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  • La Chiesa di Cristo e l’altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

    La Chiesa di Cristo e l’altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

    Lunedì, 1 ottobre / 2018

    – di Patrizia Stella e Sergio Basile  

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella,  Chiesa, Modernismo, Concilio Vaticano II, massoneria 

    La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa, quella inutile.

    Anzi pericolosa

    Che fare in questo momento storico di confusione?

     

    di Patrizia Stella e Sergio Basile 

    La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa                         

    Roma – di Patrizia Stella e Sergio Basile Che la Chiesa Cattolica stia attraversando un periodo di gravissima crisi, peraltro lungo e senza che se ne possa ancora intravedere la fine, è sotto gli occhi di tutti e chi osasse dire che tutto va bene rischierebbe di vedere perfino le pietre alzarsi e protestare. Tale crisi si acutizzò col celeberrimo dopo Concilio, dal 1963 in avanti, ma fu preparata con scientifica cura già con la costituzione del Consiglio Federale delle Chiese (1), istituzione ecumenica e giudaico-protestante finanziata dai banchieri talmudisti d'estrazione ebraica.  Degna di nota anche l'opera di infiltrazione nei seminari cattolici di mille e cento falsi preti massoni (comunisti), in attuazione di un piano architettato dal Partito Comunista Americano negli anni Cinquanta e di cui parlò in maniera dettagliata, nel suo libro autobiografico "The School of Darkness" (vedi articoli giù in allegato) Bella V. Dodd, ex dirigente del CPUSA – partito comunista degli U.S.A. – poi convertitasi al Cattolicesimo. Risalendo lungo il fiume dei secoli, possiamo ricondurre il complotto anti-cristiano, addirittura al primo secolo dopo Cristo, ed in particolare al "Patto del Tempio di Salomone", successivo alla distruzione di Gerusalemme e alla contestuale diaspora del popolo ebraico. Centrali furono, poi, la Riforma Luterana e gli attacchi dei grandi eretici della storia (Ario, Calvino, ecc..) e successivo, correlato, riassetto dell'architrave giudeo-massonico nel ben lontano 1717, data della fondazione della Gran Loggia Madre d'Inghilterra a Londra. Si arrivò, dunque, all'avanzare lento, progressivo ed inesorabile di tali eresie, fino all'esplosione di tutte le perversioni anticristiane proprio in quest'ultimo decennio.  Gli eretici trovarono un validissimo appoggio nello strumento della moneta-debito (emessa dal nulla e a debito dei popoli, da meri privati: prima causa del tracollo delle monarchie cattoliche europee, per "debiti" indotti) posto nelle mani del mondo protestante e della Corona Inglese, con la nascita della Banca d'Inghilterra (1694-1717).

                                      Quindi possiamo parlare legittimamente

                                 di un attacco mirato al cuore del Cattolicesimo,

                             plurisecolare  e caratterizzato da fasi ben cadenzate

          perpetrate da menti sottili quanto perverse, con un preciso fine religioso:

                     annientare il Cattolicesimo e schiavizzare il resto dell'umanità.

    C'è poi chi vede – probabilmente a ragione – il massimo del decadimento, non solo della civiltà cristiana in genere ma della stessa Chiesa Cattolica, proprio dal momento dell’insediamento di Bergoglio sul soglio pontificio. Si, perché anche se si vuole affermare con fare ottimista che certe malvagità – gravissime omissioni, peccati, abomini, omosessualità, imbrogli, omicidi, perversioni, tradimenti, ecc. – sono sempre esistite, sta di fatto che prima c’era almeno la viva consapevolezza che tutto questo fosse male e si cercava comunque attraverso il discernimento, un sincero pentimento; si trovavano ancora, e in gran numero, santi sacerdoti che ti assolvevano solo dopo determinate e ben precise condizioni.  Adesso invece, con l’avvento al soglio pontificio di cardinali modernisti e giudeo-massoni, purtroppo,

                 non solo stiamo assistendo al progressivo crollo di tutti i baluardi di protezione

                                                            contro l’avanzata del male

                          – per farci stupidamente sommergere da una valanga di malvagità –

        ma vediamo che l’iniquità e l’impudicizia dilagano. L’omosessualità è considerata normale,

                                                     anzi – in diversi casi – è auspicabile.

                     Vedi le recenti dichiarazioni dell'alto prelato vaticano Padre James Martin (2).

                                           (vedi foto in copertina: la prima in basso a destra)

    (1) Cfr.: Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale (2) Cfr.: Dal metal al gay – Padre James Martin: chi è costui?

     La funzione della Chiesa                                                    

    Ormai – come predissero molti santi e mistici di diverse epoche – l’abominio della desolazione è entrato nel Tempio Santo di Dio, soprattutto da quando vediamo una Chiesa distratta per copione, rammollita e inutile; una contro-chiesa che si inginocchia e obbedisce ai poteri forti di questo mondo, con i quali sottoscrive false alleanze di pace che altro non sono che vili tradimenti e rinnegamenti della propria fede, alla faccia di quelle migliaia di santi martiri che hanno dato la vita per gli stessi ideali adesso “accantonati” con tanta superficialità da Bergoglio & soci. Si pensi ad esempio alla stessa, vergognosa, linea iper-immigrazionista della chiesa modernista, che strizza l'occhio alle ONG mondialiste e al piano giudeo-massonico di colonizzazione dell'Europa cristiana e mescolamento razziale indotto (Piano Kalergi), attraverso il cavallo di Troia islamico, condotto all'interno delle mura "della città" dalla giudeo-massoneria internazionale che guida le danze. Si pensi ancora alla "chiesa filo-europeista" che non osa minimamente né mettere in discussione i trattati europei, né tantomeno parlare chiaramente di usura bancaria e moneta-debito, limitandosi ad avanzare slegati e generici proclami contro l'economia che uccide… Ovviamente l'economia iniqua è una naturale conseguenza dell'usura monetaria, ma i vertici del Vaticano, allineati ai dogmi dell'Ue e del Fondo Monetario Internazionale, sembrano stranamente non accorgersene.

                   Allora viene da chiedersi “A che serve l'altra Chiesa? Quella inutile?”

    Indubbiamente occorre avere molto discernimento. Infatti bisogna considerare almeno tre punti di analisi: (A) Se parte della Chiesa diventa inutile (dal momento che nella Chiesa di Cristo si è innestata una pianta malata e modernista, che ha instaurato una perfetta intesa con i potentati ebraico-protestanti, i poteri forti e le altre religioni) ipso facto tale "contro-chiesa" diventa anche pericolosa perché anziché offrire ai fedeli acqua fresca di sorgente proveniente dalla volontà di Dio, dai Sacramenti e dalla Liturgia,

                   offre acqua putrida, anche se presentata in vasi di cristallo

             per ingannare ancora di più coloro che si abbeverano come idioti

                                                    a queste falsità. 

    (B) Necessita rendersi conto della graduale demolizione che Bergoglio e il suo staff, dietro i paraventi mediatici, stanno compiendo a danno di tutti gli organismi e i baluardi della Chiesa, dai Sacramenti – in primis la Santa Messa – ai Comandamenti, alle virtù, per scendere sempre più in basso verso la demolizione del sacerdozio, della vita consacrata e perfino dei monasteri: che saranno assoggettati a nuovi regolamenti che li distruggeranno da dentro per lasciare i poveri consacrati/e alla mercè del mondo, mentre i loro beni verranno incamerati dai potentati che ispirano la contro-chiesa. Emblematico, tra tutti, è il caso dei "Francescani dell'Immacolata" (C) Necessita rendersi conto che molti uomini della gerarchia ecclesiastica di vertice stanno picconando inesorabilmente tutta la struttura della Chiesa Cattolica, non solo per gettarla nelle braccia di Lutero, ma peggio ancora, negli artigli del diavolo.  Alcuni di loro, simpatizzanti per la massoneria e i suoi "valori", adorano satana direttamente o indirettamente, giocandosi l’anima per tutta l’eternità.

     Bergolgio e l'incarico all'eretico Enzo Bianchi             

    Come non inorridire davanti all’incarico affidato da Bergoglio ad Enzo Bianchi, priore laico ed ecumenista convinto in odore (puzza) di eresia? Egli dovrà dirigere un ritiro nientemeno che mondiale per sacerdoti proprio ad Ars, città francese del santo curato. Proprio quel santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney fedelissimo alla Chiesa e soprattutto al sacramento della Confessione per il quale passava giorno e notte a disposizione delle anime!

    Se ci fossero ancora dubbi sul fatto che Enzo Bianchi sia un eretico lampante e dichiarato,

    basta ascoltare le mirate contestazioni teologiche del prof. Mons. Antonio Livi su GloriaTV (3),

                       e come prova inconfutabile, basta leggere l’ultimo suo libro

                               “Gesù, il profeta che raccontava Dio agli uomini”

     per capire che considerazione abbia il "priore" Enzo Bianchi di Gesù Cristo, vero Figlio di Dio! 

              Nient'altro che uno dei tanti profeti che parlano di un dio qualunque, ecumenico,

                          che piaccia a tutti e non scontenti o scomodi nessuno.

    (3) Cfr.: Mons Antonio Livi Oriente Occidente 21 03 2016 – YouTube

      La contro-chiesa inutile è pericolosa!                            

    La contro-chiesa inutile è pericolosa, molto pericolosa perché è una chiesa falsa, la proiezione del "mondo" e dunque di satana, il suo "principe". Gesù dice “Chi non è con me, è contro di me”. La Vera Chiesa di Gesù sta soffrendo le pene del Venerdì e del Sabato Santo, nel silenzio di un Dio che sembra non esistere, che sembra lasciare i suoi fedelissimi, i martiri che hanno dato la vita, la reputazione, la dignità per il Regno di Dio, alla mercé del potere delle tenebre.

                                             E' questa l’ora della prova!

             Ma è anche l'ora della grande vittoria se la nostra fede non vacilla,

                  se riusciamo a fare atti di fede e di abbandono in Gesù Cristo,

                                        nella Madonna, in San Giuseppe,

                     nei nostri santi affinche’ vengano in nostro soccorso

                            e non ci lascino a lungo in questa tempesta.

    Si, perché di solito, ai credenti che vivono questa sofferenza dello spirito, neppure vengono risparmiate le altre tipologie di sofferenza, in questa dura notte oscura dove sembra che la vittoria di satana sia ormai assicurata: malattie, lutti, dissesti economici, suicidi, tradimenti degli amici e degli stessi parenti, perdita del lavoro, emarginazione, ecc. , tanto da mettere a prova anche la fede: “Ma dove sei o Signore che non mi ascolti?”. E’ davvero l’ora delle tenebre, di quella prova terribile che è l’abbandono che lo stesso Gesù, come uomo, provò sulla croce quando disse: “Dio mio! Dio mio! Perché mi hai abbandonato?”.

               Ma è anche l’avvento luminoso che prelude alla vera Luce,

               alla vera Grazia, alla Risurrezione, al trionfo di Gesù Cristo

                                            e della sua vera Chiesa.

      Il Venerdì e il Sabato Santo che preludono alla Domenica senza fine!

     Rimanere fedeli come una roccia alla Vera Chiesa        

    Quando la Chiesa va male, tutto il mondo va male! Come possiamo infatti constatare intorno a noi, colui che combatte per la giustizia umana e sociale viene avversato da tutta una marea di gente iniqua che gli vuole sputare addosso per eliminarlo! D’altra parte, come può andar bene e secondo giustizia una società civile quando quella religiosa, la Chiesa Cattolica (o almeno parte di essa) è diventa inutile e perfino pericolosa?  E’ impossibile!  Perché l’una segue l’andamento dell’altra come in una cordata di montagna. E come possiamo fare allora noi, piccolo gregge, davanti al dilagare di tanta iniquità e perversione? Semplice! Rimanere fedeli come una roccia, ancorati al Sacro Cuore di Gesù – supplicandolo di venire presto in nostro aiuto – e, finché ci sarà data la possibilità della Messa, andare a Messa anche tutti i giorni, se è valida: cioè se almeno la formula della Consacrazione non viene manipolata, col rischio che non avvenga la “Transustanziazione”. Altrimenti rifugiarsi nella preghiera del Santo Rosario quotidiano, come minimo i tre Santi Rosari che la Chiesa recita da secoli – “GAUDIOSI, DOLOROSI E GLORIOSI” – e che hanno salvato i cristiani da molte calamità, soprattutto dall’invasione islamica, come nella battaglia di Lepanto nel 1571 di cui ricorre prossimamente l’anniversario (7 ottobre) e in quella di Vienna nel 1683. Dalla fedeltà di pochi saranno salvati molti, dice il Salmo, e pertanto chiediamo a Gesù il dono della Fede, di non perdere mai questo dono prezioso e meraviglioso che ci fa capire come

                                        solo attraverso la croce di Gesù

             abbiamo la possibilità di salvare noi stessi e una marea di gente

                       che viene illuminata dalla Grazia dello Spirito Santo

                         per godere per sempre di Dio nella Vita Eterna.

     

    Patrizia Stella / Sergio Basile  (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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     Video e link correlati                                                 

    Mons Antonio Livi Oriente Occidente 21 03 2016 – YouTube

    Disorientamento pastorale. Conferenza di Antonio Livi e Danilo Quinto

    Enzo bianchi e la liturgia, storia di una stereotipata e noiosa visione modernista

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  • Don Floriano Pellegrini – Riflessione sull’errore (e l’orrore) dell’ecumenismo

    Don Floriano Pellegrini – Riflessione sull’errore (e l’orrore) dell’ecumenismo

    Giovedì, 2 novembre/ 2017 

     di Don Floriano Pellegrini – 

     Redazione Quieuropa, Don Floriano Pellegrini, Ecumenismo, errore, modernismo, Astana  

    Don Floriano Pellegrini – Riflessione sull'errore

    (e l'orrore) dell'ecumenismo

    L'insana ed anti-evangelica tentazione sincretista ed ecumenica

    per il dialogo ad oltranza (e ad ogni costo) e l'unità forzata

    di tutte le religioni

     

      "Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole,

    uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.

       In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra

                       avrà una sorte più sopportabile di quella città".

                           (Vangelo secondo S.Matteo, Cap. 10, 14-15)

     

    di Don Floriano Pellegrini

    L’ORRORE DELL’ECUMENISMO - LA PIRAMIDE (MASSONICA) DI ASTANA
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     L'Ossessione per il dialogo sincretista                  

    Belluno – di Don Floriano Pellegrini – Una delle cose che, al tempo del seminario, cercavano in tutti i modi di ficcarci in testa era il dialogo. Tant’è che io stesso, entusiasta, anni dopo, stampai un opuscolo su quell’argomento. Poi cominciai ad aprire gli occhi e ragionare con la mia testa. Mi risultò chiaro che il dialogo che ci chiedevano non era con tutti; con gli Ebrei, i Luterani, gli Ortodossi, i Valdesi, gli atei sì; adesso dicono che va bene anche con i Mussulmani.

      Ma guai a dialogare con i Testimoni di Geova, gli Avventisti e, soprattutto,

      gli amanti del catechismo e della liturgia di prima del Concilio: apriti cielo!

            Anzi, bisognava distruggere quello che era di prima del Concilio,

                          anche se opere di grandi santi e grandi studiosi.

    Fatte salve, come ovvio, alcune eccezioni per gli autori ritenuti ancora passabili. Don Francesco Cassol raccolse e mi portò oltre 5 mila libri, con grandi spiegazioni, spiritualità elevate, testi musicali fondamentali (si pensi solo al Dies Irae): tutto materiale che doveva andare al macero! Il che significa che molti più libri, semplici e preziosi, sono stati effettivamente buttati via; e questo solo nell’ambito della nostra piccola diocesi di Belluno-Feltre.

     L'incantesimo della menzogna propagandata      

    Bisogna perciò rompere l’incantesimo della menzogna propagandata: qui non si tratta di "dialogo" con Ebrei, Protestanti, Mussulmani ecc.. Qui si vuole cambiare profondamente l’identità della Chiesa Cattolica (Universale), renderla un qualcosa di diverso da quello che era sempre stata fino al Concilio. È necessario, come cattolici che non vogliono tradire la Tradizione, cioè se stessi,

              prendere le più complete distanze da questa nuova pastorale,

      portata avanti all’interno della Chiesa con mentalità che in qualche modo

                      è un vero e proprio tradimento della Chiesa stessa.

    Perché non ci lasciano più dire che Lutero è stato un eretico? Perché si continuano a fare, a tutti i livelli, convegni in suo onore?

     La Piramide di Astana: tempio dell'ecumenismo 

    Emblematici, in tal senso, sono gli incontri ecumenici tenuti, da qualche anno a questa parte, all'interno della grande piramide – massonica – di Astana, capitale del Kazakistan: indicata da più fronti come l'occulta futura capitale del Nuovo Ordine Mondiale o Repubblica giudeo-massonica universale (Vedi foto di copertina e articolo in allegato – Ndr).

          La grande Piramide – detta Piramide della Pace e dell’Accordo –

                           è stata edificata proprio per ospitare il

                       Congresso dei capi delle Religioni Mondiali,

      al fine di realizzare l'obiettivo principale del sincretismo massonico:

                 dar vita ad un’unica religione mondiale luciferina

    puntando – in particolar modo – all'annacquamento ed alla progressiva "scomparsa" del Cattolicesimo. Tutti questi inquietanti elementi dovrebbero farci riflettere e correre ai ripari! Smettiamola, dunque, con questi indigesti minestroni ecumenici! Fermiamo questo assurdo, per amor di Dio, e

             torniamo alla dottrina, alla liturgia e alla pastorale seria,

                         solida, studiata ed elaborata per secoli.

    Smettiamola di ripetere pappagallescamente le enormi stupidaggini "etichettate" – con falsi trionfalismi ed enfasi – sotto il termine di ecumenismo!

    Don Floriano Pellegrini (Copyright © 2017 Qui Europa)

    partecipa al dibattito:

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    Mercoledì, 16 Novembre/ 2016    – di Elizabeth Dilling (1894-1966)  –  Redazione Quieuropa, Elizabeth Dilling, Piero Pisani, Centro Sa Giorgio, esoterismo, Cabala, Kabbalah, Ebraismo, Satanismo, Zohar, Spinoza, Marx, Darwin, Induismo, Gnosticismo, Panteismo, Sefirot, National Conference of Christians and Jews  Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, culla di gnosticismo, sincretismo, darwinismo, marxismo / 2 Cabala: alienazione e detronizzazione di Dio: glorificazione luciferina […]

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    “Per padre il Diavolo”: introduzione al problema ebraico, secondo la tradizione cattolica

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    martedì, 23 maggio/ 2017    Per padre il diavolo, di  Don Curzio Nitoglia Invito alla lettura di Padre Pablo Natalucci  Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, ebraismo, massoneria, per padre il diavolo, problema ebraico, Padre Pablo Natalucci   "Per padre il Diavolo": introduzione al problema ebraico, secondo la tradizione cattolica di Don Curzio Nitoglia   Invito alla […]

  • La Messa è finita? Strategia modernista per destabilizzare la Chiesa

    La Messa è finita? Strategia modernista per destabilizzare la Chiesa

    Martedì, 31 ottobre/ 2017 

    – di Roberto Pecchioli –

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Ius soli, propaganda in Chiesa, Martin Lutero, modernismo  

    La Messa è finita? La strategia del club modernista

    per destabilizzare la Chiesa Cattolica

    La ONLUS modernista di Galantino e "fratelli"

     

    di Roberto Pecchioli

    STRATEGIA DEL CLUB MODERNISTA
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Propaganda in Chiesa: dallo Ius Soli a Lutero    

    Roma – di Roberto Pecchioli   In una parrocchia del quartiere genovese della Foce chi entra nel tempio trova al posto degli annunci sacri un paginone del quotidiano Avvenire pieno di fotografie di bambini di tutte le razze. Sono, dice la didascalia del giornale dei vescovi, gli italiani che non hanno ancora la cittadinanza.

                           Propaganda politica sfacciata per lo ius soli.

    Su alcuni fogli di lettura distribuiti nel mese di ottobre in diverse chiese campeggia la figura di Martin LuteroCi auguriamo che le convinzioni in materia di cittadinanza non siano ancora oggetto di una nuova dogmatica, anche se qualche sacerdote incauto ha già sostenuto che è “contro il Vangelo” chi non è schierato per l’accoglienza indiscriminata degli stranieri. Più grave ci sembra l’enfasi positiva, la riscoperta entusiasta di Martin Lutero, il padre del protestantesimo. Il solito monsignor Galantino è arrivato ad affermare che l’opera dell’uomo di Wittenberg fu “un dono dello Spirito” (vedi qui Riforma “un evento dello Spirito” ?). Poiché è scritto con la maiuscola, deduciamo che intendesse lo Spirito Santo, ex terza persona della Trinità, ex Paraclito (consolatore), disceso nella Pentecoste su Maria e gli Apostoli a suggellare la fondazione della chiesa di Gesù nella sua natura veritativa e apostolica. Dunque, per cinque secoli la Chiesa cattolica, a proposito della quale la particella “ex” sembra l’unica in grado di spiegarne la deriva, ha considerato eretico, nemico, impostore qualcuno che in realtà oggi, illuminati da una conoscenza più ampia, riconosciamo come un dono di DioContrordine, compagni! come nelle vignette di Giovannino Guareschi che deridevano la credulità dei comunisti del suo tempo, quelli dell’obbedienza, cieca, pronta, assoluta. Siamo troppo ignoranti della dottrina, troppo lontani dalle sottigliezze clericali: confessiamo di non saper rispondere a tono al dotto arcivescovo calabrese. Peraltro, conterraneo di Gioacchino da Fiore, secondo Dante “di spirito profetico dotato”, banditore di una millenaristica era dello Spirito Santo, il cui centro fu l’idea in cui a ogni persona della Trinità corrisponde un evo storico: così al Padre corrisponde l'epoca precedente la venuta di Cristo e il Vecchio Testamento; al Figlio l'epoca di Cristo e della Chiesa con il Nuovo Testamento; allo Spirito Santo un tempo futuro ma forse già presente, l'età dello Spirito.

     La Pace non come la dà il mondo, la do a voi!     

    Di questo Spirito è evidentemente parte Martin Lutero. Doctores tiene la Iglesia, recita un proverbio castigliano, dottori e sapienti ha la Chiesa, chi siamo noi per opporci a Nunzio Galantino? Epperò, a forza di contrordini, di precisazioni, modernizzazioni, mutamenti di tono, nuove liturgie, maquillage e rincorse affannose per farsi accettare nell’Occidente contemporaneo, fughe in avanti (avanti?) che cosa è rimasto della fede cattolica?  Dopo aver scambiato “un segno di pace” e, per i più osservanti, aver ricevuto la particola (il Corpo di Cristo!) direttamente in mano e non sempre da un consacrato, la Messa è finita. Andate in pace, invita benedicente la voce del prete. Il fatto è che perfino sulle parole non ci si intende più. Vi lascio la pace, vi do la mia pace, disse nel vangelo di Giovanni il fondatore (lo chiamiamo così per brevità, giacché pare ormai dubbio anche ai consacrati che Gesù fosse il figlio di Dio). Aggiunse tuttavia “non come la dà il mondo la do a voi”. Qui il dente duole, poiché il problema del cattolicesimo sembra essere un penoso senso di inferiorità rispetto al “mondo”, l’incubo di non essere al passo con i tempi, di affermare, proclamare, credere qualcosa che il tempo presente e l’uomo occidentale contemporaneo non solo non riesce a credere, ma neppure ascoltare. André Frossard, scrittore e giornalista francese protagonista di una profonda conversione ed autore di un libro oggi pressoché dimenticato, Dio esiste, io l’ho incontrato, scrisse: “Sì. Il Cristianesimo è morto in molti sensi, ma si è dovuto attendere il secolo XX per vederlo morire di paura. Di paura davanti al mondo. Il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza”.

     LA ONLUS modernista di Galantino e "fratelli"    

    Il secolo XXI sembra quello che rilascia il certificato ufficiale di morte, con tutti i timbri in regola, valido per rivendicare l’eredità materiale, che in Italia significa agevolazioni fiscali, otto per mille, sovvenzioni, partecipazione remunerata alle attività umanitarie e di mutuo soccorso, celebrazione di funerali e gentile invito alle cerimonie pubbliche. Un’agenzia tra le tante, quella più antica, una ONLUS per sovvenire urgenze umane, che non proclama più alcuna verità, questa parola così poco moderna, per nulla pluralista, tanto meno multiculturale. 

                            In quest’ottica, si comprendono assai bene

           interventi che in altre stagioni sarebbero stati tacciati di scandalo.

    Lutero può dunque essere un dono dello spirito come padre del soggettivismo e nemico della Chiesa-istituzione, e diventano allora normali passaggi simbolici di un mutamento di paradigma le parole pronunciate dal superiore dei gesuiti Arturo Sosa Abascal circa la veridicità del racconto evangelico (non c’erano le telecamere, al tempo di Gesù!) e quelle, altrettanto sconcertanti del cardinale Ravasi.

                      “Io ritengo che [Gesù] fosse un abile guaritore,

            ma certi miracoli sulla natura, come camminare sulle acque,

                    devono essere stati adattamenti degli evangelisti

                                     tratti dalle profezie bibliche”.

                                               (Cardinal Ravasi)

    Riflessi di un passato magico, anzi, nel linguaggio della sociologia, credenze ingenue.

     Il massone Guenon e l'élats d'esprit                           

    Forse non aveva tutti i torti, dopotutto, Lutero, a diffidare della ragione, che riteneva sempre nemica della fede, se l’affanno di scoprire tutto sul Gesù storico rende i biblisti degli increduli per mancanza di prove! L’attuale titolare del soglio di Pietro, poi, mette in guardia da un rapporto troppo stretto, diretto con Dio: singolare presa di posizione, da interpretare, paradossalmente, come un’estrema difesa cattolica dallo stesso Lutero (sola scriptura, sola fide) o più semplicemente il timore che quel che resta del popolo di Dio smetta definitivamente di credere ai suoi pastori e si rivolga, ultima ratio, direttamente al Padre. Del resto, se Lutero aveva ragione – gli viene riconosciuta dopo mezzo millennio – se anche l’Illuminismo non aveva tutti i torti, e qui il ritardo sarebbe di solo di due secoli e mezzo, perché credere ancora alle ragioni cattoliche, revocate (da pseudo-pastori – Ndr) una dopo l’altra? Domani, o dopodomani, cederanno il passo a quelle dei tempi, a nuovi états d’esprit, come (il massone – Ndr) Guénon chiamava le idee che preannunciano i grandi cambiamenti culturali. La Chiesa è sul mercato, ed i suoi rappresentanti tentano dunque di raggiungere i segmenti più vari della mutevole opinione pubblica.

                            Don Gallo affermava di credere nel vangelo di De Andrè.

    Perché no, in fin dei conti le opere del cantautore ligure non hanno bisogno di fede e,

                   per tranquillità del cardinale Ravasi, tutto è chiaro e dimostrabile.

                                                    Libera è l’interpretazione,

                                         anche i Vangeli una volta detti apocrifi

                                           sono accolti nella nuova narrazione.

                                                          Avanti, c’è posto.

     Banalizzazione post-moderna: deismo massonico   

    Tutto assomiglia ad una banalizzazione postmoderna: deismo del XVIII e XIX secolo, di matrice massonica. Dio esiste da qualche parte, è l’Architetto dell’universo, ma si disinteressa della sua creatura, dunque sta a noi farne ciò che più ci aggrada. Povero Agostino, con la sua Città di Dio distinta dalla Città dell’Uomo. E povero il buon Giacomino da Verona, l’ingenuo frate medievale autore di De Babilonia Civitate Infernali e De Ierusalem civitate celesti.  Anche la Massoneria, dunque, ha ragione, a gloria del Grande Architetto dell’Universo?

     Giudaizzazione del Cristianesimo                                 

    Tornano sinistramente a galla figure come quelle del gesuita tedesco Augustin Bea, impegnato ad annullare la distanza tra cristianesimo ed ebraismo. Qualcuno dei suoi accusò gli evangelisti di antisemitismo, un altro giunse ad affermare nella cattedrale di New York “noi non leggiamo più le numerose dichiarazioni di Gesù Cristo contro il suo popolo contenute nel Vangelo“. Dunque, almeno in parte, esso non è “parola di Dio” ed il popolo di Gesù non è l’umanità intera, ma la tribù israelita in cui nacque.  Nulla di strano, peraltro, se guardiamo a queste idee nell’ottica di teologi luterani come Bultmann e Harnack, impegnati sin dagli anni 30 del secolo passato a “demitizzare” i Vangeli, espungendo o privando di valore ogni elemento in qualche modo soprannaturale, dunque sgradito all’uomo moderno.

                        Il nuovo evangelismo diventava così l’esaltazione

    della figura di Gesù uomo storico, tracimando velocemente in ambito cattolico.

                       I teologi si sono trasformati così in periti settori,

                       autori di vere e proprie autopsie della Scrittura.

                          Le autopsie però si eseguono sui cadaveri,

          e la stessa lettura del Vangelo si è convertita in un’antologia,

                    un florilegio di prose scelte dalle quali eliminare

      tutto ciò che crea fastidio alle delicate orecchie contemporanee.

                     Il resto è ermeneutica, ossia interpretazione.

    Lutero vince su tutta la linea, anche se ai tempi supplementari, e non sono pochi coloro che tendono ad attribuire alle scritture un semplice significato morale. A quel punto, lo stesso clero (modernista e progressista – Ndr), oltre l’ammirazione per Gesù, finisce col diffondere stancamente, dal pulpito e nella pratica quotidiana, una religione in cui non crede più, con tutte le conseguenze del caso. Tutt’al più, il cristianesimo (secondo i membri della setta modernista – Ndr) resta una visione del mondo, depurata anche da una morale propria, poiché i “principi non negoziabili” sono stati messi da parte insieme con il loro ultimo difensore, Benedetto XVI.

           Una prova è il disimpegno della Chiesa, in Italia ed altrove,

                          sul fronte dell’ideologia omosessualista

    e rispetto a enormi questioni bioetiche come il cosiddetto “fine vita”

    sino al fastidio ed all’aperto osteggiamento dei credenti che non hanno abbandonato quelle trincee.

     Il Suo Regno non è di questo mondo                           

    Gesù stesso, infine, può essere facilmente indicato – e presentato all’incredulo mondo moderno – come un profeta, ovvero, a scelta, come un rivoluzionario, un agitatore sociale, un innovatore, dimenticando le sue stesse parole secondo le quali

                                il suo regno non è di questo mondo.

    Resta da valutare che cosa se ne faccia il mondo di un profeta tra i tanti, di un potente guaritore dotato di poteri paranormali (Ravasi dixit…: lo stesso della "vergognosa" lettera aperta ai "Cari fratellli massoni" – vedi qui La Chiesa & la Loggia. Il Cardinale Ravasi sul Sole 24 Ore). Per chi si attende ristoro etico e tranquillità dell’animo, ci sono Buddha e gli altri grandi orientali, mentre il supermercato della fede offre oggi prodotti spirituali (ci venga perdonato il linguaggio commerciale) al passo con i tempi e per tutti i gusti. C’è sempre il sincretismo liquido e rassicurante della “new age”, tanto adatta al Nuovo Ordine Mondiale.

                       Siamo entrati, dicono, nell’Età dell’Acquario,

         che sostituisce la precedente, posta “sotto il segno dei Pesci,

                                      il segno dell'era cristiana,

    il mito temporale all'interno del quale ricaviamo il nostro orientamento storico”, come rilevò James Hillman, uno degli intellettuali alfieri di questo spurio e falso spiritualismo.

     Age of Acquarius                                                             

    I meno giovani ricorderanno il famoso musical americano Jesus Christ Superstar, del 1973.  L’opera narra la vita di un Gesù umano, troppo umano ed impaurito, mentre il vero deus ex machina dell’azione è Giuda, freddo, razionale, non un traditore, ma colui che compie un destino predeterminato. Con lui Maddalena, innamorata e la madre Maria, un po’ defilata. Nessun miracolo da parte di Gesù, la cui dimensione trascendente non viene neppure sfiorata.

                   Significativamente, il brano musicale simbolo del musical fu

                                    Age of Acquarius, l’età dell’Acquario.

                         Molti credenti rimasero affascinati e conquistati

                                 dai messaggi di Jesus Christ Superstar,

                                         ma sarebbe bastato ricordare

                  il significato astrologico-esoterico dell’età dell’Acquario

    per spegnere ogni entusiasmo. New Age, come riferisce Gianluca Marletta nel prezioso volume Governo globale, è anche il titolo della rivista ufficiale americana del Supremo Consiglio del Rito Massonico Scozzese Antico ed Accettato.

     Colpi di coda dell'anticristo                                            

    Il panorama è sconfortante. Si diffonde un senso di solitudine, di sgomento per una fine annunciata e diremmo accettata come inevitabile, una Fortezza Bastiani ormai espugnata perché erosa dall’interno. Solo la fede può aiutare, quella che si regge sull’agostiniano Credo ut intelligam, et intelligo, ut credam:

                                  credo per comprendere,

                        e capisco affinché possa credere.

    Neanche nei peggiori incubi avremmo immaginato che un arcivescovo come Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, si sciogliesse in un accorato elogio di Marco Pannella, asserendo che il capo radicale, protagonista di tutte le battaglie anticristiane e contro la vita degli ultimi sessant’anni “ha speso la sua vita in particolare per gli ultimi”, ha lottato “per la difesa della dignità di tutti”. Paglia si è spinto sino ad auspicare che lo spirito di “Marco” resti “ancora vivo e ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, ma per questo nostro mondo.” Ognuno valuti secondo coscienza,

       come le parole di Bergoglio che considera Emma Bonino,

      madre superiora dell’abortismo e della cultura della morte,

                                      una grande italiana.

     Sette, logge e santoni                                                      

    Di recente, il vescovo di Modena ha diramato una circolare in cui si vieta di dare voce a quelli che definisce nemici della “Chiesa di Francesco”, riconoscendo implicitamente che la Chiesa non è di Gesù Cristo, ma solo la proiezione del suo vicario pro tempore. Intanto, è sempre più vero che il nostro tempo, come capì Chesterton, dimenticato Dio, è ogni giorno più disposto a credere a qualsiasi cosa, come dimostra l’abbondanza di maghi, sedicenti maestri spirituali, sette, santoni, fattucchieri di ogni genere, sino alle numerose trasmissioni frequentate da astrologi sulle principali reti televisive, personaggi generalmente abbigliati in maniera bizzarra, dai toni oracolari e spesso dall’ aspetto di ostentata ambiguità sessualeMa tutto si tiene, e chi siamo noi per giudicare, se dobbiamo prendere alla lettera Lutero, il nuovo “dono dello Spirito” che scrisse al suo amico ed esegeta Melantone

               “il Vangelo non ci dice che cosa dobbiamo fare.

                             Esso non esige niente da noi.

          Il Vangelo dice semplicemente credi e sarai salvato”.

                               (eresia di Martin Lutero)

    Dunque, non ci sono principi, più o meno negoziabili, e neppure sacramenti, e, ad essere conseguenti, è cancellato anche il peccato, poiché basta manipolare Agostino e concludere “pecca fortemente, ma più fortemente rallegrati in Cristo." Musica per le orecchie dell’individualismo che egli stesso contribuì a fondare, ma deserto morale e spirituale che non può essere colmato da un cristianesimo secolarizzato, alla carta come il menù del ristorante, rinunciatario e , perché non dirlo, incredulo dell’essenziale.

     La divinizzazione dell'uomo                                        

    C’è di più, ed è la constatazione che un cristianesimo di tal fatta non funziona neppure come succedaneo, concorrente o surrogato della mentalità dominante.

              Non vi è infatti motivo alcuno che l’uomo medio,

       liquido, consumista, drogato di un’idea volgare di libertà

                   come assenza di vincoli e responsabilità

         preferisca il neo cristianesimo ai materialismi in voga,

                        più invitanti, più liberali, corrivi,

            tagliati a puntino per un soggettivismo estremo

                                   in cui Dio è l’uomo.

    Basterebbe l’Abc del marketing per confermare che l’originale è sempre preferito alla sua imitazione, anzi, per usare il linguaggio industriale, alla sua contraffazione ingenua e fuori tempo massimo. Tanto più in un tempo in cui conta l’immagine, il marchio, la griffe, il brand. Ma la Chiesa (contaminata dal modernismo ed infiltrata da molti lupi travestiti da agnelli – Ndr) non crede più al proprio, di marchio, che pure ha duemila anni, ha improntato civiltà intere e risposto alle domande di verità e senso di interi popoli per generazioni. La messa è finita? (Chiediamocelo tutti in coscienza e non stiamo a guardare da meri spettatori inermi a questo triste spettacolo dell'intorpidimento dell'essere, dell'annullamento dell'anima, della chiusura delle porte dell'eternità – Ndr)

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    Venerdì, 13 ottobre/ 2017 

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Fede, Dio, Chiesa, Bergoglio, Modernismo, Verità  

    Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    La verità non può essere messa ai voti: analisi logica 

    di un Cristianesimo modernista che ha dimenticato 

    di ricordare le verità fondamentali della fede

     

    di Roberto Pecchioli

    TRISTE IL CRISTIANESIMO SENZA DIO
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Tacciono sul Creatore e sull'anima!                      

    Roma – di Roberto Pecchioli  Non siamo teologi, la nostra preparazione religiosa è quella di tanti italiani formati da modeste famiglie cattoliche e da quella che una volta si chiamava dottrina, gli insegnamenti del catechismo appresi in parrocchia. Siamo vissuti con le semplici formule da mandare a memoria, chiare e prive di sfumature: Dio è l’essere perfettissimo creatore del cielo e della terra. Retaggi del passato, affermazioni nette, apodittiche, che destano orrore nell’uomo moderno e che la Chiesa nasconde, trascura, tutt’ al più confina nell’allusione e nella disprezzata fede popolare.  Pensavamo queste cose assistendo, come è nostra abitudine mattutina, alle rassegne stampa televisive. Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, scrive di tutto, in particolare di immigrazione, ius soli, politica di governo e fatti internazionali, ma non nomina mai il nome di Diotanto meno parla di anima, del destino finale dell’uomo, di premio o castigo eterno. E’ un giornale, si potrebbe ribattere, il suo compito è fornire notizie. Vero, ma 

                               un foglio cattolico, espressione dei pastori 

                   di quello che un tempo avremmo chiamato popolo di Dio, 

                     dovrebbe diffondere e ribadire i fondamenti della fede 

                                   e porli alla base del giudizio sui fatti. 

    Capiamo poco delle questioni poste da alcuni porporati a Francesco, dubia che ci sembrano ragionevoli; ancor meno sappiamo valutare il merito della “correzione filiale” contenuta nel manifesto di 62 sacerdoti, professori ed intellettuali cattolici, al di là dello sconcerto per encicliche che parlano del Creato ma tacciono sul Creatore. Prendiamo atto, con tristezza, di ciò che osserviamo. Alla messa domenicale, le omelie sono spesso sciatte, frettolose, o al contrario inutilmente prolisse, ma, al di là di fornire un’interpretazione perifrastica delle scritture, nulla più di buoni consigli per una vita onesta e rispettabile. Manca il quid, che, nella fattispecie, è il senso di tutto.

     La grandezza di Gesù, il figlio di Dio              

    La grandezza di Gesù, il motivo profondo per cui quel giovanotto ebreo in tre anni di predicazione conclusa sulla croce ha cambiato la storia sta in un unico punto, la sua affermazione di essere il figlio di Dio. Senza di essa, tutto il resto, le parabole, il discorso della montagna, la sua stessa sofferenza durante il martirio che la Chiesa chiama Passione, non è che la vicenda ammirevole di un grande uomo, di un profeta, di un visionario o di un rivoluzionario propulsore di folle, ma non è religione, non è Verbo, non è Dio. Lo colse per primo Paolo di Tarso, nella lettera ai Corinzi: 

                                        “Ma se Cristo non è risuscitato, 

          allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede.”

    Ed aggiunse drammaticamente: “se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

     Un cristianesimo senza Dio?                              

    Ecco, ci sembra che quello presente sia un triste cristianesimo senza Dio. Si esalta la figura di Gesù Cristo, la si considera un grande esempio da cui scaturisce un’etica, una serie di modelli comportamentali, ma ciò che resta ai margini, quello cui tutt’al più si allude senza troppa convinzione, è l’annuncio – l’evangelo o, con una parola difficile, il kérigma, ovvero la proclamazione della morte e resurrezione di Gesù Cristo. Fuori da ciò, il cristianesimo non è che una narrazione suggestiva, la straordinaria avventura, umana ed esclusivamente umana, del figlio del falegname di Nazareth e della giovane Maria. Quando il “papa nero”, Sosa Abascal superiore dei Gesuiti – e gesuita fu lo stesso Bergoglio – afferma senza vergogna che dei fatti narrati dal Vangelo non vi è certezza, a partire dalla resurrezione, in quanto “non vi erano telecamere”, si è già fuori dalla religione cristiana, in un territorio desertico e inospitale in cui Gesù è attore protagonista, ma non più figlio di Dio. Forse semplifichiamo troppo, magari facciamo torto all’intelligenza del “nuovi cristiani” dubitando della loro stessa fede, ma quella è l’impressione che sgomenta.

     Niente castigo… niente delitto!                          

    Karl Rahner, teologo che ha dominato il Concilio Vaticano II e la sua applicazione successiva, parlò dei “cristiani anonimi”, ovvero di quegli uomini che, senza essere cristiani e senza possedere un’idea di Dio, ne hanno comunque, per natura, una conoscenza “trascendentale”, talché possono salvarsi anche fuori dall’adesione ai principi della fede ed alla Chiesa. A che serve dunque, l’imponente edificio cattolico? Aveva quindi ragione Lutero, non a caso rivalutato e quasi santificato nel quinto centenario delle tesi di Wittenberg: sola fide, sola gratia, sola scriptura. E comunque, l’ex agostiniano tedesco credeva nella vita eterna e nella salvezza o dannazione. L’argomento è diventato un tabù: silenzio impressionante. Ovvero, affermazioni del tipo che l’Inferno, se c’è, è vuoto, poiché tutti siamo destinati alla salvezza. In quel caso, sarebbe inutile ogni predicazione, ovvero, estremizzando, qualunque orizzonte morale avrebbe valore solo con riferimento alla vita terrena, giacché Dio sarebbe pura misericordia (concetto assai caro all’attuale vescovo di Roma)

                              Ma se non c’è castigo, forse non c’è neppure delitto.

      "Il mio regno non è di questo mondo"           

    Probabilmente, nella nostra ignoranza, e magari accecati dal pregiudizio, diciamo cose assurde o ingiuste, ma il cristianesimo corrente ci sembra aver oltrepassato addirittura il confine che lo separa dall’ebraismo.  La terra promessa al popolo eletto è ben materiale, è quella che calpestiamo ogni giorno. Gesù ha ribaltato la prospettiva (il mio regno non è di questo mondo) e se non è risorto, evento di cui manca la prova materiale o il filmato che tranquillizzerebbe il servo di Dio Sosa Abascal, il cristianesimo non è altro che il racconto di una vita illustre, una teoria sociale tra le altre, un ordito di regole morali e di prescrizioni pratiche da confrontare con tutte le altre. Forse esageriamo, ma in quest’ottica si comprende perché non siano più invocati e difesi quelli che Benedetto XVI chiamava principi non negoziabili.

     Situazionismo e mercato delle idee e morali  

    Nel mercato delle idee e delle morali, il sistema di valori cristiani è uno dei tanti, in concorrenza con gli altri, e, ammettiamolo, intrinsecamente perdente in quanto più esigente, meno aperto alla mediazione, più assertivo, per usare un vocabolo caro alla psicologia. Allora, non resta che ricorrere ad una forma sofisticata di relativismo, cioè il situazionismo. Facciamo un esempio: per il cattolicesimo, l’adulterio è oggettivamente un grave peccato. Tuttavia, in base alle situazioni date ed alle condizioni soggettive o storiche (una sorta di torsione della “circostanza” cara a Ortega y Gasset, che era agnostico) può essere derubricato o giustificato. Basta intendersi sulla portata dei due vecchi pilastri che reggono l’impalcatura cristiana del male: piena vertenza e deliberato consenso. Io ho commesso adulterio, ma non avevo coscienza che fosse male, anzi forse l’ha commesso solo la mia carne, che è debole, ma non la coscienza. Vi sono molti punti deboli nel situazionismo adattato al neo cristianesimo, la cui analisi lasciamo ai filosofi ed ai teologi. Ma almeno due saltano agli occhi dell’uomo comune: il primo è che 

                          se si rinuncia a distinguere il bene dal male, 

                       lasciandone il giudizio all’arbitrio individuale, 

     nulla potrà essere considerato e vissuto come errore o come peccato,

                    negando oltretutto la possibilità del pentimento, 

                                che è frutto della coscienza morale. 

     L’altro è che la Chiesa ha l’obbligo di trasmettere il depositum fidei, 

           di cui è parte integrante il giudizio immutabile posto da Dio 

                       – e per lui da suo figlio – sul bene e sul male. 

    Sarà poi la sapienza divina a leggere nel cuore dell’uomo; la Chiesa può solo assolvere sulla base del pentimento, distinguendo tra la pena e la colpa.

     La verità non può essere messa ai voti              

    Immaginiamo che quelli svolti alla buona nelle righe precedenti appaiano ai più futili questioni, simili alle dispute sul sesso degli angeli. In palio, però, c’è il cristianesimo come orizzonte di verità. La nostra opinione è che i cambiamenti di prospettiva, il ribaltamento di molte cose che la Chiesa ci proponeva a credere non soltanto generano confusione o perplessità, ma scavano un solco ben più profondo, quello della sfiducia e del sospetto. Abbiamo il diritto di pensare – magari a torto – che se comportamenti, idee, principi, valori, condotte proposte ed imposte per secoli non sono più valide, perché storicamente superate o semplicemente sgradite allo spirito dei tempi, uguale destino possa toccare alle nuove idee della Chiesa. Domani, o dopodomani, anch’esse saranno superate e sostituite. Ma la religione vive dell’eterno, del permanente, non può immaginare – e neppure permettersi – in materia di fede e di legge naturale, che ciò che è giusto oggi possa essere considerato assurdo domani.

                        Non si può accettare che la verità sia posta ai voti

    o che sia declinata con aggettivi possessivi e con articoli indeterminativi. 

                                            O esiste, o non esiste: 

               non ha senso la “mia” verità né tanto meno più verità, 

                     a scelta, come nello scaffale del supermercato.  

      La "cacciata" della Città di Dio?                          

    Da qualche parte, si è ipotizzato che in un futuro non troppo lontano, la Chiesa cattolica possa fare a meno del Vaticano. E’ possibile, del resto Jorge Mario Bergoglio ha rinunciato a vivere tra le vecchie mura del potere temporale, ma salterebbe per aria un’altra delle prerogative, l’universalità simboleggiata da Roma e dal Papa. La vittoria di Lutero non potrebbe essere più schiacciante, ma sarebbe, in effetti, la vittoria di un cristianesimo spogliato di sé stesso, svuotato della sua essenza salvifica e veritativa, che è la salvezza ed il destino eterno della creatura uomo per mezzo della fede in Dio e dell’adesione in vita a quanto rivelato nelle scritture. In questo senso, preoccupa anche il ruolo e l’insistenza dei biblisti, ovvero quegli studiosi membri del clero che interpretano scritture e Vangelo sulla base della loro adesione alla storia accertata. E’ chiaro che la conferma scientifica e storiografica di fatti ed avvenimenti ha un grande valore, ma Dio trascende ogni cosa e comunque il punto è sempre lo stesso: credere o meno che Gesù sia il figlio di Dio morto sulla croce e risorto. Si ha l’impressione che uomini di grande scienza, come il defunto cardinale Martini o il vivente Ravasi, insigni biblisti, abbiano subordinato la fede alla storia

                     La città dell’uomo europeo ed occidentale ha battuto, 

                          lasciato sullo sfondo, privatizzato o addirittura 

                                              scacciato la città di Dio. 

                      Vince il progetto materialista, liberale e massonico, 

            sbalordisce il silenzio di chi pare aver rinunciato alla battaglia, 

                       anzi sembra accogliere le tesi una volta nemiche.

     Il "nulla" senza la risurrezione di Gesù Cristo      

    I cristiani, lo disse il fondatore (chiamiamolo così, per brevità…) devono essere il sale della terra. Ma quanto è insapore e sciapo un cristianesimo ridotto ad umanesimo, organizzazione caritatevole, narrazione della vita e sofferenza di un grande uomo, memoria delle sue idee suggestive.

                                        Ciò che non crediamo più, 

          e neppure la Chiesa (modernista – Ndr) sembra più credere, 

                          è che Gesù è Dio ed è risorto dalla morte. 

    Mancano le prove, ed aveva ragione Paolo a ricordarlo ai primi fedeli, la nuova religione non è nulla senza quell’accadimento prodigioso.  Forse non è buon profeta un ateo assai colto, come il sociologo e antropologo francese Marc Augé, nel suo romanzo breve Le tre parole che cambiarono il mondo. Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale discorso urbi et orbi, il papa, dopo un teso silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!” Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano una tempesta nel mondo intero. Non ci sarà alcun proclama o annuncio del genere, non ce n’è bisogno. Dio non è morto, semplicemente è assente, è un’ipotesi di cui non si tiene più alcun conto, con la complicità attiva di un cristianesimo stanco, indolente, incredulo. Per l’uomo Gesù (presentatoci dal modernismo -Ndr) omaggio e ammirazione, Dio non è pervenuto.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • La visione dell’Inferno nella società moderna e le rivelazioni di Fatima

    La visione dell’Inferno nella società moderna e le rivelazioni di Fatima

    Venerdì, 25 agosto/ 2017 

    di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Veggenti di Fatima, visione dell'Inferno,  Modernismo, satana 

    La visione dell'Inferno nella società moderna

    e le rivelazioni di Fatima

    Oggi molti non credono più all'Inferno e vivono come se non

    esistesse: ma i negatori di satana sono anche i suoi

    principali ed indiretti testimoni

     

    di Sergio Basile

    VISIONE DELL’INFERNO NELLA SOCIETA MODERNA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Inferno non esiste?                                                

    Catanzaro di Sergio BasileOggi molti non credono più all'Inferno e vivono come se non esistesse; non credono nell'esistenza di satana, il male personificato, considerato al pari di un personaggio delle favole, malgrado l'aumento dei casi di possessioni diaboliche. Così facendo, rinunciando a priori alla ricerca della verità, costoro cercano di deresponsabilizzarsi illudendosi di ottenere una sorta di salvacondotto morale universale, astenendosi dal seguire certi principi etici e religiosi, creandosi facili alibi al fine di legittimare le loro cattive azioni, i loro soprusi ai danni del prossimo. E’ il festival dell’indifferentismo e del relativismo – un dì tipico di certi ambienti élitari e oramai divenuto cultura popolare – in cui tutto può essere escluso o concesso, a condizione che ciò importi un appagamento momentaneo dei sensi o un beneficio materiale immediato.

                        L'usura monetaria, l'arte alchemica dello sterco di satana,

                                 è l'ago della bilancia di questo infinito dramma.

    Non si avverte più né il senso né il peso del male, in un attacco di bestiale schizofrenia che sembra aver annullato le coscienze: quei metri unici e formidabili di misurazione dell'essere che ben descrisse Victor Hugo.

                     La coscienza è uno strumento di precisione di una sensibilità estrema.
                                                                 Victor Hugo

    E’ il profumo dell'Inferno! E' il retaggio della rottamazione della gloriosa società organica e teocentrica, rimpiazzata dal modello egoistico della società strumentale hegeliana, plasmata dai "sacri lumi" delle rivoluzioni e dell'Illuminismo, a loro volta nobili eredi dei processi di cabalizzazione dell'Occidente cristiano, acutizzatisi ad opera dei nemici della Chiesa durante il cosiddetto Rinascimento.

     Inferno: l'atavico paradiso degli illusi                

    Ma se per alcuni il demonio non esiste, altri ancora – giudeo-massoni, satanisti, seguaci di sette, seguaci di religioni pagane o di falsi credi mondialisti – addirittura hanno fatto di satana il proprio dio, il proprio punto di riferimento, spesso celato sotto differenti nomi, cogliendo la "mela della conoscenza" e contemplando il padre dell'inganno e dell'omicidio come angelo di luce e maestro di vita, nella spasmodica ricerca di gloria e potere terreni. Ma sull'esistenza dell'Inferno e sul fatto che molte anime allontanatesi da Dio si siano dannate per l'eternità, esistono prove schiaccianti in duemila anni di storia, e ancor prima. La Bibbia è il libro che meglio testimonia tale realtà storica. Fin dagli albori della storia, l’uomo iniquo ha cercato l’appoggio delle forze telluriche ed oscure per realizzare i suoi infidi piani, vendendo la propria anima.

                    L'arcano ha purtroppo destato sempre un certo fascino,

                    d'intensità proporzionale alla rinuncia, da parte dell'uomo,

                 all'adempimento dei doveri più sacri verso Dio e gli uomini:

                         trasposizione dell'antico tradimento della Genesi.

    Già presso molte popolazioni pagane del Nord Europa, dell'Asia Minore, dell'Africa, delle Americhe e del Medioriente il culto di satana (anche se sotto nomi differenti) trovò piede e si diffuse contestualmente all’abominevole pratica dei sacrifici umani. Nell'Antico Testamento si narra ad esempio del dio-faraone, devoto ad Iside ed Horus (figure care al repertorio simbolico della giudeo-massoneria) o  trasposizione del maligno che pose in schiavitù il popolo eletto; si narra anche dell'idolatria delle popolazioni caldee e mesopotamico-babilonesi; di Baal e Moloch e della deriva del popolo d'Israele che, durante la cattività babilonese, cioè durante il periodo della grande deportazione sotto Nabucodonosor, contaminò in gran parte i propri costumi, bruciando incensi nel tempio di Dio a divinità pagane ed attirandosi per questo la maledizione dell'Altissimo, per bocca dei profeti. Dunque, per molti di questi popoli

                       l'Inferno è divenuto una sorta di paradiso ideale,

                       in cui dar sfogo a tutte le proprie basse passioni,

          concepito in un orizzonte di dominio terreno su beni e uomini:

                                        il falso paradiso degli illusi.

     L'eterna contrapposizione                                         

    Ma, d’altra parte, numerosi sono i santi, i mistici e gli esorcisti che in duemila anni e più hanno fatto esperienza dell'Inferno e del diavolo e che ci hanno lasciato prove documentali concrete, terribili ed inconfutabili, sull'esistenza del nemico antico, quale immagine speculare ed opposta a quella del bene assoluto: se infatti Dio esiste ed agisce nella storia, ispirando santi uomini, non possono che esistere anche il male (satana, il nemico di Dio), il suo potere seduttivo e le sue schiere. Due eserciti irriducibili e mossi da fini antitetici posti in luoghi diametralmente opposti. Tra le opere regalate all'eternità che meglio narrano l'antica contrapposizione tra le tenebre e la luce, satana e Dio, abbiamo il dovere di citare il "De Civitate Dei" (413-426) di Sant'Agostino d'Ippona (354-430): la metafora di due città rivali, la città terrena e la città celeste – rispettivamente animate dalla cupidigia e dall'amore – diviene l'immagine speculare dell'atavico scontro tra satana, l'angelo ribelle e decaduto, e Dio; l'inferno e il Paradiso.

                    « L'amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena;

                        l'amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste.

    Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. […]

            I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio

                                                 che li induce a soggiogare gli altri;

           i cittadini della città celeste si offrono l'uno all'altro in servizio con spirito di carità

                            e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale. »

                                               S. Agostino – La città di Dio, XIV, 28

     I migliori testimoni dell'esistenza di satana          

    L’eresia Protestante (1517), la Rivoluzione Francese (1789) e la nascita del Comunismo (1917), furono gli esempi più emblematici della manifestazione delle forze del male e di satana, nella storia e della neo-paganizzazione dell'Occidente. Il cataclisma rosso, in particolare, si rivelò una vera e propria rivoluzione satanica, retta da riti, preghiere, simbolismi, distruzione di chiese e cattedrali, atti blasfemi in odio al Cristianesimo ed esecuzioni sommarie rituali. Il nazismo seguì lo stesso modello esoterico-luciferino del comunismo, sia pur sotto altri vessilli. Ma per avvertire la sulfurea presenza del male personificato, qualora non si abbia dimestichezza con la storia o la religione, basta guardarsi intorno con un pizzico di onestà intellettuale: allora non sarà difficile comprendere come coloro i quali oggi negano pubblicamente l'esistenza del diavolo e dell'Inferno dai grandi palcoscenici, scagliandosi contro Cristo, invero – nella maggior parte dei casi – sono coloro i quali lo servono e venerano segretamente, negli oscuri meandri delle logge massoniche (vere e proprie cattedrali a satana o sinagoghe di satana), dietro l’ipocrita velo della filantropia e del progresso sociale. Sono proprio essi che, con i loro copiosi frutti di perdizione, rendono presente l'essenza di satana; sono costoro i migliori testimoni della sua esistenza. Infatti, a parte i vangeli e la vita dei santi,

                          Un'altra inconfutabile prova dell'esistenza del diavolo

           si evince dal livello impressionante di male esistente oggi nel mondo,

               dalle guerre e dalle rivoluzioni, militari, economiche e culturali

                                  innescate con sottilissimi metodi scientifici

                    dalle sette e dalle potenze giudeo-massoniche e luciferine.

     Il capolavoro di satana: il "nuovo ordine"            

                           Oggi il mondo è avvolto dalle tenebre del maligno

             – definito dalle sacre Scritture come “Il principe di questo mondo” –

                   che dal suo trono detta la danza macabra della distruzione,

              corrompendo i suoi fedeli seguaci con l’arma della moneta-debito,

                      emessa come per magia – dal nulla e a debito dei popoli –

                     dalla moderne chiese sataniche chiamate banche centrali.

    Lo sterco di satana, la moneta-debito, è dunque un'altra potente prova dell'esistenza del Male personificato. Ovunque false ideologie totalitarie, falso pacifismo, disintegrazione delle famiglie, attacco alla vita, attacco alla sessualità, pornografia, rinuncia ai sacramenti, rinuncia alla partecipazione alla Santa Messa, guerre, terrorismo, fame nel mondo, diffusione di virus letali, povertà di massa, crisi economiche indotte, distruzione della natura, manipolazioni genetiche, contraccezione, aborto, divorzi, adulterio, violenze domestiche, separazioni, omosessualità, omicidi, bestemmie, pedofilia, usura monetaria, divisioni, invidie, menzogne di ogni sorta propinateci dai media, disonestà e corruzione degli uomini di responsabilità, ecc… Tutto il denaro muove e plasma, tutto corrompe. Tutto ciò che a noi appare incomprensibile e assurdo, assume senso dinanzi al trono del diavolo: colui che divide e che lavora instancabilmente per la perdizione del genere umano e per l’edificazione di un “Mondo Nuovo”. Lo stesso evocato dallo scrittore inglese Aldous Huxley (1894-1963), tra i profeti del mondialismo satanico, nella sua delirante omonima opera: un nuovo equilibrio mondiale, un "Nuovo Ordine Mondiale", da imporre alle nazioni sulle ceneri del "vecchio" mondo cristiano. A questo progetto lavorarono nel segreto i padri della teosofia e dell'esoterismo-massonico, del comunismo, del femminismo e delle rivoluzioni culturali del Novecento.

     Satana e il modernismo                                       

    Oggi, una parte della Chiesa Cattolicamalgrado tutto, il primo ed ultimo baluardo contro satana e i suoi angeli decaduti – sembra quasi tollerare il nuovo disordine mondiale, omettendo di porvi i giusti rimedi spirituali o di denunciarne chiaramente gli oscuri mentori. Una parte della Chiesa sembra quasi corteggiare e stendere la mano all’atavico nemico, la giudeo-massoneria, levando così tutti i freni alla furia di satana. Ma com’è possibile? Purtroppo il modernismo, corrente eretica di stampo giudeo-protestante che negli ultimi 50 anni, dopo il Concilio Vaticano II, si è infiltrata subdolamente nella chiesa di Cristo, contaminandola in parte, ha prodotto i suoi effetti nefasti anche in molti seminari, dove non si insegnano più e – di conseguenza – non si conoscono affatto le encicliche papali contro satana e la massoneria e dove, nei casi più estremi, si insegna che l'Inferno in fondo non c'è perché sarebbe contrario alla misericordia di Dio; o se c'è è poco affollato o addirittura vuoto. Allora accade che neppure molti pseudo-sacerdoti "moderni", assuefatti a queste eresie, credano più nell'Inferno, preoccupandosi di predicarlo come dovrebbero. Essi così facendo partecipano in prima persona alla grande opera satanica del Nuovo Millennio.

      L'abolizione della preghiera a San Michele   

    Tale deriva fu palese quando si giunse all'abolizione della preghiera, di Leone XIII, a San Michele Arcangeloprincipe-guerriero delle milizie celesti e baluardo contro satana e i suoi angeli recitata alla fine della S. Messa, quale potente protezione dal maligno.

                             “San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia,

                    contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto.

                             Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi!

             E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio,

                           ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni

                        che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”. 

                                                         Papa Leone XIII

    La preghiera fu inspiegabilmente abolita da Paolo VI il 26 settembre 1964, con l’istruzione “Inter oecumenici” n. 48§1 che decretò la soppressione delle “preghiere leoniane”. Tale decisione non fu affatto condivisa dal contemporaneo San Pio da Pietrelcina, che continuò a recitarla fino alla sua morte (1968).

     I papi e l'invocazione a San Michele                  

    Secondo una testimonianza del cardinal Nasalli Rocca, in sintonia con le rivelazioni del segretario particolare del Papa, mons. Rinaldo Angeli, Leone XIII scrisse di proprio pugno quella preghiera, dopo aver visto, per grazia divina, una schiera di spiriti infernali infestare i cieli della Città Eterna. Egli scrisse anche uno speciale esorcismo contenuto nel Rituale Romano. San Giovanni Paolo II, ritornò sulla centralità della preghiera a San Michele, in almeno due occasioni:

    «Questa lotta contro il demonio, che contraddistingue la figura dell’Arcangelo Michele,

           è attuale anche oggi, perché il demonio è tuttora vivo e operante nel mondo.

              In questa lotta, l’Arcangelo Michele è a fianco della Chiesa per difenderla

                                               contro le tentazioni del secolo,

                                  per aiutare i credenti a resistere al demonio

                   che come leone ruggente va in giro cercando chi divorare».

                   Giovanni Paolo II – 1987 Santuario di San Michele (Gargano)

     

                           «Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata

                al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla,

    ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre

                                          e contro lo spirito di questo mondo».

                                                   Giovanni Paolo II – 1994

    Benedetto XVI fece di meglio: ripristinò la messa in rito antico, comprendente la preghiera contro satana, al termine dell’eucaristia. Tali pontefici, dunque, avevano ben chiaro il fatto che l’Inferno oltre ad esistere fosse molto popolato: necessitava pertanto ritornare a pregare Dio e San Michele, chiedendo continua protezione dal male. Il monito sui pericoli dell'Inferno ritornò centrale presso la cattedra di Pietro e il messaggio provvidenziale di Fatima contro gli inferi riecheggiò nuovamente tra le navate delle chiese, malgrado i tentennamenti e le verità parziali rivelate sul cosiddetto "Terzo Segreto". Fatima resta ancora oggi, probabilmente, il principale sigillo posto da Dio alle porte dell'inferno e al dominio incontrastato di satana, nonché la testimonianza più nitida della sua esistenza, rivelata direttamente dalla bocca della Vergine Maria il 13 luglio 1917, a due mesi esatti dalla prima apparizione. A Fatima la Beata Vergine Maria rivelò ai tre piccoli veggenti come molte anime andassero all'inferno per mancanza di preghiere e sacrifici dei loro cari. Nelle sue Memorie Suor Lucia descrisse la visione dell'inferno che Nostra Signora mostrò ai tre fanciulli: uno dei moniti più potenti che Dio diede all’umanità sull’orlo del baratro mondiale, mettendola in guardia dai pericoli del comunismo, dei totalitarismi e degli atavici nemici della Chiesa.

                     Oggi molti non credono più all'Inferno e vivono come se non

                              esistesse: ma i negatori di satana sono anche i suoi

                                                principali ed indiretti testimoni

     Visione dell'inferno dei tre pastorelli di Fatima    

    "Essa ancora una volta aprì le Sue mani, come aveva fatto i due mesi precedenti. I raggi [di luce] apparvero per penetrare la terra e noi vedemmo come un vasto mare di fuoco e vedemmo i dèmoni e le anime [dei dannati] immersi in esso. Vi erano poi come tizzoni ardenti trasparenti, tutti anneriti e bruciati, con forma umana. Essi fluttuavano in questo grande conflagrazione, ora lanciati in aria dalle fiamme e poi risucchiati di nuovo, insieme a grandi nuvole di fumo. Talvolta ricadevano su ogni lato come scintille su fuochi enormi, senza peso o equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e disperazione, che ci terrorizzavano e ci facevano tremare di paura (deve essere stata questa visione a farmi piangere, come dice la gente che mi udì). I demoni si distinguevano [dalle anime dei dannati] per il loro aspetto terrificante e repellente simile a quello di animali orrendi e sconosciuti, neri e trasparenti come tizzoni ardenti. Questa visione è durata solamente un attimo, grazie alla nostra buona Madre Celeste, che nella sua prima apparizione aveva promesso di portarci in Paradiso. Senza questa promessa, credo che saremmo morti di terrore e spavento"(dalla testimonianza di Suor Lucia, veggente di Fatima).

    Sergio Basile (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Come si è preparata la Rivoluzione Modernista nella Chiesa

    Come si è preparata la Rivoluzione Modernista nella Chiesa

    Sabato, 14 Gennaio/ 2017   

     – di  Don Curzio Nitoglia

     Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Chiesa Cattolica, rivoluzione silenziosa, Modernismo 

    Come si è preparata la Rivoluzione Modernista

    nella Chiesa 

    I modernizzanti hanno difeso nascostamente il modernismo

    e lo hanno reso accettabile ai neo-tradizionalisti

     

    di Don Curzio Nitoglia

     Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Chiesa Cattolica, rivoluzione silenziosa, Modernismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Come si prepara la rivoluzione religiosa             

    Roma – di Don Curzio Nitoglia – La Rivoluzione, specialmente religiosa, non è mai spontanea e nascente dal basso, ma è il frutto di una profonda preparazione ideologica, che pian piano giunge alla completa empietà: essa è

                                 il modernismo, il quale può essere definito

                                         il punto omega di tutte le eresie. 

    Fin verso l’Ottocento la Chiesa era attaccata apertamente da un insieme sette dichiaratamente empie e posizionatesi al di fuori della Chiesa: la massoneria, l’illuminismo, il liberalismo, che messe assieme costituiscono una sorta di “contro-chiesa”. Tuttavia, a partire dall’Ottocento, la “contro-chiesa” o la “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) non era schierata unicamente nelle sette esplicitamente eterodosse; essa aveva anche infiltrato all’interno delle file cattoliche e del clero alcuni suoi “elementi coperti”: i cosiddetti “cattolici liberali”, che son stati definiti da Pio IX

                                   “più pericolosi della Comune di Parigi”

    proprio per il loro modo di fare ambiguo e non apertamente eretico, che inganna più facilmente gli spiriti dei semplici fedeli.

     La 5a colonna nemica all'interno della Chiesa    

    L’obiettivo di questa “quinta colonna nemica” composta di “membri coperti” all’interno della Chiesa, che inizialmente (Ottocento) era il catto/liberalismo diventato poi modernismo esplicito (Novecento), aveva una duplice missione: 1°) quella di diffondere alla chetichella, sotto veste di cattolicesimo genuino, sistemi teologici e morali erronei2°) quella di introdursi nei posti chiave della Chiesa: cattedre universitarie, direzione dei seminari, parrocchie importanti, e, soprattutto, sogli episcopali. In questo modo l’eresia modernista (alla quale il catto/liberalismo aveva preparata la strada) cercava di

           infiltrarsi il più profondamente possibile nelle viscere stesse della Chiesa

                                                   per disorientare i fedeli,

                       insegnando loro quasi con l’autorità della Chiesa stessa

                                           gli errori da questa condannati.

    Questo è stato il colpo maestro di satana nel Vaticano IIPrima del cattolicesimo liberale (Ottocento) e del modernismo (Novecento) il giansenismo, nel Settecento, cercò di mantenersi nel seno del cattolicesimo per corromperne le fonti vitali. I giansenisti, come i catto/liberali e i modernisti, hanno tentato di restare apparentemente nel seno della Chiesa. La critica sofistica a cui sottoponevano le decisioni pontificie ha dato origine all’ “opinionismo” (teoria secondo cui tutto è opinabile e non certo), al liberalismo cattolico, alla libertà per ciascuno di pensare come vuole, poiché anche in teologia si tratta soltanto di opinioni che possono essere vere, come possono essere false; l’esaltazione della Patristica e della Chiesa primitiva, scuotendo la fiducia nella Scolastica specialmente tomistica, (che è la forma di teologia più chiara, più precisa, più definita) ha dato origine alle incertezze dell’intelligenza operando in un campo ancora in fieri e non perfettamente sistematizzato come la Scolastica ed ha confermato profondamente gli spiriti nella convinzione che nella dottrina cattolica non vi sono certezze, ma si tratta sempre di opinioni ugualmente rispettabili. 

         Si comprende facilmente che questa “setta segreta” o “foedus clandestinum”

                                                 come lo chiama S. Pio X

                               (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910),

                                la quale è il “compendio di tutte le eresie”,

                                       avrebbe realizzato la sua impresa,

                        se fosse riuscita a rimanere completamente occulta

                                      all’interno degli ambienti cattolici.

    Tuttavia questa “quinta colonna nemica” è stata scoperta e condannata vigorosamente da San Pio X (Pascendi, 1907) sino a Pio XII (Humani generis, 1950), però ha continuato a lavorare segretamente, grazie l’appoggio datole dai “modernizzanti” e con Giovanni XXIII è arrivata ad occupare il vertice della ChiesaIl suo obiettivo essenziale è restato così, almeno inizialmente ed in parte, frustrato sino a Pio XII. Roma, messa in allarme già sotto il Pontificato di Leone XIII, aveva condannato il sistema in maniera vigorosa e ripetuta soprattutto con San Pio X ed aveva preso provvedimenti disciplinari contro i modernisti, poiché non si può sconfiggere l’errore senza attaccare l’errante. I fedeli erano quindi premuniti.

                                 I modernisti che si dicevano cattolici,

                            ormai non potevano più agire nell’ombra,

             come una “quinta colonna nemica” all’interno della Chiesa,

                                            ma erano stati scoperti.

     La 5a colonna coperta dai modernizzanti              

    Restava tuttavia ai modernisti da costituire (mediante i “modernizzanti”, che mantenevano l’apparenza di cattolici a differenza della “quinta colonna” oramai scoperta) una specie di “contro-chiesa dentro la Chiesa”, un “terzo partito” o una “terza forza”, come lo chiama monsignor Antonio de Castro Mayer

                               raccogliendo gli spiriti più orgogliosi 

                                per combattere i cattolici autentici, 

    in un’incessante guerriglia di cavilli e di sofismi per restare nella Chiesa e guastarla dal di dentro.

     Una giudeo-massoneria pseudo-cristiana              

    Purtroppo il modernismo, individuato, condannato, perseguitato, ma sempre radicato segretamente come una sorta di “massoneria cristiana” negli ambienti cattolici, ha prodotto a sua volta quasi un “terzo partito” (i modernizzanti), che ha svolto il compito di fornire alla “quinta colonna scoperta”, (ossia ai modernisti) delle condizioni di sussistenza in seno alla Chiesa. In primo luogo, gli ecclesiastici modernizzanti non si dichiaravano modernisti. Anzi, in linea generale il loro modo di agire in pubblico dava l’illusione che fossero d’accordo con Roma.

                                          In realtà e segretamente, però,

                                       non combattevano il modernismo,

     non lo appoggiavano esplicitamente, ma lo favorivano tacitamente e praticamente.

     Era il primato marxista della prassi sulla dottrina spostato nel campo della teologia.

               Come si vede la “teologia della liberazione” non ha inventato nulla.

     Trionfo della tattica della 3a forza modernizzante  

    A partire dal momento in cui questa insidiosa tattica “terzo/forzista” ha trionfato, nelle file cattoliche si son manifestati tre atteggiamenti1°) quello dei modernisti in lotta aperta contro i seguaci di Roma2°) quello della “terzo partito” (i “modernizzanti”) anch’esso opposto mellifluamente ai seguaci di Roma, che erano accusati di essere esagerati, intransigenti, integralisti, intolleranti, fomentatori di lotte, nemici della carità; infine 3°) quello dei cattolici integrali veramente soggetti a Roma, che, pur se appoggiati da San Pio X, vennero resi da molti sacerdoti ed anche da alcuni Vescovi degli isolati e degli incompresi perché contro di loro si volgevano non solo i modernisti, ma anche molte persone della gerarchia arruolate nel “terzo partito”.

     Neutrali per principio… o devoti al modernismo?   

       Né modernisti né integralmente cattolici: la “terza posizione” neutrale per principio. 

                                              Gli uomini della “terza posizione”

                     (né modernisti, né cattolici integrali, ma “modernizzanti”),

                                         sotto veste di neutralità per principio, 

                                          erano praticamente e occultamente 

                   agenti devoti della causa modernista e prestavano alla setta 

                                                    il più prezioso dei servizi. 

     San Pio X condanna il modernismo                            

    San Pio X condannò ripetutamente il modernismo con svariate Encicliche, ma tali condanne papali non ottennero l’obbedienza pacifica di tutta la gerarchia della Chiesa; di fronte ad esse i fedeli e specialmente il clero si divisero in tre gruppi. 1°) Una parte accolse pienamente la parola di Roma, e applicò con ardore tutte le disposizioni delle Encicliche di San Pio X; li si chiama “integristi, ossia integralmente cattolici” (per esempio, Umberto Benigni e il “Sodalitium Pianum”); 2°) Un’altra parte, dichiaratamente modernista, rifiutò di sottomettersi alla decisione della Santa Sede e fu scomunicata (ad esempio, Tyrrell, Buonaiuti, Loisy)3°) Un’ultima parte scelse una posizione intermedia, sottoscrisse le condanne papali, ma non fece nulla per applicarle: questa è la “terza forza”, la più insidiosa di tutte (per esempio, Bonomelli, Ferrari, Roncalli e Montini).

     "Pace e unità" a tutti i costi.. anche contro la verità 

    La ragione invocata da questo ultimo gruppo di prelati cripto-modernisti o modernizzanti, figli dei catto/liberali è il mantenimento della pace tra i fedeli e della carità con tutti tranne che con i cattolici integrali. 

                   Però una pace e una carità senza la verità e la giustizia non sono virtù, 

                                                             ma parodie di esse. 

    Così, costoro non hanno preso partito, non si son schierati e non si son preoccupati di sapere se nelle loro diocesi vi fossero dei modernisti e siccome “i neutrali per principio fanno scoppiare le guerre” hanno favorito la nascita e il trionfo pro tempore del modernismo.

                                   La “pace” e le “mezza verità” sono il valore sommo

     Campo aperto ai propagatori dell'errore                    

    La “terza forza” in senso proprio è costituita da coloro che sono mossi da un problema di falsa dottrina, ossia dal principio che la pace è un valore sommo ed è quindi desiderabile conservarla a ogni costo, anche quando così facendo si indeboliscono le forze dei difensori della verità

                                       si apre così il campo ai propagatori dell’errore, 

                                           mediante l’affermazione di “mezze verità” 

                                           che son più pericolose dell’errore aperto. 

    Il catto/liberalismo e il modernismo, invece, confondono volutamente e scientificamente principì e pratica, così formulano delle “mezze verità”, che sono più pericolose dell’errore manifesto poiché esse sono nascoste e segrete. Tali “mezze verità” vengono applicate non solo alla filosofia, al dogma e alla morale, ma anche alla dottrina sociale e politica della Chiesa e soprattutto alla collaborazione gerarchizzata tra Stato e ChiesaInvece per il catto-liberalismo e per il modernismo a-dogmatico il principio o il valore massimo è che "non bisogna esagerare nella affermazione della verità", ma occorre sfumarla e renderla accettabile all’uomo moderno.

     Compromesso teoretico tra verità e falsità               

    Coloro che di fronte all’errore, invece di condannarlo, smascherarlo o disapprovarlo apertamente, cercano un accomodamento, un compromesso teoretico tra verità e falsità, negano implicitamente il principio per sé noto di identità e non-contraddizione, sotto apparenza di apostolato, di discrezionalità, di pastoralità, di prudenzialità e sono più pericolosi di chi professa apertamente l’errore. Perciò

                           le “mezze-verità”, la vaghezza, l’imprecisione, l’indecisione,

                                      il pressappochismo o l’indefinibilità dottrinale

         sono la “quinta colonna” o il nemico che si presenta da amico, il Cavallo di Troia,

                   il lupo vestito da agnello che penetra – grazie al suo camuffamento –

                               nel cuore della Chiesa e la vuole cambiare dal di dentro

    come dice il “Programma dei Modernisti” (1906) attribuito ad Antonio Fogazzaro ed Ernesto Buonaiuti.

      L'iniquo "falso mezzo di mediocrità" …                   

    I modernizzanti mantenendo tra loro rapporti molto cordiali formano un autentico “partito intermedio” tra i “modernisti” e i loro avversari (i “cattolici integrali”). Essi possono esser qualificati come coloro che non cercano il “giusto mezzo di altezza” tra i due opposti errori per difetto e per eccesso (“non sunt in medio et in culmine altitudinis”), ma perseguono una falsa medietà di mediocrità tra di essi (“sunt in herronea medietate mediocritatis”) (R. Garrigou-Lagrange). Senza ricorrere a un futuro Concilio contro il Papa (per non cadere nell’eresia conciliarista) e affermando sempre, “con la bocca e non col cuore”, la loro sottomissione alle condanne di Pio X, tali Prelati rifiutano, ciononostante, di allinearsi tra i cattolici integralmente docili alle condanne di Roma. Come i giansenisti ieri e Francesco I oggi, anch’essi aspirano alla fine delle discussioni teologiche per “amore della pace e odio alla disputa teologica”. Costoro non vogliono considerare i modernisti come sospetti di eresia, quali realmente erano. In questo modo tali Vescovi vogliono semplicemente mettere una pietra tombale sul problema, che invece continua a sussistere e a lavorare sotterraneamente. I sostenitori di questo “terzo partito” aspirano a restaurare l’unità della Chiesa, non attraverso la ritrattazione dei modernisti, ma attraverso l’instaurazione di una tolleranza per principio della quale costoro sarebbero stati i beneficiari. È la stessa situazione che si ripresenta oggi con la “mano tesa” di Bergoglio agli anti-modernisti.

     Equilibrismo squilibrato                                              

    Costoro si comportano in guisa tale di fare una dichiarazione di deferenza nei confronti della Santa Sede e di parlare in termini commoventi del rispetto e della sottomissione che dobbiamo a Pietro, dichiarando che intendono conservare una posizione equilibrata tra i due gruppi avversari: 1°) i Prelati che hanno ritenuto di doversi appellare contro il Papa regnante ad un futuro e ideale Papa tollerante (v. il romanzo Il Santo di Antonio Fogazzaro); 2°)  altri Prelati che hanno condannato il modernismo e lo hanno dichiarato eretico e scismatico3°) il “terzo partito” che per amore di pace si mantiene fuori dalle dispute e agisce coerentemente con questo proposito, desidera soltanto la “pace” e la falsa “carità” o meglio la “pece” e l’ignavia, lascia ad altri la cura di chiarire e difendere la verità oscurata o attaccata dalle discussioni che guastano la carità.

                                    È l’apoteosi della carità senza la verità e la giustizia,

                                                     dell’irenica contro la polemica,

                                            che ha toccato l’apice con papa Bergoglio. 

                                             L’americanismo è il modernismo ascetico,

                                  che riduce la religione a sentimentalismo soggettivo

                        e vuol sostituire la polemica (polemikòs = la disputa dottrinale)

         con l’irenica (eirenikòs = il pacifismo, la tolleranza e la conciliazione ad oltranza).

     Utilità del "terzo partito" all'eresia modernista       

    Non meraviglia quindi che i Vescovi ostili a papa Sarto conservino rapporti di grande cordialità con gli uomini del “partito intermedio”. Quanto fosse utile alla causa modernista questo partito intermedio, è evidente per chi considera le eccezionali possibilità a disposizione dei Prelati a essa affiliati di diffondere tutta una mentalità di inazione di fronte all’errore e all’eresia.

     Accettazione della "Pascendi" solo pro-forma         

    È necessario sottolineare che i sacerdoti e i Prelati del “terzo partito” non favorivano il modernismo soltanto con il loro atteggiamento pacifista, non facendo nulla per reprimere la setta o di eseguire le severe misure pratiche imposte dalla Santa Sede; essi erano preziosi soldati del “collettore di tutte le eresie” per tutto il loro modo di agire. Infatti favorivano tutte quelle cose che manifestavano simpatia per la setta modernista e ne diffondevano lo spirito. Anche la sincerità nell’accettazione dell’Encicliche papali da parte dei Prelati della “terza forza” può essere messa in dubbio. Esteriormente le accolsero tutti, ma con “un silenzio ossequioso” e senza calarle nella pratica. Non andavano oltre. Si trattava di una “obbedienza” pro forma e di pura facciata.

     "Conciliazione ad ogni costo"…                                   

                             La “conciliazione ad ogni costo” anche a scapito della verità

    Queste osservazioni dimostrano quanto sono nefaste le conseguenze di una politica di “mezze verità”, di “pace da palude”, di “conciliazione per principio” anche con l’errore.

                                                        La pace è reale soltanto

                                     quando è alimentata dalla linfa della verità.

    In caso contrario, è una superficie di tenue vernice sotto la quale la divisione delle intelligenze alimenta e ravviva convulsioni talora vulcaniche. Per mantenere la pace una parte del clero “modernizzante” evitò il più possibile il trionfo della verità sull’errore, con una politica di pseudo-equilibrio (oggi si direbbe “equi-distanza”) tra l’una e l’altro.

     Da Roncalli alla "mano tesa" di Bergoglio                 

    Questa tattica ha portato all’immane tragedia del Vaticano II e del post-concilio ed oggi rischia di farlo “inghiottire”, anche se mal volentieri (come si inghiottisce un rospo), agli stessi tradizionalisti “in herronea medietate mediocritatis” con “un silenzio ossequioso”, lasciando ad altri la cura di chiarire e di difendere la verità, che secondo costoro verrebbe oscurata dalle discussioni, le quali guastano la carità, sacrificando tutto alla “pace”, che è diventata il sommo valore del “tradizionalista” odierno. Preghiamo che i sacerdoti antimodernisti non seguano un cattivo capo se questi li conduce de facto verso il neo-modernismo.

    Don Curzio Nitoglia  

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

    http://doncurzionitoglia.net/2016/12/05/rivoluzione-modernista/

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  • Il Modernismo è intrinsecamente perverso e non è lecita nessuna cooperazione con esso

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso e non è lecita nessuna cooperazione con esso

    Giovedì, 27 Ottobre/ 2016   

    – di Don Curzio Nitoglia –

     Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Modernismo, San Pio X, Comunismo, Bergoglio  

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

    non è lecita nessuna cooperazione

    con esso

    Quali sono i rischi che minacciano i cattolici?

     

                    "Siate forti! No si deve cedere dove non bisogna cedere…

                si deve combattere non con mezzi termini, ma con coraggio; 

        non di nascosto ma in pubblico;non a porte chiuse ma a cielo aperto"

                                                             San Pio X

     

    di Don Curzio Nitoglia

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Analogia tra Comunismo e Modernismo             

    “Non si deve attaccare frontalmente il nemico, 

    ma bisogna invischiarlo nei compromessi”

    Lenin

    Roma – Pio XI, nell’Enciclica Divini Redemptoris Missio del 19 marzo 1937, ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso” in quanto teoreticamente materialista e ateo; conseguentemente ha proibito ogni collaborazione anche soltanto pratica con esso.Il comunismo è innanzitutto una prassi, ma non è privo di teoria. Quindi agire assieme ai comunisti significa accettare implicitamente la loro teoresi (“cogitare sequitur esse”) cadendo, così, nella trappola tesa dal marxismo per accalappiare i cristiani ingenui, che stringono la mano tesa loro dal comunismo. Si può applicare al comunismo l’assioma “lex orandi, lex credendi”, ossia si crede come si prega (e viceversa). In tal modo,

                        "se si agisce assieme ai comunisti si inizia a

                                        pensare come i comunisti"

    come chi prega assieme ai cattolici secondo la liturgia cattolica inizia a credere secondo la dottrina cattolica. È per questo motivo che la Chiesa proibisce la communicatio in sacris con gli acattolici e analogamente l’azione comune con i comunisti (1). Sino agli anni Sessanta/Settanta la “mano tesa” al cattolicesimo era quella del comunismo dal “volto umano” (Gramsci, Bloch, Rodano) e molti cattolici son divenuti apostati passando al comunismo materialista e ateo asserendo: “come si fa a rifiutare una mano tesa unilateralmente da un’entità che sembrava tanto temibile, ma che si è mostrata così caritatevole?”. Oggi, con Benedetto XVI e specialmente con Francesco I, è quella del neo-modernismo, che sembra aver abbandonato l’odio verso la Tradizione (palpabile ai tempi di Paolo VI) ed esser disposto a concederle dei diritti o almeno una tolleranza pratica. Purtroppo lo stesso ritornello che stava in bocca ai cattolici progressisti di ieri lo si ritrova in bocca ai tradizionalisti di oggi: “finalmente un modernista dal volto umano: Francesco I. Come si fa a rifiutare la sua mano tesa alla Tradizione?”. Francesco I applica “a-teologicamente” a tutti gli indirizzi e a tutte le sensibilità cattoliche, compresi i tradizionalisti, quel che Giovanni XXIII (Enciclica Pacem in terris, 1963) e Paolo VI (Enciclica Ecclesiam suam, 1964) applicarono alla nuova prassi del marxismo “dal volto umano” nei confronti del cristianesimo: la possibilità di agire assieme per la pace nel mondo e la giustizia sociale, lasciando da parte le divergenze dottrinali, facendo caso a ciò che unisce e dimenticando ciò che divide.

    (1) cfr. CIC, 1917, can. 1325, § 3; can. 1258, § 1 e 2; S. Uffizio, 8 luglio 1927, 5 giugno 1948 e 20 dicembre 1949

     La tattica del Comunismo                                  

    La strategia neo-comunista della “mano tesa” – con Gramsci, Togliatti e Berlinguer – ha agguantato i cristiani ingenui, che son stati il cavallo di Troia introdotto nel Santuario ed hanno dato inizio al fenomeno dei “cristiani per il socialismo”. I cristiani ingenui hanno abboccato all’amo, basandosi sulla presunzione falsa, secondo cui ogni dottrina anche se originariamente erronea può evolvere verso il “bene”, ma non necessariamente verso il vero, il quale non ha più alcun interesse per i pragmatisti cristiani o neo-modernisti come per i marxisti. In breve, dal campo dei princìpi dell’immanentismo kantianamente modernistico (Benedetto XVI, 2005-2013) siam passati a quello marxista della teologia della liberazione e del primato assoluto della prassi, dell’incontro personale (Francesco I, 2013-2016). Per cui, dal 2013, non si parla più tanto di continuità con la Tradizione del Vaticano II, di piena ortodossia della Messa di Paolo VI, ma ci si incontra, si parla, si fraternizza e si finisce per pensare come si agisce poiché non si agisce più come si pensa (“agere sequitur esse”). Purtroppo i più fragili e vulnerabili sono i cattolici fedeli poiché a differenza dei modernisti sono onesti, retti e forse anche un po’ ingenui, mentre

                                  il modernismo come il marxismo

                                  non si preoccupa del bene e del vero,

               della metafisica e della morale, ma solo del risultato pratico.

    Non bisogna, dunque, meravigliarsi se capita ai fedeli ingenui quel che si legge nella favola di Cappuccetto rosso, il quale risponde ingenuamente al lupo (come Eva rispose ingenuamente al Serpente), che lo invita ad entrare nella sua tana: “che begli occhi che hai, – è per vederti meglio… che bella bocca che hai, – è per mangiarti meglio…”. È nella natura delle cose che il pesce grande mangi quello piccolo, che il lupo sbrani la pecora, che il cane odi il gatto, che il modernismo edulcori e trasformi pian piano, insensibilmente, il cristianesimo dal di dentro, lasciandone solo le apparenze (la bella Liturgia) senza più la sostanza (la filosofia, la teologia, l’ascetica e la mistica). Eppure al tempo di Ario i cattolici per un solo iota (homousios / homoiusios) si son fatti scomunicare e persino martirizzare, ma oggi non si vede un Sant’Atanasio nella Gerarchia.

      Il Comunismo e il "falso incontro"            

    Nel 1945 Palmiro Togliatti (Discorso al Comitato Centrale del PCI, 12 aprile) rilanciò in grande stile l’idea leninista/gramsciana dell’incontro, nei Paesi a maggioranza cristiana, delle masse comuniste e cattoliche al di sopra dei dissidi teoretici e nelle azioni sindacali, sociali, pacifiste. Sapendo bene che il marxismo o la pura prassi non aveva nulla da perdervi, mentre il cristianesimo, in cui il primato spetta alla teoria, avrebbe perso il sale e sarebbe diventato insipido e “quando il sale diventa insipido è buono solo ad essere gettato a terra e calpestato” (Mt., V, 13). Togliatti prospettava l’incontro tra comunisti e cattolici (come Francesco I lo prospetta tra modernisti e tradizionalisti) unicamente sul piano dell’azione, senza nessun riferimento all’ideologia (come Francesco I non fa alcun riferimento alla teologia). Togliatti disse chiaramente

             “se si apre un dibattito filosofico, io non ci voglio entrare”.

                                            Palmiro Togliatti

    Lo stesso fa Francesco I. Togliatti non ha ceduto nulla della dottrina comunista come Francesco I non cede nulla della teologia ultra-modernista. L’importante è agire inizialmente assieme per giungere finalmente alla leadership del movimento marxista su quello cristiano e del modernismo pratico sul cattolicesimo romano. Per fare un esempio, quando il fiume Po si getta nel Mar Adriatico, per i primi metri si distinguono ancora le acque del Po anche se “annacquate”, ma dopo è il Mare ad annettere il fiume. Così se i tradizionalisti entrano o si gettano nella braccia del Mondialismo modernista all’inizio potranno mantenere la loro identità anche se un poco annacquata, ma poi saranno immancabilmente fagocitati dalla Globalizzazione del modernismo mondialista

         L’imprudenza, la fiducia, l’ottimismo esagerato, la presunzione di sé,

         l’utopismo insano hanno portato i cristiani nelle fauci del marxismo,

              come successe a Cappuccetto rosso, che finì in quelle del lupo.

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     L'ossessione di Bergoglio                                        

    Speriamo che ciò valga da esempio per i tradizionalisti. Antonio Gramsci nel 1920 scriveva: “In Italia, a Roma, c’è il Vaticano, c’è il Papa; lo Stato liberale ha dovuto trovare un sistema di equilibrio con la Chiesa, così lo Stato operaio dovrà trovare anch’esso un sistema di equilibrio col Vaticano”. Bergoglio dice: oggi nel Nuovo Ordine Mondiale è rimasta ancora una bella fetta di cattolici non modernisti e non globalizzati, ebbene bisogna trovare un sistema di equilibrio per fagocitarla. Per costui, come per Hegel, “l’astuzia della ragione è l’unico principio che giustifica o meno l’azione” e Bergoglio è astutissimo e molto autoritario. Attenzione a sottovalutarlo! Nel libro intervista scritto da Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, titolato Jorge Bergoglio. Papa Francesco. Il nuovo Papa si racconta (Firenze/Milano, Editrice Salani, 2013) si legge:

                                     “L’ossessione di Bergoglio

                 può essere riassunta in due parole: incontro e unità” (p. 7).

    Infatti Bergoglio si autodefinisce come il teorico “della cultura dell’incontro” (p. 107). Secondo lui occorre dare “la priorità all’incontro tra le persone, al camminare assieme. Così facendo, dopo sarà più facile abbandonare le differenze” (p. 76). Inoltre secondo Bergoglio è bene

                     “non perdersi in vuote riflessioni teologiche” (p. 39). 

                                                   J.M.Bergoglio

    Il programma proposto da Francesco I è di de-ideologizzare inizialmente, incontrarsi, costruire ponti, abbattere steccati, evitare sterili diatribe dottrinali, portando avanti il “dialogo, dialogo, dialogo…”, agire assieme per poi pensarla inavvertitamente alla stessa maniera (“cogitare sequitur esse”). Così il modernismo, che oramai ha occupato l’apice dell’ambiente cattolico ed ecclesiale, chiede ai cattolici fedeli alla Tradizione di agire uniti per vincere il materialismo, l’ateismo ed entrare a far parte della globalizzazione, del mondialismo e del Nuovo Ordine Mondiale. Alcuni cattolici fedeli in buona fede si lasciano convincere e, mediante un trasbordo ideologico inavvertito, agendo assieme ai modernisti finiscono per essere mangiati da loro, come “il pesce più piccolo è divorato da quello più grande”.

     Falsità della promessa marxista/modernista     

    Ancora Togliatti nel discorso al Convegno di Bergamo (20 marzo 1963) disse: 

          “Oramai anche la Chiesa [dopo Giovanni XXIII e con Paolo VI, ndr] 

                   è d’accordo che è finita l’era costantiniana, degli anatemi, 

                                    delle discriminazioni religiose”.

                                                                        Palmiro Togliatti

    Nelle proposta comunista e modernista del “compromesso storico” si fanno pubbliche e concrete garanzie per l’esercizio della fede dei cattolici, ma non si pensa volutamente a una domanda che sorge spontanea: “e dopo?”. Fu proprio questa la domanda che San Filippo Neri rivolse al giovane Vincenzo Zazzera, il quale gli aveva detto che voleva diventare prete per poi diventare vescovo, cardinale ed anche Papa. Allora San Filippo gli chiese: “e poi?”. Il povero sventurato non lo ascoltò, non disse come San Filippo Neri: “Preferisco il Paradiso!”, non pensò all’eternità, ma alla carriera, divenne vescovo, ma non trovò la pace col Signore. Si scorge, quindi, la disonestà della promessa marxista/modernista e, come minimo, l’ingenuità dell’accettazione cattolica nel non pensare all’ “e poi?” terreno e ultra-terreno. La crisi interna all’ambiente cattolico post-conciliare degli anni Sessanta/Settanta, che era favorevole alla collaborazione pratica col marxismo, è simile alla crisi che sta mostrando oggi in maniera palese il mondo cattolico anti-modernista, quando si presenta incline alla compattazione col super-modernismo.

     Inconciliabilità tra Cristo e Marx                          

    In breve come nel Sessanta si diceva che Cristo e Marx non possono andar d’accordo, ma i cristiani e i marxisti possono trovarsi insieme a collaborare sulla conduzione della cosa pubblica; così oggi si dice modernismo e cattolicesimo sono inconciliabili, però i cattolici e i modernisti possono marciare assieme e collaborare nella conduzione della Chiesa, aiutandola a sormontare questo lungo periodo di crisi e a gettare le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale, in cui vi saranno un solo Tempio universale in una sola Repubblica universaleL’importante è, come diceva Lenin:

                    “Non si deve attaccare frontalmente il nemico, 

                        ma bisogna invischiarlo nei compromessi”

                                                                                  Lenin

    Chiesa Conciliare - Don Curzio Nitoglia

     La tattica del Modernismo                                     

               Ora il modernismo è il “collettore di tutte le eresie”

                    (S. Pio X, Enciclica Pascendi, 8 settembre 1907).

    Dunque esso è più perverso del comunismo perché non è solo materialista e quindi ateo, ma tutti gli errori contro la retta ragione, tutte le eresie contro la fede e tutte le depravazioni contro la morale (compreso l’ateismo) lo caratterizzano e confluiscono in esso, come i canali di scolo delle piccole fognature confluiscono nella cloaca massima. Anche a partire dalla dottrina esposta dal magistero della Chiesa sul modernismo ci si può chiedere se sia possibile un accordo e una collaborazione anche solo pratica tra cattolicesimo e modernismo. Ebbene secondo l’insegnamento di San Pio X e di Pio XI la risposta appare evidente:

      non è lecita nessuna collaborazione e nessun accordo tra di loro, 

                              neppure a livello della sola azione. 

    Se si analizza la natura del modernismo e del cattolicesimo si capisce anche il perché di questa proibizione. Infatti il modernismo si fonda sulla filosofia moderna idealistica (Kant/Hegel), secondo la quale è il pensiero umano che crea la realtà.

         La teologia del cattolicesimo si basa sul buon senso naturale

                      e sulla filosofia del realismo della conoscenza

                                   (vedi Aristotele/S. Tommaso)

    secondo cui la realtà esiste indipendentemente dal pensiero umano e questo deve conformarsi alla realtà se vuole giungere alla verità. Inoltre la Rivelazione conferma ciò che la retta ragione arriva a conoscere, ossia Dio ha creato il mondo e l’uomo. Perciò

                   non è il pensiero dell’uomo a creare la realtà,

            ma essa è solo un effetto della Causa prima incausata,

                                            che si chiama Dio. 

    Nell’Allocuzione “Accogliamo” (18 aprile 1907) San Pio X mette bene in evidenza che la Chiesa non teme la persecuzione aperta come “quando gli editti dei Cesari intimarono ai primi cristiani di abbandonare il culto a Gesù Cristo o di morire”. Quindi, oggi, anche noi come papa Sarto dobbiamo temere non tanto la persecuzione aperta della Tradizione apostolica, quanto la mano tesa dal modernismo, che all’inizio vorrebbe farci agire assieme a lui per poi farci diventare speculativamente ammodernati e inavvertitamente “aggiornati” (Giovanni XXIII-Francesco I). “Chi non agisce come pensa finisce per pensare come agisce”. Se il cattolico agisce assieme ai modernisti finirà presto o tardi per pensare come loro senza accorgersene.

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Accordo odierno tra cattolici e neo-modernisti? 

    Oggi si pone il problema scottante di una possibile cooperazione o di uaccordo tra cattolicesimo e modernismo e per sostenere questa possibilità si adducono molteplici ragioni che non hanno fondamento nella realtà. Vediamole una per una.

    1°) Molti vescovi e cardinali conservatori hanno levato la voce.

     

    Riguardo alle novità contro la morale naturale e divina, contenute nell’insegnamento “esortativo” di Francesco I (Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2106), sembrerebbe che vi sia un certo ritorno alla dottrina cattolica tradizionale nell’ambiente ecclesiale e nella gerarchia. Rispondo: è vero che per quanto riguarda gli eccessi recenti sulla morale vi è stata tra cardinali e vescovi una notevole e lodevole reazione, ma il problema che sta all’origine di questa deviazione è quello del Concilio Vaticano II, i cui Decreti sono in rottura oggettiva con la Tradizione apostolica, l’insegnamento del magistero costante e tradizionale dei Papi e la sana teologia. Ora i suddetti vescovi e cardinali non mettono assolutamente in questione la difformità dell’insegnamento pastorale del Vaticano II con la Tradizione cattolica. Per esempio anche il pio card. Raymond Burke ha dichiarato più volte che tutta la sua formazione sacerdotale si è svolta alla luce del Concilio Vaticano II. Quindi i princìpi del Vaticano II sono totalmente accettabili per lui (Monde et vie, n. 899). Pure il coraggioso card. Sarah ha criticato le deviazioni in materia di morale, ma ha affermato nello stesso tempo che occorre seguire fedelmente “l’insegnamento costante del Beato Paolo VI, di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI” e che occorre avere fiducia nella “fedeltà di Francesco I” (Monde et vie, n. 905, p. 19). Inoltre il teologo mons. Athanasius Schneider ha asserito:

             “è il Concilio Vaticano II che ha elargito la comprensione

                       del mistero della Chiesa in Lumen gentium”

                                   Mons. Athanasius Schneider 

                                    (Présent, 10 gennaio 2015)

    Inoltre anche l’esortazione Amoris laetitia di Francesco I (19 marzo 2016) secondo mons. Schneider è stata distorta da una cattiva interpretazione di alcuni vescovi progressisti e in sé non contiene nulla di contrario alla dottrina cattolica, al massimo in essa vi sono soltanto alcune ambiguità (A. Schneider, Dichiarazione su Amoris laetitia, 30 aprile 2016). Il card. Burke ha parlato di leggere l’Amoris laetitia alla luce del magistero tradizionale della Chiesa. Come si vede la loro dottrina è la teoria ratzingeriana (“molto spesso predicata, ma mai provata”, come ha dimostrato mons. Brunero Gherardini) dell’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione apostolica. Anche durante il Vaticano II vi erano teologi più o meno modernisti, si vedano le contrapposizioni (quanto al modo e non alla sostanza) delle due riviste Concilium (Rahner, Küng, Schillebeeckhx) e Communio (Daniélou, de Lubac, Ratinger, von Balthasar). Il fenomeno dei prelati più conservatormente progressisti è sempre esistito da Giovanni XXIII sino ad oggi. Ma quasi nessuno ha messo in discussione i principi del Vaticano II come inconciliabili con la dottrina cattolica. Recentemente lo aveva fatto mons. Mario Oliveri vescovo di Albenga, ma è stato rimosso dalla sua diocesi. Anche il valente teologo mons. Brunero Gherardini lo ha fatto assieme ai Francescani dell’Immacolata, che sono stati sciolti e perseguitati mentre lui è stato messo totalmente da parte. Nel passato recente mons. Antonio de Castro Mayer († 25 aprile 1991) e mons. Marcel Lefebvre († 25 marzo 1991) lo hanno fatto, ma son stati condannati (1976/1988). Evidentemente i tradizionalisti vengono accolti e tollerati solo se accettano il Vaticano II e la perfetta ortodossia del Novus Ordo Missae, ma se essi osano soltanto porre la questione se vi sia realmente conciliabilità tra Vaticano II e Tradizione apostolica allora vengono condannati inesorabilmente. Quindi un accordo con i modernisti potrebbe essere fatto solo a condizione di accettare inavvertitamente e praticamente, piano piano, il Concilio Vaticano II e la piena ortodossia della nuova Messa di Paolo VI.

     Verso il Vaticano III?                                               

    2°) Vi è stato un vero cambiamento

     

          di mentalità presso la gerarchia della Chiesa

     

    Il Papa ha spinto sino al parossismo il modernismo del Vaticano II. Per quanto riguarda il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI del 7 luglio 2007 ha dichiarato che non se ne vuole allontanare, ma che il rito antico non deve diventare una barriera ideologica (Monde et vie, n. 849). Inoltre ha condannato i Francescani dell’Immacolata a causa del rischio di un loro ritorno al passato, di uno spirito preconciliare, di una ideologizzazione della Messa di San Pio V. Quindi bisogna “abbattere i bastioni” (Hans Urs von Balthasar). I suoi collaboratori più stretti, che governano realmente la Chiesa e che non sono stati messi da parte (come Burke e Schneider…) sono anch’essi radicalmente modernisti. Per esempio il card. Müller (Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) pur avendo espresso delle riserve sulla Amoris laetitia è un allievo e un ammiratore di p. Gustavo Gutierrez, uno dei capi scuola della teologia della liberazione. Recentemente egli ha difeso l’università cattolica di Lima (nel Perù) dalle censure dell’arcivescovo di Lima il card. Thorne (La Stampa, 18 febbraio 2013). La sua teologia è inficiata da gravi errori ed eresie, per esempio secondo lui la Madonna è sempre vergine, ma non fisicamente (?) la transustanziazione è ridotta a transignificazione (?), vi sono molte chiese all’interno dell’unico popolo di Dio (2). Rispondo: a partire da quanto detto segue che Francesco I e i suoi stretti collaboratori aventi un potere reale nella Chiesa non sono per nulla disposti a rimettere in questione il Concilio Vaticano II, anzi stanno traghettando l’ambiente ecclesiale in maniera radicale verso una sorta di “Vaticano III”.

    (cfr. Le Sel de la terre, n. 84, primavera 2013, p. 165 ss.

     Come leggere il Vaticano II?                                    

    3°) Francesco I non chiede più l’accettazione formale

     

          del Vaticano II e della nuova Messa.

     

    Il “Papa emerito” Benedetto XVI era un teologo ed era molto legato alle questioni dottrinali. Quindi esigeva l’accettazione della teologia del Vaticano II, invece papa Bergoglio è un uomo pratico, non si interessa di teologia, mette totalmente da parte le questioni speculative. L’importante per lui è entrare in contatto con le persone (come il lupo con Cappuccetto rosso, magari facendo brillare la promessa di qualche calotta scarlatta o berretta rossa) e camminare assieme, conoscersi e quindi arrivare a capirsi e rispettarsi. Egli sblocca pian piano le situazioni di conflitto che si son create nel post-concilio mediante delle concessioni pratiche, che (apparentemente e inizialmente) non toccano la dottrina e non espongono al rischio di essere contaminati dal neo-modernismo. Rispondo: se l’attitudine esterna, il modo di agire dei Francesco I possono dare questa impressione resta pur sempre vero che ha anche fatto alcune dichiarazioni, le quali vanno in senso opposto e che sono per lui “questioni non negoziabili”. Infatti papa Bergoglio in un’intervista al giornale La Croix (17 maggio 2016) ha dichiarato che “innanzitutto è necessario stabilire un accordo fondamentale. Il Concilio Vaticano II ha il suo valore”. Il 24 maggio il card. Müller ha dichiarato che “se si vuol essere pienamente cattolici occorre riconoscere il Concilio Vaticano II” (Rivista Herder Korrespondenz). Nello stesso senso vanno le dichiarazioni di mons. Guido Pozzo (cfr. Zenit, 25 febbraio 2016; La Croix, 7 aprile 2016), certamente il Vaticano II va letto “alla luce della Tradizione”, ma per i modernisti vi è piena conciliabilità tra Tradizione e Vaticano II, mentre per i cattolici integrali vi è una rottura oggettiva.

     Non è possibile un accordo sull'equivoco         

    Ora non si può fare un accordo (specialmente su questioni di fede e di morale) basandosi sull’equivoco. Anche perché chi comanda oggi sono i modernisti e sono loro che hanno il coltello dalla parte del manico e dettano legge in un eventuale accordo. Allora esporsi al rischio di essere assorbiti dal modernismo o di fare un accordo col Papa per poi doverlo rompere e smentirsi, coprendosi di ridicolo davanti al mondo intero, sarebbe un azzardo da non correre; occorrerebbe attendere senza farsi prendere dalla fretta, che è sempre una cattiva consigliera. Secondo i modernisti si può concedere al massimo un diritto di “critica costruttiva” al Vaticano II, ossia “secondo l’ermeneutica della continuità”, ma mai di rottura tra Tradizione apostolica e teologia conciliare.

     Cos'è un accordo?                                                  

    “Accordarsi” significa “uniformare idee, opinioni in modo da evitare contrasti, avere gli stessi principi, le medesime opinioni e lo stesso modo di agire” (N. Zingarelli). “Accordo” vuol dire “unione armonica di sentimenti, opinioni, idee” (N. Zingarelli). In breve un accordo presuppone che due parti si mettano… d’accordo. Ora tra modernismo e cattolicesimo non vi è nessuna possibilità di accordo, anzi vi è una divergenza diametrale su tutti i campi. In San Paolo è rivelato:

                 “Quale intesa è possibile tra Cristo e Beliar?”

                                    San Paolo, II Cor., VI, 15

     Può esistere un accordo unilaterale?                

    Può esistere un accordo unilaterale? No perché, per definizione, nell’accordo due parti si mettono d’accordo, anche se la manifestazione della volontà di accordarsi viene da una sola parte ed è quindi “unilaterale” al punto di partenza, ma diventa bilaterale al punto di arrivo. Quindi bisognerebbe parlare di riconoscimento giuridico o canonico. Ora il riconoscimento canonico è un atto giuridico, che presuppone una parte principale e superiore, avente autorità e predominio, la quale riconosce e una parte secondaria e inferiore, soggetta all’autorità, che viene riconosciuta. Ma nel caso nostro è la S. Sede che riconosce mentre i tradizionalisti verrebbero riconosciuti. Sarebbe impensabile ritenere che i tradizionalisti riconoscono e accolgono la Prima Sede, la quale per definizione è “Prima”, ossia non ha nessuna autorità umana al di sopra di sé. Quindi, se il “riconoscimento giuridico” è unilaterale, ciò non significa che la parte riconosciuta non deve nulla alla parte riconoscente, anzi per definizione quest’ultima ha accettato un riconoscimento, che viene dato unilateralmente o solo dalla Prima Sede alla quale poi occorre prestare obbedienza. La parola “unilaterale” è un sofisma utilizzato dai modernisti per fare cadere nella trappola i tradizionalisti. Essa non significa che la S. Sede concede tutto e i tradizionalisti non debbono nulla, anzi vuol dire tutto il contrario: la parte del leone la gioca la S. Sede e la parte dell’agnello la giocano i tradizionalisti. Per fare un esempio concreto, se un usuraio gentilmente e “unilateralmente” mi offre 100 milioni di euro ed io accetto, non vuol dire che poi non debba restituire all’usuraio non solo la somma prestatami, ma anche gli interessi, i quali, per la natura stessa dell’offerta “unilaterale”, diventano sempre più esorbitanti sino a “strozzarmi” (è per questo che l’usuraio vien detto “strozzino”). Nel caso nostro la parte riconosciuta dovrebbe alla parte superiore e che le ha dato il riconoscimento l’obbedienza, la sottomissione pratica, come avviene tra subordinato e superiore. Quindi se la concessione è stata data “unilateralmente”, poi una volta accettata ci si trova di fronte ad un patto che diviene bilaterale ex natura rerum. Perciò la concessione “unilaterale” comporta immancabilmente conseguenze giuridiche di rapporto tra soggetto subordinato o subalterno e superiore. Ora è il subordinato che obbedisce e il superiore che comanda. È una contradictio in terminis parlare di riconoscimento totale dei tradizionalisti da parte della S. Sede e di indipendenza assoluta di costoro verso la sua autorità. Ma

                  un tradizionalista subordinato a un modernista

                                 è come un topo in bocca al gatto.

     C'è un pericolo reale di scisma?                               

    Lo scisma sussiste quando si rifiuta l’autorità del Papa, ossia non lo si riconosce come il Vicario di Cristo avente potere supremo, diretto e immediato sulla Chiesa universale. La disobbedienza agli ordini del Papa se non comporta la negazione del suo Primato di giurisdizione, ma se è fatta solo per non compiere ciò che viene comandato non è un peccato di scisma, ma di disobbedienza (3).Ora

    l’eresia rompe il vincolo della fede, mentre lo scisma quello della carità,

            ma l’unità della fede precede e presuppone quella della carità  

                                                      Leone XIII

    Quindi è chiaro che l’unità della fede prevale e primeggia su quella della carità. Perciò se non si obbedisce ad ordini, direttive o esortazioni che vanno contro la fede non solo non vi è scisma, ma l’atto è doveroso perché obbedire significherebbe ledere la fedeSi veda anche S. Tommaso d’Aquino (S. Th., II-II, q. 10, a. 10). L’Angelico si pone la questione “se si possano avere superiori infedeli” e risponde che “non deve essere permesso in nessun modo” poiché sarebbe pericoloso per la fede dei subordinati. Inoltre l’Aquinate (S. Th., II-II, q. 12, a. 1 e 2) insegna che

        seguire un capo, il quale ha deviato dalla fede è molto pericoloso

                                     per l’anima dei subordinati. (4)

                                           S. Tommaso d’Aquino

    Ora, se chi comanda ha anche un’autorità spirituale che non ha nessun superiore umano, come è quella del Papa, a maggior ragione la subordinazione è pericolosissima se il suo insegnamento non è conforme alla dottrina tradizionale della Chiesa, come avviene nell’ambiente ecclesiale a partire da Giovanni XXIII e specialmente oggi con Francesco I. Occorre quindi “fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto, se ci si trova in un periodo di crisi e di confusione che ha invaso tutta la Chiesa” (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorio, III, 15) e attendere che ritorni la tranquillità ed allora l’accordo avverrà spontaneamente. Se si cammina di notte in montagna si inciampa e si cade in un burrone, bisogna, perciò, aspettare che si faccia giorno e riprendere la marcia. S. Ignazio da Loyola nei suoi Esercizi Spirituali (Regole sul discernimento degli spiriti, n. 318) consiglia di non cambiare mai proposito durante il tempo dell’oscurità spirituale, ma di restare forti e costanti nella determinazione e nei propositi in cui ci si trovava prima dell’oscurità, poiché come nella luce ci guida lo spirito buono, così nell’oscurità ci conduce lo spirito maligno.

    (3Cfr. L. Billot, De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, V ed., 1927, vol. I, Thesis XII, p. 310 ss. ; S. Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 39; Cajetanus, In Summ. Th., in IIam-IIae, q. 39; (4Leone XIII, Enciclica Satis cognitum, 1896; Pio XI, Enciclica Mortalium animos, 1928

     Conclusione: perché rifiutare, perché attendere 

    Rifiutare oggi per un certo periodo di tempo, sino a che torni la luce, un accordo con gli ultra-modernisti non è, quindi, un’attitudine scismatica perché è basata su gravi motivi di fede e morale, che ci obbligano a non seguire il corso ecclesiale attuale. Bisogna saper attendere tutto il tempo che Dio vorrà permettere che la crisi nella Chiesa perduri. Non bisogna scoraggiarsi, né deviare a sinistra: con un accordo intempestivo e scellerato, né a destra: dichiarando eretico il Papa regnante e ritenendolo deposto ipso facto. Queste sono le due strade che alcuni tradizionalisti (e in certi casi sono paradossalmente gli stessi) stanno imboccando oggi. Il grave rischio che corriamo oggi non è quello dello scisma, che viene agitato dal mondialismo massonico e modernista come uno spauracchio per indurci a fare un passo falso. No! Il pericolo reale è quello di far naufragio nella fede, “senza la quale è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6). Un accordo pratico col neo-modernismo, come minimo, porterebbe immancabilmente, poco a poco al rinchiudersi della Tradizione in sagrestia con il riconoscimento ufficiale da parte del modernismo come è avvenuto agli Indiani d’America, rinchiusi nelle riserve dai “wasp” (“white, anglo-saxon, protestant / bianchi, anglo-sassoni, protestanti”), regolarmente riconosciuti e ridotti ai minimi termini come un fenomeno folkloristico da mostrare ai turisti. Ma

                                            lo spirito cattolico

    “non si lascerà mai chiudere nelle quattro mura del tempio.

                    La separazione fra la religione e la vita,

                                     fra la Chiesa e il mondo

                  è contraria alla idea cristiana e cattolica” 

                                                       Pio XII

        (Discorso ai Parroci e quaresimalisti di Roma, del 16-03-1946)

    Don Curzio Nitoglia

    http://doncurzionitoglia.net/2016/10/19/modernismo-perverso/

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  • Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento protestantizzante soffia

    Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento protestantizzante soffia

    Giovedi, Maggio 21st, 2015

    – di Pierfrancesco Nardini – 

    Confederazione Civiltà Cristiana / Sez. Teramo

    Redazione Quieuropa,  Teramo, Pierfrancesco Nardini, Croce, Crocifisso, protestantesimo, ebraicizzazione della società, modernismo, ecumenismo, errori, distorcere la fede, potere delle immagini 

    Presa di coscienza verso i pericoli della protestantizzazione

    Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento

    protestantizzante soffia

    La responsabilità principale è di chi ha introdotto e

    insegnato un distorto concetto di Cristianesimo che

    non fa sembrare strano un Cristo senza Croce: 

    questo non libera totalmente il fedele da

    responsabilità

     

    di Pierfrancesco Nardini

    Confederazione Civiltà Cristiana / Sez. Teramo

    protestantizzazione - Cristo senza Croce

     Gli hanno tolto la Croce                                                                                    

    Teramo – di Pierfrancesco Nardini  Nel Crocifisso che va tanto di moda da un po’ di tempo (lo si vede ovunque), c’è una particolarità che proprio non mi piace: non c’è la Croce! Il controsenso per eccellenza. Questi Crocifissi senza Croce si identificano come un “segno dei tempi”: tolgono la Croce al Crocifisso (che quindi non possiamo più chiamare Crocifisso!). Ma perché voglion togliere questo simbolo di estremo amore e sofferenza (per amore) dal mondo? Perchè poi non voglion più sentir parlare della sua causa primaria, il peccato? (vedi qui Misericordismo, male moderno – Dio è Giustizia, non solo Misericordia). I maggiori cambiamenti nel tempo sono riusciti anche con il far passare immagini solo poco divergenti dal normale, a volte spacciate per estrosità, per arte. Mai con eclatanti stravolgimenti che avrebbero attirato l’attenzione di tutti, subito e senza sconti, anche dei meno attenti e preparati. Sappiamo che la Croce è da sempre «scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1, 23).

    protestantizzazione - Cristo senza Croce

     Obiettivo: distorcere la fede                                                                             

    Anche se in alcuni casi non dovesse trattarsi di una intuizione studiata, ma di una scelta in buona fede, una moda nata senza cattive intenzioni, sarebbe comunque conseguenza di uno stravolgimento molto più grande iniziato molto tempo prima e che sta raggiungendo l’obiettivo di distorcere la fede. Tanto è vero che piace a molti un Crocifisso senza Croce. La mancanza di formazione/informazione del fedele “medio”, anche in questo aspetto, non esime da responsabilità, ma è un aggravante. Se è chiaro, infatti, che la responsabilità principale è di chi ha introdotto e insegnato un distorto concetto di Cristianesimo che non fa sembrare strano un Cristo senza Croce, questo non libera totalmente il fedele da responsabilità (seppur minore). Sarebbe facile, infatti, riuscire ad arrivare a una basilare conoscenza dei principi della nostra fede, utili anticorpi a certi stravolgimenti. Chiunque, se vuole, ha i mezzi per farlo. Se vuole…

    protestantizzazione - Cristo senza Croce

     Con il vento protestante a-confessionale che soffia                                    

    In questi tempi, invece, si vive la fede senza cognizione di causa, senza un minimo di studio su quel che significa credere in Cristo ed essere cattolici. La formazione dottrinale di base è obbligatoria per tutti, anche solo per un principio di coerenza tra il dire e il fare. Alla luce di questi stravolgimenti, però, non ci si può più stupire. Occorre ammettere che questi “non-Crocifissi” ben si confanno con l’aria da misericordia senza giustizia che tira (vedi qui Misericordismo, male moderno – Dio è Giustizia, non solo Misericordia), con il vento protestante (giudaizzante o ebraicizzante) a-confessionale che soffia e con il sentimentalismo imperante che notiamo. Non è più tempo di stupore di fronte a ogni frutto del modernismo, è tempo di prendere definitivamente coscienza (o iniziare a farlo) e di continuare (o iniziare) la buona battaglia «perché non sia resa vana la Croce di Cristo» (1Cor 1, 17) per molti di noi.

    Pierfrancesco Nardini – Confederazione Civiltà Cristiana / Sez. Teramo
     

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  • Solo la vera fede può vincere l’usura e il suo diabolico inventore

    Solo la vera fede può vincere l’usura e il suo diabolico inventore

    Giovedì,  Marzo 12nd/ 2015

    – Riflessione di un lettore di "Qui Europa"/ "Sete di Giustizia" –

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di Qui Europa

    Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, moneta-debito, usura, diabolico inventore, usurocrazia, società organica, società strumentalizzante, Modernismo, Vaticano II, fede annacquata e caos imperante 

    Solo la vera fede può vincere l'usura e il suo

    diabolico inventore

    Riflessione di un lettore sulla relazione tra fede, 

    usurocrazia e inganno del tempo presente

     

    Riflessione di un lettore di "Qui Europa"/ "Sete di Giustizia"

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di Qui Europa

    cancro modernista e usura

     Introduzione di Sergio Basile – Sete di Giustizia                                         

    Catanzaro – Viviamo in un regime di usura legalizzata. E la situazione peggiora sempre più. Nessun regime ha mai osato tanto e ha – nel contempo – avuto l'audacia e il cattivo gusto di parlare di normale processo democratico in atto e/o normale stato di "crisi economica"Viviamo in un regime di usura legalizzata, caratterizzato dalla presenza ormai macroscopica di un tumore chiamato "moneta-debito".

    Lettera aperta al Presidente CEI - Sinodo Famiglia Più vittime di una guerra                                                                                  

    Un tumore che sta facendo più vittime di una guerra e cancellando pian piano un popolo, una cultura, una storia lunga millenni. Un cancro olezzante che in troppi – anche tra i cosiddetti "uomini di fede" dell'ultima ora o "ben navigati" – non vedono assolutamente; o meglio, fingono di non vedere sonnecchiando più o meno compiaciuti o fin troppo – incautamente – distratti. Di signoraggio bancario e di usura da emissione di moneta-debito se ne dovrebbe parlare ovunque e a ritmi incessanti. Invece vige uno status di imbarazzante, vomitevole, silenzio.

    Fumi di Satana - Mondialismo e Globalizzazione Vomitevole silenzio                                                                                            

    Chi conosce oggi – mi chiedo – il problema sollevato dal Professor Giacinto Auriti e la connessa questione dell'usura da signoraggio bancario, che sta dietro la cosiddetta "crisi"? Ancora davvero in pochi, considerando la priorità e la drammaticità dell'argomento. La comprensione è un fattore che attiene allo spirito. Ma lo spirito è oggi malato e perso. Cosa dunque aiutarà la comprensione? Quale medico curerà questo cancro? Di seguito il puntuale e cristallino pensiero di un nostro lettore, che vi invitiamo a leggere.

     

    Solo la vera fede può vincere l'usura e il suo 

    diabolico inventore

    Riflessione di un lettore sulla relazione tra fede, 

    usurocrazia e inganno del tempo presente

     

    cancro modernista e usura

     Siamo in un gigantesco circolo vizioso                                                          

    Riflessione di un lettore – Quello di cui bisogna tener conto è che, purtroppo, siamo di fronte ad un gigantesco circolo vizioso…mi spiego meglio: è vero e sacrosanto il sostenere, come ben scrivi Tu (…) che l'attuazione della proprietà popolare della moneta farebbe ordine pure a livello di Fede, in quanto, è oramai assodato che il disordine c'è, e la fa da padrone pure in questo ambito, dove coloro che per primi dovrebbero premurarsi che l'unica vera Fede permanga inalterata nel suo insegnamento – senza che venga cambiato neppure un quarto di virgola di quello che disse Gesù ai suoi apostoli –  tutto stanno facendo tranne che questo (cfr 'modernismo' e suoi frutti quali il Vaticano II, il nuovus ordo missae che stravolge in maniera funesta il senso della messa non più intesa come il rinnovamento incruento del sacrificio di Cristo etc etc..).

    usurocrazia - chiesa - papa francesco - moneta - BCE - Draghi

     Solo mossi dalla vera fede                                                                                

    Ma è altresì vero che, perché il popolo senta come necessario tale bisogno ( quello dell'attuazione della Proprietà Popolare della Monetabisognerebbe che fosse un popolo mosso dalla vera Fede e non da una pseudo-fede contaminata dallo strisciante relativismo sincretico portato avanti dalla chiesa conciliare che si dice cattolica solo nel nome ma che nei fatti  è apostata e getta fumo negli occhi senza confessare più come si conviene Nostro Signore Gesù Cristo ("io sono la Via la Verità e la Vità chi viene per me…"etc etc), riducendolo al contrario a poco più di un Ghandi qualunque, confondendo buono con bonaccione; benedicendo tutto e tutti per essere più accattivante e simpatica ma tutto facendo tranne che pascere le pecorelle di Cristo, confermarle nella vera fede e condurle al pascolo sicuro… 

    Moneta - Dai a Cesare quel che è di cesare a Dio quel che è di Dio Gnosticismo, Demon-crazia e distruzione della società organica            

    Senza contare  l'idea  che oggi va forse anche per la maggiore tra questo popolo e cioè quella della scelta agnostica (disinteresse totale verso Dio) e/o atea convinta che il laicismo a livello di politica istruzione e cultura sia la scelta migliore e preferibile… Peccato che Auriti abbia dimostrato come questo tipo di convinzione faccia si che la società organica (la vera società a dimensione umana che nulla ha a che fare con i fantasmi giuridici della società attuale) sia impossibile da ricostruire perchè la demon-crazia formale attuale fonda sul nulla, su una legge finalisticamente neutra che è quella del mero numero, quella con la quale si può chiedere tutto e il contrario di tutto (magari con la scusa dei famigerati diritti umani..) basta pilotare l'opinione pubblica con i media, la stampa, l'istruzione, le false culture, ecc ecc…, e il gioco è fatto.

    Sbandamenti indotti della Chiesa odierna - Padre Elia Schafer Solo la vera fede può vincere l'usura e il suo diabolico inventore            

    Solo grazie alla vera fede, non macchiata dalle metastasi del modernismo il professore è arrivato a fare tutto ciò che ha fatto a scrivere ciò che ha scritto a dire ciò che ha detto… Sono dell'avviso che solo grazie alla vera fede si può leggere ascoltare e comprendere il motivo reale per cui questo sistema usurocratico è intollerabile e necessita di essere sradicato… altrimenti… certo si può sposare la causa Auritiana ma lo si farebbe ipocritamente solo pensando all'utile terreno che ne può derivare, dimentichi di quella finalità trascendente per cui il professore tanto si è battuto. Senza quindi essere bardati di quelle armi indispensabili, necessarie a conseguire vittoria prima ancora che sull'usura sul suo diabolico inventore!

    un lettore di "Sete di Giustizia" / "Qui Europa"

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa"

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com – nabilantaki@hotmail.com

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      Padre Pio – Visione mistica dal 1913 – Preti modernisti che abbracciano la massoneria  

    Gesù, purtroppo, ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! 

    Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi

    a braccia aperte nell’infame setta della Massoneria! 

    Preghiamo per costoro acciocché il Signore illumini le loro menti e tocchi il loro cuore”

    Padre Pio – Pietrelcina 7 aprile 1913 )

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