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  • Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Giovedì, 16 novembre 2017

    di Matteo Mazzariol / Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Isis, Berlusconi 

    Shock politics: oligarchia finanziaria e potere reale

    Gli stessi copioni che si ripetono stancamente da secoli

     

    di Matteo Mazzariol / Movimento Distributista Italiano

    SHOCK POLITICS

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Shock Politics e dialettica hegeliana                      

    Roma – di Matteo Mazzariol – È sempre la stessa storia, la famosa dialettica hegeliana con cui i poteri forti (oligarchia finanziaria) si perpetuano, rafforzandosi:

             tesi, antitesi, sintesi, attraverso il meccanismo dello shock politics.

    Prima la grande finanza, con il suo apparato mondialista, crea il mostro (5Stelle, ISIS, Osama Bin Laden, Saddam Hussein, Hitler, Mussolini, Lenin, Marx, Cavour, Mazzini, Napoleone), poi crea la reazione ad esso e poi da la soluzione per superarlo e per affermare in maniera sempre più pervasiva il proprio potere

                         la riesumazione di Berlusconi, la sconfitta dell’ISIS,

          la morte di Bin Laden, Saddam Hussein, Gheddafi, Hitler, Mussolini,

             la fine del comunismo, le sconfitte politiche di Cavour e Mazzini,

                                              la Waterloo di Napoleone

    Il meccanismo continuerà in eterno, fino al momento in cui non verrà smascherato nelle sue linee di fondo per quello che è: la gestione del potere reale da parte di una élite ristretta di banchieri e grandi capitalisti.

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2017 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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  • Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Giovedì, 22 giugno/ 2017  

    Movimento Distributista Italiano / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, B.A.R., Matteo Mazzariol, Sergio Basile, Nicola Arena, Sete di Giustizia,  sistema banario,  Gela,  Buono  Comunale di  Agevolazione  Reddituale, Movimento Distributista, rarefazione monetaria, crisi truffa, moneta 

    Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Il buono comunale non intende sostituirsi all'euro ma,

    nel rispetto della normativa monetaria e fiscale,

    intende offrire una soluzione all'attuale rarità

    monetaria, rilanciando l’economia, sulla scia

    dell'esperienza auritiana

     

    Movimento Distributista Italiano / Sete di Giustizia

    BAR - BUONO COMUNALE DI AGEVOLAZIONE REDDITUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Nasce il BAR: buono al servizio del bene comune 

    Gela (Caltanissetta) – di Movimento Distributista / Sete di Giustizia Moneta e bene comune. Di questo si è discusso lo scorso sabato 17 giugno a Ragusa, alle ore 17.00, presso la sede del Consorzio “La Città Solidale”. L’incontro è stato organizzato dal gruppo “Giustizia e Carità”, recentemente costituitosi a Ragusa e composto da laici cattolici interessati ai temi economici-sociali, e dal Movimento Distributista Italiano (distributismomovimento.blogspot.com), sezione di Ragusa. Dopo l’introduzione del Dott. Matteo Mazzariol, presidente nazionale del Movimento Distributista Italiano, che ha esposto in estrema sintesi il pensiero distributista e le sue possibilità applicative nel mondo d’oggi, hanno preso la parola i due relatori, Sergio Basile e Nicola Arena, rispettivamente Presidente e Vice-presidente dell’associazione nazionale Sete di Giustizia, che si occupa di temi monetari, con particolare riferimento alle teorie del Prof. Giacinto Auriti. I due relatori hanno cominciato il loro intervento riflettendo sul fatto che tutto ciò che riguarda la moneta oggi è spesso avvolto da un’aurea di mistero ed apparente complessità, per cui si tende a demandare ai cosiddetti “esperti” queste tematiche, mentre – hanno sottolineato –

                                                è di fondamentale importanza

                     che tutti i cittadini acquisiscano almeno le conoscenze basilari

      circa il meccanismo con cui oggi il denaro viene creato ed immesso in circolazione.

    Contrariamente a quanto si pensa infatti – hanno continuato – oggi la moneta non è più collegata ad alcuna riserva aurea ma viene prodotta “ex nihilo”, cioè dal nulla, esclusivamente dal sistema bancario, in regime di monopolio assoluto, come “fiat money” e come debito di Stati e cittadini. Ciò ovviamente ha enormi implicazioni sulla vita economica-sociale della collettività, generando un perpetuo ed ineluttabile indebitamento di tutto il corpo sociale verso il sistema bancario stesso.

      Buono Comunale di Agevolazione Reddituale 

    Entrando nel vivo dell’argomento, i relatori hanno poi presentato al pubblico il loro progetto, chiamato “Buono comunale di Agevolazione Reddituale” , spiegando che esso rappresenta un tentativo di ovviare alla carenza di denaro da parte dei cittadini e delle casse comunali, attraverso appunto l’emissione di un buono, da parte del comune, dotato di un valore nominale convenzionale e di proprietà del portatore. Tale buono potrà essere utilizzato da chi lo detiene per scambiare beni e servizi all’interno di una rete costituita da piccoli produttori locali, artigiani, esercizi commerciali e professionali, che si dovranno impegnare ad accettare tale buono per una quota pari almeno al 20% dei beni e dei servizi che offrono. E’ previsto che tali buoni siano emessi con tagli di valore diverso (1, 2, 5, 10, 20 BAR) e, per semplicità di calcolo, 1 BAR corrisponderà ad 1 euro, pur rimanendo il buono stesso non convertibile in euro. Il progetto prevede una serie di fasi, che dovrebbero portare alla progressiva espansione dell’utilizzo del buono all’interno della cittadinanza. Il primo passo sarebbe costituito dall’avvio di una sperimentazione con 100 famiglie con reddito disagiato, alle quali verrebbe corrisposta una quota di 100 BAR al mese per un anno. Successivamente il comune potrebbe decidere di utilizzare il BAR per finanziare l’avvio di servizi che al momento non possono attivati per la scarsità di euro, colmando così quel vuoto apparentemente incolmabile tra la richiesta di servizi da parte di chi ne ha bisogno e la disponibilità di offerta professionale e di manodopera da parte di chi invece è disoccupato.

                                                                   Il BAR

                                        – hanno voluto sottolineare i relatori –

    non si vuole sostituire all’euro ma, nel pieno rispetto della normativa monetaria e fiscale,

           intende offrire la possibilità di trovare una soluzione alla attuale rarità monetaria,

                                  rivitalizzando e rilanciando l’economia locale.

    In questo senso – hanno ancora voluto evidenziare Basile ed Arena – il successo di iniziative del genere non dipende tanto dalla loro fattibilità in termini generali ma dal grado di adesione che esse riscontrano nella popolazione. Più larga sarà la rete dei produttori, commercianti e professionisti che aderiranno, più ampie saranno le possibilità che il BAR venga accettato e riconosciuto da tutti come un valido strumento in grado di facilitare gli scambi e quindi possa contribuire al benessere della comunità.

     Presentato al Comune di Gela                               

    L’incontro è poi proseguito con un animato dibattito, in cui i relatori hanno avuto occasione di rispondere alle tante domande fatte dal pubblico. Tra le altre cose i relatori hanno voluto segnalare che proprio nei giorni scorsi il BAR è stato presentato alla giunta comunale di Gela, che ha dato un forte segnale di apertura all’iniziativa, e che, su queste basi, si è costituito anche a Ragusa un comitato promotore, che intende portare avanti la proposta, farla conoscere al più ampio numero possibile di ragusani, raccogliendone l’adesione per poi confrontarsi con la giunta comunale. Pensiamo che iniziative di questo genere, basate sulla competenza e sull’amore per il bene comune, non possano altro che essere interpretate come un segnale positivo per la società civile, uno stimolo ad acquisire sempre più consapevolezza e conoscenza rispetto ad un argomento delicato e spinoso – il denaro – che, da strumento al servizio della collettività, si è purtroppo trasformato in mezzo di controllo e di asservimento di una minoranza – i banchieri – sul resto della popolazione.

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  • Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società civile

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società civile

    Sabato, 7 Gennaio/ 2017  

    Matteo Mazzariol

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Liberalismo, Capitalismo, Marxismo 

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto

    segreto per la dissoluzione della società civile

    Quello che il sistema partititco ci propina è il tipico doppio

    messaggio (insostenibile) caratteristico del funzionamento

    mentale schizofrenico. Quali soluzioni adottare?

     

    di Matteo Mazzariol

    Liberal-Capitalismo e Social-Comunismo: il patto segreto per la dissoluzione della società

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Schizofrenia sistemica: 2 facce, 1 medaglia         

    Roma – di Matteo Mazzariol – Chiunque abbia occhi per vedere non può non constatare quanto sta avvenendo: progressiva dissoluzione della famiglia con crescita esponenziale della conflittualità e dell'isolamento sociale, progressiva perdita di potere dell'individuo rispetto alla sua vita economico-sociale, progressiva perdita della sovranità nazionale a favore di poteri sovranazionali di prevalente natura economico-finanziaria. Una tendenza inesorabile, continua, costante nei confronti della quale l'uomo comune non può provare che una cosa sola: un'istintiva ripugnanza ed un senso vago ed indefinito di nausea e malessere, che trovano espressione nella crescita inarrestabile dell'astensione elettoraleIl paradosso è che una tale condizione si verifichi in concomitanza con quello che viene universalmente definito dai mass-media come il 

                                "miglior sistema politico esistente"

    quello della democrazia rappresentativa parlamentare basata sul sistema dei partitiIl risultato è la diffusione di un vissuto generalizzato di paralisi e di impotenza che congela ed imbriglia tutte le energie sane della nazione, un meccanismo psicotico collettivo con cui si vorrebbe fare convivere la peggiore delle situazioni possibili con la migliore, in un 

                             tipico doppio messaggio insostenibile 

              caratteristico del funzionamento mentale schizofrenico. 

     Due facce della stessa medaglia                          

    Come si può superare questa impasse? In un solo modo: facendo chiarezza, ricontattando il reale e liberandoci dai lacci e dai fumi dell'ideologiaAlcuni semplici punti dovrebbero risultare evidenti per tutti. Questa situazione non è frutto del caso ma logica conseguenza dell'alleanza di due modelli che, lungi dall'essere opposti, sono due facce della stessa medaglia, il capitalismo ed il social-comunismo

                Ciò che accumuna questi due sistemi è infatti considerare 

                       che sia buono e giusto che il potere e la proprietà 

                                    siano concentrati in poche mani, 

         l'oligarchia finanziario-economica nel caso del liberal-capitalismo, 

            l'apparato burocratico statale nel caso del social-comunismo. 

     Il bluff del sistema partitico                                  

    Il sistema partitico non è una vera democrazia ma lo strumento privilegiato usato dal sistema capitalista per controllare l'attività legislativa. L'esempio più eclatante è costituito dagli Stati Uniti, in cui viene dato per scontato, come se fosse una cosa normale, che le grandi banche mondiali, finanziando sistematicamente la campagna elettorale di entrambi i candidati presidenti, si assicurino l'appoggio incondizionato di entrambi.

      la politica oggi non conta nulla ed è stata ridotta al ruolo di cameriere

                        dell'oligarchia economico-finanziaria imperante.

     Rifiuto netto e deciso dei due grandi mostri      

    Che fare dunque? Semplicissimo: marciare con determinazione in direzione opposta, supportati dalle armi del senso comune e della ragionevolezza e puntare al rifiuto netto e deciso del capitalismo e del social-comunismo per 
     
                                                1
                  aprirsi ad un modello che contempli 
     l'equa distribuzione del potere e della proprietà produttiva
                      secondo un principio di equità 
                                  (distributismo)
     
                                                2
             il rifiuto netto e deciso del sistema partitico, 
                    per aprirsi ad un modello basato sul 
         ritorno dei poteri reali ai vari comparti lavorativi, 
                   aggregati liberamente sul territorio 
      secondo criteri partecipativi basati sulle competenze
                             (principio corporativo) 
     
                                                3
       Il rifiuto netto e deciso del dominio della finanza sulla politica, 
                abolendo il sistema del denaro-debito bancario e
      sostituendolo con una moneta che nasca di proprietà dei cittadini.
    (proprietà popolare della moneta  e reddito di cittadinanza a credito)
     

     Uscire dalla follia collettiva non è utopia!             

    Utopistico? Irrealistico? Impossibile? Assolutamente no! Si può e di deve fare, considerando che la forza per dare attuazione a tale programma sta nella singola presa di coscienza da parte di tutti noi. Si tratterebbe solamente di una sano ritorno al reale, di un'uscita dalla follia collettiva chiamata capitalismo e social-comunismo, non certo per costruire un paradiso in terra ma per dare vita ad una società in cui l'uomo possa essere messo nelle condizioni di sviluppare al massimo le sue pur limitate capacità, una società che si possa definire veramente civile. Il Movimento Distibutista Italiano (distributismomovimento.blogspot.com) si è incamminato su questa strada, che è la strada di tutti gli uomini di buona volontà. L'associazione auritiana "Sete di Giustizia" condivide questa linea, che poi è la stessa tracciata dal Prof. Giacinto Auriti, l'unica capace di realizzare la Dottrina Sociale della Chiesa e di ridonare vera dignità ad ogni uomo, padrone della sua moneta e protagonista della propria vita.
     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2017 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

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  • Il Liberalismo: l’anello di congiunzione tra Capitalismo, statalismo (Marxismo) e permissivismo morale

    Il Liberalismo: l’anello di congiunzione tra Capitalismo, statalismo (Marxismo) e permissivismo morale

    Giovedì, 17 Novembre/ 2016   

    di Sergio Basile e Matteo Mazzariol

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Sergio Basile, Matteo Mazzariol, Liberalismo, Capitalismo, Marxismo, permissivismo morale, Karl Marx, Lenin, Rivoluzione Bolscevica, sistema bancario 

    Il Liberalismo: l'anello di congiunzione tra Capitalismo,

    statalismo (Marxismo) e permissivismo morale

    I figli di Hegel in tv: un imbarazzante e ingannevole monologo

    che dura da secoli. E i fessi ci cascano ancora!!

     

    di Sergio Basile e Matteo Mazzariol

    Liberalismo, anello di congiunzione tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa – La subdola alleanza                             

    Roma – premessa di Sergio Basile – "Infuria" su tutti i canali televisivi e i giornali, nelle tribune politiche e i talk show – da Porta a Porta a La Gabbia, ecc.. – l'alterco sul referemdum del 4 Dicembre, con passerelle infinite e spesso patetiche di "critici" e "paladini della costituzione". Eppure, rintracciando le coordinate cartesiane del paradigma hegeliano, il tutto ha il sapore amarognolo della farsa mediatica, dell'ennesima scaramuccia rivoluzionaria – falsa e costruita – per mandare avanti problemi importanti, certo, ma secondari (e soprattutto causati da qualcosa di più grande e nascosto che non traspare assolutamente dai media di regime). Secondari a cosa? Semplice! Rispetto all'intreccio mostruoso che sta a monte dei "contrasti partitici" e di cui nessuno parla: l'alleanza tra grandi capitalisti, liberali e comunisti, ovvero la 

                              convergenza tra liberal-capitalismo e social-comunismo

    cioé – in estrema sistesi – la sottile convergenza tra Von Mises/Von Hayek e Karl Marx, ma anche tra Smith, Marx, Weber e  Keynes. Giusto per capirci! Tutti contestualmente intrisi di veleno hegeliano, ovvero 

                  straordinari interpreti della diabolica e vorticosa dialettica hegeliana 

                               che orbita attorno allo schema tesi-antitesi-sintesi, 

                       in aperto contrasto con la dialettica o logica classica, lineare:

                                                   causa/effetto-soluzione. 

     I figli di Hegel in tv                                                

                           Obiettivo della dialettica hegeliana è oggi quello di 

                   nascondere il vero obiettivo della democrazia e del cosiddetto 

                                                   "processo democratico": 

                               imprigionare i popoli e schiavizzarli lentamente, 

                                           dando loro l'illusione della libertà. 

    Ovviamente il parteggiare delle masse e lo scienfitico dividersi di queste ultime tra socialismo e liberismo, destra e sinistra, bianchi o neri, torna utilissimo all'élite che regge i giochi, poiché non permette di focalizzare l'attenzione sull'iganno epocale di un'alleanza sottile tra capitale, sistema bancario e social-comunismo. La divisione sarebbe piuttosto tra uomini liberi e uomini schiavi delle ideologie!

    Schema della Dialettica Hegeliana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Sincretismo massonico e logica hegeliana                

                                                          La logica hegeliana

         non è altro che l'essenza del sincretismo massonico e cabalistico-giudaico,

        trasposto alla politica ed infine all'economia e al sociale nel suo complesso

    Si tratta di uno schema rivoluzionario che la tv ci ripropone con imbarazzante monotonia, destinato a schiacciare gli uomini allontanandoli da Dio e dai suoi simili, in perenne contrasto, in perenne rivoluzione contro gli altri e se stessi:

                             ecco perché Marx concepì lo scorrere della storia come

                           un contituo divenire di processi rivoluzionari senza fine…

                                                 Un conflitto a lui utilissimo!

    Esiste dunque un'alleanza segreta – o almeno poco nota – tra marxismo e capitalismo! Inutile illudersi… Come oggi e da sempre esistono alleanze segrete tra logge e partiti, indipendentemente dal voto del 4 Novembre. L'europeismo e la tecnocrazia bancaria – ma anche i suoi falsi oppositori difensori di Hegel e Marx – sono il risultato moderno di questa aberrazione: la nuova ricetta dell'élite per l'Europa dei popoli ingannati e creduloni! Popoli che plasmano la propria forma mentis davanti alla tv o presso le università/scuole di regime

      Cose che in tv non sentirete mai!!                        

    Le prove sono molteplici! Ad ammetterlo personaggi del calibro di William Boyce Thompson, tra i direttori della Federal Reserve di New York e azionista della Chase Bank (made in Rockefeller), che sostenne di aver contribuito personalmente con 1 milione di dollari alla ben oleata macchina di propaganda giudaico-massonico-bolscevica in Russia. Da citare anche John Reed, membro statunitense del Comitato Esecutivo della Terza Internazionale, che ammise di essere stato finanziato e sostenuto da Eugene Boissevain, banchiere newyorkese. Ma la confessione più emblematica e diretta fu probabilmente quella dello stesso Lenin, dissolutore del Cristianesimo, della famiglia e della proprietà privata, che – rifacendosi, evidentemente, ancora una volta agli schemi della dialettica hegeliana – dichiarò con "candida" fierezza: 

                                        “Esiste anche un’altra alleanza 

                               – a prima vista strana e sorprendente – 

             ma se ci pensate sopra è in effetti ben fondata e semplice da capire. 

               Questa è l’alleanza tra i nostri capi comunisti e i vostri capitalisti”. 

                                                            Lenin

    D'altronde, per quanto paradossale possa apparire, un ruolo nella Rivoluzione Bolscevica lo ebbero persino i capitalisti e banchieri britannici e – soprattutto – statunitensi: Jacob Schiff in testa (vero burattinaio di Lenin & compagni di partito e loggia: fu Schiff infatti a dare l'ordine per attaccare il Palazzo d'Inverno e sterminare i Romanov – vedi qui per approfondimenti Comunismo Occulto – Terza Parte – Qui Europa).

                                    “Se si riconosce che il comunismo 

              non è un programma per la condivisione del benessere, 

                                 bensì un metodo per il suo controllo, 

    allora l’apparente paradosso del super-ricco che promuove il comunismo

                                                      non è più tale. 

    Diventa il logico, persino il perfetto strumento per megalomani in cerca di potere. 

                       Il comunismo non è il movimento delle masse oppresse, 

                                            ma dell’élite economica”.

                                                         Gary Allen

     

     Sergio Basile (Copyright © 2016 Qui Europa)

     

    Liberalismo: l'anello di congiunzione tra

    forze sovversive "opposte"

    Una tipica e tragica applicazione della dialettica hegeliana

     

    di Matteo Mazzariol

    Liberalismo, anello di congiunzione tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Logica e cogente convergenza                                

    Roma – di Matteo Mazzariol – La nostra Emma Bonino, non dissimile in questo per certi versi dal libertino Silvio Berlusconi, con il quale non ha disdegnato di allearsi, può essere considerata il simbolo umano e vivente di un processo in corso da decenni ed in stadio di già avanzata attuazione nei paesi anglosassoni: 

                           la logica e cogente convergenza tra capitalismo, 

                                      statalismo e permessivismo morale.  

    La Bonino, campione delle battaglie pro-aborto, è sempre stata forte propugnatrice del liberismo più estremo, trovandosi in perfetta sintonia con le oligarchie economiche che reggono il mondo. In Inghilterra fu Tony Blair il primo ad incarnare questo modello, portando avanti una politica insieme liberista – massima libertà di iniziativa per il grande capitale – e statalista – massima centralizzazione burocratica nei settori della salute pubblica, dell'educazione, del controllo sociale – insieme ad una sempre più intensa opera di appoggio al liberalismo morale: marginalizzazione della famiglia tradizionale. La brutta copia di Blair in Italia, a tutti gli effetti, può considerarsi Renzi

                                 un mix anche lui di liberismo economico  

              – abolizione dell'articolo 18, job act, alleanza con la grande finanza –

                                                        statalismo 

                – rafforzamento del centralismo dell'amministrazione pubblica – 

                                             e liberalismo morale 

          (legge Cirinnà sulle unioni civili ed appoggio ai matrimoni omosessuali). 

     5 Stelle, nel recinto della demagogia                        

    Purtroppo anche i 5 Stelle sembrano non gravitare lontano da queste latitudini, essendo incapaci di proporre dei contenuti organici e coerenti in grado di costituire una reale alternativa al sistema attuale ma limitandosi ad invocare demagogiche ed insignificanti iniziative moraleggianti quali la restituzione degli stipendi da parlamentari. Tra parentesi: è evidente a tutti che senza stipendi ai parlamentari la politica diventerebbe ancora di più quello che già è: 

                            il regno incontrastato della plutocrazia

    In altri termini: dobbiamo prendere atto che si è creata nel tempo – ed oggi è ancora più evidente – un'alleanza perversa tra capitalismo e statalismo centralista, dal punto di vista sociale – e permissivismo morale – dal punto di vista delle scelte personali. Liberalizziamo tutto – il sesso, le relazioni e l'economia – imponiamo questa liberalizzazione dall'alto attraverso uno Stato centralista e staremo tutti meglio. Peccato che non si siano fatti i conti con la realtà.

     Destinati al fallimento                                              

                    L'alleanza tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale 

                è destinata infatti inesorabilmente al fallimento per varie ragioni: 

    perchè il capitalismo, separando capitale e lavoro, ha dimostrato di non saper mantenere le sue promesse di prosperità globale; perchè lo statalismo, di marcata impronta social-comunista (e quidi marxista – Ndr), imponendo uno Stato burocratico e centralista, ha dimostrato di non sapere mantenere le sue promesse di eliminazione del problema della povertà e dell'emarginazione; perchè il permissivismo morale ha dimostrato di non sapere mantenere le sue promesse di felicità universale, rendendo fragili e vulnerabili i legami tra l'uomo e la donna e tra la donna e la sua creatura ed incrementando notevolmente il tasso di malessere individuale e la disgregazione sociale.

     Conseguenza? Perdita delle libertà reali            

    Qual'è quindi il risultato di tutto ciò? Paradossalmente la perdita delle libertà umane, quelle vere, concrete, tangibili: 

                            la libertà di vivere in una famiglia solida e stabile, 

    di poter discutere e decidere le questioni pratiche della propria vita socio-lavorativa, 

         di essere detentori di una sostenibile e sostentante proprietà produttiva. 

                                In una parola la perdita della società civile, 

                  della rete di vincoli e rapporti umani partecipativi e solidali, 

                          legati ad un territorio ed ad un contesto specifico. 

    La singola persona si trova infatti ad essere sempre più sola ed isolata, schiacciata tra uno Stato invadente  ed inefficiente perché rigidamente centralizzato, ed un capitalismo arrogante e monopolizzante che non ha più freni; la singola persona non può più contare sul supporto della famiglia ed è stata spossessata di ogni potere e proprietà significative. 

           Gli è rimasto solo quel simulacro di democrazia che si chiama voto 

                              e l'incessante compulsione a consumare, 

                            a costo di indebitare se e tutti i famigliari: 

                 sta ricadendo inesorabilmente in una condizione servile.

     Le uniche ricette possibili                                      

    Contro tutto questo – contro l'insana alleanza tra capitalismo, statalismo e permissivismo morale – si erge la ragionevolezza ed il senso comune del distributismo (e della proposta auritiana di socializzazione dello strumento monetario: proprietà popolare della moneta – Ndr) , che, ripartendo dai fondamenti, propone semplicemente una società in cui la famiglia economicamente indipendente ed autonoma ed un'equa diffusione della proprietà produttiva e dei vari poteri siano fattori prevalenti e costitutivi delle varie comunità, che solo allora potranno dirsi veramente civili. 

                  Famiglia, massima distribuzione della proprietà produttiva,

          massima distribuzione dei poteri decisionali per comparto lavorativo

                             con relativo superamento della partitocrazia,

              denaro emesso di proprietà dei cittadini e non delle banche:

                sono queste le quattro proposte "forti" del distributismo.

              Nonché anello di congiunzione tra Auriti e chesterton (Ndr)

    Quattro proposte sostenibili, concrete e praticabili che aspettano solo di essere attuate per ottenere finalmente una società in cui l'equità e la giustizia non siano più un'utopia ma le forme caratterizzanti del vivere in comune, mettendo ai margini definitivamente il liberalismo e tutte le sue nefaste appendici.

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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    il potere reale alla gente 

    Il bluff delle moderne democrazie: cosa lo regge in piedi

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Stato di Democrazia fasulla                                    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Ormai è un dato che tutti considerano scontato: quella in cui viviamo non è una vera democrazia, ma una democrazia fasulla, in cui il potere reale è ben lungi dall'essere posseduto dal popolo ma si trova saldamente nelle mani di un ristretta oligarchia economico-finanziaria. Questa oligarchia finanziaria non è una realtà fumosa e vaga ma ha un volto ben preciso: secondo la rivista Fortune la famiglia Rotschild, per esempio, possiede il patrimonio di maggioranza delle 500 multinazionali mondiali (1). Il cittadino medio quindi assiste impotente ad un processo di cui è vittima sacrificale designata: la costante perdita di potere sia in termini economici sia in termini politici. Impotente, perchè 

                      ciò che gli viene ripetuto come un mantra 

                                      è che il sistema partitico 

                è il migliore sistema possibile di rappresentanza,

                l'unico che possa realizzare una vera democrazia: 

                                       altri non ce ne sono (??).

    La realtà è ben diversa. Come avevano brillantemente fatto notare nel 1913 i distributisti inglesi Belloc e Chesterton nel libro “Partitocrazia” (“Partitocrazia”, ed Rubbettino, 2014), 

                         il sistema partitico costituisce invece 

    lo strumento ideale di controllo pressochè totale della politica 

                                da parte della grande finanza. 

    (1) Cfr.: Le famiglie più potenti del mondo: patrimoni, storie e curiosità

     Un sistema elusivo e corrotto                      

    Il rapporto tra il singolo cittadino ed il parlamentare eletto è infatti quanto di più elusivo possa esistere, mentre le illimitate somme di denaro possedute dall'oligarchia finanziaria si rivelano immancabilmente una forza corruttiva ed cogente in grado di aprire praticamente ogni porta e di vincere ogni resistenza. Basti fare un semplice ragionamento: 

                          ogni campagna elettorale ha un costo.

    Negli Stati Uniti le grandi banche internazionali rappresentano il principale donatore di fondi ai candidati di entrambi i partiti repubblicani e democratici (2). Saranno in grado pertanto i candidati, una volta eletti, di tutelare gli interessi dei cittadini rispetto a quelli delle banche? Ognuno tragga le debite conclusioni. Questo spiega perché le legittime attese di un cambiamento reale negli ultimi 70 anni siano andate regolarmente deluse. Che fare dunque? Un'analisi della situazione basata sul buon senso e sulla ragionevolezza, al di là di ogni sterile divisione ideologica, impone la presa di coscienza che quello che non funziona non è questo o quel partito, questo o quel presidente del consiglio, questo o quel sistema elettorale ma il sistema partitico stesso. Il distributismo (3) afferma in maniera molto netta che

                                       è ora di invertire marcia

              e dar vita ad un sistema in cui i cittadini, le famiglie

               ridiventino i principali depositari del potere reale.

    (2) Cfr.: Duello Trump-Clinton: la Grande Farsa; (3) Cfr.: Distributismo – Wikipedia

     Chi ha davvero potere?                                              

    Per far questo c'è un unico modo: seguire appunto il senso comune e la ragionevolezza e mettere da parte le inutili ideologie. Il senso comune ci dice che ha potere non chi, una volta ogni 5 anni, infila in un'urna un foglietto bianco con una crocetta, ma

                            ha potere chi può partecipare alle decisioni 

                              di tutte le concrete questioni importanti

                        che riguardano la propria sfera socio-lavorativa;

    ha potere non chi dipende per il proprio sostentamento economico da scelte prese da oscuri burocrati ma

                                                      ha potere

                           chi è in grado di mantenersi da solo, 

             grazie alla propria capacità lavorativa e d'iniziativa.

     Distributismo e sistema corporativo                  

    Questo sistema, che tutte le persone di buona volontà riconoscono come il più naturale ed il più confacente al desiderio di libertà della natura umana, si chiama in un solo nome: sistema corporativo

           Il sistema corporativo si basa su un assunto molto semplice: 

                      aggregare le persone per comparto lavorativo 

              e dare ad esse la massima autonomia e libertà di gestire 

                   nei vari territori la propria vita economico-sociale, 

    stabilendo regole condivise finalizzate alla stabilità e prosperità generale. 

    La visione corporativa proposta dal distributismo ha alla sua radice una visione dell'uomo che non è l“homo hominis lupus” di hobbesiana memoria. Per il distributismo l'uomo è un essere per natura sociale e gli scambi e le relazioni virtuose che ha con il prossimo rappresentano un importantissimo, se non il principale strumento della sua realizzazione. Ciò di cui quindi abbiamo disperatamente bisogno oggi è una decisa e risoluta svolta corporativa, che incominci a stabilire forti legami solidari nei vari territori tra persone che condividono gli stessi ambiti lavorativi. Non importa quale sia il nome di tali aggregazioni: possiamo chiamarle corporazioni o gilde o sodalizi occupazionali. L'importante è che esse si costituiscano ed incomincino a ridare al lavoro ed alla capacità dei singoli quella forza rappresentativa che è andata persa nei secoli.

     Corporazioni, non sindacati!                                  

    Le corporazioni si distinguono dai sindacati perchè il loro scopo non è la mera rivendicazione di diritti nei confronti del “padrone” di turno ma l'incontro di tanti piccoli “padroni” che intendono tenacemente mantenere la proprietà dei mezzi di produzione e discutere insieme tutti gli aspetti della loro attività socio-lavorativa: la qualità dei prodotti o servizi forniti, le questioni deontologiche, previdenziali, assistenziali, fiscali, formative e quant'altro. 

                  La corporazione non è il luogo di riunione di una classe sociale 

                ma l'incontro di diverse classi sociali che condividono tra di loro

           la stessa funzione lavorativa, se pur con ruoli e responsabilità diversi. 

    Il legame tra i membri della corporazione non è la mera rivendicazione settoriale ma la comune partecipazione ad un'opera, ad un lavoro, ad una funzione sociale. In sintesi: 

                          la corporazione è la strada obbligata da seguire 

    per pervenire insieme ad una piena umanizzazione dell'attività lavorativa 

                  ed al ristabilirsi di un livello adeguato di giustizia sociale. 

    Purtroppo oggi nell'immaginario collettivo il termine “corporazione” viene associato ad una serie di fenomeni sociali negativi, a circoli chiusi avidamente votati al perseguimento dell'interesse di casta, siano essi dei corpi professionali o delle associazioni di multinazionali. La “corporazione” dal sistema capitalista viene così intesa come il nemico giurato della libertà economica e d'iniziativa, un "residuo di Medioevo" da abbattere e sulle cui ceneri costruire le “magnifiche sorti e progressive dell'umanità”. Anche qui, niente di più falso. In realtà 

                                       il sistema corporativo costituisce 

               la più granitica garanzia della libertà economica e d'iniziativa, 

        perchè per definizione previene e combatte la tendenza monopolistica 

                              della grande finanza e del grande business, 

                stabilendo regole e codici comportamentali che consentano 

                 la massima possibile diffusione della proprietà produttiva 

                                     e quindi del benessere economico. 

     Corporazioni, non capitalismo!                                

    All'opposto, è proprio invece il capitalismo, dove 

                                          per capitalismo si intende quel 

                 sistema che favorisce la separazione tra capitale e lavoro, 

                  a sfociare, come possiamo osservare con i nostri occhi, 

                   in un sistema fortemente monopolistico e squilibrato, 

              in cui la libertà dei singoli non trova più via di espressione. 

    La mancanza di regole del liberal-capitalismo non rappresenta altro che l'affermazione della legge del più forte e la perdita della libertà dei più. Non a caso i due sistemi che hanno dominato gli ultimi 70 anni 

                  capitalismo e social-comunismo, lungi dal contrapporsi, 

       hanno entrambi favorito un modello di società in cui il potere reale 

                                      confluisce nelle mani di pochi: 

                  l'elite economico-finaziaria nel caso del capitalismo, 

         l'apparato burocratico di partito nel caso del social-comunismo.

     Stato Servile: la diabolica convergenza                 

    Ultimamente (negli ultimi decenni – Ndr) stiamo assistendo alla perversa alleanza di questi due sistemi: il capitalismo, attraverso il monopolio assoluto della produzione di denaro-debito, utilizza lo Stato come braccio armato per la riscossione dei propri crediti ed in cambio fornisce una lauta ricompensa alla casta dei burocrati statali (d'ispirazione social-comunista, ma anche repubblicana, federalista, radicale, europeista in genere, ecc.. – Ndr) .

                                 Belloc e Chesterton, circa un secolo fa,

                      già profeticamente indicavano nello Stato Servile

                       l'esito ultimo di capitalismo e social-comunismo.

    Per non ripetere gli errori del passato, si impone quindi, oggi più che mai, una svolta corporativa, una svolta che consenta di restituire alla gente il potere che gli spetta. Tale svolta è assolutamente necessaria e si integra perfettamente con gli altri tre fondamentali punti della proposta distributista: 1) il ritorno ad una reale indipendenza economica dell'istituzione familiare; 2) la riunione tra capitale e lavoro; 3) il ritorno della proprietà del denaro al momento dell'emissione direttamente ai cittadini (vedi proposta auritiana della Proprietà Popolare della Moneta e del Reddito di cittadinanza a credito – Ndr)

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Ecco chi li nasconde abilmente, oggi come allora…

    Scuola auritiana e movimento distributista viaggiano sulla stessa

    frequenza d'onde e rappresentano, ad oggi, una credibile

    alternativa al sistema, per la tutela del bene comune

     

    di

    Sergio Basile / Presidente "Sete di Giustizia", ass. naz. auritiana

    e Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    falsa Democrazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Le idee sbagliate sono come malattie…                

    Roma  di Sergio Basile – E' luogo comune, specie negli ambienti di destra, sostenere come "la rovina dell'Italia siano i sindacati". Di questo slogan, tuttavia, spesso non se ne comprende la reale portata. Molti intravedono in questa "azzardata critica" una mancanza di rispetto verso i problemi delle classi operaie ed i loro "irrisolti" conflitti. Ma sarà davvero così? Il tema, evidentemente, non può esaurirsi in una mera questione di appartenenza politica: destra e sinistra non c'entrano! Il problema nasce a monte ed è ancora più profondo di quel che vorrebbero farci credere i media di regime. Lo si comprende analizzando sotto una nuova ottica la nascita del fenomeno sindacale nel pensiero di uno dei profeti del social-comunismo, Carlo Marx: personaggio fin troppo idolatrato da chi, per statuto, dovrebbe contrastare sia il capitalismo selvaggio che l'imperialismo bancario, suo compare. Passando dalla teoria alla pratica, tuttavia, ravvisiamo quotidianamente un irrazionale ribaltameto di tali premesse. Il sistema bancario sembra non intaccare minimamente né  l'interesse dei sindacalisti, né quello dei marxisti in senso lato. Come mai? La contraddizione è insita nel fulcro stesso della teoria marxista: la teoria del plusvalore.

                                   "Nei corpi sociali le idee sbagliate 

                             sono come le malattie del corpo umano". 

                                                          Giacinto Auriti 

    Marx, come intuì il professor Giacinto Auriti (il padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta") con la Teoria del Plusvalore aveva denunciato il fatto che il datore di lavoro sfruttasse il lavoratore appropriandosi parassitariamente del reddito di capitale, ma non aveva svelato la seconda parte dell'arcano: il fatto che 

                                             gli attori sociali e politici 

                        mai nella storia si fossero posti trasversalmente 

                                   agli interessi del sistema bancario.

    Il sindacato nasce e cresce nella culla del marxismo. Per il filosofo tedesco esso è uno

                "strumento di rivoluzione, con lo scopo di rivendicare, 

                                   sotto forma di aumento dei salari, 

                                                       il plusvalore".

                                                           Carlo Marx 

     Le profondissime lacune del marxismo      

    Auriti comprende le profondissime lacune socio-economiche dell'ideologia social-comunista, smascherando Marx e vanificando il suo storico alibi. La Teoria del Plusvalore, restando indifferente e neutrale rispetto al processo monetario che alimenta e vizia a monte il conflitto tra imprenditori e operai, si rivela funzionale agli interessi dello stesso capitalismo. Egli denuncia l'elemento che sfugge a Marx e, in ultima istanza, penalizza  lo stesso lavoratore

                              il venir meno dell'interesse a contrarre 

                                         da parte del datore di lavoro. 

    Il peccato originale, l'errore della Teoria del plusvalore di Karl Marx,  sta nel fatto che

                          "ponendosi l'ipoteca morale sul plusvalore

                                 (e non sulla moneta-debito in sé)

              viene meno nel datore di lavoro l'interesse a contrarre, 

                         e si pongono così le premesse per il lavoro 

                               senza contratto che, a ben guardare, 

                           altro non è che il ritorno alla schiavitù, 

                               realizzata nel capitalismo di stato, 

         con l'imposizione d'autorità dell'ammontare dei compensi 

                                       tipica dei regimi socialisti, 

                  nel capitalismo liberale con la flessibilità dei salari".      

                                                        Giacinto Auriti 

     Socialismo e liberismo: 2 facce, una medaglia

    La principale contraddizione del marxismo, che avvicina Marx alle posizioni liberal-capitaliste più estreme, consta perciò nello spostare il nocciolo della rivendicazione sociale esclusivamente su una futile scaramuccia o  "guerra tra poveri"; cioé sul piano di un irrisolto e perenne duello storico tra datori di lavoro e proletariato, dimenticando che a dare il sangue ad entrambi i corpi sociai posti sul ring della storia è proprio il sistema bancario. Quest'ultimo è il nemico occulto, la mano assassina che

                              immettendo nel sistema economico

                                         denaro-debito avvelenato

                            (cioé moneta inquinata a monte dal debito:

                                 capitale creato dal nulla più interessi)

                        pugnala alle spalle entrambi i contendenti, 

                      costringendoli al reciproco omicidio/suicidio.

     

     Inganno e fine delle ideologie del Novecento    

    Ovviamente è lo stesso sistema bancario (d'estrazione giudeo-massonico-protestante) ad aver creato la contesa, promuovendo sia l'ideologia social-comunista che quella liberal-capitalista attraverso processi rivoluzionari cruenti e "rivoluzioni culturali" che hanno fatto del Novecento il secolo più buio della storia, malgrado il paravento della "Democrazia". I sindacati – e per comprenderlo basta guardare l'attuale sfacelo economico – in effetti hanno avuto storicamente il compito di intervenire e "moderare" l'alterco, guardandosi bene, però, dal risolverlo.

                      Ecco perché il tema del signoraggio bancario

                     è ancora oggi un tabù sia per le grandi lobby

                                    che per marxisti e sindacalisti.

    Il reale obiettivo di questa guerra senza fine è, dunque, quello di spossare agli estremi, fino all'esaurimento totale, entrambi i duellanti e contestualmente impoverirli a monte, con crescenti livelli di tassazione e – in aggiunta – attraverso la delocalizzazione dei poli produttivi e l'assenza di concorrenza reale.

     Postumi contemporanei del morbo marxista  

    Attualizzando questo assunto alla realtà contingente possiamo sostenere che la globalizzazione, fatta propria da tutti i sistemi "democratici", non è altro che la

                      premessa per la cinesizzazione delle società,

             intesa come schiavitù reale dovuta alla mancanza di

                             regolamentazione indotta del lavoro

                        e assenza totale di una cultura monetaria

                                                tra i "contendenti"

    La "Democrazia" diviene, dunque, un fantasma, un'illusione. Ciò in un mondo dove aumentano gli orari di lavoro e, per contro, diminuiscono gli occupati e il valore dei salari, in nome della "flessibilità". Evidentemente non si tratta di casualità, ma di un piano di dominio, ricco di elementi speculari, ben architettato nei secoli, anche se

                          i media collusi tendono a semplificare tutto

    camuffando le strategie monetarie studiate per annientare i popoli

                            facendo ricorso alla generica espressione

                                               di  "crisi economica".

     

     Oltre il luogo comune                                            

    Andando ben oltre il luogo comune e l'approssimativa, equivoca, suddivisione tra struttura e sovrastruttura cara a Marx, dove tutto si riduce ad economia e potere economico, invero scorgiamo evidenti indizi che riconducono il conflitto ad una dimensione ideologico-religiosa: vera anima del marxismo e dei suoi filosofi. Non possiamo dunque tacere sulla reale natura religioso-ideologica dal socialismo (o social-comunismo) e del marxismo, nati in ambienti giudeo-massonici (2) e filo-bancari: le medesime incubatrici del liberismo! No va dimenticato infatti, il ruolo del banchiere giudeo, e massone, Jacob Schiff e dei suoi correligionari dell'alta finanza (giudeo-massoni fedelissimi a Cabala e Talmud) nel finanziamento delle diaboliche e sunguinosissime stragi rivoluzionarie rosse… e non solo. Essi furono gli stessi uomini che fondarono la Federal Reserve negli Sati Uniti, nel 1913 (alter ego di Wall Street) dopo essersi liberati dello scomodo Abramo Lincoln (1865) (3).

                                  Socialismo, giudeo-Massoneria

                                                 e sistema bancario 

                            hanno un'unica anima e un'unica mente

    Ma questo, personaggi molto in voga come l'onnipresente giovane filosofo neomarxista Diego Fusaro (accolto "curiosamente", a braccia aperte, in tutti i salotti delle tv imperiali) o l'omologo più anziano, Giulietto Chiesa, sembrano ignorarlo… Ignoranza o collusione con il sistema? Beh fate voi! 

    (2) Cfr.: Le radici occulte del Socialismo

    (3) Cfr.: Da Lincoln ad Auriti – L'unica via per uscire dalla crisi

     Il problema monetario. Chi lo nasconde?      

    Ne "Il Capitale", mattone di 1528 pesantissime pagine "di liberazione", il paladino dei popoli, Carlo Marx, dedica al problema dei problemi, la schiavizzazione dei popoli tramite il sistema bancario e la moneta-debito, solo due confuse righe… Ma i nuovi seguaci di Marx fanno anche peggio! Giulietto Chiesa ha più volte ammesso pubblicamente di considerare il signoraggio bancario un falso problema (4)Diego Fusaro, sulla stessa scia, pur avendo avuto su questi temi, con il sottoscritto, un pubblico confronto presso l'Università di Catanzaro, dinanzi a centinaia di studenti, ed esser stato informato a dovere sulle tematiche monetarie e le teorie auritiane, non parla mai dell'argomento nei salotti tv (dov'è da anni di casa) e sostiene spesso, addirittura, di "non conoscere Auriti". Incredibile!

    (4) errore per conto mio sufficiente a oscurarne l'immagine di intellettule onesto

     Un rovinoso naufragio                                        

    D'altronde Carlo Marx (per tacere su Hegel ed Engels) è l'emblema dell'ambiguità e dell'inganno mondialista che si celano dietro le ideologie del Novecento. Egli non ha mai messo in discussione il denaro, come avevano ben chiaro – tra l'altro – anche personaggi di altissima dignità morale come Giacinto Auriti ed Ezra Pound.  

              I marxisti alla Giulietto Chiesa e alla Diego Fusaro,

    nonostante le serrate critiche contro il capitalismo e la finanza,

          e nonostante gli spazi mediatici abnormi concessi loro,

         non riescono a comprendere cosa sia davvero il denaro

    pur dimostrando una grandissima capacità dialettica e retorica.. Beh sarebbe ora di svegliarsi! Non trovate?  Queste brevi considerazioni sono sufficienti a comprendere, ancora una volta, la convergenza verso un unico punto di Cournot tra liberalismo, marxismo e imperialismo bancario.

                       I "grandi pensatori" e filosofi marxisti

                            del nostro tempo, a quanto pare

                    naufragano miserevolmente sullo scoglio

                                          della moneta-debito.

    Buona ragione per smettere di seguire i loro saggi (ed interessati) sproloqui in tv: il bene e la verità, infatti, non possono essere né parziali né ambigui, altrimeti contraddirebbero se stessi e la loro dimensione universale.

      Democrazia integrale e questione monetaria 

    Prima di avventurarci in sconvenienti siparietti da stadio, o in "battaglie costituzionali" in difesa della "Democrazia" e dello "stato di diritto", bisognerebbe comprendere e rivelare in tutta la loro portata distruttiva, i reali motivi di questa pseudo-crisi mondiale dando centralità alla questione monetaria, Questa rivoluzione culturale passa anche dalla

                rivalutazione dell'elemento giuridico della moneta,

                         rispetto a quello prettamente economico.

    Bisogna capire di chi deve essere la proprietà della moneta! Per far questo dobbiamo uscire dalla gabbia dell'economia classica, dall' "economia del debito", rimettendone in discussione i capisaldi: da Marx a Weber, da Keynes a Smith. Vi sarà una reale democrazia (o "democrazia integrale") sono attraverso la socializzazione dello strumento monetario, cioé attraverso la realizzazione della "Proprietà Popolare della Moneta".

    Sergio Basile / Presidente "Sete di Giustizia" (Copyright © 2016 Qui Europa)

     

    falsa Democrazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La vera democrazia e la sua parodia                     

    Roma – di Matteo Mazzariol – Gli italiani non hanno più alcun potere: il singolo cittadino non può decidere nulla sul proprio lavoro, nulla sul modo in cui viene creato il denaro, nulla sulla sua previdenza sociale e sulla sua pensione, nulla sul prezzo di beni e servizi, nulla su chi entra e chi esce dalle proprie frontiere. Può solo decidere, una volta ogni 5 anni, che segno mettere su una scheda bianca: tutto questo qualcuno insiste a chiamarlo democrazia, senza accorgersi che ne è invece soltanto una grottesca parodiaLa vera democrazia consiste infatti nell'esercitare direttamente tutti quei poteri reali che il sistema partitocratico impedisce di principio.

                         Il sistema dei partiti non è altro che

    "l'instrumentum regni" dell' oligarchia economico-finanziaria 

                             che oggi detiene il potere reale.

    Non vi è infatti autentica democrazia senza una corrispondente equa distribuzione della proprietà produttiva e del potere decisionale tra i vari comparti lavorativi, non vi è vera autentica democrazia senza distributismo.

     L'alternativa distributista                                        

    Non ci può essere vera democrazia senza distributismo e senza proprietà popolare della moneta (vedi teoria auritiana – Ndr). Per democrazia si intende quella forma di governo in cui, compatibilmente con le contingenze, il potere ("kratos") è distribuito in maniera più ampia possibile nel popolo ("demos"). Sappiamo benissimo che in una società in cui la proprietà e le ricchezze non sono distribuite uniformemente ma concentrate nelle mani pochi – sto parlando della società in cui viviamo – non si può avere vera democrazia. Nel momento in cui infatti qualsiasi governo, anche il più "democraticamente" eletto, deve decidere che regole e disposizioni, sarà sempre influenzato dalla pressione delle lobby più potenti: le leggi sulle banche, sulla finanza, sulle multinazionali, sulle grandi assicurazioni sono state fatte e continuano ad essere fatte secondo questo criterio. Chi possiede enormi ricchezze ha un corrispettivo enorme potere.

                               La democrazia che rimane

       è una democrazia ipocrita e falsa, di mera facciata.

    Emerge quindi una innegabile equazione tra potere economico-finanziario e potere politico. Che fare dunque? Il distributismo ha la soluzione:

                           ci potrà essere vera democrazia

                                        solo quando ci sarà

           un'equa ripartizione della proprietà produttiva,

    in modo che corrispettivamente non ci sia alcun corpo sociale

          od individuo che abbia accumulato così tanta ricchezza

                 da esercitare un potere politico sproporzionato.

    liberal-capitalismo e social-comunismo, che puntano alla concentrazione del potere economico nelle mani di pochi – capitalisti o Stato – sono quindi intrinsecamente anti-democratici. Per una vera democrazia l'unica via è il distributismo.

     No a Keynes, No al liberismo                            

    Il paradosso in cui viviamo oggi è che ci troviamo in una delle più grandi crisi economico-sociali che l'umanità abbia conosciuto e le ricette che ci vengono suggerite dagli esperti per uscirne (keynesismo e liberismo), lungi dall'essere in opposizione l'una con l'altra, sono in realtà due diverse facce di una stessa medaglia. Tutte e due infatti hanno alla loro base un assunto di fondo:

                                        è buono e giusto

                che il potere e la proprietà nella società

                    siano concentrate nelle mani di un

                             gruppo ristretto di persone. 

    Nel liberismo il caso è evidente: massima libertà, con abolizione di tutte le leggi che vincolano ad un principio di equità e giustizia le azioni economiche, con conseguente sempre maggior accaparramento delle risorse da parte degli attori più forti. E' lo scenario che abbiamo davanti agli occhi: l'1% della popolazione che detiene più del 50% delle risorse. Il keynesismo, nelle sue molteplici varianti – oggi si parla di neo-keynesismo – apparentemente si erge contro lo squilibrio economico-sociale del liberismo ma in realtà non è assolutamente in grado di superarne le aporie, anzi rischia di peggiorarle. Il keynesismo infatti rappresenta in sostanza il tentativo di mitigare gli effetti negativi del liberismo senza affrontare il problema di fondo del capitalismo – cioè la funesta separazione tra capitale e lavoro. Il keynesismo lascia inalterato lo strapotere delle elitè economiche finanziarie, operando una sorta di redistribuzione forzata dei beni dai grandi capitalisti ai cittadini, attraverso l'apparato burocratico statale. Il progetto, come si è potuto sperimentare dagli anni '70 in avanti, è fallimentare. Fallimentare perchè non tiene conto della realtà, umana, economica, politica.

     Eternamente dipendenti, eternamente schiavi

    Dal punto di vista umano il cittadino medio nella visione keynesiana dipende infatti per il suo sostentamento non dai frutti del proprio lavoro ma dalle concessioni – fiscali, previdenziali, remunerative, assistenziali – che lo Stato, ed il governo che di volta in volta lo rappresenta, decide di attuare. 

                         Il cittadino perde così il bene più prezioso, 

                     quello che lo distingue dagli animali, la libertà, 

                        e diventa a tutti gli effetti un “dipendente”, 

                          sottomesso in tutto e per tutti ai dettami 

                                         dell'apparato burocratico. 

    Le sue capacità personali si riducono così ad avere un ruolo molto limitato nel decidere il suo status. Tale apparato burocratico inoltre, non essendo un'entità astratta ma un corpo forzatamente composto da uomini, rappresenta anch'esso un enorme concentrazione di potere nelle mani di pochi, una realtà oligarchica, inevitabilmente legata e connessa all'altra forma di oligarchia, quella economico-finanziariaAlla casta dei capitalisti si aggiunge quella, più subalterna ma non meno prevaricante, dei burocrati statali: sempre di casta e di oligarchia comunque si tratta e sempre spossessati di potere reale (politico ed economico) rimangono i cittadini.

     Società Servile e alternativa distributista              

    La società che così prende forma è quello dello Stato Servile, descritto da Hilaire Belloc e Gilbert Chesterton quasi 100 anni fa, in cui il singolo non conta più nulla ed ha perso tutte le libertà fondamentali di fronte ai poteri economici e statali. Inevitabile, dirà qualcuno. Che alternativa c'è in fin dei conti?

                                             L'alternativa c'è

                                 e si chiama senso comune.

    Il distributismo è infatti quella visione politica che fa del senso comune il perno di ogni considerazione e decisione. La proposta del distributismo è molto semplice. Dire no a liberismo e keysenismo e promuovere una società in cui: il capitale ed il lavoro vengano riuniti nelle stesse persone, là dove possibile; i cittadini vengano aggregati sul territorio per comparto lavorativo in associazioni in grado di discutere e decidere tutti gli aspetti importanti e concreti della sfera socio-lavorativa (principio corporativo); il denaro torni ad essere di proprietà dello Stato, o meglio, dei cittadini al momento dell'emissione; la famiglia torni ad avere una propria autonomia economica reale.

     Uomo libero, non dipendente/schiavo                   

    Questo modello di società – la società distributista – è radicalmente diverso da liberismo e keynesismo in quanto si basa sulla massima distribuzione possibile di potere e proprietà dal basso, a partire dalla famiglia. In esso la figura predominante non sarà quello del “dipendente” ma dell'uomo libero, in grado, con il proprio lavoro, di sostenere la propria famiglia, ed aggregato, attraverso forti vincoli di responsabilità e partecipazione, con quanti condividono la sua attività sul territorio. In tale modello non ci saranno nuclei oligarchici (finanziari, economici, burocratici) ma il potere sarà il più possibile diffuso secondo le capacità ed i meriti dei singoli. In tale modello lo Stato continuerà ad avere un ruolo significativo, quello di controllare il rispetto delle leggi e del bene comune, mentre la maggior parte dei servizi (sanità, educazione, trasporti) saranno forniti dai privati: la figura del dipendente sarà sostituita da quella del lavoratore-proprietario. Utopia? No, senso comune! Utopia infatti deriva dal greco “ou”=non e “topos”=luogo.

                         Il “non luogo” è proprio il posto in cui

                                              ci troviamo oggi,

            grazie al fatto che la politica persevera a seguire

                              i modelli liberisti e keynesiani,

                                        gia sepolti dalla storia.

    Il distributismo indica un'altra strada, basata sulla roccia della ragionevolezza, e quindi destinata a raggiungere i luoghi della realtà.

    Matteo Mazzariol / Pres. Movimento Distributista Italiano 

    (Copyright © 2016 Qui Europa)

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  • Denaro-debito e Cabala: il maledetto trucco per schiavizzare i popoli

    Denaro-debito e Cabala: il maledetto trucco per schiavizzare i popoli

    Mercoledì, 2 Novembre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, banchieri, Cabala, Moneta Debito, satanismo, magia, schiavitù 

    Denaro-debito e Cabala: il maledetto trucco

    per schiavizzare i popoli

    Il nesso fondamentale tra cabala e pane quotidiano

    è costituito dal denaro ed in particolare dal

    meccanismo di creazione del denaro

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Moneta-debito e Cabala

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I misteri dietro la moneta-debito                           

    Roma – di Matteo Mazzariol – Il termine “cabala” affiora ogni tanto nelle cronache giornalistiche come l’ultima moda fatta proprio dal vip di turno – la rockstar Madonna ne è uno dei tanti esempi. La gente comune sostanzialmente non ne sa nulla, troppo occupata ad occuparsi di portare a casa il pane quotidiano. Errore gravissimo, perché, contrariamente ad ogni apparenza, cabala e pane quotidiano sono strettamente collegati. Vediamo di spiegare il perché. Il nesso fondamentale tra cabala e pane quotidiano è costituito dal denaro ed in particolare dal meccanismo di creazione del denaro. La cabala, in estrema sintesi, è una dottrina iniziatica plurisecolare, nata in ambiente ebraico, che, rigettando ogni fondamento del senso comune, propone all’uomo la salvezza al di là di ogni relazione con il divino oggettivamente inteso: 

                                     "nella cabala l’uomo si salva da solo, 

               attraverso una serie di riti, simbolismi e percorsi spirituali. 

                               Nella cabala l’uomo si sostituisce a Dio, 

        come artefice della morale ed anche come creatore ultimo delle cose, 

                  ed è per questo che essa in molti casi sconfina nella magia". 

     Moneta-Debito: essenza satanista della Cabala  

    La cabala abbraccia totalmente il “non serviam” di Lucifero ed è per questo che si pone su posizioni sataniste. Cosa c’entra il denaro con tutto ciò? C’entra, perché la modalità con cui oggi viene creato il denaro segue proprio questi procedimenti. 

             Il denaro infatti viene prodotto dal nulla, è oggi “fiat money”, 

                          in sostituzione del famoso “fiat lux” divino, 

    da una casta ristretta di “iniziati” o “sacerdoti” chiamati banchieri, 

           secondo un procedimento “magico” di creazione dal nulla, 

                                     proprio della visione cabalistica. 

     Il gran segreto dei seguaci del male                       

    Proprio come la cabala, questo procedimento, malgrado sia oggettivamente constatabile da tutti, viene tenuto religiosamente segreto, tanto che la maggioranza della popolazione ne è totalmente all’oscuro. Proprio come la cabala, esso promette ai propri “adepti” la salvezza ed il potere sulla realtà ed un controllo totale sui non iniziati, che vengono lasciati vivere nell’oscurità dell’ignoranza. Le banche centrali e le banche commerciali, proprietà di privati, hanno infatti il potere assoluto e monopolistico di creare moneta dal nulla, che imprestano poi a Stati e cittadini, i quali nella totale inconsapevolezza si ritrovano poi con il falso obbligo morale di ripagare questi debiti, principalmente attraverso le tasse. Che fare, quindi?

     Che fare?                                                                      

    Primo: tutti i cittadini, prima di assoggettarsi ad una vita di stenti e di debiti, dovrebbero almeno andare a verificare quale sia il meccanismo attraverso cui il denaro viene creato, per poi

                                           liberarsi definitivamente

                        dall’obbligo morale di ripagare un debito

       che si basa su una truffa ed un inganno del tutto immorale.  

    Secondo: per comprendere a fondo il meccanismo attraverso cui il denaro viene creato i cittadini dovrebbero almeno avere un’infarinatura del pensiero magico alla base della cabala, pensiero che cozza profondamente con i principi di identità e non contraddizione su cui è basata la nostra civiltà e la cui logica perversa di per sé sfugge a chi ragiona e pensa secondo i sani principi del senso comune e della ragionevolezza. Terzo; la questione monetaria, lungi dall’essere meramente un’arida questione economica, è fondamentalmente una questione di etica e morale sociale, e tutti coloro che si occupano a vario titolo di queste discipline dovrebbero essere i primi a prendere posizione contro quello che si può definire a tutti gli effetti una truffa colossale ai danni dei cittadini: questo infatti rappresenta oggi il denaro-debito bancario, che sta trascinando in una crisi profonda l’umanità intera, attraverso un trucco monetaria in perfetto stile Harry Potter.

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

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    La Massoneria, nemica della Regalità di Gesù Cristo / 1

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    Dacci oggi il nostro rating quotidiano e non rimettere il loro spread

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  • III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    Lunedì, 31 Ottobre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, banchieri, Medici, San Tommaso d'Aquino, Dante Alighieri 

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo

    il posto più adeguato per i banchieri?

    Lo snaturamento dello strumento denaro: origini e cause

    dell'usura in San Tommaso d'Aquino e Dante

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Lo snaturamento del denaro (contro-natura)    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Il denaro è uno strumento finalizzato a permettere gli scambi di beni e servizi. Non è una merce tra le altre merci ma un simbolo che consente lo scambio di merciNel momento stesso in cui il denaro diviene invece una merce, con un costo (interesse) ed un suo “mercato”, esso immediatamente viene “snaturato”, perde cioè la sua natura e si trasforma in qualcosa di diverso, appunto “contro-natura”, fonte di gravi malesseri sociali ed economici. Questo snaturamento è cioè che percepiamo tutti noi quando ci rendiamo conto che lavoro ed intraprendenza produttiva individuale e collettiva soccombono oggi al potere del denaro, con tutte le conseguenze negative della disoccupazione, della precarietà lavorativa, della perdita del potere di acquisto, della cronica instabilità economica, cioè con una sostanziale inversione di quello che il nostro senso comune ci indica come l'ordine naturale della cose. Chi produce (senza alcuna riserva aurea – Ndrdenaro dal nulla (i banchieri) detiene oggi un potere reale immensamente superiore a chi produce beni e servizi reali e concentra nelle proprie mani la maggior parte delle risorse della terraQuello sopra esposto è il pensiero che ha caratterizzato la tradizione del pensiero occidentale, a cominciare da Aristotele, per continuare con Cicerone e Seneca, ed approfondirsi ulteriormente con l'avvento del cristianesimo ed i padri della Chiesa.

     San Tommaso e Dante su sodomia e usura          

    San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri sulla stessa linea concepiscono sodomia ed usura, intesa quest'ultima come ogni minimo prestito ad interesse, come due aspetti diversi di un unico “peccato mortale”: l'opposizione gravissima sia alla legge naturale sia alla legge divina. Entrambe infatti si oppongono alla realtà delle cose, pretendendo la sodomia di trasformare ciò che è naturalmente fecondo in qualcosa di sterile e l'usura di trasformare ciò che è naturalmente sterile – il denaro di per sé non produce nulla – in qualcosa di magicamente fecondo (l'usura). In entrambi i casi, sostengono San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri, le conseguenze per il bene comune , cioè per l'equità e la giustizia dell'ordine sociale, oltre che per l'anima dei singoli, sono appunto mortali. Nella Divina Commedia ritroviamo così i sodomiti e chi presta denaro ad interesse (usurai) nello stesso girone infernale (il III cerchio del VII girone), dove si trovano i violenti contro la natura. Così si esprime Dante:

                                 “l’usuriere altra via tene,

                per sé natura e per la sua seguace dispregia,

                              poi ch’in altro pon la spene”

    (“l'usuraio percorre un'altra strada, egli disprezza la natura in quanto tale e riguardo all'operosità, dal momento che ripone in altro (e non nel lavoro) la sua speranza”. L'usura, quindi, come perdita del senso di realtà e quindi estrema “ubris” luciferina e necrofilaInteressante anche notare come usura e sodomia sembrano essere stranamente anche oggi accoppiate, non nell'essere allocate in qualche girone infernale ma nell'essere entrambe particolarmente foraggiate e supportate dalle centrali finanziarie internazionali che reggono il mondo.

      La ricchezza del pensiero aristotelico-tomista   

    Se osserviamo la società in cui viviamo, il ruolo perverso ed invasivo che la finanza ed il denaro in genere hanno assunto rispetto all'economia reale, grazie alla diffusione pervasiva ed alla legalizzazione del prestito ad interesse, la visione del pensiero aristotelico-tomista appare alquanto illuminante ed in grado di aiutarci a comprendere le radici della crisi attuale ed anche ad indicarci una strada per una sua possibile soluzione. Come mai invece oggi, anche in ambiente cattolico, il prestito ad interesse viene considerato lecito ed il termine “usura” viene relegato solo ad una richiesta “eccessiva” di interessi? Che cosa è successo dai tempi di Dante ad oggi? Il fatto che fu Leone X, nel XVI secolo, appartenente alla famosa famiglia dei banchieri fiorentini Medici, uno dei primi papi che incominciò ad annacquare la posizione tradizionale della Chiesa Cattolica, ci può dare qualche indizio. La questione comunque è di rilevante importanza e merita di essere approfondita.

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Hilaire Belloc, capitalismo e socialismo, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, Famiglia, Proprietà popolare della moneta, Capitale e lavoro, superamento della partitocrazia, rete sovrana, bluff della democrazia in rete 

    5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    "Tutto deve cambiare perchè tutto rimanga come prima"

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    M5S - il diversivo utile ai poteri forti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il "cambiamento" del M5S e l'oscura alleanza    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Le cose vanno male. Non ci vuole un genio per capirlo. Tutti quindi, naturalmente, sono per il cambiamento. Chi oggi in Italia sembra incarnare la possibilità di un cambiamento reale? Il Movimento 5 Stelle. Si percepisce che, per varie ragioni, Beppe Grillo ed i suoi accoliti potrebbero infatti presto giungere al governo. La questione che si pone è molto semplice: un cambiamento in questa direzione sarebbe un vero cambiamento od un cambiamento per non cambiare niente? Il Movimento DIstributista Italiano ritiene che la crisi attuale abbia radici profonde e ben precise: l'affermazione dell'alleanza perversa tra capitalismo e social-comunismo con il progressivo spossessamento di potere reale del cittadino medio. L'oligarchia finanziaria ed l'oligarchia burocratico-amministrativa statale stanno realizzando quello "Stato servile" che Hilaire Belloc preconizzò nel lontano 1913 e che si attua attraverso la sempre maggiore concentrazione di potere e proprietà nelle mani di pochi.

    Se non c’è una ragione per vivere

      Le 4 direttive del distributismo                             

    Vero cambiamento ci potrà quindi essere quando si invertirà questa direzione di marcia e si incomincierà a puntare ad una società distributista, in cui la proprietà produttiva ed il potere decisionale reale verranno "distribuiti" sempre più equamente nel corpo sociale. In concreto 4 sono le direttive da seguire: 1) ridare alla famiglia una sostanziale indipendenza e capacità di autosostentamento 2) unire capitale e lavoro, per garantire prosperità, ottimizzazione dellla produzione e quindi massima creazione della ricchezza reale (beni e servizi utili) 3) superare la partitocrazia e ridare ai cittadini, divisi per comparto lavorativo, il potere di decidere 4) abolire il denaro-debito bancario e creare uno strumento monetario che nasca di proprietà dei cittadini e si metta al servizio del lavoro (prerogativa che si sposa, unitamente alle altre. alle teorie auritiane e alla Dottrina Sociale della Chiesa, condensata in mariera mirabile nelle encicliche Quadragesimo Anno e Rerum Novarum – Ndr).

      L'ingannevole e inconsistente proposta M5S      

    Purtroppo nulla o quasi nulla di tutto ciò nel programma dei 5 StelleNulla sulla famiglia, nulla sull necessità di riunire capitale e lavoro, nulla sulla necessità di superare con l'istituzione di nuove forme di rappresentanza la macchina dei partitinulla, soprattutto, sulla necessità di abbattere al più presto il denaro-debito. Prevalgono invece una serie di proposte che sembrano emesse dall'ufficio tecnico della BCE piuttosto che da paladini della vera giustizia sociale: risparmi, taglio delle spese, diminuzione degli stipendi dei politici mentre ancora una volta nulla, per esempio, sugli stipendi miliardari dei manager delle multinazionali o delle banche, nulla o quasi nulla su una riforma seria e strutturale di quello stesso sistema finanziario che ci ha condotto sull'orlo del baratro, sistema finanziario che ha accumulato immense ricchezze a spese della popolazione.

     Vuota ossessione per la "democrazia in rete"       

    Prevale invece un'ossessiva insistenza sui possibili benefici della rete, in perfetto stile tecnocratico, dimenticando che essa al massimo può costituire solo uno dei vari strumenti al servizio del bene comune e come tutti i mezzi può anche essere asservita a fini poco positivi, quali il controllo sociale ed il totalitarismo. Sono queste le motivate argomentazioni e le evidenze che, al di là di ogni sterile preconcetto, ci spingono a ritenere che il Movimento 5 Stelle, come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, rappresenti solo un diversivo, utile ai poteri forti, per convegliare la sacrosanta protesta della gente verso un binario morto e perpetuare l'antico motto gattopardesco:

                                               "tutto deve cambiare

                                perchè tutto rimanga come prima".

     

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

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