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Tag: Minori

  • Shock Olanda: si alla Pedofilia!

    Shock Olanda: si alla Pedofilia!

    Lunedì, Aprile 15th/2013

    – di Rosario Giglio 

    Europa, Olanda, pedofilia, tribunale, Giglio Rosario, Qui Europa,  club, Unione Europea,  Marthijn Uittenbogaard , Willem-Alexander, pedopornografico, bambini, porno, club pedofilo, Assen, Leeuwarden, Partito dell'amore fraterno,  minori, Multiculturalismo, Scandalo Olanda 

    Shock Olanda: si alla Pedofilia!

    Clamorosa sentenza di un tribunale

    olandese: club pedofilo legale!

     

    di Rosario Giglio

    Pedofilia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Assen, Amsterdam – L’Olanda, come la Svizzera, è un Paese che segue molto poco le leggi della morale tradizionale cristiana e – spesso e volentieri – anche le poche, pochissime, leggi dell’Unione europea laiche e "favorevoli" all'uomo ed alla dignità della persona. Almeno le rare rimaste, in un'Europa resa ombra di sé stessa e del suo glorioso passato, da una élite di seguaci del nuovo credo "illuminato". D'altra parte – come noto – il multiculturalismo è stato da sempre il tratto caratterizzante della società olandese. Ne sono esempio le leggi piuttosto aleatorie inerenti alla vendita delle droghe leggere, quelle relative alla tratta delle donne; la questione dei diamanti insanguinati, ed ora finanche la clamorosa apertura alla pedofilia! Questo, sempre in nome di un presunto progresso.

      Il Club della Follia                                                                            

    L’associazione finita nell'occhio del ciclone mediatico (si fa per dire) è la Vereniging Martijn, ente no-profit nato nel 1982. La mente dell'organizzazione è il presidente della stessa,  Marthijn Uittenbogaard, un uomo dal "curriculum di tutto rispetto". Sentite un pò: nel 2006 fondò un gruppo dal nome molto nobile e gradevole all'orecchio, il Partito dell’amore fraterno, della libertà, della diversità. L'unico problema era ed è il fine perseguito: esso propone infatti – udite, udite – l’abbassamento dell’età da 16 a 12 anni per gli atti sessuali con minori, per il voto, per il gioco d’azzardo e per le droghe leggere. Non si candidò alle elezioni per mancanza di firme… fortunatamente! Nel 2007 il sito dell’associazione fu al centro di molte critiche poiché furono pubblicate delle innocenti foto della figlia di 4 anni del principe Willem-Alexander. Martijn fu accusato, ricevette un’ingiunzione e fu costretto a pagare le spese processuali ed una multa. Nel 2011 invece il tesoriere Ad Van De Berg fu condannato a tre anni di reclusione: in seguito alla perquisizione della sua casa fu scoperta un’enorme quantità di materiale pedopornografico. Sapete com'è… questo agli occhi della "famiglia sociale" doveva forse rientrare in un concetto esteso di amore fraterno. Mah!

     Un verdetto aberrante                                                                      

    Nel 2012 il tribunale civile di Assen ingiunse lo scioglimento del gruppo poiché le proposte per legalizzare i contatti sessuali tra adulti e bambini erano contrarie alle norme olandesi. Il 2 aprile scorso la Corte d’Appello di Leeuwarden ha tuttavia affermato clamorosamente, con grande fantasia, il contrario: cioè che "i testi e le foto presenti sul sito web della fondazione non remavano assolutamente contro le leggi olandesi. Il fatto che alcuni dei membri fossero stati condannati per reati sessuali – inoltre – non andava connesso al lavoro della fondazione stessa". Alla fine – morale della favola – i giudici hanno sentenziato il fatto che gli scopi dell'associazione sono contrari all'ordine pubblico ma che comunque non ci sono minacce di destabilizzazione sociale”. Quanto a noi, ora non ci resta che attendere  – sia pur con gran sconcerto – il giudizio di terzo grado, sperando che il verdetto sia completamente diverso per il bene dei bambini olandesi e non.

    Rosario Giglio (Copyright © 2013 Qui Europa)

     

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  • Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Venerdì, Settembre 21st/ 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Schiavitù / Criminalità organizzata / Reati / Libertà / Dignità umana / Minori / Minorenni /Stranieri / Immigrati / Immigrazione / Lavori forzati / Rapine / Prostituzione / Illegalità / Statistiche / Forze dell’Ordine / Distruzione dello stato sociale 

    Minorenni stranieri al servizio del crimine

    Circa 10.000 reati commessi in 7 mesi: aumenta

    il numero dei minori immigrati ridotti in

    schiavitù e costretti alla vita criminale.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Chi pensa che la "tratta degli schiavi” venga raccontata solo  dai libri di storia, si sbaglia di grosso. L’esperienza dell’attualità, purtroppo, rende “presente” un passato ormai lontano. La libertà, valore supremo della vita, sembra essere solo un miraggio per i numerosi stranieri che giungono nel nostro Paese con tante speranze e consapevoli di una sopravvivenza fatta di stenti e  difficoltà di ogni genere,  il più delle volte per scappare  da guerre, miseria e fame. Tra gli immigrati cladentistini si contano, ogni anno, moltissimi minorenni provenienti non solo dall’Est europeo e dall'Africa Sub-Sahariana, ma spesso anche da altri continenti: minori che arrivano in Italia anche da soli e, purtroppo, spesso vanno ad ingrossare notevolmente le fila della criminalità organizzata. Privati della libertà, vengono ridotti in schiavitù e costretti ad alimentare ogni tipo di illegalità: prostituzione, accattonaggio, rapine, lavori forzati e chi più ne ha più ne metta. Questa è la fotografia che ritrae migliaia e migliaia di minori immigrati che devono rispettare regole e leggi dettate da qualche coscienza senza scrupoli.

     Il fenomeno in cifre 

    Le statistiche parlano chiaro:nei primi sette mesi dell’anno, sono stati circa 10.000 i reati commessi da minori stranieri e, da gennaio fino allo scorso luglio, sono arrivati in Italia circa 8.000 immigrati, di cui 776  minorenni, la stragrande maggioranza dei quali non accompagnati. Il loro destino è segnato: avranno come casa la strada e diventeranno “figli adottivi” di qualcuno capace di gestire traffici illegali e di schiavizzarli educandoli al crimine. Questi “padroni del male” non solo hanno come bersaglio i giovanissimi stranieri, ma cercano le loro vittime adescando anche ragazzi italiani che vivono in contesti disagiati e di degrado sui quali esercitano la propria influenza criminale.

     Un Sistema Criminale integrato 

    A tenere in piedi questo Sistema Criminale Integrato, così definito dalla Polizia, “sono cellule snelle e specializzate in grado di lavorare in rete nei singoli Paesi di transito e di destinazione”, per come riportato anche da un articolo-inchiesta lanciato dal quotidiano “Avvenire”. Cellule, queste, che operano a 3 livelli diversi, ma complementari: il contrabbando delle persone, lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù.

     Anche Italiani tra gli schiavisti 

    Per quanto riguarda la nazionalità degli schiavisti che sono stati denunciati, le forze dell’ordine hanno stimato la presenza in Italia di 368 romeni, 186 italiani, 98 nigeriani, 75 albanesi e 34 cinesi. Se le denunce sono così numerose, non osiamo immaginare il numero esorbitante di criminali che si nascondono dietro “il silenzio”. L’Italia deve fare qualcosa per frenare questo tornado di illegalità, per contenere questo meccanismo che priva della libertà e della dignità umana. Argomenti cari a noi di "Qui Europa", lo sfruttamento minorile e la schiavitù, sono piaghe di una società che non può essere al servizio del crimine, e che la crisi indotta dalla finanziarizzazione dell'economia di certo contribuisce a far esplodere violentemente. Può una nazione fare a meno del suo "stato sociale"? Davvero no!

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • La tratta: Vite umane a 20.000 euro

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    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento europeo / Commissione Europea / Consiglio d’Europa /Europa / Nigeria / Cina / Bulgaria / Romania / Tratta esseri umani / Schiavitù / Vita / Sfruttamento / Lavori forzati / Organizzazione Internazionale del Lavoro / Minori / Sruttamento Minorile / Giustizia / Trafficanti / Europol / Eurojust / Coalizione europea delle imprese / Direttiva 36 del 2011 / Cecilia Malmstrom 

    Traffici umani: schiavitù e mercificazione

    del corpo

    Commissione Ue – La Malmstrom chiede giustizia

    20,9 milioni le vittime e 25 mld di euro i guadagni annui

    delle organizzazioni criminali che gestiscono le tratte

    Paradossi dell’era Moderna – Nigeria, tra Paesi cardine nel Traffico di esseri umani verso l’Europa
    Roma, Bruxelles – La vera miseria della natura umana è la possibilità, da parte dell’uomo stesso, di limitare la libertà dei suoi simili rendendoli “merce” e privandoli della propria dignità e – cosa ancor più grave – chi è responsabile della mercificazione del corpo umano “rischia” anche di rimanere impunito e libero di agire attraverso leggi dettate da una coscienza sporca ed impura. 

     5,5 milioni i Minori venduti  

    I numeri, purtroppo, parlano chiaro : in tutto il mondo, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro,  sono ogni anno 20,9 milioni le vittime di sfruttamento, sia di quello relativo al lavoro forzato che di quello sessuale. Ancora più grave è che tra esse si contino 5 milioni e mezzo di minori, letteralmente “venduti” in veri e propri mercati di esseri umani: 20.000 euro per acquistarli ed addestrare loro a svolgere al meglio diversi tipi di attività illegali e criminali. Ogni anno, a detta della Commissione europea, 25 miliardi di euro finiscono nelle tasche di chi gestisce la “tratta degli schiavi” dei giorni nostri.

     Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria – Le vie della tratta 

    Le vittime dello sfruttamento, spesso, provengono da paesi terzi – in modo particolare Nigeria e Cina – ma, secondo le stime, questo tipo di traffico umano è in crescita in tutta l’unione Europea: i paesi dai quali arriva il maggior numero di donne, uomini e bambini destinati a finire sui mercati sono la Bulgaria e la Romania. Questi dati forniti dal Commissario degli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, ai colleghi di “Avvenire”, rivelano che le donne sono le vittime preferite dai trafficanti di vite umane i quali, fin troppo spesso, sfuggono alle condanne e rimangono in circolazione a piede libero. Infatti dal 2008 al 2010 le condanne nei confronti dei responsabili dei traffici umani sono scese da 1500 a 1250 ed è proprio per questo motivo che, ieri e per il periodo 2012-2016, l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure strategiche per tentare di bloccare questo fenomeno che, attualmente, appare sempre più in crescita.

     Gli ultimi provvedimenti annunciati dall'Ue  

    l’obiettivo – secondo quanto dichiarato nelle scorse ore dalla Malmstrom – è quello “dell’istituzione di unità nazionali di contrasto specializzate nella tratta di esseri umani, la creazione di squadre investigative comuni ed il coinvolgimento di Europol ed Eurojust in tutti i casi di tratta transfrontaliera”. Prevista anche l’introduzione di una Coalizione europea delle Imprese e di un ulteriore meccanismo Ue in grado di proteggere ed assistere le vittime. La Malmstrom chiede giustizia e ricorda che il provvedimento previsto sarà discusso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e che, entro aprile 2013, i singoli Stati dovranno recepire la direttiva antitratta, la n° 36 del 2011. Gli esseri umani non sono merce e la loro vita ha valore assoluto che non può essere mai determinato da un prezzo reale.

     Una semplice riflessione  

    Probabilmente, però, una delle panacee, se non il modo migliore per contribuire ad attenuare o risolvere il problema potrebbe essere quello di creare un maggior benessere diffuso eliminando quelle imbarazzanti sacche di povertà che possono spingere soggetti disperati – e ovviamente privi di scrupoli – ad uscire dalla povertà dandosi al crimine ed a queste pratiche abberranti: una vera e propria lotta tra disperati – spesso e volentieri – una lotta dove sembra dominare ancora la legge della giungla e del più forte. Certo le politiche ammazzareddito dell'Ue non aiutano neppure questo processo di umanizzazione dei popoli.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Grecia – l’altra crisi: quella dell’infanzia

    Grecia – l’altra crisi: quella dell’infanzia

    Venerdì, Aprile 27th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Grecia /Atene / Crisi / Minori / Soglia di Povertà / Lavoro Minorile / Esclusione Sociale / Reddito Minino / Unicef / La condizione dell’infanzia in Grecia 2012 / Eapn / Barroso 

    Grecia: la vera crisi è quella dell’infanzia

    Rapporto Unicef: 439.000 bambini poveri,

    tra malnutrizione e lavoro minorile.

    E l’Ue chiede ancora sacrifici ad Atene.

    Atene –  Bambini poveri, denutriti e lavoratori: questa è la fotografia dei minorenni greci a seguito della crisi che ha messo in ginocchio il Paese culla della civiltà. La protagonista indiscussa del mondo greco attuale è, senza alcun dubbio, la recessione economica degli ultimi tempi. Nella Grecia delle manovre e della povertà e chiamata a sostenere nuovi sacrifici per il biennio 2013-2014, il dato più allarmante degli ultimi giorni è stato diffuso dall’Unicef: il 23% dei minorenni greci, ovvero 439.000 bambini  presenti in famiglie che rappresentano il 20,1% del totale della popolazione, vive al di sotto della soglia di povertà, termine con il quale si indica il reddito minimo che una famiglia tipo di quattro persone deve guadagnare al mese per l’alloggio ed i generi di prima necessità. Secondo i dati del rapporto “La condizione dell’infanzia in Grecia 2012”, realizzato dal comitato greco dell’Unicef in collaborazione con l’Università di Atene, oltre alle allarmanti percentuali relative alla “povertà infantile”, la Grecia registra la percentuale più alta di bambini sottopeso dei paesi Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), mentre le famiglie con figli in condizione di povertà o esclusione sociale rappresentano la percentuale del 28,7%.

      Infanzia ed adolescenza fittizie  

    Come se non bastasse, le stime parlano di oltre 100.000 minorenni costretti a rimboccarsi le maniche e ad andare a lavorare per contribuire al “triste” bilancio familiare. “I bambini sono il gruppo in assoluto più vulnerabile quando si vivono situazioni di povertà estrema – sottolinea l’Unicef – e l’instabilità psicologica della famiglia influisce direttamente sul comportamento dei minori in qualsiasi gruppo sociale. Questo metterà alla prova l’intera società”. E se già il 6 aprile, il Sole24Ore, riportava un’indagine della Società greca Eapn  per la lotta alla povertà, con la quale si prevedeva che , già nei prossimi mesi, la popolazione greca al di sotto della soglia di povertà potrebbe crescere fino al 30%, la Commissione Europea continua a chiedere sacrifici ad Atene per la riduzione del debito pubblico e il presidente Josè Manuel Barroso chiede che questo avvenga intervenendo sui tagli di spesa e non su nuove tasse. Anche perché, se così non fosse, a pagare i contributi, probabilmente, sarebbero i bambini che già stanno pagando a caro prezzo l’infanzia e l’adolescenza fittizie che, in questa situazione drammatica, forse, hanno reso loro già adulti. E di questo ne è responsabile anche l’Unione Europea.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)