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  • Il Piano Kalergi e la dura parte del cattivo. Non salvare i bambini?

    Il Piano Kalergi e la dura parte del cattivo. Non salvare i bambini?

    Mercoledì, 2 Novembre/ 2016   

    di Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Piano Kalergi, Immigrazionismo, Save the Children 

    Il Piano Kalergi e la dura parte del cattivo.

    Non salvare i bambini?

    Siamo dinanzi all'ennesima, volgare, mistificazione

    della verità che sfrutta il punto debole del

    "buonista globale"

     

    di Roberto Pecchioli

    Il Piano Kalergi - save the children - bambini

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Una volgare mistificazione della verità            

    Roma – di Roberto Pecchioli – “Io non sono razzista, ma…”. Inizia invariabilmente così ogni conversazione di chi vorrebbe dire la verità sull’immigrazione e sugli autentici sentimenti dell’uomo normale di fronte alla dissoluzione della propria identità ed alla violazione del proprio spazio territoriale.  E’ un incipit difensivo, perdente, timoroso della reazione altrui, tipico di chi si sente già sconfitto nella guerra delle parole, come se i suoi naturali convincimenti fossero un male, o addirittura una manifestazione di malvagità. Colpa della volgare mistificazione di tutto che subiamo ogni giorno. Quindi non è opportuno partire da una giustificazione così balbettante e  paurosa, excusatio non petita, per rivendicare la parte dei cattivi. Osiamo affermare che c’è bisogno di cattivi, giacché l’intero campo è occupato dai buoni, in gran parte finti, e dai bene intenzionati, peggiori dei primi, che pronunciano sentenze ovvie con il dito alzato ed atteggiando la bocca a sedere di gallina. In tal modo si salvano l’anima e rimangono saldamente dalla parte della ragione. In una strofa molto bella di Dio è morto, Francesco Guccini, quasi mezzo secolo fa, cantava:

               “Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,

          l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto,

                                  è un dio che è morto”. 

    Da cattivi, pessimi elementi, diciamo la nostra prima che la virtuosa dittatura del Bene ce lo impedisca definitivamente. n questi giorni, in molte cassette della posta si trova una busta che racchiude un’elegante e presumibilmente costosa brochure dal titolo Salviamo i bambini in mare, con all’interno la tessera non richiesta di una di quelle virtuose ONG –  organizzazioni non governative – che spargono il bene per l’universo mondo. Gli indirizzi sono precisi, l’iscrizione mai sollecitata, ma tesserarsi al “bene” è un atto dovuto.  Parliamo di Save the children, salviamo i bambini, e chi potrebbe essere contrario, salvo qualche anziano bilioso infastidito dai loro giochi sotto le finestre. Invece no, ed un briciolo di cattiveria gioverebbe alla verità.

     Il caso "Save the Children"                          

    Da una rapida ricerca in rete, apprendiamo che Save the children è attiva dal 1919, su iniziativa di una caritatevole signora inglese traumatizzata dalle sofferenze dei bimbi nella prima guerra mondiale; che, non ne dubitavamo, gode del riconoscimento dell’ONU, il più grande bacino artificiale del Bene, ed ha salvato migliaia e migliaia di minori. Congratulazioni vere,  chapeau anche da un cattivo impenitente! Eppure, eppure, vien voglia di dire “noi non siamo malfidati, ma…”. Invece, siamo malfidati, pur se Dio sa di quanto aiuto abbia bisogno il figlio dell’uomo, sfruttato nel lavoro, oggetto di abusi sessuali, usato per abominevoli trapianti di organi, esposto a sostanze stupefacenti di ogni tipo, impedito di nascere attraverso la pratica banalizzata dell’aborto, non così amato nel corso dei tempi, come dimostrò nell’ultimo suo libro l’antropologa Ida Magli,  strumento di potere per adulti che se ne fanno scudo per gli affaracci loro. Cattivi sì, ma non temerari, non affermiamo in nessun modo che Save the children o altri siano sfruttatori delle sofferenze dei minori. Qualche considerazione da bastian contrari ce le vogliamo permettere, da dissidenti, o da pessimi elementi (vi  ricordate B.A. Baracus, detto “Pessimo Elemento”, il gigantesco personaggio pieno di pendagli dorati della serie televisiva A –Team ?).

     Meno deplians e più minestre                      

    La prima, ovvia e, lo ammettiamo, un po’ demagogica riflessione è relativa alle spese, indubbiamente ingenti, per la propaganda, per il bel pieghevole a colori ricevuto in molte case, per i nomi importanti di signori e signore non certo povere che dirigono l’organizzazione e che, vivaddio, si priveranno di molto, moltissimo, per salvare i bambini sotto l’alto patronato dell’ONU (si dice così, ma non si è mai capito che significhi). Scusate la brutalità popolana, ma vorremmo

                           meno depliants e più minestre

    e vale per tanti, tanti altri, specie per i molti che di bene parlano assai, ma si ritraggono inorriditi quando è necessario fare qualcosa di personale, immediato e concreto per il vicino di casa, non per lo sconosciuto dello Sri Lanka o del Burkina Faso. I benemeriti salvatori di Save The Children possiedono una nave, Vos Hestia.  Armarne una costa milioni e milioni, e poi l’equipaggio, provviste e dotazioni, le tasse di stazionamento, i mille certificati del registro navale. Come Greenpeace, altra accolita dedita al Bene Universale, devono maneggiare tanto denaro, e le loro burocrazie interne non saranno certo formate da volontari intrepidi. La brochure ci informa che la nave Vos Hestia è presente, dal 7 settembre scorso, nelle acque internazionali del Mediterraneo per partecipare alle operazioni di ricerca e soccorso a mare della nostra Guardia Costiera, ergo per alimentare l’invasione d’Europa e d’Italia 1.  I numeri sono da capogiro: nel corso dell’anno sono già sbarcati oltre ventimila minori, dei quali il 90 per cento non accompagnati. Gli esseri umani vanno rifocillati dopo aver loro salvato la vita, evidentemente, ma, filantropi come siete, avete riflettuto sul perché 20.000 minori abbiano attraversato da soli mezza Africa, poi siano stati caricati su imbarcazioni pronte all’uso nella libera e pacifica Libia ed altrove, e da chi?

    Cfr.: Speciale Immigrazionismo – Piano Kalergi: dati agghiaccianti

     Restituire ai bambini la loro terra                       

    Non sarebbe il caso di impedire, ancor prima di quelle degli adulti, le partenze dei bambini? Quali schifezze si celano dietro il fenomeno, chi lo paga, alimenta, organizza? E perché mai dovremmo caricarci di altri ospiti indesiderati, o Signori del Bene? La vostra non richiesta propaganda parla di fuga da guerre, persecuzioni e povertà, e canta la nuova, ma già collaudata canzone del “salvataggio di profughi”. Dunque, meglio sarebbe concentrare le risorse  delle ONG – evidentemente notevoli –  in Africa, esigere blocchi navali che limitino ed impediscano le partenze, fermare le vie dell’emigrazione, imporre, con lo scudo nientemeno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, politiche diverse da quelle del Fondo Monetario e della Banca Mondiale che depredano i popoli,

                                restituire a bambini ed adulti

                        la speranza di vivere nella propria terra.

    Dopo quello alla vita, l’altro diritto fondamentale negato, nel Regno dei Buoni, è quello di non emigrare, restare nel proprio ambiente, e lì vivere con dignità secondo costumi e tradizioni.  Non possiamo solo “salvare”.

     Trasbordo ideologico del linguaggio mediatico     

    Intanto, il bieco cattivo segnala il trasbordo ideologico imposto dal linguaggio mediaticoNon ci sono più clandestini, ma migranti o profughi anche in assenza di guerre, e

                             l’invasione è chiamata salvataggio.

    Ovvio, solo delle belve feroci disapproverebbero chi trae a riva, e salva. Solo militaristi ostinati potrebbero stupirsi del ruolo da bagnini dei soldati della Marina e dell’uso delle navi grigie come traghetti. Frattanto, se hanno voluto una nave, i salvatori con brevetto ONU sapevano bene, e da tempo, che cosa bollisse nel calderone africano.

                               Perché non ci hanno implorato

                          di salvare i bambini dall’emigrazione,

                    dall’abbandono da parte di genitori e governi,

                dai pericoli e dalle porcherie che avranno già visto

                                         e, ahimè, vissuto? 

    Nella cortese lettera allegata alla brochure, il direttore generale per l’Italia di Save The Children cita una sedicenne nigeriana che dice: “Ho deciso di fuggire in Italia per costruirmi un futuro migliore”. Povera ragazza, temiamo per lei che il futuro non sia granché neppure qui, ma intanto, lei ha deciso anche per noi, la nostra opinione non vale nulla, ha creduto a fior di mascalzoni che sfruttano e, incidentalmente, rendono invivibile anche l’Italia, e l’Europa, per lei e per noi.

     Il punto debole… del buonista globale                 

    Chi avrà un cuore tanto indurito da non voler salvare i bambini? Hanno individuato il punto debole, specie in un popolo che vezzeggia cagnolini ma non ha figli, che si commuove facilmente per tutto, ma poi passa oltre a farsi i fatti suoi. Ha versato qualche lacrima a buon mercato, magari ha lasciato il suo obolo via SMS, si è congratulato con se stesso per la bontà e sensibilità, maledicendo i razzisti cinici e perfidi, e poi, via, ad immergersi nella quotidianità armato di pugnale, veleno e maldicenza. Non si chiede mai, il Buonista Globale, chi organizzi e paghi i viaggi, tenuto conto che per quei miseri le cifre di cui si parla per partecipare alla carovane sono enormi, quali siano le motivazioni vere, come mai dei bambini e dei ragazzi siano per il mondo da soli. Il naviglio dei Buoni incrocia nel Mediterraneo meridionale e raccoglie chi può: lo esige il diritto della navigazione e, prima, la qualità di esseri umani. Ma non basta, e soprattutto,

                               questo non dissipa il sospetto

                     che varie Organizzazioni Non Governative

                           siano complici del dramma epocale, 

    magari attraverso finanziatori così potenti che i loro nomi possono essere solo sussurrati (il noto benefattore Soros è della partita?).

     Chi è complice… detta la morale                          

    L’immigrazione, specie quella legata a movimenti così potenti ed intensi, è una tragedia per chi parte, ma è un dramma anche per chi “deve” accogliere, sotto pena di essere accusato di qualsiasi nefandezza ed al prezzo di non essere più padrone di ciò che ha ereditato, costruito, amato. Chi ha sfruttato, alimentato guerre, fomentato spoliazioni comodamente seduto negli uffici di comando dei grattacieli, 

                       chi è complice tra i popoli martoriati, 

                           non compare, ma detta la morale, 

             attraverso i ben pagati servizi di politici, intellettuali, 

              ecclesiastici (ignoranti, ingannati o venduti – Ndr), 

                               nuovi e vecchi approfittatori.

     

     Rivendichiamo l'onore di essere "i cattivi"            

    Non ci stiamo, non ci stiamo più! Se loro sono i buoni (i buonisti e silenziosi realizzatori del Piano Kalergi per la terzomondializzazione indotta dell'Italia e dell'Europa e per l'annullamento criminoso dell'identità cristiana – o quel che ne resta – dei popoli europei – Ndr 2) , noi rivendichiamo l’onore di essere i cattivi. Forse non salviamo bambini, ma certamente non li avremmo mai messi nella condizione di schiavi, carne da macello, merce di scambio, soggetti del ricatto. Ma noi non siamo anime belle, nel senso romantico ed auto celebrativo del termine.  Tentiamo, con alterni risultati, di restare esseri morali, e di amare il prossimo, a partire, appunto, dai più vicini, dai “nostri”. Ma non ci faremmo mai schermo, come i poteri forti, dei più sfortunati e dei più sfruttati, per distruggere contemporaneamente , con l’immigrazione selvaggia, i paesi di chi viene fatto partire e quelli di destinazione.

    Cfr.: Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa – Prima Parte; Il Piano Kalergi – La Terzomondializzazione dell’Europa e l’Eurocasta -Seconda Parte; La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare l’assenso alla paneuropeizzazione programmataKalergi, Comenius e Saint-Yves: i Padri del Nuovo Dis-Ordine Europeo

     tanto "cattivi"che…                                    

    Siamo tanto cattivi che non fondiamo finte cooperative e organizzazioni caritatevoli, né armiamo navi. Non nascondiamo che il nostro cuore è per i terremotati fratelli nostri, per loro daremo il sangue senza esitare, a Save the Children o a chiunque altro. Agli altri, Dio abbia misericordia anche di noi empi, daremo se potremo, se ne resta. 

                          Non abbiamo il dovere di suicidarci. 3

    Cfr.: La sostituzione etnica in Basilicata: Frammassoneria e Mondialismo / 1La sostituzione etnica in Basilicata: Frammassoneria e Mondialismo / 2

    Comincino le anime belle, insieme con i mistici dell’accoglienza, ed alzino le natiche dalle loro comode poltrone le élite che dirigono il Bene dopo uno sguardo al listino di Borsa, al costo della manodopera ed al Nuovo Ordine Mondiale, di cui ignorano tutto bambini ed adulti prima gettati nell’alto mare aperto, e poi, “rari nantes in gurgite vasto”, salvati, deportati e posti a carico nostro. 

                 "Ci siamo seduti, noi cattivi, dalla parte del torto

                       perché tutti gli altri posti erano occupati".

    E’ una frase di Bertolt Brecht, il drammaturgo tedesco con il cuore dalla parte comunista del muro ed il portafogli in quella capitalista. Un’ abitudine piuttosto comune, tra i buoni…..    

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa) 

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Immigrazione: Genocidio del Popolo Europeo IL PIANO KALERGI

     
    ► Immigrazione: Genocidio del Popolo Europeo IL PIANO KALERGI

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  • La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    Sabato, Febbraio 1st/ 2014

     – di C.Alessandro Mauceri 

    Lavoro minorile, schiavismo, diritti dei lavoratori, diritto sindacale, ONU, Consiglio Economico e Sociale, export processing zones, EPZ, Organizzazione Internazionale del Lavoro, FIAT, schavismo, schiavitù, Coca Cola, The Ecologist, The Independent, Philip Morris, Convenzione 138, Apple,  Nokia, Microsoft, XBox, HP,  KYE National Labor Committee, H&M, Benetton,  Inditex, “The dark side of Chocolate”, Miki Mistrati, Nestlè, Barry Callebault, Save the children, Paesi emergenti, multinazionali, C.Alessandro Mauceri

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side

    of Chocolate 

    La schiavitù non è stata abolita: essa ha solo cambiato

    nome ed è raddoppiata

    Viaggio nelle città fantasma degli uomini invisibili, nelle 

    periferie delle metropoli e dell'esistenza

    ► Video in Allegato: The Dark Side of Chocolate

     

    di C.Alessandro Mauceri

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     Gli Uomini Invisibili                                                                                                  

    Palermo di C.Alessandro Mauceri –  C’è una notizia che, ormai da alcuni anni, con cadenza quasi costante  occupa le seconde (chissà perché mai non le prime) pagine dei giornali. All’incirca ogni otto/dieci mesi si torna a parlare di sfruttamento del lavoro minorile, di schiavismo, di diritti dei lavoratori soprattutto nei Paesi  sottosviluppati. In realtà l’effetto che hanno queste notizie è quasi nullo. La causa di ciò potrebbe essere il fatto che alla maggior parte della gente pare non importare nulla che parti del proprio cellulare o della propria auto o del proprio vestito siano prodotti costringendo gli operai, spesso bambini o minori, senza alcun diritto sindacale a turni di lavoro massacranti, senza alcuna  garanzia della sicurezza dei processi produttivi e senza alcun giorno di riposo. La verità è che il potere delle organizzazioni dei lavoratori a livello internazionale è praticamente nullo: se nel settore commerciale sono stati sottoscritti decine, anzi centinaia di accordi tra le varie nazioni, a livello di diritti dei lavoratori, poco o niente è stato fatto. Poco importa se in alcuni Paesi la salute dei lavoratori viene tutelata e in altri invece vengono trattati quasi (per usare un eufemismo) come schiavi, senza alcun diritto e senza alcun potere contrattuale. Una volta era la dimensione delle imprese (e quindi il loro mercato di riferimento), oppure la tecnica di lavorazione, che costringeva le aziende a localizzare i propri impianti in un Paese invece che in un altro. Oggi, in un mondo in cui la maggior parte delle merci scambiate viene prodotta da colossi multinazionali il cui mercato di riferimento è l’intero pianeta, la scelta del sito in cui  realizzare i propri impianti produttivi è dettata solo ed esclusivamente da due fattori: 1) la capacità di produrre a costi più bassi; 2) la possibilità di imporre le proprie scelte ai lavoratori e alle amministrazioni locali. A ben vedere è questo il solo e unico motivo che ha permesso alla Cina, all’India e a molti altri Paesi di svilupparsi dal punto di vista economico con trend di crescita spaventosi. E di farlo con il bene placet delle organizzazioni internazionali: l’ONU, con la risoluzione emanata dal Consiglio Economico e Sociale nel 1964, ha definito le “zone industriali di esportazione”, “export processing zones” (EPZ), e ha promosso gli scambi commerciali tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I governi locali hanno fatto lo stesso, favorendo la realizzazione di insediamenti produttivi sul proprio territorio.

     850 EPZ – 27 milioni di anime – Scarsi benefici per i comuni ospitanti    

    Oggi, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel mondo esisterebbero 850 EPZ in cui lavorano circa 27milioni di persone. Eppure ciò non ha prodotto alcun vantaggio né per lavoratori né per gli Stati. Spesso, infatti, grazie a cavilli legali e astuti finanzieri (si pensi al decentramento delle sedi legali, operative e fiscali in tre diversi Paesi preannunciate dalla FIAT), poco o niente degli enormi guadagni delle multinazionali è rimasto nelle casse dell’erario dei comuni che le hanno ospitate. Astuti imprenditori locali chiudono e riaprono le aziende con un altro nome, spesso godendo di agevolazioni fiscali che le rendono ancora più competitive sui mercati internazionali.

     La Schiavitù è stata abolita?                                                                                     

    Sui libri di scuola c’è scritto che la schiavitù è stata abolita. La realtà è ben diversa:  ha solo cambiato nome. I tecnici hanno trovato un nuovo termine per indicare questo stato di cose, lo hanno chiamato “schiavismo” (secondo definizione dell'ONU, la schiavitù è “lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi”). Schiavismo invece sarebbe il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù. In questo modo, il problema è stato ridotto ad un mero studio sociologico e linguistico. A chi importa se nel mondo oltre 21 milioni di lavoratori sono trattati in condizioni peggiori di quelle riservate agli schiavi che venivano portati dall’Africa nei Paesi “evoluti” qualche secolo fa? L’unica vera differenza tra gli schiavi di allora e quelli di oggi è che ora, nella maggior parte dei casi, gli schiavi non vengono trasportati in altri Paesi: vengono schiavizzati nel proprio Paese. Solo in Asia il numero di lavoratori “forzati” supererebbe 11,7 milioni. In Africa sarebbero 3,7 milioni i nuovi schiavi e pochi di meno in America Latina (1,8 milioni). Anche la tanto evoluta Unione Europea vanta un numero di schiavi non indifferente (1,5 milioni) tanti quanto i Paesi dell'Europa centrale e sudorientale e della CSI. E tutto nella più totale indifferenza da parte dei consumatori di quei beni realizzati grazie al lavoro degli schiavi. Quanti di quelli che acquistano prodotti con il marchio Fanta (gruppo Coca Cola), sanno che, come è risultato da un’inchiesta del "The Ecologist" e del "The Independent", nel Mezzogiorno d’Italia la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite, avviene in condizioni di quasi schiavitù. Quanti fumatori sanno che la multinazionale del tabacco Philip Morris (che nel 2010 fu costretta ad una parziale ammissione) utilizza nelle proprie piantagioni bambini di 10 anni, costringendo i lavoratori, dopo aver sequestrato loro i documenti, ad vivere in condizioni di schiavitù.

     "Modello Smartphone"                                                                                              

    Il tutto in barba alla Convenzione 138 dell’OIL che prevede che “l'età minima di ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età prevista per il completamento della scuola dell'obbligo e in ogni caso non deve essere inferiore ai 15 anni”. Quanti di quelli che fanno la coda per acquistare l’ultimo modello di smartphone o che hanno comprato prodotti informatici e consolle per videogiochi sanno che molti componenti di queste aziende provengono dalla cinese KYE accusata dal National Labor Committee di schiavismo per aver reclutato 1000 studenti lavoratori di età inferiore ai 15 anni, e averli costretti a lavorare per 15 ore al giorno, sette giorni su sette. Non è da meno il settore tessile: l’80% della produzione  tessile e dell’abbigliamento che avveniva negli USA e nell’UE oggi è stata “rilocalizzata” (eufemismo, o modo più elegante, per indicare che si sta andando a schiavizzare un Paese) in India o in Paesi poveri, dove i governi non hanno alcun interesse ad effettuare controlli sulle condizioni dei lavoratori e dove il livello di corruzione è enorme. Qui lo sfruttamento e la schiavizzazione sono quasi considerate“normali”. Almeno fino a quando (come nel caso del crollo di una palazzina in Bangladesh) non accadono“incidenti”che provocano la morte di centinaia di lavoratori sfruttati e sottopagati. Solo allora i media scoprono che quelle persone stavano producendo abiti per marchi come H&M, Benetton e Inditex (proprietario di Zara).

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     The Dark Side of Chocolate                                                                                     

    Nessuna televisione in Italia ha mandato in onda il documentario “The Dark Side of Chocolate” (Vedi qui ), girato nel 2012, dal giornalista danese Miki Mistrati, che racconta la storia dei bambini schiavi nelle piantagioni ivoriane dove viene prodotto il cacao destinato a molte aziende (diffusi anche del Bel Paese). Stime approssimate per difetto indicavano in 378mila i minori coinvolti. Né Nestlè, né Barry Callebault (che fornisce cioccolato all'artigianato dolciario italiano) hanno mosso un dito per combattere lo sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao. Eppure, già nel 2003, "Save the Children" aveva denunciato che in Costa d'Avorio esisteva un forte sfruttamento dello schiavismo minorile nelle piantagioni di cacao. Sono passati dieci anni, ma, a quanto pare, poco o nulla è cambiato. E la gente ha continuato a consumare il cioccolato proveniente da quelle regioni…. rendendosi in questo modo complice ignara delle atrocità che vi avvengono

     Persi in un bicchiere… di tè                                                                                     

    In Bangladesh, Nepal e India le piantagioni di tè da molti anni utilizzano il lavoro infantile in gran quantità (in Assam il 70% della manodopera) con orari massacranti, paghe minime e ambienti di lavoro spesso letali. Ma quanti, bevendo una tazza di tè, pensano a quanti bambini muoiono ogni anno a causa dei pesticidi utilizzati nelle piantagioni indiane dove lavorano? Qualche tempo fa venne fuori che parte delle somme destinate ad aziende produttrici di armi e armamenti provenivano dai fondi d’investimento gestiti da banche compiacenti. Il tutto, ovviamente, senza che i singoli risparmiatori ne sapessero nulla (alzi la mano chi sa “esattamente” a chi vanno i soldi dei vari fondi d’investimento). In questo modo i singoli cittadini potevano dire di avere la coscienza a posto anche se, in realtà, si erano resi complici, avendole finanziato con i loro risparmi, di guerre e atrocità di ogni genere.

     Un giro in FIAT                                                                                                            

    Quello che avviene nel mondo del lavoro non è diverso. Tutti comprano oggetti e beni di consumo provenienti da tutto il mondo o realizzati con parti provenienti da Paesi come la Cina, l’India e i Paesi emergenti. A volte ci si sorprende del prezzo inverosimilmente basso, ma nessuno di quelli che comprano un cellulare o un vestito pensa che, forse, quell’oggetto è frutto del lavoro di uno schiavo o di un bambino. Nessuno si ferma a pensare com'è stato trattato il lavoratore che lo ha realizzato. Nessuno pensa che quei prodotti (o quelle auto, dato che la FIAT, come dimostrano le sue ultime decisioni, non è da meno) o loro parti vengono prodotti in zone franche di Paesi in via di sviluppo dove sorgono giganteschi agglomerati di fabbriche che lavorano come appaltatrici o sub-appaltatrici di multinazionali incuranti della salute dei lavoratori e dell’impatto sull’ambiente (le conseguenze si stanno manifestando in alcune metropoli cinesi e indiane).

     Schiavitù & Schiavitù – Dal Consumismo alla Moneta-Debito                   

    Forse il 2013 verrà ricordato sui libri di sociologia come l’anno della fine della schiavitù. Gli storici dicono che la schiavitù è stata debellata. La verità, invece, è che oggi la schiavitù – dietro i sorrisi perbenisti, confortanti e rassicuranti che si sprecano nelle pubblicità – non solo esiste, ma anzi il numero degli schiavi è maggiore (è più che raddoppiato) rispetto a quello del periodo del colonialismo. E la situazione non migliorerà. Almeno fino a quando la gente non cesserà di essere schiava del consumismo e diventi cosciente del modo in cui i beni di uso quotidiano sono prodotti. Fino a quando la gente non la smetterà di acquistare oggetti prodotti in questo modo dalle multinazionali e imporrà alle grandi industrie l’adozione e il rispetto (le due cose non sempre coincidono) di norme che tutelino la vita e la salute dei lavoratori. Cosa fare dunque? Un buon inizio sarebbe sicuramente quello di iniziare ad essere meno schiavi della tecnologia… tornando ad occupare meglio il nostro tempo. Magari spegnendo la TV – primo motore di questa macchina diabolica – e tornando ad occuparci più del sociale e della "cosa pubblica"… Scopriremo magari che esistono altre forme addirittura più subdole di schiavitù che annientano interi popoli, come quella del modello usurocratico della moneta-debito: asse portante del "Nuovo Ordine Mondiale".

    di C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2014 Qui Europa)

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     Schiavitù e Schiavismo Contemporaneo – Video e Articoli in Allegato                              
     

    La Cina e i Villaggi del Cancro

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    Mercoledì,  Marzo 6th/ 2013 – di C.Alessandro Mauceri –  Unione Europea, finanziamenti, BEI, Banca Europea per gli Investimenti, Cina, cambiamento climatico, energie alternative, efficienza energetica, Magdalena Alvarez Arza, crescita, “villaggi del cancro”, Ministero dell’Ambiente cinese, salute, Mali, Iraq, Afganistan, Pechino, morti per cancro, Philip Pan, Herald Tribune, Caijing, Xinhua, viceministro delle Risorse Idriche, WTO, G8, […]

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

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    Mercoledì,  Marzo 13rd/ 2013 – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri –  Governo cinese, inquinamento, nocivo, lavoratori, “I villaggi del Cancro”, Banca Mondiale, “i costi dell’inquinamento in Cina”, China Merchants Bank e Bain & Co.,  Conferenza politica consultiva del popolo inese (CPPCC), Zhang Lan, Turchia, Tuzkoy,  mesotelioma, Sarihidir, Karain, Murat Tuncer, Ministero della Salute, amianto, diossina, Bellolampo, Palermo, […]

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    Venerdì, Maggio 24th/2013 – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013, Unione Europea, Agenzia Europea per l’Ambiente, Jacqueline McGlade, Centrale termoelettrica Federico II, ILVA Spa, Saras Raffinerie Sarde S.P.A., Centrali Termoelettriche Di Taranto, centrale termoelettrica Di Fiume Santo, Impianto Termoelettrico Di […]

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    Mercoledì, Luglio 17th/ 2013 – di Sandro Diaz, Dissertazioni su "Shock Economy", di Naomi Klein –  – iniziativa di libero confronto – Pensa e Scrivi di Qui Europa –  Usa, Developmentalist, New deal, Roosevelt, Keynes, Crisi del 1929, FED, FMI, BCE, BM, industrializzazione protesa verso il mercato interno, sistema economico-sociale, John Maynard Keynes, liberismo selvaggio, Milton Friedman, New Deal, Developmentalism, teoria scientifica e infallibile, privatizzazione di […]

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    Venerdì,  Maggio 31st/ 2013  – L'Approfondimento di C. Alessandro Mauceri – Enrico Letta, L.675/1996, Accordi di Schengen, privacy Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, decreto legislativo n.196/2003, Testo unico sulla privacy, direttiva 95/46/CE, tutela dei dati personali, Monti, Dl 201 del 2011, Garante della Privacy, Agenzia delle Entrate, Anagrafe Tributaria, Unione Europea, Ecofin, Michael Noonan, Grande Fratello, […]

    Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

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    Mertedì,  Gennaio 14th/ 2013 – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – C.Alessandro Mauceri, Qui Europa, Italia, Manipolazione psicologica sociale, Gustave Le Bon, Bernays, Noam Chomsky, tecniche di manipolazione, internazionale comunista, Piano Dullas, Controllo della popolazione, Distruzione delle Nazioni, Psicologia delle folle, guidare e controllare il comportamento della gente, Freud, Crystallizing Public Opinion, nazional-socialisti in Germania, Massachusetts Institute of Technology, New York Times, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, […]

    Italia – Soffocamento della Nazione è Distruzione della sua Memoria

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    Lunedì,  Gennaio 13rd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Circolo Culturale San Francesco, Catanzaro,  Papa Francesco, Nuova Prospettiva, Evangelii Gaudium, Usurocrazia, Crisi di valori, Confronto, Vera Rivoluzione, Memoria, Sant'Agostino, Giovanni Paolo II,  Italia – Il soffocamento del cuore di una nazione è la distruzione della sua memoria. Anche per questo nasce il Circolo San Francesco […]

    Moneta-Debito: Iniziamo l’anno riflettendo sul Grande Inganno

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    Giovedì, Gennaio 9th/ 2014 – di Nicola Arena e Sergio Basile –   Nicola Arena, Sergio Basile, Quieuropa, Sete di Giustizia, Professor Giacinto Auriti, Moneta Debito, Aristotele, Spread, Debito Pubblico, Sistema Target 2, Fed, Bce, Diritto d'informazione, moneta come strumento di misura del valore, Presidente Nixon, Bretton Woods, Louis Even, Storia del naufrago, Credito Sociale, Banca d'Italia […]

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    Venerdì,  Novembre 22nd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  – Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco, Vittime Sardegna, Calabria, Segni dei tempi, Apocalisse, Piano di dominio mondiale, Corruzione, Disastri, Speranza, Discvernimento  L'Importanza di leggere bene i segni dei tempi Malgrado le apparenze il mondo non sprofonda dell'abisso del nulla Eventi apocalittici – Giornata di Lutto […]

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    Venerdì,  Novembre 8th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  e Sergio Basile – Italia, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Gratuità, Figli del mondo, Mondialsmo, Figli della luce, Disonestà è dimenticare la grazia, In Dio non vi sono crisi finanziarie, Da Debitori a Dispensatori di credito, Debitore nei confronti di Dio, Ogni atto di […]

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    Sabato, Novembre 2nd/ 2013  – di Nicola Arena, Venezia – Rubrica: Sete di Sovranità e Giustizia – Giacinto Auriti,  Sete di Sovranità e Giustizia, Nicola Arena, Venezia, Bretton Wood, Falso in Bilancio, Moneta Debito, BCE, Banca, Valore indotto della moneta, Fine dell'Era della grande usura, lincoln, Valore frutto di una elaborazione mentale, Falsa verità oggettiva […]

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    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – Redazione "Qui Europa" e "Associazione Culturale la Torre" – Signoraggio Bancario, Italia, Roma, Bankitalia, Banca d'Italia, Debiti Fittizi, Francoforte, bruxelles, Banca Centrale Europea, Ammissione di una truffa, Associazione Culturale la Torre, Redazione  Qui Europa, Truffa bancaria, Cipro, Caso Norvegia, Schiavi di un Debito illegale  Euro, Signoraggio e Bankitalia. Ammissione di una truffa – […]

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    Lunedì, Ottobre 28th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz –  Italia, Padre Piotr Anzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Centro Culturale San Francesco, San Giusa Tadeo, Missione, Controrivoluzione dello Spirito, Simone lo zelota, Santa Brigida di Svezia, Giuda il traditore, Non siamo apostoli per la nostra volontà, Papa Francesco, Famiglie, San Pietro  L'Importanza di Sentirsi in Missione e le vere rivoluzioni: l'emblematico caso di Simone  […]

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    Lunedì, Aprile 15th/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois – Leonardo Del Vecchio, Luxottica, Sistema bancario internazionale, Unione Europea, Assicurazioni Generali, Ray-Ban, Persol, Oakley, Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lega Nord, Recessione, Italia, Francesco Profumo, Credito Italiano, Avantgarde, Unicredit, Telecom, Equitalia   Storia di Leonardo Del Vecchio – Il Padre di Luxottica attacca il sistema bancario: ''Così non si va da nessuna […]

    Italiani, popolo di po…veri

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    Lunedì,  Aprile 1st/ 2013  – di C.Alessandro Mauceri – Italia, Bel Paese , Thompson Reuters/Datastrea, patrimonio, Edmund Stoiber, Csu, Istituto tedesco per la ricerca economica, Cipro, Germania, Confcommercio, Istat, Misery index Confcommercio, Banca centrale europea, «distribuzione del patrimonio», Cipro, coefficiente di GINI, distribuzione del reddito, Trilussa, Deutsche Institut Fur Wirtschaftsforschung    Italiani, popolo di po…veri Le ultime impresentabili tesi […]

    Zone Franche, Spot per gli Schiavi del Sud

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    Giovedì, Settembre 27th/ 2012  – di Sergio Basile e Vincenzo Folino  – Italia / Spot / Zone Franche / Fabrizio Barca / Coesione Territoriale / Mezzogiorno / Russia socialista / Stalin / Dittatura / Zone franche urbane / Regime fiscale facilitato / Schiavi del sud / Animali da traino / Il Sud sta morendo  Coesione […]

    Schiavi europei, da oggi attenti a quello che mangiate

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    Venerdì, Settembre 28th/ 2012  – di Silvia Laporta – Parlamento europeo / Unione Europea / Schiavi europei / Mangiare sano / carne / pesce / orgine controllata / abolizione del marchio di qualità / prodotti ittici / Angelo Rosso / European Joint Research Center  / Massimo Gallesio / Carmen Fraga / Europarlmento / Lobby / […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

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    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

  • L’ONU Approva il discusso Rapporto Siria: racconti di Fonti di Parte spacciati per Prove

    L’ONU Approva il discusso Rapporto Siria: racconti di Fonti di Parte spacciati per Prove

    Sabato, Settembre 29th/ 2012 

    – di Marinella Correggia –

     Siria /  Parlamento europeo / Consiglio ONU / Guerra / Regime / Incubo Siria / Democrazia / Conclusioni senza prove / Rapporto Commissione CoI / Consiglio dei Diritti Umani / Popolazione Siriana / Assad / Marinella Correggia / Prove inconsistenti / Damasco / Ginevra / Commissioni ONG / Local Coordination Committees / Testimonianze parziali / Report ambigui / Prove video controverse / Save the Children / Commissione internazionale indipendente di inchiesta sulla Siria / Testimnianze della Chiesa Greco Melchita / Women Media Centre / Hadi Al Bahra / Amnesty International / Human Rights Watch / WhoWhatWhy / Women Under Siege / Audizioni / Testimonianze / Croce rossa internazionale / Red Crescent siriana / gruppi cristiani / Pergio / Gheddafy / Assad / Cherif Bassiouni / Stupri di massa / Strumentalizzazioni mediatiche 

    Approvato a Ginevra il discusso rapporto  

    ONU sulla Siria

    ONU: Racconti di fonti di parte spacciati per 

    prove d'accusa. Un copione che si ripete

    Nessuno, per timore di essere chiamato “amico del 

    diavolo”, mette in discussione le fonti, le metodologie

    e gli autori dei rapporti Onu e Ong sulla Siria.

    Eppure questi, legittimando le ingerenze favoriscono

    la prosecuzione della guerra

    Ginevra, Damasco – Il rapporto della  “Commissione internazionale indipendente di inchiesta sulla Siria-CoI nominata l’anno scorso dalla Commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillay è stato approvato dal Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra (nel quale sono rappresentati a turno circa 40 nazioni) con risoluzione a maggioranza schiacciante. La risoluzione era stata presentata da Marocco, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Libia, Tunisia, Kuwait. I lavori della Commissione CoI continueranno fino a marzo. Come ha fatto rilevare nel suo intervento  in plenaria la Ong di giuristi North/South XXI, questa approvazione non aiuterà la ricerca di una soluzione negoziale perché “nobilita” le ingerenze armate, finanziarie e diplomatiche le quali alimentano gli scontri.

     Un Rapporto fondato su "Fonti non neutrali" e "Mancanza di Prove" 

    Ci si chiede se tutti i rappresentanti dei governi presso il Consiglio abbiano davvero letto questo rapporto, per rendersi conto di quante parole di fonti di parte siano infine diventate prove. E ci si chiede se abbiano letto i precedenti rapporti di esperti Onu e Ong, ai quali il rapporto CoI si riferisce e che sono ugualmente viziati da fonti non neutrali e mancanza di prove (dedicheremo un approfondimento a questi rapporti precedenti). Del rapporto CoI è responsabile, insieme al brasiliano Paulo Pinheiro, la statunitense Karen Koning AbuZayd la quale è fra i dirigenti del Middle East Policy Council insieme a ex membri della Cia, ex ambasciatori Usa nel Golfo, ex generali, uomini d’affari Usa-Qatar (tutto sul loro sito).

     "Basi Ragionevoli" o "Ragionevoli Dubbi" 

    Le loro indagini concludono che esistono “basi ragionevoli” per ritenere che le forze governative e le cosiddette milizie paramilitari shabbiha abbiano commesso crimini contro l’umanità, crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, e questo sulla base di una politica statale. Molto inferiori in quantità e qualità le accuse ai gruppi armati dell’opposizione. Ma l’analisi di questo rapporto CoI rivela contraddizioni, parzialità nelle fonti, rimandi a rapporti precedenti (di  esperti e di Ong) ugualmente parziali e attribuzioni di responsabilità non supportate da prove.

      Rapporto ONU-SIRIA: Curiose Circostanze 

    Curiosamente il rapporto CoI non cita quasi mai come fonte gli stessi osservatori dell’Onu, che erano sul terreno (mentre alla Commissione il permesso non è stato accordato). La stessa Commissione comunque riconosce che “l’accesso” alle vittime provocate dalle forze di opposizione è stato limitato”.  Le centinaia di interviste a “testimoni” che hanno costituito la fonte principale dell’inchiesta sono state condotte – come viene precisato – fra i rifugiati (dunque in gran parte disertori e loro famiglie) nei paesi limitrofi, o a Ginevra, o per telefono o via skype all’interno della Siria ma sempre con oppositori. Può un disertore o una famiglia di oppositori parlare in modo neutrale? Senza sentire altre parti, oltretutto.

     Snobbate le Testimonianze Opposte , come quelle della Chiesa Greco-Melchita 

    Per le “prove”, diverse dalle suddette testimonianze e cioè video, rapporti, reportage esistono altrettante “prove” di segno opposto che incolpano l’altra parte (o entrambe) magari proprio per gli stessi fatti criminosi. La CoI avrebbe avuto una percezione quasi completamente diversa se avesse ascoltato le versioni di gruppi basati in Siria, come il Centro Sovvt (Osservatorio sulle vittime della violenza e del terrorismo) e Vx Clamantis (Centro della Chiesa greco-melchita). E avrebbe dovuto ammettere che è impossibile conoscere davvero la verità semplicemente ascoltando testimoni veri o presunti, e di parte, e senza indagini lunghe e dettagliate. Ma un rapporto di esperti non può permettersi di concludere che non saCosì, anche rispetto al massacro di Houla che la CoI attribuisce a forze paramilitari pro-governative. Perfino esponenti dell’opposizione non armata, invece, lo imputano (seppure senza dichiarazioni pubbliche) a un’efferata vendetta fra villaggi.

     Un Rapporto Frettoloso, Partigiano e Sommario 

    Quanto agli “attacchi indiscriminati ad aree civili”,  molti testimoni non ascoltati dalla Commissione hanno più volte riferito (ma è evidente anche dalle dinamiche) che gli oppositori armati si nascondono in aree civili prendendole di fatto in ostaggio e attaccando i residenti. Eppure la Commissione non registra questo crimine. La CoI ignora poi i  ricorrenti sabotaggi a infrastrutture civili. E quanto agli attentati che hanno ucciso decine di civili, “per mancanza di accesso ai luoghi” sono relegati alla categoria di “crimini domestici che il governo ha il dovere di perseguire”. Appare anche forzato e “politicamente di parte” attribuire al regime (come mandante o connivente) tutte le efferatezze di bande o milizie anche se sono favorevoli al governo stesso. Non viene fatto lo stesso per i crimini dell’opposizione. La CoI si riferisce poi spesso ad altri rapporti commissionati dall’Onu o realizzati da Ong umanitarie, i quali però dichiaratamente hanno attinto a testimoni di una parte sola.

     I Rapporti delle Multinazionali Umanitarie – Le "Verità degli Esperti"  

    Parte dell’opinione pubblica è diffidente rispetto ai media. Ma sia le popolazioni sia i governi non branchés tendono a credere agli esperti – soprattutto se in “diritti umani” – nominati dall’Onu e alle Organizzazioni non governative. E dunque ai loro incessanti rapporti. Adesso sulla Siria. Se si è in linea con la narrazione dominante, si può dire quasi qualunque cosa, lanciare quasi qualunque accusa. I più crederanno. La verità – e le menzogne – verranno forse fuori più tardi, quando non saranno più di danno alle volontà geostrategiche dominanti. E’ successo così per la Libia. Interessante è l’intreccio fra esperti internazionali, Ong multinazionali e gruppi delle opposizioni locali, più loro supporters all’estero, i quali riferiscono spesso senza prove di crimini orrendi compiuti dall’altra parte. E le parole di queste fonti di parte, che riferiscono racconti di seconda o terza mano, diventano prove.

     ONG – L'Evidenza della Discriminazione anche nelle audizioni 

    Esattamente come avviene per i media, che prendono a riferimento, quanto alla Siria, solo le denunce e i dati provenienti da esponenti dell’opposizione e da loro gruppi dediti alla comunicazione. La discriminazione è evidente. Visto che occorre avallare sempre e comunque la narrazione “un dittatore solo con i suoi aguzzini armati contro un intero popolo inerme che lotta per democrazia, libertà ed eguaglianza e alla fine è costretto ad armarsi per difendersi”, nei media come nei rapporti e nell’operato di esperti Onu e delle Ong non c’è spazio per gran parte del popolo siriano, né come testimone né come vittime da soccorrere. Le Ong di vario tipo hanno un grande ascolto presso i governi, quando la loro narrazione li supporta. Gruppi sconosciuti vengono auditi al Parlamento europeo. Altri ben noti vengono citati ovunque e possono parlare all’Assemblea Onu in plenaria o al Parlamento europeo. I casi sono moltissimi e i rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch non passerebbero l’esame se analizzati con il metro della “neutralità delle fonti” e “presenza di prove”. Anche ai loro rapporti (che si rincorrono l’un l’altro…) dedicheremo un approfondimento. Ovviamente le categorie di persone più volentieri messe al centro di denunce sono donne e bambini.  Così è più facile suscitare un diffuso sdegno e avallare interventi miliari diretti o indiretti e ogni genere di ingerenze contro il mostro.

      Due Casi Recenti – Save the Children e Women Media Centre 

    Pochi giorni prima dell’approvazione del Rapporto della CoI a Ginevra, a New York la multinazionale “umanitaria” Save the Children – che insieme a molte altre si sta dedicando al business dell’assistenza ai rifugiati siriani (mentre nessuno salvo Croce rossa internazionale, Red Crescent siriana e gruppi cristiani siriani assiste i molto più numerosi sfollati all’interno della Siria) – ha raccontato all’Onu intera che Assad (direttamente) sta perpetrando torture sulla parte più indifesa della popolazione. Il rapporto, ovviamente realizzato intervistando persone uscite dalla Siria,  avrebbe raccolto racconti dei bambini. Ne emerge che vengono spesso sequestrati, picchiati e sottoposti a trattamenti disumani da parte dell’esercito che spera così di avere informazioni sulle prossime azioni dei ribelli. Agghiacciante il resoconto di un sedicenne, Wael, che afferma di aver visto un bimbo di sei anni imprigionato per tre giorni, torturato più degli altri perché più piccolo e tenuto senza mangiare e bere per tre giorni. Alla fine è morto e il suo corpo è stato trattato “come fosse quello di un cane”. Che le torture in carcere avvengano. In Siria come altrove, è assolutamente possibile. Ma dei dettagli indicati nel rapporto non c’è la minima prova. Così come che i responsabili ricevano ordini in tal senso direttamente dal regime. Che è quel che conta! Eppure, Save the Children ha fatto centro. Il rappresentante del Camerun all’Assemblea Onu ha denunciato con veemenza le atrocità di Assad proprio sulla base del rapporto della detta Ong. Una storia analoga e altrettanto recente riguarda la violenza sulle donne. Ne parla molto sul sito del gruppo Women under siege, programma della Ong statunitense Women Media Centre. Dal sito appaiono storie terrificanti di violenze. Ma WhoWhatWhy, sito che si dedica al giornalismo investigativo, ha guardato con più attenzione scoprendone delle belle. Le storie riferite sono sempre prive di riscontri e di seconda mano.

      Altarini svelati  

    Parla “l’amico del cugino della vittima”, per così dire.  Secondo l’inchiesta, malgrado le buone intenzioni di Women Under Siege (tanto più che una delle redattrici subì effettivamente una violenza, come volontaria dello US Peace Corps in Niger – una brutta storia che il Corps cercò di soffocare). Però, queste ben intenzionate si prestano (del tutto involontariamente?) a una campagna di disinformazione deliberataDietro la quale, ha potuto verificare WhoWhatWhay, ci sono gruppi o individui basati negli Usa o in Arabia Saudita. A mandare le “notizie” e le “testimonianze” è ad esempio tal Hadi Al Bahra, damasceno che vive a Jeddah e direttore generale di Saudia Online.  Egli riferisce di una ragazza i cui genitali sarebbero stati bruciati dopo lo stupro da parte di uomini di Assad. Glielo avrebbero detto due siriani che avrebbero fatto un’inchiesta  nei campi profughi in Turchia. Al Bahra non ha mai risposto alle richieste di intervista da parte del sito investigativo.

     Il Caso ambiguo della filo-statunitense "Syrian Sunrise Foundation" 

    Un altro “raccoglitore di testimonianze” è Mala Alatassi della Syrian Sunrise Foundation, basata negli Usa e che ha avuto il privilegio di testimoniare circa le atrocità in Siria davanti al Parlamento europeo, lo scorso 23 aprile. Ha riferito che "una dottoressa starebbe curando a Damasco duemila donne stuprate". WhoWhatWhy ha chiesto un contatto skype con la dottoressa. Mai più avuto notizie. 

     La sconcertante conclusione di WhoWhatWhy 

    Conclude WhoWhatWhy: “La Siria è diventata il buco nero di rapporti di seconda o terza mano, una situazione che non ha rivali nella storia moderna”. E’ anche significativo che molte storie vengano da disertori che denunciano i reati compiuti prima della diserzione. In effetti le stesse redattrici della Women for Siege affermano di non avere l’impressione che gli stupri siano in Siria più diffusi che in ogni altra situazione di conflitto. Ma allora… E infine: forse molti più casi di stupro avvengono nei campi profughi di Siriani in Turchia dove le donne sono l’80% perché i loro uomini stanno combattendo con le milizie armate o sono in carcere in Siria. Pergio, un giornale saudita, ha denunciato che sauditi visitano i campi con l’intento di scegliere ragazze minorenni da sposare.

     Reticenze, Invenzioni & Co – Nessuno Ricorda i Racconti sulla Libia? 

    Ricordiamo che Save the Children nell’aprile 2011 se ne uscì con un rapporto realizzato sulla base di “racconti di bambini che avevano sentito dire da altri bambini” (testuale). Nel racconto, uscito sul Daily Mail inglese e su giornali italiani, l’Onu umanitaria  sosteneva che bambini di otto anni erano stati violentati dai soldatacci (anzi mercenari) di Gheddafi. L’Ong non ha più ripreso la storia e nessun altro ha potuto confermarla. Interrogati in merito, per e-mail, i responsabili italiani di Save the Children non hanno mai rispostoE quanto alle donne stuprate, chi non ricorda l’incredibile invenzione messa su – e accolta da tutti – da una psichiatra di Bengasi? Sostenne che in pieno conflitto aveva spedito per posta oltre 60.000 questionari a donne di tutta la Libia e gliene erano tornati indietro appunto 60.000. Incredibile anche in tempi normali e non di bombe. Da questi risultava che sì, centinaia di donne dichiaravano di essere state stuprate dai soldatacci di Gheddafi. Ma quando l’inviato dell’Onu Cherif Bassiouni chiese alla signora di vedere i questionari, questi risultarono “persi”. E quando chiese di intervistare qualcuna di quelle donne, la psichiatra disse che ne aveva perso le tracceMa intanto, da mesi, era passata l’idea che Gheddafi aveva ordinato lo stupro di massa. E ciò aveva aiutato a legittimare le bombe NatoDi fronte a un mostro, tutti gli altri diventano belli.

    Marinella Correggia, Sibialiria

    in collaborazione con www.sibialiria.org

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    Link Utili sul Rapporto ONU                                                                                   

     Il rapporto della  “Commissione internazionale indipendente di inchiesta sulla Siria-CoI (http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/PRCoISyria15082012_en.pdf)

    http://www.sibialiria.org/wordpress/wpcontent/uploads/2012/09/CONTRODOCUMENTO.LEFONTIELEACCUSEDELLACOMMISSIONEINTERNAZIONALEDIINCHIESTAONUpdf.pdf 

    http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/09/CONTRODOCUMENTO. ONUEHOULAALLALUCEDIDARAYApdf.pdf)

     Cerca il Link del Rapporto ONU sulla Siria della Commissione Diritti Umani 

    Report of the United Nations High Commissioner for Human Rights on the situation of human rights in the Syrian Arab Republic – A/HRC/18/53

    http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/PRCoISyria15082012_en.pdf

     Allegato – Agenzia Fides 

    Il Direttore delle POM: “Aleppo a ferro e fuoco,

    senza elettricità: emergenza umanitaria”

    L'appello accorato e disperato di Fides:

    Chiediamo al mondo intero un

    sussulto di coscienza

    Aleppo – “L’atmosfera è molto tesa. Questa mattina alle 10 gruppi armati di ribelli sono entrati nel quartiere di Sheik Maqsoud, ad Aleppo, dove abitano molti curdi e cristiani, e ci sono intensi combattimenti. Nel nostro quartiere cristiano di Suleimanye ho contato 18 forti esplosioni. Gruppi di ribelli sono penetrati anche in altri quartieri cristiani come Jabrie e quindi la vita per la popolazione civile, in mezzo al fuoco incrociato, è in serio pericolo”: è la drammatica testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da p. Jules Baghdassarians, sacerdote greco cattolico di Aleppo e Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Siria, mentre le forze di opposizione hanno annunciato l’avvio della “battaglia finale ad Aleppo”. P. Baghdassarians spiega a Fides: “I civili innocenti continuano a morire: ieri una madre cristiana armena e una sua figlia di 6 anni sono state uccise, mentre il padre è gravemente ferito all’ospedale. Nei giorni scorsi abbiamo contato 15 vittime nella nostra comunità greco cattolica. Da due giorni non abbiamo elettricità: è una conseguenza dell’intensificarsi dei combattimenti. Gruppi armati si annidano nei palazzi dei civili: la popolazione è terrorizzata”, riferisce il sacerdote. In tale tragica situazione, c’è “una reale emergenza umanitaria: migliaia di profughi sono ammassati nelle scuole e ad occuparsi di loro sono preti cristiani di tutte le confessioni, che portano cibo e assistenza. I cristiani sono mobilitati soprattutto per l’opera umanitaria, portando aiuti ai profughi che sono soprattutto famiglie musulmane”. Il Direttore nazionale lancia un accorato appello: “Chiediamo al mondo intero un sussulto di coscienza: fermate la guerra, fermate il commercio di armi, donateci la pace. Come ha detto il Papa, l’unica strada possibile per porre fine al bagno di sangue in Siria è la riconciliazione”. (Direttore Fides)

     

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    Reportage Siria – La vile e menzognera guerra per il Gas

    Venerdì, Agosto 3rd/ 2012 – L'Editoriale di Sergio Basile –   Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Putin / Georgieva / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Nuovo Ordine […]

     

    La Sconcertante Verità sulla Siria, al netto della Propaganda Occidentale

    La Sconcertante Verità sulla Siria, al netto della Propaganda Occidentale

    Martedì, Luglio 31th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile –    Esteri / Siria / Usa / Ue / Italia / Sanzioni / Giulio Terzi / Barack Obama / Francia / Inghilterra / Alleati / Primavera araba / Assad / Aleppo / Conflitti / Radio francese / Testimonianze civili siriani / Ribelli controllati / esercito Libero […]

    Siria: come Iraq e Libia. Strage senza prove!

    Siria: come Iraq e Libia. Strage senza prove!

    Mercoledì, Luglio 18th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Esteri / Siria / Russia / Stati Uniti / Francia / Inghilterra / Damasco / Trimse / Hama / Vittime / Stragi / Esercito / Scontri / Ribelli / Stampa internazionale / Terrorismo / Al Qaida / Elicotteri da battaglia / Attentati / Attacchi […]

    La Psicotica Ue vuol democratizzare il Medioriente

    La Psicotica Ue vuol democratizzare il Medioriente

    Mercoledì, Giugno 6th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione europea / World Economic Forum / Turchia / Istanbul / Italia / Germania /Istanbul / Medioriente / Mondo Arabo / Democratizzazione / Stabilizzazione / Golden Rule / Monti / Grilli / Bagis / Trasformazione del Giardino d'Europa in deserto / Golden Rule / […]

    Europarlamento: paradossi e stranezze da Primavera Araba

    Europarlamento: paradossi e stranezze da Primavera Araba

    Sabato Maggio 12th / 2012 – di Sergio Basile –  Parlamento europeo / Esteri / Commercio / Primavera araba / Mediterraneo meridionale / Democrazia / Alde / Da Vinci Euromed / Erasmus / Risoluzione non legislativa / Tunisia / Laureati / Ingerenze Usa / Hillay Clinton / Sommosse /  Opportunità della Primavera araba / Politiche […]

    Vignette su Maometto – Bene la libertà di stampa, ma non prestiamo il fianco agli avvoltoi del Nuovo Ordine Mondiale

    Vignette su Maometto – Bene la libertà di stampa, ma non prestiamo il fianco agli avvoltoi del Nuovo Ordine Mondiale

    Venerdì, Settembre  21st/ 2012 –  di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Europa / Francia / Parigi /  Religione / Islam / Cristianesimo / Maometto / Profeta / Islamici / Musulmani / Stampa / Cinema / Libertà di espressione / Al Qaeda / Satira / Settimanale francese / Charlie Hebdo / Vignette / Scandalo […]

    Kosovo, aperto il Vaso di Pandora sul Mercato degli Organi: orrori senza fine, ma col senno di poi

    Kosovo, aperto il Vaso di Pandora sul Mercato degli Organi: orrori senza fine, ma col senno di poi

    Sabato, Settembre 15th/ 2012 – di Sergio Basile – Ex-Jugoslavia / Kosovo / Serbia / Traffico di organi / Omicidi / Espianti / Omicidi / Turture / Guerra / Anni Novanta / Belgrado / Tirana / Italia / Terroristi UCK / Terroristi albanesi / Cliniche clandestine / Tribunale internazionale ad hoc / Crimini di guerra […]

    Strasburgo e lo scandalo delle prigioni CIA in Europa

    Strasburgo e lo scandalo delle prigioni CIA in Europa

    Settembre, Mercoledì 12th/  2012 – L'Inchiesta di "Qui Europa" –  Parlamento europeo / Unione europea / Strasburgo / CIA / Scandalo Carceri segrete / Silenzio dei Media di regime / Giulietto Chiesa / Programma segreto CIA / Europa colonia / USA / Finlandia / Danimarca / Portogallo / Italia / Regno Unito / Germania / Spagna / […]

    NWO – La procedura d’infrazione Ue contro Gazprom e i casi di Siria e Honduras

    NWO – La procedura d’infrazione Ue contro Gazprom e i casi di Siria e Honduras

    Sabato, Settembre 8th/  2012 – di Federica Santoro e Sergio Basile – Unione europea / Commissione europea / Barroso / Putin / Lituania / Russia / Usa / Siria / Gazprom / Bruxelles / Nuovo Ordine Mondiale / Gas / Ribelli / Nato / Onu / Indagini / Procedura d'infrazione / Guerra del Gas  NWO – […]

    I “Nuovi Padroni del Mondo”

    I “Nuovi Padroni del Mondo”

    Lunedì, Giugno 11th / 2012 – L'Editoriale del lunedì, di Sergio Basile – Banche e Finanza / Italia / Eurozona / Caste partitiche / Disinformazione di tv e giornali amici / Partiti di maggioranza / Governo Monti / Padroni del mondo / Dismissione del patrominio statale / Tentacoli onnipresenti / L'arma della democrazia / Loggia […]