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  • Nuovo Ordine – Come stravolsero il sistema dei cambi per mettere le mani sul mondo

    Nuovo Ordine – Come stravolsero il sistema dei cambi per mettere le mani sul mondo

    Venerdì, Maggio 29th/ 2015    

    – di Nicola Arena 

    con il contributo di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta debito, lavoro umano, concetto sovversivo di moneta, Bretton Woods, Cambi fissi e cambi variabili, Hitler, Speculazioni, Nobel di Comodo, FMI, Fondo Monetario Internazionale, John Maynard Keynes, Giudeo-Massoneria, Anglo-israelismo, anglo-americamismo, socialismo, Fabian Society 

    Nuovo Ordine Mondiale, Sistema Monetario e Finanza

    Nuovo Ordine – Come stravolsero il sistema dei

    cambi per mettere le mani sul mondo

    La via del controllo globale – Concepimento di un nuovo sistema

    dei cambi atto a modificare a piacimento – dell'élite bancaria ed

    illuminata – le unità di misura dei valori e nascita dell'FMI

     

    di Nicola Arena

    con il contributo di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Il crocevia "Bretton Woods"                                                                             

    Roma – di Nicola Arena, Sete di Giustizia, con il contributo di Sergio Basile – Per avere un quadro chiaro sulla natura delle cosiddette "crisi economiche" (o meglio, truffe monetarie) non bisogna mai perdere di vista l'evoluzione del sistema monetario e bancario, nei secoli, e specie nel Novecento: secolo dell'inganno per antonomisia e del sorgere di nuovi aberranti equilibri mondiali. La regolamentazione a cambi fissi ha contraddistinto il sistema monetario internazionale dalla metà dell'Ottocento fino alla Seconda Guerra Mondiale (v. Gold StandardGold Exchange Standard). Dopo la Grande Guerra gli accordi di Bretton Woods (1) prescrissero come valuta di riferimento il dollaro, rispetto al quale le autorità monetarie degli altri paesi intervenivano per garantire la parità con la propria valuta entro una banda di oscillazione molto esigua (intorno all'1%).

    (1) Stazione climatica degli S. U. nel New Hampshire, a NE del M. Lafayette (m. 1606) nella Franconia Range. Ivi dal 1° al 22 luglio 1944 fu tenuta la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite, presenti i delegati di 44 nazioni, la quale deliberò gli accordi, entrati in vigore il 27 dicembre 1945, per la costituzione di due organismi internazionali, il Fondo Monetario (International Monetary Fund) e la Banca di ricostruzione e sviluppo (Bank for reconstruction and development).  (Fonte Enciclopedia Treccani)

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Vittoria dell'oro contro il sangue e base finanziaria del Nuovo Ordine  

    Notiamo che, con la vittoria dell’”oro contro il sangue” (espressione – tra l'altro – molto familiare al grande Professor Giacinto Auriti, il padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta) i grandi banchieri internazionalisti (sia d'estrazione social-comunista che liberal-capitalista) hanno favorito con ogni mezzo l’instaurarsi di un nuovo concetto sovversivo di moneta come unità di misura del valore (2)Oggigiorno è sempre più viva l’idea della pianificazione e costruzione di un "Nuovo Ordine Mondiale", progetto giudaico-massonico – ideologico-religioso – antico e basato sul controllo e sulla sottomissione reale e spirituale dell’intera umanità al volere di una elite di banchieri e personaggi senza scrupoli: infatti, in un mercato globale e monopolizzato, le multinazionali e big banks hanno via via preso l’assoluto controllo sui prezzi al consumo e persino sulle materie prime.

    (2) Nella primavera del 1943 sorse così contemporaneamente presso i governi di Londra e di Washington, il proposito di promuovere la creazione di un organismo internazionale per la collaborazione in materia monetaria (…). I due importanti progetti, pubblicati quello inglese l'8 aprile 1943 e quello americano due giorni dopo, presentano singolari analogie di fini, di mezzi e di congegni. Il progetto britannico è dovuto all'economista John Maynard Keynes, ed è intitolato Proposals for on international Clearing Union (Londra, aprile 1943). Quello americano è noto come Progetto White ed è intitolato Preliminar draft'outline of proposal for a united and associated Nations Stabilisation Fund (Washington, aprile 1943). Precedentemente all'annuncio di questi due piani, un gruppo di esperti francesi aveva elaborato sulle linee dell'accordo tripartito del 1936 un altro progetto valutario, che fu pubblicato il 9 maggio 1943. Il 9 giugno 1943 infine anche il Canada presentò un progetto proprio (Piano Ilsey). (…) Il titolo del Progetto Keynes sembra alludere alla creazione di una vera stanza di compensazione mondiale per le liquidazioni periodiche dei debiti e crediti sorgenti fra i varî paesi, risultando facilitata la conoscenza e la sistemazione delle bilance dei pagamenti. L'organizzazione progettata doveva essere un'autorità monetaria e creditizia rivestente contemporaneamente la funzione di dirigente generale del mercato monetario e creditizio e quella di superbanca mondiale; abbinamento di funzioni simile a quello che, attraverso una spontanea evoluzione, si è formato in genere rispetto alla banca centrale di ciascun paese. (Fonte Enciclopedia Treccani)

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Keynes, Giudeo-Massoneria e socialismo anglo-americano                     

    Il socialismo anglo-americano giocò un ruolo essenziale nell'ambito di questo progetto sinarchico di controllo mondiale a partire dalla rivoluzione dei cambi. Interessanti furono anche i preparativi agli incontri di Bretton Woods, orchestrati dall'alta giudeo-massoneria internazionale legata a doppio filo con lo stesso socialismo anglo-americano (vedi qui Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 1 e qui Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 2): il 19 maggio 1919, in particolare, i membri della loggia illuminista e sinarchica dei Masters of Wisdom e della Round Table, riunirono in un summit segreto un gran numero di dignitari e delegati inglesi e americani, molti dei quali appartenenti – tra l'altro – alla stessa Round Table e alla cosiddetta "Conferenza della Pace".  Il rappresentante Usa fu il rabbino Stephen Wise; tra i rappresentanti inglesi spiccava l'economista socialista John Maynard Keynes, autore di opere preconizzanti la nascita di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato proprio sulla dottrina socialista: obiettivo della Fabian Society (vedi qui Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 1 e qui Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 2). In quell'incotro furono gettate le basi per un collaborazionismo con Mosca nella direzione della promozione a vasto raggio e su scala mondiale del socialismo anglo-americano e del contestuale "anglo-israelismo". In appena un ventennio si giunse al summit di Bretton Woods, tappa essenziale – anche se transitoria – del piano mondialista.

     Le mani sul mondo…. materie prime, moneta & Co                                   

    Volendo indagare sul come e sul perché questo sia potuto accadere, ci serviamo della sfera delle ipotesi: una di queste è basata su un  discorso immaginario fra banchieri dell’epoca: "E’ di assoluta priorità – direbbe il nostro ipotetico banchiere – qualora volessimo, come prospettato, variare i prezzi delle materie prime, dover necessariamente inventarci dei motivi giustificativi e accettati dal pensiero economico unico, da veicolare nelle università, nelle redazioni dei "nostri quotidiani" e nei luoghi di diffusione del sapere, su scala globale. Infatti non potremmo aumentare il prezzo di alcuni prodotti basandoci esclusivamente sui costi di trasporto, ovvero su eventi mutevoli incontrollabili, come le condizioni metereologiche ecc., perché così facendo, lo scopo di poter manipolare i costi a nostro piacimento verrebbe raggiunto con difficoltà, proprio perché le variabili non sono programmabili.

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Un sistema deformante… creato ad hoc                                                        

    Occorre quindi creare un sistema dove le variabili siano deformabili secondo gli interessi delle banche. Per far questo, non potendo intervenire in maniera certa sugli eventi naturali (almeno per il momento), dobbiamo necessariamente stravolgere il sistema dei cambi per modificare a nostro piacimento le unità di misura dei valori. Inventiamoci allora – proseguì l'astuto ed ipotetico banchiere del nostro racconto-verità – un sistema dei cambi delle diverse monete mondiali, ove queste possano variare a nostro piacimento, permettendo così la correlata variazione dei prezzi delle materie prime, dando – tuttavia –  l’impressione agli operatori economici che questi aumenti siano incontrollabili perché vincolati ad eventi casuali. Sappiamo invece – concluse il banchiere – che alterando le unità di misura, possiamo con molta facilità alterale i prezzi finali a nostro esclusivo vantaggio e dei nostri amici speculatori interessati al controllo di tutta la ricchezza globale".

     Un ragionamento per assurdo – Sul rapporto tra dollaro e petrolio        

    Per rendere comprensibile e più fruibile al vasto pubblico questo ragionamento, possiamo fare degli esempi ragionando per assurdo, sostituendo cioè al "mercato dei cambi monetari", un "mercato dei cambi delle misure di capacità"ipotizzando che il costo del petrolio al barile (1 barile di petrolio equivale a  159 litri) fosse di 159 dollari, conseguentemente, il costo sarebbe pari a 1 dollaro per litroSe noi volessimo acquistare allo stesso prezzo una quantità maggiore di petrolio, potremmo stabilire arbitrariamente che il costo al litro rimarrebbe di 1 dollaro, ma che 1 barile equivarrebbe a 10 litri (sempre nell’ipotetico mercato dei cambi delle unità di misura) di conseguenza con soli 10 dollari potremmo acquistare 1 barile intero di petrolioCome possiamo notare questo ragionamento risulterebbe palesemente assurdo, perché illogico ed evidentemente ingannevole. Se venisse attuato, si manifesterebbe ai nostri occhi una truffa colossale.

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Truffa del mercato dei cambi delle unità di misura dei valori monetari 

    Eppure cari lettori, con il mercato dei cambi delle unità di misura dei valori monetari, questa gigantesca truffa è stata resa possibile senza che i popoli della Terra – sistematicamente plagiati – se ne fossero potuti mai accorgere, tranne che sugli effetti percepiti ex-post, scaturiti da questo sistema anomalo e prodotti a catena sull’umanità intera: famiglie, aziende, gruppi sociali, ecc… Per cui non potendo intervenire sulle unità di misura delle capacità, perché sarebbe stato ben visibile per tutti, si decise di intervenire sulla variazione delle unità di misura dei valori.

     Una falsa scienza finanziaria                                                                           

    Appoggiati da influenti scienziati dell’economia, da Nobel di comodo spinti al "riconoscimento internazionale" per mere ragioni ideologiche, politiche e "pseudo-religiose" (3) , ecc.., si è costruita nei secoli una scienza basata su questi parametri: per cui, seppur ingannevole, questa pratica viene riconosciuta a livello globale come l'unica strada percorribile. Infatti più passa il tempo e più si consolida la percezione negli esseri umani che non esistono alternative perché “si è sempre fatto così”. Invece si scopre come in un recente passato le cose non sono andate “sempre così”. Ovviamente per mantenere equilibrato il sistema giusto, ossia quello dei cambi fissi, è necessario che gli scambi commerciali con i paesi esteri si basino esclusivamente sul baratto o su meccanismi di pseudo-baratto finanziario ed economico, ovvero tramite il pagamento di una moneta fittizia che consenta gli acquisti soltanto nel paese di emissione di quella divisaLa crisi economica mondiale, indotta, del 29 causò, come programmato dalle banche centrali, una contrazione del credito ed una rarefazione della moneta mondiale di riferimento (anche allora questa moneta era il dollaro Usa). Allora, ad esempio, il regime nazista optò per il baratto internazionale comprando da vari stati (come avvenne ad esempio con l'Argentina e la sua preziosa risorsa: la carne) e pagando con marchi che potevano essere spesi solo in  Germania: questo mennanismo permise ad Hitler di risollevarsi dalla cosiddetta "crisi economica" del tempo, trasformandosi in una delle maggiori potenze economiche grazie al "tentativo coronato da successo di stabilire una nuova economia" (4)

    (3) Il mondialismo è una religione a tutti gli effetti

    (4) Cfr.: John F. C. Fuller – generale britannico – Strategical and tactical history of the second World War" – 1948 

    sete di giustizia - sistemi dei cambi - bretton woods

     Mettiamo al primo posto Dio e tutto avrà un senso logico                        

    Per comprendere i meccanismi complessi della finanza speculativa internazionale (vedi anche qui Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti e qui Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa), bisogna necessariamente guardare a questa con molta diffidenza e non accettare per dogmi inviolabili, teorie concepite esclusivamente contro l’interesse del genere umano. Duemila anni fa i mercanti nel tempio e i cambiavalute furono cacciati a frustate, senza troppi giri di parole. Oggi sappiamo il perché di quelle azioni così drasticamente eloquenti. L’umanità potrà risvegliarsi da questo incubo soltanto se inizierà a pensare e soprattutto agire secondo le semplici regole consigliate da Gesù Cristo. Mettiamo al primo posto Dio e tutta l’esistenza umana avrà  convenientemente un senso logico.

    Nicola Arena (Copyright © 2014 Qui Europa)

    con il contributo di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • I fallimenti del Governo Monti:  Pil in caduta libera e Debito Pubblico alle stelle

    I fallimenti del Governo Monti: Pil in caduta libera e Debito Pubblico alle stelle

    Venerdì, Agosto 10th/ 2012

    – Sergio Basile  – 
     
    Italia / Mario Monti / Governo tecnico/ Banche e Finanza / Speculazioni / Economia della Truffa / Pil / Debito Pubblico / recessione / Robin Hood / Commissariamento dell'alta finanza / Morte della politica / Annientamento degli stati / Annientamento dei parlamenti / Club del coccodrillo / Goldman Sachs / Silvio Berlusconi / spread / Bilderberg Club / Commissione trilaterale / Moody's / IVA / IMU / Accise statali / Fallimento del governo Monti  
     
    I fallimenti del Governo Monti e il  Golpe
     
    legalizzato della finanza internazionale
     
    Pil in caduta libera e Debito Pubblico alle stelle
     
    La ricetta Monti:  una cura tutta italiana dal 1981
     

    Roma – El Buho (il Gufo) Mario Monti – com'è stato soprannominato al suo arrivo in Spagna – l’ex consulente dell'indagata agenzia di rating Moody’s e di Goldman Sachs, nonché ex-consulente economico e finanziario sottobanco (dal 1981) dei precedenti governi italiani succedutisi nell'ultimo trentennio, dopo aver umiliato per l'ennesima volta un accucciato e remissivo Silvio Berlusconi – con l'ormai arcinota battuta sul differenziale spread a 1200 punti qualora il Cavaliere fosse rimasto al suo posto e non avesse favorito il golpe dei banchieri – è tornato ad avere qualche problemino con la matematica. Infatti a Dicembre 2011 (malgrado tasse ed austerity) il debito pubblico è rovinosamente aumentato, passando dal al 120,1%  al 123,4%. E’ colpa della crisi, si difenderebbe l’ex (?) membro della  Trilateral e del Club del Coccodrillo; è colpa della crisi che ha ridotto le entrate fiscali! Ma anche un bambino comprende come da misure recessive non possa giungere alcuna crescita, vista la compressione dei consumi che ne consegue e la stessa riduzione delle entrate fiscali (IVA). 
     
      La fallimentare Ricetta Monti. Pil in caduta libera, debito alle stelle 
     
    L'unico modo per far crescere l'economia è quello di incrementare la capacità di acquisto delle classi medie e deboli, diminuendo altresì la tassazione. Fare il contrario vuol dire attuare un colpo di stato, infischiarsene degli Italiani e far Commissariare a tempo indeterminato l'Ex-Bel Paese dalla finanza internazionale e presto dall'FMI. Ma ad incidere sull'aumento esponenziale del debito pubblico (è bene ricordarlo al professor Monti: poichè i giornali ed i TG non lo fanno, e blaterano il contrario) vi è anche un altro pesante e mortificante elemento, ideato proprio da Monti e dai suoi colleghi del Consiglio europeo: il MES (Fondo salva stati permanente o Meccanismo europeo di Stabilità). Il contributo delle famiglie italiane versato ai fondi Salva Stati (MES e EFSF) è infatti pari al 3% del Pil. Pagato a suon di accise sul carburante, IMU e caro bollette. Non a caso, dunque, nel secondo trimestre del 2012 il Pil è diminuito dell'0,7% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% rispetto al 2011.
     
     Mario Monti: un Robin Hood al contrario  
     
    Ma il professore, a dispetto di ogni morale cristiana o di qualsivoglia principio etico, sembra soffrire di un pericoloso sdoppiamento di personalità: come una sorta di poliziotto che lotta il crimine, ma di notte si appresta a svuotare le cassaforti delle vecchiette, nonché le casse dei rapinatori e/o dei presunti rapinatori che si è affannato di arrestare. "Sono stato chiamato a salvare l’Italia – ha dichiarato nelle ultime ore Monti con toni da messia – (….) il governo tecnico è nato con questo intento. Un governo che raccogliesse consensi parlamentari tali da poter mettere mano a riforme fondamentali per il Paese oltre che per far approvare misure sicuramente impopolari ma non più rimandabili. Misure (pensioni e lavoro) che i partiti avrebbero avuto vergogna a varare ma che hanno accettato di votare nascondendosi dietro la scusa dell’interesse nazionale e dietro i meccanismi anonimi dell’appoggio esterno e del voto di fiducia. Gli unici – ha ammesso l’ex consulente Goldman Sachsche hanno permesso di superare l’abitudine dei governi italiani di non decidere e di ricorrere invece alla concertazione". Ma il professor (una sorta di Robin Hood al contrario) è andato oltre: "occorre che mettano radici nei comportamenti degli Italiani idee nuove, in modo da sopravvivere anche a governi vecchio stile. Governi tipo quelli che potrebbero emergere dalle elezioni del 2013 e che sarebbe deteriore per l’Italia se continuassero a non decidere e a trattare su tutto. Governi che non dovrebbero essere messi nelle condizioni di nascere".
     
      Avanti tutta con il Partito della Recessione   
     
    Meglio quindi andar avanti con il partito  unico della "Recessione", anche se il golpista Monti continua a blaterare che spera di esaurire nel 2013 il suo compito di salvatore dell’Italia: ciò nasconde quindi la serissima possibilità che questo colpo di stato legalizzato possa andare avanti anche dopo il 2013, ovvero che questa sorta di commissariamento indiretto dell’Alta Finanza internazionale possa continuare a travolgere gli Italiani. Ormai Italo-africani: e ci scusiamo a priori con gli Africani per il paragone e l'accostamento.
     
       La Tomba della Politica e della Democrazia  
     
    Un dato – tra l'altro – emerge chiaro: l'insofferenza per il maggiordomo dei banchieri per i Parlamenti e la Democrazia. Meglio ricorrere a mezzi decisionali più veloci, a prescindere (ovviamente) dall'integrità morale, dai conflitti d'interesse e dall'onestà intellettuale dei messia tecnici che dovessero essere invocati ad assolvere a questo impegnativo compito di (improbabili) salvatori della Patria. Governi tecnici a vita dunque! E' questa – per estensione – l'idea dominante del Monti's Pensiero. Tecnici (possibilmente banchieri e uomini Bilderberg o Trilateral) per "rispondere prontamente alle impennate dei mercati (?) e quindi alle manovre della speculazione". Banchieri per rispondere alle esigienze dei banchieri. Pazzesco! Ma se essi poi falliscono e svendono irrimediabilmente l'Italia agli squali esteri? Che importa! Pazienza, la vita va avanti lo stesso! La tomba della Politica e della Democrazia? Senza alcun dubbio!
     
      La risposta e il compito di noi cittadini   
     
    Cosa fare allora nel nostro piccolo e nel nostro quotidiano, in attesa delle prossime elezioni (o di dimissioni che non giungeranno mai)? Diffondere incessantemente e capillarmente queste verità ad amici e parenti; confrontarsi attraverso la rete o personalmente nei nostri abituali luoghi d'incontro; aprire gli occhi all'opinione pubblica, visto che a disinformare ed a diffondere falsità ci pensano in maniera "scientifica", meschina e deplorevole giornali e TG, 24 ore su 24. Siamo in guerra! Che vi piaccia o no! E ciascuno di noi deve sentirsi chiamato in causa, se ha a cuore il futuro dei propri figli!
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
  • Dall’Europa a Wall Street, l’egemonia del lobbismo e l’economia della truffa

    Dall’Europa a Wall Street, l’egemonia del lobbismo e l’economia della truffa

    Mercoledì, Agosto 8th/ 2012

    – L'editoriale di Sergio Basile – 
     
    Banche e Finanza / Unione europea / New York / Bruxelles / Wall Street / Borsa / Speculazioni / Economia della Truffa / Galbraith / Wall Street /  Traders / Pil / Economia reale / Borsa / MES / Project bond / Knight Capital / Qui Europa / Sergio Basile /  Super computer / Operazioni short / operazioni Over-nigth / Liberismo / Anarco capitalismo 
     
    Dall'Europa a Wall Street, l'egemonia del 
     
    lobbismo e l'economia della truffa
     
    Il Caso Knight Capital e le "Menzogne" dei
     
    profeti del dio-Mercato
     
    Cosa fare nel concreto? Lo spunto di Galbraith e
     
    l'appello di "Qui Europa"
     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    New York, Bruxelles – Mentre l'Europa continua ad essere vessata dai diktat dei mercati, del rating e del debito illegale, oltreoceano, a New York, altri paradossi finanziari si susseguono di giorno in giorno. Segno di come questo modello capitalistico sia ormai "globalmente" fuori controllo e suscettibile di immediate "rivoluzionarie" misure correttive. In particolare, nella settimana appena conclusasi nel tempio mondiale della finanza per antonomasia, Wall Street, ha tenuto banco il caso della Knight Capital, società affondata nel vortice della speculazione elettronica e nel mare burrascoso del trading. Ciò, proprio nell'ambito dell'inaugurazione da parte del New York Stock Exchange di una nuova "piattaforma di scambio" esclusa alle grandi-movimentazioni e protesa a proteggere – solo in teoria – i piccoli risparmiatori dalla speculazione dei super-compures.
     
      Knight Capital – Quando la volpe cade nella sua stessa trappola  
     
    In pratica è accaduto che la Knight Capital, pur di continuare a speculare anche in questo nuovo "limitato orticello del trading" ha bluffato, modificando i codici dei propri programmi, al fine di anticipare gli altri concorrenti specialisti del “Flash Trading” (contrattazioni lampo che avvengono in frazioni di secondo). Dunque, per farla breve, questa volta qualcosa non avrebbe funzionato a dovere, ed ecco che la volpe è finita inconsapevolmente col diventare la preda del sistema, trovandosi costretta a vendere milioni di titoli acquistati erroneamente, e subendo una imprevedibile perdita pari a 440 milioni di dollari in un solo giorno. 
     
      L'economia dell'azzardo e della truffa   
     
    Questa grave vicenda ha riacceso i riflettori di "Qui Europa" sul rapporto bizzarro oggi esistente tra economia, finanza e società civile, partendo dalla constatazione  che il 50/70% delle contrattazioni nelle principali piazze finanziarie è di fatto controllato da “traders specializzati” muniti di super-computer. Speculatori artefici di un'economia dell'azzardo che devasta l’economia reale. In questo mare scuro e burrascoso un "potente e luminoso faro" che ci aiuta a ritrovare la via ed a comprendere il reale rapporto "malato" che lega il comune cittadino alla moderna società capitalistica, è senza'altro “L’economia della truffa” di John Kenneth Galbraith. L'autore si chiede: può una truffa essere innocente? Può l’innocenza essere disonesta? E’ questo l'interrogativo, il filo conduttore dell'opera che offre scenari di preziosa riflessione sui paradossi del nostro tempo e sulle priorità "economico-sociali" da rivoluzionare, al fine di potersi considerare davvero cittadini, ovvero membri attivi di una società civile e giusta. 
     
       Gli aspetti ambigui del cosiddetto "Mercato"  
     
    La disquisizione di Galbraith, in particolare, gioca sul sottile ed ambiguo filo del significato letterale delle parole, che nella moderna società capitalistica vengono spesso alterate o deformate, divenendo strumenti impropri di condizionamento e "conversione di massa" abilmente veicolati dai media di regime. L'autore, in tal senso, nota innanzitutto come il nuovo nome attribuito al sistema socio-economico moderno (monopolizzato dalle lobby) non sia più "capitalismo", ma bensì "mercato": termine "alternativo" al primo e molto più digeribile, più accettabile, meno ingombrante. Una sorta di "alternativa benevola al capitalismo" frutto di pura cosmesi terminologica. Termine che tuttavia, nella sostanza, non muta il concetto di base e l'immagine di una società completamente asservita alla logica delle lobbies, della produzione. Un modello socio-economico dominato dai privati, capace abilmente di manipolare la domanda e di controllarla; ma capace anche di tirare le fila della stessa finanza, finanziarizzando l'economia attraverso veri e propri golpe democratici tendenti a ridimensionare il ruolo ed i diritti degli stessi cittadini, a tutto vantaggio di una stretta élite ( o loggia ) di privati
     
     Il predominio del lobbismo privato  
     
    Lo spunto di Galbraith ci aiuta a capire come alla radice dei mali ci sia – dunque – il predominio anarchico del lobbismo privato sulla politica e sulla società: meri esecutori delle decisioni prese all'interno di gruppi di potere più o meno occulti o di Cda di grandi multinazionali. Un asservimento, questo, che attutisce e spesso annienta sia i "valori" di una comunità (religiosi, etici, statali e giuridici) sia la "morale". Tutto in nome del dio danaro. Allora comprendiamo perchè leggi assurde continuano a seminare ingiustizia ed iniquità, negli Usa come in Europa ed in Asia:  vedi  depenalizzazione del falso in bilancio; predominio assoluto delle agenzie di rating sulla sovranità nazionale degli stati (vedi Eurozona); inesistenza, a livello internazionale, di precise regole che colpiscano le speculazioni finanziarie, le operazioni off-shire, le operazioni in derivati, ecc.. Ciò nonostante gli abili ed avidi profeti di questa nuova forma di religione pagana (gli adoratori del dio mercato: liberisti; neo-liberisti, anarco-capitalisti e turbo-capitalisti) attribuiscano gli sfaceli da essi stessi cagionati, allo stato istituzione o al fallimento dei più antichi e sacri valori morali, spirituali e culturali: eredità più antica, fondante e preziosa delle stesse comunità sociali occidentali, e non solo.
     
     Il Nuovo Totalitarismo imperialistico dei "mercati" 
     
    Essi, oggi, sono gli stessi che auspicano il predominio totalitaristico del mercato sugli investimenti un tempo spettanti agli stati (vedi concepimento in ambito comunitario, da parte dell'Ue, dei "project bond") o la stessa creazione di un super-stato europeo, accentratore e liberticida: vedi MES e Stati Uniti d'Europa, proteso ad annientare gli stati nazionali e ad omologare culture, usi e costumi in un unico minestrone "mondialista". Tali falsi profeti sono gli stessi che difendono con mille sotterfugi i profitti faraonici dei banchieri e delle banche e nel contempo predicano ipocritamente e falsamente il libero mercato e la libera concorrenza, gettando fumo negli occhi ai cittadini.
     
     La deleteria propaganda liberale e l'uso distorto delle parole  
     
    Gli stessi che – tra l'altro – mandano avanti le industrie della guerra, destinando oltre il 40% del bilancio degli stati a spese belliche o militari nel nome (anch'esso ipocrita) di improbabili "missioni di pace". Spesso e volentieri vere e proprie "Occupazioni" militari animate da beceri interessi privatistici, e mascherate da missioni umanitarie (vedi caso Siria).
     
     Il Privato che occupa il pubblico  
     
    Scenari nei quali la pace e la guerra cessano di essere, anche formalmente, una dimensione del pubblico e diventano espressione di un privato che occupa il pubblico. Disorientando l'opinione pubblica e facendo scordare come in effetti la guerra sia la  sconfitta dell’umanità, e come il centro dell'economia e della politica non siano né il profitto, né il pil, né tantomeno il reddito; ma bensì l'uomo e le sue prerogative sociali. D'altra parte ciò che importa non è tanto "restare vivi" in questa società, quanto "restare umani".
     
     Un buon inizio   
     
    Un buon inizio, nella nostra "Nuova Europa ideale", sarebbe pertanto quello ti tagliare le unghie alla finanza, definanziarizzando l'economia. Come? Tanto per iniziare delegittimando le agenzie di rating; mettendo al bando da subito le operazioni short e i supercomputers; riformando o abolendo le operazioni in derivati, i depositi over-nigth e le operazioni off-shore.  Tutte misure che dobbiamo iniziare a pretendere con forza fin dalle prossime settimane – e col dialogo attivo – da chi oserà candidarsi alle prossime elezioni, malgrado in Italia, le prospettive del "gran partito" pro-banchieri e pro-Monti (A.B.C. più Vendola) non promettano, in tal senso, nulla di buono.
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
     

     

  • Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Martedì, Luglio 24th/ 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Eurozona / Crisi Ue / Economia / Debito pubblico / Alberto Quadrio Curzio / Il Giornale / Riserve auree / Prestito garantito / Tentacoli sull'oro italiano / Speculazioni / Furbizie / Recessione / Bilderberg Club / Goldman Sachs / Jim O'Neill / Economia della truffa / Euribor / Porta aperta alla speculazione / Barclays / Depositi Over-nigth  

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea Nazionale

    Vogliono mettere le mani sul nostro oro: la terza

    riserva del mondo. Ecco come! 

    Il potenziale distruttivo dell'Euro-gabbia e dell'Euribor

    del quale nessuno parla, svelato per voi

    La discutibile intervista dell'economista Quadrio Curzio al 

    quotidiano "Il Giornale"

    Roma, Bruxelles – La scorsa settimana tra le dissennate proposte del governo del professor Mario Monti, tendenti ad estinguere il debito nazionale in gran parte "fittizio ed illegale" maturato nell'Eurozona, vi era stata quella di svendere 20 miliardi l'anno di beni pubblici rientranti nel patrimonio immobiliare "storico" italiano. Proposta che a quanto pare sarà sguita alla lettere dal professore e dai suoi scellerati ed asserviti seguaci, che – in caso di vittoria elettorale, a partire dal 2013, e se Dio non ci assiste – si adopereranno senza sosta a "regalare" pezzi d'Italia per ripagare chi specula e dissangua le ricchezze delle famiglie e delle imprese italiane. Inoltre avevamo accennato anche ad un altra ipotesi di scempio: quella protesa a conivolgere nel presunto (quanto pazzesco) "piano di risanamento" la  nostra riserva aurea – la terza del mondo, ricordiamolo – per finanziare il dittatoriale MES o per qualche altra simile sconcezza.

      L'Italia e l'ombra lunga di Goldman Sachs  

    Avevamo poi analizzato la posizione alquando ambigua del neo-liberista Mario Draghi: ex-uomo di punta per l'Europa di Goldman sachs. nonché tra i principali artefici di un piano di privatizzazione nazionale senza precedenti avviatosi segretamente nel 1992 sul piroscafo Britannia (vedi articoli correlati). Un Mario Draghi che da presidente della Bce, appena insediatosi – ricordiamolo pure – si rifiutò di intervenire in favore dell'Eurozona. Rifiutandosi cioè di acquistare i titoli del debito pubblico dei Paesi Piigs: Paesi dell'Eurozona fatti oggetto degli attacchi della speculazione internazionale e lasciati allo sbando dalla Commissione europea e dagli altri organi dell'Ue (Parlamento e Consiglio). Ciò mantenendo volutamente chiusi i rubinetti della BCE, malgrado l'art. 11 del SEBC (Sistema Europea delle Banche Centrali) prevedesse in casi urgenti interventi simili (vedi protocollo SMP ). Abbiamo poi analizzanto un'altra posizione curiosa, quello del "gran consigliere" Jim O'Neill,  presidente di Goldman Sachs Asset Management, che in tempi non sospetti dettava consigli utili per uscire dalla crisi, trovandosi curiosamente in perfetta sintonia con altri 3 ex-colleghi di Goldman Sachs: Mario Draghi ed i professori Mario MontiRomano Prodi.

      L'ipotesi "Riserve Auree"  

    Comune denominatore di quella che potremmo ribattezzare con un pizzico di "ironia" (consentitecelo) la "Strategia Goldman", è l'utilizzo del (deleterio) Meccanismo Europeo di Stabilità (o MES): arma altamente dittatoriale (direi neo-coloniale) spacciata come democratico strumento per la crescita.  Ma come finanziare il MES? Mediante, "magari", l'utilizzo delle riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC): vista la cronica scarsità di liquidi che afflige gli stati, dovuta alla recessione ed alla speculazione da interessi bancari da pagare sulle obbligazioni sottoscritte. Pertanto avevamo avanzato l'insana ed azzardata, quanto probabilissima ipotesi – balenata nelle menti illuminate della casta – di ricorrere all'ulilizzo delle riserve auree degli stati dell'Eurozona in crisi. Tra di essi, ovviamente, quelle dell'Italia: Paese che – come detto – detiene ad oggi la terza riserva aurea del mondo. Ed  ecco come per magia il materializzarsi delle nostre previsioni, stamane, in una intervista pubblicata dal quotidiano "Il Giornale". Protagonista l'economista Alberto Quadrio Curzioprofessore emerito di Economia politica all'Università Cattolica di Milano, nonché grande amicone e consigliere indovinate di chi? Del professor Prodi.

      Paradossale Quadrio Curzio: "Per la crescita  si impegni l'Oro" 

    L'intervista Alberto Quadrio Curzio è a dir poco scioccante, a tratti imbarazzante. Almeno a nostro modesto avviso. E vi spieghiamo il perchè! Secondo lo stimatissimo economista, infatti, per la crescita – a quanto pare – non occorre sbaragliare la speculazione e tagliare le unghie alla finanza con la de-finanziarizzazione dell'economia. Nell'intervista e nelle parole di Quadrio Curzio non si fa cenno né al ruolo anti-speculativo degli acquisti di bond da parte della Bce, né di una "provvidenziale" riforma o cancellazione dell'Art. 123 del Trattato di Lisbona. Ma bensì la soluzione proposta dal luminare è il ricorso ad un "prestito garantito in oro". Cioè, la strada indicata dal fantasioso economista passa dal compromettere (a garanzia) le nostre preziosissime riserve auree nazionali. Così facendo – secondo Quadrio Curzio – il governo potrebbe evitare di innalzare il cuneo fiscale. Come a dire: per guarire un malato da una forma gravissima di varicella (provocata tra l'altro da un contagio evitabilissimo ed indotto) il medico anzichè somministrare medicine che curino la malattia alla radice, decida di correre il pericolo di tagliare una mano al paziente, per evitare – in alternativa – di tagliargli una gamba. Soluzione alquanto paradossale e fuori dalle righe.

        Lo spread e le inconciliabili "Teorie del Nulla"  

    Il concetto che vorrebbero far passare come la "panacea ai mali (indotti) della Nazione", dunque, passerebbe per il ricorso ad un "prestito con garanzia in oro per rilanciare la crescita attraverso un abbattimento del cuneo fiscale contributivo e investimenti in infrastrutture". Per l'economista la fiscalità orientata al risanamento può crescere, dunque, con un prestito garantito da oro. Ma la domanda è: se la recessione (indotta dall'Euro-sistema e dal sistema Target 2) non frena la sua folle corsa, che ne sarà delle riserve auree italiane? Perchè fidarsi di queste previsioni? Perchè giocare con il fuoco, continuare a fidarsi e ad avallarle tutto ciò, quando oggi lo stesso governo Monti propone addirittura di uscire dalla crisi del debito (debito artifizioso ed indotto) svendendo 20 miliardi l'anno di patrominio pubblico nazionale? evidentemente qualcosa o qualcuno è letteralmente impazzito! Ma il professor Quadrio Curzio è capace addirittura di  superarsi, sostenendo poi che "le recenti dichiarazioni di Mario Draghi (BCE) sull'irreversibilità dell'euro e sul fatto che la Bce interverrà in modo non convenzionale dovrebbero alleggerire le pressioni sugli spread. Peccato che proprio ieri il professor Mario Monti – in merito avesse contraddetto tale teoria, sostenendo che lo spread ed i giudizi del rating piovuti nelle ultime ore come una pioggia acida sull'Italia, fossero ingenerose ed assurde, quanto inaspettate. Allora cari professori "illuminati" perchè non fate pace con voi stessi e vi decidete? Il rating e lo spread sono strumenti inaffidabili di destabilizzazione economica oppure, al contrario, misuratori affidabili, "nervosi" e "pensanti" da acquietare con sacrifici e dichiarazioni accomodanti?  

      Per la vera crescita "De-finanziarizziamo l'economia reale"! 

    La sensazione, o meglio la certezza, è che siamo allo sbando, e che i "mercati", il "rating" e lo "spread" abbiano definitivamente fatto il loro corso e fallito completamente la loro "missione": sporca o confusa che sia! Bisogna definitivamente de-legittimare le "agenzie della discordia" (Standard & Poor's, Fitch ratings e Moody's) e tornare a parlare di economia reale, mandando a casa – ed alla svelta – quanti ancora vorrebbero farci credere che le imprese e le famiglie (come le stesse banche, di Basilea 2) dovrebbero sottostare alla pazzia ed all'aleatorietà di questi perversi strumenti di caos e destabilizzazione economica e sociale.

      I sintomi di una "follia europeista acuta"  

    Dunque molti sono ancora i sintomi acuti (vedi articoli correlati) di una euro-follia dilagante che getta le sue basi in un europeismo cieco e bieco: primato dei privati nel controllo del sistema bancario europeo; rifinanziamento pubblico obbligato – per gli stati dell'Eurozona – presso le banche privare; immobilismo della BCE; finanziarizzazione dell'economia e uso spropositato di derivati e ricorso anti-economico e speculativo ai depositi over-nigth; subalternanza della sovranità statale al giudizio delle società private del rating ed alle lobby; Strenua difesa dell'euro, a discapito del Welfare e della sacralità della dignità umana; utilizzo ad oltranza dello scellerato ed arbitrario Sistema (di pagamenti interbancari) Target 2 e del Tasso "Euribor": quest'ultimo tornato prepotentemente sotto-accusa negli ultimi giorni. Vediamo cos'è!

      Definizione di "Euribor"  

     

    L'Euribor è un “marchio registrato” di esclusiva proprietà dell’associazione privata delle banche europee (Euribor-EBF); per definizione esso è il "tasso d’interesse a cui i depositi a termine interbancari sull’Euro vengono offerti da una primaria banca a un’altra primaria banca della zona dell’Unione monetaria europea (UEM) alle 11.00 ora di Bruxelles”. Ma in effetti, i tassi d'interesse forniti dalle singole banche sono “autocertificati”: ciò equivale a dire  che gli istituti di credito hanno piena discrezionalità nel dimostrare che possono effettivamente contrattare prestiti ai tassi comunicati. Questo è pertanto un sistema piuttosto "anarchico" e "discrezionale" (arbitrario) incentrato sull'assenza di controlli e su meri criteri opportunistici. Ne è esempio lo scandalo del caso "Libor", tasso: manipolato dalla banca Barclays e forse da altre. L’Euribor (tasso interbancario offerto in euro) come molti ignorano è stato introdotto con la nascita dell'euro nel 1999, tramite il concorso delle banche europee di maggior spessore,  unitesi nel determinare un tasso di interesse base che potesse tornare utile alle transazioni finanziarie che interessano le moneta unica.  Il fine perseguito è stato, almeno in teoria, quello di modulare sullo stesso livello i tassi di interesse, con lo scopo di avere un unico punto di riferimento per le operazioni finanziarie interbancarie per – udite udite –  evitare speculazioni. Ma solo in teoria per l'appunto!

       "Tasso Euribor": un'ulteriore portone aperto alla speculazione  

    Alla fine, invece, i professori dell'euro hanno finito per confezionare un sistema gabbia che (all'interno del già illustrato disastroso "Sistema Target 2" – vedi articoli correlati) ha ingenerato di fatto profonde disparità di trattamento tra i vari Paesi dell'Eurozona, ed addirittura – in molti casi – tra le stesse banche di un medesimo Paese membro. Chi vigila sull'Euribor? Praticamente nessuno! E' una giungla selvaggia ed anarchica nella quale i più furbi prevalgono:  ed in particolare le banche meno solide o più spregiudicate, che hanno la meglio su quelle più virtuose e corrette, che vengono fortemente penalizzate dalle prime. Questo evidentemente accade per un vizio intrinseco all' "Euro-gabbia" legato al fatto che i paesi e le stesse banche presentano situazioni economiche molto diverse tra loro, e quindi non sono suscettibili di confronto ad un tasso uniforme. Quindi è logico – lo capirebbe anche un bambino: ma non evidentemente i nostri illuminati professoroni –  che per sormontare gli evidenti  ostacoli e limiti dell’Euribor, andrebbe creato uno strumento più flessibile che tenga conto della diversità dei vari istituti di credito e delle loro situazioni patrimoniali, premiando esclusivamente quelle che hanno dimostrato nel tempo una maggiore onestà ed una gestione economica più oculata: magari accordando loro  accessi al credito BCE, più facilitati. 

       I paradossi del "Tasso Euribor"  

    Il "Tasso Eurobor" – usando un eufemismo – può essere considerato alla luce di quanto esposto alla stregua di una amara ciliegina posta su una altrettanto indigesta torta  preconfezionata ad arte dai "distratti" pasticceri europeisti: Romano Prodi e i suoi fidati "consiglieri" in primis. Pur se poco conosciuto (o addirittura occultato) esso è un qualcosa che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto quando ci si appresta a sottoscrivere un mutuo da migliaia di euro. Spesso, infatti, chi ha il mutuo indicizzato all’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) non sa che si tratta né – come detto – di un “marchio registrato” privato; né come esso viene calcolato e che effetti comporta.  Lacuna informativa gravissima, soprattutto perchè da esso spesso e volentieri possono dipendere sensibili variazioni di rate da un mese all’altro. Pertanto, una volta appresi questi elementi, forse adesso sapremo controbbattere meglio alle forzate posizioni europeiste – oggi difese a spada tratta da una parte esigua di Italiani e ma molti media e luminari universitari – sull'Euro-gabbia ed i i suoi accidenti. O meglio suoi suoi  "eccezionali meccanismi" economico-finanziari da poker. Meditiamo gente!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Ecofin – stallo su ricapitalizzazioni bancarie

    Ecofin – stallo su ricapitalizzazioni bancarie

    Giovedì, Maggio 3rd/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Consiglio europeo / Ecofin / Ministri delle Finanze Ue / Ricapitalizzazioni bancarie / Speculazioni / Polonia / Svezia / Repubblica Ceca / Regno Unito / Tier Core 1 / Eurozona / City / Eba / Raccomandazione Eba / Ingerenze del Regno Unito / Riserva Patrimonialre / Basilea II / Basilea III / Opposizioni / Posizioni divergenbti / Ipotesi maggioranza / Catanzaro / Convegno sulla Crisi Ue di Catanzaro / Università Magna Graecia / Crisi del welfare / Povertà / Contraddizioni / Osservatorio Qui Europa / Sergio Basile 

    Ecofin – nulla di fatto su riforma 

    ricapitalizzazioni bancarie

    La City rivendica maggior flessibilità: intanto

    speculazione e povertà dilagano senza freni

    Bruxelles, Francoforte, Londra, Catanzaro – Si è appena concluso, alle ore 2,00 della scorsa notte, il meeting Ecofin sulle delicate questioni legate alle celeberrime ricapitalizzazioni bancarie nell’Eurozona. Una seduta  piuttosto estenuante – lunga circa sedici ore – ma, tuttavia,  non sufficiente ai ministri delle finanze della Ue per raggiungere un soddisfacente accordo sulla modifica dei parametri di capitalizzazione delle banche, contro – almeno a sentire i comunicati ufficiali – i presunti rischi di fallimento e di stress,  definiti nell’ambito di Basilea 3.  Ma d’altra parte, traspare chiaramente come oggi tali rischi di fallimento siano più che mai di esclusiva spettanza delle aziende private e degli stessi cittadini europei, più che delle banche. Se analizziamo infatti le dinamiche economiche e finanziarie della crisi, si comprende facilmente come gli istituti bancari abbiano fatto incetta di titoli del debito pubblico degli stati sovrani – soprattutto di quelli dei paesi cosiddetti “Piigs” – con introiti lauti e legati agli interessi d’oro – del 6% e anche più – mantenuti alti dall’infausto e beffardo meccanismo del rating e dello spread applicato agli stessi stati ed ai loro titoli “sovrani” del debito pubblico. Ciò cozza fortemente con questi presunti rischi di fallimento degli istituti di credito, che davvero non si comprende come possa avvenire. Intanto mentre gli interessi ed i guadagni degli investitori – tra i quali le stesse banche – lievitano, a fallire è il welfare state europeo e le aziende fiore all’occhiello di paesi come la stessa Italia.  

       Posizioni diverse ma speculazioni uniche – Le ingerenze della City   

    La presidenza danese – quella di turno dell’Ue – rappresentata dal ministro danese delle finanze Margrethe  Vestager,  è stata costretta quindi a rinviare il tutto al prossimo 15 maggio: troppe infatti le differenze d’opinione, espresse e rilevate nell’assemblea, tra gli stati membri. Da parte sua la City di Londra – come noto la prima piazza bancaria d’Europa – ha fatto sentire tutto il suo peso politico – ricordiamo che la Banca d’Inghilterra pur non essendo il Regno Unito paese membro dell’Eurozona, è ad oggi, curiosamente, l’azionista di “maggioranza relativa” della Bce – nel pretendere per i governi nazionali una libertà quasi completa di imporre “requisiti di capitale addizionali” (o “buffer sistemici”) da aggiungere all’8% minimo individuato dagli accordi di Basilea 3: coefficiente già abbastanza alto di per sé.  Ciò, come i nostri lettori capiranno, andrà ad innalzare i coefficienti di Riserva Patrimoniale di – diciamo così – “sicurezza” delle banche: iper-protette malgrado i vantaggi legati alla speculazione sui titoli del debito pubblico dei Piigs (dei quali beneficiano in maniera diretta) e malgrado ricevano euro dalla Bce al tasso dell’1%, “rivendendoli” poi agli stati ed ai privati ad un tasso francamente  inaccettabile: più o meno vicino al 6%. Evidentemente qualcuno ha perso la bussola, ed in maniera pesante! Con Londra, tuttavia, hanno fatto un coro unico la Polonia (che ha rivendicato addirittura la  “flessibilità anche nell’imposizione di buffer diversi tra casa madre di un istituto di credito e le sue filiali sparse in altri paesi Ue”) assieme a Svezia e Repubblica ceca.

      La raccomandazione dell’Eba   

    In merito va ricordato che l’Autorità bancaria europea (Eba) ha emanato di recente una Raccomandazione sul capitale delle banche che fa seguito “all’esercizio sul capitale” annunciato il 26 ottobre scorso, ed inerente ad un pacchetto europeo più ampio di misure, approvato dal Consiglio dei Capi di Stato o di Governo il 26 ottobre scorso. L’Eba, in pratica,  ha chiesto alle banche di – udite udite – “rafforzare la loro posizione patrimoniale costituendo un buffer di capitale eccezionale e temporaneo”. La costituzione del buffer di capitale (tetto, o riserva aggiuntiva di capitale) dovrà essere tale da portare, entro la fine di giugno 2012, il Core Tier 1 ratio delle banche al 9%. Percentuale davvero spropositata ed ancora più iniqua se si considerano i devastanti effetti recessivi che tale sistema, unito al fenomeno del “credit-crunch” (stretta creditizia) sta causando, in maniera diretta o indiretta,  all’intero sistema economico europeo. Giusto per la cronaca, c’è da dire che all’esercizio dell'Eba sul capitale hanno partecipato 71 banche europee, tra le quali i cinque maggiori gruppi bancari italiani: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione di Banche Italiane. Ricordiamo che gli stessi sono oggi i proprietari reali della Banca d’Italia (di fatto “privatizzata” nei primi anni Novanta in seguito al decreto Carli-Amato, favorito dall’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato) in quanto dell’Istituto detengono, assieme ad altre banche ed assicurazioni il 96% del capitale azionario. E allo stato sovrano cos’è rimasto? Il solo 4%, detenuto attraverso l’Inps. Davvero strano e grave! Non trovate?

      Le proposte di compromesso Ecofin 

    Ma, tornando alle trattative Ecofin, l’ultima proposta di compromesso di stamane, emersa, fissava la percentuale di flessibilità al 3% per l'intera esposizione bancaria e la innalzava al 5% per quanto concerne le esposizioni bancarie domestiche e previa autorizzazione preventiva di Commissione Ue e/o dell’European Banking Authority (Eba). Degno di nota è stato l’intervento del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schauble, che nella serata di ieri, nel corso dell’assemblea, aveva dichiarato: “Se non arriviamo ad un accordo stasera, c'é il pericolo che non ci arriveremo mai, e ciò sarebbe un disastro”. In effetti un disastro lo sarebbe ancor più e lo è tutt’ora da un’analisi seria e trasparente dei dati economici, incrociata a gli ultimi dati “sociali”: suicidi (17.000,00 nella sola Italia durante il 2011) e disoccupazione da record (addirittura del 50% in Grecia); migliaia di aziende fallite e svendute all’estero; delocalizzazioni senza freno. Ed il tutto quando ancora si parla di “credit-crunch” e di ricapitalizzazioni bancarie.  Numeri, questi, da far invidia a qualsiasi film apocalittico o horror made in Hollywood. Sarebbe ora di finirla! Queste – tra l’altro – saranno le tematiche che nella giornata di domani “Qui Europa” porrà a politici, economisti, giuristi, giornalisti ed esperti nazionali ed internazionali, convenuti, presso l’Ateneo Magna Graecia di Catanzaro, in occasione del convegno dal titolo “La Crisi Economica e Sociale dell’Unione Europea: Analisi e Prospettive”, promosso e co-organizzato dallo stesso Osservatorio Nazionale “Qui Europa” in Italia, nella regione Calabria: una delle più colpite dall’attuale crisi, e con una percentuale di disoccupati vicina a quella della vicina Grecia.

      Ecofin – L’azzardata opzione della “Maggioranza qualificata” 

    Intanto, in attesa dei risultati dei lavori del prossimo Ecofin di metà Maggio, ed in assenza di un poco probabile e plausibile accordo che sposi gli interessi e le prerogative di tutti e 27 i Paesi membri dell’Ue, la soluzione paventata – o meglio, azzardata – sarebbe quella di procedere a maggioranza qualificata. Ma, francamente, la capitalizzazione bancaria, in tempo di crisi e di speculazione, è un tema troppo delicato e spinoso da poter permettere un siffatto metodo “antidemocratico”. D’altra parte l’Europa è, o dovrebbe essere – in teoria – di pertinenza e “proprietà” di tutti gli Europei (500 milioni di anime) e non di uno sparuto pugno di menti illuminate. Non è eticamente e moralmente accettabile l’idea di un’Europa che possa permettersi di marciare a due o tre velocità per assecondare la cieca ed egoistica volontà di lobby e gruppi di pressione. Ma a parte tutto, consentiteci due battute: a fine Ecofin, quando partirà l’Eco-welfare per ricapitalizzare le tasche degli Europei? Quando verranno tagliate le ali della speculazione internazionale,  magari mettendo mano all’Art.123  del Trattato di Lisbona ed alla legge sulle società di rating? Questo francamente ci interessa in egual misura, se non di più!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

      Appendice – Cos’è il Core Tier? 

    Questo astruso termine è divenuto di uso comune nell’ambito degli accordi di Basilea. Esso, in pratica, attiene al patrimonio delle banche, del quale è componente essenziale. In particolare, è utile sapere che il capitale di una banca può essere distinto in due classi (o tier): una “primaria” (Tier 1) composta dal capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte; un’altra “secondaria o supplementare”, composta da elementi aggiuntivi. Ora, con Basilea, al fine di evitare che il capitale Tier 1 venisse reso meno solido dall’uso di strumenti innovativi e altamente volatili, si decise di limitarne l’inclusione nel Tier 1 al 15%, e di escludere in toto i suddetti strumenti “innovativi” dal Tier 1 capital.  Inoltre, nacque un altro importante misuratore, il cosiddetto “coefficiente patrimoniale Tier 1” (che in effetti da la misura di patrimonializzazione di una banca: criterio spesso sotto accusa dagli osservatori internazionali e da molti economisti e nobel) ottenuto rapportando il Tier 1 alle attività ponderate per il rischio. Tale coefficiente patrimoniale (già molto robusto, ma che le lobby bancarie vorrebbero aumentare ancor di più) comprende in effetti: utili non distribuiti; Riserve, al netto dell'avviamento; Azioni ordinarie e di risparmio; Preferred Securities (cioè obbligazioni perpetue richiamabili non prima di 10 anni: il cui pagamento, tuttavia, può essere sospeso in presenza di andamenti negativi della gestione e privilegiate solo dinnanzi alla presenza di azioni ordinarie e azioni di risparmio). Ora, entrando più nello specifico – al fine di non restare nell’ignoranza della delicata tematica – c’è da sapere che il Tier 1 si scompone in Core Tier 1 (il cui ammontare deve essere non inferiore all'85% dell’intero Tier 1: formato dai primi 2 elementi sopra indicati) e Hybrid Tier 1: che accoglie invece solo le preferred securities, in un ammontare massimo non superiore al 15% dell'intero Tier 1.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La morale delle banche sullo scoglio dei “depositi overnight”

    La morale delle banche sullo scoglio dei “depositi overnight”

    Martedì, Marzo 6th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Bce / Speculazioni / Depositi over-night / Stretta sul credito / Famiglie 

    La morale delle banche sullo scoglio

    dei “depositi overnight”

    Di notte: Le banche ingrassano, le

    famiglie dormono sonni agitati

    Bruxelles – Si sa! La notte porta consiglio. Ma ci sono delle eccezioni. E’ questo il caso dei depositi bancari interbancari overnight (notturni): estinti “per legge” il primo giorno lavorativo successivo a quello nei quali sono stati costituiti. La loro durata è dunque simile a quella di alcuni batteri: vivono meno di un giorno, anzi una notte! L'aggettivo “overnight” viene riferito – tuttavia – anche al tasso in base al quale viene liquidato l'interesse corrisposto dalla banca accettante alla banca depositante, al momento dell'estinzione del deposito. E nelle scorse ore, fin dalle prime luci dell’alba, questi depositi hanno attirato forti polemiche proprio in virtù di tale interesse facile e del livello record delle transazioni finanziarie raggiunte, in periodi di credit crunch (stretta a privati, famiglie e aziende) che sta affossando l’economia. Infatti, come molti ignorano, le banche che effettuano tali depositi – mediante appositi mercati telematici – investono a brevissima scadenza le loro eccedenze di liquidità, mentre le banche che li ricevono possono supplire a temporanee carenze, le une e le altre derivanti da squilibri nella distribuzione delle riserve libere. Tali depositi overnight, regolati al tasso dello 0,75%, degli Istituti di credito presso la Banca Centrale Europea, hanno raggiunto ieri la cifra record di 776,9 miliardi di euro: 248,9 in più rispetto al precedente record di metà gennaio. Il dato conferma ciò che famiglie e imprenditori hanno capito da mesi: le banche non intendono minimamente utilizzare le faraoniche liquidità pari a 1.000 miliardi di euro fornite dalla Bce al tasso dell'1% per far ripartire l'economia (come le parti sociali oneste invocano da settimane) ma bensì per tappare i buchi dei loro bilanci, sperando in una onestà evidentemente insita nel profondo degli integgerrimi banchieri: almeno fino a prova contraria! Invero il denaro Bce atraverso queste forme di “investimento sicuro” porta le grandi banche a riacquistare le proprie obbligazioni circolanti per conseguire grassi guadagni, speculando su titoli del debito pubblico ed altri investimenti con alti margini di guadagno netti: 4,5%, solo acquistando titoli di Stato, con un guadagno netto del 3,5% con un semplice clic del mouse. Intanto sempre più famiglie sui marciapiedi di Lisbona, Atene e presso le mense Caritas di Roma, in cerca del celeberrimo “tozzo di pane”. 

    di Sergio Basile

  • Monti firma per la Tobin Tax in Europa

    Mercoledì, Febbraio 8th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

     Europa / Finanza / Speculazioni / Tassa / Tobin Tax 

    Monti firma per la Tobin Tax in Europa

    Si toglie ai ricchi per dare ai poveri?

    Bruxelles – Sollecitati da Francia e Germania, il presidente del Consiglio Monti e i ministri economici dì Austrìa, Belgio, Finlandia, Spagna, Grecia e Portogallo hanno scritto alla Danimarca, presidente di turno dell’Unione europea, perché acceleri i lavori in corso sulla proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie. In Francia Sarkozy già intende tassare i flussi finanziari per raccogliere gettito in sostegno all’economia. Si parla di un’imposta dello 0,1% su «tutti gli acquisti di titoli di capitale emessi da una società la cui sede sociale si trova in Francia e la cui capitalizzazione supera il miliardo di euro nell’anno fiscale». La volontà è di colpire i pesci grandi, gli speculatori, quelli che hanno provocato la crisi e generato la recessione. «Etica, fattibile, sostenibile», la definisce la Commissione Ue, visto che finalmente si tratta di togliere ai ricchi per dare ai poveri. Vi è solo un motivo di scetticismo nel fatto che una non globalità dell’imposta potrebbe portare una fuga di capitali dai paesi che la applicano. Francesi e tedeschi ne sono consapevoli, ma sostengono che se non si parte non si arriva alla meta: che consiste nell’ottenere 50 miliardi di gettito globale. Oggi anche l’Italia è d’accordo. Il governo Berlusconi sosteneva d’essere disposto ad accogliere la tassa solo in caso di un accordo planetario, il che significava “mai”. Invece Monti ha firmato. Proprio ieri, la Camera dei deputati ha approvato una mozione che chiede di «assumere ogni iniziativa utile, di concerto con gli altri partner europei, per facilitare una graduale applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale». A Londra sono furiosi e minacciano battaglia. Intanto però la marcia è cominciata.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)