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  • Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo

    Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo

    Lunedì, 16 luglio / 2018

     di Sergio Basile – 

     Redazione Quieuropa, Novak Djokovic, Wimbledon,  Serbia,  crocefisso, Bombardamenti NATO       

    Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo  

    Storia di grande sofferenza e risurrezione di un credente

     

    di Sergio Basile

    Djokovic re di Wimbledon con il crocifisso al collo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Re di Wimbledon con il crocifisso al collo           

    Londra – di Sergio Basile Novak Djokovic è tornato! Dopo due anni di infortuni e sconfitte ha espugnato Wimbledon, il tempio mondiale del tennis. Il serbo ha vinto il torneo più prestigioso del Grande Slam per la quarta volta in carriera, portandosi a una sola lunghezza da Borg (5 vittorie consecutive); a quattro da re Roger Federer (8 vittorie). E' questo il verdetto della 132esima edizione dei Championships, sancito dopo un match dominato da Nole in due ore e 19 minuti (6-2 6-2 7-6). Il sudafricano Kevin Anderson, il co-finalista sconfitto, reduce da due estenuanti incontri contro Federer e Isner, dal canto suo è parso non al top della condizione; d'altra parte lo stesso Djokovic era stato costretto ad una durissima prova contro il coriaceo Rafa Nadal e ad un recupero forzato (per sospensione del match di venerdì sera) fissato a sole poche ore dalla finale, chiudendo l'ardua pratica al 5° set (10-8). Ma la notizia del giorno, più che la vittoria in sé dello sportivo Novak Djokovic è la resurrezione di un uomo dalla carriera gloriosa ma che in molti davano ormai per spacciato, non più all'altezza dei palcoscenici internazionali del grande tennis, dopo le ultime dolorose prove di un biennio da dimenticare.

                                 "Oggi è facile parlare degli ultimi due anni.

                  Quello che ho imparato è che devo sempre credere in me stesso,

                                            nel processo che si sta seguendo.

               Non sono stati anni facili, ho dovuto affrontare un brutto infortunio

                                                 e un'operazione chirurgica.

          In tanti momenti ho dubitato, non sapevo se sarei tornato a questi livelli.

         E' bello esserci riuscito qui (…) Questo stadio è un posto sacro per il tennis.

                              Ho avuto il privilegio di giocare cinque finali qui,

                        ma questa – con mio figlio che mi guarda dalla tribuna –

                                      mi rende particolarmente orgoglioso".

                                                    ( Novak Djokovic )

     Un serbatoio inesauribile                                         

    Certo Novak, dopo i gravi episodi che hanno condizionato gli ultimi anni della sua vita e del suo percorso sportivo, avrà trovato energie misteriose anche e soprattutto attingendo a quell'inesauribile serbatorio di valori umani, morali e religiosi che fanno la differenza nei momenti difficili di un uomo; nei travagli dell'anima che ha la tenacia di perseguirli e difenderli fino in fondo, contro ogni conformismo e prova. Di recente era stato lo stesso campione a rivelarlo: intervistato da Matthew Syed per The Times Magazine, aveva svelato il segreto della sua ripresa dai momenti bui e della sua forza: una vita regolare, allenamento serio, una dieta rigorosa e la fede in Dio. Il serbo ha raccontato della sua dura infanzia sotto i bombardameti, della maturazione come tennista e della paternità, dimostrado – lavoro a parte – una consapevolezza piena su questioni determinanti per la vita di un uomo, specie in tempi come quelli attuali di mistificazioni, falsi idoli e caos morale. La fede in Gesù Cristo, dunque, nei momenti di prova e gioia, è stato il faro di orientamento perenne che ha accompagnato la sua esistenza, dagli orrori della guerra agli infortuni, dal matrimonio con Jelena alla nascita dei suoi figli Stefan e Tara.

                “Sono sopravvissuto a una guerra.. sono diventato padre..

                         Credo in Dio… Porto sempre un crocifisso al collo!

                                                  Quanto alla politica..

                              destra e sinistra sono categorie superate,

                che rappresentano un vecchio modo di guardare alle cose”.

                                                  ( Novak Djokovic )

     "Pensavo di morire!"                                              

    La croce per il cristiano è ragione di sofferenza e di resurrezione, e il "ragazzo Novak", non ha avuto per nulla un'infanzia facile: ha vissuto sulla propria pelle la tragedia dell'ex-Yugoslavia e dei bombardamenti della NATO. Da bambino, passò 78 notti in un rifugio, mentre le bombe esplodevano tutt’attorno. Nell'intervista al The Times Magazine ha raccontato, in particolare, quando un F-117 volò sopra di lui, per colpire un obiettivo militare poco distante.

                                    In quell'istante pensò di morire.

    Dalla tragedia, non solo Nole, ma anche la Serbia sono diventati più forti e disillusi, comprendendo l'importanza della famiglia e della difesa dei sacri valori di sempre: valori sintetizzati in un gesto semplice ma significativo, in una croce appesa al collo.

      Un gesto semplice e rivoluzionario                     

                     E' questo il segreto più intimo del suo successo:

          oltre al formidabile sostegno della famiglia e della sua Jelena,

              quel crocifisso al collo che Novak porta sempre con se,

                   anche sui campi da gioco, tra un servizio e l'altro,

               tra un rovescio in back e un potente dritto lungolinea.

    Allora la storia del riscatto di un uomo (del tennista con la risposta più potente del circuito) assume un senso tutto particolare che eleva lo spirito, anche in un mondo apparentemente dorato, illusorio e "sospeso" come quello dello sport d'élite: dalla sofferenza si può rinascere con l'arma dello spirito! Anzi si può risorgere! Grazie Novak per avercelo ricordato con semplicità e bentornato!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Focolai d’Integralismo islamico in Serbia – Borghezio: che fa l’UE?

    Martedì, Settembre 3rd/ 2013

    – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato –

       Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi di Qui Europa"

    Interrogazione alla Commissione Europea, Europa, Serbia, Integralismo Islamico, Mario Borghezio, armi automatiche, bombe, munizioni, BIA, Servizi Segreti Serbi, Iniziativa di Libero Confronto Pensa e Scrivi di Qui Europa, wahabiti, wahabitismo, Arandjelovac, Belgrado, Nase Novine, Correnti fondamentaliste dell'islam sunnita 

    Focolai d'Integralismo islamico in Serbia? 

    Borghezio Interroga la Commissione:

    "cosa intendete fare per debellarli"

    La denuncia del quotidiano serbo "Nase Novine": nei pressi

    di Belgrado trovate grandi quantità d'armi automatiche,

    bombe e munizioni

     

     

    Serbia/Integralismo islamico

    Iniziativa di "libero Confronto", Pensa e Scrivi di QE

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato

    Integralismo islamico - serbia

     Focolai di integralismo islamico in Serbia – Interrogazione alla Ue         

    Bruxelles, Belgrado – Nella mia interrogazione scritta alla Commissione Europea, di ieri 2 settembre 2013, ho sollevato il caso di focolai di presunti estremisti islamici in Serbia. "Il quotidiano serbo Nase Novine scrive che, recentamente, i Servizi segreti serbi (Bia) hanno arrestato in un villaggio vicino ad Arandjelovac (50 km a sud da Belgrado) quattro presunti estremisti islamici wahabiti (il wahabismo è una delle correnti più fondamentaliste dell'Islam sunnita) e un militare serbo in pensione.  Nella perquisizione della casa di quest'ultimo hanno trovato grandi quantità d'armi automatiche, bombe e munizioni". Poiché la Serbia ha ottenuto lo status di Paese candidato all'UE, ho chiesto alla Commissione "come la stessa intende intervenire affinché questi focolai di estremisti islamici vengano debellati".

    Comunicati Stampa di Mario Borghezio – Deputato al Parlamento Europeo

    Interrogazione di Lunedì, 2 Settembre 2013

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  • Rubrica: Monitor sull’Europa in Pillole

    Rubrica: Monitor sull’Europa in Pillole

    Mercoledì, Aprile 24th/2013

     Rubrica: Monitor sull'Europa in Pillole  

    A Cura di Sergio Basile e della Redazione di Qui Europa

    Union europea,  Austerity, Barroso, Unione Bancaria, Stati uniti d'Europa, Integrazione, Allargamento, Serbia, Portogallo, Spagna, Regno Unito, Germania, Italia, Angela Merkel, Italia, Bilancio, Evasione Fiscale, Paradisi Fiscali, Eurostat, Medicine, Tasse, Fisco, Economia, Università di Coimbra, Hollande Stuart, Finanza, Tobin Tax, Decreto Sblocca Crescita in Spagna, Governo Sararas, Grecia, In Cella 

    Rubrica: Monitor sull'Europa. Le News

    dall'Ue in Pillole

    Le Ultime notizie dall'Unione Europea e dai Paesi membri

    Unione Bancaria, Cosa bolle in pentola?

    Stati Uniti d'Europa: Gli Usa e Barroso fremono e spingono

    Italia. Per l'Ue Napolitano è una garanzie per le riforme

    – Italia: Befera e Moavero benedicono Redditometro e Manovra

    Evasione Fiscale: arriva la Piattaforma Ue anti-evasione

    – La Germania e le spinte Anti-Euro

    Spagna: Venerdì il governo presenta Piano Stabilità Triennale

    Grecia. Clamoroso: cella per chi non paga il debito fittizio

    Olanda: ora anche asterdam sfora Maastricht. Indulgenza Ue

    Portogallo. Il Prof. Stuart Holland e la curiosa ricetta per l'Ue

    Allargamento: Via Libera alla Serbia

    Regno Unito: ora anche Londra fa Ricorso contro la Tobin Tax

     

    A Cura di Sergio Basile e della Redazione di Qui Europa – Il punto

    Unione europea in Pillole

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Unione Europea – Bruxelles                                                                                          

    Austerity/Barroso. Propaganda della Commissione Ue: Stop all'austerity

     Ma ci chiediamo: MES,  Fiscal Compact, Patto di stabilità e credit Crunch dove li mettiamo? Come si può disseminare ai quattro venti – mezzo stampa – tali frottole, quando l'austerity è oggi il pilastro che regge l'intera costruzione comunitaria?

     Unione Bancaria: da Bruxelles i padroni della Fed Usa, Dettano legge:

       subito l'Unione bancaria. Kerry:  "Il mondo inchiodato nei vecchi conflitti"        

    – Stati Uniti d'Europa: per Barroso non sono un tabù.

      Barroso: non bisogna aver paura del federalismo    

    Stati uniti d'Europa. L'Ue rincara la dose: più integrazione 

    Come trattato in più occasioni il punto è proprio questo: l'Unione Bancaria e gli Stati uniti d'Europa sono il reale obiettivo degli Usa, di Israele e delle altre potenze anglofone alleate che tengono sotto scacco i popoli europei, con la complicità di molti governi Ue, cosiddetti "liberali", capeggiati dalla Germania 

    Bilancio. Ue:bilancio 2014-2020: tempi stretti, a rischio i pagamenti      

    Evasione Fiscale. Commissione Ue: al Via la piattaforma Anti-evasione.

       La proposta è stata presentata ieri dal Commissario alla Fiscalità, Semeta.  

    La Commissione Barroso ha creato un apposito comitato anti-evasione fiscale (fenomeno che ogni anno incide sull'economia continentale per qualcosa come oltre 1000 miliardi di euro)  formato da autorità nazionali ed esperti di settore. Ciò al fine dichiarato di combattere l'evasione nei paradisi fiscali, di combattare i problemi legati alla doppia tassazione e di tutte quei mezzi (tristemente noti) utilizzati per pagare meno tasse. Ci chiediamo alla luce di ciò: la Commissione prenderà in esame il caso delle multinazionali che pagano imposte indirette irrisorie non nel Paese di vendita (es.: L'Italia, come dovrebbe essere in un mondo normale) ma nel Paese in cui hanno sede fiscale? (es.: il Lussemburgo).

    Salute e Medicina. Agenzia Ue: no a staminali senza regole precise        

    Statistiche/Eurostat. Eurostat: in italia deficit giù al 3%.

       Ma Bruxelles avverte: avanti con il risanamento.

    Governo o non Governo, ci pare di capire che le cosiddette "riforme"  (distruttive e scellerate riforme) dovranno continuare lo stesso.  Chi lo ha deciso – ci chiedimo – la Trilaterale, il Bilderberg Club o forse la Casa Bianca?  La scelta comune sembra l'ipotesi migliore. Voi che dite?

       Italia – Roma                                                                                                                  

    Riforme/PDR Secondo Bruxelles Napolitano è una garanzia.

       Ma l'Europa – ovviamente – vuole le riforme. Le distruttive riforme coloniali     

    Guardacaso lo Spread è sceso a quota 282, la Borsa corre – I media parlano di effetto fiducia: ma  in vero è più onesto parlare di grandissima presa per i fondelli. Come mai – ci chiediamo – fino a qualche giorno fa – con Napolitano sul trono del Quirinale – lo spread minacciava di riscoppiare. Quando ci faranno la grazia i TG di finirla nel ripetere queste assurdità bestiali? spread a 282 punti             

    Tasse/Fisco/Redditometro Redditometro:

      Befera lo vuole contro gli spudorati?

    Cioè – aggiungiamo – i poveri Italiani tartassati, con una pressione fiscale dittatoriale e da Recod del mondo.Ciò mentre Equitalia continua a mietere vittime, in tutti i sensi, sotto la sapiente regia delle banche che la controllano e dell'INPS 

    Tasse/Fisco. Il Saggio Moavero (l'Emminenza Grigia)

       benedice la nuova manovra-Italia

    Grandi lodi dell'ex-ministro (saggio) Moavero Milanesi (l'emminenza grigia) verso la nuova manovra finanziaria. Secondo Moavero si guadagnerà oltre 1 mld. Peccato che alla banche gli Italiani ne continuino a pagate 90 di miliardi  l'anno! Assurdo P.S.: Qualcuno lo spieghi al povero Moavero!

    Agricoltura. Il Ministro Catania: l'Ue chiarisca sulle misure transitorie 2014  

      Portogallo – Lisbona – Coimbra                                                                                     

    – Banche/Credito/Economia: Idee anti credit-crunch

       La ricetta Curiosa ricetta del Professor Holland Stuart (amico di Giuliano Amato)

    Keynes a quanto pare aveva ragione su molte cose: anche in merito al riciclo dei surplus globali, e non soltanto sul condivisibile pilastro dogmatico del "Deficit Spending". Ma a quanto pare la ricetta promossa dal Professor Hollande Stuart dell'Università di Coimbra (Portogallo), già collaboratore di Delors,  non promette nulla di buono. Cosa propone il professor Holland Stuart (caro a Giuliano Amato): il ricorso a bond (quindi nuove forme di debiti ed indebitamenti) del FEI (Fondo Europeo degli Investimenti). Una soluzione che secondo il professore potrebbe far ripartire la domanda interna all'Eurozona e favorire anche la Germania. Ma ciò – ci chiediamo – a prezzo di che? Semplice!: a prezzo di nuovi interessi sul debito, per la gloria della speculazione internazionale. Non sarebbe meglio rottamare il Sistema target2, ed impugnare i dittatoriali parametri fissati a Basilea 3, sull'innalzamento dei coefficienti di riserva patrimoniale obbligatori delle banche? Credo proprio di si! Spiegatelo ad Hollande Stuart e ad Olli Rehn. Per l'amor del Cielo! Non ci proviamo da due anni dalle colonne di Qui Europa, ma la tecnocrazia legge solo i giornali che si offrono al dettato dell'euro-casta.

     Spagna – Madrid                                                                                                                     

    Economia: Al Via il Presunto Piano "Sblocca-Crescita" in Spagna?

       Non c'è da fidarsi! Ovviamente!

    Venerdì il Governo Spagnolo presenterà il documento di Stabilità per i prossimi 3 anni: all'orizzonte tagli e tasse. Ma i media parlano – così come avvenne in italia con il decreto "Salva Italia" – di misura sblocca crescita. Insomma, sempre la stessa minestra velenosa.

     Germania – Berlino                                                                                                                 

    Euro/Angela Merkel: Alla Merkel, l'Europa comincia a stare stretta?

       Tutta tattica!    

    – Euro: Le Spinte anti-euro spaventano la Germania? Certo! Ecco il perchè!

    Si vocifera su uno presunto disinteresse della Germania verso l'Eurozona e l'Europa, in generale Ovviamente è solo pura e semplice strategia mediatica: infatti l'euro – come ormai noto – avvantaggia in mille modi l'egemonia economica tedesca sulla colonia anglofona chiamata "Unione europea". O meglio – come detto in più occasioni – sull'Eurozona e i suoi altri 16 sventurati membri che in virtù del diabolico Sistema Target2 (vedi il funzionamento nell'articolo in allegato) riesce a creare surplus commerciale che non riusciva minimamente ad ottenere fino al 2007: anno d'inaugurazione del famigerato Sistema di Regolamentazione Interbancaria tra banche centrali, di cui sopra.

      Olanda – Amsterdam                                                                                                  

    Conti Pubblici: L'Olanda sfora i limiti di Maastricht

    Guardacaso ora L'Ue allenta il super-rigore. Perchè lo stesso trattamento non si è avuto verso i Piigs? Due pesi e due misure, nella dittatoriale Ue. Ulteriore prova che l'Eurozona è una gabbia costruita appositamente per tagliare le gambe ai cittadini di particolari stati, in favore di altri. 

      Grecia – Atene                                                                                                                

    Carcere/Drebito. Grecia choc, in cella chi non paga i debiti con lo Stato 

    Ma cosa accade agli usurai internazionali dell'FMI e della Troika? Nulla!

      Serbia – Belgrado                                                                                                           

    Allargamento. Via libera Ue ai negoziati per l'adesione della Serbia    

    Molti dei 17 Paesi dell'Eurozona pensano alla fuga, ma i Paesi dell'Ex Jugoslavia tenuti sotto controllo dai rispettivi governi, si preparano ad entrare nell'Ue. A Luglio – come detto – toccherà alla Croazia.

      Regno Unito – Londra                                                                                                  

    Finanza/Tobin tax. 

       Londra fa ricorso sulla tassa alle transazioni finanziarie adottata dai 11

       Paesi Ue: secondo Cameron, tale tassa starebbe bloccando

       gli investimenti anche nella City

    Finora la stampa ha ben accolto l'ingresso della tobin Tax ad 11, pur sapendo che la mancata adozione da parte di tutti sarebbe stata controproducente per gli stessi Paesi adottanti, poichè avrebbe inibito gli investimenti e favorito la fuga di capitali all'estero. Ma evidentamente ora gli effetti si avvertono anche sulla "co-padrona" dell'Europa: la grande alleata Usa, chiamata Inghilterra.   

    di Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Giovedì, Gennaio 24th/ 2013 – di Sergio Basile – Crimini contro l'umanità / Nobel per la Pace / Denuncia / Quarto reich / Eurozona / Angela Merkel /   Manuel Barroso / Christine Lagarde / Wolfgang  Schauble / Herman van Rompuy / BCE / Quanto Reich / Troika / FMI / Federazione Europea / Unione europea / […]

    Unione Europea – Ci Vogliono Rovinare!

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    Lunedì, Gennaio 21st/ 2013 – Dott.ssa Patrizia Stella –   Iniziativa di Libero Confronto – Pensa e Scrivi di Qui Europa Unione europea / Crisi morale / Piano Massonico / Ilva / Sovranità Nazionale / Sovranità Rubata / Complicità dei Media / Demonio / Distruzione della Famiglia / Nuovo Ordine Mondiale / Laicismo / Lobby […]

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    Venerdì, Febbraio 22th/ 2013 – – di Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois –  Impariamo dagli Islandesi, Lezione Islandese, Islanda, Grecia, tasse, bollette, Unione Europea, BCE, Troika, Fondo Monetario Internazionale, Media Occidentali, Censura mediatica, Dittatura, Notizie da Bassa campagna elettorale, Unione europea , Colonialismo, Einar, Már Guðmundsson, Reykjavik, Rivoluzione silenziosa, sistema economico, Inghilterra, Olanda, Economia della Truffa, Porcellum, […]

    Unione Bancaria: Diciamo un Secco No!

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    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012 – di Max Cittadino – Unione bancaria / Bruxelles / Francoforte / Roma / Eurozona / Bce / Mario Draghi / Too Big To Fail / Rinazionalizzazione della banca d'Italia / Nazionalizzazione dei Gruppi bancari / Humus criminogeno / Project Bond / Unione Bancaria / Signoraggio bancario / Euro / Lira […]

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    Martedì, Agosto 28th/ 2012 – di Sergio Basile – Bundesbank / Jens Weidmann / Eurozona / Francoforte / Berlino / SEBC / Articolo 11 del SEBC / Wolfgang Schauble / Francoise Hollande / Angela Merkel / Mario Monti / Mario Draghi / Grecia / Italia / Antonio Samaras / Austerity / MES / ESM / […]

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    Domenica, Febbraio 24th/ 2013 – di Vincenzo Folino e Sergio Basile – Nazioni, Ue, Bruxelles, Accentramento, Parlamento Europeo, Hans Gert Poetterong, Altiero Spinelli, Distruzione degli Stati Nazionali, Massoneria Internazionale, Progetto Mondialista, Nuovo Ordine Mondiale, Mariolina Sattanino, Mondialismo, Carlo De Benedetti, Enzo Moavero, Gianni Pittella, Ferdinando Nelli Feroci, Esercito Comune, Politica Estera Comune, Mani sui popoli europei  […]

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    Venerdì, Giugno 1st / 2012  – di Sergio Basile – Parlamento europeo / Bce / Mario Draghi / Audizione / Commissione europea / José Manuel Barroso / Fantasia / Angela Merkel / Debtocracy / Eurobond / Speculazione / Qui Europa / Europa / Controinformazione / Sergio Basile / Olanda / Stati Uniti d'Europa / Piano […]

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    Venerdì, Febbraio 8th/ 2013 – Redazione Qui Europa – La Truffa Bancaria  / Schiavi di un Debito Illegale – Le Repubbliche Marinare / Truffa Bancaria / Crisi dell'Eurozona / Crisi del 1929 / Federal Reserve Act / FED / Signoraggio Bancario / Rinascimento  / Mercantilismo / Monte dei Paschi di Siena / Casa delle compere / […]

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    Lunedì,  Aprile 8th/ 2013 – L'Editoriale di Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois  –  Unione Europea, Fmi, Mes, Bce, Ue, Tasse, Imposte, Imu, Craxi, Partito socialista italiano, Aldo Moro, Mani pulite, Usa, Germania, Inghilterra, truffa dell'Eurozona, Sacco del Britannia, Caso Ferrovie Sud, Massoneria, MES, FMI, Meccanismo Europeo di stabilità, truffa dell'Eurozona, Equitalia  La Grande Menzogna della Tassazione – Prima […]

    Euro, Moneta ormai inutile a Livello Mondiale. Yuan verso la Leadership

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    Giovedì,  Aprile 4th/ 2013  – di Sergio Basile  – Unione europea, Euro, Ue, Eurozona, Youan, Brucs, Competitività, Mercato mondiale, ruolo della moneta unica, inflazione, recessione, basilea 3,Credit Crunch, Aggiustamenti fiscali, Mario Draghi, BCE, Sovranità Monetaria, India, Cina, Italia, Pechino, New Dehli, Usa, Russia, Sudafrica, BRIC    Euro, moneta ormai inutile. Yuan verso   la leadership mondiale col […]

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    Giovedì,  Aprile 4th/ 2013  – di Sergio Basile e Silvia Laporta – Francia, Unione europea, Ue, Parigi, Roma, Italia, Francois Hollande, Recessione, Colonie Africane, Bruxelles, Francoforte, eurozona, Paesi membri dell'euro zona, Insee, Istituto Nazionale di Statistica Francese, Record, Debito Pubblico, Pierre Moscovici, Colonialismo in Africa, Gerard Depardieu, Napoleone Bonaparte, Italia, Italia capro espiatorio dell'Eurozona    Cricche Francesi […]

    Italia – Commissariamento dietro l’angolo: l’Ultimatum di Bruxelles

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    Mercoledì,  Aprile 3rd/ 2013  – di Vincenzo Folino e Sergio Basile – Ue, Deficit, Commissione europea, Olivier Bailly, Spagna, Portogallo, Francia, Olli Rehn, Eurostat, MES, Fiscal Compact, Eurostat, Affari Economici e Monetari, Eurozona, Palazzo Chigi  Italia – Commissariamento dietro l'angolo: l'ultimatum di Bruxelles  Debtocracy – Dalla Commissione Europea, proroghe solo per Francia, Portogallo e Spagna Italia sulla scia […]

    Lisbona – Chiesa ed Esercito contro il Governo. Cittadini in Maschera per protesta contro l’Austerity

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    Sabato,  Marzo 30th/ 2013  – di Sergio Basile – Portogallo, Eurozona, Pigs, Austerity, Lisbona, Bruxelles, Euro, Truffa dell'Eurozona, Passos Coelho, Disumane politiche di austerity, Tagli istruzione, Protesta in maschera, Disoccupazione, Analfabetismo, Giovani generazioni perse  Lisbona – Chiesa ed Esercito contro il Governo. Cittadini in Maschera per protesta contro l'Austerity Analfabetismo – Al Portogallo il record europeo […]

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    Mercoledì,  Marzo 27th/ 2013  – L'Editoriale di Ylenia De Marco e Sergio Basile – Italia, Economia, Crisi Economica, Truffa dell'Eurozona, Euro, Dittatoriale Eurozona, Ylenia De Marco, Ritorno alla Lira, Unione, Vademecum per distruggere l'economia di un Paese, Catanzaro, Auchan, IVA, Made in Italy, Confesercenti, Chiusura esercizi commerciali, Regime mediatico, Dominio Tedesco, Germania, Eurospin, Shopping, Cina, Vino, […]

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    Sabato, Novembre  10th/ 2012 –  di Sergio Basile –  La Merkel annuncia i passi der il Super Stato Ue e suona la carica all'euro-casta / Europa / Unione Europea / Germania / Italia / Angela Merkel / Mario Monti / Mario Draghi / Giorgio Napolitano / Stati Uniti d'Europa / Piano mondialisyta / Lobby bancarie […]

     

  • Mentre in molti pensano alla fuga dall’Euro la Croazia entra nel club dei 27

    Mentre in molti pensano alla fuga dall’Euro la Croazia entra nel club dei 27

    Venerdì, Aprile 19th/2013

    – Parlamento europeo, Comunicato stampa, Bruxelles –

    Croazia, Unione europea, Zagabria, Bruxelles, Ue, Danimarca, Germania, Serbia, Libor Roucek, Europa, Ljubljanska Banka, Slovenia, Eurozona, Eurodeputati 

    Croazia pronta ad entrare nell'Ue 

    Mentre in molti pensano alla fuga dall'Euro

    la Croazia entra nel club dei 27

     

    Comunicato Stampa, Parlamento europeo 

    Croazia

     Parlamento europeo – La Croazia è pronta per entrare nell'Ue  

    Bruxelles, Zagabria – La Croazia è sulla buona strada per diventare il 28° stato membro dell'Unione europea il prossimo 1° luglio, secondo quanto affermano i deputati in una risoluzione approvata ieri  giovedì 18 Aprile. Nel testo, si sottolinea la stabilità della democrazia croata, l'economia sociale di mercato e la capacità del Paese di adempiere agli obblighi di adesione, e si invitano gli ultimi due stati membri che devono ancora ratificare il trattato di adesione a farlo senza indugio. La Croazia non può entrare nell'UE fino a quando tutti gli stati membri non abbiano ratificato il trattato di adesione. Finora, 25 paesi hanno completato il processo di ratifica, Danimarca e Germania devono ancora farlo. Il Parlamento europeo ha dato il proprio consenso all'adesione della Croazia il 1° dicembre 2011. "Il percorso della Croazia verso l'adesione all'Unione europea – che ha comportato una profonda trasformazione di tutti gli aspetti delle politiche pubbliche – sta per finire. L'adesione della Croazia renderà l'Unione europea più forte e più sicura", ha detto Libor Rouček (S & D, CZ), relatore. "Il successo della Croazia manda anche un segnale incoraggiante agli altri stati candidati e aspiranti tali della regione."

     Un ruolo costruttivo nella regione                                                         

    Secondo i deputati, la Croazia dovrebbe svolgere un ruolo attivo nel processo di stabilizzazione e integrazione europea dei Balcani occidentali e condividere la sua esperienza con gli altri paesi. Il Parlamento ha insistito sul fatto che le questioni bilaterali non devono essere utilizzate per ostacolare il processo di adesione dei paesi candidati ed hanno invitato la Croazia a impegnarsi attivamente con i paesi vicini per risolvere tutte le questioni ancora aperte. "I deputati – si legge nel comunicato – sostengono con favore i passi compiuti dalla Croazia e dalla Serbia per migliorare le loro relazioni, così come il protocollo d'intesa firmato con la Slovenia sulla risoluzione del caso Ljubljanska Banka".

     No a restrizioni eccessive della libertà di movimento                      

    I deputati hanno infine affermato come le restrizioni all'accesso al mercato del lavoro si siano rivelate dannose per il benessere degli stessi Stati membri che le hanno imposte e hanno dunque chiesto agli Stati membri di utilizzare tale possibilità solo quando strettamente necessaria. La risoluzione è stata approvata con 529 voti a favore, 36 contrari e 39 astensioni.

     L'Osservazione della redazione                                                                

    Certo, enfasi d'allargamento a parte, risulta davvero curioso vedere come dietro l'euro-euforia del governo e dei vertici dell'Ue, in realtà il popolo croato dimostri una sostanziale indifferenza verso l'Ue – ed oggi ancor più che nei mesi scorsi – e verso il progetto comunitario nel suo complesso. Altra osservazione riguarda poi la pseudo crisi. Ci chiediamo: la florida e giovane Croazia sarà risucchiata in questo folle vortice incentrato sulle menzogne? I Paesi dell'Eurozona, specie quelli del Sud Europa, sempre più decisi ad evadere dall'eurogabbia sembrano non aver dubbi in merito.

    Redazione Qui Europa – Comunicato Stampa P.E.

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  • Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Strage del Pane in Siria – Contraddizioni e Mancanza di Prove

    Mercoledì, Dicembre 26th/ 2012 

    – di Marinella Correggia – 

    Strage del Pane in Siria / Strage di Natale / Siria / Pace in Siria / Movimenti pacifisti / cattolici / Unione europea / Usa / Nato / Onu / appello alla comunità internazionale e al Papa /esercito regolare siriano / residenti di Ras al-Ain / case sequestrate / decenni in pace e fratellanza /  cristiani espulsi dalle loro case / 70.000 persone sono fuggite / Oltre 40 mila vittime in Siria / città fantasma / Halfaya / Londra / Russia Today / guerra chimica delle parole / Damasco / inviato dell’Onu / Lakdar Brahimi / Al Arabiya / Al Jazeera /  Reuters / TG3 / Fatto Quotidiano / smentita del governo di Damasco / Agenzia Sana / Syrian Tv / Analisi video equivoci / Tg1 Rai / Pesantissime incongruenze sui video / Mediawerkgroep Syrië / massacro di Tremsheh / Mig Russi / Radio Irib / Consiglio Nazionale Siriano / Coalizione di Doha / Michel Collon / Strategie usate in Libia / Guerra Nato in Libia / Mercato di Sarajevo / Consiglio di Sicurezza Onu / Serbia / sanzioni economiche / Jugoslavia / The Independent / strage di Markale /  Jasushi Akashi / Deutsche Presse Agentur / rapporto segreto Onu / Segretario Generale Butrous Ghali /

    Siria – "Strage del Pane" a Natale:

    contraddizioni mancanza di

    prove nei video dell’opposizione 

    anti Assad

    La Propaganda  dei Signori della Guerra

    non si ferma neanche a Natale.

    Pesanti incongruenze anche nel numero

    dei morti: da 30 a 300

    Follia pura – Così cercano i pretesti per

    rovesciare il Governo Assad e per giustificare

    l'intervento armato in Siria

    Halfaya, Siria – E’ troppo chiedere ai media di analizzare le denunce e i materiali video che ricevono, facendosi le classiche domande: chi, come, se, perché, cui prodest, eccetera? Non lo hanno fatto, né in Italia né all’estero, di fronte alla cosiddetta “Strage del pane” ad Halfaya, Siria, lo scorso 23 dicembre: “Mig di Assad uccidono trecento persone mentre in mille facevano la fila per il pane”. E' stato questo il "titolo" diramato dalle agenzie stampa occidentali.

     Sanguinosi Pacchi di Natale – Video propaganda anti-Assad 

    Gli oppositori del cosiddetto "Osservatorio siriano per i diritti umani" basato a Londra e dei Comitati di coordinamento locali hanno diffuso video che proverebbero un presunto bombardamento dell'aviazione siriana (Mig russi) contro mille civili in coda per il pane ad Halfaya. Perché? Per ritorsione contro l’avanzata dell’opposizione armata, sostengono i media.

     Un atto diabolico – La Strage del Pane 

    Mandare un aereo a massacrare per ritorsione persone inermi affamate e per di più intorno a Natale, sarebbe non solo un atto diabolico ma anche suicida. Quel che ci vuole per tirarsi addosso l’ira armata del mondo, allienandosi anche chi continua a sostenere il negoziato anziché interventi militari.

     Un Atto suicida sconveniente che Assad non avrebbe mai commesso 

    Tanto più che in Siria e dunque nel mondo infuria quel che l'emittente Russia Today ha definito guerra chimica delle parole (con governo e gruppi armati ad  accusarsi reciprocamente dell’uso di armi vietate; ma solo le accuse dei gruppi armati sono tenute per buone). E tanto più che nello stesso giorno arrivava a Damasco l’inviato dell’Onu Lakdar Brahimi per parlare con il presidente Assad.

     Occidente – Propaganda a senso unico – Nessun legittimo dubbio 

    Eppure le notizie e i video sul 23 dicembre sono ripresi da tutti i media internazionali – e italiani – esattamente nella versione proposta dall’opposizione, senza avanzare dubbi di natura giornalistica sulle “prove video” le quali mostrano molte contraddizioni e nulla rivelano sui colpevoli, né sulla dinamica. L’unica cosa certa, come per tantissime immagini e notizie su questa orrenda guerra fomentata, è che ci sono morti.

     La Guerra Mediatica non si chiede "chi, cosa, come e perchè" 

    Madrina della “notizia” è stata la tivù satellitare saudita Al Arabiya, con la cifra di 300 uccisi che ha rotto ogni argine nella diffusione della notizia. La tivù saudita non è nuova agli exploit: nel febbraio 2001 un suo twitter lanciò la enorme e tragica bufala dei “diecimila morti in Libia”, una strada senza ritorno. Nel poco tempo in cui l'Ansa ha dato per certo il numero di 300 morti la notizia – poi ridimensionata – questa è stata posta in testa alla home page del sito. Dopo il ridimensionamento è tornata in una posizione meno visibile. Poche ore dopo, l’emittente qatariana Al Jazeera metteva in evidenza la denuncia di “attivisti” di Homs per i quali sette persone sarebbero morte per aver inalato un gas sconosciuto.

     Il Summit dei Paesi del Golfo filo-occidentali e le Strategie mediatiche 

    In questi giorni, è una coincidenza (?) i paesi del Golfo si sono incontrati e hanno parlato anche di Siria. Inoltre, nei giorni festivi o prefestivi ci sono meno notizie, addirittura mancano i quotidiani (a Ferragosto e Natale), le agenzie staccano almeno per qualche ora completamente. Quindi le notizie hanno una "persistenza" molto maggiore. Insomma una notizia in un giorno del tipo ferragosto, Natale, capodanno, può avere un impatto molto superiore a una notizia analoga uscita in un giorno feriale qualsiasi. Oltre a ciò i media, non solo italiani, prendono per buone le denunce dell’opposizione senza cercarne le provePer il Tg3: “Novanta morti secondo fonti ufficiali, oltre 300 secondo il canale satellitare al Arabiya”. Per il Tg3, dunque, “ufficiale” è la fonte dell’Osservatorio siriano di Londra.

     La Notizia "Surreale" del "Fatto Quotidiano" 

    Surreale anche il Fatto Quotidiano (versione stampata) del giorno 24 dicembre: “Nessuno si aspettava che lo spietato regime siriano avrebbe fermato i suoi jet carichi di bombe e il lancio di scud, per concedere ai cittadini siriani di fede cristiana di prepararsi al Natale” (eppure, come tutti sanno, i cristiani in Siria sono nel mirino non dei Mig e degli Scud ma dei gruppi armati dell’opposizione islamista). Il Fatto online cita l’emittente saudita, con le sue fonti: testimoni oculari e attivisti anti-regime dei comitati locali (Lcc) e dall'Osservatorio per i diritti umani.

     Reaters – Grossolane imprecisioni e Guerre di numeri 

    Qualche richiamo internazionale. Dall’agenzia Reuters: “Decine di persone uccise e molte altre ferite in un attacco aereo governativo contro una panetteria, domenica, secondo gli attivisti (…) se confermato, l’attacco ad Halfaya, presa dai ribelli la settimana scorsa, sarebbe uno egli attacchi aerei più mortali nella guerra civile in Siria”. Come prova si citano i video e un “attivista” locale: “Quando sono arrivato sul posto c’erano pile di corpi a terra, e fra questi donne e bambini” (NB. L’attivista non parla di aerei) (…) “I residenti di Halfaya parlano di 90 morti, l’Osservatorio di Londra di 60”.

     Cifre in Liberta anche sulla CNN 

    Cifre in libertà anche sulla Cnn (che almeno fin dal titolo precisa che è una denuncia dell’opposizione): secondo i Comitati di coordinamento locale – che riforniscono di notizie l’Osservatorio a Londra – “sono state uccise oltre 100 persone ma il numero è destinato a salire; un attivista ha visto la sepoltura di almeno 109 persone”. (…) L’attivista locale – sono sempre chiamati attivisti anche gli armati – spiega che “gli addetti dell’ospedale hanno dichiarato che l’area del panificio non era raggiungibile” (NB.: Come mai se Halfaya è nelle mani dei gruppi armati?). Subito dopo lo stesso attivista sostiene che “gli ospedali non riescono a curare tutti i feriti”. Ma le contraddizioni sarebbero state ancor più corpose se i media si fossero dati la briga di analizzare per bene i video portati come prova…

     Le Smentite di Assad, Ignorate dai Media ( Due Pesi, Due Misure ) 

    Naturalmente quasi nessuno riporta la smentita del governo di Damasco, veicolata dalla agenzia Sana. Eccola, per un pò di par condicio: “Gruppi terroristi hanno attaccato la cittadina di Hilfaya e commesso crimini contro la popolazione (…) per poi girare video in modo da accusare l’esercito siriano di questi crimini. Residenti di Hilfaya hanno accusato i gruppi armati di aver attaccato il dispensario e la municipalità” (NB.: Un video mostra armati trionfanti sui tetti di questi edifici). “Gli abitanti hanno detto di aver chiamato l’esercito il quale ha affrontato i terroristi eliminandone un gran numero”.

     L'Analisi di Syrian TV dei Video equivoci 

    La Syrian Tv ha analizzato i video sottolineando le incongruità nelle denunce verbali che accompagnavano le immagini e le non corrispondenze fra lo stato e il numero dei corpi (e l’essere questi tutti uomini) e la denuncia di un massacro per via aerea su una folla enorme di donne e bambini.

     Cosa è successo davvero ad Halfaya? – L'analisi Imparziale dei Video 

    Gruppi di persone sparse in diversi paesi (Siria inclusa) si sono permesse il lusso di ignorare entrambe le versioni (essendo esse di parte) e di studiare i video. Tutte le loro versioni – e il buon senso – concordano nel dire che A) i video non sono credibili perché sono contraddittori, B) i video non portano alcuna prova sul colpevole e sulle circostanze. In particolare ci soffermiamo su questi due link: http://www.youtube.com/watch?v=-wO9fGIQdqA#t=09m41shttps://www.youtube.com/watch?v=SpFyiom7Nog (che vi invitiamo a guardare). Rileviamo quanto segue.

     Pesanti e gravissime incongruenze rilevate  

     1 – Aerei 

    – 1) Non c’è traccia di passaggio di aerei e nessun segno che possa indicare chi ha sparato e in quale circostanza e contro chi.

     2 – Donne e Bambini 

    – 2) Non ci sono donne e bambini fra gli uccisi, i quali ultimi sembrano meno numerosi di quanto denunciato.

     3 – Panificio 

    – 3) Nessun indizio per capire che si tratti di un panificio, anzi… un particolare mostrerebbe la messinscena: nel video un uomo depone per terra un pane tondo tradizionale, sul sangue. Per mostrare al mondo che si trattava di una panetteria? Poco dopo un’altra mano raccoglie il pane.

     Il curioso commento del TG1 RAI 

    Ma come ha tradotto il Tg1 della Rai sul suo sito? "Uno scatto fra gli altri testimonia la strage, quello di un ribelle che raccoglie una tradizionale pita, il pane siriano, da una pozza di sangue". A conclusioni simili sono arrivati anche gli attivisti europei di Mediawerkgroep Syrië.

     La controanalisi del sito Syriatruth: Gigantesche incongruenze 

    http://www.syriatruth.org/news/tabid/93/Article/8848/Default.aspx – L’analisi del sito siriano Syriatruth che non è governativo né sostiene l’opposizione armata: “Anche volendo trascurare la solita "coincidenza" tra la strage e l'arrivo di Brahimi a Damasco – sostiene il sito – da una prima analisi dei filmati emergono alcune incongruenze rispetto alle notizie poi diffuse:

     1 – Donne e Bambini 

    – 1) non si vedono donne o bambini, eccetto una donna e un ragazzo, forse solo dei passanti; e tutte le vittime sono uomini adulti.

     2 – Numero delle vittime 

    – 2) Il numero massimo delle vittime dovrebbe essere tra i 20 e i 30 (cifra ben distante dai 90 di cui si parla, figuriamoci dai 300!). Se i primi due elementi possono ridimensionare la tragedia, ma non diminuirne la gravità, il terzo sembra più significativo:

     3 – Macerie 

    – 3) dalle immagini non risultano macerie tali da far pensare a un bombardamento aereo, non ci sono tracce dell'impatto della bomba o missile lanciato dal presunto Mig, ma solo un foro sull'edificio e rovine di piccola entità, più facilmente riconducibili a un ordigno di modesta portata. Questo particolare genera un altro quesito: da dove arrivano le macerie visibili sotto l'edificio? Non certo dall'unico foro che sembra visibile.

     4 – Fila di persone davanti un panificio?  

    – 4) Ulteriore interrogativo: se, come si racconta, sono state colpite delle persone in fila per il pane, perché si vedono solo corpi al di fuori della struttura e l'interno non è quasi inquadrato? E come mai è ancora quasi perfettamente integro?

     5 – Date 

    – 5) Un altro particolare riguarda la data: in un video più volte si ribadisce che è sabato 21 dicembre; mentre in un altro si parla del 23 dicembre.

     6 – Luogo – Curiosi e strani particolari 

    – 6) Il luogo, poi, è pieno di gruppi armati, alcuni in uniforme, altri in abiti civili, ma comunque armati (in una scena è chiaramente visibile che uno di loro toglie un kalashnikov dalle mani di un cadavere)”.

     7 – Mig – Dinamica illogica ed inopportuna 

    Non si sa dunque cosa sia successo. Le ipotesi sono diverse e nessuna per ora verificabile, ma la più assurda è proprio che un Mig bombardi sotto gli occhi del mondo mille persone in fila per il pane. Le vittime potrebbero essere come in altri casi (ad esempio il “massacro di Tremsheh”), membri di gruppi armati utilizzati per creare un altro possibile casus belli contro il governo siriano. Il sito potrebbe in effetti essere stato bombardato dall’esercito, negli scontri che avvengono quotidianamente con l’opposizione armata, in ambito anche urbano, là dove la guerra è stata portata.  Poiché non ci sono prove che fosse un centro per la distribuzione del pane al momento della tragedia, potrebbe essere stato uno spazio preso dai gruppi armati per fabbricare esplosivi ed essere esploso. C’è poi chi (come la Radio Irib) sostiene che potrebbe essersi trattato di un colpo portato da una delle fazioni dell’opposizione all’altra, piazzando un ordigno in piena città. Non si sa. Quel che è certo è che a causa della guerra, delle sanzioni, dei furti il pane scarseggia.

     8 – Disinformazione – Ipotesi scambiate per certezze assolute 

    Abbondano invece le “notizie” di bombardamenti aerei su file per il pane e panifici: il Consiglio Nazionale Siriano – un pò detronizzato dalla neonata Coalizione di Doha – denuncia alla tivù satellitare saudita un attacco a Homs con dieci bambini morti; e i Comitati di coordinamento di Homs parlano di un bombardamento aereo a Talbise, anche lì colpito un panificio (e un ospedale da campo) con vari morti fra cui bambini e donne. Anche lì, sul “chi, come, se, perché” non ci sono prove. La disinformazione legittima l’ingerenza anche militare e quest’ultima aumenta la guerra e i morti, in un perfetto circolo vizioso.

     Casi precedenti – Libia e Sarajevo  

     Gli aerei di Gheddafy  

    Ricordiamo en passant che la "Guerra Nato in Libia" dovette molto, nella fase di preparazione anche mediatica, alle denunce senza prove circa i Mig governativi che massacravano manifestanti pacifici. Tutto falso, si è scoperto. Ben presto, ma troppo tardi.

     Il Mercato di Sarajevo 

    Ricordiamo anche alcuni episodi a Sarajevo negli anni Novanta. Citando Michel Collon, giornalista belga da tempo attivo sulle “menzogne di guerra”: Il 27 maggio 1992 una bomba uccide almeno sedici persone che facevano la coda davanti a una panetteria a Sarajevo; un centinaio i feriti. Subito vengono accusati gli assedianti serbi. Il Consiglio di Sicurezza Onu decreta sanzioni economiche contro quel che rimane della Jugoslavia, ovvero Serbia e Montenegro, accusata di appoggiare i serbi di Bosnia.

     Strage a Sarajevo – lnchiesta ONU mai pubblicata 

    Un’inchiesta sui responsabili, effettuata in seguito all’Onu, non verrà mai pubblicata.

     Strage a Sarajevo – Le rivelazioni scomode  di "The Indipendent" 

    Il giornale britannico The Independent spiegò in seguito: ‘I responsabili delle Nazioni Unite e alti funzionari occidentali ritengono che alcuni dei peggiori massacri a Sarajevo, e anche la strage del pane, siano stati compiuti dai musulmani, difensori della città, e non dagli assedianti, per forzare un intervento militare occidentale’. (…) I due attentati che colpirono il mercato di Sarajevo nel febbraio 1994 e nell’agosto 1995 si possono far risalire alla stessa strategia. Il primo arrivò giusto per far fallire il piano di pace proposto dagli europei di fronte all’intransigenza degli Usa e del leader musulmano della Bosnia, Izetbegovic (la percentuale degli statunitensi favorevoli a un attacco armato contro i serbi passò d’un colpo da un terzo a oltre la metà). Il secondo legittimò i massicci attacchi contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo”.

     Il Rapporto Segreto ONU e il caso "Akashi" 

    Aggiungiamo che mesi dopo la prima strage di Markale, 5 febbraio 1994, Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiarò alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto Onu aveva attribuito da subito ai musulmani la paternità della strage, ma che il Segretario Generale Butrous Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunità politica. Poco tempo dopo Akashi venne rimosso dall'incarico.

    Marinella Correggia

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  • Slovenia ed Egitto, stessa regia?

    Slovenia ed Egitto, stessa regia?

    Lunedì, Dicembre 10th/ 2012 

    –  Redazione Qui Europa, Lubiana –

    Lubiana / Maribor / Slovenia / Egitto / Otpor / Rivoluzioni pianificate / Wikileaks / New World Order / Franc Kangler / Janez Janša / Rivoluzione dei Fiori / Usa / Siria / Serbia / Occupy Wall street / Dipartimento di Stato americano / 

    Slovenia ed Egitto – La stessa regia

    per un Nuovo Ordine Mondiale?

    Tensioni a El Cairo. Ma anche a Lubiana,

    dopo le rivolte che hanno portato alle

    dimissioni il sindaco di Maribor.

    Analogie nei simboli delle proteste:

    Il pugno chiuso di Otpor sembra cavalcare

    strategicamente i malumori delle crisi in

    diverse regioni del mondo.

    E' la strategia dell'Odine dal Caos

    Scontri a Lubiana

    Lubiana – Lubiana è per antonomasia ed etimologia la "Città dell'Amore", meta vacanziera molto amata soprattutto dagli Italiani. Ma quel che sta accadendo negli ultimi giorni non ha nulla a che fare né con l'amore, né con la democrazia. Vediamo perchè!

     Le redini della Crisi politica in Slovenia 

    All’indomani delle presidenziali, gli Sloveni (o gruppi organizzati di sloveni pare pilotati) sono nuovamente scesi in piazza per protestare contro il governo di Janez Janša e le sue politiche anti-crisi. A Maribor, in particolare, nei giorni scorsi si sono avuti veementi  scontri tra la polizia e i manifestanti, a margine di una protesta che – almeno a detta degli organizzatori – si era presentata come pacifica. Il sindaco Franc Kangler è stato posto come caprio espiatorio dei malumori: contrasti di piazza che non si comprende fino a che punto spontanei o pilotati. Per il momento – come vedremo – vi sono però in merito numerosi sospetti e congetture. Ma le manifestazioni – come detto – hanno interessato anche la capitale slovena ed altre città come Trbovlje, Celje e Ptuj. Ma quel che colpisce di più è che ovunque la  parola d’ordine è stata “Gotof je” (E’ finito), espressione che richiama fortemente (caso strano) il grido dell'organizzazione mondialista Otpor (“Gotov je”) lanciato nelle proteste di piazza anti-Milošević, in Serbia, alla fine degli anni ’90. Analogie anche nei simboli: il Pugno chiuso accompagnato dalla scritta "New World Order – Resistance e Freedom". Gli “arrabbiati” della Slovenia (una sorta di indignados made in Slovenia) per il momento hanno raccolto il primo parziale successo, inducendo alle dimissioni il  sindaco di Maribor, Franc Kangler. Esse verrano rassegnate – per stessa ammissione di Kangler – il prossimo 31 dicembre. Molto eloquenti, tuttavia, sono state le sue parole: "Qualcuno (il riferimento all'organizzazione dedita ai rovesciamenti di regime pilotati – Otpor – non è stata ammessa, ma si intuisce) ha aprofittato della crisi economica e sociale per una resa dei conti politica. Non me ne vado a seguito delle proteste di piazza – ha aggiunto il sindaco – ma perché voglio troppo bene alla mia città". Frattanto su Facebook i cosiddetti “arrabbiati” hanno già preannunciato nuove proteste di piazza per Venerdì 14 dicembre. L'Ordine imposto dal "caos", dunque! Un ordine strano, creato a tavolino, complice la cosiddetta "Crisi" pilotata dell'Eurozona ed altre analoghe forme di crisi indotte.

     Impariamo a leggere tra le righe 

    A livello politico i partiti – visto quel che sta accadendo – per il momento cercano di sfuggire con ogni scusa alle proposte di alleanza del premier (di centrodestra) Janez Janša. Critica "Slovenia Positiva" di Zoran Janokiv, secondo la quale dietro le riforme promesse dal premier Janša potrebbe celarsi il disegno per una diminuzione degli standard democratici. Ma la verità che traspare da questi strani contrasti di piazza e – come detto – ben diversa. 

     Il pugno chiuso di Otpor e la pianificazione del Caos 

    Intanto tra i corridoi di Bruxelles, e non solo, rumors associano sempre più la cosiddetta "Rivoluzione dei Fiori Slovena" alla "Rivoluzione Arancione" in Ucraina ed ad altre rivoluzioni da "Primavera Araba", come la "Rivoluzione delle Rose" in Georgia; la "Rivoluzione dei Tulipani" in Kirghizistan; la "Rivoluzione dei Jeans" in Bielorussia; la già citata "Rivoluzione Araba" in Medioriente e l'attuale rivoluzione anti-Assad in Siria.  Comun denominatore, l'uso metodico di nuovi simboli e "vecchie" strategie di comunicazione (marketing della sommossa) da vera e propria "revolution training school".  Simboli stranamente comuni a tutte le rivolte portate avanti finora dagli anni Novanta ad oggi. Infatti, come detto in altri articoli – dopo la caduta di Milosevic, in Serbia – il pugno chiuso di Otpor divenne un simbolo conosciuto in tutto il mondo, ed usato perfino sul sito ufficiale di "Occupy Wall Street". Tutte sommosse, queste, che hanno presentato guadacaso il medesimo super-sponsor occidentale: gli Stati Uniti d'America

     Le indagini della polizia slovena 

    Intanto la polizia, in Slovenia, in queste ore sta indagando su questi sedicenti "gruppi popolari", che a Maribor e a Lubiana hanno organizzato gli scontri con la polizia. Secondo ultime indiscrezioni questi farebbero capo – tra l'altro – a frange neosocialiste affiancate da gruppi islamici e finanche da "sette militari": gruppi sovversivi che lavorerebbero a fianco e fianco in sintonia premeditando in maniera scientifica i propri attacchi. Ecco un esempio: sia a Maribor che a Lubiana i sanpietrini (sassi sradicati dai selciati e dalle antiche vie maestre) per le sassaiole erano stati preparati con cura e per tempo. Il tutto farebbe pensare ad una mente molto sottile e lucida protesa a pianificare e pilotare strategicamente quando sta accadendo. 

     La situazione a "El Cairo" 

    El Cairo – Ma pesanti ed emblematiche avvisaglie di "movimenti strani" si stanno avvertendo in queste ore anche in Egitto. Anche nelle piazze di El Cairo – come su Twitter e Facebook – dove dappertutto troneggiano bandiere con l'ormai celeberrimo pugno chiuso di Otpor. Ma allora, chi porta avanti e fomenta queste proteste? Perchè rovesciare i governi da una parte all'altra del mondo? Beh, un'idea ce l'abbiamo! Ed è sintetizzabile in una parola: "Mondialismo". E poi in matematica due più due fa quattro. Ma l'uso di questi simboli, ci chiediamo, è casuale o evidentemente ci sono legami più forti. Secondo il sito "Vesti online" "gli ex attivisti di Otpor si sono alleati con alcuni gruppi dell'opposizione e gruppi di integralisti islamici". Tra questi gruppi di "liberazione popolare" uno dei più noti ed attivi è il gruppo del 6 aprile, promotore – tra l'altro – di un frequentatissimo  gruppo di facebook. Il gruppo ha attualmente oltre 87.000 iscritti ed è già attivo da quasi tre anni. Gruppo che secondo Wikileaks, sembra aver avuto un certo sostegno da parte degli Usa. In tal senso sembrano non lasciare dubbi alcune dichiarazioni dello stesso Dipartimento di Stato americano rilasciate nel 2008 che parlavano del gruppo del "6 Aprile"  come della "concreta possibilità offerta ai cittadini di sostituire l'attuale regime con una democrazia parlamentare prima delle elezioni presidenziali del 2011". 

     Dalla slovenia all'Egitto – Un'unica regia? 

    Quanto sta accadendo in molte regioni del mondo (dalla Slovenia all'Egitto, alla Siria) sembra dunque dimostrare che  all'interno dei cosiddetti movimenti di sommossa "pro-democrazia" vi siano gruppi infiltrati – e tutti  ben collegati tra loro attraverso i continenti – con lo scopo di fomentare, cavalcare ed orientare le proteste in maniera tale da rovesciare i governi "scomodi" al potere. Lo stesso Wikileaks, ad esempio,  ha dimostrato in più occasioni, in aggiunta, come il Dipartimento di Stato Usa fosse stato in comunicazione con l'opposizione al regime di Mubarak già nel 2008. Sarà un caso?

    Redazione Qui Europa, Lubiana  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Articolo in Sloveno                                                                                                             

     

    Slovenija in Egipt – isto smer za novega
     
    svetovnega reda?
     
    Napetosti v Kairu, temveč tudi v  Ljubljani 
     
    po nemirih, ki so pripeljali do odstop župana
     
    mesta Maribor.
     
    Podobnosti v simbolov protestov: Otpor pest
     
    Zdi se, da se vozijo strateško nezadovoljstvo
     
    krize v različnih regijah sveta
     

    Scontri a Lubiana

    Ljubljana – Ljubljana je po definiciji mesto ljubezni, zelo priljubljena turistična destinacija predvsem s strani Italijanov. Toda kaj se dogaja v zadnjih dneh nima nič opraviti z ljubeznijo bodisi ali z demokracijo. Poglejmo, zakaj!
     
       Vajeti politične krize v Sloveniji  
     
    V obdobju po predsedniških volitvah, Slovenci (ali organizirane skupine, ki vozijo Slovenci) se ponovno podali na ulice in protestirali proti vladi Janeza Janše in njegovih protikriznih politik. V Mariboru, še posebej v zadnjih dneh prišlo do spopadov med policijo Nagel in protestniki ob robu protesta, da vsaj po mnenju organizatorjev je sam predstavil kot mirno. Franc Kangler Župan je bil ustanovljen kot grešnega kozla za nezadovoljstvo: kontrasten kvadratni, da še vedno ne razumem popolnoma, vendar pa, kot so spontana ali nadzorovati. O tem trenutku – kot bomo videli – vendar obstajajo številne sume in domneve. Ampak demonstracije – kot omenjeno – tudi na slovenskem kapitalskem in drugih mestih kot Trbovlje, Celje in Ptuj. Toda tisto, kar je najbolj presenetljivo je, da ni važno, če je ključna beseda "GOTOF JE" (E "končal), izraz, ki se v veliki meri opira (čudno) krik antiglobalista organizacija Otpor (" Gotov JE ") je začel v protestih kvadrat proti Milošević v Srbiji v poznih 90-ih. Primerjaj tudi s simboli: zaprto pest skupaj z besedami "New World Order – Odpornost in svoboda". "Jezen" v Sloveniji (vrsta indignados bila v Sloveniji), za nekaj časa so se zbirali prvi delni uspeh, zaradi česar je odstop župana mesta Maribor Franc Kangler. Ti bodo lahko odstopil -, da Kangler sama priznala – 31. decembra. Zelo zgovoren, vendar so bile njegove besede: "Nekdo (referenčna organizacija, posvečena strmoglavljenju režima, ki vozijo – Otpor – to je bilo implicitno) ima aprofittato gospodarske krize in socialne politike za showdown jaz ne bom. Po protestih – je dejal župan – ampak zato, ker sem preveč rad svoje mesto ". Medtem se na Facebook, tako imenovani "jezen" je že napovedala nove proteste za petek 14 december. Sklep, ki ga uvaja "kaos", potem! Da bi ustvarili v tabeli, hvala za tako imenovano "kriza" pogon evroobmočju.
     
      Naučite se brati med vrsticami  
     
    Na ravni političnih strank – glej kaj se zgodi – za zdaj poskuša pobegniti s katero koli izgovor za predlagano zvezo premieri (desnosredinska) Janez Janša. Kritična "Pozitivna Slovenija" Zoran Janokiv, po kateri se za reforme, ki jih je obljubila predsednik vlade Janez Janša lagal načrt za zmanjšanje demokratičnimi standardi. Toda resnica, ki izhaja iz teh nenavadnih političnih preobratov in – kot omenjeno – zelo različno.
     
      Zaprto pest Otpor in načrtovanje Chaos  
     
    Medtem pa v hodnikih v Bruslju, in ne le, da je vedno več govoric, povezane s tako imenovano "revolucijo Cvetje slovenskih" do "oranžne revolucije" v Ukrajini in drugih revolucije z "arabsko pomlad" kot "žametne revolucije" v Gruziji; "Tulipan revoluciji" v Kirgiziji, "Denim revolucije" v Belorusiji, omenjeni "arabski revolucije", na Bližnjem vzhodu in v tekočem revolucije proti Asada v Siriji. Skupni imenovalec, načrtno uporabo novih simbolov in »starih« komunikacijskih strategij (trženje izgredi) kot pravi "revolucijo šolanju." Oznake čudno, skupna vsem nemirih doslej izvedene od devetdesetih let do danes. Dejstvo je, kot je omenjeno v drugih člankih – po padcu Miloševića v Srbiji – stisnjeno pest Otpor postal simbol znana po vsem svetu, in se uporablja tudi na uradni spletni strani "Zasedajo Wall Street". Vse nemiri, ti, ki so predložile guadacaso enake super-zahodni pokrovitelji: Združene države Amerike.
     
      Policijska preiskava slovenske  
     
    Medtem je policija, v Sloveniji, v teh urah je preiskovanju teh tako imenovanih "popularne skupine", ki je v Mariboru in Ljubljani organizirali spopade s policijo. Po zadnjih govoricah bi odpravili – med drugim – tudi obrobljen neosocialiste obdajata islamskih skupin in celo s "sedem vojaških skupin" subverzivnih, da bi delali drug ob drugem v harmoniji in v znanstveni način premeditating svojih napadov. Tukaj je primer: tako v Maribora do Ljubljane, da so bili cobbles (kamni tlakovci in izruval iz antičnih cest) za kamen-metanje pripravljene skrbno in pravočasno. Vse to kaže, zelo subtilna um in sijoče raztegne za strateško načrtovanje in vožnjo, ko se dogaja.
      
      Razmere v "Kairo" 
     
    Kairo – Toda težke in simbolično znaki "nenavadnih premikov" se soočamo v tem trenutku v Egiptu. Tudi na ulicah Kaira – kot je na Twitter in Facebook – kjer je povsod prevladujejo zastavami z zdaj znanih Otpor stisnjeno pestjo. Ampak potem, ki izvaja in spodbuja te proteste? Zakaj prevrnejo vlade po vsem svetu? No, imamo idejo! In potem v matematiki dva plus dva enako štiri. Vendar pa uporaba teh simbolov, vas prosimo, naključno in očitno so močnejše vezi. Glede na spletno stran "Vesti na spletu" "so se nekdanji borci Otpor združil moči z nekaterimi opozicijskimi skupinami in skupine radikalnih islamistov". Med temi skupinami "Ljudska osvobodilna" eden od najbolj znanih in najbolj aktivnih je skupina 6. aprila razvijalec – med drugim – zelo priljubljena facebook skupini. Skupina ima trenutno več kot 87.000 članov in deluje že skoraj tri leta. Skupina, ki je po Wikileaks, se zdi, da so imeli nekaj podpore iz ZDA. V tem smislu se zdi, da ne puščajo nobenega dvoma nekatere izjave istega ameriškega State Departmenta izdane leta 2008, ki the group govoril o "6. april" kot "realne možnosti za državljane, da bi nadomestila sedanje ureditve s parlamentarno demokracijo pred predsedniških volitvah 2011 ".
     
       Iz Slovenije v Egiptu – Ena smer?  
     
    Kaj se dogaja v mnogih delih sveta (iz Slovenije v Egipt), se zdi, da kažejo, da se v gibanju upora "pro-demokracije", so se infiltrirali skupine – in vse dobro med seboj povezani preko kontinentov – z namenom da podžigajo, brati in usmerjati proteste. Isti Wikileaks, na primer, je pokazala že večkrat, poleg tega, kar se je ameriški State Department je v komuniciranju z opozicijo režimu Mubaraka v letu 2008. Bodite naključje?
     
    Uredništvo Tukaj Evropa, Ljubljana 
     
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  • Chiediamo le Dimissioni del Ministro Di Paola  e del Governo Monti, capace di trasformare l’Italia in un “Paese di Guerra”, tradendo l’Articolo 11 della Costituzione e gli stessi Italiani, umiliati dalla Crisi Indotta

    Chiediamo le Dimissioni del Ministro Di Paola e del Governo Monti, capace di trasformare l’Italia in un “Paese di Guerra”, tradendo l’Articolo 11 della Costituzione e gli stessi Italiani, umiliati dalla Crisi Indotta

    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012

    – di Sergio Basile, Maria Laura Barbuto e di tutta la

     

    Redazione dell'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – 

     

    Di Paola e l'incremento delle "spese militari" dell'Italia  / Esteri / Palestina / Israele / Onu / Assemblea / Rivendicazioni /  Stato osservatore /  Parlamento Europeo /  Negoziati / Martin Schulz / Hannes Swoboda / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / Dimissioni del ministro Di Paola / F-35 / Ordigni di morte / Giorgio La Pira / Risiko / Mali / Usa / Nato / Canada, Sud Africa, Serbia, Filippine, Somalia, Macedonia,  Libia, Polonia, Kazakhstan, Somalia, Russia, Montenegro, Lettonia, Afghanistan, Senegal, Slovenia, Vietnam, Azerbaijan, Francia, Colombia / Papa Benedetto XVI / Giulio Terzi / Tasse / Finmeccanica / Pazzie della Guerra / Impoverimento degli Italiani / Martin Schulz / 

     

    Chiediamo le Dimissioni del Ministro Di Paola

     

    e del Governo Monti, capace di trasformare 

     

    l'Italia in un "Paese di Guerra", tradendo

     

    l'Articolo 11 della Costituzione e gli

     

    stessi Italiani, umiliati dalla

     

    Crisi Indotta

     

    Spese folli in macchine di morte che gli Italiani

     

    dovranno pagare a proprie spese fino al 2021.

     

    Non è davvero questa l'Italia dei nostri Padri e 

    di Giorgio La Pira 

     

    Non bastavano già i latrocini bancari legalizzati?

    Bruxelles, Roma – "Il voto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite renderà le rivendicazioni della Palestina più visibili, più forti e più efficaci''. Così il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, ha commentato il via libera all'ammissione della Palestina come Stato osservatore non membro dell'Onu. Schulz, nelle ultime ore ha ribadito la necessità che Israeliani e Palestinesi tornino al più presto al tavolo dei negoziati, arrivando alla soluzione dei due Stati, basata sui confini del 1967 e con Gerusalemme capitale di entrambe le parti. ''Il voto dell'Onu non costituisce in nessun modo un sostituto alla ricerca di una soluzione politica'', ha sottolineato SchulzDello stesso avviso il leader del gruppo dei socialdemocratici all'Europarlamento, Hannes Swoboda, che ha chiesto a Israele e Palestina di riprendere i negoziati sotto l'egida delle Nazioni Unite. Swoboda ha comunque ''accolto con favore'' il via libera dato alla Palestina, dicendosi convinto che questa decisione sosterrà chi ''per decenni ha aspirato a una fine negoziata del conflitto''. Ma di certo – concorderete con noi – non potranno esserci le prospettive per negoziati fruttuosi se non di fronte all'abbassamento della guardia da parte dei rispettivi contendenti ed alla creazione di un clima di verità e pace in tutta l'area mediorientale, al quale devono contribuire tutti, ed in special modo Usa e Nato. Ciò vuol dire rinunciare ad ogni progetto imperialistico e neocolonialista da parte dell'Occidente, ed alla radicale revisione delle strategie per la cosiddetta "esportazione della Democrazia" in Medioriente. Luogo comune che troppo spesso ha nascosto – specie dagli anni Novanta ad oggi – menzogne "mondialiste" utilizzate per il raggiungimento di meri obiettivi geopolitici ed economici legati per lo più allo sfruttamento delle risorse energetiche, e non solo. Vedi petrolio e gas: risorsa, quest'ultima, della quale la Siria (l'ex oasi di Pace e giustizia per antonomisia, del Medioriente) è curiosamente ricca. La più ricca a livello planetario.
     
     Di Paola e l'incremento delle "spese militari" dell'Italia 
     
    In tal contesto, la vera pace non potrà esserci se non attraverso una sensibile riduzione delle spese militari da parte di tutti i Paesi, specie quelli facenti capo alla Nato. Spese che già solo in Italia assorbono, oggi, circa  il 40% del budget nazionale, malgrado i tagli lineari voluti dal governo "tecnico", la distruzione del welfare state, l'incremento del debito pubblico di quasi 100 miliadi di euro rispetto all'anno scorso e l'incancrenimento della crisi dell'Eurozona (con un nuovo record di disoccupati rilevato a livello nazionale e continentale).
     
     La Lettera di "Qui Europa" ai Deputati Italiani sul DDL "Di Paola" 
     
    Ma come riportato ieri dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" , il ministro Giampaolo Di Paola vorrebbe ora, attraverso un decreto, ottenere addirittura – in totale antitesi a quanto detto ed auspicato da chi ha a cuore la Pace mondiale e la giustizia sociale – un sensibile incremento del budget destinato alla "Difesa" (o meglio sarebbe dire, alla "Guerra"). Per questo sempre nella giornata di ieri "Qui Europa" ha aderito alla campagna di sensibilizzazione contro la legge delega di "Riforma delle Forze Armate", inviando una lettera ai deputati italiani, e chiedendo loro di non votare in favore di questo insano progetto avanzato dal ministro "tecnico".
     
     Chi è Giampaolo Di Paola? 
     
    Ma per capire la "stretegia Di Paola", dobbiamo capire chi è Giampaolo di Paola. Innanziatutto va ricordato come il  pomeriggio del 16 novembre 2011, quando i ministri-tecnici del primo Governo Monti giurarono fedeltà alla Costituzione , lui non c’era: era in  missione in Afghanistan per conto dell’Alleanza atlantica. In un anno il nostro "ministro tecnico" ne ha avuto di cose da fare: tutto indaffarato a promuovere nel mondo (Mauritania, Afghanistan, Gran Bretagna, Libano, Albania, Tunisia, Belgio, Russia, Stati Uniti, Giordania, Giappone, Filippine, Francia, Germania, Algeria, Lituania, Lettonia, Cipro, Armenia, Israele) l’efficienza del suo complesso militare industriale specie per ciò che afferisce allo sviluppo dei missili e dei droni, ed all'import-export di caccia, missili, satelliti e velivoli spia. D'altra parte, quando è rimasto a Roma, l’ammiraglio non ha passato certo il suo tempo a pregare rosari. Egli è stato invece impegnato a tempo pieno nel ricevere una corposa rappresentanza  di colleghi e alti ufficiali Usa, Nato e Paesi alleati, tra i quali: Canada, Sud Africa, Serbia, Filippine, Somalia, Macedonia,  Libia, Polonia, Kazakhstan, Somalia, Russia, Montenegro, Lettonia, Afghanistan, Senegal, Slovenia, Vietnam, Azerbaijan, Francia, Colombia. Molti dei suddetti summit si sono poi conclusi con la firma di accordi di cooperazione tra le forze armate, war games, accordi di sperimentazione e acquisizione di armamenti ultra-tecnologici. E ciò nonostante la crisi stia affamando milioni di Italiani, e nonostante il cosiddetto "governo tecnico" per "contratto" non avendo alcuna legittimazione popolare, avrebbe dovuto occuparsi delle sole questioni di ordinaria amministrazione.
     
     Italia – Un cinico Paese di Guerra, contro l'Art. 11 
     
    Allora si comprende come quando si parla di "colpo di stato", l'espressione non appare come esagerata o fuori dalle righe. Chi sta legittimando l'Italia (già il secondo Paese esportatore di armi leggere nel mondo) in aperta contraddizione a quanto recita l'articolo 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo) a trasformarsi letteralmente in una cinica macchina da guerra? Monti e Di Paola! Personaggi ambigui in totale antitesi con l'operato e gli insegnamenti di quello che è e resta un modello d'oro (di politico e cristiano) per milioni di Italiani ed intere generazioni, che il mondo ci invidia: Giorgio La Pira. L'incontrovertibile ed inconfutabile realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti! Mentre quest'ultimo, da sindaco di Firenze, fece dell'Italia un luogo privilegiato di dialogo e pace per oltre 100 capi di stato e di governo mondiali, contribuendo in maniera nobilissima al superamento di dozzine di conflitti internazionali (tra i quali il conflitto Franco-Algerino e la stessa guerra del Vietnam); i primi stanno contribuendo a trasformare la nostra dissestata e tradita Italia in un alleato cinico dell'imperialismo di Nato e Usa. Una macchina da guerra, in antitesi – come detto – con lo stesso art. 11 della nostra sempre più "formale" Costituzione della Repubblica: diventata ormai un mero pezzo di carta, ampliamente tradito e calpestato, sotto gli occhi attoniti di intere generazioni di giovani e centinaia di associazioni, organizzazioni ed enti pacifisti, cattolici e laici. E ciò malgrado i continui ed inascoltati appelli al disarmo ed alla Pace di Papa Benedetto XVI
     

     Le strategie da "Risiko" di Di Paola 

    Ma c'è di più: Giampaolo Di Paola ha chiesto espressamente di allargare il raggio d'azione militare dell'Italia verso i burrascosi teatri della "Nuova Libia" (già duramente provata dai bombardamenti Nato – e non solo – dello scorso anno) in aggiunta a quanto già fatto e concesso ad Usa e Nato con la piena disponibilità della base di Sigonella, dalla quale partirono in tempi non sospetti – come ricorderete – agguerriti stormi di droni contro Tripoli e Bengasi. Ma "missioni" startegiche di tal specie sono ad oggi in atto anche in Maghreb, Congo, Uganda, Kenya e Mali. Paese, quest'ultimo, martoriato dalla guerra, in merito al quale Monti e Di Paola hanno garantito all'Ue  supporto all’ormai prossimo intervento d’occupazione. Insomma un grande e reale Risiko, che contraddice sistematicamente la storia e le tradizioni dell'Italia – Paese da sempre (o quasi) considerato come un luogo di dialogo tra Oriente ed Occidente – a ovvio vantaggio dell'industria bellica. Allora non stupisce come Di Paola lo scorso 6 novembre abbia lodato l'industria bellica nazionale, considerandola uno dei pilastri della "crescita" e della nostra economia; ed aggiungendo come la stessa  Finmeccanica sia oggi "la più grande delle industrie italiane nel settore ed una tra le più grandi a livello globale, impiegando 70.000 unità lavorative, con un fatturato annuo di circa 17 miliardi, di cui l’80% viene dal settore sicurezza e difesa".
     
     Il Momento del Dissenso e della Pubblica Indignazione 
     
    Secondo il ministro, inoltre, "Questa realtà tecnologica e industriale, importantissima anche per l’occupazione e la crescita a cui contribuisce, deve essere sostenuta con investimenti appropriati e collaborazioni internazionali importanti”. Ma può l'Italia fino a qualche tempo fa nota nel mondo per il suo artigianato, la sua eccezionale rete di Pmi, la moda, la cantieristica, il turismo ed altri centinaia di floridissimi settori, trasformarsi in un mostro simile che si nutre sulla creazione (ed uso) di mezzi di morte e distruzione? In casi come questi è giusto e doveroso indignarsi pubblicamente e se necessario vergognarsi di essere Italiani. O quantomeno, vergognarsi apertamente, di farsi rappresentare nel mondo da siffatti personaggi. Non è questa la cultura dei nostri padri, venuti fuori a testa alta dalle macerie del dopoguerra. Non sono i valori tipici della nostra cultura cristiana, né quelli della nostra cultura "laica" ma pur sempre pacifista. Non dovrebbero essee questi i valori dei Paesi membri dell'Ue: un'Unione europea insignita di un Nobel per la Pace che davvero non trova giustificazione e legittimazione con quanto sta avvenendo sul teatro mondiale. Ue della quale l'Italia rappresenta – malgrado tutto – una delle pedine più importanti, ed all'interno della quale Mario Monti ha giocato da sempre n ruolo di primo piano: prima nella Commissione europea, oggi nel Consiglio Ue.
     
     Dimissioni! 
     
    E' per questo che chiediamo a gran voce dalle colonne del nostro giornale, come redazione, ed a nome del nostro direttore, le dimissioni di Di Paola e dell'intero Governo Monti. Esterrefati e letteralmente schifati (scusate il termine, ma non ne abbiamo trovato uno più calzante) da questo clima surreale e grottesco che aleggia sull'Italia e sui cieli di Bruxelles. Ed è per questo che non possiamo assolutamente accettare dichiarazioni come quelle esternate negli ultimi giorni dal cosiddetto ministro, in merito agli stessi F-35: Lo strumento militare e le Forze armate italiane devono disporre di capacità operative e tecnologiche avanzate, tra le quali certamente rientrano quelle nel settore delle forze aeree, come la linea dei cacciabombardieri F-35…  L’ammodernamento dello strumento militare – ha continuato Di Paola –  però, è molto più ampio ed articolato ed investe programmi di rinnovamento delle forze terrestri, quali la Forza NEC (Network Enabled Capabilities), delle unità navali, degli elicotteri, dei sistemi satellitari, di difesa missilistica, di comando, controllo e comunicazione e dei droni, che rappresentano il futuro di questo settore. Un programma di ammodernamento ad ampio raggio, dunque, con un occhio particolare alla guerra cibernetica – secondo Di Paola – la nuova frontiera della minaccia”.
     
     Consiglio Fraterno in tempo di Natale – Datevi al Risiko o alla Play-Station 
     
    Ma se proprio vuol portare avanti questa cultura di morte e guerra, ci chiediamo, perchè non approfitta del periodo natalizio e dei tradizionali "regali di Natale" per auto-regalarsi un bel "Risiko!". Chissà quante serate divertenti potrebbero passare assieme a Terzi, Monti e compagnia bella dinnanzi ad una bella fetta di panettone! In tal modo – tra l'altro – non ci sarebbe alcun bisogno di impoverire ancor di più gli Italiani "spalmando" in bilancio le folli spese per le nuove macchine della morte su più annualità.  Meglio dunque gli innocui carri armati colorati del "Risiko" che i nuovi velivoli blindati “Freccia” di Iveco e Oto Melara (che gli Italiani avranno sul goppone fino al 2016); meglio i sottomnarini e gli aerei di plastica del "Futurisiko" che i due sottomarini U 212 e gli elicotteri d’attacco NH90 di AugustaWestland (che dovrebbero essere addebitati sul nostro bilancio nazionale, andando ovviamente a pesare sulle spalle degli Italiani dal 2017 al 2021). Così come del resto sarà per gli AW101 dell’Aeronautica; per i missili “Spike” in rifornimento ai Mangusta”; per i  40 blindati multi-uso e anti-mine del consorzio tedesco Iveco-Krauss (costo 120 milioni di euro ma c’è l’opzione per altri 40); per i velivoli  senza pilota tattico UAV e per gli aerei da guerra MC-27J. Basta! E' ora di finirla davvero e di cambiare definitivamente aria. E poi se il "Risiko" non vi piace, c'è sempre la Play-Station 3. Speriamo solo che i nostri deputati aprano gli occhi, si mettano una mano sulla coscienza e non avallino col proprio voto favorevole questo scempio. 
     
    Sergio Basile, Maria Laura Barbuto e giornalisti
     
    della Redazione di Qui Europa  

     

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    In allegato trovi la lettera tipo da inviare

    e un elenco di indirizzi e-mail

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    Appello contro l’approvazione del DDL 

    di revisione dello strumento militare

     

    Ai Deputai della Camera 

     

    Oggetto:

    Appello contro l’approvazione del DDL

    di revisione dello strumento militare

     

    Egregio Sig. Deputato,                  

    Le scriviamo per chiedere il Suo impegno personale contro l’approvazione del disegno di legge delega di revisione dello strumento militare presentato dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

    Il DDL Di Paola non riduce ma aumenta la spesa pubblica; taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi; trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione; costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari; non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare; impegna 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza.

    Mentre si tagliano i servizi alle persone e agli enti locali che li devono fornire e milioni di famiglie non ce la fanno più, Le chiedo di cambiare questa legge delega e di avviare una seria riforma delle forze armate coerente con una nuova idea di sicurezza e una nuova visione del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo e compatibile con le possibilità economiche del Paese. In attesa di un suo riscontro, Le invia,mo i più cordiali saluti e Le Porgiamo i Sensi della nostra più Alta Considerazione

     

    Firma                                                   Data 

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    SOS Libia – Bani Walid dopo attacchi Terroristici Nato chiede aiuto internazionale medico urgente

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    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – Testimonianza di Iyad Khuder –  Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs […]

     

  • Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Lunedì, Settembre 24th/ 2012

    – di Sergio Basile –

     Italia / FIAT / Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Chrysler /  Casini / Bersani / Polonia / Brasile / Serbia / Ammortizzatori sociali / Bugie mediatiche / SKY TG 24 / Stefano Fassina / Barack Obama / Bonanni / Antonio Di Pietro intervento su Facebook / Gianni Fava / Tav in Val Di Susa / Isolamento della Fiom / Spaccamento del fronte sindacale / Crescita della Crysler negli Usa 

    FIAT – Un vertice dei miracoli inconcludente 

    A,B,C e le ipocrite repliche dei sostenitori del

    recessivo Fiscal Compact

    Resta spaccato il fronte sindacale mentre Marchionne 

    non presenta alcun piano di sviluppo. Solo altre 

    promesse per l'Ad Fiat

    Intanto Chrysler Vola negli Usa grazie agli incentiti di 

    Obama ed all'impegno di Marchionne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c'era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo Stato, senza una prospettiva sicura". Nelle scorse ore, all'indomani di un incontro piuttosto inconcludente tra i vertici del Lingotto e il premier Mario Monti, sul "Caso Fiat", questo è stato il commento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Ma, in effetti,  col senno di poi, dubbi e perplessità sono stati espressi anche dal collega Fassina e da tutti i leader della maggioranza.

     Fassina-Bersani: la politica del Gatto e della Volpe 

    "Dati alla mano – continua Bersani – una prospettiva sicura non sembra poter esser più garantita dalla sola Fiat. Credo che ci vorranno anche altri e urgenti incontri con i protagonisti del settore auto: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali. E' sull'intero settore – dichiara Bersani – che ci giochiamo un pezzo dell'avvenire del Paese". E lo dice forse dimenticando che – sempre dati alla mano – il Paese probabilmente ce lo siamo già giocati a tarallucci e vino, prima dell'estate, grazie all'approvazione da parte della maggioranza e dello stesso Pd, dei recessivi ed illusori "Fiscal Compact" e del "Fondo Salva Stati Permanente" (Meccanismo Europeo di Stabilità – MES) ratificato da Mario Monti nel Consigio europeo di fine Giugno. La stessa inconsistente e vuota eco di Bersani è risuonata nelle parole (di circostanza) del collega di partito Stefano Fassina, secondo il quale  "la Fiat, nonostante i proclami di Fabbrica Italia già irrealistici nel 2010, intende affrontare passivamente un mercato in profondo e strutturale mutamento con conseguenze negative per l'azienda, per i lavoratori e per il tessuto produttivo nazionale".

     Alfano il "Fiduciario"e Casini il "Fedelissimo" 

    Sull'altro fronte, quello "berlusconiano" della maggioranza e delle fiducie indiscusse (ben 37) al governo Monti, non è tardata la replica del segretario del Pdl, Angelino Alfano, "E' certamente positivo l'avvio di un percorso condiviso tra Fiat e Governo nel corso del quale dovrà essere protetto il reddito dei lavoratori. In quest'ottica, pensiamo necessaria e possibile la conservazione di tutti i siti produttivi (…) – ha continuato Alfano – il governo dovrà però individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Fiat. Tuttavia – conclude – sono tendenzialmente contrario ad altri incentivi. Non mi sento rassicurato ma preoccupato". Da sky TG24 anche Pieferdinando Casini ha voluto dire la sua sul sulla crisi Fiat. "La Fiat adempia agli impegni che aveva preannunciato. Questa è serietà! – ha sbottato il leader dell'Udc – Non si può chiedere ai politici e riservarsi parti in commedia. Lo Stato ha fatto bene ad aiutare, abbiamo già dato, ora dia la Fiat". Sempre nell'intervista a Sky, tuttavia, il centrista aveva dichiarato un momento prima come era impossibile pensare al futuro politico italiano senza fare il nome di Mario Monti. Poichè a suo dire, in Italia, non esisterebbero personalità poitiche in grado di surrogare il suo lavoro e degni del suo spessore. Un clamoroso autogol anche per lo stesso "ruolo politico" dello stesso Casini, che evidentemente non si sente all'altezza! Che dite? Ma insomma – la domanda è d'obbligo – al netto delle bugie mediatiche, e delle dichiarazioni d'amore incondizionato, chi ci ha mandato in recessione, caro Casini?

     Ambiguità – Le Colpe della Recessione e il Debito Fittizio   

    Come analizzare tali dichiarazioni? Beh, una cosa è certa: vi è una contrattizione di fondo che le lega. Un comune ed evidente filo conduttore: tutti i leader del celeberrimo trio montiano "A,B,C" sembrano, infatti, spaventati a morte dallo spettro della recessione che ora si abbatte violento e impietoso sulla più famosa azienda italiana, e su migliaia di dipendenti impiegati in tutta la filiera dell'auto, ma lo fanno soltanto ora, a giochi fatti! Come dimenticare, d'altronde, le dure contestazioni riservate proprio al responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, solo pochi giorni orsono dinnanzi al Ministero dello Sviluppo Economico dai dipendenti dell'Alcoa? Davvero non si può! Gli attuali e "coscienziosi" grilli parlanti della politica ammoniscono il "pinocchio Marchionne" soltanto ora, dopo aver aiutato il "governo Lucignolo" a mandare in recessione il Paese. E a pro di che? Per fingere di ripagare un debito pubblico autorigenerantesi ed inestinguibile, se non in virtù della restituzione al popolo italiano della propria sovranità monetaria: loro rubata dai banchieri privati grazie a squallide e meschine leggi e decreti che hanno favorito, dal 92 ad oggi, (Vedi decreto Carli-Amato del 92) la privatizzazione della Banca d'Italia a tutto vantaggio della "privata" BCE

     La posizione della Lega in Italia ed Europa e le PMI  

    In questo ipocrita contesto, francamente un pò più realistiche ci sono apparse le dichiarazioni di Gianni Fava – responsabile per l'economia della Lega Nord (unico partito, bisogna dargliene atto, ad essersi opposto tramite i propri europarlamentari, a Bruxelles e Strasburgo, alle strane e deleterie misure rigoriste di Fiscal Compact e MES – che ha reso noto come "la Lega Nord si opporrà ad eventuali incentivi dati ad hoc per la Fiat; se sono necessari ad aiutare le imprese, come crediamo – ha aggiunto Fava – allora bisogna darli a tutte, in particolar modo alle piccole e medie imprese, locomotiva dell'economia del nostro Paese, che stanno vivendo un gravissimo momento di crisi senza mai ricevere, a differenza della Fiat, aiuti di Stato". 

     La solita farsa! 

    Molto dura anche la posizione del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che dalla propria pagina FaceBook ha scritto testualmente: "ieri l'A.d. Fiat, Sergio Marchionne, e il presidente del Consiglio, Mario Monti, hanno messo in scena la solita farsa. Invece di continuare a rimandare la soluzione – ha scrito di Pietro –  il governo avrebbe dovuto porre a Marchionne delle domande precise che noi dell'Italia dei Valori facciamo da almeno due anni e che ribadiamo ancora una volta: quando la Fiat – domanda da FB, Di Pietro – ha intenzione di fare gli investimenti, quali sono i modelli innovativi, dove intende produrli?". In effetti non una parola è emersa dall'atteso faccia a faccia su tempi e sui modi con i quali la Fiat targata Marchionne intenderà investire in Italia, e sull'impegno reale dei fondi pubblici (20 miliardi di euro) avuti da mamma Italia. Per ora – è bene ribadirlo – solo un miliardo di euro è stato speso in tal direzione!

     Sindacati – Il Bonanni che ti aspetti! 

    Più (ingiustificatamente) disteso e speranzoso è stato il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale "In Italia sappiamo fare tantissime cose, dall'auto, alla moda e all'alimentare, dobbiamo entrare nella logica che lavorare in questi settori sono punti di Pil. Credo però – e qui Bonanni forse avrebbe fatto meglio a tacere! – che non ci sia questa consapevolezza, altrimenti non ci sarebbero casi di gioco al massacro autolesionisti come su Fiat, Ilva e Val di Susa che fanno stare al palo l'Italia. (…) L'incontro tra la Fiat e il governo – ha poi continuato il sindacalista – é stato certamente un fatto positivo, ma ora la Fiat deve incontrare anche i sindacati che si sono assunti le proprie responsabilità per gli investimenti peraltro già realizzati di Pomigliano e Grugliasco. Noi – aggiunge – vogliamo una verifica puntuale con Marchionne sui futuri piani di investimento della Fiat in Italia. I gufi – dichiara infine – sono stati smentiti. Marchionne ha confermato che la Fiat non andrà via dall'Italia ma punterà nei prossimi mesi sull'export in attesa che si riprenda il mercato interno. Ma si sà, dalle parole ai fatti – proverbialmente – c'è di mezzo il famoso ed immenso mare! E poi non va dimenticato che Bonanni è stato uno degli artefici del noto e discussoo isolamento della FIOM, che ha sancito un grave spaccamento del fronte sindale, a svantaggio delle politiche unitarie di difesa degli operai Fiat, e non solo.

     L'amara realtà al netto delle chiacchiere  

    A ben vedere, da parte nostra, quella emersa ieri da Roma ha tanto il sapore di una presa di posizione piuttosto umoristica ed inconcludente. Una sorta di presa per i fondelli all'italiana (per comprenderci) vista  l'assoluta latitanza di un piano progettuale d'investimento per il presente o per il prossimo futuro del Lingotto! Che fine faranno dunque i restanti 19 miliardi di euro che Sergio Marchionne avrebbe dovuto fin da subito investire nel Paese? Come si può pensare di risollevare il settore, se come noto gli investimenti fatti in un comparto produttivo danno frutti solo a distanza di 2/3 anni? Come si può pretendere di "raccogliee" i frutti se non si è provvedutto a "seminare"? Prospettive utopistiche ed alquanto aleatorie agli orizzonti del sodalizio Fiat-Italia, dunque! E' questa l'amara realtà al netto delle chiacchiere.

     Il Felice trend della Chrysler e l'impegno di Marchionne negli Usa 

    E ciò mentre la Chrysler, negli Usa, vola sull'onda degli investimenti realizzati oltreoceano ed in paesi "off-shore" (vedi Polonia, Serbia, Brasile e Argentina, dove il costo del lavoro è nettamente inferiore a quello italiano) dallo stesso Marchionne con i con i dollari donati da Barack Obama, e malgrado il periodo non felice nel quale versa l'intero comparto produttivo statunitense, caratterizzato da bassa produttività per certi versi assimilabile ed equiparabile a quella italiana. D'altronde non va dimenticato che gli Usa sono il secondo Paese al mondo per livello di Debito Pubblico, dopo il Giappone, che guida la classifica con circa 8000 miliardi di euro di debito: lo stesso delle imprese private francesi! 

     La partita aperta sul fronte sindacale 

    Nei prossimi giorni, dunque – per tornare in italia – molto si giocherà sul fronte sindacale ed in relazione ad un eventuale ma difficile rinsaldamento del fronte apertosi tra i due blocchi: Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic, da una parte e Fiom-Cgil, dall'altra. Vedremo come andrà a fine questa disarmante telenovelas, questa fiction sempre più internazionale, e poco nazionale.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    – Sergio Basile –

     Italia / FIAT /Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / Termii Imerese / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Cobas / Pomigliano / Mirafiori / Agnelli / Elkann / Chrysler / Exit Strategy / Colosseo / Scavi di Pompei / Berlusconi / Casini / Bersani / Finmeccanica / Eni / Enel / Polonia / Brasile / Serbia / Delocalizzazione produttiva / 500 / Industria italiana / Boom economico 

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    maggiordomo della politica

    Torino, Roma – "La Fiat – dichiarò nei mesi scorsi  Mario Monti – non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia, e chi la gestisce ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti le localizzazioni più convenienti". Alla lunga il pretesto liberista e gli effetti della crisi indotta, alimentata dai maggiordomi dei banchieri e delle lobbies mondialiste, hanno avuto decisamente la meglio, ed hanno fatto – come volevasi dimostrare – la differenza, dando una parvenza di surreale razionbalità a ciò che in un Paese democratico viene generalmente bollato come assurdo. La notizia è di quelle pesanti, soprattutto se a darne conferma ufficiale è lo stesso Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della gloriosa "Fabbrica Itaiana di Automobili di Torino" (FIAT), o di quel che ne resta. Pertanto, nelle scorse ore, è giunta la  marcia indietro del Lingotto sul "Piano Fabbrica Italiana” e – ci pare di capire – sull'ipotesi di "scongiurata chiusura" di stabilimenti come Termini Imerese, Pomigliano – e addirittura – Mirafiori.

     Il Teatrino dell'ovvio di Marchionne 

    "In questa fase – si legge su un comunicato del Lingotto – è impossibile fare riferimento ad un progetto che era nato due anni e mezzo fa in base al quale si sarebbero dovuti investire fino a 20 miliardi di euro ed arrivare a produrre 1,4 milioni di vetture in Italia".  Fiom-Cgil e Cobas, d'altra parte – in tempi non sospetti – c'avevano visto lungo, ed avevano avvertito tutte le avvisaglie dell'imbroglio. Un piano il "Fabbrica Italia" senza alcun dettaglio, senza garanzie ed elementi programmatici. Insomma un "pacco" vero e proprio, depositato sul diretto Torino-Roma, direzione "Palazzo Chigi", nella speranza di acquietare per qualche tempo – così come è avvenuto – i tumulti nati all'interno dei vari stabilimenti Fiat.

     La FIOM all'angolo – Il Tradimento dei Sindacati 

    L'imperativo, lo slogan dominante, era quello secondo il quale la FIAT made in Marchionne doveva essere "lasciata libera di agire" senza alcun vincolo o responsabilità particolare, esenza alcuna scadenza. Così, sbarazzatosi della zavorra "confindustriale" – e da "Federmeccanica" – l'Ad Fiat ha dato il via libera ad un nuovo modello contrattuale incentrato su  riduzione delle pause di lavoro, straordinari e premi di produzione. Queste le logiche perverse adottate per Pomigliano e Mirafiori, e con il "benestare" dei sindacati: ad eccezione di Fiom-Cgil, s'intende! Una Fiom, tuttavia, sempre più isolata e relegata nell'angolo della stanza dei bottoni del Paese.

     Un finale scontato: la FIAT abbandonerà l'Italia! 

    Ma la maschera sembra ormai definitivamente gettata – d'altra parte non si può bluffare oltre – e la strategia anti-nazionale del trio Marchionne-Agnelli-Elkann sembra non avere più segreti. La FIAT ben presto abbandonerà l'Italia! Un mercato (grazie al complotto recessivo della "Banda Monti" e dei tecnocrati europei del Fiscal Compact) ormai impraticabile ed antieconomico. Meglio gli Usa! Ovviamente! E meglio continuare a decentralizzare la produzione in Paesi come Brasile, Polonia e Serbia, dove gli stipendi sono pari ad un terzo, o ad un quarto di quelli italiani, e dove però la vita è di gran lunga meno cara. Chi ha le nostre accise? Chi il nostro livello ti tassazione, caro prof Monti? Davvero nessuno al mondo! Questa "modestamente" è una vergogna tutta italiana! E questo l'assiduo frequentatore dei salotti del Bilderberg Club, John Elkann, lo sa bene!

     Il pretesto di Chrysler e la "Exit-Strategy" Neoliberista 

    In questa ottica si comprende meglio, e senza molti fronzoli, come lo stesso sodalizio con la Chrysler (che a differenza della FIAT, sta progettando e vendendo molti nuovi modelli di successo oltreoceano) sia stato orientato in previsione di tale "exit strategy". Come sostenere il contrario? Una cosa è certa l'eventualee probabile chiusura della FIAT in Italia equivarrebbe a qualcosa paragonabile forse alla chiusura del Colosseo e della degli Scavi di Pompei. La Fiat da sempre è il simbolo dell'Italia indusriale e del boom economico; come l'Italia da sempre si identificata nei gloriosi modelli della FIAT: vedi tra tutte la vecchia regina "500".  

     La Responsabilità dei maggiordomi "liberisti" della politica 

    D'altra parte, gli stessi padroni dell'azienda, dopo la pioggia torrenziale di milioni di euro di sovvenzioni statali sempre giunta provvidenzialmente da Roma,  da oltre un secolo a questa parte, non hanno più intenzione di ricambiare il favore verso la Nazione e di mettere mano al portafoglio; senza parlare della svendita dell’Alfa Romeo e delle continue casse integrazioni  gettate sulle spalle degli Italiani. D'altra parte, questo – e non solo questo – sarà il prezzo che gli Italiani stolti dovranno pagare per non aver sbugiardato e tentato di fermare nei mesi scorsi la casta dei politici montiani, che ba Berlusconi (colui il quale avrebbe potuto buttar giù il professore, con la sua maggioranza parlamentare) a Casini a Bersani ha finito per permettere questo assurdo ed irrazionale scempio. In attesa, ovviamente, che si consumino gli altri scempi  – gli ultimi da compiere – quelli cioè di Finmeccanica, Eni ed Enel.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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