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  • Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Lunedì, 9 luglio / 2018

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa,  Banca super-stato, usura, tasse e  interessi 

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura

    internazionale

    Necessita una riforma monetaria e fiscale per annullare

    la secolare tradizione della grande usura

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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     Il grande aspiratore sulla liquidità monetaria    

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Per comprendere l'esatta "torchiatura" fiscale in atto, occorre muovere da una precisazione preliminare: oggi non esiste più il problema della rarità monetaria che caratterizzava le legislazioni fiscali sotto il regime della moneta merce (oro). Lo strumento monetario è diventato una pericolosa arma nelle mani del capitalismo bancario.

                                Esso (lo strumento monetario) è, infatti, un

                         grande aspiratore per prosciugare arbitrariamente

                                      il mercato dalla liquidità monetaria

                   e non già uno strumento per reperire solamente i fondi

                                        necessari alle spese pubbliche.

    Poiché chi ha interesse all'inflazione è il debitore e chi ha interesse alla deflazione (diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d'acquisto della moneta – Ndr) è il creditore, ci si spiega come, essendo il credito una materia prima indispensabile a tutti i procedimenti produttivi, con la politica deflazionistica della torchiatura fiscale si aumentano contestualmente i valori dei crediti dei banchieri e dei debiti degli operatori economici (industriali, commercianti, artigiani).

     Riforma monetaria e fiscale                                    

    Dunque questa politica fiscale serve gli interessi degli strozzini e lede gli interessi del mondo del lavoro. Ed ove si consideri che i grandi signori della moneta creano, oggi, senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono, ci si accorge del fatto che il drastico rallentamento in atto, che viene presentato alla grossa opinione pubblica come provvedimento necessario ed ineluttabile, è invece freddamente pianificato dal grande vertice della usurocrazia internazionale. Di qui l'assoluta indilazionabile necessità di riforma monetaria contestuale a quella fiscale, che coordini opportunamente questa funzione al servizio della collettivà.

      Banca come un super-stato                                   

                      Poiché a dare valore alla cartamoneta non è chi la stampa,

          ma chi l'accetta come mezzo di pagamento – cioè la collettività dei cittadini –

                  è assurdo che i cittadini, rappresentati dal Ministro del Tesoro,

            si indebitano verso la Banca d'Italia per l'immissione dei propri denari.

    Con le attuali caratteristiche giuridiche, l'emissione della carta moneta – che avendo un valore puramente convenzionale dovrebbe essere attribuita, cioè accreditata a tutti i cittadini che della convenzione monetaria partecipano – si realizza con uno spudorato rovesciamento contabile, sicché noi ci indebitiamo verso la Banca di immissione per i nostri soldi. In questo modo abbiamo il risultato di attribuire alla banca la proprietà dei nostri soldi perché la proprietà del denaro è di chi lo presta. E

                 la banca si comporta verso lo Stato come se fosse essa uno Stato,

                                             o meglio dire un super-stato,

    mentre l'emissione della moneta diventa essa una forma parassitaria di imposta.

      L'altra arma: torchiatura fiscale                           

    Ecco perché quando noi proponiamo che la funzione monetaria e fiscale siano finalizzate al servizio della collettività e non dei banchieri, affermiamo l'unico principio sostanzialmente rivoluzionario, perché effettivamente capace di colpire i vertici occulti di questo sistema. Se la Banca si limitasse solamente ad appropriarsi del nostro denaro prestandocelo, sarebbe il meno, ma quando con la torchiatura creditizia fiscale pretende di causare, come oggi fa, il dissesto economico del mercato, essa ottiene il risultato di espropriare a prezzi di fallimento i cittadini anche dei beni reali.

     La tradizione secolare della grande usura           

    Continua così la tradizione secolare della grande usura attuata da Giuseppe Prina a Milano agli inizi dell'Ottocento (lo strozzino che a furor di popolo fu gettato dalla finestra e poi linciato – vedi foto in copertina), dalla Banca inglese in Francia prima della rivoluzione francese, da Alios Rasìn a Praga nel 1923, da Ignaz Seipel a Vienna nel 1924 (questi due furono vittime di attentati), da Raymond Poincaré a Parigi nel 1925, da Stringher (vedi foto in copertina – prima grande da destra) a Roma con la quota 90 sotto il fascismo, da Guido Carli (vedi foto in copertina – seconda grande da destra) in Italia nel 1963-64 al tempo della così detta congiuntura ed oggi da Arthur Burns in America, da karl Klasen in Germania e dal governo di centro sinistra in Italia con la torchiatura fiscale prolungata da La Malfa .

     Banchieri: strozzini sacerdoti di satana                

    Come l'acqua ha valore quando si soffre la sete, così per predisporre il terreno di cultura della usurocrazia occorre pianificare freddamente una ben dosata parsimonia della liquidità monetaria. Scriviamo queste cose perché il mondo del lavoro comprenda che

                             i padroni parassiti non sono gli industriali o gli agrari

                                         ormai ridotti al limite del fallimento,

                    ma i banchieri, i grandi strozzini sacerdoti del tempio di satana.

    Quegli stessi che Cristo apostrofava: Guai a voi, dottori della Legge, perché caricate gli uomini di pesi insopportabili, mentre voi non li toccate nemmeno con un dito.

    Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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  • Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

    Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

     Mercoledì, 15 novembre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Socialismo, Partito   

    Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

    L'equivoco del socialismo: dottrina pagana basata su

    un'etica diametralmente opposta all'etica cristiana

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 10 – 1° genaio 1974 

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    CRISTO NON E’ SOCIALISTA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Gesù Cristo non è socialista!                                   

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Sentiamo la necessità di rispondere al luogo comune, interessante coniato da parte socialista, per

                    chiarire definitamente la truffa culturale del nostro tempo

                                  che qualifica Cristo come socialista.

    Cristo, valutando la legge morale sotto il profilo dell'unità, disse: "Fate la volontà del Padre Mio che è nei cieli, il resto vi sarà dato in sovrappiù", intendendo con ciò il principio del 

                      "conviene essere onesti, conviene essere giusti."

     Un'etica anti-cristiana                                              

    Muovendo invece da una concezione economicista, o utilitaristica, dell'etica, il socialismo ha detto:

                                      "E' giusto quel che conviene."

    Anche se le due formule possono sembrare formalmente affini balza evidente l'assoluta incompatibilità tra le due posizioni morali. In proiezione giuridico-politica la scelta socialista trovata la sua naturale espressione nella formula elaborata nel famoso congresso dei giuristi sovietici, svolti a Mosca nel 1938, che definì la concezione socialista del diritto come l'insieme di norme avente lo scopo di tutelare l'interesse della classe dominante. Questa espressione presuppone che il diritto debba essere utile ad una parte (la classe dominante) e dannoso ad un'altra (la classe dominata). E ove si consideri la dittatura del dittatore (soviet, o altro organismo governativo – Ndr) sul proletariato, per classe dominante deve intendersi il gruppo di potereQueste due ipotesi – dell'etica giusnaturalista e cristiana da una parte, e dell'etica marxista e materialista e dall'altra – trovano piena corrispondenza nei due differenti regimi del diritto di proprietà.

     Due differenti regimi del diritto di proprietà       

    La giustificazione etica del diritto di proprietà di tipo romano-cristiano sono i due comandamenti: non rubare e non desiderare la roba d'altri; la giustificazione etica della proprietà di tipo socialista è, invece, il paradossale, comandamento di Proudhon:

                                                       la proprietà è furto.

    Quest'aforisma, è perfettamente aderente al principio del "è giusto quello che conviene", perché non vi è dubbio che, economicamente parlando…il furto conviene al ladro. Non ci si può meravigliare, quindi, se 

                              la politica socialista storicamente si realizza

                           mediante la pianificazione del furto legalizzato

                             perpetrato dai governi in danno dei cittadini.

     L'inversione dei Comandamenti                              

    Questi, infatti, si vedono espropriati dalla proprietà a favore di pochi ladri che stanno al governo (dietro il mitico paravento del dio-stato – Ndr) . Da queste premesse consegue che quando si pretende realizzare, come auspicano, la Repubblica conciliare, poiché

                                        non si può servire due padroni,

    si dovranno sostanzialmente mutare i due comandamenti cristiani, come abbiamo già in altra occasione rilevato. Infatti,

                                  una volta ridotta la proprietà a furto,

                                            secondo l'etica socialista,

      il settimo comandamento, non rubare, diventa non essere proprietario,

             il decimo comandamento diventa non desiderare la roba tua.

    Come si vede la concezione economicista si sdoppia sostanzialmente in due diversi e contrapposti comandamenti. L'uno valido per i ladri (i governanti), i quali affermano il proprio diritto al furto, l'altro valido per i cittadini che "eticamente" sono tenuti a farsi derubare.

     Socialismo: deformazione morale e culturale       

    E' questo il momento in cui i socialisti di base pagano il prezzo della propria deformazione morale e culturale perché,

                           una volta ridotta l'etica a derivato dell'economia,

                  non si può ammettere altro sacrificio che quello economico.

     Vizio intrinseco della cultura socialista                  

    Taluno ha ravvisato una certa affinità tra struttura etico-giuridica degli enti ecclesiastici e quelle delle aziende di Stato di tipo socialista (comunità collettivistiche quali Kolchoz, Sovchoz, Kibbutz, ecc.). Autorevoli teorici di diritto canonico hanno sostenuto, in questo senso, che la concezione mitica della proprietà nella Fondazione dell'Ente Ecclesiastico fu inventata da Papa Innocenzo IV per conciliare la povertà dei frati con la ricchezza dei conventi. In questa struttura, il voto di povertà dei frati era giustificato in quanto destinato al servizio della collettività dei fedeli.

                                                 Ma quando si pretende,

                                     come avviene nel sistema socialista,

                                     che tutti i cittadini diventino "frati",

     cioè facciano voto di povertà accettando di farsi derubare dai governanti,

    i beneficiari dei sacrifici della generalità, per mancanza di altri destinatari,

        non possono essere altro che i "padri guardiani" dei governi socialisti.

    I medesimi governanti, dunque, hanno interesse a pianificare una cultura di tipo socialista per consentire alle proprie pance di ingrassare sulla fame "eticamente purificatrice" dei popoli.

     Sacrificio e "convenienza economica" all'ateismo 

    Secondo l'insegnamento cristiano e la tradizione del Vecchio e Nuovo Testamento il destinatario dell'atto sacrificale, inteso come atto purificatore, non poteva che essere altro che l'Ente Supremo. Ci si spiega così come l'ateismo sia insegnamento obbligatorio nelle scuole di oltre cortina, in quanto il potere politico nega "economicisticamente" la divinità.

                          Il beneficiario del sacrificio economico della generalità,

                                              spacciato per sacrificio etico,

                                    diventa così il capo dello Stato socialista,

                   verso il quale esplode un sentimento di "reverenziale terrore",

                                             che è il culto della personalità

           (leninismo, stalinismo, maoismo, castrismo, e… castronerie del genere).

    Dunque, una volta dimostrata l'incompatibilità tra cristianesimo e socialismo, si potrà ragionevolmente sostenere che Cristo era socialista solo a patto di riuscire a provare che Cristo fosse… anticristiano.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 10 – 1 gennaio 1974 

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  • Giacinto Auriti – Cristo non è democratico!

    Giacinto Auriti – Cristo non è democratico!

    Domenica, 12 novembre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Democrazia, Massoneria 

    Giacinto Auriti – Cristo non è democratico!

    L'equivoco del principio della democrazia formale, base del sistema

    massonico-democratico, è incompatibile con il principio

    immutabile dell'etica cristiana

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 9 – 1° dicembre 1973 

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    Gesù non è democratico - Giacinto Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     O cristiani o democratici                                         

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Dopo il riconoscimento della legittimità del divorzio (era il 1° giugno del 1973 – Ndr) sembra inevitabile, salvo miracolistiche o differimenti, il pronunciamento popolare mediante referendumSu questo argomento molto è stato detto e scritto, sicché mi sembra che meriti considerazione la notizia, se non per dire qualcosa di diverso, se non nuovo. Com'è noto, lo schieramento cattolico, in nome dei principi democratici vuole il referendum, mentre gli ambienti laicisti sono prevalentemente contrari.

                           E' ovvio che i cattolici puntino sul referendum

                              perché sorretti dalla certezza della vittoria.

    Non possiamo esimerci, a questo punto, dal fare alcune considerazioni fondamentali, senza le quali la giustificazione etica del mondo cattolico potrebbe essere gravemente compromessa. Quando, infatti, alla parola cristiano si aggiunge quella di democratico, potrebbe sorgere il malinteso per cui il cristiano democratico sarebbe tenuto a rispettare moralmente la volontà dell'eventuale (anche improbabile) maggioranza che accettasse democraticamente il divorzio, sicché, in ultima analisi,

                              egli sarebbe posto di fronte alla necessità,

    di scegliere alternativamente tra essere cristiano o essere democratico.

     Il principio della democrazia formale                 

    E' chiaro che quando si afferma il principio della democrazia formale, quale oggi storicamente operante,

            si sostituisce al principio certo e immutabile dell'etica cristiana,

                           la legge del numero che è fisicamente neutra

                                  e quindi eticamente indeterminata.

     Sistema massonico-democratico                          

    In questo senso Benedetto Croce parlava esplicitamente di etica democratica come etica massonica e definiva il sistema democratico come sistema massonico-democraticoLa mancata percezione di questo pericoloso sofisma ha realizzato la

          penetrazione dell'etica massonica anche all'interno della Chiesa,

    con la conseguente contestazione della gerarchia e del primato del Papa.

     Il vero cristiano non può essere democristiano 

    Sicché questa nostra breve meditazione vuole in ultima analisi porre il quesito se il cristiano possa essere democratico e massone, ovvero se il massone possa essere cristiano. Tanto più importante questa domanda ove si consideri che nel Vangelo, non una volta è usata la parola democrazia che pure era nata in Grecia sette secoli prima. Non vI è dubbio che se avessimo dovuto giudicare Cristo con la legge del numero (intesa come volontà democratica della maggioranza) avremmo dovuto condannarlo perché Egli, sulla Croce, fu l'espressione più drammatica e dolorosa della solitudine, quando nel rantolo dell'agonia diceva: "Padre, perché mi hai abbandonato?". Non sembri quindi scandalosa la nostra conclusione. Ove non si dimostri che Cristo era democratico (o massone…)

                      il vero cristiano non può essere democristiano

                            se vuole vivere ad imitazione di Cristo.

    Forse la più grossa vittoria della massoneria sulla Chiesa di Roma

                  è stata la costituzione della Democrazia Cristiana.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 9 – 1 dicembre 1973 

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     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Chiesa e Stato, sopraffazione storica, Roma 

    Giacinto Auriti – Chiesa e Stato: la radice filosofica

    della più grande sopraffazione della Storia

    L'equivoco del razionalismo, del diritto positivo e della "democrazia"

    quali strumenti di usurpazione della legge divina,

    dell'etica e della legge morale

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 2 – 1° giugno 1973 

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    GIACINTO AURITI — CHIESA E STATO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Diritto positivo: strumento creato dall'uomo      

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  L'insufficienza logica del razionalismo che si esprime in uno Stato costituzionale come Stato di puro diritto, è fondamentalmente quella di dare una giustificazione giuridica del Diritto.

                   Poiché il diritto positivo è uno strumento creato dall'uomo,

                           esso non è mai un momento primario dello spirito,

    perché ogni strumento è condizionato nelle sue caratteristiche e nella struttura

                              dalla scelta precedente dello scopo cui serve.

     L'equivoco del razionalismo                                    

                                 L'equivoco del razionalismo consiste nel

                                  pretendere di trovare nello strumento

                     la sua giustificazione razionale alla stessa razionalità.

    Quando, infatti, il razionalismo ricusa ogni principio trascendente, riconosce il diritto all'uomo di stabilire ciò che è razionale e ciò che non lo è, autorizzando a decidere arbitrariamente fino al limite di poter confondere razionalità e pazzia e viceversa. Questo principio opera sostanzialmente nel riconoscere al potere politico il diritto di decidere, graduare e modificare il fine etico e razionale della legge.

    Mentre, infatti, secondo gli schemi della scuola giusnaturalista e cristiana

               il principio etico e religioso era trascendente e immutabile,

                                 cioè sottratto alle scelte del sovrano,

                  sicché la distinzione fra legge giusta e legge invalida,

                           con lo schema razionalista e anticristiano,

           il concetto di legge valida coincide con quello di legge giusta.

     Costituzione: altra creatura della legge positiva 

    Il nostro ordinamento costituzionale, esprime questa valutazione mediante la Corte Costituzionale, che decide in concreto della legittimità della legge, in base al

            semplice parametro dell'adeguamento della legge positiva

                                      alla carta costituzionale,

                                 che è un'altra legge positiva.

    Con questo espediente si attribuisce ad ogni organo costituzionale,

        indeterminato nella sua caratteristica etica ed etico-religiosa,

    il potere che tradizionalmente era riconosciuto alla Chiesa Docente.

    Poiché è l'art. 7 della Costituzione pone i rapporti fra Chiesa e Stato sulla base dei Patti Lateranensi, considera questi rapporti contrattuali e paritetici, mentre è fin troppo evidente che le due potestà vanno collegate funzionalmente e gerarchicamente.

                             E' infatti il principio etico-religioso

                    che deve informare l'ordinamento giuridico,

    perché qualifica il fine alla legge positiva, creata dal potere politico, che deve adeguarsi come lo strumento si adegua allo scopo.

     Impossibilità di rapporto paritetico-contrattuale 

    Ammettere la possibilità che tra potere politico e potere religioso possa instaurarsi un rapporto paritetico e contrattuale, significa ammettere che il potere religioso possa trattare con l'eticità della legge sul piano transattivo, cioè sul terreno del compromesso mediante concessioni alla controparte.

                     Ecco perché i rapporti tra Chiesa e Stato risentono oggi

                                                 dei vizi di origine.

                La più macroscopica manifestazione di questo errore iniziale

                      emerge nel diritto di famiglia: es.: adulterio e divorzio.

     Tecnica per desacralizzare la norma                         

    Quando, intatti, la Corte Costituzionale ha abolito il reato di adulterio, perché essendo limitato solamente alla moglie, cascava una disparità giuridica tra i coniugi, ha basato la sua scelta solo su una premessa di diritto positivo, mentre invece se avesse accolto il principio etico-religioso avrebbe dovuto, se mai, estendere anche il marito la medesima responsabilità penale prevista per la moglie.

             La capziosità del ragionamento sta qui dunque nell'aver mascherato

               sotto la parvenza di una mera giustificazione di tecnica giuridica

    la sostanza di modificare il criterio etico informatore dell'ordinamento positivo,

                          e si è così completamente desacralizzata la norma.

    Situazione analoga si presenta al divorzio, che è chiaramente incompatibile con l'insegnamento etico-religioso cristiano. Va da sé che siccome le diverse religioni conseguono fini etici differenti e quindi fra loro incompatibili, questi scopi non possono essere perseguiti contestualmente dal medesimo ordinamento. Ove si accettasse, infatti, il principio dell'indifferenza della scelta etico-religiosa rispetto all'ordinamento giuridico, così com'è previsto dell'art. 3 della Costituzione, si dovrebbe ritenere incostituzionale, per esempio, anche l'art. 556 c.p. che che contempla il reato di bigamia. Poiché ci sono religioni che riconoscono perfettamente morale la poligamia e poiché lo stesso art. 3 sancisce le pari dignità ed uguaglianza di tutte le religioni davanti alla legge, se taluno è musulmano e cittadino italiano, viene ad essere perseguito penalmente per un diritto che solamente gli viene riconosciuto dalla Costituzione. Senza dire che nella libertà religiosa dovrebbe essere compresa anche la scelta atea e allora dovrebbero trovare riconoscimento giuridico anche i conglomerati tribali dei beat con le loro comuni basate sul sesso e sulla mancanza di ogni legame giuridico, la cui vera espressione è una sorta di allevamento animaleE allora perché non giustificare il matrimonio tra pederasti?

     Distruzione sostanziale di ogni principio etico        

                 Ci si accorge così che sotto l'apparenza della libertà religiosa

     si maschera la sostanza sia della distruzione di ogni sostanziale principio etico,

                     sia del relativismo morale che s'inserisce nella strategia

               per l'instaurazione di una nuova religione (mondialismo – Ndr).

     Usurpazione sulla potestà della legge morale          

                             Quest'arbitrio è una strategia culturale di dominazione,

    perché quando il potere politico si arroga la potestà di stabilire l'eticità dell'ordinamento,

                                        usurpa anche le prerogative della Divinità.

    La partecipazione dell'uomo alla natura divina non è più aspirazione alla perfezione intesa come rispetto della legge data dalla Divinità, ma come atto di superbia, cioè come usurpazione della potestà dì creare la stessa legge morale.

                      In questo momento il potere partecipa del peccato di Lucifero,

                                                  diventa maledetto e diabolico.

    Pretendere di valutare i rapporti tra Stato e Chiesa sulla base dei normali rapporti tra Stati, significa pretendere di limitare ad un ambito territoriale un principio etico religioso che per sua natura non ha confini, ed incapsulare in un involucro territoriale e giuridico un principio per sua natura universale.

     L'espediente per la chiusura nel ghetto territoriale 

    Ci si accorge allora che il raffinato espediente delle scuole razionaliste di equivocare tra concetti di Stato Città del Vaticano e di Santa Sede, mira di fatto allo scopo di limitare la competenza della Chiesa a giudicare dell'eticità della legge solamente nell'ambito dello stato Città del Vaticano, e ciò con la

                                             conseguenza di ritenere illegittimo

                              ogni intervento della Chiesa nel terreno legislativo,

              giudicando questo intervento come interferenza di un'autorità straniera:

                                   cioè come contesto di diritto internazionale.

    E' chiaro allora che, sotto la pretesa di riconoscere alla Santa Sede un'autorità territoriale, si è conseguito lo scopo di rinchiudere l'universalità della Chiesa in un ghetto territoriale, equivoco questo commesso anche delle scuole del potere temporale dei Papi. Il concetto di libera Chiesa in libero Stato è inteso oggi come Chiesa al di fuori dello Stato e dalla posizione del contesto organico tra Chiesa e Stato. Allora i popoli non incontrano più nella loro via la verità, della Fede e la Chiesa non ha più popoli su cui diffondere il suo magistero.

     Servizio: legittimazione del potere                             

                  L'interesse dunque che spinge il potere politico a questa scelta

                 è di svincolare da ogni controllo etico il proprio comportamento.

    Mentre Cristo insegna che la giustificazione del comando è servizio, negando questo principio si consente al potere politico di invertire i termini e il comando diventa strumento al servizio di chi lo detiene.

          Non è allora lo Stato a servire i cittadini, ma i cittadini a servire lo Stato,

         per scopi egoistici dei governanti mascherati e spacciati come scopi etici.

    Nel momento stesso in cui il potere politico si arroga la competenza etica è giocoforza che la Chiesa perda la facoltà di intervenire nel giudizio sull'eticità delle leggi.

                                       E questo è il risultato, in ultima analisi,

    del trasferimento della competenza etica del Sommo Pontefice e del sacro Collegio

                                                 alla Corte Costituzionale.

     L'arbitrio umano non può modificare le leggi di Dio 

    La spinta rivoluzionaria che oggi esplode in tutto il mondo contro siffatti ordinamenti

                               è l'espressione più piena del sentimento che

               l'arbitrio degli uomini non può spingersi a modificare le leggi di Dio.

    Le teorie di non intervento dell'Autorità Ecclesiastica nelle scelte di politica legislativa hanno creato in Essa un complesso d'inferiorità di cui è il tempo che si liberi. E' tempo che la Chiesa assuma la consapevolezza della propria forza, ritrovi quella della propria missione e si erga a condannare con fermezza gli errori di queste imposizioni culturali. Questo atteggiamento potrà non piacere agli uomini politici, ai legislatori ed ad alcuni cardinali d'Olanda (era il 1973 – Ndr) ma ciò che i popoli sicuramente vogliono e che è testimonianza di verità.

     Maggioranza non è giustizia!                                            

                            Quando il Pastore abbandona il proprio gregge,

                all'umanità non resta altro che l'abominio della desolazione,

      perché gli uomini sentono che la legge scritta senza il sostegno del Verbo

                                 non ha la caratteristica della giustizia.

    Né ci si venga a dire che questa conclusione urta con i principi della democrazia.

                                      Il principio della maggioranza

                                non decide con quello della giustizia,

                 perché una legge è giusta per certe qualità essenziali

            a prescindere dal numero delle persone che l'hanno voluta

               e dalle valutazioni che possa dare una suprema corte.

    E' tempo che il Magistero della Chiesa torni a condannare e scomunicare,

         come nel passato, governanti o uomini politici che si oppongono

                                              contro le leggi di Dio.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 8 – 15 novembre 1973 

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    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Usurocrazia, fascismo, quota novanta, Mussolini  

    Giacinto Auriti – Noi non siamo né destra, né sinistra,

    né centro… Noi siamo oltre!

    Titolo originale: "Per la lotta contro la "usurocrazia" internazionale"

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 5 – 1 ottobre 1973 

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    Fascismo quota novanta - giacinto auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Né destra, né sinistra, né centro… Siamo oltre!  

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti – Un episodio particolarmente significativo, la cui importanza non è stata sufficientemente sottolineata dalla stampa d'opinione, è il proclama lanciato dal governo cileno per il dono delle "fedi d'oro" alla Patria, il medesimo proclama che a suo tempo lanciò il fascismo alle famiglie italiane. Il gesto, senza dubbio ha larga presa sul sentimento nazionale e che costituisce un epigono di un'epoca romantica ed eroica, e sintomatica sotto un duplice aspetto: 1) il governo cileno non è succube del sistema monetario internazionale (1973 – Ndr), è un vero governo cioè che si sforza di essere veramente indipendente.2) I componenti di questo governo si gettano allo sbaraglio nell'impari lotta contro la grande internazionale massonica bancaria. Com'è noto, Allende era massone e marxista. E' evidente che oggi il problema della rarità monetaria non esiste più, perché la moneta, una volta eliminata la riserva aurea (vedi dollaro), è riproducibile senza limite al puro costo tipografico.

                                    Come il fascismo, anche il governo cileno

                                  è caduto nel gravissimo equivoco di ritenere

                        che il valore della moneta sia seguito dal valore dell'oro.

     L'accordo sulla convenzione monetaria                

                E' tempo che ci si renda conto che l'oro ha valore non perché tale 

                             ma solo perché ci si mette d'accordo che lo abbia.

         Sicché basta spostare la convenzione monetaria dal simbolo-merce (oro) 

    al simbolo di costo nullo (carta) perché il valore monetario sia estratto dall'oro 

                                ed incorporato nella carta: di qui l'oro-carta.

    Come il fascismo (fatto ascendere e decadere dalle stesse forze massoniche – Ndr – *), allora, anche il governo cileno è oggi ostacolato e combattuto dalle forse dell'alta finanza massonica internazionale e fatalmente perderà il confronto se non acquista la necessaria informazione culturale a livello di sovranità monetaria.

    (*) 2 Giugno nella Terra di Nessuno: una grande festa Massonica

     Fascio e quota 90: sopravvalutazione della lira   

    Ricordo che De Stefani, che era stato ministro del tesoro e delle Finanze con Mussolini, poco tempo prima di morire ebbe a dirmi:

          "L'italia ha perso la guerra, sul piano monetario, con la quota novanta".

    Com'è noto, la quota novanta realizzò la sopravvalutazione della lira, rispetto alla sterlina,del 25 per cento. la moneta forte significò per L'italia economia debole (con contestuale diminuizione delle esportazioni – Ndr), sicché si realizzò contestualmente l'aumento dei debiti e dei crediti del 25 per cento. Dunque

              l'operazione fece ingrassare gli industriali del credito, i banchieri,

                            che aumentarono i propri crediti del 25 per cento,

                     e pose limite dal fallimento tutti i produttori di beni reali:

    i lavoratori di tutti i settori produttivi che si videro contestualmente aumentare

                                            i propri debiti del 25 per cento.

     Italia disarmata verso la guerra                             

    Sulla spaventosa crisi economica che ne seguì, fermandosi il procedimento produttivo, l'Italia arrivò disarmata alla guerra perché tradita dalla medesima Loggia che (allora come oggi) opera essenzialmente nel sistema bancario e (allora come oggi) nell'interesse di potenze straniere. Quel medesimo sistema che oggi ha interesse a tenere in piedi la struttura artificiale e partitica della nostra società, perché così costruita essa si regge solo su un costo talmente alto (il finanziamento dei partiti) che solo i grandi strozzini, i banchieri, possono permettersi il lusso di pagare. Infatti, essi, 

                                i banchieri, avendo conquistato il monopolio 

                            del simbolo monetario di costo nullo, l'oro-carta, 

      hanno a disposizione senza costi e senza limiti tutto il denaro che vogliono. 

     2 facce, una medaglia: liberalismo e socialismo  

    E' questa l'usurocrazia di cui parlava Ezra Pound e che oggi domina con due facce: il liberalismo e il socialismo.

              Come le due punte della lingua del serpente si riuniscono alla radice,

                            così il capitalismo liberale e il capitalismo di stato

                                sono uniti nell'ombra delle medesime Logge.

            Se così non fosse non ci si potrebbe spiegare come mai URSS e USA,

                                               nell'ultima guerra mondiale,

                        si allearono superando tutte le barriere ideologiche

                                     che solo apparentemente li dividevano.

    Non ci potrebbe spiegare come mai,oggi (1973 – Ndr), il capitalista occidentale Agnelli possa andare a costruire automobili in Russia, o il super feudatario petrolifero Cefis possa fare altrettanto nel settore petrolchimico.

     Liberati dal veleno selle false culture                     

    Altro non resta, dunque, che far comprendere queste verità a tutti gli italiani. Quando saremo tutti uniti, dalla estrema destra alla estrema sinistra, perché finalmente liberati dal veleno delle false culture che da secoli ammalano i nostri cervelli, allora, solo allora, potremo parlare di vera alternativa al sistema. Ecco perché a noi piace dimensionarci politicamente non in base al verbo "essere" ma in base al verbo "volere".

                   Ecco perché noi non siamo né centro, né a sinistra, né a destra,

                                  noi siamo nell'avvenire, noi siamo OLTRE.
     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 5 – 1 ottobre 1973 

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    Auriti – Il sangue contro la carta: tecnica della setta per appropriarsi dei valori reali

    Giovedì, 12 ottobre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, sangue contro oro, oro carta, massoneria  

    Auriti – Il sangue contro la carta: tecnica della setta

    per appropriarsi dei valori reali

    Titolo originale: "Il sangue contro l'oro"

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 4 – 15 settembre 1973 

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    TECNICA  DELLA  SETTA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il monopolio della stampa della moneta              

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Quando dei termini strabilianti entrano nel linguaggio corrente, l'opinione pubblica perde la consapevolezza del loro significato e si adatta ad accettare come fatti normali anche episodi assolutamente scandalosi. Oggi, infatti, l'opinione pubblica ha accettato come fatto legittimo l'istituzionalizzazione del così detto "oro carta"Poiché è evidente che il fenomeno monetario non è un fatto sovrannaturale, 

                     "oro carta" significa che un'oligarchia di giganti della malavita, 

                                attraverso il monopolio della stampa della moneta 

             si è appropriato del valore monetario convenzionale creato dal mercato.

     Cosa dà valore alla moneta?                                    

    Questa strategia di dominazione è basata sulla consapevolezza che il valore non è mai qualità della materia. Il verde, il giallo, il pensante,il lucido, sono qualità della materia, non il valore, perché questo è sempre una realtà spirituale basata su una previsione (cioè su una dimensione temporale, non spaziale). Da ciò deriva che 

                a dare valore alla moneta non è la qualità materiale (oro, argento) 

           ma il fatto stesso che tutti i cittadini riconoscono nel simbolo monetario, 

                                     pur se di costo nullo, il relativo valore.

     L'illusione della fede di deposito                             

    Quando si orienta l'attenzione della generalità sulla convertibilità della carta moneta in oro, in effetti, si evidenzia solo un problema inesistente, allo scopo meramente psicologico di conservare nell'opinione pubblica l'illusione che la moneta sia "fede di deposito". E ciò al fine di convincere l'uomo della strada: a) che esiste un limite obbiettivo all'emissione della moneta nominale, commisurato alla quantità di riserva; b) che il conseguimento del simbolo monetario da parte della Banca di emissione, non possa essere gratuito – come invece  è – perché apparentemente condizionato alla produzione e disponibilità del bene reale (oro).

                                    Con il preteso della riserva oro dunque,

                   si vuole sostanzialmente conservare nell'opinione generale

                     il riflesso incondizionato del vecchio sistema monetario, 

            cioè dell'uso secolare delle monete merci (oro,argento,conchiglie)

                        che oramai fanno parte della storia dell'economia,

                    per indurre la collettività a dare merce che ha un costo

                                   contro carta moneta che costo non ha.

     1973 – La cartina tornasole della crisi del dollaro 

    Questa truffa si è clamorosamente manifestata con la crisi del dollaro in cui – nonostante la dichiarata mancanza di riserva – questa moneta vale ancora 590 lire (1973 – Ndr), mentre – se dovesse considerarsi la moneta come fede di deposito di metallo pregiato – dovrebbe valere zero lireQuesta è la prova dunque che 

            il valore della moneta non dipende dal bene reale depositato in banca, 

                                         ma dalla convenzione sociale, 

           cioè dal semplice fatto che la collettività subisce l'imposizione legale 

    per cui si è costretti ad accettare cartamoneta contro merce in previsione della necessità di acquistare merce contro cartamoneta. 

     Tecnica per appropriarsi dei valori convenzionali 

    Oramai solo qualche "ingenuo" crede che il valore della moneta derivi dalla caratteristica di essere "fede di deposito" di beni reali, mentre la convertibilità della moneta nominale altro non è che la foglia di fico dietro la quale si nasconde il vergognoso segreto culturale del grande parassitismo bancario, che è la tecnica per appropriarsi dei valori convenzionali creati dal mercato.

        Ciò significa che la moneta ha la caratteristica del valore convenzionale

                      perché è l'unità di misura del valore dei beni reali.

    Ogni unità di misura , infatti, ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, per cui ad es. il chilogrammo ha la qualità del peso perché serve a misurare il peso, il metro ha la qualità della lunghezza, così come la moneta ha la qualità del valore perché serve a misurare il valore. Da ciò deriva che la funzione monetaria causa una duplicazione dei valori, perché la somma delle unità di misura (monete) esprime una quantità di valore corrispondente a quello di tutti i beni reali (misurati) nel mondo. Il valore della moneta non è chi la stampa, ma chi l'accetta come mezzo di pagamento, cioè la collettività dei cittadini. Chi si appropria invece di questo valore non sono i popoli, ma la casta bancaria, massonica, internazionale. Solo su queste premesse ci si può spiegare non solo quanto è successo nel '44 a Bretton Woods, ma anche ciò che è avvenuto al recente congresso del Club dei dieci a Washington (era il 1973 – Ndr).

     Rendita dei grandi ladri e 2 categorie di uomini     

    Si è trattato e si tratta non di conflitti tra nazioni, ma liti tra grandi ladri dell'alta finanza internazionale, per dividere il bottino carpito a tutti i popoli del mondo.

                             La rendita causata dal conio della carta moneta,

              consistente nella differenza tra costo tipografico e valore nominale,

                          rimane sempre appannaggio e privilegio esclusivo

                                 del grande vertice bancario internazionale

    il quale vive sul furto che realizza nel momento in cui, spendendo carta moneta di costo nullo, si appropria dei beni reali prodotti da tutti i popoli del mondo. La verità è dunque che oggi l'umanità è divisa in due parti: da una pare vi sono i grandi signori della moneta che hanno senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono, e dall'altra vi sono i paria, gli uomini della strada, che per guadagnare denaro devono creare con rischio e fatica dei beni reali (merci,servizi,attività professionali ecc).

     Unico rimedio: stampare e ripartire gratis                

    Per liberare l'umanità da questo parassitismo millenario, l'unica possibile alternativa è quella di stampare carta moneta ripartendola gratuitamente fra i cittadini perché essi stessi la emettono spendendola. Il che significa, in parole povere che 

                       la funzione monetaria deve essere sottratta al sistema bancario, 

                  ricondotta sotto il potere politico, e regolata giuridicamente mediante 

                  l'instaurazione di un diritto della persona con contenuto patrimoniale. 

    Solo così la funzione monetaria potrà essere esercitata nell'interesse della collettività e non esclusivo favore di oligarchie di strozzini in guanti bianchi. Oggi invece (era il 1973 – Ndr)  il Club dei dieci si è ben riguardato dal porre un'alternativa al sistema monetario attuale, mentre si è limitato solamente a manovrare il rapporto di cambio tra monete delle varie nazioni, con l'unico risultato di causare la congestione monetaria (ben nota negli ambienti dell'alta finanza) per cui mentre alcuni mercati hanno abbondanza di moneta e quindi di produzione, altri sono in crisi perché la moneta è rara.

     L'obiettivo della piccola setta satanica                         

    Il che significa che sono state le premesse per la pianificazione delle nuove guerre con conseguenza delle ostilità economica mercantile. 

                   Solo, infatti, con la pianificazione dell'odio, della fame e della guerra

                       una piccola setta senza patria senza Dio, eletta a causa satanica

                                potrà dominare incontrastato tutti i popoli del mondo.

    Per difendere, prima che la vita, la libertà e la dignità umana ci appelliamo alla Chiesa di Roma (Auriti faceva riferimento, evidentemente, alla reale Chiesa di Cristo, non venduta al modernismo e trasformatasi in "Contro-Chiesa modernista" – Ndr) con la consapevolezza che è l'unica capace di combattere e vincere questa guerra disperata contro le forze del dio mammona. Ancora una volta il dramma dell'umanità vive la sua dolorosa vicenda sulla medesima frontiera : "il sangue contro l'oro" o meglio dire "il sangue contro la carta".

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 4 – 15 settembre 1973 

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  • Giacinto Auriti – Solo chi ama un popolo ha diritto di governarlo

    Giacinto Auriti – Solo chi ama un popolo ha diritto di governarlo

    Martedì, 10 ottobre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, comando del paese, governanti, Legittimità 

    Giacinto Auriti – Non ha diritto di comandare un

    popolo se non chi lo ama

    Etica naturale ed etica artificiale: incompatibilità tra

    etica cristiana ed etica socialista

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 3 – 1° luglio 1973 

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    GIACINTO AURITI  — HA DIRITTO DI COMANDARE UN POPOLO SOLO CHI LO AMA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Mosca 1938                                                                 

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Al secondo congresso dei partiti sovietici, tenutosi a Mosca nel 1938, fu enunciata la formula fondamentale per l'instaurazione di un'etica socialista, considerata un presupposto indispensabile per l'instaurazione di un Stato socialista. Questa formula si basava sulla consapevolezza che

              ogni ordinamento positivo è strumentale rispetto alla finalità etica,

    che lo supera e trascende come lo scopo trascende e condiziona ogni strumento

                           plasmandolo e condizionandone le caratteristiche.

                                                        (etica socialista)

     Socialismo: etica, derivato dell'economia             

    Questa finalità del socialismo consiste nel concepire l'etica come un derivato dell'economia, sicché

                  la legge morale affermata dal potere statale razionalista ed ateo

      è intesa secondo una concezione economicistica dell'etica (o della legge morale)

         volta a tutelare, rafforzare e soddisfare gli interessi della classe dominante.

    Con questo parametro l'uomo è indotto, una volta ridotta l'etica a derivato dell'economia, a confondere sacrificio economico con sacrificio etico. L'esposizione di questa grande malattia culturale, che ha ammalato milioni di cervelli della nostra generazione, fa si che

                                    di questo sacrificio economico generale

           ne benefici solamente il gruppo di potere che sovrasta la collettività,

    più che come casta, come razza umana diversa perché eticamente libera dalle sollecitazioni psicologiche che rivolge solo verso le masse. In questo si divide l'abisso enorme che sussiste tra la divisione di religione, politica ed economia cristiana e quella socialista.

     Due visioni antitetiche: cristiana e socialista     

    La prima (visione cristiana) è retta da un atto di amore verso il Popolo, atto che nel vangelo di San Giovanni è definito come una giustificazione del comando; la seconda (visione socialista), invece, pretende di giustificare il comando come atto di sfruttamento del potere ai danni del Popolo. La prima (visione cristiana) è la legge dell'altruismo: "Ama il prossimo tuo come te stesso" che è la legge condizionante il rapporto tra sovranità e popolo nello Stato organico. L'apologo di Menenio Agrippa ne è la piena e plastica formulazione. La seconda (visione socialista), invece, è 

               l'espressione dello Stato mitico in cui dietro la facciata dello Stato, 

                             inteso come concetto senza contenuto umano, 

                    la finalità dell'organo è incompatibile con quello dei soci. 

     "Odia il prossimo tuo come ami te stesso"           

    Potremmo dire che questa formula, in base ad una visione economicistica dell'etica, si risolve in un comandamento antietico a quello cristiano:

                                "Odia il prossimo tuo come ami te stesso".

    Il sentimento dell'odio di classe è, infatti, l'espressione di un'etica rovesciata e affermata con un tale spregiudicata improntitudine da indurre molti uomini di cultura a ritenere il cristianesimo affine al socialismo sul presupposto antiscientifico è orrendo della coincidenza degli opposti.

     Etica al servizio del potere                                    

    Un'etica marxista è un'etica al servizio del potere; un'etica cristiana è una legge che trascende tutti, anche i sovrani. Mentre nella società organica, romana e cristiana, all'uomo politico era data la medesima scelta consentita a ogni uomo: violare o rispettare la legge, ecco che nel "golem" dello Stato socialista il potere politico si arroga anche una terza prerogativa: modificare la legge. In quel momento il sovrano diventa l'imperatore-dio, è il culto della personalità, che è esploso nei regimi di oltre cortina, è la prova storica che questo peccato contro lo Spirito Santo, l'unico che non sarà perdonato.

     Il senso delle orride parole di Stalin                     

    Le orride parole pronunziate da Stalin all'Accademia delle scienze di Mosca, e riportate dalla "Deutsch Rund Should" del 1949, sono la documentazione storica della verità di questa premessa:

                                      "Noi abbiamo un'esperienza ventennale

                  in materia di riproduzione dell'uomo mediante il padre in fiala.

                                                   Creeremo l'intellettuale

          come prodotto scelto è il lavoratore del braccio come prodotto di massa.

                                       I soggetti inidonei saranno eliminati,

                    quelli validi saranno ulteriormente selezionati e riprodotti.

                     L'ideale sarebbe quello di creare il tipo dell'ermafrodita."

    L'orrido di queste parole risiede nell'assoluta carenza di amore. Per Stalin il problema del comando non era diverso da quello di un allevatore di cavalli o di bovini. Confondere cristianesimo e socialismo significa crocefiggere Cristo una seconda volta. Vorremmo che queste parole fossero lette e meditate dai fautori della Repubblica conciliare, di cui oggi il centro-sinistra è all'avanguardia.

     Fare un ordinamento a misura d'uomo                  

    Noi ci occupiamo di una cultura politica per legittima difesa. Vogliamo, infatti, difendere prima di tutto la nostra umanità naturale.

                 Noi non vogliamo creare l'uomo a misura dell'ordinamento,

                            ma fare un ordinamento a misura dell'uomo.

            In questa battaglia noi siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo.

                 Non ha diritto di comandare un popolo se non chi lo ama,

                             perché solo chi lo ama è disposto a servire,

                               solo chi non lo ama, è disposto a tradire.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 3 – 1° luglio 1973 

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     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, rinascita spirituale, monismo hegeliano, 

    Giacinto Auriti – Il presagio della Rinascita dell'Italia:

    un nuovo ideale spirituale senza bandiere

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    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 2 – 1° giugno 1973 

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     Caos: Pluralismo politico e relativismo morale  

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Il pluralismo politico ha abituato la pubblica opinione a credere nel pluralismo delle scelte morali, cioè al relativismo morale. In questa situazione l'uomo della strada non ancora deformato dalle false culture avverte, per quella razionalità naturale che è caratteristica essenziale dell'animo umano, che questa concezione della via è tutta da respingere. Così come uno Stato funzionale ed organico è solamente quello che soddisfa la tutela degli interessi di tutti gli uomini che compongono la società, quando le scelte morali non rispettano questa caratteristica di universalità, perché tutelano solo gli interessi da una parte, sono incomplete e quindi errate. La caratteristica di raffigurare per universale una verità parziale è, più sul piano religioso, la divisione spirituale, tanto che la parola diabolico deriva da "diaballo" (divido); sul piano filosofico, il monismo hegeliano (che, riducendo tutta la realtà all'io pensante, afferma per realtà una parte di essa); sul piano etico la riduzione del concetto di utilità a quello di egoismo

              Di conseguenza, la possibilità di affermare come scelta naturale

        il comandamento fondamentale:  "ama il tuo prossimo come te stesso"

           perché il prossimo, ridotta la realtà all'io pensante, non esiste più.

         Di qui la sostituzione del principio di giustizia con quello della forza.

     "Conflittualità permanente" e "barricata morale" 

    Di qui lo scatenamento di gruppi sociali, dei partiti, delle organizzazioni di categoria, in una "conflittualità permanente" in cui, negate le radici della razionalità naturale, ogni manifestazione naturale altro non è che l'acceleratore della spirale senza fine, del caosA questo punto occorre indicare per una vera alternativa al sistema, una barricata ideale che sia l'unica ragionevole per una rivoluzione salutare. Questa scelta non può non basarsi sui principi dell'etica naturale e, osiamo dire, cristiana. Vogliamo esprimerla, tanto per intenderci, con una formula: da una parte i ladri, dall'altra le persone per bene; da una parte gli amanti della Patria, dall'altra i traditori; da una parte gli amanti della famiglia, dall'altra i sostenitori del divorzio e dell'aborto;

                           da una parte quelli che vogliono la proprietà di Popolo,

                            dall'altra coloro che vogliono la proprietà di Governo;

                      da una parte gli amanti del lavoro, del braccio e della mente,

          dall'altra i grandi strozzini della finanza massonica bancaria internazionale;

    da una parte, in breve, coloro che credono in Dio, dall'altra quelli che non ci credono.

    Siamo sicuri che, ove mai dovesse cominciarsi a costruire in piena consapevolezza culturale, è cioè razionale e morale, questa barricata vedrà schierati insieme, da una parte: i ladri, gli strozzini, i materialisti, i banchieri, gli atei, gli spacciatori di droga, i traditori; dall'altra: i padri di famiglia, gli operai, gli imprenditori, i lavoratori del braccio e della mente, gli studenti, i sacerdoti; in breve: le persone per bene. Se un giorno riuscissimo a creare questa barricata, non v'è dubbio, l'Italia ritroverebbe se stessa e i suoi nemici sarebbero spazzati via come nebbia al sole.

     Credere in un nuovo ideale "senza bandiere"       

    Questa è la nostra alternativa, questa è la nostra battaglia, questa è la nostra missione. Siamo troppo stanchi e troppo amareggiati, è forse troppo vecchi, per credere ancora nella combinazione che nasce da una sola bandiera spiegata, perché troppe bandiere ci hanno deluso? Ecco perché oggi vi proponiamo di credere in un ideale senza bandiere.

                          Crediamo che questo sia il tempo dei combattimenti solitari

          in cui ognuno deve trovare ad acquistare quella consapevolezza dei propri valori

      in modo da costruire in questa società disumanizzata un baluardo a difesa dell'uomo,

                                                      contro le culture di mito.

    Siamo certi che, semmai riuscissimo a far correre nell'animo dei giovani ancora una volta il brivido della fede, in un attimo potrebbe essere un'alzata una nuova bandiera. Quel giorno anche per i vecchi potrà tornare la brezza della gioventù eterna dello spirito. Questa è la nostra fede! Perché è certezza di cose sperate: il presagio della rinascita dell'Italia.

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 2 – 1° giugno 1973 

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  • Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

    Domenica, 8 ottobre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, capitalismo bancario, comunismo 

    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria

    e Stato padrone dei cittadini

    L'Alternativa, primo numero: "Mille lire di speranza"

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 1 – 15 maggio 1973 

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    GIACINTO AURITI  — COMUNISMO, SCHIAVITU’ MONETARIA E STATO PADRONE DEI CITTADINI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Necessita un nuovo clima spirituale                      

    Roma – di Giacinto Auriti  Siamo profondamente convinti che la cosa più importante, oggi, è cambiare il clima spirituale della nostra generazione e del nostro ambiente; in breve ridare la speranza. Il sottile veleno della falsa cultura di moda ci impone il dovere di ricercare in noi stessi, al di là e al di sopra delle etichette dei partiti, la nostra umanità essenziale ed i valori della nostra razionalità, della legge morale, per il ritorno di un ideale nuovo ed antico. Nuovo perché il nostro discorso deve essere all'altezza dei problemi del tempo, antico perché ispirato ai valori veri della tradizione romana cristiana. Potrà sembrare presuntuosa la dichiarazione di questo disegno affidato a questo modesto foglio, ma la veste francescana è garanzia di libertà. Possiamo, infatti, scrivere senza la preoccupazione di essere condizionati dai necessari finanziamenti della grande stampa. 

                                                    Noi vogliamo contrapporre 

                      al capitalismo bancario e liberal-massonico di marca occidentale, 

                                           ed al capital-marxismo d'oltre cortina 

                      (propri della concezione mitica ed astratta dello Stato socialista,

                           della società anonima, della Banca e dell'ente di Stato), 

                                                una società fatta di uomini vivi. 

     Il medesimo obiettivo di dominio                            

    Le due facce del capitalismo hanno, infatti, il medesimo scopo di affermare il dominio dello Stato o della Banca sull'uomo. Noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni di qualunque forma di società. In questo senso noi ci rendiamo portatori di un nuovo umanesimo politico. Questa non è pura letteratura, perché come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nella società anonima il capitale è della società e non dei soci. Ormai l'uomo, ridotto in pauroso complesso di inferiorità ed annichilito da linguaggio alienante dei grandi mezzi di comunicazione, non osa più di pensare di poter essere padrone degli strumenti che lo circondano.

                        Questi strumenti sono stati personificati in una sorta di idoli

                                     che sono diventati i padroni degli uomini,

                                  che dovrebbero viceversa domarli e goderne.

    La profezia di Proudhon, "la proprietà è furto", si è realizzata perché il complesso della colpa è ormai passato dalle spalle del ladro a quelle del proprietario. La concentrazione virile del Diritto Romano, in cui la Civis esprimeva il proprio domino sul mondo dei valori come Dominus, deve tornare a rivivere come il diritto naturale dell'uomo e, noi aggiungiamo, di ogni uomo!

      Comunismo: Stato padrone dei cittadini                    

    Oggi l'uomo della strada pensa che la parola "comunismo" significhi una specie di comproprietà. Su questo equivoco il mondo dei poveri spera in un demagogico ed inesistente "sole dell'avvenire" che gli consenta di partecipare alla "divisione" dei beni. Nulla di più falso: il comunismo non è comproprietà. La  "comproprietà" infatti è un modo di essere della proprietà privata, mentre comunismo è coincidenza del potere politico con il potere patrimoniale, cioè feudalismo nel senso deteriore della parola. 

                   Il comunismo vuole fare dello Stato il padrone dei Cittadini,

                      noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni dello Stato.

    Questo significa anche che noi vogliamo ripartire tra i cittadini il reddito monetario del capitale amministrato dallo Stato e dalle banche, perché il padrone di una ricchezza è chi ha diritto di prendere il reddito. Al grido rivoluzionario di classe "proletari di tutto il mondo unitevi" che ha unito i proletari per espropriare tutti a favore di pochi governanti, noi rispondiamo con un grido più potente perché universale : "uomini di tutto il mondo uniamoci per espropriare i governi e le società mitico-bancarie e riprendiamoci la roba nostra".

                                         Chi si oppone contro queste idee 

                    si pone contro se stesso, la sua famiglia e i suoi interessi.

      Individuare i veri nemici del popolo                           

    E' tempo ormai di abbandonare il linguaggio delle responsabilità astratte e cominciare ad individuare chi sono i veri nemici del Popolo. E' tempo che si comprenda che il "socialismo" non è lo Stato capital-marxista, ma i pochi uomini che controllano i grandi complessi e le aziende economiche di Stato. Poiché il patrimonio senza proprietà non esiste, la proprietà è di due categorie di persone: o è dei cittadini o dei governanti, non dello Stato inteso come pura astrazione, poiché i fantasmi non esistono. Dunque, nella concezione del capital-marxista, lo Stato altro non è che la facciata dietro la quale ingrassano le Logge massoniche, così come avviene dietro le facciate delle grandi Banche e delle società anonime. 

                       I vertici di questi mostruosi "golem" sono le Logge 

                  in cui tramano nell'ombra le grandi piovre dell'umanità.

    Il grande capitale è ormai di proprietà di pochi gruppi di potere riuniti tutti, in oriente e in occidente, nell'unico fine di conquistare tutte le ricchezze e tutta la sovranità politica del mondo. La prova clamorosa di questa verità è stata l'ultima guerra mondiale in cui Russia e America si sono alleate superando tutte le barriere ideologiche che solo apparentemente le dividevano. Ecco perché, se alcuni uomini di partito hanno dichiarato la propria incompatibilità con i nostri centri di studio, evidentemente queste verità scottano.

     La testimonianza della fede                                            

    Ecco perchè noi vi avvertiamo: a chi vi dichiara che tra noi e un qualsiasi partito vi è incompatibilità, domandate immediatamente a quale loggia massonica appartiene. Sappiamo il rischio che corriamo, ma la nostra è una scelta definitiva ed irrevocabile.            

                       La testimonianza della fede è sempre un rischio, 

       così come la dignità è una medaglia che ha come rovescio un costo.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 1 – 15 maggio 1973 

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