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  • San Tommaso d’Aquino e San Francesco d’Assisi:  l’Eucaristia va toccata solo dai sacerdoti

    San Tommaso d’Aquino e San Francesco d’Assisi: l’Eucaristia va toccata solo dai sacerdoti

    Sabato, 8 Ottobre/ 2016   

    di Don Leonardo Maria Pompei

     Redazione Quieuropa, Don Leonardo Maria Pompei, Eucaristia, San Tommaso d'Aquino, San Francesco d'Assisi 

    Solo i sacerdoti devono toccare e amministrare la Santa

    Eucaristia: il Corpo del Signore non può e non deve 

    essere toccato da tutti i fedeli

     

    di Don Leonardo Maria Pompei

    Solo i sacerdoti possono toccare la S.S. Eucaristia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Obiezioni e risposte di S.Tommaso d'Aquino      

    Roma  Solo i sacerdoti toccano e amministrano la Santa Eucaristia – [Tratto dalla Summa Theologiae, Parte III, Quaestio 82, articolo 3]

                         “Sembra che la distribuzione di questo sacramento 
     
                                            non spetti al solo sacerdote”
     
    Infatti: 1)  Il sangue di Cristo non appartiene a questo sacramento meno del corpo. Ma il sangue di Cristo viene dispensato dai diaconi, tanto che San Lorenzo disse a San Sisto
     
                                “Prova se hai scelto un buon ministro, 
     
           quello a cui affidasti la distribuzione del sangue del Signore”. 
     
    Quindi anche la distribuzione del corpo del Signore non appartiene ai soli sacerdoti. 2) I sacerdoti sono costituiti ministri dei sacramenti. Ora, questo sacramento si compie nella consacrazione della materia, non già nell’uso, a cui si riferisce la sua distribuzione. Quindi distribuire il Corpo del Signore non spetta al sacerdote. 3)    [si omette. Affronta l’obiezione che l’eucaristia sia riservata solo ai vescovi]. SED CONTRA: Nei canoni [Decreto di Graziano, 3, 2, 29] si legge: 
     
                            “Siamo venuti a sapere che alcuni presbiteri 
     
                consegnano a un laico o a una donna il corpo del Signore
     
                                        perché lo portino agli infermi. 
     
                       Il sinodo perciò proibisce che tale abuso continui: 
     
                         il sacerdote comunichi egli stesso gli infermi”. 
     

     San Tommaso d'Aquino risponde alle obiezioni 

    RISPONDOLa distribuzione del corpo del Signore compete al sacerdote per tre motiviPrimo, poiché come si è detto egli consacra in persona di Cristo. Ora, come Cristo consacrò da sé il proprio Corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Come quindi appartiene al sacerdote consacrare il corpo di Cristo, così appartiene a lui di distribuirlo. Secondo, poiché il sacerdote è costituito intermediario tra Dio e il popolo. Come quindi spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così spetta a lui di dare al popolo i doni santi di DioTerzo, poiché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da cosa alcuna che non sia consacrata: per cui sono consacrati il corporale, il calice, e anche le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento.
     
                      A nessun altro quindi è permesso di toccarlo, 
     
                              all’infuori di un caso di necessità:
     
             per esempio se stesse per cadere a terra o altri simili.
     
                         San Tommaso d'Aquino – Somma Teologica
     
    Risposte alle obiezioni – 1)  Al diacono, in quanto prossimo all’ordine sacerdotale, spettano alcuni compiti di tale ufficio, ossia la facoltà di dispensare il sangue; non quella però di dispensare il corpo, se non in caso di necessità, dietro comando del vescovo o del sacerdote. Primo, poiché il sangue di Cristo è contenuto nel calice. Quindi non è in contatto con chi lo distribuisce, come lo è invece il corpo di Cristo. Secondo, poiché il sangue significa la redenzione che deriva al popolo da Cristo, tanto che al sangue viene mescolata dell’acqua per indicare il popolo. Ora, trovandosi i diaconi tra il sacerdote e il popolo, ad essi si addice più la distribuzione del sangue che del corpo. 2) All’identica persona spetta dispensare e consacrare l’Eucaristia per la ragione che abbiamo indicata (nel “rispondo”). 3)  [Omissis].
     
    Solo i sacerdoti possono toccare la S.S. Eucaristia
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     San Francesco, i sacerdoti e la S.S. Eucarestia    

    E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. Ed essi soli debbono amministrarli e non altri (FF 194) Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. E guai a coloro che li disprezzano. Quand'anche infatti siano peccatori , tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli. Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo (FF 176). Voleva che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché ad esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento.

                 "Se mi capitasse – diceva spesso – di incontrare insieme

                 un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello,

                  saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani.

       Direi infatti: Ohi! Aspetta, San Lorenzo, perché le mani di costui 

         toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!"

                                        San Francesco d'Assisi –  (FF 790)

     

    Don Leonardo Maria Pompei/ www.donleonardomariapompei.it

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  • La Divina Creazione non ha bisogno di una autorità globale umana, mondialista – 2

    La Divina Creazione non ha bisogno di una autorità globale umana, mondialista – 2

    Mercoledì, Giugno 24th, 2015

     di A.B. / Lettera alla Redazione / Seconda Parte – 

    Redazione Quieuropa, Laudato Si, Enciclica, San Francesco d'Assisi, visione panteistica, madre natura, dominate su tutte le creature, flora e fauna, Rimanete nel mio nome, Era messianica, creazione divina 

    Religione – Riflessioni sull'enciclica "Laudato Si", alla luce delle Scritture

    La Divina Creazione non ha bisogno di una

    autorità globale umana, mondialista – 2

    Seguendo gli insegnamenti di Gesù (vero Messia) nessuna

    autorità mondialista e globalizzante è auspicabile.

    Quale visione di Creazione presenta l'enciclica di Bergoglio?

    Divina o Panteistica?

     

     
    di A.B. / Lettera alla Redazione / Seconda e ultima Parte

    Laudato Si - Divina Creazione o Panteismo

     La creazione è in funzione dell'uomo… non il contrario                            

    Roma – di A.B. / Redazione Qui Europ – (continua da qui La Divina Creazione non ha bisogno di una autorità globale umana, mondialista – 1Papa Bergoglio nell'enciclica "Laudato Si" (vedi qui il PDF integrale dell'enciclica – Laudato Sì – PDF) cita l'esempio di San Francesco d'Assisi. Tuttavia, bisogna fare attenzione a non confondere la potenza dell'azione di Dio nelle cose intorno a noi e in noi con la sua presenza essenziale, per non scadere nel panteismo e nell'idolatria. Meglio l'esempio del Cristo, che venerava solo il Padre Eterno. Cristo non parla mai della natura come faceva Francesco, poiche' la Creazione e' in funzione dell'uomo, e non il contrarioIl fatto che la Creazione esista in funzione dell'uomo, non da' diritto a quest'ultimo di profanarla e cercare di controllarla, certamente. Nonostante cio', l'uomo e' pur sempre creatura suprema, fatta a immagine e somiglianza di Dio, e non dobbiamo pensare che l'uomo sia debitore della natura per la sua vita, poiche' nessun uomo ha il potere di muovere foglia che Dio non voglia.

     Visione Divina della natura e visione panteistica                                       

    La vita viene da Dio, non dalla natura. Non abbiamo alcun potere che non sia concesso dall'alto, e non possiamo fare nulla senza Dio (Mt 5:36; Gv 19:10-11; Gv 15:5). Sul libro della Genesi, infatti, leggiamo: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra. Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde" Gn 1:28-30. Meglio della CEI traduce la TILC, che al posto di "soggiogatela" ha "governatela". "Quando alzate gli occhi e vedete il sole, la luna e le stelle, come schiere ordinate nei cieli, non dovete cedere alla tentazione di inginocchiarvi e di venerare quelle cose: il Signore, vostro Dio, le ha lasciate adorare a tutti gli altri popoli della terra" (Deuteronomio Cap 4,19).

    Laudato Si - Divina Creazione o Panteismo

     Sfruttamento del Creato per scopi di dominio sul Prossimo                    

    Non dimentichiamoci che la Creazione esiste in funzione dell'uomo, e non il contrario. L'uomo sfrutta la natura per sopravvivenza. Il problema insorge nel momento in cui la natura viene sfruttata per produrre beni di consumo inutili ed inquinanti, per soddisfare le sciocche velleita' umane e per scopi di dominio (vedi geoingegneria e controllo climatico – ved.: es.: qui Effetto Serra – Zichichi svela la Truffa Creata dal “Nuovo Ordine” qui Manipolazione climatica e dominio finanziario e qui Land grabbing: l’inciucio dei potenti che annienta l’Africa). In quanto opera di Dio, essa deve essere semplicemente lasciata stare, poiche' Dio stesso si occupa del suo perfetto funzionamento.

     Madre Natura – Gaia e Paganesimo                                                               

    L'idea della "Madre Natura" che ci protegge e' un concetto prettamente paganosolo Dio protegge l'uomo che obbedisce alla Sua legge. Il Papa parla di "unire la famiglia umana", ma Cristo predice che avverra' esattamente il contrario: "Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti". (Vangelo Secondo San Matteo – Cap 24,9-12) – "Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome". (Mt 10:21-22); "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa" (Mt 10:34-36).

    Laudato Sì - Creazione - Mondialismo - Bibbia

     La nota "globalizzante" del Pontificio Consiglio                                          

    Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace scrive: "In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento ad un'Autorità mondiale diviene l'unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana.(1). Questo e' in linea con quanto afferma l'Enciclica del Papa al punto 157: "il bene comune richiede la pace sociale, vale a dire la stabilità e la sicurezza di un determinato ordine, che non si realizza senza un’attenzione particolare alla giustizia distributiva, la cui violazione genera sempre violenza. Tutta la società – e in essa specialmente lo Stato – ha l’obbligo di difendere e promuovere il bene comune". Di cosa avrebbe bisogno l'uomo, se non dell'amore di Dio e della Sua guida?

    (1) Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, 2011

     Pace e Sicurezza globalizzante…. senza Dio?                                               

    E chi dovrebbe garantire pace e sicurezza se non Dio? Le grandi potenze del mondo auspicano l'avvento di una nuova era, o nuovo ordine, in cui un'Autorita' mondiale umana, non il Cristo Gesù, portera' "pace e sicurezza" a tutti gli uomini. Vediamo cosa dicono le Scritture:

    "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria". 

    (Vangelo Secondo San Luca 21,25-27)

    "E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire". 

    (1Tess 5,3)

    Laudato Si - Divina Creazione o Panteismo

     Dobbiamo scegliere se affidarci ai politici attuali o alle Scritture            

    Le Scritture parlano della distruzione del mondo attuale e della nascita di un mondo nuovo, la cosiddetta "Era Messianica" (o Regno Millenario), prima della fine; questa nuova era non sara' garantita da alcuna Autorita' politica globale, ma unicamente da Gesù Cristo – il vero Messia – alla sua venuta, che avverra' poco prima che l'uomo distrugga ogni cosa, incluso se stesso. Quindi, se si confida nelle Scritture, nessuna Autorita' di uomini portera' mai pace e sicurezza, anzi l'esatto opposto. Quindi dobbiamo scegliere se affidarci alle Scritture o ai politici della terra. Si resta sorpresi nel leggere come un pontefice si dimentichi delle profezie bibliche e degli insegnamenti di Dio e si preoccupi di invocare la costituzione di un'Autorita' politica che promuova il ripristino della terra ed una semplicistica "fratellanza universale", che auspicano anche i figli dei fiori (vedi qui Papa Bergoglio, Laudato Sì: un’enciclica laica e laicizzante qui Papa Bergoglio – Svolta Ecologica o Ecologista? Come leggerla? – Prima Parte e qui Papa Bergoglio – Svolta Ecologica o Ecologista? Come leggerla? – Seconda Parte) .

     Seguendo gli insegnamenti di Gesù… nessuna autorità globale…           

    Dovrebbe, invece, preoccuparsi di insegnare agli uomini come cercare e trovare il Regno di Dio innanzitutto (Mt 6:33), seguendo gli insegnamenti di Gesu'affinche' chi crede in lui non debba preoccuparsi del destino del mondo, ma viva sulla propria pelle quella pace e quella gioia che solo la rinascita spirituale nel Cristo puo' garantire in questo mondo. L'uomo che rispetta la natura seguendo leggi impartite da un'Autorita' politica non trova necessariamente Dio; l'uomo che trova prima Dio, non avra' bisogno di alcuna Autorita' politica globale per vivere in armonia con il prossimo e con tutta la Creazione.

    Laudato Si - Divina Creazione o Panteismo

     La mia Pace… non come la da il mondo! – Io ho vinto il mondo!!!          

    Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Vangelo Secondo San Giovanni, Cap 14,27); Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Vangelo Secondo San Giovanni, Cap 15,9-11)Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! (Vangelo Secondo San Giovanni, Cap 16,33)

    A.B. (Copyright © 2015 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Prima Parte                                                                                                       

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     Laudato Sì – PDF – L'enciclica in PDF                                                         

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    Venerdì, Luglio 26th/ 2013 – di Emilia Milone –  Emilia Milone, Unione Europea, Italia, Usa, Napoli, Niscemi, Sicilia, Puglia, Terra dei Fuochi, MUOS, Ilva, Guerre, Servizio Sanitario, Sistema Infernale, Distruzione dell'Italia, Fermatevi e Tornate Indietro  Lettera Aperta a Letta e ai Politici Italiani – Volete farci Morire di Cancro e Guerre  nel Silenzio? Noi non ci Stiamo!   […]

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale

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    Mercoledì,  Gennaio 15th/ 2014 – di Sergio Basile e Rocco Carbone – Lettera a Papa Francesco, Sergio Basile, Rocco Carbone, Padre Quirino Salomone, Giacinto Auriti, Moneta-Debito, Proprietà Popolare della moneta, Reddito di Cittadinanza, Papa Benedetto XVI, Grande usura Internazionale, Debito usurocratico, Egoismo sistemico, Distruzione dell'Italia, Commonwealth, Enrico VIII, Nascita della banca d'Inghilterra, Papa Francesco Risponde, Roma, Città del […]

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    Venerdì, Aprile 4th/ 2013  – di Nicola Arena, Sete di Giustizia – Lavoro, vero senso del lavoro, lavoro e ricchezza, produzione e lavoro, valore convenzionale della moneta, automazione e disoccupazione, concentrazione della ricchezza nelle mani di una élite, natura e produzione illimitata e sovrabbondante di beni, provvidenza divina, luogo comune sul valore del lavoro, Giacinto Auriti,  Sete […]

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    Lunedì, Giugno 15th, 2015 – di Sergio Basile  –  Redazione Quieuropa,  Papa Francesco, Vladimir Putin, Incontro in Vaticano, Roma, Moneta Debito, Sergej Lavrov, questione ucraina, Donbass, Geopolitica, Nuovo Ordine Mondiale, Georg Gaenswein, Benedetto XVI, Nuovo Disordine Mondiale, Inimica Vis, Papa Leone XIII, massoneria, enciclica anti-massonica, guerra fredda, sanzioni, spartizione, Sergio Basile  Società, Geopolitica, Religione, Nuovo Ordine Mondiale Retroscena e grandi […]

    La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694

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     Lunedì, Marzo  9th / 2015       –  di Giacinto Auriti – Postfazione al libro di Bruno Tarquini: La Banca, la Moneta el'Usura – La Costituzione tradita Redazione Quieuropa, Debito, Risparmio, Giacinto Auriti, Auriti, Bruno Tarquini, Moneta Debito, Interessi passivi, tentazioni nel deserto, Banca d'Inghilterra, Costituzione tradita, commonwealth britannico, tutto il mondo è colonia monetaria, abolizione della transustanziazione, moneta di […]

    Nebbie da diradare in Vaticano – Auriti insegna

    Nebbie da diradare in Vaticano – Auriti insegna

    Martedì,  Dicembre 16th/ 2014  – di Giuseppe Federici e Redazione Quieuropa  – Redazione Quieuropa, Giuseppe Federici, Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, George Orwell 1984, Fondo Monetario Internazionale, fumi di Satana nella Chiesa, ONU, Ucraina, internazionale socialista, Protocolli dei Savi di Sion  Nebbie da Diradare in Vaticano – Auriti insegna La centralizzazione della schiavitù planetaria della moneta debito: […]

  • Moneta Debito – Come il giorno e la notte… Contraddizioni dei profeti del nulla

    Moneta Debito – Come il giorno e la notte… Contraddizioni dei profeti del nulla

    Martedì,  Settembre 23rd/ 2014 

    – di Sergio Basile 

    Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Libero Confronto, Paolo Barnard, Warren Mosler, MMT, sovranisti, Matteo Salvini, Claudio Borghi, Paolo Barnard, Beppe Grillo, Giulietto Chiesa, Alain Parguez , San Francesco d'Assisi, San Bernardino da Siena, Maurice Allais, Padre Quirino Salomone, Giacinto Auriti, Capitalismo e sistema bancario, come il giorno e la notte, dissenso controllato, falsi dissidenti e veri dissidenti, La7, La Gabbia 

    Moneta Debito – Come il giorno e la notte…

    Contraddizioni dei profeti del nulla

    Inconciliabilità tra i veri dissidenti e i dissidenti della "domenica"

    Il caso Barnard a "La Gabbia" di Domenica 21 Settembre

     

     di Sergio Basile

    Qui Europa / Sete di Giustizia / Scuola Auritiana

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     Come il giorno e la notte…                                                                                      

    Roma, Catanzaro di Sergio Basile / Direttore Quieuropa / Presidente "Sete di Giustizia" – Molto interessante, ai fini della nostra analisi odierna,  sono stati i siparietti inscenati nella trasmissione "La Gabbia", andata in onda su La7, Domenica 21 settembre. Lo spunto critico di maggior rilevanza emerso riguarda – ovviamente – le dinamiche ed i giudizi espressi verso dell'attuale crisi-truffa tenuta in piedi con il fondamentale contributo dei "politici", camerieri dei banchieri (come amava definirli il poeta Ezra Loomis Pound). Dinanzi a quest'inganno universale esistono due categorie di dissidenti, e due atteggiamenti tra loro antitetici e parallelili. Come sono tra loro antitetici e paralleli  il giorno e la notte.

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     Come il giorno – i veri dissidenti                                                                           

    I primi dissidenti sono coloro i quali hanno compreso l'inganno del sistema bancario internazionale (lo stesso – per intenderci – che mediante la regia dei Rothschild finanziò le grandi rivoluzioni liberal-massoniche europee e la Rivoluzione di Ottobre social-comunista o bolscevica del 1917: voluta per impedire la riunificazione tra cristiani ortodossi e cattolici e distruggere la "minaccia" Romanov – vedi qui La stampa di regime e la Mano Nascosta in guerra contro i popoli). Costoro ne denunciano i crimini e cercano di delegittimarne l'azione proponendo alternative credibili che possano rimettere la dignità umana al centro. Rientrano in questa categoria una dozzina di giuristi e liberi pensatori esperti di politiche monetarie e critici nei confronti della cosiddetta "economia classica": castello teorico illusorio fondato sull'impero del debito. Tra costoro, l'esempio più fulgido e solare è indiscutibilmente quello offerto dal Professor Giacinto Auriti e dalla sua "Teoria del Valore Indotto della Moneta" (vedi link allegati in basso) incentrata sulla rivalutazione della Dottrina Sociale della Chiesa (soprattutto Quadragesimo Anno e Rerum Novarum) e sulle elaborazioni medievali dei grandi santi francescani.

    Giacinto Auriti. Che cos’è la Moneta? – 1

    Giacinto Auriti – Origini della Moneta – 2

    Giacinto Auriti – Il Segreto dei Segreti – 3

    Giacinto Auriti – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale – 4

    Giacinto Auriti – Schiavi del sistema bancario imperialista  – 5

    Giacinto Auriti – Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale – 6

    Giacinto Auriti – Dalla Nuova Torre di Babele al Tempo della Grande Speranza – 7

    Sant'Antonio da Padova e la guerra all'usura legalizzata

     Lo sterco del diavolo e i grandi dissidenti francescani                                  

    Tra i santi frati in questione ricordiamo per amore della storia personaggi del calibro di San Bernardino da Siena (che combatté con metodi non violenti l'usura ebraica nel Medioevo – vedi qui  la riproposizione dell'esperienza francescana nelle parole di Padre Quirino Salomone, Custode del corpo di San Bernardino da Siena, membro della scuola auritiana e direttore de "La Perdonanza" – Padre Quirino e la Verità sulla Crisi – Il Video che sta facendo il giro del WebSant'Antonio da Padova e San Francesco d'Assisi, che avendo compreso il valore della moneta-debito (mercificazione e imbastardimento dello strumento convenzionale di mutuo soccorso rivelato da Dio a Mosè nel deserto) addirittura aveva proibito ai suoi seguaci di chiedere denaro in elemosina, limitando questa attività di questua, a sostentamento delle loro missioni evangelizzatrici, ai soli frutti della Creazione o del lavoro umano (vedi qui Sant’Antonio da Padova e la sua attualissima guerra all’usura legalizzata).

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     Come la notte – i falsi dissidenti                                                                            

    La seconda categoria di "dissidenti" sono invece quelli che pur avendo compreso il ciclopico inganno del sistema del debito indotto, si guardano bene dal delegittimare il sistema bancario e l'emissione fraudolenta della moneta-debito, limitandosi ad indicare improbabili ricette atte a "superare" il sistema del debito, senza però rendersi contro (?) che la crescita indotta dello stesso costringe i sistemi produttivi mondiali a un iper-lavoro, tale da giustificare una iper-produzione che possa fingere di "ripagare" questo debito autorigenerante. Risultato? Lo sdoganamento del sistema capitalistico e la sua legittimazione teorica.

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     La deriva del dissenso controllato – Cinesizzazione della società              

    La cinesizzazione e schiavizzazione, nonché l'immolazione delle masse al "sistema capitalistico", con contestuale e graduale perdita di capacità di acquisto dei salari e perdita di fette sempre più consistenti di tempo libero. Tra di essi possiamo far rientrare tutti quei movimenti politici e di opinione che sbraitano contro i politici e contro gli orrori della crisi, ma prendono le distanze da Giacinto Auriti omettendo sistematicamente di nominarlo: vedi i sovranisti anti-euro alla Matteo Salvini o Claudio Borghi (ma non anti-moneta debito) e i seguaci della MMT (Modern Monetary Theory) o MMttari… alla Paolo Barnard e Warren Mosler. Vedi anche tutti i "dissidenti" alla Giulietto Chiesa (fidensori  -"antisistema" a ritmi alterni… – addirittura dell'UE e dell'euro) e quei parlamentari seguaci di Beppe Grillo & Co che si sbracciano per denunciare la casta e per appoggiare in Parlamento tutte le battaglie più fantasiose, in difesa di orsi, panda giganti e via dicendo, ma che dimenticano – così facendo – di salvaguardare la vita e la dignità dei popoli, oppressi da questo demoniaco sistema usurocratico che costringe – come sosteneva Auriti – alla disperazione o al suicidio. Per tutti costoro, evidentemente il "signoraggio" non rapresenta un problema… O – nella migliore delle ipotesi – è l'ultimo dei pensieri. Non lo trovate sconcertante o quantomeno anacronistico? Eppure in molti ancora seguono questi profeti del nulla, confondendo gli stessi pilastri della teoria auritiana originaria, vittime di una mirata strategia di dissenso controllato ispirata al più subdolo dei "Sistemi Monarch".

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     Osservazioni sul siparietto di Paolo Barnard a "La Gabbia"                        

    Infine riproponiamo due "fresche" osservazioni di un nostro lettore, Giuseppe Federici, riguardo alle affermazioni fatte da Paolo Barnard a "La Gabbia" di Domenica scorsa. Nel video che segue Barnard attribuisce la crisi unicamente all'euro, alla BCE e alla Merkel. "Egli infatti – nota Federici – come tutti gli "economisti" sostenitori della "Modern Monetary Theory" (MMT), non risconosce l'esistenza del gigantesco problema della moneta-debito e del signoraggio bancario. Il francese Alain Parguez (vicino alla MMT) addirittura ha affermato di non conoscere il signoraggio bancario. Ignoranza o malafede? Come può Parguez – nota Giuseppe Federici – non conoscere l'opera del compatriota Premio Nobel per l'economia del 1988 Maurice Allais che denunciò il signoraggio delle banche centrali e la truffa della riserva frazionaria?

    sete di giustizia - Noi stiamo con Giacinto Auriti

     La grande… Contraddizione                                                                                   

    "Secondo Barnard, poi – continua Federici –  è la Merkel l'origine dell'imposizione delle politiche di austerità alla Ue. Fautrice o semplicemente pedina che esegue gli ordini della Bce (con sede a Francoforte: città storicamente scelta come quartier generale di casa-Rothschild) che a sua volta è controllata dalla City di Londra, regno dei Rothschild".  Barnard nel suo show ha poi affermato (scoprendo letteralmente l'acqua calda e cavalcando l'onda dei facili consensi da talk-show) che gli uomini del palazzo del potere in Italia eseguiranno, chiamandoli "riforme", pesanti tagli allo stato sociale sotto dettatura della Bce e dell'Ue". Ammissione scontata e del tutto condivisibile quella dell'ex uomo-RAI, ex-amico o "amico" della Gabanelli: "abbiamo delle "forbici" a Roma, non degli uomini…ma anche degli omicidi". Ma allora, mi chiedo, prendendo per buona l'osservazione di Federici su Barnard, perchè continuare a legittimare l'operato fraudolento delle banche centrali?

    Sergio Basile  (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Direttore Quieuropa / Presidente Sete di Giustizia / Scuola Auritiana

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    Sete Di Giustizia – Noi stiamo con Auriti

     

     

     

     

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     Video Allegato – Le contraddizioni di Barnard                                                 

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    Mercoledì,  Agosto 6th/ 2014 – di  A. Serramazza, Pres. Milizia dell'Immacolata Calabria e S. Basile – Redazione Quieuropa, Rita Angela Serramazza, Sergio Basile, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe, massoneria, naturalismo, Papa Leone XIII, Milizia dell'Immacolata, Giacinto auriti, processione massonica inneggiante a Lucifero, dogma dell'Immacolata Concezione, Sete di Giustizia, Europa, Giappone, Giacinto Auriti, Redazione Quieuropa, naturalismo massocino, Il Cavaliere dell'immacolata, Hiram Abiff, architetto del Tempio di Salomone, vertice […]

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    Maggio 21st/ 2014 – Mauro Di Sabatino – Scuola di Studi Giuridici e Monetari, Giacinto Auriti Italia, Mauro di Sabatino, Scuola di Studi Giuridici e Monetari Giacinto Auriti, Essere auritiani oggi, valore indotto, spartiacque culturale ed un punto di non ritorno economico ed esistenziale,  parte spirituale. Il nostro Professore si è sempre ed apertamente dichiarato Cattolico, Antico e Nuovo Testamento, la moneta […]

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    Venerdì, Maggio 9th/ 2014  – di Nicola Arena e Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, professor Giacinto Auriti, Stampa del denaro a costo nullo, trucco tipografico, Teoria del Valore Indotto della Moneta,  Valore Indotto, simbolo di costo nullo, reddito di cittadinanza, sopravvivenza propria, male autoprodotto, giustificabili agli occhi di Dio, signoraggio bancario, banconota di 100 euro, simbolo di costo nullo, conferiamo il […]

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    Mercoledì, Maggio 7th/ 2014  – di Nicola Arena – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Denaro e prostituzione, liberi di scegliere il proprio destino, giudizi di valore, Il valore dell’amore,valore del sesso, In vendita per denaro, sesso dietro compenso, bisogno di denaro per vivere, cos’è il denaro, professor Giacinto Auriti,  Unità di misura del valore dei beni, potere d’acquisto, contenitore materiale di un valore,  spirituale, fattispecie giuridica, diritto di proprietà […]

     

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     Speciale – Giacinto Auriti – Che cos'è la moneta?                                          

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti. Che cos’è la Moneta? – 1

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti. Che cos’è la Moneta?

    Martedì, Marzo 11th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Prima Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Oro-carta, cos'è la moneta?, Chi crea la moneta?, Perché un Paese più è industrializzato  più produce e più si indebita, verso chi si indebita?, Perché i Paesi […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Origini della Moneta – 2

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Origini della Moneta

    Giovedì, Marzo 20th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Seconda Parte – di Giacinto Auriti  – Popolo d'Israele e straordinaria concezione della moneta nell'antico testamento, il Mamrè e Israele, il comando della potenza svelato a Mosè nel Deuteronomia, Tobia Tobi e la moneta presso Israele, I Grandi personaggi del […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Il Segreto dei Segreti – 3

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Il Segreto dei Segreti

    Domenica, Marzo 23rd/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Terza Parte – di Giacinto Auriti  – Il Mamrè e Israele, il comando della potenza svelato a Mosè nel Deuteronomia,  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, crollo dell'impero romano,nascita della sistema moderna, valoreconvenzionale monetario, la […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale – 4

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Legittimazione di uno Strumento di Dominio Mondiale

    Martedì, Marzo 25th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Quarta Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, crollodell'impero romano, i popoli cristiani erano demonetizzati, i misteriosi signori della moneta, sovranità politica e sovranità monetaria, legittimazione di uno strumento di dominio mondiale, […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Schiavi del sistema bancario imperialista  – 5

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti. 5 – Moneta: Così si diventa schiavi del sistema bancario imperialista

    Martedì, Aprile 1st/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Quinta Parte – di Giacinto Auriti  – I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, crollo dell'impero romano, i popoli cristiani erano demonetizzati, i misteriosi signori della moneta, sovranità politica e sovranità monetaria, proprietà popolare della moneta, verso chi ci si inbedita, […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale – 6

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale

    Venerdì, Marzo 11th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Sesta Parte – di Giacinto Auriti  –  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Sistema Bancario, Redazione Quieuropa, il governo occulto, Nuovo Ordine Mondiale, Umanesimo Gnostico, il numero della bestia, liberalcapitalismo, Socialcapitalismo, falsa contrapposizione Usa-Urss, filiali dei […]

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Dalla Nuova Torre di Babele al Tempo della Grande Speranza – 7

    I Grandi Personaggi del 900: Giacinto Auriti – Dalla Nuova Torre di Babele al Tempo della Grande Speranza

    Sabato, Aprile 12th/ 2014 Rubrica – I Grandi Personaggi del Novecento: Giacinto Auriti – "La Moneta: Dio o Mammona?" – Settima Parte – di Giacinto Auriti  –  I Grandi personaggi del Novecento, Giacinto Auriti, Nuovo Ordine Mondiale, Umanesimo Gnostico, il numero della bestia, liberalcapitalismo, Socialcapitalismo, Rothschild, Cavaliere rosa-croce 18° grado, valori spirituali sotto la polvere di musei senza visitatori, Il […]

  • Sant’Antonio da Padova e la sua attualissima guerra all’usura legalizzata

    Sant’Antonio da Padova e la sua attualissima guerra all’usura legalizzata

    Domenica, Giugno 15th/ 2014

    – di Rocco Carbone  –

    Redazione Qui Europa, Rocco Carbone, Sant'Antonio da Padova, usura legalizzata, Giacinto Auriti, San Francesco d'Assisi, San Bernardino da Siena, Ezra Pound, Padre Quirino Salomone, l'attualissima guerra all'usura legalizzata, europeismo e usura di stato, truffa internazionale, debito pubblico, interessi passivi sui titoli del debito pubblico, preti, vescovi, cardinali, la nostra speranza 

    Sant'Antonio da Padova e la sua attualissima

    guerra all'usura legalizzata

    La nostra speranza: che al più presto frati, preti, vescovi,

    cardinali, cristiani, politici e uomini di buona volontà

    tutti, possano tornare a parlare liberamente e

    onestamente della lotta all'usura legalizzata

    ► Video, link e approfondimenti in allegato

     

    di Rocco Carbone

    Sant'Antonio da Padova e la guerra all'usura legalizzata

     Sant'antonio da Padova e la guerra all'usura                                                    

    Roma, Pescara, Padova – di  Rocco Carbone  Lo scorso 13 giugno è stato il giorno delle grandi celebrazioni dedicate a Sant'Antonio da Padova, il santo – uno dei più amati e venerati in tutto il mondo – che già nel Duecento condannava l'usura (vedi qui Sant'Antonio, gli Usurai, gli Eretici, la Minestra Avvelenata). Pur essendo nato a Lisbona, assunse l'appellativo "da Padova" per aver passato gli ultimi anni della sua vita proprio a combattere l'usura del tempo, in questa cittàEgli, storicamente, fu (ed è) uno dei tanti Santi che più condannò in maniera aperta, coraggiosa e senza mezzi termini, l'usura e gli usurai, come del resto fecero i confratelli San Francesco d'Assisi e San Bernardino da Siena.

    Sant'Antonio da Padova e la guerra all'usura legalizzata

     L'usura europeista e di stato che umilia i popoli e distrugge la società   

    L'usura europeista – e di conseguenza quella di stato – è oggi la piaga che più umilia i popoli e distrugge l'assetto sociale ed economico, costringendo i cittadini italiani (e non solo) a lavorare praticamente gratis per sei mesi all'anno, al fine di ripagare i grandi burattinai della speculazione finanziaria e bancaria, mediante il pagamento degli interessi passivi sul debito pubblico:  frutto di un'usura programmata e camuffata da "crisi economica internazionale" (vedi qui – Non Chiamatela Crisi Economica, ma Truffa Monetaria da Signoraggio). Oggi, dunque, viviamo di fatto in un tempo caratterizzato dalla presenza asfissiante e dittatoriale (senza precedenti nella storia) di un regime usurocratico, come già denunciato dall'indimenticato professor Giacinto Auriti (vedi allegati) e come lo stesso dimostrò in oltre 35 anni di studi giuridici e monetari. Personaggio, Auriti, ovviamente (strategicamente) denigrato e sottovalutato dallo stesso sistema, che invero, lo ha sempre temuto per la sua grandissima onestà intellettuale e la sua incrollabile fede.

    Sant'Antonio da Padova e la guerra all'usura legalizzata

     La nostra speranza                                                                                                     

    Speriamo che al più presto frati, preti, vescovi, cardinali, cristiani e uomini di buona volontà tutti, possano tornare a parlare liberamente e onestamente della lotta all'usura legalizzata, cioè di uno dei temi più importanti della tradizione cristiana cattolica. E ciò prendendo esempio da grandissimi personaggi come Sant'Antonio da Padova, da Giacinto Auriti  e dallo stesso francescano Padre Quirino Salomone (vedi i video e gli articoli correlati, giù tra gli allegati) che oggi viaggia in largo ed in lungo per l'Italia al fine di portare questa buona notizia, questo messaggio di speranza che i politici – da buoni camerieri dei banchieri qual sono: lo diceva il poeta statunitense Ezra Pound – si guardano bene dal rivelare ai cittadini, agendo palesemente contro gli interessi degli stessi e trascorrendo pallidamente ore ed ore, gorni e giorni del loro "tempo prezioso" a parlare del nulla nei salotti TV. Concertando subdolamente impresentabili e vergognosi copioni e strumentali e falsissimi alterchi, al fine di confondere le acque ed illudere i telespettatori che l'Italia dell'usura sia ancora un Paese libero e caratterizzato da un "vivace" dibattito politico tra "forze e partiti" contrapposti. Ma la verità evidentemente è un'altra… e gli Italiani lo stanno iniziando a comprendere…. Meglio tardi che mai!

    di Rocco Carbone (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Allegato – Lettera a Papa Francesco sull'usura legalizzata                    

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale – di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale – di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Mercoledì,  Gennaio 15th/ 2014 – di Sergio Basile e Rocco Carbone – Lettera a Papa Francesco, Sergio Basile, Rocco Carbone, Padre Quirino Salomone, Giacinto Auriti, Moneta-Debito, Proprietà Popolare della moneta, Reddito di Cittadinanza, Papa Benedetto XVI, Grande usura Internazionale, Debito usurocratico, Egoismo sistemico, Distruzione dell'Italia, Commonwealth, Enrico VIII, Nascita della banca d'Inghilterra, Papa Francesco Risponde, Roma, Città del […]

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     Sant'antonio – Film completo in allegato                                                   

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    Lunedì,  Giugno 2nd/ 2014
     

     – di Rocco Carbone e Sergio Basile 

    Redazione quieuropa, Rocco Carbone, Sergio Basile, Giovanna d'Arco. Giacinto Auriti,  Papa Benedetto XV, Friedrich Schiller, La Pulzella d'Orléans, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Giacinto Auriti, Teoria del valore indotto della moneta, Festa della Repubblica,  amor di Patria, San Francesco d'Assisi, Madonna di Fatima, scisma d’Occidente, Guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra,  Cristina Siccardi, duca di Bedford, Guglielmo di La Poule, Giovanni sire di Talbot,  liberazione della Francia dalla prepotenza inglese in nome di Dio, Una lettera di fuoco, Jeanne d’Arc, miracolo della transustanziazione, Corpo di Cristo, miracolo dell'Eucarestia, Carlo VII, Isembard de la Pierre,  cattedrale di Winchester, imprese superiori, piano di Divina Provvidenza e Divina Salvezza, Nell'Europoa traviata dall'usura della moneta debito, gli strumenti del debito e della guerra, potenza della preghiera 

    Il mito di Giovanna d'Arco e

    l'intervento del soprannaturale nella storia

    La Grande Battaglia, la Patria, la Rivoluzionaria,

    il Professore

    Un emblematico esempio per l'uomo moderno nella battaglia

    finale contro la grande usura da moneta-debito

     

    di Rocco Carbone e Sergio Basile

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     Giovanna d'arco – L'intervento del soprannaturale nella storia                 

    Roma, Parigi, Orléans di Rocco Carbone e Sergio Basile – Oggi, 2 Giugno, in Italia si celebra, con buona dose di sarcasmo, la Festa della Repubblica: la festa di una Patria tradita e umiliata dai suoi stessi "custodi", perchè persa nell'oblio della menzogna, lontana dallo spirito della Verità e annebiata dai fantasmi dell'ideologia. Perciò, anche quest'anno, c'è poco da festeggiare! Ma per comprendere il vero senso di amor patrio che dovrebbe accendersi come fuoco in ciascuno di noi e indurre al vero riscatto, sganciato dai falsi miti delle ideologie politiche e partitiche, ci sembra opportuno soffermarci sulla figura di una santa e martire, Giovanna d'Arco: mitica eroina donatasi alle "fiamme dell'immortalità" per la Verità e per la Patria, cui commemorazione è passata, come spesso accade, fin troppo facilmente, nel comune dimenticatoio. Proprio lo scorso 30 Maggio, curiosa combinazione temporale, la Chiesa di Cristo ha ricordato la "Pulzella d'Orléans", canonizzata da Papa Benedetto XV nel 1920. Numerosi autori amarono ricordarla con questo appellativo, in diversi scritti ed opere. Tra i più celebri citiamo Friedrich Schiller (poeta, drammaturdgo e storico tedesco – 1759-1805 – autore del dramma "La Pulzella d'Orléans" del 1801) e il grande compositore russo Pëtr Il'ič Čajkovskij (Votkinsk 1840 – San Pietroburgo 1893) autore dell'omonima opera ispirata al dramma di Schiller e da molti accostata, per intensità, a capolavori quali "Lo Schiaccianoci" e "Il Lago dei Cigni". Tra gli estimatori della mitica Pulzella d'Orléans, annoveriamo anche il professor Giacinto Auriti, il padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta". Come vedremo, un comune file rouge spirituale lega indissolubilmente i due personaggi.

     La Rivoluzionaria e il Professore                                                                           

    Auriti, fervente cattolico e devoto della Madonna di Fatima (in onore della quale edificò una chiesa: simbolico ed ideale stendardo da passare in rassegna nella sua cavalcata trionfale contro l'usurocrazia) amava ricordare Giovanna d'Arco come "figura emblematica dell’intervento del soprannaturale nella storia umana"; come – interpretando il pensiero di Auriti – fulgido modello di riferimento utile al distratto ed alienato uomo moderno, al fine di plasmare nello stesso, mediante il fuoco dello spirito, un pensiero nuovo e fuori dagli schemi. Un modello che aiutasse a comprendere come la storia non sia stata scritta – e non viene scritta – e portata avanti solo dagli eventi "fortuiti" della natura e dall'intervento dell'uomo (…) ma come in ogni epoca l'intervento divino abbia ispirato figure semplici capaci di rivoluzionarne il corso e mutarne il verso. Così come avviene per un argine costituito con semplici ed "inutili" sassi, opposto provvidenzialmente al naturale ed impetuoso procedere delle acque e dei flutti. Possiamo sostenere, in tal senso, che Giovanna d'Arco, rappresentò per la Francia, ciò che San Francesco d'Assisi (Giovanni di Pietro di Bernardone) rappresentò per l'Italia e la Chiesa intera nel Tredicesimo Secolo. Alla luce di questa riflessione, possiamo comprendere come la vera "Rivoluzione Francese" non fu – evidentemente – quella che il sistema ci ha insegnato a riconoscere come tale (una rivoluzione creata ad arte dai falsi profeti dell'ideologia liberale ed illuminata  fatta di sgozzamenti e teste mozzate convenzionalmente avviatasi nell'anno del Signore 1789) ma una rivoluzione fatta di spirito e verità.  Giovanna d'Arco, come vedremo, ebbe il merito storico di incarnare questa "rivoluzione", ponendosi come figura di rottura e rinascita.

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     La vicenda umana, oltre la "storia dei vincitori"                                              

    Ma la storia – scritta dai vincitori – poco spazio ha dato a questa lettura della vicenda, fermandosi all'immagine tragica del rogo. Auriti amava invece ricordare la figura della santa, in termini differenti: "La vita di Santa Giovanna D'Arco – soleva ripetere – è una prova che nella nostra storia Dio interviene attraverso uomini in apparenza "fragili". Giovanna, un'adolescente analfabeta che diventa condottiero vincente.Come ben ricorda l'autrice Cristina Siccardi,  "la Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da Siena (1347-1380) morì – ricorda – c’erano un Papa e un antipapa; quando Giovanna nacque, nel gennaio del 1412 c’erano un Papa e due antipapa". La Chiesa viveva, dunque, un momento di profonda lacerazione, caratterizzata da continue lotte fratricide fra i popoli europei, come la «Guerra dei cent’anni» tra Francia e Inghilterra (1337 – 1453). "Guerre, carestie, pestilenze, eresie – nota ancora la  Siccardi – prostrarono l’Europa. Era il tempo degli incubi, dove nell’immaginario collettivo le autentiche manifestazioni mistiche si intrecciavano con le magie e le stregonerie, il mondo reale della sofferenza e della morte cruenta si sovrapponeva alle fantasie demoniache popolate di mostri e di balli macabri".

     In difesa della Patria – Una lettera di fuoco                                                        

    In quel tempo, precisamente in data 22 marzo 1429, l’analfabeta Jeanne, nata a Domrémy (oggi Domrémy-la-Pucelle) nella regione della Lorena, scrisse  ed indirizzò ai potenti usurpatori inglesi una lettera di fuoco destinata a far storia «Gesù, Maria! Re d’Inghilterra e voi duca di Bedford che vi dite reggente del regno di Francia, voi Guglielmo di La Poule, conte di Suffolk, Giovanni sire di Talbot, e voi Tommaso sire di Scales, che vi dite luogotenenti del duca di Bedford, rendete giustizia al Re del cielo. Restituite alla Pulzella che qui è stata inviata da Dio, il Re del cielo, le chiavi di tutte le buone città da voi prese e violate in Francia. Ella è venuta qui da parte di Dio per implorare il sangue reale. Ella è pronta a far pace, se volete renderle giustizia, a patto che le restituiate la Francia e paghiate per averla tenuta. E fra voi, arcieri compagni di guerra e voi altri che siete sotto la città di Orléans, andatevene nel vostro paese in nome di Dio; e se non lo fate attendete notizie della Pulzella che ben presto vi vedrà in grandissime disgrazie. Re d’Inghilterra, se così non fate, io sono condottiero e in qualunque luogo attenderò in Francia le vostre genti, volenti o nolenti le caccerò via. E se non vogliono obbedire, tutte le farò uccidere; sono qui inviata da parte di Dio, Re del cielo, corpo a corpo, per espellervi da tutta quanta la Francia. E se vogliono obbedire saranno nelle mie grazie. E non pensate altrimenti, perché non otterrete il regno di Francia da Dio, il Re del cielo, figlio di Santa Maria, ma l’avrà re Carlo, il vero erede, perché Dio, il Re del cielo, lo vuole […]».

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     Emblema della Resistenza, nella Verità dello Spirito                                     

    Giovanna, di lì a poco, divenne l'emblema della  liberazione della Francia dalla prepotenza inglese, in nome di Dio. Il suo carisma e la sua motivazione furono tali da ottenere legittimazione e consensi in tutta la Nazione. Perfino i capi delle forze armate francesi credettero alle sue parole, alla sua ispirazione, e si affidarono alla giovane Pulzella d'Orléans. Giovanna iniziò la sua missione imponendo la riforma dell'armata e trascinando con il suo esempio le truppe francesi ad abbracciare un nuovo stile di vita rigoroso ed incentrato sul Santo Timor di Dio.

     Un nuovo, vincente, stile di vita                                                                             

    Giovanna, paladina e anima dell'esercito, fece allontanare le prostitute che accompagnavano l'esercito nei suoi spostamenti; bandì ogni forma di violenza e disapprovò i saccheggi. Ma il nuovo stile portò frutti ancor più rigogliosi: i soldati  smisero di bestemmiare, si accostarono ai sacramenti (Confessione e Comunione) e iniziarono ad invocare Dio: la Pulzella d'Orléans ottenne che l'esercito si riunisse in preghiera intorno al suo stendardo, ben due volte al giorno. (Cfr.: Pernoud Régine, "La spiritualità di Giovanna d'Arco", Jaca Book Editore). Per la prima volta il popolo francese ebbe piena fiducia e rispetto del suo esercito. Jeanne d’Arc riuscì ad infondere audacia e speranza nell’esercito regio, e sulle ali di questo redivivo ed inaspettato entusiasmo riuscì a vincere prodigiosamente il dominio straniero, per volontà di Dio. Ma la giovane riuscì anche ad allontanare il fantasma del Protestantesimo, difendendo la tradizione cristiana cattolica, francese, dall'apostasia incarnata dal rifiuto del miracolo della transustanziazione del Corpo di Cristo (miracolo dell'Eucarestia).

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     La strategia del Duca di Bedford, l'Università di Parigi e l'inquisizione    

    Tuttavia, la libertà e la vittoria ebbero il loro caro prezzo, un prezzo pagato da molti martiri e testimoni di Cristo, al quale Jeanne d’Arc non si sottrasse, manifestando fino all'ultimo la sua fede, malgrado l'irriconoscenza e l'ipocrisia di larghi settori della stessa Chiesa, incarnata da alcune anacronistiche derive che travolsero la santa inquisizione. Le truppe inglesi, infatti, fecero prigioniera Giovanna a Compiègne il 23 maggio del 1430. Alla notizia, l’Università di Parigi anziché difendere la paladina della Francia chiese che l’Inquisizione la giudicasse come una strega: soluzione che tornò congeniale allo stesso Duca di Bedford, dal momento che ciò  avrebbe consentito di screditare Carlo VII di Francia. Il sovrano, infatti, sarebbe apparso in tal modo come colui che doveva la conquista del trono alla stregoneria ed alle potenze infernali: insomma l'esatto, solito, capovolgimento della verità! (Cfr.: Procès de réhabilitation – Peésentation du rescrit, procurations et premières citations – 7 novembre 1455)

     Morte e Immortalità                                                                                                   

    L’iniquo processo durò circa un mese (dal 20 febbraio al 24 marzo del 1431) e alla fine Jeanne d’Arc fu giudicata colpevole d’idolatria, scisma e apostasia. Alla domanda se fosse in Grazia di Dio, Giovanna rispose con una semplicità disarmante: «Se non ci sono, voglia Dio mettermici, e se ci sono voglia Dio tenermici!». Quanto al resto, è storia nota: Giovanna d'Arco,  la Pulzella d'Orléans, fu arsa viva sulla piazza del Vieux-Marché di Rouen il 30 maggio del 1431. Ma la sua morte restò per sempre scolpita negli occhi e nell'animo dei presenti e dei francesi tutti, di ogni generazione: ella morì contemplando una grande croce astile, dono di un frate di nome Isembard de la Pierre.

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     Il senso della storia, oltre il mito, oltre la morte                                               

    Oggi, ironia della sorte, una statua di Giovanna d'Arco troneggia all'interno della cattedrale di Winchester, proprio dinanzi alla tomba del Cardinale Beaufort, uno dei principalio co-artefici della sua tragica fine terrena. Ma cosa ci insegna questa storia? La martire francese è oggi, in primo luogo, emblema degli errori che gli uomini di Chiesa possono commettere… Emblema cioè dell'ipocrisia di molti prelati e uomini di Dio: anomalia che spesso si confonde con la nostra ipocrisia, cioè con l'incoerenza di noi "cristiani della Domenica" spesso incapaci, per mancanza di fede, per accidia o codardia, di semplici ma rivoluzionari atti capaci di aprire le porte al piano di Dio ed alla Divina Provvidenza. Ma la morte e la vita della Pulzella d'Orléans, la sua canonizzazione ed il suo intramontabile mito, sono anche segno inconfutabile di come la verità della Sposa di Cristo emerga comunque e sempre e di come l'uomo di fede possa essere capace di imprese superiori a sé ed alle sue forze. Emblema, cioè, della provvidenziale, salvifica e costante presenza di Dio nella storia. Un Dio che si pone – malgrado i limiti umani – al pieno servizio dell'uomo che lo cerca ed invoca con cuore sincero. Un Dio che, tuttavia, è rispettoso dell'indifferenza e dell'arbitrio umano (cioè della libertà di scegliere il bene e il male) sempre  e dovunque, in ogni contesto.

     Nell'Europa dell'usura e della nuova guerra                                                      

    Ciò che  avvenne nella vita di Giovanna d'Arco, avviene ancora oggi in altre forme, nella vita di ciascuno di noi. La società nella quale visse è per molti versi identica a quella del nostro tempo. Molti sono i chiamati, pochi gli eletti. Ma alla fine la risposta è sempre la nostra! Libera e personalissima. Nostra la libertà di aderire o meno a questo piano di Divina Provvidenza e Divina Salvezza. Nell'Europa traviata dall'usura della "moneta debito", che miete vittime come una guerra, l'arma provvidenziale che Dio suggerì al cuore ed alla mente del servo fedele Giacinto Auriti è quella della "Proprietà Popolare della Moneta". Una guerra posta a pilastro di tutte le guerre. Una menzogna posta a pilastro di tutte le menzogne. Una battaglia "finale" che coglie il vero senso di tutte le guerre e di tutte le sopraffazioni delle quali lo sterco di Satana ed il suo immenso potere seduttivo, sono e sono stati immagini ed artefici. Ciò, specie negli ultimi tre secoli a questa parte. Il sistema bancario internazionale e la moneta creata dal nulla ed emessa dallo stesso, sono stati, infatti, i grandi strumenti utilizzati dal Male per imporsi su popoli e nazioni, in nome della democrazia e del progresso. Così sono nate le Grandi rivoluzioni dell'età Moderna (Francese e Bolscevica), le Grandi Guerre Mondiali e Rivoluzioni Arabe e Colorate. Così – mediante il finanziamento di guerre e il sistema del debito – si è cercata con successo la distruzione delle monarchie cattoliche e delle società uniformate e rette su principi cristiani, sostituendo ad esse la nascita di un modello dogmatico di stato-dio, che ha preso il posto dei valori più alti incarnati e difesi – fino al Medioevo – dal Cattolicesimo.

    Giovanna d'Arco - Pulzella d'Orléans - Auriti

     Spirito, Popolo e Moneta – La Grande battaglia finale                                     

    Solo, evidentemente, con l'affermazione della "Proprietà Popolare della Moneta" si povrà affermare a livello internazionale la verità. Una Verità nascosta da secoli, cui occultamento ha reso e rende ancor oggi cieco il cuore di milioni, miliardi di uomini, grazie allo strapotere – ingiustificato ed illegittimo – di una élite bancaria sorretta e coperta da falsi profeti e false ideologie social-comuniste e liberal-capitaliste.  Ciò permetterà di scalzare e distruggere in maniera definitiva e potente l'egemonia più totalizzante che abbia mai tenuto sotto scacco l'umanità a livello globale: quella della moneta-debito Infatti, solo venendo meno lo strapotere della moneta-debito (intesa come strumento di potere e dominio privatistico esercitato da una minoranza ai danni di oltre 7 miliardi di uomini) si potrà realizzare la società della giustizia e della pace, della quale si narra nelle Sacre Scritture.

     Dalla vuota utopia al reale riscatto                                                                          

    Chi non coglie il profondo senso di questa realtà – laico o ecclesiale che sia – diffonde solo vane utopie ed illusioni. Ma è tuttavia impensabile che ciò si realizzi senza la conversione (dal latino convèrtere: trasformare, mutare) del cuore e dell'anima di chi usa questo sistema monetario, basato sulla menzogna e sull'inganno, per opprimere e annientare il prossimo, con gli strumenti del debito e della guerra. E' allora indispensabile comprendere come questa non sia solo una battaglia culturale, ma anche e soprattutto spirituale. Le vere rivoluzioni, come ci insegnana Giovanna d'Arco, non nascono dalla forza cieca della violenza, ma dalla forza della preghiera e della verità. Poi, a ruota, dalla cultura e dal cambiamento dello stile di vita degli uomini; infine dalla ragione convergente a tali sacri principi. Solo grazie alla potenza della preghiera potranno convertirsi uomini  appartenenti a questo sistema e che oggi hanno potere in materia. Pregare con fede ci cambia in meglio e cambia anche gli altri attraverso l'intervento del Dio Creatore. Questo, amici lettori, è l'insegnamento che dobbiamo cogliere e diffondere. Questa la verità che ciascuno di noi deve coraggiosamente incarnare e che portò, in quel provvidenziale giorno, l’analfabeta Jeanne a diventare la mitica "Pulzella d'Orléans".

    Rocco Carbone, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Link e Articoli in Allegato – Approfondimenti                                                             

     
    Bolla di canonizzazione di Giovanna d'Arco

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xv/bulls/documents/hf_ben-xv_bulls_19200516_divina-disponente_it.html

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  • Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Venerdì,  Novembre 8th/ 2013

    – di Padre Piotr Anzulewicz  e Sergio Basile 

    Italia, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Gratuità, Figli del mondo, Mondialsmo, Figli della luce, Disonestà è dimenticare la grazia, In Dio non vi sono crisi finanziarie, Da Debitori a Dispensatori di credito, Debitore nei confronti di Dio, Ogni atto di amore gratuito compie e anticipa il cielo, Debito, Nathan Rothschild, San Francesco d'Assisi, Giacinto Auriti 

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori

    a Dispensatori di credito 

    La Disonestà è dimenticare la Grazia e sentirsi 

    creditori dei beni che ci ha donato Dio

    disprezzando la dignità umana

    Ogni atto di amore gratuito compie e anticipa il

    cielo: i modelli San Francesco e Giacinto Auriti 

     

    di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile

    Da Debitori a creditori - san Francesco - Auriti

     Una Pedagogia Rivoluzionaria – Da Debitori a Dispensatori di Credito   

    Catanzaro – di Padre Piotr Anzulewicz, Circolo Culturale San Francesco, Convento Sacro Cuore – Nella giornata odierna la Chiesa ricorda il Beato Giovanni Duns Scoto († 1308), francescano, maestro per sottigliezza di ingegno e di pietà nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia, «cantore del Verbo incarnato e difensore dell’immacolato concepimento di Maria». Con lui ripartiamo, anche quest’oggi, da dove abbiamo fallito: dagli «averi» del Signore, dai frutti del suo «giardino», affidati a noi in «amministrazione», ma da noi – amministratori ingiusti, disonesti e infedeli – avidamente sottratti  e egoisticamente «sperperati». Mentre dobbiamo «rendere conto», ci accorgiamo di essere «allontanati» dal Signore, incapaci di qualsiasi cosa, privi di forze, per «zappare» un terreno che non darà mai il raccolto d’amore. Sorprendentemente scopriamo che il Signore ha già coperto ogni ammanco: ci ha fatti suoi «amici», «chiamandoci a sedere» alla mensa del suo corpo e del suo sangue, e, risorgendo, ci ha preparato una «casa» dove accoglierci per l’eternità. Questo è il miracolo della sua infinita misericordia, magnanimità, benevolenza. Accogliamola con gratitudine, per essere davvero «figli della luce» che vivono nell'amore disinteressato e generoso.

     Figli del Mondo (mondialismo) e figli della luce                                             

    (Rm 15,14-21; Sal 97; Lc 16,1-8) «I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». Chi ascolta il Vangelo di oggi canta di gioia e di gratitudine: l’amore di Dio è infinita benevolenza, gratuità e misericordia. Egli può paradossalmente ricevere quanto non ha seminato, fare suoi i «tesori» di misericordia di Dio e dispensarli agli altri, appropriarsi delle «sue sostanze», riscattare i peccati e le infedeltà d'ogni giorno, e farsi amici per il Regno dei cieli: amare, perdonare, cancellare ogni debito. Il Signore ha gettato la propria vita come un seme e ha offerto la misericordia: il frutto della Croce, la linfa, la sostanza del suo essere-per-gli altri. Così possiamo accostarci con fiducia e a piene mani raccoglierla per esserne ricolmi al punto di beneficare chiunque si avvicini a noi. Sì, anche oggi possiamo distribuire la «sostanza» dell'«uomo ricco», nostro Signore Gesù, che la fa nostra, senza alcun nostro merito. Anche oggi egli giunge alla nostra vita e con amore ci chiama, scruta e interroga: «Che cos'è questo che sento dire di te?» (Lc 16,2), e ci spinge a «rendere conto» delle nostre ingiustizie: ci siamo disonestamente impossessati dei beni che ci sono stati dati gratuitamente in «amministrazione» per renderli moltiplicati. 

     Disonestà: Dimenticare la Grazia                                                                          

    La disonestà è dimenticare la grazia. Ecco la fonte delle frodi, dei giudizi, delle invidie. Ecco il mondo attaccato alla carne, incapace di vedere il Cielo. Ecco le voci della moglie, del marito, dei figli, dei compagni di lavoro, dei fratelli che –  frodati dell'amore, della pazienza, della dignità, del rispetto di cui avevano diritto – dicono al Signore della nostra cattiva amministrazione. E' vero, non possiamo più essere amministratori: è il capolinea di una vita di menzogne, bugie, compromessi. E' la verità che ci scuote e ci apre gli occhi: abbiamo amministrato male. Siamo debitori, incapaci di fare alcunché per rifondere quanto rubato. Non abbiamo forze perché troppa terra dovremmo zappare per raccogliere e rendere i frutti di cui ci siamo appropriati: quanta fatica per ricomporre con le nostre forze i dissidi con il coniuge, con i figli, con i confratelli, o con chi sia… Ci «vergogniamo» di «mendicare», perché nessuno sarebbe disposto a donare ad un ladro avaro e avido: come pensare di essere perdonati laddove abbiamo sparso rancore e abbiamo ritratto la mano mentre ci venivano chieste un po' di pazienza, di misericordia, di compassione?

     In Dio non vi sono crisi finanziarie, pericoli di default, insolvenze          

    Eppure abbiamo una speranza invincibile: in Dio non vi sono crisi finanziarie, crolli di borse, pericoli di default, di fallimento, di insolvenza. Le sue «sostanze» non sono come quelle dei ricchi di questo mondo: esse sono infinite, al punto di poter osare di tutto per salvarci, attingendo anche alla scaltrezza. Possiamo capovolgere la situazione e amministrare bene, mettendo la scaltrezza mondana al servizio della sapienza divina: è il paradosso del Vangelo di oggi. Le membra messe a servizio dell'ingiustizia, immerse nella misericordia di Dio, possono essere messe a servizio della giustizia, solidarietà e condivisione. Certo, il comportamento che fa la cresta rubando per rifondere quanto rubato, è disonesto nel mondo, un espediente che assicura la gratitudine dei beneficiari ormai legati all'amministratore con una truffa consistente (100 barili d’olio equivalgono a circa 3.500 litri, e 100 misure di grano corrispondono a circa 600 quintali), ma nell'economia divina diviene oggetto di lode.

     Una pedagogia rivoluzionaria                                                                                

    E' la possibilità che il Signore ci offre: “Sei stato furbo nel rubare? Usa la stessa furbizia per restituire. Hai accumulato disonestamente? Dona onestamente, perché prendere le mie ‘sostanze’ per distribuirle ai poveri è l'onestà secondo il mio cuore. Ti sei fatto padrone essendo un semplice amministratore? Ebbene comportati davvero come il tuo Padrone: lasciati amare e ama gratuitamente”.

     Da Debitori a Dispensatori di credito                                                                  

    L'accollo dei nostri debiti non può che farci stare nella gioia! Il Signore si è accollato i debiti di tutti e ha pagato al posto nostro, ci ha perdonato e ci ha fatto sedere alla sua mensa. Dall'esperienza del suo perdono scaturisce la libertà di approfittarne senza paura, per osare di perdonare l'imperdonabile, vergato sulle ricevute dei debitori. Il modello espresso da San Francesco, in tal ottica, è un punto di riferimento per tutti. E' la nostra vita nella quale, misteriosamente, si fondano la stessa nostra elezione e missione; siamo amministratori disonesti graziati dal suo amore e, per questo, chiamati ad annunciare a tutti la stessa grazia.

    Da Debitori a creditori - san Francesco - Auriti

     Non nostro Debitore, ma Debitore nei Confronti di Dio                               

    Chi ci è intorno, in famiglia, al lavoro, ovunque, non è un nostro debitore: è debitore nei riguardi di Dio. In questa luce ogni relazione cambia radicalmente. Siamo inviati ogni giorno ai figli, ai fedeli della parrocchia, ai colleghi di lavoro, ai fratelli della comunità, agli amici, per invitarli a sedere alla mensa della misericordia: in Cristo, ogni nostra parola, sguardo e atto diviene un cancellare la cifra del debito che il prossimo ha con Dio.

     La Libertà che non abbiamo mai sperimentato                                               

    E' la libertà che non abbiamo mai sperimentato. La consapevolezza del nostro debito ci fa scendere sino alla realtà di chi ci è vicino e ci fa sperimentare di essere debitori come loro dell'unico Signore, per accompagnare tutti all'incontro con la sua misericordia. Scompaiono allora i giudizi, si schiude il cuore alla compassione e si riesce a perdonare del perdono di Dio, per essere accolti nelle case dei debitori. Le loro case sono posto che Gesù è andato a preparare, attraverso il suo mistero pasquale, per accoglierci proprio quando, per i peccati, l'infedeltà e la frode, siamo “licenziati” e allontanati dalla famigliarità con lui.

     L'Incomprensibile attuare di Dio                                                                        

    E' questo l'incomprensibile attuare di Dio: proprio quando sperimentiamo l'allontanamento dall'amministrazione dei suoi beni, lui ha pronta per noi la sua stessa casa, dove sperimentare il perdono. Di più, egli stesso ha sperimentato sulla Croce l'abbandono e la lontananza dal Padre, ma proprio lì ha sperimentato anche la sua intimità più prossima che lo ha risuscitato e introdotto alla sua destra per l'eternità: «Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16, 9-11). Così anche noi, nell'allontanamento possiamo sperimentare la follia dell'amore di Dio che, in cambio dei peccati, ci dona molto più di un reintegro nell'amministrazione: ci accoglie addirittura nella sua casa, divenuta nostra per il sacrificio di Cristo. Ci scopriamo amministratori disonesti e ci troviamo, per pura grazia, “figli nel Figlio”, coeredi con lui delle sostanze del Padre.

     Ogni atto di Amore Gratuito compie e anticipa il Cielo                               

    Per questo ogni atto d'amore gratuito che si compie in noi, in funzione a questa logica di gratuità (vedi qui Contraccambio e Logica della Gratuità) ogni perdono offerto, è un atto che annuncia, compie e anticipa il CieloSe qui restiamo profondamente uniti a lui, le sue sostanze divengono le nostre, per essere donate. La sua vita è la nostra vita, per essere consegnata a chiunque, a sua volta, suo debitore. Solo donando riconsegniamo a Dio, fruttificato, quanto ci ha dato in amministrazione. La vita ci è donata per essere “sperperata”. 

     Francesco d'Assisi e Giacinto Auriti – Idee chiare!                                       

    E' l'esperienza – ribadiamo – che vediamo nella vita di San Francesco d’Assisi. Appena ha scoperto un solo Padre, ricco di tenerezza e di fedeltà, che lo ha amato e perdonato in Cristo, la sua vita è divenuta una donazione di pace e di bene, di solidarietà e di condivisione, con i poveri e gli emarginati, perché cessino di essere tali, ma siano davvero “signori nel Signore”, commensali alla stessa mensa, dove lo statuto del “mio” è annullato e la logica dell’appropriazione è invalidata. Lo aveva capito bene il grande professor Giacinto Auriti, che pose proprio il messaggio evangelico al centro della sua lotta contro l'usurocrazia che sta annientando i popoli e le nazioni, incentrata sulla logica esattamente opposta a questa: quella del debito e della moneta-debito. In particolare – come visto (vedi qui Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debitoesiste una profonda correlazione, fornita dall’interpretazione biblico-evangelica delle tre tentazioni di Satana, tra l’esistenza della moneta-debito e il dominio assoluto sui popoli, come peraltro ribadito dall’ormai celebre aforisma di Nathan Rothschild: “Datemi la possibilità di emettere la moneta di un Paese, e non m'importerà chi farà le sue leggi”; la prima come strumento attuativo del secondo, ed entrambi come manifestazione del male. Tale schiavitù, che si pone agli antipodi della divina gratuità, viene meno e si disintegra dinnanzi a due prerogative: 1) La vita intesa come dono; 2) La vita intesa come missione (vedi qui L’Importanza di Sentirsi in Missione e le Vere Rivoluzioni) e continuità col Cielo. In tal senso il tempo che scorre assume un senso infinito e sacro. La vita di ciascuno diventa una meraviglia da difendere e non da offendere.  Ciò, come visto (vedi qui Europia e la Straordinaria Scoperta del Valore del Tempo) nella consapevolezza che il tempo è un dono di Dio ed è gratuito per donarlo ai nostri figli, alle future generazioniQuando diamo valore al tempo di vita altrui, valorizziamo il dono e quindi valorizziamo Dio.  E noi stessi!

     

    Padre Piotr Anzulewicz, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa) 
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  • Contraccambio e Logica della Gratuità – Da Zaccheo al Modello Auriti

    Contraccambio e Logica della Gratuità – Da Zaccheo al Modello Auriti

    Lunedì, Novembre 4th/ 2013

     – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile 

    Catanzaro, Proprietà Popolare della Moneta, Padre Piotr Panzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Catanzaro Lido, Nel segno della Gratuità, Vangelo, Giacinto Auriti, San Carlo Borromeo, San Francesco d'Assisi, Zaccheo, Juan de la Cruz, Cantico delle Creature, Gratuità e tornacontismo, Usciamo dai calcoli, Generosità e Amicizia 

    Contraccambio e Logica dela Gratuità – Da Zaccheo

    al Modello Auriti

    Alle Fonti della Gratuità: la conversione di Zaccheo, l'uomo

    del "sistema", accecato dalle ricchezze, e l'incontro con lo

    sguardo di Dio

    Il Modello Auritiano della "Proprietà Popolare della Moneta"

    ►Video in allegato: Giacinto Auriti

     

    di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile

    AURITI - GRATUITà - PIOTR BASILE

     Non possiamo sbagliare obiettivo                                                                         

    Catanzaro –  di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Oggi, Lunedì della 31a settimana del tempo orinario, la Chiesa ricorda San Carlo Borromeo († 1584), vescovo di Milano, uomo della preghiera e della penitenza come partecipazione alle sofferenze di Cristo e alla Sua morte. Emblematico esempio che, a poche ore della commemorazione dei defunti, ripropone alla nostra mente l'immagine della morte.. Non macabra e diprimente, ma carica di fiducia. Sentimento che possiamo cogliere nell'espressione del Poverello d'Assisi, che definiva «nostra sora corporale da la quale nullu homo vivente po’ skappare» (Cantico delle creature, v. 12). Siamo immortali fin dal giorno del nostro concepimento! Questa notizia ci riempie di speranza. La nostra vita è allora una caccia al tesoro: l’eterno. Non possiamo sbagliare l’obiettivo e la strada; non possiamo giocarci male la nostra liberta, essere ciechi e sordi, impreparati e inconsapevoli. Ci viene dato un tempo, anche quello supplementare, per imparare…

     Zaccheo e i supplementari                                                                                      

    Cosa che – proprio nei supplementari – evidentemente capì anche un personaggio ambiguo e "parte del sistema" come Zaccheo, presentatoci ieri  nel Vangelo di Luca  (Lc 19,1-10). Uomo piccolo di statura, piccolo nell'amore verso gli altri e nella fede in Dio, «capo dei pubblicani», cioè dei doganieri, controllori, appaltatori o esattori di tributi e di tasse. A Gerico si trovava un posto di controllo doganale dell’amministrazione romana e Zaccheo era il capo dei doganieri, temuto e odiatoassorbito e accecato dalle cose, dominato e conquistato dalla ricchezza. Zaccheo non poteva dirsi proprio uno stinco di santo: egli aveva sulla coscienza non solo le estorsioni e le malversazioni finanziarie, ma anche il tradimento politico e religioso: collaborava con i detestati oppressori della Palestina e, anzi, li sosteneva. Pur ricco e riverito, era così infelice da sentire il bisogno di cambiare il proprio nome, Zaccaria, in Zaccheo, più moderno e grecizzante. Ad un tratto lo switch divino colpisce i suoi occhi e apre un canale verso l’infinito. La sua testa va in ebollizione, i vecchi ragionamenti non tengono più, l’epoca degli sghiribizzi crolla e nelle sue mani trova un pugno di mosche! Cosa passa nella sua mente, Dio solo lo sa… Come lo sanno i tanti che ad un certo momento si sentono attratti da Gesù, che chiede di entrare nella loro casa. Zaccheo, durante quell’incontro, viene raggiunto da uno sguardo diverso e nuovo, creatore e rivelatore: lo sguardo che non si ferma alla crosta dei difetti, la rompe, penetra in profondità. E proprio lì, in quella zona di mistero che i curiosi e i malevoli non hanno mai saputo esplorare, Gesù trova un altro. Scopre uno che deve ancora nascere e venire alla luce. Scopre uno Zaccheo nuovo. Risveglia il suo essere autentico, vero e reale. Lo sguardo di Gesù non si rassegna al «poco di buono». È come una sonda che non si accontenta della superficie, ma va sempre più in profondità per esplorare e trovare nuove ricchezze. Si ostina a cercare, a mettere in luce il «molto di buono», il meglio che c'è in ogni essere umano. Beh, un esempio per tutti noi e per tutti quegli uomini che magari consideriamo già spacciati agli occhi di Dio e irrecuperabili sul piano morale e quello spirituale.

     Lo Sguardo di Dio                                                                                                       

    Zaccheo, il disprezzato Zaccheo, viene colpito dallo sguardo di Dio«Lo sguardo di Dio – dice s. Juan de la Cruz († 1591), Doctor Mysticus e Maestro della fede – è amare e donare grazia». Riconoscerlo ed accoglierlo, sempre più profondamente, è l’esperienza vitale del credente. Scoprire l’immensità dell’amore con cui è amato, inabissarsi nell’intimità del proprio cuore per incontrare e conoscere quella Presenza divina. «Voglio vedere Dio!»è il grido che esprime ciò che tutto il suo essere desidera ardentemente. La ricerca del volto di Dio è ciò che vale più di tutto, come è stato per Maria, Madre divina, per Francesco d’Assisi, per Teresa di Gesù… Questo parallelismo ricorre anche nelle letture di oggi (Rm 11,29-36   Sal 68   Lc 14,12-14): "non invitare i tuoi amici – si legge – ma poveri, storpi, zoppi e ciechi. Beh Zaccheo non aveva beni spirituali e meriti morali da offrire a Gesù. Anzi… Egli era un altro tipo di povero… Probabilmante ancor più "debole, misero ed esposto" di un povero comune… Come vivere, dunque, questa Parola? Cosa offrire a Dio? Beh fragili come siamo e corruttibili, davvero nulla! Ma la precarietà e la miseria della nostra condizione umana – e la nostra corsa temporale verso la morte – per contrasto ci spingono a considerare un elemento essenziale, un pilastro del Cristianesimo e del Vangelo, finora spesso ignorato: la gratuità!

     Contraccambio e logica della Gratuità                                                                 

    Nelle letture di oggi, pertanto, c'è una nota comune, il contraccambio, posto in rapporto alla gratuità. San Paolo, nella sua Lettera ai Romani, riferendosi all'amore gratuito e proveniente di Dio, pone la domanda: «Chi gli ha dato qualcosa per primo sì che abbia a riceverne il contraccambio?» (Rom 11,35). Gesù, nel Vangelo, a proposito dell'invitare a mensa poveri, ciechi e zoppi, piuttosto che parenti e amici, proprio perché non possono restituire il favore, presenta la beatitudine della gratuità: «E sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (Lc 14,14). Di solito la beatitudine viene dal ricevere, ma Gesù dice il contrario, mettendoci sulla via della gratuità: la vera gioia sta proprio in questo. Se la cerchiamo nel contraccambio siamo sulla strada sbagliata; se invece diamo a chi è nell'incapacità di ricambiare siamo nella logica divina dell'amore che non si compra né si vende.

    AURITI - GRATUITà - PIOTR BASILE

     Giacinto Auriti e la logica della Gratuità                                                             

    Stessa logica che il professor Giacinto Auriti – vedi qui Non solo Soldi ed Economia – Gratuità, Riconoscenza, Proprietà Popolare della Moneta – da autentico cristiano applicò alla rivoluzionaria teoria della "Proprietà popolare della Moneta": la monetà è un elemento puramente convenzionale, cioè uno strumento di facilitazione negli scambi. Averla trasformata in una merce, nelle mani di una élite è equivalso ad uscire da quest'ottica di giustizia e gratuità… Qual è il risultato di ciò? Semplice, la schiavitù di interi popoli e nazioni, schiacciate da debiti fittizi ed illegali e da espropriazioni di massa indotte e premeditate. Nazioni, dunque, schiavizzate nel nome dell'egoismo umano e dell'odio: sentimenti che sono il contrario della gratuità. E noi da che parte stiamo? 

     Alle fonti della Gratuità                                                                                         

    La gratuità trova la sua fonte e la sua origine in un'eccedenza, in un cuore in cui abita e sovrabbonda "il buon tesoro" del bene. L'amore evangelico non è motivato da un utile nascosto, da un inganno. Ma neppure da un proprio vuoto da colmare. Essa dipende da una eccedente pienezza interiore. Invece ci ostiniamo ad ingannare, a vivere sulle spalle altrui (l'attuale sistema conomico-bancario e finanziario parimenti nasce e regna in tal contesto, in tale inganno); oppure a chiedere al prossimo di saziare i nostri vuoti. «Quando invitiamo amici, fratelli e parenti» ad entrare in comunione con noi ai nostri «banchetti», e sembriamo aprirci alle loro necessità, in realtà «offriamo» spesso sofisticati menù a base di compromessi e ipocrisia, pensieri, parole e gesti come lacci tesi, perché gli altri ci «invitino a loro volta» nell’intimità. Facciamo dipendere la nostra identità dall’esile filo che ci lega all'utile o al «contraccambio» degli sforzi profusi per contare qualcosa nel cuore degli altri. Non possiamo vivere senza la loro attenzione. Così, ad esempio, diluiamo i «no» che dovremmo dire ai figli e permettiamo loro costumi e orari inaccettabili, discoteche sature di droga, gadget costosissimi.

     La Logica "dell'andata e ritorno"                                                                           

    Gesù chiede ai discepoli di fuggire la logica dell'andata e ritorno, del tornaconto, dell’interese e del calcolo, la logica che domina questo mondo. Anche negli affetti e nelle amicizie possiamo intessere dei legami che, in fondo, possono darci un qualche vantaggio. La descrizione del pranzo offerto agli amici importanti è un'esemplificazione efficace di come, anche nel quotidiano, tendiamo a mettere noi stessi e il nostro vantaggio, profitto e interesse come criterio di giudizio per le nostre scelte… E poi ci meravigliamo che tanti “amici” svaniscono nel momento in cui la malasorte si accanisce contro di noi. Così è, amici. Gesù chiede oggi ai suoi discepoli di non mettere sé al centro, ma chi ci sta di fronte, di mettere al centro dell'attenzione il fratello che ci sta accanto, specialmente quello più povero. Lo stesso Auriti, uniformandosi a questo pensiero, pose al centro delle sue teorie gli ultimi, coloro i quali fossero stati esclusi a priori – dalla élite dominante – dal potere monetario, dalla capacità di poter possedere moneta e quindi capacità di acquisto (Reddito di Cittadinanza).

     Il Discepolo vola alto                                                                                                  

    Questa evangelica, dunque, è una vera a propria rivoluzione, una conversione inattesa e radicale: passare dal cercare di ottenere il massimo vantaggio dagli altri (agendo più omeno opportunisticamente e/o disonestamente); al capire che solo dando si riceve, solo spendendosi si guadagna senza volerlo e prevederlo. Il discepolo vola alto, è talmente riempito di Dio da non sentire la necessità di essere gratificato da altri: non ha bisogno di elemosinare approvazione, di sgomitare per prevalere sugli altri. Egli dimora in Dio e questo basta.

     Usciamo dai Calcoli                                                                                                    

    Siamo capaci di dare senza voler ricevere nella misura in cui ci siamo allenati a non vivere di calcoli. Per amare di amore puro bisogna "perdere" e "lasciare cadere": perdere tempo, beni, spazi, privilegi, onori, sicurezze…; lasciare cadere quelle impalcature di perbenismo dove ogni gesto ha il marchio dell'andata e ritorno, dove la frase più comune è: “A buon rendere”. Gesù ci ammonisce: lasciate stare i calcoli, evitate di invitare qualcuno per averne un contraccambio o una retribuzione, siate generosi nella vostra amicizia, non siate uomini che misurano la loro generosità. Proviamoci, anche solo per sfida, e vediamo se è davvero possibile vivere nella logica della gratuità. Sorridete, oggi, salutate anche se non siete salutati, siate gentili a casa, per la strada, al lavoro semplicemente perché splendidamente resi liberi.  «Non c'è niente di più eversivo ai giorni nostri della gratuità» (S. Tamaro).

    Padre Piotr Anzulewicz, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

    "Circolo Culturale San Francesco" 

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  • Francesco, la Baracca in pezzi e l’Infedele

    Francesco, la Baracca in pezzi e l’Infedele

    Venerdì, Ottobre 4th/ 2013

    – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – 

    Assisi, San Francesco d'Assisi, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Strage di Lampedusa, Papa Francesco, Crocifisso di San Damiano 

    Francesco, la Baracca in pezzi e l'Infedele 

    San Damiano Insegna: tocca a noi riparare la baracca

    in questo mondo selvaggio. Sveglia! 

     

    di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile

    Papa Francesco Assisi, Lampedusa

     Francesco, Ambasciatore di Pace in Medioriente                                            

    Catanzaro, Assisi, Lampedusa – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Oggi, Venerdì 4 Ottobre, è un giorno particolare per la comunità francescana, essendo il giorno in cui si commemora l'amato fondatore, il "Poverello d'Assisi" che dal Duecento in poi seppe ridare ossigeno puro alla Chiesa e lasciare un segno indelebile nella storia. Celebriamo dunque, in un giorno cupo come questo, per le notizie che ci giungono da Lampedusa e da altri teatri di guerra e morte, San Francesco d’Assisi († 1226), amante di Cristo povero e crocifisso, fondatore della famiglia francescana, patrono d’Italia, ambasciatore di Pace e Speranza in Medioriente. Evento, tra l'altro, coincidente con la prima visita pastorale di Papa Francesco proprio ad Assisi. Ma oggi è anche – ribadiamo – una giornata di lutto personale e comunitario, prim'ancora che nazionale, per l’ennesima «ecatombe» di – pare – oltre cento, ma c'è chi parla addirittura di trecento o più, migranti-disperati al largo di LampedusaIn questa giornata di paradossi, sentimenti e sensazioni tanto contrastanti, ripartiamo dalle parole dette dal Crocifisso di San Damiano al giovane Francesco: «Va’, Francesco, ripara la mia casa» (2 Cel 10: FF 593), parole che furono il programma della sua vita. Parole che "scolpirono" la sua “missione”. Ma per avere pace è necessario partire dalle famiglie, rispettando pertanto i diritti e la sovranità di tutti i paesi ed i popoli, a prescindere che si tratti di Italia, Africa o Medioriente. Non si può conciliare il colonialismo con la "pace". Non trovate? Altra cosa è invece la pace cristiana…

     Francesco e l'Infedele                                                                                                

    Sulla parete presbiteriale della nostra chiesa è “scolpito” il Cristo con il cuore sul petto in evidenza, e in compagnia, più in basso, ai lati, dei santi Antonio e Francesco. Un mosaico-programma immagine della "missione cristiana universale". Questa chiesa si sente fortemente chiamata in causa – in codesta causa – sin dai suoi inizi. Francesco, il Papa, in tal senso, canta la Misericordia di Dio e assicura chiunque sul fatto che Dio sia un Padre che ha pronto il perdono: anche per chi si sente imperdonabile, anche per chi gli volta le spalle. Anche – addirittura – per l'infedele, che dimostra buona volontà…  lo stesso infedele (sultano) che il Poverello affrontò in terra straniera con una parola di verità e con coraggio, con risultati sorprendenti, per non dire miracolosi.

     L'Incontro della nostra Debolezza con la forza della Sua Grazia                

    Il finale di questa "catechesi vivente" è quello della speranza oltre la razionalità umana, ma anche quello dell’esame di coscienza: «Siamo una Chiesa che chiama e accoglie a braccia aperte i peccatori, che dona coraggio e speranza, o siamo una Chiesa chiusa in se stessa?». Ci mettiamo di fianco al disagio di chi vorrebbe chiedere il perdono del cielo, ma si sente fragile?  Siamo una Chiesa in movimento anche verso il peccatore più lontano da Dio, o una Chiesa statica che giudica e basta? "Non avere paura di puntare in alto – è la replica di Francesco – non avere paura della santità!" La santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel lasciar agire Dio anche quando tutto sembra perso… E’ l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia; è avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e nel servizio del prossimo.

    Papa Francesco Assisi, Lampedusa

     Tocca anche a noi riparare la Baracca…                                                              

    Le parole di Cristo: «Va’, Francesco, ripara la mia casa», hanno colpito il cuore del Santo assisano e lo hanno convertito e “spogliato”. Bando, dunque, all’auto-referenzialità e all’auto-glorificazione! Bando anche al pessimismo e all'immobilismo! Una Chiesa come la nostra non se li può permettere senza tradire la grande eredità di Francesco. È piuttosto all’inverso che deve procedere: abbassarsi e chinarsi per farsi carico delle ferite dei poveri e riscaldare i loro cuori, diventando, secondo l’espressione di Papa Francesco, un “ospedale da campo”. Quello che il Papa ci invita a fare, assumendo il nome del Santo di Assisi, è il cammino dall’apoteosi alla spogliazione e alla conversione, nella direzione che ci è stata tracciata da Benedetto XVI, quando il 17 giugno 2007 spiegò: «Che cosa è stata, miei cari fratelli e sorelle, la vita di Francesco convertito se non un grande atto d’amore? Lo rivelano le sue preghiere infuocate, ricche di contemplazione e di lode, il suo tenero abbraccio del Bimbo divino a Greccio, la sua contemplazione della Passione alla Verna, il suo “vivere secondo la forma del santo Vangelo”, la sua scelta della povertà e il suo cercare Cristo nel volto dei poveri».

      L'Appuntamento di San Damiano                                                                        

    Filo conduttore di questo messaggio è la riscoperta della Misericordia, con quello spirito di accoglienza integrale che porta la tenerezza di Dio nelle fibre della vita vissuta, personale, familiare e comunitaria, come ci ricorda il nostro Arcivescovo nella Lettera per l’Anno pastorale 2013-2014: «…l’amor che move il sole e l’altre stelle». Nel Testamento in cui Francesco sintetizzò la sua “avventura” umana e cristiana, fu lui stesso a declinarla in termini di misericordia, cioè di «cuore che sente pietà». La stessa conversione è da lui posta in connessione con l’abbraccio a un fratello: il più bisognoso, il malato di lebbra, quella che gli ripugnava. Usandogli misericordia – egli scrive – «ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo» (Test 3: FF 110). Il Crocifisso di San Damiano gli dava così appuntamento nella carne di tanti fratelli “crocifissi”, infermi, «pellegrini e forestieri», affamati e assettati… Papa Francesco, fin dalle prime parole, ci ha additato l’orizzonte della fratellanza. Egli sul concetto di fratelli, costruisce il tessuto delle relazioni tra quanti imboccano, con lui, la via del Vangelo (cfr. Test 14: FF 116). Il concetto di fratellanza, tuttavia, s’impone anche oltre il cerchio dei credentiÈ un valore universale.

      Gettare Ponti e Demolire Muri                                                                              

    Nel nostro cammino, dunque, cerchiamo di ispirarci a queste parole, vivendo sempre come «un cuor solo e un’anima sola» (At 4,32-33), ancora più “universale”, grazie allo slancio universale di Francesco, “fratello universale”, fratello di credenti e “non credenti”, armato solo di fede e di mitezza evangelica. Ciò in un’epoca di scontri e falsità, facendoci così paladini di una cultura di pace, gettando ponti e demolendo muri. Infatti solo demolendo i tanti muri di gomma e falsità che ogni giorno non possiamo non notare, potremo dirci davvero credenti… Ce la faremo? Ma a ben vedere, non era forse così – pur in altri termini e forse minori esasperazioni mondialiste – al tempo di Francesco? Fu allora impressionante come dal giovane convertito di Assisi potesse sprigionarsi un movimento che segnò la storia. E che cosa non potrebbe partire da un Papa che s’ispira alla stessa radicalità e chiama tutti a una piena conversione al Vangelo? Quanti muri potrebbero cadere? Come scordare – ad esempio – il muro fisico che il Servo di Dio, Giorgio La Pira, seppe far crollare dopo la sua visita in Algeria, ponendo fine al conflitto Franco-Algerino, con la forza della fede? Pertanto con le parole stesse del Santo assisano – quelle rivolte a frate Leone – inviamo la benedizione a Papa Francesco – in visita, mentre scriviamo, ad Assisi – e al nostro prossimo; la benedizione che Egli, prima ancora di impartirla, ha chiesto per sé stesso affidandosi all’implorazione del popolo di Dio: "Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace".

     No a questo mondo Selvaggio…                                                                            

    Ma il primo muro da abbattere è quello dell'indifferenza, come ha appena ricordato lo stesso Papa ad Assisi, ribadendo che non possiamo più accettare "un mondo selvaggio che è indifferente al dramma di famiglie e persone costrette a fuggire dalle loro case" per affrontere i ben noti viaggi della morte, finendo in un cimitero chiamato "Mediterraneo" o in luoghi distanti migliaia di chilometri dalla loro patria  e dai propri tesori. La Pace deve pertanto iniziare proprio dalle loro case. Evidentemente l'Occidente coloniale deve invertire rotta!

    Fr. Piotr Anzulewicz, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    di Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro 

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    Roma, Catanzaro  – di Padre Piotr Panzulewicz Nella giornata di ieri – 26a Domenica del tempo ordinario – la Chiesa ha ricordato i Ss. Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli, servitori di Dio e suoi messaggeri presso gli uomini, ma è stato anche il 5giorno della novena a San Francesco d'Assisi – povero e messaggero in Terra Santa – un occasione in più per il Papa ed i sacerdoti per ricordare il valore "umanizzante" della povertà – del rifiuto cioè dell'idolatria del danaro – e della solidarietà verso gli ultimi, i malati, i poveri ed i sofferenti, specie in Siria, Africa e Madioriente. Ciò mentre giungono paradossali notizie di nuove possibili strette fiscali da regime – senza precedenti nella storia – ai danni della bistrattata popolazione italiana, alla resa dei conti – tra l'altro – con le varie scadenze e sotto la costante minaccia di nuove tasse e folli incrementi IVA da record del mondo, sotto perenne scacco degli inganni e delle bugie rette e propinate per difendere la moneta-debito e l'usurocrazia internazionale; e mentre, d'altro canto, giungono nuove sconcertanti notizie di stragi ai danni di comunità cristiane, dalla Nigeria al Pakistan. Ma qual è il messaggio centrale che la Sacra Scrittura ci pone dinnanzi? Beh, innanzitutto un nuovo, accorato, forte richiamo alla conversione. La parola ciricorda che qualcosa del ricco festaiolo ce l’abbiamo dentro. Il Signore viene per strapparci a un'esistenza dedita esclusivamente al “banchettare lautamente”, cioè  votata al mangiare ovunque e senza freni – per diventare poi obesi di effimero – ed al “vestirsi di porpora e bisso”, cioè all’indossare il prestigio e il successo per i quali si sacrifica anche la propria anima. E ciò, per i mille compromessi, le invidie, le gelosie e l’avarizia che sono le portate del grasso menu di cui ci satolliamo ogni giorno.

     Le piaghe del povero, carne di Cristo mendicante                                         

    Il vero protagonista della Parola di Dio della 26a Domenica del tempo ordinario e della storia (Am 6,1.4-7;   Sal 145;   1Tm 6,11-16;   Lc 16,19-31) è il mendicante: il Cristo mendicante, con la sua carne lacerata, straziata e crocifissa, a un soffio da noi. È lui, come l’ultimo peccatore della terra, a mendicare da noi una parola capace di "regalarci" il suo perdono. È lui “coperto di piaghe”, “bramoso di sfamarsi di quello che cade dalla nostra mensa”, a mendicare un solo frammento della nostra vita sfregiata e insanguinata dal peccato, quella di cui neanche ci avvediamo: quel giudizio avventato e scivolato sulle labbra che uccide un fratello, quell’ironia gratuita che umilia la moglie o il figlio, quel tradimento della fiducia di chi è accanto. Cristo mendicante che desidera tutti quei momenti nei quali non abbiamo saputo amare, che, ripensandoli, ci fanno dire: “Se avessi fatto o detto in quest’altro modo…”; che ciechi siamo stati…, quelle briciole capaci di sfamare e, invece, buttate via. Per questo ci chiede oggi di dargli i nostri vestiti pieni di strappi e scuciture, perché possa darci la veste bianca del perdono e dell’amore, per entrare con lui nel Cielo. E’ per il Cielo e le sue “consolazioni”, quelle che pregustiamo quando amiamo davvero, che siamo nati. Lui ci vuole tutti lì. E' andato a prepararci un posto lì, e non altrove. Proprio lì ha scritto i nostri nomi. Lì c'è già la sedia pronta: non può ancora scriverci il nostro nome, perché forse poi… dovrebbe cancellarlo se non ci arrivassimo, ma già ha la penna in mano… Apriamo allora gli occhi e guardiamo bene: nulla è senza conseguenze! Esse sono già qui, anticipo e profezia di ciò che vi sarà oltre la morte.

      Non siamo fatti per l'Inferno!                                                                              

    Non siamo fatti per l’inferno e i suoi “tormenti”. E come non crederci se ogni giorno ci vien voglia di sputare il gusto amaro delle nostre scelte e decisioni! La vita è seria, eccome, e tutto ha un valore immenso, anche le “briciole”. Perfino ogni sguardo ha il suo riverbero oltre la morte, per il Cielo o per l’inferno. Raddrizziamo allora la nostra "Concordia" vacillante, la nostra volontà e la nostra mente. Tra “i tormenti” di un rancore possiamo ancora sperare lo stesso destino di Lazzaro, il fratello che ha saputo amare in mezzo ai “suoi mali”. Non siamo morti! C’è ancora un oggi per convertirci: proprio ora Cristo è accanto a noi, e, come Lazzaro, mendica la nostra attenzione e il nostro amore. È lui che, oggi, giace alla nostra porta, sulla soglia della nostra vita mondana, orgogliosa e arrogante. È lui che bussa al nostro cuorevestito della stessa nostra debolezza, nel povero più povero, nel peccatore rifiutato, nell’ultimo di questa generazione. E ci chiede le briciole, per dirci che anch’esse sono importanti e decisive. Lazzaro le voleva, gli bastavano… è l’occasione che Dio ci dona per svegliarci dall’inganno della superbia e della superficialità, per convertirci davvero, per riconoscere di essere come i pagani, poveri “cani” scacciati da tutti, ma proprio per questo gli unici ad accorgersi del dolore innamorato: ne erano mendicanti, pronti a curare le “piaghe” che li salvavano, tra l’indifferenza, la chiusura e il rifiuto dei farisei, che non avevano bisogno di nulla.

     E' Finito il Tempo delle Elemosine                                                                    

    Senza un amore che superi le barriere della carne siamo chiusi a tutti, ed è l’inferno: “un grande abisso” tra i coniugi, tra genitori e figli, tra colleghi e fidanzati. E non si può fare nulla, perché così è “stabilito” dalle nostre scelte. Per fortuna Cristo ha vinto peccato e morte; e ora, in Cielo, intercede per noi, si lascia coinvolgere, ascolta le nostre ragioni, non accetta gli inganni, aiuta a “rientrare in noi stessi”, a crescere, a spalancare gli occhi e vedere alla porta i nuovi naufraghi della vita, pronto a contare ad una ad una tutte le briciole date a loro e a ricordarle per sempre, tutte le parole, ogni singolo gesto di cura, tutto ciò che può regalare a loro dignità e rispetto. A loro non sgancia un euro, ma dona tutto se stesso. È finito il tempo delle elemosine "una tantum", per far tacere la nostra coscienza. È giunto invece il tempo di uscire da noi stessi e spenderci toccando e “odorando la carne” di coloro che sono Cristo vivo nel mondo. Il cammino della fede inizia dalle piaghe del povero, carne di Cristo, corpo di Dio. Proprio quel povero e quel bisognoso che il sistema oggi rigetta, umilia, annulla e uccide.

     Francesco… La Vera ed Efficace Rivoluzione                                                

    Quale vera ed efficace rivoluzione allora? Come invertire il trend che umilia e schiavizza il mondo? Poniamo la nostra fiduciosa speranza (in colui che tutto può e che ha creato l'uomo e il mondo per l'amore) facendo nostra la seguente preghiera: "Signore, abbiamo vergogna di essere dei ricchi epuloni, intenti solo a contare i quadrini guadagnati, bene o male, e trasformati in un benessere sfacciato e umiliante per chi soffre e stenta la vita, perdonaci e facci la grazia di essere amici di Lazzaro (il povero), fà che la nostra vita sia solo acqua per chi ha sete, pane per chi ha fame, pace e bene per tutti, almeno un pò di più, da quest’oggi, come il Poverello d’Assisi".

    Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro

     (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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