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  • Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie del potere mondialista – 2

    Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie del potere mondialista – 2

    Venerdì, 29 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, acqua, volontà popolare, deputata PD Cristina Bargero, beni globali, atmosfera, clima, mari, conoscenza, Professor Giacinto Auriti, L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa, Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua, FMI e Banca Mondiale, TISA, TTIP, grandi corporations, Le tre streghe di Macbeth, Canada e Stati Uniti, direttive comunitarie per costringere i governi  ad aprire ai privati, Unione europea,  conflitto indo pakistano nel Punjab, Cochabamba, Bolivia, Regio Decreto 2644  del 1884 

    Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie

    del potere mondialista – 2

    Il potere mondialista è riuscito a produrre una sconcertante inversione  

    di significati: come per le streghe di Macbeth "il brutto è bello

    ed il bello è brutto". Hanno invertito le polarità della morale

    e dell'etica, del buon senso e della ragione, dei sentimenti.

    ► In allegato il disarmante intervento in aula,

         della deputata PD Cristina Bargero sul "bene acqua"

     

     di Roberto Pecchioli / Seconda Parte

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     Acqua: distruzione dello spazio pubblico in favore di oligopoli privati  

    Roma   di Roberto Pecchioli  (continua da qui Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1Le posizioni di Mattei richiamano le parole di fuoco pronunciate già alla fine degli anni sessanta del novecento da Giacinto Auriti sul potere “proprietario” delle società sullo stesso patrimonio e volere dei soci, sino a sollecitare una profonda riformulazione del concetto di persona giuridica (1). Oggi, nel pieno di un’ondata storica volta alla distruzione dello spazio pubblico a favore di monopoli ed oligopoli privati, occorre riprendere con coraggio quei concetti e quelle idee, tanto più che la stessa iniziativa privata, la libertà d’intrapresa ed il diritto di proprietà non sono minacciati da ideologie collettiviste (Ndr – alemo non ufficialmemte… pur essendo in effetti il social-comunismo il volto speculare del liberal-capitalismo, ed essendo entrambe le ideologie funzionali al "Nuovo Ordine mondiale(2) , cioé a quel progetto giudaico-massonico di dominio globale) ma, paradossalmente, vengono vanificate dalla potenza devastante di società multinazionali ed entità finanziarie senza volto, che espellono chiunque da ogni mercato in nome del …. Mercato.

    (1) Vedi qui:

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa

    (2) Vedi qui:

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    Giacinto Auriti – L’uomo che distrusse la logica massonica delle lobby

    Ratzinger e il Nuovo Disordine Mondiale

     Dell'acqua non si può far mercato                                                                 

    Dell’acqua non si può fare mercato, e spira una bruttissima aria quando si deve ripetere un’ovvietà del genere, dunque non si può fare mercato di ciò senza il quale l’uomo non può sopravvivere. Milioni di persone devono rimettersi in marcia per recuperare elementi comuni ed istituzioni condivise. La battaglia per l’acqua bene comune – pubblico è già un’altra cosa – può costituire una vigorosa spinta per riorientare le popolazioni su posizioni di contrasto, antagonismo, aperta opposizione, disobbedienza ai dettami dell’economicamente corretto, dunque del mercatismo cinico delle società di capitali per (pessime) azioni. Già si sta costituendo un movimento intellettuale che si autodefinisce "benicomunismo", ossia ideologia della rivendicazione dei beni comuni (Ndr – ovviamente il comunismo, come visto, non c'entra: essendo il lato speculare per capitalismo mondialista, come ben aveva intuito lo stesso professor Auriti – (3) )L’antidoto è la riscoperta della comunità, il ritorno di una morale privata e pubblica, fondata sulla sobrietà e sulla concretezza del bene comune, sulla convivialità che Ivan Illich chiamò vernacolare, per sottolinearne la gratuità e la lontananza dal paradigma economico. Ripartiamo dall’acqua, che è di tutti, non dello Stato padrone e nemmeno della multinazionale di turno.

    (3) Vedi qui:

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    1° Maggio, un tripudio di Autolesionismo 

    Blocco stipendi – Forze dell’ordine verso lo sciopero. Quale soluzione? 

    Mistero Marx – Ruolo dei Sindacati e paradosso del Plusvalore secondo Auriti

    privatizzazione dell'acqua

     Capitalismo collettivista e guerra dell'acqua: alcuni casi emblematici   

    Verifichiamo allora, brevemente, qual è lo stato dell’arte, a partire da due casi drammatici uguali e contrari. Il capitalismo collettivista dei sovietici ha praticamente cancellato il lago d’Aral, 68.000 km quadrati (come  Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto insieme), per la smania infondata di irrigare deserti, allo scopo di destinarli ad immense aree cotoniere, cerealicole e arboricole. Canali mal fatti, scarsa o nulla impermeabilizzazione, perdite fino al 75% dell’acqua, insistenza negli errori, follie in nome dell’economia di proprietà statale, ed ora il lago è ridotto ad una pozza stagnante di circa 7.000 kmq.  In Canada e Stati Uniti, l’acqua destinata al sottosuolo per provocarne lo spezzettamento  e la risalita dei gas petroliferi di scisto (shale gas) sfregerà enormi aree dei due Paesi, provocando la fine dell’economia agricola di intere regioni e sprechi incalcolabili di risorsa idrica, oltre ad inquinamenti dagli esiti imprevedibili. Follia in nome dell’economia di mercato . C’è poi differenza tra i due disastri ? Meno male che gli elevati  costi estrattivi stanno frenando la corsa dei nuovi petrolieri. Benedetto il crollo dei prezzi ! Una risorsa, l’acqua, rinnovabile, certo, ma non inesauribile, che deve essere valutata alla luce del criterio di impronta ecologica, ovvero di un consumo che non ecceda la capacità di rigenerazione, e del principio di indisponibilità ad essere trasformata in merce liberamente commerciabileSi sta già scatenando, sottotraccia, la battaglia per l’accesso all’”oro blu” , e si rivela azzeccata la frase di Mark TwainIl whisky è per bere, l’acqua per combattere”. E’ sufficiente rammentare  il ruolo del fiume Giordano nel conflitto israelo-palestinese,  la violenza repressione turca nel Kurdistan, in cui è presente la volontà di controllo indiretto dell’acqua di Tigri ed Eufrate, o il conflitto indo pakistano nel Punjab. Attualmente, sono almeno cinquanta i contenziosi internazionali legati al controllo dell’acqua.

     Il caso spagnolo                                                                                                   

    In Spagna, ad esempio, la fiorente economia vinicola è strettamente legata alle acque del Tago e del Duero, che ha però desertificato ampie aree della Castiglia, mentre il fiume Ebro alimenta l’uso civile ed industriale della Catalogna e l’agricoltura valenciana, ma il suo sfruttamento ha svuotato di popolazione gran parte del territorio aragonese, diventato pietraia. Scelte politiche e strategiche, decisive e di lungo periodo: non si può essere dipendenti da aziende interessate a conseguire profitti immediati e noncuranti dei territori in cui operano.

     Il caso italiano                                                                                                     

    L’Italia non fa eccezione, e ben conosciamo la scadente qualità delle infrastrutture idriche, specie del Sud, che arrivano a perdere fino al 40 per cento dell’acqua. Del ciclo dell’acqua piovana, la risorsa idrica disponibile è solo del 7 per cento. L’utilizzo è per il 45 per cento irriguo, per il 35 industriale ed energetico e per il 20 serve gli usi domestici. Dall’unità nazionale, le leggi hanno costantemente riconosciuto il carattere di interesse generale della risorsa, definendo le acque come pubbliche sin dal Regio Decreto 2644  del 1884, dunque in epoca liberale. La norma sabauda riconosceva altresì la legittimità dell’uso comune, dimostrato dalla consuetudine. Fu poi il fascismo a riordinare la materia , con il Testo Unico delle acque pubbliche nel 1933, che ne dispose il preciso censimento a cura delle province. L’anno successivo, il bieco governo del Duce istituì l’obbligo per i comuni di depurare le acque, rendendo l’approvvigionamento idrico un diritto universale a favore della cittadinanza come vero e proprio obbligo delle istituzioni pubbliche. Anche la legge Galli del 1994 ha poi ribadito il controllo e la gestione idrica in mano ad aziende o consorzi a capitale pubblico, che, a tutt’oggi, forniscono direttamente la cittadinanza (servizio in house).

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     Direttive comunitarie e trattati liberticidi                                                     

    Purtroppo, l’acqua non è sfuggita ai sacerdoti europei del liberismo, che hanno emanato varie direttive comunitarie per costringere i governi  ad aprire ai privati il delicatissimo settore. Il rischio, già fortissimo, di espropriare le popolazioni della loro acqua , e, di converso, quello di non risolvere le carenze, si moltiplicherà se verranno approvati i due micidiali trattati Europa-Usa (4) sui servizi (TISA) e sull’industria (TTIP), che consegneranno nudi gli Stati ed il loro cittadini al potere delle grandi corporations, cui è assegnato anche il potere di fare causa dinanzi ad un tribunale privato agli Stati ex sovrani, se intralceranno  i loro piani di profitto. Si profila una vera e propria emergenza acqua, tanto sul versante della disponibilità (siccità, aumento della popolazione umana e della zootecnia, dispersione, eccesso di usi industriali, ecc.), quanto del pericolo immediato di ritrovarsi nelle mani di gestori internazionali delle forniture o della depurazione. Di più: gli investitori privati non potranno che pretendere concessioni di lunghissimo periodo a prezzi stracciati, giacché le spese per costruire, adattare, ammodernare reti idriche sono gravose, e non si prestano al mordi e fuggi tanto amato dagli squali dell’economia contemporanea.

    (4) Vedi qui:

    TTIP e TISA: i trattati Usa-Ue che uccidono la politica e la sovranità – 1 

    TTIP e TISA: annullamento volontà popolare e legalizzazione crimine – 2

     Anqua – I vergognosi rincari in Bolivia                                                        

    Un precedente inquietante è quello di Cochabamba, Bolivia, dove il servizio dell’acqua, privatizzato su ordine dei soliti noti, FMI e Banca Mondiale, ha fatto scoppiare una sanguinosa rivolta per rincari di cinque o sei volte il vecchio prezzo. Laggiù hanno poi vinto gli abitanti, ma da noi, sarà dura, con una popolazione rimbambita dalla propaganda, resa inerte dalla rassegnazione e da settant’anni di martellante pacifismo, ed in un quadro giuridico costruito dai nemici dei popoli ed approvato dai cosiddetti “rappresentanti” di una democrazia tanto finta quanto ben confezionata da sembrare vera a troppi ingenui (Ndr – e ciò anche in merito alla credibilità dei cosiddetti movimenti o partiti di protesta – (5)).

    (5) Vedi qui:

    Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco 

    In morte di Casaleggio, l’abile illusionista – Uno non vale uno 

    Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     L'acqua non deve cadere nelle mani dei mercanti                                      

    Dunque, irrevocabilmente, l’acqua è e deve rimanere un bene comune amministrato e gestito con criteri pubblicistici. Fuori dai piedi gli speculatori, specie oggi, che l’acqua è più preziosa e rara di ieri. L’economia è l’organizzazione della carenza da parte di chi vive nell’opulenza. L’acqua pura è considerata il petrolio del futuro, e la sua importanza anche per la produzione di energia pulita la rende pedina essenziale del grande gioco geopolitico globaleNon può, non deve cadere nelle mani dei mercanti. L’episodio forse più forte del Vangelo è quello in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Buttò fuori “tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: la Scrittura dice: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladri" (San Matteo, Cap. 21).

     Acqua – Una guerra per la vita, una guerra per la civiltà                           

    Il dominio del mercante , la sua triste etica utilitaria, la sua indifferenza al bene, devono essere ribaltate. La proprietà, la gestione, l’uso e la distribuzione dell’acqua  sono patrimonio indisponibile delle popolazioni coinvolte e delle istituzioni che si sono date. Una società anonima, una persona giuridica, quindi una finzione senza volto (Ndr – un fantasma giuridico: come amava ricordare il prof. Giacinto Auritinon può comandare su un bene di cui non posiamo fare a meno. Se accettassimo anche questo, meriteremmo di scomparire, come popolo e persino come semplice gregge. Perduta la moneta sovrana e l’indipendenza militare, regalata all’Unione Europea gran parte dell’iniziativa legislativa , colonizzati culturalmente dagli americani incolti, non possiamo perdere il controllo delle fonti della nostra vita.

     Il potere mondialista e le tre streghe di Macbeth                                       

    Il pericolo estremo, in genere, moltiplica gli istinti, ed i popoli hanno riflessi di vita. Tuttavia, troppe sovversioni del senso abbiamo subito. Le tre streghe di Macbeth, motori e propulsori della tragedia scespiriana, si danno appuntamento sulla landa ove dovranno incontrare il signore di Glamis. Prima di uscire di scena cantano insieme : "E' brutto il bello, è bello il brutto…" : solo il male può pronunciare tali parole. avide di potere, fredde, consapevoli del male che fanno.  Il potere mondialista, quello dei privati padroni del mondo, è riuscito a produrre una sconcertante inversione di significati, come le streghe di Macbeth. Per loro, davvero, il brutto è bello ed il bello è brutto. Hanno invertito le polarità della morale e dell'etica, del buon senso e della ragione, dei sentimenti.  Il loro odio contro di noi può creare solo caos e disordine, fino a rubarci la vitaL’acqua è vita, vedremo se sapremo evitare il destino di certi cetacei, che, inspiegabilmente, si suicidano “spiaggiandosi”  sulla costa. Questo sta accadendo di noi, questo, forse, meritiamo.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Per il PD: “L’acqua pubblica non è un bene pubblico”

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     Prima Parte                                                                                                   

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    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

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    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo – 2 – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

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    Martedì,  Febbraio 16th/ 2016 – di Sergio Basile – Dissertazioni su "The Secret World Government" di Cherep Spiridovich con il contributo di Nicola Arena Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Nicola Arena, Giovanni Caltabiano, Conflitto siriano, Siria, guerra in Siria, The hidden Hand, The Secret World Government, Cherep Spiridovich, Dinastia Romanov, Crimini del bolscevismo, La mano nascosta, The Secret World […]

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    Venerdì, Maggio 9th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, professor Giacinto Auriti, Stampa del denaro a costo nullo, trucco tipografico, Teoria del Valore Indotto della Moneta,  Valore Indotto, simbolo di costo nullo, reddito di cittadinanza, sopravvivenza propria, male autoprodotto, giustificabili agli occhi di Dio, signoraggio bancario, banconota di 100 euro, simbolo di costo nullo, conferiamo il […]

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    Giovedì, 28 Aprile/ 2016    – di Elia Menta – Redazione Quieuropa, Movimento 5 Stelle, Elia Menta, Casaleggio, Grillo, politica della sedia a dondolo, Nuovo Ordine Mondiale, incanalare la protesta verso un binario morto, illusione, immobilismo del Movimento 5 Stelle, moneta, Nato   Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco  M5S: strumento prefabbricato dal "Nuovo Ordine Mondiale" […]

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    Mercoledì, 13 Aprile/ 2016    – di Roberto Pecchioli – Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Gianroberto Casaleggio, morte, illusionista, burattinaio, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, Democrazia eterodiretta, reddito di cittadinanza,  M5S, Stampella del governo, critica del Professor Becchi, Sovranità economica e monetaria, bizzarra parabola di Gianroberto Casaleggio  In morte di Casaleggio, l'abile illusionista – Uno non vale uno La morte di Gianroberto Casaleggio […]

    Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby

    Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby

    Sabato, 2 Aprile 2016  – di  Luciano Lago / Redazione Radio Spada – Redazione Radio Spada, Luciano Lago, Matteo Salvini, visita in Israele, Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, fino a Gianni Alemanno, Giorgetti e Fontana, Gianluca Pini, Knesset, nuovo leader del centro destra,  Tzachi Hanegbi, Mossad, palestinesi, Bashar al-Assad, Ayoub Kara, Unione Europea, Gaza  Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby Matteo Salvini agli israeliani: "siete il […]

  • Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1

    Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1

    Martedì, 26 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, acqua, volontà popolare, Enrico Borghi, deputata PD Cristina Bargero, Banca Mondiale Ismail Serageldin, Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Organismi Geneticamente Modificati, beni globali, atmosfera, clima, mari, conoscenza, Ugo Mattei, Professor Giacinto Auriti, L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa, Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua 

    Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta

    la volontà popolare – 1

    Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua e il

    principio generale di intangibilità dei beni

    da cui dipende la vita (da difendere)

    ► In allegato il disarmante intervento in aula,

         della deputata PD Cristina Bargero sul "bene acqua"

     

     di Roberto Pecchioli

    privatizzazione dell'acqua

     L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa                                

    Roma   di Roberto Pecchioli  Arthur Moeller Van Den Bruck, uno dei grandi della Rivoluzione Conservatrice, scrisse che “la democrazia è la partecipazione di un popolo al proprio destino”. Se questo è vero, ed in larga misura lo è, il referendum è uno strumento privilegiato per esprimere la volontà popolare, e  l’esito della consultazione del 2011 sull’acqua, con il 95% dei votanti a favore della gestione pubblica delle risorse idriche è un risultato che si commenta da sé. Non conta: un emendamento a firma del deputato PD Enrico Borghi abroga l’articolo 6 della legge sull’acqua all’esame del Parlamento, che obbligava alla gestione pubblica dei servizi idrici. Premesso che il parlamentare ossolano è già tristemente noto per aver proposto di ripopolare le zone di montagna con gli immigrati clandestini  dell’Africa occidentale, ed è quindi il classico politico al servizio del potere mondialista, non stupisce che l’attacco al carattere di bene comune dell’acqua provenga dalle terze linee progressiste, né, tantomeno, che lo sprezzo della chiarissima volontà popolare avvenga sotto forma di emendamenti semi clandestini nel chiuso delle stanze delle commissioni di Montecitorio. La truffa della democrazia rappresentativa è ormai chiara al settore più ricettivo dell’opinione pubblica.

     Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua                                          

    Il tentativo di privatizzazione dell’acqua – tutto da vedere è il disarmante intervento in aula, dei giorni scorsi, della deputata PD Cristina Bargero, secondo la quale l'acqua non è un "bene pubblico" (1)  cui, sperabilmente, si opporrà un fronte articolato d’opinione, tuttavia, necessita di qualche riflessione non legata esclusivamente alla cronaca più recente. Secondo tutti gli osservatori qualificati, infatti, il bene –acqua, insostituibile e essenziale per la sopravvivenza fisica del creato, è tra quelli che sprechiamo in maggiore quantità, tanto è vero che si stima che sulla Terra ce ne sia almeno un 30 per cento  in meno rispetto a meno di quarant’anni fa, e che dal 2020 in poi, saranno quasi tre miliardi, degli otto che ne ospiterà il pianeta, gli esseri umani che ne avranno carenza, o addirittura mancanza. Senza avventurarci in previsioni legate al cambiamento climatico ed al massiccio uso agricolo ed industriale dell’acqua ed ora anche minerario, nell’ estrazione dei gas di scisto, il problema geopolitico legato al controllo ed all’utilizzo delle risorse idriche è già ai primi posti di un’agenda umana realistica, responsabile e pensosa delle generazioni future.

    (1) Vedi qui video Youtube –  Per il PD: “L'acqua pubblica non è un bene pubblico

    privatizzazione dell'acqua

     La privatizzazione del mondo                                                                          

    Già nel 1995, il vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin dichiarò: “Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio (2), quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua”.   E’ quindi evidente –  Serageldin a parte – che il problema è di enorme rilievo e che, anche su questo tema, l’informazione dell’opinione pubblica è assai scarsa e orientata dagli interessi dei grandi gruppi privati. I più veloci ad affrontare la materia, come sempre, sono proprio loro, i protagonisti di quella che Jean Ziegler, in un saggio fortunatissimo, chiamò “La privatizzazione del mondo”.  Ecco dunque spiegata la brillante azione del loro zelante amico onorevole Enrico Borghi. Mettere le mani sull’acqua, per multinazionali e giganti finanziari, non  significa soltanto un lucrosissimo affare , ma innanzitutto la possibilità definitiva, diremmo l’arma assoluta, per il dominio del mondo attraverso le nostre stesse vite, che dell’acqua non possono fare a meno. In questa scia anche l'azione strategica delle mega banche Usa, delle queli ci occupammo nel mese di giugno del 2014 (3).

    (2) In realtà (Ndr) le grandi guerre sono state combattute (e sono combattute) per destabilizzare l'Europa e il mondo, specie in chiave anti-cristiana, favorendo l'accentramento mondialista e l'instaurazione di una nuova religione unica luciferina – Vedi qui:

    La Mano Nascosta – La guerra è uno sterminio di massa pianificato 

    La Mano Nascosta – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

    (3) Vedi qui:

    I nuovi Baroni dell’Acqua: le mega banche di Wall Street comprano l’acqua del mondo

     Meccanismi di controllo biopolitici                                                                

    Negli anni Settanta del Novecento, si diffuse il concetto di biopolitica, la conoscenza volta a rivelare l’implicazione diretta ed immediata tra la dimensione della politica e quella della vita, intesa in senso biologico. Fu Michel Foucault, personalità tanto discutibile umanamente e politicamente quanto geniale, a descrivere per primo i meccanismi di controllo biopolitici; noi ci limitiamo ad osservare che la proprietà stessa del nostro corpo  viene messa in discussione se passa il principio di privatizzazione, dunque di commercializzazione, assoggettamento alla cosiddetta legge della domanda e dell’offerta, dell’acqua e di alcuni altri beni essenziali, che ormai vengono definiti “beni comuni”. Tale concetto comprende l’insieme delle risorse, materiali ed immateriali utilizzate da più persone e che possono essere considerate patrimonio comune dell’umanità. Il termine britannico commons definiva le terre di uso collettivo per diritto consuetudinario, su cui le popolazioni potevano liberamente esercitare il pascolo, il legnatico, l’agricoltura di sussistenza. La recinzione di quelle terre, per l’uso esclusivo di proprietari zootecnici, tra la fine del XVII secolo ed i primi decenni del XVIII , con la famigerata legge delle chiusure – enclosures bill- costituì la premessa per la prima Rivoluzione Industriale. I feudatari volevano per sé tutti i terreni per allevare un numero sempre maggiore di pecore, la cui lana alimentava l’industria tessile.

     L'inganno della "gloriosa rivoluzione" e di John Locke                             

    Fu quello uno dei primi frutti della cosiddetta “gloriosa rivoluzione”, protestante, preborghese e mercantilista del 1688/1690 nell’Inghilterra orangista, il cui pensatore di riferimento fu John Locke, l’autore di quella bieca Lettera sulla Tolleranza, in cui si conclude che occorre riconoscere libertà a tutti, tranne ai portatori dei valori cattolici e, di riflesso, ai poveri contadini indifesi. Espulsi dalle campagne e gettati in città nelle braccia dei nuovi imprenditori, quelli di Manchester, essi costituirono il primo esempio di proletariato industriale. Bassi salari, orari impressionanti, lavoro minorile, lavorazioni pericolose e insalubri, nessuna protezione.

    privatizzazione dell'acqua

     Principio generale di intangibilità dei beni da cui dipende la vita           

    Oggi, le nuove enclosures sono lo smantellamento dei diritti sociali e la conquista, da parte dei privati, di tutti i beni e di tutti i servizi che siamo stati abituati a chiamare pubblici.  Difendere la natura comune delle risorse idriche è quindi porsi in prima linea sul fronte del rispetto di noi stessi e di principi che l’uomo ha sentito come naturali per un lunghissimo tratto della propria vicenda storica.  Ci sono almeno tre tipi di beni comuni: il primo comprende ciò da cui dipende la vita: acqua, terra, foreste, pesca, cui vanno aggiunti i saperi locali, le sementi selezionate nel corso dai secoli dalle popolazioni (oggi Monsanto procede a colpi di brevetti , rubando letteralmente la cultura materiale del mondo!), il patrimonio genetico nostro e delle specie animali e vegetali, la biodiversitàCome verifichiamo ogni giorno, l’attacco è potentissimo anche qui, e non solo con l’introduzione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), ma anche con tecnologie che trasformano l’idea stessa di vita, riproduzione, natura.  Per questo primo gruppo di beni, i tradizionali diritti collettivi d’uso , gli usi civici, è necessario stabilire, anzi ristabilire, un principio generale di intangibilità rispetto alla dimensione del profitto privato e, più in generale, recuperarne un primato “politico”.

     "Beni globali" e prevaricazione falsamente legale                                       

    Un secondo ordine di beni che possiamo indicare come "comuni" sono i "beni globali”, l’atmosfera, il clima, i mari, la conoscenza, ma anche ormai, alcuni frutti della sapienza umana come Internet ed i brevetti. Si tratta di qualcosa che solo da poco possiamo percepire nella loro valenza comunitaria, da quando cioè sono stati ridotti a merce, ad accesso limitato, recintati con enclosures normative imposte dai più potenti. Viene in mente, come esempio di prevaricazione falsamente legale, il sistema di trattati imposto alle popolazioni angolchine (indiani), che non conoscevano la scrittura e tanto meno la codificazione giuridica, da parte degli americani del XIX secolo.

     Il terzo ambito                                                                                                    

    Un terzo ambito di "beni comuni" è costituito dalla scuola, dalla sanità, dall’amministrazione della giustizia, dalle reti energetiche, informatiche e di telecomunicazione, la sicurezza alimentare. Potremmo  concludere affermando che i beni comuni sono la concretizzazione di quel conclamato quanto astratto diritto alla vita di cui un essere umano è portatore per natura, ma di cui , come afferma Amartya Sen, uno dei pochi economisti filosofi portatori di un'etica, troppi non riescono a far valere il pur valido titolo di proprietà. Se è lecito il dibattito sulla presenza dei privati nella gestione dei beni del terzo tipo, occorre difendere con accanimento la natura comune di quelli del secondo elenco, tenendo conto che è giusto remunerare la conoscenza e lo sforzo intellettuale di chi ha realizzato scoperte od invenzioni, ma che il sistema dei brevetti, delle privative industriali e della proprietà intellettuale in genere necessita di una revisione profondissima, che tagli le unghie a troppe rendite di posizione ed ad autentiche porcherie, come i prezzi di certi farmaci e di beni o servizi che fanno la differenza tra vita o morte.

    privatizzazione dell'acqua

     Carattere pubblico o privato della proprietà – Una questione di fondo  

    Quanto all’acqua, alle foreste, ai mari, al patrimonio genetico, ogni eccezione rimossa, il loro carattere comune non può neppure essere oggetto di discussione teorica: è la "linea del Piave" che ci separa dalla schiavitù  o dalla barbarie.  Un vero e proprio manifesto dei beni comuni, di ampio respiro giuridico e filosofico, è stato scritto da un docente torinese, Ugo Mattei. Non tutto è condivisibile della sua analisi, che risente, ad avviso di chi scrive, di alcune incrostazioni collettiviste, ma il nocciolo duro del pensiero di Mattei è importante, e potrebbe essere un valido punto di partenza per animare un vasto fronte di oppositori del liberismo trionfante, tanto sul piano programmatico che etico. Un elemento di notevole complessità è quello del rapporto tra bene comune e proprietà, che, in base alla definizione del nostro codice civile ( art. 832) è il “diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo”, non rilevando, a questo fine, la pur decisiva questione del carattere pubblico o privato della proprietà.

     Giuridicità globale funzionale ad esigenze di predazione                          

    Il bene comune, per natura intrinseca, o per scelta normativa, è qualcosa che può essere fruito da tutti i membri di una comunità per la soddisfazione di interessi o bisogni diffusi.  Attiene più alla sfera della decisione diretta, della partecipazione, dell’immediatezza, piuttosto che a quella della rappresentanza o della burocrazia.  Mattei, e prima di lui Garrett Hardin, un biologo economista autore della “Tragedia dei beni comuni”, puntano i loro strali polemici sull’”homo economicus” potentissimo ed istituzionalizzato nella forma della persona giuridica. Sotto forma di società anonima, o di “corporation”, egli agisce in uno spazio di non diritto, creando di fatto una novità assoluta, “la giuridicità globale funzionale ad esigenze di predazione, la quale rende impossibile l’esercizio della sovranità economica statuale.“ (Mattei, op.cit.). La stessa intuizione (Ndr) – anche se nell'ambito di un concetto più vasto che sfociò nell'elaborazione del concetto di società usurocratica o "usurocrazia" – fu partorita dalla mente del grande Professor Giacinto Auriti, che individuò nel fantasma giuridico della società anonima (4), un devastante leviatano proteso alla medesima attività di predazione globale, senza limiti, né fisici, né morali. (continua…)

    (4) Vedi qui:

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Per il PD: “L’acqua pubblica non è un bene pubblico”

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  • Nel Mezzo del Cammin di nostra Vita ci ritrovammo in una Selva Oscura… Bruxelles invasa da Petizioni di Fuoco

    Nel Mezzo del Cammin di nostra Vita ci ritrovammo in una Selva Oscura… Bruxelles invasa da Petizioni di Fuoco

    Mercoledì,  Marzo 27th/ 2013 

    – di Giovanni Antonio Fois 

    Ue, BCE, FMI, MES, Lavoro, Italia, Ilva, Taranto, Ambiente, Mercati finanziari, Petizioni, Parlamento Europeo, Bruxelles, MES, BCE, Euro, Moneta Unica, Provvidenza, Traghettatori, Privatizzazioni, Volontà Popolare, Divina Commedia, Danta Alighieri Pasolini, Inferno Dantesco, Giovanni Antonio Fois, Qui Europa 
     

    Nel Mezzo del Cammin di nostra Vita ci

    ritrovammo in una Selva Oscura… 

    Bruxelles sommersa da petizioni di fuoco provenienti

    dai gironi del Sud Europa

    Euro, Finanza, Ambiente e caso Ilva tra i temi più caldi

     

     di Giovanni Antonio Fois

    Parlamento europeo invaso dalle Petizioni

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Europarlamento – Precisi segnali d'allarme dall'Europa dei Popoli 

    Bruxelles, Roma – Tempi duri per la cittadinanza europea, lo sappiamo bene. Ad oggi i dissidenti nei confronti delle sempre più sanguinose politiche d’austerity e dell'euro, crescono a vista d'occhio. Assodato il fatto che nel mondo mediatico non c’è spazio per i "piagnistei popolari" e che gli organi d’informazione danno voce solamente alle alte sfere della società (salvo qualche caso isolato), alle fasce più sfortunate della cittadinanza, che ne rappresentano la stragrande maggioranza, non resta che far affidamento sui nuovi mezzi d’informazione, come la rete. A onor del vero esistono numerosi altri modi per far valere la propria opinione, come le lettere aperte, ma soprattutto attraverso  i referendum e le petizioni popolari. Tuttavia, come ci insegnano le passate esperienze, anche queste iniziative, spesso, lasciano il tempo che trovano. Già, perché la privatizzazione dell’acqua pubblica, per portare ad esempio uno degli avvenimenti più recenti, sebbene sia stata fortemente criticata ed osteggiata attraverso referendum dalla popolazione italiana, è stata poi più volte rimessa in discussione. Così come lo stesso voto, simbolo primo della filosofia democratica che dovrebbe sostenere uno Stato governato dal popolo, ha perso d’interesse e d’importanza.  Le iniziative popolari ci forniscono comunque segnali precisi su quello che è il sentimento comune di dissenso, espresso congiuntamente e dilagante. Una risorsa per i mezzi d’informazione liberi che possono prendere spunto da queste fonti primarie senza dover passare per la mediazione di qualsivoglia organo stampa. Così, analizzando la massa di petizioni rivolte dalla popolazione europea al Parlamento UE, possiamo sottolineare precisi segnali d’allarme che rispecchiano pienamente le intenzioni popolari e la protesta.

     Già dal 2011, Parlamento europeo inondato di petizioni 

    Nel solo 2011 sono pervenute al Parlamento europeo 1414 petizioni, sebbene solamente un migliaio sia stato considerato ricevibile (ma non per questo attuabile). I temi più gettonati sarebbero stati l’ambiente (16% delle petizioni) , il mercato interno (15%) e gli affari economici e monetari (6%). Inutile dire che tali preoccupazioni, prese in larga scala, coincidono con quelle di tutta la cittadinanza del Vecchio Continente che ne denuncia le lacune fondamentali.

     OGM e Devastazione del Creato 

    Il consiglio che ne deriva è chiaro: in primo luogo, essendo questo tipo di sistema privo di una degna regolamentazione di ricostruzione ambientale, farebbe bene a smettere di distruggere la natura come elemento fondante di una ritualistica venerazione al "dio capitale"  (vedi OGM e promiscuità nei processi produttivi in agricoltura – articoli in allegato), bene fondamentale per la sopravvivenza futura della fauna mondiale e degli stessi esseri umani.

     Euro e Mercati Finanziari – Un Inferno Dantesco 

    Secondo punto d'interesse,  poi, l'annosa questione riguardante i mercati finanziari, considerati ormai al pari dell’inferno dantesco – euro e sistema monetario inclusi – scenari oscuri d’eterna dannazione per Pmi e per interi popoli. Mentre sullo sfondo decine di giovani rampanti ridotti sul lastrico si gettano nel vuoto, infiniti lapilli lanciati dai demoni Fmi, Mes, Target2 e BCE, colpiscono ed atterrano proletari di tutte le nazioni e tutte le età. Con maggior predilezione, pare – per il momento – per il Sud Europa.

     Dall'Italia migliaia di petizioni sul "Caso Ilva" 

    La situazione italiana di oggi va a collocarsi senz’altro in uno dei primi gironi e lo testimonia il fatto che le petizioni sopracitate siano state presentate in buona percentuale da nostri concittadini. In particolare – oltre al disastroso euro – a livello puramente statistico è stata sottolineata la tragicità della situazione dell’Ilva di Taranto, paradosso contemporaneo che ha posto ogni lavoratore dell’azienda di fronte ad una terribile scelta: il lavoro o la vita. Scegliere di lavorare (peraltro a prezzo di schiavitù) pur assoggettando se stessi e i propri figli al rischio cancro, costringe l’uomo ad essere privato della propria dignità, ridotto ad essere, come avrebbe detto Pasolini, "un cadavere di se stesso". Il Sommo Poeta, dunque, sembra aver illustrato profeticamente – dalle pagine della Divina Commedia – la scenografia che oggi si presenta come sfondo "ideale" ai fatti maturati nel Bel Paese e nello stesso golfo pugliese, rivelandosi, a secoli di distanza, ancora ricco di contemporaneità. A Taranto, l’aria, la spiaggia, le strade, le case – e per giunta il mare – si presentano d’un rosso sbiadito. Sfumatura derivante dalle esalazioni tossiche della centrale, mentre sui fondali marini, si possono raccogliere quintali di catrame viscoso. Intanto i lavoratori, nonostante i duri sforzi, si muovono come una massa in preda al panico, frustati quotidianamente dal mostro Equitalia, che pretende le tassazioni arretrate a interessi da usura.

     Rompere i Sodalizi 

    Certo le numerose richieste delle popolazioni europee pongono Bruxelles e gli stessi (distratti e compiacenti) eurodeputati di fronte a problemi non più ignorabili, tracciando un quadro tragico. Ora staremo a vedere se saranno presi provvedimenti validi in merito alle richieste avanzate (oltre ad essere valutate come ricevibili) o se quei pochi volti noti del mondo Ue continueranno a vestire i panni che furono dei suddetti demoni oppressori. Certo la sensazione è che la redenzione delle anime degli sfortunati ed incolpevoli  "viaggiatori degli Inferi europei", non passi né da impresentabili traghettatori travestiti da "politici", né – ovviamente – dagli stessi demoni, ma da un intervento Celeste. Dante insegna! Spetta tuttavia prima a noi – esseri liberi di optare sempre tra bene e male – rompere ogni alleanza e sodalizio (palese o occulto) con tali demoni, per il resto la "Provvidenza Celeste" completerà l'opera.

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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