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  • Le Pressioni del Fondo Monetario Internazionale su Parigi

    Le Pressioni del Fondo Monetario Internazionale su Parigi

    Mercoledì, Novembre  7th / 2012

    –  di Sergio Basile –

    Le Pressioni del Fondo Monetario Internazionale su Parigi / Europa / Unione Europea / Francia / Crisi / Economia / Rigore / Austerity / Investitori / Cittadini / Francois Hollande / Costo della vita / Eliseo / Christine Lagarde / Riforme Strutturali 

    Le Pressioni del Fondo Monetario

    Internazionale su Parigi

    Riforme Iperliberiste o Commissariamento?

    I Diktat dell'Europa delle lobby e il "suggerimento" 

    di Christine Lagarde ai Transalpini

    Parigi – Dopo le ultime drammatiche e concitate ore vissute dai cittadini di Atene, sull'orlo di una rivoluzione vera, con scotri violenti, proteste estreme e ciclopici cortei, mabilitazioni di massa e scioperi sistematici, la Troika allunga il suo temuto e infido zampino anche sulla Francia, che nelle scorse ore è finita nel mirino del Fondo Monetario Internazionale, di Christine Lagarde (della francese Lagarde) che ha  chiesto nuovi pesanti e sanguinosi sacrifici al popolo transalpino. L’Fmi  – in questa sorta di pseudo-democrazia tecnocratica, o democrazia sospesa, o dittatura tecno-finanziaria –  ha infatti messo alle strette l’Eliseo e l’esecutivo di Hollande – che dei tecnocrati europei si sta dimostrando affiatato amico e complice – sostenendo che "Parigi ha bisogno di ridurre i costi del lavoro e le tasse (?), oppure rischia di rimanere dietro a Italia e Spagna, che stanno attuando delle riforme profonde".

     Morale della Favola 

    Morale della favola, o vi adeguate all'iperliberismo ed alle svendite dei vostri "tesori di famiglia" in favore della crema delle lobby mondialiste e dei mega gruppi bancari, o anche voi, padri di famiglia ed esponenti della classe media e piccoli imprenditori francesi, avrete come premio l'eredità greca! Riforme o Commissariamento? Due facce della stessa medaglia che fanno rima con diktat e Reich! Le tanto osannate riforme, d'altronde, anche in Francia stanno portando il Paese e l'intero tessuto economico verso una recessione cronica: in una società dove il numero degli indigenti e dei disoccupati aumenta a vista d’occhio; ed il potere d’acquisto diminuisce a ritmi insostenibili. Cosa deciderà di fare il Presidente, viste le pressioni degli "amici" dell'FMI e il calo di popolarità del suo esecutivo? Vedremo!

    S ergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Sabato,  Ottobre 6th/ 2012  – di Sergio Basile – Grecia / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo greco / Troika / Bce /  tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Antonis Samaras / sciopero /  Grecia / categorie sociali in rivolta / feriti / […]

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    Mercoledì, Ottobre 31th/ 2012  – di Sergio Basile – Iva / Mario Monti / Vittorio Grilli / Bugiardi per mandato / Bubie / Governo Italiano / Ministro dell'Economia / Dittatura Fiscale / Giorgio Napolitano / Truffa Legalizzata / Gran Suggeritore / Rating / Spread / Lehman Brothers / Ezra pound / Pierluigi Bersani / Manuel […]

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    Giovedì, Ottobre 25th/ 2012 – di Sergio Basile – Quarto reich / Benvenuti / Spread / unione Bancaria / Eurozona / Accentramento Bancario / Spread / Rating / Procura di Trani / Mario Monti / Angela Merkel / Mario Draghi / BCE / Merrill Lynch / Klaus Regling / Quanto Reich / ESM / MES / Fondo […]

    La Svizzera corre agli Armamenti

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    Giovedì, Ottobre 18th/ 2012 – di Silvia Laporta –  Svizzera / Berna/ Commissione Europea/ armamenti / Russia Today / Germania / Francia/ Italia / Austria/ Stabilo 2 / esercito/ Austerity/ Unione Europea/ Crisi Europea / controlli intensificati / Ueli Maurer  La Svizzera corre agli armamenti Mobilitati più di 1.600 uomini ai confini di Italia, Francia […]

    Il Nobel per la Pace all’Unione europea? Una Vergogna, ma molto eloquente

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    Lunedì, Ottobre 15th/ 2012 – L'Editoriale del Lunedi, di Sergio Basile –  Unione europea / Oslo / Norvegia / Premio Nobel / Esteri / Europa / Siria / Libia / Greddafi / Bani Walid / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Siria / Barack […]

    Mobilitazione Nazionale contro il Governo Monti in Difesa della Costituzione – Tre Giovani Catanzaresi Depositano la propria Denuncia presso la Caserma dei Carabinieri

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

     

  • Le Bugie Europee della Merkel: Ancora Rigore ed Austerità

    Le Bugie Europee della Merkel: Ancora Rigore ed Austerità

    Martedì, Novembre  6th / 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Europa / Unione Europea / Germania / Italia / Asia / Crisi / Economia / Rigore / Austerity / Investitori / Cittadini / Unione Cristiano Democratica / Vertice Asia-Europe Meeting / Ambienti finanziari / Angela Merkel / Mario 

    Rigore e Austerità per almeno altri 5 anni:

    parola di Angela Merkel, parola di Reich

    Gelo negli ambienti finanziari: “dimostriamo che

    vale la pena investire in Europa!”

    Le ultime sciocchezze di Monti dall'Asia-Europe Meeting

    Vientiane  –  “Serviranno almeno altri 5 anni per uscire dal tunnel”: con questa dichiarazione, la voce della cancelliera tedesca Angela Merkel, ha fatto tremare i già tanto tesi ambienti finanziari di tutta Europa. Ancora rigore, ancora austerità per fare in modo che “gli investitori abbiano fiducia nell’Europa” e che si allontani l’ombra della crisi. Questo discorso, a dir poco monotono, ripetitivo e ripetuto, ma soprattutto “falsato”, sarà parte fissa nel programma di impegni e di incontri con i diversi leaders europei che sta vedendo tra i protagonisti della scena la cancelliera da due giorni a questa parte.

     Merkel – Il Solito Vuoto e Falso Copione 

    Un teatrino montato sul palcoscenico europeo, il solito copione, i soliti attori: l’obiettivo è quello di giustificare, con l’altrettanto solita retorica politica, una crisi che non c’è (che non c'era); dunque una crisi indotta, una crisi “inventata” che, a suon di frottole, ha svuotato le tasche dei vari cittadini europei, ora davvero in crisi. Un film già visto, quindi, del quale si conoscono perfettamente sia la trama che il finale e, la tanto ricercata “suspance” riguarderà solo ed esclusivamente i conti ed i portafogli della gente comune.

     L'Inutile e Dannosa Austerity 

    Basti pensare che la politica di austerità imposta dalla Germania, fino ad adesso, non ha dato i frutti sperati ma, al contrario, ha gettato tantissimi paesi nel burrone della speculazione finanziaria e nel mondo degli spread alle stelle, gonfiati da rating farlocchi e mirati a convenienza.  Se, per come dice la Merkel, l’austerità fosse stata convincente e necessaria, come mai siamo ancora a questo punto? Come mai siamo messi peggio di prima? Basta riempirsi la bocca di frottole e fandonie, basta parlare con la lingua “politichese”, basta prendere in giro i cittadini.  “Molti investitori non credono che in Europa si mantengano le promesse” – ha detto il pugno di ferro tedesco in un Congresso del suo partito, l’Unione Cristiano-Democratica, tenutosi in Mecklenburgo, nella Pomerania Occidentale  -“ Bisogna portare avanti le riforme strutturali per rilanciare l’Eurozona e convincere il mondo che vale la pena investire nel Vecchio Continente”. Ma in cosa consistono queste riforme strutturali?

      I Paradigmi di Italia e Grecia – Zimbelli del Mondo 

    Il paradigma greco e quello italiano (Paese, quest'ultimo, invidiato nel mondo e tra i più ricchi al mondo, ora diventato lo zimbello del mondo) parlano chiaro! Svendite all'estero e privatizzazioni. Annullamento dello stato e del welfare. E come dare torto a questi potenziali e fantomatici investitori stranieri? Su una cosa, almeno! Su una cosa almeno le lobby e gli squali della finanza ci hanno visto lungo: l’Europa non mantiene le promesse, non le ha mai mantenute. L’eco tedesco delle parole della Merkel risuona in occasione del nono vertice, cominciato ieri ed ancora in corso, dei leader dell’Asia–Europe Meeting, al quale ha preso parte il professorone Mario Monti, il quale ha spiegato che “L’europa sta uscendo dalle crisi e l’Italia non desta più preoccupazione”.

     Nuovo Veritce Asiatico, Vecchie Bugie 

    tesse parole ripetute più o meno in egual tenore in Cina nella scorsa primavera: prima cioè che altre migliaia di aziende italiane fallissero miseramente per sua mano. Infatti, potremmo dire che sono le preoccupazioni che destano gli Italiani: prima tra tutte, la propaganda europeista del premier italiano. Imbrigliati dalla politica di rigore e austerità della Germania, non andremo da nessuna parte e non usciremo da nessuna crisi. Svegliamoci! E' la nostra coscienza a chiedercelo! Chi paventa la panacea di improbabili e salvifiche Unioni di Bilancio europee, Unioni Bancarie (sotto l'egida della Bce) e la nascita degli stati Uniti d'Europa come via per uscire dalla crisi (cioè i rappresentanti della casta parlamentare ed i loro ingenui seguaci) mente in maniera grossolana. Sappiatelo! Come credere di dare ulteriore pieno potere a questa macchina infernale? Il solo pensiero oltrepassa la follia, entrando nella sfera della mala fede.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    MES – The End

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    La Grecia, la Merkel e l’era del “Nazismo Bianco”

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    Giovedì, Maggio 10th / 2012 – di Sergio Basile e Franco De Domenico –  Europa / Germania / Grecia / Francia / Euro / Mario Monti / Romano Prodi / Surplus / Nicolas Sarkozy / Crisi / Lira / Marco / Nazismo Bianco /  Lucas Papademos / Armamenti / Industria bellicas / Scandali / Perdita […]

    Terzi-Monti, doppiopesismo cronico in salsa neo-liberal

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    Sabato, Maggio 5th/ 2012 – Di Sergio Basile – Italia / Crisi Ue / Ministro degli Esteri / Giulio Terzi / Diritti / Democrazia / Soprusi / Dittatura / Libertà / Compressione delle libertà umane / Famiglia / infanzia / Ruolo della donna / Minoranze etniche / esodati / Precarietà / Ruolo di madre / […]

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Mercoledì, Aprile 18th / 2012 – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile – Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi […]

    Decreto Liberalizzazioni: è legge – Ecco cosa cambia

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    Venerdì, Marzo 23th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Crisi Ue / Roma / Decreto 1/2012 / Liberalizzazioni / Trasporti / Tesoreria / Ferrovie  Ok del Parlamrento al Decreto Liberalizzazioni Diventa legge con 361 "si" alla Camera Trasporti, assicurazioni e tesorerie: cosa sancisce la legge? Roma –  Approvato ieri in via definitiva […]

    In Grecia e Spagna Scoppia la Rivoluzione

    In Grecia e Spagna Scoppia la Rivoluzione

    Giovedì,  Settembre 27th/ 2012  – di Silvia Laporta – Grecia / Spagna / Madrid / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo spagnolo / governo greco / Troika / Bce / Christian Laguarde / tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Europarlamento / Antonis […]

    Dittatura MES: la Germania dice No alla licenza bancaria, pagheranno i cittadini

    Dittatura MES: la Germania dice No alla licenza bancaria, pagheranno i cittadini

    Giovedì, Agosto 2nd/  2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile –  Eurozona / Vertici Ue / Monti / Hollande / Crisi economica / Bce / Merkell / Germania / Esm / Fondo salva stati permanente / Barack Obama / Palazzo Chigi / Democrazia / Radio Uno / Eurozona / Austerità / Mario Draghi / scudo anti- […]

    Ue, la deriva di un Continente nel nome dell’Euro

    Ue, la deriva di un Continente nel nome dell’Euro

    Giovedì, Agosto 2nd/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Europa / Unione Europea / Bruxelles / Debito Pubblico / Sovranità nazionale / Euro / Moneta unica / Politica / Economia / Finanza / Comunità / Unità politica / Deficit / Crescita / Crisi / Mercati finanziari / Francia / Spagna / Finlandia / Monti […]

     

  • Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Venerdì, Giugno 15th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Eurozona / Vertice Monti-Hollande / Euro / Mario Monti / Francoise Hollande / Angela Merkel /  Roma / Parigi / Atene / Berlino / Madrid / Italia / Francia / Germania / Grecia / Crescita / Eurobond / Project Bond / Spagna / Rigore /  Voto in Grecia /Ritorno alla dracma / Possibili scenari per l'Euro / Fondo Salva Stati / Speculazione internazionale / Disoccupazione / Indicatori economici europei pessimi / Cieca politica europeista / Bollettino mensile Bce / Mario Draghi Two Pack / Fondo di riscatto del Debito / Giorgio Napolitano / Fondo perla crescita / Bocciatura della Golden Rule / Bei / Banca Europea degli Investimenti / Cittadini europei consapevoli e stufi / Strasbismo di Monti e Napolitano / G20 / Eurovertice di fine giugno 

    Eurozona – Le prospettive del voto greco

    e lo strasbismo di Monti, Hollande

    e Napolitano

    Grecia al voto: Possibile ritorno alla Dracma e vittoria

    della sinistra radicale

    I ciechi moniti pro-euro di Schulz, Merkel e Napolitano 

    Il Bollettino Bce: malissimo tutti gli indicatori economici

    Eurozona – Prospettive e Strasbismo di un Europeismo Cieco

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Atene, Berlino, Parigi, Bruxelles – Mentre oggi alla Camera si vota sul cosiddetto "Decreto sviluppo" e sui "tagli ai ministeri", ieri nella Città Eterna è stato il giorno del mini-vertice europeo tra Mario Monti e Francoise Hollande, completamente incentrato e proteso a mantenere in vita un malato terminale chiamato euro, mentre la Grecia si prepara al voto che potrebbe sancire l'addio all'Eurozona. Parigi-Roma, dunque, inaugurano un nuovo asse pro-euro, con la benedizione di Re Giorgio Napolitano, invitato – tra l'altro – dal Presidente Hollande per fine anno all'Eliseo. Ma la parola decisiva sarà espressa nell'imminente vertice del Consiglio europeo di fine Giugno (28), ferma restando la non secondaria tappa che aspetta i leader europei e mondiali al prossimo G20 in programma in Messico. Tra i più entusiasti, ieri, dopo i tifosi italiani che al gol di Pirlo hanno praticamente fatto prendere un colpo al cuore al povero Monti, proprio nel bel mezzo del suo discorso di benvenuto all'amico Hollande – forse timoroso per un principio di rivoluzione a Palazzo Chigi – proprio Re Napolitano I, che ha commentato positivamente l'incontro franco-italiano, parlando di "occasione per la crescita e l'equità per l'intera Eurozona". Ma a ben vedere le parole di Napolitano erano intrise di un cieco europeismo strabico. 

     Giorgio Napolitano: come sempre fuori luogo!  

    D'altra parte non poteva essere alrimenti, per l'uomo grazie al quale l'Italia ha dovuto sorbire da Dicembre ad oggi la "dietetica cura Monti": e questo pur non essendo "grassa", ma anzi con qualche chilo in meno! Secondo Napolitano, infatti, questa "benedetta crescita" passerebbe per Two Pack e Fiscal Compact: ovvero per l'accentramento europeo di disciplina fiscale, pareggio ed unione di bilancio. Bella novità! E per fugare tutti i dubi e le incertezze, il caro "Re Giorgio Nazionale" ha messo in guardia la patria dai "pericoli del nazionalismo" – cioè dalla voglia esagerata dei popoli di abbandonare l'euro della discordia e della speculazione per far ritorno alle proprie valute nazionali: dracma, peseta, lira e via dicendo – che per Napolitano sarebbero "sempre in agguato". ma per adesso "l'agguato" è quello che l'Europa ha teso agli Europei. Ed a dirlo non sono i soliti antieuropeisti noiosi, ma addirittura un altro Re di quest'Europa allo sbando: nientepopodimenoché Mario Draghi, che dal bollettino mensile Bce, sull'economia dell'Eurozona reso noto nelle scorse ore, ha evidenziato come nel regno di sua maestà l'euro tutti gli indicatori economici vanno malissimo e la recessione ha ormai assunto proporzioni da codice rosso. Altro che nazionalismi, dunque,  caro Napolitano! Qui va a fondo la baracca con tutti i burattini: dipende ovviamente di quali burattini parliamo! 

     Le Misure concordate da Monti e Hollande  

    Tra le misure concordate tra Monti e Hollande – oltre agli eurobond' (vedi nota in basso) ed al già ammesso" Two Pack' (vedi nota in basso) – si è trovata un'intesa "facile" sul "Fondo Riscatto debito" e sul cosiddetto (che fantasia!) "Fondo per la Crescita". Il primo consiste nel sistema di conferire al Fondo Europeo di redenzione (European Redemption Found) la parte di "debito sovrano" (di debito fatto dai sottoscrittori per l'acquisto di titoli italiani e degli altri paesi Piigs) eccedente al 60% del rapporto Debito/Pil dei Paesi non sotto assistenza. Un qualcosa pari a 2.300 miliardi di euro, per capirci; La seconda misura concordata dalla copia italo-francese (Fondo per la Crescita) consiste nella creazione di un fondo tramite lo smobilizzo dell'1% del Pil europeo (cioè della ricchezza economica nazionale degli stati Ue) per ogni anno e per dieci anni. Tale smobilizzo sarà messo a disposizione (tanto per cambiare musica) di una banca: la BEI. La Banca Europea per gli Investimenti potrà infatti utilizzare il capitale smobilizzato (sottoforma di obbligazioni a progetto) per investimenti in infrastrutture. Permettete in merito 2 brevissime considerazioni:1) alla fine è sempre una banca – e posta nelle mani della stessa tecnocrazia europea che ha provocato con indifferenza o  premeditazione quresto eurodisastro) a gestire la ricchezza degli stati; 2) gestire obbligazioni per destinarle ad investimenti, in parole povere vuol dire creare nuovo debito da gettare sulle spalle degli europei, e d'altra parte togliere agli stati la capacità e la facoltà di investire per la propria economia (mandando al diavolo ogni politica di intervento kyenesiano per lo sviluppo) e regalare l'opportunità di creare le "cosiddette infrastrutture" (come magari la Tav della discordia) a ricchi speculatori privati che satellitano tra Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Francoforte. Inoltre gli stati (accantonata la Golden Rule che addirittura mirava a considerare debito pubblico tutte le quote di fondi gestite dall'Europa) dovranno dettagliare le suddette spese per investimento che però gestirà l'eurocrazia, estromettendo gli stati, e pertanto i cittadini che non potranno mettere il becco su tali questioni, ma dovranno solo accollarsi il "peso" del debito. Complimenti per la genialata! 

     Il Default "controllato" degli stati e il "tiepido monito" di Schulz da Agorà 

    Secondo le ultime direttive concordate da Monti ed Hollande, nella giornata di ieri a Roma, inoltre i Paesi a rischio saranno assoggettati ad un vero e proprio commissariamento (come ai tempi della Russia di Stalin), chiamato col curioso nome di "tutela giuridica Ue". Gli interessi sui prestiti saranno "congelati" ed i crediti dovranno essere per statuto comunicati entro 2 mesi, se no si considereranno estinti. La pillola è stata ben indorata, ma la sostanza resta drammatica: si continuano a prendere misure "minori", "secondarie" quanto deleterie, anzichè bloccare la speculazione bancaria (ipotesi suggerita ieri – in diretta telefonica alla trasmissione Rai Agorà – dal presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, poi contraddittoriamente – però – tornato a lodare le politiche recessive di Monti dimostrando una coerenza pari a zero. Non si fa nulla, in pratica, per  evitare di far speculare le banche sullo spread (cioè sui differenziali d'inetresse dei Paesi declassati dalle agenzie di rating, rispetto alla Germania)  ed evitando che le banche stesse rivendano al tasso (da usura) del 6% il danaro ricevuto in "regalo" dalla Bce (Mario Draghi) al modico tasso dell'1%, . 

     La minaccia – Dalla Gabbia dell'Eurozona è praticamente  vietato uscite: lo dicono i Trattati  

    Il Presidente del Parlamento europeo ha poi intimato il popolo greco – quasi come se esso fosse costretto in eterno in una gabbia sempre più asfissiante ed inviolabile – che uscire dall'euro (in vista dell'imminente voto per decidere su un eventuale ritorno alla dracma, sponsorizzato in tutte lre salse dalla sinistra radicale) è un'ipotesi impensabile. Secondo Schulz infatti "Non è ammesso uscire dall'Euro senza uscire dall'Ue (come dicevamo è dunque una prigione bella e buona!) e l'uscita dell'Ue è proibitiva e non conveniente per gli stati, secondo quanto previsto dallo stesso Trattato di Lisbona". Ma vorremmo ricordare al carissimo e contraddittorio Schulz che il Trattato di Lisbona resta pru sempre una mezza fregatura propinata ai popoli europei: infatti esso s'innalza a "costituzione" ma in realtà è un aborto di costituzione, un surrogato votato durante l'estate di qualche anno fa da un gruppo di leader europei, e dopo le cocenti bocciature dei referendum sulla nascta di una "Costituzione Europea" intervenute in paesi come Olanda, Francia e Irlanda. A testimonianza del fatto che i popoli credono poco in questo progetto di accentramento che facendo leva sull'instabilità cronica della moneta comune (o euro-disastro) vorrebbe propinarci quale risoluzione a questa crisi indotta dell'Eurozona un ancor più truce e deleterio accentramento di tutti i poteri statali nelle mani di un unico grande stato. Gli "antostorici" Stati Uniti d'Europa dominati da eurocrati non eletti ma chiamati per virtù sconosciute, quali Barroso, i suoi "super-commissari" e lo stesso capo del Consiglio Ue, lo "sconosciuto" signor Herman Van Rompuy, con personaggi come Monti a far da spendida cornice a tutto ciò.

     L'eco della Merkel da Berlino 

     Dal canto suo, Angela Merkel, malgrado le critiche piovute dalla stampa nazionale, dice più o meno le stesse cose di Monti e Hollande: non poteva essere razionalmente diverso. Il panzer tedesco, infatti, nella giornata di ieri – dal Parlamento tedesco – in occasione della presentazione del prossimo G20 che si terrà – come detto – in Messico, ha ribadito il concetto secondo il quale la cosiddetta crescita (che stando alle condizioni attuali è un qualcosa di impossibile ed è frutto di puro becero propagandismo populista) non può che andare di pari passo con il rigore di bilancio. Cioè ha detto in pratica – leggendo tra le righe – che (così come ribadito da Mario Monti) lo stato deve farsi da parte nello sviluppo dell'Europa, mentre i privati devono prendere il sopravvento: cioè la speculazione deve trionfare ed allargarsi a macchia d'olio, ed all'ennesima potenza.

     Cittadini stufi dell'effetto euro  

    Ma tornando ad analizzare il nodo di quest'Eurozona da quarto mondo, l'euro, dobbiamo ammettere con onestà intellettuasle che finora a ben vedere tutte le mosse dell'Ue sono state fallimenateri. Perchè dunque i cittadini dell'Unione dovrebbero continuare a fidarsi dell'Europa difesa a spada tratta da Monti, Napolitano, Merkel, Hollande, Schulz e dall'eurocasta che ne loda le distruttive gesta? Perchè continuare a dissanguare i popoli con inutili tasse che finiscono puntualmente nelle tasche dei banchieri e dei lobbisti. Finora 18 Eurosummit non sono valsi a nulla. Né tantomeno, stando alle anticipazioni rese note ieri, cambierà nulla nel prossimo vertice Ue del 28 Giugno. Ed i Greci lo sanno bene. Quasi 500 miliardi di euro sono stati spesi finora per arricchire gli speculatori  e gli acquirenti del debito ellenico. perchè dunque continuare a fidarsi delle ricette per mantenere in vita un euro-mostro a suon di nuovi debiti (MES, Project Bond, Eurobond) ed opportunità per lobbisti ultramiliardari vicini alla casta europea? La verità che Monti e Napolitano fanno finta di non comprendere ciò che invece i Greci, come gli Italiani e gli altri cittadini europei hanno compreso benissimo. I cittadini sono ormai arci stufi di queste politiche pro-eurozona e pro-euro: politiche che puntualmente si ripercuotono rovinosamente sulle spalle delle famiglie europee attarvero tasse, imposte, sacrifici rigoristi, nuovi debiti mascherati dall'ingegneria finanziaria (eurobond). E tutto ciò rispetto ad un "Debito Pubblico" che anziché diminuire (come promesso dal professore di Palazzo Chigi) aumenta ogni giorno a dismisura per la gioia dei banchieri e degli amici dei banchieri. Allora il voto greco potrebbe rappresentare davvero una svolta a questa ondata di euro-bugie.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

      Appendice tecnica – Parole chiave  

     Eurobond  

    Nel contesto della crisi economica dei debiti sovrani (cioè del debito pubblico degli stati europei) dei Paesi Ue rientranti nell'area monetaria dell'euro (17 stati su 27), a partire dalla estate 2011, il termine Eurobond (o Stability bond) è stato utilizzato per indicare l'ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'Eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia Ue, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona. I detrattori di questi strumenti finanziari lamentano che atraverso gli eurobond non si faccia altro che creare nuovi debiti da immettere nel sistema economico e che in ultima istanza finiranno per pesare sugli stessi cittadini europei, senza risolvere il problema principale della crescita, che è legato allìeccessiva tassazione dovuta per pagare gli interessi bancari della speculazione.

     Two Pack  

    Proposta di conferire alla Commissione europea maggiori poteri decisionali sui bilanci nazionali. Manovra pericolosa in quanto potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la creazione di una sorta di superstato con ingerenze sistematiche all'interno dei bilanci degli stati. Si tratta di un provvedimento ambiguo che potrebbe dare un potere enorme alla Commissione Barroso, che resta pur sempre una commissione di membri non eletti democraticamente ma nominati per chiamata diretta. Qui Europa auspica pertanto che non si vada avanti su questa strada.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Passera: immagine di un governo allo sbando

    Passera: immagine di un governo allo sbando

    Venerdì, Maggio 11th / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Governo Monti / Corrado Passera / Ministro allo Sviluppo Economico / Parole contraddittorie / Mea Culpa / Recessione / Futuro Buio / Giorgio Napolitano / Elsa Fornero / Vittorio Grilli / Mario Draghi / Dimissioni  / Sbugiardati / Confindustria / Fiscal Compact / Rigore  / Venezia / Congresso  

    Corrado Passera: immagine di un governo

    contraddittorio e allo sbando

    L'unico modo per crescere davvero, è iniziare a togliere

    la spina al governo dei conflitti d'interesse

    Roma – Non s’intravede nessuna luce alla fine del tunnel. Nonostante le fatue previsioni del nostro prof. Monti, del viceministro dell’economia Vittorio Grilli e del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che stimavano una ripresa per l’economia promettendo che la “fase più acuta” della crisi era stata superata, i numeri e le percentuali non corrispondono alle loro parole. Tant’ è vero che nessuno di loro aveva spiegato quale fosse l’incentivo di questa ripresa: incentivo che molto probabilmente, alla luce delle inquietanti statistiche che stringono sempre di più la corda intorno al collo degli Italiani, era stato una  pura e semplice, quanto subdola copertura fin dall’inizio. Oggi la prospettiva è diametralmente opposta a quella disegnata solo qualche giorno fa: la ripresa non è alle porte, ma si allontana sempre più inesorabilmente. Monti lo ammette e, tutto ciò che riesce a dire è cercare di approfittare dei nuovi spazi di mediazione offerti dal cambio al vertice in Francia. Ma ciò non è affatto vicino alla verità ed alla realtà. Un cambio del vertice francese non potrà certo porre rimedio al disastro economico che ci sta attraversando!

      Passera getta la maschera  – Ma perchè i partiti non tirano la spina? 

    A dir poco inquietanti le dichiarazioni  dell'ex banchiere, prestato al governo Monti in veste di  Ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera, intervenuto ieri  all’assemblea di rete imprese Italia e poi ad un meeting sullo sviluppo a Venezia: "la tenuta del Paese è a rischio".  Dopo mesi di rigore cieco, manovre per cento miliardi di euro nell’ultimo biennio, dopo una stangata fiscale che porterà la pressione al record del 45,2% e una riforma delle pensioni varata in tutta fretta e senza consultazioni, il governo – come prevedibile, e come "Qui Europa" aveva pronosticato in tempi non sospetti – lancia un allarme sulla tenuta sociale, legata a una totale mancanza di lavoro! "Se si mettono insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi arriviamo a 5-6, forse 7 milioni di persone". 

      Italia – Politici comici e comici politici  

    Ma non è finita. Se si moltiplicano quelle persone per i loro familiari, la situazione diventa drammatica: il 50% degli Italiani è disoccupato e in precarietà. Verrebbe da dire, perchè allora i partiti si ostinano a sostenere questo disastroso governo? Perchè non titano la spina? Perchè un leader come Casini (dicesi cattolico, anche se non praticante) ha proposto ed auspicato, qualche giorno fa, la continuazione di un governo Monti Bis anche dopo il 3013? Roba da far accapponare la pelle. ed intanto accade che Casini, Bersani ed Alfano vedono – ogni giorno che passa – scivolare in giù il loro indice di pubblico gradimento, mentre un partito come "Movimento 5 Stelle" (del comico Beppe Grillo) spopoli e raddoppi i propri consensi. Ma allora i comici chi sono?

      Linea Monti sbugiardata anche dagli "amici" di Confindustria   

    A confermare le parole di Passera, arrivano i dati del centro studi di Confindustria,  che emana un verdetto singolare: "Lo scenario economico ha cessato di migliorare e in Italia la ripresa si allontana. Nel secondo bimestre di quest’anno la crescita potrebbe cadere in modo più accentuato di quanto già previsto a Dicembre (0,3%) e forse di più di quanto non sia accaduto nei primi 3 mesi(-1%)". L’ attività industriale è tornata ai livelli di Novembre 2009, le esportazioni mostrano un profilo piatto, mentre l’aumento medio delle retribuzioni resta sotto l’indice dell’inflazione (+ 2,8%). Cifre che fanno riflettere. Cifre che tolgono il sorriso alle famiglie, ai meno abbienti ma soprattutto al futuro su cui dovrebbe investire l’Italia: i giovani. Non c’è niente, nella riforma del lavoro, che argomenti la situazione dei precari che oggi vanno per la maggiore. Non possono aspettarci due anni senza salario, senza pensione e senza prospettive.

      Lacrime di coccodrillo  

    La situazione è cosi drammatica che anche il presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano – in grandissimo ritardo e malgrado abbia fatto di tutto per permettrere tale situazione -nelle ultime ore, ha espresso "una forte (e come direbbe lui,"vibrante") preoccupazione per l’andamento dell’economia e le prospettive dell’occupazione, in particolare dei giovani e delle donne".  Anche se per noi di "Qui Europa" tale dichiarazione ha tutto l'aspetto di un riconoscimento dal sapore acre e beffardo. Simile, se vogliamo, ai pianti della Fornero nell'annunciare tagli pazzeschi a welfare e pensioni. Ma la preoccupazione, ed il mea cupla (che alla luce dei fatti dovrebbero fare, ma che non faranno) di Napolitano e Passera è ancora più forte, poiché è chiara la consapevolezza che la batosta più dolorosa – cioè gli aumenti fiscali e i tagli agli investimenti previsti dalle manovre – non si è ancora fatta sentire pienamente. Gli effetti dell’austerity, devono ancora manifestarsi pienamente su una società sempre più in sofferenza. I rischi di questo tipo si faranno sentire – ovviamente, e fin dai prossimi mesi – non soltanto a livello economico, ma anche sociale. Allora è inevitabile la diffusione di un sentimento di insofferenza da parte della popolazione, ma è grave il rischio che questa insofferenza si trasformi in intolleranza e sfoci nella violenza.

      Governo Monti – L'Ora delle Dimissioni  

    Passera si dice deciso a  impegnarsi per creare posti di lavoro: "Servono investimenti in innovazione tecnologica, in infrastrutture, in ricerca. Ma serve soprattutto una scelta europea, perché nessun paese tornerà a crescere da solo". E’ evidente che per tornare a crescere non serve assolutamente  il rigore fiscale. Anzi! Come visto, l'ipocrisia trionfa, e mentre Passera annuncia orizzonti non felici per la società italiana, nel contempo si propongono ancora misure recessive (mascherata da panacee) quali fiscal compact ed altre misure di austerity e pubblico indebitamento a tassi assurdi (vedi i vari project bond, ecc..). E’ evidente, a questo punto, che il popolo italiano non può accontentarsi di promesse, di parole vuote e vedersi giorno dopo giorno, sempre più in ginocchio e sempre più ingannato da manovre finanziarie spietate che servono solo  a mandare avanti la speculazione bancaria nazionale ed internazionale. Bisogna agire! Magari farlo fin d'ora, chiedendo le dimissioni immediate di un governo di banchieri e tecnocrati condizionati da conflitti d'interesse faraonici. Tutti noi, dobbiamo informarci sulle vere cause della crisi e uscire dal “controllo mentale” che ci viene imposto da politici, governi, mezzi di comunicazione di massa. “ Tempi duri per i sognatori”! Apriamo gli occhi , ma soprattutto, accendiamo il cervello!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Grecia – Le Cariatidi votano “dracma”

    Grecia – Le Cariatidi votano “dracma”

    Giovedì, Aprile 26th / 2012

    Europa / Grecia / Euro / Francois Hollande / Marine Le Pen / Sarkozy / Francia / Angela Merkel / Mario Monti / Dracma / Rigore / Austerity / Una crisi figlia del liberismo / Franco De Domenico / Qui Europa     

    Contro l’euro con furore

    La Grecia vota per la dracma,

    la Francia contro il rigore

    Bruxelles – Gli equilibri dell’Ue, e della sua creatura principale, l’euro, si stanno scompagnando, disegnano nuove strategie, come su una cartina del Risiko, gioco strategico per conquistare il mondo. Soltanto che, ora, sembra che si faccia a gara non ad allargare, ma a chiudersi ognuno nei propri confini; soprattutto i Paesi più deboli. E’ il caso della Grecia, che il sei maggio voterà se tornare o no alla moneta locale, e non dimentichiamo che, la sera stessa, l’uno o l’altro dei due contendenti alla presidenza francese  prenderà atto che anche la maggioranza dei transalpini non vuole più stare nell'Europa così come è oggi. Se vincerà Hollande, si tratterà di  rinegoziare il patto fiscale (Fiscal Compact) appena  sottoscritto in seno al Consiglio Ue con la Germania di Angela Merkel e gli altri partner dell'Unione. Ma anche se vincesse Sarkozy, ad ascoltare i suoi ultimi comizi a caccia di voti lepenisti, il futuro non sembra meno tempestoso: «Ora basta, cambiamo o non ci sarà più l'Europa».

      Una politica del rigore che non convince più nessuno  

    E venti di cambiamento, o almeno venticelli, si annunciano, non solo a Parigi. Infatti, nell’economia dell’euro, nessuna cura sembra funzionare. I mercati (impazziti e nevrotici) hanno prima punito il poco rigore dei Paesi debitori, poi hanno punito l'eccesso di rigore imposto ai Paesi debitori, e ora sembrano temere che gli elettori fermino la politica del rigore. Insomma, è ormai chiaro che quella dei mercati traspare sempre più come un alibi preconfezionato da quanti evidentemente puntano su un ridimensionamento della democrazia degli stati e su politiche iperliberiste di privatizzazione. In Italia stiamo eseguendo, più o meno bene, tutti i compiti a casa che ci sono stati richiesti, eppure lo spread – a controprova di quanto detto – resta stranamente sotto la sufficienza. C’è un governo che doveva essere – secondo i proclami di Napolitano, Mont & Co. – di Unità nazionale, ma i partiti pensano ai loro nomi e ai loro soldi, i giornali pensano di nuovo a Ruby – senza spiegare quasi mai in maniera sistematica e trasparente cosa davvero si celi dietro questa pseudo-crisi indotta – mentre i sindacati pensano a far chiudere i supermercati il 25 Aprile. Ciò, mentre la grande maggioranza degli Italiani deve fare i conti con stipendi  ai minimi storici rispetto all’inflazione.

       I limiti dello strumento "eurobond" e l'asse Merkel-Monti   

    In tutto questo, qual è la soluzione che trovano i governanti europei? Naturalmente, una task  force italo–tedesca, un’asse Roma–Berlino, Merkel–Monti che tamponi le falle create dall’eventuale elezione di Hollande. Qualcuno dovrà per forza rimettere insieme le due ruote dell'asse di eurolandia, e quel qualcuno – secondo la tecnocrazia dominante – non può che essere il professor Monti. La strategia consisterebbe nell'aiutare la Merkel a tenere a freno le bizze di Hollande sul rigore, in cambio di una seria apertura sulla crescita. Ma a giudicare dagli effetti recessivi dell'austerity, quella della crescita resta l'ennesima vuota propaganda. Roma vuole in cambio due cose, e ora sa che le vuole anche Hollande: bond europei (cioè in pratica altri "debiti" con l'Europa, sempre per non deludere gli affezionati fans della debitocrazia) per – pare – finanziare grandi progetti (da non confondere con gli eurobond, cioè titoli comuni del debito, sui quali nessuno si illude di convincere oggi Berlino) e nuovi capitali per la Banca europea degli investimenti (Bei). L’euro, tanto agognato, ci ha messo in queste condizioni: e i suoi fautori corrono a riparare la moneta unica. Sperando che non cada a pezzi. Ciò mentre salgono alti i cori pro-dracma in grecia e pro-lira in Italia. Già, proprio lei, la cara vecchia lira, a questo punto non sembra essere più un tabù, e ad affermarlo è il fior fiore di premi Nobel come Paul Krugman.  

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • UE – La “sconfitta morale” del Mercato

    UE – La “sconfitta morale” del Mercato

    Giovedì,  Aprile 26th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / politica / Rigore / Fiscal Compact / Germania / Italia / Francia / Olanda / Danimarca / Papa Giovanni Paolo II / Bob Kennedy / Discorso sul Pil / Angela Merkel / francois Hollande / Nicolas Sarkozy / Mario Monti / Geert Widers /  Beppe grillo / Giulietto Chiesa / Ny Credit / Pirati / Agenzie di rating / Ribellione contro le agenzie di rating / Squilibri economici / Karl Marx / Marxismo e capitalismo / Liberismo e liberalismo /  Ottimizzazione delle performance economiche / Disumanizzazione dell'individuo / Contatto tra capitalismo e marxismo / Limiti del capitalismo e della globalizzazione / Nuova primavera politica / Rinascita dell'europea / Sospensione Democrazia reale / Fiscal compact / Primato del mercato / Nuova consapevolezza popolare / Movimento antirigorista / Jean-Luc Melenchon / Sergio Basile / Qui Europa / Nuova brezza politica / L'Europa dei Popoli  

    Europa – La "sconfitta morale" del mercato

    e la crescita   dei partiti "antirigoristi"

    Una nuova brezza politica soffia sull'Europa dei Popoli.

    In netto calo di popolarità la triade Monti-Sarkozy-Merkel:

    cresce il partito degli "Euroscettici"

    Bruxelles, Milano, Francoforte, Parigi – La repentina caduta delle borse, intervenuta negli ultimi giorni, ha gettato nel panico gli investitori di mezz'Europa, ridimensionando e rimettendo in discussione il valore assoluto di alcuni pilastri finanziari nell'economia, come dell'intero castello della globalizzazione: foriero di importanti e sensibili squilibri internazionali. Ciò ha finito per accrescere, negli Europei, la consapevolezza che parametri come quelli della borsa, del rating e dello spread siano ormai paradigmi datati e da rottamatre al più presto, poichè destabilizzanti del sistema economico e dell'intera società, in tutti i suoi più disparati ambiti, con ingerenze gravi ed imperdonabili.  

      Il Discorso sul Pil di Bob Kennedy  

    Nel 1968 lo stesso Bob Kennedy, tra l'altro, metteva già in discussione (nel suo celebre "Discorso sul Pil delle Nazioni", pronunziato tre mesi prima di essere ucciso) un parametro come lo stesso Prodotto interno Lordo. Sua "maestà" il Pil. ciò riconoscendone l'ambiguità e l'incapacità, in valore assoluto, di misurare la reale ricchezza di una nazione, in quanto incapace di ponderare elementi non dotati di consistenza economica, ma assolutamente importanti come la devozione, l'educazione, l'amore ed il rispetto per gli altri: solo per ricordare alcune delle categorie citate dallo statista Usa. Elementi astratti che il "dio-mercato" giudicherebbe troppo repentinamente – come ormai traspare con cruda e sconcertante chiarezza – secondari o vani.

      La disumanizzazione dell'individuo: il capitalismo come il marxismo  

    Per certi versi, ed in merito a quanto detto, possiamo notare che il tentativo di omologare tutte le prerogative sociali ed umane ad un puro calcolo di vantaggio economico e di opportunità utilitaristica, possa essere considerato, a ragione, il punto critico di contatto tra due estremi: la propaganda marxista e il deleterio capitalismo neoliberista. Mali che dopo la caduta del Muro di Berlino lo stesso indimenticato e "grande" Papa Giovanni Paolo II giudicò pericolosi alla stregua degli altri grandi mali del Novecento. Nel tentativo di subordinare l'anima e le prerogative spirituali, sentimentali, morali ed etiche (che poi sono sostanzialmente quelle che rendono "eterno" l'essere umano, riscattandolo dalla pura materia e dall'effimera dimensione "animale" e "terrestre") all'economia ed al mercato, il marxismo (dunque) s'interseca al capitalismo: entrambi insensatamente sono infatti portati a disumanizzare l'essere umano. Il primo con la pericolosa subalternanza concettuale della dicotomia tra struttura (categoria che vede posta in posizione di primato l'economia ed i suoi accidenti) e sovrastruttura (nella quale ricadono per forzatura e difetto tutte le altre categorie non comprese nella prima); il secondo, il capitalismo – con le sue pericolose e più subdole derivazioni filosofico-economiche come gli stessi, e tanto (troppo frettolosamente) osannati, "liberalismo" e "liberismo" – che protende incondizionatamente al profitto, all'economicità dei processi ed alla ottimizzazione delle performances economiche, a discapito (come si realizza nello stesso marxismo) dell'uomo e del suo essere in senso lato ed assoluto. Entrambi (capitalismo e marxismo) riducono l'uomo, dunque, ad un mero involucro di materia. Ad un mero "essere economico", e pertanto lo disumanizzano per concezione e derivazione. 

      Primato del Mercato e Sospensione della Democrazia Reale  

    Alla luce di questa doverosa premessa possiamo comprendere la gravità di quanto sta accadendo in Europa. Il mercato ha preso il posto del cittadino, e le leggi di mercato neoliberiste hanno soppiantato la democrazia reale. Ma la crisi (indotta e fittizia) dei Paesi dell'Eurozona e lo squilibrio dei parametri economici, di cui sopra, parlano oggi con eloquenza all'orecchio della storia, gridando a gran voce una inconfutabile verità: il concetto mitico della globalizzazione è stato definitivamente adombrato da nuove visioni antropologiche dell'economia, che stanno ridisegnando – con palesi discostamenti dei tradizionali e confermati equilibri goepolitici – i rapporti internazionali, malgrado il tentativo dei poteri forti ed occulti, che dominano le dinamiche evolutive dell'economia mondiale, di conservare lo status quo con mezzi più o meno coercitivi e dittatoriali.

      La nuova Consapevolezza Popolare  

    Allora possiamo comprendere la dura presa di posizione popolare contro i diktat dei tecnocrati di Bruxelles e Francorte, che dal web si sta pian piano spostando sul terreno della politica reale ed attiva. Ciò andando a gonfiare e spingere in su i cosensi elettorali di movimenti politici relativamente o assolutamente nuovi nella scena politica  europea: decisamente avversi alle disastrose e grette politiche neolberiste e rigoriste dominanti. 

      Le promesse di Hollande e la "virata" sul "Fiscal Compact"  

    Allora (ancora non sappiamo e capiamo bene se per puro e semplice opportunismo elettorale o per reale convinzione) può accadere che le pressioni dell'opinione pubblica francese abbiano spinto il candidato Hollande – antagonista all'Eliseo, del premier in carica Sarkozy – ad incentrare la sua campagna elettorale sulla volontà – in caso di vittoria – di riconsiderare l'opportunità del "fiscal compact" riconoscendo tutta la sua portata distruttiva ed i suoi effetti distorsivi sulla funzione "imprenditoriale dello Stato" e sull'abolizione (grave ed ingiustifica) di uno strumento imprescindibile per lo sviluppo sano ed equilibrato degli stati, qual'è  il deficit spending: preziosa freccia nella faretra dello stato-impresa, concernente la sacrosanta e basilare possibilità per gli stati di "investire a debito" al fine di mandare avanti la macchina pubblica statale, garantire una serie di servizi fondamentali e primari (assolutamente non delegabili ai privati) e far girar l'economia di un Paese grazie all'implementazione del meccanismo del moltiplicatore economico. Cosa oggi di fatto sospesa con l'adozione del "fiscal compact", per l'appunto. Strumento "fiscale" che oggi il Consiglio europeo vorrebbe "costituzionalizzare", e che riconduce (paradossalmente) la possibilità di finanziare la macchina statale solo ed esclusivamente col ricorso al capitale  privato  e – aggiungiamo – aprendo le porte alla speculazione internazionale.

      Francia – La stretta di Melenchon e la sconfitta di "Mercozy"  

    A convincere Froncoise Hollande dell'opportunità di un cambio di rotta sul "Fiscal Compact" , nel Consiglio europeo, anche la posizione "anti-mercatista" del leader della sinistra Jean-Luc Melenchon: personaggio avverso al mercato ed ai suoi profeti, e utile – i termini di voti – in caso di eventuali ballottaggi. Finora, con Hollande dato in vantaggio sul premier Sarkozy, la politica "antirigorista" sembra aver avuto la meglio: un triste presagio per i sogni di gloria della strana coppia Merkel-Sarkozy, e ( al contrario ) una buona notizia per il fronte "euroscettico" ed "antieuropeista", o almeno per ilm partito "antirigorista" che si sta estendendo a macchia d'olio in tutta Europa. 

      Il crescente consenso politico degli "antirigoristi" in Italia ed Europa  

    Ne sono un esempio tangibile i crescenti consensi ottenuti in termini statistici negli ultimi mesi dal "Movimento 5 Stelle" di Beppe grillo  e dal movimento politico  "Alternativa", di Giulietto Chiesa. O ancora (per restare in Italia) di "Io Amo l'Italia" dell'eurodeputato "euroscettico" Cristiano Magdi Allam, cui sede centrale  è stata inaugurata di recente a Milano. Ma le fila del "Partito Anti Monti-Merkel-Sarkozy" si stanno ingrossando anche nella stessa patria del panzer tedesco, dove è in costante aumento il "rating" del partito dei cosiddetti "Pirati". Così come avviene in altri paesi Ue come l'Olanda (col movimento degli anti-rigoristi di Geert Widers), e nella stessa Danimarca: Paese nel quale nelle scorse ore la società Ny Credit (compagnia leader nei servizi finanziari) ha levato la testa ribellandosi con un duro monito alle continue ingerenze delle agenzie di rating. Qualcosa insomma, in Europa, sembra cambiare: nel sociale, nella politica e nello stesso dorato mondo della finanza. Non è mai troppo tardi. l'importante è crederci!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Calciopoli / 2006 – Tribunale Ue respinge ricorso azionisti Juve

    Calciopoli / 2006 – Tribunale Ue respinge ricorso azionisti Juve

    Sabato, Aprile 14th/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Tribunale Ue / Commissione europea / Concorrenza / Sport / Serie A / Calciopoli / Juventus / Ricorso / Giulemanidallajuve / Assemblea degli azionisti / Corruzione ed illeciti sportivi / Campionati di calcio truccati / Retrocessione in serier B della Juventus / Invalidazione del titolo di Campione d'Italia / Insussistenza d'interesse comunitario / Penalizzazioni / Reggina / Arezzo / Lazio / Fiorentina / Della Valle / Foti / Luciano Moggi / Massimo Moratti / Triade Moggi-Giraudi-Bettega / Figc / Coni / Aia / Arbitri / Giornaisti sportivi / Il Processo di Biscardi / Inter / Ricorso / Tar Lazio / Andrea Agnelli  

    Tribunale Ue respinge  ricorso azionisti Juve

    per Insussistenza d'interesse comunitario

    Gli effetti del dopo Calciopoli: la madre degli

    scandali sportivi "made in Italy"

    Bruxelles, Torino – Nel 2009 l’organizzazione “Giulemani dallajuve” (costituita da tifosi e piccoli azionisti della Juventus) in occasione delle ripercussioni dello “Scandalo Calciopoli” aveva levato ricorso alla Corte europea contro la Commissione di Manuel Barroso che, “per insussistenza di un interesse comunitario sufficiente”, non aveva preso posizione contro gli organi ufficiali e federali – nazionali ed europei – quali appunto Figc, Coni, Fifa e Uefa – tirate in ballo dall’organizzazione pro-Juventus, ed accusate di aver violato le regole europee sulla concorrenza. Nelle scorse ore la Corte ha però respinto il ricorso non reputando la questione d’interesse comunitario e pertanto fuori dalle competenze dirette dell’Ue. In particolare, nella nota ufficiale diramata dal Tribunale Ue, si legge che “la Commissione ha giustamente deciso che i comportamenti denunciati non incidono in maniera significativa sul commercio intracomunitario, sottolineando la limitata portata economica della causa – inoltre – l'impatto delle sanzioni inflitte alla Juventus sulla struttura concorrenziale del calcio mercato – riporta in aggiunta la nota – non ha portata significativa e le sanzioni non hanno causato una disfunzione significativa del mercato comune a causa della portata limitata delle violazioni”.

      L'intervento del Tar Lazio  

    Va ricordato che precedentemente sulla questione era già intervenuto il Tar del Lazio che, al contrario, aveva aperto alla possibilità dell’ottenimento di una tutela comunitaria da parte dell’ente ricorrente, al fine di salvaguardare un proprio diritto ed interesse legittimo.

      All'origine del ricorso – Lo scandalo Calciopoli  

    La madre di tutti i mali fu il celeberrimo scandalo, noto come “Calciopoli”, che nel 2006 travolse i vertici del calcio italiano, coinvolgendo molteplici e blasonate società professionistiche nonché dirigenti delle stesse e dei principali organi calcistici italiani, tra i quali la Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio) la Lega Nazionale Professionisti e l’Associazione Italiana Arbitri. Nel calderone vi finirono anche alcuni arbitri. Calciopoli fu il terzo, ma il maggiore, tra i grandi scandalo nella storia del calcio italiano, dopo quello sulle scommesse del 1980 e del 1986, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei due precedenti. Senza scordare però il filone dell’inciesta sul calcio scommesse scoppiato nel 2011/2012, che ha già travolto personaggi di spicco del mondo del calcio, tra cui l’ex-nazionale Beppe Signori. Su Calciopoli – inchiesta avviata nel 2005 dalla Procura di Torino, dal Procuratore Raffaele Guariniello, denominata Offside – si era chiusa con l’archiviazione per “l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti”. La pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche giunse, tuttavia, nel maggio 2006, a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006,  e portarono alle dimissioni del presidente della Figc Franco Carraro, del vice, Innocenzo Mazzini, del presidente Aia Tullio Lanese, del presidente della Lega Calcio Adriano Galliani e di Luciano Moggi e Antonio Giraudo due dirigenti della Juventus, riconducibili alla famosa “triade”: Moggi-Giraudo-Bettega (in foto con lattuale allenatore della Juve, Marcello Lippi). Il Coni commissionò la stessa Federcalcio.

      Il caso Juve – Gli sviluppi di calciopoli  

    I due procedimenti, che riguardarono partite e classifica finale del campionato di calcio di Serie A 2005-2006, si chiusero rispettivamente il 14 ed il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio, Reggina ed Arezzo. La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole d’illecito sportivo e punita – come i tifosi ricorderanno amaramente – con la revoca del titolo di Campione d'Italia 2004-2005; la mancata assegnazione del titolo 2005-2006 e la retrocessione – onta senza precedenti nella gloriosa storia del club – in Serie B: dove dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del Campionato 2006-2007. Nella bufera fu poi coinvolta anche l’Inter (Giacinto Facchetti, fu condannato per illecito sportivo con accuse analoghe a quelle indirizzate ai danni della Juve). Il patron Moratti e la squadra furono però salvati dalla prescrizione.

       Le accuse    

    Luciano Moggi risultò essere a capo di una sorta di cupola (come fu derfinita dai giornali dell’epoca) in contatto, tra l’altro – in veste di “Grande suggeritore e burattinaio” – con giornalisti ed opinionisti della tv e della carta stampata. Tra i nomi più noti emersi dalle intercettazioni ambientali ricordiamo Aldo Biscardi, l'ex arbitro Fabio Baldas; l’ex-Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu (che avrebbe chiesto un occhio di riguardo perla squadra Sassari Torres) Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D'Ubaldo (Corriere dello Sport), Franco Melli (Il Tempo: ospite fisso de Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5: anch’egli ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Raisport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione penale di quasi tutti i cronisti fu archiviata nel 2007, anche se molti di loro furono sospesi per qualche tempo dall'Ordine dei giornalisti.

      Il ricorso della Juve e la richiesta rissarcitoria  

    Dopo l’esito in primo grado del processo di Napoli la Juventus presentò nel novembre 2011, contro Federcalcio e Inter, ricorso al Tar Lazio, chiedendo un risarcimento danni record, pari a 444 milioni di euro derivanti dalla presunta disparità di trattamento sui fatti di Calciopoli  tra gli eventi del 2006 e 2011. Il ricorso suscitò le dure reazioni da parte di Figc e Coni. Successivamente Andrea Agnelli, Presidente Juve, chiese – senza successo – la convocazione di un tavolo di discussione per ovviare alla controversia. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)