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  • Finanza ed Egemonia Anglofona sull’Europa – La linea Delors

    Finanza ed Egemonia Anglofona sull’Europa – La linea Delors

    Giovedì, Gennaio 3rd/2013

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile –

    Egemonia anglofona / Delors / Egemonia Anglofona sull'Europa / Gran Bretagna / Jacques Delors / Commissione europea / Ue / Charles De Gaulle / Mario Monti / David Cameron / Tobin Tax / City / Usa / Neocolonialismo / Board Bce / Sacco del Britannia /Bce / Imperialismo anglofono / Transazioni finanziarie / Direttive europee / Wall Street / Paradisi fiscali / Silvia Laporta / Sergio Basile / Tecnocrazia / Consiglio europeo / Euro / Masochismo dei popoli europei / Muro di Berlino 

    Finanza – L'Egemonia Anglofona sull'Europa

    E' giusto che Londra rimanga nell'Ue? Il parere di Delors

    L'analisi dettagliata del socialista francese, già presidente

    della Commissione Europea e la truffa finanziaria e

    mercatista che rende l'Europa schiava dei Paesi anglofoni

    L'Analisi di "Qui Europa": la gabbia europea ci sta portando

    all'autodistruzione! Uscirne al più presto la priorità dei popoli!

    Cosa si nasconde dietro la strategia di accentramento continentale:

    Il Piano Delors

     

    di Silvia Laporta e Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Finanza   L'egemonia anglofona sull'Europa                                   

    Parigi, Londra – Mentre i Francesi sono alle prese con il caso Depardieu (Putin ha offerto cittadinanza russa all'attore) e con la fuga dei super-ricchi dalle grinfie del nuovo "fisco all'austerity" imposto dal governo di Francois Hollande, Jacques Delors, socialista francese e già Presidente della Commissione Europea (nonchè membro della celeberrima Commissione Tilaterale) ha inscenato una sorta di polemica (o pseudo-tale) nei confronti della Gran Bretagna. Ma a ben vedere le argomentazioni poste  sono venute da un tecnocrate, ossia da una delle persone che vorrebbe vedere i 27 abbandonare pian piano la propria sovranità  politica ed economica per sottostare ai diktat pieni della Commissione Europea e alla scure della Bce.  Le sue obiezioni di primo acchitto sono apparse apparentemente condivisibili, ma da un'analisi più dettagliata, come vedremo, in larga parte totalmente pive di senso. L'interpetazione del "Delors pensiero" potrebe aprire, infatti, ad ancor più pericolose derive colonialistiche. Vediamo perchè!

     Le ragioni di Delors  La Gran Bretagna fuori dall'Ue                      

    In una intervista ad un quotidiano tedesco, l'ex-politico ha esposto le sue ragioni:  "la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall'Ue ed optare per un'altra forma di legame privilegiato politico ed economico". Il motivo? "Gli Inglesi – nota Delors – vivono in una situazione di estrema comodità". Bella scoperta, caro Delors! "Troppo semplice – ha sostenuto ancora Delors – appartenere all'Unione Europea, senza però prendersi le responsabilità di questo legame!". Considerazione inoppugnabile! In parole spicciole – come ampliamente dimostrato da "Qui Europa" finora –  i britannici fanno i propri interessi, sia politici che economici, mantenendo però saldamente la loro posizione di appartenenza condizionata ai 27 paesi. La posizione di Delors risalirebbe – secondo l'intepretazione ufficiale manifestata da molti tabloid europei – al lontano 1972, quando il socialista francese era consigliere del primo ministro gollista, Jacques Chaban Delmas. Delors sarebbe stato totalmente contrario all'entrata di Londra nell' Unione Europea e  l’allora Presidente della Repubblica, Georges Pompidou,  – secondo l'interpretazione che va per la maggiore – avrebbe salvato la City definendo "senza senso" un'Unione Europea senza Londra.

     L'egemonia anglofona   UK complice Usa                                          

    Ma nel tempo molte sono rimaste le anomalie intorno al rapporto "privilegiato" tra Londra e Bruxelles. Aggiungiamo per dovere di cronaca, per completezza, che la stessa Banca d'Inghilterra (in assoluta autonomia rispetto a Bce ed Eurozona) detiene ancor oggi la maggioranza relativa delle quote bancarie della stessa Bce. Pazzesco ma vero!  Pertanto non solo predominio finanziario indiretto della City (predominio recentemente rafforzato dalla stessa tecnocazia del Consigio Europeo, nel quale Monti è stato determinante, con l'adozione di una Tobin Tax non estesa a tutti ma estesa a soli 11 Paesi (fessi): manovra autolesionista tale da favorire  (vedi allegato) la controproducente fuga dei capitali di tali Paesi proprio verso la City di Londra) ma anche altre forme di sottile e strategico controllo. 

     Dietro le ovvietà   Il sottile gioco dei tecnocrati                                

    Delors si è detto altresì convinto – in un festival delle ovvietà e delle mezze verità – come d'altra parte anche lo stesso Charles De Gaulle (presidente francese dal 1958 al 1969) che la  Gran Bretagna fosse solo un escamotage che gli Usa volevano utilizzare per tenere sotto controllo  un’Europa che era forte politicamente, militarmente ed economicamente e non perdere la propria supremazia. E su questo c'è piena identità di vedute. Cosa diversa, invece, sulle conclusioni poi tirate da Delors. La Gran Bertagna – inutile negarlo – ha sempre privilegiato (per motivi linguistici, legami storici ma, soprattutto, interessi finanziari) gli Stati Uniti, trincerandosi fittiziamente dietro sentimenti europeisti (a corrente alternata): un lavoro certosino e sistematico di disgregazione dell'Europa e della sua economia

     Il Liberismo europeo?   Una bomba per distruggere l'Europa!       

    Delors è parso apparentemente indignato davanti ad un'apertura dei mercati realizzata solamente per aiutare le banche e le multinazionali. Un'apertura che – come evidente a tutti – ha provocato l'abbassamento del costo del lavoro provocando nel contempo il fallimento di decine di migliaia di piccole imprese.  Ad oggi lo stato delle cose è dunque davvero pessimo. Ma le conclusioni alle quali è giunto l'ex Presidente della Commissione Europea  non sono per nulla  condivisibili. In tali condizioni di disordine economico-finanziaio e di disagio – ci viene da obiettare – caro "presidente" lei propone il modello di un'Europa più "continentale",  e "che non abbia bisogno dell'Inghilterra e degli Usa per andare avanti".  Ma lasciando tutto invariato e consentendo la definitiva fuga dalla gabbia della sola Gran Bretagna, la situazione giocherebbe ancora una volta a solo vantaggio del colonialismo anglofono. Non trova caro Delors?

     Un'osservazione fondamentale   Il nocciolo del cancro mercatista 

    Permettere ora la sola fuoriuscita dell'UK di Cameron dall'Ue, senza prima porre fine a questo distruttivo liberismo e senza invertire il processo di distruzione e disintegrazione degli stati in effetti farebbe proprio il gioco del colonialismo anglofono sulla stessa Europa, rafforzando ancor più tale tendenza. D'altronde il caso lapalissiano dell'anomala presenza di Londra nell'Unione è la non partecipazione al sistema dell’euro va proprio letta in tal direzione. Un rappoto storico di pura convenienza! Allora ci chiediamo: Perchè Londra ha un peso determinante nella Bce – banca a carattere privatistico che stampa le banconote dell'euro senza  adeguata copertura in oro – senza aver adottato l'euro stesso come propria moneta? Gli inglesi, dal canto loro, pensano bene a mantenere la sterlina, garanzia ed espressione del suddetto colonialismo, senza incorrere  nei disastrosi effetti collaterali dell'iniquo euro. Ciò mentre il 70% delle transazioni di titoli emessi in euro passa sempre  per la piazza di Londra, tanto che – come denunciato in più occasioni da "Qui Europa" – la City of London si è trasformata nel maggior centro finanziario continentale (il secondo al mondo dopo Wall Street) fornendo nel contempo servizi finanziari all’intera unione economica europea, ma traendo dall'Unione soli vantaggi. Una sorta di secondo "Sacco del Britannia" (vedi allegato) però di dimensioni ancora maggiori: per l'appunto continentali.

     La priorità   Porre fine al colonialismo Commonwealth                   

    Al tempo stesso la City è rimasta una piazza finanziaria che risponde in minima parte alle direttive europee. Il risultato – riepilogando – è che  la Gran Bretagna non fa parte dell'Eurozona, ma condiziona pesantemente la nostra moneta unica e lo stesso spread  tra i titoli pubblici più forti, i tedeschi Bund, e quelli sottoposti ad attacchi speculativi: come Bonos spagnoli e Btp. Una speculazione che inizia da Wall Street, dalla City e dai paradisi fiscali posti sotto la sovranità anglo-americana: iIl che testimonia non solo l’approccio autolesionista  dei Paesi europei – incapaci non soltanto di tutelare i propri interessi ma anche di individuare i propri nemici reali – ma anche il loro tentativo, per mezzo della tecnocrazia dominante, di salvaguardare per copione gli interessi anglofoni contro gli interessi degli stessi popoli europei. Stesso dicasi sul piano "prettamente industriale" con il predominio delle lobby tedesche. Basta! O questa dittatuta cambia o è meglio uscire tutti da questa gabbia di matti chiamata Unione europea, che ci costa miliardi di euro l'anno a fronte di lacrime e sangue, e zero vantaggi. E' l'ora di capirlo, cari lettori! Ma gli europei – ci chiediamo – sono davvero un popolo di masochisti o eterni illusi? 

    Silvia Laporta, Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Schede e Approfondimenti                                                                                    

     Il Piano Delors e il Mondialismo                                                    

    Il Piano Delors – Nel 1989, quasi contestualmente alla caduta del Muro di Berlino, il Rapporto Delors (allora Presidente della Commissione della CEE) delineava i tre passaggi chiave verso la realizzazione dell'unione economica e monetaria europea. Il primo fu sancito nel luglio 1990, attraverso lo SME (Sistema Monetario Europeo) proteso a rafforzare il raccordo tra le monete dei Paesi comunitari, e la creazione del SEE (mercato interno europeo): il secondo fu proteso alla creazione del SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali) a carattere sostanzialmente privatistico (con pieni poteri di signoraggio, a discapito della sovranità monetaria e finanziaria degli stati nazionali) e con poteri di controllo enormi.

     Il Piano – Le strategie eseguite in Italia                                          

    In Italia contestualmente Draghi & C. sul panfilo della Regina Elisabetta (Britannia) davano luogo all'ominimo "sacco", iniziando un programma di privatizzazioni senza precedenti. Nel 1992 il Decreto Carli-Amato portò alla privatizzazione della Banca d'Italia, che divenne succube delle scelte dei banchieri privati (che ottennero di fatto il 96% delle quote azionarie); Il terzo passaggio verso l'accentramento portò alla ceazione di tassi di cambio fissi e alla moneta unica: la cosiddetta "moneta imperiale" del nuovo super-stato accentratore chiamato Unione europea, l'euro.

     Il trattato di Maastricht                                                                     

    Fondamentale fu poi il Trattato di Maastricht, firmato anch'esso nel 1992 (in una strategia ben studiata e pianificata) con lo scopo di dare agli organismi Ue (specie consiglio e Commissione) più poteri in campo politico e organizzativo, favorendo unione monetaria e di politica estera (e di sicurezza) comune (ma ovviamente filo Nato). 

     Il vincolo del 3%, la BCE e l'ingresso nell'euro-gabbia                

    Il trattato stabiliva inoltre le condizioni per entrare nell'UEM: tra l'altro fu stabilito che il tasso di sconto non avrebbe dovuto essere superiore al 2% rispetto a quello dei tre Paesi a più bassa inflazione. Infine, e qui ricasca l'asino, fu stabilito che le finanze pubbliche avrebbero dovuto contenere le spese correnti entro il 3% del PIL e il debito pubblico complessivo doveva dimostrare di scendere verso il 60% del PIL. Pur sapendo che a lingo temine – vista la futura ceazione del sistematarget 2 di regolamentazione interbancariatra banche centrali – ciò sarebbe stato semplicemente impossibile ed implosivo per l'intera Unione, visto la profonda differenza tra le economie dei diversi stati dell'Unione. Porli sullo stesso piano equivalse dunque ad un vero e proprio suicidio. Nel 1994 fu poi la volta dell'Istituto Monetario Europeo (IME) – preparatorio alla transizione verso l'euro – e la Banca Centrale Europea (BCE) che lo sostituì. 

     Delors e la Commissione Trilaterale                                               

    Curioso è notare come lo stesso Delors – cui posizioni ufficiali in merita ai problemi di sovranità si mostrarono da sempre vicine ad un ridimensionamento reale della democrazia dei paesi comunitari, a vantaggio di una cerchia ristretta di personaggi – provenisse dalla Commissione Trilaterale – come d'altronde altri autorevoli personaggi del mondo politico e bancario come Robert D. Hormats, anche membro del Bilderberg Group e vicepresidente della banca ebraica Goldman Sachs. La molti sono i personaggi vicini ai progetti di accentramento europeo e provevienti dagli ambienti della Trilaterale. Tra di essi Henry Kissinger, Helmut Schmidt, il giapponese Ogata e Richard Gardner (esponente di punta della comunità ebraica americana) giusto per fare qualche nome. Senza ovviamente dimenticare gli italiani Giorgio La Malfa (Bilderberg Group, Commissione Trilaterale, Istituto Affari Internazionali italiano); lo stesso Silvio Berlusconi (anche come noto ex membro della P2); Luciano Benetton; Gianni e Umberto Agnelli e Giorgio Benvenuto (sindacalista della U.I.L.). Ma la lista è lunga e corposa, da destra a sinistra, al centro. Il trasversalismo politico è sempre stato la principale costante. Ciò dimostra anche come la politica di oggi sia diventata per lunghi tratti una sorta di segreteria del mondialismo dominante e lontanissima dal considerare l'uomo e la sua dignità (e sacralità) quali epicentri dello sviluppo della società civile, contrariamente a quanto sostenuto da Papa Leone XIII nella sua Rerum Novarum: enciclica oggi di fatto ridotta a carta straccia. E le conseguenze si vedono!

    Redazione Qui Europa

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    Vertice Ue – Vittoria di Monti e Lobby

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    Roma, Bruxelles e gli Euro-Ipocriti

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  • Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 5  – Denaro e Banche: i Segreti dei nuovi Padroni del Mondo

    Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 5 – Denaro e Banche: i Segreti dei nuovi Padroni del Mondo

    Lunedì, Novembre 5th/ 2012 

    – L'editoriale del Lunedì, di Sergio Basile e Silvia Laporta – 

    Schiavi di un Debito Illegale / Denaro e Banche / Segreti dei nuovi Padroni del Mondo /  Crisi eurozona / Le Confessioni di Sir Josiah Stamp / Denaro / Bibbia / Vangelo / Mammona / Francoforte / Bruxelles / Sistema Bancario / Società moderna / Gesù / Giuda / Tradimento per 30 danari / Missioni di Pace / Esportazione della democrazia / Età dei Diritti / Politically Correct / Sir Josiah Stamp / Banca d'Inghilterra /  Il Fine reale del denaro della società moderna / Federal Reserve / Bce / Banca Mondiale / Fondo Monetario Internazionale / Banca dei Regolamenti Internazionali / BRI /  Trilateral Commission / Bilderberg Club / Goldman Sachs / Banche speculative / Banche d'affari / Wall street / City of London / G20 / Messico / Terzo Mondo / Quarto Mondo/ Logge / Club Mondialisti / Usa / Africa / Nuovo ordine Mondiale / Classifiche sul Debito Pubblico / Pigs / Schiavi di un Debito Illegale / Fed / Federal Reserve / Bank of North Dakota / Wall Street / Bce / Mario Monti / Yale University / Beniamino Andreatta / Carlo Azeglio Ciampi / Silvia Laporta / Sergio Basile / Austerity / Signoraggio / Banca d'Inghilterra 

    Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 5

    – Denaro e Banche: i Segreti dei nuovi

    Padroni del Mondo

    Sovranità Finanziaria e Sistema bancario:

    Le Confessioni di Sir Josiah Stamp e il lato

    oscuro e occulto della Crisi

    I casi Giappone, Norvegia e North Dakota, i segreti

    e le battaglie per la sovranità di  Orban e Mussolini

    Bruxelles, Roma, Washington, Londra, Francoforte – Denaro. E' proprio lui che fa muovere il mondo; almeno quello marcio, quello che sembra poter fare a meno dell'amore. Lo è anche nelle Sacre Scritture, nella metaforica rappresentazione del male, personificato nei Vangeli nella figura di "Mammona". Da qui l'interrogativo che Gesù pone ai suoi discepoli: "chi servirete, Dio o Mammona? Nessuno può servire due padroni (si legge nel Vangelo di Matteo) perchè amando l'uno, odierà l'altro", e viceversa. Morti, guerre, disastri, diritti calpestati, ingiustizie, abusi di potere. Tutte reazioni a catena causate dal denaro, dalla sete di potere e dalla perenne ricerca dell'esercizio del controllo sul Prossimo. L'amore al denaro è la negazione di Dio, il suo tradimento più grande. Non per nulla Giuda stesso tradì per 30 danari Dio in persona, Gesù Cristo: colui che è la personificazione del bene assoluto. Azione emblematica e in fondo profetica: esempio per intere generazioni, valido ancora oggi. E' quasi come se fosse una legge di branco, applicata però alla società civile. Secondo qualche sociologo, se ci fosse ancora quel branco così selvaggio e primitivo non esisterebbero le istituzioni e non esisterebbe neanche il denaro; magari risolveremmo i nostri problemi semplicemente con la violenza, togliendoci la vita. Ma il vero problema è che ciò accade ancora! Leggi o non leggi! Diritti o non diritti! Nella società moderna uccidere qualcun'altro fisicamente – in teoria – è un reato; tuttavia ci sono molti omicidi occultati e molti altri crimini simili legalizzati, forse peggiori di questo, più efferati. Come scordarsi dell'aborto? D'altronde spesso uccisioni e torture, persistono, e non solo in continenti come Africa o Asia, o macro-aree sub-continentali come il Medioriente, ma anche in Occidente, negli Usa ed in Europa. Crimini abilmente celati dai media, occultati, magari con espressioni "politically correct" come "Missioni di Pace" o "Esportazione della Democrazia", "Primavere arabe" ed altri accidenti. Ma vi sono anche molte vittime di crimini diversi, vittime del debito e di una sorta di nazismo bianco che opprime centinaia di milioni di uomini. Il denaro sta dietro a tutto e regge tutto. Esso storicamente ha assunto – per poter sussistere – una struttura ben delineata, piramidale e gerarchica: potremmo dire quasi burocratica. Quella che potremmo definire una "piramide di potere", un'organizzazione ben definita ed autoreferenziale, che trae le sue radici moderne non dal caso o dall'imponderabile, ma bensì dalla nascita e crescita del sistema bancario. Un sistema sovranazionale capace di ergersi addirittura al di sopra delle costituzioni e dei parlamenti. Al di sopra dei popoli e delle nazioni, a suon di diktat e dogmi tecnici. 

     Le Confessioni di Sir Josiah Stamp                                                                     

    E' lo stesso Stamp ad ammetterlo!  Sir Josiah Stamp – direttore della Banca d’Inghilterra (la prima banca privata al mondo, nonché la prima a godere del diritto di signoraggio)  dal 1928 al 1941 – scrisse le seguenti gravi ed emblematiche impressioni, una sorta di vera e propria confessione: "Il moderno sistema bancario crea denaro dal nulla. Il processo è forse il più sbalorditivo trucco da prestigiatore che sia mai stato escogitato. Il sistema bancario fu concepito nel crimine e generato nel peccato. I banchieri posseggono il mondo; se glielo si sottraesse, ma gli si lasciasse ancora il potere di creare denaro, con un tratto di penna riuscirebbero ad avere abbastanza denaro per ricomprarselo (…) Gli si sottraesse invece il potere, tutti i grandi patrimoni come il mio scomparirebbero, rendendo il mondo migliore e più felice. Ma se tu accetti di continuare ad essere schiavo delle banche – concludeva Sir Stamp – lascia che le banche continuino a creare denaro e controllare il credito". Questo è forse il volto più subdolo del male signori!

     Il Fine reale del denaro della società moderna                                                

    Ma dunque a che cosa serve tutto questo denaro oggi? A cosa, in un tempo dove banche private come Federal Reserve e Bce, dotate di pieni poteri di signoraggio (potere di emissione di danaro, trattenendo un utile) sembrano essere diventate monarchie assolute ed onnipotenti, quanto incontrastabili? Semplice! A dare forza e linfa vitale al potere! A dare forza ai Signori dei mercati e della Borsa! Ed in ultima istanza – dunque – a conferire loro un potere evidentemente incondizionato ed illimitato sui popoli e sulle nazioni. Potere arrogatosi illegittimamente da una ristrettissima élite di personaggi: i nuovi veri padroni del mondo. Un potere che ci sta rendendo schiavi legalizzati, piccole pedine in un sistema mondiale troppo complicato e meschino per rispettare la nostra libertà. Peronaggi capaci di battere moneta (senza alcuna garanzia a copertura: specie dopo il divieto di conversione del denaro circolante in oro, sancito con Bretton Wood) e di controllare la vita economica e finanziaria di interi continenti.

     Il Denaro, il Potere e il lato oscuro della Crisi                                                  

    Alla luce di tale premessa, è più facile comprendere come l’attuale crisi sia stata interamente causata dal sistema finanziario e non dall’economia reale. Per non parlare poi della crisi dell'Eurozona, causata non dal "cosiddetto contagio Usa", ma da perversioni finanziarie intestine alla stessa Unione europea (sempre più colonia statunitense ed anglo-tedesca) e legittimate dagli stessi trattati Ue, come quello di Lisbona (vedi soprattutto l'articolo 123). Questo significa che colpevoli non siamo noi lavoratori e comuni cittadini, ma lo sono le banche, le grandi banche d'affari e speculative; gli agglomerati bancari; le mega unioni (vedi progetto Ue dell'Unione bancaria europea nascente) la finanza internazionale; gli speculatori del potere mondialista, ossia organismi sovranazionali – che utilizzano i politici come una sorta di camerieri privati – come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), la Trilateral Commission, il Bilderberg Club, la Goldman Sachs e le altre grandi, enormi, banche statunistensi. Organismi che detengono oggi il potere reale e decisionale, dietro il sottile e fumoso velo della Democrazia Occidentale. Organismi ben più potenti di qualsiasi stato, e degli stessi Usa: che altro non sono – stando a quanto sta accadendo – che le segreterie burocratiche e notarili di questi grandi poteri, organizzati in rete sottoforma di vere e proprie logge mondialiste. Mammona, dunque, ha dei volti ben precisi, ed una casa ben precisa. O meglio case e templi. In tal senso, i due maggiori luoghi di culto occidentali di questa sorta di "nuova religione mondialista", possono esser considerati Wall street negli Usa e la City of London in Europa. Attenzione a questo passaggio, è fondamentale!

     Un complotto mondiale contro la civiltà – Carnefici di Noi stessi             

    La cosa paradossale è che seppur questi apparati siano totalmente colpevoli di farci vivere nella condizioni di schiavismo e povertà in cui versiamo, le decisioni dei vertici che si susseguono in giro per il mondo – i vari G20 o G8, per intenderci – sono tutti protesi ad aiutare e sostenere un siffatto sistema, cioè il sistema bancario, non i popoli. In tal senso un esempio emblematico ci pare l'ultimo G20 tenutosi in Messico (Vedi articolo in allegato). Per non parlare dei cosiddetti Terzo e Quarto Mondo.  Anzi, ai popoli si chiede di pagare il conto: da Roma a New York, da Madrid a Francoforte, da Parigi a Berlino, da Atene a Londra, senza distinzione alcuna. Ai cittadini del mondo – del villaggio globale – si chiede dunque di "consumare" e di pagare per gli errori che essi non hanno commesso. Cioè di pagare per gli abusi dei padroni, rivestendosi da agnelli sacrificali, sull'altare del liberismo economico. Gli si chiede di essere i carnefici di se stessi, e di farlo di buon grado e magari col sorriso stampato sulle labbra, accettando dogmi falsi come la "crisi", la "globalizzazione" e la "crisi globale". Un complotto a livello mondiale (o Nuovo Ordine Mondiale), una specie di mafia allargata che decide le sorti del mondo. Gli usurai comandano le nostre vite e vorrebbero farcele vivere nel rispetto dei precetti del denaro. Un inganno che oggi si alimenta con lo stratagemma del debito pubblico.
     
     Un Inganno Globale, chiamato "Debito Pubblico" – Il Caso Giappone    

    Ma come funzionano questi meccanismi di potere?  Guardiamo alle attuali statistiche e classifiche del debito pubblico.  Noteremo tra i primi posti al mondo  la Grecia,  la Spagna, l’Italia, gli Stati Uniti, l’Irlanda e il Portogallo. Ma la nazione con il debito pubblico percentualmente più alto rispetto al PIL è il Giappone, (con i suoi oltre 8000 miliardi di euro di debito: quattro volte il debito dell'Italia, per intenderci) che supera addirittura il 233%. Come mai il Giappone non figura in questa classifica? Come mai non figura nella classifica dei Paesi in crisi o dei cosiddetti "Paesi Maiali" (Pigs)? La risposta la si può trovare osservando un’altra graduatoria, quella riguardante le percentuali dei Titoli di Stato piazzati all’estero e tra gli speculatori internazionali: titoli oggi capaci di elargire – come noto – interessi d'oro grazie alle altrettanto ingannevoli e dannose armi (di supporto) quali il rating e lo spread. Nella classifica di cui sopra, troviamo al primo posto l’Irlanda, con una percentuale dell'85%. A seguire: il Portogallo col 75%, la Grecia col 70%, gli USA con il 51%, la Spagna con il 46% e l’Italia con il 44%. E il Giappone? Incredibile ma vero! Ma esso è in fondo alla graduatoria, con uno striminzito ed irrisorio 4%. Allora, possiamo comprendere come il problema reale non sia la consistenza del debito pubblico o il mancato pareggio di bilancio (come ingannevolmente nello scorso fine settimana Angela Merkel è tornata a ripetere, prospettando altri 5 anni di rigore ed austerity per l'Europa), ma il vero punto focale è comprendere chi ha in mano i Titoli. Capire chi possiede le redini del carrozzone. Se le banche internazionali o i risparmiatori nazionali. Allora il problema è di sovranità finanziaria e monetaria, non è una questione di improbabili e pretestuosi contagi o crisi cicliche mondiali. E un complotto signori! Un vile complotto!

     Il Debito italiano negli ultimi 40 Anni – ecco com'è andata                           

    A questo riguardo è molto interessante osservare il grafico del debito pubblico italiano negli ultimi quarant’anni. Con lievi oscillazioni, durante gli anni Settanta, il valore si era stabilizzato sul 50% del PIL. Nel 1981 – anno in cui, tra l'altro, un giovane Mario Monti fresco di laurea presso la Yale University, iniziò a collaborare in veste di consulente finanziario, con i precedenti governi italiani succedutisi – esso iniziò a salire fino a sfiorare il 120%. Cioè iniziò stranamente a scoppiare. Ed è proprio in questo stesso anno – tra l'altro – che  Andreatta e Ciampi esentarono la Banca d’Italia dall’acquisto dei Titoli di Stato. Da allora prese piede una spirale mortale per la Repubblica: una spirale che coincise con la ricerca di acquirenti – finanziatori – all’estero. Questo fu l'inizio della fine! Potrebbe essere dunque corresponsabile dell’aumento del debito pubblico la diminuzione di sovranità finanziaria, oltre che la perdita della sovranità monetaria? Certamente si! Inoltre è proprio negli anni Ottanta che si è verificato un aumento della pressione fiscale dal 31 al 40%. Le cose, allora, non sono proprio come ci vengono descritte. La crisi finanziaria è stata dunque frutto delle pressioni di forti poteri esterni – e relative concessioni interne da parte di politicanti e "tecnici"- che hanno reso il popolo succube, privo di libertà e di indipendenza finaziaria ed economica, senza dargli altra scelta.  

     L'Europa e la Sovranità Rubata                                                                               

    Privati della propria sovranità finanziaria i cittadini italiani sono divenuti vittime sacrificali ignare, mute e docili, immolate sull'altare del debito. La situazione si è poi aggrava – come noto – grazie all'incompetenza di una leadership politica lunga decenni,  incompetente, arrogante, impunita e devota a favoritismi e criminalità.  Ma soprattutto asservita ai grandi burattinai del sistema bancario. L'unico che provò a contrastare con forza questa china fu Mussolini, durante il suo Ventennio, rifiutandosi di privatizzare la Banca d'Italia e di sottrarla in tal modo al controllo del Parlamento. L'ultimo, in tal senso, a tentare qualcosa di simile in Europa, nei mesi scorsi, fu il premier ungherese Victor Orban, che riformò la Costituzione ponendo la Banca Centrale Ungherese sotto il controllo del Parlamento. Ma Orban, come noto, fu repentinamente bloccato nel suo intento – accusato ingenerosamente di nazionalismo e "derive liberticide" – a suon di minacce di sanzioni e sospensione di fondi dalla Commissione europea di Manuel Barroso. La Grande garante dello status quo bancario, a livello continentale.

     Tutto nel Rigoroso Silenzio                                                                                       

    Ma la cosa più grave è certamente la cappa mediatica e lo spesso velo di silenzio caduto su tutto ciò da oltre mezzo secolo a questa parte. La spirale di silenzio nella quale sono cadute e cadono ad oggi tutte queste importanti informazioni, che potrebbero – se portate al centro del pubblico dibattito politico – fare la differenza nella vita dei cittadini, nella vita di ciascuno di noi, riscattandoci da una insensata ed asfissiante dittatura chiamata austerity. Oggi, grazie al web, possiamo in parte contrastare questo grave gap culturale ed informativo, rileggere la storia e reinterpretarla. Possiamo imparare a difenderci da essa e da quanti – celandosi dietro enormi menzogne – ci hanno dipinto realtà immaginarie, finendo per rinchiuderci in una sorta di gabbia sociale, dove debito e tassazione sono diventate due armi tra loro speculari, nonchè facce opposte della stessa moneta. Una moneta coniata dai nostri stessi aguzzini per comprarci, renderci schiavi. In tal senso una storia da conoscere assolutamente, e che si ricollega prepotentemente a quanto detto finora, aiutandoci a comprendere meglio, è quella dell'americana Federal Reserve.
       
     La Nascia della Fed e il caso della Banca del North Dakota                           
     
    Nel 1913, quando fu delegata ad operare come Banca Centrale Usa la privata Fed, tutti i parlamenti dei singoli stati federali furono chiamati a ratificare il voto del Senato. Tutti approvarono, cari lettori, tranne uno. Il North Dakota, uno Stato al confine con il Canada, che anziché aderire all'inciucio bancario, diede vita ad una propria Banca di Stato, in opposizione a Wall Street e ai banchieri privati che tiravano le fila della Fed. La Banca del North Dakota è rimasta un istituto pubblico indipendente dall'iniquo sistema della Federal Reserve, con una storia costellata da successi e prosperità. Anche nel 1929, mentre la grande crisi fece traballare tutte le banche statunitensi, essa continuò imperturbabile la propria attività. Inoltre, mentre tutte le banche del circuito federale sono governate da personaggi nominati dall’"alto", cioè su investitura ufficiale e benedizione di Wall Street, la triade di massimi dirigenti della Banca del North Dakota è eletta dai cittadini, dando un esempio di democrazia e trasparenza a tutti gli Americani ed al mondo intero. Un esempio analogo in Europa, è la Norvegia (Vedi articolo in allegato). Nessun inganno, nessuna crisi!
     

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì, Ottobre 4th/ 2012 – di Sergio Basile e Silvia Laporta – Banche / Basilea 3 / Settore Bancario / riforma Banche / Josè Barroso / Ue / crisi economica / Banca centrale finlandese / Erkii Liikanen / presidente del mercato interno Michel Barnier / borsa / speculazioni bancarie / Basilea 3 / Confindustria/ Abi/ Cooperative/  rete imprese […]

    Bruxelles – Si parte con il Delirio Project Bond

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    Giovedì, Luglio 12th/ 2012  – di Vincenzo Folino – Ecofin / Bruxelles / Crisi economica / Monti / Merkel / Pil / Spagna / Juncker / Unione europea / El Pais / Project bond / Finanza / Banche / Raccomandazioni / Austerity / Rajoy / Ue alla resa dei conti / Debitocrazia / Delirio Project Bond  […]

    Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo per i fondelli

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012  – di Sergio Basile – Unione europea / Eurogruppo / Eurovertice / Bruxelles / Bce / Banca centrale Europea / Francoforte / Italia / Mario Monti / Manuel Barroso / Fondi Anti-Spread / Fondo Salva Stati / MES /Klaus Repling / Disgrazie / Peso sui cittadini / Immobilismo sostanziale della Bce […]

    Monti, Bersani, il PD e i sogni Goldman Sachs per il 2013

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    Sabato, Settembre  22st/ 2012 –  di Sergio Basile – Europa / Italia / Goldman Sachs / Mario Monti / Mario Drqaghi / Gianni Letta / Romano Prodi / PD / Elezioni 2013 / GS tifa per Bersani / Pierferdinando Casini / Golpe neoliberista / Beppe Grillo / Movimento 5 Stelle / Vendita e dismissione strategica […]

    Il Presidente Ceco a Napoli: L’Ue deve fare un passo indietro, Fuori dall’Euro!

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    Venerdì, Settembre 21th/ 2012 – di Silvia Laporta –  Italia / Napoli / Praga / Repubblica Ceca / Presidente della Repubblica / Vàclav Klaus / Moneta unica / Euro / Democrazia / Università di Napoli Federico II / Incontro coi giovani dell'Ateneo Federico II / Stati Uniti d'Europa / Massimo Marrelli / Bruxelles /  Napoli  […]

    Gli Ignoranti del Debito

    Gli Ignoranti del Debito

    Martedì, Settembre 11th/  2012 – Redazione Qui Europa  – Italia / Roma / Mario Monti / Pierferdinando Casini / Rocco Buttiglione / Matteo Renzi / Pierluigi Bersani / Debito Pubblico / Sovranità Monetaria / Trattato di Lisbona / Benito Mussolini / Ignoranza / Signoraggio Bancario / UDC / PD / Ventennio fascista / Contestazioni a Fassina […]

    Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

    Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

    Lunedì, Settembre 10th/  2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile – Italia / Roma / Bari / Cernobbio / Palazzo Chigi / Intervento / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Fiera del Levante / Golpe / Colpo di stato Speculazione / Rovina dell'Italia / / Crescita / Menzogne / Recessione / Disoccupazione / Accise statali […]

    Ungheria – Si alla Vita e Sgambetto all’Aborto

    Ungheria – Si alla Vita e Sgambetto all’Aborto

    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012  –  di Maria Laura Barbuto –  Europa / Unione Europea / Ungheria / Budapest / Aborto /  Diritto alla vita / Famiglia / Concepimento / Vittime / Genocidio / Madri / Figli / Genitori / Costituzione / Uno di Noi / Movimento per la vita / Antonio Socci / Madre Teresa […]

    Ue–Ungheria: continuo tiro alla fune

    Ue–Ungheria: continuo tiro alla fune

    Venerdì,  Aprile 27th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Commissione Europea / Corte di Giustizia Ue / Ungheria / Bruxelles / Budapest / Indipendenza Banca Centrale / Indipendenza Magistratura / Authority nazionale per la protezione dei dati personali /  Pensionamento anticipato / Vivian Reding / Viktor Orban   Ue–Ungheria: un tiro […]

    Crisi Ue e crisi di democrazia: la Commissione blocca i fondi all’Ungheria

    Crisi Ue e crisi di democrazia: la Commissione blocca i fondi  all’Ungheria

       Mercoledì, Marzo 14th / 2012 Consiglio Ue / Ecofin / Affari Economici / Ungheria / Democrazia / Rehn Crisi Ue e crisi di democrazia: la Commissione blocca i fondi  all'Ungheria Il Commissario Rehn accomuna Budapest a Madrid.    Bruxelles – Nelle scorse ore è giunta la notizia – per la verità attesa quanto grave […]

    L’Ungheria tira dritto e bacchetta Ue e Bce

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    Venerdì, Marzo 9th / 2012 Commissione Ue / Bruxelles / Bce / Ungheria / Sanzioni /  Orban  L’Ungheria tira dritto e bacchetta Ue e Bce Lettera del Ministro dell’Economia ungherese alla Bce: “Necessitiamo di una risposta urgente” Bruxelles – L’Ue fa la voce grossa con l’Ungheria: o il paese magiaro cede alle richieste della Commissione […]

    L’Ungheria fa orecchie da mercante ai richiami dell’Ue

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    Crisi Eurozona: signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce

    Crisi Eurozona:  signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce

    Giovedì, febbraio 22th / 2012 – di Sergio Basile – Eurogruppo / Crisi euro / Bce / Signoraggio / Coefficiente di riserva frazionale / Maastricht / Privatizzazioni / Ungheria Crisi Eurozona:  signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce  Privati al potere. Le contromisure degli economisti euroscettici: rinazionalizzare le banche centrali e abbandonare l’euro Francoforte – Sotto l’Eurotower […]

     

  • Media, Propaganda & Co: Non esiste alcuna Ricetta della casta per salvare l’Italia

    Media, Propaganda & Co: Non esiste alcuna Ricetta della casta per salvare l’Italia

     Giovedì, Agosto 9th/  2012 

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    Crisi / Debito pubblico / Roma / Bruxelles / Berlino / Londra / Referendum anti Ue / Washington / Unione Europea / Germania / Regno Unito / Italia / Corriere della Sera / Giuliano Amato / Franco Bassanini / Costituzione tedesca / Mes / patto di stabilità / Piigs / Six Pact / Sigman Gabriel / Euro / Imperialismo Usa / Noam Chomsky / Martin Luther King / Ronald Reagan / Reaganomics / Corriere della Sera / Il Sole 24Ore / Repubblica / Avvenire  / Adriano Celentano  / Sergio Basile / Silvia laporta / Onestà intellettuale / Disonestà intellettuale / Signoraggio bancario / Trattato di Lisbona / Caso Norvegia / Euro / Target 2 / Euribor / Project Bond / Repubblica debitocratica / Lotta di classe  / Stati canaglia / Siria  / Obama / Bush  / Six Pack  / Consiglio europeo  / Svizzera / Scudo fiscale  / Giorgio La Pira 

    Propaganda mediatica fasulla: in realtà

    non esiste alcuna ricetta della casta

    per salvare l’Italia

    Le ipocrisie del Corriere della Sera e le "scandalose"

    ricette di "Mister Sottile"

    Il grande boicottaggio: Giornali e Media italiani asserviti

    all'imperialismo Ue-Usa. Una fucina di bufale

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Bruxelles, Berlino, Londra  – E’ possibile alleggerire la situazione del debito pubblico italiano? Come più volte  ribadito in dozzine di articoli dall'Osservatorio indipendente “Qui Europa”, la risposta è “no”.  Sempre (ovvio) stando alle ricette propinateci dall'attuale  sistema corrotto e fasullo che la casta parlamentare "appassionatamente unita" continua a mandare avanti e, tacitamente, a sostenere. Ciò, almeno,  fin quando resteremo inermi spettatori di questo triste, tristissimo spettacolo, senza neppure tentare di liberarci da questa pesante e rovinosa situazione. Una celebre frase di Martin Luther King recita cosi: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”. Parole sante!

     Una fucina di bufale                                                                                                     

    Di fronte a quello che oggi siamo costretti a leggere su molti giornali nazionali di primo piano, come il Corriere della Sera – tanto per citarne uno tra i più noti ed "autorevoli". Il primo di una lunghissima lista di giornali ormai a nostro modestissimo parere illegibili –  fa impressione notare come la manipolazione propagandistica sia ormai totalmente connaturata con il diritto all’informazione dei cittadini. Un diritto che in un paese normale dovrebbe essere garantito dalla trasparenza e dall’imparzialità degli stessi media, ma che troppo spesso, purtroppo, con un'imbarazzante normalità,  si trasforma nell’ennesima pantomima italica, facendo della sacra foce della verità una fasulla fucina di bufale. Assistiamo dunque ad una continua, martellante ed abberrante de-legittimazione della verità storica e scientifica dei fatti e degli eventi che lascia il nostro osservatorio letteralmente basito, giorno dopo giorno. Allora senza alcun pelo sulla lingua, e con piena cognizione di causa, denunciamo un livello di disinformazione che ci ricorda tanto gli anni della "celeberrima Reaganomics" statunitense, legata evidentemente solo al bisogno ed alla spasmodica sete di potere. Una lotta (impari) tra classi, per  dirla in soldoni! Non sembrerebbe esserci altra spiegazione plausibile. Ma entriamo nel merito dei fatti.

     Il Corsera e la Terza Via di "Mister Sottile"                                                          

    Sul Corsera di ieri, in particolare, è apparso un "articolo" nel quale il presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini, e l'ex "autorevolissimo" premier Giuliano Amato ("Mister Sottile", lo stesso – per intenderci – della privatizzazione della Banca d'Italia e del pluribenedetto prelievo forzoso e diretto dai c/c degli Italiani) proponevano una terza via d'uscita dalla "cosiddetta crisi". Una "Via liberista" che potrebbe dare in chiave di abbaddimento del debito – sempre a loro personalissimo dire,  e secondo lo stesso Corriere che ne sosteneva la tesi) – 150-200 miliardi entro il 2017 e altri 150 nel quinquennio successivo. Fatto che la dice lunga sul futuro segnato  e dipinto di nero delle nuove generazioni e di quelle nate tra gli anni Settanta e Ottanta, costrette – almeno a sentire i tracciati dei nostri "professori del debito" – ad imbarcarsi in una via crucis che durerà almeno 20 anni. Via dolorosa che però andrebbe evidentemente oltre i 20 anni, trasformandosi in una "amara normalità", visto che continuare con l'austerity montiana ed euro-tedesca per un periodo così lungo equivarrebbe a dire che gli ignari Italiani, per risanare il debito (per altro fatto dalle banche ed autorigenerante) dovrebbero volontariamente trasformarsi in docili schiavi a vita, cui unico diritto concesso sarebbe evidentemente quello di respirare. Neanche di bere! dubitiamo, infatti, che la battaglia per la privatizzazione dell'acqua pubblica sia stata definitivamente accantonata dagli attuali "padroni dell'Italia" e dell'Europa.

     il "Venerabile Mister Sottile": oltre la sfera dell'ipocrisia                                 

    Ma la musica per "Mister Sottile" non cambia nemmeno a distanza di 20 anni,dalle sue celeberrime performance e malgrado l'età. Sul piano politico il prode Amato  rivede la sua posizione di sostenitore dell’abbattimento del debito pubblico attraverso il ("solito") prelievo fiscale straordinario di 30mila euro che sarebbe posto a carico – pare – degli italiani abbienti. Le sei mosse "miracolistiche" di "Mister Sottile" sarebbero articolate, nello specifico, nel seguente schema riassuntivo: 1) Cessione di immobili (allegra svendita da Monopoli) per circa 72 miliardi di euro; 2) 30 miliardi verrebbero dalla capitalizzazione delle concessioni; 3) 40 miliardi dalle partecipazioni; 4) 15 miliardi verrebbero dall’imposizione agli enti previdenziali degli ordini professionali di un incremento forzato della quota dei loro investimenti in titoli di stato di lungo periodo (cioè attraverso la creazione di nuovi corposi debiti italiaci a tassi da usura); 5) 16 / 17 miliardi potrebbero provenire dalla tassazione dei capitali clandestinamente costituiti dagli Italiani in Svizzera (con la buona pace degli "eletti" graziati dallo "Scudo Fiscale"); 6) 5 miliardi da incentivi e disincentivi fiscali. Insomma provvedimenti e passi inutili (intellettualmente disonesti) ma soprattutto poco chiari e nel peggiore dei casi addirittura nocivi. Perchè gettare nel calderone della speculazione altri pezzi d'Italia? Perchè continuare con il ricorso "morboso" e dissennato all'arma impropria dei titoli di stato senza prima bloccare lo spread delegittimando le indagate e fraudolente agenzie di rating che ne condizionano impunemente il livello, malgrado le accuse levate loro dalle procure di mezzo mondo?

     Ogni politico italiano…                                                                                                

    Ogni politico italiano degno di tal attributo conosce (o dovrebbe farlo) la situazione; conosce (o dovrebbe conoscere: a pena di immediate dimissioni) la verità del "debito" che si autoalimenta artificiosamente (vedi abominevole art. 123 del Trattato di Lisbona)  ma continua indisturbato a bearsi e a pascersi nella propria malcelata ipocrisia. Certo, potremmo discutere sulla validità di alcuni fra questi 6 step, proposti a Mario Monti da Amato e Bassanini; a limite potremmo decidere di sposarne giusto un paio di essi – anche se ancora aleatori e poco chiari – ma alla fine della nostra analisi, non possiamo che considerarli delle vere e proprie bazzecole (pericolose, demagogiche e distruttive bazzecole) rispetto alla gravità ed ai reali contorni del problema.

     Giuliano Amato: un nome, una garanzia                                                             

    E paradossalmente il nodo del problema passa proprio per la persona di Amato. Infatti ci chiediamo con sconcerto: ma come si fa a salire in cattedra – sullo scranno di quello che dovrebbe essere il più "autorevole" quotidiano nazionale – e proporre regole di tal tenore quando si è stati uno dei principali artefici del furto della sovranità monetaria ai danni del popolo italiano? Come si può sostenere la tesi indiretta della legittimità e dell'onorabilità del debito pubblico quando si sà che gran parte di esso è palesemente illegale e che per anni lo stesso Mario Monti è stato l'occulto suggeritore (in veste di consulente finanziario) dei governi succedutisi nell'ultimo trentennio, sdoganando e facendo esplodere l'arma del collocamento selvaggio dei titoli di stato? Come tassare i capitali clandestinamente costituiti in Svizzera quando si lascia marcire la ferita ancora aperta dello scandalo dei capitali scudati? Ma come, soprattutto, si può pretendere di parlare agli Italiani di tagli e cessioni di immobili (ai falchi della speculazione pronti a banchettare sull'italica carcassa: vedi ad esempio gli amici della Goldman) quando si percepisce – caro Amato – oltre 31 mila euro di pensione al mese come fa lei? Ma questo evidentemente sembra essere sfuggito agli attenti giornalisti del Corriere della Sera, che continuano a prestarsi, a turno, a questi folli giochini al massacro sulla pelle degli Italiani, dimostrando un livello di onestà intellettuale pari a zero, con un andamento asintotico che si proietta drammaticamente nel baratro del "meno infinito".

      Un'altra razza di esseri umani                                                                                 

    Almeno la decenza di eclissarsi definitivamente, o decidere – in un atto "eroico" di lapiriana memoria – di rinunciare pubblicamente a questi vergognosi privilegi da feudatario! D'altra parte c'è chi – come il Buon padre costituente, e verace cattolico, Giorgio La Pira – rinunciava addirittura al suo stipendio da sindaco (di Firenze) in favore dei poveri e dei bisognosi. Ma si trattava – sempre a nostro modestissimo parere – di altri tempi, e – per fare il verso al nostro amico Celentano – di "un'altra razza di esseri umani".

      Un'altra razza di giornalisti                                                                                       

     Ma perchè il Corsera, dall'alto della sua autorevolezza, non propone agli Italiani una seria e sacrosanta riflessione "aperta" sulla modifica del Trattato di Lisbona, sulla neutralizzazione del signoraggio bancario o l'accantonamento della fregatura debitocratica chiamata MES? Perchè continuare ad indebitarci e schiavizzarci per altri, infiniti, anni con inutili e recessive  misure di austerity  spacciandole per panacee; perchè appoggiare l'annientamento dello stato sociale e del deficit spending statale dando, d'altra parte, mano libera alla speculazione privata con gli eurobond ed i project bond? Perchè osteggiare il rilancio dei consumi delle classi medio-basse che rappresentano storicamente il vero, autentico ed unico volano della crescita? Un’ altra buona proposta di discussione potrebbe riguardare anche gli innumerevoli vantaggi dei quali noi Italiani potremmo beneficiare abbandonando l’Eurozona ed i suoi accidenti  (sistema Target 2, spread, Tasso Euribor, sudditanza tedesca, ecc..), nonché delegittimare definitivamente le agenzie di rating. Ma purtroppo pochi giornalisti e "professori" hanno il coraggio di proporre qualcosa che potrebbe giovare al Paese e non al proprio tornaconto personale. Mai una parola del Corsera (come d'altronde di altri autorevolissimi giornali: Il Sole 24ore, Repubblica (del debito), Avvenire (delle banche), Tempo (dei banchieri), ecc…)  sugli effetti straordinari, in chiave di abbattimento del debito pubblico, che avrebbe l'economia del Paese con la rinazionalizzazione della Banca d'Italia per ritornare ad emettere denaro non a debito.  Evitando, in tal modo, di lasciare ai banchieri privati qualcosa come 6 cent  per ogni euro immesso nel sistema dalla Bce. Vedi l'esemplare caso della Norvegia: paese ancorato saldamente alla corona norvegese, ad una solida Banca Centrale nazionale e ad un sistema previdenziale in attivo e tra i più efficienti ed attivi d'Europa. In genere si dice che l'erba del vicino sia sempre più verde! Ma questo – in deroga al saggio proverbio – non sembra essere il caso dei miopi sedicenti giornalisti italiani.

     L'eco del disagio oltremanica e l'eco d'oltreoceano                                          

    Ma l’eco del disagio si sente ormai in tutta Europa. In Inghilterra – e addirittura pur in assenza della zavorra euro – c’è chi pensa a un referendum sulla permanenza nell’Unione europea. Concultazioni che, se si tenessero oggi, sarebbero sicuramente distruttive per le mire imperialistiche dei sostenitori dell'eurogabbia e degli Stati Uniti d’Europa: immagine speculare dell'imperialismo USA più becero ed asfissiante. Un continente di buoni e cattivi, dove i cattivi sarebbero in eterno i Piigs: sventurati stati che ci ricordano molto, quanto a trattamento, i metodi utilizzati (e ben delineati dal un'illustre e limpida mente come quella di Noam Chomsky  in "I rischi del dominio globale americano" ) dinnanzi alla colossale bufala  dell'esportazione della democrazia nei famosi "Stati Canaglia", confezionata ad arte dai media occidentali dietro l'attenta regia della Cia e di uomini del calibro di George Bush, Donald Rumsfeld e  Paul Wolfowitz. Ma anche da Obama ed alleati in Paesi sovrani come la Siria: la regina mediorientale del gas, per capirci! Ma, tornando all'Europa, volete un esempio concreto di ciò: eccovi serviti!

     Le nuove regole imperiali del Patto di "Destabilizzazione e Decrescita     

    I nuovi regolamenti che disciplinano il Patto di Stabilità e Crescita, il Six Pack, introducono (stranamente) il sistema di voto della maggioranza qualificata inversa nel Consiglio europeo. Ciò vuol dire che, ai fini delle sanzioni da imporre a un singolo stato in caso di mancato rispetto del Patto di Stabilità, la proposta della Commissione viene automaticamente adottata: a meno che nel Consiglio non si formi una maggioranza qualificata di Stati contrari (avete capito bene! Stati contrari) a tale proposta. Si inverte, praticamente, l’onere di trovare una maggioranza qualificata per decidere sulle sanzioni. Con quale criterio, cari giornalisti e cari lettori, si può trovare una legittimità democratica a tutto questo? Davvero con nessuno, caro Corriere!

      Stalinismo pratico e Colpi di Coda del Reich                                                      

    Ma evidentemente la guerra è aperta! E lo prova il fatto che  a Berlino, il presidente della Spd, Sigmar Gabriel, nelle scorse ore ha proposto di cambiare la Costituzione della Repubblica Federale, seguita da un referendum popolare per legittimare quei mutamenti necessari al fine di contribuire alla definitiva costruzione di questo aberrante modello di Unione europea made in Usa. Qual'è stata la giustificazione ufficiale formita dal "Reich"? Udite, udite: cambiare il trattato fondamentale dello stato, al fine di uscire dalla crisi dell’Euro, evitando problemi di controllo esterno sui singoli bilanci nazionali. Bella scorciatoia! Complimenti! e bella scusa, onorevole Gabriel! Ma la bizzarra iniziativa, fortunatamente, ha trovato l'opposizione di una cospicua fetta di opinione pubblica tedesca. Per fortuna (e paradossalmente proprio in Germania) qualche "cervello pensante e libero" si rende conto del disegno politico palesemente dittatoriale, che porterà i paesi più virtuosi ad avere il dominio totale su quelli più deboli. Evidentemente, tra un bagno e l'altro, faremmo bene anche noi ad iniziare ad interrogarci profondamente ed a preoccuparci, siccome purtroppo (e, consentiteci, fortunatamente!) non apparteniamo all’élite dei virtuosi! Buona Estate a tutti, Piigs compresi, ed anche al nostro carissimo e simpatico amico Giuliano Amato. "Ad Maiora semper"!

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Mercoledì, Luglio 4th / 2012 – di Mario Luongo e Sergio Basile – Unione europea / Potere economico e potere politico / Liberismo economico / Diritti sociali / Diritti dell’uomo / Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo / Destra europea / CES / Sinistra europea / Sindacati europei / Trattato di Schengen / Partito popolare danese […]

  • L’Europa e il grande inganno del Debito: come uscirne?

    L’Europa e il grande inganno del Debito: come uscirne?

    Giovedi, Giugno 21th / 2012

    – Reportage-Inchiesta, di Sergio Basile Silvia Laporta  –

    Italia / Eurozona / Tasse / Federalismo / Regione Veneto / Luca Zaia / Debito / Debito pubblico / Crisi / Banche / Miliardi di euro / Unione Europea/ Germania / Spagna / Grecia / imprese / Piigs / Debito illegale / Economia della truffa / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Le reali regioni della Crisi / Italia Spa / SEC / Bretton Wood / Crisi pilotata / Controllo delle masse / Redistribuzione della ricchezza reale / Nuovo Ordine mondiale / Massoneria / Consorterie / P2 

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    Il controllo sui cittadini e l'inganno del

    "Debito Illegale"

    La proposta Zaia sul "Debito federale" può funzionare

    nell'Ue? L'analisi di "Qui Europa"

    Schiavi di Debtocracy – Ignoranza, Indifferenza e Consenso, 3 Armi del potere per Schiavizzarci

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Una doverosa premessa storica  

    Nel 1933 molti ignorano come il fluire della storia moderna – in Europa e nel mondo – abbia subito una brusca e controllata svolta. Lo ignorano pioichè ovviamente è una notizia trattata in maniera molto marginale nei libri di storia. Gli stati del mondo sono andati in pratica verso una bancarotta generale e concordata dai leader delle nazioni che hanno azzerato i propri rispettivi debiti. Ma a prezzo di chè?  Della incontrovertibilità della carta moneta in oro, e della concentrazione dell'oro mondiale (principale bene rifugio) nei caveau degli stessi stati, ed arrivando alla creazione concordata di un fondo globale e di una banca ad hoc incaricata di controllare e gestire il suddetto fondo mediante il controllo accentrato delle transazioni internazionali. Nacque così la "Bank for International Settlement" (BIS).  con sede a Basilea, in Svizzera: nell'indipendente e segretissima Svizzera. E proprio a Basilea: la stessa città – e non a caso – dei famigerati accordi bancari Ue con i quali sono stati decisi gli aumenti dei coefficienti obbligatori di riserva patrimoniale  delle banche, cioè la quantità di danaro sui depositi che gli istituti devono "trattenere" per – nella versione ufficiale – irrobustire la loro "solidità": a discapito – ovvio – dei cittadini.

     La "Bancarotta del secolo" e la "Privatizzazione degli Stati"

    Dopo la decisione di questa bancarotta controllata, e della concentrazione dell’oro mondiale nella BIS,  le nazioni divennero in pratica società di diritto privato registrate presso la SEC (Securityand Exchange Commission) di New York (l'equivalente della Consob italiana: organismo che ha il compito di vigilare sulla Borsa Valori). Le costituzioni formalmente continuarono a considerare gli stati come repubbliche sovrane presidenziali, semipresidenziali, ecc.., ma in sostanza esse divennero delle aziende private a tutti gli effetti.  In effetti, andando sul sito della SEC ( al seguente link http://www.sec.gov/cgi-bin/browse-edgar?action=getcompany&CIK=0000052782 ) troviamo proprio l'iscrizione della "Società Italia" a nome del Ministero dell'Economia.

      Italia S.p.a.  

    Dato di importanza cruciale – e che il sistema si guarda bene dal rivelare e diffondere – al fine di comprendere il ruolo reale che i cittadini assumono in questo sistema aziendale e nella stessa questione del debito. La registrazione proverebbe quindi che l'Italia non è una "Repubblica costituzionale fondata sul lavoroma una semplice Società Privata registrata presso la S.E.C., negli Usa. E poi, se ci pensate, come può essere fondata sul lavoro una Repubblica che per statuto (Es.: ultima modifica all'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori) lascia senza lavoro e futuro milioni di cittadini? E in nome della crescita poi!

      Burattini senza cervello e coscienza critica  

    Ma la cosa ancor più grave e che molti cittadini completamente travolti dalla disinformazione dei media e paralizzati da una "mostruosa apatia" che li lascia da soli in un abisso di ignoranza, sono incapaci di maturare una coscienza critica in merito, continuando a recitare il ruolo di perfetti burattini senza cervello.

      Le vere ragioni di una crisi creata ad arte  

    I Grandi della terra Riuniti a Bretton Wood

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma allora perchè continuare a traumatizzare l'azienda Italia – e tutta l'Eurozona dell'infausto euro – con una  crisi indotta, creata ad arte (come dimostrato in decine di articoli da "Qui Europa") e pilotata dai mercati e dai grandi banchieri con la complicità delle agenzie di rating e dell'Ue? La grande crisi finanziaria nella quale siamo avvinti serve solo ad arricchire i banchieri e gli speculatori o c'è dell'altro? Analizziamo il problema partendo dalla Bce (Banca Centrale Europea che emette l'euro e che è nelle mani dei privati) istituto che può a piacimento aumentare o diminuire il livello di moneta in circolazione. Possiamo giungere a facili constatazioni. In effetti il denaro stampato non sarebbe nulla se non per la legittimità ed il valore che ciascuno di noi da. Dopo gli accordi di  Bretton Woods del 1944 – con l'incontrovertibilità dei biglietti nel corrispetivo in oro – poi, il "bene fittizio moneta" è diventato uno strumento di controllo di massa. Perchè? Semplice! Ciò che conta sono i beni reali: oro, case, terreni, appartamenti, pietre preziose, ecc.. Questa è la "ricchezza reale" dell'economia reale. La moneta e gli strumenti finanziari non sono altro che strumenti per spostare la ricchezza reale e destabilizzare i sistemi economici attraverso il debito ed attraverso le crisi.

      Una truffa perversa  

    La crisi e le misure recessive connesse ed applicate (vedi ad esempio la "Reaganomics" del Presidente Reagan negli Anni '80 negli Usa; Crisi dei Mutui Sub-Prime Usa del 2007;  o l'attuale Crisi dell'Eurozona) servono dunque non solo a speculare, ma anche a privatizzare e a far indebitare i cittadini (caso emblematico la vendita "necessaria" dell'oro conservato da pensionati e disoccupati) facendo arricchire i proprietari delle grandi banche mondiali e le multinazionali: che in cambio di "erogazioni e prestiti di beni fittizi" (costosissimi mutui basati su carta moneta stampata a costo "praticamente zero" dalla BCE) e non più onorabili, mettono le loro mani sui beni reali, come le case e l'oro. Dunque, una tutt'altro che democratica “redistribuzione delle ricchezze planetarie" – ricordiamolo – limitate. Negli Usa del Presidente Reagan il 2% dei cittadini in pochi anni mise le mani sull'80% della ricchezza della nazione. Ciò fu propagandato da liberali e liberalisti come crescita e "progresso". Certo, dell'élite bancaria! La fotografia di ciò che sta accadendo nell'Eurozona – complice l'euro – oggi sotto il nostro naso. 

      Lo stratagemma del debito   

    Alla fine, essendo la nostra economia basata prevalentemente sul debito – che accumuliano addirittura ancor prima di nascere – l’effetto diretto della creazione delle crisi finanziaria – non solo quella odierna – è, e sarà lo spossessamento dei beni reali dei cittadini – impossibilitati a coprire i costi dei mutui – in favore di una élite che si ritroverà proprietaria di terre e case, comprimendo sempre più i diritti ed il benessere della popolazione, e senza alcun bisogno di conflitti armati ed eserciti. 

     La 2° Ragione della Crisi

      Renderci Schiavi ignoranti, inconsapevoli  e "non pensanti"  

    Schiavi del Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Comprendiamo allora la seconda – ma fondamentale – ragione della crisi: il controllo delle masse. Perchè élite multimiliardarie sono in perenne ricerca di nuove ricchezze? Semplice, perchè non è la sola ricchezza (e il connesso grado di potere) che cercano (anche se è un elemento da non sottovalutare, vista la "limitatezza delle risorse naturali", in gran parte distrutte e inquinate dall'uomo: con CO2, sostanze tossiche, semi e cibi OGM, ec..) ma la cosa principale è subordinare i popoli, annullando completamente i cittadini, rinchiudendoli come uno stupido gregge in un recinto fatto ad arte. Se aumentano le aree di benessere e la ricchezza diffusa, infatti, aumentano le persone che si informano, che acquisiscono consapevolezza , che hanno tempo per pensare, collegare eventi, organizzarsi in associazioni, parlare, confrontarsi, democraticizzare la società. E' la logica opposta a quella dei club esclusivi di stampo liberale (come i Rotary Club ed i Lions Club: che agiscono a trecentosessanta gradi e non solo portando avanti iniziative – per così dire – "sociali") e delle stesse logge massoniche, che cercano la crescita e l'evoluzione di pochi a discapito di molti, e con mezzi, leggi interne, giuramenti e decisioni spesso molto discutibili. Al contrario, dunque, in una situazione di crisi la gente ingabbiata dal lavoro e dalle scadenze ha meno tempo per riposarsi, pensare, crescere e cambiare il sistema, che in tal modo si autoconserva.  La crisi, in tal senso – in una società senza Dio e che accantona gli insegnamenti evangelici della carità e dell'amore reciproco – finisce per aumentare lo stato di sudditanza dei cittadini nei confronti dei “padroni”: il bisogno di affidamento e sicurezza; le raccomandazioni politiche verso il potente (feudatario) di turno. Tutte cose che rendono l'uomo – spesso a sua insaputa – ancora più schiavo.

      Le consorterie e il programma della P2  

    Oltre al debito, le élite capitalistiche, bancarie e le consorterie occulte di respiro internazionale, alle quali i potenti appartengono (quasi come se si trattasse di una rigida equazione matematica) utilizzano, come noto, altri strumenti come il controllo pressocché totale dei giornali e dei media; la separazione delle carriere nella magistratura; la riforma dei rapporti stato-regione; il sistema partitico bipolare; il blocco ed il preconfezionamento delle liste elettorali; la diminuizione del numero dei parlamentari (con la scusante dei tagli agli sprechi: al fine di aver un maggior controllo sulla formazione delle leggi e sulla votazione dei decreti). Questioni da sempre in Italia, come noto, al centro del "Programma di Rinascita Democratica" della loggia massonica P2 del Gran Maestro Licio Gelli: cui molti degli ex-aderenti (guarda caso)  occupano oggi i vertici del potere statale.  Un caso tra tanti, è quello di Silvio Berlusconi – tessera P2 N. 1816 –  iscrizione avvenuta – come ormai risaputo e diffuso su centinaia di blog e reportage – il giorno 26 gennaio 1978 presso la sede muratoria di Via Condotti a Roma. 

     Una Crisi evitabile 

    Allara capiamo come questa distruttiva crisi poteva essere evitata: e magari senza neanche essere premi nobel o geni dell'economia. Sarebbe bastato applicare facili concetti economici acquisiti dai nostri politici di prima fascia presso le loro prestigiose università. Sarebbe bastato avvisare dei pericoli verso i quali l'Europa ed il mondo stava andando, in nome – almeno – della difesa dei diritti d'informazione e libertà sanciti dalla Carta Costituzionale.  Si poteva evitare la crisi in molteplici modi e applicando davvero pochi correttivi: tra i quali un maggiore controllo dei prodotti finanziari e dei "derivati" da parte delle banche. Da anni centinaia di economisti "intellettualmente onesti" e studiosi cosiddetti "complottisti" esaminando le mosse della grande finanza avevavo largamente preannunciato il dilagare di una epocale crisi finanziaria, con contestuale collasso economico. In realtà nei centri del potere economico e finanziario, ed in molte logge di livello superiore, queste cose erano risapute ed attese da anni. Ma nulla è stato fatto – ad esempio – per de-privatizzare le banche centrali, anzi il Trattato di Lisbona (con l'Art. 123) ha istituzionalizzato il latrocinio della sovranità monetaria delle nazioni, obbligando – come già trattato da "Qui Europa" – gli stessi stati (e dunque i cittadini) ad acquistare il "proprio denaro" a tassi da usura presso le banche private. 

     Debito – L'infondatezza della legittimazione  

    Una volta toccati e digeriti i suddetti temi, possiamo capire come tutte le manovre per trovare i fondi per pagare questo "maledetto debito autorigenerante" o delineare nuovi sistemi di ripartizione del debito e di responsabilità pubblica, siano aria fritta. In merito poniamo il caso intervenuto lo scorso 8 Giugno, in Italia.  Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaiadavanti agli imprenditori trevigiani, ha recriminato 1,3 milioni di euro appartenenti alla sua Regione, tutt'ora bloccati da Mario Monti presso la tesoreria unica, quella di Roma. Questi fondi, ad oggi, non possono essere utilizzati dal presidente al fine di saldare i propri debiti, in molti casi verso imprese che ne avrebbero urgente bisogno, o che si trovano sull’orlo del fallimento. Quindi ha proposto Zaia: “La tassazione, serve a pagare un debito pubblico che non ha creato il Veneto: 1928 miliardi di euro di debito pubblico, che costano agli italiani circa 80 miliardi all’anno di interessi. Noi diciamo che, se si vuole fare una scelta abbastanza coraggiosa, è quella di regionalizzare il debito e pari meriti dare autonomia e federalismo estremo ad ogni regione. Questo vorrebbe dire allocare la responsabilità su quelle comunità che fin’ora hanno sempre sprecato.” La provocazione di Zaia, come si comprende chiaramente, mira a un messaggio chiaro e semplice: ciascuno aiuti l’Italia, pagando il “proprio” debito; ossia quello relativo alla propria regione. Ma francamente questa è una proposta insostenibile: malgrado la "buona fede" del propositivo Zaia. Una proposta che non ci sentiamo di far nostra – come visto – per una serie infinita di fattori contingenti, e per il semplice fatto che la maggior parte di questo pseudo debito, come detto su, è illegittimo, nonché illegale ed anticostituzionale, provocato artifiziosamente dallo scellerato connubbio tra finanza, banche e tecnocrazia politica. Pertanto esso non è –  semplicemente – legittimo ed onorabile! 

      Europa – Alcune riflessioni finali  

    Per quanto opinabile sia questa affermazione, se ci muoviamo dal livello Italiano, per spostarci a quello comunitario, potremmo – tuttavia – fare altre importanti riflessioniLa regionalizzazione e gli eurobond secondo molti economisti italiani – apertamente vicini e grandi sostenitori delle politiche comunitarie – non sarebbero opposti inconciliabili. In parte è vero! La regionalizzazione del debito, sarebbe dunque un richiamo alla responsabilità, perchè implica che, di fronte a un prestito, il beneficiario,  debba porsi il problema "morale" di come restituirlo (peccato che finora non se lo siano posto nella maniera più assoluta i nostri governanti).  L’eurobond, dunque, in teoria dovrebbe rispondere a questa logica: ripagare il debito, mantenendo tassi d’interesse a un livello ragionevole e non un livello schiacciante, che oggi, in Europa,  scorgiamo con grande sconcerto nei casi di Grecia, Spagna e Italia.

      E' un debito truffaldino che non devono pagare i cittadini 

    Eurozona – Un Vortice che sta Risucchiando i Paesi Piigs in un Pozzo senza Fondo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Tutto bene e legittimo se non fosse per tre piccolissimi particolari: 1) Il debito è illegale: non l'hanno fatto gli Italiani, ma bensì (in parte abbondante, ma relativamente minore) gli scellerati governi che si sono alternati (compreso l'attuale) e le banche (la fetta più grossa) grazie all'Europa e – come abbiamo visto – al Trattato di Lisbona (Art. 123); 2) La regionalizzazione del debito sarebbe inapplicabile poichè non è possibile definire con certezza la parte "onorabile" da quella "illegittima" imputabile a ciascuno stato o regione; 3) Il debito non è qualcosa di definito ma aumenta a "volontà" e "assoluta discrezione" dei privati: banche e società (agenzie private) di rating, attraverso declassamenti spesso insensati o addirittura sballati, capaci di far schizzare lo spread e la stessa quota pro-capite che ogni cittadino di uno stato o di una regione sarebbe tenuto a pagare (vedi paradosso della non definibilità della seconda rata dell'IMU). Ciò almeno finché saremo richiusi in questa asfissiante eurobabbia!

      Se il debito fosse legale… 

    In effetti, dunque, se il debito fosse "legale", i paesi, cosidetti Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) che hanno un debito importante, dovrebbero accettare a "buon viso" di dover “stringere un pò la cinghia” ed aprire i loro portafogli. Ma, evidentemente, non di sicuro ai livelli di dover patire la fame, di dover tentare addirittura  il suicidio (in un attimo di follia e smarrimento) e di veder fallire le proprie imprese, custruite col sudore della propria fronte: come invece stiamo vedendo accadere quotidianamente in Italia e nell'Eurozona. L’Europa, dal canto suo, dovrebbe pertanto smetterla di mantenere un atteggiamento da "doppiogiochista puro", e decidersi ad offrire una protezione che  rafforzi e difenda i cittadini dallo sfruttamento da parte della finanza globale abolendo derivati e depositi over-night (per esempio – Cerca articoli in archivio).

      100 miliardi buttati nel mare della speculazione 

    Per le Banche della Spagna (come noi di "Qui Europa" abbiamo già trattato) nei giorni scorsi sono stati versati 100 miliardi di euro.  Facendo un rapito conto, corrisponderebbero a 2500 euro a cittadino spagnolo. Se questi soldi fossero stati “versati” nelle mani dei contribuenti e non delle casse delle Banche, sicuramente l’incentivo alla crescita – sia pur minimo, è ovvio! – ci sarebbe stato sul serio! Immaginiamo che a ogni famiglia di 4 persone fossero stati versati 10.000 euro: il risultato in termini di crescita, non sarebbe sicuramente mancato. Invece quei 100 miliardi di euro, sono finiti dritti dritti ad autoalimentare il debito pubblico.  Ed è bene sottolineare la parola autoalimentarlo, perché  quegli stessi soldi, saranno divorati dall’aumento dei tassi d’interesse, come un cane che si morde la coda. Un circolo vizioso che non avrà mai fine. Un inganno alla faccia degli onesti!

      Padri e Madri di figli "schiavi" ma non ancora nati  

    E allora è inutile fare della “facile” retorica. Parlare ai cittadini spagnoli, agli Italiani ed ai Greci chiedendo loro di fare dei sacrifici per la crescita dal paese, quando questa crescita – se la matematica non è un’opinione – non potrà mai avvenire. Torniamo indietro di 4 anni. La Spagna, era uno dei paesi fiscalmente più prudenti dell’Unione ; ancora oggi, in proporzione al Prodotto Interno Lordo, il suo debito è inferiore a quello della Germania. Ma perché la Germania allora detiene un dominio unilaterale e incontrollato?  Perchè la stessa Germania che fino all'ingresso nell'Eurozona non riusciva a creare surplus non ha avuto in sorte i meschini declassamenti riservati ai cugini del Sud Europa? C’è chi sceglie per noi, chi si diverte a prendere delle decisioni che non ci appartengono e, purtroppo, se non decidiamo di svegliarci, raggiungeremo ben presto le nostre “colleghe” Grecia e Spagna. Il nostro torpore morale e la nostra indifferenza la pagheranno, allora, i nostri figli ed i nostri nipoti: schiavi del sistema ancor prima di nascere e già debitori verso un'Europa che neppure conoscono! Sveglia!

      Cosa fare nel concreto  

    La prima cosa da fare è vincere l'apatia e la rassegnazione, leggere e diffondere queste notizie ai nostri amici, colleghi e familiari. Confrontarci il più possibile ed informarci a vicenda. Conoscendo la "vera storia" e le leggi, possiamo spiazzare i politici ciechi e doppiogiochisti mandandoli a "casa",  inducendo i rappresentanti politici che prenderanno il loro posto – e che non siano legati a nessun vecchio carrozzone parlamentare, s'intende – a votare leggi che permettano la realizzazione di quanto detto finora. A volte, paradossalmente anche la "non partecipazione" ad eventi "di politica-teatro" della casta potrebbe rivelarsi vincente. Fondamentale, inoltre, riscoprire per quanti si dicono cristiani, il senso più autentico e vero  del Messaggio di Gesù, incentrato sulla carità, sull'Amore reciproco e sul dono di sé, riaccostandosi ai Sacramenti, all'ascolto della Parola di Dio, alla Messa Domenicale ed all'assistenza disinteressata del nostro prossimo e dei poveri. Farlo incessantemente – e senza giudizi – nel nostro viver quotidiano rinnegando ogni logica di potere, speculazione e dominio sull'altro. Fuggendo dai luoghi dove ciò si pratica per "statuto" e seguendo l'esempio lasciatoci da personaggi come Giorgio La Pira (il politico santo capace di offrire interamente il suo stipendio ai poveri) e Giovanni Paolo II. Ma soprattutto non scordare mai che Affinché trionfi il male è sufficiente una sola cosa: che le persone per bene  non facciano nulla!"

     Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Banche italiane speculano su “Dramma Grecia”

    Domenica, Giugno 10th / 2012

    –  di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    Unione europea / Sistema bancario europeo / Italia / Francia / Germania / Banche / Meccanismo speculativo / Mercati / Troika / Aiuti alla Grecia / Meccanismo Europeo di Stabilità / MES / ESM / Contributo dell’Italia / Elezioni / Sergio Basile / Silvia Laporta / Qui Europa / Europa 

    Italia – Per “salvare la Grecia”, le banche nazionali

    “speculano” più di Francia e Spagna

    Intanto Monti pensa a finanziare il liberticida MES, anziché

    soccorrere famiglie ed imprese

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Atene – Secondo un’indagine di Federcasse, riguardo al processo di – per così dire – salvataggio della Grecia ed alle connesse risorse stanziate per il “Fondo Salva Stati permanente” (Esm o Mes) – resa nota nel fine settimana – l’Italia sarebbe il Paese dell’Ue che sborserebbe più soldi, più di Germania a Francia, sempre in proporzione al rischio. Secondo il report mensile Punto Macro, infatti,  l’Italia – che aveva un’esposizione verso la Grecia più bassa pari a 4,8 milioni di euro – ha finora contribuito al piano di salvataggio con 10,3 miliardi di prestiti bancari, mentre le banche tedesche avrebbero contribuito con 15,7 miliardi (con un rapporto prestiti bilaterali/esposizione del 68,6%) contro gli 11,8 miliardi di euro (rapporto 21,2%) delle banche francesi.

      Fondi buttati anche per il Mes  

    A questi dati bisogna inoltre aggiungere anche quelli dei futuri rimborsi per garantire la dotazione dell’Esm, il liberticida e “dittatoriale” Fondo Salva Stati Permanente (altrimenti noto come Meccanismo Europeo di Stabilità: vedi articolo pubblicato lo scorso Venerdì 7 giugno in “Qui Europa”). A conti fatti, dunque, si evince che l’Italia ha contribuito più di Francia e Germania, sempre in proporzione al rischio, allo “pseudo-salvataggio” della Grecia. O al suo “affossamento definitivo”: dipende sempre dalla prospettiva. Per la cronaca, i contributi all’Esm nel 2012 sono stati ben 6,5 miliardi da parte della Francia; 8,7 miliardi sul fronte tedesco, e 5,7 miliardi la dotazione dell’IItalia. I contributi all’Esm entro il 2014 saranno: 16,3 miliardi per la Francia; 21,7 miliardi per la Germania e 14,3 per l’Italia. Cifre importanti che potrebbero essere destinate alla lotta alla disoccupazione giovanile, a rilanciare le imprese e che invece – grazie al professor Mario Monti – vengono “buttati” in un Fondo nato per speculare: dotato di un proprio statuto autoregolamentato, capace di prendere decisioni su cui i parlamenti nazionali –come già detto da “Qui Europa” – non avranno alcuna voce in capitolo, né i suoi governatori, che godranno dell’immunità! Insomma, una sorta di mafia legalizzata! 

      Il bluff degli uiuti e la speculazione  

    Letto in altri termini – e leggendo tra le righe della vergognosa disinformazione che viene fatta da più fronti sul delicatissimo quanto censuratissimo tema – potremmo tranquillamente dire che le banche italiane hanno di fatto speculato più delle cugine europee sulle disgrazie del popolo greco. E’ infondo, tutta una questione di “termini” ed aggettivi, ma la sostanza non cambia. Una crisi “fasulla”, “aiuti fasulli”, speculazione “vera”, interessi sul debito da restituire “verissimi”! Come “verissime” sono le pene inflitte ai cugini ellenici, senza alcun reale motivo, grazie al diktat dei mercati. E’ ora di cambiare, e l’occasione giusta saranno le prossime imminenti elezioni greche.

    Sergio Basile, Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Eurozona / Economia / Finzanza / Instabilità dell'Eurozona / Intervista a Paul Krugman / Banca Finanza / Premio Nobel per l'economia / Politiche di austerity / 6 pericoli immediati per l'Europa / Cecità dei leader europei / Consiglio europeo / Fiscal compact / Debito pubblico / Debito privato delle imprese italiane / Giappone / Italia / Debito e crescita / Strade separate / Controinformazione / Qui Europa / Silvia Laporta 

    Paul Krugman e la fine dell'euro

    Da "Banca Finanza" il Nobel lo dà per spacciato

    La Riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – “I leader europei sono decisi a portare il continente al suicidio. Invece di ammettere che si sono sbagliati sembrano decisi a buttare la loro economia e la loro società giù da un burrone. Un tempo i medici credevano che cavar sangue servisse a purgare il corpo dagli umori maligni: molti  responsabili di politica economica la pensano ancora così”. Le parole di Krugman, premio Nobel 2008 per l’economia, si caratterizzano sempre per la loro caratteristica di essere estremamente catastrofiche, quando si parla della situazione europea e delle manovre di austerità, da egli sempre criticate. Purtroppo però, Krugman descrive in una intervista apparsa sulle colonne di "Banca Finanza", solo la realtà.

      I pericoli immediati dell'Europa  

    Nel suo editoriale NYT dello scorso 19 Maggio – ripreso anche oggi da "Banca Finanza", il “guru dell’economia”, ha descritto la sua visione personale della crisi europea. Innanzi tutto, per il Nobel, sarebbero ben sei le fonti di pericolo: 1) la Grecia uscirà dall’euro molto probabilmente il prossimo mese; 2) Ci saranno prelievi enormi da banche italiane e spagnole, per essere trasferiti nelle banche della Germania; 3) Potrebbero seguire controlli con il veto per le banche di trasferire depositi fuori dal paese, e limiti ai prelievi cash; 4) Si nuove strette al credito Bce, pur di tirar fuori le banche dal collasso; 5) La Germania dovrà accettare enormi crediti concessi a Italia e Spagna; 6) L’euro è a fine percorso. 

     Fiscal Compact: un'assurdità da abbandonare subito 

    Secondo Krugman all’inizio del suo percorso per la moneta unica il "clima era di ottimismo". Ma subito dopo, il denaro investito in Spagna e in molti paesi europei, ha creato enormi bolle immobiliari e deficit commerciali. Nonostante la grave situazione di instabilità economica – che si evidenzia ancor di più in clima di crisi – l’Europa avrebbe, sempre a detta di Krugman,  un’unica possibilità per uscire dal pantano della crisi: "che Francoforte abbandoni la sua ossessione per la stabilità dei prezzi e accetti un’inflazione  in aumento del 3 e 4%" . A fronte della situazione attuale, dunque, egli evidenzia che per uscire dalla depressione, l'Eurozona avrebbe bisogno di più spesa pubblica e non il contrario. Da qui si comprende come ciò che "Qui Europa" sostiene da mesi, sia in realtà l'unica strada percorribile: ovvero abbandonare il dissennato principio "istituzionalizzato" con il fiscal compact del pareggio di bilancio. Evitare di utilizzare l'arma anti-recessiva del "deficit spending" (cioè dell'investimento statale costruttivo e "moltiplicativo" grazie ad una quota "sana" di debito statale sottratto alla speculazione) è pura follia. sarebbe come chiedere alle bistrattate famiglie ed alle logorate e "depresse" imprese di mandare avanti l'economia del Paese. Folle ed irresponsabile!

     Debito e Crescita: Due strade separate – Il Giappone insegna 

    Deleterio e terribilmente recessivo dunque! Ciò, nonostante spesso i "famosi tagli" siano frutto della preoccupazione di “non riuscire a rientrare nelle spese”. Ma infondo valutando la "ratio" di questa crisi "indotta" e analizzando alcuni dettagli dell'intervista resa da Krugman, ci si accorge in tutta serenità che non esiste una stretta ed automatica relazione e connessione tra crescita e debito. Sono due strade separate e parallele: il Giappone ce lo insegna, essendo un paese in crescita malgrado sia ad oggi il paese con il denbito pubblico più alto al mondo: ben 4000 miliardi di euro, ovvero circa il doppio dell'Italia. Italia che – come detto in più sedi, in precedenti articoli (vedi archivio) – presenta una tutto sommato buona situazione del "debito privato d'impresa" rispetto alla "cugina" Francia: 40 miliardi di euro, contro gli 8000 (ottomila) euro di debiti delle mprese francesi. Ma ciò evidentemente – e molto stranamente – non è bastato alle agenzie Standard & Poor's, Moody's e Fitch a spingerle ad affibiare al nostro Paese una valutazione migliore in termini di rating, esponendola incomprensibilmente, dunque, ad attacchi speculativi gravissimi senza alcun raziocinio, e senza precedenti.

     Un'austerità che gioca contro la "crescita"  

    Le politiche di austerità – come nota lo stesso Krugman – nella maggior parte dei casi, non fanno che aumentare il tasso di disoccupazione: è ovvio! “Lo stimolo fiscale, aiuta l’economia ad aggiungere nuovi posti di lavoro, mentre la riduzione del deficit di bilancio, incide sulla crescita almeno nel breve periodo”. Questa verità, è quella che deve imporsi al processo legislativo, per riuscire a cambiare le cose, altrimenti l'Europa finirà nelle mani di una mera élite di tecnocrati e banchieri, a discapito dell'economia. Spirale che sta già portando "all'inferno" tutta l'Eurozona, dietro l'indifferenza di un Consiglio europeo costituito in maggioranza da leader ciechi ed acconsensienti. Vedi Mario Monti.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Appello di “Qui Europa” – Cara casta gli Italiani pagano troppe Tasse, è ora di Finirla!

    L’Appello di “Qui Europa” – Cara casta gli Italiani pagano troppe Tasse, è ora di Finirla!

    Mercoledì, Giugno 6th /  2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile –

    Italia / Roma / Governo Monti / Tasse da record / tasse inique / Dittatura / Debtocracy / Casta parlamentare / Appoggio cieco al governo dei banchieri / L'Italia sta morendo / Corte dei conti / Giampaolino / Alfano / Bersani / Casini / Silvia Laporta / Sergio Basile / Appello di Qui Europa / Appello disperato di tutti gli Italiani onesti  

    L'appello di "Qui Europa" – Gli Italiani pagano 

    troppe tasse!  Caro Monti è ora di finirla!

    Casini, Bersani e Alfano: O "staccate la spina" o siete

    corresponsabili della definitiva morte del Paese

    più bello del mondo

    L’Appello di Qui europa. Cara casta gli Italiani pagano tropp Tasse – E’ ora di Finirla

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati". Lo ha sottolineato nella giornata di ieri la Corte dei Conti nel "Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica". Un rapporto decisamente fosco per l’ Italia: d'altronde è come scoprire un pò l'acqua calda. "L'elevata pressione fiscale – osserva la Corte – rischia di generare impulsi recessivi". Anche se la parola "rischia" ci suona un pò come una presa per i fondelli! Che dite? "Il 2011 – sempre secondo la stessa Corte –  ci ha consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un'elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione". L’Italia soffrirebbe pertanto di una “crescita asfittica”  e correrebbe – sempre secondo la Corte – il serio pericolo di avvitarsi su se stessa.

      Un consiglio fraterno: Buttate il telecomando! E… la Tv  

    Ma in tutta onestà, più avvitata di così! Solo la Grecia sta peggio. Chi è stato il responsabile della distruzione del Bel Paese: il "Giardino d'Europa", il "Paese che tutto il mondo ci invidiava"? A voi la scontata risposta. Gli  “impulsi recessivi” di cui parla la Corte, sarebbero provocati dalla decisione del Governo tecnico di raggiungere il pareggio di bilancio  nel 2013 attraverso una serie di manovre che, per larga parte, fanno forza sulle entrate. L'Italia si trova così in una sorta di "circolo vizioso": troppo rigore e pochi investimenti portano a meno consumi e ad un ulteriore blocco dell’economia. Per la magistratura contabile, infatti,  "l'innalzamento a tempo delle aliquote Iva è potenzialmente gravido di controindicazioni sul piano economico e sociale". Ma la cosa pazzesca e che fino a ieri in tv (e per tv s'intende l'intero ridicolo calderone televisivo italiano: da Sky Tg24 alla Rai, da Mediaset a La7) i vari esponenti della casta-parlamentare di maggioranza (Pdl, Pd e Udc) andavano blaterando che il rigore è stata. è e sarà la strada migliore per la crescita. come dire ad un malato di asma, che la camera a gas è il modo migliore per fare le inalazioni. Forse è giunto il momento – così come suggeriva un vecchio spot tv – di "buttare il telecomando!". Solo però dopo aver provveduto con cura a spegnere la televisione.

      Economia italiana – L'allarme "scontato" della Corte dei Conti  

      Per carità! Ditelo a Monti, Napolitano e alla casta! 

    Il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, allora – consentiteci, con un ritardo mostruoso – ha finalmente gettato il sibillino allarme : “ Nel 2011, il Pil è rimasto al di sotto delle previsioni e purtroppo è un fenomeno non occasionale, ma destinato a protrarsi per anni. Rischiamo di rimanere intrappolati; va disinnescato il circolo vizioso”. Tenendo ben presente però un punto:la pressione fiscale è al limite,  i margini per riequilibrare il sistema di prelievo cercando di conciliare rigore, equità e crescita,sono esauriti.”

      La risposta che "non ti aspetti" 

    Tuttavia, secondo la Corte, "uno spazio per agire senza aumentare le tasse c’è ed è enorme: quello della lotta all’evasione fiscale". Dal momento, dunque, che i tartassati Italiani pagano troppo poco, la strada pioù corta è costringerli a pagare fino all'ultimo spicciolo con ferrea disciplina. Alla faccia della casta e dei loro stipendi. Chissà come mai la corruzione, la concussione e il mancato rispetto della Costituzione e dei diritti degli Italiani ormai contano come il due di briscola, rispetto al problema dei problemi: l'evasione fiscale dei contribuenti! E le ricapitalizzazioni bancarie? E il denaro pubblico venduto agli Italiani al 6%? E Basilea 3? Ne vogliamo parlare? Evidentemente tali piaghe vere restano nell'oblio, rispetto all'"evasione fiscale": ciò che la magistratura contabile ha definito nelle swcorse ore come una “piaga pesante” che tra il 2007 e il 2009 è aumentata del 29,3 % per l’Iva e il 19,4% per l’Irap. Una piaga che dilagherebbe soprattutto al Sud e nelle isole. Accompagnano l’evasione fiscale, anche la corruzione e le frodi: sono più di un miliardo gli importi da recuperare per le frodi compiute in Italia a carico dei Fondi Strutturali Europei e nella sanità persistono corruzione e frodi ai danni della collettività. Come allora soprassedere, carissima Corte, sugli aumenti ingiustificati delle accise statali sul carburante (tra le quali paghiamo ancora quelli di 50 anni fa per missioni e calamità ormai cessate da un pezzo – vedi archivio "Qui Europa") o sugli aumenti altrettanto ingiustificati dell'Iva, da parte del governicchio Monti, vche vorrebbe addirittura portare al 23% dopo l'estate? Welcome in Grecia verrebbe da dire! 

      La "bestemmia" di Giampaolino  

    La strada da intraprendere – secondo Giampaolino – sarebbe dunque quella di ridurre la spesa primaria  e per interessi (cioè ridurre i servizi per gli Italiani): per ridurre il debito la Corte suggerisce poi – udite udite – non la rinazionalizzazione delle banche centrali (privatizzate da Amato nel 1992) e la riconquista sacrosanta di una sovranità monetaria rubata in favore dei banchieri privati (fonte primaria del debito che ci chiedono iniquamente di pagare al loro posto) ma la dimissione di quote importanti del patrimonio mobiliare ed immobiliare in mano pubblica. Pazzesco! Ogni altro commento sarebbe inutile. 

      L'appunto "sconclusionato" della Corte dei Conti  

    "Attualmente – nota Giampaolino –  l’Italia è al terzo posto della speciale classifica Ocse degli evasori di Iva, alle spalle di Turchia e Messico. Quei 46 miliardi evasi sarebbero utilissimi per riportare la tassazione su lavoro e impresa a livelli europei. Il problema è – secondo lui – che c'è uno scompenso tra le tasse sul lavoro e quelle sui consumi. "Le prime verrebbero tutte pagate, mentre le seconde non le pagherebbe nessuno". "E' per questo motivo – secondo la lucidissima analisi della Corte dei Conti, e per la gioia delle orecchie di Monti e company –  che l'Italia resta paralizzata". Ma in realtà l'incidenza del debito da evasione e da corruzione – soprattutto dovuta alla collusione tra politica, imprenditoria e gruppi di potere più o meno occulti – non è altro che un decimo rispetto al debito autorigenerante prodotto dall'emissione di carta moneta da parte della Bce, e conseguente rivendita (all'1%) alle banche private che lo rigirano – come noto – ai cittadini europei al 6%. Un regalo del 5% netto che fa la differenza (legalizzato dall'art. 123 del Trattato di Lisbona: trattato che nessun europeo ha votato e – tra l'altro – voluto) e che "illustrissima Corte" contribuisce in maniera determinante a gettarci nel baratro. 

      Il nostro appello, è l'appello di tutti gli Italiani onesti  

    Va bene, dunque, la lotta per l’evasione fiscale (anche se per la verità, per statuto, i servizi pubblici offerti in cambio di questa pazza tassazione sono sempre più prossimi allo zero) indubbiamente una piaga per l’Italia, ma perché non si colpiscono i veri colpevoli della situazione Italiana? Perchè cioè non si colpiscono le caste bancarie? Forse conviene più fare i conti con le tasche degli Italiani che con le proprie? Allora concludiamo con un monito ai vari Bersani, Casini, Alfano: "carissimi politici" staccate la spina ora, per carità, altrimenti sarete ricordati dai posteri come coloro i quali hanno spalleggiato impietosamente i distruttori dell'Italia e dei suoi sogni. Evidentemente colpevoli come loro, se non di più!

    Silvia Laporta, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)