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Tag: Osservatorio Nazionale sulle politiche dell’Ue

  • Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese e la Disinformazione Mediatica

    Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese e la Disinformazione Mediatica

    Venerdì,  Marzo 22nd/ 2013 

    – di Giovanni Antonio Fois   

     Budapest, Dublino, Unione Europea, Viktor Orban,  Parlamento europeo, Inadeguatezza delle Politiche comunitarie, BCE, Big Brother, Golpe mercatista, Vertici internazionali, Rivoluzione pacifica, Salvaguardia della sovranità nazionale, Sovranità Monetaria, Fidesz, populismo, Nazionalismo, Media Europei, indipendent, la repubblica, Eugenio Scalfari, MES, FMI, Permanenza in Ungheria, laureati, Senza tetto, Clochard, Osservatorio Nazionale sulle Politiche dell'Ue, Qui Europa, Giovanni Antonio Fois 

    Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese

    e la Disinformazione Mediatica

    Dalle colossali proteste anti-Ue di dublino, alle 

    rivoluzionarie politiche di Viktor Orban

    I luoghi comuni dei detrattori di Orban su "Permanenza

    Obbligatoria" dei giovani ungheresi e sui "Clochard"

     

    di Giovanni Antonio Fois

    Ungheria e Irlanda

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Via Irlandese  

    Dublino, Budapest  –  La situazione politica del Vecchio continente appare oggi più confusa che mai. Molte voci, da tempo ammutolite dai grandi vertici internazionali, trovano oggi il coraggio di far sentire la propria voice, supportati d'altronde dalle stesse cittadinanze, ormai esauste. Migliaia di giovani di tutta Europa si sono riuniti a Dublino per protestare contro il sistema che li circonda e assedia, obbligandoli ad enormi sacrifici senza nessuna controparte. Un giovane su tre si trova oggi a rischio povertà e questo terribile dato sottolinea l’inadeguatezza delle politiche comunitarie, soprattutto in campo economico. Così la maggior parte dei paesi appartenenti all’UE spingono per l’abbandono di queste linee di condotta, sterili per il progresso futuro e, in molti casi, considerabili addirittura minatorie per le unità nazionali.

     La Via Ungherese 

    Così l’Ungheria, per mezzo del suo premier Viktor Orban, rappresenta la prima Nazione capace di negare il proprio consenso alle politiche economiche dettate dalla BCE. Il partito di riferimento, il Fidesz, palesa la propria ostilità a qualsiasi direttiva esterna al Paese, arrivando ad ipotizzare una propria sovranità monetaria. Una bella gatta da pelare per gli alti dirigenti del mondo politico-economico europeo che, forti del supporto dato dalla nazione ungherese durante gli ultimi anni, temono l’uscita del Paese dall’UE e di conseguenza dalla moneta unica. Quel che preoccupa maggiormente il sistema malato – che come l’occhio del Big Brother pretende di controllare ogni mercato finanziario – è la chiara attestazione del partito come speranza futura per la ripresa del Paese, condivisa da tutte le altre forze politiche del Paese, ad esclusione del Partito Socialista Ungherese. Quello che i media internazionali non esitano a definire "golpe", è in realtà una scelta congiunta di votazione democratica, espressa con 265 voti a favore e 11 contrari dal Parlamento ungherese, relativa a significative modifiche che danno di fatto maggiori poteri al governo, a discapito degli alti vertici internazionaliSi tratta di una vera e propria rivoluzione, senza spargimento di sangue

     Budapest – Rivoluzione Democratica o Populismo? 

    Eppure tutti gli organi di stampa internazionale, riempiendosi la bocca di termini quali populismo, antidemocrazia e (addirittura) fascismo, condannano severamente Orban e i propri seguaci, etichettandoli come un nuovo pericoloso regime, da combattere. Noi Italiani che il fascismo l’abbiamo conosciuto sulla nostra pelle ci teniamo a prendere le distanze da queste affermazioni, invitando i nostri colleghi giornalisti – specie quelli più accaniti o magari disinformati – ad utilizzare termini più consoni rispetto a quanto sta accadendo in Ungheria. Non ci risulta, infatti, che il Fidesz abbia raggiunto il potere a forza di olio di ricino, e che, tantomeno, abbia intrapreso una campagna antisemita.

     Le Accuse di comodo degli "Europeisti" a "Prescindere" 

    I media europei – o almeno gran parte di essi – come ben sappiamo al "servizio" delle principali forze politiche pro-BCE, lanciano pesanti invettive contro questo fantomatico ‘’nuovo regime’’, prendendo di mira le linee guida della politica orbaniana.  «Le notizie sulle campagne elettorali saranno riservate ai soli media di Stato» scrive l’Indipendent, mettendo in luce la propria incompetenza in merito e palesando disinformazione. In realtà le nuove direttive prevedono che gli spot elettorali potranno essere trasmessi solo dalle tv pubbliche, in par condicio.

     Orban e le bufale mediatiche de "La Repubblica" 

    Anche "La Repubblica" si attesta sulle medesime posizioni: «Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all’estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori». Una notizia completamente errata, che mette in evidenza importanti ‘’incomprensioni’’ (chiamiamole così) da parte della testata italiana. La norma tirata in ballo dal giornale fondato da Scalfari, prevede l’obbligo di lavorare in Ungheria solo per chi beneficerà degli aiuti statali e, se vorrà lavorare all’estero, dovrà rimborsare ratealmente la somma ricevuta allo stato ungherese. Un tantino diverso no?

     La Questione dei "Senza Tetto" – Altra Mirata Disinformazione di Regime 

    Ancor più aberrante è l’interpretazione data dal mondo mediatico circa le posizioni assunte dal governo ungherese sui senzatetto, che secondo gli organi stampa, sarebbero stati addirittura criminalizzati. Per quel che riguarda i clochard esiste una nuova norma che vieta categoricamente il vagabondaggio in alcuni dei principali luoghi pubblici ma, lo stesso emendamento, obbliga il governo centrale e quelli locali a fornire un alloggio a chi è senza fissa dimora, incoraggiandone l’inserimento nella società. Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte dei volti noti dell’alta borghesia internazionale di criminalizzare ogni sorta di spinta reazionaria nei confronti del governo centrale UE, che, per mezzo dei famigerati e criminosi FMI e MES, continua a logorare le nazioni europee. L’Ungheria, in realtà, sta dimostrando di poter alzare la testa ed è un grande esempio per il resto del Continente. Questo è quel che ci interessa! Per il resto è tutta becera propaganda di regime!

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • La Germania rimpatria l’Oro: Ecco cosa si Nasconde Dietro il Mistero delle Riserve Auree Richiamate

    La Germania rimpatria l’Oro: Ecco cosa si Nasconde Dietro il Mistero delle Riserve Auree Richiamate

    Venerdì, Gennaio 18th/ 2013

    – di Vincenzo Folino e Sergio Basile – 

    Oro tedesco / La Germania rimpatria l'Oro / Germania / Riserva aurea / Federal Reserve / Bundesbank / Vincenzo Folino / Osservatorio Nazionale sulle politiche dell'Ue / Qui Europa / Handelsblatt / Banque de France / Bank of England / Debtocracy / Eurobond / mani sulle riserve auree / Debiti Fittizi / Eurozona / Disastro / Bluff / Strategia / Garanzia / Bene rifugio / Deutsche Bank / Angela Merkel / Crimini contro l'umanità / Denuncia / Coppia tedesca / Troika / Usa / Scandalo delle barre di tungsteno / default / Lehman Brothers / Bloomberg / Simon Johnson / assets bancari / Quadro Curzio / Romano Prodi 

     Germania     Riserva Aurea                                                                                                        

    La Germania rimpatria l'Oro: le previsioni

    di Qui Europa e le Possibili strategie

    dell'Eurocasta

    La Deutsche Bank smuove la 2a Riserva Aurea al Mondo

    Ritiro dell'oro – Strategia stile "Debtocracy" a garanzia Eurobond?

    Arma di difesa contro la denuncia per crimini contro l'umanità 

    piovuta sulla Merkel, o Rischio Default dietro l'angolo?

    Riserve Auree Germania

    Berlino – Dopo le indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sul quotidiano economico “Handelsblatt”, la notizia che la Germania sarebbe in procinto di rimpatriare gran parte dell’oro conservato nelle varie banche centrali sparse per il mondo è stata ufficializzata da una nota della Deutsche Bank. Secondo quanto reso noto dalla banca centrale tedesca  verranno rimpatriate 700 tonnellate di oro entro il 2020, con l’obiettivo di conservare nei caveau nazionali metà delle 3.391 tonnellate del "principale bene rifugio" in proprio possesso . Più esattamente, a partire dall’anno in corso, la Deutsche Bank ritirerà tutto l’oro collocato nella Banque de France (circa 374 tonnellate), e ridurrà di 300 tonnellate il volume di riserve auree (dal 45 al 37%) conservate presso la Federal Reserve statunitense. Al contrario, nessun ritiro è previsto dai forzieri della Bank of England, che continuerà a detenere il 13% delle riserve auree tedesche.

     La Seconda Riserva Aurea al Mondo  

    Una notizia scottante, di quelle che non possono passare in alcun modo  inosservate e che dovrebbe destarci più di una preoccupazione, se non altro perché  non stiamo parlando di una riserva aurea qualsiasi, ma della seconda maggiore riserva aurea del pianeta dopo quella degli Stati Uniti. Per la cronaca, la terza è quella italiana, malgrado gli ingiustificati declassamenti subiti dall'ex "Bel Paese".

     Usa – Lo Scandalo delle Barre di Tungsteno dipinte d'oro  

    Il ragionamento di fondo di tale iniziativa, pensato con un pò d’ironia e visto in ottica tedesca, potrebbe essere il seguente: in questo periodo di crisi, nell'era di "Debtocracy", meglio riportarsi l’oro a casa, non si sa mai! Ma al di là delle battute, le incognite legate al “cosa potrebbe succedere” se tale provvedimento dovesse divenire realtà sono tante, a partire dalla stessa capacità degli Stati Uniti di restituire l’oro in custodia (ricordiamo a proposito lo scandalo delle barre di tungsteno dipinte in color oro e conservate alla Fed) .

     La Corsa all'oro? 

    Inoltre, il repentino cambio di strategia da parte della Banca Centrale Tedesca potrebbe indurre ad un ulteriore inasprimento della crisi, del clima di sfiducia sulle "nuove divinità" chiamate mercati;  e sull'innesco di un possibile effetto emulativo da parte della altre banche centrali che, sulle orme della Bunca tedescsa, potrebbero essere tentate ad agire alla stessa maniera dando il via ad una vera e propria corsa all’oro. Insomma, dovremmo chiederci dove stiamo andando, o meglio, dove ci hanno portato i signori dell’austerity insieme a tutto il sottobosco della finanza: i veri padroni di questo sistema malato e colluso che i nostri politicanti nei talk show serali fingono di non conoscere.

     Oro per coprire i debiti fittizi mediante garanzia sugli Eurobond? 

    Per quanto riguarda il “presunto” oro italiano, il mistero continua, anche se nei mesi scorsi non sono mancati coloro i quali – i falchi della finanza ed i loro compari – osarono proporre l'emissione di eurobond coperti dalle riserve auree o peggio ancora la vendita diretta dell'oro per coprire un debito fittizio e creato ad arte dal sistema per depredare i popoli delle loro ricchezze reali. (Vedi Quadio Curzio e Romano ProdiVedi articoli in allegato)

     Mossa per difendersi dalla pesante denuncia di crimini contro l'umanità? 

    La bontà della mossa strategica – dando comunque per buone le conclusioni illustrate finora – potrebbe rientrare anche in un'altra logica: potrebbe essere un'ulteriore arma di difesa contro la pesantissima denuncia per crimini contro l'umanità piovuta sulla testa di Angela Merkel e dei membri della Troika nei giorni scorsi (anche se in Italia nessun giornale ne ha parlato) su iniziativa di una coppia tedesca.

     Deutsche Bank sulla via di Lehman Brothers?  

    Infine l'ultima ipotesi che formuliamo è quella legata alle poco pubblicizzate reali condizioni di salute della Deutsche Bank. La Banca Centrale Tedesca detiene oggi un bilancio pari all’80% dell’intero prodotto interno lordo della Germania.  Un'enormità! Pertanto essa può definirsi oggi una delle maggiori banche centrali al mondo. Ma secondo Bloomberg è anche una delle più sottocapitalizzate: il 30 giugno 2012 l'istituto centrale tedesco sarebbe stato  al quintultimo posto tra le 24 maggiori banche europee quanto a patrimonio (Tier 1 capital ratio). E ciò in base ai dati forniti di recente dalla misurazione della leverage ratio (confronto tra bilancio complessivo della banca e dotazione di capitale) da parte di Simon Johnson, ex capo economista dell'FMI, secondo il quale le attività di Deutsche Bank ammontano a 2.241 miliardi di euro, a fronte di un capitale di soli 55,75 miliardi di euro. In altre parole, il capitale reale di Deutsche Bank ammonterebbe a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Basterebbe in effetti una perdita del 3% sul totale del portafoglio bancario per mandare  in fallimento la banca, azzerandone il capitale. Deutsche Bank sulla scia di Lehman Brothers? Il mistero si infittisce! Parimenti a quello delle riserve auree tedesche! 

    Vincenzo Folino, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Assenteismo: All’Eurocamera l’Italia è Quart’ultima – Bene Mara Bizzotto, nella Top Ten Ue

    Assenteismo: All’Eurocamera l’Italia è Quart’ultima – Bene Mara Bizzotto, nella Top Ten Ue

    Lunedì, Gennaio 14th/ 2013

    – di Vincenzo Folino e Sergio Basile – 

    Eurocamera / Parlamento europeo / Mara Bizzotto / Cristiano Magdi Allam / Bruxelles / Strasburgo / Licenziamento / Eurodeputati / Cattivo tempo / Anima demnocratica / Inattività / Vincenzo Folino / Osservatorio Nazionale sulle politiche dell'Ue / Qui Europa / Mepranking.eu 

     Assenteismo     Parlamento Europeo                                                                                    

    Assenteismo Medio – All'Eurocamera

    l'Italia è quart'ultima 

    L'eurodeputata Mara Bizzotto la più prolifica e

    presente. Maglia nera per Magdi Allam

    Eurocamera: assenze non penalizzanti in sede retributiva

    Strasburgo – Come sappiamo, ogni linguaggio proprio di ogni popolo è in costante cambiamento, seguendo un'evoluzione naturale o forzata (a volte involuzione) che va al di là della mera adozione di nuovi vocaboli, di "prestiti", di semplici significati lessicali o espressioni  linguistiche. Si tratta infatti di un'evoluzione nella quale si riflette il mutamento della società, la trasformazione di coloro che quella lingua la utilizzano tutti i giorni. Un processo, vale la pena sottolinearlo, estremamente lento e arbitrario. Arriviamo così alla parola “Assenteismo”. Questo termine è diventato col passare del tempo di così largo uso che non lo si riferisce più al mondo dell’istruzione, all’immagine dello studente che “marina” la scuola. Ormai esso evoca nell'immaginario di ciascuno, immediatamente ed in maniera crescente – oggi come mai – la figura del politico ozioso e incurante, privo di stimoli e ancor prima – spesso e volentieri – di etica. L'mmagine speculare della nostra società insomma!

     Eurodeputati italiani – Primi per interrogazioni, ma… 

    Utilizziamo questo incipit per illustrarvi i dati raccolti ed alaborati dai colleghi del sito Mepranking.eu – e confermati dall'Osservatorio Nazionale sulle politiche Ue, "Qui Europa", in seguito ad accurato riesame – il quale ha proceduto a compilare una serie di classifiche in base alle presenze ed alle iniziative degli europarlamentari a Strasburgo. Così abbiamo potuto constatare in prima persona come gli europarlamentari italiani –  malgrado risultino primi per numero di interrogazioni e dichiarazioni di voto; secondi in merito alle relazioni e ai provvedimenti legislativi presentati; quarti per mozioni – siano solo ventiquattresimi in quanto al numero di presenze medie registrate in occasione delle sedute plenarie.

     Assenteismo Medio – Italia quart'ultima in Europa 

    La media delle loro presenze si è infatti fermata a fine 2012 ad una quota poco superiore all'86%, collocando l’Italia nella parte più bassa (il ventiquattresimo posto) della graduatoria dei Paesi UeNiente di nuovo, ma tanto, tanto sconcerto: specie se si considera la posizione drammatica dell'Italia in seno all'Eurozona – specie nel corso dell'anno appena conclusosi – ed i necessari correttivi – finora piuttosto evanescenti – necessari al caso, ma mai davvero adottati con incisività. Si pensi ad esempio alla mancata delegittimazione delle agenzie di rating, che continuano a fare il bello e cattivo tempo (pur essendo semplici aziende private e controllate più o meno direttamente da lobby) alle spalle degli stati cosiddetti  "sovrani" (si fa per dire) e sulla pelle dei rispettivi cittadini. Ma lo sconcerto s'allarga anche se consideriamo il fatto che l'Europarlamento dovrebbe essere – così dicono – la cosiddetta "anima democratica" dell'Ue, l'anello di congiunzione tra la fredda tecnocrazia dominante (non eletta) e l'elettorato attivo. Bah! Finora non se n'è accorto quasi nessuno: non a caso il sentimento "europeista" è oggi – a ragione – in  caduta libera. A dirlo sono tutte le statistiche.

     Italia – Maglia Rosa per Mara Bizzotto, carbone per Allam 

    Per onor di cronaca aggiungiamo che, tra i 73 eurodeputati che compongono la "brigata tricolore", la leghista vicentina Mara Bizzotto ha conquistato la maglia rosa risultando la più attiva e  prolifica, e piazzandosi – buon per lei – al settimo posto nella graduatoria generale europea. La "maglia nera" è toccata invece a Cristiano Magdi Allam, il quale si è collocato al posto numero 678 sui 752 eurodeputati esaminati in base ai suddetti parametri (a fronte dei 754 membri totali). Insomma, che bella vita quella dell’europarlamentare! Almeno  quella dei cosiddetti "assenteisti". A pensarci bene deve essere proprio una bella sensazione. Un giorno ti alzi, magari piove e allora decidi che a lavoro non vai. Fai al massimo un paio di telefonate, disdici ristorante e albergo e poi via, di nuovo sotto il piumone. Ma guarda un pò. A saperlo prima!

     Eurocamera – Assenze non penalizzanti in sede retributiva 

    Il problema vero è che questa regola del gioco – tra l'altro – non  vale per la cassiera del supermercato sotto casa; per l’impiegato "medio"; per l'imbianchino, il muratore o la maestra d'asilo. Anzi! Mentre un comune lavoratore è tenuto a giustificare la propria assenza che, peraltro, implica effetti riduttivi e detrattivi sul proprio stipendio – e può addirittura causarne il licenziamento – il mondo ovattato della politica – e quella "europea" non è assolutamente da meno – gode anche in questo caso di inspiegabili privilegi. Per gli eurodeputati, infatti, le assenze non sono penalizzanti in sede retributiva, ovvero, non vanno ad intaccare il loro ricco stipendio, ma soltanto alcune indennità accessorie come l’indennità di soggiorno e quella per le spese generali. L'unica speranza è che questo trend possa invertirsi nel 2013, almeno per due ragioni: la prima (essenziale) aiutare l'Italia a venir fuori da questa gabbia chiamata Eurozona o a mutarne radicalmente i caratteri; la seconda (accessoria) evitare di finire nuovamente sulla lista nera di "Qui Europa". Parlamentare avvisato, mezzo salvato!

    Vincenzo Folino, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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