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  • Ecco come i Burattini del Bilderberg e della Trilaterale Schiavizzano i Popoli per Copione

    Ecco come i Burattini del Bilderberg e della Trilaterale Schiavizzano i Popoli per Copione

    Mercoledì, Febbraio 6th/ 2013

    – di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile –

    Burattini del Bilderberg / Monti / Hollande / Francia / Italia / Trattato di Lisbona / Banche / Truffa bancaria / Schiavitù / Ricapitalizzazioni bancarie / Usa / Obama / rating / Lehman Brothers / Trilateral Commission / Bilderberg Club 

    Monti-Hollande – Veramente tanto fumo,

    ma niente arrosto

    I burattini del Bilderberg e della Trilaterale

    schiavizzano i popoli per copione 

    Impugnare e denunciare il Trattato di Lisbona per uscire

    davvero da questa truffa chiamata crisi economica

    Bilderberg Club

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Parigi – Il Presidente francese Francois Hollande, di ritorno dal colloquio avuto ieri con il pofessor Mario Monti, ha rilasciato importanti dichiarazioni (si fa per dire) sul ruolo internazionale dell'euro e sulla necessità di trovare nuovi motivi di rinascita per l'Unione europea. La proposta di svalutazione della moneta, accolta freddamente dal ministro dell'Economia tedesco Roesler – secondo Hollande – potrebbe garantire la ripresa economica. E' necessario un cambiamento di rotta dell'Eurozona, maggiore solidarietà, maggiore integrazione: insomma una lunga serie di luoghi comuni che sono già prossimi all'archiviazione, a  prescindere dal fatto che queste proposte devono passare ora al vaglio di Mario Draghi il pivatizzatore: il nuovo ago della bilancia della cosiddetta "Democrazia europea". 

     L'Interrogativo Fondamentale 

    Ma in realtà l'interrogativo fondamentale che nasce dalla questione è un altro: perchè affamare i popoli europei per così tanto tempo spingendoli fino all'ultimo punto di sutura, prima di cercare soluzioni valide per la crisi? Perchè i grandi nomi dell'eurocasta (tra i quali proprio quello di Hollande) hanno permesso la creazione di fondi inutili e liberticidi come il MES, che ha tolto 150 miliardi dalle casse degli italiani, già fortemente in rosso? Le risposte in realtà ci sono, il problema è che non vengono rese note formalmente e direttamente all'opinione pubblica, onde evitare di scatenare una rivoluzione di dimensioni continentali tra i contribuenti: la verità è che ci stanno togliendo i soldi dalle tasche per salvare, ogni qualvolta riterranno necessario, qualsiasi istituto bancario in difficoltà appartenente a un paese membro. Pertanto la domanda sorge spontanea: perchè non lasciar fallire con ogni sorta di imbroglio le banche se poi c'è qualcuno che giunge con soldi pubblici a tappare i buchi? Il gioco come vedete è molto facile.

     Ue – Così lavoriamo per autoschiavizzarci 

    In poche parole tutti i contribuenti stanno, con i loro sacrifici, salvando le banche (o meglio regalando soldi ai banchieri) che fino ad oggi hanno contribuito solo a peggiorare la situazione generale del popolo italiano, cosi come degli altri popoli europei. Ma se ci pensate un attimo la diabolica furbata è ancor più sottile e sconcertante. Le banche, infatti,  partecipano – come non tutti sanno – ad aste periodiche non competitive sul mercato primario dei titoli di stato, acquistando tutte quantitativi/stock di euro (sottoforma di titoli) allo stesso prezzo: l'1%. Dopodicchè rivendono quanto acquistato al 5-6% a cittadini, famiglie ed imprese. Tassi destinati a salire ancor di più in virtù del grande bluff chiamato spread: stabilito dagli onnipotenti mercati, cui agenzie di rating (le colluse e plurindagate agenzie di rating) sono i burattini più attivi (vedi denuncia contro Standard & Poor's promossa oggi da Obama negli Usa, per le responsabilità sul fallimento Lehman Brothers del 2008: ovviamente è tutto da copione!).

     Così funziona il giochetto 

    Perciò le banche senza fare assolutamente nulla guadagnano cifre siderali semplicemente finanziando gli stati attraverso i titoli del debito pubblico (obbligo iniquo sancito dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona). Insomma si sono studiati tutto a dovere. Perciò il vero obiettivo non è quello di arricchire banche o banchieri, bensì quello di indebolire i contribuenti, schiavizzandoli ed impedendo loro di rialzare la testa. Insomma è uno stato di schiavitù perenne. Queste nelle scorse settimane sono state le ragioni fondamentali che hanno portato due coniugi tedeschi a denunciare l'eurocasta per cimini contro l'umanità. Questione ancora aperta (vedi articolo in allegato) ma assolutamente taciuta dai vergognosi media italiani di regime.

     Media Italiani complici dei burattini del Bilderberg 

    I problemi oggi son questi; ci sarebbero eccome le possibilità di rialzarsi, basterebbe mettere fine a quel tipo di politica portata avanti fino ad oggi a livello internazionale, ritornare sui passi compiuti gli anni scorsi, in particolare sul tanto criticato Trattato di Lisbona. Eppure la sensazione (per usare un eufemismo) è che anche Hollande – così come Monti, Draghi e gli altri alti componenti del mondo politico economico che conta – stia partecipando, da protagonista, al teatrino internazionale, ricco di proposte, buona politica che maschera in realtà gli interessi dei ''bravi ragazzi'' del Bilderberg Club e della Trilateral Commission: insomma delle logge mondialiste che tirano le fila della modern economy. Anche questa messa in scena copre ormai la ribalta da anni; peccato che se tutti fossero a conoscenza di quanto sta accadendo dietro le quinte nessuno si azzarderebbe a pagare di nuovo il biglietto d'ingresso. E intanto l'Italia va verso le elezioni truffa: fatta di marionetta che non parlano minimamente di questi temi. Parlano di tutto fuorchè di questo. E noi questi pezzi di legno inanimato non li votiamo! Semplice!

    Giovanni Antonio Fois, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    IVA – Monti-Grilli, Bugiardi per mandato, glielo chiedono i Mercati

    Mercoledì, Ottobre 31th/ 2012  – di Sergio Basile – Iva / Mario Monti / Vittorio Grilli / Bugiardi per mandato / Bubie / Governo Italiano / Ministro dell'Economia / Dittatura Fiscale / Giorgio Napolitano / Truffa Legalizzata / Gran Suggeritore / Rating / Spread / Lehman Brothers / Ezra pound / Pierluigi Bersani / Manuel […]

     

  • Pac – 8000 Emendamenti alla Proposta di Riforma avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    Pac – 8000 Emendamenti alla Proposta di Riforma avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    Giovedì, Ottobre 4th/ 2012

    – Redazione Qui Europa –

    Unione europea / PAC / Politica Agricola Comune / Greening / Consiglio europeo / Parlamento europeo / Consilium / Commissione europea / Commissione Agricoltura / Dacian Ciolos / Commissario europeo all'agricoltura / 57 miliardi per la PAC / Emendamenti record / Riforma PAC / Paolo De Castro / Commissione agricoltura del Parlamento europeo / Trattato di Lisbona / Ingresso della Croazia nell'Ue / Procedura di codecisione / Finanziamenti all'agricoltura / Novità 

    Pac – 8000 emendamenti alla proposta di

    Riforma della Politica Agricola Comune

    avanzata dal Commissario Ue, Ciolos

    De Castro: "Permangono i dubbi sul Greening"

    Dal 2013 beneficerà della "torta verde" da 57 miliardi anche

    la Croazia, prossimo stato membro ad entrare nell'Ue

    Bruxelles, Roma –  Entro Natale 2012 la tanto agoniata riforma della PAC – Politica Agraria Comune  2014-2020 – potrebbe avere una prima importante svolta, anche se il voto finale sulla stessa dovrebbe pervenire solo nella prossima estate 2013: essa pertanto dovrebbe entrare in vigore nella sua nuova veste solo il 1° gennaio 2014 In particolare l'iter legislativo, secondo quanto stabilito dai trattati Ue, prevede l'avvio dei negoziati tra gli organi competenti – Parlamento, Consiglio e Commissione – tra gennaio e febbraio 2013. Negoziati al termnine dei quali il testo concordato sarà presentato alla seduta plenaria dell'Europarlamento, a StrasburgoL'impasse attuale è rappresentato dalla mancanza di convergenza tra Commissione europea e Parlamento in merito al cosiddetto Quadro finanziario pluriennale. Le nuove consultazioni in merito saranno avviate solo il prossimo novembre, mediante la convocazione di un Consiglio europeo "speciale". Altro tema caldo da affrontare,  sarà poi quello del cosiddetto "greening"(entità e modalità dei pagamenti diretti all'agricoltura verde): come da proposta avanzata dal commissario europeo all'Agricoltura,  Dacian Cioloş.

     I Dubbi di De Castro sul "Greening" 

    In merito, nelle scorse ore è intervenuto l'italiano Paolo De Castro (Sd) – presidente della Commissione agricoltura e dello sviluppo rurale del Parlamento europeo: "Non esiste sostenibilità ambientale – ha dichiarato De Castro – senza sostenibilità economica. Questa Pac vuole premiare i comportamenti virtuosi. Il problema resta come raggiungere gli obiettivi di una Pac più verde, con meno burocrazia, più flessibile, senza aumentare i costi per imprese e stati membri. La proposta di Cioloş, per accedere ai finanziamenti diretti del greening – prosegue – aumenta i costi per gli agricoltori del 15%, obbliga a tenere nelle aziende tre colture e a mettere a riposo il 7% della superficie. Noi la stiamo modificando identificando anche il beneficiario: l'agricoltore vero, attivo". Quindi tendenzialmente dovrebbe cessare il consueto pagamento dei contributi a pioggia: essi dal 2014 verranno elargiti solo a chi esplica in prima persona attività agricola. Gli agricoltori dell'Ue, in virtù di tale variazione dovrebbero spartirsi qualcosa come 57 miliardi di euro all'anno: oltre al 40% dell'intero budget comunitario. Ma visto l'ingresso della Croazia nell'Ue, dal 1° Gennaio 2013, Il Parlamento si è mosso per una risoluzione che invita comunque la Commissione a non ridurre il budget.

     Record PAC – 8000 emendamenti sulla torta da 57 miliardi 

    Ma "Sul tavolo – evidenzia Paolo De Castro ci sono almeno altri 9 nodi cruciali da sciogliere che alimentano il confronto tra il Consiglio e la Commissione agricoltura dello stesso parlamento". E già! Questo perchè la nuova PAC per la prima volta – in relazione a quanto previsto dal   Trattato di Lisbona, che ha cambiato gli equilibri sul tavolo – sarà il risultato (si aspica armonico) di una coedecisione tra Parlamento e Consiglio europeo (cioè l'insieme dei 27 capi di stato e di governo facenti capo all'Unione). Il testo della Riforma PAC sarà dunque unico e deciso di comune accordo tra questi due organi, tenendo sempre in considerazione – ovviamente – la proposta della Commissone europea (Commissione agricoltura) del rumeno Cioloş. Proposta  che tuttavia, ad oggi,  ha raccolto la cifra record di  8000 emendamenti, in un  enciclopedico fascicolo di circa 600 pagine presentato a Bruxelles.

     PAC – Questa volta qualcuno resterà a pancia vuota 

    Ma perchè tanti emendamenti? Ce lo spiega parzialmente lo stesso De Castro, secondo il quale, in pratica il pericolo di rimanere a pancia vuota non è poi così inverosimile. Ecco perchè:  "Aumentano i paesi dell Unione senza aumentare il budget. Questo vuol dire – spiega De Castro – che qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa. Se ci sarà un taglio molto forte – ribadisce – sarà difficile trovare un accordo sulla proposta". 

    (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Le Figarò – La Paris dei Francesi boccia l’Europa Targata Ue

    Le Figarò – La Paris dei Francesi boccia l’Europa Targata Ue

    Giovedì, Settembre 20th/ 2012

    – di Serena Spagnolo e Sergio Basile –

     Francia / Eurozona / Euro / Parigi / Grancesi / Francoise Hollande / Euroscetticismo / Trattato di Lisbona / Les Jardins du Louxembourg / Germania / Pirates / Rivoluzione Francese / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Trattato di Maastricht / Euro / Futuro della moneta unica / Stati Uniti d'Europa / Tour Eiffel / Recessione e disoccupazione in Francia / Francesi contro l'austerity / Abbassamento del tenore di vita in Francia / Sergio Basile / Serena Spagnolo / Qui Europa / Osservatorio Nazionale Indipendente / Le Figarò / Sondaggio del quotidiano francese 

    Le Figarò – La Paris dei Francesi boccia l'Europa

    targata Ue

    Euroscetticismo dilagante da Montmartre al cuore pulsante

    della Ville Lumière

    Oggi la maggioranza dei Francesi direbbe "No" a Fiscal Compact,

    Euro, Trattato di Maastricht Trattato di Lisbona 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Parigi – L'estate è ormai un ricordo quasi per tutti gli europei che, con la fine della bella stagione e dell'afa, speravano in un'aria più respirabile e meno asfissiante. Ma non è così! Fa caldo! E' uno degli autunni più caldi ed opprimenti della storia del Vecchio Continente, e la ragione – non è un mistero per nessuno – si chiama crisi. Un concetto, quello della crisi, fino a qualche mese fa avvertito solo di striscio da molti paesi dell'Eurozona, tra i quali la Francia del presidente "rigorista" Francoise Hollande, ma che oggi spaventa e molto anche i nostri cugini transalpini. La crisi si sente oggi anche a Parigi, si respira, si vive ogni giorno di più. Una buona fetta di Francesi ormai, unendosi – non solo idealmente ma fattivamente – alle pene finanziarie, economiche e sociali dei cittadini dei cosiddetti Paesi Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) stenta ad arrivare a fine mese. E ciò accade mentre una nuova ventata d'euroscetticismo dilaga in tutto il Vecchio Continente, e ciò malgrado i risultati avversi delle ultime elezioni in Olanda, dove il partito dell'astenzionismo ha avuto la meglio, favorendo il neo-eletto governo "filo-europeista".

     Le Figarò: L'Euroscetticismo dilaga anche sotto la Tour Eiffel 

    Ma i Francesi, per contro, oggi non sembrano avere più dubbi, come d'altra parte nessun dubbio dimostrarono di avere nel 2005, quando bocciarono senza nessuna misericordia il progetto di "Costituzione Europea", poi surrogato dai tecnocrati dell'Ue con un semplice e strategico trattato, quello di Lisbona, aggirando la via popolare e delegandone l'approvazione ad una cerchia di eletti. Infatti se fosse chiesto oggi ai figli della "Rivoluzione Francese" di votare sul "Fiscal Compact’’, cioè sul quel tanto odiato ed iniquo "Patto di Bilancio" (recessivo ed assurdo patto di bilancio) che ha ridimensionato (per non dire azzerato) il ruolo dello Stato in economia e nell'assistenza sociale (welfare), facendo venir meno anche lo stesso presupposto oggettivo che legittimerebbe i governanti a riscuotere le tasse, molto probabilmente i "No" vincerebbero, e di diverse incollature. A darci conferma oggettiva di questa nostra supposizione è addirittura l'autorevolissimo quotidiano transalpino "Le Figarò", in un sondaggio riportato martedì scorso nelle colonne di prima pagina ed a ridondanti titoli.

     Il Rinnegamento di Maastricht 

    Ma la cosa che lascia più allibiti è che se oggi si chiedesse di votare nuovamente per il Trattato di Maastricht – quello che ha istituito la moneta unica, per intenderci – anche in tal caso la risposta sarebbe un inevitabile, pesantissimo e secco "No". E le motivazioni i Francesi le portano mostrando la quotidianità, parlando senza peli sulla lingua della moneta unica come un  di un increscioso e rovinoso handicap. D'altronde, come poter scommettere diversamente? L’aumento della disoccupazione parla chiaro! Il pessimo rapporto tra la vecchia moneta e l’euro, l’aumento dei prezzi, il tenore di vita dei Francesi al minimo storico e lo scontento continuo finiscono poi per completare il grottesco quadretto, da Montmartre de Paris a Les Gardens de Louxembourg, risalendo per il Lungo Senna.

     Previsioni – L'anticiclone euroscettico anche sulla Germania 

    Ma l'aria antieuropeista che soffia dal Sud dell'Europa verso il Centro (come una sorta di anticiclone sahariano) non riguarda solo il versante Occidentale. Anche in Germania – nella ricca Germania industriale – sono molti i cittadini convinti che con il marco il tenore di vita sarebbe migliore. Tra tutti il folto gruppo indipendente di ragazzi autodenominatosi "Pirates", una sorta di Movimento 5 Stelle tedesco, che in pochi mesi ha raggiunto milioni di simpatizzanti in tutti i lands teutonici. Atteggiamento che la dice lunga sul futuro incerto dell'euro e della stessa Europa targata Ue. Almeno di una Ue così concepita e mercatocentrica, che addirittura oggi aspirerebbe ad avere pieni poteri (vedi entrata in vigore e ratifica del MES) con la nascita di un superstato totalitaristico chiamato "Stati Uniti d'Europa", concepito sul modello USA. Ipotesi questa, sempre più paradossale oltreché antistorica per definizione ed ovvie ragioni culturali e geopolitiche.

     Per uscire dalla crisi 

    Una cosa è certa: per combattere, distruggere , vincere, superare la crisi non c’è un solo modo giusto. Ci sono molte strade, una congintura di elementi, e tutti devono trovare il loro corso (democratico) nella storia, convergendo però in un'unica grande via maestra. Lo abbiamo scritto e gridato più volte dalle pagine del nostro Osservatorio Indipendente! L'abbandono dell'euro (ovviamente un abbandono progressivo e misurato, non brusco e traumatico) è solo uno dei tasselli. Certo il recupero della sovranità monetaria rubataci dei banchieri privati con la complicità di leggi inique e personaggi ambigui della politica e dell'alta finanza, è il primo passo! Ciò, tuttavia, accompagnato dalla riforma del Trattato di Lisbona, e del suo avvilente e squinternato art. 123 che, come detto, obbliga gli europei ad "acquistare" i propri soldi (euro) un tempo emessi a costo zero dai ministeri del tesoro o (in seguito) dalle banche centrali di stato. Senza questi correttivi la via della perdizione e del caos in Europa pare inevitabile. E, oggi, pare che anche in Francia e Germania la situazione sia, fortunatamente, sempre più chiara. 

    Serena Spagnolo, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì,  Luglio 12th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Unione Europea / Germania / Finlandia / Olanda / Romania / Euro / Crisi economica / Esm / fiscal compact / Andreas Vosskule /  Jyrki Katainen / agenzie rating / Badescu / Usl / referendum popolare / malcontento / Fmi / Venti nuovi in Europa: […]

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

     

  • Hollande: gradimento dei Francesi in caduta libera – Le ragioni della fine di un idillio all’ombra della Tour Eiffel

    Hollande: gradimento dei Francesi in caduta libera – Le ragioni della fine di un idillio all’ombra della Tour Eiffel

    Lunedì, Settembre 3rd/ 2012 

    – L'Editoriale del Lunedì – 

    Ue / Francia / Francoise Hollande / Consiglio Ue / MES / Tour Eiffel / Calo di popolarità / Austerity / Le Figaro / Ipsos / Crisi Eurozona / Nicolas Sarkozy / Bohémienne / Parigi / Eliseo / Los Angeles Times / Merkozy / Angela Merkel / Germania / Italia / Spagna / Grecia / Samaras / Papademos / Rajoy / Monti / Trilateral Commission / Bildergerb Clud / Mario Borghezio / Massoneria / Piramide massonica / 666 / Louvre / Lionel Jospin / Francoise Mitterand / Maestro massone / Paul Joseph Watson / Trattato di Lisbona / Trattato di Maastricht / Helmut Kohl / Bohemian Grove / LAT / Principio di Sussidiarietà / Costituzione europea / Internazionale socialista / Sovranità Nazionale / Golpe / Palazzo Chigi / Democrazia / Domande scomode / Campagna elettorale / Berlusconi / Casini / Bersani / Marine Le Pen / Costa Azzurra / Manica / Piramide del Louvre / Stati Uniti d'Europa / Nuovo Ordine Mondiale / Rockefeller / Debito illegale / Manuel Valls 

    Hollande: gradimento dei Francesi

    in caduta libera

    Le ragioni della fine di un idillio all'ombra

    della Tour Eiffel: il fallimento sociale del

    Presidente e il suo vero volto

    La profetica inchiesta del Los Angeles Times:

    la lunga mano della massoneria e del

    Bilderberg sull'Eliseo

    Parigi – Quello appena apertosi è un mese decisivo per il futuro dell'euro, dell'Eurozona e dell'intera Europa. Un ruolo decisivo – come detto – lo giocheranno la Corte Costituzionale tedesca, in merito all'eventuale legittimità ed entrata in vigore del liberticida MES (o ESM); e le decisioni dei leaders europei del Consiglio Ue, per ora in gran parte fossilizzati sulle posizioni pro-austerity del trio Monti-Merkel-Hollande, impegnati – nei giorni scorsi – in una serie di imbarazzanti mini-vertici in giro per le capitali del Vecchio Continente, all'insegna del più sistematico proselitismo filo-europeista.  Ma al di là delle Alpi, nella "Patria della Rivoluzione" per antonomasia, qualcosa sembra venir meno. A circa quattro mesi dalla sua elezione all'Eliseo, infatti, l'indice di gradimento per il Presidente Francoise Hollade è in caduta libera, e si assesterebbe oggi tra il 40 e il 45%. Ma d'altronde, svanita l'euforia delle elezioni e l'hollandemania – enfatizzata, gioco forza, dalle dilaganti antipatie per Nicolas Sarkozy, più che dalla reale stima per l'antagonista vincitore – il calo di consensi per il primo cittadino francese è stato palese già da inizio estate, come registrato dall'istituto di statistica Ipsos.

     La fine di un idillio all'ombra della Tour Eiffel? 

    Ma cosa ha rotto l'idillio tra Hollande e i Francesi? Secondo "Le Figaro" – tesi supportata dal quotidiano transalpino da almeno tre settimane a questa parte – a fondamento dell'insuccesso di Hollande ci sarebbe un clamoroso errore di comunicazione. C'è chi sostiene, invece, come dietro le insofferenze dei Francesi si celi la dura battaglia dell'opposizione; chi parla degli effetti naturali ed incontrollabili della crisi; chi denuncia il grave difetto di aver portato avanti una campagna elettorale e post-elettorale all'insegna del doppiogiochismo, paventando una sorta di "rinegoziazione del Patto di Bilancio Europeo" (Fiscal Compact) – attraverso vuoti slogan all'insegna del "meno rigore e più crescita"- poi rivelatasi largamente illusoria e deficitaria; altri ancora parlano dell'incapacità di Hollande di apportare misure serie alla crescita, o dell'incapacità oggettiva di molti membri del suo esecutivo. Ma d'altronde con un Francia che si appresta – secondo tutti i dati ufficiali – a conoscere gli amari bocconi della crisi, la realtà parla chiaro.

     La solita scusa da copione e il conto dell'oste  

    A queste critiche non sono mancate puntuali le argomentazion di difesa degli uomini del presidente contro i suoi numerosi detrattori. La scusa ufficiale – quella sfoderata un pò come da copione ovunque in Europa, e specie da Atene, Madrid e Roma dai rispettivi leaders Samaras, Rajoy e Monti – attribuirebbe la colpa di tutto alla crisi: l'intensificarsi "naturale" ed a tratti incontrollato di una situazione congiunturale senza precedenti  che non può che incidere – secondo i fedelissimi di Hollande – in termini negativi nei sondaggi post-elettorali, così come rilevato in altri Paesi facenti capo all'Eurozona. Ma la scusa – perchè di ciò si tratta, come ormai chiaro dalla trattazione dei veri mali dell'Eurozona, sviscerati negli ultimi mesi dall'Osservatotio "Qui Europa" – non può reggere all'infinito, e presto l'oste nazionale, il popolo francese, pretenderà il salato conto dall'inquilno dell'Eliseo.

     Il quadretto del "Presidente Bohémienne" 

    Eppure il Presidente bohemienne ce l'ha messa proprio tutta per apparire come un uomo del popolo, come l'anti Sarkozy. Come? Preferendo fin da subito la fisarmonica al violino; ovvero festeggiando la sua elezione in mezzo al popolo, tra canti e danze etniche, e non in esclusivi ristoranti del centro di Parigi (come fecero, invece, Nicolas e Carla); prendendo il treno come un comune cittadino; facendo intendere ai Francesi che il Paese non sarebbe sprofondato nella recessione, ma anzi, sarebbe diventato una sorta di locomotiva europea della crescita accanto alla Germania; criticando l'Europa dell'austerity a trecentosessanta gradi. "Parole!  Parole! Soltanto parole!", come "canta" uno dei tanti tormentoni estivi, in questa calda, caldissima estate 2012. L'estate dello spread, delle euro-balle, delle chiacchiere e del "Nuovo Ordine" costituito.

     L'Eliseo e quei problemi con la matematica 

    Ma i Francesi – a differenza della maggioranza degli Italiani, in parte ancora accecati dai postumi di un morbo chiamato "berlusconismo" o dai falsi e confusionari profeti  del "casinismo– lo dice la parola stessa – o del "bersanesimo" – lo hanno compreso fin da subito, e piuttosto bene. Hanno capito cioè, che due più due fa quattro e non cinque! Cioè che è impensabile parlare di austerity e crescita nello stesso tempo! E' inconcepibile sostenere e propugnare l'abolizione del "deficit spending" di uno stato, inibirne ogni settore di sviluppo (con la bugia, mal raccontata, dei tagli agli sprechi); tassarne all'inverosimile i cittadini (già umiliati e vessati da precarietà e licenziamenti di massa) e nel contempo riempirsi la bocca parlando di crescita. Ma crescita di che? 

     La tiepida Primavera di Hollande  

    Eppure al cambiamento di musica ci avevamo creduto un pò tutti, dalla Costa Azzurra alla Manica. Ciò, almeno a giudicare dalle grandi promesse primaverili di rivoluzione giunte dal cosiddetto "Presidente bohémienne". In tanti – anche noi di "Qui Europa" – avevano sperato e creduto in un cambiamento, guardando con fiducia e con un pizzico di sentimentalismo alle fisarmoniche dell'antica bohème del Quartiere Latino; in molti avevano apprezzato quel cambiamento di stile: quella cena frugale la sera dell'annuncio ufficiale della vittoria; quella colazione al sacco il giorno dopo; quei festeggiamenti sobri e misurati; quell'altro provvidenziale annuncio del ritiro delle truppe francesi dall'Afghanistan, e soprattutto – proclama più atteso –   quell'antipatia sbandierata ai quattro venti dall'uomo nuovo dell'Eliseo per la coppia "Merkozy", e soprattutto per il suo insopportabile rigore ideologico e per i gravi smacchi rivolti verso sua maestà lo Stato sociale. A quanto pare, allora – col senno di poi – possiamo considerare tutta questa febbre di cambiamento quale pura propaganda pre-elettorale, suggellata a chiare lettere nel disastroso euro-vertice di fine Giugno al Consiglio europeo. Ma allora le direttive per l'Eliseo da chi partono? E' da un pò che ce lo chiediamo. Non sarà, dunque, che anche Hollande, come Monti, l'ex-Papademos ed altri simpatici membri dell'euro-brigata brancaleone faccia parte di qualche club mondialista, massonico o pseudo-tale? 

      Il vero volto di Francoise Hollande  

    Ma chi è, dunque, veramente Francoise Hollande? Questa domanda se l’è posta prima dell'estate anche il celebre giornalista e politologo statunitense Paul Joseph Watson, dalle colonne del prestigioso Los Angeles Times: un giornale il "LAT" piuttosto libero, per intenderci, capace di accaparrarsi  il premio Pulitzer – come apprendiamo dal web – per ben 39 volte. L'Editoriale di Watson non lascia spazio alla fantasia e va subito al sodo. “Hollande? Altro che cambiamento rivoluzionario all’Eliseo – commenta – (…) c’è odore di massoneria globalizzata al vertice del potere transalpino. Il neoeletto Presidente francese François Hollande è un globalista convinto”. Secondo Watson, dunque, il Presidente francese non sarebbe altro che l'ennesimo burattino del Club Bilderberg, posto sullo scranno più alto dell'Eliseo per contribuire alla realizzazione del piano massonico europeo della conquista del mondo. Un massone circondato da massoni (vedi il consigliere speciale del Presidente, nonché uomo Bilderberg, Manuel Valls), ma anche curiosamente (diversamente dall'antagonista Marine Le Pen) un europeista convinto; strenuo sostenitore sia del Trattato di Lisbona (stando ai fatti, una sorta di surrogato imposto di Costituzione europea) e dei suoi molteplici errori (vedi per esempio, l'Art.123 che – come visto – alimenta la speculazione bancaria nell'Eurozona); sia del Trattato di Maastricht e dell’Euro.

     Elementare Watson! 

    Stando alle rivelazioni e ricostruzioni di Watson, dunque – travestitosi per l'occasione da novello segugio di Scotland Yard – si  comprende meglio come proprio Hollande – nonostante la maggior parte dei Francesi e dei suoi stessi colleghi socialisti avessero deciso di votare contro di essa – avesse, stranamente, deciso di sostenere con ogni mezzo la causa della (pluribocciata) Costituzione europea nel referendum del 2005. Watson nel suo illuminante editoriale nota come il Presidente, nel 1996 – da portavoce dell’ex-premier Lionel Jospin (già ministro di Mitterand) – avesse partecipato al Bilderberg Club, trovando piena ispirazione nella linea del suo gran maestro (massone del 33° grado: il gradino massimo nel rito scozzese). Ovvero, nello stesso Francois Mitterand. Colui che – ricorda Watson – "commissionò la costruzione dell'emblematica ed esoterica Piramide del Louvre: monumento costruito mediante l'assemblaggio di 666 pannelli di vetro. Lo stesso Mitterand, per intenderci, che – assieme al Cancelliere tedesco Helmut Kohl (membro del Bohemian Grove) – fu tra i promotori del Trattato di Maastricht. In tal senso il Los Angeles Times sostiene come proprio "il Bilderberg sia stato l’artefice della vittoria presidenziale di Mitterand nel 1981". Che dire allora di Mario Monti, presidente della Trilateral Commission per l'Europa (fino al giorno prima della sua chiamata a Palazzo chigi) che con le sue presenze record al Bilderberg (ne abbiamo contato 30) è il più assiduo ed affezionato frequentatore e supporter italiano del Club? Giudicate voi!

     Il sostegno all'Europa della "Recessione"   

    Tali retroscena ci aiutano a ricostruire con maggior facilità il puzzle del profilo e della "mission" di Francoise Hollande, ed il suo strano amore per una "pseudo crescita" (solo vanamente e strategicamente evocata) e (nel contempo) per l'Europa dell'austerity e delle misure lacrime e sangue. Profilo e mission suggellati con l'adesione al Fiscal Compact: il tentativo, finora ampliamente riuscito, delle organizzazioni mondialiste di neutralizzare gli stati nazionali, imbrigliandoli nelle subdole e false reti del rigore, facendo leva sulla scusante del debito pubblico. "Lo stesso consigliere Valls – rivela il LAT – in tempi non sospetti – e chi ha una certa conoscenza dei retrobottega nei quali spesso si consumano i magheggi politici nel Paese transalpino, non può che averne contezza – fu un accanito sostenitore del Fiscal Compact" (deleterio patto di bilancio approvato in giugno dall'Eurogruppo) e dei suoi accidenti. Dunque, come già paventato e denunciato in molti articoli dall'Osservatotio Nazionale Indipendente "Qui Europa", la creazione di un superstato federale europeo, i cosiddetti "Stati Uniti d'Europa", così come la serie imbarazzante di golpe nazionali succedutisi finora con precisione svizzera in lungo ed in largo per l'Europa, altro non sarebbero che il sostenuto progredire  del disegno mondialista portato avanti nelle superlogge del potere globale. Ciò, ovviamente, a discapito della democrazia e delle sovranità nazionali e popolari. 

     La distruzione del "Principio di Sussidiarietà" 

    Mission, questa, realizzata anche con l'appoggio convinto di Hollande,  che ha di fatto portato l'Ue a tradire i suoi stessi trattati, nonché alla morte dei principi falsamente difesi dagli stessi trattati europei: del "Principio di Sussidiarietà" innanzitutto! Per il LAT, e non solo, dunque, il vero progetto al quale starebbe lavorando più o meno segretamente  Hollande (assieme ai suoi colleghi europei "rigoristi") sarebbe quello dell'eliminazione di ogni sovranità nazionale. "Obbiettivo – nota Watson – da sempre nel mirino dell’Internazionale socialista dalla rivoluzione russa". “In definitiva conclude – il neo presidente transalpino  è un portatore d’acqua al mulino delle élites finanziarie d’Europa e tasserà a sangue la classe media ( come sta già avvenendo) portando avanti il sacrificio della sovranità nazionale francese sull’altare del superstato europeo.” I cosiddetti – pare – nascenti "Stati Uniti d'Europa".

     Dietro il paravento della "Democrazia" 

    Ma com'è possibile, allora, che in Europa, dietro il paravento della Democrazia – e soprattutto tra le arree cosiddette laiciste, liberiste e socialiste, ma non solo – spuntino come funghi alla guida degli stati sempre candidati in odore di Bilderberg, lobbies filo-statunitensi e massoneria? Com'è possibile che questi facciano sempre il loro comodo alle spalle e sulle teste dei popoli e delle leggi, controllando i media e pianifinando qualsiasi tipo possibile ed immaginabile di crisi, salvo a trovarne poi le "giuste" ed utili soluzioni? Il problema è che dovremmo "distrarci di meno" ed informarci di più, partecipando più attivamente alla politica o quanto meno ai pubblici dibattiti. La deriva della Democrazia in Europa e l'asfissiante e mascherata dittatura instauratasi è infondo anche colpa nostra e della nostra ignoranza politica, del nostro lassismo; nella nostra deleteria moda della "delega facile"; della nostra indifferenza cronica; nonché del nostro cieco tornacontismo;  e – soprattutto – della nostra "deriva spirituale". Sicuramente l'errore più grande dell'uomo moderno è quello di aver sostituito l'amore per Dio e per il Prossimo con l'amore per il successo ed il danaro facile: l'amore per il progresso del vero bene umano e sociale, con l'amore per il guadagno, il potere e i mercati. In una parola: l'amore per Nostro Signore, con l'amore per Mammona. Cosa, per il vero, già avviata in maniera sistematica e devastante, ancor prima del dilagare delle idee neo-liberiste e capitaliste, ad opera di correnti laiche ed atee, a partire dalla celeberrima "rivoluzione socialista" in Russia, come in Europa.

     Verso le elezioni 

    Dovremmo, pertanto, tornare a riflettere seriamente e di più su ciò che accade intorno a noi e su ciò che spesso allegramente e "benevolmente" ci travolge senza remissione. Solo in tal modo potremmo riaffermare la nostra dignità di uomini e cittadini. Specie ora, in questo terribile ma appassionato momento storico: quando ben presto qualcuno busserà alla nostra porta chiedendoci il voto! Prima di decidere se assecondare o meno alle richieste del nostro interlocutore forse dovremmo, alla luce di quanto detto, porgli qualche scomoda domanda. Sul perché, ad esempio, continuare a sostenere coalizioni favorevoli al rigore ed al risanamento di un debito palesemente illegale (e giustamente non onorabile) sulle spalle dei cittadini! E magari aver il coraggio e il buonsenso di chiudergli la porta in faccia. In Francia e Germania, malgrado tutto, pare lo stiano già facendo da un pò in molti! I sondaggi una volta tanto pare parlino chiaro!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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      Appendice tecnica – Approfondimenti e curiosità   

     

      Hanno detto del Bilderberg Club   

     Tony Gosling Giornalista inglese 

    Secondo alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si è parlato di invasione dell’Iraq da parte degli Usa, ben prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002 dei Bilderberg”.

     Giorgio Bongiovanni – Studioso Organizzazioni Sovranazionali 

    “Il Club Bilderberg rappresenta uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati (una sorta di super Cupola mondiale). Malgrado le apparenti buone intenzioni, il vero obiettivo è stato quello di formare un’altra organizzazione di facciata che potesse attivamente contribuire al disegno degli Illuminati: la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale e di un Governo Mondiale entro il 2012.  Il Gruppo recluta politici, ministri, finanzieri, presidenti di multinazionali, magnati dell’informazione, reali, professori universitari, uomini di vari campi che con le loro decisioni possono influenzare il mondo. Un potere nascosto in grado comunque di condizionare i destini del mondo, ovviamente “sponsorizzato” delle star dell’imprenditoria multinazionale, come Coca Cola, Ibm, Hewlett Packard, Fiat, Sony, Toyota, Mobil, Exxon, Dunlop, Texas Instruments, Mutsubishi, per citarne solo alcune. Queste attività conducono nel 1973, sotto la presidenza “democratica” Usa di Jimmy Carter, alla costituzione di una commissione detta Trilateral ed è il consigliere speciale per la sicurezza del presidente USA, Zbigniew Brzezinsky, il vero deus ex machina dell’organismo. Ad ispirare il progetto, le famiglie Rothschield e Rockefeller, i Paperoni d’America. Un progetto che ha irresistibilmente attratto i potenti del mondo, a cominciare proprio dai presidenti Usa, con un altro democratico, Bill Clinton, in prima fila"

     Gianni Agnelli – Industriale (frequentatore del Bilderberg) 

    La Trilateral Commission è formata da un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti delle tre aree del mondo industrializzato (Usa, Europa e Giappone) che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse”.

     Richard Falk – Giornalista newyorkese del Monthly Review 

    Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sopranazionale delle società multinazionali, che cercano di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali".

     Mario Di Giovanni – Studioso di geopolitica 

    "I bracci operativi di questo turbocapitalismo sono proprio due strutture che dovrebbero invece garantire il contrario: ovvero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Entrambi agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e “assistenza” economica ai paesi in via di sviluppo. Le decisioni assunte dai vertici della Trilateral riguarderanno sempre di più quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia o gli aborti, e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari. Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per intervenire nella nuova “umanità”. In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il “vecchio” ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine. Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vi sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di “centrosinistra”, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono una formula già sperimentata lungo l’intero corso del XX° Secolo e plasticamente rappresentata dai passati governi Prodi e D’Alema, espressioni dell’alleanza fra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno”.

     Daniel Estulin – Scrittore investigativo e giornalista lituano 

    "Bildergberg non è un mondo di fantasia cartesiano. (…) L’idea che sta dietro questi incontri è creare quella che loro chiamano l'aristocrazia dell'intento  tra le élite europee e nordamericane per gestire il pianeta. Creare una rete globale per controllare gli Stati. Gli accordi di Bretton Woods, per esempio, sono frutto delle decisioni del club che ha il potere di influenzare il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Banca Mondiale. Esso è alla base di tutte le crisi finanziarie, sempre più frequenti e profonde, per creare un’enorme truffa finanziaria e controllare il mondo. Col pretesto di voler salvare l’economia, si stanno trasferendo enormi quantità di debiti dalle banche private ai conti dei governi. I debiti sono così ingenti che non verranno mai ripagati. E i governi collasseranno. L'obiettivo? Rimpiazzare i governi attuali con dittature corporative. (…) Nella riunione del club del 1968 in Canada, fu annunciato un progetto per costruire quella che fu definita l’Impresa mondiale SA. L’idea era creare una nuova forma di governo che distribuisse in maniera più equa le risorse del mondo. Altrimenti detto, la globalizzazione I bancari delle grandi industrie e delle multinazionali oggi governano il mondo, più di qualsiasi potente Stato. In un certo senso è come essere tornati ai tempi della Compagnia britannica delle Indie orientali, ma in chiave moderna. Grecia e Spagna sono già Paesi morti. Recentemente al Bilderberg è stata invitata anche Lilli Gruber, perché ha origini ebraiche ed è una persona conosciuta e carismatica,  una qualità che serve per infondere le idee del Bilderberg agli italiani attraverso i mezzi di comunicazione di massa come la televisione". (Intervista di Lettera 43 – 21 giugno 2012)

     Mario Borghezio – Eurodeputato italiano, Lega Nord  

    "Il Club Bilderberg E' un'organizzazione mondialista che si riunisce esclusivamente in tenuta segreta, (…) la riunione a Sitges (Barcellona) era protetta da 350 poliziotti. Vi partecipano i padroni del mondo, cioè coloro che danno le direttive a quelli che ci governano: alta finanza, personaggi dietro le quinte della politica, burocrati, finanzieri. Questo è venuto alla luce grazie a un giornalista di inchiesta, Daniel Estulin, che ha scritto il primo libro inchiesta con informazione dall'interno pubblicato negli Usa. E il suo libro è diventato un best seller. Quello che intriga e preoccupa è che poche settimane prima di essere nominato Herman Van Rompuy, che era uno sconosciuto, viene invitato a una delle riunioni e pochi giorni dopo viene eletto presidente Ue. Anche Barroso ha partecipato ai summit. I destini  dell'Europa e del mondo passano quindi dalle mani del club Bilderberg. Ue e Bce esistono ma decidono quello che qualcun altro ha già deciso per loro. (…) Personaggi che erano signori nessuno, pensiamo a Clinton, improvvisamente fanno carriere folgoranti. Il Club ha un obiettivo mondialista, un potere finanziario che decide al di sopra dei governi. Tirano le fila della politica europea e mondiale. E i popoli neanche se ne accorgono. Perché Barroso e Van Rompuy non dicono che hanno partecipato alla riunione? E se c'erano, in quale veste? Se lo erano in rappresentanza dell'Ue perché non vengono all'Europarlamento a riferire? .Tra gli italiani, vi partecipano – tra l'altro – Franco Bernabè, John Elkann, Mario Monti e Giulio Tremonti. Siamo ai livelli di altissima super-massoneria. Organizzazioni segrete del governo mondialista. Sono i padroni del mondo". (Intervista di Affari Italiani – 2 Luglio 2010

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    Martedì, Giugno 26th / 2012 – di Silvia Laporta – Italia / Unione europea / Falsa Propaganda / Accentramento / Forum / Università Gregoriana / Coldiretti / Cisl / Confartigianato / Compagnia delle Opere / Stati Uniti d'Europa / Raffaele Bonanni / Grande Fratello / Propaganda mediatica / Appello ai lettori di Qui Europa  / […]

    Vertice Ue verso Accentramento Bancario e Fiscale

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    Mercoledì 27 th / Giugno 2012 – di Silvia Laporta – Bruxelles / Unione Europea / Barroso / Merkell / Germania / dittatura / crisi economica / Unione economica e monetaria europea / Consiglio Europeo 28-29 Giugno / crescita / controllo centralistico / Ufficio del Tesoro Europeo / 27 Paesi dell'Unione Europea / Vecchio continente […]

    Quale Europa vogliamo?

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    Mercoledì, Giugno 27th / 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Italia / Unione Europea / Europa / Roma / Stati Uniti d’Europa / Chiesa / Cristianesimo / Cristianità / Radici cristiane europee / Unità politica / Spiritualità / Educazione / Storia / Tradizione / Civiltà / Persona / Società / Bioetica […]

    Stati Uniti d’Europa: Verso un Nuovo Regime Liberticida

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    Lunedi,  Giugno 25th / 2012 – di Silvia Laporta – Commissione Europea / dittatura / rapporto commissione europea / ministro degli Esteri Europei / Superstato Ue / Presidente del Consiglio Europeo / Governo Europeo / crisi / Italia / Francia /  Belgio / Danimarca / Lussemburgo / Spagna / Paesi Bassi / Svezia / Londra / […]

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    Lunedì, Aprile  30th / 2012 – di Sergio Basile – Unione Europea / Commissione europea / Manuel Barroso / Commissione al Mercato Interno / Crescita / Recessione / Fiscal compact / Crisi / Governi Ue / Lettera / Ricette / Liberismo / Deregulation / Linea liberista / Bilderberg Club / Trilateral Commission / Mario Monti / Francoise […]

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    Sabato, Luglio 21th/  2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Senato / Fiscal Compact / Mes / Debito pubblico / Crisi / Omertà / Parlamento / Monti / Napolitano/ Sardegna / Imu / Sicilia / Agricoltura / Raffaele Lombardo / Germania / Movimento 5 Stelle   Dittatura Italia – Via libera al Fiscal Compact e […]

     

    Dittatura MES: la Germania dice No alla licenza bancaria, pagheranno i cittadini

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    Giovedì, Agosto 2nd/  2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile –  Eurozona / Vertici Ue / Monti / Hollande / Crisi economica / Bce / Merkell / Germania / Esm / Fondo salva stati permanente / Barack Obama / Palazzo Chigi / Democrazia / Radio Uno / Eurozona / Austerità / Mario Draghi / scudo anti- […]

    Ue, la deriva di un Continente nel nome dell’Euro

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    Giovedì, Agosto 2nd/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Europa / Unione Europea / Bruxelles / Debito Pubblico / Sovranità nazionale / Euro / Moneta unica / Politica / Economia / Finanza / Comunità / Unità politica / Deficit / Crescita / Crisi / Mercati finanziari / Francia / Spagna / Finlandia / Monti […]

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

    Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo per i fondelli

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012  – di Sergio Basile – Unione europea / Eurogruppo / Eurovertice / Bruxelles / Bce / Banca centrale Europea / Francoforte / Italia / Mario Monti / Manuel Barroso / Fondi Anti-Spread / Fondo Salva Stati / MES /Klaus Repling / Disgrazie / Peso sui cittadini / Immobilismo sostanziale della Bce […]

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    Sabato, Giugno 23th / 2012 – di Mario Luongo –      Unione europea / Eurozona / Eurodeputato / Francesco Speroni / Lega Nord / Europa della Libertà e della Democrazia / G20 / Elezioni Grecia / Vertice Villa Madama / Angela Merkel / Mario Monti / Francoisa Hollande / Mariano Rajoy / Giorgio Napolitano / Pierluigi […]

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    Martedì 19th / Giugno 2012 – di Silvia Laporta –  Los Cabos / Messico / Vertice mondiale / Banche / G20/ America / Cina / Germania / Francia / Italia / Camp david / G8 / Crisi europea / Crisi economica / Banche / Politica / Potenze mondiali / Barack Obama / Angela Merkel / […]

    Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal?

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    Venerdì, Febbraio 10th / 2012 – di Sergio Basile – Italia / Usa / Crisi Ue / Washington / Monti / Obama / Peterson Institute / Opinione Pubblica / Mercati / Trilateral Commission / Bilderberg Club / Poteri occulti / Tempio pagano finanza  Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal? Domani, Monti a Wall […]

     

  • Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo 4:  Banche Centrali e Signoraggio. Una storia che tutti dovrebbero conoscere

    Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo 4: Banche Centrali e Signoraggio. Una storia che tutti dovrebbero conoscere

    Lunedì, Agosto 27th/ 2012

    – L'Editoriale di Sergio Basile –

    Europa / Italia / Debito Pubblico / Sovranità Monetaria / Banche Centrali / Signoraggio / Banca d’Inghilterra / Banca d’Italia / Lira / Conio / Louis Even / William Paterson / Debito illegale / Legge 262/2005 / Mario Monti / John Kennedy / Carlo Azeglio Ciampi / Guido Carli / Mario Draghi / Romano Prodi / Giuliano Amato /   Jean-Baptiste Colbert / Federal Reserve / Bretton Woods / Oro / Trattato di Lisbona / Sacco del Britannia / Convertibilità in oro / Bankitalia / Basilea / Ignazio Visco / Euro / Target 2 / Truffa legalizzata / Qui Europa / Eurozona / IRI / Beniamino Andreatta / Stalin / Armand Hammer / BRI / Banca dei Regolamenti Internazionali 

    Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo 4°:

    storia delle Banche Centrali e del

    Signoraggio. Una storia che tutti

    dovrebbero conoscere

    Ecco com’è nata la truffa del Debito Pubblico

    e come continua a schiavizzare i popoli

    Debito: gli inganni di Mario Monti e dell’Ue

    Ecco cosa fare nel concreto per riscattarci dal Debito

    Roma, Bruxelles, Londra, Francoforte – Che siamo vittime spesso “ignoranti e inermi” di una crisi finanziaria globale indotta e pilotata, a causa di una disinformazione dilagante e sistematica, ormai lo stanno capendo anche i bambini; le menti più ottuse; e/o i cittadini più distratti. Il responsabile di ogni male ci viene dipinto oggi come il debito pubblico. Ma non è proprio così. Esso è solo l’effetto del più grande inganno mai perpetrato da una élite di uomini ai danni dell’umanità intera: il tentativo del principe del denaro e dell’egoismo di corrompere mediante il vile danaro tutto il creato e le creature che il Signore Dio, nella Sua immensa bontà ha generato. La stampa di regime ed i politici da strapazzo dicono che il debito pubblico sia il risultato di una spesa statale fuori controllo,  ed immorale, questo è vero. Ma solo in parte, in piccola parte! Sostenere l’esclusività e l’assolutezza di questa tesi equivale a mentire grossolanamente! Come equivale a mentire il sostenere che la crisi sia originata dal Debito pubblico. Ne è prova l’indebitato, ma ricco Giappone: paese in continua crescita, malgrado abbia un debito pubblico (il più alto al mondo) 4 volte maggiore a quello italiano. Ma, dunque, come nasce in realtà il mito del debito pubblico? Chi è oggi il proprietario del debito pubblico delle nazioni fatte oggetto della misteriosa crisi indotta? Che rapporto intercorre tra debito e grado di schiavitù dei popoli europei? Abbiamo cercato di rispondere a questi interrogativi nei precedenti tre editoriali di “Qui Europa” dedicati al tema, dal titolo “Schiavi di un Debito Illegale”. Oggi, tuttavia cerchiamo di comprendere come tutto storicamente abbia avuto inizio, partendo proprio dalla nascita, dall’evoluzione e dal controllo delle Banche Centrali e della moneta nazionale: il vero cuore del nostro problema!

      Louis Even e la storiella che tutti dovrebbero conoscere  

    Emblematico, in tal senso è il racconto di Louis Even, il sostenitore più convinto del Credito Sociale. “Cinque naufraghi riuscirono a raggiungere un’isola deserta. Si trattava di un muratore, un contadino, un allevatore, un agronomo e un ingegnere. Secondo le rispettive competenze, i cinque si dettero da fare per realizzare una comunità organizzata. Ciascuno diede il suo apporto in funzione alle sue competenze. L’economia dell’isola era incentrata sul baratto. Sull’isola vi era però armonia. Successivamente  arrivò sull’isola il sopravvissuto di un altro naufragio. Sbarcò da una scialuppa portando con sé una pressa, una cassa piena di carta e un barile sigillato. Il nuovo arrivato fu ben accolto.  Si trattava di un banchiere. Il neo-arrivato, preso atto delle attività dei cinque, disse: “Per far funzionare bene le cose vi manca solo il denaro”. Allora con la carta e la pressa iniziò a stampare 1000 dollari, coprendoli in garanzia con un barile d’oro portato in salvo dal naufragio. Egli prestò duecento dollari a testa all’interesse del 2% annuo. Prestito garantito dai frutti delle attività, dalle capanne e dagli attrezzi dei beneficiari del credito.

      L’inganno del banchiere  

    Ma la felicità sull’isola durò ben poco. L’ammontare del loro debito, ben presto,  – capitale più gli interessi maturati – divenne superiore all’intero importo del circolante, cioè superò i 1000 dollari stampati ed immessi nell’economia dell’isola. In quell’isola era così nato il debito pubblico. Un debito destinato ad aumentare anno dopo anno. Il risultato diretto di questo fu l’incremento incessante e progressivo dei beni del banchiere, che – con questo stratagemma – stava diventando il padrone indiscusso di tutti i beni presenti sull’isola. Non solo, il banchiere ben presto finì anche per interferire nella vita politica (privata e pubblica) degli abitanti dell’isola, dicendo loro – in virtù del suo potere – come dovevano fare o non fare. Tutti i cittadini divennero dunque succubi e schiavi del banchiere. Ma se il denaro se lo fossero stampato loro, senza l’intromissione di quel banchiere venuto dal mare, si sarebbero ridotti a questo stato di indebitamento, subalternanza e condizionamento? Sicuramente no! L’interesse sul debito non sarebbe mai scoppiato.

      La reazione degli isolani  

    Questo perché il denaro rappresentava il valore dei beni presenti sull’isola (era il corrispettivo e l’espressione dei beni, dei servizi e delle attrezzature presenti) e quindi, essendo loro i proprietari dei beni, avrebbero dovuto essere anche i proprietari del denaro sul quale nessuno avrebbe potuto pretendere il pagamento di interessi. I cinque allora, compreso il sottile inganno, si ribellarono, e ricacciarono violentemente in mare il disonesto banchiere. Come ciliegina sulla torta,  Even racconta che, “quando i cinque andarono a dissotterrare il barile che doveva rappresentare la copertura aurea della moneta stampata dal banchiere, scoprirono che esso era pieno di sassi”. Cioè, il denaro stampato dal banchiere disonesto, non era altro che misera carta straccia! Assolutamente non garantita da alcun lingotto d’oro.

      Uso improprio della tassazione   

    Tale racconto e tutt’altro che paradossale: si pensi ad esempio che già nel 1696, in Inghilterra, a fronte di 1.750.000 sterline stampate, esisteva una riserva di cassa di sole 36.000 sterline d’oro. Fin da allora, in aggiunta – come accade esattamente anche oggi – il 40-50% delle finanze statale furono dirottate in spese per armamenti e guerre. Anche se oggi c’è chi le chiama “missioni di pace”!  Tra interessi bancari passivi e guerre, gli stati – sotto l’egida di organismi internazionali – spendono oggi tra il 60 e il 70% dei fondi reperiti attraverso – spesso e volentieri – barbare forme di tassazione. Allora comprendiamo meglio la celebre frase dell’economista francese Jean-Baptiste Colbert che nel Seicento scriveva: “La tassazione è l’arte di spennare l’oca in modo tale da avere il massimo di piume con il minimo possibile di starnazzi”.

      Origini storiche del Signoraggio  

    Un tempo il potere di coniare moneta era riservato alla massima autorità: imperatori, re,  principi. Ricchi mercanti e possidenti di argento e oro giungevano dunque alla zecca dello Stato o del Regno, e trasformavano in monete i metalli preziosi. Una piccola parte di questo metallo veniva trattenuta dal signore di turno come compenso per l’operazione di conio. Questo compenso si chiamava signoraggio: privilegio gelosamente difeso dall’autorità statale. Ma poi qualcosa iniziò subdolamente a cambiare, il demone del denaro prese il sopravvento, ed il gioco fu ben presto chiaro, anche se non del tutto per l’ingenuo popolino.

      Società private chiamate “Banche Nazionali”  

    William Paterson – ricco speculatore – sul finire del Seicento, nel Regno Unito ottenne dal sovrano il privilegio di coniare moneta. Nacque così la “Banca d’Inghilterra”: istituzione rigorosamente privata, malgrado il nome ingannevole. Paterson sintetizzò il senso dell’operazione con una frase disarmante quanto emblematica: “La banca trae beneficio dall’interesse che pretende su tutta la moneta che crea dal nulla”. Sul modello della banca di Paterson furono istituite: nel 1695 la Bank of Scotland, nel 1765 la Königliche Giro und Lehnbanco di Berlino, nel 1782 il Banco di San Carlo di Madrid, nel 1800 la Banca di Francia. Le banche di emissione, dunque, dopo il 1694 divennero quasi tutte private. Negli Usa ciò accadde il 23 dicembre 1913 con il “celeberrimo” Federal Reserve Act: l’atto istitutivo della Banca Centrale americana, la più grande banca privata del mondo. Nel 1937, Stalin privatizzò anche quella dell’Unione Sovietica: con la complicità del petroliere ebreo-americano Armand Hammer.

      La nascita della Banca d’Italia  

    Nel Bel Paese, nel 1874, le banche autorizzate a emettere moneta erano sei: la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale della Toscana, la Banca Toscana di Credito, la Banca Romana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Nel 1893, dopo lo scandalo e il fallimento della Banca Romana, i 4 istituti dell’Italia centro-settentrionale vennero fusi, dando vita alla Banca d’Italia, che nel 1926 restò l’unica con diritto di battere moneta. Mussolini – bisogna dargliene atto – durante il suo ventennio cercò con ogni mezzo di mantenere l’autonomia della Banca d’Italia. Costretto a sottostare alle minacce di Usa e Inghilterra, non poté nazionalizzarla, (per non andare in urto con i due massimi creditori internazionali dell’Italia) ma, con la riforma del 1926, escogitò un sistema di controllo – indiretto – dell’Istituto di emissione della lira. La Banca d’Italia rimase un Istituto indipendente – prima una Società autonoma, poi una Società per Azioni – la cui proprietà però fu affidata a Enti statali, Casse di Risparmio e Banche d’interesse nazionale che qualche anno dopo sarebbero diventate (con l’IRI) proprietà dello Stato. Ciò, evidentemente, evitò lo scoppio del debito pubblico, salvaguardando da minacce esterne la sovranità monetaria nazionale; e custodendola nelle mani del popolo italiano. Né è prova – tra l’altro – il fatto che Mussolini, in quegli anni, riuscì addirittura ad ottenere il pareggio di bilancio: e ciò, senza alcuna manovra lacrime e sangue stile Monti, per intenderci.

      Lo snaturamento del ruolo finanziario e monetario dello stato  

    Un colpo mortale allo snaturamento del ruolo della Banca Centrale fu dato nei primi anni Ottanta da Carlo Azeglio Ciampi (governatore di Bankitalia) e da Beniamino Andreatta (ministro del Tesoro). Nel 1981, infatti, fu sancito il diritto della Banca Centrale a non sottoscrivere i Titoli di Stato del debito pubblico: grande primo regalo fatto alla speculazione internazionale. Stranamente in quell’anno – è bene rammentarlo – iniziò a collaborare col governo – come consulente finanziario – un giovane di “belle speranze” chiamato Mario Monti. Ovviamente, per l’Italia, fu l’inizio dell’era del debito pubblico, che ben presto andò  “alle stelle” per la gioia della speculazione internazionale.

      Il Sacco del Britannia  

    L’indipendenza monetaria poi fu duramente minata negli anni Novanta da Romano Prodi (uomo Goldman Sachs, che avviò un piano di privatizzazioni e liberalizzazioni senza precedenti) e da Giuliano Amato, che da presidente del Consiglio, con il celeberrimo decreto “Carli-Amato” del 1992, privatizzò la Banca d’Italia, derubando gli Italiani della propria sovranità nazionale. Essa passò dunque – mediante il trasferimento del 96% delle azioni – nelle mani di banche private come Banca Intesa e Unicredit. Allo stato restò un misero 4% Mediante Inps e Inail. Nel 1992, poi, il Ministro del Tesoro, Guido Carli, abolì il controllo del governo sul tasso di sconto: che rimase prerogativa unica della Banca d’Italia, e quindi della speculazione privata. Oggi prerogativa – ricordiamolo – della privata BCE di Mario Draghi. Il piano segreto concordato sul Real Panfilo della Regina Elisabetta II, chiamato Britannia (che vide tra i protagonisti guardacaso  proprio uomini come Draghi, Amato, Carli, Andreatta, Prodi e Ciampi: uomini di destra e di sinistra tutti insieme appassionatamente) fu attuato in pieno, e oggi quasi terminato  – pare – proprio all’azione del governo dei banchieri di Mario Monti. Un particolare curioso, che poniamo poi alla vostra attenzione, riguarda la recente nomina a capo di Bankitalia di Ignazio Visco: Visco – pochi lo sanno – è un uomo del BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) di Basilea (Istituto di coordinamento di tutte le Banche centrali del mondo) controllato oggi dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Inghilterra, che ne posseggono nel complesso il 40% delle azioni. A Capo di Bankitalia, oggi vi è pertanto un uomo espressione di questo ingannevole status quo internazionale.

      Un passaggio fondamentale  

    Fin dalla nascita dlla Banca d’Inghilterra – passaggio fondamentale da comprendere –  la convertibilità in oro di quella cartamoneta fu da subito un fatto formale: essa – è doveroso saperlo – fu sospesa nel 1914, molto prima del dollaro: giunta solo il 15 agosto 1971, qualche anno dopo, cioè, dall’assassinio del Presidente John Kennedy. Ma il culmine degli eccessi fu raggiunto con la Firma degli Accordi di Bretton Woods, nel 1944, che legalizzò l’incontrovertibilità tra oro e banconote circolanti: trasformando gli stati in una sorta di aziende in bancarotta più o meno perenne!

      la nascita del Debito Pubblico permanente  

    Il tumore del debito, quindi, cominciò ad incancrenirsi fin dal 1694: da quando cioè si diffuse la moda di delegare l’emissione del denaro a banchieri privati: i nuovi reggenti, gerarchi, dei popoli. Non fu, dunque, più il ricco signore – o lo Stato – mediante il trasferimento del proprio oro a garantirsi i benefici del signoraggio, ma bensì i banchieri privati: speculatori il cui mestiere non fu (e non è) quello di perseguire gli interessi della Nazione, ma bensì il perseguimento dei propri utili. Da allora l’umanità poté assistere ad un sostanziale e aberrante cambiamento: la trasformazione del debito pubblico da temporaneo (in genere ripagato da governi o creditori dopo guerre o missioni di vario tipo) a permanente. Non bisogna, infatti, mai dimenticare che il debito pubblico nell’Inghilterra di fine Settecento, in meno di un secolo, passò da 13 milioni di sterline all’incredibile cifra di 245 milioni di sterline. Esso non si sarebbe mai più ridotto!

      L’ UE e l’inganno del Trattato di Lisbona: l’Europa degli speculatori  

    In tal ottica l’amara torta in Europa fu confezionata dall’Ue con il Trattato di Lisbona (Art. 123) che addirittura obbligò gli stati ad indebitarsi con le banche private – ed a tassi da usura – per ottenere in cambio denaro atto a mandare avanti la macchina statale: delegittimando una volta per tutte le banche centrali nazionali e la loro autonomia. Ma non è finita! Anche i giudici e gli arbitri del mercato sono stati comprati! Come? Semplice! Delegando – con insane leggi – ad affaristi privati e lobbisti (società di rating) il compito di decidere (attraverso semplici voti) la misura degli interessi passivi che gli stati sotto mira di un “golpe finanziario” devono pagare ai banchieri privati. E di conseguenza il livello iniquo di tassazione che la popolazione di quel disgraziato paese deve sopportare per ripagare gli interessi “illegittimni” ai soliti banchieri privati. Tutto ciò, cari lettori, è davvero pazzesco! Sembra la trama di un film horror, ma non è altro che la dura e cruda realtà.

      La schiavitù dei popoli e la reticenza dei media  

    Ma come porre i suddetti stati in perenne condizione di instabilità e subalternanza economica? Semplice! Nel Vecchio Continente ci ha pensato sempre l’Ue, introducendo l’euro e il suo connesso sistema di regolamentazione interbancaria, il cosiddetto “Sistema Target 2”, del quale abbiamo abbondantemente parlato. Sistema che finisce per premiare l’economia pesante tedesca (posta al centro del sistema) a discapito di quella dei paesi del Sud Europa e dell’Italia. Una mega truffa legalizzata dunque!  Ma c’è di più! L’attuale sistema, in Italia, oltre che su una serie infinita di contraddizioni e paradossi, si basa su un atto illegale, del quale però i giornali e i TG non parlano.

      Italia – La beffa della Legge 262/2005  

     Il 28 dicembre 2005, con la Legge 262 di tutela del Risparmio, articolo 19 c.10, si stabilì che entro il 12 gennaio 2009, tutte le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti privati (come Banca Intesa, Unicredit ed altre) dovessero essere ri-trasferite a enti statali. Ma nulla di ciò è mai avvenuto: i proprietari di Bankitalia sono ancora oggi banchieri privati, detentori illegittimi della sovranità monetaria degli Italiani. Un altro motivo per ritenere ancor più illegale ed iniquo il debito pubblico che oggi Monti e l’Ue (con la complicità della casta parlamentare) vogliono far pagare in maniera fraudolenta ed immorale a noi cittadini Italiani, e non solo.

      Ecco come “Mammona” si sta impadronendo del mondo  

    Da quanto detto emergono con chiarezza inconfutabile i tratti di un vero e proprio complotto orchestrato da oscuri burattinai e dai loro complici: politici traditori degli stati. Gioco al massacro diretto da una decina di banchieri internazionali che – mediante le loro logge e organizzazioni segrete – tengono sotto scacco i popoli, divenendo sempre più, letteralmente, i padroni del mondo. Acquistando stati o pezzi di essi. E ciò, mediante crisi provocate, privatizzazioni, vendite forzate, mutui inevasi e svendite di patrimoni pubblici nazionali. Ecco perché chi si pone a favore del governo di Mario Monti è, oggi, in mala fede e dovrebbe essere accusato di alto tradimento e attentato alla Costituzione ed alla sovranità nazionale. O almeno, frattanto,  avere il buon gusto di dimettersi e scomparire per sempre dalla scena pubblica. Eclissarsi nella polvere! Un'ultima curiosità: i protagonisti in negativo di questa storia – qualora per qualcuno ciò non fosse ancora chiaro – sono tutti, o quasi tutti, "fratelli".

      Il futuro è nelle nostre mani  

    Quadro, questo, semplice e drammatico nello stesso tempo! Ditelo a tutti! Dite la verità! La rinascita dell’Italia e dell’Europa dei popoli e della giustizia parte dalla piena consapevolezza della "truffa legalizzata” del Debito Pubblico". Smascheriamo insieme – specie a partire dalla prossima campagna elettorale, e sul web – i politici corrotti e falsi: i meschini servi di questi “pseudo-padroni del mondo”. Sarà un buon passo verso un probabile e ancora possibile riscatto! L'importante non è tanto restare vivi, quanto restare umani e liberi!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)  

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  • Euro-disastro: Ecco cosa stanno facendo per salvare il dio-euro

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    Mercoledì, Luglio 18th /  2012 

    – Dossier-Inchiesta, di Vincenzo Folino e Sergio Basile  –

    Eurozona / Italia / Ingresso nella zona euro / Romano Prodi / Goldman Sachs / Moneta unica / Roberta Angelilli / Unione monetaria / Crisi economica / Vicepresidente parlamento europeo /  Euro / Bilderberg Club / Commissione Trilaterale / SME / IRI / Britannia / Prvatizzazioni / Mario Draghi / Mario Monti / Eurogabbia / Disinformazione dei media / Contro informazione  / Statio Uniti d'Europa / Accentramento / Svendita del patrimonio nazionale / 20 miliardi di euro all'anno  / progetto Mondialista / Jim O'Neill / Sergio Basile / Vincenzo Folino / Qui Europa / Europa / Sistema Target 2 / Paul Krugman / Quadrio Curzio  / Trattato di Lisbona / Art. 123 / SEBC / Bce / Piano mondialista / Riserva aurea italiana  

    Euro-disastro: Ecco cosa stanno facendo

    per salvare il dio-euro

    Secondo l’europarlamentare Angelilli, è tutta colpa di

    Prodi. In effetti non ha tutti i torti!

    ll ruolo del Trio delle Meraviglie – Prodi, Draghi, Monti –

    nell'Euro-disastro

    Roma – Ieri, ne il "Secolo d'Italia", ha fatto molto discutere l'intervista ad uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento europeo, l'europarlamentare Roberta Angelilli, in merito allo "stato di salute" in cui versa la nostra moneta, l'euro. E' già dal mese di giugno che nel nostro paese si è riaperto uno di quelli che potrebbe essere tra i temi più caldi dell'estate: euro sì, euro no. All'intensificarsi del dibattito  hanno contribuito anche le esternazioni dell'ex premier Silvio Berlusconi, il quale ha affermato, in sostanza, la possibilità per l'Italia di uscire dall'euro e tornare alla Lira ("non credo sia una bestemmia" ha detto). Ma è da oltre 8 mesi che alcuni eurodeputati euro-scettici vedono nel ritorno alla lira l'unica via di salvezza. Vedi Magdi Cristiano Allam; come pure molti economisti e Premi Nobel, come Paul Krugman.

     Un euro a due velocità? 

    A queste esternazioni hanno fatto seguito le voci provenienti dall'altra parte della barricata, con Romano Prodi in testa, secondo cui abbandonare l'euro sarebbe una follia. Polemiche che fanno seguito all'evidente constatazione (che aggiungiamo essere "piuttosto tardiva", ma giusto per voler essere educati), della presenza, per così dire, di due euro: un super-euro dei paesi "forti e virtuosi", trainato dalla Germania; ed un euro-debole, di "serie b", che caratterizza i paesi dell'area mediterranea. Intervistata intorno a questi temi, l'europarlamentare Roberta Angelilli, ha concentrato la sua argomentazione sul ruolo giocato in quegli anni decisivi (gli anni del TUE e dell'Unione Monetaria), da Romano Prodi, all'epoca premier ed anche commissario europeo.

       Prodi e la Marginalizzazione dell'Italia   

    A riguardo la Angelilli ha parlato di "scelte anti-italiane", accusando Prodi di essere stato tra i maggiori responsabili della marginalizzazione dell'area mediterranea, di non essersi battuto abbastanza sul tasso di cambio lira/euro, "sfavorevole per noi", di aver giocato come se fosse un "nemico dell'Italia", e di averlo fatto in momenti decisivi. Altro "errore fatale" dell'euroentusiasta Romano Prodi, fu quello – dichiara – di non aver contrastato l'egemonia ed il rafforzarsi del "direttorio franco-tedesco: infatti i due paesi hanno goduto di "mille eccezioni rispetto alle regole del Patto di Stabilità". Insomma, gli anni del governo Prodi ci lascierebbero un bilancio catastrofico

       Prodi – Chiacchiere da accentratore  

    ovviante il professore non la vedrebbe così! Dalle sue ultime interviste, conferenze ed articoli (tra cui gli ultimi pubblicati si "Famiglia Cristiana"), emerge infatti che, se gli ponessimo domande di questo genere: come mai l'Eurozona è la vittima numero uno della crisi? Cos'è che ha fatto dell'Europa Meridionale il capro-espiatorio? La risposta di Prodi (ed è lui stesso a dirlo), sarebbe "estremamente semplice". Secondo lui il punto fondamentale è che "l'Europa è divisa", è diventata la principale vittima della crisi a causa della frammentazione che la caratterizza. Egli sostiene che, insieme e parallelamente all'Unione Monetaria, si sarebbero anche dovute prevedere delle “azioni comuni” in campo economico, mentre ciò non è avvenuto; a suo avviso si è risentito della mancanza di un'autorità che controllasse i conti ed i bilanci, e per questo spinge nella prospettiva di creare un “Tesoro europeo”, che si occupi proprio di svolgere tali funzioni (sarà, ma questa proposta – come dimostrato più volte – oltre a non convincerci per nulla, sarebbe una mossa di autolesionismo senza remissione e ritorno). A questi elementi ne aggiunge altri, come il fatto che i tedeschi hanno ristrutturato la loro economia, ottenendo dei grandi vantaggi, che hanno creato un "distacco reale" con gli altri paesi. Conclusione completamente falsa ed errata perchè il vantaggio per i tedeschi è stato creato – come dimostrato – a tavolino  e proprio nel 2007, quando il caro Prodi dominava la scena, con il SISTEMA TARGET 2 dei pagamenti transnazionali. (vedi articoli correlati)

       Euro: l'alibi per la nascita di un Super-Stato Ue 

    Ma a ben vedere, ed esaminando con un briciolo in più di onestà intellettuale le reali ragioni della crisi – come la redazione di "Qui Europa" ha fatto fin dall'inizio della sua fondazione – vediamo come quelle di Romano Prodi siano in fondo vuote chiacchiere da accentratore: il vero obiettivo degli europeisti più intransigenti e miopi – legato all'instabilità dell'euro – infatti,  sarebbe quello di avere un buon alibi per l'accentamento dei pieni poteri (un tempo prerogative degli stati membri) nelle mani di un unico ed egemonico super-stato europeo: gli Stati Uniti d'Europa. Progetto "mondialista" che evidentemente, come dimostrato in più sedi, fu concepito in tempi non sospetti e da lungo tempo, in esclusivi ed élitari club: club cari da decenni alla tecnocrazia ed allo stesso Romano Prodi. 

      Il Trio delle Meraviglie e la Fine del Sogno Italia 

    Si proprio lui, il nostro carissimo "europeista Prodi", affezionato frequentatore – tra l'altro –  del Bilderberg Club, (assieme agli amici Mario Monti e Mario Draghi) nonchè (curiosamente) "ex" uomo di fiducia di Goldman Sachs  (vedi sempre Mario Monti e Mario draghi) e privatizzatore a buon mercato (IRI, SME e Cirio-Bertolli-De Rica): vedi – tanto per cambiare, e 2 più 2 fa quattro – Mario Monti e Mario Draghi. Il primo (che dopo aver distrutto, svenduto e mandato in recessione la "ricca Italia", ora vorrebbe – per comlare un debito illegale creato in maniera fittizia (ingerenze del rating, sistema TARGET 2, Art. 123 del Trattato di Lisbona)  inestinguibile e che si auto-alimenta – svendere 20 miliardi l'anno di beni pubblici rientranti nel patrimonio immobiliare "storico" italiano e magari scendere la nostra riserva aurea – la terza del mondo – per finanziare il dittatoriale MES).

      I Capolavori di Mario Draghi  

    E poi c'è l'europeista Mario Draghi: tra i principali artefici di un piano di privatizzazione nazionale senza precedenti (avviatosi segretamente sul piroscafo della Regina Elisabetta – "Britannia" – nel 1992 a Largo di Civitavecchia) e poi – da capo della Bce – sordo ed inerte attore di un mancato salvataggio dell'Eurozona. Mario Draghi, come molti ignorano (a causa ad una vergognosa e dilagante disinformazione di TV giornali) prima dell'ingresso sulla scena di Monti e del "golpe tecnico" ai danni della democrazia, si rifiutò di intervenire in favore dell'Eurozona, mantenendo volutamente chiusi i rubinetti della BCE. Malgrado l'art. 11 del SEBC (Sistema Europea delle Banche Centrali) prevesse in casi urgenti interventi simili (vedi protocollo SMP ). Il signor Mario Draghi, cioè, pur potendo intervenire personalmente (con le illimitate disponibilità della Banca Centrale Europea) nell'acquisto dei titoli italiani del debito pubblico, non fece assolutamente nulla, contribuendo in maniera sostanziale ad esporre l'Italia (la "sua Italia") alle grinfie della speculazione internazionale sul debito pubblico: cosa che come noto ha innescato una spirale diabolica di debito, tassazione, recessione e privatizzazioni. Ciò lo fece pronunziando 3 celeberrimi "No": "No, No, No!". Emulo della "collega liberista" Margaret Thatcher. Prima, tuttavia, contribuì ad accelerare – con ingerenza gravissima – la caduta del governo Berlusconi (vedi "antidemocratica" letterina BCE a Napolitano) favorendo – complice lo stesso Napolitano – la salita al trono del professor Monti: divenuto nel giro di poche ore da "semplice" uomo di fiducia di banche d'affari e club-loggia mondialisti – gran parte dei quali segretissimi ed occulti –  a senatore a vita e leader del governo italiano. Nonchè autorevole membro di punta (per l'intera Europa) della Commissione Trilaterale (poi dimessosi per tentare – invano – di salvare la faccia). 

     Gli "amici" di Goldman Sachs "salvano" l'Europa   

    Ma c'è di più! Jim O'Neill,  presidente di Goldman Sachs Asset Management, in tempi non sospetti dettò 3 punti per "salvare l'Europa": 1) l’Europa deve parlare con voce unica nei summit internazionali (non 27 voci – troppo rischioso – ma una) e al G8: magari utilizzando uomini di fiducia come lo stesso Monti 2) creare gli Eurobond, (cioè altri debiti mascherati per i cittadini dell'Eurozona): interessante è il piano di Prodi-Goldman per gli Eurobond 3) Attivare il Fondo Salva-Stati (e magari renderlo permanente: vedi ESM o MES) proteso – inoltre – ad aiutare le "povere banche europee", e non – badate bene – gli schiavi Piigs, le imprese alla canna del gas e le famiglie degli stati dell'Eurozona. Il piano è stato ovviamente avallato da tutti e tre i nostri patriottici eroi, e poi controfirmato anche da un economista di nota fama: Quadrio Curzio.

      Italia – Tentacoli sulla riserva aurea  

    Vediamo ora l'altro problema risolto dal magnifico trio. Come si partecipa al capitale del MES, visto che la maggioranza degli Stati Piigs sono in grave recessionerisposta: si compartecipa in quote (ovviamente con soldi pubblici statali) e poi "magari" si  versano le riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). E se non basta si procede con la sottoscrizione di obbligazioni e azioni stimate a "valori reali" e non a prezzi di mercato! Tanto a decidere sono in fondo uomini ("ex") di Goldman Sachs! Ma chi ci garantisce – tra l'altro – da un altro mega-pacco di Romano Prodi, come quello dell'IRI e della SME?  Goldman Sachs?  La Banca che ha contribuito a far svendere (gettandone a terra le valutazioni) già una grossa fetta di patrimonio italiano: vedi caso di "Credito Italiano". Ecco, dunque, cosè l'Eurogabbia: un luogo di perdizione: nonché un mezzo proteso a creare debito, dipendenza e precariatà per sempre; schiavizzare i cittadini al dio euro  – con l'alibi della crisi "indotta" –  ed infine privare gli Stati della sovranità e – già che ci siamo – delle riserve auree: e l'Italia, come detto, ha l'ambitissima terza riserva aurea del mondo!  

      Prodi, Monti, Draghi e il piano Mondial-liberista  

    Dopo la svendita del Patromonio immobiliare italiano (per 20 miliardi l'anno: annunciato nelle ultime ore da Monti ne Grilli) sarà la volta magari della svendita di Enel, Eni e Finmeccanica (già girano voci)! Insomma è la realizzazione pratica del "Progetto Britannia" di cui sopra, delle macchinazioni Goldman Sachs e dei progetti mondialisti Bilderberg e Trilateral. E quando i beni saranno tutti svenduti (invano!)  chi o cosa svenderanno ancora, per salvare il dio euro?

    Vincenzo Folino, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Apocalypse 2012: la Grecia in pasto alla Troika – Quando l’euro vale più della dignità umana

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  • MES – The End

    MES – The End

    Giovedì 28th / Giugno 2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile –

    Unione Europea / Mes / Fondo Salva Stati / Italia / crisi / disinformazione / economia / debito pubblico / Bce / Trattato di Lisbona / Luglio 2012 / Congresso direttivo del Fondo / capitale sociale / morte del welfare / dittatura 

    MES – Meccanismo Europeo di Stabilità: la

    dittatura pura degli Stati Uniti d'Europa

    In arrivo nuovo debito, nuove speculazioni e

    nuove tasse per noi cittadini

    Ecco l'Europa "Unita" nella quale vogliono ingabbiarci

    Europa – Iniziato il Conto alla Rovescia verso il Liberticida MES

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Il conto alla rovescia sta quasi terminando. Luglio 2012, ci attende al varco come un esattore delle tasse impaziente, capeggiato dall’Unione europea e dai suoi leader finanziari. E’ tutto pronto. Il Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità, sta per accoglierci a braccia aperte. Anzi a tentacoli spalancati!  Diverse volte, in precedenti articoli, abbiamo  spiegato che cosa sia il MES cercando di far cogliere ai nostri lettori ciò che gli organi ufficiali di stampa e i TG si guardano bene dal rivelare. Evidentemente sensibilizzare i cittadini, vista la vergognosa disinformazione che c'è, l'avvilente reticenza e la gravità della situazione, non è mai abbastanza. Non lo è, specie quando l’obbiettivo è quello di aprire gli occhi dei cittadini, svegliandoli da un sonno sempre più profondo e mortale. Allora, che cos’è il Mes? E che cosa comporterà la sua entrata in vigore tra pochi giorni? Non è quello che dicono, innanzitutto! Non è una panacea alla crisi, ma è l'abominio della Democrazia e della Libertà. Vediamo perchè.

     MES – Benvenuti nell'Egitto dei Faraoni Europei  

    Il Mes, (in inglese Esm) Meccanismo Europeo di Stabilità, altrimenti noto come Fondo Salva Stati Permanente,  verrà ratificato nel Luglio 2012 nei paesi dell’Ue che hanno deciso di aderirvi (ovviamente l’Italia del carissimo professor Monti, è tra questi. Anzi è stato il primo stato a ratificarlo). Tutto iniziò con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° Dicembre 2009 (la risorta Costituzione Europea pluribocciata dai popoli Europei, tramite referendum, ma stenamente rientrata dalla finestra sotto forma di "semplice trattato"). Questo documento, revisionava il Trattato sull’Unione europea e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, sotto forma di apparenti "lievi modifiche". Questi cambiamenti apportati, nel nuovo Trattato di Lisbona, avevano il  compito di ridisegnare la distribuzione di competenze tra Paesi membri e Unione con un forte travaso dai primi alla seconda.

     Accentramento e Strapotere degli Eurogendfor  

    Con la crisi del Dicembre 2011, i rappresentanti dei Paesi membri, hanno deciso di costituire e anticipare l’entrata in vigore di un Fondo di Garanzia Europeo che dovrebbe avere il capitale sociale di 700 milioni di Euro. A questo ammontare contribuirebbero tutti gli stati a seconda delle loro possibilità. Per esempio all’Italia, spetterebbe una delle fette più grosse di spesa: 125 milioni di euro, di cui 15 subito e 5 in rate annuali ed i restanti in caso di "emergenza". L’intento del Mes, è quello di  formare uno Stato fortemente accentrato in materia fiscale ed economica, con a capo i 17 ministri dell’economia dei Paesi che vi hanno aderito, tant’è che si parla già della costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Questo Sovra-Stato avrà il nulla osta sui nostri fondi monetari, sulle nostre  strategie politiche  (superiore anche ai parlamenti nazionali ) senza possibilità di revoca ed interferenza. Su tutto vigileranno i nuovi "euro-poliziotti" dotati di poteri praticamente illimitati, gli "Eurogendfor". La Gendarmeria europea (con sede europea a Vicenza, nei pressi dell'altra base Usa di Camp Ederle) riconosciuta in Italia dalla Camera il 14 maggio 2010 (con 442 voti su 442 votanti) assumerà tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi. Non si sà però che la Nato – cioè gli Usa – avranno voce in capitolo nella gestione operativa del corpo che risponderà esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. Avremo cioè per le strade poliziotti che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea e svincolati dal controllo dei governi e dei parlamenti nazionali; con totale immunità ed inviolabilità (di locali, beni e archivi – art. 21 e 22); Comunicazioni non intercettabili (art. 23); danni causati a proprietà o persone  indennizzabili (art. 28); Impossibilità di essere sottoposti ad inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29). E in tutto questo la democrazia che fine ha fatto?

     MES – L'nganno dei Fondi e degli Aiuti  

    In pratica, la nostra vita (finanza, economia, difesa) verrà decisa prevalentemente al di fuori dei confini nazionali, nell’ottica delle macro-aggregazioni territoriali, politiche ed economiche degli Stati Uniti d’Europa. Ma solo in senso lato: le suddette decisioni, non saranno prese in modo democratico, nel senso che non saranno frutto del volere delle singole nazioni e dei singoli popoli,  creando un omologazione verso il basso dei territori europei e la contestuale e definitiva "disintegrazione pratica" degli stati Ue. Ma tornando al meccanismo attuativo del MES, c'è da dire che le quote che verranno prestate agli Stati in "pseudo-difficoltà", sono da versare “incondizionatamente e irrevocabilmente”. Questo significa che tali "aiuti" (prestiti) devono essere assolutamente restituiti alla Cara Unione che li presterà gentilmente ai paesi in crisi, cioè prostrati artifiziosamente  sotto gli impietosi colpi dei nuovi dei, chiamati "mercati". Il problema è che -tra l'altro –  noi non abbiamo disponibilità!

     MES – La Fregatura dei Tassi  

    E qua entrano in gioco i meccanismi europei e bancari speculativi che tanto ci sta a cuore di farvi conoscere! Non avendo gli euro necessari, dovremmo emettere titoli di debito e quindi farceli prestare delle banche europee a un tasso di interesse altissimo, mentre a loro, quello stesso denaro è stato fornito dalla Bce con un interesse di favore dell’1 %. Quindi la storia si ripete. Dobbiamo indebitarci ancora!…e poi ancora…ancora e ancora! Senza contare che quello che ne conseguirà: tassazioni altissime, tagli, manovre finanziarie a gogò tutto sulle spalle dei cittadini. Ciò mentre i politici di casa nostra (Bersani e Casini tra tutti)  stanno ancora a lodare e pendere dalle labbra del professor Mario Monti. Ciò, mentre i paesi in crisi si avviano in un tunnel cieco e senza ritorno, lastricato di bugie e disinformazione. Allora ecco che il popolo dei nuovi schiavi avanza. Si proprio schiavi! 

     MES – La Tirannia della Perdita del diritto di Voto  

    Non saremo nient'altro che schiavi sempre più deboli, poveri e dunque incapaci di comprendere ed alzare la testa! Se vi sembra grave, state a sentire questa: una volta che abbiamo deciso di aderire al Mes, il nostro paese non potrà dissociarsi. Neanche un neo-governo potrà decidere di farlo o rifiutarsi di pagare. Anzi, in caso di “morosità” perderemmo il diritto di voto all’interno del Congresso Direttivo del Fondo, il quale  – tra l'altro – potrebbe votare un aumento del capitale sociale e della quota a noi spettante, senza la possibilità di opporsi da parte del nostro Parlamento. 

     MES – La Disinformazione di Ballarò e della RAI  

    Da Italiani, abbiamo aderito al Mes, ma non per nostra scelta. Il nostro governo tecnico e nominato (per volontà del Presidente della Repubblica. Quel Napolitano che doveva invero difendere la stessa Repubblica da tali distruttive e liberticide ingerenze) lo ha deciso, ma molti dei contribuenti, oggi, soprattutto per colpa della grave disinformazione dilagante su giornali e televisioni non sanno neanche che cosa sia. Nenche martedì scorso, nell'ultima puntata di Ballarò, ad esempio, alla vigilia di un passo così tremendo verso una forma di dittatura reale e così spaventosa, Floris ed i politici e giornalisti del salotto RAI hanno messo in guardia su tale pericolo liberticida. Silenzio assoluto anche dal Vice-Direttore di "La Repubblica" Giannini e dal direttore Belpietro. Pazzesco! Paradossale! Semplicemente vergognoso! Ma anzi, Giannini, ha più volte lodato l'operato di Monti, cantandone le gesta, e salutandolo come l'eroe della Repubblica e dell'Europa, che si sterebbe sacrificando per l'amore degli Italiani e per "liberarli" dalla crisi. Niente di più falso!

     MES – Unità Europea di Lacrime e Sangue 

     Tra pochi giorni, quindi, ci ritroveremo il prezzo da pagare per essere entrati negli Stati Uniti d’Europa e non abbiamo avuto la possibilità di sceglierlo, ma ci è stato imposto, e da un personaggio non eletto. Questa è democrazia? Gli altri prendono le decisioni e noi ne paghiamo le conseguenze?  E poi in cambio che cosa riceviamo? Tagli allo stato sociale, licenziamenti dei dipendenti pubblici, nessuna garanzia per i lavoratori, tassazioni altissime ecc. Disinformazione e manipolazione, sono ormai diventate le parole chiave di questa situazione. E mentre noi soffriamo e diventiamo schiavi senza neanche accorgercene, loro diventano più ricchi giorno dopo giorno, ma soprattutto capaci di controllarci in massa e senza alcuno sforzo. Una vera lotta tra classi dunque, dove i "vincitori" cercano di attuare meccanismi permanenti di "stabilità" atti a "stabilizzare" cioè questo paradossale status quo. Una partita, dunque, tra gli eletti e gli schiavi! Ah dimenticavamo: non sarà consentito a nessuno, nemmeno alle forze dell'ordine nazionali,  fare indagini o perquisizioni, o entrare senza autorizzazione negli uffici del MES.Immunità e strapoteri, come possiamo vedere, da stato assoluto.

     MES – Benvenuti nell'Antico Egitto dei Nuovi Faraoni  

    Allora in attesa della prossime elezioni, ed in attesa di scrollarci – se Dio ci assiste – di dosso questi faraoni ed i politici che vergognosamente li sostengono in Parlamento e li spalleggiano, non ci resta che recitare un noto slogan pubblicitario che dice: "Benvenuti nell'Antico Egitto, la terra dei Faraoni!"

    Silvia Laporta, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Leggi anche articolo correlato 

    MES: Benvenuti nella Dittatura UE – del  7 Giugno 2012 

    https://www.quieuropa.it/2012/06/nellue-arriva-il-mes-e-la-fine-della-democrazia-benvenuti-nella-nuova-dittatura-dellunione/

  • Commissione Ue – In arrivo i Super-eroi del Diritto?

    Commissione Ue – In arrivo i Super-eroi del Diritto?

    Giovedì, Giugno 21st / 2012 

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Europa / Commissione Europea / Parlamento Europeo / Consiglio Europeo / Bruxelles / Strasburgo / Diritto Penale / Lesgislazione / Società / Manipolazione mercati finanziari / Protezione dell’ambiente / Trattato di Lisbona / Carta dei diritti fondamentali / Esperti diritto penale / Sanzioni / Italia Oggi

    La Commissione Ue interpella 20

    “cavalieri” della giustizia penale

    Nei giorni scorsi la prima riunione del

    gruppo: l’obiettivo è di migliorare il

    campo della legislazione

    Commissione Barroso – 20 Super-eroi del Penale convocati per punire i cattivi nell’Ue

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles,  –  Chiaro è che il diritto e le norme giuriche esistano laddove esiste la società e che esse, non essendo immutabili, si modellino sulla base dei cambiamenti della comunità alla quale si riferiscono. Ben lo ha capito l’Unione europea  (o meglio la Commissione di Manuel Barroso) che ha richiamato alla sua “corte” 20 esperti, tra giudici, avvocati e pubblici ministeri, ai quali ha affidato il compito di occuparsi del miglioramento della legislazione penale a seguito delle modifiche del Trattato di Lisbona e della Carta dei Diritti Fondamentali. 20 cervelloni insomma, tra cui l’unico nome italiano è quello del Professor Luigi Foffani dell’Università di Modena, che metteranno insieme le proprie energie intellettuali per raggiungere, primo tra tutti, l’obiettivo della “tutela” dei mercati finanziari affinchè essi possano essere totalmente svincolati da qualsiasi tipo di manipolazione. Inoltre, dovranno trovare una soluzione (?) per proteggere dalle potenziali frodi il denaro dei contribuenti e per una maggiore protezione dell’ambiente. Come fantasia non c'è male! Se non fosse che la vera e colossale frode è quella del debito che resta tale, malgrado la convocazione dei 20 seper-eroi del diritto.

      20 supereroi per un Barroso  

    Il gruppo dei 20 esperti, chiamato in causa dalla Commissione europea, durerà in carica tre anni e può considerarsi già operativo visto che, in settimana, si è ritrovato per la prima riunione nella quale gli argomenti principalmente discussi sono stati relativi all’interazione tra sanzioni amministrative e penali e l’obbligo per tutti gli Stati dell’Unione Europea di prevedere, in campo penale, norme giuriche efficienti e proporzionate. Gli incontri tra gli esperti sono previsti per due volte all’anno ed il prossimo passo previsto sarà  “la collaborazione dell’Europarlamento , del Consiglio e dei singoli Stati, in merito alle novità che saranno introdotte nella legislazione penale al fine di contrastare – come nota il giornalista Paolo Bozzacchi dalle pagine di “Italia Oggi” – un tipo di criminalità divenuto ormai internazionale e complesso.

      Buon lavoro! Ma i veri auguri li facciamo a noi!  

    Ma riusciranno i 20 cavalieri della giustizia, non remunerati, a portare a termine il loro obiettivo? Il campo della legislazione penale, oltre ad essere vasto, risulta abbastanza complesso: speriamo che il tentativo di miglioramento non rimanga solo un’ipotesi ma si concretizzi quanto prima. Sia pur – nostro malgrado – "marginalmente" rispetto alle vere e terribili priorità dell'Ue, completamente immobilizzata delle paludi di questa crisi indotta. Auguriamo buon lavoro!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Controllo frontiere – Scontro PE-Consiglio su Schengen

    Controllo frontiere – Scontro PE-Consiglio su Schengen

    Mercoledì, Giugno 13st / 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile  –

    Unione Europea/ Parlamento europeo / Commissione Europea / Corte di Giustizia europea / Consiglio europeo / Strasburgo / Bruxelles / Lussemburgo / Grecia / Spazio Schengen / Trattato di Lisbona / Barriere nazionali / Crisi / Euro / Processo di Codecisione / Partito Popolare europeo / Carlos Coelho 

    Unione Europea – Diatriba sullo Spazio Schengen:

    gli Stati membri “blocchiamo le frontiere

    I 27 membri Ue chiedono l’esclusione del Parlamento

    da qualsiasi valutazione sulla libera circolazione nei

    territori europei.

    L’accusa e il monito di Coelho contro la tecnocrazia del

    Consiglio europeo: "giù le mani dalle frontiere!"

    Area Schengen – Scontro Parlamento-Consiglio Ue per il controllo delle frontiere

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Strasburgo, Bruxelles, Lussemburgo – Continua il tiro alla fune tra i 27 Paesi dell’Unione Europea da un lato, ed il Parlamento e la Commissione, dall’altro: in palio, lo spazio Schengen e la libera circolazione, nei territori Ue, di persone, merci e mezzi. Lo "scontro" istituzionale, a quanto pare, verrà presto trasferito alla Corte di Giustizia del Lussemburgo: gli Stati membri dell’Ue chiedono di assumere il controllo della zona Schengen e che il Parlamento venga escluso da qualsiasi valutazione sulla stessa, al contrario di quanto previsto dal precedente Trattato di Lisbona. Nel “dietro le quinte” di Schengen, però, la Grecia assume un ruolo determinante: le frontiere verrano, probabilmente, bloccate nel caso in cui Atene abbandoni la moneta unica. La chiusura delle frontiere diventa, dunque, l’obiettivo inseguito dai membri dell’Unione che si animano di spirito nazionalista ed autoritario bacchettando il Parlamento con accuse e critiche di tutti i tipi.

      L'accusa dell'eurodeputato Ppe Carlos Coelho  

    Ma i 27, di certo, non avranno sconti: infatti, il portoghese membro del Partito Popolare europeo, Carlos Coelho, le ha cantate loro di santa ragione stilando, seppur verbalmente, una serie di capi d’accusa imputabili ai Paesi che hanno fatto la voce grossa. “Accuso il Consiglio europeo di voler rinazionalizzare Schengen, di voler ripristinare le barriere, di voler escludere il Parlamento dal processo di codecisione e di voler tornare a prima del Trattato di Lisbona” – ha detto Coelho puntando il dito contro i “magnifici 27”. La Corte di Giustizia sarà chiamata a risolvere la diatriba che, come al solito, è causata anche da motivazioni economiche e che potrebbe portare Strasburgo ad indispettirsi e a ritorcersi contro l’Unione stessa. Chi avrà la meglio? Di certo, non i cittadini europei che rimarranno solo spettatori di quello che accade e titolari di doveri…ovviamente anche economici. 

      La questione del controllo ed i pericoli veri di Schengen  

    Ma la questione è ben più delicata di quanto possa apparire. La Convenzione di Schengen – come già trattato da "Qui Europa" – "è una cooperazione rafforzata" all'interno dell'Ue  firmata nell'omonima città belga il 14 giugno 1985 – inizialmente, fra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi – con la quale si sono eliminati progressivamente i controlli alle frontiere comuni, introducendo un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari: Stati Ue e terzi. La Convenzione di Schengen nacque inizialmente come "semplice accordo" al di fuori della normativa Ue, divenendone parte solo con il Trattato di Amsterdam. Tali accordi furono poi integrati nel Trattato di Maastricht. Non vi aderirono Regno Unito e l'Irlanda, in base a una clausola di opt-out. Vi aderirono tuttavia anche Stati extra-Ue: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, anche se fra questi stati e gli stati Ue sono ancora possibili controlli doganali per le merci e IVA. Complessivamente, 29 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen)" .Schengen, dunque, garantisce – come detto – la libera circolazione di soggetti, merci e mezzi (economici e materiali) all'interno dell'Ue, sottraendoli ad eventuali controlli doganali. In tal modo, indubbiamente, è molto più facile commerciare, ma è altrettanto più facile – per contro – che soggetti pericolosi possano arrivare o muoversi indisturbati nei Paesi europei e circolare all'interno dell'Unione a convenienza. Ciò ha spinto numerosi osservatori internazionali ed accademici "euroscettici" a protendere per il ripristino dei controlli alle frontiere interne dell'Ue, ponendo così un freno – ad esempio – ai flussi migratori clandestini o a traffici di animali, droga e via dicendo. O per limitare le contraddizioni del mercato del lavoro che spingono molti lavoratori dell'est (rigorosamente sottopagati) a giungere stagionalmente in paesi come l'Italia, per poi far ritorno – a cicli stagionali ben definiti – nel proprio stato di riferimento.

      Chi vuole controllare Schengen e perchè  

    Si comprende allora perchè per alcuni Schengen sia una grande occasione di sviluppo, ma anche – e ciò traspare palesemente – una sorta di "porta aperta alla nascita di un super-stato europeo": prospettiva fondamentale della tecnocrazia europea celata sotto il candido velo dell'integrazione. Per gli "euroscettici" Schengen  sarebbe quindi un grandissimo bluff made in Ue, con "molte vittime" (deboli, poveri e onesti) e "molti profittatori disonesti": "tutti coloro, cioè, che trarrebbero vantaggi dalla libera circolazione di uomini denaro e merci per arricchirsi con traffici illeciti e senza controlli, con l'abolizione delle dogane". Dunque per i "detrattori di Schengen" L'Ue sarebbe un "santuario liberistra", o addirittura "il sogno dei delinquenti", forti del motto: "la libertà senza controlli è l’inferno dei deboli". Se ciò fosse vero – e se ne intrave sempre più, giorno dopo giorno, il sentore – capirete come controllare l'Atrea Schengen sia per i nuovi dominatori dell'Europa, di fondamentale importanza per accelerare processi democratici o al contrario – come pare – per instaurare una forma di dittatura sempre più sistematica e convinta, introducendo il "tassello dei flussi di persone e beni" accanto ai baracconi di sostegno "imperiale" già tirati su ad arte, come il MES (vedi ultimi articoli in "Qui Europa") il Fiscal Compact, l'Efsf, il Two Pack e la sedicente "Unione Bancaria Europea".

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)