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  • Sia questa Divina Bellezza a Salvare noi e il Mondo intero

    Sia questa Divina Bellezza a Salvare noi e il Mondo intero

    Lunedì,  Dicembre 9th/ 2013

    – di Padre Piotr Anzulewicz 

    Domenica, Scrittura, Immacolata, Maria, divina bellezza, poveri ed emarginati, Logica antitetica al mondo, dignità Originaria, Il Miracolo del Si, Papa Bergoglio, Padre Piotr 

    Sia questa Divina Bellezza a Salvare noi e

    il Mondo intero

    Immacolta Concezione: una festa solenne in un

    momento particolare, guidata dall'"esperienza

    dello stupore" 

    Il Miracolo del "Si" nel paradosso della società efficientista

    ►Maria, l'uomo e la "Dignità Originaria"  

     

    di Padre Piotr Anzulewicz

    Immacolata Concezione

     Sia questa Divina Bellezza a Salvare noi e il Mondo Intero                         

    Roma, Catanzaro –  Ieri, nella 2a Domenica di Avvento, ci siamo stretti attorno a Maria nel celebrare il dono straordinario che il Signore le ha concesso: l'immacolata concezione, un un dono che nel cammino penitenziale dell’Avvento ci apre davanti alla bellezza dell’opera che Dio vuole fare anche in noi e con noi, invitandoci a purificare i nostri cuori da visioni impure, giudizi presuntuosi, desideri sfrenati. Specie oggi, dinnanzi allo spettacolo offerto da classi dirigenti che accecate – spesso e volentieri – dalla grande tentazione dell'inganno usurocratico post-pongono gli interessi delle caste e dei banchieri a quelli dei popoli e delle famiglie, sempre più povere e disagiate. E ciò  specie nei paesi cosiddetti "Pigs" (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) non a caso i Paesi nei quali il sentimento cristiano è malgradi tutto più sentito e storicamente forte.  Sarà un caso? Beh, le storie finora raccontate negli ultimi due anni a questa parte ci dicono di no! In questo quadretto, dunque, ci viene presentata per contrasto la figura di Maria, obbediente e docile al grande progetto salvifico di Dio per l'umanità.

     Un Piano in Controtendenza                                                                                 

    Un piano in controtendenza e diametralmente opposto a quello che il mondo ci presenta; un piano contrario ad ogni logica mondana e proteso a liberare l'uomo da pesi e debiti. Al suo angelo diciamo allora, come Maria, il nostro “sì” – un “sì” libero, un “sì” senza riserve, un “sì” senza limiti. Così il nostro cammino d'Avvento si intreccia con il cammino di Maria, Terra di Avvento. Ella ci indica la strada della bellezza, perché è lei la Tota pulchra, la “tutta bella e la “piena di grazia”, resa piacevole e colma di Dio, fino a traboccarlo. La festa della sua immacolata concezione ci invita a risvegliare in noi lo stupore, la fede, la carità e la Misericordia.

     Maria e l'Esperienza dello Stupore                                                                      

    Maria, giovane ragazza ebrea di Nazareth, promessa sposa di Giuseppe della famiglia di Davide, ha vissuto in pienezza l’esperienza dello stupore. Ce la offre il Vangelo di Luca (Lc.1,26-38), perché pure noi la riviviamo in tutta la sua freschezza. È il cuore di ogni esperienza cristiana, non ridotta ad un dogma da credere, ad una dottrina da imparare, ad una morale da osservare: esperienza indicibile perché così umana da essere divina, comunione intima tra carne e spirito, mistero dell'incontro di Dio con l'umanità. Tutto è così carne e tutto è così spirito: solo una donna può viverlo, gustarlo e narrarlo. «L’Immacolata, inscritta nel disegno di Dio; è frutto dell’amore di Dio che salva il mondo – ha affermato il Papa all’Angelus di ieri – lei non si è mai allontanata da quell’amore: tutta la sua vita, tutto il suo essere è un ‘sì’ a quell’amore, è un 'sì' a Dio». Il suo mistero non ci è estraneo. «Infatti, Dio – ha osservato il Papa – posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna, con nome e cognome. Il suo sguardo d’amore è su ognuno di noi. L’apostolo Paolo afferma che Dio “ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati” (Ef 1,4). Anche noi, da sempre, siamo stati scelti da Dio per vivere una vita libera dal peccato. E’ un progetto d’amore che Dio rinnova ogni volta che noi ci accostiamo a lui».

     Il Miracolo del "Si" nel paradosso della società efficientista                      

    «In questa festa, allora, contemplando la nostra Madre immacolata, bella, riconosciamo anche il nostro destino più vero, la nostra vocazione più profonda: essere amati, essere trasformati dall’amore, essere trasfigurati dalla bellezza di Dio. Guardiamo lei, nostra Madre, e lasciamoci guardare da lei, perché è la nostra Madre e ci ama tanto; lasciamoci guardare da lei per imparare a essere più umili, e anche più coraggiosi nel seguire la Parola di Dio; per accogliere il tenero abbraccio del suo Figlio Gesù, un abbraccio che ci dà vita, speranza e pace», nella nostra «società efficientista – ha affermato Papa Francesco, rivolgendosi il 7 dicembre ad una delegazione dell'Istituto Dignitatis Humanae – in cui c’è chi vuole calpestare i diritti dei più deboli: i nascituri, i poveri, i vecchi, i malati, i disabili gravi, che rischiano di essere ‘scartati’, espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi».

     Maria, l'uomo e la "Dignità Originaria"                                                             

    L’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, possiede «una dignità originaria (…) insopprimibile, indisponibile a qualsiasi potere o ideologia», ma «purtroppo nella nostra epoca, così ricca di tante conquiste e speranze, non mancano poteri e forze che finiscono per produrre una cultura dello scarto; e questa tende a divenire mentalità comune». La solennità di ieri ha donato «speranza e consolazione a chi non è in grado di difendersi e a chi non dispone di mezzi intellettuali e pratici per affermare il valore della propria sofferenza, dei propri diritti, della propria vita». «Sono benvenute», quindi, tutte le iniziative – e tra esse anche il nostro «Circolo Culturale San Francesco» – che intendono aiutare le persone, le comunità e le istituzioni a riscoprire la portata etica e sociale del principio della dignità umana, radice di libertà e di giustizia. Ci rivolgiamo dunque all’Immacolata, con le parole di Papa Francesco, pronunciate oggi a Roma, in Piazza di Spagnia: «Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore: il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti, la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti, la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano, ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata».

    Padre Piotr Anzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa)

     

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     Articoli in Allegato                                                                                                                   

     

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    Francesco, la Baracca in pezzi e l’Infedele

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    Il Papa e i Vescovi Ingelsi contro la Globalizzazione dell’Indifferenza

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    Lunedì, Luglio 8th/ 2013 – di Sergio Basile  – Papa Bergoglio, Ratzinger, Lampedusa, Vescovi Inglesi, Vescovi Gallesi, Chiesa Cattolica, Siria, Chiesa,San Michele  Arcangelo, Demonio, Fumi di Satana nella Chiesa, Piano Kalergi, Paneuropeizzazione del Continente, Globalizzazione dell'Indifferenza  Il Papa e i Vescovi Ingelsi contro la Globalizzazione dell'Indifferenza   Papa Bergoglio prima incontra Ratzinger nei Giardini Vaticani, poi vola a Lampedusa […]

    Roma – L’abbraccio della Città Eterna a Francesco

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    Mercoledì, Marzo 20th/ 2013  –  di Sergio Basile e Simone Cantarini – Roma, Città del vaticano, Papa Francesco, Intronizzazione, Bartolomeo I, cristina fernandez de Kirchner, Presidente Argentino, Angelo Sodano, Leader e capi di Stato, Patriarca di Costantinopoli, Riconciliazione in Siria, Papa Semplice, Giovani da tutto il Mondo, Anello del Pescatore, Pace in Siria, Alì, Sergio Basile, […]

  • Pietro, la Regalità di Cristo e la Nuova Prospettiva

    Pietro, la Regalità di Cristo e la Nuova Prospettiva

    Lunedì,  Novembre 25th/ 2013

    – di Padre Piotr Anzulewicz 

    Domenica, Scrittura, Reliquie di San éietro, Padre Piotr, Regalità di Cristo, Papa Francesco, Morte, Nuova Prospettiva, Evangelii Gaudium, Vita eterrna, Anno della Fede 

    Pietro, la Regalità di Cristo e la Nuova Prospettiva 

    A Chiusura dell'Anno della Fede, Papa Francesco ha 

    esposto le reliquie di San Pietro

    Comprendere la regalità di Cristo, oltre la morte per la

    realizzazione dei sogni più veri…

     

    di Padre Piotr Anzulewicz

    San Pietro Reliquie

     Pietro, Francesco e la Regalità di Cristo                                                             

    Roma –  Ieri, Domenica 24 novembre, è stata celebrata la solennità della regalità universale di Cristo – Re delle intelligenze, dei cuori e delle volontà – con contestuale rinnovo della consacrazione dell’umanità al Sacro Cuore di Gesù. La Chiesa universale ha altresì celebrato la chiusura dell’Anno della fede e alle ore 10.30, in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha presieduto la Santa Messa di chiusura, con l’esposizione per la prima volta dell’urna contenente frammenti delle reliquie dell’Apostolo Pietro. Occasione propizia per la consegna dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium: a riceverla dalle mani del Papa sono stati i rappresentanti di molteplici realta riconducibili ad ogni evento che ha scandito quest’Anno della fede: uomini provenienti dai 5 continenti. Presenti anche artisti nella persona di Etsuro Sotoo, scultore giapponese che ha collaborato alla Sagrada Famiglia, e la pittrice polacca Anna Gulak, perché la bellezza è forma privilegiata di evangelizzazione. Altri  momenti importanti sono stati quelli dell'incontro con i giornalisti ed il ricordo – la preghiera e la raccolta fondi – in favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan. Ma ieri è stata anche la Giornata nazionale di sensibilizzazione per creare una effettiva solidarietà tra i fedeli e i loro sacerdoti, garantendo a tutti loro le risorse necessarie ad un dignitoso sostentamento. In merito c'è da dire che tutti i sacerdoti, impegnati nelle Comunità parrocchiali, sono affidati alle offerte dei fedeli e non – come molti pensano – allo Stato o addirittura al Vaticano.

     

     La Giornata dei catecumeni                                                                                         

     

    Sempre a Roma, Sabato scorso, si è celebrato uno dei tre eventi conclusivi dell’Anno della fede: la Giornata dei Catecumeni, con le testimonianze dei neofiti e l’incontro di Papa Francesco con 500 adulti provenienti da 47 Paesi del mondo – tra i quali: Russia, Moldavia, Bosnia Erzegovina, Egitto, Marocco, Algeria, Cina, Mongolia, Cuba – che si sono preparati a ricevere il battesimo. Già le scritture di Sabato hanno introdotto la solennità della regalità universale di Cristo, presentandoci dapprima l'immagime di un re terreno che muore "nella più nera tristezza", e successivamente l'immagine di un Re Risorto. "Dio – dice Gesù – non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui". Davvero siamo figli di Dio, tu ed io, dunque? "Figli della risurrezione" in Cristo Risorto? Siamo già, anche se profeticamente e non ancora in pienezza, in questo tempo e in questo mondo "giudicati degni di un altro mondo e della risurrezione dai morti"? Con la profonda umiltà di Maria, riconosciamo la nostra miseria, professiamo il Dio della vita e dei viventi, non dei morti, affidandoci a lui, il Signore che ama la vita, la suscita e la dona a chi lo ama e lo segue.

     Una nuova prospettiva                                                                                                   

    (1 Mac 6,1-13; Sal 9; Lc 20,27-40) Dio non è dei morti, ma dei viventi. Gesù, al solito, non entra nel merito del barocchismo teologico, ma va all'essenziale e afferma una straordinaria verità: il nostro Dio è il Dio dei vivi, non dei morti. E ci lascia intuire che la dimensione dell'al di là è una dimensione in cui i parametri che usiamo nei rapporti tra di noi non funzionano più. Lasciamo stare, allora, le casistiche e le discussioni sterili, e non passiamo il tempo a spaccare il capello in quattro nella fede. Andiamo all'essenziale che è la scoperta di un Dio che ama e dona la vita, che il Dio dei viventi non si circonda di morti, che gli uomini del mondo futuro sono immortali, per cui anche il mondo dei defunti è un mondo dei risorti, dei viventi, dei figli del mondo futuro. La resurrezione non è un'ipotesi, una speculazione, è Dio che si rivela a Mosè, ardendo in un amore che non si consuma, ma brucia la morte e il peccato. La resurrezione è quel Rabbì che avevano di fronte, nel quale appariva ai loro occhi l'Eterno incorruttibile in una carne del tutto simile alla loro. Il brano evangelico (Lc 20,27-40) spazza via la domanda-trabocchetto dei sadducei, beffarda e grottesca: «La donna, alla risurrezione, di chi sarà moglie?» (v. 33). Secondo loro l’immortalità dell’anima e la risurrezione della carne sono tutte panzane e frottole. Chiara e tonda è la risposta di Gesù, che dilata il loro orizzonte e «rivela che nell’uomo è iscritta l’eternità stessa di Dio, e non una modesta eternità biologica» (M. Marcolini. La vita eterna non è un prolungamento, una riproduzione o una riedizione della vita terrestre, con i suoi piaceri e voluttà. I vincoli che ci accomunano qui, gli affetti, sono solo il “segno” di un altro mondo, inimmaginabile e indicibile. «Dio non è Dio dei morti – aggiunge –, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (v. 38). Ciò significa che tutti i morti da millenni «vivono da qualche parte», appartengono a lui e lui appartiene a loro. Se non ci fosse una vita al di là di quella terrestre, il «Dio dei viventi» regnerebbe su un planetario «cimitero di morti».

     La Piena realizzazione dei sogni più veri                                                                   

    In faccia a noi sta il Dio che non uccide, ma fa vivere la sua creatura, il Dio che non violenta, ma libera l’uomo e risveglia il suo “tu”, il Dio che chiama per nome perché l’uomo cominci a conoscere se stesso e il mondo, il Dio dell'alleanza, il Dio della relazione personale, il Dio di Abramo “e” di Isacco “e” di Giacobbe “e” di Mosé, “e” di ogni persona umana, il Dio Amore infinito! In faccia a noi sta dunque la vita in pienezza/pienezza di vita, luminosa e vera. La morte è alle spalle. Solo con tale ottica è possibile dare speranza alla nostra esistenza, lottare per la salute e contro la sofferenza, le angustie e le precarietà, promuovere iniziative di pace, di giustizia e di solidarietà, e diffondere tale «morale della responsabilità» (H. Jonas) che ci insegni a sentirci difensori dei nostri simili. In un mondo senza speranza, che mette  da parte sempre più spesso la dignità umana, rifugiandosi ipocritamente dietro termini come "crisi" e/o "economia" e/o "Democrazia", solo quest’ottica e questa convinzione – come costantemente ci ricorda Papa Francesco – aprono la nostra vita al sorriso, alla gioia, alla bellezza di una relazione d’amore; alla piena realizzazione dei sogni più veri che abbiamo coltivato e stiamo coltivando passeggiando come pellegrini nel tempo della storia in questo mondo, nonostante tutto, in quanto creature di Dio.

    Padre Piotr Anzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa)

     

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     Articoli in Allegato                                                                                                                   

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    Roma – L’abbraccio della Città Eterna a Francesco

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  • L’Importanza di leggere bene i segni dei tempi

    L’Importanza di leggere bene i segni dei tempi

    Venerdì,  Novembre 22nd/ 2013

     di Padre Piotr Anzulewicz  

    Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco, Vittime Sardegna, Calabria, Segni dei tempi, Apocalisse, Piano di dominio mondiale, Corruzione, Disastri, Speranza, Discvernimento 

    L'Importanza di leggere bene i segni dei tempi

    Malgrado le apparenze il mondo non sprofonda

    dell'abisso del nulla

    Eventi apocalittici – Giornata di Lutto Nazionale per le vittime

    sarde del ciclone Cleopatra

     

    di Padre Piotr Anzulewicz

    APOCALISSE E SPERANZA

     La Famiglia e il segno dei tempi                                                                            

    Catanzaro –  di Padre Piotr Anzulewicz, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco – Oggi la Chiesa ricorda Santa Cecilia (sec. II-III), vergine e martire, patrona della musica, dei musicisti e dei cantanti (Giornata Internazionale della Musica). Ma la data odierna coincide anche con l'naugurazione dell’Anno Internazionale della Famiglia Rurale, volto anche a sottolineare che l’economia agricola e lo sviluppo rurale trovano nella famiglia un operatore rispettoso della creazione e attento alle necessità concrete ed alla crescita economica, sociale, culturale e morale dell’intera comunità umana. Specie oggi, in un tempo nel quale i governanti spesso e volentieri accantonano le politiche per la famiglia, opprimendo le stesse – nel contempo – con politiche fiscali folli e assolutamente irrazionali e con regimi usurocratici asfissianti. 

     Un pensiero alle famiglie sarde e calabresi                                                      

    Oggi è anche giornata di Lutto nazionale,  in ricordo delle 16 vittime dell'alluvione Cleopatra (nuove precipitazioni sono previste entro domenica). Un pensiero speciale va, dunque, a tutte le famiglie sarde che piangono i loro morti ed a tutte le altre (sarde in particolare, ma anche calabresi) che sono rimaste letteralmente per strada, perdendo in poche ore attività economiche o addirittura la stessa abitazione.  In tal senso, pare che ancora non sia stato deciso lo stato di calamità per la Calabria. Anche lì, in questo momento c’è un disagio che ha provocato degli effetti devastanti per l’economia calabra che è un’economia povera, a trazione rurale. Gli agricoltori della Calabria – non dimentichiamolo – sono coloro che si occupano della custodia vera del territorio. Se non lo facessero loro, chi lo farebbe? Se non c’è l’uomo, se non c’è un’agricoltura attiva, se non c’è un pastore in Sicilia che si preoccupa di controllare gli argini dei torrenti dove far abbeverare le pecore … Se non c’è questo, chi lo fa? E adesso questo disastro peggiora ulteriormente la capacità di controllo del territorio perché tanta gente, che ha perso tutto, ora scapperà, cercherà altre opportunità di reddito

     Vincono i corrotti?                                                                                                     

    Dinnanzia a questi disastri e alle politiche mondialiste di molti governi, animate da logiche spesso e volentieri disumanizzanti e contrarie alla difesa della stessa dignità dell'uomo e della famiglia, ci tornano in mente gli insegnamenti della scorsa Domenica (Ml 3,19-20; Sal 97; 2 Ts 3,7-12; Lc 21,5-19) in un tempo nel quale sentiamo spesso parlare di piani di dominio globali, dei quali abbiamo imparato a conoscere prerogative e processi storico-evolutivi. Ma in che posizione si deve porre il cristiano – e l'uomo di buona volontà più in generale – dinnanzi a questo minaccioso orizzonte di malgoverno mondiale, continentale e di calamità naturali e stragi più o meno indotte dalla negligenza e dall'indifferenza umana? È un luogo comune dire oggi che il mondo si sta distruggendo… Per certi tratti tuttavia è vero: cattiva gestione del territorio, guerre ovunque, crisi indotte, povertà dilagante, vaccini killer, OGM… Il mondo ci dice e ci ripete in modo diretto e tra le righe, insomma, che vincono i malviventi, i profittatori, i corrotti e i manipolatori della politica e dell’economia mondiale. Cronisti, parapazzi e agenti, strizzandosi l’occhio, ci fanno intravedere il volto dell'ingannatore. Tanti si assegnano un posto di riguardo e di preminenza nel loro inferno quotidiano. L’aria che si respira è pesante. Addirittura «il Sant’Ufficio – leggiamo su «Il Foglio» – allenato nei secoli, sente odore di zolfo». Il Medio Oriente è in fiamme,  l'economia è sempre più fuori controllo. "Rivivono allora le predicazioni e le rappresentazioni della fine del mondo come un delirio di fiamme e di distruzione, con il giudizio finale permeato di paura, o come un’epoca «invasa dalla morte, in cui il globo, diventato muto, continuerà, ma senza di noi, a descrivere nello spazio impassibili orbite" (J. A. de Gobineau, † 1882).

     La Speranza… nell'Apocalisse                                                                               

    Chi vive con un minimo di consapevolezza, dopo anni passati a combattere per i valori alti, nobili ed evangelici, è ancora più stordito. Ovunque s’intravedono lentezze e incoerenze, rigidità e comportamenti non edificanti. In merito molto intensa è provvidenziale è stata la parola di Domenica: «Verranno giorni – dice Gesù, che è ormai alle ultime “battute” della sua traiettoria terrestre – in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta» (Lc 21,6). È la frase sconcertante, dal tono apocalittico. «Vi saranno fatti terrificanti – aggiunge – e segni grandi dal cielo» (Lc 21,11). Indica anche il «giorno del Signore», quando Dio ribalterà le sorti dell’umanità e «brucerà come paglia i superbi e gli ingiusti» (Ml 3,19). Per coloro che «avranno timore del nome di Dio (giusti) sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Ml 3,20). In fin dei conti quel brano evangelico è «un canto di speranza». Il «giorno del Signore» segnerà la piena realizzazione della signoria di Dio. La descrizione dell’avvento è grandiosa. Il suo scopo è di dare, attraverso le immagini impressionanti, tolte dall’Antico Testamento, l’idea del trionfo del bene sul male. Ormai tutto il creato, con tutte le sue energie, tende verso Cristo, «punto Omega» (P. Teilhard de Chardin, † 1955). In Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui tutto è stato fatto (cfr. Col 1,15-16). Egli, Dio e uomo, è il «primo» e l’«ultimo», «fons et finis». Egli è il fine originario, ma, proprio per questo, è pure il primo che sta all’inizio dell’opera divina e «impregna di sé» (Angela da Foligno, † 1309) l’intero sistema cosmico. A Lui, Verbo «umanato», «passionato» e risorto, infatti, Dio ha comunicato «per primo» la pienezza, perché per mezzo suo giunga fino a noi la «fonte della pienezza». È Lui la pienezza della felicità e il nostro «premio delizioso» (Bonaventura da Bagnoregio, † 1274), oltre che l’unica «via» per raggiungerlo. Ecco perché dobbiamo conformarci a Lui, «vera immagine di Dio», che tutto in sé ricapitola e perfeziona.

     Per questo la fine non è "la fine"… ma l'inizio                                                

    Per questo la fine del mondo non è qualcosa di tremendo. Al centro sta Lui, il Figlio dell’uomo (Mc 13,26), che segna la fine del mondo vecchio con il suo male (Mc 13,24-25) e l’inizio del mondo nuovo in comunione con Lui (Mc 13,27). Di Lui bisogna fidarsi. Non si stanca di dircelo Papa Francesco e ne dà testimonianza. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Nell’intervista a Civiltà Cattolica del 14 giugno scorso ha spiegato: «Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona (…), anche in quella distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa». Per questo conforta e calma i malati ed i diversamente abili, prende al volo i rosari che gli vengono lanciati…. Con entusiasmo attesta che la storia, quella nostra e quella dell’universo, è nelle mani di Dio e l'ultima parola su di essa sarà il trionfo di Cristo Risorto.

    APOCALISSE E SPERANZA

     Il Mondo non precipita nell'abisso del nulla                                                     

    Il mondo non precipita nell’abisso del nulla. Esso è nelle braccia di Dio e la parola del Vangelo è l'appiglio che la Chiesa ha per leggere la storia e per vedere che Dio ne è il Signore. Ovvio, non è facile vederlo. Tuttavia, malgrado la fatica, il dolore, la logica del mondo che ancora alberga nei nostri cuori e nei nostri giudizi, lo Spirito divino avanza e dice alla Chiesa, sua sposa:«Vieni!», Maranathà! Cristo verrà per completare la sua signorìa, e le anime dei nostri defunti riprenderanno i propri corpi, trasfigurati e risorti, e sarà la pienezza. I nostri poveri cuori, masticati dall'amore, non cadranno nel vuoto, ma saranno raccolti dal Cristo, il Veniente, e consegnati nelle mani del Padre Celeste. State dunque sereni, dice Gesù, perché «nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime» (Lc 21,19). Nel frattempo – e questa è una nota dolente – Dio ha affidato a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere la sua signoria, giorno per giorno. Spesso però non facciamo altro che rifugiarci in un privato miope e dal respiro corto. Siamo invece chiamati a rimboccarci le maniche e diventare profeti di conversione, non profeti di sventura.

     Il Fine … del Mondo                                                                                                  

    Le espressioni e le immagini dei testi sacri ci invitano a guardare non tanto alla «fine del mondo» quanto piuttosto «al fine del mondo» o, meglio, al nostro fine, che è sempre il Signore Gesù, davanti al quale il male arretra. Egli è il nostro presente e il nostro futuro, il nostro obiettivo definitivo per il quale occorre sempre coltivare la fede e accrescere la fiducia e la speranza, e verso il quale incamminarci, perseverando nelle avversità e nelle sfide di tutti i giorni. La vita è un continuo proiettarsi in avanti e un costruire continuamente le nostre tappe. Questa visione delle cose ci è motivo di sprone, di slancio, di incoraggiamento. Essa ci dischiude il cammino verso il culmine della storia umana, quando lo stesso Signore tornerà nella gloria. La sua venuta ci ha già svelato l’amore di Dio e la sua volontà di scrivere una pagina nuova e definitiva della nostra umanità, dove ognuno, liberato dalla paura e da ogni forma di schiavitù, diventa capace di bene, di bello e di vero.

     Discerniamo i segni dei tempi                                                                                

    Scrolliamoci allora la paura di guardare al mondo e alla storia, all'umanità e agli eventi che la aspettano, alla morte e al dolore. Con “attenzione” discerniamo e leggiamo i segni dei tempi, per “non lasciarci ingannare” dal pensiero del "mondo" che si infiltra con successo totale ed in maniera sistematica anche nella Chiesa e pretende di parlare “nel nome” del Signore: interpreta il “tempo” che viviamo come “prossimo” a chissà quali “rivoluzioni” morali e “guerre” culturali, destinate ad inaugurare un mondo nuovo di pseudo-pace e pseudo-tolleranza nel quale il messaggio salvifico di Cristo non avrà più alcuna voce in capitolo. Esse continueranno ad affacciarsi sulla nostra esistenza, ma il nostro sguardo viene educato a vedere in Gesù di Nazareth e nei suoi seguaci veraci e fedeli, il Figlio dell'uomo che viene con potenza e gloria. A noi il compito di scoprire in Lui il nostro fine e il nostro compimento (pienezza/beatitudine), ma anche il nostro fondamento e il nostro archetipo (modello/esemplare/specchio). La nostra vita e tutto il nostro essere sono radicalmente segnati dal legame con Lui, l’unica via di grazia che permette il conseguimento della pienezza. Chiamati alla beatitudine, la troveremo in Lui. Con Lui già adesso pregustiamo le primizie di una vita e un amore più forti del peccato e della morte. Per questo non siamo “terrorizzati” davanti alle crisi economiche e ai disastri apocalittici. Non ci lasciamo “prendere dal panico” “seguendo” la menzogna dei falsi profeti, le ideologie e le mode culturali, la politica camaleontica e i tuttologi che imperversano sui media. Viviamo nel “prima”, dove Dio parla e agisce con i “segni” della Croce: come un aratro essa dissoda il terreno della storia, perché vi sia seminata la salvezza. Una linea rossa d’amore rivela la “necessità” degli sconvolgimenti nella vita degli uomini: i “terremoti, le carestie e le pestilenze” sono i frutti del peccato, ma Dio non vi si oppone, perché vuole svegliarci. Il male “deve” emergere “di luogo in luogo”, come il pus da una ferita! Solo così gli uomini saranno umili per accogliere il Medico che assuma il peccato trasformandolo in misericordia. Il rumore delle “pietre” che cadono le une sopra le altre annuncia il mistero pasquale. Esso “distrugge” ogni “spelonca di ladri”, esteriormente “bella” e degna di “ammirazione”, ma “piena di rapina e iniquità” al suo interno. Dietro a ogni “fatto terrificante” e ai “segni grandi dal cielo” vi è il Signore "forte e coraggioso" che rovescia di nuovo la pietra, rivela il potere del suo amore e rinnova il matrimonio, il lavoro, la vita intera.

     Mentre cadono le pietre, è necessaria la perseveranza                                

    Mentre cadono le pietre è necessaria la "perseveranza": un cammino di conversione lungo e severo; il termine “perseverare” deriva, infatti, dal latino per (a lungo) e severus (rigoroso). La vita di un cristiano è sempre in un “agôna”, il combattimento per difendere l’intimità con Gesù in ogni relazione e attività, lasciando che le pietre issate per vanagloria cadano ogni giorno, perché Dio ricrei in noi un nuovo Tempio. E’ naturale che “tutti” si ribellino, ci “odino” e “ci mettano a morte”: sono abituati alle relazioni e ai criteri dell’uomo della carne, non comprendono e si sentono contestati dall’uomo nuovo. Guai allora se oggi il collega non ci uccidesse con quel giudizio tagliente; significherebbe che ci siamo nascosti nel compromesso offrendoci ancora come un bel tempio da ammirare. E’ naturale essere «traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici» (Lc 21,16): legati a noi dai vincoli del sangue che devono essere purificati per rinascere nel sangue di Cristo, si sentono traditi da noi che non ci fermiamo più al sentimentalismo e alla passione, ma li amiamo nell’amore autentico. Sono questi i momenti in cui «metterci in mente di non preparare alcuna difesa» (Lc 21,14): l’odio che ci conduce ogni giorno ai “tribunali” e alle “prigioni” – famiglie, scuole e posti di lavoro dove siamo giudicati e rifiutati – rivela come tutta la nostra vita sia una magnifica “occasione” per annunciare il Vangelo, uno specchio dove l'amore di Dio ha scelto di rifrangersi per la salvezza d'ogni uomo. E’ necessario essere «trascinati davanti a re e a governatori» (Lc 21,12) perché in noi sia consegnato Cristo a ogni uomo. E’ «a causa del suo nome» che siamo odiati. È a causa del suo amore che oggi saremo di fronte a quella persona che ci aspettava da sempre per vomitarci ogni sua sofferenza intrisa nell’odio: proprio in quel momento Gesù stesso sarà lì vivo in noi per abbracciarla, prenderne i peccati su di sé e donarle il suo amore.

    In Missione perenne                                                                                                

    Siamo dunque «in stato permanente di missione». E’ quanto afferma Papa Francesco in un videomessaggio indirizzato ai pellegrini riuniti al Santuario di Guadalupe in Messico per un incontro sulla nuova evangelizzazione nel continente latinoamericano, in corso fino al 19 novembre. E osserva che «l’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante». Essa «suppone un uscire da se stessi, un camminare e seminare sempre di nuovo, sempre più in là»: «E’ vitale per la Chiesa non chiudersi, non sentirsi già soddisfatta e sicura con quel che ha raggiunto». Se succede questo «la Chiesa si ammala» di «abbondanza immaginaria, di abbondanza superflua, in certo modo fa indigestione e si debilita». E’ necessario «uscire dalla propria comunità e avere l’audacia di arrivare alle periferie esistenziali che hanno bisogno di sentire la vicinanza di Dio». Il Signore «non abbandona nessuno e mostra sempre la sua tenerezza e la sua misericordia inesauribile». E «non si tratta di andare come chi impone un nuovo obbligo, come chi si limita al rimprovero o al lamento dinanzi a quel che si considera imperfetto o insufficiente». L’evangelizzatore «cura il grano e non perde la pace per la presenza della zizzania». E sa anche «presentare il messaggio cristiano in maniera serena e graduale, con il profumo del Vangelo, come faceva il Signore». Bisogna «privilegiare, in primo luogo, l’essenziale e più necessario, cioè la bellezza dell’amore di Dio». D’altra parte bisogna sforzarsi di essere creativi nei metodi. «Non possiamo – è il suo monito – rimanere rinchiusi nel luogo comune del si è fatto sempre così».

     Il Richiamo del Papa                                                                                              

    «L’atteggiamento del vero pastore non è quello del principe o del mero funzionario attento principalmente alla disciplina, alle regole, ai meccanismi organizzativi». Questo, è il richiamo del Papa, «porta sempre ad una pastorale distante dalla gente, incapace di favorire ed ottenere l’incontro con Cristo e l’incontro con i fratelli». Papa Francesco si sofferma dunque sulla «tentazione del clericalismo», che «tanto danno fa alla Chiesa» ed «è un ostacolo per lo sviluppo della maturità e della responsabilità cristiana di buona parte del laicato»: «Il clericalismo implica un atteggiamento autoreferenziale, un atteggiamento di gruppo, che impoverisce la proiezione verso l’incontro del Signore, che ci fa discepoli, e verso gli uomini che aspettano l’annuncio». Per questo è «importante, urgente, formare ministri capaci di prossimità, di incontro, che sappiano infiammare il cuore della gente, camminare con loro, entrare in dialogo con le sue speranze ed i suoi timori». Signore Gesù, Figlio divino che sei venuto tra noi per rivelarci l'amore del Padre fino al tuo sacrificio sulla croce, donaci la forza e il coraggio di essere tuoi fedeli discepoli, illumina i nostri cuori affinché possiamo capire il significato degli avvenimenti – della nostra vita e del mondo intero; arrendici al tuo amore e fa' che riusciamo ad essere umili, miti e generosi come te.

    Padre Piotr Anzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa)

    Comunità Francescana, Catanzaro – "Circolo Culturale San Francesco" 

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     di Padre Piotr Anzulewicz  

    Italia, Festa di Ognissanti, Commemorazione dei defunti, Controcultura, Senso della Morte, Il Nobile significato della Morte, Impariamo dai Santi, Culturta Mondialista, Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco 

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    In questa Italia – ed in quest'Europa – del non-senso, afflitta

    e distrutta dall'usurocrazia, dalla corruzione sistematica,

    dalle menzogne e dall'ideologia dell'Anti-Cristo abbiamo,

    il dovere di dire la verità senza paura alcuna di nulla… 

    ma nel contempo di trasmettere il senso e il valore

    altissimo della Vita Vera… Oltre la Morte

    ►Video in allegato: Natuzza Evolo

     

    di Padre Piotr Anzulewicz

    Festa dei Santi, Festa dei Defunti

     Due giorni che ci ricordano chi siamo e dove andiamo                                 

    Catanzaro –  di Padre Piotr Anzulewicz, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco – Oggi, Sabato 2 Novembre ricorre la commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti; li soccorriamo con l’elemosina, la carità, il suffragio ma soprattutto partecipando alla Santa Messa e accostandoci ai Sacramenti (Confessione e Comunione). Ogni sera, alle ore 20.30, durante l’ottavario dedicato ai defunti, nelle nostre case accendiamo – riscoprendo un'antica tradizione – un cero che ci suggerisce il ricordo dei nostri cari che, nella fede, ci attendono oltre il passaggio chiamato morte. Ricordare e pregare per i nostri cari – e per tutti i defunti – è atto di misericordia che ci fa partecipi della loro vita e ci consente di aiutarli a raggiungere la pace con Dio e con tutta l'umanità, passata e presente. Ieri, Venerdì 1° Novembre abbiamo invece celebrato la solennità di Tutti i Santi – "uomini normali capaci di vivere nella gioia della Fede e col sorriso malgrado le tribolazioni" (come li ha definiti il Papa) – che continuano ad esercitare il compito dell’intercessione.  Al termine della Santa Messa – preceduta dall'adorazione Eucaristica – nella giornata di ieri abbiamo pensato, tra l'alro, ad un piccolo segno per aiutare i fedeli a vivere meglio questo ricordo: l'estrazione a sorte di un'immaginetta del santo che ci accompagnerà tutto l’anno. Ricordiamo, inoltre, che fino ad oggi sarà possibile ricevere l’indulgenza plenaria visitando una chiesa e recitando un Padre nostro e il Credo. Occorrono le consuete condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Papa. Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 Novembre. Inoltre, nei giorni dall’1 all’8 novembre, chi visita il cimitero e prega per i defunti può ricevere una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

     La Festa della nostra Chiamata                                                                              

    celebriamo in queste giornate particolari, la festa di coloro che hanno scoperto il proprio destino, lo hanno realizzato e lo hanno raggiunto. Nella speranza che anche tutti i nostri defunti – come i Santi – abbiano potuto godere di questa grazia. Dunque celebriamo anche la festa della nostra chiamata, del nostro destino e della nostra meta. Abbiamo celebrato e celebriamo la festa di ogni essere umano che nello spazio dell’amore, del bene e del bello, costantemente superando il proprio «io», ritrova se stesso e diventa sempre più se stesso, e soltanto in questo spazio matura e raggiunge “la radice di se stesso” e la sua pienezza: Gesù, Amore incarnato di Dio, Rivelazione dell’Amore fontale, di Dio che è in se stesso amore. Festeggiamo dunque, anche in questo giorno di festa per i nostri defunti, la gioia di vivere così, e i santi che ce l’hanno testimoniata…”

    Festa dei Santi, Festa dei Defunti

     Beati e Santi Subito!                                                                                                   

    Beati e santi subito! (Ap 7,2-4.9-14   Sal 23   1Gv 3,1-3   Mt 5,1-12) – La liturgia della solennità di Ognissanti ci ha invitato ad assaporare la gioia degli uomini e donne veramente autentici, pienamente realizzati, ufficialmente riconosciuti, come Francesco d’Assisi († 1226) – uno dei santi più amati dalla gente, canonizzato rapidamente, appena due anni dopo la sua morte, il 16 luglio 1228, da Papa Gregorio IX – e Angela da Foligno († 1309) – mistica francescana, proclamata santa dopo secoli di dibattiti, il 9 ottobre scorso, da Papa Francesco – o in procinto di essere riconosciuti, come Giovanni Paolo II – il 27 aprile prossimo, nella seconda domenica di Pasqua, festa della Divina Misericordia, da Papa Bergoglio; la gioia degli uomini e donne senza volti e nomi, di ogni epoca e nazione; la gioia di una folla senza numero. Verso questa folla, infinito raggio di luce divina, siamo esortati a levare lo sguardo e vivere anche noi la vita da protagonisti, come astri nel firmamento della propria famiglia e della collettività religiosa e civile.

     La Dimensione Orizzontale e quella Verticale                                                 

    Per questo abbiamo sentito risuonare nelle chiese l'annuncio delle Beatitudini – un annuncio-provocazione alla nostra fede: la "Magna Carta" del Vangelo di Matteo, il perché dell'essere discepoli di Cristo, l’identikit dei santi (Mt 5,1-12). È un testo rivelativo, perché apre uno squarcio nei cieli e ci fa incontrare lo sguardo di Dio. Esso ci dice che chi vive le Beatitudini, impara a vedere il mondo come Dio lo vede, non solo nella sua dimensione orizzontale, ma anche in quella verticale, interiore e profonda. Di conseguenza attua quella metamorfosi delle relazioni che in Cristo Risorto è stata già attuata. Si rende consapevole di appartenere al destino di essere costruttore di pace: non solo non offende il prossimo, ma si rimbocca le maniche e lavora per costruire la riconciliazione. Queste giornate, dunque, ci ricordano di essere amanti della povertà di spirito, facendo passare nelle nostre vite la stessa misericordia, mitezza e tenerezza del Padre; Ci esortano ad essere pronti al perdono, perché è l'amore che salva il mondo, e non la guerra; ci ammonisce a non essere portatori di ira, di invidia e di gelosia, ma di essere amanti della giustizia – e nel contempo della verità – anche quando tutto ciò che ci sta attorno è una tentazione continua a farci vivere da ladri. E la società di oggi, in tal senso, è un modello "esemplare"… 

    Holyween meglio di Halloween

     La Strada delle Beatitudini – Stupidaggine per il "Mondo"                          

    Chi – per grazia di Dio – guarda e vive così, è santo, e Dio lo riconosce come tale. Chi non impara a guardare così, resta prigioniero dei fatti, fermo sulla povertà e sulla persecuzione, e continua a considerare la mitezza stupidaggine. Non ci dicono forse: "Non farti mettere i piedi in testa!" ? Chi assume lo sguardo di Dio sul mondo e sulle cose, impara che tutto ci parla di Dio e lo rivela, persino la sofferenza, il rifiuto, la negazione, lo stesso silenzio di Dio.  Rallegriamoci oggi se siamo sulla strada delle Beatitudini: afflitti, poveri, umili, naufraghi, desaparecidos, martiri, quelli che da sempre subiscono le angherie di chi vuole incatenarci – con le guerre o con il debito – quelli che con la non-violenza e la mitezza lottano contro le violenze, i regimi e le oppressioni, quelli che inneggiano alla giustizia. Un giorno anche noi saremo osannati, ricordati e seguiti, perché pienamente umanizzati e divinizzati dall’amore. Se non fosse così, si osannerebbero Caino, Hitler, Stalin…

     Lui solo ci fa pienamente umani                                                                         

    Ecco ciò che vi vorrei comunicare, in questi primi giorni di Novembre, mentre celebriamo la solennità di Tutti i Santi e  la commemorazione di chi ci precede della vita nuova: la santità desiderata così, perseguita e realizzata con lacrime e sangue in questa vita, non vanta meriti, non accampa né privilegi né diritti di prelazione, e neppure attende alcun riconoscimento ufficiale. È santo chi lascia che in lui agisca Gesù, il Santo dei santi. Lui solo ci fa pienamente umani, sulle orme dei nostri santi e beati, riconosciuti o non. Lasciamoci allora amare da Lui, e smettiamo di essere riottosi e addirittura ribelli contro noi stessi in primis. La nostra vita, il nostro corpo, tutto di noi, è preparato per essere tempio santo per la Sua santità. Cosa ci manca ancora? Abbiamo già la sua Parola, il suo Corpo e Sangue, la sua comunità… E la sua grazia, il suo amore, la sua presenza divina ci accompagnano sempre… Ci accompagna, ci segue e ci precede lui stesso, il Santo dei santi, «il Beato per eccellenza. È Lui, infatti, il vero povero in spirito, l'afflitto, il mite, l'affamato e l'assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l'operatore di pace; è Lui il perseguitato a causa della giustizia. Le Beatitudini ci mostrano la sua fisionomia spirituale: esprimono il suo mistero di morte e di risurrezione, di passione e di gioia della risurrezione» (Benedetto XVI).

     L'"Osare" che non è presuntuoso                                                                        

    In questa Italia – ed in quest'Europa – del non-senso, afflitta e distrutta dall'usurocrazia, dalla corruzione sistematica, dalle menzogne e dall'ideologia dell'Anti-Cristo abbiamo, dunque, il coraggio di dire la verità senza paura alcuna di nulla… ma nel contempo di trasmettere il senso e il valore altissimo della Vita vera… nonché il senso ed il valore di osare la pace, il perdono, la misericordia, la povertà di spirito. C’è un «osare» nella nostra vita che non è presuntuoso, ma filiale. E affrettiamoci… I santi sono coloro che hanno vissuto oggi il Vangelo delle Beatitudini – ricevendo cento volte tanto nella loro vita e dopo la morte – che non hanno rimandato a domani la loro sequela di Gesù… Ecco, le Beatitudini ci invitano allo stesso salto di qualità nella nostra vita – beati subito! Viviamo già oggi da poveri, da affamati di giustizia, da costruttori di pace, da misericordiosi, forse da perseguitati a causa Sua. Il Signore ci dona di vivere il nostro tempo con l’impegno e la gioia, certi, come afferma l’Apocalisse, che «la salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello». Sì, la salvezza appartiene a Dio e a nessun altro, perché nulla può renderci veramente uomini, se non la Sua grazia e la Sua vita divina che già scorre in noi. Così crediamo e così viviamo. Invochiamo Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità. Lei ci faccia fedeli discepoli del suo figlio Gesù Cristo, nostro Signore.

    Padre Piotr Anzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa)

    Comunità Francescana, Catanzaro – "Circolo Culturale San Francesco" 

    P.S.:

    Si sta svolgendo ad Assisi – 31 ottobre al 4 novembre –  il 34o Convegno Giovani verso Assisi,

    a cui partecipano alcuni nostri ragazzi; li accompagniamo con la nostra preghiera

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    Ritrasformiamo Halloween in Holyween – Meglio i Santi!

    Giovedì,  Ottobre 31th/ 2013

     di Padre Piotr Anzulewicz  

    Italia, Festa di Ognissanti, Controcultura, Halloween, Satanismo, Sette, Riti satanici, Dolcetto o scherzetto, Holyween, Senso della Morte, Il Nobile significato della Morte, Impariamo dai Santi, Culturta Mondialista, Padre Piotr 

    Halloween? No Grazie! Meglio i Santi!

    Non sottovalutiamo il macabro rito di Halloween:

    ritrasformiamo Halloween in Holyween

     

    di Padre Piotr Anzulewicz

    Holyween meglio di Halloween

     Ritrasformiamo Halloween in Holyween                                                          

    Catanzaro –  di Padre Piotr Anzulewicz, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco – Tra il rumore sordo delle zucche e lo strepitare affannoso di streghe e vampiri che con tanto chiasso inscenano la loro macabra gara per appropriarsi della festosa  e solenne giornata di Ognissanti, sono numerose le iniziative di giovani, gruppi, chiese e parrocchie che si preparano a festeggiare e riscoprire i loro amati patroni e santiCome sarebbe bello se nelle nostre città riprendesse il via l’idea alternativa, lanciata sei anni fa dalle Sentinelle del Mattino, per vivere al meglio la Vigilia di una delle più grandi ricorrenze della nostra tradizione: trasformare – anzi ri-trasformare – Halloween in Holyween, la "Sacra Notte dei Santi". Si tratta di un’iniziativa volta in positivo per ricordare a tutti i cristiani che si possono riconoscere viventi quelle persone che lasciano dietro loro una traccia luminosa, gente comune che quotidianamente, e semplicemente, ha amato.

     Non teschi e Demoni… ma Santi                                                                           

    L’invito ha riscosso un crescente interesse da parte di scuole, ospedali, chiese e cittadini, e il gruppo delle Sentinelle del Mattino esorta ad appendere su porte, finestre e balconi di case e parrocchie i volti delle tante persone che hanno fatto brillare di luce il mondo, i santiIn questo modo lanciamo il seguente messaggio di speranza: noi festeggiamo la gioia di vivere e i santi che ce l’hanno testimoniata… Cedesi scheletri e zucche vuote ai santi! E nella festa di Tutti i Santi non possiamo che concordare con questo pensiero: «pregustiamo la bellezza della vita di totale apertura allo sguardo d’amore di Dio, in cui siamo certi di raggiungerlo nell’altro e l’altro in lui». I santi «dicono a noi pellegrini che essere felici è possibile, ma che non dobbiamo sbagliare la strada» (Benedetto XVI).

    Holyween meglio di Halloween

     Non sottovalutiamo il macabro rito di Halloween                                          

    Riguardo a queste bizzarre e diaboliche ricorrenze, raccomandiamo dunque di non sottovalutare il macabro rito di Halloween, festa – come visto Halloween – Testimonianze Incredibili sulla “Controfesta” più diabolica dell’anno –  di radici pagane, celtiche, esoteriche, diffusa soprattutto nel mondo anglosassone e statunitense. E' una "finestra" aperta a possibili influssi occulti nella vita delle persone, assolutamente da non sottovalutare o da prendere con ironia. Non possiamo non difendere le nostre origini cristiane e non possiamo lasciare che vengano inquinate da pratiche misteriche che non ci appartengono. Ormai viviamo in una civiltà mediatica e mondialista senza valori, dove il senso del macabro, della morte e del sangue gratuito è divenuto persino gioco; un gioco molto pericoloso, che non tiene conto delle conseguenze gravi a cui potrebbe portare: arrivare alle cosiddette messe nere, dove si onora ed esalta il demonio, e si compiono rituali crudeli, fino all’omicidio.

     Il Reale senso della Morte                                                                                       

    La morte, in quanto parte della vita, è il più grande atto di fede, il momento supremo in cui un cristiano esercita fino in fondo la propria fede. Volere esorcizzarla è una macabra illusione ed è anti-cristiano. Parlatene con i vostri figli e dite loro che non è un innocuo giochetto la festa di Halloween, come potrebbe apparire nel dire scherzoso dei bambini che bussano alle porte: «Dolcetto o scherzetto». Purtroppo, fare l'occhiolino al mondo demoniaco è un grande rischio, che può portare conseguenze tragiche (Vedi video giù  in allegato). Abbiate cura dei vostri figli. Ritornate a raccontare le cose belle ai vostri ragazzi: le vite dei santi, persone davvero luminose, o le serene e belle favole di una volta…

    Padre Piotr Anzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa)

    Comunità Francescana, Catanzaro – "Circolo Culturale San Francesco" 

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