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Tag: Viktor Yanukovich

  • Ucraina – Il Premier Azarov si Dimette. Summit Ue: Per ora Putin tira il freno

    Ucraina – Il Premier Azarov si Dimette. Summit Ue: Per ora Putin tira il freno

    Mercoledì, Gennaio 29th/ 2014

    – di Vincenzo Mannello e Sergio Basile –

    Ucraina, Europa, Dimissioni del Premier Azarov, Bruxelles, Kiev, Accordo di Libero Scambio, Kiev, Viktor Yanukovich, Scontri a Kiev, Unione europea, Manifestanti, Vladimir Putin, Manuel Barroso, Catherine Ashton, Dimissioni del Premier Azarov, ritiro delle leggi sull'ordine pubblico, Summit Ue di Putin, Abolizione delle leggi anti-protesta, sgombero degli edifici pubblici occupati, Ashton e parlamentari europei a Kiev, pressioni Usa, Vincenzo Mannello, Sergio Basile 

    Ucraina – Il Premier Azarov si Dimette. Summit Ue:

    Per ora Putin tira il freno

    Bruxelles – Nel Summit con l'Ue Putin minaccia di non confermare

    l'accordo di libero scambio con Kiev, se l'opposizione andrà al

    potere. Per ora il leader del Cremlino sta a guardare

    Retroscena: abolite le leggi anti-protesta. Yanukovich ha proposto

    un'amnistia per gli antigovernativi arrestati in queste settimane

    su sgombero degli edifici pubblici occupati

     

    di Vincenzo Mannello e Sergio Basile

    Ucraina - Dimissioni di Azarov - Putin tira il freno

     Kiev  – I 12 dell'Ue e le Dimissioni di Azarov                                                                                                                 

    Kiev, Bruxelles – Tra l'entusiasmo dei rivoltosi pro-Europa e le paure del Presidente ucraino Yanukovych sono sbarcati a Kiev "i nostri". Ovvero, sono scesi dall'aereo, senza correre alcun rischio, il ministro degli esteri della Ue, Catherine Ashton e 12 europarlamentari, che sono subito corsi ad abbracciare i loro protetti "rivoltosi". Visto il numero, scatterebbe ironico il paragone con la missione dei dodici apostoli (e scusate il raffronto). E, quasi miracolo insomma! Appena arrivati hanno ricevuto le dimissioni del Premier Azarov ed il ritiro delle leggi sull'ordine pubblico. Potenza dell'Unione Europea (e degli Usa, aggiungiamo). Spesso, nel mondo, basta la parola! 

     Carissimo Presidente, perchè non sbarca ad Atene?                                      

    "Basta la parola!" – In Italia, una volta, era la réclame di un noto purgante, oggi sembra faccia ancora effetto, basta vedere Yanokovych. Putin, secondo la linea seguita, ha protestato per l'ingerenza occidentale negli affari interni ucraini. Ma c'è Sochi, l'Olimpiade incombe e, si sa, quando ci sono i Giochi le armi dovrebbero tacere. Putin ha detto: "se mi recassi ad Atene,cosa accadrebbe?". Appunto, Presidente! Proprio questo ci chiediamo. Perché non sbarca ad Atene? E Senza apostoli! Non ne avrebbe bisogno! Molti, moltissimi europei guardano alla Russia ed a lei con grande attenzione e d'altronde si sa che l'Unione Europea non è per nulla amata in Europa: giusto per usare un eufemismo. Basterebbe che la Russia non facesse sentire soli ed abbandonati a se stessi quanti tentano di resistere a questo regime di banchieri, burocrati e magnacci vari. In fin dei conti, quando Putin ha fatto sul serio, gli Usa ed i suoi servi Ue sono scesi a piú miti consigli. La Siria insegna.

    Ucraina - Dimissioni di Azarov - Putin tira il freno

     Putin al Summit di Bruxelles – Sfogo Controllato                                           

    "Non rivedremo intesa con Kiev se opposizione va al potere. La Russia non rivederà l'accordo con Kiev nel caso salga al potere l'opposizione". E stato questo lo sfogo controllato di Putin alla fine del summit Russia-Ue a Bruxelles. Ma il capo del Cremlino ha anche aggiunto: "Saremo con i nostri partner in Ucraina, chiunque sia a capo del governo, ci impegniamo in un dialogo con loro. Posso solo immaginare – ha poi aggiunto – come i nostri partner europei avrebbero reagito se, in piena crisi a Cipro o in Grecia il nostro ministro degli Esteri fosse andato in visita facendo appelli antieuropei. Pensiamo che non sia positivo in generale e, considerando certe relazioni speciali esistenti fra Russia e Ucraina, è semplicemente inaccettabile e impossibile per noi (…) Ecco perché la Russia non interverrà in Ucraina. Riguardo a dare consigli su cosa fare e come – ha detto – penso che il popolo ucraino se la possa cavare da solo''. Una posizione decisamente attendista dunque.

     Sviluppi nei palazzi di Kiev                                                                                       

    Tuttavia, nella giornata di ieri, nella capitale ucraina il duro confronto tra opposizione e presidenza è continuato tutta la notte portando – come detto – non solo alle dimissioni del primo ministro Azarov ma anche all'abolizione delle leggi anti-manifestazioni grazie al voto favorevole di 361 deputati su 450. Dunque 9 delle 12 leggi anti-protesta sono state revocate: anche quella che prevede la pena del carcere fino a 15 anni "per i trasgressori dei divieti sulla partecipazione alle dimostrazioni". Yanukovich ha  inoltre proposto un'amnistia per gli antigovernativi arrestati in queste settimane su preventivo sgombero (condizione essenziale) degli edifici pubblici occupati. Il premier dimissionario Azarov, dal canto suo, ha spiegato di aver "preso personalmente la decisione di dimettersi per facilitare il raggiungimento di un compromesso socio-politico e di una soluzione pacifica al conflitto". Ora si potrebbe andare verso elezioni anticipate.

    di Vincenzo Mannello e Sergio Basile

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  • Ucraina – No al Libero Scambio con l’UE. E gli Europeisti non ci stanno!

    Ucraina – No al Libero Scambio con l’UE. E gli Europeisti non ci stanno!

    Giovedì, Gennaio 23th/ 2014

    – di Sergio Basile –

    Ucraina, Europa, Bruxelles, Kiev, Accordo di Libero Scambio, Kiev, Viktor Yanukovich, Scontri a Kiev, Unione europea, Manifestanti, Vladimir Putin, Manuel Barroso,  Gazprom (South Stream) , Nabucco, OGM, Alexei Miller, Rivoluzione Arancione, James Bond 

    Ucraina – No al Libero Scambio con l'UE.

    E gli Europeisti non ci stanno!

    Kiev – Scontri tra un gruppo di manifestanti europeisti

    e la polizia: ma chi vuol davvero entrare nell'eurogabbia 

    usurocratica chiamata Ue?

    Retroscena: Yanukovich predilige la linea-Putin a quella dei

    potentati atlantisti: dopo 7 anni di trattative dice no

    all'accordo di libero scambio con l'Ue

    video in allegato: Putin saluta con favore la decisione

        dell'Ucraina e ne spiega i motivi

     

    di Sergio Basile

    Scontri a Kiev - Putin - Barroso - Gazprom

     Disordini a Kiev. Perchè?                                                                                                                                                      

    Kiev, Bruxelles – Da giorni alcuni quartieri della capitale ucraina sono teatro di scontri circoscritti, organizzati da parte di gruppi filo-europeisti: si tratta di disordini piuttosto violenti scoppiati domenica scorsa, 19 Gennaio e che finora hanno provocato dozzine di feriti. Ovviamente i media nazionali ed occidentali, in genere, tendono ad esagerare ed ingigantire i termini ed i numeri della protesta: in realta non si tratterebbe di decine di migliaia di manifestanti – o 100mila rivoltosi, come propagandato da qualche TG nelle ultime 72 ore – ma di 2/3 mila persone rapportate ad una popolazione nazionale costituita da poco meno di 50 milioni di unità. Ma legge dei numeri a parte, il tutto può ricondursi al febbraio dell'anno scorso ed in particolare al vertice sul libero scambio di Bruxelles tra Ucraina e Unione europea, che si tenne in quei giorni.

     L'Accordo di Libero Scambio per entrare nella Gabbia Europea               

    La firma definitiva che avrebbe dovuto dare attuazione all’accordo sarebbe dovuta arrivare, in teoria, a novembre 2013. Ovviamente si sarebbe dovuto trattare di accettare condizioni dettate (per non dire, elegantemente imposte) dai palazzi imperiali di Bruxelles, con vincoli sostanziali equivalenti ad un vero e proprio processo di integrazione dell'Ucraina nell'Unione. Ma – badate bene – non nell'Europa dei popoli e delle sovranità, ma nell'Unione delle lobby e delle banche onnivore e sovrane, caratterizzata dall'assenza di ogni forma di tutela delle principali sovranità nazionali, e condizionata in negativo da un regime di netto stampo liberal-socialista.

     Un tuffo nella storia                                                                                                  

    In merito il Paese nel corso del Novecento ha potuto maturare una chiara coscienza storica, divenendo – sulla propria pelle e di quella di milioni di Ucraini – consapevole della grande minaccia nazional-socialista e dei suoi paradossali e devastanti estremismi: ricordiamo che Stalin negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale condannò a morte tre milioni di Ucraini sottraendo loro il grano ed il pane al fine di finanziare le truppe e la campagna bellica di Hitler, già supportato strategicamente da Prescott Bush (USA).  Certo, la paura di pericolosi ricorsi storici è sempre dietro l'angolo, visto soprattutto il garbo con il quale l'Ue sta trattando i malcapitati popoli del Sud Europa, sempre più schiacciati da una vergognosa dittatura usurocratica spacciata per "crisi internazionale", che miete vittime come in una guerra.

     7 anni di trattative in fumo                                                                                      

    Per bocca del suo presidente, Viktor Yanukovich, dunque, dopo ben 7 anni di trattative il piano made in UE è saltato, e ciò sulla scia di un ripensamento che lo stesso Vladimir Putin (vedi giù, il video in allegato) ha salutato quasi come se si trattasse di un provvidenziale, storico, successo privato. Lo stop è equivalso ad una sorta di doccia gelata per Barroso, Van Rompuy e i potentati anglo-americani che dal '43 in poi hanno allungato la loro ombra (rossa) sulla colonia Europa.

     Doccia Gelata per Bruxelles – Il Summit di Vilnius del 29 Niovembre     

    Il passo falso decisivo e il contestuale congelamento dei negoziati si è materializzato – facendo storcere il naso all'élite di Bruxelles – lo scorso 29 Novembre 2013, in occasione del summit del Partenariato orientale dell’Unione europea di Vilnius. Ad incidere probabilmente anche l'atteggiamento di Ue e Usa nella gestione della questione mediorientale e della "crisi siriana". Il governo di Kiev, probabilmente anche su "consiglio"/invito del Cremlino (Vladimir Putin) ha giustificato il passo indietro adducendo motivazioni puramente economiche  e chiedendo di inserire nelle trattative anche la stessa Russia. Una cosa è certa: entrare sia pur solo economicamente nella zona del "non diritto" e della negazione delle libertà fondamentali e sovranità dei cittadini non è il massimo della vita… Non trovate? L'ipotesi ovviamente è stata scartata da Bruxelles, per ovvie ragioni: motivazioni geopolitiche (ancora una volta entra in gioco la questione siriana e del Medioriente) e motivazioni di concorrenza economica.

    Scontri a Kiev - Putin - Barroso - Gazprom

     Nabucco Vs South Stream                                                                                       

    Non dimentichiamo, infatti, che l'Europa (sotto l'ala "protettrice" di Washington) appoggia  il progetto "Nabucco" (gasdotto Usa) che è diretto concorrente di Gazprom (South Stream) celebre monopolista russo che soddisfa per oltre il 30% la domanda di gas nell'intera Europa. Ma ad incidere sono stati indubbiamente anche i "dispetti" reciproci ed indiretti tra Russia e Usa, riassumibili in almeno 4 punti: 1) il guadioso commento, dello scorso 28 giugno, del numero uno del colosso energetico russo, Alexei Miller, alla notizia che il consorzio Shah Deniz II aveva deciso di far confluire il gas azero verso l'Europa lungo il gasdotto Trans-Adriatico (Tap). "Il progetto Nabucco non esiste più (…) E' stato affossato": fu questo il suo sarcastico commento.

     La revisione degli accordi di libero scambio dei Paesi dell'Eurozona       

    2) La richiesta di revisione giunta da parte di Bruxelles (cioè da Washington…) verso la Serbia e alcuni Paesi dell'Eurozona – Austria, Ungheria, Bulgaria,  Grecia, Slovenia e Croazia – degli accordi sul libero passaggio dei tubi del gasdotto che dovrà portare il metano russo dalle sponde del Mar Nero in Europa bypassando il territorio ucraino. Ciò per presunte "violazioni degli accordi di libero scambio"; 3) L'apertura, da parte dell'Antitrust europeo – settembre 2012 – di una inchiesta per abuso di posizione dominante nel mercato del gas, sempre ai danni di Gazprom.

     La risposta di Gazprom a Bruxelles                                                                      

    Ma sentite la risposta di Gazprom: "E 'una pratica standard sostenere grandi investimenti transfrontalieri con accordi intergovernativi, al fine di garantire certezza del diritto e stabilita' per gli investitori. Noi non siamo tra i firmatari di tali accordi, ma il loro contenuto è stato pubblico per anni. Questo è il motivo per cui siamo sorpresi e delusi che la Commissione Ue stia esprimendo le sue preoccupazioni solo ora, a lavori di costruzione avviati".  Questo sfortunato tempismo è ancor meno comprensibile se si considera che a South Stream è stato concesso lo status di progetto di priorità nazionale in diversi Stati membri dell'Ue. La costruzione di South Stream, pertanto, procederà come previsto e nel pieno rispetto delle leggi locali e degli standard internazionali. Le restanti questioni regolamentari relative all'applicazione del diritto energetico dell'Ue possono essere chiarite parallelamente".

     La questione Timoschenko: "eroina" della "Rivoluzione Arancione"      

    4) Da non sottovalutare infine – anche se ci sembra solo uno strategico, propagandistico e pretestuoso risentimento – il caso della "prigionia ucraina" e dei presunti maltrattamenti ai danni dell’ex premier Timoschenko, eroina della controversa "Rivoluzione Arancione" sulla quale incombe sempre l'ombra (lo zampino) delle élite mondialiste e filo-atlantiste made in Usa.  Timoschenko che per  l'Occidente rappresenta evidentemente un'eroina, ma per gli antagonisti una sorta di spia, degna delle trame dei migliori film di James Bond

     Le obiezioni di Putin a Trieste                                                                                

    Per Bruxelles il mancato accordo avrebbe garantito la presenza di una zona di libero scambio "florida", ed avrebbe “europeizzato” (?) circa il 90% delle leggi ucraine, permettendo – dicono – un commercio molto più semplice, un mercato nuovo e la possibilità per i cittadini ucraini di circolare liberamente in Europa, senza visto. Una pacchia per lobby, multinazionali produttrici di OGM, ma anche malintenzionati e narcotrafficanti, ovviamente! In pratica una Schengen ancor più allargata con nuovi "clienti" cui piazzare beni e servizi e mercati da colonizzare ed assoggettare a sé. Ovviamente del parere del tutto opposto si è dichiarato Vladimir Putin, e lo ha dimostrato in tempi non sospetti anche nell'ultimo summit italiano di Trieste, durante l'inconttro con Enrico Letta. "Se l'Ucraina firma l'accordo di libero scambio con l'Ue, allora, non so se lo sapete, sarà obbligata entro due mesi dalla ratifica dell'intesa a ridurre i dazi doganali dell'85%. Ciò significa che se la Russia mantiene la sua zona di libero commercio con l'Ucraina le merci europee ariveranno direttamente attraverso il territorio ucraino sul nostro mercato". E con esse – aggiungiamo – tutto il devastante potenziale degli stessi cibi geneticamente modificati (OGM), ecc… Ancora una volta, come dar torto al custode del Cremlino?

    di Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    Ue-Ucraina – sì al libero scambio: verso

    una Schengen allargata

    Vincoli per l'Ucraina: Giustizia selettiva, elezioni

    imparziali e "riforme della giustizia"

    Intanto i diritti umani vengono calpestati 

    Ucraina - Verso il Libero Scambio con l'Ue

    Bruxelles, Kiev – “Sì” al libero scambio: questo è quanto stabilito nell’ultimo vertice bilaterale, tenuto a Bruxelles nei giorni scorsi, tra l’Unione europea e L’Ucraina. La firma definitiva che sancirà la concretezza dell’accordo arriverà, in teoria, a novembre 2013 ed i vincoli da rispettare sono stati dettati, ovviamente, dalla stessa Unione. Essi  riguardano principalmente la “giustizia selettiva”  tipica del governo di Kiev (che rimanda al caso di Yulia Timoschenko), garanzie di riforme della giustizia e di elezioni imparziali. Un accordo di associazione che in effetti favorirebbe a tutti gli effetti un processo di integrazione reale dell’Ucraina nell'Europa delle lobby. Il Paese, da sempre satellite della Russia, da parte sua si è detto ben disposto a "collaborare" al piano liberista, e per bocca del suo stesso presidente, Viktor Yanukovich.

     L'Europeizzazione dell'Ucraina 

    Collaborazione parziale però, in quanto sulla giustizia selettiva  (ed i maltrattamenti presunti di cui è rimasta vittima l’ex premier Timoschenko) l’attuale presidente ucraino pare non aver fatto riferimento. Qualora l’accordo di associazione andasse in porto garantirebbe la presenza di una zona di libero scambio globale ed approfondito, ed “europeizzerebbe” circa il 90% delle leggi ucraine, permettendo – dicono – un commercio molto più semplice, un mercato nuovo e la possibilità per i cittadini ucraini di circolare liberamente in Europa, senza visto. Una pacchia per lobby, malintenzionati e narcotrafficanti, ovviamente! In pratica una Schengen ancor più allargata. Ma intanto i diritti umani continuano ad essere calpestati e a passare in secondo piano rispetto a tutto il resto: avviare la possibilità di deleteri accordi commerciali di libero scambio con un paese che non ha rispettato (secondo diverse fonti) la vita umana e la donna, è un’arte tutta europea. D'altronde questo appare come lo scambio reciproco di polpette avvelenate: la neutralizzazione dell'economia delle Pmi ucraine (in favore delle grandi lobby continentali) da una parte, contro il "via libera"  e la potenziale libera circolazione (senza limiti) di nuovi personaggi senza scrupololi verso l'Europa. Proprio quello che ci serviva!

     Il Mercato e l'Anima 

    D'altrode quel che interessa ai garanti Bilderberg delle multinazionali è solo avere nuovi acquirenti, nuovi target di mercato da curare; nuovi "clienti" cui piazzare beni e servizi. L’importante – pertanto – è chiudere l’accordo di associazione, indipendentemente dal contesto sociale, economico ed umano. Ma si sa, del resto, l’Unione europea ha sempre le mani in pasta: non ha fiatato davanti alle stragi del Medio Oriente (anzi ha finito per decidere l'applicazione di inqui embarghi commerciali che stanno letteralmente distruggendo l'economia di paesi come Iran e Siria, tra l'indifferenza generale e malgrado l'assegnazione di un ridicolo "Premio Nobel per la Pace") e non ha proferito parola davanti all’indifferenza occidentale nei confronti della morte e della distruzione di intere popolazioni; ha venduto la sua anima cristiana alle banche ed alla tecnocrazia. Poteva fermarsi giusto adesso? No di sicuro!

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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