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  • Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica

    Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica

    Martedì,  Novembre 20th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Unione Europea / Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica / Europa / Crisi / Economia / Project bond / Operatori finanziari / Investimenti / Capitali privati / Finanziamenti / Infrastrutture / Sviluppo / Unione monetaria / Banche / Unione politica / Bce / Mario Draghi  

    Euroballe pre-natalizie – Salvezza dell’Europa

    affidata ai project bond ed all’unione politica?

    Assolutamente No!

    I veri rimedi contro la crisi sono l’abbandono del

    rigore e dell’austerità, lo stop alla speculazione,

    la rinazionalizzazione della Banca Centrale, 

    la delegittimazione del Trattato di Lisbona

    e delle fuorvianti "Agenzie di Rating"

     

    di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Euroballe debitocratiche prenatalizie                                                                      

    Francoforte – Per risollevare l’Europa dalla crisi, pare che l’illuminazione sia arrivata dall’attenzione che molti operatori finanziari stanno riservando, sia in Italia che a livello europeo, ai Project bond. Ma più che un'illuminazione ci sembra piuttosto un colpo di sole violento e disorientante: un'insolazione bella e buona, per intenderci! Sembra tutto così facile e provvidenziale in apparenza, ma la realtà è ben diversa. Ma veniamo ai fatti! Su 585 progetti europei dal controvalore complessivo di poco meno di 235 miliardi di euro, 35 sono già  pronti per essere realizzati. Ma stato di avanzamento dei lavori a parte, è il concetto – come ribadito più volte dal nostro osservatorio – che è totalmente sballato e deleterio.

     Project Bond – Porte e finestre spalancate alla Speculazione privata           

    Visto che gli investimenti da parte degli operatori finanziari sono pochi e scarsi – e ti credo! dopo la cura Monti e le ricette della Commissione europea di Barroso! – per i falsi profeti dell'"europeismo a tutti i costi", i project bond rappresenterebbero la soluzione per il lancio e lo sviluppo degli innumerevoli progetti economici ed infrastrutturali in "cassetto" e per la rinascita dell'Italia. Ma questa funzione di investimento in economia, non spettava allo stato? Perchè questa fiducia cieca in privati e speculatori? Davvero non ci si raccapezza! Essi – i project bond – infatti risultano (ma che combinazione!) particolarmente adatti al coinvolgimento di capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, in un momento in cui, come tutti sappiamo, i debiti pubblici degli stati sono (per volere e impegno degli stessi profeti e ciarlatani del mercatismo e del liberismo – non dimentichiamolo!) alle stelle (vedi gli attacchi facili e dissennati apportati in maniera illegittima ed in tempi non sospetti dagli aguzzini del rating e del declassamento facile) e le “povere” banche non rappresentano più una tradizionale fonte di finanziamento (soprattutto grazie al raggiro dell'innalzamento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle stesse banche deciso dai banchieri privati e dalle solite élite finanziarie con Basilea 3) ma solo, a detta nostra, di ricchezza riservata a pochi eletti.

     Follia europeista – Avanti tutta coi Nuovi "Euro-Debiti"                                   

    Il settore delle infrastrutture, insomma, per ripartire e rilanciare l’Europa dell'economia reale nel contesto mondiale, ma soprattutto i denigrati ed annientati Pigs (maiali), alleviandone le sofferenze economiche secondo questi "falsi profeti" dovrebbero partire affidando tutto nelle mani di lobby private! Che inventiva! Che sagacia! A tal proposito la Commissione europea ha “decretato” che i fabbisogni europei a livello infrastrutturale, negli ultimi tempi, sono lievitati ed ammonterebbero a 2000 miliardi di euro. La situazione potrebbe sbloccarsi proprio con l’impiego dei project bond che però, come ogni cosa dei giorni nostri, hanno sempre un colore politico e sono soggetti ad imperativi ed interessi dei vari rappresentanti e gruppi d'affari, oltre che rappresentare una sorta di raggiro proteso ad aumentare il livello di debito in Europa (vedi allegati) a danno degli allocchi.

     La "Nuova strategia" di Mario Draghi                                                                       

    Ma come sempre abbiamo sottolineato, il teatrino europeo continua ad alimentarsi sulla base di copioni recitati e, ormai, anche monotoni, in cui ciascuno fa la sua parte, compreso il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il quale dopo tanti disastri avallati (e dopo il rifiuto di finanziare direttamente il debito dell'Eurozona – gonfiato dallo spread –  con soldi direttamente emessi e stampati dalla BCE, seguendo la clausola riconosciuta dallo stesso art. 11 dello statuto del SEBC – Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali – in caso di "situazioni di crisi") ha definito l’euro (svegliandosi prodigiosamente da un misterioso ed inquietante coma) come l’origine di tutti i mali europei che ha costretto i singoli stati a rimettere agli ordini internazionali parte della propria sovranità.  Come dire: vista l'evidenza, adottiamo una strategia diversa per prendere per i fondelli gli europei e i cttadini dei Pigs. Non solo: “l’autorevole” ricco banchiere che gestisce i fili della crisi europea come si fa con i burattini (d’accordo con i rappresentanti politici), ha disegnato un’Europa nuova basata su principi fondamentali, ovvero l’Unione bancaria, fiscale, quella economica e quella politica. Cioè ha auspicato come un disco rotto l'immediata nascita degli "Stati Uniti d'Europa": l’unione politica, nel progetto del Governatore della Bce, “ovviamente” è l’ultimo pilastro sul quale dovrebbe reggersi l’Europa. O meglio, invero, dietro tanti paraventi, mezze verità e sotterfugi, emerge come il vero obiettivo perseguito dall'euro-casta. Un continente, ovviamente, gestito sempre dai soliti "padroni"non eletti! Prospettiva lodevole! Non c'è che dire! Peccato che qui – come direbbe Totò – nessuno è fesso!

     Svegliamoci dall'incubo Liberista!                                                                              

    A parole sono cose propinateci come bellissime, nei fatti però – in un regime di tecnocrazia come quello imposto dall’Unione europea oggi – la situazione appare certamente più complicata di come viene spiegata ai “comuni mortali”. Anzi, essa appare più che mai come davvero disarmante e disastrosa! E ora di svegliarsi! E magari di fugare ogni incubo, ricordando i grandi benefici che l'Italia ebbe storicamente con la lira e con una Banca Nazionale centrale e statale (non privatizzata come accade ora). Non saranno né i project bond, né le varie unioni bancaria, fiscale, economica e politica a salvare il Vecchio Continente! Questo è poco ma sicuro! E' ora di fare marcia indietro da questa delirante  pazzia liberista! Come? Cominciando a sfatare questi falsi miti nei pubblici dibattiti, senza vergogna e timore alcuno, nei luoghi sociali tradizionali e sulla rete. Ciò, anche rischiando di apparire anacronistici. E' un dovere per ciascuno di noi: è il prezzo minimo richiestoci per iniziare un doveroso ed irto percoso di affrancamento da questa dittatura del debito facile ed infinito, evitando di sprofondare irrimediabilmente in sabbie mobili perenni.

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Dall’Europa a Wall Street, l’egemonia del lobbismo e l’economia della truffa

    Dall’Europa a Wall Street, l’egemonia del lobbismo e l’economia della truffa

    Mercoledì, Agosto 8th/ 2012

    – L'editoriale di Sergio Basile – 
     
    Banche e Finanza / Unione europea / New York / Bruxelles / Wall Street / Borsa / Speculazioni / Economia della Truffa / Galbraith / Wall Street /  Traders / Pil / Economia reale / Borsa / MES / Project bond / Knight Capital / Qui Europa / Sergio Basile /  Super computer / Operazioni short / operazioni Over-nigth / Liberismo / Anarco capitalismo 
     
    Dall'Europa a Wall Street, l'egemonia del 
     
    lobbismo e l'economia della truffa
     
    Il Caso Knight Capital e le "Menzogne" dei
     
    profeti del dio-Mercato
     
    Cosa fare nel concreto? Lo spunto di Galbraith e
     
    l'appello di "Qui Europa"
     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    New York, Bruxelles – Mentre l'Europa continua ad essere vessata dai diktat dei mercati, del rating e del debito illegale, oltreoceano, a New York, altri paradossi finanziari si susseguono di giorno in giorno. Segno di come questo modello capitalistico sia ormai "globalmente" fuori controllo e suscettibile di immediate "rivoluzionarie" misure correttive. In particolare, nella settimana appena conclusasi nel tempio mondiale della finanza per antonomasia, Wall Street, ha tenuto banco il caso della Knight Capital, società affondata nel vortice della speculazione elettronica e nel mare burrascoso del trading. Ciò, proprio nell'ambito dell'inaugurazione da parte del New York Stock Exchange di una nuova "piattaforma di scambio" esclusa alle grandi-movimentazioni e protesa a proteggere – solo in teoria – i piccoli risparmiatori dalla speculazione dei super-compures.
     
      Knight Capital – Quando la volpe cade nella sua stessa trappola  
     
    In pratica è accaduto che la Knight Capital, pur di continuare a speculare anche in questo nuovo "limitato orticello del trading" ha bluffato, modificando i codici dei propri programmi, al fine di anticipare gli altri concorrenti specialisti del “Flash Trading” (contrattazioni lampo che avvengono in frazioni di secondo). Dunque, per farla breve, questa volta qualcosa non avrebbe funzionato a dovere, ed ecco che la volpe è finita inconsapevolmente col diventare la preda del sistema, trovandosi costretta a vendere milioni di titoli acquistati erroneamente, e subendo una imprevedibile perdita pari a 440 milioni di dollari in un solo giorno. 
     
      L'economia dell'azzardo e della truffa   
     
    Questa grave vicenda ha riacceso i riflettori di "Qui Europa" sul rapporto bizzarro oggi esistente tra economia, finanza e società civile, partendo dalla constatazione  che il 50/70% delle contrattazioni nelle principali piazze finanziarie è di fatto controllato da “traders specializzati” muniti di super-computer. Speculatori artefici di un'economia dell'azzardo che devasta l’economia reale. In questo mare scuro e burrascoso un "potente e luminoso faro" che ci aiuta a ritrovare la via ed a comprendere il reale rapporto "malato" che lega il comune cittadino alla moderna società capitalistica, è senza'altro “L’economia della truffa” di John Kenneth Galbraith. L'autore si chiede: può una truffa essere innocente? Può l’innocenza essere disonesta? E’ questo l'interrogativo, il filo conduttore dell'opera che offre scenari di preziosa riflessione sui paradossi del nostro tempo e sulle priorità "economico-sociali" da rivoluzionare, al fine di potersi considerare davvero cittadini, ovvero membri attivi di una società civile e giusta. 
     
       Gli aspetti ambigui del cosiddetto "Mercato"  
     
    La disquisizione di Galbraith, in particolare, gioca sul sottile ed ambiguo filo del significato letterale delle parole, che nella moderna società capitalistica vengono spesso alterate o deformate, divenendo strumenti impropri di condizionamento e "conversione di massa" abilmente veicolati dai media di regime. L'autore, in tal senso, nota innanzitutto come il nuovo nome attribuito al sistema socio-economico moderno (monopolizzato dalle lobby) non sia più "capitalismo", ma bensì "mercato": termine "alternativo" al primo e molto più digeribile, più accettabile, meno ingombrante. Una sorta di "alternativa benevola al capitalismo" frutto di pura cosmesi terminologica. Termine che tuttavia, nella sostanza, non muta il concetto di base e l'immagine di una società completamente asservita alla logica delle lobbies, della produzione. Un modello socio-economico dominato dai privati, capace abilmente di manipolare la domanda e di controllarla; ma capace anche di tirare le fila della stessa finanza, finanziarizzando l'economia attraverso veri e propri golpe democratici tendenti a ridimensionare il ruolo ed i diritti degli stessi cittadini, a tutto vantaggio di una stretta élite ( o loggia ) di privati
     
     Il predominio del lobbismo privato  
     
    Lo spunto di Galbraith ci aiuta a capire come alla radice dei mali ci sia – dunque – il predominio anarchico del lobbismo privato sulla politica e sulla società: meri esecutori delle decisioni prese all'interno di gruppi di potere più o meno occulti o di Cda di grandi multinazionali. Un asservimento, questo, che attutisce e spesso annienta sia i "valori" di una comunità (religiosi, etici, statali e giuridici) sia la "morale". Tutto in nome del dio danaro. Allora comprendiamo perchè leggi assurde continuano a seminare ingiustizia ed iniquità, negli Usa come in Europa ed in Asia:  vedi  depenalizzazione del falso in bilancio; predominio assoluto delle agenzie di rating sulla sovranità nazionale degli stati (vedi Eurozona); inesistenza, a livello internazionale, di precise regole che colpiscano le speculazioni finanziarie, le operazioni off-shire, le operazioni in derivati, ecc.. Ciò nonostante gli abili ed avidi profeti di questa nuova forma di religione pagana (gli adoratori del dio mercato: liberisti; neo-liberisti, anarco-capitalisti e turbo-capitalisti) attribuiscano gli sfaceli da essi stessi cagionati, allo stato istituzione o al fallimento dei più antichi e sacri valori morali, spirituali e culturali: eredità più antica, fondante e preziosa delle stesse comunità sociali occidentali, e non solo.
     
     Il Nuovo Totalitarismo imperialistico dei "mercati" 
     
    Essi, oggi, sono gli stessi che auspicano il predominio totalitaristico del mercato sugli investimenti un tempo spettanti agli stati (vedi concepimento in ambito comunitario, da parte dell'Ue, dei "project bond") o la stessa creazione di un super-stato europeo, accentratore e liberticida: vedi MES e Stati Uniti d'Europa, proteso ad annientare gli stati nazionali e ad omologare culture, usi e costumi in un unico minestrone "mondialista". Tali falsi profeti sono gli stessi che difendono con mille sotterfugi i profitti faraonici dei banchieri e delle banche e nel contempo predicano ipocritamente e falsamente il libero mercato e la libera concorrenza, gettando fumo negli occhi ai cittadini.
     
     La deleteria propaganda liberale e l'uso distorto delle parole  
     
    Gli stessi che – tra l'altro – mandano avanti le industrie della guerra, destinando oltre il 40% del bilancio degli stati a spese belliche o militari nel nome (anch'esso ipocrita) di improbabili "missioni di pace". Spesso e volentieri vere e proprie "Occupazioni" militari animate da beceri interessi privatistici, e mascherate da missioni umanitarie (vedi caso Siria).
     
     Il Privato che occupa il pubblico  
     
    Scenari nei quali la pace e la guerra cessano di essere, anche formalmente, una dimensione del pubblico e diventano espressione di un privato che occupa il pubblico. Disorientando l'opinione pubblica e facendo scordare come in effetti la guerra sia la  sconfitta dell’umanità, e come il centro dell'economia e della politica non siano né il profitto, né il pil, né tantomeno il reddito; ma bensì l'uomo e le sue prerogative sociali. D'altra parte ciò che importa non è tanto "restare vivi" in questa società, quanto "restare umani".
     
     Un buon inizio   
     
    Un buon inizio, nella nostra "Nuova Europa ideale", sarebbe pertanto quello ti tagliare le unghie alla finanza, definanziarizzando l'economia. Come? Tanto per iniziare delegittimando le agenzie di rating; mettendo al bando da subito le operazioni short e i supercomputers; riformando o abolendo le operazioni in derivati, i depositi over-nigth e le operazioni off-shore.  Tutte misure che dobbiamo iniziare a pretendere con forza fin dalle prossime settimane – e col dialogo attivo – da chi oserà candidarsi alle prossime elezioni, malgrado in Italia, le prospettive del "gran partito" pro-banchieri e pro-Monti (A.B.C. più Vendola) non promettano, in tal senso, nulla di buono.
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
     

     

  • TAV – L’Ue insiste sulla tratta Torino-Lione

    TAV – L’Ue insiste sulla tratta Torino-Lione

    Mercoledì, Luglio 18th/ 2012   

    – di Mario Luongo –                                           

    Commissione europea / Tratta Torino-Lione / Linee ferroviarie alta velocità / Val di Susa / No Tav / Project bond  / Siim Kallas / Corrado Passera / Francoise Holland / Cuvillier / Finanziamenti europei per l’alta velocità / Aumento Pil / Popolo No Tav  

    TAV – L’Ue insiste sulla tratta Torino-Lione

    Dal commissario europeo per i Trasporti proposte

    per aumentare i finanziamenti per la TAV: esulta

    la politica degli appalti e degli "amici di amici"

    Intanto migliaia di famiglie europee vivono di stenti

    sotto la soglia di povertà

    Bruxelles, Parigi, Roma  – L’alta velocità torna a far parlare di sé. Dopo mesi di proteste, scontri, passi in avanti, ritirate, analisi, critiche, l’argomento sembra non aver trovato un epilogo sensato. La realizzazione di linee ferroviarie per l’alta velocità, di cui la tratta Torino–Lione rappresenta l’esempio più discusso e mediaticamente noto, continua a far parlare in Commissione europea, ma soprattutto in Francia e Italia, gli stati più direttamente coinvolti in quello che sta diventando sempre di più un pasticcio senza capo né coda.  Le proteste in Val di Susa sono state il simbolo di un paese diviso sulla questione dell’alta velocità e sulla realizzazione di costose opere come la Torino–Lione; un paese che spesso non riusciva a vedere e  a capire le reali motivazioni di questi lavori, la loro effettiva utilità in un’economia agonizzante. Le risposte date rispettavano il mantra “investimenti opere pubbliche più occupazione crescita sviluppo”, già sentito altre volte, ma poco condiviso non solo dai cittadini, ma anche da studiosi, giornalisti, politici.

      TAV – Un'opera faraonica per "pochi eletti" e troppo costosa   

    Come già spiegato anche in altri articoli (come quelli sui Project Bond) la reale utilità di realizzare importanti opere pubbliche per dare una sana sferzata alla stagnante economia e creare posti di lavoro, ha trovato ben presto i suoi limiti strutturali, rivelandone spesso l’inefficacia, quando non l’inutilitàPer risolvere la questione dell’immobilità economica sembra quantomeno poco lungimirante costruire linee ferroviarie che buona parte delle gente non potrà farne uso e reputa pertanto inutile, creando così altro debito; è un paradosso voler riavviare la crescita per poi pagare l’interesse sul debito, quasi un circolo vizioso in cui l’indebitamento si crea ed alimenta con ulteriori debiti.

      Il PIL? Ormai inaffidabile! 

    Il Pil continua ad essere il metro di misura adottato come unico sintomo della crescita, dell’occupazione, della produttività di un Paese, insomma del suo benessere generale. Il problema è che non può essere l’unico termometro possibile per misurare la temperatura interna al nostro Stato, specie per il fenomeno occupazione, tant’è vero che dagli anni ’60 circa ad oggi il PIL è aumentato di quasi 4 volte, mentre il tasso di occupazione in proporzione alla crescita della popolazione è diminuito. Oggi l'Europa conta quasi 5o milioni di disoccupati.

      Le preoccupazioni di Parigi  

    In tutto ciò oggi a Nicosia, l’estone Siim Kallas, commissario dell’Ue ai Trasporti, ha incontrato in via del tutto informale, ça va sans dire, due rappresentanti (non politici ma tecnici) del Ministero dei Trasporti e del dicastero per lo Sviluppo sostenibile voluto da Francoise Holland per discutere dei problemi inerenti all’argomento alta velocità TGV. A Parigi c’è molta preoccupazione sull’avanzamento dei lavori sulla linea Torino-Lione a causa delle ingenti spese previste per la realizzazione e si valuta da tempo un ridimensionamento del carnet previsto.

      Un Governo poco tecnico e molto politico  

    Basti pensare che in Francia il presidente Holland "fatica" (per usare un eufemismo) a rispettare le sue promesse di promuovere la crescita in un contesto di rigore (d'altra parte è impossibile – come dimostrato più volte – conciliare rigore e crescita: sono agli antipodi). Impossibile ,dunque, in pratica, recuperare circa 40 miliardi per portare il rapporto tra deficit e PIL nel 3% entro il 2013. In Italia, inutile dirlo, la situazione non è certo migliore (pur essendo il debito privato delle imprese infinitesimalmente più piccolo di quello translalpino: 40 miliardi quello italiano contro gli 8.000 miliardi di quello francese) ma comunque ciò non ha impedito un incontro venerdì mattina tra  il ministro Passera e il francese Cuvillier che ha portato sull’argomento prospettive di un accordo che necessita più collaborazione e bilateralità tra le parti in causa e che lascia aperti i contatti tra Francia e Italia sulla questione.Kallas sa che, nonostante le sue preoccupazioni e le eventuali pressioni, sono pur sempre i due stati ad avere l’ultima parola sulle decisioni inerenti  la realizzazione della tratta, soprattutto alla luce della loro rispettiva situazione politico–economica interna. anche se Passera e Monti ovviamente faranno da sé, e malgrado si tratti di un "governo tecnico" proteso in teoria al solo disbrugo delle questioni di straordinaria amministrazione, i due sembrano allungare i loro rispettivi e lunghi tentacoli su tutto ciò che ancora possa rendere o produrre reddito, da gettare nel calderone senza fondo del debito "speculativo".

      Alla TAV i fondi Ue – Welfare, Famiglie e Imprese? What's this?  

    La proposta del responsabile europeo per i Trasporto è di utilizzare le richieste di finanziamento che la Commissione intende lasciare entro la fine dell’anno, per prendere il massimo che il sostegno finanziario europeo in questo momento può dare e sfruttarlo per l’anno prossimo. Su richiesta di Roma e Parigi l’Ue potrebbe raddoppiare dal 25 al 50% il contributo comunitario su alcune poste specifiche come, ad esempio, il settore delle esplorazioni geologiche. Insomma nonostante le titubanze manifestate dai cittadini (non dai loro rappresentanti purtroppo) sulla realizzazione delle tanto discusse linee ferroviarie per l’alta velocità, l’Unione europea rimane ferma nelle sue convinzioni sull’importanza e la priorità del progetto che ha già visto stanziati 671 milioni da utilizzare entro il 2015 per la parte transfrontaliera e ne vedrà ancora tanti altri da allocare tra Francia e Italia. 

     Gargamella Bersani e il villaggio dei Puffi No-Tav  

    A conti fatti sembra che di alta velocità non ce sia bisogno, il baratro lo stiamo raggiungendo speditamente già da soli. Soddisfatte saranno sicuramente le Coop rosse vicine al leader del PD Bersani, attaccato su più fronti – anche da Travaglio – per il suo stranissimo "immobilismo" nell'ascoltare le sacrosante ragioni dei No-Tav. Ma perchè sospettare di inciuci tra Coop rosse e quel simpaticone di Gargamella Bersani?

    Mario Luongo  (Copyright © 2012 Qui Europa)                           

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  • Bruxelles – Si parte con il Delirio Project Bond

    Bruxelles – Si parte con il Delirio Project Bond

    Giovedì, Luglio 12th/ 2012 

    – di Vincenzo Folino –

    Ecofin / Bruxelles / Crisi economica / Monti / Merkel / Pil / Spagna / Juncker / Unione europea / El Pais / Project bond / Finanza / Banche / Raccomandazioni / Austerity / Rajoy / Ue alla resa dei conti / Debitocrazia / Delirio Project Bond 

    Bruxelles – Al via la fase pilota dei project

    bond. Partono anche gli “pseudo-aiuti”

    per la Spagna

    Quadretto Project Bond: efficacia ipotetica, garanzie

    aleatorie, nuovi debiti e stati de-sovranizzati

    e posti sotto lo scacco della speculazione 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Project Bond – Uno schiaffo agli stati                                                                  

    Bruxelles – Al termine della ennesima riunione di Ecofin (il Consiglio Economia e Finanza, a cui partecipano, come noto, i ministri dell'economia e delle finanze degli stati membri), e nel più ampio quadro di una serie di incontri che da tempo si susseguono incessantemente, e che hanno coinvolto non solo i paesi dell'Eurozona, ma tutti gli Stati membri dell'Ue, sono state adottate diverse decisioni. Innanzitutto si è avuta, e aggiungiamo purtroppo, la conferma dello scudo anti-spread ("presa in giro" che in teoria dovrebbe salvarci dalle speculazioni e dalla crisi, ma che come visto ieri, non è così) tema tanto caro a Mario Monti (ma anche ai giornali "di Monti", che in seguito all'incontro romano con la Merkel lo hanno celebrato quasi come fosse il salvatore della patria). Come ha ribadito il professore della Bocconi, dovremo essere un paese "virtuoso" (in realtà dovrebbe esserlo lui e la sua casta politica di sostenitori) in regola cioè con gli impegni assunti a Bruxelles per il risanamento dei bilanci. A questo punto, quello che il grande Totò diceva all'onorevole Trombetta, noi lo urliamo a Monti "ma mi faccia il piacere!".

      Project Bond: al via la fase pilota                                                                         

    In sede Ecofin si è assistito anche all'approvazione della fase pilota dei project bond. Ricordiamo che i project bond sono emissioni obbligazionarie, finalizzate alla realizzazione di un progetto, e che il loro rimborso dipende dai flussi finanziari che il progetto è in grado di assicurare. Insomma, dobbiamo fare i conti con uno strumento che viene "giustificato" facendo riferimento alla sua capacità (per ora solo ipotizzata) di coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, soprattutto in una fase storica in cui le tradizionali fonti di finanziamento (i bilanci statali e il credito bancario) non sono in grado, si dice, di assicurare le risorse necessarie.

      Project Bond: Un golp finanziario al cuore dello stato                                

    Ma la cosa più paradossale e che si è fatto di tutto per depauperare gli stati delle loro tradizionali prerogative d'investimento economico con il pretesto di un debito creato dalle stesse persone che ora ci propinano i project bond.

      Project Bond: garanzie aleatorie                                                                         

    In tutto ciò, l'intervento della Commissione europea di Barroso e della Bei (Banca europea degli investimenti), che hanno messo a punto un modello di intervento congiunto basato non su un'unica garanzia ma sul tranching: il prestito è suddiviso in più tranches con diversi gradi di rischio e la Bei – finanziata sempre con soldi pubblici – si dovrebbe far carico della parte più rischiosa. Tale modello dovrebbe consentire (sempre ipoteticamente) un forte effetto moltiplicatore. Al di là delle critiche dei cosiddetti complottisti (che chiameremo con il nome più appropriato di "realisti") si possono facilmente rintracciare una serie di limiti riguardo il suddetto progetto.

      Project Bond: efficacia ipotetica e Stati in Scacco                                         

    Incominciamo dal dire che, se l'obiettivo è attivare meccanismi rapidi (per avviare la crescita dell'economia), i project bond non sono lo strumento migliore: infatti sono collegati ad opere pubbliche (gestite e decise dalla trecnocrazia non eletta) che, per la loro realizzazione, richiedono molti anni; in secondo luogo occorre considerare che l'eventuale declassamento della Bei da parte delle ormai "famigerate" agenzie di rating, potrebbe vanificare in parte il presunto vantaggio di questo schema di condivisione del rischio. Senza accennare alla questione spinosissima ed iniqua di "debiti","prestiti" e "tassi d'interesse": una spirale debitocratica senza limiti. Inoltre c'è il serissimo rischio che qualora gli stati – vista questa assurda "forma di crisi" – non rieswcano ad onorare gli impegni a suon di euro, i sottoscrittori (sarebbe meglio dire "speculatori", con il MES in testa) terrano sotto pressione e ricatto gli stati ed i loro cittadini. In effetti è come se i creditori divenissero i reali padroni degli stati. Assurdo! Ma passiamo, ora, al provvedimento concreto. Secondo quanto comunicato dal Consiglio Europeo, il piano si estenderà per il 2012-2013 e avrà come scopo la mobilizzazione di 4,5 miliardi di euro destinati al settore privato per l'implementazione di progetti infrastrutturali.

      Project Bond: emissione                                                                                       

    I bond saranno emessi dall'Unione Europea per sponsorizzare i progetti, proprio come fanno le società private con i project bond ordinari. Approssimativamente, 200 milioni di euro saranno destinati ai progetti legati ai trasporti, 10 milioni per scopi energetici e 20 milioni per le telecomunicazioni. Sempre da quanto comunicato dal Consiglio europeo, in caso di buona riuscita del progetto pilota, la vera e propria fase operativa dovrebbe essere attuata tra il 2014 e il 2020. Inoltre, a conclusione dell'Ecofin, sono state rese note, per ciascuno dei Paesi membri, delle precise "raccomandazioni", volte al mantenimento degli impegni di stabilità. 

      Project Bond: il ricatto per gli Spagnoli                                                           

    In particolare, per quanto riguarda la Spagna, alla quale è stato concesso un anno in più (quindi entro il 2014) per il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione del deficit al 3% del Pil, sono richieste riforme nel settore pubblico, una migliore gestione e sorveglianza delle amministrazioni locali, la ristrutturazione del settore bancario ( settore contaminato e minato artificialmente – come visto nei giorni scorsi – dal Sistema di pagamenti interbancari denominato TARGET 2, adottato nel 2007 e favorevole alla Germaniariforma del lavoro (cioè creazione di nuova disoccupazione e precarietà) e miglioramento dell'accesso al credito delle piccole e medie imprese. Ma la notizia principale, come annunciato dal presidente dell' Eurogruppo, Jean Claude Juncker, è che gli "aiuti" per le banche spagnole (ma sarebbe meglio parlare di "presiti" o di "debiti") partono subito, con un primo intervento di 30 miliardi di euro che saranno erogati già a luglio, e che dovranno essere restituiti in 15 anni. Ma come scrive il quotidiano spagnolo "El Pais", le condizioni imposte a Madrid dalla Ue sono molto dure.

      Spagna: Aiuti ad usura                                                                                          

    Infatti gli "aiuti" alla Spagna saranno concessi a tassi di interesse intorno al 3%, senza contare sul fatto che – prosegue "El Pais"- in cambio "la Spagna cede la sovranità sul proprio sistema finanziario, perdendo anche la sovranità fiscale". E' quasi inevitabile lasciarsi andare a un semplice commento: tutto questo è stato pensato ed attuato per "fingere" di salvare le banche (anche se in realtà per "salvare le banche" – come visto – si poteva agire senza "spargimento di sangue" e di "euro" semplicemente rottamando il "Sistema TARGET 2") ed ioltre, a quale prezzo? Per rispondere a questa domanda bisogna rivolgersi al popolo spagnolo, ai cittadini e lavoratori di Spagna, che dovranno fare i conti (come noi italiani, noi pigiis! Noi Maiali!) con sempre più oppressive misure di austerity.

      Spagna: Addio a ferie, tredicesima  e Iva al 21%                                          

    Giusto per citarne qualcuna: il governo del premier spagnolo Mariano Rajoy ha previsto la soppressione della tredicesima per i dipendenti pubblici, oltre che l'aumento dell'Iva dal 18 al 21%;  inoltre sono stati ridotti i permessi sindacali ai dipendenti pubblici, così come le ferie a cui avranno diritto (forse sono io che non riesco ad inquadrare la situazione, ma in questi provvedimenti mi sembra di rintracciare la violazione di diritti acquisiti nel corso di decenni e che ora, sotto la spinta di questo nuovo Sovra-Stato, possono essere spazzati via, oppure modellati, come carta pesta). Per quanto riguarda la Grecia, invece, l'unica "raccomandazione" è quella di attenersi alle misure firmate nel marzo di quest'anno, che sono la base su cui poggiano gli aiuti ricevuti dall'Ue. Inoltre, è stata posticipata la discussione riguardante la richiesta di Atene di avere più tempo, almeno due anni, per il risanamento. A proposito di Jean Claude Juncker, premier del Lussemburgo, oltre che presidente dell'Eurogruppo, dobbiamo segnalare che rimarrà alla guida dell'élitario club dell'euro ancora per sei mesi, fino all'inizio di gennaio 2013; compito che ha "barattato" con la nomina nel board della Bce, del governatore della Banca Centrale del Lussemburgo, Yves Mersch.

      L'Ue alla Resa dei Conti                                                                                        

    Ma in tutto ciò si ha sempre più la sensazione che l'immoralità dilaghi senza freno; la dignità umana sia stata buttata nel dimenticatoio della storia da una élite di arroganti liberisti e che l'Ue – tuttavia – sia giunta ad un bivio epocale: o inverte la rotta e torna a parlare di welfare e diritti (in un'Europa con 48 milioni di disoccupati) o sarà inevitabilmente travolta e cancellata dalla storia, sotto l'onda durto devastante dei popoli in fermento in tutte le piazze d'Europa.

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Italia chiama Grecia: Presentato Rapporto Previsionale Ue

    Italia chiama Grecia: Presentato Rapporto Previsionale Ue

    Lunedì, Maggio 14th / 2012  

    – di Sergio Basile –

    Commissione europea / Italia / Bruxelles / Crisi Ue / Commissione agli Affari Economici e Monetari / Olli Rehn / Debito pubblico / Recessione / Crescita / Rapporto sulla crisi / Rapporto debito-Pil / Rapporto previsionale di primavera / Por-Fse 2007-2013 / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Stime  / Tecnocrazia / Nuovo ordine mondiale / Banca Europea degli Investimenti / Bei / Tobin Tax / Project bond / Banche / Interessi sul debito

    Commissione Ue – Rehn  presenta il Rapporto

    Previsionale di Primavera sull'Italia 

    Tutti pronti ad andare in Grecia!

    Bruxelles – Stamane, il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn in una conferenza stampa, ha reso noto il quadro economico previsionale di primavera del suo esecutivo, evidenziando per l’Italia nel 2012 un – aggiungiamo ovvio – peggioramento della crescita: le nuove stime economiche della Ue prevederebbero per l’anno in corso una diminuzione del Pil pari all'1,4%, contro il -1,3% previsto a febbraio. Migliorerebbe, allo stesso tempo – nota il Commissario agli Affari Economici e Monetari – il rapporto deficit/pil, con ulteriori cali a -2% nel 2012 ed a  -1,1% nel 2013. Ma francamente, questo, oltre ad essere un dato non rapportabile all'entità dei sacrifici e alla macelleria sociale fatta fino ad oggi in Italia, ci sembra un dato davvero irrisorio. Un dato che non sta minimamente in piedi, dal momento che l’ultima finanziaria varata non è servita neppure a pagare gli interessi sul debito pubblico da corrispondere alle banche: attestatisi, quest'anno, a circa 80 miliardi di euro. Ma questo elemento non sembra rientrare nel rapporto della Commissione, né tantomeno negli appunti privati di mister Rehn, che – usando toni fin troppo entusiastici – ha “profetizzato” che la ripresa ci sarà comunque l’anno prossimo, con un aumento dello 0,4% del Pil, rispetto allo 0,5% previsto dal governo. Questo, senza però dire che l’anno prossimo dovranno essere corrisposti alle banche interessi sul debito ancora più cospicui. No comment!

      Un pareggio di Bilancio insensato e sanguinoso  

    L'Italia inoltre – secondo l’ottimista supercommissario – raggiungerà nel 2013 il pareggio di bilancio in termini strutturali  “grazie alla manovra aggiuntiva” che, come dichiarato, sarà pari a oltre mezzo punto del Pil. Ma oggettivamente 1) non ci sono  dati oggettivi per sostenerlo scientificamente; 2) Non servirà pareggiare il bilancio se prima non si provvede a tappare la vasca forata della finanza, inibendo la speculazione internazionale sul debito; 3) Il prezzo da pagare fino all’anno prossimo è e sarà troppo alto. Nei prossimi mesi gli Italiani – se i dati sulla disoccupazione dovessero continuare a restare tali – potrebbero ritrovarsi in massa già in Grecia per le cavanza estive, e senza staccare alcun biglietto aereo. Drammatico!

      Un sospiro di sollievo  

    Ma poi Rehn ha pensato – giustamente – di tirar su l’animo degli Italiani presenti alla conferenza ed incollati ai teleschermi, tirando fuori un altro pò di sana matematica e dichiarando che il Bel Paese sarebbe sulla strada giusta per raggiungere il pareggio strutturale di bilancio, non avendo bisogno (per tal fine) di nuove manovre. Che bello! Un buon giorno si vede dal mattino! Rehn ha inoltre ribadito il fatto che “l’Italia raggiungerà gli obiettivi previsti per il 2013 e che – al netto degli effetti ciclici ed in termini strutturali (che non si capisce bene cosa voglia significare) –  resterà in linea con il Patto di stabilità e crescita”. Ottime notizie – si fa per dire – anche sul debito pubblico:  “esso si attesterà – ha continuato Rehn – al 123,5% del Pil nel 2012 e al 121,8% del Pil nel 2013. Stime queste, in linea con quelle del governo italiano che prevede per il 2012 il 123,4% e per il 2013 un rapporto debito/Pil del 121,6%” . Certo che detto da un ex-collega di Mario Monti (anch’egli rigorosamente non eletto) e con toni simili a quelli usati dal professore (più volte sbugiardato nelle ultime settimane in merito alla crescita ed alla ripresa) è un autentico sospiro di sollievo per tutti gli Italiani!  

      Le impalpabili e leggere previsioni dei nominati  

    Le sibilliache previsioni di Olli Rehn risultano, pertanto – nel concreto – appese e contraddette dal fatto che la disoccupazione continuerà – come visto – inesorabilmente a crescere: l'aumento sarà largamente maggiore dell'1% rispetto al biennio precedente, ed a sostenerlo vi sarebbe anche un intero capitolo della Commissione, dedicato all’Italia ed insito all’interno delle previsioni economiche di primavera. Ciò – detto in altri termini, più realistici e concreti – equivale a riconoscere ufficialmente il fallimento del caro professor Monti e del suo governo di nominati, nonché gli errori (sia pur indiretti, ma evitabili) dello stesso presidente Napolitano, che ha favorito la nomina del membro della Trilaterale (nonché arcinoto profeta di un neo-liberismo estremo) con un tempismo perfetto quanto imbarazzante. Ciò equivale a dire che l'Europa del Sud è sprofondata in una recessione senza fine alla quale, nelle ultime ore, qualcuno vorrebbe rispondere riproponendo con forza l’adozione di project bonds (in pratica nuovi debiti ad interesse per la gioia delle banche, e per finanziare progetti che qualcuno – in seno alle regioni, come visto nell’articolo precedente –  avrebbe dovuto finanziare mediante un equo e puntuale utilizzo dei fondi strutturali 2007/2013). Altre soluzioni paventate stamane nei corridoi della Commissione e dell’Europarlamento, consisterebbero nell’introduzione rapida dell'ormai celeberrima Tobin Tax e nell’aumento di capitale della Banca Europea degli Investimenti (Bei): strumento, si dimentica, totalmente nelle mani della tecnocrazia che ha contribuito a creare tale caos, evidentemente figlio di un “nuovo ordine mondiale” che si sta delineando in maniera sempre più netta, sfacciata e distruttiva.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • All’Eurocamera: Crescita = Debito

    All’Eurocamera: Crescita = Debito

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Europarlamento / Roberto Gualtieri / Mario Monti / Pd /  Tecnici / Eurobonds / Two Packs/ Redemption fund / Project bonds  / Indebitamento / Debtocracy   

    Parlamento europeo: varie ricette anti-crisi 

    ma tutte pro-Debtocracy

    Tante proposte, ma la salsa è sempre la stessa

    Crescita sinonimo di indebitamento?

     Qualcosa non torna!

     

    di Franco De Domenico

     

     

     

     

     

     

     

     

      Paradossi Ue – Altre Obbligazioni e altri debiti per salvare l'Europa?  

    Bruxelles – I tavoli di trattativa si riaprono in Europa, in particolare dopo l'elezione di Hollande in Francia, e con importanti scadenze nel campo della disciplina economica, con varie proposte tra regola aurea, fondo di redenzione, obbligazioni a progetto. Roberto Gualtieri, eurodeputato Pd, ha presentato in aprile un emendamento che va in questo senso e che riguarda due regolamenti presentati dalla Commissione tesi a rafforzare la disciplina di bilancio. "In passato il mio emendamento rischiava di non passare – spiegava Gualtieri il 9 maggio -. Oggi con l'arrivo di Hollande e le idee presentate da Monti sono più possibilista. Un voto in Commissione è previsto il 14 maggio. Ci potrebbe essere un rinvio, oppure i deputati potrebbero chiedere all'esecutivo comunitario di fare una proposta. L'emendamento mi sembra efficace: eviterebbe un disordinato non rispetto delle regole, che vista la situazione economica è inevitabile". La proposta di Gualtieri, in linea con quella presentata dal premier Mario Monti – a testimonianza anche di un'alleanza piuttosto solida tra Democratici e Tecnici, speriamo fruttuosa per la nostra economia – va nella direzione dello scomputo delle spese di investimenti pubblici dal deficit: un tema caro, in questi giorni, al Professore – che vede in questa operazione uno dei possibili trampolini di "rilancio". Il gruppo liberale all'Europarlamento, dal canto suo, ha presentato un altro emendamento, che prevede la creazione di un fondo di redenzione (redemption fund). Il debito dei singoli Paesi che supera il 60% del Pil verrà, in tal caso, trasferito in un fondo speciale, con l'impegno da parte dei governi di rimborsare i titoli entro scadenze prefissate. Poi, lo stesso fondo emetterà obbligazioni garantite dagli Stati membri, a tassi ridotti; in modo che i Paesi più fragili abbiano interessi sul debito ridotti. I liberali, in particolare tedeschi, affermano che questa operazione è migliore delle obbligazioni europee, o eurobonds, che obbligano gli Stati a garanzie più lunghe nel tempo. Il gruppo socialista invece è piuttosto contrario, vede nel redemtion fund una pericolosa classifica tra Paesi virtuosi e Paesi meno bravi; e molti deputati lanciano una terza proposta, le project-bonds, obbligazioni a progetto. Le ricette sono tante, anche se rischiano di assomigliarsi tutte e di parlare tutte la lingua cara all'amata debitocrazy: ma lo scopo è lo stesso? E' quello di  uscire dalla crisi? Mah!  A voi il "difficile" giudizio! Intanto  un Paese sempre più in difficoltà, la Grecia, potrebbe uscire presto dall'euro.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)