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  • Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Venerdì, Giugno 21st/ 2013
     

    – di C.Alessandro Mauceri –

    SIPRI, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito, Spagna , Italia, Afghanistan, Iraq, Libia, Lockheed Martin, Arabia Saudita, Joe Parker, consorzio Eurofighter, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Siria, New York Times, Financial Times, International Peace Research Institute di Stoccolma, Turchia, Obama, Ben Rhodes, Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, Massimiliano Latorre, Salvatore Girone, Finmeccanica, Giuseppe Orsi, Arackaparambil Kurien Antony, ministro della Difesa Agusta Westland, Guido Ralph Haschke, Shashindra Pal Tyagi, JulieTyagi, Docsa Tyagi e Sandeep Tyagi, Central Bureau of Investigations, Ratan Tata, Tata, Alessandro Mauceri, www.quieuropa.it 

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Traffico d'Armi, Bugie e Tangenti dietro tutto. Ecco 

    cosa hanno in comune una delle maggiori industrie

    metalmeccaniche europee e i due marò

    Il Destino dei Marò e le novità emerse dal Processo Finmeccanica

     

    di C. Alessandro Mauceri

    Caso Marò - Finmeccanica

      Il Mercato delle Guerre, non conosce crisi                                                       

    Roma – Che cosa hanno in comune i due marò italiani e una delle maggiori industrie metalmeccaniche europeeIn un mondo che soffre e si lamenta per una "cosiddetta" crisi economica indotta e globale che (fermo restando la truffa dell'Eurozona) forse non ha precedenti a memoria d’uomo, c’è un settore che pare essere sempre fiorente: quello degli armamenti. Eppure, nell’ultimo decennio del secolo scorso si era registrato un calo rilevante del settore. Calo che sarebbe stato causato, in massima parte, dalla riduzione delle forze della Nato dopo la fine della Guerra fredda. Ma le imprese del settore non si sono "arrese" (e del resto con tutte le armi di cui disponevano….). Così, grazie anche all’aiuto concesso volentieri da molti governanti, i Paesi più industrializzati di mezzo mondo (quelli in cui hanno sede le maggiori imprese produttrici di armi) hanno deciso o di fare guerra o di vendere i propri “prodotti” all’altra metà del mondoIn base  ai dati emersi da uno studio del SIPRI, tra i maggiori esportatori di armi nel periodo tra il 2008 e il 2012 ci sarebbero – guardacaso – gli Stati Uniti d’America che, casualmente, è il Paese che maggiormente, negli ultimi tre lustri, ha promosso guerre e “missioni di pace”, anche al di fuori dell’egida ONU e NATO; a seguire Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito, Spagna e Italia. In realtà, le scelte di marketing adottate dai vari Paesi sono state diverse. Nella maggior parte dei casi, i Paesi hanno deciso di “scambiarsi”armi e armamenti e di andare a combattere  guerre senza motivo e senza ragione in giro per il mondo (fermo restando ovviamente il piano per la costituzione del NWO). Questo ad esempio sarebbe ciò che è avvenuto tra gli Stati Uniti e alcuni Paesi Europei dove a fronte di acquisti, da parte degli americani, di armamenti da Italia, Francia, Svezia, Germania, Polonia e Spagna, gli Stati Uniti hanno potuto vendere, ad esempio, molti dei loro aerei da guerra, seppure poco funzionali (tanto che la  Francia ha sospeso l’ordinativo), a molti Paesi europei, Italia inclusa. Ovviamente queste armi sono state poi utilizzate dai Paesi più industrializzati nelle “missioni di pace” in Paesi come Afghanistan, Iraq, Libia e molti altri. Missioni di pace che sono servite anche per conquistare spazi economici per le maggiori industrie dei Paesi invasori. 

    F-15-Saint-Louis

      L'emblemnatico caso della Lockheed Martin e lo shopping arabo          

    In altri casi invece, e qui sta la sorpresa, i Paesi maggiori produttori di armi hanno fatto di più. Hanno deciso di vendere direttamente le armi che producevano le industrie presenti sul loro territorio a Paesi in guerra tra loro o, in altri casi, a entrambe le fazioni di uno stesso Paese. Oppure, hanno deciso di utilizzare il canale dei Paesi medio-orientali per venderle a chiunque avesse i soldi per comprarle. Così la Lockheed Martin, con il consenso del Pentagono, ha venduto 20 aerei C-130J  e 5 tanker KC-130J all’Arabia Saudita per un  valore di 6,7 miliardi di dollari (24.61 miliardi di dhiran sauditi) completi di ricambi e supporto (che senso ha vendere le armi se non alleghi dei tecnici che insegnino ad usarle?). A questi si aggiungono 9 lanciatori e 48 missili antimissile balistici THAAD. Joe Parker, direttore per l'export del consorzio Eurofighter, ha confermato anche le trattative in corso per l'acquisto di 60 aerei Eurofighter Typhoon da parte degli Emirati Arabi Uniti. E nel 2011, la vendita di armi come il Pilatus agli Emirati Arabi, ha consentito alla Svizzera di raggiungere livelli eccellenti tanto che gli Emirati Arabi Uniti hanno scavalcato la Germania nell’acquisizione di armi elvetiche. Complessivamente l’Arabia Saudita, nel periodo 2008-2012, è stato il 10° maggior importatore di armi e armamenti al mondo e si è accaparrata il 3% degli armamenti in vendita in tutto il globo. Un  risultato niente male se si pensa che i suoi abitanti sono solo 7 milioni… Anche con il Qatar gli scambi di armi sembrano essere stati fiorenti: 12 lanciatori dello stesso tipo  venduto all’Arabia Saudita con 150 missili per un valore complessivo di 7,6 miliardi di dollari. 24 elicotteri da guerra AH-64D Apache Longbow e 700 missili Hellfire e molto altro.  Ma a cosa potrebbero mai servire tutte queste armi a Paesi così piccoli (il Qatar non arriva a due milioni di abitanti)? Ovviamente per il commercio. Ma come sostenuto e provato da Qui Europa in dozzine di articoli, anche per portare avanti il Piano di un Nuovo Ordine Mondiale.  Anche con il Qatar gli scambi di armi sembrano essere stati fiorenti: 12 lanciatori dello stesso tipo venduto all’Arabia Saudita con 150 missili per un valore complessivo di 7,6 miliardi di dollari. 24 elicotteri da guerra AH-64D Apache Longbow e 700 missili Hellfire e molto altro.

    Obiettivo Siria

     Per fomentare guerre, ogni scusa è buona!                                                        

    Così mentre la Russia inviava '' avanzati missili da crociera antinave della tipologia Yakhont'' alla Siria (fonte New York Times), il Qatar a settembre scorso (dati Financial Times) ha deciso di sostenere i cosiddetti ribelli (mercenari) della provincia di Aleppo, contro il governo siriano, pagando loro uno “stipendio” mensile di 150 dollari. Inoltre, secondo l'International Peace Research Institute di Stoccolma (Sipri), il Qatar, tra aprile 2012 e marzo 2013, ha inviato in Turchia oltre 70 aerei militari cargo carichi di armi destinate ai  soliti "cosiddetti" ribelli. Sia il Qatar, con le armi comprate da Stati Uniti ed Europa, che gli stessi Stati Uniti d’America – come denunciato più volte dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – vendono armi ai "ribelli siriani". Lo ha confermato la stessa Casa Bianca sostenendo come il presidente Obama abbia preso questa decisione dopo che l’intelligence avrebbe raccolto le prove (per il vero come dimostrato in più sedi piuttosto fantasiose, per non dire assurde) sull’uso di armi chimiche (??) da parte del regime di Assad: Ben Rhodes, consulente di Obama per la sicurezza nazionale, ha confermato che secondo l’intelligence statunitense “il regime di Assad avrebbe usato diverse volte armi chimiche, in particolare il gas sarin, contro l’opposizione”. Dimenticando di dire – tuttavia – che, non solo a usare queste armi non convenzionali sarebbero stati i rivoltosi (mercenari) e non l’esercito, ma che, in un momento in cui sono state avviate trattative per porre fine agli scontri, fomentare le fazioni con simili affermazioni e armarle fino ai denti non aiuta certo il processo di pace. Sembra quasi di rivedere le scene viste in Iraq. E così mentre l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, rivelava che dall’inizio del conflitto siriano i morti sarebbero più di 93mila, di cui 6.500 bambini, gli Stati Uniti d’America e gli altri Paesi partners, sia direttamente che indirettamente fornendo armamenti a Paesi terzi che poi li rivendono a entrambe le fazioni in conflitto, aizzavano la guerra.

    USA, il Gendarme del Mondo

     Il Triste Ruolo dell'Italia – Terzo produttore al Mondo di armi leggere   

    E che ruolo ha l’Italia in tutto questo? L’Italia è il terzo esportatore mondiale di armi leggere. L’industria nazionale del settore, pur considerando le stime incomplete (vedremo in seguito perché) e la concorrenza russa e cinese, non perde posti nella classifica delle vendite e rimane uno dei maggiori produttori. Aiutata in questo dal fatto che la  vendita di pistole, fucili, munizioni ed esplosivi sono quasi sparite dalla Relazione sul commercio di armamenti che il Governo italiano è tenuto a presentare ogni anno al Parlamento. Le esportazioni di questi strumenti di morte sono classificate per la stragrande maggioranza sotto la voce "armi civili", vale a dire armi comuni da sparo, da caccia o da tiro sportivo. Così pure gli esplosivi, che sarebbero esportati ufficialmente "per uso industriale". Così non viene esercitato alcun controllo governativo su tali trasferimenti, né è monitorato l’utilizzo di questo materiale una volta che ha lasciato l’Italia! E chi ci sono tra i maggiori clienti e importatori di armi italiane? Ovvio, Paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. Il Medio Oriente, insieme al Sud-Est asiatico, sono le regioni che trainano la domanda internazionale di armamenti.

    Marò e Bugie

     Tra un'arma e una tangente… Rispunta la pista Marò                                   

    I nomi di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sembrano essere ormai caduti nel dimenticatoio mediatico. Ma sebbene non se ne parli, pare che la vicenda si sia complicata, se possibile, ancora di più dopo che al processo per tangenti di Busto Arsizio all’ex presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, è stata richiesto da parte della difesa di sentire come testimone Arackaparambil Kurien Antony, ministro della Difesa indiano da otto anni. Oltre ad aver seguito tutta la trafila della commessa dei 12 elicotteri di Agusta Westland (del gruppo Finmeccanica), il ministro, infatti, è considerato uno tra i maggiori oppositori alla liberazione dei nostri marò, colui il quale dopo il ritorno in India dei marò si vantò del risultato ottenuto "grazie alla linea dura" della Corte Suprema e del governo indiano. La stessa persona che, secondo i legali dell’ex amministatore delegato di Agusta (indagato con l’ex ad e presidente di Finmeccanica per corruzione internazionale e frode fiscale), conoscerebbe a fondo i dettagli della gara d’appalto per gli elicotteri AW 101 del 2006, da cui sarebbe scaturita poi la tangente da 50 milioni di EuroLa risposta è stata la decisione da parte del governo indiano di costituirsi parte civile nel processo insieme all’Agenzia delle entrate indiana e la richiesta di un risarcimento da circa 8 milioni di Euro per i danni d’immagine che la vicenda ha procurato. Non solo, ma in questo modo i legali del ministro hanno potuto aver accesso agli atti del processo (che sono ancora esistenti e non distrutti come hanno fatto in India con le prove del processo ai due marò) che contengono, tra l’altro, quanto trovato tra i documenti di Guido Ralph Haschke, l’intermediario svizzero che trattò la commessa per i 12 elicotteri. Incluse le prove a carico dell’ex capo dell’aviazione Shashindra Pal Tyagi e dei suoi cugini, JulieTyagi, Docsa Tyagi e Sandeep Tyagi, tutti coinvolti nell’affare di vendita illegale di armi e armamenti. La vicenda si è quindi allargata a macchia d’olio. La difesa degli accusati italiani infatti ha richiesto di aver accesso all’interrogatorio di Tyagi e dei cugini di fronte il Central Bureau of Investigations, il servizio segreto indiano. Non solo, ma ha citato come testimone  anche Ratan Tata, amministratore delegato del gruppo Tata, leader del mercato automobilistico mondiale.

    Dimissioni Terzi e Verità Nascoste sul Caso Marò

      Il Destino incertissimo dei Marò                                                                           

    Nel marzo del 2013, quando i due militari tornarono in Italia in congedo per Pasqua, anche noi scrivemmo degli articoli in cui denunciavamo che, con tutta probabilità, il motivo per cui i nostri marò erano ancora trattenuti in India nonostante le promesse (al vento) dei diplomatici e dei politici italiani, erano ben altre che quelle contenute nei loro capi d’accusa. Già allora riferimmo di interferenze tra le vicende dei marò e imprese coinvolte nella vendita di armamenti. E dopo che a un ministro indiano è stato chiesto di testimoniare al processo Finmeccanica (riconoscendosi colpevole) temo che la situazione per i nostri marò bloccati in India possa solo peggiorare.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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      Articoli in allegato                                                                                                                      

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze […]

    G8: Libero Scambio Usa-Ue, Bomba Ecologica OGM e Questione Siriana al Centro

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    Mercoledì, Giugno 19th/2013 – di S. Perrone e S. Basile –  Belfast, Regno Unito, Irlanda del Nord, Unione europea, Russia, Stati Uniti, Giappone, G8, Nuovo Ordine Mondiale, Accordo di Libero Scambio Usa-Ue, Barack Obama, Vladimir Putin, Enrico Letta, Manuel Barroso, Commissione europea, Ue, Titanic, Europa, OGM, Georgia Guidestone, Gaia    G8: Libero Scambio Usa-Ue, Bomba Ecologica […]

    Lo Strano Shopping di Riyad: 84 Cacciabombardieri USA al Sultanato Saudita

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    Giovedì, Maggio 16th/ 2013   – S.P. Redazione Qui Europa –  Siria, Arabia Saudita, Sultanato, Usa, Riyad, Washington, Sait Louis, Cacciabombardieri, F-15, bombe a grappolo, Mohammad bin Abdullah al-Ayesh, Sharia, Casa Bianca, Risiko  84 Cacciabombardieri USA al Sultanato Saudita  Strano shopping del Grande Alleato Mediorientale di Washington  Intanto i media occidentali censurano le veementi proteste interne […]

    Siria – Bugie e Strategie USA-NATO-UK-Israele e Nuovo Ordine Mondiale

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    Mercoledì, Maggio 15th/ 2013   – Paul Joseph Watson (Propaganda Matrix)  e Redazione Qui Europa –  Siria,Paul Joseph Watson, propaganda Matrix, Aleppo, Damasco, Qui Europa, Ribelli, ELS, Usa, Robert Ford, Confine con la Turchia, Dipartimento di Stato Americano, Washington, Selim Idriss, Paul Joseph Watson, Abdel Jabbar al-Okaidi, Marco Palombo, Digiuno del Pacifista romano, Bugie dei […]

    Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman

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    Siria – Le Reazioni dei Russi e gli equilibri internazionali, aspettando Ginevra

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    Mercoledì, Giugno 19th/ 2013   – di  Massimo Palombo, Sibialiria e Redazione Qui Europa  Siria, Damasco, Qui Europa, Ribelli, ELS, Usa, Washington, combattenti islamici, Usa, Bashar Al Assad, Conferenza di Ginevra, No Fly Zone, Blocco Antiguerra Ue, Iran, Turchia, Libano  Siria – Cronaca della Settimana in attesa di Ginevra Le Reazioni dei Russi e gli […]

  • Turchia, La Rivoluzione va avanti. Il popolo chiede le dimissioni di Erdogan. Morti e oltre 6000 feriti

    Turchia, La Rivoluzione va avanti. Il popolo chiede le dimissioni di Erdogan. Morti e oltre 6000 feriti

    Mercoledì, Giugno 12nd/ 2013

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Europa, Unione Europea, Medioriente, Turchia, Ankara, Istanbul, Proteste, Violenze, Forze dell'ordine, Governo Turco, Autoritarismo, Deriva islamista, Nuovo Ordine Mondiale, Silenzio mediatico, Arresti, Erdogan 

    Turchia: tra mezze verità e bugie

    Proteste punite con  violenze e soprusi da parte

    delle forze dell'ordine

    Il premier Erdogan non fa marcia indietro. 6000 feriti.

    Arrestati intellettuali e avvocati. Minacce e censure per

    i blogger e gli attivisti dei social network

     

    di Maria Laura Barbuto

    Scontri in Turchia - Morti e Feriti

     Infuria Ancora la Rivoluzione Turca – Oltre 6000 feriti                               

    Ankara, Istanbul – L’effetto domino della guerra e delle rivolte da oltre una settimana ormai ha varcato anche i confini della Turchia: dall’inizio delle proteste si contano morti e feriti. Questi ultimi circa 6000. L’idea della distruzione e della morte sta contagiando  l’intera area del Medioriente  e, questa volta, si è spinta anche più a Nord, lì oltre il confine siriano in città come Ankara ed Istanbul , cuori pulsanti delle proteste avviate contro il Governo di Recep Tyyip Erdogan, accusato di autoritarismo e di una deriva islamista e filo-USA-NATO del paese.  Ad una prima analisi tutto ciò appare chiaro e, nella mentalità comune, ognuno di noi sarebbe portato a sostenere, quanto meno nell’ideologia, la popolazione turca vittima di soprusi e violenze. Ma quanto c’è di vero dietro questa situazione drammatica? A sentire molti media di regime quasi nulla!

     Parlano solo del taglio degli alberi a Gezi Park                                                

    Si continua a parlare solo ed esclusivamente del "taglio degli alberi a Gezi Park". Nulla di più falso! La concentrazione dei media nel veicolare informazioni falsate, ambigue e di parte è una tendenza ormai nota. Fatto sta che le strategie Usa e Nato (dell'Occidente in primis e dell’Unione Europea in seconda battuta) sembrano profondamente correlate a quanto avviene oggi in Turchia. Le responsabilità di quanto sta accadendo in tutto il mondo sono da ricercare, infatti, in un operato aberrante delle cosiddette potenze industrializzate e civilizzate che hanno la pretesa di dettare legge in paesi stranieri attraverso un assolutismo di potere finanziario con  l’obiettivo esclusivo di sorvegliare l’intero pianeta. Ultima vittima di questo sistema creato ad hoc è stata, appunto, la Turchia.

     Arresti, Torture, Minacce e Censura                                                                   

    Tante le testimonianze dirette di alcuni insorti, costretti a subire violenze ed angherie da parte delle forze dell’ordine locali mobilitate per contenere i disastri della rivolta. “Mi trovavo a Besiktas, intorno alle 9 di sera, non facevo nulla – racconta un giovane studente dell’Università del Bosforo di nome Erkan – Per me è cominciato l’inferno: i poliziotti mi hanno afferrato e mi hanno picchiato, così, senza alcun motivo. Mi hanno portato dietro un bus ed hanno infierito ancora su di me perché lì dietro non c’era alcuna telecamera. Minacciavano di violentare una ragazza della quale ho sentito la voce ed insieme ad altri ragazzi arrestati ci costringevano a gridare "Amo la Polizia, amo il mio Paese". Poi ci hanno accompagnato in commissariato e, solo lì, hanno cominciato a rivolgersi a noi in modo educato”. Ma tra le ultime notizia giunte in redazione dalla Turchia, sicuramente tra gli atti più deplorevoli sicuramente quelle relative agli arresti di intellettuali ed avvovìcati; nonché le minacce volte dal governo verso bloggers e attivisti dei vari social network. Tra le spine nel fianco più temute dal regime.

     I Manifestanti continuano a chiedere le dimissioni di Erdogan                 

    Questo è l’inferno che, ogni giorno, migliaia e migliaia di innocenti sono costretti ad affrontare per “scontare” la propria innocenza ed il fatto di essere nati in questi posti e tutto avviene nel costante silenzio, ormai troppo comune e diffuso, di tutti i media internazionali che, sempre più spesso, regalano verità di parte. In piazza, i manifestanti continuano a chiedere le dimissioni immediate di Erdogan il quale, a sua volta, non sembra disposto a cedere ed intensifica il pugno di ferro da parte del proprio governo.  “Possiamo essere contestati solo dal popolo turco – ha dichiarato il capo del governo – e non da questi gruppi marginali di estremisti. E possiamo essere contestati solo nelle urne”. Ma a monte di tutto ciò c’è un malcontento popolare dovuto soprattutto all’apertura neo-liberista a cui il Governo di Erdogan ha dato vita negli ultimi anni a seguito della politica basata sulle  numerose privatizzazioni avviate nel paese, che hanno creato nuove ed evidenti disuguaglianze sociali. E questo, di certo, non merita il silenzio; al contrario, bisogna dare voce a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi e tutti dobbiamo essere capaci di guardare al di là dei nostri orizzonti o di quelli che ci propongono e ci impongono per una presa di posizione che fa parte di un gioco e di un intreccio internazionale. C’è in gioco la vita di migliaia di persone, c’è in gioco la nostra libertà, la nostra società. Domani potremmo cadere anche noi nel tranello organizzato a puntino dai potenti di tutto il mondo: non rendiamoci prede facili e vittime sacrificali di carnefici senza scrupolo ma ribelliamoci diffondendo la verità… quella VERA!

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Video e Articoli Allegati – Approfondimenti                                                                              

    Rivoluzione Turca – Ecco cosa c’è dietro

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    Mercoledì, Giugno 5th/ 2013 – L'Inchiesta di Sergio Basile e Angelo Iervolino  – Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Ankara, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare, Amnesty International, Piazza Taksim, Taksim Gezi Park, Mustafa Kemal Ataturk, Inonu Park, Islamizzazione della Turchia, Ismat Inonu, morti e feriti, […]

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

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    Mertedì, Giugno 4th/ 2013 – di Angelo Iervolino e Sergio Basile – Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare in Turchia, Silenzio dei media di regime italiani, Imperialismo Usa-Nato, Angelo Iervolino, Qui Europa  La Rivoluzione del Popolo Turco contro […]

    Il Caso Siria e le pressioni dell’Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale

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    Martedì,  Novembre 13th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto –  Siria e Turchia: Guerra e Persecuzioni / Il Caso Siria e le pressioni dell'Imperatore Ottomano, Erdogan, per la Guerra coloniale / Esteri / Siria / Turchia / Israele / Europa / Unione Europea / Guerra / Occidente / Economia / Regime / Ribelli / Armi / […]

    Turchia – contro la Siria, anche atti di Pirateria Aerea – All’Ue un incredibile ed immeritato Nobel per la Pace

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    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012 – di Sergio Basile –  Esteri / Italia / Unione europea / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Controllo del territorio / Russia / Erdogan / Ankara / Damasco / Vladimir Putin / Coinvolgimento di Mosca […]

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Tony Cartalucci –  Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / […]

    Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman

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    Giovedì, Maggio 23rd/2013 – di Ulisse Scintu – Europa, Qui Europa, Unione Europea, Costituzione, Corte costituzionale, Ulisse Scintu, Stati Uniti D'America, high frequency trading, H.F.T., EHMS, economic hitman, corporatocrazia, strategia egemonica imperialista, EHEM, EHM, Otpor, NWO    Corporatocrazia Made in Usa – L'Altra Faccia del Nuovo Ordine Mondiale Utilizzo dell’High Frequency Trading e degli EHMs quali strumenti di accelerazione della strategia […]

    Siria: La Guerra delle Falsità Occidentali e dell’Indifferenza – Muoviamoci!

    Siria: La Guerra delle Falsità Occidentali e dell’Indifferenza – Muoviamoci!

    Venerdì,  Aprile 12nd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Esteri, Siria, Aleppo, Guerra Civile, Bambini soldato, Persecuzioni, il volto della guerra, Povertà, Morte, Distruzion, Caritas Siria, Agenzia vaticana Fides, Cristiani perseguitati, Monsignor Antoine Audo  Aleppo: Bambini Soldato e Cristiani in Fuga. Una città sfigurata La denuncia straziante del vescovo della città: "Qui si muore di […]

  • Rivoluzione Turca – Ecco cosa c’è dietro

    Rivoluzione Turca – Ecco cosa c’è dietro

    Mercoledì, Giugno 5th/ 2013

    – L'Inchiesta di Sergio Basile e Angelo Iervolino  

    Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Ankara, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare, Amnesty International, Piazza Taksim, Taksim Gezi Park, Mustafa Kemal Ataturk, Inonu Park, Islamizzazione della Turchia, Ismat Inonu, morti e feriti, spray urticanti, idranti, lacrimogeni, 

    Rivoluzione Turca – Ecco cosa c'è dietro 

    La deriva integralista-islamica e sionista 

    del Governo Erdogan e la folle strategia 

    contro la pacifica Siria per compiacere

    l'imperialismo Usa-Nato

    Altro che centro commerciale nel Taksim Gezi Park!

    In atto una iper-islamizzazione del Paese

     
    L'Inchiesta di Sergio Basile e Angelo Iervolino 
     
    La Deriva Turca - Morti e Repressione - Governo Erdogan
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Turchia – Quello che i media italiani non dicono                                           
     

    Istanbul, Ankara – In queste ore (come raccontato ieri da "Qui Europa" nello speciale con una ricca ed inoppugnabile documentazione di foto e video – vedi allegato) la Turchia è scossa da una furiosa rivoluzione, stanca di un regime opprimente ed asfissiante. La stragrande maggioranza dei media occidentali (e praticamente tutti i media italiani di bandiera) stanno ignorando strategicamente i fatti di Ankara, Istanbul e del resto del Paese. Perchè? Altri hanno ingenerosamente e subdolamente strumentalizzato la protesta parlando di premier fascista e di rinascita del comunismo, o di "protesta comunista". Beh, non è proprio così… Anzi, per nulla! La questione è molto più complessa, subdola e profonda e richiede un doveroso approfondimento. I fatti di Istanbul infatti riguardano l'Italia e le sue alleanze più di quanto possiate immaginare. Per capire bisogna leggere i fatti politici che hanno travolto la Turchia targata Erdogan negli ultimi due anni, ed in particolare il repentino precipitare della questione siriana, che i signori della guerra (tra i quali anche il premier turco Erdogan e gli ultimi governi italiani, a quanto pare… ) vorrebbero traghettare verso i bassifondi di una guerra. probabilmente di una Terza Guerra Mondiale. Di una bestiale guerra contro un popolo ed un governo sovrano e pacifico: quello di Damasco e della vicina Siria. Ma c'è di più. Vediamo, ricostruendo brevemente gli ultimi fatti.

    Rivoluzione Turca - l'Imbarazzante e Vergognosa silenzio dei Media Italiani

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Deriva integralista filo-islamica e filo-sionista                            

    l premier turco Erdogan in queste ore è in viaggio nei paesi del Maghreb mentre in patria infuriano le proteste contro la svolta filo-islamica e filo-sionista del suo governo, coinvolto in prima persona per l'instaurazione di un disumano e liberticida New World Order in Medioriente. Un nuovo equilibrio incentrato sulla condivisione – no accettata dal popolo turco – dei valori più estremisti di un radicalismo-islamico intriso di satanismo (e le macabre, continue e spietate esecuzioni documentate da "Qui Europa" degli ultimi tempi, non lasciano davvero nessun dubbio in merito. Chi ha occhi per vedere, veda!). Integralismo che prorpio in queste ore continua a mostrare il proprio vero volto in Siria. Oggi, alla luce di ciò, l'esecutivo turco comincia a scricchiolare, sotto i colpi di una protesta apparentemente nata in opposizione alla costruzione di un centro commerciale nel parco sito a fianco della centralissima Taksim Square (vedi foto sotto).

    Taksim Gezi Park - Erdogan's Project

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Taksim Gezi Park e non solo – Ecco cosa c'è dietro                                        

    Infatti, la motivazione ufficiale fornita da alcuni organi di stampa turchi parla di proteste nate per impedire la distruzione di uno dei parchi più importanti della città, il Taksim Gezi park, per fare posto – almeno secondo alcune indiscrezioni trapelate dalla TV di stato turca – ad una caserma militare e/o ad un centro commerciale. Ma la motivazione che avrebbe acceso la miccia della protesta sarebbe un'altra: il parco di piazza Taksim (che oggi spita circa 600 alberi in una delle aree verdi storiche più antiche e belle della città di Istanbul, la più grande della Turchia) secondo il progetto di Erdogan (o "il Sultano", come ribattezzato recentemente) sarebbe stato destinato alla costruzione di una gigantesca moschea, in un progetto di iper-islamizzazione del Paese, che risponde pienamente alle strategie seguite con il Medioriente e la stessa Siria. Come dimenticare le ingerenze governative di Ankara contro Damasco e Mosca? (vedi articoli in allegato per approfondimenti). Per la cronaca ricordiamo che il parco, costruito sulla base del piano dell’architetto francese Henri Prost, è stato aperto al pubblico per la prima volta nel 1943 con il nome di Inonu park, in onore del secondo presidente turco Ismet Inonu: guida del Paese dal 1938 al 1950. Il Gezi park – posto a fianco di piazza Taksim – nel distretto di Beyoglu fu edificato dal padre della Repubblica e primo presidente, Mustafa Kemal Ataturk. Un'istituzione che sfiora il sacro in Turchia. Il Grande Padre della Nazione, per intenderci! Quello di Erdogan rappresenta quindi un gravissimo affronto contro il cuore delle tradizioni turche e della sua stessa storia. Inoltre nel corso degli anni l'estensione del parco fu ridotta più volte per fare spazio a diverse strutture alberghiere. Cosa già mal tollerata dall'intera cittadinanza di Istanbul, – e dell'intera Nazione – che ha da sempre mantenuto alta la guardia.

    Turkey Insurrection - Freedom

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Crepe nel Governo Erdogan – Le scuse ufficiali del Vice-Premier            

    Ciò spiega perchè alcuni esponenti del governo Erdogan non serabbero d’accordo con la scelta repressiva del primo ministro. A renderlo noto lo stesso vicepremier Arinc, in un intervento concordato, ma comunque forte, nel quale il politico ha fatto un deciso passo indietro, chiedendo scusa alla popolazione per l’uso eccessivo della forza e per i 3 morti e le migliaia di feriti, anche gravi. “A nome del governo – ha dichiarato nelle scorse ore Arinc – posso dire che l’uso della forza contro persone che inizialmente hanno protestato per motivi ecologisti è stato certamente sbagliato. Chiedo dunque scusa ai cittadini. Lo dico liberamente". Senza dubbio parole inusuali ed emblematiche nella storia politica turca. Per molti ciò rappresenta il segnale di una crepa nel monolitico sostegno al premier Erdogan e negli equilibri di palazzo. Ma di certo i Turchi non si accontenteranno si semplici e strategiche scuse. C'è da giurarci…

    La Deriva Turca - Morti e Repressione - Governo Erdogan

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Una Calma precaria – Nazione scossa per Abdullah e gli altri martiri…   

    Stamane a Istanbul ed in tutto il Paese è tornata una calma precaria segnata – tra l'altro – dallo sciopero (strategico?) dei dipendenti pubblici e di molti mezzi pubblici. Scioperi di 48 ore anche per i sindacati del pubblico impiego. Ma il Paese – malgrado la calma da fuoco sotto cenere che si respira per le strade – è ancora profondamente scosso per la morte di tre dei suoi figli, diventati loro malgrado eroi involontari e simbolo di questa protesta. Anzi di questa rivoluzione! Tre – dicevamo – sono state le vittime delle proteste antigovernative: un manifestante di 22 anni, membro di un partito dell’opposizione, è deceduto per delle ferite alla testa nella provincia di Hatay. Secondo i testimoni, è stato ucciso da un proiettile. Circostanza negata dagli inquirenti. Lunedì, un altro manifestante aveva perso la vita a Istanbul. Per un terzo giovane, raggiunto da un colpo di pistola ad Ankara, è stata dichiarata la morte cerebrale. 

    Scontri e Morti in Turchia - Turkey Revolution

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Ultimo post di Abdullah                                                                                        

    Tra di essi il giovanissimo Abdullah Comert (Vedi foto sopra e video in allegato). Il suo ultimo post su facebook recitava così: "I slept 5 hours in 3 days. I have been exposed to tear gas countless times and had 3 near death experiences. They say, "Give up, you can't save the country". I say, "Yes, we will and we'll die if we have to". (I'm so exhausted, in 3 days I drank 7 energy drink and 9 painkiller pills. I have a hoarse voice but I will be in the square at 6, just in time for revolution)". Ho dormito 5 ore in 3 giorni. Sono stato esposto a gas lacrimogeni innumerevoli volte e ha avuto tre esperienze di premorte. Essi dicono: "rinunciate! Non è possibile salvare il Paese". Io dico: "Sì, lo faremo e moriremo se dobbiamo". (Sono così esausto, in 3 giorni ho bevuto 7 energy drink e 9 pillole di antidolorifico. Ho una voce rauca ma sarò in piazza alle 6, giusto in tempo per la rivoluzione) ". Mentre scriviamo un brivido ci assale e ci sconvolge. Ma perchè – ci chiediamo – questa pazzia ci chiediamo? Perchè destabilizzare dei popoli, delle nazioni. Perchè fomentare guerre contro stati sovrani e pacifici. Perchè odiare il prossimo? A chi potrà mai giovare la realizzazione di progetti tanto oscuri? 

    Morti e Feriti in Turchia - Rivoluzione contro Erdogan

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Maltrattamenti e abusi – Quello che i media italiani non dicono              

    Frattanto, l'ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, negli ultimi tre giorni è stato letteralmente trasformato in un pronto soccorso. Secondo una dichiarazione rilasciata all'ANSA nelle ultime ore dal portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. "molti sono stati i maltrattamenti e gli abusi della polizia nei confronti degli arrestati. I manifestanti fermati – continua Noury – sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici (…) inoltre lacrimogeni sono stati lanciati anche all'ingresso degli ospedali" e la polizia ha arrestato feriti che necessitavano di cure". Pazzesco amici lettori!

    Scontri in Turchia - Morti e Feriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'esplosione degli scontri – Assaliti anche giornalisti e fotografi              

    Le proteste – ricordiamo – si erano intensificate nella giornata di venerdì 31 maggio dopo che la polizia aveva ricevuto l'ordine dal governo di usare la forza per sgomberare le tende dei manifestanti: atti di dissenso per la maggior parte pacifici, e assolutamente non-violenti, come invece vorrebbero smentire molte fonti governative. Ma una volta innescata la miccia, si sa, è impossibile prevedere e prevenire azioni violente e di difesa. Il "la" è stato dunque dato dalle stesse forze dell'ordine che al fine di costringere i manifestanti ad abbandonare il parco (vedi video in allegato postati nell'articolo di ieri 4 Giugno 2013) anche attraverso l’utilizzo di idranti, lacrimogeni e spray al peperoncino e urticanti. Tra i feriti anche giornalisti, fotografi e due deputati dell’opposizione al governo guidato da Erdogan. Come detto, dopo le prime notizie arrivate da Istanbul, cortei di solidarietà si sono sviluppati a macchia d'olio in tutto il Paese. Tra i motivi della protesta anche l'atteggiamento di Ergogan tenuto nei confronti della vicina Siria, divenuta improvvisamente terra di conquista, e la Turchia di Erdogan sembra essere diventata la prima complice dell'imperialismo Usa-Nato. Questo la popolazione lo ha capito fin troppo bene, e – come detto – non ci sta.

    Scontri e Morti in Turchia - Turkey Revolution

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Media Italiani e scomode verità da occultare                               

    La totalità dei media di regime italiani – dicevamo in apertura – ha censurato – ovviamente… – la notizia. Troppo scomoda per l'attuale dittatura Bilderberg e Made in Usa. Un'altra parte di media – ribadiamo – ha parlato esclusivamente di protesta per il parco adiacente a Piazza Taksim (Gezi Park) che Erdogan vorrebbe smantellare in virtù – si è detto – di un centro commerciale… ma le notizie che ci giungono nell'ultim'ora da Istanbul – è bene ricordarlo ancora una volta – fanno cenno all'opposizione della popolazione turca alla costruzione di una mega moschea che Erdogan vorrebbe edificare al posto del Parco, ed all'alleanza con la Lega Araba, l'integralismo islamico e le forze Usa-Nato per distruggere la Siria, ora che anche l'ONU sembra aver trovato le prove (ridicole) delle presunte armi chimiche usate da Assad contro un popolo che lo ama e che l'ha sempre amato…. Non ci sono davvero parole. Non ci resta che gridare: Forza Turchia! Forza Siria! Liberta!

    Sergio Basile, Angelo Iervolino  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Qui Europa – I FAMILIARI DI ABDULLAH apprendono la notizia della morte del giovane… La repressione del Governo Filo-Sionista e filo-integralista islamico Erdogan… ha causato 3 vittime… http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=AnK0cQtJt1M
    Qui Europa – I CRIMINI DI ERDOGAN CHE RAIFININVEST ECC… FINGONO DI NON VEDERE… ECCO LA DEMOCRAZIA DEL GOVERNO ERDOGAN, GRANDE ALLEATO USA…https://www.facebook.com/photo.php?v=546806192054026&set=vb.217514361649879&type=2&theater

     

    1. Qui Europa – L'ORGOGLIO DELA POPOLO TURCO, STANCO DI SUBIRE PASSIVAMENTE GUERRE CONTRO POPOLI SOVRANI (VEDI SIRIA E MEDIORIENTE)… STANCO DELL'IMPERIALISMO USA-NATO CHE STA ANNIENTANDO I POPOLI – ANCHE SE LA TV DI REGIME IN ITALIA NON DICE NULLA 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la flebile risposta della Commissione Ue

    Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la flebile risposta della Commissione Ue

    Giovedì, Maggio 30th/2013

    – Comunicato Stampa di Mario Borghezio –

      Risposta  della Commissione Ue a Interrogazione Parlamentare

       Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa" 

    Commissione europea, Bruxelles, Parlamento Europeo, Mario Borghezio, Comunicato Stampa, Commissario all'Allargamento, Stefan Fule, Cipro, Turchia, Erdogan, Taner Yildiz, Nicosia, Ankara, Governo turco, Gas, Trivellazioni nel Mediterraneo 

     

    Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la

    flebile risposta della Commissione Ue

    Il Commissario Ue per l'Allargamento risponde

    all'interrogazione scritta di Borghezio

     

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio

    Risposta scritta della Commissione Ue – Caso ENI/Cipro/Turchia

    Ingerenze Turchia a Cipro - Caso ENI - Commissione europea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Rassicurazione scritta della Commissione europea                                 

    Bruxelles, Roma – Rispondendo stamane ad una interrogazione dell'Europarlamentare Mario Borghezio, il Commissario Stefan Füle (Commissario Ue per l'Allargamento e le politiche di Vicinato) ha rassicurato che "sta seguendo il caso" segnalato. Borghezio rilevava che "il ministro dell'Energia Taner Yildiz ha annunciato che il governo turco ha deciso di sospendere i progetti avviati con l'Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali", sottolineando, inoltre che "a gennaio l'Eni aveva annunciato la firma di un accordo con il governo di Nicosia per l'esplorazione e lo sfruttamento di tre zone del giacimento di gas al largo delle coste dell'isola, in consorzio con il gruppo coreano Kogas, e la Turchia contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell'isola.

     La Minaccia e la Diffida di Ankara a Nicosia                                                           

    Inoltre, Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota e ha diffidato il governo cipriota negli ultimi giorni dall'usare le riserve di gas quale garanzia per superare l'attuale crisi finanziaria".

     Ingerenze Turche – La flebile Ammonizione del Commissario Füle              

    Il Commissario Füle in risposta ha ribadito che "gli Stati membri hanno la facoltà di stipulare accordi bilaterali e di esplorare e sfruttare le loro risorse naturali in conformità del diritto dell'UE e internazionale". Inoltre ammonisce la Turchia a "impegnarsi in maniera inequivocabile a intrattenere rapporti di buon vicinato nonché a risolvere pacificamente le controversie nel rispetto del diritto internazionale", concludendo infine con l'assicurazione che "la Commissione affronterà il problema, se del caso, con le autorità turche". La risposta della Commissione segue ad una interrogazione scritta dell'eurodeputato Borghezio – datata Giovedì 28 Marzo 2013 – che riportiamo di seguito, preceduta da una ricostruzione dei fatti.

    Risposta della Commissione europea - ENI, Turchia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Interrogazione Scritta di Mario Borghezio alla Commissione Ue             

    Bruxelles, Ankara, Nicosia – Interrogazione alla Commissione europea / Esteri – "L'intervento gravissimo della Turchia, in funzione anti-Cipro, costituisce, secondo un atto inconcepibile, a danno di due Pesi membri, da parte di un Paese che bussa alla porta dell'Europa. Stamane ho fatto presente alla Commissione Barroso – chiedendo sollecito intervento – il fatto che ministro dell'Energia Taner Yildiz ha annunciato che il governo turco ha deciso di sospendere i progetti avviati con l'Eni a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali".

     ENI – A rischio l'Accordo Italia-Cipro per Illegittime Ingerenze Turchia    

    A gennaio l'Eni aveva annunciato la firma di un accordo con il governo di Nicosia per l'esplorazione e lo sfruttamento di tre zone del giacimento di gas al largo delle coste dell'isola in consorzio con il gruppo coreano Kogas e la Turchia contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell'isola. Inoltre, Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota e ha diffidato il governo cipriota negli ultimi giorni dall'usare le riserve di gas quale garanzia per superare l'attuale crisi finanziaria".

     Il Quesito alla Commissione europea                                                                       

    "Pertanto stamane, Giovedì 28 Marzo, ho chiesto ufficialmente alla Commissione Europa– su interrogazione – quanto segue: "Come valuta la Commissione Europea questo atteggiamento della Turchia, anche in relazione ai gravi danni che può arrecare all'economia di due Paesi Membri – Cipro e Italia – e quali iniziative intende intraprendere in merito?". Attendo sollecita risposta".

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio – Eurodeputato  Parlamento Europeo, Bruxelles

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    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013  – Qui Europa, Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" –     Comunicato Stampa di Mario Borghezio, Eurodeputato – Interrogazione alla Commissione Europea, Esteri  – Parlamento europeo, Interrogazione parlamentare, Interrogazione alla Commissione europea, Mario Borghezio, Esteri, Cipro, Turchia, Ingerenze del Gonerno di Ankara, Ankara, Nicosia, Taner Yldiz, Ministro dell'Energia Turco, Sospensione […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / Gabbia del Debito […]

  • Speciale Siria

    Speciale Siria

    Mercoledì, Aprile 24th/2013

     Speciale Siria, di Pierangela Zanzottera e Sergio Basile 

     Siria, Damasco, cristianesimo, ebrei, musulmani, America, Israele, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, cristiano, Vescovi rapiti, Ansa, Zenit.org, Lakhdar Brahimi, Aleppo, Moschea di Al-Hassan, Sibialiria, Brigate Farouk, Pierangela Zanzottera, Bande estremiste di Homs, Al-Zahra, Al-Arman, Mulham Masoud, Lattakia, L'Europa sta a guardare, Crudeltà che supera ogni immaginazione, Testa dell'Iman appesa al minareto, Testa del pilota appesa ad una griglia da campeggio, Biabolica Furia omicida anche sui Bambini, Il Video del terribile massacro di Al-Borj, Padre e Figlio di 10 Anni maccasrati e decapitati, L'Europa del Premio Nobel per la Pace sta a guardare, L'Europa sostiene le bande armate,  Gregorio III, Patriarca di Antochia

    Siria – Crimini Scomodi al di là della Follia.

    Gregorio III incontra Papa Francesco

    l'Europa del "Premio Nobel" che fa? 

    Gregorio III: far la Pace in Siria vuol dire far la Pace

    in tutto il Medioriente

    Liberati nelle ultime ore i vescovi ortodossi rapiti, ma

    la furia omicida delle bande di criminali spalleggiate 

    dall'Occidente e dalle Petrolmonanrchie supera ogni 

    immaginanzione e limite

    Il nostro impegno? Pregare, combattere la disinformazione e 

    diffondere a tutti sul Web. Parlarne con vescovi e sacerdoti,

    svegliare l'opinione pubblica senza stare a guardare

     

    di Pierangela Zanzottera e Sergio Basile

    Crimes against Humanity - Syria - Papa Francesco meet Gregorious III

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Siria – Roma: Gregorio III incontra Papa Francesco                                           

    Roma, Damasco, Aleppo, Homs. Siria – Nei giorni scorsi, in data 18 Aprile come noto si è tenuto l'atteso incontro tra il patriarca di Antiochia, Sua Beatitidune Gregorio III Laham e Papa Francesco, sulla delicatissima situazione Siriana: un eccidio che sembra non conoscere sosta, ai danni dei Cristiani (finora oltre 85/90.000 i morti ammazzati) ed i musulmani moderati. Al centro del colloquio, il fatto che – come dichiarato dallo stesso patriarca a radio vaticana, lo scorso 18 Aprile – "in Europa, in Francia, in Inghilterra, in America non si parla che di “armare” o “non armare”: è veramente un peccato, un grande peccato, non pensare in termini diversi che “armare” o “non armare”. Non si parla di sforzi più seri e più realistici e più efficaci per la pace".

     Gregorio III a Radio Vaticana: è mai possibile che la gente non capisca?                  

    E’ veramente incredibile che le persone se ne rendano conto! “Armare” o “non armare”: non è questo il punto! Noi siamo le vittime della vostra esitazione. In questo momento, abbiamo moltissimi cristiani tra le vittime. Tutto questo come se fosse successo niente! C’è una palese ingiustizia nella considerazione, nella valutazione della situazione. Noi moriamo, tutti i giorni siamo vittime del caos, corriamo il rischio di essere rapiti, di rimanere vittime di qualche esplosione, e questa esplosione potrebbe riguardare una scuola, una fabbrica, un’università, semplici passanti, una chiesa …Il problema non è “armare” o “non armare”.

     Il problema non è Armare o non Armare, ma è come portare Pace              

    "Il problemacontinua Gregorio III a Radio Vaticanaè “come fare la pace” in questa terra che, come ho detto al Santo Padre, sta soffrendo. Sono già due anni di Via Crucis … Le nostre speranze sono riposte in questo incontro che, come si dice, si svolgerà a giugno tra Putin e Obama. Speriamo che i due Paesi possano accordarsi su come uscire dalla crisi e non su come “armare” o “non armare”. Se si rimane nella dialettica di “armare” o “non armare” e “chi armare”, ci saranno soltanto ancora più vittime, ancora più disgrazie, ancora più sofferenza in tutto il Medio Oriente, e anche più combattimenti.

     Libano – La Nuova Siria?  Beirut brucia ogni giorno                                            

    "Credetemi – ha continuato il Patriarca di Antiochia – in questo momento il Libano corre pericoli maggiori della Siria, perché è più fragile, più diviso, è un Paese piccolo ed i suoi problemi sono gravi. Beirut “brucia” ogni giorno, siamo sempre minacciati. La Giordania ancora si salva, la Palestina soffre comunque, Gaza soffre, sono divisi; l’Iraq è sempre traumatizzato, sempre vittima di esplosioni, di attentati, di divisioni interne. Ed è proprio per questo che, credetemi, fare la pace in Siria significa fare la pace in tutto il Medio Oriente, è il passo migliore verso la pace in Palestina e verso la soluzione del conflitto israelo-palestinese. I rapporti tra Oriente e Occidente sono condizionati da una soluzione dei problemi della Siria giusta ed equa".

     Siria – Liberati i due vescovi rapiti ieri                                                                      

    Una buona notizia intanto è ginta dalla Siria, in un mare di menzogne e morte: sono stati liberati poco fa i due vescovi ortodossi siriani rapiti ieri nel nord del Paese. Lo riferisce la versione in arabo del sito di informazione vaticana Zenit.org. La notizia non e' stata ancora confermata ufficialmente. Il sito Zenit.org non cita alcuna fonte ma afferma che sin da ieri, quando i due alti prelati sono stati rapiti a nord-est di Aleppo, sono stati compiuti ''intensi sforzi'' per liberare i vescovi. E nella mediazione – si legge in un'ANSA – sono intervenuti anche ''i vertici della chiesa russa ortodossa, il ministro degli esteri greco e l'inviato speciale Onu per la Siria'' Lakhdar Brahimi.

     Crudeltà che supera ogni immaginazione, sotto gli Occhi dell'Europa          

    Intanto, negli ultimi giorni – tuttavia – mentre l'Occidente si affannava a stabilire se armare ufficialmente le bande d'opposizione in Siria e quanto, sul terreno si continuava (e si continua) a morire nel silenzio e indifferenza generale. Il numero di morti innocenti cresce e in parallelo aumentano le crudeltà e le atrocità dei modi scelti per assassinarliE alcuni dei più eclatanti, chissà come mai, non sono stati ritenuti "degni" di venire denunciati sulla maggior parte dei nostri media. Ad esempio, si è parlato del gravissimo attentato – sia in termini di vite umane (49 morti) che dal punto di vista simbolico (essendo avvenuto all'interno di una moschea) – del 21 marzo scorso, costato la vita, tra gli altri, allo sheikh ultranovantenne Mohammad Said Ramadan al-Bouti, uomo di cultura, di religione e di pace. Eppure non si trattava né della prima violenza compiuta in un luogo sacro in questi mesi (basti ricordare sheikh Abdel Latif Al-Shami, torturato davanti alle videocamere e assassinato dopo essere stato rapito mentre si trovava in preghiera nella moschea di Aleppo insieme a una folla di fedeli all'inizio del mese di Ramadan) né tantomeno dell'unico caso di religioso assassinato in Siria (finora se ne contano almeno 13, 2 dei quali di fede cattolica, oltre ai numerosi rapiti o aggrediti).

     Testa dell'Iman appesa al minareto                                                                              

    Pochi giorni più tardi, il 29 marzo, una sorte simile è toccata all'imam della moschea di Al-Hassan, nella zona di Sheikh Maksoud ad Aleppo. Sheikh Hassan Saif-Eddin, non solo è stato prelevato con la forza e malmenato (come testimoniato nel primo video in allegato), ma dopo la morte il suo corpo è stato trascinato per le vie del quartiere e la sua testa appesa al minareto della moschea, a fare da monito per la popolazione. Raccontano testimonianze locali, che miliziani del cosiddetto "libero esercito" avevano invaso le vie di Sheikh Maksoud (zona a maggioranza curda, ma abitata anche da alawiti) e avevano ordinato a dipendenti pubblici, alawiti e tutti i filogovernativi di lasciare immediatamente la zona; "in caso contrario, sapremo dove trovarvi", avevano minacciato dagli altoparlanti. Uno di loro si è avvicinato al settantenne imam chiedendogli "chi è il tuo leader?" "Dio onnipotente", ha risposto l'imam; a quel punto l'armato ha replicato "il mio è sheikh Arour" e lo ha colpito e costretto a baciargli le scarpe, chiedendogli di dar loro enormi somme di denaro. Da tempo, sembra che queste bande non si accontentino di assassinare, ma che vogliano ledere profondamente anche la dignità umana. Una sorte, questa, purtroppo simile a molte altre, oggi in Siria.

     Testa del pilota posta su una griglia da campeggio                                                   

    Come quanto accaduto il 13 aprile nella zona di Idleb: un elicottero militare stava sorvolando la zona di Marat al-Numa'an quando è stato abbattuto da un gruppo ribelle (quelli sempre descritti scarsamente armati con mezzi di fortuna, per intenderci!). Gli 8 tra ufficiali e militari a bordo sono stati immediatamente catturati, assassinati e decapitati (per giorni in rete è circolata l'immagine agghiacciante di uno di questi criminali fiero con in mano la testa del pilota posta sopra una griglia da campeggio). Nei video dell'opposizione, ripresi anche dalla rete Orient Tv (vedi allegato) si sostiene che l'elicottero trasportava "shabbiha nordcoreani" (che non vengono mai mostrati) e che è stato colpito perché intenzionato a bombardare la zona da tempo posta sotto assedio (anche se immediatamente dopo si precisa – come dimostrano anche le immagini – che era carico di viveri e pane). Più realistica sembra essere la versione diffusa da fonti filogovernative: ovvero che il veicolo è stato colpito mentre sorvolava una zona assediata con l'intenzione di far arrivare alla popolazione quanto necessario per la sopravvivenza. Per aggiungere, poi, crimine a crimine, le bande hanno pensato di diffondere le immagini delle teste sulla graticola in alcune delle città e villaggi sotto il controllo dei "combattenti per la libertà" per creare ulteriore panico tra la popolazione.

     La Diabolica Furia omicida anche sui Bambini                                                          

    Ma non sono solo religiosi e militari, come più volte ricordato, le vittime predestinate dei "pacifici rivoltosi". Il 17 marzo le "brigate Farouk", una delle più note bande estremiste di Homs (gli stessi che per mesi avevano assediato il quartiere di Bab Amr), hanno diffuso un avviso per i cittadini di Homs (vedi allegato): da quel momento i colpi della loro artiglieria sarebbero caduti sui quartieri abitati dagli alawiti (non che fossero una novità, dal momento che sono mesi che questi quartieri vengono colpiti, ma è la prima volta che si prendono la briga di "preallertarli"). In effetti, il giorno seguente le zone di al-Zahra e al-Arman (entrambe tradizionalmente abitate da minoranze cristiane e alavate filogovernative) sono state colpite da razzi lanciati da proprio queste bande: 3 morti e 5 feriti solo nel ristretto quartiere di al-Arman (tra cui anche un bambino di 10 anni e un giovane diciassattenne). Il razzo, caduto a poca distanza dalla scuola elementare della zona residenziale densamente popolata, avrebbe potuto provocare una strage se fosse arrivato solo pochi minuti prima, nell'orario dell'uscita degli studenti. Commovente la reazione degli abitanti del quartiere che si sono stretti intorno alle famiglie colpite con la solidarietà innata dei Siriani, tra genitori che non riuscivano a capacitarsi della morte dell'unico figlio e non sapevano come staccarsi dai suoi indumenti fatti a brandelli dall'esplosione e vicini smarriti dall'afflizione improvvisa arrivata a spezzare un giorno di apparente quotidianità.

     Il Video del Terribile Massacro di Al-Borj                                                                    

    Il 4 aprile gli abitanti di al-Arman sono stati nuovamente terrorizzati da una pioggia di colpi di mortaio caduti sulle abitazioni intorno a mezzogiorno. I residenti, disperati, sono fuggiti alla ricerca di rifugi di fortuna e le scuole hanno terminato in anticipo le lezioni. Tre civili sono rimasti uccisi, decine feriti e molti i danni materiali. Poco distante da Homs, nel villaggio di Tal Kalakh, nei pressi del confine libanese, pochi giorni dopo, l'8 aprile, invece si è consumato un terribile massacro nel quartiere di al-Borj operanti sempre dalle bande jihadiste (vedi  video in allegato)Qualche giorno prima, era stata organizzata una manifestazione con la bandiera siriana per chiedere soccorso: "Salva Tal Kalakh" era scritto su uno degli striscioni dagli abitanti che chiedevano l'allontanamento dei gruppi armati dalla loro città. Sembra che le 19 vite spezzate siano state vittima di una spedizione punitiva a causa delle posizioni favorevoli al governo siriano. Tra le vittime, di cui molti donne e bambini (la vittima più giovane aveva solo 3 anni), otto donne e tre uomini sono stati assassinati a distanza ravvicinataE la carrellata di crimini agghiaccianti contro innocenti potrebbe proseguire a lungo.

      Padre e Figlio di 10 anni, massacrati e decapitati                                                    

    Un degli ultimi, in ordine di tempo, è quello che si è consumato a Lattakia per mano dei "combattenti per la libertà". Mercoledì 10 aprile, Saeed Masoud si era recato, come ogni giorno, a prendere suo figlio, Mulham Masoud, di 10 anni, a scuola, quando un gruppo armato ha fermato e rapito entrambi. Il figlio è stato impiccato, mentre il padre è stato massacrato. Entrambi i corpi sono poi stati riposti nel bagagliaio dell'auto avvolti dalla bandiera del governatorato francese (quella scelta a simbolo dai criminali "rivoltosi"). Altri due innocenti che hanno pagato con la vita il loro mancato supporto alla "rivolta pacifica", preferendo il sostegno al legittimo governo siriano, nel silenzio e indifferenza generale.

    Pierangela Zanzottera, Sergio Basile  

    Si Ringraziano Sibialiria.org e RadioVaticana

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    Sabato,  Aprile 6th/ 2013  – di Marinella Correggia – ONU, New York, Ginevra, Consiglio dei Diritti Umani ONU, Geopolitica, Francia, Regno Unito, Cameron, Hollande, Francia, Siria, Bani Walid, Libia, Damasco, Primavera Araba, Democratizzazione del Medioriente, Nuovo Ordine Mondiale, Embarghi economici, Manuel Barroso, Commissione europea, Guerra in Siria, Decimo anniversario della Guerra in Iraq, Iraq, Qatar, Turchia, Venezuela, […]

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    Martedì, Gennaio 15th/ 2013 – Comunicato Stampa Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo –  Piano di Pace di Assad  / Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso / Traduzione in Italiano / Damasco / Pace / Terrorismo / Integralismo islamico / Primavera araba / Le False Primavere / Siria / Profughi / Sovranità Popolare / Referendum Popolare / […]

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    Giovedì,  Marzo 14th/ 2013 – di Giuseppe Sacco e Sergio Basile  – Siria, Usa, Giordania, Armamenti dalla Croazia, Guardian, Amman, Damasco, Washington, New York Times, Der Spiegel, Al Quds al Arabi, Sacra alleanza del male, Der Spiegel, Al Quds Al Arabi, Times, Arabia Saudita, Jutarnji List, Croazia, turchia, Assad, Sibialiria, Ora Pro Siria, Qui Europa, Giuseppe […]

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    Giovedì,  Marzo 14th/ 2013   – Redazione "Qui Europa" – Siria, David Cameron, Regno Unito, Damasco, Fondamentalismo islamico, Guerra in Siria, Pace, Fornitura di armi, oasi di Pace, Bashar Al Assad, Lupi travestiti da Agnelli  Siria – La Guerra di Cameron il "Pacifinto" Il premier Britannico sbatte le porte in faccia alla Pace Armi di morte ai […]

     

  • Che cosa dovrebbe fare l’Europa in Siria – Lettera aperta a Herman Van Rompuy

    Che cosa dovrebbe fare l’Europa in Siria – Lettera aperta a Herman Van Rompuy

    Lunedì, Aprile 22nd/2013

     di Padre Daniel Maes 

    Europa,  Qui Europa, Robert Schumann,  Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, unione europea, Siria, Francia, Germania, Damasco, Al Jazeera, consiglio europeo, presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy, Daniel Maes, Damasco, cristianesimo, ebrei, musulmani, America, Israele, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, cristiano, Padre Daniel Maes,

    Che cosa dovrebbe fare l'Ue in Siria?

    Lettera aperta a Herman Van Rompuy,

    presidente del Consiglio europeo

     

    di Padre Daniel Maes,

    Monastero dell'Ordine dell'Unità di Antiochia, Qara, Siria

    Eu - Van Rompuy

     Lettera Aperta a Van Rompuy                                                                          

    Eccellenza, oggi è più che mai difficile ottenere il sostegno dei capi di Stato e di governo. Lei è, per così dire, sulla sedia di Robert Schumann, il padre dell'Europa. (…)  politico cui preoccupazione principale constava nella riconciliazione, nel dialogo, nella cooperazione, nella solidarietà e nella pace dei popoli, con un grande rispetto per l'individualità di ogni nazione, verso la creazione di un'Europa solidale con tutti i paesi e i popoli. Lei sa tutto questo meglio di chiunque altro. In merito a ciò che sta realmente accadendo in Siria, mi permetta di condividere con Lei qualche esperienza personale. Io sono un semplice cittadino, un cittadino europeo che da alcuni anni vive e lavora in Siria. Qui ho pienamente apprezzato l'ospitalità della gente e il suo considerevole patrimonio umano: libertà,  pace e soprattutto  una profonda e radicata volontà di vivere in pace e sintonia con tutti i diversi gruppi etnici e religiosi per vivere insieme in concordia. A Damasco, Qara e altrove sono stato ospite in molte famiglie, sia musulmane che cristiane. Non ho mai incontrato alcuna differenza in termini di generosità e ospitalità. Nessuna forma di ostilità. Nel frattempo Qara è divenuta oggi un covo di terroristi e uno dei posti più pericolosi in Siria.

     Dietro la cosiddetta "Primavera Siriana"                                                                 

    Ho visto nascere su iniziativa dell'Occidente e dei suoi alleati arabi la cosiddetta "rivolta". Come al solito abbiamo camminato attraverso Qara, visitato qua e là malati nelle famiglie, fatto un pò di shopping e poi insieme ad alcuni ragazzi  ed al parroco abbiamo pranzato nella ridente città bizantina. Questo dopo la preghiera del Venerdì presso la moschea centrale, insolitamente affollata. Quindi è accaduto che giovani uomini dall'atteggiamento circospetto d'improvviso hanno cominciato ad agitarsi ed a gridare slogan contro il presidente della Siria al fine di scattare foto e filmare video. Il sacerdote ha poi rivelato come negli ultimi tempi tali pratiche siano divenute una buona attività per guadagnare un pò di soldi vendendo le foto e i video realizzati su Al Jazeera. E si sa come Al Jazeera fino ad oggi abbia influito sulla manipolazione dell'informazione occidentale. La realtà è che in Siria non è mai scoppiata alcuna "sollevazione popolare" e non c'è mai stata una "guerra civile" fomentata dalla popolazione.

     Il Complotto – Vittime Sacrificali Predestinate da tempo                                  

    In realtà il Governo, il popolo e il territorio siriano erano da tempo le vittime sacrificali predestinate nell'ambito di un complotto (cospirazione) preparato e ben pianificato dall'esterno. D'altra parte fortissimi ed occulti interessi spingerebbero le azioni dell'America, Israele, Europa, Turchia, Arabia Saudita e Qatar: il modo in cui essi presentano e trattano il popolo sovrano siriano ed il suo territorio è un crimine contro l'umanità.

     La Responsabilità dell'Europa                                                                                    

    La responsabilità dell'Europa è evidente ed implica la negazione più radicale di tutti i suoi principi. Probabilmente la Siria dal punto di vista strategico è uno dei luoghi più importanti per i governanti del mondo, nonché una delle poche roccaforti a resistere contro il distruttivo imperialismo occidentale (che – aggiungiamo – ha già fatto piazzapulita in Medioriente ed Africa). 

     Il Ruolo della Turchia                                                                                                    

    Il presidente siriano si è sempre dimostrato pronto al dialogo ed all'amicizia verso la vicina Turchia. Nel frattempo, l'Europa ha posto un suo quartier generale militare lì sul confine settentrionale con la Siria, provvedendo ad allestire campi per l'addestramento militare dei terroristi. Infine, la Turchia ha messo le mani su tutte le fabbriche di Aleppo – il cuore economico della Siria – smantellandole, saccheggiandole e distruggendole, dimostrandosi un fedele partner europeo, con tanto di pugnale nascosto dietro le spalle, e proteso a perseguire il suo sogno: ripristinare l'impero ottomano.

     Il Ruolo di Arabia Saudita e Qatar                                                                             

    La Siria è infine l'ultimo baluardo contro l'Islam fondamentalista radicale ed è quindi una spina nel fianco di Arabia Saudita e Qatar: anch'essi buoni amici dell'Occidente, amici ricchi e potenti, nonché i più grandi finanziatori del terrorismo a livello internazionale. Anche se la loro società rappresenta una vergogna per la famiglia umana, essi vogliono creare a tutti i costi uno stato laicale in Siria (cancellando definitivamente – aggiungiamo – la presenza del Cristianesimo) sostituendo  all'attuale credo una dittatura islamica radicale. In effetti essi stanno facendo il "lavoro sporco" nell'interesse degli amici occidentali, che un domani (a lavoro finito) potranno mettere le mani sulle risorse energetiche del Paese e quindi stabilizzare nella regione il proprio potere.

     L'Asse del Male e la Nuova Norimberga                                                                 

    I cittadini siriani saranno spazzati via, il Paese – come accaduto già in tanti altri paesi –  sarà lasciato in balia di queste forze esterne e della fazione collusa con le forze occidentali (e con l'integralismo islamico) auto-proclamatasi col curioso appellativo di "Amici della Siria". Fazione che a sua voltà avrà la sua parte la ricchezza ergendosi contro le altre potenze regionali. Ma una volta cadute tutte queste maschere, quanto accaduto sarà probabilmente ricordato attraverso una nuova Norimberga. Ciò dimostrerà il fatto che il famoso "asse del male" in realtà non  riguardava affatto Damasco, ma bensì Washington, New York, Bruxelles e Londra.

     Il Ruolo dei Cristiani nella rinascita della Società Siriana                                 

    Come cristiano, io appartengo al gruppo più imparziale in Siria: i cristiani nella storia della Siria hanno avuto un ruolo importante nel Rinascimento arabo, fornendo tra l'altro il loro contributo particolare alla cultura araba. Ma i cristiani non hanno mai avuto alcuna ambizione nel diventare un gruppo di potere, supportano tutte le riforme in maniera assolutamente equilibrata e non partigiana. I cristiani sono il gruppo più povero, ma restano testimoni della loro fede in Gesù Cristo e del Regno di Dio sulla terra. Quindi, finora, in tale prospettiva, abbiamo operato al fine di aiutare le famiglie bisognose di tutte le etnie e religioni, ricevendo nel contempo aiuto e sostegno da loro. Vuole davvero sapere cosa sta accadendo in Siria? Ascolti allora le grida ripetute dei nostri patriarchi: i testimoni più attendibili e imparziali.

     L'Europa non deve contribuire alla distruzione della Siria!                             

    Signore, non è compito dell'Europa quello di rovesciare il governo siriano e il suo Presidente, contribuendo ad uccidere e a distruggere il Paese. Nel frattempo, lo stesso Presidente, il Governo e il Popolo hanno espresso il proprio desiderio di continuare a vivere in unità, nonostante il terribile complotto straniero. Questa è la vera grandezza del popolo. Ci sono certamente molte lacune e carenze nella gestione amministrativa e nella società, tuttavia il modo vigliacco con il quale  l'Occidente ed i suoi alleati cercano costantemente di boicottare i naturali processi di cambiamento è  inaccettabile e indegno d'Europa. (vedi discorso del Presidente Assad in allegato: discordo censurato da tutti i media occidentali).

     Basta alle Menzogne mediatiche ed alle azioni sovversive                               

    Che cosa può fare l'Europa? Cessare l'attività di diffusione sistematica di menzogne sulla realtà siriana; cessate ogni azione di sostegno e collaborazionismo protesa al rovesciamento del governo e del capo dello Stato; arrestare tutte le azioni che direttamente o indirettamente, stanno causando continue e cruente uccisioni, seminando il caos nel Paese; cessare di supportare il sedicente  "Esercito Libero Siriano", il quale a ben vedere non è né libero, né siriano, né un esercito, ma è in realtà costituito da bande di criminali operanti con la vocazione e l'ordine di distruggere il Paese.

     L'Asse Euro-Anglo-Stutunitense – Stesso copione di Iraq e Libia                 

    Stessa logica seguita dai droni senza pilota degli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno ucciso migliaia di civili innocenti  in diverse regioni del mondo. Ciò mentre l'Occidente ed i suoi alleati Continuano a confezionare falsi filmati e false testimonianze inerenti a presunti attacchi  con armi chimiche,  protesi a mettere in cattiva luce il Governo Assad,  incuranti verso le migliaia di vittime  – per lo più soldati e giovani – che in questa guerra hanno dato la propria vita per proteggere il loro popolo. In tutto ciò le ricordo che in Iraq, dopo 2000 anni, una delle più antiche comunità cristiane è stata distrutta grazie alla coalizione anglo-americana con lo slogan "Libertà per l'Iraq" e con il supporto della menzogna sulle inesistenti armi di distruzione di massa. Stesso copione seguito per la distruzione disumana della Libia da parte dell'imperialismo occidentale, con il sostegno attivo dell'Europa.

     No al Terrorismo. Si al Dialogo ed alla Ricostruzione                                         

    Che cosa può fare l'Europa? Difendere la sovranità del popolo siriano razziato dalla Turchia, contribuendo alla ricostruzione di tutti mulini distrutti e rubati. Chi distrugge un Paese deve anche Ricostruirlo. Deve essere uno statista e non un leader terrorista: ciò entrando in dialogo con il governo e il Presidente della Siria, faccia a faccia. (…)

     Fermate questa follia! Senza Valori di Pace l'Europa non ha futuro              

    Eccellenza, l'attacco in corso contro la Siria da parte dell'Europa è degradante. La sofferenza del popolo siriano è espressa da un grido di aiuto che sale sempre più forte: fermate questa follia! È troppo, è davvero troppo! L'Europa deve essere costituita su fondamenti autentici e valori umani universali. Senza questi valori, l'Europa non ha alcun significato: essa è senza futuro. (…) Eccellenza, Se desidererà contribuire a svolgere una positiva inversione di tendenza all'attuale status quo e quindi  deciderà di venire incontro alla sofferenza del popolo siriano, allora meriterà il nome di "secondo padre dell'Europa" o quello di "ri-fondatore dell'Europa", cosa che io sinceramente le auguro, in caso contrario, non si potrà definire un politico e cristiano degno di tale nome.

    Padre Daniel Maes – Monastero dell'Ordine dell'Unità di Antoichia, Siria

    Traduzione a cura di Sergio Basile e della Redazione di "Qui Europa"

    Si invitano i lettori a diffondere l'appello sul web. 

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    Giovedì,  Marzo 14th/ 2013 – di Giuseppe Sacco e Sergio Basile  – Siria, Usa, Giordania, Armamenti dalla Croazia, Guardian, Amman, Damasco, Washington, New York Times, Der Spiegel, Al Quds al Arabi, Sacra alleanza del male, Der Spiegel, Al Quds Al Arabi, Times, Arabia Saudita, Jutarnji List, Croazia, turchia, Assad, Sibialiria, Ora Pro Siria, Qui Europa, Giuseppe […]

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  • Siria – Il Consiglio Diritti Umani ONU Fomenta Ancora Guerre e Ingerenze – Un gruppo di Stati Lotta per la Pace

    Siria – Il Consiglio Diritti Umani ONU Fomenta Ancora Guerre e Ingerenze – Un gruppo di Stati Lotta per la Pace

    Sabato,  Aprile 6th/ 2013 

    – di Marinella Correggia 

    ONU, New York, Ginevra, Consiglio dei Diritti Umani ONU, Geopolitica, Francia, Regno Unito, Cameron, Hollande, Francia, Siria, Bani Walid, Libia, Damasco, Primavera Araba, Democratizzazione del Medioriente, Nuovo Ordine Mondiale, Embarghi economici, Manuel Barroso, Commissione europea, Guerra in Siria, Decimo anniversario della Guerra in Iraq, Iraq, Qatar, Turchia, Venezuela, Ecuador, Cina, Russia, Carla del Ponte, Palazzo di Vetro, India, Filippine, Pakistan, Iran, Angola, Usa, Assad, Deferimento alla Corte Penale Internazionale del governo siriano, Nuovo Ordine Mondiale, Imperialismo Usa-Nato, Sibialiria, Marinella Correggia 

     

    Siria – Il Consiglio Diritti Umani ONU Fomenta

    Guerre e Ingerenze Malgrado gli sforzi di

    Venezuela, Cuba e Pochissimi Altri 

    Turchia, Francia, Qatar e "Nuova Libia" tra i principali

    sostenitori dell'imperialismo Nato contro la Pace 

    Due gli Obiettivi della Risoluzione ONU approvata:

    1) Giustificare un diretto appoggio bellico agli

    oppositori, contro il Governo Siriano;

    2) Deferire Assad alla Corte Penale Internazionale

     

    di Marinella Correggia

    L'Onu Fomenta la Guerra in Siria - Rapporto COI Contraddittorio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'ONU fomenta ancora Guerre e Ingerenze in Siria 

    Ginevra, Damasco, New York – Intervenendo giorni fa alla sessione del Consiglio Onu per i diritti umani (Unhrc) con sede a Ginevra, l’organizzazione internazionale North South XXI ha indirizzato parole dure ai paesi membri del Consiglio, che sono quarantasette (47), a turno. Parole adatte alla commemorazione del decimo anniversario della guerra all’Iraq ma anche al tentativo in corso da parte delle potenze Nato e dei loro alleati arabi di fomentare la guerra in Siria: “Questo Consiglio non ha intrapreso azioni adeguate rispetto all’uso illegale della forza contro i popoli dell’Afghanistan e dell’Iraq (…) Stiamo commemorando l’anniversario dell’assassinio di un milione e mezzo di iracheni – secondo quanto pubblicato da The Lancet – ma il Consiglio non ha fatto nulla per porre fine all’impunità dei responsabili. E da quando la violenza è esplosa in Siria, alcuni stati membri del Consiglio hanno fornito e continuano a fornire armi che alimentano la violenza. Anche la Commissione d’inchiesta del Consiglio sulla Siria viene usata come arma da alcuni degli stati che hanno ucciso in Afghanistan e Iraq. Buona parte del rapporto si fonda su notizie non verificate che non rispondono al minimo standard della prova (…)”.

     Siria – Gli Sviluppi dopo il voto del Consiglio Diritti Umani ONU 

    Nella guerra per procura in Siria, condita da una propaganda forse ancora più forte perché a prova di durata, il Consiglio dei diritti umani aiuta la tragedia e sono i soliti paesi a denunciarlo. Abbiamo già riferito delle nostre critiche metodologiche e di contenuto (in francese con sintesi in spagnolo, vedi http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1334) al lunghissimo nuovo rapporto della Commissione Coi, la commissione di inchiesta sedicente “indipendente” sui diritti umani in Siria. Il lavoro della Commissione, capitanata fra gli altri dalla giudice svizzera Carla Del Ponte, è basato su racconti di parte e contiene molte accuse non verificate (anche circa i colpevoli di massacri e stragi), fondate solo su testimonianze” raccolte per skype, al telefono, o presso persone segnalate dall’opposizione armata (si parla però di “attivisti”); non comprova nemmeno le molte accuse di “bombardamenti indiscriminati” a panetterie (i video che lo proverebbero non provano nulla…), scuole e ospedali (spesso svuotati e occupati da gruppi armati). I racconti si contraddicono. Inoltre si minimizzano i casi di attentati e stragi da parte dell’opposizione.

     Fuori dal coro solo un Gruppo di Paesi 

    Aggirandoci per giorni nella sala XX nel Palazzo dell’Onu, sala dove si tengono le sedute plenarie, è stato possibile consegnare le nostre critiche (illustrandole il più velocemente possibile) a una trentina di paesi, ottenendo in verità qualche attenzione solo da alcune missioni di America Latina, Africa e Asia, e fra queste in particolare Venezuela, India, Filippine, Kazakhstan, Pakistan, Ecuador (che quest’anno sono nel Consiglio), e poi Cuba, Russia, Palestina, Iran, Cina che nel Consiglio non ci sono quest’anno. Incerti fino all’ultimo Pakistan e Angola.

    Siria e New World Order

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Marzo 2013 – Una Risoluzione contro la Pace 

    Una risoluzione molto sbilanciata, basata sul rapporto Coi e redatta da paesi occidentali e arabi è stata presenta e votata del Consiglio per i diritti umani lo scorso 22 marzo. Risultato del voto: 41 stati a favore (anche se con distinguo); Venezuela contro; astenuti India, Filippine, Uganda, Kazakhstan ed Ecuador. Quest’ultimo, unico altro membro della coalizione Alba presente nel Consiglio quest’anno, oltre al Venezuela, nella dichiarazione di voto ha ribadito il suo rifiuto delle ingerenze esterne e la non imparzialità della risoluzione.

     Settembre 2012 – Cuba, Russia e Cina votarono contro le ingerenze in Siria 

    In settembre l’Ecuador aveva votato a favore della risoluzione sulla Siria (preparata sulla base del precedente rapporto Coi) mentre contro avevano votato Cuba, Russia e Cina (che quest’anno non hanno diritto di voto). Il Venezuela non era allora nel Consiglio. In un certo senso Cuba e Venezuela si sono passati lo scomodo testimone in Consiglio. E stanno lavorando anche perché la pace sia finalmente riconosciuta come diritto umano. Hanno molti stati contro, come è ovvio.

     Una Risoluzione filo-imperiale 

    La risoluzione approvata rinnova per sei mesi il mandato della Commissione Coi e, pur condannando in via generale la violenza nel paese, si sofferma poi sulle “sistematiche e grossolane violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle autorità siriane” con “uso di armi pesanti verso zone residenziali” (ma il regime sostiene che si tratta di aree svuotate di civili e occupate da terroristi), “massacri”, “attacchi sistematici verso la popolazione”. Delle violazioni commesse dai gruppi di opposizione, la risoluzione nota che sono in numero e gravità inferiori. La risoluzione chiede di proteggere il personale medico e di emergenza (decine di membri della Red Crescent siriana sono stati uccisi).

    New Worl Order - Mediterranean Sea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia, Francia, Qatar e "Nuova Libia" – Dichiarazioni "Illuminanti" 

    E’ stato illuminante ascoltare le dichiarazioni dei vari paesi in sede di discussione. La Turchia che ripeteva la solfa del “diritto all’autodifesa da parte del popolo siriano che non ha altro modo di reagire a una brutale guerra di aggressione”; idem per la Francia con il suo “tutto un popolo che resiste alla follia di un regime che massacra con Scud bombe incendiarie missili”. Il Qatar che ribadiva la condanna dei “bombardamenti mirati sulle panetterie” (in assenza di prove). La Libia (la nuova Libia) che “parlando in rappresentanza di 60 paesi” (fra i quali manco a dirlo Italia, Qatar, Turchia, Usa) raccomandava al Consiglio di Sicurezza “il deferimento del regime siriano alla Corte penale internazionale”: eppure la stessa Libia non consegna alla Corte in questione il figlio di Gheddafi, volendolo impiccare in proprio. Tutti poi a dire che “occorre una soluzione negoziale”; ma sono parole: anche i portavoce Nato mentre si bombardava la Libia sostenevano che occorreva una soluzione politica

     Cuba, Venezuela e Russia – Pesantissime critiche al Rapporto COI 

    Di segno opposto le osservazioni di Cuba, Venezuela e Russia. Cuba: “Il rapporto Coi si basa su informazioni frammentarie e manipolate, non ha la necessaria obiettività, non è corroborato da prove, può offrire argomenti per un’aggressione alla Siria anziché aiutare il dialogo e la pace”. Venezuela: “Il rapporto ha fonti poco affidabili. Denunciamo la campagna mediatica e le manipolazioni che favoriscono le ingerenze armate dall’esterno, fonte di tragedie. Non siate più complici di aggressioni imperiali come alla Libia, all’Afghanistan, all’Iraq che hanno fatto milioni di vittime”. Russia: “Il rapporto non è equilibrato, sono quasi ignorati i crimini dell’opposizione. Ignorato il ruolo delle sanzioni unilaterali occidentali e arabe. Non si condanna l’invio di armi”.

     Gli Iniqui Obiettivi della Risoluzione ONU 

    Due gli obiettivi della risoluzione sulla Siria approvata a maggioranza. 1) Primo, giustificare un più diretto appoggio in armi all’opposizione (l’Ue, Premio Nobel per la pace 2012 – come visto – ne ha discusso a Dublino in questi giorni, su pressione di Francia e Gran Bretagna); 2) Secondo, spingere per il deferimento del governo siriano alla Corte penale internazionale, anche se è quasi impossibile che Russia e Cina in Consiglio di Sicurezza votino a favore: dopo la scottante esperienza libica, con l’abuso da parte Nato delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.

    Marinella Correggia, Sibialiria

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    Martedì,  Aprile 2nd/ 2013  – di Sergio Basile – Bruxelles, Marsiglia, Geopolitica, Esteri, Parlamento europeo, Parlamenti dei Paesi Mediterranei, MPM, Belgio, Francia, Regno Unito, Cameron, Hollande, Francia, Siria, Bani Walid, Libia, Damasco, Primavera Araba, 11 Settembre 2001, Democratizzazione del Medioriente, Nuovo Ordine Mondiale, Embarghi economici, Manuel Barroso, Commissione europea, Lady Ashton, Mediterraneo, Golfo Persico, Invasione del Kuwait, […]

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    Sabato,  Marzo 23rd/ 2013  – Iniziativa di libero confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa –   di Patrizio Ricci e Redazione Ora Pro-Siria Siria, Damasco, morte nei luoghi sacri, Colonialismo, Esteri, Siria, Jihadisti, Imperialismo Occidentale, Disinformazione mediatica, Integralismo islamico, Piano contro Bashar Al-Assad, Propaganda occidentale Filo Nato, occultamento della Verità, Ora Pro Siria, Amici della Siria, […]

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    Giovedì,  Marzo 21st/ 2013  – Redazione Qui Europa –   Russia, Putin, Minaccia, Colonialismo, Esteri, Siria, Dublino, Italia, Governo Tecnico, Francia, Gran gretagna, Regno Unito, Parigi, Londra, Roma, Damasco, Nato, Unione Europea, Qatar, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Terroristi,  Jihadisti, Fornitura Armi, Imperialismo Occidentale,  Giù le mani dalla Siria – La Russia Minaccia Francia e Inghilterra Mosca avvisa […]

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     Giovedì,  Febbraio 28th/ 2013  – Redazione Qui Europa, Rete No War Roma –   Siria, Roma, Italia, Ribelli, Usa, Nato, John Kerry, Esteri, Unione Europea, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Attentati,  Aiuti militari, Terroristi, Jihadisti, Giulio Terzi, Palazzo Madama, rete No War Roma, Emirati Arabi, al Khatib, Turchia,  Irruzione di un'attivista della Rete No War al vertice […]

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    Giovedì,  Febbraio 28th/ 2013  – di Sergio Basile e Fraternità Maria Gabriella –     in collaborazione con "Asianews" e "Ora Pro Siria"  Siria, Roma, Italia, Ribelli, Usa, Nato, John Kerry, Esteri, Unione Europea, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Attentati,  Aiuti militari, Terroristi, Jihadisti, Embargo commerciale, Forniture Armi, Terrorismo internazionale, Interessi occidentali, Giulio Terzi, Mario Monti, […]

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    Venerdì,  Febbraio 22nd/ 2013  – di Marinella Correggia –   Esteri / Siria / Unione Europea / Qatar / Guerra / Negoziati / Crisi siriana / Amici della Siria / Coalizione di Doha / Attentati / Aiuti militari / Terroristi / Jihadisti / Embargo commerciale / Forniture Armi / Legge 185 del 1990 / Dignità […]

    Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l’Embargo Ue in Siria

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    Siria – Massacri Quotidiani, Massacri Manipolati, Massacri Occultati dal Mostro Occidentale

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    Primavere Arabe e Balle Mediatiche

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    Sabato, Febbraio 16th/ 2013 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –  Viaggio tra le Primavere Arabe  / Esteri / Mondo arabo / Primavere arabe / Tunisia / Medio Oriente / Nord Africa / Rivoluzioni / Proteste / Ribelli / Avere vent'anni a Tunisi e al Cairo / Europa / Occidente / Libertà individuali / Diritti […]

     

  • Cipro e le Inammissibili Ingerenze Turche – A rischio l’Accordo ENI con l’Italia – Interrogazione alla Commissione europea

    Cipro e le Inammissibili Ingerenze Turche – A rischio l’Accordo ENI con l’Italia – Interrogazione alla Commissione europea

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013 

    – Qui Europa, Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" 

        Comunicato Stampa di Mario Borghezio, Eurodeputato

    Interrogazione alla Commissione Europea, Esteri  

    Parlamento europeo, Interrogazione parlamentare, Interrogazione alla Commissione europea, Mario Borghezio, Esteri, Cipro, Turchia, Ingerenze del Gonerno di Ankara, Ankara, Nicosia, Taner Yldiz, Ministro dell'Energia Turco, Sospensione progetti ENI, Kogas, Korea, Gruppi petroliferi Internazionali, Commissione Barroso 

    Cipro e le Inammissibili Ingerenze Turche –

    A rischio l'Accordo ENI con l'Italia 

    Interrogazione alla Commissione europea

     

    di Mario Borghezio – Eurodeputato

    Interrogazione alla Commissione europea – Giovedì 28 Marzo 2013

     Interrogazione alla Commissione europea – Esteri / Ingerenze Turchia  

    ENI - ITALIA - BORGHEZIO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Esteri – Crisi Cipro – Inammissibli Ingerenze della Turchia e Caso ENI     

    Bruxelles, Ankara, Nicosia – Interrogazione alla Commissione europea / Esteri – L'intervento gravissimo della Turchia, in funzione anti-Cipro, costituisce, secondo un atto inconcepibile, a danno di due Pesi membri, da parte di un Paese che bussa alla porta dell'Europa. Stamane ho fatto presente alla Commissione Barroso – chiedendo sollecito intervento – il fatto che ministro dell'Energia Taner Yildiz ha annunciato che il governo turco ha deciso di sospendere i progetti avviati con l'Eni a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali.

     ENI – A rischio l'Accordo Italia-Cipro per Illegittime Ingerenze Turchia    

    A gennaio l'Eni aveva annunciato la firma di un accordo con il governo di Nicosia per l'esplorazione e lo sfruttamento di tre zone del giacimento di gas al largo delle coste dell'isola in consorzio con il gruppo coreano Kogas e la Turchia contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell'isola. Inoltre, Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota e ha diffidato il governo cipriota negli ultimi giorni dall'usare le riserve di gas quale garanzia per superare l'attuale crisi finanziaria".

     Il Quesito alla Commissione europea                                                                       

    Pertanto stamane, Giovedì 28 Marzo, ho chiesto ufficialmente alla Commissione Europa – su interrogazione – quanto segue: "Come valuta la Commissione Europea questo atteggiamento della Turchia, anche in relazione ai gravi danni che può arrecare all'economia di due Paesi Membri – Cipro e Italia – e quali iniziative intende intraprendere in merito?". Attendo sollecita risposta.

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio – Eurodeputato

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    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / Gabbia del Debito […]

  • Siria – Da Giordania e Croazia Armi e Ipocrisia

    Siria – Da Giordania e Croazia Armi e Ipocrisia

    Giovedì,  Marzo 14th/ 2013

    – di Giuseppe Sacco e Sergio Basile  

    Siria, Usa, Giordania, Armamenti dalla Croazia, Guardian, Amman, Damasco, Washington, New York Times, Der Spiegel, Al Quds al Arabi, Sacra alleanza del male, Der Spiegel, Al Quds Al Arabi, Times, Arabia Saudita, Jutarnji List, Croazia, turchia, Assad, Sibialiria, Ora Pro Siria, Qui Europa, Giuseppe Sacco, Ricolonizzazione dell'Africa e del Medioriente, Francia, Francois Hollande, 

    Siria – Da Giordania e Croazia Armi e Ipocrisia

    Il Ruolo strategico di Arabia Saudita, Turchia, UK e Francia

    Le Forze coloniali si organizzano: la "Santa Alleanza del Male"

     

    di Giuseppe Sacco e Sergio Basile

    Target Sirya

    Amman, Damasco, Washington, Zagabria, Londra – Quando il direttore del giornale panarabo al Quds al Arabi aveva criticato la decisione delle autorità di Amman (Giordania) di accettare l’arrivo di 150 militari degli Stati Uniti affinchè potessero aiutare il regno hascemita nella "gestione dei profughi siriani" (la chiamano così), si erano manifestate già le avvisaglie che qualcosa si stesse muovendo, già fin dallo scorso Ottobre. Infatti secondo il settimanale tedesco Der  Spiegel gruppi armati siriani da introdurre nel Paese confinante sarebbero stati addestrati (e lo sarebbero ancor oggi) da un gruppo di esperti americani. Il direttore del giornale panarabo Al Quds al Arabi infatti recentemente riconosceva come già ad Ottobre questo contingentato evento non facesse altro che gettare ombre sull'autonomia della Giordania: una sorta di burattino occidentale a tutti gli effetti. “Siamo abituati a vedere i soldati giordani impiegati in diversi fronti in Medio Oriente, essendo riconosciuta da tutti la loro alta specializzazione. Per questo i giordani non hanno bisogno di forze speciali statunitensi che li aiutino a gestire i profughi siriani, come ha invece scritto il New York Times. La questione – ha dichiarato il tabloid arabo – pone infatti una serie di interrogativi sul ruolo delle forze giordane nell’attacco alla città libica di Tripoli, così come nella piazza principale di Manama in mano all’opposizione, in appoggio alla missione saudita in Bahrein”. 

     L'Ambiguità Occidentale – Il Ruolo di Francia e Giordania 

    Queste le parole dell’editorialista che vorrebbero indurre l'opinione pubblica a pensare che “la presenza di queste forze misteriose serve come apripista per l’arrivo di altre. Ciò (evidentemente) in previsione di un attacco militare della Siria che potrebbe avere diverse giustificazioni (ovviamente – aggiungiamo – rigorosamente false e pretestuose): dalla scoperta di armi chimiche alla presenza di gruppi terroristici”. La medesima tesi viene confermata dalle rivelazioni di alcuni diplomatici occidentali che concordavano nel sostenere la presenza di soldati britannici in Giordania, in accordo con la notizia riportata dal TimesStando alle fonti sembra che le truppe occidentali includessero anche una partecipazione francese. Francia per altro già sistematicamente impegnata in un'opera di ricolonizzazione dell'Africa. Come già denunciato in diversi articoli dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa", con  in allegato prove documentali, dossier e video inconfutabili. (Vedi articoli in allegato).

     Le Rivelazioni di " Der Spiegel" e "The Guardian" 

    Ecco perché la notizia riportata dal Der Spiegel non stupisce: sembrerebbe ci siano truppe Usa in Giordania preposte all’addestramento di 1200 combattenti di cui 200 sarebbero già pronti per la marcia e lo spargimento di sangue, nrlla terra universalmente considerata come una delle "patrie nobili" del Cristianesimo. Secondo il quotidiano inglese The Guardian infatti, membri dell’intelligence del Regno Unito starebbero  già da tempo fornendo supporto logistico ed altri aiuti ai mercenari, e le ultime dichiarazioni del premier David Cameron in merito non lasciano alcun dubbio. In merito l'ambiguità è pressocché totale: il Ministro della Difesa londinese avrebbe vietato l’addestramento militare ai gruppi da inviare in Siria. Nonostante il divieto però, sempre il Guardian,  fa notare come una guarnigione delle forze di Sua Maestà sia già stato addestrato in Giordania.  Sarebbe quindi vero che Usa e Gran Bretagna starebbero armando  ed addestrando terroristi  che operano in Siria in maniera clandestina.

     Il Ruolo di Croazia, Turchia e Arabia Saudita 

    Ma non finisce qui!  Settimana scorsa è giunta la notizia che 3mila tonnellate di armi provenienti dalla Croazia siano state inviate in Giordania  e Turchia per via aerea perché passassero il confine. Infatti il giornale croato Jutarnji List lo ha rivelato in una inchiesta, secondo la quale veicoli carichi di armamenti per “ribelli” sarebbero decollati da Zagabria. Tutto sembrerebbe organizzato da società da copertura americane che si avvalgono di aziende di trasporto turche e giordane ed il tutto pagato con i petroldollari dell’Arabia Saudita. Ma sono forse queste le reali motivazioni dei continui aumenti del carburante in Italia? Si profila – stando ai documenti prodotti ed ai fatti – una sorta di nuova sacra allenaza del male per mettere sotto scacco la Siria.

    Giuseppe Sacco, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Siria – I Guerrafondai della Nato a Roma. Ascoltino la Voce della Chiesa Siriana

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    Giovedì,  Febbraio 28th/ 2013  – di Sergio Basile e Fraternità Maria Gabriella –     in collaborazione con "Asianews" e "Ora Pro Siria"  Siria, Roma, Italia, Ribelli, Usa, Nato, John Kerry, Esteri, Unione Europea, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Attentati,  Aiuti militari, Terroristi, Jihadisti, Embargo commerciale, Forniture Armi, Terrorismo internazionale, Interessi occidentali, Giulio Terzi, Mario Monti, […]

    La Verità su Al Qaeda e la “Rivoluzione” Libica

    La Verità su Al Qaeda e la “Rivoluzione” Libica

    Lunedì,  Marzo 11th/ 2013  – Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa – – Dossier-Inchiesta di John Rosenthal, Giornalista esperto di Politiche Nato –   La verità su Al-Qaeda e la Rivoluzione libica, Libia, Al Qaeda, terrorismo, Nuovo Ordine Mondiale, Usa, Nato, Unione Europea, Strategia Occidentale, Mondialismo Massonico, Neocolonialismo mondialista, Ingerenze coloniali in Libia, Gheddafi, […]

    Neocolonialismo – 14 Paesi si Spartiranno la Libia

    Neocolonialismo – 14 Paesi si Spartiranno la Libia

    Lunedì,  Marzo 11th/ 2013  – Redazione Qui Europa e Asean New Agency –   NWO, Libia, Nuovo Ordine Mondiale, Usa, Nato, Unione Europea, Regno Unito, Italia, Francia, Guerra, Primavere, Strategia Occidentale, Mondialismo Massonico,  élite mondialista, élite occidentale, Muammar Gheddafi,  Immunità, Ingerenze coloniali in Libia,  NWO – 14 Paesi si Spartiranno la Libia  Neocolonialismo in Libia: […]