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  • Vademecum su come Distruggere l’Economia di un Paese, tra Eurotruffa e Liberismo

    Vademecum su come Distruggere l’Economia di un Paese, tra Eurotruffa e Liberismo

    Mercoledì,  Marzo 27th/ 2013 

    – L'Editoriale di Ylenia De Marco e Sergio Basile 

    Italia, Economia, Crisi Economica, Truffa dell'Eurozona, Euro, Dittatoriale Eurozona, Ylenia De Marco, Ritorno alla Lira, Unione, Vademecum per distruggere l'economia di un Paese, Catanzaro, Auchan, IVA, Made in Italy, Confesercenti, Chiusura esercizi commerciali, Regime mediatico, Dominio Tedesco, Germania, Eurospin, Shopping, Cina, Vino, Olio biologico, Mezzogiorno, Qualità dei prodotti, Parchi commerciali, Acquisti su Internet, Declino del Sogno italiano, Unione europea, Liberismo ecponomico , 
     

    Vademecum su come Distruggere l'Economia

    di un Paese, tra Eurotruffa e Liberismo

    Il Declino del "Made in Italy": dall'euro alle "ricette

    dei profeti del Liberismo"

    Un Nuovo modo di fare shopping: dalla rete, al market sotto casa.

    L'Analisi di "Qui Europa" e il "Modello Catanzaro"

     

    L'Editoriale di Sergio Basile e Ylenia De Marco 

    Italia - Liberismo ed Euro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Un luogo comune chiamato "Crisi Economica" 

    Roma, Catanzaro – Ormai l'ingannevole espressione "crisi economica" è entrata a far parte del nostro quotidiano, grazie soprattutto all'incessante martellamento mediatico dei TG: media che – per contro – non dicono assolutamente nulla sul reale motivo del declino dell'Italia, cioè sulla "Truffa dell'Eurozona", ma ci suggeriscono addirittura metodi "alternativi" protesi ad una lenta ed inesorabile decrescita verso il baratro. Molti la chiamano "Decrescita Felice" (Vedi articolo in allegato – Ecco perchè non crediamo alla Teoria della Decrescita Felice).

     Eurozona: la tempesta perfetta nel mare del liberismo 

    Eurozona che fin dal 2002, dietro il paravento di un presunto "benessere economico" profetizzato dai padrini della moneta unica (vedi Romano Prodi) ci ha costretto ad accettare "allegramente" un tasso d'inflazione pari al 100%, comprimendo drasticamente fin da allora il livello dei consumi. Altro che crisi internazionali e contagi! Questa è stata una truffa, e continua ad esserlo! Mentre a Roma si discute e litiga ancora per le poltrone e i "figli del porcellum" (senza essersi dati una legge elettorale seria, hanno gettato il Paese in uno stato di strategica, quanto anacronistica sospensione democratica) è ormai all’ordine del giorno vedere apposte sulle vetrine dei negozi e sulle saracinesche serrate delle attività commerciali più disparate la scritta “vendesi". Ciò accade anche per quegli esercizi fino a ieri considerati solidissimi e per quelle aziende leader nei rispettivi settori. Sono circa 1000 le società che ogni giorno chiudono o falliscono. Secondo una recente indagine Istat, ne chiuderebbe una ogni 5 minuti.

     I Parchi Commerciali e il "Modello Catanzaro" 

    Accanto alla tempesta dell'Eurozona (alimentata a dovere dal Sistema Target2 – Vedi allegato)  uno dei fenomeni più preoccupanti di questa deriva liberista è, in aggiunta, la proliferazione di parchi commerciali di ogni sorta, che sorgono come funghi quasi in ogni angolo delle città. Esempio emblematico – nel Sud Italia – è il capoluogo della regione Calabria, Catanzaro: il centro storico e il corso sono sempre più vuoti, mentre il cuore pulsante della città batte ormai all'interrno dei suddetti poli commerciali, a discapito delle attività storiche del centro e ad vantaggio di multinazionali come Decathlon, Mediaworld e Auchan. Colossi commerciali esteri che tra l'altro – spesso e volentieri – non versano allo Stato neanche un euro di IVA, corrisposta al 4% negli stati – come il Lussemburgo – ospitanti le sedi legali delle medesime società (Vedi Auchan).

     Il Paradiso delle lobby e l'altra crisi 

    Ma se da una parte i parchi commerciali sono luoghi di svago e di divertimento viste le varie attività che offrono al loro interno, dall’altra – dunque – vanno a contrastare con la sopravvivenza dei piccoli distributori. Un tempo era piacevole fare la spesa nel market sotto casa  o passare dal fruttivendolo o dal pescivendolo di fiducia per farsi consigliare la "roba più fresca". C'era un qualcosa di quasi poetico e familiare in tutto ciò. Oggi invece si preferisce comprare qualsiasi cosa, dal genere alimentare ai prodotti di igiene domestica o personale, nei supermercati “sottocosto” come i discount. Si pensi alla tedesca "Eurospin", che col pretesto della crisi indotta dell'Eurozona ha moltiplicato i propri fatturati lanciandosi con successo in una sorta di colonizzazione del mercato italiano, a discapito del "Made in Italy". Una famiglia composta da più di tre persone difficilmente riesce ad arrivare a fine mese, considerando il fatto che il più delle volte è solo il capo famiglia a lavorare e a mantenere la moglie e la prole. Per illudersi di contrastare la crisi si preferisce dunque la quantità alla qualità, cosa che alcune volte va a discapito della propria salute fisica. Si pensi al successo del Made in China ed alla vendita di massa di prodotti spesso cancerogeni realizzati con materie prime contaminate o scarti di lavorazioni chimiche altamente nocivi (Vedi articolo in allegato – Cina: I Villaggi del Cancro).

     Italia – Siamo finiti nella Rete 

    Con le nuove tecnologie poi, è facile acquistare tutto tramite internet e spesso basta un click per avere in pochi giorni a casa un nuovo paio di scarpe o un intero guardaroba. Il punto principale – come nota anche Confesercenti – e che solo nei primi mesi del 2013 in Italia hanno chiuso quasi 10.000 negozi e il trend – come detto – va peggiorando. Altro che crescita! Inoltre c'è da dire come la scomparsa dei piccoli distributori vada ad incidere negativamente sui processi concorrenziali. Minori sono gli attori commerciali in uno specifica area geografica, maggiore potrebbe essere la tentazione ad alzare i prezzi, operando in regimi di  mercato di "quasi monopolio". Le statistiche parlano chiaro: se al Sud il fenomeno in questione è più contenuto, vista la "mentalità meridionale" che vede in genere passare il testimone delle piccole attività familiari di generazione in generazione, dal bisnonno al pronipote; al Nord e al Centro invece si registrano sconcertanti cali nell’apertura di nuove attività commerciali con crolli del 50%.  Se da una parte è vero che acquistare su un sito internet permette di risparmiare tempo e denaro, è anche vero che non è possibile carpire tramite una foto la qualità di un prodotto, in quanto vengono meno fattori primari nell’acqusto come la vestibilità di un capo e la qualità del tessuto che non possiamo toccare con mano. Ma anche i profumi, gli aromi, la densità ed i colori: si pensi ad esempio alla vendita on-line di generi alimentari essenziali come  il vino e l'olio d'oliva. Molti siti spacciano prodotti per biologici vendendoli magari a 3 euro al litro, bottiglia compresa. Ma siamo matti! Mi chiedo dove andremo se continueremo indefessamente a perseverare in questo nuovo modo di fare shopping;  o se continueremo ad accontentarci di un cibo sottomarca che nella maggiorparte dei casi non soddisferà le nostre esigenze, invece di aiutarci l’un l’altro ritornando ai vecchi tempi, e magari tornando a coltivare sia i nostri orti, che i "rapporti umani" coi nostri simili, nei market sotto casa.

    Ylenia De Marco, Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Sprechi, Furbizie e Illegittime Distrazioni – Borghezio chiede all’Ue di bloccare i Fondi Culturali per il Sud

    Sprechi, Furbizie e Illegittime Distrazioni – Borghezio chiede all’Ue di bloccare i Fondi Culturali per il Sud

    Venerdì, Dicembre 7th/ 2012

    –  di Mario Borghezio, eurodeputato –

       Comunicato Stampa  

    Fondi Culturali per il Sud / Fondi Culturali / Interrogazione / Parlamento europeo / Commissione europea / Programma Attrattori Culturali / Italia / Mario Borghezio / Comunicato Stampa / Lega Nord / Fondi Comunitari / Calabria / Sicilia / Puglia / Commissione Crim / Gruppo EFD / Corte dei Conti europea / FAS / FESR / Mezzogiorno / Progetti Spondsa / Furbizie / Riciclaggio 

    Sprechi, Furbizie e Illegittime Distrazioni:

    Borghezio chiede all'Ue di bloccare i Fondi

    culturali per il Sud

    "Basta soldi del contribuente europeo a chi non sa usarli!"

    Bruxelles  – Nella sua interrogazione, l'On. Mario Borghezio scrive che "l'Italia ha dovuto restituire alla Commissione Europea un miliardo e mezzo di euro stanziati per il Programma Attrattori Culturali 2007-2013, che non sono mai stati impegnati, nonostante gli innumerevoli progetti stilati in questi anni, mai diventati operativi. Altri due miliardi potrebbero dover essere restituiti. Si tratta dei programmi operativi e attuativi interregionali per il Sud, ovvero lo strumento principale attraverso cui promuovere e sostenere lo sviluppo socio-economico delle Regioni del Mezzogiorno attraverso la valorizzazione, il rafforzamento e l’integrazione su scala interregionale del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico in esse custodito".

     Il Sud e le Illegittime riallocazioni dei Fondi Ue  

    E aggiunge ancora: "La Commissione aveva previsto per tali obiettivi una dotazione complessiva di circa 2 miliardi di Euro, di cui una quota di poco superiore al miliardo di euro, ovvero 1.031 milioni a valere sui fondi strutturali del FESR e del relativo cofinanziamento nazionale ed una leggermente inferiore, 898 milioni, resa disponibile dalle risorse aggiuntive della programmazione nazionale del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS), come si legge sul relativo sito. Tali fondi non solo non sono stati spesi, ma sono stati riallocati per finanziare altre voci di spesa che non c’entrano nulla con la cultura.

     Il "Riciclaggio" dei "Progetti Sponda" 

    Inoltre permane il problema dei cosiddetti “progetti di sponda” – 655,8 milioni di euro su 2 miliardi complessivi, il 64,8% del totale, di cui 220,8 milioni deliberati nel 2011 – altrimenti detti “progetti coerenti”: spese pubbliche già finanziate, inserite nei rendiconti comunitari allo scopo di ottenere un secondo finanziamento, in modo da incassare risorse fresche da destinare ad altre attività". Borghezio vuol sapere dalla CE "a quanto ammontino finora i fondi restituiti e da restituire da parte dell'Italia in questo ambito" e chiede di "bloccare l'esborso per questi "progetti coerenti". "Basta buttar via tutti questi soldi del contribuente europeo per chi ha dimostrato di non saperli utilizzare!"

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio 

    Deputato "Lega Nord" al Parlamento europeo

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    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012 –  di Mario Borghezio, deputato europeo –    Comunicato Stampa   Borghezio: l'Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto / Italia / Napoli / Scampia / Bruxelles / Parlamento europeo / Omicidio Scampia / Campania / Unione europea / Eurozona / Mario Borghezio / Comunicato Stampa / Lega Nord / Programma di […]

    Presidente per conto del Bilderberg?

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    Martedì,  Novembre 20th/ 2012 – Comunicato stampa, Redazione "Qui Europa" – Roma / Italia / Bilderberg Club / Mario Borghezio / Mario Monti / Elsa Fornero / Ignazio Visco  Comunicato stampa di Mario Borghezio, unico politico che rompe il muro di silenzio sulla riunione del Bilderberg tenuta  lo scorso 14 Novembre a Roma, alla quale hanno […]

    Strasburgo – La Statua della Madonna di Fatima in pellegrinaggio al Parlamento europeo

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    Venerdì, Ottobre 26th / 2012 – di Sergio Basile – Pellegrinaggio / Strasburgo / Parlamento Europeo / Fatima /  Madonna di Fatima / Terzo Segreto di Fatima / Rivelazioni / Apparizioni / Crisi Economica Mondiale / Lega / Mario Borghezio / Lorenzo fontana / Consacrazione  al Cuore Immacolato di Maria / Medaglia Miracolosa / Bandiera […]

    L’Ue vuol Delegittimare le Regioni: un altro passo verso la Dittatura degli Stati Uniti d’Europa

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Unione Europea / Regioni / Stato / Competenze Stato-Regioni/ principio di sussidiarietà/ dottrina comunitaria / Trattato di Lisbona/ Stato / Meridione / Borghezio/ Ocm / finanziamenti  / Premio Nobel per la Pace / Imperialismo / Stati Uniti d'Europa / Bersani / Casini / Berlusconi […]

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    Martedì, Agosto 14th/  2012 – di Silvia Laporta – Repubblica Italiana / Crisi / parlamentari / Senatore a vita / Borghezio / Lega Nord / Castelporziano / Spending review / Giulio Andreotti / KlausCondicio / Sprechi / Tasse / austerity  / Buckingham Palace  Consensi web per la provocazione di Borghezio: "Bisogna risparmiare, tagliamo su Colle e […]

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    Mercoledì, Luglio 4th / 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Italia / Roma / Verona /  Presidente della Repubblica / Lega Nord / Carroccio / Politica / Radio / La Zanzara / Foto / Italia Unita / Politica / Politichese / Dichiarazioni Borghezio / Umberto Bossi / Mario Borghezio / Giorgio […]

    Il Nobel per la Pace all’Unione europea? Una Vergogna, ma molto eloquente

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    Lunedì, Ottobre 15th/ 2012 – L'Editoriale del Lunedi, di Sergio Basile –  Unione europea / Oslo / Norvegia / Premio Nobel / Esteri / Europa / Siria / Libia / Greddafi / Bani Walid / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Siria / Barack […]

    Borghezio: Ue e Russia si aprano al mistero di Fatima

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    Martedì, Maggio 15th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Roma / Fatima /  Madonna di Fatima / Terzo segreto di Fatima / Rivelazioni / Apparizioni / Crisi Economica Mondiale / Lega / Rapporti Ue-Russia / Mario Borghezio / Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria  Borghezio: l'Europa e la Russia […]

    Mobilitazione Nazionale contro il Governo Monti in Difesa della Costituzione – Tre Giovani Catanzaresi Depositano la propria Denuncia presso la Caserma dei Carabinieri

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

     

  • Dissertazioni sulla Tobin Tax: i pro e i contro della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Dissertazioni sulla Tobin Tax: i pro e i contro della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Venerdì, Ottobre 5th/  2012  

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Mezzogiorno / Italia / Tobin Tax / Opportunità o Sfacelo / Roma / Bruxelles / Identità europea / Speculazione finanziaria / Investimenti / Condivisione su larga scala / Unanimità / Democraticità / Rappresentanza / Mediterraneo / Eurozona / Sovranità / La Padania / Insorgenza civile / Nando Dicé / Colonialismo / Questione Meridionale / Lobbismo europeo 

    Dissertazioni sulla Tobin Tax: pro e contro

    della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Opportunità o Clamoroso Strumento recessivo?

    E' una questione di opportunità: ma dobbiamo

    evitare nuovi fenomeni "colonialistici".

    ​La storia della "Causa Meridionale" e del lobbismo insegna!

    Tobin Tax

    Roma, Bruxelles Che strano spettacolo l'Europa. Sembra che abbiamo a che fare più con una fiction che con una "presunta" identità europea, oppure con un'istituzione sovranazionale e legittima. Dipende da come la si voglia considerare. Così potremmo spingerci fino ad una improbabile analogia con la celebre soap opera americana "beautiful", dove in ogni puntata succede qualcosa che ribalta la situazione "amorosa" dei vari personaggi; in Europa è diverso, o almeno dovrebbe esserlo, visto che non abbiamo a che fare con inciuci familiari e con improbabili matrimoni,  ma con il nostro futuro reale e spietatamente materiale. Il meccanismo è molto simile, ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni e vengono prese decisioni che, nel migliore dei casi stridono con quelle del giorno prima, in altri casi ci troviamo di fronte a veri e propri ribaltamenti. Senza dilungarci ulteriormente nella questione, credo visibile ai più, possiamo fare l'esempio della Tobin Tax.

     Tobin Tax: opportunità globale o pericoloso flop nazionale 

    Se solamente ieri la gran parte dei quotidiani italiani ed europei pubblicavano notizie riguardanti l’imminente approvazione della legge sulle transazioni finanziare, oggi la notizia è già quasi “completamente” smentita, ed aggiungiamo, non a tutti i torti. Infatti la Tobin Tax porta con sè alcuni problemi per niente irrilevanti, primo fra tutti quello che potremmo definire dell' "unanimità". Ovvero, tale provvedimento potrebbe avere un senso solo se "planetario", se condiviso su larga scala, altrimenti i grandi investitori, pardon gli speculaori, si troveranno a dover scegliere se fare affari con un paese in cui vigge la legge sulle transazioni finanziare, o farli con altri in cui questa tassa non c'è.

     Tobin Tax – Gli effetti collaterali e il fronte del "NO" 

    E' la tendenza è proprio quest'ultima, o meglio, il fronte dei "no" sulla Tobin Tax è particolarmente affollato, e per di più da paesi di primo piano: gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, gran parte dei Paesi Asiatici, oltre a numerosi Stati dell'Eurozona. A tutto ciò si aggiunga, come ha scritto oggi Danilo Taino sul "Corriere della sera", "non è nemmeno detto, infatti, che la Tobin Tax prenda ai ricchi per dare ai pavori, dal momento che i grandi operatori finanziari hanno gli strumenti per passarla interamente ai loro clienti", il classico escamotage insomma. L'analogia Europa-fiction può essere utilizzata anche con riferimento ad altri infuocati dibattiti che riguardano l'Unione europea, quello sulla sua "democraticità", quello che attiene alla "sovranità" degli Stati membri, e non ultimo quello inerente la "rappresentatività".

     Italia e colonialismo  – La storia insegna 

    Per quanto riguarda  quest'ultimo tassello, è di oggi l'intervista rilasciata su "La Padania" da Nando Dicè, presidente di "Insorgenza Civile", un movimento con identità espressamente Meridionalista. L'intervendo di Dicè, partendo dallo slogan "Niente da festeggiare", che il movimento ha utilizzato in occasione del 150° anniversario della cosiddetta "Unità d'Italia", punta a precisare come il Risorgimento non sia stato altro che "una semplice invasione-annessione" delle diverse parti dello stivale "da parte dello Stato piemontese, vassallo delle massonerie internazionali"; per di più  il Sud, già geopoliticamente tagliato fuori dal circuito pangermanico, dovrebbe semplicemente prendere coscienza di sè, e dovrebbe farlo soprattutto la sua "collusa" classe politica, riconoscendo nelle sue "vocazioni mediterranee l'unica possibilità di collocazione economica stabile". Insomma, il Sud "come cerniera fra l'Europa e l'Africa settentrionale in forte espansone economica (..) altro che Eurozona".

     Centro e periferia 

    Infatti, ci sono cose rigurdanti l'Europa, intesa come palazzo in costruzione, che non possono più essere ignorate, per esempio il fatto che i "lobbisti europei" incidono sull'80% delle decisioni legislative che vengono adottate dai singoli governi, e questo non è che un esempio. Così, come la storia ha svelato che l'unità d'Italia  si sia risolta in una colonizzazione del Sud, la stessa storia ci dice che se non lotteremo frontalmete contro questi "sergenti della finanza" al soldo delle banche, contro la nuova cricca tecnocratica al potere, nessun cambiamento reale potrà mai avvenire. Dovrà pur arrivare il momento dei "fatti". Altrimenti la storia della colonizzazione tra Nord e Sud (questa volta dell'Europa) sarà ben presto un qualcosa di irreversibile e micidiale.

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Zone Franche, Spot per gli Schiavi del Sud

    Zone Franche, Spot per gli Schiavi del Sud

    Giovedì, Settembre 27th/ 2012 

    – di Sergio Basile e Vincenzo Folino  –

    Italia / Spot / Zone Franche / Fabrizio Barca / Coesione Territoriale / Mezzogiorno / Russia socialista / Stalin / Dittatura / Zone franche urbane / Regime fiscale facilitato / Schiavi del sud / Animali da traino / Il Sud sta morendo 

    Coesione Territoriale: al via lo spot delle

    "Zone Franche Urbane", per illudere

    gli schiavi del Sud 

    Il Ministro Barca studia gli "Sconti Fiscali"

    mentre il Mezzogiorno muore!

    Roma – Nei giorni scorsi, ed in più occasioni, il ministro della Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, ha annunciato con enfasi – forse troppa –  il lancio del progetto per le "imprese in aree a rischio", o meglio, ha annunciato di voler "riesumare" le già impolverate "zone franche". Senza dubbio un'ottima strategia di marketing, una discreta campagnia pubblicitaria per il governo dei banchieri. Un governo in calo verticale di consensi poplari, malgrado la cecità dei leader dei gradi carrozzoni politici di maggioranza, da destra, a sinistra al centro.

     Zone Franche Urbane: nulla di nuovo 

    In questo modo, nonostante siano trascorsi tre anni dalla delibera del Comitato interministeriale che le varava, il progetto delle "zone franche urbane" potrebbe ora realmente materializzarsi. La forma che dovrebbe assumere, anche se ci troviamo ancora in una fase di studio, prevederebbe la concessione di aiuti, in regime "de minimis", del valore massimo di 200 mila euro a piccole e medie imprese, proprio con l'obiettivo di consentire a piccoli imprenditori, commercianti e lavoratori "di affrontare la crisi – sostiene Barca – con strumenti solidi e superare in maniera meno difficoltosa questa lunga fase di recessione economica". La formula scelta da Barca, insieme al premier Mario Monti e a tutto l'esecutivo, è quella degli "sconti fiscali", in quanto si tratta di "un intervento a regime facilitato" che già esiste e che non richiede autorizzazioni comunitarie.

      L'IMU perenne e la "consolazione delle zone fnanche" 

    Sicuramente l'iniziativa qualora dovesse partire realmente sarà ben accetta dagli "schiavi del Sud", che forse avrebbero gradito però l'eliminazione delle accise sul carburante. Una sorta di IMU perenne che chi usa l'auto e non può contare su "animali da traino" (asini o buoi) in questa Repubblica delle banane, è costretto a sopportare a carissimo prezzo. Ma tornando al punto, l'idea in sé di queste "zone franche" non dispiacerebbe. Rimane però un pò di perplessità (per usare un eufemismo) suscitata dal fatto che il promesso, fantomatico, rilancio dell'economia meridionale, soprattutto dopo lo scempio delle FS e dei trasporti – questione tanto agoniata quanto antica – non crediamo possa risolversi solo con questa iniziativa, per altro già datata. A questo punto non resta che sperare, come spesso succede nel nostro "bel paese", nella sua effettiva applicabilità e realizzazione, visto che il problema più difficile da superare rimane proprio la scadenza posta dal pecedente Governo, e che fissa il suo limite al 31 dicembre dell'anno in corso. Ma ci ha pensato il ministro Barca a rassicurare tutti: "abbiamo scelto questa strada proprio perchè abbiamo bisogno di un progetto che sia pronto nel giro di 60 giori al massimo", ha rassicurato il paterno ministro. Una magra, magrissima consolazione, mentre la febbre da benzina continua a salire, in questo stato liberista di benessere socialista, che ricorda sempre più la Russia di Stalin: ma con l'aggiunta però di una altissima dose di disoccupazione e disperazione aggiuntiva.

    Sergio Basile, Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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 Nel nostro Paese, inoltre, […]

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  • Italia – Ue sospende fondi per Rinnovabili

    Italia – Ue sospende fondi per Rinnovabili

    Giovedì, Luglio 5th/ 2012

    – di Mario Luongo – 

    italia / Mezzogiorno / Energie Rinnovabili / PON Ricerca e Competitività / Sviluppo / Energie Pulite nel Sud Italia / Claudio Vincenti / Walter Deffaa / Ludovico Vico / Ferdinando Nelli Feroci / Invitalia / DGIAI / Svimez / Rapporto “Energie Rinnovabili e Territorio”  

    Italia – Ue sospende fondi per Rinnovabili

    Bloccati 879 milioni del "Pon Ricerca e Competitività"

    mentre il Sud Italia eccelle nelle energie pulite

    Ora a rischio-lavoro molti operatori di settore 

    Italia – L’Ue Blocca i fondi per le Rinnovabili – Mezzogiorno, a rischio molti posti di lavoro

    Bruxelles, Roma – Lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia è un settore che da anni registra ottimi risultati, con punte di eccellenza soprattutto al Sud, dove è installato il 62% della produzione nazionale totale. I numeri sono rincuoranti, specie per regioni considerate virtuose in questo settore, come Puglia, Campania e Sicilia che insieme producono quasi i 40% di energia verde nelle sue diverse declinazioni. L’eolico è concentrato soprattutto in Puglia, con Foggia “capitale” del settore, grazie anche alla favorevole conformazione dei territori ; stesso discorso per l’energia solare che ha una fetta degli impianti pari al 76% dislocati tra Sicilia, Campania, Puglia alle quali si aggiungono anche Calabria e Basilicata. Ora, malgrado la concentrazione di tali impianti nelle mani di pochi capitalisti – ed in gran parte settentrionali o esteri – quando invece la proprietà delle fonti di energia dovrebbe essere il più possibile lasciata nelle mani dei diretti cittadini e dei comuni; a parte la mafia che ha steso in tempi non sospetti i suoi lunghi tentacoli sul settore; ed a a parte i numeri  incoraggianti (malgrado tutto) della produzione  e la buona immagine che ne esce del Sud, c’è un problema che offusca il quadro positivo finora presentato.

     Un fulmine a ciel sereno 

    L’Unione europea ha deciso di bloccare il rimborso comunitario per il PON (programma operativo nazionale) Ricerca e competitività. La conferma è arrivata ieri dal sottosegretario dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti, alla Commissione “Attività produttive, commercio e turismo” della Camera; una conferma che non aggiunge però nulla di nuovo, né tantomeno chiarifica la decisione presa. Il direttore generale della politica regionale della Commissione europea, il tedesco Walter Deffaa con una nota all’ambasciatore italiano Ferdinando Nelli Feroci, ha semplicemente dato il via alla procedura di sospensione dei pagamenti ed interruzione dei termini di pagamento del PON Ricerca e competitività, sostenendo che l’iniziativa era motivata “dalle carenze significative rilevate dalle strutture comunitarie nel funzionamento del sistema di gestione e controllo delle operazioni finanziate sul PON R&C , dalla direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali (DGIAI) del Ministero dello sviluppo economico, nonché dai ritardi nelle procedure di selezione delle stesse operazioni”. 

     Il Nodo DGIAI  

    Il deputato PD Ludovico Vico, primo firmatario già nell’interrogazione presentata in Camera il 19 Aprile scorso, sollevava molti dubbi in questa vicenda sul ruolo della  DGIAI e Invitalia e sulla loro corresponsabilità nella sospensione dei fondi. Quest’ultima è “l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa” che, su mandato del Governo si occupa dello sviluppo della competitività del Paese (in particolare del Mezzogiorno) e alla quale, stando alle parole di Vico, vengono riconosciuti ben 45 milioni di euro, solo per l’assistenza tecnica alla gestione e a controllo del PON. Vi era già allora un altro dato preoccupante sulle attività di Invitalia, passibili di censura da parte della Commissione europea per il “conflitto di interessi tra compiti di attuazione/gestione e di controllo/audit che l'Agenzia avrebbe anche su altre importanti linee di finanziamento alle imprese, di competenza della DGIAI”.

     Sud – Il Rapporto Svimez sulle Rinnovabili  

    Insomma è già da qualche mese che tirava una brutta aria, ma la situazione non era ancora stata confermata pienamente. Ironia della sorte, la conferma è avvenuta lo stesso giorno del rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo  dell’industria nel Mezzogiorno) dal titolo “Energie rinnovabili e territorio. Scenari economici, analisi del territorio e finanza per lo sviluppo” in cui si descriveva in termini molti positivi lo stato dell’arte delle energie rinnovabili nel Sud, con casi, statistiche, percentuali e numeri rincuoranti. Un esempio su tutti può essere il settore di produzione geotermico che vede l’Italia seconda solo all’Islanda grazie all’alta quantità di fonti energetiche presenti sul territorio, in particolar modo in Campania (nella zona dei Campi Flegrei ed Ischia). 

     Lavoro – Il Punto sulla Situazione  

    Purtroppo, non ci resta che constatare – alla luce dei fatti delle ultime ore – che il grosso potenziale e le buone performance delle regioni del Sud e dell’Italia intera sono penalizzate dai soliti malfunzionamenti della macchina governativa attraverso i suoi enti dalla dubbia irreprensibilità. A rimetterne, come accade in questi casi, non saranno però i grandi gruppi – dotati di ingentissimi capitali – ma i singoli addetti e operatori di settore, dai quali dipendono – specoie al Sud – migliaia di famiglie.

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)                                                                 

  • Salerno-Reggio – Interviene l’Antifrode Ue

    Salerno-Reggio – Interviene l’Antifrode Ue

    Mercoledì, Luglio 4th / 2012

    – di Mario Luongo –                                 

    Italia / Salerno – Reggio Calabria / A3 / Anas Spa / Olaf / Giovanni Keller / fondi strutturali / Procura antimafia Cosenza / Corte dei conti / PON / Lavori Autostrada del Sole / Piano operativo nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture del Mezzogiorno / Infiltrazioni mafiose 

    L’infinita storia della Salerno-Reggio Calabria

    L’agenzia europea antifrode recupera 382

    milioni di euro stanziati per i lavori                 

    A3 – Salerno-Reggio Calabria – Presentato Dossier al Parlamento europeo – 382 Milioni Restituiti a Bruxelles

    Salerno, Reggio Calabria – Ci sono strade entrate a far parte dell’immaginario collettivo per i più svariati motivi: la Route 66 americana dei viaggi “on the road”,  la leggendaria Higway 61 di Bob Dylan, ma anche la storica via Appia romana o la Via Emilia che “non è forse una highway a modo suo?” come diceva Pier Vittorio Tondelli. Tra queste entra per forza di cose anche la A3, tristemente nota come "Salerno-Reggio Calabria", la negazione di quello che è il mito americano delle Highway, della velocità, della libertà e la celebrazione invece delle code, della lentezza, delle deviazioni e restringimenti di carreggiata. Una sorta di materializzazione in forma di asfalto e cemento dei problemi italiani, specie del Sud. Il secondo segmento principale della A3 (insieme alla Napoli–Salerno) è gestito dall’ANAS Spa. i primi lavori furono avviati nel 1966 con l’apertura del tratto Salerno–Lagonegro, per finire nel ’72 con il collegamento fino a Reggio Calabria. Una volta finita più che un’autostrada si era arrivati alla realizzazione di un ibrido tra una grossa superstrada e un percorso ad ostacoli, con immediati incidenti e problemi di viabilità e traffico. La situazione è andata avanti in questo modo grosso modo fino agli novanta quando anche l’Ue si rese conto che “la maggiore opera realizzata direttamente dallo Stato” non corrispondeva assolutamente alle norme europee e probabilmente neanche a quelle del buon senso. Una volta “finiti” i lavori, dunque, è cominciata l’infinita fase di ristrutturazione, ricostruzione ed ammodernamento che ha visto confluire nelle operazioni dello Stato e dell’ANAS, diverse infiltrazioni della ‘ndrangheta, ritardi,procrastinazioni e sovvenzioni dell’Ue.

      7 miliardi di euro negli ultimi 10 anni  

    I costi  dall’inizio della fase di ammodernamento nel 2002 fino al maggio del 2011 sono stati esorbitanti, per un totale di quasi 7 miliardi di euro, mentre i lavori assomigliano ad un tunnel di cui non si vede ancora la fine; basti pensare che le previsioni per la fine della costruzione di anno in anno vengono posticipate: nel ’97 si assicurava il completamento per il 2003, poi rinviato nel 2008 e nuovamente ancora per il 2013. In tutto questo per la realizzazione degli ultimi 75,5 km di tratte in fase di progettazione sono richiesti altri 2,83 miliardi di euro.

      Il dossier presentato ieri al Parlamento europeo  

    Come accade spesso in Italia, al peggio non c’è mai fine, infatti l’Ue ha svolto delle indagini tramite l’Olaf (agenzia antifrode europea) congiuntamente con l’Antimafia per fare luce sugli sprechi delle sovvenzioni europee nei lavori e sul motivo dei continui ritardi e disagi registrati nella costruzione della Salerno-Reggio Calabria. Quello che è venuto alla luce nel dossier presentato ieri al Parlamento europeo dal direttore dell’Olaf Giovanni Kessler, è un ritratto impressionante del malfunzionamento dei lavori pubblici in Italia, un cocktail di infiltrazioni mafiose, appalti truccati, cantieri inesistenti, mazzette e conflitti di interesse.

      382 milioni da restituire all'Ue  

    Se su questo punto molti non rimangono neanche stupiti più di tanto, la sorpresa è che lo Stato italiano è stato costretto a restituire all’Ue quasi 382 milioni di euro facenti parte dei fondi strutturali erogati tra i periodi 1994–1999 e 2000–2006. Tramite i fondi strutturali legati al Piano operativo nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture del Mezzogiorno e  i PON (programmi operativi nazionali) Trasporti difatti, l’Unione europea in questi dodici anni ha stanziato quasi un miliardo di euro per il completamento dei lavori nel solo tratto calabrese, di cui appunto 382 milioni risultano frutto di irregolarità dalle indagini iniziate nel 2007 e conclusesi due anni fa, grazie anche all’intervento a livello locale della procura di Cosenza e della Corte dei conti.

      I lavori dell'A3 come i Debiti dell'Eurozona: Infiniti 

    I cittadini italiani si trovano a questo punto doppiamente penalizzati: da un lato rimangono ad attendere l’anno che verrà in cui i lavori saranno terminati, ma nel frattempo per non rendere monotona l’attesa, pagano gli sbagli altrui. L’ANAS in una nota si giustifica affermando che quella somma non è stata sprecata, ma investita in “fondi di pari importo per progetti riguardanti l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e altri progetti sempre di competenza Anas in corso di realizzazione, senza alcun accertamento di ipotesi di frode”. Contestualmente l’Olaf, grazie al lavoro di Giovanni Keller ha fatto registrare nel rapporto sul 2011 un record assoluto nella lotta alle frodi, con un rientro complessivo nelle casse europee di quasi 692, a segnalare che l’Italia non è soltanto sprechi e truffe, ma anche impegno. Nel frattempo aspettiamo che i lavori sull’Inferno, pardon Salerno–Reggio Calabria finiscano. Tuttavia crediamo – nostro malgrado – che è più facile che finiscano prima i soldi nei portafogli degli Italiani.

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Europarlamento ricorda  Falcone

    L’Europarlamento ricorda Falcone

    Giovedì,  Maggio 24th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Mezzogiorno / Parlamento europeo / commemorazione / Giovanni Falcone / Mafia / Eroe italiano / Edward McMillan/ Minuto di raccoglimento /  Gli ultimi veri erori italiani / Un monito per i giovani e per tutti gli uomini di responsabilità / Insieme contro la mafia e ogni forma di sopruso / Paolo Borsellino / 

    All'Europarlamento un minuto di silenzio 

    per non dimenticare Giovanni Falcone

    Vivere e morire per affermare la dignità umana

    Falcone e Borsellino – Un esempio concreto di Vita vissuta per il prossimo

    Strasburgo – Un minuto di silenzio e un grande applauso. E’ così che Mercoledì a Mezzogiorno, il Parlamento europeo, in seduta plenaria ha voluto ricordare la strage di Capaci. "Oggi è l’anniversario di un evento tragico», ha affermato il vicepresidente dell’eurocamera Edward McMillan-Scott presiedendo la plenaria. "Venti anni fa il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro morirono nel massacro di Capaci» (…) "Oggi – ha affermato ancora McMillan-Scott rivolgendosi agli eurodeputati – è in corso una commemorazione a Palermo, vorrei invitarvi ad associarci a questa ricorrenza perché il ricordo del giudice Falcone sia sempre nelle nostra memoria". Alle parole del vicepresidente del Parlamento Ue è seguito un minuto di silenzio e un fortissimo plauso, in memoria di quelli che possono considerarsi i veri e ultimi eroi d’Italia e per far si che "l'esempio e l'impegno del giudice Falcone siano sempre presenti nella nostra memoria e non siano mai dimenticati coloro che sono morti in nome della ricerca della libertà e della giustizia".

      Quel 23 Maggio del 1992  

    McMillan-Scott ha poi ricordato la cerimonia di commemorazione della strage di Capaci avvenuta la stessa mattina in presenza del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e del Primo Ministro, il professor Mario Monti. "E’ bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Questa frase di Paolo Borsellino, è indicativa del coraggio, l’impegno e la passione di tre amici e  magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Ajala i primi a dare vita alle indagini  fra le più pericolose della storia d’Italia, quelle su Cosa Nostra. Si avvicinano a uomini pericolosi, nello scenario di Palermo degli anni ’80, per distruggere quell’omertà che faceva da scudo ai terrori, i tradimenti, la violenza e gli intrighi della mafia. Il 23 Maggio del 1992, all’uscita dell’autostrada direzione Capaci cinquecento chili di tritolo fanno scempio di cinque persone, tra cui Giovanni Falcone. Domenica 19 luglio 1992, un’autobomba parcheggia in via D’Amelio a Palermo esplode distruggendo la vita di molte persone, tra cui quella di Paolo Borsellino. Una giornata per commemorare non soltanto loro, ma tutti quelli che hanno dedicato e dedicano la loro vita a  una causa giusta, quella che vuole riportare a galla la verità, quella di chi mostra devozione per la democrazia, l’egualità dei diritti e la fine della criminalità. La lotta alla mafia oggi, assomiglia solo a un’ideologia. In passato grandi uomini si sono sacrificati per il nostro avvenire, per regalarci un mondo migliore in cui non dover più nascondersi e non dover più avere paura. Falcone e Borsellino, conoscevano il linguaggio dei “boss”, sapevano cosa la mafia comportasse e come “trattare” con i suoi esponenti. Nati e cresciuti nella regione siciliana, sentivano con lo spirito di dover affrontare questa causa. Una determinazione che li portò fino al famoso "maxi-processo”, un processo in cui sul banco degli imputati sedettero ben 475 mafiosi, poi condannati nel 1987

      Vivere e morire per affermare la dignità umana  

    Dove è finita oggi questa determinazione? Dove sono le persone pronte a rischiare la propria vita per i propri cittadini? A sentirle così, sembrano quasi frasi strane. La società individualistica ci ha inghiottiti. Ormai ognuno mette il “proprio” bene, davanti al bene della comunità, proprio perché è questo il messaggio che ci arriva dall’alto, dallo Stato, dal governo. prima il danaro, il mercato, l'economia delle lobbies, poi – se rimane spazio – l'uomo e la sua dignità. Ma l’esempio di uomini così grandi non deve essere dimenticato. Un esempio che non deve rappresentare solo il semplice “ ricordo”, ma deve dare uno spunto a tutti noi, giovani e futuro della società. “Giovani-vecchi”, che non fanno la storia, ma stanno a guardare come essa si delinea, accettando passivamente i cambiamenti delle nostre vite, perché i veri giovani sono loro, non noi! In effetti, possiamo affermare, alla luce del nobile esempio di vita e morte di eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – troppo spesso finiti indegnamente sulle bocche di politici corrotti e collusi, in commemorazioni facili, quanto ipocrite: poveri loro! – possiamo affermare che ciò che distingue l’uomo immaturo è che non vuole morire nobilmente per una causa giusta; mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere e morire per essa”. speriamo che anche le antenne verdi della tecnocrazia europea sia connessa su questo canale, almeno oggi.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Martedì, Maggio 22th / 2012  

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Mezzogiorno / Campania / Calabria / Crisi Ue  / Fondi Ue / Occupazione e Crescita / Derivati / Ministero per la Coesione Territoriale / Bce / Morgan Stanley / Credit Crunch  / Commissione Trilaterale / Goldman Sachs / Brueguel / Bilderberg Club / Confindustria-Abi / Ministro Fabrizio Barca / Mario Monti / Corrado Passera / Mario Draghi / Giovanni Monti / Giuseppe Speziali / Giorgio Fiore / Gianni Agnelli / Carlo De Benedetti   

    Paradosso Monti: Il Mezzogiorno,

    Confindustria e le caste bancarie

    Mezzogiorno: L'attacco degli industriali,

    nei moniti di Speziali e Fiore.

    Fondi per la Crescita al Sud? Una triste

    commedia già vista!

    Meglio rimborsare la super-banca cara a papà

    Mr. Giovanni Monti – Vice Presidente della Morgan Stanley

    Roma – Il Ministro Fabrizio Barca, responsabile del ministero per la Coesione Territoriale, nelle scorse ore, in merito alla possibilità di riutilizzo dei fondi Ue non spesi dalle regioni meridionali, per presunti fini occupazionali e di “crescita” ha rilanciato la cosiddetta fase 2 del Piano di azione coesione, presentata dal governo Monti ben due settimane fa. Ciò ha destato non poche critiche tra i presidenti degli industriali del Mezzogiorno.  Per Giuseppe Speziali, Presidente di Confindustria Calabria, la riprogrammazione dei suddetti fondi concepita dal governo non basterebbe a superare i profondi disagi arrecati dalla crisi. Non si capisce, infatti – secondo Speziali ed i suoi colleghi – quale sia la relazione tra crescita ed inclusione sociale in merito allo stanziamento di 844,6 milioni dei 2 miliardi e 310 milioni di euro disponibili.In particolare, secondo Speziali “la fase 2 della riprogrammazione non è entusiasmante perché, se per noi è assolutamente fondamentale sostenere le fasce deboli meridionali, come imprese avremmo voluto di più. La stessa rimodulazione dei 901.7 milioni per la crescita poggia, in gran parte, sul fondo di garanzia che ha già una dotazione di oltre 2 miliardi, ma di fatto inutilizzabili a causa delle banche che non fanno credito”.

      Speziali: gli interventi sulla crescita? Un'operazione di facciata  

    “Pertanto – ha continuato Speziali – gli interventi sulla crescita ci sembrano più un’operazione di facciata che di sostanza”. Il presidente di Confindustria ha quindi bocciato senza mezzi termini l’azione di cosiddetto rilancio del governo Monti per il Mezzogiorno, sostenendo ancora che l’unico canale di finanziamento realmente rientrante in una strategia di crescita, ovvero il capitolo “ricerca ed innovazione”, sia stato in realtà largamente sottovalutato da Barca, Passera, Monti & Co. Rincara la dose Giorgio Fiore, Presidente di Confindustria Campania, secondo il quale materie come l’assistenza domiciliare agli anziani, gli asili nido, la dispersione scolastica ed il sociale in genere, sarebbero punti  oggetto di azioni normali, o meglio ordinarie, portate avanti annualmente da governo ed enti locali, e non da considerate pertanto alla stregua di “provvedimenti eccezionali anticrisi”.

      Fiore: "una crescita impossibile!"  

    Il vero nodo secondo Fiore (problema già sollevato nei giorni scorsi da “Qui Europa” – vedi articoli precedenti) è rappresentato dall’incongruenza tra il bonus fiscale per le assunzioni e la reale capacità delle imprese di assumere, vista e considerata l’impossibilità di far affidamento sulla casta bancaria ritiratisi in buon ordine sotto-coperta, dietro il muro del credit crunch e della pazzesca stretta creditizia (malgrado – è bene ribadirlo – 1000 miliardi di euro regalati da Mario Draghi – Bce – al sistema bancario) che lascia in un grave immobilismo gli imprenditori, le imprese e migliaia di famiglie cui redditi dipendono dalla salute finanziaria ed economica delle stesse imprese. Perciò gli industriali hanno anche chiesto l’intervento urgente di Confindustria-Abi (cioè dei rappresentanti industriali dell’Associazione Bancaria Italiana) affinché questi benedetti rubinetti del credito tornino ad idratare un sistema rinsecchito e sterile, al collasso.

      La famiglia Monti e la lotta di classe della casta bancaria  

    Infondo, è una questione di lotta di classe: da una parte i comuni mortali, dall’altra i banchieri, i figli dei banchieri ed il governo dei banchieri. E ciò lo sa molto bene anche il nostro caro professor Monti (tra l’altro anche pezzo grosso di Goldman Sachs, in qualità di international advisor) cui figlio, Giovanni Monti (39 anni), non è nuovo nei dorati palazzi della casta bancaria. Oltre a risultare infatti  Business Development in Parmalat, il figlio di papà Monti, è anche – non poteva mancare – Vice President presso Morgan Stanley;  Vice President presso Citigroup; Associate Consultant presso Bain and Co, con rapporti d'affari, e non, intrecciati nell'alta finanza internazionale come d’altronde è per il resto della sua famiglia. Ciò risultava anche dal suo profilo Linkedin (ora cancellato), da dove fino a qualche giorno fa emergeva con chiarezza tutta la sua storia professionale.

      Conflitto d'interessi: la strada per "Palazzo Chigi"  

    Forse sarà stato questo il criterio in base al quale Re Giorgio Napolitano I scelse il professore quale titolare dello scranno più alto di Palazzo Chigi. Non poteva essere altrimenti. Meglio infatti avere l’eterna riconoscenza di un banchiere amico dei banchieri, nonché espressione massima del conflitto d’interessi: consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della sua amata Rizzoli editore (1984- 1985), dell'Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994). Incarichi maturati nei club neoliberisti della galassia di Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti (vedi Rizzoli Rcs, suo primo “neutralissimo” critico). Per non parlare degli incarichi più esclusivi maturati all’interno della Commissione Trilaterale e di Brueguel, il think tank fondato nel 2005 dallo stesso supermario. E per finire con – ciliegina sulla torta – le sortite annuali presso il Bilderberg Club. Insomma: l’apoteosi della democrazia.

      Monti e gli scheletri nel caveau di Morgan Stanley  

    Allora forse appare più chiaro perché nel silenzio pressocché assoluto dei “fedelissimi media”, il governo Monti abbia fatto un bel regalo dell’Epifania proprio all’amata Morgan Stanley. Un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro: tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – ad occuparsi dell’attuale governo in carica.

      Fondi pubblici per ripagare operazioni speculative   

    La somma versata alla banca americana è stata utilizzata dal governo italiano per estinguere un’operazione di derivati finanziari (inaccettabile operazione speculativa): opzione di rimborso anticipata, in quanto generalmente prevista dopo un certo numero di anni.  Sulla vicenda, nelle scorse settimane la banca newyorkese si è limitata ad annunciare con soddisfazione l’avvenuto recupero della somma. Da parte sua, Monti, al contrario non ha fornito alcuna spiegazione; né tantomeno i media hanno provveduto a porsi domande legittime sul caso, e sul fatto che tra tanti creditori, ed in piena emergenza, il governo abbia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • South Italy – Siracusa: Movimento dei Forconi sul piede di guerra

    South Italy – Siracusa: Movimento dei Forconi sul piede di guerra

    Mercoledì, Maggio 16th / 2012 

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Crisi Ue / Crisi agricola / Caduta della domanda agricola / Mezzogiorno / Sicilia / Siracusa / Terra aretusa / Archimede / Proteste / Movimento dei Forconi / Confagricoltura / Ribasso dei consumi agricoli / Massimo Franco / Origini del Movimento dei Forconi / Politiche neoliberiste / Invasione di prodotti extraeuropei / Finanza e speculazione / South Italy  

    South Italy – Siracusa: Movimento

    dei Forconi sul piede di guerra

    Domanda di prodotti agricoli in caduta libera

    La preoccupazione di Confagricoltura e i legami sottili

    tra "primario", "secondario", debito pubblico e finanza

    Siracusa – In brusco calo in tutta la penisola – come prevedibile – il consumo di prodotti ortofrutticoli. E’ la sede provinciale di Confagricoltura a fornire, nelle scorse ore, i dati precisi della grave contrazione, che ha fatto segnare un ribasso del consumo del 35%. A determinare una simile caduta della domanda una crisi  di mercato generalizzata – quanto, come noto, pilotata e voluta – che giorno dopo giorno sta conducendo le famiglie a ridurre persino le spese alimentari di prima necessità. Un periodo difficile per l'Italia ed in particolare per il Mezzogiorno, come traspare dall'analisi della provincia siciliana. Analizziamo quest'oggi, nello specifico, i dati dell’agricoltura aretusea, che ora cerca di portare avanti la produzione e la raccolta di tradizionali prodotti spontanei della terra, legati alla sua millenaria cultura agricola. Quivi, infatti, si procede ormai tra mille difficoltà con la raccolta delle patate e con la produzione del ciliegino, due primizie eccellenti della gloriosa terra siracusana, patria di Archimede, che dovranno però andare incontro alla sfida della tenuta del prezzo sul mercato, che tende ovviamente al ribasso.  Si aggiunge  a questa situazione, la possibile minaccia di scioperi e sommosse da parte del movimento dei Forconi, prevista per fine mese: movimento cui sacrosante verità, per la verità, sono state quasi del tutto ignorate dalla carta-stampata e dalle Tg nazionali.    "Spero che valga il buon senso e si eviti un’ulteriore strumentalizzazione della crisi del settore agricolo per portare avanti blocchi e manifestazioni che avrebbero come unico risvolto un peggioramento della già drammatica situazione. Altri colpi di testa farebbero esplodere delle tensioni già in atto, creando un clima escandescenze da scongiurare ad ogni costo"

      Spuntare il debito, imbrigliando la speculazione e la finanza  

    Queste le parole del presidente provinciale di Confagricoltura  Massimo Franco, che noi di "Qui Europa" giudichiamo, tuttavia, piuttosto leggere e tendenti – in parte – a delegittimare le ragioni di agricoltori allo stremo delle loro potenzialità imprenditoriali, economiche, umane e sociali. Franco, nelle scorse ore, si è poi detto preoccupato per la gravità della situazione, invitando i sindaci e i presidenti dei Consigli Comunali a moderare l'entità della richiesta delle aliquote dell’Imu su fabbricati e terreni agricoli. Ciò dichiarando che "I sindaci e i consiglieri comunali, devono capire che dipenderà anche da loro  se una situazione già difficilissima può diventare drammatica a causa degli aumenti in arrivo con l’Imu. Piuttosto preferisco spostare il dibattito  dal versante delle tasse e delle imposte a quello della riduzione e qualificazione della spesa pubblica". Ma forse, egregio signor Franco – anzichè puntare il dito sul deficit spending e sulla spending review: che alla fine si tradurrebbe in un grave, ulteriore, ridimensionamento dei servizi pubblici, ritorcendosi ancora una volta a svantaggio degli stessi cittadini – meglio sarebbe promuovee una raccolta di firme per chiedere una rivisitazione degli accordi di libero scambio con i Paesi del Mediterraneo Meridionale, all'Europarlamento; la fine della stretta creditizia delle banche e soprattutto l'immediata delegittimazione dei giudizi delle agenzie di rating sugli stati sovrani: tra le cause prime della speculazione e dell'ingenerarsi di altissimi livelli di spread e di debito. Nonché il divieto di immettere sul mercato derivati e operazioni finanziarie off-shore fuori controllo. Tagiando le unghie alla finanza ed alla speculazione, ed allentando contestualmente la pressione fiscale, anche le aziende agricole potrebbero nuovamente respirare, e le famiglie ricominciare a consumare. Il problema, infatti, non può essere contesualizzato alla sola sfera locale, nel settore agricolo e della spending review regionale, ma evidentemente – come traspare ormai con chiarezza – parte da ben più lontano. 

      Le origini e le ragioni del Movimento dei Forconi  

    E’ bene informarsi più dettagliatamente. Il movimento dei Forconi, che è stato protagonista di molti fatti di cronaca negli ultimi giorni, ha delle origini più remote, che non tutti conoscono. La crisi del mercato agricolo siciliano, infatti, va avanti già da un paio di anni. Le piccole aziende, hanno cominciato ad accusare i primi problemi, a causa dell’importazione incontrollata di prodotti extraeuropei. Per esempio l’importazione di grano in Sicilia , superando il fabbisogno della regione, è stata tra le prime cause di caduta dei prezzi agricoli. Nei primi due anni e mezzo, il movimento ha effettuato proteste pacifiche, che non hanno però garantito alcuna visibilità, né tantomeno sono state utili per il raggiungimento di un qualsivoglia risultato. La protesta che è esplosa in questi giorni, non nasce dal nulla, ma da un disagio radicato, che è esploso quando l'aumento della benzina ha portato l'esasperazione a livelli incontenibili. Molte famiglie, sono esasperate da anni e anni di “mala-amministrazione” che le hanno portate a vivere in condizioni di estrema povertà. La rabbia, l’esasperazione estrema, la voglia di far sentire la propria voce: sono queste le motivazioni che hanno spinto queste umili ed oneste famiglie a passare a interventi disperati che potessero attirare l’attenzione sulla propria condizione, da parte dei media e della politica: finora tutti "appassionatamente" in letargo. Allora è giusto gridare: e "Qui Europa" lo fa con forza, accodandosi volentieri al coro della democrazia, e della stessa protesta. Inoltre, è altresì giusto condannare la violenza fisica, ma non si può condannare la disperazione della gente e, soprattutto, non si può fermare la voglia di cambiare le cose! 

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)