea / Disoccupazione / Carrozzoni politici / Mes / Fiscal Compact / Propaganda mediatica / Macelleria Sociale / Ambigui sondaggi / Disoccupazione / Welfare / Dittatura Finanziaria / Gabbia Sociale / Mario Monti /  Austerity / Programma Erasmus  / Giovani europei / Gianni Pittella /  Perdita di potere d'acquisto mensile / inflazione 

    Austerity e Nuova Legge di Stabilità:

    La Dittatura che uccide la Cultura

    e gli Italiani

    Il Progetto Erasmus, l'istruzione e la perdita

    della capacità di acquisto dei dipendenti

    pubblici: le nuove vittime del Montismo e

    dell'europeismo cieco

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Roma – Il Progetto Erasmus rischia di rimanere senza fondi. A ribadirlo con forza nelle scorse ore la Commissione europea. La colpa sarebbe dell'austerity e della conseguente mancanza di liquidità: visto che per ora tutti gli euro raggranellati dalla rottura di antichi "maialini di coccio", sono impunemente gettati nel pozzo senza fondo della speculazione bancaria. Un pozzo dorato ma maleodorante, fatto di spread e interessi passivi folli. Dunque di riflesso molti paesi Ue hanno annunciato di non voler più onorare gli impegni presi per l’anno 2012 e di voler bruscamente ridurre i pagamenti. Questi atteggiamenti, se reiterati ed attuati, avranno indubbiamente gravi ripercussioni su molti programmi culturali Ue, ed in particolare – a quanto pare – proprio l'Erasmus potrebbe essere la prima vittima sacrificale

     Il Curioso Monito di Pittella: tra i difensori di MES e Fiscal Compact  

    Fatto sta che migliaia di studenti vincitori di borse di studio si ritroveranno senza finanziamenti. L’Europarlamentare Gianni Pittella – il primo dei due vicepresidenti italiani dell'Europarlamento – nelle scorse ore ha dichiarato che il programma Erasmus è una delle maggiori conquiste dell’Unione europea e che va difeso con forza.  Ma francamente l'aver votato politiche d'austerity ed il non aver riformato e ridimensionato le agenzie di rating Pittella dovrebbe saperlo – ha i suoi contraccolpi: micidiali contraccolpi. Ed a farne le spese è oggi proprio la cultura! Quella leva di Archimede dalla quale dipende il futuro dell'Europa e di circa 200 milioni di giovani europei. Al momento nulla di buono all'orizzonte, dunque! "Mancano le risorse per pagare il 30% delle richieste avanzate per il periodo settembre-dicembre": sono le lapidarie eco che in queste ore si possono ancora udire  tra i corridoi dei maestosi palazzi di Bruxelles. Vedremo se si riuscirà a salvare il salvabile, sull'onda di una "presunta" ripresa economica dell'Eurozona e di una maggiore (sempre presunta) liquidità.

     Ma quale crescita! Tagli ed Austerity per Decenni! 

    Secondo le ultime dichiarazioni del governo Monti – avallate da Confindustria – tale ripresa dovrebbe giungere nel 2013, altri parlano del 2015. Ma è solo un ridicolo e vano balletto di numeri. Vuoti numeri. D'altra parte siamo realisti amici! Se il Fondo Salva ("Ammazza") Stati Permanente (MES o ESM) inaugurato quaranttott'ore fa a Lussemburgo è per l'appunto "permanente" e se il Fiscal Compact, voluto da Monti & Co a giugno, impone tagli per decenni, come si può presagire in maniera obiettiva e veritierà la ripresa economica per il 3013 o il 2015? E' una balla colossale: evidentemente usata per far accucciare le masse, con la complicità interessata dei media di regime.

     Il Curioso Monito di Pittella: tra i difensori di MES e Fiscal Compact 

    In realtà questa ripresa si potrà presentare solo, ed in maniera vaga,  nell’economia americana, a causa delle profonde differenze della natura "delle due crisi" e delle altre profonde differenze con cui sono state gestite le – pur diverse situazioni – nelle due aree continentali. L’America, intesa come Usa, ha ridotto lievemente la spesa pubblica, è vero, ma il (pur disastroso e bellicista) governo Obama ha ridotto in parte anche le tasse, e l’industria privata è stata enormemente agevolata. Nei paesi europei invece – dove si continua a difendere follemente l'operato delle agenzie di rating e l'euro – si sono tagliati i servizi (complementari e di aiuto alla stessa ripresa economica)  ed è stato innalzato all'inverosimile il cuneo fiscale, senza stimolare la ripresa in alcun modo. 

     Il paradigma italiano – IVA e Nuova Legge di Stabilità 

    Il paradigma di questa linea recessiva, è oggi proprio l'Italia. E l'innalzamento dell'aliquota IVA al 22% (dal prossimo luglio 2013) ne è la ciliegina sull'indigesta torta. Ma intanto, mentre scuola e cultura tracollano miseramente in un mare di illusioni e bugie, non solo in Italia (malgrado i milti sondaggi tarocco diffusi da alcuni media) i sentimenti antieuropeisti diventano sempre più forti. E non lo si percepisce nei palazzi del potere o nei piani alti  dei palazzi di rappresentanza di molti sindacati, ma bensì nei mercati rionali, tra i banchi di scuola, nei consigli scolastici dei professori e nelle enormi file dinnanzi ad Equitalia.

     Nuova Legge di Stabilità –  Altro passo verso la Dittatura 

    Intanto, soprattutto sul "fronte scuola", altre brutte notizie arrivano in merito alla Nuova Legge di Stabilità (al varo del Parlamento la settimana prossima) con la quale il governo Monti vuol bloccare gli aumenti in busta paga fino al 2014 e gli aumenti fino al 2015. Ma per contro visto l'aumento dell'inflazione ciascun pubblico dipendente subirà una perdita di potere d'acquisto mensile che oscilla dai 220 ai 290 euro mensili. Inoltre i dipendenti pubblici dovranno lavorare 6 ore di più in settimana, per poter godere, per contro, di due settimane in più di ferie. Proteste e scioperi generali si minacciano da Nord a Sud, malgrado il tentativo strategico di denigrare e delegittimare in tutti i modi la politica reale (anche quella efficiente) ed enfatizzare i "presunti meriti" del governo tecnico.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – di Sergio Basile – Ecofin / Lussemburgo / Unione europea / Tobin Tax / Francia / Germania / Regno unito / Usa / BRICS / Paesi Emergenti / Brasile / Russia / India / Cina / Sudafrica / James Tobin / Francoise Hollande / Angela Merkel / Ministri finanziari dell'Ue Lussemburgo – […]

    Grecia, Recessione al 5% – Ministero della Difesa occupato dai leoni feriti della Hellenic Shipyards

    Grecia, Recessione al 5% – Ministero della Difesa occupato dai leoni feriti della Hellenic Shipyards

    Sabato, Ottobre 6th/ 2012 – di Sergio Basile – Grecia / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo greco / Troika / Bce / tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Antonis Samaras / sciopero / Grecia / categorie sociali in rivolta / feriti / […]

     

    “Basta Monti, basta Europa, basta multinazionali”! Di Finizio insegna!

    “Basta Monti, basta Europa, basta multinazionali”! Di Finizio insegna!

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Cupola Vaticano / Monti / austerity / unione europea / striscione di protesta / Città Eterna / Direttiva Bolkesterin / protesta / Marcello di Finizio / Trieste / giovani italiani in rivolta / piazze italiane / contro l'austerity / contro monti / contro […]

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Sergio Basile – Mario Monti / Proteste studentesche / Roma / Torino / Proteste studenti / Elsa Fornero / Profumo / Austerity / Rivoluzione sudentesca / Unione europea / Palermo / Milano Studenti, l'Ora della protesta. Scoppia l'Autunno Caldo: loro, il futuro dell'Italia Studenti in piazza in tutte le maggiori città […]

    Roma – Tagli per Regioni e piccoli tagli per Parlamentari

    Roma – Tagli per Regioni e piccoli tagli per Parlamentari

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Mario Monti / indennità parlamentari / tagli / numero dei consiglieri / Palazzo Chigi / Corte dei Conti / Trasparenza / Spesa Pubblica / Filippo Patroni Griffi / Titolo V Costituzione / Autonomia della Regioni / collaboratori dei parlamentari / portaborse Padri […]

    Italia – Ricetta Ammazza-Crescita

    Italia – Ricetta Ammazza-Crescita

    Mercoledì, Ottobre 3rd/ 2012 – di Mario Luongo – Italia / Giorgio Napolitano / Euro / Crescita impossibie / Mariano Rajoy / Paul Krugman /Integrazione politico – economica / Abbandono Euro / Scandalo Regione Lazio / Francesco Fiorito / Andrea Augello / Sfaldamento Pdl / Commissariamento regione Lazio / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Andrea […]

    Parigi – I Socialisti approvano il “Fiscal Compact” ma un Referendum potrebbe cancellare i sogni di gloria degli europeisti

    Parigi – I Socialisti approvano il “Fiscal Compact” ma un Referendum potrebbe cancellare i sogni di gloria degli europeisti

    Mercoledì, Ottobre 3rd/ 2012 – di Sergio Basile – Francia / Eurozona / Euro / Parigi / Francois Hollande / Euroscetticismo / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Tour Eiffel / Recessione e disoccupazione in Francia / Francesi contro l'austerity / Abbassamento del tenore di vita in Francia / Qui Europa / Osservatorio Nazionale […]

     

    L’Olezzo delle Carogne della Macelleria Sociale sale fino a Bruxelles

    L’Olezzo delle Carogne della Macelleria Sociale sale fino a Bruxelles

    Martedì, Ottobre 2nd/ 2012 – di Sergio Basile – Eurozona / Unione europea / Disoccupazione / Eurostat / Euro / Moneta Unica / Target 2 / Spagna / Grecia / Mezzogiorno d'Italia / Osservatorio "Qui Europa" / Carrozzoni politici / Mes / Fiscal Compact / Propaganda mediatica / Mentana / Macelleria Sociale / Ambigui sondaggi […]

     

    Hollande e la Rivoluzione Francese del Debito e delle Lobby

    Hollande e la Rivoluzione Francese del Debito e delle Lobby

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Europa / Rivoluzione Francese / Lobby / Unione Europea / Italia / Francia / Grecia / Spagna / Portogallo / Parigi / Crisi / Economia / Tagli / Manovra finanziaria / Legge di Bilancio / Rigore / Austerità / Debito pubblico / Pil / Crescita […]

     

    Ora i fantasmi della crisi indotta minacciano anche Londra e Parigi

    Ora i fantasmi della crisi indotta minacciano anche Londra e Parigi

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012 – di Alessandra De Rose e Sergio Basile – Eurozona / Proteste / Manifestazioni / Londra / Parigi / Atene / Roma / Spread / Fernando Jimenez Latorre / Tagli / Finanziaria / 2013 / Grecia / Regno Unito / David Cameron / Referendum / Liberismo / Ricapitalizzazioni bancarie / Stress test […]

     

     

  • Spending Review e Neoliberismo, il Nocciolo della Menzogna

    Spending Review e Neoliberismo, il Nocciolo della Menzogna

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012

    – L'Editoriale del Lunedì, di Max Cittadino –

    Italia / Spagna / Unione europea / Crisi economica / Spending review / Tagli alla spesa Pubblica / Pagine economiche dei TG / Welfare / Politiche liberiste / Neoliberismo / Scuola Austriaca / Shumpeter / Keynes / Lavoro produttivo / Scandali bancari / Fallimento del Liberismo / Globalizzazione / Responsabilità dei professoti / Ruolo delle università / Reaganomics / Ronald Reagan / Henry Ford / Sergio Marchionne / Spirito imprenditoriale 

    Spending Review e Politiche Neoliberiste:

    il Nocciolo della Menzogna 

    Ecco perchè e come si muore di tasse per "Filosofia"

    I saggi insegnamenti di Smith e Keynes e il fallimento

    storico del neoliberismo e delle politiche liberiste

    Madrid, Roma –  Crisi dell'EurozonaPartiamo dalla situazione di Madrid per ritrovare alcuni punti che ci accomunano sempre più – nostro malgrado in maniera indotta e forzata  – a questo Paese, come d'altronde agli altri Paesi Piigs (porci) fatti oggetto di questa assurda ondata speculativa, e ancor più afflitti dall'implementazione di politiche economiche che a mio avviso – e come dimostrato da quasi 10 mesi a questa parte dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – sono deleterie per ogni tipo di sistema, sia comunitario (Ue), che nazionale che regionale. Continuando la disserzione sul tema "Crisi Eurozona" e "Spending Review" – e sulla scia del precedente articolo a mia firma – ribadisco che i tagli alla spesa pubblica  devono essere mirati a far si che tutto ciò si traduca in un aumento dell'occupazione; devono essere fatti – dunque – in quei settori improduttivi, come il settore della politica (ad esempio) dove si pongono in essere delle attività  che, come sosteneva il massimo esperto Adam Smith, per ovvi motivi sono da considerarsi improduttive, in quanto non generanti ricchezza ponderabile.

     Spending Review – Il Nocciolo del Problema 

    E’ questo il punto da cui si deve partire, cari lettori! Non dal Welfare! Partite dal welfare, come si sta facendo, è follia pura.  Dico ciò, perchè ascoltando i Tg o leggendo i quotidiani nazionali (di regime) è ormai evidente a tutti come la "confusione strategica" su tale argomento sia tanta. Non si è ancora voluto intendere (strategicamente e volontariamente) questa fondamentale differenza tra lavoro improduttivo e produttivo, spaziando su argomenti che non arrivano mai al dunque, perchè si continuano a fare solo congetture su massimi sistemi. Il dramma di questo governo, e dei suoi fedelissimi e stolti seguaci, e dunque quello di continuare a nascondersi dietro un dito, ed a bendarsi meschinamente gli occhi. Ribadisco: non si vuole far vedere come stanno realmente le cose. E' uno stato di menzogna, questo, reiterato e continuo, anche sul terreno più prettamente economico e dottrinario. Ma può una stato moderno e democratico (o pseudo tale) fondarsi e vivere incessantemente nella menzogna?

     La Bocciatura storica delle politiche liberiste e neoliberiste 

    Ormai credo che stia sotto gli occhi di tutti come le politiche liberiste ed ultraliberiste siano fallite, e lo dimostrano inequivocabilmente i fatti, soprattutto gli ultimi scandali bancari susseguitisi in Europa come negli Usa. Ma la lettura dei nuovi padroni arroganti dei popoli e del mondo è completamente diversa. Essi utilizzano alla stregua di armi i media amici per gridare le loro menzogne a pensionati, malati, disoccupati che – ovviamente – fanno fatica a capire. Non si può capire ciò che è irrazionale e completamente paradossale! Non è un mistero, infatti, come oggi le pagine economiche dei Tg le comprendano solo il 4-5% dei telelespettatori. E quel poco che si comprende (a fatica) è davvero disarmante!

     Il Vero obiettivo dell'aumento delle aliquote IVA 

    Per porre rimedio ai disastri da loro stesso ingenerati, i governi neoliberisti hanno da sempre fatto ricorso a regimi di tassazione iniqui ed insopportabli. Vedi  la famigerata e vampiresca Reaganomics degli anni Ottanta negli Usa, che causò il progressivo ed inesorabile spostamento della ricchezza nelle mani del 10% e poi dell'1% della popolazione; o le stesse politiche di Lady Margaret Tathcher,  la Lady di Ferro. Tassazioni che hanno colpito sempre e solo le famiglie: ossia la base del sistema economico; il motore dei sistemi economici e sociali, nazionali. Come fare altrimenti per indebolire i sistemi statali e favorire golpe, svendite e privatizzazioni? Altrimenti – con l'adozione di altre politiche di welfare – sarebbe impossibile! La spoliazione non sarebbe attuabile. Spoliazione pilotata che qualche professorone della Bocconi e qualche progeta del neoliberismo oggi chiama – per convenienza – "Crisi". Tra le misure più in voga storicamente intraprese (in tal senso il paradigma spagnolo la dice tutta) vi furono negli anni ottanta, e vi sono ancora oggi, gli aumenti dell'aliquota IVA: un suicidio che come noto non serve neppure ad aumentare il gettito statale, poichè è scientificamente provato che aumentando il valore delle imposte indirette (sui consumi) la domanda di beni e servizi diminuisce, viene inibita, e di conseguenza le stesse entrate fiscali subiscono significativi ridimensionamenti. Perciò in questa ottica si comprende come alzare l'Iva serva in realtà solo a schiavizzare e rendere "controllabili" i popoli. Vessarli al fine di prenderne in mano le redini ed orientarne le abitudini di vita, impedendo loro di alzare latesta, pensare e reagire.

     Italia – Morire di Tasse per "Filosofia" 

    Anche il Grande Keynes (il padre del welfare state) per contro, nella famosa equazione faceva riferimento al valore degli investimenti produttivi al fine di uscire dalle crisi. Ma sicuramente non è il nostro caso, poiché questa è una crisi voluta e pilotata. Figuriamoci se i nostri aguzzini vogliano davvero la rinascita dei paesi, degli stati nazionali oggetto di attacchi speculativi! Sarebbe ingenuo e fuorviante il solo pensarlo, poiché perderemo di vista il vero nocciolo del problema, finendo per parlare di tagli e basta, e cadendo nella trappola demagogica e retorica dei nostri carcerieri. Ciò spiega, per chi non l'avesse ancora capito (ed in giro ce ne sono purtroppo ancora molti, specie in Italia) il perchè sia stato chiamato un professore tecnico (amico di banche, club occulti e lobbies) che sfoggiando chilometrici curriculum ed un ottimo inglese, non ha trovato miglior soluzione che ammazzare gli Italiani di tasse: ribadisco ammazzare la povera gente che già sbarcava a fatica il lunario. Altro paradigma neoliberista dei nostri tempi, lo sfacelo della Fiat targata Marchionne, al quale abbiamo dedicato numerosissimi articoli ed editoriali (vedi in allegato).

      L'Economia e la Responsabiità dei Professori 

    Ma credo – per correlazione – che per creare ricchezza e benessere sociale ed economico (vedi a proposito il paragone tra l'attuale Fiat in Italia e la Ford negli Usa) sia scontato come a contare sia lo spirito imprenditoriale, ma orientato verso un'ottica di sviluppo equo e solidate, e che non tenga conto del solo profitto e del solo benessere dei "mercati". Per la Ford, ad esempio, contò lo spirito imprenditoriale di Schumpeter e non gli illusori sistemi teorici neoliberisti diffusisi come Vangelo  nelle università americane e poi "rivenduti"  in Italia ed Europa come oro colato, come "la Buona Notizia". In tal senso molte, in Europa, sono state le colpe degli stessi "teorici" della Scuola Austriaca, come Von Mises e Von Hayek. Ma fino a quando reggerà in Europa la balla liberista? Fino a quando le università continueranno a divulgare simili scempi dottrinari? La rivoluzione culturale deve partire anche e soprattutto dalle scuole e dalle università, specie quelle di Economia. Ed in questo i professori restano i primi responsabili della rinascita o del definitivo affossamento dei popoli e dei sistemi economici nazionali.

    Max Cittadino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Dall’Europa a Wall Street, l’egemonia del lobbismo e l’economia della truffa

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    Mercoledì, Agosto 8th/ 2012 – L'editoriale di Sergio Basile –    Banche e Finanza / Unione europea / New York / Bruxelles / Wall Street / Borsa / Speculazioni / Economia della Truffa / Galbraith / Wall Street /  Traders / Pil / Economia reale / Borsa / MES / Project bond / Knight Capital […]

    No Jobs For Europe

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    Martedì, Settembre 11th/ 2012 – di Mario Luongo – Bruxelles / Roma / Conferenza Jobs for Europe / Pacchetto occupazione / Risultati Semestre Europeo 2012 / Mercato del lavoro in Europa / Ocse / Disoccupazione / Povertà ed esclusione sociale / Josè Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Christopher Pissarides / Riforma Fornero / […]

    Monti Bis – I compari del Bilderberg scendono in campo

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    Sabato, Settembre 29th/ 2012  – di Sergio Basile e Federica Santoro – Italia / Roma / Bilderberg Club / Guerra Mediatica / Mario Monti / Monti Bis / Campagna elettorale / Miliardi / Investimenti / Sky / Mediaset / Rai / La Repubblica / Il Corriere della Sera / Pierferdinando Casini / Pierluigi Bersani / […]

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012  – di Sergio Basile – Unione europea / Eurogruppo / Eurovertice / Bruxelles / Bce / Banca centrale Europea / Francoforte / Italia / Mario Monti / Manuel Barroso / Fondi Anti-Spread / Fondo Salva Stati / MES /Klaus Repling / Disgrazie / Peso sui cittadini / Immobilismo sostanziale della Bce […]

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    Mercoledì, Luglio 4th / 2012 – di Mario Luongo e Sergio Basile – Unione europea / Potere economico e potere politico / Liberismo economico / Diritti sociali / Diritti dell’uomo / Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo / Destra europea / CES / Sinistra europea / Sindacati europei / Trattato di Schengen / Partito popolare danese […]

    Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

     

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    Lunedì, Settembre 10th/  2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile – Italia / Roma / Bari / Cernobbio / Palazzo Chigi / Intervento / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Fiera del Levante / Golpe / Colpo di stato Speculazione / Rovina dell'Italia / / Crescita / Menzogne / Recessione / Disoccupazione / Accise statali […]

    Pazzie di fine estate: Ruolo Bce, caro carburanti e speculazione sul Patrimonio Nazionale

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    Martedì, Settembre 4th/ 2012  – di Sergio Basile e Vincenzo Folino –  Ue / Bce / Berlino / Roma / Bruxelles / Angela Merkel / Mario Draghi / Mario Monti / Finlandia / Unione Bancaria / Esm / Scudo Anti-Spread / Acquisto titoli di Stato /  Covered Bond / Rating / Moody's / Lehman Brothers / Kere […]

    FIAT – Svelato il Teatrino dell’ovvio di Marchionne

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    Sabato, Settembre 15th/ 2012 – Sergio Basile –  Italia / FIAT /Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / Termii Imerese / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Cobas / Pomigliano / Mirafiori / Agnelli / Elkann / Chrysler / Exit Strategy / Colosseo / […]

    Francia e Italia in Retromarcia: Peugeot-Citroen e Fiat nel Baratro

    Francia e Italia in Retromarcia: Peugeot-Citroen e Fiat nel Baratro

    Lunedì, Luglio 16th/ 2012  – di Vincenzo Folino – Crisi automobilistica / AlixPartners / Sovraccapacità / Psa Peugeot-Citroen / Renault / Fiat / Francoise Hollande / Francia / Rossignolo / De Tomaso / Varin / Marchionne / Tagli   / Concumismo / Mali del capitalismo  Francia – Default delle 4 ruote: il Gruppo Peugeot-Citroen   annuncia […]

    Trani inguaia Moody’s. Gli Scheletri nell’armadio di Monti

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    Sabato, Luglio 14th/ 2012 – di Sergio Basile – Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Moody's / Declassamento Nuovo ai danni dell'Italia / Ross Abercromby / Vice president / Senior analyst financial institutions group / Moody’s Investors Service / Johannes Wassemberg / Managing director financial institutions / Michele Ruggiero […]

    Welcome in Italy, L’ex Giardino d’Europa

    Welcome in Italy, L’ex Giardino d’Europa

    Venerdì, Settembre 28th/ 2012  – di Federica Santoro – Italia / Roma / Milano / Bruxelles /  Welcome in Italy / Agenzia Ue per l'Ambiente / Inquinamento e polveri sottili / Record Negativo / Mobilità innovativa / Corrado Clini / Schiavi italiani / Accise statali / Biciclette / Rischio cancro  Welcome in Italy – Monossido […]

    Monti e Draghi: Orecchie da Mercante e Assurde Menzogne

    Monti e Draghi: Orecchie da Mercante e Assurde Menzogne

    Domenica, Luglio 5th/ 2012 – di Sergio Basile – Italia / Roma / Francoforte / Crisi Eurozona / Spending Review / Europa / Propaganda imperislistica / Austerity / Mercati / Mario monti / Mario Draghi / Tagli lineari / BCE / Lettera / Berlusconi / Bersani / Casini / Rutelli / Vendola / Montezemolo / […]

     

  • Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / Lavoratori / Risorse / A carte 48 / Insieme Salute / Famiglia Cristiana / Potzolu / Ceffa / Prodi / Keynes / Von Hayek  

    Stato sociale: una ulteriore via d’uscita dalla

    crisi. Keynes aveva ragione

    Carenze statali da integrare con il mutuo soccorso: 

    viaggio nel passato per costruire il futuro

    Ma nell'Ue crescono i disoccupati: oggi sono 48 milioni

    Intanto Romano Prodi da "Famiglia Cristiana" dà moralistiche

    lezioni di unità politica

    Keynes aveva ragione – Nell’Europa liberista di Von Hayek, che ha ucciso il Welfare State, 48 milioni di disoccupati

    Roma –  Un ritorno al passato per costruire il futuro: la crisi europea si traduce in una crisi profonda dello Stato sociale. Quel Welfare State tanto caro a John Maynard Keynes, che lo propose quale modello socio-economico di sviluppo: costruzione osteggiata – a torto – da liberisti e anarcocapitalisti, dei quali maestro ed ispiratore – in sintesi – possiamo considerare Von Hayek e gli economisti della Scuola Austriaca. Nato come evoluzione dello Stato liberale ottocentesco, lo Stato sociale dovrebbe avere come fine supremo quello di proclamare l’uguaglianza sostanziale tra i cittadini (e non solo quella formale) e di garantire diritti e servizi sociali come ad esempio l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica, eventuale indennità di disoccupazione, previdenza sociale e l’accesso alle risorse culturali del paese. Dalla definizione, noi Italiani, potremmo chiederci se la nostra bella Nazione  può, concretamente, assolvere ancora ai compiti di Welfare state oppure se sullo Stato sociale non sia calato definitivamente il sipario. I tagli previsti, e quelli già operati, in diversi settori dell’economia italiana, hanno portato anche ad un taglio netto della tradizione culturale e sociale del nostro Paese. Tutti ne sono responsabili, ma nessuno si è realmente rimboccato le maniche al fine di assicurare il rispetto e la tutela di alcuni diritti fondamentali dei cittadini.

     Europa: 48 milioni di disoccupati 

    I disoccupati europei si contano in 48 milioni di persone (l'equivalente all'intera popolazione, bambini inclusi, di un intero grande stato) di cui 14 milioni hanno perso il lavoro proprio a causa della crisi pilotata: come fare, quindi? Una delle ipotetiche soluzioni atte a tamponare una crisi che si allarga, giorno dopo giorno a macchia d’olio, potrebbe essere una macchina del tempo virtuale che ci riporti nel lontano ottocento, quando sul finire del secolo, il mutualismo diventava una pratica diffusa ed efficiente che garantiva ai più disagiati  il rispetto dei propri diritti. Combinare ed integrare l’azione e l’operato statale con le pratiche mutuali – al di là comunque del rating e della de-finanziarizzazione dell'economia – potrebbe essere la carta vincente per dare uno schiaffo alla crisi economica: basti pensare che fino al 2011, le mutue europee hanno impiegato 350.000 persone generando un “guadagno” di 180 miliardi di euro. In Italia ne esistono 1500, alcune delle quali vantano una storia centenaria e una tradizione di efficienza e competenza. Operano soprattutto nel centro–nord ed aderiscono alla Federazione Italiana Mutualità Integrativa Volontaria: “Fino a 10 anni fa – ha dichiarato il presidente della Fimiv, Placido Putzolu, ai colleghi di “A carte 48” – il mutualismo era un fenomeno circoscritto. Ma oggi, che la spesa sanitaria delle famiglie continua a crescere e lo Stato sociale non riesce più a garantire prestazioni efficienti, la mutualità si propone come un soggetto no-profit. Il nostro intervento – continua Potzolu – è integrativo, non sostitutivo rispetto a quello del pubblico”.

     Mutualismo: una carta preziosa  

    Ma se, da un lato, il binomio Stato sociale–mutualismo potrebbe essere un asso nella manica per far fronte ad una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo e permetterebbe di mettere una “toppa” e far tirare un sospiro di sollievo, dall’altro, tutelerebbe anche i lavoratori autonomi e precari, ai quali non vengono riconosciute tutele per la maternità, infortuni o malattie, trasformandosi per queste categorie, in una vera e propria risorsa. “Il vero problema – afferma il direttore di Insieme Salute, Valerio Ceffa – è come riempire il vuoto che sta lasciando lo Stato: al cittadino viene detto di arrangiarsi per quanto riguarda il settore pubblico e di pagare (a peso d’oro) qualora si rivolga ad un esercizio privato. Il mutualismo – continua Ceffa – in questo senso, è una ulteriore possibilità e chi si associa, avrà sempre il diritto di essere curato anche perché per noi le persone sono soci e non clienti”. Della serie “l’unione fa la forza” quindi: la collettività, rispetto alle sole potenzialità statali, potrebbe rappresentare, se unita, una forza in più per una società disagiata, una boccata di ossigeno in questo periodo di crisi.

      Unità politica dell'Ue e Moralismo Neo-Liberal di Prodi  

    Stesso parere, seppur da un punto di vista molto diverso, lo ha espresso Romano Prodi nell’intervista rilasciata a “Famiglia Cristiana”. “Separati non contiamo nulla – ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio che ci ha letteralmente buttato tra i tentacoli dell'euro – L’unità politica dell’Europa è necessaria, come necessaria è la guida internazionale del Vecchio Continente da parte della Germania”. Beh, in fin dei conti Prodi non ha fatto proprio un’analisi riguardo il futuro dell’Europa, piuttosto un funesto presagio hainoi già evidente nel presente: è quello che sta succedendo. Una Germania “regina” che detta  leggi austere e professa il rigore politico e tanti sudditi “costretti” a rispettarne le regole. Ma non sarà mica vero che lo Stato sociale non esiste più? Di certo non definiremmo “vere” né “profetiche” le dichiarazioni di Prodi, che ha disegnato il progetto più che dell’unità politica europea, della distruzione nazionale dei singoli paesi.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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      Martedì,  Marzo 20th/ 2012 Italia / Parlamento Europeo / Comitato delle Regioni / Nord / Sud / Eurobarometro / Recessione / Economia / Fondi Ue 2014-2020 / Semplificazione / Media Ue / Bresso Il CdR riconosce fallimenti Italia su Fondi Ue e chiede “semplificazione procedure” – Eurobarometro: Italia lenta, in recessione e sotto media […]

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    Martedì, Marzo 6th / 2012 Bce / Crisi Ue / Aste / Dimissioni Abi / Pignoramenti / Pensionati / Crescita   Mercato finanziario drogato da banchieri e inflazione allo sbando. Il ruolo della Bce Stranezze bancarie Ue targate Bce: record dei “depositi overnight”, “pseudo-aste”, signoraggio e strette creditizie. Francoforte, Roma – La notizia del giorno […]

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    Venerdì, Aprile 27th / 2012 – di Silvia Laporta – Unione europea / Crisi Ue / Recessione / George Soros / Paul Krugman / Disoccupazione giovanile / Spagna / Italia / Germania / Angela Mrekel / Mario Monti / Depressione Usa degli Anni '30 / Politica Monetaria Inflazionistica / Piigs / Pressione fiscale / Distruzione […]

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    Sabato, Marzo 17th/ 2012 Grecia / Troika / Fmi / Bce / Ue / Chiesa / Dottrina Sociale / Ripresa /Parti sociali / Massoneria / Capitalismo / Diktat / Neo-liberismo / 2013 / Crisi / Debito sovrano / Solidarietà sociale / Organizzazioni cristiane / Leone XIII  La Troika, la Rerum Novarum" e il "baratro Grecia": […]

     

  • E’ Morto il Lavoro – L’Italia è una Repubblica fondata sull’Emarginazione

    E’ Morto il Lavoro – L’Italia è una Repubblica fondata sull’Emarginazione

    Giovedì, Giugno 28th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio Europeo / Parlamento italiano /Italia / Roma / Bruxelles / Lavoro / Articolo 18 / Costituzione / Modifiche / Sindacati / Cgil / Diritti / Libertà / Welfare / Occupazione / Disoccupazione / Licenziamenti /Camera / Senato / Immigrazione / Emigrazione / Popolazione / Mario Monti / Elsa Fornero / Serena Sorrentino/

    Il lavoro? "Non è un Diritto!" – la solita Fornero

    non si smentisce mai

    La riforma del Lavoro si trasforma in legge con 393

    voti favorevoli alla Camera: licenziamenti più facili e

    aumento della disoccupazione.

    A spasso a 50 anni: così inizia la Crescita di Monti

    E' La Morte del Lavoro e la vittoria della società

    dei banchieri e delle consorterie occulte mondialiste

    Italia – E’ Morto il Lavoro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      L'Italia è una Società fondata sul licenziamento  

     Roma–  “Il lavoro non è un diritto!” : questa la clamorosa dichiarazione rilasciata “dall’illustre” Ministro del Welfare (o meglio dell'Ammazza Welfare) Elsa Fornero, che alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo, prevista per oggi, si è resa indiscussa protagonista di una gaffe da Oscar che, in un attimo, ha cancellato metaforicamente un passato di conquiste sudate e di dure lotte per il riconoscimento dei diritti e delle libertà. Così, la riforma del lavoro si trasforma in legge: dopo aver ottenuto per quattro volte la fiducia al Senato, anche la Camera si è pronunciata a favore del Ddl firmato “Elsa Fornero” con 393 voti favorevoli, 74 contrari e 46 astenuti. Scendono in piazza a protestare, seppur debolmente, i sindacati, con in testa Fiom e Cgil, per una riforma, ormai legge, che fa storcere il naso e salire la pressione ai lavoratori italiani. Il Governo, però,  si ritiene soddisfatto di poter depositare, oggi stesso,  sul tavolo del Consiglio Europeo la nuova legge che, in altri termini, riconosce la “libertà di licenziare” e fa tremare la nostra Costituzione.

      Golpisti e liberisti hanno Stracciato la Costituzione  

    Eppure l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro o, per meglio dire, lo era. Probabilmente, non lo è più e a distruggere un diritto ci ha pensato la stessa politica: quella dei potenti, quella di coloro che dettano leggi autoritarie in un sistema a-democratico. I sindacati (quel che ne è rimasto, s'intende) dicono, però, di non rassegnarsi  e continuano a portare avanti la propria battaglia. “Il disegno di legge va cambiato – ha dichiarato la segreteria Cgil, Serena Sorrentino – e per noi l’emergenza vera è rappresentata dal contrasto della precarietà perché, in questo momento, abbiamo bisogno di occupazione”. Come darle torto? In un’Italia colpita da una crisi creata ad hoc, la riforma del lavoro piomba come un macigno sulla testa di tutti gli Italiani, occupati e non.

      Uccidere il lavoro in Italia – Biglietto da visita per Bruxelles 

    L’approvazione del Ddl, voluta ed ottenuta a tutti i costi entro il 28 giugno, la dice lunga: apparire diligenti e mantenere gli impegni previsti agli occhi dei padroni dell'Europa di certo conviene al Prof. Mario Monti ed ai suoi colleghi, ma non conviene di certo alla nostra Nazione incapace di reagire perché messa in ginocchio dal potere e dalla smania europea di omologazione e di rispetto di norme austere e controproducenti, protese a creare un classe di schiavi subalterni, paganti, e con pochissimi diritti "apparenti" e zero welfare. E controproducente è la riforma proposta dalla Fornero che non ha fatto altro che istituzionalizzare la precarietà ma, ovviamente, la "signora" non intendeva dire ciò che ha detto riguardo al lavoro ma, di certo, lo ha pensato: un incidente diplomatico gravissimo e foriero – in un Paese normale – di licenziamento su due piedi.

      I Partiti uccidono il lavoro – I Lavoratoti uccideranno i Partiti 

    Una legge al servizio dello Stato, quello stesso Stato che dovrebbe garantire il riconoscimento dei diritti, tra i quali, Fornero o no, quello del lavoro. Nessuno sciopero generale, nessuna protesta degna  di nota e questo, implicitamente e tra le righe, lo ha fatto capire anche la Fornero stessa la quale ha dichiarato che “Il Governo ha avuto un dialogo per circa tre mesi con le varie parti sociali per arrivare ad un documento che alla fine tutti hanno condiviso, tranne la Cgil”. Una Cgil che, da sola, non è riuscita a mettere i bastoni tra le ruote ad un governo tecnico che detta legge secondo la volontà “assoluta e non contestabile” del caro premier Mario Monti e dei suoi suggeritori occulti e palesi. Tra la soddisfazione di Pierferdinando Casini, Pierluigi Bersani e – malgrado le flebili ripicche degli ultimi giorni – di tutto il Pdl: sempre più in calo di consensi popolari, come del resto gli stessi Udc e Pd, in favore del Movimento 5 Stelle di Grillo, che nei sondaggi, e stando ai trend progressivi di crescita  di appresta a diventare il primo partito del Paese.

      Anche gli immigrati più poveri snobbano l'Italia 

    “Responsabilità” di certo non è parola chiara per il Consiglio dei Ministri: lo dimostrano i dati che emergono dal rapporto Ocse 2012 sull’immigrazione, che è stato presentato, ieri, a Bruxelles. Secondo quanto rilevato, anche gli immigrati cercano di evitare la crisi italiana optando per lo spostamento in altri Paesi europei, visto il notevole calo della richiesta di manodopera nella nostra penisola. Un’Italia povera che, oggi, viene “snobbata” anche da coloro che, in passato, l’hanno considerata una  sorta di ancora di salvezza e di speranza.

      Italia – Dal Giardino d'Europa a Terra d'emigranti ed emarginati 

    Il Governo, quindi, a lungo andare, potrà di certo evitare i problemi legati all’immigrazione ma sarà costretto a fronteggiare (o meglio gestire strategicamente) quelli dell'emarginazione sociale e dell’emigrazione: forse, l’unica via di uscita per gli italiani sarà la fuga verso altri paesi europei, una tendenza già sottolineata che rischia di trasformarsi in un vero e proprio “esodo” alla ricerca di una “Terra Promessa”. Ad emigrare saranno soprattutto i giovani che non potranno mai contribuire allo sviluppo politico, sociale, culturale, economico del proprio territorio. I giovani, coloro che dovrebbero rappresentare il futuro di una Nazione, coloro le cui energie mentali e fisiche dovrebbero essere spese per il progresso di una terra che, dal nostro punto di vista, sarà caratterizzata da una popolazione vecchia e rassegnata.

      Monti: sacrifica il lavoro sull'altare dei padroni del mondo 

    Ma tutto questo appare in linea con la politica montiana, una politica che dimostra di voler bene alla Merkel, alla Banca Centrale Europea, ad Obama ed Hollande, ma non alla nostra Italia ed agli Italiani che non appartengano ad élite massoniche, bancarie e politiche. Ma non stiamo dicendo nulla di nuovo: del resto, Mario Monti non si smentisce mai. E che gliene importa se rende l’Italia lo zerbino dell’Europa? L’importante è rispettare gli impegni imposti dai suoi compari e suggeriti da lui stesso e dai suoi amici del Bilderberg Club e della Commissione Trilaterale. L’unica Italia che ci fa sorridere, in questo periodo, è quella che sta affrontando sì gli Europei…ma di calcio!

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile – 

    Unione europea / Eurozona / Commissione europea / Crisi Ue / Disagio sociale / Germania / Elezione regionali / Angela Merkel / Francoise Holland / Mario Monti / Nord Reno-Westfalia / Land tedeschi / Austerity / Grecia / Italia / Spagna / Francia / Ungheria / Irlanda / Bei / Stato sociale / Welfare state  / Deficit spending / Poteri forti / Goldman Sachs  

    Povertà, disagio sociale e malgoverno:

    quadretto di un'Europa targata Ue

    L'insostenibile pesantezza dell'essere nell'Ue

    colpisce anche la Germania.

    Regionali: batosta per il "panzer Merkel"

    Berlino, Parigi, Bruxelles, Roma – Il disagio sociale, inizia ad alzare prepotentemente la sua voce e a farsi sentire in tutta Europa, anche nei land tedeschi. Le strategie di governo per fronteggiare la crisi si dividono tra l’austerity, proposta dalla Commissione di Barroso, d'intesa con la casta teutonica (di Berlino e francoforte) e improntata sui  tagli alla spesa pubblica (abolizione del deficit spending e spending review: termine ormai entrato di diritto anche nell'italianissima "Treccani"); e la consapevolezza dei governi di dover  invece agire in qualche modo, per poter  sostenere la ripresa economica e l’occupazione, uscendo dalla crisi.  Ma gli euro-capò, tuttavia, continuano a concentrarsi sui particolari – facendo gli gnorri in regia, per non andare al fronte – tralasciando di occuparsi della biblica trave negli occhi della tecnocrazia europea: cioè nei loro furbi occhi. Chi meglio di noi Italiani può sapere cosa significhi austerity? L'ossequioso gran'ufficiale Mario Monti –  nostro malgrado – attuale presidente del governo tecnico ed ex consulente di Goldman Sachs – oltre che di circa 40 società finanziarie – ha deciso, come noto, di adottare una politica quanto più fedele al progetto dell’austerità. La sua (per quanto noi sappiamo fittizia) idea è che  il rigore dei conti, può essere considerato l’unico mezzo attraverso il quale mettere l’Italia nelle condizioni di cogliere i primi segnali di ripresa non appena questi si presentassero. Magari accettando un ipotetico ed irreale "invito a cena"! Da qui l’austerity si è potuta esplicare nel miglior modo possibile nella nostra Pseudo-Repubblica, attraverso provvedimenti che eufemisticamente potremmo definire “opinabili”,  ma che sono stati finora  le linee guida del governo tecnico. Tagliare la cassa integrazione; modificare l’articolo 18 in una  rivoluzione per i licenziamenti economici e disciplinari con possibilità quasi nulle di reintegro; salutare la certezza di un  “noiosissimo” posto fisso di lavoro; non effettuare nessuna concessione ad investimenti pubblici finanziati in disavanzo (deficit spending) solo alcuni dei più clamorosi diktat espressi dal capò dei professori.

      Anche i tedeschi stanchi dell'austerity merkeliana  

    Nel resto d’Europa che conta (almeno oggi) tale  posizione di austerity – respirata anche nella patria dell'indusrtia automobilistica europea e mondiale, dove negli ultimi 10 anni i salari sono aumentati di un risicatissimo 7%, contro il 27% dell'Eurozona –  è stata tuttavia rovesciata dopo il crollo della Cdu di Angela Merkel nelle elezioni regionali in Nord Reno-Westfalia, il Land  più popoloso della Germania. Una Merkel che, dunque, potrebbe essere presto definitivamente disarcionata dalla stessa cancelleria. Evento, quello della "relativa sorpresa" nel  ricco Land, che ha seguito ad un sensibile  segnale di cambiamento venuto d'oltralpe: la sconfitta di Nicolas Sarkozy ad opera di Francoise Hollande, e la promessa (vedremo se rispettata o meno) di un radicale cambiamento nel riconoscimento di un ruolo da protagonista al bistrattato welfare state. 

      La strategica propaganda mini-rivoluzionaria di Hollande  

    Il  nuovo premier francese, dunque – stando almeno a quanto dichiarato in campagna elettorale ed ai suoi primi proclami ufficiali da nuovo Re dell'Eliseo – avrebbe soffiato anch’egli  sulla leggera e fresca brezza aleggiante sul Vecchio Continente, e portatrice di una nuova politica economica votata all’onestà, all’equità e ad una migliore retribuzione del reddito. Tassazioni  importanti sui “ricchi”; applicazione di aliquote del 75% ai redditi superiori a un milione di euro, solo per antipasto. Ciò per dimostrare ai suoi elettori di star adottando una strategia che va incontro al sociale.  Tuttavia, un nodo importante e cruciale resta da sciogliere:  il nuovo premier non sembra  voglia mettersi contro e di traverso ai veri nemici della Democrazia, le vere responsabili del debito degli stati e dello sfacelo europeo: le grandi banche e le grandi società finanziarie francesi ed internazionali. Strategie, dunque, che – da un'attenta analisi dei primi giorni di governo del bohemien Hollande – potremmo considerare più “politiche” che “sociali”, costruite attorno a diversi interessi, che non corrispondono però con quelli dei cittadini! Dove è finito lo Stato Sociale? Dove è finita la tutela dei diritti dei cittadini? Oserà prima o poi il re dell'Eliseo sfidare i poteri forti sul loro stesso campo? O saranno i secondi ad ammorbidire il suo slancio rivoluzionario? Vedremo!

      Markel e Monti, appesi al filo del "Deficit Spending"   

    L’unica svolta  reale sulla quale la strana coppia Monti-Merkel potrebbe, ora, convergere – al fine di evitare il peggio, ed eventuali e probabili future fughe a bordo di elicotteri – è quella di far passare nel Patto di Stabilità e crescita, il principio secondo il quale nel debito pubblico non siano considerati gli investimenti in opere infrastrutturali, anche quando siano finanziati in disavanzo,oltre il limite attualmente fissato dello 0,5% sul Prodotto Interno Lordo. Anche un aumento dei fondi a disposizione della Banca Europea per gli investimenti, potrebbe essere un incentivo: ma non una garanzia di crescita democratica, visto e considerato chi di fatto controlla l'istituto "d'interesse comunitario". L’opinione pubblica europea però, è ormai palesemente stanca di giochi e strategie politiche, fatti su misura per gli interessi governativi. Si rende conto che la politica dell’austerity ha  provocato solo povertà di massa e sta iniziando a maturare disapprovazione e tensioni, pronte a deflagrare soprattutto nelle classi più deboli, assolutamente arrabbiate e non tutelate in questa tragica situazione. Quello del "deficit spending" (strumento d'investimento da sempre, fino all'arrivo dello scellerato "fiscal compact", considerato quale arma privilegiata di sviluppo degli stati moderni) potrebbe essere quindi l'ultimo "filo sottile" al quale si aggrappano i destini della cancelliera di ferro e dell'élitario professore bocconiano. Ciò, mentre in Grecia come in Italia, in Spagna come in Francia, in Ungheria come in Irlanda, la fondazione dell’Eurozona, una spazio monetario comune, sta giungendo al termine. I governi sudditi delle banche e distruttori del lavoro e dello stato sociale sono ormai in fase di smascheramento! Passaparola!

    Silvia Laporta e Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Cari Progressisti Europei, dov’è il “Vero Welfare”?

    Cari Progressisti Europei, dov’è il “Vero Welfare”?

    Martedì, Aprile 24th /  2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Europa / Meeting internazionale dei leader parlamentari progressisti / Mikael Damberg / Pierluigi Bersani / Welfare / Cultura / Partecipazione femminile alla vita politica / Batterista dilettante e mediocre / Malata terminale / Luoghi comuni / Retorica / Luoghi comuni / Morte dell'Europa   

    Cari Progressisti europei, dov'è finito

    il "vero Welfare"?

    Risposte inconsistenti dal Meeting di Roma

    Delude l'osannato svedese Mikael Damberg 

    Roma – A conclusione del II Meeting internazionale dei leader parlamentari progressisti, appena conclusosi a Roma, promosso dal Pd e dal gruppo parlamentare alla Camera, l'Osservatorio "Qui Europa" ha voluto analizzare nel dettaglio le posizioni e le relazioni conclusive dei leader europei della sinistra del Vecchio Continente, concentrandosi soprattutto su quanto dichiarato da Mikael Damberg (foto), il cosiddetto "astro nascente" della politica svedese, che ha illustrato la sua personale ricetta – che poi riflette le posizioni della sinistra europea ed italiana – su come uscire dalla "pseudo-crisi" che investe l’Europa. Ma francamente ci si aspettava di più da cotanto osannato politico. In un tempo tanto particolare, ed a cavallo di una crisi senza precedenti in Europa. Per Damberg, infatti, non bisogna rivedere i pilastri del sistema bancario; rivedere il Trattato di Lisbona (in particolare l'articolo 123, sul rifinanziamento obbligato degli stati presso i mercati finanziari internazionali); fermare il rigore del recessivo fiscal compact; fermare l'ambiguo e pericoloso "MES" (vedi precedenti articoli in "Qui Europa") rivedere il ruolo ed il futuro (incerto) della moneta unica, ma bensì  puntare sulla "partecipazione femminile al mondo del lavoro e investire nel sapere". Una dichiarazione che ci sa tanto di "marzianesimo".

      Il Cuore del Problema e lo "Stonato Batterista"  

    I primi argomenti sopraelencati – e le relative, sia pur drastiche, soluzioni ad essi – non sono stati minimamente sfiorati nel Meeting. Per carità! Cultura, partecipazione delle donne alla vita politica sono cose sacrosante, da appoggiare senza tentennamento alcuno, ma francamente ci sembra un pò poco! Una posizione, ed una ricetta lontana anni luce dalle reali esigenze della popolazione europea, afflitta e disperata. Lontana anni luce dalla reale "cura" della quale necessita la malata terminale Europa. Forse non è il caso di parlare di cultura in questo momento, non con questo sballato tempismo da batterista dilettante e mediocre. Temi piuttosto blandi per un Meeting Internazionale di simil portata. Non trovate?

      I limiti del "progressismo europeo" nelle parole di Bersani e Damberg  

    Damberg ha parlato, nello specifico, di un “nuovo welfare”, ma ha contestualmente ed implicitamente accettato – in maniera, secondo Noi, troppo superficiale –  la strada imboccata dal Consiglio europeo e dalla Commissione Ue sull’abbattimento del debito. Un'austerity che di fatto – cultura e coinvolgimento femminile a parte – sta mandando in rovina l'Europa, facendo ricadere le colpe ed il peso di questo nuovo ordine mondiale dell'economia sugli Europei. Caos causato però – dimenticano Damberg e gli stessi parlamentari progressisti riuniti a Roma per l'evento – in gran parte dalla speculazione finanziaria e bancaria collusa con politica e lobbies. Cioè una crisi che non c'era, ma che gli stessi governi stanno causando ed innescando con la miccia del rigore caro al trio Merkel-Monti-Sarkozy, ed all'altro trio Van Rompuy-Barroso-Draghi.

      Meeting dei "Progressisti europei": luoghi comuni  e troppa retorica  

    Allora giù con la retorica ed il luogo comune: carattere tipico del linguaggio (diffuso in Italia) noto come "Bersanese", cioè tipico del linguaggio usato dall'ormai popolarissima  maschera della commedia dell'arte (moderna) italiana, nota come "Bersani". Giù con espresioni trite e ritrite come quella che recita: "L’Europa può competere nell’economia mondiale se punta sul sapere". O ancora: "le le risorse devono essere gestite saggiamente". Oppure: "ma i governi conservatori in Europa non sembrano dotati della necessaria saggezza”. Aggiungiamo – pur condividendo in parte tale conclusione – che l'aria che tira dall'altra parte, quella più "rossa" – visto e considerato il tenore solenne e puntuale delle dichiarazioni del meeting di Roma – è tutt'altro che rassicurante.

      Dov'è finito il "Vero Welfare"?   

    Veramente poco per un'Europa prossima alla morte ontica ed alla morte sociale ed economica, con stati (Piigs) "legalmente" depredati dalle loro risorse migliori. Aziende selvaggiamente svendute, delocalizzate e privatizzate spesso e volentieri con metodi barbari e (indirettamente) "nazisti" dietro i diktat dei "mercati". Ciò ai danni del "vero Welfare" del quale però il nostro caro e simpatico amico Mikael Damberg continua a riempirsi (pare  impropriamente) la bocca.   D'altra parte come si può "investire in capitale umano" se l'uomo è allo stremo delle sue energie psico-fisiche ed economiche? Una domanda che giriamo volentieri a Bersani e Damberg, e a tutti gli altri "uomini della sinistra europea" autodichiaratisi – con fantasia e coraggio – "vicini al popolo!".

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)