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  • South Italy – Siracusa: Movimento dei Forconi sul piede di guerra

    South Italy – Siracusa: Movimento dei Forconi sul piede di guerra

    Mercoledì, Maggio 16th / 2012 

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Crisi Ue / Crisi agricola / Caduta della domanda agricola / Mezzogiorno / Sicilia / Siracusa / Terra aretusa / Archimede / Proteste / Movimento dei Forconi / Confagricoltura / Ribasso dei consumi agricoli / Massimo Franco / Origini del Movimento dei Forconi / Politiche neoliberiste / Invasione di prodotti extraeuropei / Finanza e speculazione / South Italy  

    South Italy – Siracusa: Movimento

    dei Forconi sul piede di guerra

    Domanda di prodotti agricoli in caduta libera

    La preoccupazione di Confagricoltura e i legami sottili

    tra "primario", "secondario", debito pubblico e finanza

    Siracusa – In brusco calo in tutta la penisola – come prevedibile – il consumo di prodotti ortofrutticoli. E’ la sede provinciale di Confagricoltura a fornire, nelle scorse ore, i dati precisi della grave contrazione, che ha fatto segnare un ribasso del consumo del 35%. A determinare una simile caduta della domanda una crisi  di mercato generalizzata – quanto, come noto, pilotata e voluta – che giorno dopo giorno sta conducendo le famiglie a ridurre persino le spese alimentari di prima necessità. Un periodo difficile per l'Italia ed in particolare per il Mezzogiorno, come traspare dall'analisi della provincia siciliana. Analizziamo quest'oggi, nello specifico, i dati dell’agricoltura aretusea, che ora cerca di portare avanti la produzione e la raccolta di tradizionali prodotti spontanei della terra, legati alla sua millenaria cultura agricola. Quivi, infatti, si procede ormai tra mille difficoltà con la raccolta delle patate e con la produzione del ciliegino, due primizie eccellenti della gloriosa terra siracusana, patria di Archimede, che dovranno però andare incontro alla sfida della tenuta del prezzo sul mercato, che tende ovviamente al ribasso.  Si aggiunge  a questa situazione, la possibile minaccia di scioperi e sommosse da parte del movimento dei Forconi, prevista per fine mese: movimento cui sacrosante verità, per la verità, sono state quasi del tutto ignorate dalla carta-stampata e dalle Tg nazionali.    "Spero che valga il buon senso e si eviti un’ulteriore strumentalizzazione della crisi del settore agricolo per portare avanti blocchi e manifestazioni che avrebbero come unico risvolto un peggioramento della già drammatica situazione. Altri colpi di testa farebbero esplodere delle tensioni già in atto, creando un clima escandescenze da scongiurare ad ogni costo"

      Spuntare il debito, imbrigliando la speculazione e la finanza  

    Queste le parole del presidente provinciale di Confagricoltura  Massimo Franco, che noi di "Qui Europa" giudichiamo, tuttavia, piuttosto leggere e tendenti – in parte – a delegittimare le ragioni di agricoltori allo stremo delle loro potenzialità imprenditoriali, economiche, umane e sociali. Franco, nelle scorse ore, si è poi detto preoccupato per la gravità della situazione, invitando i sindaci e i presidenti dei Consigli Comunali a moderare l'entità della richiesta delle aliquote dell’Imu su fabbricati e terreni agricoli. Ciò dichiarando che "I sindaci e i consiglieri comunali, devono capire che dipenderà anche da loro  se una situazione già difficilissima può diventare drammatica a causa degli aumenti in arrivo con l’Imu. Piuttosto preferisco spostare il dibattito  dal versante delle tasse e delle imposte a quello della riduzione e qualificazione della spesa pubblica". Ma forse, egregio signor Franco – anzichè puntare il dito sul deficit spending e sulla spending review: che alla fine si tradurrebbe in un grave, ulteriore, ridimensionamento dei servizi pubblici, ritorcendosi ancora una volta a svantaggio degli stessi cittadini – meglio sarebbe promuovee una raccolta di firme per chiedere una rivisitazione degli accordi di libero scambio con i Paesi del Mediterraneo Meridionale, all'Europarlamento; la fine della stretta creditizia delle banche e soprattutto l'immediata delegittimazione dei giudizi delle agenzie di rating sugli stati sovrani: tra le cause prime della speculazione e dell'ingenerarsi di altissimi livelli di spread e di debito. Nonché il divieto di immettere sul mercato derivati e operazioni finanziarie off-shore fuori controllo. Tagiando le unghie alla finanza ed alla speculazione, ed allentando contestualmente la pressione fiscale, anche le aziende agricole potrebbero nuovamente respirare, e le famiglie ricominciare a consumare. Il problema, infatti, non può essere contesualizzato alla sola sfera locale, nel settore agricolo e della spending review regionale, ma evidentemente – come traspare ormai con chiarezza – parte da ben più lontano. 

      Le origini e le ragioni del Movimento dei Forconi  

    E’ bene informarsi più dettagliatamente. Il movimento dei Forconi, che è stato protagonista di molti fatti di cronaca negli ultimi giorni, ha delle origini più remote, che non tutti conoscono. La crisi del mercato agricolo siciliano, infatti, va avanti già da un paio di anni. Le piccole aziende, hanno cominciato ad accusare i primi problemi, a causa dell’importazione incontrollata di prodotti extraeuropei. Per esempio l’importazione di grano in Sicilia , superando il fabbisogno della regione, è stata tra le prime cause di caduta dei prezzi agricoli. Nei primi due anni e mezzo, il movimento ha effettuato proteste pacifiche, che non hanno però garantito alcuna visibilità, né tantomeno sono state utili per il raggiungimento di un qualsivoglia risultato. La protesta che è esplosa in questi giorni, non nasce dal nulla, ma da un disagio radicato, che è esploso quando l'aumento della benzina ha portato l'esasperazione a livelli incontenibili. Molte famiglie, sono esasperate da anni e anni di “mala-amministrazione” che le hanno portate a vivere in condizioni di estrema povertà. La rabbia, l’esasperazione estrema, la voglia di far sentire la propria voce: sono queste le motivazioni che hanno spinto queste umili ed oneste famiglie a passare a interventi disperati che potessero attirare l’attenzione sulla propria condizione, da parte dei media e della politica: finora tutti "appassionatamente" in letargo. Allora è giusto gridare: e "Qui Europa" lo fa con forza, accodandosi volentieri al coro della democrazia, e della stessa protesta. Inoltre, è altresì giusto condannare la violenza fisica, ma non si può condannare la disperazione della gente e, soprattutto, non si può fermare la voglia di cambiare le cose! 

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)      

     

  • Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Giovedì, Aprile 5th/ 2012

    Italia / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Risparmio / Istat / Avanzo primario / Distruzione del risparmio delle famiglie / Governo tecnico  Monti / Speculazione internazionale / Pagamento interessi da usura / Drastica riduzione propensione al risparmio / Strategia dello spread / Mezzogiorno / Imprese e famiglie  

    Istat – Risparmio in caduta libera: Italia KO

    Il Paese delle formiche si scopre terra delle cicale.

    Che fine ha fatto il nostro tesoro?

    Nel 2011 Crolla il risparmio delle famiglie:

    50 miliardi l'anno solo per pagare interessi su BTP

    alla speculazione internazionale

    Roma – In un Ecofin estivo di qualche mese fa, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ricordava che l’Italia era uno dei pochi paesi in Europa ad avere un saldo primario (differenza tre entrate e spese dello Stato) attivo e in crescita, più solido anche della osannata Germania.  Ma che fine ha fatto tutto ciò in pochi mesi? Perché le agenzie di rating hanno preso di mira l’Italia? Perché alimentare bolle speculative succhia soldi e succhia risparmi? Domande sulle quali vi invito seriamente a riflettere, prima che sia troppo tardi. Domande da girare ai nostri politici in occasione, magari, dei comizi elettorali imminenti, e connessi alle prossime elezioni. Ma allora se il nostro Paese è in salute finanziaria (eccetto il debito accumulato: che comunque è largamente inferiore a quello del “Grande Giappone”. Paese in crescita record malgrado i debiti e gli strascichi dello Tsunami nucleare) allora perché tutti comprano titoli tedeschi e non italiani? Perchè il celeberrimo “spread” tra i nostri titoli e i loro cresce a dismisura? Perché annientare i risparmi delle nostre famiglie per pagare interessi a banche e speculatori internazionali che fanno incetta di Btp e Bot a tassi d’interesse da usura? Qualcosa o – evidentemente – qualcuno è impazzito! Malgrado la nauseante normalità ostentata dai media ammiragli che continuano come un disco rotto a parlare del “livello dello spread”, senza dire che è anticostituzionale assoggettare stati sovrani a guidizi parziali di semplici aziende private vicine alle lobby.

      Analisi del dato Istat – Il risparmio degli italiani nel 2011  

    Allora non ci stupiamo per i dati che stamane l’Istat ha reso noto in merito al livello del risparmio degli Italiani nel 2011. Ne emerge – come ovvio che sia dall’analisi dei principali fatti economici dell’ultimo semestre – una situazione gravissima per il “Bel Paese”, che d’improvviso non si scopre più tale, come l’isola felice dei risparmiatori, ma al contrario – in pochissimo tempo – una Nazione in emergenza da codice rosso, con una propensione al risparmio “media” delle famiglie attestatasi intorno al 12% –  il valore più basso dal 1995 – con una diminuzione – secondo quanto sostiene l’Istituto Nazionale di Statistica – di 0,7 punti percentuali rispetto al 2010.  Ma la fotografia reale è invero ancor più drammatica di quanto dipinge l’Istat. Infatti il dato reso noto, relativo all’anno scorso, è solo il dato medio: ma l’economia ci insegna che in alcune aree del Paese – come il Mezzogiorno – caratterizzate dalla simultanea presenza di molteplici fattori recessivi e destabilizzanti i tesoretti accumulati in decenni di duro lavoro sono svaniti nel nulla, per fronteggiare la durissima lotta alla sopravvivenza che il vivere quotidiano offre, anzi impone. Un indice significativo – che non sottovalutiamo – è anche l’altissimo numero di universitari costretti a lasciare gli studi.  Inoltre il dato rispecchia la situazione del periodo che ha preceduto l’ascesa al potere del tecnico Mario Monti. Quindi il dato reale odierno non emerge con chiarezza dalle “stime medie”, che assorbono – in aggiunta – anche le prerogative e le attitudini al risparmio di quel 10% delle famiglie italiane che vive nel lusso. Pessima, inoltre, anche la “foto ufficiale” dei profitti delle imprese italiane: nel quarto trimestre calati di un ulteriore 0,6% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010.

      L’avvento del Prof. Monti – Famiglie: nuovi ammortizzatori sociali  

    A rincarare la dose – qualora ce ne fosse stato bisogno – i dati Bankitalia ufficializzati dal vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, nel suo intervento nel convegno a Genova "La famiglia un pilastro per l'economia del Paese". Secondo Tarantola le famiglie italiane hanno svolto un'importante funzione di ammortizzatore sociale fin dal 2008 – anno di intensificazione della crisi scoppiata nel 2007 – che continuerà anche nel corrente anno. E proprio questa funzione che un tempo era dello stato, ha finito per distruggere i risparmi degli Italiani. E Lo stato? Oggi di fatto è sospeso! Sostituito da un “antidemocratico” governo tecnico d’estrazione fortemente bancaria e lobbistica, che sta portando avanti un gioco che non piace più a nessuno, se non a pochi eletti e gruppi élitari: annientare il welfare state – gettandone il peso sulle famiglie: come detto il nuovo “ammortizzatore sociale ufficiale” – disintegrare con l’assurdo “Fiscal Compact” il “deficit spending”– cioè quel meccanismo di investimento statale a debito proteso a creare servizi e moltiplicare la ricchezza nazionale. Ciò che in effetti dovrebbe giustificare il pagamento delle tasse da parte dei cittadini: la creazione di servizi – e tassare ogni singola sfera di “redditi” o “entrate”, sia strettamente economici che sociali. Compresi energia e carburanti: con accise su benzina e diesel da record. Quando la gente si ribellerà a tutto quresto, ecco pronta la soluzione: Privatizziamo! Tutto ciò in nome della crescita. Quindi addio risparmi, e porte aperte a banchieri e lobby: i nuovi padroni dell’Italia, l’ex “Bel Paese”. Ma una speranza esiste ancora! Affidarsi a Dio ed alla giustizia Divina (per i credenti) ed inoltre ( per tutti) spegnere le TV compiacenti, non acquistare i giornali che non informano sulle reali responsabilità della crisi-indotta e dare consapevolezza del problema a tutti tramite la rete e il passaparola. Auguri!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)