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Tag: Manuel José Barroso

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Unione europea / Italia / Parlamento europeo / Commissione europea / Crisi ue / Mario Monti / Enzo Moavero / Vittorio Grilli / Golden Rule / ISEE / Manuel José Barroso / Poveri / Redditometro / Luciano gallino / Proposta alternativa  

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo

    Un decreto impone nuove norme sull'ISEE

    L'Europarlamento boccia la "golden rule"

    Roma, Bruxelles – La montagna va da Maometto, si direbbe! Infatti, anche se con la proverbiale flemma più che britannica, il professor Monti è in grande pare obiettivamente in grande fermento in questi giorni. Oggi è stato a colloquio con Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. L'incontro è durato circa un'ora e mezza e vi hanno preso parte anche il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero (detto l'emminenza grigia) e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli.
 Si parla, al momento, di incontro "costruttivo", in cui si sarebbe discusso di misure per lo sviluppo. Ci sono novità per quello che ha già seminato super Mario, una positiva e una negativa. Quella negativa è che il Parlamento europeo ha bocciato lo scomputo degli investimenti pubblici dal debito, la cosiddetta golden rule (decisione alquanto paradossale e assurda) per pochi voti: un provvedimento a cui il nostro governo, e soprattutto gli Italiani,  tenevano molto. Invece, è passata una prima approvazione per la creazione di un redemption fund, una sorta di garanzia sovra-nazionale, in direzione degli eurobond. Una sorta di contenitore crea debito: per capirci! Un meccanismo beffardo e subdolo che alla fine istituzionalizza il danno, cioè il debito, come qualcosa da redimere ex-post, e non qualcosa da risolvere alla radice, imbavagliando e tagliando le unghie alla finanza ed alla speculazione bancaria. Insomma, una cocente disfatta!

     Caro prof,  chi sono i poveri?  Ormai una intera classe!  

    Il decreto-legge che Monti ha tirato fuori come un asso dalla manica, invece, riguarda il redditometro, il famoso o famigerato Isee, che non sempre fotografa bene il reddito di una famiglia. Dovrebbe essere reso, almeno nelle intenzioni, più realistico; favorire meno gli abbienti, e dare – solo a chi ne ha reale bisogno – agevolazioni come borse di studio, risparmio sull'energia, accompagnamento agli invalidi. Speriamo che questa nuova mossa favorisca davvero i più deboli (che alla fine sono ormai circa l'80% degli Italiani: particolare che forse l'Isee non vagliera per – evidentemente – ovvi limiti strutturali) e non si risolva, come spesso purtroppo è successo, in una semplice restrizione; tante leggi e leggine, decreti, quando aboliscono il precedente, sono semplicemente peggiorativi, o restrittivi. Così funziona il potere: ma tout va bien, madame la Marquise. Ma, Isee a parte, forse sarebbe da prendere più in considerazione la proposta dell'economista Luciano Gallino, che ha proposto l'immediata costituzione di un fondo-lavoro da 25 miliardi di euro (un quarto dei fondi regalati alle banche con le ricapitalizzazioni ultime della Bce) con il quale generare subito un milione di posti di lavoro. Meditate gente, meditate!

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)   

  • Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Mercoledì, Maggio 2nd/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Esteri / Commissione europea / Ucraina / Manuel José Barroso / Iulia Timoshenko / Diritti umani / Frodi fiscali / Energia / Arresto / Maltrattamenti / Rinvio del processo / Europei di calcio / Euro 2012 / Angela Merkel  / Russia / Vladimir Putin  / Komsomol / Forbes / Politica più sexy del pianeta / Rivoluzione Arancione   / Privatizzazioni 

    Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Rinviato il processo all'ex leader ucraina. 

    Maltrattamenti in carcere. Dove sta la verità?

    Spy-story infinita tra drammi e colpi si scena.

    Intervengono i leader dell'Ue

    Bruxelles, Kiev – Nelle ultime ore, nel Vecchio Continente, continua a tenere banco il caso "Iulia Timoshenko". In partocolare, è giunta notizia del rinvio al 21 maggio del processo contro la leader dell'opposizione ucraina, accusata dall'attuale governo in carica di malversazione ed evasione fiscale. I reati sarebbero connessi ad eventi presumibilmente accaduti nelgi anni Novanta, quando la Timoshenko era a capo della "Sistemi energetici uniti d’Ucraina". Nello specifico le accuse mosse – e da provare – afferirebbero ad un "abuso di potere" per un controverso contratto stipulato con Mosca ed inerente ad importanti forniture di gas: accordo firmato con Putin senza aver avuto il preventivo consenso del governo ucraino.  L'ex leader ucraina – reclusa dall'agosto 2011 e l'11 ottobre 2011 condannata a 7 anni di carcere – ha denunciato nei giorni scorsi  di essere stata addirittura picchiata e maltrattata in cella. Un pestaggio squadrista, pare, in tutto e per tutto. Per tale  ragione la Timoshenko – che nelle scorse ore è stata ricoverata in ospedale – non potrebbe essere condatta in aula, e il giudice – gioco forza – avrebbe pertanto deciso per un breve rinvio, ritenendo impossibile esaminare il caso senza la presenza diretta dell'interessata. Dall'ospedale la donna ha annunciato nelle scorse ore, per protesta, lo sciopero della fame, rifiutando tra l'altro le cure dei medici ucraini. 

      L'intervendo della tecnocrazia di Bruxelles  

    Tali fatti hanno acceso, come comprensibile, gli umori di capi di stato e di governo di mezzo mondo, nonché dei vertici dell'Ue. Insomma, un caso internazionale che ha sempre più il sapore, via via che i nodi vengono al pettine, di un giallo noire versione Agatha Christie. Il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, avrebbe dichiarato – in risposta ai gravi fatti – di non avere intenzione di recarsi in Ucraina durante gli europei di calcio: una sorta di boicottaggio politico al quale si è prontamente e formalmente associata la Commissaria alla Giustizia – nonché vicepresidente della Commissione Ue – Viviane Reding. Ciò tramite lettera ufficiale che nelle prossime ore giungerà nelle mani del Presidente dell'Uefa, Michel Platini. Dalle indiscrezioni trapelate nella lettera, la Reading avrebbe auspicato che altri leaders o rappresentanti politici ed istituzionali europei (e non) possano seriamente riflettere sull'opportunità di recarsi in Ucraina. La scorsa settimana, per il vero,  anche la – discussa e sempre meno amata – cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva già annunciato la propria volontà di desistere dall'invito della Uefa a Euro 2012: almeno fino a quando la Timoshenko non fosse stata rimessa in libertà.

     La spy-story s'infittisce nel dramma  

     

    Intanto, è doveroso rilevare come nelle ultime 48 ore – secondo le agenzie stampa rimpallate da un paese all'altro dell'Europa – la cittadina ucraina di Dnipropetrovsk sia stata teatro di una serie di esplosioni, con relativo ferimento di dozzine di persone. Ora in molti osservatori internazionali, compresi noi di "Qui Europa", sorgono – alla luce degli ultimi sviluppi intervenuti – seri dubbi sull'opportunità che l'Ucraina possa ospitare in sicurezza l'atteso evento sportivo continentale. Ma una domanda sorge spontanea: e se fosse tutta una montatura per non far accendere i riflettori su un Paese scomodo e democraticamente sofferente? Mah! Ad oggi è difficile dirlo. D'altra parte sull'Ucraina presso la stampa nazionale ed europea, le notizie riportate risultano essere spesso e volentieri frammentarie e ridotte. Si ha sempre la sensazione che non si dica proprio tutto. D'altra parte restano forti le pressioni dei poteri forti, e la Russia resta ad un tiro di schiocco dalla fredda Ucraina: ancora avvolta da una coltre di gelo, in tutti i sensi. Per comprendere meglio l'Osservatorio "Qui Europa" reputa opportuno analizzare in brevi linee la storia della leader politica, cercando di capire quali interessi possano ruotare sull'operato della bionda e avvenente ex-premier ucraina, definita el 2009 come la leader più sexy del mondo.

      Il mistero Timoshenko – Ma chi è Iulia?  

    Julija Volodymyrivna, politica  ed economista di origine ebraica ed estrazione comunista – anche se, nel contempo, liberista –  dall'inconfondibile pettinatura regale, ha ricoperto – la prima donna a farlo – la carica di primo ministro dell'Ucraina nel 2005, e successivamente dal 2007 al 2010. Nel 1989 fondò, diresse e poi privatizzò la casa videografica del Komsomol. Il 28 luglio del 2005 la rivista Usa Forbes la presentò all'opinione pubblica mondiale come la terza donna più potente del mondo, dopo Condoleezza Rice e Wu Yi.       La leader, in effetti, dopo la caduta del sistema sovietico assunse un ruolo di particolare rilievo, dirigendo svariate compagnie energetiche e acquisendo un considerevole patrimonio economico nel periodo 1990-1998. Durante tal perido le sue convinzioni politiche comuniste non gli impedirono di porre in essere un fitto piano di privatizzazioni, che le permisero di diventare una delle donne più ricche del Paese. Ciò, tra l'altro, dedicandosi ad una intensa attività commerciale di export di metalli. Dal 1995 al 1997, come visto,  fu presidente della Compagnia Generale di Energia: un'azienda privata che nel 1996 avviò l'import di gas metano dalla Russia, con lauti profitti. Durante questo periodo, l'avvenente leader fu ribattezzata con l'appellativo di "principessa del gas". In quel periodo le accise sul gas subirono un sensibile aumento. Pochi anni dopo, nel febbraio del 2001  fu arrestata per una settimana, con l'accusa di falsificazione di documenti e importazione illegale di metano.  La Tymošenko pose a sua difesa il fatto che i documenti falsi sarebbero stati creati ad hoc dal regime di Kučma, in combutta con una cerchia di oligarchi conservatori.

       Piglio rivoluzionario – Folgorazione sulla via di Damasco?   

    Da quel momento la donna mostrò con eloquenza un innato e nuovo piglio rivoluzionario contro il rivale politico Kučma. Un anno dopo, fu stranamente coinvolta in un incidente stradale: molti lo considerarono un tentativo di omicidio politicoI suoi detrattori hanno spesso collegato le sue fortune politiche ed economiche ai poco chiari rapporti amichevoli e sentimentali con uomini condannati per corruzione e frode, come l'ex premier Pavlo Lazarenko. Tuttavia, oggi – dopo l'incidente che probabilmente le cambiò la vita in tutti i sensi – ed a dispetto del suo passato discutibile, la metamorfosi da fredda e calcolatrice oligarca liberista, a riformista anti-oligarchica è creduto da molti come sincero e reale. Da altri meno. Una sorta di "presunta" conversione sulla via di Damasco! A parte tutto c'è da dire però che sotto il suo ministero – e "Qui Europa" gliene da merito – l'industria energetica ucraina esplose in senso positivo: crebbe cioè del 700%. La "nuova" Timoshenko – in quello che potrebbe benissimo dirsi uno scervellotico spy-colossal hollywoodiano, se non fosse altro che si tratta effettivemente della sua vita reale –  si oppose al prelievo abusivo di energia delle potenti holding industriali. Le sue riforme, infatti, servirono – cosa davvero rara in politica: soprattutto nell'Europa del rigore e del "fiscal compact" – al governo per pagare gli statali e aumentare i salari. La neo-rivoluzionaria Timoshenko fu dunque vista – dalla maggior parte dei media occidentali – come un sorta di Giovanna d'Arco del'Est, e posta a capo della Rivoluzione Arancione che portò l'amico Juščenko alla presidenza del Paese. Ma screzi interni e presunte promesse di riforme non mantenute portarono ben presto alle sue dimissioni.

      L'asse Tiomoshenko-Putin e lo scacchiere dell'energia   

    Durante la guerra in Ossezia del Sud, scoppiata nell'agosto 2008 tra Georgia e Russia, Julija Tymošenko non concordò con la condanna di Juščenko verso la Russia,  restando stranamente neutrale sull'argomento. Juščenko l'ha pertanto accusata di assumere una posizione di comodo, al mero fine di ottenere il sostegno della Russia alle future elezioni presidenziali del 2010; Andrij Kyslynskij, vice presidente, in merito, l'ha recentemente definita alla stregua di una "traditrice". Dove sarà la verità? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Intanto auspichiamo che la via del dialogo e del buon senso trionfi: d'altra parte la scacchiera nella quale si è inserita la bella Iulia è particolarmente complicata e generata dall'interporsi di un notevole numero di quadrati bianchi e neri; di luci ed ombre che non rendono del tutto nitida la lettura dei giochi di palazzo che intercorrono tra Ucraina, Russia, Unione europea e non solo. Ed in ballo oltre ai diritti, evidentemente, ci sono giochi ed equilibri strategici di primo piano, come il controllo di una importante fetta del mercato energetico mondiale.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

  • Speculazione e “Derivati”:  i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Speculazione e “Derivati”: i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Commissione europea / Derivati / Regolamentazione / Commissione Industria / Antonio Tajani / Speculazione / Bce / Trichet / Mario Draghi / Mario Monti / Trasparenza / Swap / Bolla Usa / Crisi / Esma / Cers / Obblighi informativi / Reporting / Democrazia / Alexis de Tocqueville  / Manuel José Barroso 

    Finanza – L'Europarlamento regolamenta i

    "Derivati" 

    Quello che si ignora sulla speculazione dei derivati:

    I ruoli di Bce, Commissione europea e Governo Monti

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo, in seduta plenaria – anche se con tremendo ritardo – ha votato in maggioranza la Relazione, presentata dal cristiano-democratico tedesco Werner Langen, sulla modifica della regolamentazione dei derivati “otc”. Per quanto concerne i “Fondi pensione” i deputati hanno chiesto l'intervento di una camera di compensazione quale forma di “garanzia” della esecuzione del contratto, e per ridurne le componenti di maggiore aleatorietà. Tra le maggiori novità introdotte, l’obbigo di trasparenza e la disponibilità dei dati a favore di Esma, Cers, autorita' di vigilanza sulle banche centrali – ''un pilastro per il regolamento dei mercati finanziari'' – e l’obbligo del “reporting” di ogni transazione di derivati. L’obbligo è stato ben salutato dalla presidente della Commissione parlamentare per gli affari economico-finanziari, Sharon Bowles, che lo ha definito alla stregua di un faro sui contratti e sulle speculazioni che hanno creato la bolla speculativa: tra le cause della crisi attuale, e della famosa bolla scoppiata nel 2008 negli Usa.

     Critiche dalla Commissione Ue  

    L’obbligo, tuttavia, è stato aspramente – e stranamente – contestato dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che lo ha bollato come “inaccettabile” e – a suo dire – “contrario al Trattato di Lisbona”. Il relatore Langen ha invece definito il regolamento necessario e prioritario. Ora la stessa perizia e puntualità dovrebbe essere messa in campo per bloccare il rating sugli stati sovrani: ciò che costringe gli europei a sacrifici pazzeschi per pagare gli interessi lievitati col perverso meccanismo dello spread, e ciò che ha fatto diventare l’Europa unita lo zimbello della “Democrazia”. E ciò che fa impallidire il caro Alexis De Tocqueville dalla tomba: tessitore di lodi della “Democrazia in America”. Oggi patria "a-morale" degli strumenti speculativi, cui contagio ha destabilizzando – da almeno vent'ann a questa parte – una buona fetta di economia reale anche nel Vecchio Continente.

     Cosa sono i derivati  

    Nella moderna finanza, i derivati sono quei contratti o titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di uno o più beni connessi (esempio: azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono l'arbitraggio (acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato: operazione di per se speculativa al nascere) la speculazione e la strategia di copertura di un rischio finanziario, nota come hedging: quella che destabilizzo il mercato Usa – devastando migliaia di contribuenti – con il Caso Lehman Brothers – Banca giudicata inaffondabile dalle "affidabilissime" e "trasparenti" agenzie di rating, fino al giorno prima – e con i Sub-prime Usa accesi a garanzia dei mutui casa.

     Il punto della discordia  

    La miccia sui derivati, dopo aver fatto scoppiare la polveriera Usa, ha toccato – come non tutti sanno – anche gli interessi del Governo italiano – ma con effetti completamente silenziati – che grazie alle operazioni in derivati, apparentemente avrebbe pagato circa 2,5 miliardi di euro (cifra che potrebbe tradursi come lo 0,2% del Pil nazionale, o come una “manovra finanziaria lacrime e sangue) alla banca stanunitense d’affari ( e che affari!) Morgan Stanley. Ciò, malgrado quella che l’economista e giornalista Gustavo Piga giudica – con rigor di causa ed apprezzabile onestà intellettuale – la scandalosa servitù della stampa nazionale, rea di non approfondire – come giusto e doveroso – tali spinose questioni, che affondano nella speculazione le loro devastanti radici: peccato che a farne le spese siamo noi poveri ed “ex-membri” di un popolo “pseudo-sovrano”, tristemente noti come “contribuenti”. Ma ultimamente molto si perde nel silenzio e nell’oblio, nella più totale indifferenza di una “informazione” (carta stampata e tg)  troppo distratta – come mi auguro che sia – o in mala fede. Ma, per il momento, crediamo ancora nella prima conclusione!

     L’interrogazione indiscreta alla Bce  

    Ma la lezione di giornalismo all’Europa, sulla speculazione e sui derivati, giunge puntuale da oltreoceano, grazie all’”impertinente” interrogazione dell'agenzia di stampa Usa, “Bloomberg”, che – nelle scorse ore – ha chiesto lumi alla Bce di Mario Draghi – oggi vero ed incontrastato re dell’Europa, e della sua finanza – sui contenuti dello swap greco. Pertanto, alla luce della gravità dell’attuale condizione generale dell’economia dell’Eurozona – e di riflesso dell’Europa intera – facendo nostro l’appello di migliaia di europei lasciati allo scuro di molte attività collaterali della Banca Centrale Europea, ci domandiamo cosa abbia spinto Jean-Claude Trichet (ex capo della Bce, predecessore di “Supermario”) a non rivelare tutti i retroscena delle operazioni in derivati. Problema al quale Mario Draghi potrebbe dare oggi una risposta concreta ed esaustiva.

     La critica – i “Doveri” di  Mario Monti e della Commissione europea  

    Inoltre, il Commissario all’Industria dell’Ue, Antonio Tajani, anziché battibeccare in aula sulla bontà del regolamento proposto nelle ultime ore sui derivati, potrebbe chiedere ufficialmente alla “Sua” Commissione europea di pubblicare tutti i dati delle operazioni in derivati poste in essere dai paesi dell'Uè negli ultimi vent’anni, impegnandosi ufficialmente a pubblicare e diffondere con perizia tutte le prossime operazioni di derivati. D’altra parte anche lo stesso Mario Monti (che come ex uomo “Goldman Sachs”, di speculazione ne capirà certamente qualcosa) dovrebbe tralasciare magari l’ossessionante pressione contro l’Art.18, e rimuovere piuttosto ogni ambiguità di sorta, facendo piena luce ed informando tutti gli Italiani sulle posizioni sui derivati ancora pendenti, nonché sul loro valore di mercato. Questa si chiama “Democrazia!”

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)