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  • Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Venerdì, Settembre 21st/ 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Schiavitù / Criminalità organizzata / Reati / Libertà / Dignità umana / Minori / Minorenni /Stranieri / Immigrati / Immigrazione / Lavori forzati / Rapine / Prostituzione / Illegalità / Statistiche / Forze dell’Ordine / Distruzione dello stato sociale 

    Minorenni stranieri al servizio del crimine

    Circa 10.000 reati commessi in 7 mesi: aumenta

    il numero dei minori immigrati ridotti in

    schiavitù e costretti alla vita criminale.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Chi pensa che la "tratta degli schiavi” venga raccontata solo  dai libri di storia, si sbaglia di grosso. L’esperienza dell’attualità, purtroppo, rende “presente” un passato ormai lontano. La libertà, valore supremo della vita, sembra essere solo un miraggio per i numerosi stranieri che giungono nel nostro Paese con tante speranze e consapevoli di una sopravvivenza fatta di stenti e  difficoltà di ogni genere,  il più delle volte per scappare  da guerre, miseria e fame. Tra gli immigrati cladentistini si contano, ogni anno, moltissimi minorenni provenienti non solo dall’Est europeo e dall'Africa Sub-Sahariana, ma spesso anche da altri continenti: minori che arrivano in Italia anche da soli e, purtroppo, spesso vanno ad ingrossare notevolmente le fila della criminalità organizzata. Privati della libertà, vengono ridotti in schiavitù e costretti ad alimentare ogni tipo di illegalità: prostituzione, accattonaggio, rapine, lavori forzati e chi più ne ha più ne metta. Questa è la fotografia che ritrae migliaia e migliaia di minori immigrati che devono rispettare regole e leggi dettate da qualche coscienza senza scrupoli.

     Il fenomeno in cifre 

    Le statistiche parlano chiaro:nei primi sette mesi dell’anno, sono stati circa 10.000 i reati commessi da minori stranieri e, da gennaio fino allo scorso luglio, sono arrivati in Italia circa 8.000 immigrati, di cui 776  minorenni, la stragrande maggioranza dei quali non accompagnati. Il loro destino è segnato: avranno come casa la strada e diventeranno “figli adottivi” di qualcuno capace di gestire traffici illegali e di schiavizzarli educandoli al crimine. Questi “padroni del male” non solo hanno come bersaglio i giovanissimi stranieri, ma cercano le loro vittime adescando anche ragazzi italiani che vivono in contesti disagiati e di degrado sui quali esercitano la propria influenza criminale.

     Un Sistema Criminale integrato 

    A tenere in piedi questo Sistema Criminale Integrato, così definito dalla Polizia, “sono cellule snelle e specializzate in grado di lavorare in rete nei singoli Paesi di transito e di destinazione”, per come riportato anche da un articolo-inchiesta lanciato dal quotidiano “Avvenire”. Cellule, queste, che operano a 3 livelli diversi, ma complementari: il contrabbando delle persone, lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù.

     Anche Italiani tra gli schiavisti 

    Per quanto riguarda la nazionalità degli schiavisti che sono stati denunciati, le forze dell’ordine hanno stimato la presenza in Italia di 368 romeni, 186 italiani, 98 nigeriani, 75 albanesi e 34 cinesi. Se le denunce sono così numerose, non osiamo immaginare il numero esorbitante di criminali che si nascondono dietro “il silenzio”. L’Italia deve fare qualcosa per frenare questo tornado di illegalità, per contenere questo meccanismo che priva della libertà e della dignità umana. Argomenti cari a noi di "Qui Europa", lo sfruttamento minorile e la schiavitù, sono piaghe di una società che non può essere al servizio del crimine, e che la crisi indotta dalla finanziarizzazione dell'economia di certo contribuisce a far esplodere violentemente. Può una nazione fare a meno del suo "stato sociale"? Davvero no!

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Sacralità della Vita e straordinaria Testimonianza di Gloria Polo

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    Sabato, Giugno 9th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Corte di Giustizia Europea / Lussemburgo / Roma / Fatima / Caracas Fecondazione Artificiale / Aborto / Sacralità della Vita / Convegno / Magna Carta / Nuova Italia / Legge 194 / Eugenia Roccella / La straordinaria esperienza di Gloria Polo / Gloria Polo […]

    Charles Dickens: 200 anni della nascita di uno dei massimi scrittori europei

    Charles Dickens: 200 anni della nascita di uno dei massimi scrittori europei

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  • Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio d’Europa / Strasburgo / Eurofound / Statistiche / Alcool / Droghe / Cannabis / Oppiacei / Cocaina / Acidi / Tossicodipendenza / Alcoolismo / Lavoro / Abuso sostanze stupefacenti   

     

    Lavoratori europei: alla ricerca della

    “vita” in polvere, in pillole e fatta

    di bollicine.

    Eurofound: Il 5%-20% degli occupati europei abusa

    di droghe ed alcool sul posto di lavoro.

    Strasburgo – Il noto detto “si beve per dimenticare” sembra che sia diventato il motto principale di molti lavoratori europei: infatti,  secondo i dati raccolti e presentati dalla fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, Eurofound, attiva in tutti i 27 stati membri dell’Unione, una percentuale di lavoratori europei compresa tra il 5% ed il 20%, abusa di alcool e droghe sul posto di lavoro.  Codice rosso, quindi, davanti all’allarme lanciato a Strasburgo in occasione della conferenza per la prevenzione di alcool e droghe sul posto di lavoro, organizzata dal Consiglio d’Europa. Purtroppo, non è una questione che riguarda solo ed esclusivamente l’individuo interessato ma si estende alla società intera, in quanto qualsiasi lavoro funziona come una sorta di catena di montaggio in cui la “sobrietà” di tutti concorre a determinare un prodotto finito: sia esso un servizio reso al cittadino o un prodotto da consumare. Solo un individuo sano e lucido può permettere lo sviluppo della società: alcool e sostanze stupefacenti alterano l’equilibrio del sistema psicofisico e, di conseguenza, la propria prestazione lavorativa.

      Disoccupazione e alienazione: le nuove schiavitù dell'era  della crisi  

    Puntando la lente di ingrandimento sul nostro Paese, secondo i dati raccolti da una ricerca condotta nel 2007 su un campione di 3000 lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, emerge che più del 13% ha fatto uso di cannabis nei dodici mesi precedenti, il 4,5% ha fatto uso di cocaina, l’1,2% di acidi e l’1% di oppiacei. Per quanto riguarda i lavoratori con mansioni a rischio – e quindi sottoposti periodicamente a controlli –  la musica cambia: su 87.000 lavoratori testati, nel 2010,  551 di essi sono risultati positivi al test  e tra loro, 23 persone sono state considerate tossicodipendenti abituali, mentre per tutti gli altri l’uso di sostanze stupefacenti è stato solo occasionale. Un altro dato allarmante riguarda la tipologia di droga di cui si abusa: tra i giovani con età inferiore ai 30 anni, le droghe più  consumate sono i cannabinoidi (64%), seguite dalla cocaina (19%) e dagli oppiacei (4,2%).  Giovani alla ricerca costante della vita in polvere, in pillole o fatta di bollicine… ma non è così che si vive e si lavora! Malgrado chi ci governa faccia poco e "disfaccia" troppo, sopratutto oggi, la vita resta comunque il bene più prezioso, da gustare e godere, sempre con spirito di ringraziamento verso il Creatore, qualunque prova possa trovarsi sul nostro cammino, e soprattutto in piena consapevolezza e alieni da qualsivoglia forma di dipendenza e schiavitù.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Contributi ai partiti: Italia, Record Negativo

    Contributi ai partiti: Italia, Record Negativo

    Domenica, Aprile 22th / 2012

    – di Mirella Fuccella e Sergio Basile – 

    Italia / Unione europea / Europa / Record / Finanziamento pubblico ai partiti / Casta tecnocratica / Giorgio Napolitano / Modelli europei / Controinformazione / Statistiche / Mirella Fuccella / Sergio Basile / Francia / Germania / Regno Unito / Spagna / Elite politica al servizio della tecnocrazia / Morte dello Stato /  La bufala della "Crisi" e il "Cerchio magico" dei "Montiani"  /  Finanziamento iniquo e immorale / Onestà intellettuale / Bisogno di una rivoluzione-politica "pacifica" dal basso / Smantellamento del Welfare / Balla Neo-liberista / Conflitto d'interesse e Collusione partitico-aziendale / Nuovo Ordine Mondiale / Dio-danaro / Corte dei Conti / Giulietto Chiesa / Beppe Grillo / Movimenti fuori dal coro / Popli disillusi / Censura / Libertà / Democrazia indiretta / Pressioni politiche / Referendum /  Responsabilizzare i leader politici / Commissione di Alti Magistrati / Rinascita spitrituale e morale / Riscoperta valori sacri / Confronto politico / Menzogna neoliberista / Deducibilità del finanziamento ai partiti   

    Italia da record: anche nei contributi ai partiti

    Finanziamento iniquo ed immorale per la "super-casta":

    La musica cambia nel resto d’Europa

    Re Giorgio Napolitano sta a guardare la "Nuova Tecno-Casta"

    che Egli stesso ha favorito

    Roma, Parigi, Londra, Berlino, Madrid – Tra i temi più caldi trattati dai media nazionali, negli ultimi giorni, uno ci ha particolarmente colpito in negativo, soprattutto in un periodo ci austerity (sia pure ingiustificato: visto che l'Italia è, contrariamente a quanto qualcuno vorrebbe farci credere, un Paese finanziariamente robusto, con un avanzo primario, un bedito privato d'impresa ed un livello di risparmio da prime della classe nell'intera Europa) nel quale in governo Monti, appoggiato ciecamente e spesso insensatamente da tutti i principali leader di partito (Bersani, Alfano e Casini tra tutti) sta letteralmente opprimendo il popolo italiano. E ciò mentre i partiti ingrassano di notte, nel sonno. Allora, analizzando le modalità di finanziamento dei partiti nei diversi stati europei, come al solito, constatiamo che una delle maggiori fonti di spreco in Italia è ancora una volta, proprio, la vita politica. 

      Il finanziamento in Francia  

    In base ai dati riportati dall'esperto Pierluigi Martini, responsabile riforme Ist, sappiamo che in Francia il finanziamento della politica dipende da un contributo annuale, fissato con la legge finanziaria, a cui si accompagnano rimborsi in occasione delle elezioni. È previsto l'obbligo di rendiconti annuali previa certificazione di due revisori dei conti. In caso di irregolarità, il partito perde il diritto al contributo per l'anno successivo, e sono altresì previste anche sanzioni pecuniarie per il mancato rispetto delle parità tra i generi. Sempre in Francia, il contributo annuale ai partiti è di 80 milioni di euro: cifra alla quale si aggiungono i contributi dei privati, che possono essere fatti solo da persone fisiche, in misura non superiore a 7.500 euro l'anno, e con la deducibilità fiscale del 66%.

       In Germania   

    Anche in Germania il finanziamento è pubblico e non può superare la soglia dei 133 milioni l'anno. C'è il controllo sulla contabilità da parte del presidente del Bundestag, sulla base di una relazione giustificativa firmata da un revisore, mentre il presidente è, a sua volta, controllato dalla Corte federale dei Conti.

       In Spagna   

    In Spagna, il finanziamento della politica è misto, essendo composto dai contributi annuali dello Stato centrale e da quelli delle comunità autonome. La misura è stabilita nella legge finanziaria. Sulla contabilità c'è il controllo della Corte dei Conti, mentre il contributo annuale ordinario, al netto da quello locale, è in media di circa 60 milioni.

      Nel Regno Unito   

    Nel Regno Unito vi sono norme che privilegiano il finanziamento pubblico dei partiti di opposizione e la trasparenza dei finanziamenti privatiDunque nei paesi europei è previsto un finanziamento pubblico dei partiti equo e ordinato, e sono sempre presenti meccanismi di controllo sull'uso del finanziamento. Infine sono di solito stabiliti limiti massimi e forme di deducibilità fiscale

     L'anomalia tutta italiana  –  Fondare un partito?  Meglio di un'azienda! 

    In ogni caso, in tutti i modelli sopraesplicati, la misura del contributo pubblico ai partiti è ben inferiore a quanto previsto in Italia, dove è di 4 euro per voto. Dunque sarebbe giusto un forte ridimensionamento di questo importo, sommando alla riduzione del 30% – già decisa con il D.L. 98 del 2011 – almeno un ulteriore 20/30% minimo. Ciò facendo pressioni sui nostri rappresentanti politici diretti, affinchè pongano tali questioni ai rispettivi direttivi: sempre più simili a delle supercaste di intoccabili, con schemi che puntano – a quanto pare – a vere e proprie performance a carattere aziendale, ed a rischio zero.

      Elite politica al servizio della tecnocrazia – E' la morte dello Stato?  

    Veramente inaccettabile in un Paese che la stessa classe politica (quella che conta: dovremmo parlare forse di ristretta élite politica retta da un pugno di uomini) accanto ad una insensata classe di tecnocrati non eletti, sta contribuendo a distruggere, continuando a parlare di mercati, spread e nuovi tagli alla spesa pubblica (stamane Alfano al TG1) come se fosse la regola. Come se fossero cose normali e reali. Roba da circo, insomma! Peccato che tali personaggi si celano dietro ai numeri e ad un presunto consenso elettorale che in effetti ad oggi non avrebbero più! Almeno a giudicare dai quotidiani allarmati e disgustati commenti di milioni di persone che non ce la fanno più ad andare avanti: nei mercati, nelle piazze, nei bar, nei treni, nelle scuole, sul web, negli oratori e dovunque la gente comune abbia la possibilità di confrontarsi ed affrontare in libertà – e senza censura di alcun genere – tali delicatissimi argomenti, che i media che contano toccano solo di striscio e mai a fondo. In un paese nel quale i suicidi nell'anno appena conclusosi hanno toccato il drammatico numero di 17.000 casi: ed in una Europa sotto scacco dei poteri forti, che ha visto andare in funo in pochi mesi 6 milioni di posti di lavoro. grazie ad insensate ed immorali politiche di austerity.

      La bufala della "Crisi" e il "Cerchio magico" dei "Montiani"   

    Ciò quando tutti sanno benissimo che questa crisi è una grossa bufala inventata per realizzare anche in Italia una sorta di Nuovo Ordine Mondiale, sotto l'egida e la regia del "dio-danaro" e delle forze occulte che dominano finanza e sistema economico: ed ora vorebbero infinocchiare anche i popoli. Un "New World Order" portato avanti – sono i fatti degli ultimi mesi a dirlo con eloquenza estrema e cruda – da banche e servi delle banche, più o meno occulti, con la complicità immorale della stragrande maggioranza dei media. Intanto, ed a ragione, crescono – e ce lo dicono molti sondaggi ufficiali – movimenti fuori dal coro, come il "Movimento 5 Stelle" di Beppe Grillo, o "Alternativa" di Giulietto Chiesa, che stanno denunciando con coraggio questo pazzesco gioco al massacro. 

      Onestà intellettuale – Urge "Rivoluzione pacifica" dal basso   

    Ma tornando alla necessità di cambiamento di tale assurdo sistema, che umlia e svilisce la dignità degli Italiani tutti – a prescindere dal colore politico – possiamo concludere che – già prima delle prossime "Elezioni Politiche" – sono necessarie riforme serie e mirate, magari su iniziativa popolare (visto che la super-casta aziendale della politica, farà di tutto per lasciare tutto comè) nonché, seguendo l'esempio degli altri nostri cugini europei, dei controlli rigorosi sulla contabilità, con l'obbligo di certificazione dei bilanci effettuabile da soggetti qualificati, nonché il controllo dei bilanci da parte di una Commissione di alti magistrati. Ciò senza ricorrere ed usare la facile scusa "neoliberista" degli scandali di alcuni personaggi politici per accellerare un processo di disintegrazione di secoli di costituzionalismo, conquiste sociali, Democrazia e Sovranità: Popolare e Nazionale.

      Lo smantellamento "assurdo" del Welfare e la "Balla Neo-liberista"  

    Tutto per instaurare una "Nuova" forma di contollo economico, finanziario e psicologico delle masse, dove ciascuna élite avrebbe la sua fetta di torta, ai danni della dignità e della libertà umana. Insomma: per migliorare gli stati e cancellare la corruzione, non serve "smantellare lo stato ed il welfare" (privatizzandolo, svendendolo o rottamandolo, e sostituendolo con tecnocrati falsi e falsi profeti neoliberisti) ma serve sostanzialmente e semplicemente una rinascita morale e spirituale del popolo tutto. Urgono, ancora, meno deleghe morali a terzi, la riscoperta dei nostri alti e sacri valori morali e religiosi (quale premessa fondamentale a tutto il resto), nonché una maggiore partecipazione sociale e politica. Un maggiore controllo sui nostri rappresentanti ritornando ad utilizzare in maniera saggia tutti gli strumenti di democrazia indiretta o latente di cui i popoli occidentali dispongono (come la pressione politica, il referendum o il confronto/dibattito pubblico) ad iniziare dalle scuole, dalle università, dalla rete e dai luoghi pubblici d'incontro e formazione.

      Il conflitto d'interesse e la "collusione partitico-aziendale"  

    Sarebbero indispensabili anche sanzioni più severe per gli amministratori che sottraggono fondi dal contributo pubblico dei partiti per fini personali, e sanzioni per i candidati che superano i tetti di spesa consentiti. Sull’esempio francese, si potrebbe prevedere inoltre una maggiore deducibilità del finanziamento ai partiti proveniente dai cittadini, e non dalle imprese, che non votano e possono generare conflitti di interesse. Intanto Re >Giorgio Napolitano sta a guardare l'evolversi di una nuova "Tecno-casta" che Egli stesso ha contribuito ha creare per la "salvezza dell'Italia" e la reverenza al "dio-mercato". 

    Mirella Fuccella, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Mezzogiorno: Distorsioni da “Primavera Araba”

    Mezzogiorno: Distorsioni da “Primavera Araba”

    Martedì, Aprile 3rd / 2012

    Italia / Mezzogiorno / Mediterraneo / Economia / Commercio / Scambi / Statistiche / Srm / Intesa San Paolo / Mediterranean strategy Group / Deandreis   

    Mezzogiorno: Distorsioni da "Primavera Araba"

    In fumo  2,4 miliardi nel 2011

    Relazioni Area Med sempre più complicata:

    Fallisce 1 accordo su 3

    Napoli – Se le rivoluzioni, cominciate poco più di un anno fa in Tunisia e proseguite poi nel Maghreb, in Egitto, Marocco e Libia hanno provocato un effetto “domino” anche  in altri paesi,  hanno sconvolto i sistemi politici e sociali nelle regioni del Medio Oriente, del Vicino Oriente e del Nord Africa e passano alla storia come “Primavera Araba”, questa situazione, nei rapporti commerciali con il Mezzogiorno italiano, fa registrare un freddo inverno: fino a settembre 2011, 2 miliardi e 400 milioni sono andati in fumo a causa del fallimento di 1 scambio commerciale su 3. I paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo sono partner importanti soprattutto per il Sud Italia e, accanto a quelli citati, ricordiamo rapporti rilevanti tra il Meridione e Israele, Libano, Siria e Turchia che costituiscono l’Eastern Med e con l’Adriatic Med composto da Albania, Bosnia e Croazia. In merito al commercio, il direttore del Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm), Massimo Deandreis, in occasione del convegno “Il Futuro della finanza nel Mediterraneo”, tenutosi nei giorni scorsi a Napoli ed organizzato dal Gruppo Intesa San Paolo, da Mediterranean strategy group e Srm, ha sottolineato l’importanza che il Mediterraneo riveste per l’Italia, dichiarando che “le regioni meridionali si confermano come un ponte naturale verso quest’area geografica ed economica emergente e di grande potenzialità di sviluppo”.

      Ridimensionamento delle imprese del Sud nell'Area Med  

    Dal decennio 2001-2010, in cui si era registrato un aumento del commercio da 11,7 a 15,4 miliardi, si passa ad un 2011 che, nonostante incoroni l’Italia come primo partner commerciale europeo per la zona del Mediterraneo, fa registrare una battuta d’arresto dovuta anche alla contrazione del 69,6% delle importazioni di petrolio libico. Tra le regioni del Meridione, per come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, grazie alla specializzazione nell’interscambio dei prodotti energetici, detiene la palma del dinamismo la Sicilia, con il 10,6% del totale nazionale, seguita dalla Sardegna con il 4,3%, dalla Campania con il 3%, dalla Puglia con il 2,7% e dalle altre regioni del Sud che rappresentano l’1,6%.  A seguito di questo “stop” del commercio, nelle relazioni con il Mediterraneo,  il Nord ovest ha subito un calo meno netto rispetto al Sud, più sofferente a causa della riduzione del 13,7% del totale degli scambi commerciali, comprensivi dei prodotti energetici che, se non considerati, permettono di rilevare dei dati omogenei per tutta la penisola. Complessivamente, da gennaio a settembre 2011, la crescita italiana degli scambi si è attestata al 6,2%, e di questa percentuale il 4,2% ha rappresentato la crescita del Mezzogiorno. Insomma, il Sud dell’Italia rappresenta un vero e proprio ponte tra l’Europa ed il Mediterraneo. Peccato che a transitare su questo ponte vi siano sempre meno soggetti, e peccato che finora la tanto osannata "Primavera Araba" abbia finito per giocare un brutto tiro alle aziende italiane del profondo Sud, ridimensionate e costrette a sbarcare il lunario con acrobazie da circo. Peccato che questa Primavera abbia finito per rafforzare le economie ed il ruolo nel Medioriente dei soliti noti, Usa in testa, dando il via libera alla speculazione dei petrolieri, che hanno portato alle stelle il prezzo del petrolio, tra l'indifferenza assordante del Prof. Monti.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il vino italiano conquista il mondo

    Il vino italiano conquista il mondo

    Giovedì, Marzo 22th / 2012

    Italia / Esportazioni / Record Ue / Vino / Statistiche / Symphony-IRI / Vinitaly / Vendite 

    Il vino italiano conquista il mondo

    Una bottiglia su cinque è italiana. L’export è la carta vincente

    Roma –  Il vino italiano è il prodotto dell’export agroalimentare più importante, tanto è vero che, nel mondo, una bottiglia su 5 ha un’etichetta italiana. 23 i milioni di ettolitri di vino venduti all’estero e i mercati principali sono quello tedesco,  inglese, canadese e americano, ma anche Giappone, Svizzera ed i Paesi nordici hanno dimostrato un notevole apprezzamento per le bollicine provenienti dalla nostra penisola. Ma se il vino nostrano fa il boom all’estero, gli italiani bevono l’1% in meno rispetto ad un anno fa, ma cercano una maggiore qualità del prodotto, dato confermato dall’aumento del 2% nelle vendite di vini a denominazione di origine controllata. Che il palato italiano sia raffinato lo dimostra l’indagine condotta da Symphony-IRI Group per Vinitaly, i cui risultati parlano di un aumento dell’11,1% a volume nella vendita al supermercato di prodotti con un costo superiore ai 5 euro, di una forte riduzione della vendita dei bottiglioni da un litro e mezzo, mentre la  vendita rimane stazionaria per il vino in brick. Le bottiglie più vendute sono quelle di Lambrusco, Sangiovese e Montepulciano di Abruzzo, mentre tra quelli a maggior tasso di crescita ritroviamo il Pignoletto dall’Emilia, il Pecorino dalle Marche e dall’Abruzzo ed  Brunello di Montalcino. L’Europa, nel complesso, esporta nel mondo il 70% dei 95 milioni di ettolitri di vino prodotti in un anno e, tra tutti i paesi del nostro continente,  l’Italia ha conquistato il primo posto raggiungendo,  nel 2010, il 22% della quota di mercato.  A livello mondiale, la produzione di vino, nel 2011, è stimata intorno ai 270 milioni di ettolitri, di cui 152 vengono prodotti in Stati dell’Unione Europea, seppur con notevoli differenze tra un paese e l’altro. Al primo posto nel mondo la Francia con una produzione di più di 50 milioni di ettolitri di vino, al secondo l’Italia con più di 40 milioni di ettolitri e al terzo la Spagna, che nonostante il calo del 2% rispetto al 2010, ne ha prodotti 35,4 milioni. E mentre il Cile raggiunge il suo massimo produttivo con un aumento  pari al 15,5% e la Nuova Zelanda registra un +23,2%, sono, rispettivamente,  in calo del 10%  e del 5% le produzioni americane e argentine. L’Italia, insomma, si conferma leader nella tradizione del gusto, un primato da non confondere con quello del “buon gusto e del buon senso” che, in particolare in questo periodo, non appartiene di certo alla nostra nazione. Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo a 9 regioni. Sud a secco

    Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo a 9 regioni. Sud a secco

    Venerdì, Marzo 16th / 2012

    Italia / Unione Europea /Fondi / Innovazione / Miur / Statistiche / Nord / Sud 

    Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo 9 regioni. Sud a secco

    Conferma del divario tra Nord e Sud: a Lombardia e Lazio metà dei finanziamenti

    Roma – Di certo l’Italia non brilla in Europa nel campo dell’innovazione: delle 20 regioni dello stivale, solamente 9 risultano competitive sui programmi Ue nel panorama continentale. Un quarto dei fondi europei destinati al nostro Paese arriva direttamente nei laboratori e nei centri di ricerca laziali ma, in realtà, i più bravi e capaci ad ottenere le risorse per la ricerca che Bruxelles mette in palio, sono i ricercatori liguri, ognuno dei quali  porta “a casa” 12.000 euro di finanziamenti europei. Sono 50 i miliardi di euro che l’Unione Europea stanzierà, entro il 2013, per il settimo programma quadro e l’Italia, con il suo ritmo di marcia, rischia di finanziare la ricerca degli altri incassando meno soldi di quelli che invia a Bruxelles per il bilancio Ue , per come aveva già annunciato il Sole 24ore. Il budget previsto per il progetto “Cooperazione”- uno dei più importanti del settimo programma quadro –  è di 32 miliardi di euro da investire nell’innovazione di 10 settori strategici, dalla quello salute a quello dell’energia, dall’ambiente allo spazio e alla sicurezza, dall’Ict  alle nanotecnologie. L’Italia ha conquistato il 9% di questi fondi, pari a poco meno di 2 miliardi che, tra l’altro, sono arrivati solo in alcune regioni: nel Lazio arriva il 23, 64% delle risorse Ue, in Lombardia il 21,45%, in Piemonte il 10,65%, in Toscana il 9,55% ed in Emilia Romagna l’8,31%. Veneto, Liguria e Campania attirano il 6% e la Puglia il 5% dei finanziamenti. Per quanto riguarda le altre regioni, purtroppo, è come se in classifica neanche ci fossero. In relazione all’efficienza ed alla produttività, invece, a guidare la classifica è la Liguria, seguita dal Trentino (10.000 euro a testa per i ricercatori), dalla Toscana e dal Lazio con 9.000 euro a cervello. I risultati delle indagini condotte dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca specificano, tra l’altro, le leadership nei diversi settori: la Lombardia incassa un terzo dei fondi Ue destinati all’Italia nel settore delle biotecnologie e si conferma  leader, insieme al Piemonte, anche nel settore delle nanotecnologie dei materiali e dei sistemi di produzione e di processo. Il Miur precisa che la presenza, in queste regioni, di soggetti industriali importanti e grandi centri di ricerca, permette alle stesse di mantenere il primato nazionale. Il 34% dei fondi Ue destinati all’Ict in Italia, và al Lazio, che si conferma capolista anche nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello spazio. Per la categoria “trasporti” vince, invece, il Piemonte, seguito da Lazio, Lombardia e Campania. L’unico dato confermato, seppur non scritto, è il fatto che l’Italia ha due facce, quella del nord e quella del sud. E quella meridionale rimane una realtà per nulla europea. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)