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  • Matrimoni Omosessuali imposti a tutti gli stati: Ecco la “Direzione Europea”, la Dittatura del Relativismo

    Matrimoni Omosessuali imposti a tutti gli stati: Ecco la “Direzione Europea”, la Dittatura del Relativismo

    Lunedì,  Marzo 11st/ 2013

     Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Qui Europa 

     Associazione Culturale la Torre 
     

    Bruxelles, Adozioni, Bambini, Diritti, Elezioni, Gay, Matrimonio, Omosessuali, Unione Europea, Distruzione del Matrimonio tradizionale, Omobobia, Dittatura del Relativismo, Distruzione della Famiglia Tradizionale, Report sui Diritti Civili, Parlamento Europeo, Cristianesimo, Ateismo, Piano Mondialista per Distruggere la famiglia Tradizionale 

    Matrimoni Omosessuali imposti a tutti gli

    stati: Ecco la "Direzione Europea",

    la Dittatura del Relativismo

    L'Inganno del Report sui Diriti civili, e Familiari:

    Anticostituzionale ma "valido" per Bruxelles

    L'ennesimo attacco di Bruxelles alla Costituzione, alla

    Sovranità Nazionale e al Cristianesimo 

     

    di Federico Cenci

    Mario Monti e Daria Bignardi - Omosessuali

    Bruxelles, Roma –  In campagna elettorale i candidati alle elezioni, laddove incalzati da domande scomode, ricorrono spesso all’equilibrismo dialettico. La risposta evasiva del politico di turno è l’antidoto per sfuggire all’azzardo del cronista di trascinarlo in questioni concrete, dannose per chi fa dell’astrazione la sua arma elettorale. Quando però chi domanda è particolarmente insistente e chi è intervistato non si distingue per accortezza comunicativa, il rischio è che la maschera dell’ambiguità cada rovinosamente a terra (altro che “salire in politica”).

     Monti dalla Bignardi 
     
    Questo è ciò che è avvenina appena prima delle elezioni all’algido volto del premier Mario Monti, ospite in una trasmissione di La7 condotta da Daria Bignardi. Il Professore, impegnato in un gofforestyling di sé stesso in chiave più disinvolta dopo un anno di severa flemma, si è sottoposto all’intervista dell’estrosa conduttrice emiliana. Siparietti stravaganti a parte, irrituali rispetto ai canoni delle tribune elettorali ma utili per alzare l’indice degli ascolti, il confronto tra la Bignardi e Monti si è fatto serio nel momento in cui la conduttrice ha rivolto al suo interlocutore una fatidica domanda: “Rispetto ai diritti civili delle coppie di fatto, come si pone lei?”. Sentitosi in difficoltà, il presidente del Consiglio si è dapprima esibito in una fumosa circonlocuzione conclusasi con un “se ne riparlerà in Parlamento”, poi, pressato più volte dalla pimpante Daria, paladina delle istanze gay, ha chiaramente detto: “Il matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali, credo siano temi importanti che io vedo collocati un po’ più in là nel tempo”. Nessuna obiezione di coscienza dunque. Soltanto l’opportunismo di un uomo che, consapevole che in Italia le resistenze al relativismo galoppante non sono ancora state traforate, preferisce aggirare il delicato tema. Del resto, è solo questione di tempo. È lo stesso Monti a rammentarlo quando conclude il suo pensiero sui diritti degli omosessuali palesando quale sia la consegna: “Dobbiamo andare il più possibile in direzione europea”.
     
     Imporre Matrimoni Omosessuali 
     
    Anche in ragione delle divisioni tra gli Stati membri su alcuni temi, “direzione europea” può apparire come un altro tentativo di equilibrismo dialettico. Se non fosse che, almeno quando si tratta di assecondare le sollecitazioni degli omosessuali, la direzione indicata da Bruxelles è fin troppo chiara. Almeno per chi vuol vederla. Nel copioso elenco di punti contenuti all'interno del Report sui diritti civili, commerciali e familiari proteso ad implementare il "Programma di Stoccolma" – presentato in Novembre all'Europarlamento – ne nasconde uno alquanto rivoluzionario. Si tratta del paragrafo 40, il quale prevede che "ogni documento civile, matrimonio compreso, riconosciuto nello Stato di appartenenza, dovrà essere valido anche in tutti gli altri Stati". Eccone un effetto pratico: una coppia omosessuale di un Paese come l’Italia, nel quale non esistono per ora né il matrimonio né alcun tipo di unione civile tra persone dello stesso sesso, potrà recarsi in uno degli 8 Stati dell’Ue ove il matrimonio omosessuale è consentito, ivi sposarsi e tornare in Italia a farsi riconoscere giuridicamente come just married. Con buona pace della nostra Costituzione (leggasi l’art. 29) e delle nostre leggi.
     
     La lobby gay e l'Unione europea 
     
    Fin troppo facile interpretare questo provvedimento come l’ennesima minaccia piovuta da Bruxelles nei confronti della sovranità nazionale dei singoli Stati. Meno automatico comprenderne l’origine, non fosse altro perché come cittadini europei siamo tenuti volutamente all’oscuro di certe dinamiche piuttosto foscheSappiamo, per esempio, dove finisce una parte dei nostri contributi versati all’Unione? Due membri del Parlamento europeo, utilizzando dati pubblicamente diffusi, hanno rivelato qualcosa in tal senso. Ossia che la Ilga, un influente gruppo di pressione omosessuale, è sovvenzionata per due terzi dai contribuenti tramite la Commissione europea.
     
     Il Disegno Mondialista per Distruggere la Famiglia Tradizionale 
     
    Se a questa cifra si aggiunge il denaro elargito dal governo olandese, la quota sale al 70%. Il resto proviene da George Soros e da altri due miliardari filantropi, evidentemente impegnati a diffondere la disgregazione dei valori come veicolo dei propri affari. Se qualcuno prova ad opporre obiezioni a questi finanziamenti, si ricorre all’uso dell’infame etichetta con scritta una parola degna della neolingua di orwelliana memoria (omofobo), per destare scandalo e chiudere la discussione.
     
     Se difendi la Famiglia tradizionale ti accusano di "Omofobia" 
     
    È ciò che è successo a quei due deputati in Parlamento europeo, colpevoli soltanto di reclamare la tanto decantata trasparenza dei conti pubblici. Sono stati insultati, silenziati e quindi iscritti all’elenco degli impresentabiliCosì funziona la democrazia (leggasi dittatura del relativismo) dalle parti di Strasburgo. Andare contromano rispetto alla “direzione europea” è più pericoloso che andarci in autostrada. Politici come Monti, ben consapevoli di ciò, se ne guardano bene da certe pericolose manovre. Al di là dell’ambiguità che provano maldestramente ad ostentare in Italia, Paese ancora non sufficientemente catechizzato alla dottrina del relativismo.
     

    Federico Cenci, Agenzia Stampa Italia  

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  • ACTA: l’Eurocamera boccia il Trattato più liberticida di sempre

    ACTA: l’Eurocamera boccia il Trattato più liberticida di sempre

    Giovedì, Luglio 5th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Assemblea plenaria / Votazione / Bocciatura ACTA / Petizione popolare / Unione europea / Acta / Accordo anticontraffazione / Accordo liberticida / Multinazionali / Diktat / Diritti / Censura / Web / Europa / Usa / Obama / Fascicolo istituzionale /  Consiglio  europeo / Ratifica / Sequestro / Confisca / Arresto / Risarcimenti 

    ACTA: l'Eurocamera boccia il Trattato più

    liberticida di sempre

    Un sospiro di sollievo per milioni di europei:

    festeggia il popolo Anti-ACTA

    Il Parlamento europeo Respinge l’ACTA

    Strasburgo – Era un giorno atteso da mesi questo, e non solo per i protagonisti del voto di ieri, quanto per milioni di giovani europei con il fiato sospeso in merito al delicato passaggio dell'Eurocamera sul trattato della "Censura", il famigerato ACTA. Trattato contro il quale, nei mesi scorsi, era stata presentata al Parlamento europeo una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva il "No". Il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria alla fine ha deciso nel migliore dei modi, ovvero respingendo seccamente – malgrado gli ultimi colpi di coda e le preoccupanti dichiarazioni pro-ACTA piovute dall'eurodeputata francese Marielle Gallo – la ratifica del controverso Trattato Internazionale sulla contraffazione di beni materiali e la tutela della proprietà intellettuale su internet. La plenaria di Strasburgo ha espresso 478 no, 39 si' e addirittura 165 astensioni.  L'ACTA, come detto negli ultimi articoli pubblicati, era già stato respinto in maniera informale da ben 5 commissioni parlamentari competenti: commercio estero, giuridica, industria, liberta' civili, giustizia e affari interni e sviluppo.

      Il primo "No" di Strasburgo su un Trattato Internazionalie  

    Con il no di Strasburgo – il primo dell'Eurocamera in materia di trattati commerciali internazionali – dunque, il Trattato Acta non potrà diventare legge nell'Ue né ovviamente in Italia e negli altri 26 stati membri. Ora spetterà capire quali vie alternative l'Unione debba indicare al fine di proteggere la proprietà intellettuale sul web senza però andar contro le libertà dei singoli, ed in palese favore di lobby e multinazionali. Secondo l'eurodeputato Francesco De Angelis, relatore ombra di Acta in commissione Industria, ''con questo voto, l'Europa si conferma baluardo dei diritti fondamentali (su questo ci sarebbe molto da dire e dissentire) anche per quanto riguarda la libera condivisione dei contenuti nello spazio digitale''.

      Ppe deluso  

    Delusione da parte dei popolari del Ppe, stranamente in gran parte schierati per il si. Ma d'altra parte ci chiediamo: come accogliere un trattato cui modalità attuative e sanzioni rischiano di limitare la circolazione di informazioni e contenuti sul web? Come accogliere un trattato che viola e mina gravemente i diritti fondamentali dei cittadini, aprendo scenari iniqui di tutela da parte dei possessori (multinazionali e lobby) di brevetti da utilizzare contro centinaia di milioni di persone? Questa posizione di una cospicua fetta di moderati del Ppe francamente ci ha lasciato addosso un certo sconcerto. Ma fortunatamente – almeno stavolta – a Strasburgo il buon senso e la volontà popolare hanno avuto il giusto peso. Ora bisognerà vedere se la Commissione europea non trovi qualche altro cavillo per far rientrare l'ACTA dalla finestra: così come aveva "minacciato" con tono arrogante il commissario Karel De Gucht. Beh! Noi di "Qui Europa" staremo a vedere ed a vigilare per voi. Ma D'altra parte i rischi dell'ACTA esaminati erano davvero troppi e troppo pericolosi. Non a caso l'ACTA è stato definito come il trattato commerciale più liberticida dai tempi dell'Antica Roma. Rivediamo insieme il perchè in questa breve sintesi che vi riproponiamo:

      Rischi e Ingerenze dell'ACTA  

    E’ doveroso ricordare che le multinazionali con l’Acta avrebbero goduto di una posizione di assoluto vantaggio sui piccoli consumatori e sulle piccole aziende, in forza della semplice esistenza di un brevetto o di un diritto d’autore, tale da permettere di porre in essere spropositate ed ambigue misure di censura e difesa che di fatto avrebbero potuto limitare fortemente le libertà dei singoli, creando una sorta di dittatura commerciale, ed imbavagliando – tra l’altro – una delle poche fonti di informazione rimasta (parzialmente libera): il web

      1 – Competenza dell'azione legale  

    L'ACTA implicava, dunque,  sconcertanti limiti alle libertà personali, che avrebbero favorito il libero gioco delle multinazionali. Esso, infatti, non chiariva in modo esaustivo e sufficientemente chiaro la "scala commerciale" e gli ambiti di competenza ed azione legale nei confronti dei diritti d'autore, e dei loro presunti violatori.

      2 – Provider poliziotti di rete  

    Inoltre l'Acta implicava il paradossale ed improprio riconoscimento dei provider e dei fornitori di servizi Internet quali "poliziotti"  di rete, con contestuale

      3 –  Riconoscimento automatico di Rimborsi e Indennizzi Iniqui  

    riconoscimento ai titolari dei diritti (diritti spesso iniqui e sbilanciati) di chiedere rimborsi elevatissimi in seno ai presunti trasgressori.  Molta confusione l'Acta faceva  poi sull'entità dei rimborsi. Insomma (come già trattato negli articoli pubblicati in "Qui Europa" nelle scorse settimane) si trattava di un documento che avrebbe potuto compromettere per sempre – ed in negativo – i rapporti tra operatori commerciali e tra operatori e società civile. Il tutto vertiva – come detto – sul rispetto dei brevetti e dei diritti d'autore acquisiti. Ma d'altra parte è anche doveroso ammettere che molte multinazionali – oggi come in passato – hanno volutamente acquistato e/o registrato dei diritti d'autore su rivoluzionarie invenzioni per poi magari naconderli nei loro cassetti, e poter godere – senza alcuna limitazione ed in regime di monopolio – di diritti illimitati. Ciò ha portato tali grandi colossi economici ad operare in mercati "anti-concorrenziali" in regime di monopolio. E questo anche in settori particolarmente delicati e ampi come ad esempio l'agricoltura o il settore farmaceutico

      4 – Blocco illeggittimo su semplici supposizioni di violazione  

    Il Trattato avrebbe permesso, inoltre, alle multinazionali di bloccare i "presunti trasgressori" senza attendere il preventivo e tempestivo intervento della legge. L'attività di un presunto trasgressore, dunque, sarebbe potuta essere stata bloccata a discrezione della multinazionale di turno, ed in maniera del tutto arbitraria e preventiva: sulla base, cioè, di semplici supposizioni di violazioneDavvero assurdo! 

     Le altre imminenti e durissime battaglie da vincere  

    Una volta tanto buone notizie da Strasburgo! Ora però le altre imminenti e grandi battaglie da disputare e vincere sono quelle per il debito iniquo e per la sovranità popolare. Dobbiamo rigettare l'idea che un Super-Stato accentrato (come quello in cantiere: gli USA d'Europa) possa risolvere i problemi dell'Eurozona. Anzi! Sarebbe la fine della democrazia o di quel che ne resta.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • ACTA: Il voto dell’Eurocamera su Censura Web

    ACTA: Il voto dell’Eurocamera su Censura Web

    Lunedì, Luglio 2nd / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Parlamento europeo / Petizione popolare / Unione europea / Acta / Accordo anticontraffazione / Accordo liberticida / Multinazionali / Diktat / Diritti / Censura / Web / Europa / Usa / Obama / Fascicolo istituzionale /  Consiglio  europeo / Ratifica / Sequestro / Confisca / Arresto / Risarcimenti 

    ACTA: Mercoledì il voto dell'Eurocamera sul

    Trattato pro-lobby più liberticida di sempre

    La minaccia della Commissione europea

    Petizione-record sottoscritta dal "Popolo Anti-Acta":

    2,4 milioni di europei contro la censura commerciale e web 

    e milioni di giovani a protestare nelle piazze europee

    ACTA – Europarlamento al voto sul Trattato Commerciale Internazionale più liberticida di sempre

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Libertà dei popoli a rischio – Ecco cosè l'ACTA  

    Bruxelles – In Estate, come spesso accade, vengono prese decisioni importanti destinate a mutare equilibri economici e giuridici e ad incidere sula vita democratica dei paesi. Sarà una casualità, ma fu così, ad esempio, nel 1992, quando in Italia, il governo Amato privatizzò di fatto la Banca d'Italia, regalandone il controllo alle banche private, che entrarono in possesso del 96% delle azioni dell'istituto, avviando un gravissimo processo di perdita della sovranità monetaria ai danni del popolo italiano. L'estate 2012 sarà invece ricordata (anche se la TV ed i giornali fanno finta di niente, continuando ad occuparsi di notizie secondarie) per l'entrata in vigore del distruttivo e liberticida MES (Meccasismo Europeo di Stabilità al quale abbiamo dato nella scorsa settimana moltissimo spazio) ma anche per l'imminente votazione presso il Parlamento europeo, del Trattato Internazionale chiamato ACTA: definito da numerosi osservatori internazionali e giuristi come il più liberticida ed antidemocratico trattato mai predisposto, firmato e ratificato, dai tempi dell'antica Roma. Da mesi ne parliamo, ma visto il voto impellente previsto per il prossimo mercoledì 4 luglio, proviamo a farvene una schematica sintesi.

     ACTA – Tra Retorica e Disinformazione  

    L'ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) è un accordo commerciale internazionale e plurilaterale che  – di facciata – servirebbe a dettare regole più efficaci per la cosiddetta "pirateria on-line", ovvero per contrastare la pirateria informatica e tutelare il copyright. Esso fu firmato a Tokyo lo scorso 26 gennaio 2012. Tra i paesi aderenti anche il Canada, gli Usa, l'Italia e gli altri Paesi Ue: ad eccezione di Germania, Olanda, Estonia, Slovacchia e Cipro. Ma analizzando i contenuti dell'Acta, fin dai mesi scorsi abbiamo informato i nostri lettori come in realtà, esso, dietro lo slogan retorico di una presunta difesa dei consumatori e del diritto d'autore, vada a minare una serie piuttosto ampia di diritti e libertà fondamentali dei singoli cittadini. In particolare le principali libertà economiche, così come la libera possibilità di esprimere il proprio pensiero sul web: a vantaggio delle grandi multinazionali e dei gruppi di potere. ( Per saperne di più vedi il video nella Galleria Multimediale di "Qui Europa" http://www.youtube.com/watch?v=72sxGIfqakg&feature=related)

      USA – Il Tranello di Barack Obama  

    Negli Usa, Obama, avrebbe imposto l’approvazione dell’Acta, senza passare dal Congresso: molti osservatori internazionali hanno bollato questo comportamento come gravissimo ed ingiustificabile. Come un atto di prepotenza; un inaccetabile processo antidemocratico. Il pretesto del Presidente Usa – usato a sua discolpa – sarebbe stato quello di aver agito nel tentativo di difendere i diritti d’autore ed i diritti delle aziende titolari di brevetti. Ma Obama non avrebbe replicato alle critiche dei suoi detrattori, celandosi dietro una presunta scelta di difesa della "sicurezza nazionale". 

      Petizione da Record  

    Da gennaio, dunque, è partita una dura lotta degli attivisti Anti-ACTA, che in Europa ha visto lo sfociare, il crescere e l'estendersi della protestaa a macchia d'olio e nelle principali piazze europee: da Praga a Stoccolma, da Varsavia a Berlino, da Parigi a Vienna. Tali proteste hanno portato ad un risultato storico – ciò malgrado in Italia (tra gli ultimi paesi al mondo come libertà di stampa ed informazione) giornali e Tg, come spesso accade, abbiano fatto finata di nulla, lasciando in una pressocché totale ignoranza la popolazione. Malgrado ciò, i giovani attraverso il web, hanno promosso a Roma il "No-ACTA Day", lo scorso 9 Giugno, riempiendo le piazze della capitale di migliaia di attivisti e semplici cittadini protesi a denunciare i gravissimi pericoli del trattato: tra i promotori del "No-Acta Day" il "Partito Pirata Italiano" . La petizione per il blocco dell'Acta è stata sottoscritta – dopo centinaia di manifestazioni in tutta Europa –  da 2,4 milioni di europei ed è stata ritenuta “ricevibile in via urgente” dalla Commissione parlamentare competente di Bruxelles, presieduta dall'eurodeputata italiana Erminia Mazzoni (Pdl). Tale commissione  ha impiegato meno di un mese ad accogliere la richiesta, dimezzando di fatto i tempi previsti per il rispetto dell'iter tradizionale. Nella petizione i ricorrenti  hanno sostenuto il fatto che l'accordo fosse stato negoziato in segreto da una circoscritta élite di paesi ricchi, da grandi lobby e da poteri aziendali forti, istituendo di fatto un'intesa anticontraffazione che permetterebbe a chi ha interessi privati di sorvegliare tutte le attività online e commerciali dei cittadini di tutto il mondo''. 

      Rischi e Ingerenze dell'ACTA  

    E’ doveroso ricordare che le multinazionali con l’Acta godrebbero di una posizione di assoluto vantaggio sui piccoli consumatori e sulle piccole aziende, in forza della semplice esistenza di un brevetto o di un diritto d’autore, tale da permettere di porre in essere spropositate ed ambigue misure di censura e difesa che di fatto potrebbero limitare fortemente le libertà dei singoli, creando una sorta di dittatura commerciale, ed imbavagliando – tra l’altro – una delle poche fonti di informazione rimasta (parzialmente libera): il web

      1 – Competenza dell'azione legale  

    L'ACTA implica, dunque,  sconcertanti limiti alle libertà personali, che favorirebbero il libero gioco delle multinazionali. Esso, infatti, non chiarisce in modo esaustivo e sufficientemente chiaro la "scala commerciale" e gli ambiti di competenza ed azione legale nei confronti dei diritti d'autore, e dei loro presunti violatori.

      2 – Provider poliziotti di rete  

    Inoltre l'Acta implicherebbe il paradossale ed improprio riconoscimento dei provider e dei fornitori di servizi Internet quali "poliziotti"  di rete, con contestuale

      3 –  Riconoscimento automatico di Rimborsi e Indennizzi Iniqui  

    riconoscimento ai titolari dei diritti (spesso iniqui e sbilanciati) di chiedere rimborsi elevatissimi in seno ai presunti trasgressori.  Molta confusione l'Acta la fa poi sull'entità dei rimborsi. Insomma (come già trattato negli articoli pubblicati in "Qui Europa" nelle scorse settimane) si tratta di un documento che potrebbe compromettere per sempre – ed in negativo – i rapporti tra operatori commerciali e tra operatori e società civile. Il tutto vertirebbe sul rispetto dei brevetti e dei diritti d'autore acquisiti. Ma d'altra parte è anche doveroso ammettere che molte multinazionali – oggi come in passato – hanno volutamente acquistato e/o registrato dei diritti d'autore su rivoluzionarie invenzioni per poi magari naconderli nei loro cassetti, e poter godere – senza alcuna limitazione ed in regime di monopolio – di diritti illimitati. Ciò ha portato tali grandi colossi economici ad operare in mercati "anti-concorrenziali" in regime di monopolio. E questo anche in settori particolarmente delicati e ampi come ad esempio l'agricoltura o il settore farmaceutico

      4 – Blocco illeggittimo su semplici supposizioni di violazione  

    Il Trattato permetterebbe inoltre alle multinazionali di bloccare i "presunti trasgressori" senza attendere il preventivo e tempestivo intervento della legge. L'attività di un presunto trasgressore, dunque, potrebbe essere bloccata a discrezione della multinazionale di turno, ed in maniera del tutto arbitraria e preventiva: sulla base, cioè, di semplici supposizioni di violazione. Davvero assurdo!

      La bocciatura delle Commissioni parlamentari  

    Ecco perchè fin dai mesi scorsi l'ACTA, a Bruxelles,  ha inanellato una sfilsa di pareri negativi e bocciature presso tutte le commissioni parlamentari competenti. Tra Maggio e Giugno, 5 commissioni  lo hanno rigettato: la LIBE (Libertà Civili, Industria e Affari Interni, che lo bollò come non rispettoso dei diritti fondamentali dell'Ue) la ITRE (Commissione Industria, Ricerca ed Energia, che lo bocciò ritenendolo non rispettoso degli equilibri tra stakeholder); la IURI (Commissione Giuridica); la DEVE (Commissione Sviluppo) e la INTA (Commissione Commercio Internazionale). Ciò a portato ad accogliere la petizione e a decidere di giungere alla pronunzia diretta del Parlamento europeo, senza attendere il parere della Corte di Giustizia. Dunque l'Eurocamera sarà chiamata a ratificare o respingere il trattato il prossimo 4 luglio. 

      La Minaccia della Commissione europea 

    Ma nelle score ore molto scalpore e sconcerto hanno suscitato le dichiarazioni del Commissario europeo per il Commercio – il belga Kerl De Gucht – il quale non solo si è schierato apertamente a favore dell'ACTA, ma a rilanciato la sua controffensiva in favore dei "diritti" (sarebbe più giusto parlare di ingerenze e monopoli di fatto) acquisiti dalle multinazionali e dalle grandi lobby (i veri beneficiari del trattato) sostenendo che "non importa affatto cosa voterà il Parlamento europeo il 4 luglio, poichè a decidere sarà la Corte Europea, e qualora anche quest'ultima dovesse pronunziarsi a sfavore della ratifica del trattato, l'ultima parola spetterà alla Commissione europea (che è – ricordiamolo – una commissione di non eletti) che apporterà solo piccole modifiche e comunque lo ripresenterà per l'approvazione".

      L'uscita "bassa" dell'eurodeputata Gallo 

    Ma ad accogliere e lodare le dure quanto spropositate parole del commissario De Gucht, c'ha pensato l'eurodeputata francese Marielle Gallo, secondo la quale, addirittura, "le proteste contro l'ACTA sono una forma di terrorismo". No comment! Parole, queste, davvero lontane mille miglia dai problemi di quotidiana sopravvivenza dei piccoli operatori commerciali schiacciati dallo strapotere delle multinazionali, e pronunziate con disinvoltura, malgrado i palesi limiti sopra-evidenziati, e malgrado milioni di europei siano apertamente a sfavore dell'ACTA.

      "Democrazia in Azione!" – La Replica del Partito dei Pirati  

    Evidentemente qualcosa non va! Che democrazia è mai questa? Intanto, a poche ore dal fatidico voto,  mobilitazioni anti-Acta continuano a susseguirsi in tutte le principali piazze d'Europa, sulla scia della linea cinematografica suggerita dall'ormai mitico "Anonimous", ed è giunta pronta la replica alle parole di Marielle Gallo da parte del "Partito dei Pirati", secondo il quale "se a Bruxelles pensano che la difesa dei diritti dei più deboli sia una forma di terrorismo, allora è giusto andare avanti con questo terrorismo, che gli europei giudicano invece democrazia in azione".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • E’ Morto il Lavoro – L’Italia è una Repubblica fondata sull’Emarginazione

    E’ Morto il Lavoro – L’Italia è una Repubblica fondata sull’Emarginazione

    Giovedì, Giugno 28th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio Europeo / Parlamento italiano /Italia / Roma / Bruxelles / Lavoro / Articolo 18 / Costituzione / Modifiche / Sindacati / Cgil / Diritti / Libertà / Welfare / Occupazione / Disoccupazione / Licenziamenti /Camera / Senato / Immigrazione / Emigrazione / Popolazione / Mario Monti / Elsa Fornero / Serena Sorrentino/

    Il lavoro? "Non è un Diritto!" – la solita Fornero

    non si smentisce mai

    La riforma del Lavoro si trasforma in legge con 393

    voti favorevoli alla Camera: licenziamenti più facili e

    aumento della disoccupazione.

    A spasso a 50 anni: così inizia la Crescita di Monti

    E' La Morte del Lavoro e la vittoria della società

    dei banchieri e delle consorterie occulte mondialiste

    Italia – E’ Morto il Lavoro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      L'Italia è una Società fondata sul licenziamento  

     Roma–  “Il lavoro non è un diritto!” : questa la clamorosa dichiarazione rilasciata “dall’illustre” Ministro del Welfare (o meglio dell'Ammazza Welfare) Elsa Fornero, che alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo, prevista per oggi, si è resa indiscussa protagonista di una gaffe da Oscar che, in un attimo, ha cancellato metaforicamente un passato di conquiste sudate e di dure lotte per il riconoscimento dei diritti e delle libertà. Così, la riforma del lavoro si trasforma in legge: dopo aver ottenuto per quattro volte la fiducia al Senato, anche la Camera si è pronunciata a favore del Ddl firmato “Elsa Fornero” con 393 voti favorevoli, 74 contrari e 46 astenuti. Scendono in piazza a protestare, seppur debolmente, i sindacati, con in testa Fiom e Cgil, per una riforma, ormai legge, che fa storcere il naso e salire la pressione ai lavoratori italiani. Il Governo, però,  si ritiene soddisfatto di poter depositare, oggi stesso,  sul tavolo del Consiglio Europeo la nuova legge che, in altri termini, riconosce la “libertà di licenziare” e fa tremare la nostra Costituzione.

      Golpisti e liberisti hanno Stracciato la Costituzione  

    Eppure l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro o, per meglio dire, lo era. Probabilmente, non lo è più e a distruggere un diritto ci ha pensato la stessa politica: quella dei potenti, quella di coloro che dettano leggi autoritarie in un sistema a-democratico. I sindacati (quel che ne è rimasto, s'intende) dicono, però, di non rassegnarsi  e continuano a portare avanti la propria battaglia. “Il disegno di legge va cambiato – ha dichiarato la segreteria Cgil, Serena Sorrentino – e per noi l’emergenza vera è rappresentata dal contrasto della precarietà perché, in questo momento, abbiamo bisogno di occupazione”. Come darle torto? In un’Italia colpita da una crisi creata ad hoc, la riforma del lavoro piomba come un macigno sulla testa di tutti gli Italiani, occupati e non.

      Uccidere il lavoro in Italia – Biglietto da visita per Bruxelles 

    L’approvazione del Ddl, voluta ed ottenuta a tutti i costi entro il 28 giugno, la dice lunga: apparire diligenti e mantenere gli impegni previsti agli occhi dei padroni dell'Europa di certo conviene al Prof. Mario Monti ed ai suoi colleghi, ma non conviene di certo alla nostra Nazione incapace di reagire perché messa in ginocchio dal potere e dalla smania europea di omologazione e di rispetto di norme austere e controproducenti, protese a creare un classe di schiavi subalterni, paganti, e con pochissimi diritti "apparenti" e zero welfare. E controproducente è la riforma proposta dalla Fornero che non ha fatto altro che istituzionalizzare la precarietà ma, ovviamente, la "signora" non intendeva dire ciò che ha detto riguardo al lavoro ma, di certo, lo ha pensato: un incidente diplomatico gravissimo e foriero – in un Paese normale – di licenziamento su due piedi.

      I Partiti uccidono il lavoro – I Lavoratoti uccideranno i Partiti 

    Una legge al servizio dello Stato, quello stesso Stato che dovrebbe garantire il riconoscimento dei diritti, tra i quali, Fornero o no, quello del lavoro. Nessuno sciopero generale, nessuna protesta degna  di nota e questo, implicitamente e tra le righe, lo ha fatto capire anche la Fornero stessa la quale ha dichiarato che “Il Governo ha avuto un dialogo per circa tre mesi con le varie parti sociali per arrivare ad un documento che alla fine tutti hanno condiviso, tranne la Cgil”. Una Cgil che, da sola, non è riuscita a mettere i bastoni tra le ruote ad un governo tecnico che detta legge secondo la volontà “assoluta e non contestabile” del caro premier Mario Monti e dei suoi suggeritori occulti e palesi. Tra la soddisfazione di Pierferdinando Casini, Pierluigi Bersani e – malgrado le flebili ripicche degli ultimi giorni – di tutto il Pdl: sempre più in calo di consensi popolari, come del resto gli stessi Udc e Pd, in favore del Movimento 5 Stelle di Grillo, che nei sondaggi, e stando ai trend progressivi di crescita  di appresta a diventare il primo partito del Paese.

      Anche gli immigrati più poveri snobbano l'Italia 

    “Responsabilità” di certo non è parola chiara per il Consiglio dei Ministri: lo dimostrano i dati che emergono dal rapporto Ocse 2012 sull’immigrazione, che è stato presentato, ieri, a Bruxelles. Secondo quanto rilevato, anche gli immigrati cercano di evitare la crisi italiana optando per lo spostamento in altri Paesi europei, visto il notevole calo della richiesta di manodopera nella nostra penisola. Un’Italia povera che, oggi, viene “snobbata” anche da coloro che, in passato, l’hanno considerata una  sorta di ancora di salvezza e di speranza.

      Italia – Dal Giardino d'Europa a Terra d'emigranti ed emarginati 

    Il Governo, quindi, a lungo andare, potrà di certo evitare i problemi legati all’immigrazione ma sarà costretto a fronteggiare (o meglio gestire strategicamente) quelli dell'emarginazione sociale e dell’emigrazione: forse, l’unica via di uscita per gli italiani sarà la fuga verso altri paesi europei, una tendenza già sottolineata che rischia di trasformarsi in un vero e proprio “esodo” alla ricerca di una “Terra Promessa”. Ad emigrare saranno soprattutto i giovani che non potranno mai contribuire allo sviluppo politico, sociale, culturale, economico del proprio territorio. I giovani, coloro che dovrebbero rappresentare il futuro di una Nazione, coloro le cui energie mentali e fisiche dovrebbero essere spese per il progresso di una terra che, dal nostro punto di vista, sarà caratterizzata da una popolazione vecchia e rassegnata.

      Monti: sacrifica il lavoro sull'altare dei padroni del mondo 

    Ma tutto questo appare in linea con la politica montiana, una politica che dimostra di voler bene alla Merkel, alla Banca Centrale Europea, ad Obama ed Hollande, ma non alla nostra Italia ed agli Italiani che non appartengano ad élite massoniche, bancarie e politiche. Ma non stiamo dicendo nulla di nuovo: del resto, Mario Monti non si smentisce mai. E che gliene importa se rende l’Italia lo zerbino dell’Europa? L’importante è rispettare gli impegni imposti dai suoi compari e suggeriti da lui stesso e dai suoi amici del Bilderberg Club e della Commissione Trilaterale. L’unica Italia che ci fa sorridere, in questo periodo, è quella che sta affrontando sì gli Europei…ma di calcio!

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Terzi-Monti, doppiopesismo cronico in salsa neo-liberal

    Terzi-Monti, doppiopesismo cronico in salsa neo-liberal

    Sabato, Maggio 5th/ 2012

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Ministro degli Esteri / Giulio Terzi / Diritti / Democrazia / Soprusi / Dittatura / Libertà / Compressione delle libertà umane / Famiglia / infanzia / Ruolo della donna / Minoranze etniche / esodati / Precarietà / Ruolo di madre / Doppiopesismo cronico / Controinformazione / Ipocrisia / Povertà / Lotta di class / sperequazione sociale  / Reaganomics / Mosè / Terra Promessa / Faraone / deserto / schiavi  

    Terzi-Monti, doppiopesismo cronico

    in salsa neo-liberal

    Diritti o Soprusi? Democrazia o dittatura?

    Dilemmi e ombre sulle politiche del governo

    Tra le righe dell’intervista, su "L'Unità", al Ministro

    degli Esteri, Giulio Terzi

    Roma – “Il rispetto dei diritti umani – che vuol dire anche promozione della libertà religiosa; tutela delle minoranze etniche; abolizione di qualsiasi forma di tortura; inammissibilità di pratiche odiose sull’infanzia; tutela della condizione della donna – non è un optional, ma deve essere sempre più un punto fondamentale nell’azione internazionale del paese” . A dichiararlo, in una intervista apparsa su "L'Unità", il Ministro degli Esteri Italiano, Giulio Terzi di Sant'Agata. Peccato, tuttavia, che le “consolanti” dichiarazioni del Ministro,  cozzino terribilmente con le distruttive manovre recessive ed anti-welfare delineate e dettate dal capo “non eletto” del suo governo. Riguardando punto per punto gli insegnamenti ed i moniti di Giulio Terzi in tema di politica estera, ci chiediamo come mai tali dettami non valgano per gli Italiani, costretti a vivere in un limbo infinito, senza sapere con precisione quando e se uscire da questo mondo sospeso chiamato "crisi". Tetro spazio a metà strada tra inferno e purgatorio.

      Uno schiaffo al "ruolo sociale" degli oratori  

    Quanto alla promozione della libertà religiosa, ad esempio, l’IMU, l'odiata imposta alla quale sono stati assoggettati anche tutti gli edifici religiosi, ad esempio, non sembra seguire tale proposito. Infatti, luoghi come gli oratori, o pertinenze di essi, ospitano quotidianamente, in Italia, come nel resto del mondo, decine di migliaia di ragazzi, sottratti ai pericoli della strada, ed immessi all’interno di cammini formativi sani ed edificanti, fatti di momenti di condivisione, svago, preghiera, sport, confronto e crescita psico-fisica e spirituale. Dunque attività sociali che il governo (colpendo con l’imposta tutti gli edifici di pertinenza della Chiesa, non destinati al culto) con questa assurda generalizzazione non considera evidentemente quali oasi di crescita e rilevanza sociale, destinati ad assolvere ad una funzione pedagogico-sociale e quindi pubblica: e pertanto, a nostro modestissimo avviso, non assoggettabile a ragimi tassativi, poichè considerabili come una sorta di "ammorizzatori sociali sistemici".

      Tutela alle minoranze?  

    Altro paradosso che traspare dalle parole di Terzi – in aperta antitesi con quanto continua ad accadere all’interno del territorio nazionale –  riguarda la salvaguardia delle minoranze religiose. L’austerity montiana, non guarda in faccia nessuno. Una sorta di nuova Reaganomics del terzo millennio, che non solo colpisce l’80-90% della popolazione italiana, ma finisce ovviamente per ripercuotersi con tutta la sua irruenza e con il suo prepotente impeto sui più poveri e sugli immigrati, già costretti a vivere al limite della sopportazione umana. Una vera e propria lotta di classe, insomma, dove i cosiddetti “vittoriosi”, non sazi dell’abbondante e stomachevole abbuffata, vogliono ora addirittura tutta la torta rimasta in dispensa, ai danni dei “vinti”: la classe media, quel che rimane dei disperati esponenti delle classi deboli, ed infine delle minoranze etniche, che tra mille difficoltà tentano la proibitiva impresa dell’integrazione, quali: rom, africani e stranieri in genere. Esseri umani con pochi diritti reali ed in cerca di "continua grazia".

      Abolizione di qualsiasi forma di tortura?  

    La ricetta montiana, pertanto, finisce per sbugiardare le pur belle parole di Terzi, che suonano come stonati echi circostanziati al tempo di una pur corposa e ben strutturata intervista. Come non vedere i milioni di Italiani torturati da un sistema che molti autorevoli esponenti moderati (come della stessa intellighenzia di destra e sinistra) hanno definito, a ragione, con l’appellativo di “nazismo bianco”? Basterebbe lasciare i palazzi dorati di Roma, e decidere – armati di un pizzico di buona volontà e tanto fegato – di trascorrere anche una sola giornata in compagnia di un pensionato, magari di uno che percepisce una indennità minima. O, ad esempio, trascorrere qualche ora nella desolata stanza di un disoccupato (o esodato) cinquantenne, con moglie e figli a carico, rischiando di perdere l’udito dinnanzi al tremendo frastuono e all’assordante rombo della desolazione. Ma una domanda a questo punto pare doverosa: Terzi è ministro degli Esteri o vive all’estero? Dilemma shakesperiano!

      Tutela dell’infanzia?  

    E dei bambini, ne vogliamo parlare? Probabilmente mai come in questo tempo la famiglia è stata fatta oggetto di un attacco diretto e senza sconti, che ne sta minando la stabilità e la struttura portante fin dalle fondamenta. Genitori costretti a fare salti mortali per il sostentamento dei figli; infanzia moralmente violentata e costretta a privazioni senza limiti: addio perfino agli asili nido (troppo cari), e spazio all’attività da neo-welfare di nonni e parenti: una sorta di polizza assicurativa-umana contro i mali dell’egoismo dei falsi profeti del neo-liberismo; un provvidenziale “parcheggio di fortuna", o "parcheggio obbligato", dove si mescolano ruoli e funzioni educative, alle quali un tempo ottemperavano, con maggior autonomia i genitori.

      Centralità della donna?  

    In tal contesto, la donna ha perso il suo naturale ruolo di madre: distratta da ritmi ossessivi e dal rumore di metro e tram che si susseguono in una trappola di cemento chiamata città moderna: con la variante di un desueto e più pesante giogo sociale sulle spalle, chiamato precarietàSecondo il ministro, tuttavia, “il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali non è un terreno sul quale, nel percorso di avvicinamento all’Europa comunitaria, ci possano essere delle deroghe”. Non si capisce – tuttavia – perché tali deroghe debbano colpire così crudelmente e sistematicamente il popolo italiano: un popolo di santi, navigatori, inventori e risparmiatori, d’improvviso scopertosi in una profonda crisi d’identità, favorita da sconsiderati ed inutili (lo dicono i dati economici) appelli all’austerity quale “ricetta” per uscire dalla crisi. E pensare che tutto questo immane sacrificio annuale servirà a stento a pagare gli interessi di un anno alle banche. Cioè, come dire: trasformati in schiavi obbedienti ed asserviti alla costruzione di piramidi d'oro nelle quali abiteranno i nuovi faraoni del Terzo millennio. Oppure, in tema di "austerity" e lotta agli "sprechi", come dire: per evitare che si disperda l’acqua pura di una fonte, ne sbarriamo e dissecchiamo la sorgente. Pretendendo poi – malgrado ciò – di dissetare una infinita moltitudine di uomini moribondi. Si sa, miracoli del genere le Sacre Scritture le riservano ad uomini pii e saggi come Mosè: leader carismatico capace, al tocco del bastone, di far sgorgare acqua dalla roccia e dissetare il popolo d’Israele, nel deserto. Ma francamente il nostro professor Monti, tutto ci sembra fuorchè l’unto del Signore, chiamato (dal signor Napolitano) a condurre il popolo afflitto nella Terra Promessa. Anzi! Piuttosto lo assumeremmo per associazione d'idee,  all’adoratore del vitello d’oro che gli smarriti Israeliti – in un attimo di pazzia collettiva – si prostrarono ad adorare nel deserto, confusi dall'assenza momentanea di Mosè. Immagine, questa, molto simile al vitellone dorato simbolo di Wall Street e di questo nuovo faraone liberale che si annida e maschera tra i palazzi e gli skyscrapers di Wall Street e della City.

      Saggezza e contraddizione – il paradigma Timoshenko  

    Inoltre – riprendendo, in conclusione, il commento dell’intervista rilasciata dal ministro  – secondo Terzi, “nessuno sconto deve essere fatto sul caso Tymoshenko al governo ucraino; al contrario le risposte negative delle autorità di Kiev, devono indurre Italia e Europa a intervenire sul processo di partenariato in corso tra Ue e Europa dell’Est e sullo svolgimento degli Europei di calcio”. L’intervista si conclude poi con saggi consigli sull’integrazione tra Ue ed Africa, senza ricordare che – come confermato da tutti gli ultimi sondaggi ufficiali – aumenta in maniera devastante, ogni giorno, il divario tra il Nord ed il Sud del Paese, e tra una élite di ricchi intoccabili, ed un "esercito spuntato", ma immenso, di vecchi poveri o nuovi poveri (ex-borghesi). Chi ci salverà da questo velo di ipocrisia mediatica  che tende a ridimensionare quest'apocalisse e a sdrammatizzarla, confondendo iniquamente l’opinione pubblica, e smorzando i toni e le grida del popolo? Da cristiani, sicuramente Dio! Da atei o non credenti, la risposta sarebbe alquanto ostica: anche se ancora possibile e contemplabile, sempre però, operando con convinzione e tempismo all’interno dell’ormai stretto recinto di quel che rimane di un antico sogno chiamato Democrazia. Infine ci chiediamo: chi interverrà sulle ingerenze di un governo di nominati ai danni delle tasche e dell'inviolabilità delle sfere più sacre ed intime della vita degli Italiani? La risposta – cercheremo di darla – nei prossimi articoli di "Qui Europa". Buon Week-End!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Ue – Nuove norme sui diritti dei detenuti

    Ue – Nuove norme sui diritti dei detenuti

    Sabato, Maggio 5th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Unione europea / Consiglio Ue Giustizia e Affari Interni / Direttiva / Diritti / Stati Uniti / Detenuti / Diritto ad un avvocato difensore /  Consulenza legale gratuita / Diritto all'informazione sui capi d'imputazione / traduzione dei documenti del procedimento / diritto di non rispondere alle domande degli inquirenti / diritto di accesso a tutta la documentazione processuale / Diritto alla protezione consolare / Diritto alle cure mediche urgenti / Privazione libertà personale / armonizzazione dei diritti procedurali dei sospettati e degli accusati / riforma dell'accordo Pnr /  Quadro legislativo comune voli Ue-Usa / Privacy / Compressione del diritto alla Privacy / 11 Settembre / Twin Towers / Grande Fratello / Intelligence Usa / Accordi Ue-Usa / Accordi Ue-Canada / Mirella Fuccella 

    Consiglio Ue: Nuove norme e ingerenze su

    diritti dei detenuti e privacy  

    "Lettera dei Diritti" e Diritto all'avvocato difensore

    Voli Ue-Usa: Ingerenze sulla privacy dei passeggeri

    Bruxelles – Il Consiglio Ue Giustizia e Affari interni ha deciso all'unanimità di adottare una direttiva che introdurrà in tutta l'Unione europea il diritto ad un avvocato difensore. La direttiva prevede anche una procedura comune per ottenere consulenza legale gratuita, il diritto ad essere informati con precisione sulle accuse a proprio carico, quello all'interpretazione e traduzione dei documenti del procedimento e il diritto di non rispondere alle domande degli inquirenti. Le persone arrestate dovranno essere informate attraverso una "Lettera dei diritti" scritta in una delle lingue ufficiali dell'Ue, che risulti loro comprensibile. Essi dovranno avere accesso a tutta la documentazione processuale, alla protezione consolare, e alle cure mediche urgenti, oltre al diritto di sapere per quanto tempo saranno privati della libertà personale nel Paese in cui sono stati fermati. La direttiva sull'informazione adottata ieri dal Consiglio rappresenta la seconda parte di un pacchetto più ampio di misure che mirano ad armonizzare i diritti procedurali dei sospettati e degli accusati. Gli Stati membri introdurranno la direttiva negli ordinamenti nazionali entro due anni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea. 

      Ingerenze su privacy nei voli Ue-Usa  

    Il Consiglio Ue Giustizia e Affari interni ha anche approvato una riforma dell'accordo Pnr in vigore dal 2007, che entrerà in vigore a partire dal primo giugno 2012, e intende creare un quadro legislativo comune per i passeggeri dei voli tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti. L’obiettivo – almeno quello ufficialmente dichiarato –  sarebbe – almeno in teoria – quello di prevenire, individuare e perseguire eventuali "azioni terroristiche" e relativi "crimini transfrontalieri" con pena detentiva uguale o maggiore di tre anni. Tuttavia tale decisione ha fatto storcere il naso a numerosi osservatori internazionali, nonché al nostro Osservatorio: infatti si ha la palpabile sensazione che dietro la scusante del "solito terrorismo" e della sicurezza – un film per la verità già visto dopo gli attentati dell'11 settembre alle Twin Towers – il governo americano abbia oltrepassato il sottile limite della pricacy, trasformandosi in una sorta di "Grande Fratello", ed invadendo con gravi ingerenze la sfera privata dei cittadini anche e solo imbarcati su aerei sorvolanti determinate aree considerate d'interesse strategico. Intanto, sulla scia di quanto fatto con gli Usa, sono in corso nuove trattative sullo stesso tema tra l'Ue e il governo canadese. Che fine farà il diritto alla riservatezza dei cittadini europei? Cosa nasconde questa esagerata – o probabilmente pretestuosa – ossessione per il terrorismo? Qui Europa cercherà di svelarlo nelle prossime puntate di questa fiction.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa) 

  • L’Italia non rispetta i diritti umani

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Venerdì, Maggio 4th / 2012

    Unione europea / Italia / Diritti / Corte europea / Carceri / Giustizia lenta / Sovraffollamento  / Record di ricorsi / Amnistie / Irragionevole durata dei procedimenti / Credibilità internazionale / Durata dei procedimenti / Inefficienze sistematiche / Sovraffollamento delle carceri / Credibilità internazionale / Margine di valutazione nazionale / Riforma del sistema giustizia / Mirella Fuccella / Qui Europa  

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Una valanga di ricorsi intasano la Corte europea

    Strasburgo – Il presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, il giudice britannico Nicolas Bratza, tiene periodicamente alcune visite presso ciascuno dei quarantasette Paesi del Consiglio d’Europa. Ieri è toccato all'Italia. Non si è trattato certo di una ispezione, ma gli incontri che il presidente della Corte europea ha tenuto ieri in Italia con il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia sono stati l’occasione per chiarire alcuni punti critici. L’Italia ha molti conti in sospeso rispetto all’obbligo di protezione dei diritti e delle libertà assicurati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In primo luogo vi è la questione dell’inefficienza del nostro sistema giudiziario, con le sue complesse norme procedurali, l’uso che viene fatto delle risorse a disposizione, l’incidenza dell’imponente avvocatura italiana.

      "Irragionevole" durata dei procedimenti  e  inefficienze sistematiche  

    Da quasi trent’anni la Corte segnala il grave problema, condannando l’Italia per la continua violazione del diritto alla ragionevole durata dei procedimenti. Non solo tali condanne cadono nel vuoto, ma addirittura da qualche tempo l’Italia compie nuove violazioni, ritardando il pagamento delle somme che le Corti di appello assegnano ai ricorrenti per riparare la violazione del loro diritto. Un altro grave problema riguarda le condizioni dei detenuti, che per il sovraffollamento delle carceri sono spesso tali da poter essere definite come “trattamento inumano e degradante”.

      Questione di credibilità  

    Sono temi ormai improrogabili, che danneggiano anche la credibilità internazionale del nostro Paese. Già il governo precedente aveva dato luogo a forti proteste da parte del Consiglio d’Europa, per aver ignorato le disposizioni della Corte di non espellere alcune persone in Tunisia, dove sarebbero state esposte a rischio di torture. Si trattava di condannati in Italia per "presunte" attività di sostegno a "presunte" reti terroristiche, ma il divieto di tortura garantisce tutti ed è inderogabile. Tali violazioni commesse dall’Italia sono passate da noi quasi inosservate, ma in ambito europeo hanno leso fortemente la reputazione dell’Italia.

      "Inflazione" da ricorsi   

    I ricorsi provenienti dal nostro Paese superano la cifra di 50.000 all’anno. Tutto questo schiaccia le strutture della Corte, causando un forte ritardo nelle decisioni. Il Regno Unito, dunque, spingeva perché si inserisse nella Convenzione una disposizione che obbligasse la Corte a riconoscere agli Stati un largo margine di valutazione nazionale nell’adempiere gli obblighi. Qui però si parla di diritti inderogabili, come la libertà personale, il divieto di tortura o di trattamenti degradanti. Il tentativo del regno Unito, dunque, – per fortuna – non è andato in porto. Sarà ancora compito della Corte elaborare la propria giurisprudenza in merito, senza cedere agli interessi dei governi a danno della protezione dei singoli. Ci auguriamo che tutto questo porti finalmente ad una seria riforma del sistema giudiziario italiano, studiata in modo da rendere finalmente più “umani” i tempi della giustizia: di certo una parte del sovraffollamento delle carceri è dovuto proprio alla presenza di un gran numero di detenuti in attesa di giudizio. La vera soluzione al problema, infatti, non possono essere le periodiche amnistie, che spesso mettono in libertà indistintamente innocenti e colpevoli.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    Sabaro, Marzo 31th/ 2012

    Parlamento europeo / Bilancio / Bruxelles / Strasburgo / Approvazione / Congelamento / Finanziamento ai partiti / Sospensione fondi / Diritti  Libertà / Politica / Relazione Vaughan / George Bush / Norberto Bobbio / Hans Gert Poettering / Casa della Cultura Europea / Claudio Morganti / Crisi europea / Povertà / Costituzione / Democrazia / Spread / Guerre 

    L'Europarlamento ed i paradossi finanziari

    e democratici di Bruxelles e Strasburgo – 

    Approvata la relazione Vaughan: ancora aumenti per

    il budget dei deputati europei e niente fondi

    ai partiti "non rispettosi dei diritti". 

    E' un altro eurobavaglio politico? –

    Diversivi: la "retorica" dei "congelamenti" e

    la solita storia della sede unica.

    Bocciato intanto l'emendamento contro la 

    faraonica  "Casa dell Storia Europea"

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo ha approvato la relazione del laburista britannico Derek Vaughan, passata con 548 voti utili su 609, con la quale l’assemblea ha deciso di sospendere i finanziamenti ai partiti europei non rispettosi verso i diritti umani ed i principi di libertà. Ma quel che lascia alquanto perplesso il nostro Osservatorio, è la domanda su chi decida in ultima istanza se un diritto possa essere stato leso o meno. Pertanto una domanda sorge spontanea: “Quali sono i parametri di verifica e riferimento in base ai quali sospendere i fondi?” La sospensione dei fondi, in tal senso, potrebbe tradursi in una sorta di bavaglio democratico, o minaccia alla libertà di azione politica?

      L'arma dei "diritti"   

    Troppo spesso – come ci insegna il grande ed indimenticato filosolo e politologo Norberto Bobbio – in nome della difesa dei diritti umani e dei principi di libertà, sono stati commessi i più grandi crimini della storia con il benestare di molti influenti media, che hanno finito per rincitrullire l’opinione pubblica, togliendo ai distratti cittadini ogni capacità di critica. Sulla strada della “difesa dei diritti” sono state commesse le più grandi atrocità: si pensi alle campagne dei guerrafondai Bush in Medioriente per “esportare la democrazia”(come se si trattasse di una partita di banane). Semplicemente ridicole, a dir poco, e mistificatrici di realtà ben diverse e cupe! O alle tante missioni di pace che di fatto di pace non sono – che vedono impegnate su monti fronti anche l’Italia, o quel che resta dell’ex-Bel Paese, svenduto alla causa liberista – e che spesso, però, impegnano oltre al 40% del budget degli stati. Come dire: gli Italiani oggi lavorano e pagano le tasse soprattutto per acquistare armamenti e pagare debiti a banche e sottoscrittori dei titoli di stato: sempre più costosi per via di uno strumento, lo spread, impacchettato a dovere dalle caste o “confraternite” politiche (anche di casa nostra) con la complicità delle agenzie di rating e la copertura insulsa di buona parte dei media nazionali che si limitano a parlare del “livello dello spread quotidiano”(ripetendo da mesi una stancante e vuota filastrocca) senza dire che è uno strumento illegittimo, anticostituzionale e da abolire immediatamente, perché simile ad una truffa legalizzata. Chi sostiene la legittimità di tale sistema andrebbe subito licenziato, perché non conosce i fondamentali dell’economia, della politica, della Costituzione e della stessa democrazia.

     Il paradosso del Bilancio 

    Ma nella relazione votata ieri, a parte questo punto che potrebbe far sfociare l'Eurocamera nella censura più bieca, gli eurodeputati hanno stabilito che il bilancio del Parlamento europeo per il 2013 sarà congelato. Ma non congelato nel vero senso della parola. Che avevate capito! Ovviamente "congelato  in termini reali": come dire, "non lo aumentiamo, ma lo aumentiamo!". Ovvero, aumenterà – poteva essere altrimenti? – ma solo  dell'1,9%: percentuale pari al tasso di inflazione medio europeo, per un totale di 1,76 miliardi di euro. Scelta che in tempo di “crisi-indotta e forzata”, o psedudo-tale, ci pare davvero paradossale. Per addolcire la pillola, poi, gli eurodeputati sono tornati a chiedere la sede unica, ovvero lo stop al mensile trasferimento della plenaria da Bruxelles a Strasburgo: transumanza in effetti costosissima e paradossale (con tutti gli effetti colleterali incorporati nell'operazione) non prevista da nessuna costituzione, ma semplicemente dai Trattati Ue, difesa allo stremo dalla solita Francia, che oppone il veto all’abbandono della sede di Strasburgo (foto) per motivi tanto economici quanto di prestigio.

      Il finanziamento milionario alla "Casa della Storia Europea"  

    Altra nota stonata, poi, la bocciatura di un emendamento presentato dal rappresentante del Carroccio, Claudio Morganti, che chiedeva di abolire gli stanziamenti – bollandoli, forse a ragione, come un inutile spreco di denaro – per la “Casa della Storia Europea”: progetto faraonico voluto nel 2007 dal presidente Hans Gert Poettering che sfiorerebbe nel complesso (solo nella fase iniziale) 66 milioni di euro: 31 milioni per la realizzazione; 21,4 milioni per l'allestimento e 13,4 –all'anno – per soli costi di gestione. Lapidaria ed eloquente la risposta alla bocciatura dell’emendamento da parte del leghista: “Non capisco – ha commentato – come si possa concepire la spesa di milioni di euro per la Casa della Storia europea, un’opera che, visto il momento storico, rischia di trasformarsi in 'Mausoleo funebre dell'Unione europea”. Come dargi torto? Peccato che molti deputati europei di casa nostra evidentemente la pensino in maniera diversa, avallando questi sperperi, mentre in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (Paesi P.i.i.g.s.) ogni giorno che passa nuove famiglie affollano nella disperazione i marciapiedi di stazioni e piazze, alla ricerca di cibo e giustizia.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità e diritti all’uomo sin dal concepimento”

    Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità e diritti all’uomo sin dal concepimento”

    Martedì, Marzo 27th / 2012

     Italia / Commissione Europea / Bruxelles / Italia / Terrasini / Movimento per la Vita / Diritti / Uno di Noi / Carlo Casini / Sicilia 

    Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità

    e diritti all’uomo, sin dal concepimento”

    Dalla Sicilia a Bruxelles: la mozione sarà presentata

    alla Commissione Europea il 29 marzo

    Palermo, Bruxelles – “Per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra”. In un momento in cui le istituzioni europee, per come la nostra redazione ha più volte riportato, discutono sui diritti degli omosessuali e promuovono l’aborto, questo è il coro unanime che il Movimento per la Vita ha fatto partire da Terrasini, in provincia di Palermo, e farà arrivare direttamente a Bruxelles. Il filo conduttore e l’obiettivo dell’assemblea tenuta in Sicilia e conclusa domenica, è quello di portare avanti la questione antropologica che “oggi è la grande questione sociale che può essere qualificata di carattere epocale e planetario ed il riconoscimento che ogni essere umano è ‹‹Uno di Noi››  è il principio di un vero rinnovamento civile e morale della società”. Il 29 marzo, questa linea guida approderà a Bruxelles per dare vita al Comitato che, il 1 aprile, presenterà alla Commissione Europea “ il quesito dell’iniziativa cittadina che chiede il riconoscimento della dignità e dei diritti umani fin dal concepimento ed il conseguente comportamento nelle attività svolte dall’Ue”. Approvate all’unanimità la relazione di apertura da parte del Presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, e la mozione finale, hanno raccolto, invece,  la maggioranza dei voti favorevoli anche il Bilancio consuntivo 2011 e quello preventivo 2012.Un’occasione, quella dell’incontro nazionale del Movimento per la Vita, per rinnovare anche le cariche elettive: per il consiglio direttivo è stato riconfermato presidente Carlo Casini, per il collegio dei probiviri sono stati eletti Ubaldo Camilotti, Diego Cremona e Franco Vitale, oltre ai supplenti Marco Ciamei e Angelo Passaleva, mentre i revisori dei conti saranno Maria Tudech Henke e Guido Vito, con Fabrizio Sala supplente. In attesa anche dell’appuntamento in Vaticano per la manifestazione “Uno di Noi” , fissato per il 20 maggio prossimo, il presidente Casini richiama alla partecipazione l’intero “popolo della vita”, composto da movimenti, associazioni, gruppi o anche singole persone, e lo richiama all’unità e alla forza, nella consapevolezza che “una scintilla può accendere un grande fuoco”. Una scintilla sì, che alimenta il fuoco della vita. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)