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    Dialoghi con la Polis 2014 – Due domande a Marco Tarquinio: Grecia e Nuovo Disordine Mondiale

    Domenica, 13 Aprile / 2014

     – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Catanzaro, Dialoghi con la Polis, Marco Tarquinio, Arcivescovo di Catanzaro, Avvenire     

    Impegno politico e comunicazione pubblica tra nuove tecnologie

    ed emergenza educativa. Dialoghi con Marco Tarquinio e…

    Dialoghi con la Polis 2014 – Due domande a Marco 

    Tarquinio: Grecia e Nuovo Disordine Mondiale

    La Grecia ritorna sui mercati. La società contemporanea travolta dal 

    nuovo pensiero unico denunciato da Papa Francesco e da Ratzinger

    nel 1997. Ne abbiamo parlato con il direttore di Avvenire 

     

    L'Editoriale, di Sergio Basile

    Catanzaro - Dialoghi con la Polis 2014 - Due domande a Marco Tarquinio - Grecia, Nuovo Disordine Mondiale

     Catanzaro – Dialoghi con la Polis: Impegno politico e comunicazione    

    Catanzaro – di Sergio Basile – Nel capoluogo calabrese, presso il palazzo della Provincia, lo scorso venerdì 11 aprile – alle ore 20,00 – si è concluso il ciclo di incontri “Dialoghi con la Polis 2014”, promosso dall’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone,  in occasione dell'anno pastorale dedicato alle opere di misericordia. "Il fine degli incontri – ha ribadito Bertolone – è stato quello di coinvolgere la comunità ecclesiale, laica e religiosa, in un percorso di rinnovamento, aggiornamento e confronto su tematiche di grande attualità".  L'ultimo convegno della stagione, dal titolo “Rendere ragione della propria speranza. Impegno politico e comunicazione pubblica tra nuove tecnologie e emergenza educativa” – moderato dal prof. Antonio Viscomi: ordinario in Diritto del Lavoro presso l'Università Magna Grecia di Catanzaro – ha visto tra gli altri la partecipazione del direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio, in qualità di ospite d'onore della serata.

     Tre parole chiave                                                                                                        

    Tre le parole chiave del convegno: “comunicazione”; "impegno (politico ed etico)" e "trasparenza" (nell'informazione) in un mondo, come quello del giornalismo odierno, sovente nell'occhio del ciclone ed accusato (non a torto, e come ammesso, sia pur con vena ironica, dallo stesso Tarquinio) "di non fornire un'informazione trasparente e obiettiva". Come dargli torto? D'altra parte il direttore di Avvenire, da oltre trent'anni sulla scena, è sicuramente un personaggio che in merito ha, ed avrebbe, tanto da dire…

     Marco Tarquinio – L'ultimo erede                                                                        

    Ma chi è Marco Tarquinio? Vediamo: direttore di "Avvenire" dal 2009, il giornalista – classe '58, sposato e padre di due figlie – è oggi a capo del principale quotidiano d'ispirazione cattolica, anche se non legato direttamente alla Santa Sede. Avvenire fu fondato nel 1968 a Milano e "fu pensato e voluto – come ricordato dallo stesso direttore – direttamente da Papa Paolo VI". "Il pontefice – spiega – lo volle quale strumento di evangelizzazione e di dialogo con il mondo moderno e quindi di missione, in considerazione al repentino evolversi dei tempi". "Mai un Papa – come ricorda il collega Francesco Ognibene – aveva partecipato con tanta solle­citudine alle vicende di un giornale, che non fos­se L’Osservatore Romano" (fonte: Avvenire, Cfr.: "Avvenire, il sogno di Paolo VI", 25 marzo 2014(1 – vedi nota in basso)

     Marco Tarquinio – Il personaggio                                                                         

    Un curriculum niente male quello del direttore, folignese di nascita e assisano d'adozione: oltre trent'anni di carriera, percorso iniziato dalle colonne de "La Voce", settimanale cattolico umbro, del quale rivendica con orgoglio l'appartenenza storica. Poi l'esperienza con il "Corriere dell'Umbria" (dal 1983) e il passaggio alla sede centrale romana de "La Gazzetta" (1988). Poi sarà la volta de "Il Tempo di Roma" (1990) e così via, fino ad approdare alla direzione di Avvenire: prestigioso traguardo giunto dopo le chiacchierate ed improvvise dimissioni di Dino Boffo, in reazione – almeno questa fu la versione ufficiale – all'infondata campagna di stampa scatenata contro quest'ultimo (vedi qui – 2 – vedi nota in basso) Un contributo importante all'ascesa di Tarquinio fu senza dubbio la nomina decisa da Benedetto VXI, in data 13 dicembre 2011, a consultore del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali (3 – vedi nota in basso). Numerosi anche i riconoscimenti, tra i quali il "Premio Penna d'Oro" (Sanremo); il "Premio Volpini"(Pesaro-Urbino-Fano) e – tra gli ultimi – il "Premio Fregene" per il giornalismo (2011) e il "Premio Renzo Foa" (2012). Inquadrato il personaggio, veniamo al nocciolo dei "dialoghi catanzaresi".

     L'invito di Tarquinio e la denuncia di Papa Francesco                                 

    Tra i passaggi più interessanti della serata, sicuramente l'invito del direttore – rivolto specialmente ai cattolici – ad una maggiore partecipazione al dibattito politico, "a maggior ragione – nota Tarquinio – in una terra come la Calabria, traviata da annosi problemi, tra i quali quello della criminalità organizzata". Ma sullo sfondo del dibattito, quasi assunta a cornice ideale, non potevamo fare a meno di  riportare ed attualizzare la netta denuncia di Papa Francesco, giunta negli ultimi giorni (4 – vedi nota in basso) e afferente alla nube che oggi s'insinua sull'intero globo e sulla nostra Europa dei popoli, minacciando il cielo delle nostre stesse coscienze: "l'asfissiante dittatura del pensiero unico". Notizia ripresa proprio da "Avvenire" nell'editoriale di fondo di Venerdì 11 aprile, firmato dalla pregevole mano dell'articolista Marina Corradi. Ma che gradita "combinazione!"

     2 domande a Tarquinio: Nuovo Dis-Ordine Mondiale e Caso Grecia     

    Vista la portata del tema affrontato – per il vero passato in sordina presso numerosi quotidiani di "regime" – non potevamo perdere l'occasione per porre al direttore Tarquinio, negli ultimi scampoli di tempo rimasti a margine del suo lungo intervento, due domande attinenti proprio a questo poco indagato "malessere" dei tempi moderni: 1) la sua personale visione su questo misterioso (per usare un eufemismo) "Nuovo Ordine", prendendo a spunto proprio l'articolo della Corradi, di cui sopra; 2) l'attualizzazione pratica di questo modello – o "Nuovo Dis-Ordine" – applicato sistematicamente, e quasi come se si trattasse di un esperimento chimico di uno scienziato pazzo, alla GreciaLa prima vittima sacrificale dello spread e del rating; dell'euro e più in generale della diabolica moneta-debito gettata senza pietà sulle spalle dei popoli (vedi qui – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale – Nota 5 ). In quest'ultimo caso lo spunto ci è stato (provvidenzialmente) fornito ancora una volta da "Avvenire" che proprio in ben tre articoli – tra Pag. 4 e Pag. 5 di Venerdì 11 Aprile – salutava il ritorno della Grecia sui mercati internazionali, dopo oltre quattro anni di assenza, come un fatto confortante ed incentrato sull'accomodante espressione "fiducia dei mercati". Ma andiamo per ordine.

     La prima domanda a Tarquinio – Un parere sul "Nuovo Ordine"            

    La prima domanda al direttore di "Avvenire" è stata preceduta da una breve introduzione ambientale: "Egregio direttore… parliamo di un particolare fenomeno sociale, di un humus ideologico che in molti – noi tra questi – pongono da anni a perno dell'attuale deriva sociale, che dall'economia alla finanza, dalla letteratura alla politica, dall'intrattenimento alla moda e alla famiglia, sta letteralmente travolgendo l'uomo del terzo millennio, rappresentando, senza se e senza ma, la più robusta spallata della storia portata contro l'intera societò, contro la cristianità e contro l'uomo. Parliamo di quell'ideologia modernista, progressista e globalizzante innalzata a religione che oggi passa dietro l'espressione di "Nuovo Ordine Mondiale"(6 – vedi nota in basso).

     Ratzinger e il libro-denuncia di Mons. Michel Schooyans                         

    Abbiamo poi rammentato a Tarquinio – in quanto profondo e diretto conoscitore di Benedetto XVI – come lo stesso Papa Emerito – nonché probabilmente il più grande intellettuale vivente – nel 1997, nel preambolo all'opera "Nuovo Disordine Mondiale. La Grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell'umanità" di Mons. Michel Schooyans (7 – vedi nota in basso) osò rappresentare questo nuovo "caos mondialista programmato " come la più grande bugia della storia, capace di minare le basi stesse del cristianesimo e della famiglia umana". Abbiamo ricordato inoltre un altro piccolo aneddoto: cioè come il libro-denuncia fosse oggi curiosamente introvabile in qualsiasi libreria italiana e negli stessi cataloghi on-line… Ma prima di andare oltre, ci scuserete l'apertura di una piccola – ma doverosa – parentesi in merito.

     Il Nuovo Disordine Mondiale nell'accorata denuncia di Ratzinger          

    Così, nel 1997, l'allora cardinal Ratzinger fotografava l'inquietante realtà in rapido divenire (Joseph Ratzinger – Introduzione al libro di mons. Michel Schooyans – "Nuovo Disordine Mondiale", San Paolo Edizioni, 2000 – intro scritta a Roma il 25 aprile 1997vedendo proprio nell'era dell'occultamento dell'imagine di Dio (il Settecento dei lumi e degli "Illuminati") l'origine del male medesimo. "Sin dagli inizi dell’Illuminismo – nota Ratzinger –  la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamenteLa promessa di felicità non è più legata all’aldilà, bensì a questo mondoEmblematico della tendenza dell’uomo moderno è l’atteggiamento di Albert Camus, il quale alle parole di Cristo “il mio regno non è di questo mondo” oppone con risolutezza l’affermazione “il mio regno è di questo mondo”. Promessa-fede che – a suo giudizio – assunse poi nel XX secolo una "connotazione politica". L'immagine che Ratzinger da del morbo ideologico dilagante è chiara: la politica si sostituisce alla fede nel Dio vivo… Come dire: la falce dell'ideologia tentò – con formidabili risultati – di tagliar le gambe alla fede ed alla teologia cristiana.

     Le due facce del "Nuovo Disordine"                                                                     

    Ratzinger nel libro pone al centro del "mondialismo" dilagante due facce apparentemente contrarie ed opposte ma che lo stesso giudica, a ragione, come parti complementari della stessa medaglia: il liberal-capitalismo (e le sue tradizioni liberali) e il social-comunismo (e le sue teorie marxiste e materialiste, nettamente e – aggiungiamo – letteralmente anti-cristiane). "Questi tentativi – spiega Ratzinger – stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo (…) che fissa i limiti del benessere (…) senza preoccuparsi minimamente della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita".

     L'imposizione di un modello nichilista innalzato a religione                      

    Un mondo, quello mirabilmente dipindo da Ratzinger, che guarda solo alla produzione e al successo di una ristretta cerchia di eletti, a discapito del resto dell'umanità e della stessa donna, condannata alla disumanità: "principali ostacoli che si frappongono tra lei (la donna) e la sua autorealizzazione – spiega – sono però la famiglia e la maternità. Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality” (…). (Cit.: introduzione – "Nuovo Disordine Mondiale"). L'essenza del nuovo ordine mirabilmente catturata da Ratzinger, è dunque l'innalzamento della “filosofia dell’egoismo”  al grado di religione. Il nichilismo contrapposto alla “filosofia dell’amore”. Satana contrapposto a Dio. I testimoni di Satana, contrapposti ai testimoni di Gesù Criso.

     Le armi del cristiano contro il mondialsimo                                                      

    "È a questo punto – nota Ratzinger in un altro passaggio fondamentale – che deve emergere chiaramente ciò che di positivo il cristiano può offrire nella lotta per la storia futura". Egli individua due strumenti da utilizzare in maniera risoluta e consapevole: 1) l'opposizione dell’escatologia all’ideologia (il richiamo alla vita eterna); 2) la coraggiosa denuncia: "È chiaro – ribadisce – che la storia non deve mai essere semplicemente ridotta al silenzio: non è possibile, non è permesso ridurre al silenzio la libertà!". Come dire: non si può tacere dinanzi a tutto ciò!

    Marco Tarquinio - Dialoghi con la Polis

     La risposta di Tarquinio                                                                                   

    Chiusa questa doverosa parentesi, utile a sgombrare il campo da fuorvianti interpretazioni di comodo sul "Nuovo Ordine" e da eventuali battutine ironiche di "critici" e pseudo-giornalisti evidentemente poco attenti a ciò che avviene nel mondo, passiamo ora all'ermetica risposta del direttore Marco Tarquinio. "Nel mondo esistono tante teorie e linee di pensiero pericolose – ha controbbattuto il Direttore – ma l'importante è guardare alla croce di Cristo!". Certo forse un pò troppo sintetica la risposta. Tarquinio ha colto senz'altro l'essenza della "contro-strategia" cristiana, ma sicuramente – per mancanza di tempo, s'intende – non ha fornito altre utili chiavi di lettura personali sulla nuova e distruttiva religione mondialista imperante. Peccato, perchè sarebbe stato davvero interessante ascoltare il parere del direttore del più noto e diffuso quotidiano cattolico. Sarà per la prossima! Ce lo auguriamo davvero!

     La seconda domanda a Tarquinio – Caso Grecia e ritorno sui mercati     

    La seconda domanda – come detto – è stata la naturale continuazione della prima. "La Grecia, dopo quattro anni è tornata a piazzare i suoi titoli del debito pubblico sui mercati a medio termine. Atene ha dato mercoledì sera mandato alle banche per collocare 2,5 miliardi di bond a cinque anni e l'accoglienza degli investitori e dei falchi della finanza è stata entusiastica: ne hanno addirittura offerto 20. Il suo giornale riporta la notizia, tuttavia, con toni quasi trionfali, ma comunque non allarmistici. Leggo testualmente: "Ora tutti vogliono i bond della Grecia!"; e ancora "Greci stremati.. piccoli segnali di ripresa, ma la disoccupazione resta al 27%". Come giudica questa operazione, in considerazione al fatto che gli interessi sul debito pubblico a causa dell'alto spread e del basso rating schizzeranno alle stelle, per la gioia della speculazione internazionale, costringendo a nuovi dolorosissimi sacrifici un popolo (quello greco) già stremato e terzomondializzato?".

     La risposta di Tarquinio                                                                                           

    "Giudico i titoli del debito pubblico uno strumento utile – ha controbattuto in direttore – ma come tutti gli strumenti la bontà degli stessi dipende dall'uso che il governo ne farà! La bontà dell'utilizzo dello strumento dei titoli del debito pubblico dipenderà, pertanto, dal fatto che le risorse che la Grecia acquisirà dal piazzamento sul mercato degli stessi, saranno usate in maniera utile o meno...".

     Titoli del Debito Pubblico, uno strumento utile?                                            

    Beh, dalla risposta parziale di Tarquinio possiamo notare che la sua impostazione economica ricorda molto quella dei docenti dell'Università americana dello Yale, la stessa alla quale attinse il giovane Mario Monti fino al 1981, anno che – dopo il conseguimento della laurea – lo vide protagonista in Italia alla corte dei vari governi succedutisi fino al 2012, in veste di consulente economico e finanziario e di primo supporter della finanziarizzazione dell'economia italiana mediate un iper-ricorso allo strumento del titolo di stato. Peccato per Monti – e soprattutto per gli Italiani – che da quel lontano 1981 in poi il debito pubblico sarebbe scoppiato in maniera impressionante ed irrefrenabile, affogando in un mare di debiti l'Italia e gli Italiani: in quell'anno si consumò anche il celeberrimo divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia, che con l'asta dei BoT di luglio diede luce verde alla speculazione internazionale. Ma a infondere coraggio, per fortuna, ci pensa sempre "Avvenire" di Venerdì 11 Aprile, che sul taglio medio di Pag 5, riporta un'altra quantomeno "curiosa" dichiarazione della Banca Centrale Europea: "BCE: il peggio è alle spalle. La disoccupzione migliora. "Pronti a misure eccezionali anti-deflazione". Ai governi: ancora necessari interventi di riforma". Bontà loro!

    Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa) 

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     Note / Approfondimenti                                                                                        

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    Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale – 4

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale

    Martedì, Marzo 25th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Quarta Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, crollo dell'impero romano, i popoli cristiani erano demonetizzati, i misteriosi signori della moneta, sovranità politica e sovranità monetaria, legittimazione di uno strumento di dominio mondiale, […]

    (6) – Un processo destabilizzante avviato su un nuovo livello programmatico – come sostenuto da "Qui Europa" in altri contesti: vedi qui Un Piano Perseguito da Secoli – a partire dal lontano 1° Maggio 1776, su precisa commissione della famigerata dinastia di banchieri identificati dallo scudo rosso: i Rothschild. Un fenomeno che in Italia conobbe uno dei suoi periodi di maggior penetrazione tra gli anni Sessanta e Settanta, ma che oggi ha trovato – come fatto notare dal sottoscritto allo stesso direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio – una sorprendente corrispondenza in tutti i settori sociali ed economici, ben occultata dietro tutte le diverse accezioni del sostantivo "crisi".

    Ecco Perchè L’Europa Rema Contro la Famiglia – Un Piano Perseguito da Secoli

    Ecco Perchè L’Europa Rema Contro la Famiglia – Un Piano Perseguito da Secoli

    Lunedì, 25th Febbraio/ 2013 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Famiglia Tradizionale / Unione Europea / Corte dei diritti umani / Strasburgo / Vienna / Coppie gay / Adozioni / Rispetto diritti umani / Discriminazione ed uguaglianza / Sentenza / Stati europei / Vita / Natura / madre e padre / Sionismo […]

    (7)

  • Via al Fondo Ammazza Stati: 11° Comandamento, Servi il Mercato Dio Tuo!

    Via al Fondo Ammazza Stati: 11° Comandamento, Servi il Mercato Dio Tuo!

    Martedì, Ottobre 9th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Germania / Italia / Lussemburgo / Francoforte / Board BCE / Verona / Arena di Verona / Ecofin / Unione europea / BCE / Mario Graghi / Mario Monti / Olli Rehn / Manuel Barroso / Vittorio Grilli / MES / ESM / Fondo Salva Stati / Fondo Ammazza Stati / Banche / Dittatuta Finanziaria / Tobin Tax / Fitoussì / Adriano Celentano / Gian Antonio Stella / Sergio Rizzo / La Casta / Fiscal Compact / Morgan stanley / Goldman Sachs / Giovanni Monti / Speculazione internazionale / Klaus Regling / Impero europeo / Spread / Rating / Jens Wiedmann / Bundesbank / Licenza bancaria / Schiavi dell'Eurozona 

    Ue – Via al Fondo Ammazza Stati:

    11° Comandamento, Servi il 

    Mercato Dio Tuo 

    Ecco a voi l'Accentramento Totalitaristico

    e la Dittatura Finanziaria: il punto di

    "Qui Europa" su MES, UE e BCE

    Verona: la delusione di Rock Economy e le

    superficiali osservazioni di Fitoussì sulla crisi

    Francoforte, Lussemburgo, Verona – Ieri, a Lussemburgo, in occasione dell'atteso Ecofin (Consiglio europeo dei 27 ministri finanziari dell'Ue) che si è tradotto in un nulla di fatto per la Tobin Tax (soprattutto per l'opposizione del ministro italiano Vittorio Grilli – e in maniera indiretta di Monti – alla tassa sulle transazioni finanziarie) l'Europa, in pompa magna, ha  accolto in passerella , con tanto di foto ricordo, l'entrata in funzione del dittatoriale e liberticida MES (Fondo "Salva Stati" – si fa per dire – Permanente) sul quale abbiamo fatto scorrere ideali "fiumi di inchiostro" (vedi allegati)  allertando gli Italiani ed i nostri non pochi lettori che ci seguono dal resto dell'Europa, come esso sia uno strumento altamente ingannevole e distruttivo per l'economia dei paesi membri Ue rientranti nell'Eurozona, e sul fatto che esso sia in realtà una forma di dittatura mascherata, a tutti gli effetti.

     MES-Media: Ignoranza o Mala Fede sul "Salva-Stati"? 

    Intanto, non troppo confortante è la situazione a Francoforte, malgrado gli ingiustificati toni trionfalistici usati impropriamente dai Tg nazionali di bandiera e dalla  stragrande maggioranza degli amici della carta stampata: cui redazioni evidentemente o non hanno studiato a dovere gli articoli dei nuovi trattati europei nascenti o – gioco forza – sono palesemente in mala fede. Ignoranza o mala fede? A voi la scelta, carissimi lettori!

     BCE – Draghi lascia ivariati i Tassi d'Interesse 

    Infatti nelle scorse ore, e stando alle nostre previsioni, la BCE di Mario Draghi ha deciso di lasciare invariati i tassi d'interesse: manovra non concepibile, in un tempo di credit crunch e di imprese strozzate dalla mancanza forzosa di accesso al credito. Nella tradizionale conferenza stampa che segue i consigli del board BCE (cioè la riunione di "banchieri privati"che decide le sorti economiche e monetarie dell'Europa, surrogandosi ai rispettivi ministeri del Tesoro e Banche centrali degli stati nazionali, o di quel che ne resta) Draghi, ha ribadito che la Bce si adopererà nel comprare titoli annuali o triennali  dei Paesi con lo spread alle stelle (es.: BOT italiani e Bonos spagnoli) ma sulla base di un mezzo ricatto concertato con i "compari" di Bruxelles. O meglio di un ricatto bello e buono: gli stati non solo dovranno approvare il Fiscal Compact, il Patto di bilancio, per rafforzare la fiducia dell'onnipotente ed incontrastabile dio mercato; ma anche non permettersi assolutamente di sgarrare nei conti. Detto in soldoni gli europei con l'euro in tasca (ed in particolar modo Italiani, Greci, Spagnoli, Portoghesi ed Irlandesi)  dovranno continuare a pagar tasse folli ed a tapparsi la bocca per decenni.

     La Ricetta Ue di "Fallimonti" e l'ulteriore impennata del Debito Pubblico 

    Davvero un prospettiva rincuorante, non c'è che dire! Soprattutto considerando che dall'estate 2011 ad oggi il debito pubblico – con la ricetta di "FalliMonti": come lo ha giustamente ribattezzato Bobo Maroni – è aumentato di ben 100 miliardi di euro. E malgrado un livello di tassazione record vicina al 50-60% (70% se si considerano le inique accise statali da record del mondo) e senza il corrispettivo di servizi e welfare adeguato: vedi taglio di 7000 posti letto nella sanità, solo per fare un piccolissimo esempio! Da ciò si comprende e "giustifica" l'estrema contentezza di TG e giornali nel dare la provvidenziale notizia dell'entrata in vigore del Fondo "Ammazza Stati" Permanente, per l'appunto. Roba da pazzi! I cittadini degli Stati membri dell’eurogabbia dovranno quindi  prestarsi ad essere ancora cavie sacrificali del sistema, accollandosi la riduzione del debito pubblico creato all'80/90% dalla speculazione bancaria (attraverso l'emssione a debito della moneta: signoraggio bancario) ed al 10/20% dalla mala politica. Ma poco importa! Il prezzo lo dobbiamo pagare noi onesti cittadini! E i furbetti della finanza? Quelli no! La Tobin Tax resta un miraggio! Il preside della Bocconi ha deto no!

     11° Comandamento: Servi il Mercato dio Tuo! 

    Ma ci verrebbe da prendere il primo volo per Francoforte, recarci alla BCE e chiedere al caro Draghi: che vuol dire che tutto dipende dalla fiducia dei mercati? Che senso ha parlare di spread e "fondo anti spread" quando speculatori e multinazionali che controllano i consigli di amministrazione delle private e plurindagate agenzie di rating fanno a loro uso e consumo il bello ed il cattivo tempo, orientando rovinosamente e tenendo sotto scacco l'economia di un intero continente? Non ha davvero nessun senso, carissimo Draghi! Ancora oggi, d'altronde con lo spread "stabile" a quota 350 punti, malgrado gli indicatori economici degli stati registrino ciclopici sforzi in termini di austerity, quella a goderne resta pa speculazione internazionale, che si arricchisce con gli alti tassi d'interesse da usura alle spalle dei cittadini-schiavi. E ciò mentre gli ex uomini di Goldman Sachs e Moody's (tra i quali proprio Draghi e Monti: quest'ultimo addirittura "ex" membro/dipendente di entrambi le società) continuano a reggere il moccolo della speculazione e dei loro amici d'oltreoceano. Per non tacere sul figlio (di papà) del "professore", tale Giovanni Monti, pezzo grosso della "banca d'affari" Morgan Stanley. D'altra parte il noto detto sulla Goldman parla chiaro: "Chi è entrato in Goldman Sachs resta uomo Goldman Sachs a vita". E si vede! 

     Ecco a voi l'Accentramento Totalitaristico e la Dittatura Finanziaria 

    Ma quali sono i prossimi piani di questo folle disegno speculativo e di accentramento totalitaristico? Semplice: l'Unione bancaria e il definitivo smantellamento reale delle Bance Centrali (che sarà in tal modo irreversibile, condannando per sempre i cittadini a pagare a debito il proprio denaro); l'Unione di Bilancio (definitivo svuotamento del ruolo economico e politico-economico degli stati nazionali) e l'Unione Fiscale: possibilità reale di controllare da vicino le cavie da laboratotio (per non dire i sorci) dell'Eurogabbia. Il tutto sotto l'egida della BCE, del Consiglio europeo (nel quale abbondano i leaders  in odore di Trilateral, Bilderberg e Goldman) e della  Commissione europea dei tecnocrati non eletti mai in nessun Parlamento nazionale ed in nessun collegio. Tecnocrati semplicemente chiamati (eletti) per opera e virtù dello "spirito speculativo" del sacro dio mercato. Questo signori è il quadretto che ci aspetta, inaugurato proprio ieri tra foto ricordo e sorrisi a profusione di Grilli, Rehn e combricola bella.

     BCE – L'ultima commedia, nei migliori teatri di Francoforte 

    L'ultima commedia è poi stata inscenata – per aumentare il grado di realismo e magari per non far capire che il copione da seguire era stato già scritto altrove – a Francoforte, all'interno del suddetto board BCE: in esso il prode Draghi, mistificando completamente la realtà dei fatti, ha tenuto un simpatico siparietto con Jens Weidmann (boss della Bundesbank) che aveva votato "no" all’acquisto dei titoli triennali. Ma la verità e ben diversa e – malgrado tutto – senza la rottamazione dello scellerato "Sistema Target 2" (vedi approfondimenti in allegato) la Germania delle banche e dell'industria pesante (cioè Berlino) continuerà sempre a regnare (assieme a Bruxelles, Londra – quanto a speculazioni finanziarie sull'euro – e Francoforte) nel sacro impero europeo, anglo-germanico.

     Klaus Regling e il Regno del MES 

    Ma c'è un'altra fregatura a conclusione della storia: il tanto lodato MES o ESM (Fondo "Ammazza Stati" Permanente) posto sotto il controllo (guardacaso) di un tedesco (tale Klaus Regling) da ieri è entrato in azione e potrà acquistare i titoli degli stati che dovessero avere la sventura di chiederne l'intervento (una sorta di meccanismo Ue stile FMI e Banca Mondiale, per intenderci) attraverso la dotazione di fondi pubblici, sottratti già in partenza agli stessi stati: o meglio agli stessi cittadini. Non sarà la BCE a finanziare il MES (non esiste licenza bancaria) ma bensì gli schiavi ignoranti e creduloni dell'Eurozona.

     Verona – La Delusione di Rock Economy e le Superficiali osservazioni di Fitoussì 

    Questo, a condizione, che – ovviamente – qualcuno non si decida di smontare baracca e burattini, uscendo dall'Eurozona e da questa dittatoriale Ue. Auguri! Certo ci saremmo aspettati nella serata di ieri – nella cornice mozzafiato dell'Arena di Verona – ben altre considerazioni sulla dittatura finanziaria nata. Ben altre considerazioni in merito alla "Crisi" da parte del saggio Fitoussì e di Celentano, Rizzo e Stella, nell'"Arena" di Rock Economy: ma le omissioni su tali drammatiche realtà sono state davvero tante. Troppe! Ed anche per un estimatore, qual sono, del molleggiato: soltanto l'ombra del Celentano "guerriero" apparso a San Remo. Speriamo almeno possa rifarsi nella serata di stasera!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Venerdì, Giugno 15th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Eurozona / Vertice Monti-Hollande / Euro / Mario Monti / Francoise Hollande / Angela Merkel /  Roma / Parigi / Atene / Berlino / Madrid / Italia / Francia / Germania / Grecia / Crescita / Eurobond / Project Bond / Spagna / Rigore /  Voto in Grecia /Ritorno alla dracma / Possibili scenari per l'Euro / Fondo Salva Stati / Speculazione internazionale / Disoccupazione / Indicatori economici europei pessimi / Cieca politica europeista / Bollettino mensile Bce / Mario Draghi Two Pack / Fondo di riscatto del Debito / Giorgio Napolitano / Fondo perla crescita / Bocciatura della Golden Rule / Bei / Banca Europea degli Investimenti / Cittadini europei consapevoli e stufi / Strasbismo di Monti e Napolitano / G20 / Eurovertice di fine giugno 

    Eurozona – Le prospettive del voto greco

    e lo strasbismo di Monti, Hollande

    e Napolitano

    Grecia al voto: Possibile ritorno alla Dracma e vittoria

    della sinistra radicale

    I ciechi moniti pro-euro di Schulz, Merkel e Napolitano 

    Il Bollettino Bce: malissimo tutti gli indicatori economici

    Eurozona – Prospettive e Strasbismo di un Europeismo Cieco

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Atene, Berlino, Parigi, Bruxelles – Mentre oggi alla Camera si vota sul cosiddetto "Decreto sviluppo" e sui "tagli ai ministeri", ieri nella Città Eterna è stato il giorno del mini-vertice europeo tra Mario Monti e Francoise Hollande, completamente incentrato e proteso a mantenere in vita un malato terminale chiamato euro, mentre la Grecia si prepara al voto che potrebbe sancire l'addio all'Eurozona. Parigi-Roma, dunque, inaugurano un nuovo asse pro-euro, con la benedizione di Re Giorgio Napolitano, invitato – tra l'altro – dal Presidente Hollande per fine anno all'Eliseo. Ma la parola decisiva sarà espressa nell'imminente vertice del Consiglio europeo di fine Giugno (28), ferma restando la non secondaria tappa che aspetta i leader europei e mondiali al prossimo G20 in programma in Messico. Tra i più entusiasti, ieri, dopo i tifosi italiani che al gol di Pirlo hanno praticamente fatto prendere un colpo al cuore al povero Monti, proprio nel bel mezzo del suo discorso di benvenuto all'amico Hollande – forse timoroso per un principio di rivoluzione a Palazzo Chigi – proprio Re Napolitano I, che ha commentato positivamente l'incontro franco-italiano, parlando di "occasione per la crescita e l'equità per l'intera Eurozona". Ma a ben vedere le parole di Napolitano erano intrise di un cieco europeismo strabico. 

     Giorgio Napolitano: come sempre fuori luogo!  

    D'altra parte non poteva essere alrimenti, per l'uomo grazie al quale l'Italia ha dovuto sorbire da Dicembre ad oggi la "dietetica cura Monti": e questo pur non essendo "grassa", ma anzi con qualche chilo in meno! Secondo Napolitano, infatti, questa "benedetta crescita" passerebbe per Two Pack e Fiscal Compact: ovvero per l'accentramento europeo di disciplina fiscale, pareggio ed unione di bilancio. Bella novità! E per fugare tutti i dubi e le incertezze, il caro "Re Giorgio Nazionale" ha messo in guardia la patria dai "pericoli del nazionalismo" – cioè dalla voglia esagerata dei popoli di abbandonare l'euro della discordia e della speculazione per far ritorno alle proprie valute nazionali: dracma, peseta, lira e via dicendo – che per Napolitano sarebbero "sempre in agguato". ma per adesso "l'agguato" è quello che l'Europa ha teso agli Europei. Ed a dirlo non sono i soliti antieuropeisti noiosi, ma addirittura un altro Re di quest'Europa allo sbando: nientepopodimenoché Mario Draghi, che dal bollettino mensile Bce, sull'economia dell'Eurozona reso noto nelle scorse ore, ha evidenziato come nel regno di sua maestà l'euro tutti gli indicatori economici vanno malissimo e la recessione ha ormai assunto proporzioni da codice rosso. Altro che nazionalismi, dunque,  caro Napolitano! Qui va a fondo la baracca con tutti i burattini: dipende ovviamente di quali burattini parliamo! 

     Le Misure concordate da Monti e Hollande  

    Tra le misure concordate tra Monti e Hollande – oltre agli eurobond' (vedi nota in basso) ed al già ammesso" Two Pack' (vedi nota in basso) – si è trovata un'intesa "facile" sul "Fondo Riscatto debito" e sul cosiddetto (che fantasia!) "Fondo per la Crescita". Il primo consiste nel sistema di conferire al Fondo Europeo di redenzione (European Redemption Found) la parte di "debito sovrano" (di debito fatto dai sottoscrittori per l'acquisto di titoli italiani e degli altri paesi Piigs) eccedente al 60% del rapporto Debito/Pil dei Paesi non sotto assistenza. Un qualcosa pari a 2.300 miliardi di euro, per capirci; La seconda misura concordata dalla copia italo-francese (Fondo per la Crescita) consiste nella creazione di un fondo tramite lo smobilizzo dell'1% del Pil europeo (cioè della ricchezza economica nazionale degli stati Ue) per ogni anno e per dieci anni. Tale smobilizzo sarà messo a disposizione (tanto per cambiare musica) di una banca: la BEI. La Banca Europea per gli Investimenti potrà infatti utilizzare il capitale smobilizzato (sottoforma di obbligazioni a progetto) per investimenti in infrastrutture. Permettete in merito 2 brevissime considerazioni:1) alla fine è sempre una banca – e posta nelle mani della stessa tecnocrazia europea che ha provocato con indifferenza o  premeditazione quresto eurodisastro) a gestire la ricchezza degli stati; 2) gestire obbligazioni per destinarle ad investimenti, in parole povere vuol dire creare nuovo debito da gettare sulle spalle degli europei, e d'altra parte togliere agli stati la capacità e la facoltà di investire per la propria economia (mandando al diavolo ogni politica di intervento kyenesiano per lo sviluppo) e regalare l'opportunità di creare le "cosiddette infrastrutture" (come magari la Tav della discordia) a ricchi speculatori privati che satellitano tra Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Francoforte. Inoltre gli stati (accantonata la Golden Rule che addirittura mirava a considerare debito pubblico tutte le quote di fondi gestite dall'Europa) dovranno dettagliare le suddette spese per investimento che però gestirà l'eurocrazia, estromettendo gli stati, e pertanto i cittadini che non potranno mettere il becco su tali questioni, ma dovranno solo accollarsi il "peso" del debito. Complimenti per la genialata! 

     Il Default "controllato" degli stati e il "tiepido monito" di Schulz da Agorà 

    Secondo le ultime direttive concordate da Monti ed Hollande, nella giornata di ieri a Roma, inoltre i Paesi a rischio saranno assoggettati ad un vero e proprio commissariamento (come ai tempi della Russia di Stalin), chiamato col curioso nome di "tutela giuridica Ue". Gli interessi sui prestiti saranno "congelati" ed i crediti dovranno essere per statuto comunicati entro 2 mesi, se no si considereranno estinti. La pillola è stata ben indorata, ma la sostanza resta drammatica: si continuano a prendere misure "minori", "secondarie" quanto deleterie, anzichè bloccare la speculazione bancaria (ipotesi suggerita ieri – in diretta telefonica alla trasmissione Rai Agorà – dal presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, poi contraddittoriamente – però – tornato a lodare le politiche recessive di Monti dimostrando una coerenza pari a zero. Non si fa nulla, in pratica, per  evitare di far speculare le banche sullo spread (cioè sui differenziali d'inetresse dei Paesi declassati dalle agenzie di rating, rispetto alla Germania)  ed evitando che le banche stesse rivendano al tasso (da usura) del 6% il danaro ricevuto in "regalo" dalla Bce (Mario Draghi) al modico tasso dell'1%, . 

     La minaccia – Dalla Gabbia dell'Eurozona è praticamente  vietato uscite: lo dicono i Trattati  

    Il Presidente del Parlamento europeo ha poi intimato il popolo greco – quasi come se esso fosse costretto in eterno in una gabbia sempre più asfissiante ed inviolabile – che uscire dall'euro (in vista dell'imminente voto per decidere su un eventuale ritorno alla dracma, sponsorizzato in tutte lre salse dalla sinistra radicale) è un'ipotesi impensabile. Secondo Schulz infatti "Non è ammesso uscire dall'Euro senza uscire dall'Ue (come dicevamo è dunque una prigione bella e buona!) e l'uscita dell'Ue è proibitiva e non conveniente per gli stati, secondo quanto previsto dallo stesso Trattato di Lisbona". Ma vorremmo ricordare al carissimo e contraddittorio Schulz che il Trattato di Lisbona resta pru sempre una mezza fregatura propinata ai popoli europei: infatti esso s'innalza a "costituzione" ma in realtà è un aborto di costituzione, un surrogato votato durante l'estate di qualche anno fa da un gruppo di leader europei, e dopo le cocenti bocciature dei referendum sulla nascta di una "Costituzione Europea" intervenute in paesi come Olanda, Francia e Irlanda. A testimonianza del fatto che i popoli credono poco in questo progetto di accentramento che facendo leva sull'instabilità cronica della moneta comune (o euro-disastro) vorrebbe propinarci quale risoluzione a questa crisi indotta dell'Eurozona un ancor più truce e deleterio accentramento di tutti i poteri statali nelle mani di un unico grande stato. Gli "antostorici" Stati Uniti d'Europa dominati da eurocrati non eletti ma chiamati per virtù sconosciute, quali Barroso, i suoi "super-commissari" e lo stesso capo del Consiglio Ue, lo "sconosciuto" signor Herman Van Rompuy, con personaggi come Monti a far da spendida cornice a tutto ciò.

     L'eco della Merkel da Berlino 

     Dal canto suo, Angela Merkel, malgrado le critiche piovute dalla stampa nazionale, dice più o meno le stesse cose di Monti e Hollande: non poteva essere razionalmente diverso. Il panzer tedesco, infatti, nella giornata di ieri – dal Parlamento tedesco – in occasione della presentazione del prossimo G20 che si terrà – come detto – in Messico, ha ribadito il concetto secondo il quale la cosiddetta crescita (che stando alle condizioni attuali è un qualcosa di impossibile ed è frutto di puro becero propagandismo populista) non può che andare di pari passo con il rigore di bilancio. Cioè ha detto in pratica – leggendo tra le righe – che (così come ribadito da Mario Monti) lo stato deve farsi da parte nello sviluppo dell'Europa, mentre i privati devono prendere il sopravvento: cioè la speculazione deve trionfare ed allargarsi a macchia d'olio, ed all'ennesima potenza.

     Cittadini stufi dell'effetto euro  

    Ma tornando ad analizzare il nodo di quest'Eurozona da quarto mondo, l'euro, dobbiamo ammettere con onestà intellettuasle che finora a ben vedere tutte le mosse dell'Ue sono state fallimenateri. Perchè dunque i cittadini dell'Unione dovrebbero continuare a fidarsi dell'Europa difesa a spada tratta da Monti, Napolitano, Merkel, Hollande, Schulz e dall'eurocasta che ne loda le distruttive gesta? Perchè continuare a dissanguare i popoli con inutili tasse che finiscono puntualmente nelle tasche dei banchieri e dei lobbisti. Finora 18 Eurosummit non sono valsi a nulla. Né tantomeno, stando alle anticipazioni rese note ieri, cambierà nulla nel prossimo vertice Ue del 28 Giugno. Ed i Greci lo sanno bene. Quasi 500 miliardi di euro sono stati spesi finora per arricchire gli speculatori  e gli acquirenti del debito ellenico. perchè dunque continuare a fidarsi delle ricette per mantenere in vita un euro-mostro a suon di nuovi debiti (MES, Project Bond, Eurobond) ed opportunità per lobbisti ultramiliardari vicini alla casta europea? La verità che Monti e Napolitano fanno finta di non comprendere ciò che invece i Greci, come gli Italiani e gli altri cittadini europei hanno compreso benissimo. I cittadini sono ormai arci stufi di queste politiche pro-eurozona e pro-euro: politiche che puntualmente si ripercuotono rovinosamente sulle spalle delle famiglie europee attarvero tasse, imposte, sacrifici rigoristi, nuovi debiti mascherati dall'ingegneria finanziaria (eurobond). E tutto ciò rispetto ad un "Debito Pubblico" che anziché diminuire (come promesso dal professore di Palazzo Chigi) aumenta ogni giorno a dismisura per la gioia dei banchieri e degli amici dei banchieri. Allora il voto greco potrebbe rappresentare davvero una svolta a questa ondata di euro-bugie.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

      Appendice tecnica – Parole chiave  

     Eurobond  

    Nel contesto della crisi economica dei debiti sovrani (cioè del debito pubblico degli stati europei) dei Paesi Ue rientranti nell'area monetaria dell'euro (17 stati su 27), a partire dalla estate 2011, il termine Eurobond (o Stability bond) è stato utilizzato per indicare l'ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'Eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia Ue, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona. I detrattori di questi strumenti finanziari lamentano che atraverso gli eurobond non si faccia altro che creare nuovi debiti da immettere nel sistema economico e che in ultima istanza finiranno per pesare sugli stessi cittadini europei, senza risolvere il problema principale della crescita, che è legato allìeccessiva tassazione dovuta per pagare gli interessi bancari della speculazione.

     Two Pack  

    Proposta di conferire alla Commissione europea maggiori poteri decisionali sui bilanci nazionali. Manovra pericolosa in quanto potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la creazione di una sorta di superstato con ingerenze sistematiche all'interno dei bilanci degli stati. Si tratta di un provvedimento ambiguo che potrebbe dare un potere enorme alla Commissione Barroso, che resta pur sempre una commissione di membri non eletti democraticamente ma nominati per chiamata diretta. Qui Europa auspica pertanto che non si vada avanti su questa strada.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Istat – Risparmi italiani KO! Le colpe di Monti

    Giovedì, Aprile 5th/ 2012

    Italia / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Risparmio / Istat / Avanzo primario / Distruzione del risparmio delle famiglie / Governo tecnico  Monti / Speculazione internazionale / Pagamento interessi da usura / Drastica riduzione propensione al risparmio / Strategia dello spread / Mezzogiorno / Imprese e famiglie  

    Istat – Risparmio in caduta libera: Italia KO

    Il Paese delle formiche si scopre terra delle cicale.

    Che fine ha fatto il nostro tesoro?

    Nel 2011 Crolla il risparmio delle famiglie:

    50 miliardi l'anno solo per pagare interessi su BTP

    alla speculazione internazionale

    Roma – In un Ecofin estivo di qualche mese fa, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ricordava che l’Italia era uno dei pochi paesi in Europa ad avere un saldo primario (differenza tre entrate e spese dello Stato) attivo e in crescita, più solido anche della osannata Germania.  Ma che fine ha fatto tutto ciò in pochi mesi? Perché le agenzie di rating hanno preso di mira l’Italia? Perché alimentare bolle speculative succhia soldi e succhia risparmi? Domande sulle quali vi invito seriamente a riflettere, prima che sia troppo tardi. Domande da girare ai nostri politici in occasione, magari, dei comizi elettorali imminenti, e connessi alle prossime elezioni. Ma allora se il nostro Paese è in salute finanziaria (eccetto il debito accumulato: che comunque è largamente inferiore a quello del “Grande Giappone”. Paese in crescita record malgrado i debiti e gli strascichi dello Tsunami nucleare) allora perché tutti comprano titoli tedeschi e non italiani? Perchè il celeberrimo “spread” tra i nostri titoli e i loro cresce a dismisura? Perché annientare i risparmi delle nostre famiglie per pagare interessi a banche e speculatori internazionali che fanno incetta di Btp e Bot a tassi d’interesse da usura? Qualcosa o – evidentemente – qualcuno è impazzito! Malgrado la nauseante normalità ostentata dai media ammiragli che continuano come un disco rotto a parlare del “livello dello spread”, senza dire che è anticostituzionale assoggettare stati sovrani a guidizi parziali di semplici aziende private vicine alle lobby.

      Analisi del dato Istat – Il risparmio degli italiani nel 2011  

    Allora non ci stupiamo per i dati che stamane l’Istat ha reso noto in merito al livello del risparmio degli Italiani nel 2011. Ne emerge – come ovvio che sia dall’analisi dei principali fatti economici dell’ultimo semestre – una situazione gravissima per il “Bel Paese”, che d’improvviso non si scopre più tale, come l’isola felice dei risparmiatori, ma al contrario – in pochissimo tempo – una Nazione in emergenza da codice rosso, con una propensione al risparmio “media” delle famiglie attestatasi intorno al 12% –  il valore più basso dal 1995 – con una diminuzione – secondo quanto sostiene l’Istituto Nazionale di Statistica – di 0,7 punti percentuali rispetto al 2010.  Ma la fotografia reale è invero ancor più drammatica di quanto dipinge l’Istat. Infatti il dato reso noto, relativo all’anno scorso, è solo il dato medio: ma l’economia ci insegna che in alcune aree del Paese – come il Mezzogiorno – caratterizzate dalla simultanea presenza di molteplici fattori recessivi e destabilizzanti i tesoretti accumulati in decenni di duro lavoro sono svaniti nel nulla, per fronteggiare la durissima lotta alla sopravvivenza che il vivere quotidiano offre, anzi impone. Un indice significativo – che non sottovalutiamo – è anche l’altissimo numero di universitari costretti a lasciare gli studi.  Inoltre il dato rispecchia la situazione del periodo che ha preceduto l’ascesa al potere del tecnico Mario Monti. Quindi il dato reale odierno non emerge con chiarezza dalle “stime medie”, che assorbono – in aggiunta – anche le prerogative e le attitudini al risparmio di quel 10% delle famiglie italiane che vive nel lusso. Pessima, inoltre, anche la “foto ufficiale” dei profitti delle imprese italiane: nel quarto trimestre calati di un ulteriore 0,6% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010.

      L’avvento del Prof. Monti – Famiglie: nuovi ammortizzatori sociali  

    A rincarare la dose – qualora ce ne fosse stato bisogno – i dati Bankitalia ufficializzati dal vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, nel suo intervento nel convegno a Genova "La famiglia un pilastro per l'economia del Paese". Secondo Tarantola le famiglie italiane hanno svolto un'importante funzione di ammortizzatore sociale fin dal 2008 – anno di intensificazione della crisi scoppiata nel 2007 – che continuerà anche nel corrente anno. E proprio questa funzione che un tempo era dello stato, ha finito per distruggere i risparmi degli Italiani. E Lo stato? Oggi di fatto è sospeso! Sostituito da un “antidemocratico” governo tecnico d’estrazione fortemente bancaria e lobbistica, che sta portando avanti un gioco che non piace più a nessuno, se non a pochi eletti e gruppi élitari: annientare il welfare state – gettandone il peso sulle famiglie: come detto il nuovo “ammortizzatore sociale ufficiale” – disintegrare con l’assurdo “Fiscal Compact” il “deficit spending”– cioè quel meccanismo di investimento statale a debito proteso a creare servizi e moltiplicare la ricchezza nazionale. Ciò che in effetti dovrebbe giustificare il pagamento delle tasse da parte dei cittadini: la creazione di servizi – e tassare ogni singola sfera di “redditi” o “entrate”, sia strettamente economici che sociali. Compresi energia e carburanti: con accise su benzina e diesel da record. Quando la gente si ribellerà a tutto quresto, ecco pronta la soluzione: Privatizziamo! Tutto ciò in nome della crescita. Quindi addio risparmi, e porte aperte a banchieri e lobby: i nuovi padroni dell’Italia, l’ex “Bel Paese”. Ma una speranza esiste ancora! Affidarsi a Dio ed alla giustizia Divina (per i credenti) ed inoltre ( per tutti) spegnere le TV compiacenti, non acquistare i giornali che non informano sulle reali responsabilità della crisi-indotta e dare consapevolezza del problema a tutti tramite la rete e il passaparola. Auguri!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurosistema – in Europa il modello finanziario più perverso? Europei vittime sacrificali? La vera storia delle Banche Centrali

    Eurosistema – in Europa il modello finanziario più perverso? Europei vittime sacrificali? La vera storia delle Banche Centrali

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Bce / Eurogruppo / Banche e finanza / Eurozona / Sebc / Bankitalia / Spread / Rating / Agenzie di rating / Ricapitalizzazioni / Basilea II / Basilea III / Coefficienti di riserva patrimoniale / Modello Fed / Bank of England / Crisi / Speculazione internazionale / Goldman Sachs / Mario Monti / Mario Draghi / Sovranità / Paesi Ue / Francesco Filini / “Rinascita

    Eurosistema –  in Europa il modello finanziario

    più perverso? Europei vittime sacrificali?  

    La vera storia delle Banche Centrali 

    Tutto partì nel 1964, con Bank of England.

    Oggi sistema Bce peggio di Fed!

    Bruxelles, Francoforte – Nel 1964, nel Regno Unito, fu creata la prima Banca Centrale della storia, con la facoltà esclusiva di emettere moneta e controllare il livello di inflazione. Fu la Bank of England. Oggi il sistema si è evoluto: dapprima con la nascita delle Banche Centrali Nazionali in tutti gli stati europei; con la loro progressiva privatizzazione (la sovranità monetaria – un tempo gestita dal Ministero del Tesoro, e di esclusiva e sacrosanta spettanza del popolo – oggi è controllata da banche commerciali: es.: Banca Intasa San Paolo o Unicredit, ecc., in Italia) ed infine con l’istituzione della Bce (Banca Centrale Europea). Modello molto simile alla Fed negli Usa, o alla stessa Bank of England, ma con un potenziale distruttivo in più: i 27 Paesi partner dell’Ue (dal 1° gennaio 2013 saranno 28 con l’ingresso della Croazia) non ricevono direttamente denaro dalla Bce (vedi foto – board-Junker), ma esiste un’assurda quanto dispendiosa procedura di rifinanziamento o “mediazione” tra la Bce e gli stati Ue dell’Eurozona, che passa dalle Banche Centrali Nazionali, che “comprano” letteralmente il denaro (ultimamente 1000 miliardi all’1%) dalla Bce.

      Il discusso Art. 123 del Trattato di Lisbona:   

      la perdita della sovranità monetaria degli stati Ue  e le "aste"  Bce  

    Ciò in virtù a quanto previsto dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona, che obbliga – letteralmente – gli stati Ue a rifinanziarsi sul mercato internazionale: ci0è dai privati. In pratica gli stessi stati sono stati accomunati ai semplici clienti privati, rinunciando alla sovranità monetaria. Paradossale! Denaro che dovrebbe essere già di proprietà degli europei! Senza scordare che le banche che partecipano alle aste-Bce (che tra l’altro non sono neppure vere aste – è un nome puramente fittizio e di facciata – in quanto non esiste alcuna competizione all’interno di esse tra gli istituti) lo “acquistano all’1%” e lo rivendono ai cittadini europei a tassi spesso e volentieri altissimi, succhiando letteralmente ricchezza dal nulla. Va inoltre ricordato che, le banche stesse – in aggiunta – incrementano in maniera esponenziale i loro profitti dall’acquisto dei titoli del debito pubblico degli stati, con interessi d’oro che – come noto – dipendono dall’ampiezza del differenziale “spread”: differenziale d’interesse (o maggior quota remunerativa di rischio pagata agli acquirenti al momento del rimborso delle sottoscrizioni) calcolato in punti base tra i bund tedeschi e gli altri titoli del debito pubblico nazionale dell’Eurozona.

      Un modello speculativo  e destabilizzante   

    Ecco che allora le banche ingrassano anche dallo spread (introitando tassi del 5 – 7%) e dalle disgrazie procurate degli stati più deboli: costretti anche all’umiliante “rigore merkeliano”. Vedi i casi di Grecia, Portogalo, Spagna, Irlanda e perfino, oggi, la nostra Italia.  Grazie a questo modello speculativo incentrato su giudizi arbitrari di agenzie private come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – tenuto in piedi dalla politica, mediante la libera legittimazione al pazzesco e destabilizzante “gioco al massacro” del rating sugli stati sovrani” – le banche, e gli istituti speculativi, non conoscono in effetti freni. Se aggiungiamo i vincoli di “ricapitalizzazione” imposti dall’Eba e da Basilea II e III, per “salvaguardare le povere banche” da rischi di default, la frittata è completa. Ma a mangiarla non saremo noi! E gli ex-uomini della Goldman Sachs, Mario Monti e Mario Draghi (unico presidente europeo a guida della banca d’affari più potente del mondo) ne sanno qualcosa. Avevate dubbi?

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il signoraggio

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Interrogazione / Commissione Ue / Commissione Affari Economici e Monetari / Banche e finanza / Bce / Eurosistema /Sebc / Bankitalia / Modello Fed / Crisi / Sacre Scritture / Mammona / Vangelo / Speculazione internazionale /       Goldman Sachs / Rehn  Sovranità / Paesi Ue / Filini / “Rinascita” / Borghezio / Scurria / Auriti / Diritto di proprietà / Euro-truffa / Dittatura / Università di Teramo / Bank of England

     Rehn, la “Natura giuridica dell’euro” e il

    signoraggio: quando la moneta appartiene

    alle banche

    “Signoraggio bancario”: crisi dell’Eurosistema

    della democrazia europea 

    Le interrogazioni alla Commissione Ue dei deputati Scurria

    e Borghezio, lo spunto di Filini e la denuncia del professor

    Auriti. Il Commissario Rehn non convince nessuno

    Bruxelles, Francoforte – La moneta, fin dai tempi più antichi è stato uno strumento di regolazione del mercato, ma ha avuto sempre una particolarità: il fatto di essere biunivocamente legata a doppio filo con un popolo ed un territorio di riferimento. In tal modo il popolo che la utilizzava ne aveva pieno controllo e si serviva di essa. Oggi, in questa società europea moderna che scimmiotta progresso, e sprizza “regole e rigore” da tutti i pori, la situazione – malgrado il trascorrere dei secoli – si è completamente invertita: è il popolo a servire il dio-danaro. Una nuova divinità pagana servita da un esercito obbediente e cieco d’illuminati tecnocrati. Divinità che nella Sacra Bibbia e nei Vangeli viene identificata come l’alter ego di “Mammona”: l’antagonista per eccellenza di Gesù e del Suo messaggio salvifico, incentrato sulla solidarietà e sull’amore all’uomo, nel pieno rispetto della Sua dignità e delle sue esigenze, materiali e spirituali. Allora, alla luce di questa imprescindibile premessa, ci si accorge quanta superficialità i media nazionali ripongano nell’argomento “natura e fini dell’euro” e quanto sia necessario saperne di più per tirare le giuste conclusioni sull’evolversi dell’attuale crisi che attanaglia ed umilia l’Europa: almeno i ceti meno abbienti, quelli cioè “non siglati dal marchio di Mammona”. In tal senso molto interessante ci è apparso l’articolo di Francesco Filini apparso oggi sul quotidiano “Rinascita” che fa il punto sul risultato dell’interrogazione parlamentare posta alla Commissione europea dall’eurodeputato Marco Scurria – interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 – circa la natura giuridica dell’euro, seguita – in ordine temporale – all’altra interrogazione presentata dal leghista Mario Borghezio il 16 giugno del 2011. L’esponente del carroccio, in particolare chiedeva alla Commissione Ue “come fosse possibile che l’euro nella fase di emissione appartenesse al “Sebc” o “Eurosistema” (formato da Bce più Banche Centrali Nazionali) mentre nella successiva e conseguente fase di circolazione – quasi come per magia – intervenisse una strana metamorfosi della natura giuridica delle stesse banconote”. Cioè come fosse possibile che esse (le banconote o monete in euro) finissero, poi, stranamente con l’appartenere “al titolare del conto corrente bancario di addebito”. Ora, come noto, le Banche Centrali dei paesi Ue come Bankitalia e Bundesbank, rispettivamente per Italia e Germania, sono oggi istituti di fatto nelle mani di banche ed istituti privati. In Italia, è bene ricordarlo, ciò avvenne il 30 luglio del 1990, con la “discussa quanto silenziosa” e deleteria Legge Carli-Amato. Tali bancheè qui il punto stampano moneta e (come nota altresì Filini – si appropriano sia del loro valore nominale (es.: 100) che del loro valore intrinseco (es.: valore di conio di 0,20). Lo scorso 12 marzo il Commissario agli Affari Monetari, Olli Rehn giustificava questo status-quo sostenendo che dopo l’emissione del Sebc (o meglio la “creazione telematica o elettronica dei valori nominali” e quindi – da notare – a costo zero, ma controllata ed autorizzata dalla Bce) l’emissione è disciplinata dalla “legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento al nuovo proprietario del frutto dell’emissione (cioè degli euro)”. In tal modo, dunque, gli utilizzatori della moneta acconsentono inconsapevolmente di indebitarsi, attraverso il fenomeno del “signoraggio bancario”, accettando la proprietà del valore nominale della moneta. Ma in effetti – sottolinea Filini – “nulla giustifica l’indebitamento dei cittadini europei a vantaggio dell’Eurosistema”. Allora – come ben spiega il professor Giacinto Auriti – come possono prestare qualcosa (il danaro) con profitto (a debito) se non hanno la personale proprietà della cosa in questione? In effetti si tratterebbe di un vero e proprio abuso del diritto di proprietà, per non dire una vera e propria “euro-truffa”! Ciò – ci ricorda “Rinascita” di oggi – ha portato lo stesso professore dell’Unversità di Teramo a denunciare Bankitalia per “truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio”: una grave sorta di appropriazione indebita della proprietà della moneta che dovrebbe appartenere al popolo e solo al popolo. Infine – nell’interessantissimo rapporto – Filini ci rammenta la data di origine del male che ha progressivamente incancrenito il mondo facendolo prostrare forzatamente al “dio-danaro”: 1964. Data della costituzione della Bank of England, la prima Banca Centrale della storia.  

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)