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  • Strasburgo – Eurodeputati Italiani bocciano Operazione Trasparenza su Bonus d’oro

    Strasburgo – Eurodeputati Italiani bocciano Operazione Trasparenza su Bonus d’oro

    Sabato,  Aprile 27th/ 2013 

    – di Sergio Basile 

    Parlamento europeo, Scandalo, Bonus d'oro, Spese Generali, 4.300 euro, Gian Antonio Stella, Salvini, Borghezio, Borsellino, Toia, Allam, Corsera, Censura, Bocciato il provvedimento sulla trasparenza nelle spese, Eva Ortiz Vilella, Casta parlamentare europea, Vergogna Made in Italy, Roberta Angelilli, Alfredo Antoniozzi, Vito Bonsignore, paolo De Castro, Antonello Antinoro, Carlo Casini, Pier Antonio Panzeri, Gianni Vattimo, Giammaria Uggias, Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani, Pino Arlacchi, Luigi Berlinguer, Clemente Mastella, Barbara Matera, Lia Sartori, Salvatore tatarella, Iva Zanicchi, Francesco Speroni, 

     

    Europa – Lo scandalo della Censura sui Bonus

    ai parlamentari europei: vogliamo parlarne?

    Strasburgo – Nelle ultime ore bocciato nel silenzio quasi

    generale, provvedimento sulla trasparenza delle spese 

    degli eurodeputati sul bonus aggiuntivo

    da 4.300 euro mensili.

    L'unico a parlarne ieri è stato Stella sul "Corsera"

     

    di Sergio Basile

    Ortiz Villella - European Parliament

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Ennesima vergogna all'Europarlamento sul portafogli della casta                

    Strasburgo – Nelle scorse ore, incredibile ma vero, nella città che ospita la contestatissima sede primaria dell'Europarlamento, è stato bocciato un decreto trasparenza proteso a far piena luce (ed in maniera rigorosa) sulle spese generali sostenute dai deputati europei. Ma andiamo per ordine: davvero pochi sanno, forse nessuno, come ogni mese i deputati europei – come ci ricorda Gian Antonio Stella dalle colonne del Corriere della Sera di ieri 26 Aprile – oltre alle varie indennità d'oro, incassino anche un bonus di 4.300 euro (insomma briciole) giustificate sotto la voce "spese generali" (es.: gestione ufficio, telefono, guasti di computer, cancelleria, ecc..). Spese sostenute da ogni eurodeputato nel Paese Ue di riferimento: cioè in quello in cui risulta essere stato eletto.

     Il coraggio e la virtù di Eva Ortiz Vilella                                                                  

    Ad alzare il coperchio del calderone delle spese facili e non adeguatamente giustificate (vero scandalo nello scandalo, in un tempo di menzogne sistematiche e di crisi indotta) è stata l'eurodeputata spagnola Eva Ortiz Vilella, che giudicando vergognosa la situazione (specie quando migliaia di famiglie europee finite sul marciapiede non sanno ormai come sfamare i propri figli) ha chiesto di votare un provvedimento urgente per far si che tali spese fossero state adeguatamente giustificate in dettaglio, e soprattutto fossero rigorosamente legate a scopi lavorativi, e non a shopping e/o regalini vari magari a mogli, figli o amici. Bene! Volete sapere com'è andata a finire?

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Provvedimento Trasparenza Bocciato – Ecco alcuni nomi da ricordare       

    L'eurocasta parlamentare (ad eccezione di poche voci fuori dal coro: tra cui quella dei leghisti Salvini e Borghezio, di Susy De Martini, Rita Borsellino, Patrizia Toia e pochi altri -vedi foto in basso) ha bocciato il sacrosanto provvedimento. Tra i votanti italiani contro la misura-trasparenza nomi di rilievo, che L'Osservatorio Nazionale Indipendente sulle politiche Ue, Qui Europa vi ripropone affinché tutti possano ricordarli a tempo debito, magari sotto elezioni: Roberta Angelilli, Alfredo Antoniozzi, Vito Bonsiglore, Paolo De Castro, Antonello Antinoro, Carlo Casini, Pier Antonio panzeri, Gianni Vattimo, Giammaria Uggias ( che come ci ricorda Stella – dalle colonne del Corriere – dopo l'elezione a sindaco di Napoli avrebbe dovuto sostituire Luigi de Magistris alla Presidenza della Commissione "Controllo Bilancio" dell'Eurocamera: ma poi fermato da un'indagine per peculato). Tra i votanti affossa-trasparenza anche altri nomi noti come: Ciriaco de Mita, Giuseppe Gargani, Pino Arlacchi, Luigi Berlinguer, Clemente Mastella, Barbara Matera (tra le pupille di Silvio Berlusconi) Lia Sartori, Salvatore Tatarella (tra i cofondatori di AN), Iva Zanicchi (la mitica Iva della canzone italiana) e addirittura il moralizzatore leghista Francesco Speroni, che della trasparenza ha sempre fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, specie in campagna elettorale. La lista completa si può trovare sul sito ufficiale del Parlamento europeo.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Cari euro-deputati – Una piccola considerazione finale                                      

    Insomma, un'ennesima pagina triste e buia "Made in Ue" e "Made in Italy". Alla faccia dei poveri fessi costretti nella gabbia dell'Eurozona e dell'Austerity. Ma ci chiediamo: che senso ha mantenere un Parlamento europeo che costa un abisso, spende e spande alle spalle dei tartassati e bistrattati contribuenti/schiavi europei e per di più non ha alcun potere decisionale reale? A nulla! Pertanto ne proponiamo l'immediata chiusura, attendendo magari di conoscere il nome dell'eurodeputato che oserà – in un sussulto di coscienza – proporre l'abolizione del bonus d'oro aggiuntivo di 4.300 euro. Intanto visto quel che accade tra i banchi di Strasburgo, lor signori ci consentanon un ultimo auspicio finale: che vadano tutti a casa! O a lavorare nei campi!  Almeno quelli che hanno votato per la vergognosa censura. Ma gli Italiani non dimenticano! O no?

    Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • IMU – Confagricoltura e CIA denunciano: Settore allo sfascio, l’IMU è iniqua!

    IMU – Confagricoltura e CIA denunciano: Settore allo sfascio, l’IMU è iniqua!

    Venerdì,  Febbraio 15th/ 2013

    – di Vincenzo Folino – 

    IMU / Confagricoltura / CIA / Confederazione Italiana Agricoltori / IMU agricola / Fallite migliaia di imprese / Azioni legali / Governo Tecnico / Maria Catania / Vittorio Grilli / Decreto Legislativo n.201  del 2011 / Maria Teresa Bertuzzi / Paolo De Castro / Agenda Europea / Commissione Agricoltura del Parlamento europeo / Parlamento Europeo / Mario Monti / Chiusura Imprese Agricole Italiane / Tributo Iniquo 

    IMU – Confagricoltura e CIA denunciano:

    Settore allo sfascio, l'IMU è iniqua! 

    Sensa sostenibilità economica non può esserci

    sostenibilità ambientale. Anzi: non c'è impresa!

    L'IMU col senno di poi – Ora i partiti fanno la voce grossa

    CIA Confagricoltura IMU

    Roma, Bruxelles – La CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e Confagricoltura, in una lettera inviata ai ministri delle Politiche agricole Mario Catania e dell'Economia Vittorio Grilli, hanno chiesto al governo di fare massima chiarezza sul gettito dell’Imu agricola, ovvero, di rispettare gli impegni presi. La  richiesta di informazioni è dettata dal fatto che nei confronti del tavolo tecnico sull’Imu “il Governo – scrivono i presidenti delle due organizzazioni – si assumeva il lodevole impegno di provvedere ad un’eventuale revisione delle aliquote relative ai fabbricati rurali strumentali ed ai terreni agricoli, ad opera di un decreto del Consiglio, da emanarsi entro il 10 dicembre 2012”“A suo tempo – proseguono – abbiamo già provveduto a sollecitare l’emanazione del decreto, ben consapevoli delle difficoltà temporali rappresentate anche dal termine dell’accatastamento dei fabbricati rurali, a oggi iscritti nel catasto terreni, fissato al 30 novembre scorso”. Tuttavia, con la solita velocità e coerenza che contraddistingue chi ci governa, siamo giunti alla metà di febbraio e tutto tace.

     Cia e Confagricoltura verso possibili azioni legali? 

    Insomma,  Confagricoltura e Cia non stanno facendo altro che chiedere il rispetto degli impegni contenuti nel decreto legislativo n.201/2011 istitutivo dell’imposta, che prevede l’introduzione di una “clausola di salvaguardia” per il settore primario; e dopo “aver concesso un congruo periodo di tempo sia alla verifica del gettito Imu dell’anno 2012, sia all’attività di monitoraggio del processo di accatastamento dei fabbricati rurali”, si sono dichiarate pronte non solo ad iniziative di carattere sindacale, ma anche a vere e proprie azioni legali.

     IMU – Senza Sostenibilità Economica non c'è Sostenibilità Ambiantale  

    Nel segno della critica, per quanto attiene le politiche agricole messe in atto dal governo tecnico, possono essere inquadrate anche le recenti dichiarazioni della senatrice Pd Maria Teresa Bertuzzi, e del presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro. La prima ha dichiarato che “senza sostenibilità economica non ci sarà sostenibilità ambientale”, ricavandone la necessità e l’urgenza “di mettere al centro dell’attenzione della politica e del prossimo governo l’impresa agricola e l’imprenditore agricolo”. La Bertuzzi ha poi precisato come il saldo negativo della nostra redditività agricola sia dovuto a cause strutturali (alto costo di trasporti ed energia, peso burocratico e fiscale) sulle quali è necessario intraprendere azioni valide sul lungo periodo; nonché a cause che potremmo definire di malgoverno e sulle quali al contrario, come nel caso dell’Imu agricola, “bisogna agire da domani mattina, poiché contiene una dose di iniquità”.

     "Piove Governo Tecnico!"  

    Il presidente della Commissione Agricoltura del PE, dal canto suo, ha ribadito come “siamo davanti a un errore tecnico, l’Imu è una tassa sul patrimonio, mentre qui si tassano i mezzi di produzione, che errore!” Insomma, ci troviamo di fronte ad un tipico caso di italian tecno-style,  un “errore tecnico” commesso da un “governo di tecnici”! Forse d'ora in poi – e considerando le migliaia di aziende agricole che Monti e l'Agenda Europea" hanno fatto fallire, sarà proprio il caso di dire: "piove, governo tecnico!", in attesa che si rassereni e che finalmente si "apra" questo cielo cupo. Certo la cosa alquanto paradossale è vedere come finora i partiti di maggioranza siano stati tutti solidali nel votare e mandare avanti una porcata simile (qual è l'IMU) ed ora vestano il ruolo di oppositori della politica dei tecnici. Mah!

    Vincenzo Folino  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Mercoledì, Luglio 11th/  2012 – di Silvia Laporta – Italia / Mario Monti / Crisi economica / Ecofin / Eurogruppo / Schettino / Elezioni politiche / Governo tecnico / banche / debito pubblico / Unione europea / 2013 / Fine mandato Mario Monti   Monti : "Non resterò dopo il 2013" Le perle di saggezza del professore […]

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    Domenica, Giugno 17th / 2012 – L'Editoriale, di Sergio Basile – Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

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    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / Gabbia del Debito […]

     

  • Pac – 8000 Emendamenti alla Proposta di Riforma avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    Pac – 8000 Emendamenti alla Proposta di Riforma avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    Giovedì, Ottobre 4th/ 2012

    – Redazione Qui Europa –

    Unione europea / PAC / Politica Agricola Comune / Greening / Consiglio europeo / Parlamento europeo / Consilium / Commissione europea / Commissione Agricoltura / Dacian Ciolos / Commissario europeo all'agricoltura / 57 miliardi per la PAC / Emendamenti record / Riforma PAC / Paolo De Castro / Commissione agricoltura del Parlamento europeo / Trattato di Lisbona / Ingresso della Croazia nell'Ue / Procedura di codecisione / Finanziamenti all'agricoltura / Novità 

    Pac – 8000 emendamenti alla proposta di

    Riforma della Politica Agricola Comune

    avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    De Castro: "Permangono i dubbi sul Greening"

    Dal 2013 beneficerà della "torta verde" da 57 miliardi anche

    la Croazia, prossimo stato membro ad entrare nell'Ue

    Bruxelles, Roma –  Entro Natale 2012 la tanto agoniata riforma della PAC – Politica Agraria Comune  2014-2020 – potrebbe avere una prima importante svolta, anche se il voto finale sulla stessa dovrebbe pervenire solo nella prossima estate 2013: essa pertanto dovrebbe entrare in vigore nella sua nuova veste solo il 1° gennaio 2014 In particolare l'iter legislativo, secondo quanto stabilito dai trattati Ue, prevede l'avvio dei negoziati tra gli organi competenti – Parlamento, Consiglio e Commissione – tra gennaio e febbraio 2013. Negoziati al termnine dei quali il testo concordato sarà presentato alla seduta plenaria dell'Europarlamento, a StrasburgoL'impasse attuale è rappresentato dalla mancanza di convergenza tra Commissione europea e Parlamento in merito al cosiddetto Quadro finanziario pluriennale. Le nuove consultazioni in merito saranno avviate solo il prossimo novembre, mediante la convocazione di un Consiglio europeo "speciale". Altro tema caldo da affrontare,  sarà poi quello del cosiddetto "greening"(entità e modalità dei pagamenti diretti all'agricoltura verde): come da proposta avanzata dal commissario europeo all'Agricoltura,  Dacian Cioloş.

     I Dubbi di De Castro sul "Greening" 

    In merito, nelle scorse ore è intervenuto l'italiano Paolo De Castro (Sd) – presidente della Commissione agricoltura e dello sviluppo rurale del Parlamento europeo: "Non esiste sostenibilità ambientale – ha dichiarato De Castro – senza sostenibilità economica. Questa Pac vuole premiare i comportamenti virtuosi. Il problema resta come raggiungere gli obiettivi di una Pac più verde, con meno burocrazia, più flessibile, senza aumentare i costi per imprese e stati membri. La proposta di Cioloş, per accedere ai finanziamenti diretti del greening – prosegue – aumenta i costi per gli agricoltori del 15%, obbliga a tenere nelle aziende tre colture e a mettere a riposo il 7% della superficie. Noi la stiamo modificando identificando anche il beneficiario: l'agricoltore vero, attivo". Quindi tendenzialmente dovrebbe cessare il consueto pagamento dei contributi a pioggia: essi dal 2014 verranno elargiti solo a chi esplica in prima persona attività agricola. Gli agricoltori dell'Ue, in virtù di tale variazione dovrebbero spartirsi qualcosa come 57 miliardi di euro all'anno: oltre al 40% dell'intero budget comunitario. Ma visto l'ingresso della Croazia nell'Ue, dal 1° Gennaio 2013, Il Parlamento si è mosso per una risoluzione che invita comunque la Commissione a non ridurre il budget.

     Record PAC – 8000 emendamenti sulla torta da 57 miliardi 

    Ma "Sul tavolo – evidenzia Paolo De Castro ci sono almeno altri 9 nodi cruciali da sciogliere che alimentano il confronto tra il Consiglio e la Commissione agricoltura dello stesso parlamento". E già! Questo perchè la nuova PAC per la prima volta – in relazione a quanto previsto dal   Trattato di Lisbona, che ha cambiato gli equilibri sul tavolo – sarà il risultato (si aspica armonico) di una coedecisione tra Parlamento e Consiglio europeo (cioè l'insieme dei 27 capi di stato e di governo facenti capo all'Unione). Il testo della Riforma PAC sarà dunque unico e deciso di comune accordo tra questi due organi, tenendo sempre in considerazione – ovviamente – la proposta della Commissone europea (Commissione agricoltura) del rumeno Cioloş. Proposta  che tuttavia, ad oggi,  ha raccolto la cifra record di  8000 emendamenti, in un  enciclopedico fascicolo di circa 600 pagine presentato a Bruxelles.

     PAC – Questa volta qualcuno resterà a pancia vuota 

    Ma perchè tanti emendamenti? Ce lo spiega parzialmente lo stesso De Castro, secondo il quale, in pratica il pericolo di rimanere a pancia vuota non è poi così inverosimile. Ecco perchè:  "Aumentano i paesi dell Unione senza aumentare il budget. Questo vuol dire – spiega De Castro – che qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa. Se ci sarà un taglio molto forte – ribadisce – sarà difficile trovare un accordo sulla proposta". 

    (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Riforme Ue – Gli Orizzonti di Agricoltura e Pesca

    Riforme Ue – Gli Orizzonti di Agricoltura e Pesca

    Mercoledi, Luglio 11th/  2012 

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Politica Agricola Comune / Italia / Riforma della PAC / Mario Catania / Dacian Ciolos / Agricoltura / Campagne / Paolo De Castro / Giuseppe Politi / Feamp / PCP / Pesca / Alain Cadec / Fep 

    Riforma PAC e PCP – Agricoltura e Pesca tutte

    le incognite per il futuro di settori strategici

    L'Ue va avanti malgrado le palesi divergenze con

    l'Italia e con i Paesi Mediterranei

    Ogni anno la PAC assorbe oltre al 40% del Bilancio Ue

    Riforma Pac e Fondo Europeo Pesca – Le Riforme Ue Remano contro i Paesi Mediterranei

    Bruxelles, Roma, Lecce –  In occasione della sesta Conferenza economica della Cia, tenutasi a Lecce il 28 e 29 giugno, è tornata alla ribalta la questione relativa alla riforma della PAC (Politica Agricola Comune). Ma, prima di addentrarci nella notizia, facciamo prima una breve premessa storica.

      PAC – Una doverosa premessa storica    

    Fin dai tempi del MEC, il problema più spinoso nella costruzione di un mercato comune  riguardò i prodotti dell’agricoltura; fin dai primi regolamenti della PAC, concordati all’inizio del 1962, passando per una “politica dei prezzi” e per una “europeizzazione delle pratiche produttive”. Tale politica si è rivelata non solo estremamente complessa – e quasi priva di risultati soddisfacenti, saccheggiando le casse del palazzo europeo assorbendo circa il 40% del bilancio Ue – ma è anche stata, troppo spesso, espressione dei diversi interessi nazionali e strettamente connessi il più delle volte agli interessi privatistici della ricca borghesia terriera, che ne è stata una sorta di occulta ispiratrice. Così, nel tempo, si sono succeduti diversi tentativi volti a “riformare” la Politica Agricola Comune: basti pensare al processo subito dalla PAC negli anni ‘70/80, stimolato in particolar modo da Margaret Tatcher, ed ai diversi piani “agricoltura” finanziati negli anni dalle diverse istituzioni europee. Perciò, il progetto di una “nuova” Riforma PAC 2014-2020, voluta e proposta da Dacian Ciolos, dal 2010 commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale (all’interno della seconda Commissione Barroso) certamente non è una novità, anzi, nel lungo periodo, rappresenta un indicatore della inadeguatezza dei decisori europei nell’affrontare i problemi legati al settore agricolo.

      Ciolos: "senza l'Italia niente riforma PAC"   

    Dopo mesi di veti e disaccordi circa tale riforma, in occasione della Conferenza di Lecce, Dacian Ciolos, in una "bilaterale" con il ministro delle Politiche agricole Mario Catania,  ha sostenuto che il negoziato in corso procede nella direzione auspicata anche dai paesi mediterranei e che, "senza l’Italia a bordo la riforma non si farà". Ciolos ha spiegato che, "al di là di alcune politiche settoriali, non possiamo dimenticare che la riforma deve rivolgersi a 27 paesi e se non risponde in modo equilibrato a tutti perdiamo credibilità. L’obiettivo della Pac e sostenere gli agricoltori, non solo in una prospettiva di breve e medio periodo, ma per i prossimi decenni. Si tratta di coniugare gli aspetti finanziari con quelli relativi alla sopravvivenza stessa dell’agricoltura, come la tutela dei suoli agricoli, la biodiversità e la conservazione delle acque".

      Una Riforma che non soddisfa l'Italia   

    Ha affermato anche che la prima funzione della Pac è quella di favorire la permanenza di “agricoltori attivi” nelle campagne, e per quanto riguarda la nuova distribuzione degli aiuti ha aggiunto che "l’uguaglianza non è possibile. L’obiettivo della Commissione non è arrivare allo stesso pagamento per ettaro ovunque". Purtroppo, però, la credibilità di cui parla il commissario Ciolos (non solo in questo settore), è stata da tempo messa in secondo piano, così come i veri bisogni di contadini, agricoltori, imprese agricole più o meno grandi, fino a giungere ai problemi relativi alla manodopera e a quelli riguardanti la tutela ecologica dell’ambiente.  “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a lottare”. Un’espressione famosa, certo, ma forse non è venuta alla mente del ministro Catania quando, nella fase più calda del negoziato, ha affermato che "anche se non è la riforma che avremmo scritto noi" (ovvero, potremmo dire, anche se non difende gli interessi dell’agricoltura italiana nel suo complesso), "alla fine sono sicuro che la condivideremo". Il ministro Catania ha affermato che "gli aiuti completamente disaccoppiati (previsti dalla riforma in questione) sono una risposta sbagliata alle sfide che ci troviamo davanti. Certo, essere riusciti ad evitare il “flat rate” è stato sicuramente positivo, ma non vogliamo una Pac che abbia questo come punto finale, come prospettiva storica successiva. L’attuale distribuzione degli aiuti diretti si deve snodare su un lasso temporale che impedisca uno strappo repentino che avrebbe conseguenze traumatiche su molte produzioni". Ma nonostante tutto questo, il ministro Catania ha parlato di un segnale forte, riferendosi alla presunta apertura politica del commissario europeo Dacian Ciolos, rispetto "all’atteggiamento dogmatico" mostrato inizialmente su certi temi, come per esempio a proposito del contestatissimo “greening” (il riferimento è a una nuova forma di pagamenti diretti, i “pagamenti all’agricoltura verde” o componente “ecologica”, che rientra nel cosiddetto processo di inverdimento o greening della Pac), o del  meccanismo di gestione dello sviluppo rurale, ed ha garantito il suo appoggio alla riforma, andando nella direzione di un patto Roma-Bruxelles. Peccato che solo pochi giorni fa lo stesso Ciolos sosteneva che "non c’è nessun “piano b”, perché il “piano a” sulla riforma della PAC  è credibile". Ma allora, di che apertura stiamo parlando? Di certo non riguarda la direzione auspicata dai paesi mediterranei, come le parole delle ultime ore vorrebbero farci credere, e la paura è che lo slogan della Conferenza, “Far crescere l’agricoltura per far crescere l’Italia”, rimanga solo uno specchio per le allodole.

      Il "Criterio della Superficie" è iniquo   

    Alla conferenza è intervenuto anche il presidente della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) Giuseppe Politi, il quale, con maggiore franchezza, invece, ha chiesto "più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra Stati membri", ed ha sostenuto che il criterio non può essere solo la superficie, in quanto questo si traduce in un privilegio per i Paesi e le produzioni continentali, a scapito delle produzioni caratteristiche delle agricolture mediterranee. "Noi chiediamo – continua – che la ripartizione tenga conto delle specificità e del valore delle produzioni, ma anche della disparità del costo della vita nei diversi stati" (per informazioni a riguardo, rivolgersi a mister spread). L’agricoltura resta uno dei comparti fondamentali dell’economia dentro e fuori i confini nazionali. Un settore prioritario perché, come ha affermato Politi, produce beni irrinunciabili, indispensabile per la sicurezza alimentare globale (già per altro pesantemente minata dalla diffusione per mano della stessa Ue di produzioni OGM) un settore ricco di potenzialità che però vanno sostenute e valorizzate. Per questo abbiamo bisogno di politiche mirate che riportino l’agricoltura al centro dell’agenda del Paese, per un futuro di crescita e sviluppo. Però, come ha sottolineato lo stesso Politi, la proposta dell’esecutivo di Bruxelles "non va nella giusta direzione (…) ecco perché chiediamo sostanziali modifiche"La scadenza prevista per adottare le nuove regole è fissata per la fine del 2013. Una scadenza che il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento Paolo De Castro, anch’egli intervenuto alla Conferenza della Cia, non assicura possa essere rispettata. Quest’ultimo infatti, il 18 giugno scorso ha presentato una sorta di controriforma (con una raffica di emendamenti "aperti" fino al 13 luglio) a sostegno delle politiche agricole mediterranee, ed ha ribadito la necessità di riflettere su come riuscire a completare l’intero iter istituzionale entro la data prevista, e su come, per far ciò, sia necessario che le decisioni del Consiglio e quelle della Commissione vengano prese di comune accordo.

      Il nuovo FEP: nuove regole, nuovo stallo  

    Ma c’è anche un altro settore in cui si avverte una forte tensione, quello della pesca nel suo complesso, dove tra nuove regole FEAMP (nuovo Fondo per gli Affari Marittimi e della Pesca) e riforma PCP (riforma della Politica Comune della Pesca), il futuro sembra tutt’altro che roseo. A testimoniarlo sono le parole di Alain Cadec, europarlamentare francese e vicepresidente della Commissione pesca del Parlamento europeo, oltre che  relatore per quanto riguarda la “proposta di regolamento della Commissione per il Feamp”. Quando si parla di certi argomenti, bisogna sempre tener presente che il mare rappresenta uno dei beni comuni fondamentali,  un patrimonio da tutelare stando attendi alla sua biodiversità e alla sua fondamentale importanza ecologica. Come nel caso della riforma della PAC, anche nel caso della riforma della PCP e del nuovo FEP (il Fondo europeo per la pesca), il tempo a disposizione per la sua attuazione (dovrebbe essere operativo a partire dal primo gennaio 2014) non è detto sia sufficiente, visto il duro scontro che si profila tra le istituzioni. Secondo la Commissione esiste un eccesso di capacità di pesca della flotta comunitaria, e bisogna prenderne atto.

     L'eliminazione degli aiuti di rottamazione delle barche  

    Sarà anche vero, ma come precisa Cadec, un’affermazione del genere è difficile da provare, pertanto, "è necessario valutarla con precisione, prima di agire su tale fattore in modo indifferenziato". Senza una modifica della PCP, "il Feamp sarà solo uno strumento destinato ad accompagnare l’uscita dei pescatori dal settore, nel quadro di una riconversione che non vogliono". Cadec, inoltre, si è mostrato apertamente contrario, sia alla prevista eliminazione degli aiuti pubblici per la “rottamazione” delle imbarcazioni, sia alla dotazione che la Commissione intende assegnare alla politica marittima integrata. Una previsione di spese, circa 430 milioni di euro in media all’anno, che appare eccessiva, visto che corrisponde a più di quattro volte dell’attuale bilancio della politica stessa. In più, nel documento di riforma della Pcp non ci sono commenti circa i criteri di ripartizione dei fondi comunitari tra gli Stati membri che, diversamente dalla situazione odierna, dovrebbero tener maggiormente conto delle “differenze nazionali” e della dimensione e dislocazione delle flotte a livello nazionale. Come sostiene Federcoopesca, bisogna insistere sulla necessità di avere un quadro giuridico di riferimento chiaro per quanto riguarda i rigetti in mare, ma anche per gli altri punti chiave di questa riforma; bisogna rivendicare una maggiore autonomia degli Stati membri nelle scelte di gestione degli stock, e bisogna anche attuare scelte nette e coraggiose in tema di “tracciabilità” del prodotto.

    Vincenzo Folino (Qui Europa)

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    Aiuti PAC: dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Aiuti PAC:  dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Giovedì, Marzo 29th/ 2012 Commissione europea / Politica Agricola Comune / Pac / 2013 / Tagli / Settore primario / Greening / Limitazioni colturali / Diversificazioni colturali / Globalizzazione / Bilanci aziende agricole  PAC – Politica Agricola Comune: dall'Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il vincolo del "greening" l'Ue introdurrà limitazioni e diversificazioni […]

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Agricoltura – Il valore del Biologico e il pericolo degli Ogm

    Agricoltura – Il valore del Biologico e il pericolo degli Ogm

    Venerdì, Maggio 25th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Verona / Agricoltura / Industria / Innovazione / Biotecnologie / Paolo Campostrini /  Alberto Ferrarese / Andrea Zerminiani / Metodi naturali di bonifica del territorio / Universitò di verona / Ogm / Primo premio Agristartup / Paolo de Castro / Mario Catania 
     
    Agricoltura – Il valore del Biologico
    e il pericolo degli Ogm
     
    Le biotecnologie al servizio del territorio
     

    Agricoltura biologica

    Verona – In un articolo di Gianni Bertaglin, pubblicato nei giorni scorsi su “L’Arena” di Verona – che abbiamo voluto riprendere e segnalare, per la rilevanza della notizia, e visto lo sfacelo provocato dai micidiali Ogm: vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa" – si parla di un recente riconoscimento speciale assegnato a tre giovani veronesi neolaureati, che propongono significative innovazioni nel campo della bonifica del suolo attraverso metodi biologici. I tre neodottori sono Paolo Campostrini, Alberto Ferrarese e Andrea Zerminiani, laureati in biotecnologie agroindustriali all'Università di Verona, i quali si sono distinti con la loro "idea di impresa" non solo a livello locale, ma anche in due concorsi a carattere nazionale, tra cui il 1° premio Agristartup, lanciato da Agriventure, società del gruppo Intesa San Paolo, dedicata al settore agroalimentare, agroindustriale e agroenergetico. Il riconoscimento è stato attribuito in occasione del convegno tenutosi a Firenze nel marzo scorso, sul tema "L'agribusiness per il rilancio economico del paese", che ha avuto fra i relatori il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania; il presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, Paolo De Castro; il presidente di Ismea Arturo Semerari; il coordinatore della commissione Politiche agricole della Conferenza Stato-Regioni.
     
      La rivoluzionaria Bio-idea Anti-Ogm  
     
    Per partecipare al concorso Agristartup i giovani dovevano presentare un'idea imprenditoriale innovativa nel settore agricolo e agroindustriale. Tra le cento proposte imprenditoriali pervenute, un comitato ha selezionato le venti migliori idee. Il primo progetto è stato proprio "Fitobiorimedio", presentato dai tre veronesi.  I tre hanno di recente fondato una nuova azienda, la Bio Soil Expert, che si occupa di trattamenti di bonifica del suolo, con metodi biologici, in particolare con piante e microorganismi. L’azienda si occuperà di prevenzione del rischio idrogeologico, bonifica di aree industriali e di terreni inquinati. La proposta è rivolta sia agli enti pubblici che si occupano di gestione del territorio, sia a soggetti privati, per gli interventi in agricoltura.   
     
      Un preziosissimo consiglio  
     
    Finalmente qualcuno che premia chi va contro gli Ogm e le poitiche di sconvolgimento agricolo degli ecosistemi. Un consiglio a tutti i lettori: guadagnamoci anche noi un premio. Iniziamo a chiedere solo semi biologici e a boicottare quei consorzi che acquistano cereali, soia e grano geneticamente modificati. I nostri figli ci ringrazieranno! (Vedi video in galleria Multimediale)
     
    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
     
  • Pac – Corte Conti critica Riforma

    Pac – Corte Conti critica Riforma

    Venerdì, Aprile 20th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Corte dei Conti / Parlamento europeo / Parere / Riforma Pac / Burocrazia / Agricoltori in attività / Commissione Agricoltura / Paolo De Castro  / Aiuti diretti agli agricoltori / Programmi di sviluppo rurale / Organismi pagatori e beneficiari / Definizione di agricoltori in attività / Comagri / Commissione Agricoltura del Parlamento europeo / Complessità del quadro normativo  

    Pac – Corte dei Conti critica Riforma:

    “complessa e priva di obiettivi specifici”

    La definizione di “agricoltore in attività”?

    Lascia seri dubbi!

    Lussemburgo, Bruxelles –  Quadro normativo ancora troppo complesso, difficoltà di semplificazione e mancanza di obiettivi strategici specifici: così si è pronunciata la Corte dei Conti europea in merito alla riforma della Politica Agricola Comune (Pac), proposta dalla Commissione lo scorso ottobre 2011. La riforma del settore agroalimentare, che verrà eventualmente adottata a partire dal 2014, è stata giudicata complessa sia nel primo pilastro, ovvero quello degli "Aiuti diretti agli agricoltori", sia nel secondo pilastro relativo ai "Programmi di sviluppo rurale" e la Corte, che ha il compito di controllare le spese a livello comunitario, nonostante abbia riconosciuto il tentativo di semplificazione della Commissione, si è espressa negativamente riguardo le difficoltà di una potenziale gestione di tale politica da parte di “organismi pagatori e beneficiari”.

      PAC – Ma chi sono i destinatari delle risorse?  

    Fa storcere il naso, perché non specificata nel dettaglio, anche la definizione, contenuta nella riforma, di “agricoltori in attività”, ovvero coloro che dovrebbero essere gli effettivi destinatari delle risorse. Proprio questo punto ha ulteriormente “impensierito” la Corte, il cui timore principale è che i fondi europei possano finire anche nelle tasche di chi non esercita, effettivamente, alcuna attività.

      PAC – Complessità del "Quadro normativo"  

    Il parere espresso dalla Corte, che sarà presentato al Parlamento europeo a fine mese, trova pienamente d’accordo il presidente della Commissione agricoltura dell'Euroassemblea (Comagri), l’onorevole Paolo De Castro, il quale ha affermato  che “ condivide totalmente quanto stabilito dall’organismo di controllo europeo circa la complessità del quadro normativo, la mancanza di semplificazione, l’imprecisata definizione di agricoltore attivo e la scarsa ambizione della proposta sia sul versante economico che su quello ambientale”. Dunque, troppi tecnicismi e burocrazia che, se non semplificati, non permetteranno di certo il progresso dell’agricoltura ma, sicuramente, riusciranno a favorire il “furbetto del quartierino” di turno. 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)