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  • Vasco Rossi e i profeti del nuovo millennio

    Vasco Rossi e i profeti del nuovo millennio

    Mercoledì, 5 luglio/ 2017  

    Patrizia Stella

     Redazione Quieuropa,  Gesù, Patrizia Stella,  Vasco Rossi, Modena, Concerto, arroganza, profeti del nuovo millennio  

    Vasco Rossi e i profeti del nuovo millennio

    I giovani nascondono la loro paura sotto una scorza di sfida,

    arroganza, aggressione, superbia, autosufficienza..

    Eppure gli stanno tremando le gambe.

    Ma noi non siamo soli!

     

    di Patrizia Stella

    noi-non-siamo-soli

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Moi però non siamo soli!                                         

    Modena – di Patrizia Stella Un cantante come Vasco Rossi o come molti altri in giro per il mondo che attirano migliaia di fans a suon di biglietti d’ingresso salati per sentire inneggiare a droga, sesso libero, esoterismo o peggio, un cantante che non fa mistero di chiedersi quale senso ha la vita, perché mai si trova in questo sporco mondo ecc. non può che lasciar perplessi quando alla fine esordisce invitando i giovani a “Non avere paura”!   Paura di che cosa? Del terrorismo? Della guerra? Del terremoto? Del futuro? Ma se sono tutti lì in migliaia, felici e contenti, spavaldi e orgogliosi, a inneggiare davanti a un idolo che assume l’aria di profeta del nuovo millennio pronto ad offrire la nuova ricetta della felicità… dove sta tutta questa paura da sconfiggere? Eppure la gente adesso ha paura,

                     i giovani nascondono la loro paura sotto una scorza di sfida,

                    di arroganza, di aggressione, di superbia, di autosufficienza…

                                      eppure gli stanno tremando le gambe…

    non riescono a stare un minuto da soli perché cadono in depressione o si sentono soffocare dall’angoscia e allora vanno alla ricerca spasmodica di amici, di alcool, di spinelli, di sesso occasionale, di slogans per dare un senso alla loro vita superficiale e vuota applaudendo come idioti un povero giullare di turno, pieno di paure egli stesso, che ti riempie di euforia per qualche ora per poi lasciarti più vuoto di prima. C’è stato un altro personaggio famoso, un santo uomo per la verità, Giovanni Paolo II, che esordì con questa stessa frase

                                             “NON ABBIATE PAURA”

    però subito dopo proseguiva dando la motivazione chiara e precisa del perché non si deve avere paura.  Perché cari giovani, cari anziani, cari malati, cari bambini, perché non dovete avere paura? Perché c’è Gesù Cristo con noi, fonte della nostra speranza, al quale dobbiamo spalancare le porte.

                                    “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”

    diceva questo santo Papa, e allora tutte le paure, i timori, i dubbi, le angosce, le depressioni, insomma tutto sparirà perché la vita stessa troverà una risposta in Lui, in Gesù, Dio con noi, e non in altri personaggi sia pure potenti del mondo.  Quel Gesù meraviglioso che abbiamo emarginato per far spazio ai nuovi falsi profeti, presenti sia dentro che fuori la sua Chiesa, i quali, vuoi attraverso canzoni assordanti, vuoi attraverso omelie martellanti, hanno finito per stordire l’umanità riducendola a un branco di pecore disperate e ignoranti. Resta con noi Signore Gesù perché si fa sera, e solo con te il cuore palpita di vera gioia e l’intelletto si riempie di quella Luce che proviene dalla conoscenza della Verità, che sei TU, Dio con noi. Dovesse crollare il mondo, sei Tu, Gesù, l’unico mio Bene.

    Patrizia Stella (Copyright © 2017 Qui Europa)

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    Vasco Rossi e un marziano a Modena

    Vasco Rossi e un marziano a Modena

    Martedì, 4 luglio/ 2017   Roberto Pecchioli  Redazione Quieuropa,  Roberto Pecchioli,  Vasco Rossi, Modena, Concerto, marziano, rivoluzione, media  Vasco Rossi e un marziano a Modena Per i mille drammi di questa nazioni non si muove nemmeno l'1% dei 230 mila del concerto di Vasco   di Roberto Pecchioli                 […]

     

  • Vasco Rossi e un marziano a Modena

    Vasco Rossi e un marziano a Modena

    Martedì, 4 luglio/ 2017  

    Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa,  Roberto Pecchioli,  Vasco Rossi, Modena, Concerto, marziano, rivoluzione, media 

    Vasco Rossi e un marziano a Modena

    Per i mille drammi di questa nazioni non si muove

    nemmeno l'1% dei 230 mila del concerto di Vasco

     

    di Roberto Pecchioli

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     Qual è il senso?                                                          

    Modena – di Roberto Pecchioli Il concerto di Vasco Rossi a Modena, evento musicale dell’anno, è uno di quegli avvenimenti che non si possono derubricare a cronaca o confinare nella pagina degli spettacoli. Nel bene e nel male, è uno spartiacque, un segnavia, una data che esce dal calendario ed entra – a suo modo – come metafora e simbolo, nella storia del costume dell’Italia tardo moderna. Nessuna esaltazione o entusiasmo da adepti del rocker di Zocca, al contrario. Ma neppure scuotimento di testa, o liquidazione sommaria, bensì il tentativo di riflettere su un concerto diventato evento di massa. Quando 230 mila persone pagano da 50 a 75 euro, salvo bagarinaggio, per ascoltare un cantante, e soprattutto per “esserci”, sfidando il caldo, i disagi, le code, in molti una notte all’addiaccio, non vale nulla prendere posizioni moralistiche, condannare una vera o presunta stupidità di massa e

                       rilevare che per i mille drammi di questa nazione

                        non si muove nemmeno l’uno per cento di chi,

                                             sabato 1 luglio 2017,

                     era al parco Enzo Ferrari per assistere al concerto.

    E’ la verità, ma le chiacchiere stanno a zero. I nudi fatti sono che un cantante ha saputo unire, emozionare, trascinare grandi masse umane, eterogenee per età, classi sociali, provenienza geografica, valori di riferimento. Un evento nazionalpopolare che non può essere liquidato né dalla boria intellettuale, né dal buon senso rasoterra da comari del mercato rionale. Vediamo allora di orientarci, ed anche prendere posizione, accettando il ruolo ingrato di marziani a Modena. Un marziano a Roma fu una sapida commedia di Ennio Flaiano. Narrava di un marziano, Kunt, la cui astronave atterrò a Roma, Villa Borghese, accolto dallo sconcerto popolare e con immensa eco internazionale, ma poi venne ignorato dall’eterna Roma del cinismo e del disincanto.  A Modena sarebbe stato trattato come un marziano chi, come noi, non avesse partecipato all’evento – il fatto in sé – tentando però di coglierne il senso, se ce n’è uno. Proprio Vasco ci mise in guardia, nel brano intitolato appunto “Un senso”, cantando “voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Brutto messaggio, che fa il paio con l’apertura del concerto sulla musica di Richard Strauss Also sprach Zarathustra, Così parlò Zarathustra, famosa soprattutto come colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio che narra un viaggio oltre l’umano che, già nel film del 1968, lambiva il transumano. Non l’Oltreuomo di Nietzsche, temiamo, ma, nel gran calderone di massa, l’esaltazione dell’opposto, ovvero degli “ultimi uomini” sudati, trasognati e sovreccitati dei grandi eventi musicali rock, Bacco e Sileno più che Dioniso.

     I giorni di una ribellione insensata, astratta 

    Poi c’è Modena non per caso, provincia d’origine di Vasco, ma anche la città di Enzo Ferrari, l’eroe della velocità, il creatore dei bolidi rossi sogno di generazioni intere. Noi crediamo che sia proprio il sogno l’elemento trainante di quella mobilitazione totale (povero Ernst Junger!) che ha portato in Emilia una folla pari alla popolazione di città come Messina o Trieste. Tuttavia, ed è un primo segno che ci sembra di cogliere, nessuna vicinanza o paragone con analoghi eventi del passato. A Woodstock e all’Isola di Wight la generazione dei settantenni di oggi – in fondo i coetanei di Vasco Rossi, che di anni ne ha 65 – scrissero a loro modo la storia del costume insieme con quella della musica rock. Pace, amore e musica, proclamarono, e quella retorica zuccherosa è rimasta appiccicata per mezzo secolo come una colla. Oggi, si chiude il cerchio, siamo tutti più vecchi, la rappresentazione finisce. Ci fu, a partire da quei giorni lontani,

                 una ribellione insensata e spesso astratta (vietato vietare!)

    e poi la sessualità esibita per la prima volta, ostentata come una liberazione,

                                o forse una regressione al puro istinto,

                i paradisi artificiali, la droga, i ritmi arrembanti ed ossessivi

                       scanditi dalla batteria e dalle chitarre elettriche,

                   lo scatenamento pulsionale che seppellì un mondo.

    Un passato che non passa, assorbito, quasi sussunto nel puro sfruttamento commerciale da parte del mercato che cambiò pelle da allora, assecondando con gioia malcelata il nuovo corso. Perfino Che Guevara è diventato un marchio registrato; non è diverso Vasco Rossi. La Rai che ha promosso e trasmesso in diretta l’evento, chaperon Paolo Bonolis, la rete dei cinema (circa 200!) che hanno trasmesso il tutto in diretta, i discografici che venderanno il DVD “live”, bagarini, operatori turistici di ogni tipo possono festeggiare. Il concerto è un successo economico colossale, alcune decine di milioni di euro la fattura complessiva,

                                Vasco, come Atlante con la Terra,

                         si carica sulle spalle l’incremento del PIL!

      Feste, farina e forca                                              

    Naturalmente, la chiamano trasgressione, fuoriuscita dai canoni, gioia popolare. Il governo ci ha prontamente messo il cappello, non solo attraverso la televisione pubblica. Gentiloni ha parlato di festa di libertà, il ministro dell’Interno, in un attimo di pausa delle attività di favoreggiamento dell’invasione del territorio da parte dei barconi di Soros e delle ONG, si è congratulato per l’ottimo esito dell’ordine pubblico. Qualche arresto per spaccio, ampia attività di contrasto alla contraffazione (non sia mai che le royalties dei DVD e della paccottiglia targata Vasco Rossi non vada interamente alle multinazionali proprietarie dei mitici marchi!), per il resto tutto bene. Un solo morto per infarto – pace all’anima sua… direbbe qualcuno lì nei piani alti dei palazzi del potere –  e se a migliaia si saranno imbottiti di sostanze di vario genere, certo la polizia avrà avuto ordine di chiudere un occhio. E poi, siamo antiproibizionisti, chi siamo noi per negare il libero sballo? Il Governo, intanto, come dominus: ecco il punto dolente, trasgressori professionali in servizio permanente effettivo. Voi credete di aver dato uno schiaffo al potere, tutti in massa al concerto dell’anarchico numero uno. Loro vi hanno usato senza fatica, panem et circenses… "feste, farina e forca". Manca la forca, dite? Ma non è forca il carico delle tasse, il raddoppiato potere dell’Agenzia delle Entrate che incorpora Equitalia, non è forca la precarietà di migliaia di voi, che magari avete risparmiato all’osso per andare a Modena, non è forca la solitudine e l’abbandono di milioni di altri, forse dei vostri stessi genitori o fratelli, non è forca la trasgressione obbligatoria cui vi orientano, corse in autostrada, musica a tutto volume, bere sino a scoppiare, pasticche, polveri ed altro in gola o nelle vene, scatenamento (ma preferiscono dire liberazione) degli istinti, compulsione, consumare tutto e subito? Lo chiamano acting out gli psichiatri, l’agìto, consumare la vita ed i desideri, tutti, in fretta, meglio se uniti nel gregge.

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     Gliene dàmo un pò dei nostri!                                

    Lo ha spiegato lo stesso artista in una recente intervista. Vasco ormai è nonno, dopo aver faticato tantissimo per essere padre davvero, anche per lui è tempo di bilanci. Ha detto che in fondo anche quella della vita spericolata era una routine, vivere di corsa (Vado al massimo, erano i performanti anni 80 di Reagan, della Thatcher, Milano da bere e riflusso nel privato) tornare a casa quando gli altri erano già al lavoro, litigare con chi ci manteneva. Un curioso terzo turno, diverso da quello degli operai che facevano la notte per la pagnotta. Le musiche di Vasco Rossi sono belle ed accattivanti, del resto non si spiegherebbe un successo che ha quasi quarant’anni, ma resta irresistibile il commento di Nino Manfredi al primo passaggio televisivo della Vita spericolata.

                                              “Vòle ‘na vita piena de guai,

                                           gliene dàmo un po’ dei nostri!”.

    Saggezza contadina del grande attore ciociaro. I testi della canzoni tanto amate dal pubblico sono mediocri e soprattutto, equivoci. Non si chiede agli artisti di essere dei monaci, ma la vita spericolata, di nome e di fatto, quella come Steve Mc Queen, quella in cui non si dorme mai, aiutati magari da certe pastiglie, non ha prodotto più libertà, come dice il nobile Gentiloni Silverj.

     Decadenza travestita da liberazione                        

                          Ha contribuito a diffondere stili di vita distruttivi,

    ha banalizzato quando non propagandato apertamente l’uso delle droghe,

                    ha decostruito quel che c’era sostituendolo con il nulla,

                                  tutt’al più con la corsa a perdifiato,

                                  tanto la vita un senso non ce l’ha.

    A voler essere generosi, il mondo di cui Vasco è il vessillo italiano, ha prodotto una materialistica Caduta degli Dei. Poiché ha talento, le sue musiche incantano e trascinano. Ma verso il basso, purtroppo, con l’approvazione dei superiori, che fanno tintinnare il registratore di cassa come una slot machine al momento del jackpot.  Nel caso specifico, Vasco (è comunque grande chi riesce ad essere citato con il solo nome di battesimo!) a Modena ha probabilmente recitato, con la perizia dei consumati animali da palcoscenico, il suo canto del cigno. Non contano le vecchie accuse di recita a soggetto, mosse forse da un pizzico d’invidia, che gli lanciò Jovanotti, un altro beniamino del sistema dello spettacolo che finge distanza, impegno, trasgressione (la magica parolina del nuovo conformismo). Semplicemente, anche per lui il tempo passa. L’alba chiara si trasforma lentamente in tramonto, la salute non è più quella, il ricordo, le foto ed i DVD del concerto diventeranno autentiche reliquie, col tempo. Non vorrà sciupare un immagine di eterno giovanotto ribelle presentandosi, a 70 o più anni, come profeta multigenerazionale, né, crediamo, si ridurrà alla patetica maschera di hippy della terza età di uno Shal Shapiro, quello di Ma che colpa abbiamo noi? altro inno della decadenza travestita da liberazione.

      Vasco, il Mercato, il potere politico                              

    Oltre a lui, che ci ha messo la faccia e l’anima, altri due vincitori, il Mercato misura di tutte le cose, che incassa ed incasserà, perfino dalla rimozione e dallo smaltimento delle cento tonnellate di rifiuti del popolo del concerto, ed il potere politico, che ha capito al volo, ed ha trasferito nell’evento modenese, neutralizzandolo, tutto il potenziale di rabbia, disagio sociale, opposizione di centinaia di migliaia di persone. Da millenni, e senza bisogno di Freud, della proiezione o della sublimazione, chi comanda sa che la vita spericolata spiace al potere. Meglio cantarla, far sognare e poi, fatti o semplicemente disfatti per la fatica e l’emozione, tornare a casa e tirare la vita. Cantiamo “siamo noi, siamo solo noi,” ma il gioco lo comandano sempre loro. Ci lasciano urlare e sfogare tutti insieme per una notte, per di più ci fanno pagare il conto. Il banco, riconvertito in società dello spettacolo, vince sempre, ed i cornuti sono pure contenti. In mezzo secolo, gli artisti della musica, specie quelli delle varie anime del rock, sono stati i più potenti alleati di un sistema che ci sta portando ad un pietoso declino. Rimossa la figura del padre, ridicolizzata la famiglia, screditata qualunque forma di ordine civile e morale in nome della lotta all’autorità, ci consoliamo con le canzoni. Anche nonno Vasco, ringraziato il pubblico pagante, ripiegati gli abiti di scena, riposta la chitarra nell’apposita custodia sponsorizzata, torna a casa. Mette le pantofole, abbraccia il nipotino, probabilmente si sottopone alle terapie a protezione di una condotta disordinata. Ha fatto felice tanta gente: la prestazione, anzi la performance, è stata degna di una carriera straordinaria.

     Una grande domanda inevasa                                      

                                              Resta una grande domanda inevasa:

                               perché la folla si riunisce solo per eventi di questo tipo?

    Pensiamo anche all’imbarazzante serata torinese con la fuga di massa tra bottiglie infrante di trentamila convenuti da tutta Italia per assistere in piazza alla finale di Coppa dei Campioni. Al di là della legittima passione sportiva, ed oltre gli eventi di Piazza San Carlo, dovrebbe essere chiaro a tutti che lo sport professionale, specialmente il calcio, non è altro che un’industria quotata in Borsa, e accapigliarsi, talvolta persino morire per questo non è rispondere ad un’appartenenza o ad una bandiera, ma gioire per l’arricchimento altrui. Ancora non ci sono, per fortuna, tifosi dei titoli quotati in Borsa che esultano se sale il MIB 30 e piangono per un calo del Dow Jones senza essere investitori. Lasciamo la risposta al quesito iniziale a sociologi e filosofi, ma almeno due elementi ci sembrano chiari. Al di là dei gusti, delle preferenze e delle tifoserie – musicali, sportive o di altro tipo – c’è un desiderio inevaso di stare insieme, di essere comunità, di gioire ed anche soffrire per qualcosa che unisce. E poi, un’ansia nostalgica di identità, di appartenenza, di avere una bandiera, dei simboli da amare, altri da odiare rispecchiandosi nel vicino, finalmente amico, non più competitore, come nella giungla di ogni giorno.

                                  Non crediamo che Vasco Rossi, la Juventus, la Sampdoria,

                        la Ferrari o la rock star del momento rispondano alle esigenze di cui sopra.

                                            Al contrario, sono falsi miti, oppio dei popoli,

    come avrebbe detto (parlando della religione cristiana) il vecchio (falso profeta – Ndr) Marx

                                             che sapeva di struttura e sovrastruttura,

                                           addirittura imbrogli organizzati dal potere.

      Ha il pessimo vizio di tornare a galla…                           

    Ma è stato facile convincere del contrario gli eterni Peter Pan che siamo diventati. Vietato vietare, ma innanzitutto, proibito crescere, diventare adulti, assumere responsabilità, farsi carico. Meglio la vacanza continua, dove vai ad agosto, Sharm o Maldive, e poi, nel week end (fine settimana non si può dire) mi rilasso in discoteca ed al mare. Dicono proprio “mi rilasso”, dimentichi di code, spese, promiscuità, scarichi di CO2. Poi, arriva il giorno dopo, con la delusione, la disillusione, il Paese dei Balocchi che non c’è più, e neppure l’Omino di Burro con il suo carro trainato da asinelli. Ci ha consolato Vasco, a caro prezzo.

                             Poi, torna la realtà, che ha il pessimo vizio di tornare a galla.

     Siamo soli noi… Marziani a Modena…                             

    Siamo noi, siamo solo noi, anzi siamo soli noi. Dovremmo essere soddisfatti: in qualche modo, ci hanno dato ciò che avevamo chiesto, per il tramite dell’artista. La vita spericolata l’abbiamo avuta, ed anche piena di guai. Steve Mc Queen è morto da tempo e non può dirci come la pensa. Restiamo marziani, questo ci è chiaro, ma non riusciamo a identificarci con i 230 mila di Modena, anzi, sotto sotto facciamo il tifo per governo Gentiloni, industria musicale, show business che hanno vinto ancora. Vi ribellerete, immaginiamo, solo il giorno in cui vi toglieranno Vasco e la finale di Coppa dei Campioni. Tranquilli: loro lo sanno, e non lo faranno mai. Noi pochi, noi pochi infelici, noi banda di ribelli, ce ne torniamo su Marte, nel giorno di Vasco, Crispino e Crispiano…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Italia – Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato ancora – Quali i veri aiuti da stanziare?

    Italia – Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato ancora – Quali i veri aiuti da stanziare?

    Giovedì, Maggio 31th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Emilia Romagna / Terremoto / Sisma / Aiuti finanziari / Ricostruzione / Vittime / Tendopoli / Sfollati / Dispersi / Consiglio dei Ministri / Unione Europea / Fondo di solidarietà / Aumento benzina / Mario Monti / Armamenti e industria bellica / Giochi e scommesse / Accise per eventi eccezionali del passato / Speculazione / Guerra e Pace / Bologna / Ferrara / Mantova / Modena  

    Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato

    ancora: 17 morti e più di 16.000 sfollati

    Arrivano i provvedimenti "curiosi" del Governo:

    speculazioni e aumenti sulla benzina in vista

    Giochi e scommesse, le indennità dei parlamentari

    o le ricchissime accise incamerate su altri eventi

    eccezionali  ormai cessati da decenni?

    Italy – Emilia Romagna – the changing face of the earthquake history

    Modena, Mantova, Ferrara, Bologna – 228 scosse, 17 vittime e 16.000 sfollati: questi, fino ad oggi, i dati allarmanti che provengono dall’Emilia Romagna. Nei paesi messi in ginocchio dal terremoto, come Mirandola, San Felice, Cavezzo, Medolla, Finale Emilia ed in tanti altri piccoli centri emiliani , i cittadini vivono nella paura che la terra tremi ancora, che la natura decida di togliere loro tutto ciò che hanno. Solo nelle ultime 48 ore,  60 scosse la cui magnitudo ha provocato oscillazioni tra 2.0 e 3.8 gradi e della terra ferma rimane solo il ricordo . Poche ore fa, i vigili del fuoco hanno salvato una donna sessantacinquenne, Liviana,  che rientrata per soli pochi minuti nella sua casa dichiarata non agibile per prendere il necessario da portare nelle tendopoli, era rimasta sepolta dalle macerie a seguito del crollo del palazzo. La donna, in stato di shock, salvata per miracolo perché protetta da una testata del letto, è stata trasferita immediatamente in ospedale e la prognosi è riservata. 4 gli operai rimasti uccisi, a Medolla, sul posto di lavoro per il crollo dei capannoni in cui svolgevano il proprio servizio. Tante le storie di emiliani che hanno vissuto questo dramma, tanta la solidarietà, tante le iniziative e, come al solito, tante le trasmissioni televisive dedicate allo “speciale terremoto”.

      Aiuti – Ogni occasione è buona… per speculare  

    Un paesaggio, quello emiliano, dominato dalle crepe dei palazzi, dalle tendopoli degli sfollati, dalla distruzione: per far fronte a questa situazione, l’esecutivo ha dichiarato che tenterà il tutto per tutto “per garantire, nel minor tempo possibile il ritorno alla vita normale”.  Tra i provvedimenti annunciati  dal Consiglio dei Ministri, riunitosi ieri e cominciato con un minuto di silenzio, rientreranno i decreti per la sospensione delle tasse, su tutte Iva ed Irpef, dei mutui e degli sfratti. Previsto, già dalla settimana scorsa,  anche il rinvio dell’Imu per tutte le abitazioni e i capannoni dichiarati inagibili. Il Governo Monti si starebbe  impegnando a raccogliere ulteriori fondi da destinare alla popolazione emiliana anche attingendo alle casse dell’Unione europea, oltre che alle risorse locali, ed un’altra strada che verrà seguìta per la copertura finanziaria sarà, sicuramente, l’aumento della benzina, pari a 2 centesimi di euro. Sicuramente doveroso farlo, ma "Qui Europa" si chiede tuttavia che fine abbiano fatti i miliardi di gettito provenienti dagli aumenti sulle accise della benzina stanziati fin dai decenni scorsi per situazioni di emergenza, ma poi istituzionalizzati e rimasti – come spesso e volentieri accade in Italia – perenni, e protesi a finanziare non si sa quale emergenza. ( approfondisci l'argomento in "Qui Europa": https://www.quieuropa.it/2012/05/caro-carburante-la-speculazione-annienta-anche-lagricoltura/ 

      Aiuti – "Generosa" Deroga al patto di stabilità  

    Dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, creato proprio per contenere i danni delle calamità naturali, arriverà un contributo che coprirà  il 2,5% dei danni, mentre sul fronte locale è prevista una deroga al Patto di Stabilità per la ricostruzione. Per quanto riguarda i tempi, di certo non saranno brevi ma l’Emilia Romagna non può di certo aspettare: “Chiediamo a tutta l’Italia di aiutarci a ricostruire – dice tra le lacrime una signora di Medolla – perchè la nostra regione ha sempre lavorato per tutto lo stivale. Aiutateci voi, Italiani”. Un appello disperato, che lascia da parte il dibattito “Nord-Sud” e ci ricorda implicitamente un’unica Italia che, in questo momento, deve stringere i denti per andare avanti.

      I veri aiuti finanziari da stanziare senza tartassare i cittadini   

    Si potrebbe fare molto di più: tagliando i costi della politica; devolvendo parte dei faraonici incassi delle scommesse e del superenalotto; indirizzando meglio le altissime accise statali ingiustificatamente convogliate nelle casse statali; limitando gli eccessi e i “vizi” dei nostri rappresentanti. Solo così la ricostruzione della terra emiliana, distrutta dal sisma, sarebbe molto più veloce ed efficiente Perché tutti i nostri parlamentari non rinunciano all’indennità “solo” per qualche mese? La nostra è solo una proposta: ma perché, caro Professor Monti, non trasformarla in decreto? 

      Tagli sensibili all'immorale industria bellica  

    E soprattutto, visto che Lei pare molto attento a mandare avanti l'industria bellica nazionale, anziché continuare a destinare il 40% del nostro budget nazionale agli armamenti (cosa vergognosa ed immorale) perchè non fare tagli sulla guerra per favorire la pace di migliaia di gamiglie senza tetto? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)