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  • Tobin tax: il perchè del No pronunciato dal governo italiano

    Tobin tax: il perchè del No pronunciato dal governo italiano

    Martedì, Ottobre 9th/ 2012

    – di Silvia Laporta –

    Tobin Tax / Esm / Germania / Spagna / Grecia / Italia / Angela Merkell / Monti / Vittorio Grilli / Fondo Europeo di Stabilità / Troika / Vertice Europeo / mercati/ crisi europea/ recessione / Piigs 

    Ecofin – Tobin tax: il governo italiano

    dice "No", ecco perchè!

    Un rifiuto verso i paesi rigoristi? No, pura

    difesa della speculazione!

    La situazione Greca e Spagnola, e la visita

    della Merkel ad Atene

    Lussemburgo, Atene, Madrid – E' stato un secco "no" quello del ministro delle finanze Vittorio Grilli che ieri mattina, durante il vertice dell'Eurogruppo tenutosi a Lussemburgo, ha rifiutato la proposta dell'asse franco-tedesca di procedere con la cooperazione rafforzata sull'imposta sulle transazioni finanziarie, volgarmente detta "Tobin  Tax".

     Motivazioni Strategiche dietro iI "No" alla Tobin Tax? 

    Motiviazioni strategiche o politiche? Nella motivazione ufficiale data da Grilli, alla base del rifiuto vi sarebbe soltanto una ripicca italiana contro i paesi rigoristi (Germania, Finlandia, Paesi Bassi) che si oppongono al pieno utilizzo dell'Esm, come meccanismo anti-spread. Stessa musica e stesse onde di frequenza per la Spagna, che ha continuato ad insistere sulla possibilità che il fondo di stabilità sia utilizzato – udite, udite – direttamente per "salvare" la banche in difficoltà.  Ma i rigoristi – nel copione ufficiale diramato ai giornali – non penserebbero affatto a tali ipotesi! Quindi ricapitolando, Italia e Spagna (nella versione teatrale ufficiale) si sarebbero opposti per ripicca contro i "Paesi rigoristi"; mentre i paesi rigoristi (tra i quali la Germania) sarebbero contrari all'utilizzo del MES in chiave anti-spread (cioè per "calmare i mercati"). Tutte balle ovviamente! Teatro, puro teatro!

     La verità al netto della propaganda ufficiale 

    La verità è che la Tobin Tax rappresenta una spina nel fianco della speculazione finanziaria internazionale, ed attivarla sarebbe per Monti e l'euro-cricca uno schiaffo ai loro stessi burattinai matti: i banchieri e le grandi banche speculative concentrate per lo più tra City e Wall StreetPer la Tobin Tax, dunque, il percorso si fa irto. Seppur potrebbe rappresentare una fonte di ricavi (anche se non si sa ancora gestiti da chi) e un segnale contro la speculazione dei mercati, il suo cammino s'incrocia con le finte liti e le quisquiglie europee, nelle loro fasulle strategie anti-crisi. Mentre gli Stati Europei "litigano" – per usare un eufemismo – tra di loro, proprio ieri – tra l'altro – è stata l'alba del sacro connubbio dei 27, ovvero la nascita ipotetica degli Stati Uniti d'Europa con l'inaugurazione del MES. Ma molto eloquente è, invero, notare come di "unito" in Europa ci sia davvero molto poco. Nulla, a conti fatti, a parte la "sete di danaro" dei grandi capi europei e la convergenza di interessi delle grandi lobby bancarie ed industriali.

     La questione "Grecia" e la visita di "Angela" 

    Sul tavolo di Lussemburgo Il vertice è continuato, poi, con varie dissertazioni sulla questione Grecia. Tuttavia alla fine non si è deciso né ieri, né si deciderà al prossimo vertice del 18 e 19 Ottobre a Bruxelles. La questione sul destino dello sfortunato Paese Piigs, sarà rinviata quasi presumibilmente al 2013. E' ancora tutto in mano ai carnefici della Troika, che  stanno  discutendo con il governo di Atene e non daranno il loro responso sulla nuova tranch del prestito prima della fine del mese. Il presidente Samaras è preoccupato: "senza il prestito il paese non arriverà oltre novembre", ha sostenuto nelle ultime ore. Ma è pur vero che il prestito importerà ulteriori debiti ed interessi da usura per Atene. Frattanto, stamane, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è recata in visita proprio nella capitale greca, accolta da un imponente dispiegamento di forze dell'ordine, e da cittadini ellenici infuriati per l'inatteso e sgradito arrivo. Numerose sono state le proteste levatesi in tutta la capitale. Ovunque – come prevedibile alla vigilia – svastiche date a fuoco ed immagini della Merkel in divisa da nazista.

     La "situazione spagnola" 

    Sul versante iberico, intanto, anche un altro capitolo dell'Esm sembra essere bloccato: quello della Spagna. Sembra che il governo Rajoy sia riuscito ad allontanare, almeno nell'imminente futuro, lo spauracchio del ricorso obbligato all'Esm, una delle dittatoriali clausole del trattato. In cambio Mario Draghi ha però parlato di condizionalità, non dure come quelle di Atene, ma egualmente pesanti da sopportare per un paese in preda alla recessione economica ed a gravi ed inusuali  tensioni sociali. Peggior ricetta davvero non si poteva prevedere, alla vigilia degli eurovertici. Ma si sà: la dittatura non è un qualcosa che bada a queste "minuzie".

     2013: l'anno dei disastrosi effetti del MES 

    Che ne sarà di loro? Che ne sarà di noi? Per il momento tutto tace, ma le conseguenze non tarderanno ad arrivare.  Il tanto temuto Esm (o Mes) è stato prima ratificato, poi approvato e adesso entrerà ufficialmente in vigore. Seppur non ce ne rendiamo conto adesso, la situazione sta per cambiare radicalmente. Non dimentichiamoci degli "obblighi" che il "preside" della Bocconi ha preso per noi Italiani con i colleghi dell'Unione europea. Saremo in grado di mantenerli con una recessione martellante e un debito illegale che continua a crescere? E soprattutto fin quando i nostri politici italiani ciechi e sordi continueranno ad avallarle?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Martedì, Luglio 24th/ 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Eurozona / Crisi Ue / Economia / Debito pubblico / Alberto Quadrio Curzio / Il Giornale / Riserve auree / Prestito garantito / Tentacoli sull'oro italiano / Speculazioni / Furbizie / Recessione / Bilderberg Club / Goldman Sachs / Jim O'Neill / Economia della truffa / Euribor / Porta aperta alla speculazione / Barclays / Depositi Over-nigth  

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea Nazionale

    Vogliono mettere le mani sul nostro oro: la terza

    riserva del mondo. Ecco come! 

    Il potenziale distruttivo dell'Euro-gabbia e dell'Euribor

    del quale nessuno parla, svelato per voi

    La discutibile intervista dell'economista Quadrio Curzio al 

    quotidiano "Il Giornale"

    Roma, Bruxelles – La scorsa settimana tra le dissennate proposte del governo del professor Mario Monti, tendenti ad estinguere il debito nazionale in gran parte "fittizio ed illegale" maturato nell'Eurozona, vi era stata quella di svendere 20 miliardi l'anno di beni pubblici rientranti nel patrimonio immobiliare "storico" italiano. Proposta che a quanto pare sarà sguita alla lettere dal professore e dai suoi scellerati ed asserviti seguaci, che – in caso di vittoria elettorale, a partire dal 2013, e se Dio non ci assiste – si adopereranno senza sosta a "regalare" pezzi d'Italia per ripagare chi specula e dissangua le ricchezze delle famiglie e delle imprese italiane. Inoltre avevamo accennato anche ad un altra ipotesi di scempio: quella protesa a conivolgere nel presunto (quanto pazzesco) "piano di risanamento" la  nostra riserva aurea – la terza del mondo, ricordiamolo – per finanziare il dittatoriale MES o per qualche altra simile sconcezza.

      L'Italia e l'ombra lunga di Goldman Sachs  

    Avevamo poi analizzato la posizione alquando ambigua del neo-liberista Mario Draghi: ex-uomo di punta per l'Europa di Goldman sachs. nonché tra i principali artefici di un piano di privatizzazione nazionale senza precedenti avviatosi segretamente nel 1992 sul piroscafo Britannia (vedi articoli correlati). Un Mario Draghi che da presidente della Bce, appena insediatosi – ricordiamolo pure – si rifiutò di intervenire in favore dell'Eurozona. Rifiutandosi cioè di acquistare i titoli del debito pubblico dei Paesi Piigs: Paesi dell'Eurozona fatti oggetto degli attacchi della speculazione internazionale e lasciati allo sbando dalla Commissione europea e dagli altri organi dell'Ue (Parlamento e Consiglio). Ciò mantenendo volutamente chiusi i rubinetti della BCE, malgrado l'art. 11 del SEBC (Sistema Europea delle Banche Centrali) prevedesse in casi urgenti interventi simili (vedi protocollo SMP ). Abbiamo poi analizzanto un'altra posizione curiosa, quello del "gran consigliere" Jim O'Neill,  presidente di Goldman Sachs Asset Management, che in tempi non sospetti dettava consigli utili per uscire dalla crisi, trovandosi curiosamente in perfetta sintonia con altri 3 ex-colleghi di Goldman Sachs: Mario Draghi ed i professori Mario MontiRomano Prodi.

      L'ipotesi "Riserve Auree"  

    Comune denominatore di quella che potremmo ribattezzare con un pizzico di "ironia" (consentitecelo) la "Strategia Goldman", è l'utilizzo del (deleterio) Meccanismo Europeo di Stabilità (o MES): arma altamente dittatoriale (direi neo-coloniale) spacciata come democratico strumento per la crescita.  Ma come finanziare il MES? Mediante, "magari", l'utilizzo delle riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC): vista la cronica scarsità di liquidi che afflige gli stati, dovuta alla recessione ed alla speculazione da interessi bancari da pagare sulle obbligazioni sottoscritte. Pertanto avevamo avanzato l'insana ed azzardata, quanto probabilissima ipotesi – balenata nelle menti illuminate della casta – di ricorrere all'ulilizzo delle riserve auree degli stati dell'Eurozona in crisi. Tra di essi, ovviamente, quelle dell'Italia: Paese che – come detto – detiene ad oggi la terza riserva aurea del mondo. Ed  ecco come per magia il materializzarsi delle nostre previsioni, stamane, in una intervista pubblicata dal quotidiano "Il Giornale". Protagonista l'economista Alberto Quadrio Curzioprofessore emerito di Economia politica all'Università Cattolica di Milano, nonché grande amicone e consigliere indovinate di chi? Del professor Prodi.

      Paradossale Quadrio Curzio: "Per la crescita  si impegni l'Oro" 

    L'intervista Alberto Quadrio Curzio è a dir poco scioccante, a tratti imbarazzante. Almeno a nostro modesto avviso. E vi spieghiamo il perchè! Secondo lo stimatissimo economista, infatti, per la crescita – a quanto pare – non occorre sbaragliare la speculazione e tagliare le unghie alla finanza con la de-finanziarizzazione dell'economia. Nell'intervista e nelle parole di Quadrio Curzio non si fa cenno né al ruolo anti-speculativo degli acquisti di bond da parte della Bce, né di una "provvidenziale" riforma o cancellazione dell'Art. 123 del Trattato di Lisbona. Ma bensì la soluzione proposta dal luminare è il ricorso ad un "prestito garantito in oro". Cioè, la strada indicata dal fantasioso economista passa dal compromettere (a garanzia) le nostre preziosissime riserve auree nazionali. Così facendo – secondo Quadrio Curzio – il governo potrebbe evitare di innalzare il cuneo fiscale. Come a dire: per guarire un malato da una forma gravissima di varicella (provocata tra l'altro da un contagio evitabilissimo ed indotto) il medico anzichè somministrare medicine che curino la malattia alla radice, decida di correre il pericolo di tagliare una mano al paziente, per evitare – in alternativa – di tagliargli una gamba. Soluzione alquanto paradossale e fuori dalle righe.

        Lo spread e le inconciliabili "Teorie del Nulla"  

    Il concetto che vorrebbero far passare come la "panacea ai mali (indotti) della Nazione", dunque, passerebbe per il ricorso ad un "prestito con garanzia in oro per rilanciare la crescita attraverso un abbattimento del cuneo fiscale contributivo e investimenti in infrastrutture". Per l'economista la fiscalità orientata al risanamento può crescere, dunque, con un prestito garantito da oro. Ma la domanda è: se la recessione (indotta dall'Euro-sistema e dal sistema Target 2) non frena la sua folle corsa, che ne sarà delle riserve auree italiane? Perchè fidarsi di queste previsioni? Perchè giocare con il fuoco, continuare a fidarsi e ad avallarle tutto ciò, quando oggi lo stesso governo Monti propone addirittura di uscire dalla crisi del debito (debito artifizioso ed indotto) svendendo 20 miliardi l'anno di patrominio pubblico nazionale? evidentemente qualcosa o qualcuno è letteralmente impazzito! Ma il professor Quadrio Curzio è capace addirittura di  superarsi, sostenendo poi che "le recenti dichiarazioni di Mario Draghi (BCE) sull'irreversibilità dell'euro e sul fatto che la Bce interverrà in modo non convenzionale dovrebbero alleggerire le pressioni sugli spread. Peccato che proprio ieri il professor Mario Monti – in merito avesse contraddetto tale teoria, sostenendo che lo spread ed i giudizi del rating piovuti nelle ultime ore come una pioggia acida sull'Italia, fossero ingenerose ed assurde, quanto inaspettate. Allora cari professori "illuminati" perchè non fate pace con voi stessi e vi decidete? Il rating e lo spread sono strumenti inaffidabili di destabilizzazione economica oppure, al contrario, misuratori affidabili, "nervosi" e "pensanti" da acquietare con sacrifici e dichiarazioni accomodanti?  

      Per la vera crescita "De-finanziarizziamo l'economia reale"! 

    La sensazione, o meglio la certezza, è che siamo allo sbando, e che i "mercati", il "rating" e lo "spread" abbiano definitivamente fatto il loro corso e fallito completamente la loro "missione": sporca o confusa che sia! Bisogna definitivamente de-legittimare le "agenzie della discordia" (Standard & Poor's, Fitch ratings e Moody's) e tornare a parlare di economia reale, mandando a casa – ed alla svelta – quanti ancora vorrebbero farci credere che le imprese e le famiglie (come le stesse banche, di Basilea 2) dovrebbero sottostare alla pazzia ed all'aleatorietà di questi perversi strumenti di caos e destabilizzazione economica e sociale.

      I sintomi di una "follia europeista acuta"  

    Dunque molti sono ancora i sintomi acuti (vedi articoli correlati) di una euro-follia dilagante che getta le sue basi in un europeismo cieco e bieco: primato dei privati nel controllo del sistema bancario europeo; rifinanziamento pubblico obbligato – per gli stati dell'Eurozona – presso le banche privare; immobilismo della BCE; finanziarizzazione dell'economia e uso spropositato di derivati e ricorso anti-economico e speculativo ai depositi over-nigth; subalternanza della sovranità statale al giudizio delle società private del rating ed alle lobby; Strenua difesa dell'euro, a discapito del Welfare e della sacralità della dignità umana; utilizzo ad oltranza dello scellerato ed arbitrario Sistema (di pagamenti interbancari) Target 2 e del Tasso "Euribor": quest'ultimo tornato prepotentemente sotto-accusa negli ultimi giorni. Vediamo cos'è!

      Definizione di "Euribor"  

     

    L'Euribor è un “marchio registrato” di esclusiva proprietà dell’associazione privata delle banche europee (Euribor-EBF); per definizione esso è il "tasso d’interesse a cui i depositi a termine interbancari sull’Euro vengono offerti da una primaria banca a un’altra primaria banca della zona dell’Unione monetaria europea (UEM) alle 11.00 ora di Bruxelles”. Ma in effetti, i tassi d'interesse forniti dalle singole banche sono “autocertificati”: ciò equivale a dire  che gli istituti di credito hanno piena discrezionalità nel dimostrare che possono effettivamente contrattare prestiti ai tassi comunicati. Questo è pertanto un sistema piuttosto "anarchico" e "discrezionale" (arbitrario) incentrato sull'assenza di controlli e su meri criteri opportunistici. Ne è esempio lo scandalo del caso "Libor", tasso: manipolato dalla banca Barclays e forse da altre. L’Euribor (tasso interbancario offerto in euro) come molti ignorano è stato introdotto con la nascita dell'euro nel 1999, tramite il concorso delle banche europee di maggior spessore,  unitesi nel determinare un tasso di interesse base che potesse tornare utile alle transazioni finanziarie che interessano le moneta unica.  Il fine perseguito è stato, almeno in teoria, quello di modulare sullo stesso livello i tassi di interesse, con lo scopo di avere un unico punto di riferimento per le operazioni finanziarie interbancarie per – udite udite –  evitare speculazioni. Ma solo in teoria per l'appunto!

       "Tasso Euribor": un'ulteriore portone aperto alla speculazione  

    Alla fine, invece, i professori dell'euro hanno finito per confezionare un sistema gabbia che (all'interno del già illustrato disastroso "Sistema Target 2" – vedi articoli correlati) ha ingenerato di fatto profonde disparità di trattamento tra i vari Paesi dell'Eurozona, ed addirittura – in molti casi – tra le stesse banche di un medesimo Paese membro. Chi vigila sull'Euribor? Praticamente nessuno! E' una giungla selvaggia ed anarchica nella quale i più furbi prevalgono:  ed in particolare le banche meno solide o più spregiudicate, che hanno la meglio su quelle più virtuose e corrette, che vengono fortemente penalizzate dalle prime. Questo evidentemente accade per un vizio intrinseco all' "Euro-gabbia" legato al fatto che i paesi e le stesse banche presentano situazioni economiche molto diverse tra loro, e quindi non sono suscettibili di confronto ad un tasso uniforme. Quindi è logico – lo capirebbe anche un bambino: ma non evidentemente i nostri illuminati professoroni –  che per sormontare gli evidenti  ostacoli e limiti dell’Euribor, andrebbe creato uno strumento più flessibile che tenga conto della diversità dei vari istituti di credito e delle loro situazioni patrimoniali, premiando esclusivamente quelle che hanno dimostrato nel tempo una maggiore onestà ed una gestione economica più oculata: magari accordando loro  accessi al credito BCE, più facilitati. 

       I paradossi del "Tasso Euribor"  

    Il "Tasso Eurobor" – usando un eufemismo – può essere considerato alla luce di quanto esposto alla stregua di una amara ciliegina posta su una altrettanto indigesta torta  preconfezionata ad arte dai "distratti" pasticceri europeisti: Romano Prodi e i suoi fidati "consiglieri" in primis. Pur se poco conosciuto (o addirittura occultato) esso è un qualcosa che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto quando ci si appresta a sottoscrivere un mutuo da migliaia di euro. Spesso, infatti, chi ha il mutuo indicizzato all’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) non sa che si tratta né – come detto – di un “marchio registrato” privato; né come esso viene calcolato e che effetti comporta.  Lacuna informativa gravissima, soprattutto perchè da esso spesso e volentieri possono dipendere sensibili variazioni di rate da un mese all’altro. Pertanto, una volta appresi questi elementi, forse adesso sapremo controbbattere meglio alle forzate posizioni europeiste – oggi difese a spada tratta da una parte esigua di Italiani e ma molti media e luminari universitari – sull'Euro-gabbia ed i i suoi accidenti. O meglio suoi suoi  "eccezionali meccanismi" economico-finanziari da poker. Meditiamo gente!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Venerdì, Giugno 29th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Berlino / Roma / Varsavia / Europei 2012/ Vertice europeo / Calcio / Italia – Germania / Spread / Crescita / Economia / Politica / Bilancio / Crisi europea / Tobin Tax / Esm / Banca Centrale Europea / Mario Monti / Angela Merkel / Alexander Stubb / Mario Balotelli 

    Germania – Italia: scontro calcistico e politico

    Mario Monti Vs Angela Merkel – Balotelli contro la

    corazzata tedesca. Ma in campo c'è solo il SuperMario

    del calcio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Berlino, Bruxelles – Lo avevamo detto proprio ieri che l’Unica “Italia” che ci regala un sorriso è la Nazionale di calcio che sta disputando gli Europei e che ha conquistato la finale contro la Spagna. L’attesissimo incontro tra Germania ed Italia è terminato, come tutti sappiamo, 2 a 1 per gli azzurri che hanno portato a spasso per il campo i tedeschi, facendo loro un pò di “lezioni private” di buon calcio. Se Mario Balotelli ha permesso a tutti gli Italiani di gioire per i gol segnati, l’altro “Mario Nazionale” non ha seguito la strada del primo. L’altra partita tra tedeschi e italiani si è giocata, ieri stesso, a Bruxelles in occasione della riunione del Consiglio Europeo: Monti “contro” la Merkel per chiedere nuove misure affinchè l’Italia non soffochi nel debito e lo spread si abbassi notevolmente.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

    Nonostante si parli di una doppia vittoria, calcistica e politica, sulla seconda ci permettiamo di sollevare dei dubbi: la stampa nazionale ed internazionale ha parlato di un premier, Mario Monti, deciso a mettere alle strette la collega tedesca Angela Merkel ma, nonostante le sterili parole propagandistiche, dubitiamo fortemente del passo indietro a cui la Cancelliera si è vista costretta come dubitiamo della buona fede dello stesso premer, che ad oggi ha fatto di tutto per esporre l'Italia a rating e spread, e quindi di tutto per far esplodere il debito, lasciando mano libera – come visto in centinaia di articoli – ai suoi amici banchieri. Il professore ha chiesto (dopo mesi di gravissimo immobilismo e cecità estrema) misure anti-spread e per la crescita ed ha esordito affermando di non voler chiedere aiuto, ma soltanto capire se Italia (e Spagna) dovranno vedersela da sole oppure tutta l’Europa decida di mettere una toppa ed evitare la crisi totale. Vista così dovremmo quasi ringraziare il professore. Al pari di super-Mario Balotelli. Ma le cose non stanno come  propagandato dalla stampa vicina ed asservita alla casta.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

    Dall’altro lato, però, la Merkel è decisa a portare acqua al suo mulino e a difendere i risparmi dei tedeschi e non si è ben capito se noi Italiani, dopo l’exploit del “nostro caro" professore, dovremmo addirittura ringraziarlo  per essersi ricordato di essere a capo del Bel Paese. Come se non bastasse, a rincarare la dose ci pensa il Ministro per le Politiche Europee finlandese, Alexander Stubb, che si schiera accanto alla Germania sposando la politica del rigore e la mancata solidarietà con i paesi più deboli.

      Italia-Germania – Una doppia vittoria?  

     I lavori dei 27 capi di Stato e di Governo europei riuniti in Consiglio a Bruxelles hanno toccato diversi punti: dal bilancio comunitario alle risorse di cui potrà godere l’Ue nel periodo dal 2014 al 2020, dalla politica agricola comunitaria, all’unione bancaria, argomento che sarà ripreso sicuramente anche oggi. Monti minaccia anche di bloccare la Tobin Tax qualora la Cancelliera tedesca non si mostri più morbida nei confronti, non solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa. Che il destino dello scacchiere internazionale sia affidato alle decisioni della Germania non è cosa nuova: peccato che Monti abbia cominciato a fingere di fare la voce grossa solo adesso dopo essere stato complice – né più némeno della Merkel – del disastro dell'Italia in primis e della stessa Eurozona. Ma d'altra parte – recite e chiacchiere a parte – la strada tracciata da Monti e Merkel è la stessa tracciata dai colleghi non eletti di Bruxelles: quella dell'accentramento e del MES. Quindi non ci resta che ringraziare – per ora e per sempre – un solo SuperMario, e non di certo quello della politica, ma quello del calcio: capace con due prodezze di piegare la Germania. Cosa che non è riuscita (ammesso che ci avesse mai provato davvero) al mario "delle banche". 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • G20 – Crisi Ue e Rifinanziamento Fmi: Soluzioni pro banche?

    G20 – Crisi Ue e Rifinanziamento Fmi: Soluzioni pro banche?

    Martedì 19th / Giugno 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Los Cabos / Messico / Vertice mondiale / Banche / G20/ America / Cina / Germania / Francia / Italia / Camp david / G8 / Crisi europea / Crisi economica / Banche / Politica / Potenze mondiali / Barack Obama / Angela Merkel / Troika / Banca Mondiale / Josè Angel Gurria / Robert Zoellick / Grecia / Atene / Francoise Holland / Christine Lagarde 

    G20 Messico – Crisi Ue:  per chi risolverla?

    I cittadini o le Banche?

    Ma quali sono le vere preoccupazioni  dei grandi

    della Terra? 

    Tutti i retroscena del G20 che nessuno racconta e il

    rifinanziamento dell'Fmi

    Los Cabos, Massico – I Grandi della Terra riuniti al G20 – Al Centro dei Lavori la Crisi dell’Eurozona

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Los Cabos –  Al tavolo dei lavori del G20, in Messico – il vertice che, come noto, unisce i 20 paesi più potenti del mondo (tra quelli industrializzati e quelli emergenti), non sono stati i massacri della popolazione Siriana o il genocidio di cristiani in Nigeria ad accendere le discussioni. Quello che sta più a cuore dei giganti dell’economia mondiale, come già al G8 di Camp David, è piuttosto la crisi europea dell'Eurozona, che potrebbe – secondo i grandi burattinai – "contaminare" anche il resto del mondo. Statunitensi e cinesi, giapponesi e messicani, fanno pressioni perché si trovi finalmente una soluzione credibile alla crisi dei debiti sovrani. Nessuno di loro fa però espressamente riferimento allo strapotere ed alle ingerenze delle agenzie di rating, alla riforma dell'art. 123 del Trattato di Lisbona, alla rinazionalizzazione delle Banche Centrali, né tantomeno alle altre stranezze speculative che i potenti continuano ovviamente a tollerare, perhè in palese mala fede. 

     Le preoccupazioni dei potenti e il "Piano Ue di accentramento" 

    L’Europa, infatti, è la prima destinazione dell’export di Usa e Cina, il 28% degli scambi mondiali avviene in euro, e viene ampiamente “rimproverata” al tavolo della discussione di Los Cabos.  “Gli europei, fanno finta di non vedere che siamo di fronte non a un semplice rallentamento dell’economia, ma stiamo entrando in una nuova fase della crisi, che se non troverà una nuova reazione in Europa, potrebbe contagiare il mondo”. Così tuona il presidente della Banca Mondiale (il gemello diverso dell'Fmi sul versante americano) Robert Zoellick, che abbandonando il linguaggio diplomatico e – con una buona prova teatrale – dando libero sfogo alla rabbia, aggiunge: “ La questione non è più veramente tentare di sapere quale modello scelgano gli europei, bisogna che ne individuino uno e lo facciano in fretta!  I dirigenti del G20, guardano agli europei con un misto di frustrazione, confusione e sdegno” Ma tanta veemenza, sarà dovuta alla preoccupazione delle sorti dei paesi europei,  o a quella per le sorti delle Banche dei paesi europei? Oppure sarà un subdolo e strategico tentativo di indirizzare all'arrivo il "piano d'accentramento europeo" in maniera più celere possibile? Josè Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, parla invece di una crisi che non colpisce solo l’Europa. Il ministro delle finanze giapponese, Jun Azumi, sprona la Germania per il buon andamento dell’economia mondiale, mentre per la Cina : “ I paesi della Zona Euro, devono tenere ben presente che sono tutti sulla stessa barca, e capire che nessuno si salverà se la nave affonda nelle  gravi tempeste economiche.”

     Le iene della Troika pronte a riassaltare la Grecia 

    Dopo il risultato delle elezioni in Grecia, l’Eurozona può tirare un sospiro di sollievo. La Germania, subito, – chissà perché particolarmente “contenta”- sembra accettare il secondo piano di aiuti, concedendo un pò più di tempo ad Atene per rispettare gli impegni presi. La famigerata Troika ( Ue, Bce, Fmi ) sarà prontamente ad Atene, appena sarà formato il nuovo governo. Più che prontamente, aggiungiamo noi, quasi come una iena che si riversa affamata sulla sua vittima da scarnificare! Con la differenza che , le vittime, sono solo ed esclusivamente i cittadini greci, che saranno sicuramente preda di misure ancora più austere di quelle precedenti.

     La preoccupazione di Obama  e dei Grandi del G20 

    Los Cabos, Messico – G20, Barack Obama e il Presidente messicano, Felipe Calderon

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Anche Obama interviene nel vertice con toni cupi, preoccupato – almeno in apparenza – per le sorti dell’economia mondiale; in particolare molto critico nei confronti delle strategie europee della Merkel: ma considerando che la City di Londra e Wall Street – che di certo non sono lontani dagli interessi della Casa Bianca – sono le realtà economiche che più di tutte stanno ingrassando su questa crisi a suon di speculazioni miliardarie, non si comprende se assistiamo ad un ennesimo colpo di gran teatro o ci troviamo dinnanzi a serie preoccupazioni. Anche se nel profondo la risposta la conosciamo bene! Il vero problema della crisi sono proprio loro, i grandi del mondo che hanno "regionalizzato" in 3 grandi macroaree il pianeta: quella asiatica, quella americana e quella europea (quest'ultima sotto l'egemonia di oscuri gruppi d'interesse e della stessa Ue). Quel che preoccupa veramente gli attori del G20 sono quindi – evidentemente – le sorti per le proprie tasche, più che quelle dei contribuenti che malamente rappresentano.

      La proposta di Hollande e il rifinanziamento dell'Fmi  

    La riunione si chiude con la proposta del presidente francese Francoise Hollande: un rilancio dell'Eurozona con l'utilizzo di 120 miliardi ad effetto rapido e con l’Ue che si sostituirebbe di fatto alle banche reticenti ai prestiti ed in preda alla sindrome del "credit crunch", attraverso l'utilizzo dei 55 miliardi di fondi strutturali 2007/2013 che dormono nei cassetti e l’intervento dei project bond. Ciò per stimolare gli investimenti nelle nuove tecnologie. Christin Laguarde, direttrice dell’Fmi, dal canto suo ha cercato di convincere i paesi emergenti (in particolare la Cina)  a rifinanziare il fondo monetario per almeno 430 miliardi. Ma gli emergenti non hanno accettano la coraggiosa quanto pretenziosa proposta fatta propria invece dagli altri leader, per bocca del presidente di turno del G20, il Presidente messicano Felipe Calderon, secondo il quale: "i contributi dei paesi mondiali al rifinanziamento dell'Fmi potrebbero superare i 430 miliardi di dollari". Ma ci chiediamo: Sarà una soluzione per risanare l’Europa, o per ingrassare le casse delle Banche ed i caveau dei potenti?

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Martedì, Maggio 22th / 2012  

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Mezzogiorno / Campania / Calabria / Crisi Ue  / Fondi Ue / Occupazione e Crescita / Derivati / Ministero per la Coesione Territoriale / Bce / Morgan Stanley / Credit Crunch  / Commissione Trilaterale / Goldman Sachs / Brueguel / Bilderberg Club / Confindustria-Abi / Ministro Fabrizio Barca / Mario Monti / Corrado Passera / Mario Draghi / Giovanni Monti / Giuseppe Speziali / Giorgio Fiore / Gianni Agnelli / Carlo De Benedetti   

    Paradosso Monti: Il Mezzogiorno,

    Confindustria e le caste bancarie

    Mezzogiorno: L'attacco degli industriali,

    nei moniti di Speziali e Fiore.

    Fondi per la Crescita al Sud? Una triste

    commedia già vista!

    Meglio rimborsare la super-banca cara a papà

    Mr. Giovanni Monti – Vice Presidente della Morgan Stanley

    Roma – Il Ministro Fabrizio Barca, responsabile del ministero per la Coesione Territoriale, nelle scorse ore, in merito alla possibilità di riutilizzo dei fondi Ue non spesi dalle regioni meridionali, per presunti fini occupazionali e di “crescita” ha rilanciato la cosiddetta fase 2 del Piano di azione coesione, presentata dal governo Monti ben due settimane fa. Ciò ha destato non poche critiche tra i presidenti degli industriali del Mezzogiorno.  Per Giuseppe Speziali, Presidente di Confindustria Calabria, la riprogrammazione dei suddetti fondi concepita dal governo non basterebbe a superare i profondi disagi arrecati dalla crisi. Non si capisce, infatti – secondo Speziali ed i suoi colleghi – quale sia la relazione tra crescita ed inclusione sociale in merito allo stanziamento di 844,6 milioni dei 2 miliardi e 310 milioni di euro disponibili.In particolare, secondo Speziali “la fase 2 della riprogrammazione non è entusiasmante perché, se per noi è assolutamente fondamentale sostenere le fasce deboli meridionali, come imprese avremmo voluto di più. La stessa rimodulazione dei 901.7 milioni per la crescita poggia, in gran parte, sul fondo di garanzia che ha già una dotazione di oltre 2 miliardi, ma di fatto inutilizzabili a causa delle banche che non fanno credito”.

      Speziali: gli interventi sulla crescita? Un'operazione di facciata  

    “Pertanto – ha continuato Speziali – gli interventi sulla crescita ci sembrano più un’operazione di facciata che di sostanza”. Il presidente di Confindustria ha quindi bocciato senza mezzi termini l’azione di cosiddetto rilancio del governo Monti per il Mezzogiorno, sostenendo ancora che l’unico canale di finanziamento realmente rientrante in una strategia di crescita, ovvero il capitolo “ricerca ed innovazione”, sia stato in realtà largamente sottovalutato da Barca, Passera, Monti & Co. Rincara la dose Giorgio Fiore, Presidente di Confindustria Campania, secondo il quale materie come l’assistenza domiciliare agli anziani, gli asili nido, la dispersione scolastica ed il sociale in genere, sarebbero punti  oggetto di azioni normali, o meglio ordinarie, portate avanti annualmente da governo ed enti locali, e non da considerate pertanto alla stregua di “provvedimenti eccezionali anticrisi”.

      Fiore: "una crescita impossibile!"  

    Il vero nodo secondo Fiore (problema già sollevato nei giorni scorsi da “Qui Europa” – vedi articoli precedenti) è rappresentato dall’incongruenza tra il bonus fiscale per le assunzioni e la reale capacità delle imprese di assumere, vista e considerata l’impossibilità di far affidamento sulla casta bancaria ritiratisi in buon ordine sotto-coperta, dietro il muro del credit crunch e della pazzesca stretta creditizia (malgrado – è bene ribadirlo – 1000 miliardi di euro regalati da Mario Draghi – Bce – al sistema bancario) che lascia in un grave immobilismo gli imprenditori, le imprese e migliaia di famiglie cui redditi dipendono dalla salute finanziaria ed economica delle stesse imprese. Perciò gli industriali hanno anche chiesto l’intervento urgente di Confindustria-Abi (cioè dei rappresentanti industriali dell’Associazione Bancaria Italiana) affinché questi benedetti rubinetti del credito tornino ad idratare un sistema rinsecchito e sterile, al collasso.

      La famiglia Monti e la lotta di classe della casta bancaria  

    Infondo, è una questione di lotta di classe: da una parte i comuni mortali, dall’altra i banchieri, i figli dei banchieri ed il governo dei banchieri. E ciò lo sa molto bene anche il nostro caro professor Monti (tra l’altro anche pezzo grosso di Goldman Sachs, in qualità di international advisor) cui figlio, Giovanni Monti (39 anni), non è nuovo nei dorati palazzi della casta bancaria. Oltre a risultare infatti  Business Development in Parmalat, il figlio di papà Monti, è anche – non poteva mancare – Vice President presso Morgan Stanley;  Vice President presso Citigroup; Associate Consultant presso Bain and Co, con rapporti d'affari, e non, intrecciati nell'alta finanza internazionale come d’altronde è per il resto della sua famiglia. Ciò risultava anche dal suo profilo Linkedin (ora cancellato), da dove fino a qualche giorno fa emergeva con chiarezza tutta la sua storia professionale.

      Conflitto d'interessi: la strada per "Palazzo Chigi"  

    Forse sarà stato questo il criterio in base al quale Re Giorgio Napolitano I scelse il professore quale titolare dello scranno più alto di Palazzo Chigi. Non poteva essere altrimenti. Meglio infatti avere l’eterna riconoscenza di un banchiere amico dei banchieri, nonché espressione massima del conflitto d’interessi: consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della sua amata Rizzoli editore (1984- 1985), dell'Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994). Incarichi maturati nei club neoliberisti della galassia di Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti (vedi Rizzoli Rcs, suo primo “neutralissimo” critico). Per non parlare degli incarichi più esclusivi maturati all’interno della Commissione Trilaterale e di Brueguel, il think tank fondato nel 2005 dallo stesso supermario. E per finire con – ciliegina sulla torta – le sortite annuali presso il Bilderberg Club. Insomma: l’apoteosi della democrazia.

      Monti e gli scheletri nel caveau di Morgan Stanley  

    Allora forse appare più chiaro perché nel silenzio pressocché assoluto dei “fedelissimi media”, il governo Monti abbia fatto un bel regalo dell’Epifania proprio all’amata Morgan Stanley. Un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro: tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – ad occuparsi dell’attuale governo in carica.

      Fondi pubblici per ripagare operazioni speculative   

    La somma versata alla banca americana è stata utilizzata dal governo italiano per estinguere un’operazione di derivati finanziari (inaccettabile operazione speculativa): opzione di rimborso anticipata, in quanto generalmente prevista dopo un certo numero di anni.  Sulla vicenda, nelle scorse settimane la banca newyorkese si è limitata ad annunciare con soddisfazione l’avvenuto recupero della somma. Da parte sua, Monti, al contrario non ha fornito alcuna spiegazione; né tantomeno i media hanno provveduto a porsi domande legittime sul caso, e sul fatto che tra tanti creditori, ed in piena emergenza, il governo abbia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Unione europea / Italia / Parlamento europeo / Commissione europea / Crisi ue / Mario Monti / Enzo Moavero / Vittorio Grilli / Golden Rule / ISEE / Manuel José Barroso / Poveri / Redditometro / Luciano gallino / Proposta alternativa  

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo

    Un decreto impone nuove norme sull'ISEE

    L'Europarlamento boccia la "golden rule"

    Roma, Bruxelles – La montagna va da Maometto, si direbbe! Infatti, anche se con la proverbiale flemma più che britannica, il professor Monti è in grande pare obiettivamente in grande fermento in questi giorni. Oggi è stato a colloquio con Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. L'incontro è durato circa un'ora e mezza e vi hanno preso parte anche il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero (detto l'emminenza grigia) e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli.
 Si parla, al momento, di incontro "costruttivo", in cui si sarebbe discusso di misure per lo sviluppo. Ci sono novità per quello che ha già seminato super Mario, una positiva e una negativa. Quella negativa è che il Parlamento europeo ha bocciato lo scomputo degli investimenti pubblici dal debito, la cosiddetta golden rule (decisione alquanto paradossale e assurda) per pochi voti: un provvedimento a cui il nostro governo, e soprattutto gli Italiani,  tenevano molto. Invece, è passata una prima approvazione per la creazione di un redemption fund, una sorta di garanzia sovra-nazionale, in direzione degli eurobond. Una sorta di contenitore crea debito: per capirci! Un meccanismo beffardo e subdolo che alla fine istituzionalizza il danno, cioè il debito, come qualcosa da redimere ex-post, e non qualcosa da risolvere alla radice, imbavagliando e tagliando le unghie alla finanza ed alla speculazione bancaria. Insomma, una cocente disfatta!

     Caro prof,  chi sono i poveri?  Ormai una intera classe!  

    Il decreto-legge che Monti ha tirato fuori come un asso dalla manica, invece, riguarda il redditometro, il famoso o famigerato Isee, che non sempre fotografa bene il reddito di una famiglia. Dovrebbe essere reso, almeno nelle intenzioni, più realistico; favorire meno gli abbienti, e dare – solo a chi ne ha reale bisogno – agevolazioni come borse di studio, risparmio sull'energia, accompagnamento agli invalidi. Speriamo che questa nuova mossa favorisca davvero i più deboli (che alla fine sono ormai circa l'80% degli Italiani: particolare che forse l'Isee non vagliera per – evidentemente – ovvi limiti strutturali) e non si risolva, come spesso purtroppo è successo, in una semplice restrizione; tante leggi e leggine, decreti, quando aboliscono il precedente, sono semplicemente peggiorativi, o restrittivi. Così funziona il potere: ma tout va bien, madame la Marquise. Ma, Isee a parte, forse sarebbe da prendere più in considerazione la proposta dell'economista Luciano Gallino, che ha proposto l'immediata costituzione di un fondo-lavoro da 25 miliardi di euro (un quarto dei fondi regalati alle banche con le ricapitalizzazioni ultime della Bce) con il quale generare subito un milione di posti di lavoro. Meditate gente, meditate!

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)   

  • Dis-Equitalia: Tra molotov e promesse di ripresa

    Dis-Equitalia: Tra molotov e promesse di ripresa

    Venerdì, Maggio 11th / 2012

    – di Franco De Domenico – 

    Europa / Italia / Crisi Ue / Golden Rule / Partito Democratico / Bersani / Equitalia / Befera  

    Dis-Equitalia: Tra molotov, promesse

    di ripresa e conflitti d'interesse

    Ci sono proposte, ma il terrorismo avanza

    Roma – La sinistra "moderata", che in questo momento dà il suo sostegno al governo, sta preparando mosse in vista di una ripresa economica che sembra non arrivare. L'ultima carta da giocare è una "mini golden rule", che a detta di Pierluigi Bersani dovrebbe sbloccare i debiti contratti dallo Stato con i privati – si parla di 40 – 60 miliardi di euro – e stimolare la domanda, quindi la circolazione di merci e denaro. Attendiamo però anche mosse del governo verso una maggiore tranquillità dei cittadini: in queste ore, ci sono disordini che vanno in una direzione precisa, contro Equitalia, individuata da gruppi estremisti, ma anche da giornalisti e intellettuali di ogni schieramento, come colpevole di metodi vessatori. A Napoli ci sono stati scontri, a Livorno addirittura lancio di molotov, e vicino Milano delle aggressioni; presto ci sarà un vertice Monti – Befera, che si spera porti se non alleggerimenti del peso fiscale, almeno ammorbidimento dei metodi di riscossione.

      Una nuova lotta di classe  

    Nel momento in cui si parla di volontà di ripresa, di mini golden rule, è importante, non solo per la sinistra Pd, non lasciare le proteste in mano a estremisti violenti, ma anche dare risposta a istanze che riguardano tutta la parte "non privilegiata" della nostra Italia. Stiamo assistendo all'impoverimento di una gran parte del Paese, soprattutto al Sud, e anche – come è già successo in Grecia – alla scomparsa, risucchiata nel basso, di una classe media che ha avuto spesso vantaggi e potere, ma ora si vede svuotata anche di progettualità. La risposta del governo Monti sta andando, dopo una fase di "bastone", ora verso una politica di "bastone e carota", avvicinandosi a un blando populismo che ricorda alcune politiche, nel bene e nel male, di Berlusconi. Questi introdusse i 1000 euro per ogni nato, prometteva meno tasse per tutti, niente Ici; Monti ha reintrodotto l'Ici chiamandola Imu, ha maltrattato le pensioni, ha bastonato – bisogna dirlo – forse per la prima volta l'evasione delle tasse, ma con metodi, complice Equitalia, da terrorismo fiscale. Ora riscopre gli incentivi al Sud, all'infanzia e agli anziani.

      I soliti conflitti d'interesse  

    Molti già rimpiangono Berlusconi, altri gli danno la colpa – così fa lo stesso premier attuale – di averci lasciato nei guai.  E la sinistra "comunista" – Rifondazione, Comunisti italiani – ha sfilato al grido di "Monti come Berlusconi". Forse, se questi sono veri profeti, siamo in presenza di una teoria biblica di re che saccheggiano il popolo: Berlusconi per un potere personale e di un gruppo di gaudenti,  Monti per conservare, costi quel che costi, il potere di gruppi economici.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

  • S.O.S. Monti – Lorenzo dice “NO” al Professore

    S.O.S. Monti – Lorenzo dice “NO” al Professore

    Domenica, Aprile 15th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Governo tecnico / Mario Monti / S.o.s. / Campagna pubblicitaria / Rilancio immagine del governo / Tasse / Fiscal compact / pensioni / Disoccupati / Lorenzo Cherubini / Jovanotti / Testimonial / Rifiuto / Impegni improrogabili / Politica / Giorgio Napolitano / Partiti politici / Tecnocrazia / Onore / Marketing e studi di settore / Popolarità sul web  

    S.O.S. Monti – Lorenzo dice “NO” al Professore

    Restyling-immagine del governo tecnico: 

    Monti in calo di popolarità tenta invano la 

    "Carta Jovanotti", che declina l'invito.

    Ora si teme l'effetto "Boomerang"

    Roma – Nelle ultime settimane, col crescere del “regime d’imposizione fiscale” cresce parallelamente anche il tentativo di restyling di un governo Monti sempre più impopolare, che con una ricca e mirata Agenda digitale – dietro consiglio dell’Europa – si sta sforzando con ogni mezzo di ammodernare ed informatizzare nel profondo il Paese per dare un senso di stabilità e benessere, e controbilanciare – con discutibile successo, e gusto discutibile – i disastri fatti sul fronte tasse, lavoro, pensioni, tagli, accise e recessione. Tra i principali obiettivi dell’Agenda montiana: “Infrastrutture e sicurezza”, “e-Commerce”, ”Alfabetizzazione digitale e Competenze digitali”, “e-Government”, “Ricerca & innovazione” e “smart cities & communities”. Allora, in tempo di crisi, si sa, da una parte e dall’altra c’è chi auguzza l’ingegno e tenta qualsiasi carta per – come si suol dire – “portare acqua al proprio mulino”.

      L’S.O.S. di Monti – L’idea Jovanotti  

    Allora fa davvero sorridere l’ultima trovata del professor Mario Monti – riportata dall’ “Espresso” e da “Libero” di oggi – che, dopo aver giocato la carta europea del fiscal compact (impedendo di fatto ai cittadini di avere “indietro” dallo Stato più servizi e benefici i quelli che essi rimettono alla causa pubblica pagando le tasse, con l’iniqua abolizione del “deficit spending”: non era mai accaduto a memoria d’uomo); aver afflitto le tasche dei contribuenti – soprattutto, in proporzione, di quelli più poveri: vedi pensionati – con ogni tipo di balzello; ed aver caricato all’inverosimile le accise sul carburante (trasformando un semplice viaggio di lavoro “quotidiano” di un padre di famiglia, in una epica traversata faraonica “lacrime e sangue”) – in evidente deficit di popolarità (malgrado quel che sostengano molti giornali nazionali di punta, che vedono il “caro ed amato” professore, stranamente, coperto da un’aurea dorata di plebiscitaria fiducia popolare) e forte della conoscenza dei più diabolici stratagemmi bocconiani di marketing, avrebbe addirittura chiesto aiuto a Jovanotti, al fine di convincerlo – a suon di euro – a sponsorizzare l’azione del suo “governo tecnico” di nominati.  

      Il “Grande Rifiuto”   

    Ma Lorenzo – che quanto a popolarità in Italia (e non solo), non è davvero secondo a nessuno (un’icona senza eguali nello star-system) ha gentilmente declinato l’invito, parlando di “improrogabili impegni all’estero”. Ma la cosa strana – e nel contempo, consentiteci, divertente – e che nell’immediato non sono previsti concerti, e l’ultimo tour, quello americano, è finito il 17 marzo scorso a Los Angeles. Insomma, il sospetto che Jovanotti abbia meditato un garbato espediente diplomatico per levarsi di mezzo non sarebbe poi così inverosimile. Un “NO” grande e pesante come un “bocconiano 110 e lode”, ma che avrà certamente colpito nell’orgoglio il pluridecorato ed osannato professor Monti, ridimensionandolo e di molto agli occhi dei suoi stessi sostenitori – opinion maker, politici e giornalisti – disseminati all’interno di numerosissimi colossi dell’informazione nazionale.

      L’effetto boomerang  

    Il professore avrebbe scelto Jovanotti (forse sopravvalutando il suo ascendente da “vecchio-tecnico” ed il suo spirito di persuasione) “per il grande ascendente che egli ha sui giovani”, e per il fatto che – dagli studi di settore posti in essere – egli risulterebbe uno tra i più abili comunicatori sul web: ad esempio, la sua pagina Facebook, ad oggi, presenta oltre un milione di iscritti. Peccato che il suo modo di comunicare non abbia bisogno di alcun artifizio, ma sia qualcosa di vero e profondo, che il Lorenzo Nazionale ha avuto da sempre: figlio di una naturale semplicità e spontaneità dell’essere, che – a differenza di qualcun altro – lo rende davvero amabile agli occhi di tutti: senza artifizi o escamotage mediatici. Invero, dunque, il “grande rifiuto” alla luce degli (infausti) sviluppi pubblicitari che l’équipe di esperti vicina a Monti si era prefissato di raggiungere, si è trasformato, al contrario, in un grande flop. Un effetto boomerang piuttosto deleterio per l’impeccabile immagine del professore. Probabilmente allora non così tanto amato come qualcuno vorrebbe farci credere e darci a bere. Anzi! E basta andare nei mercati o nelle code agli uffici di collocamento per capirlo. Il marketing ed i sondaggi possono aspettare! Ma d’altra parte, perché un cantante sensibile alle cause sociali come Jovanotti avrebbe dovuto legarsi ad un carrozzone così ingombrante e farraginoso come quello montiano? Per denaro? Per avere maggiore visibilità? Per orgoglio? Francamente no! Non almeno per Lorenzo, che di tali dorati e succosi “accidenti terreni” certamente abbonda.

      Lorenzo – Interpretazione del “Pensiero Positivo”  

    Cercando di interpretare il pensiero di Lorenzo, crediamo in fondo che il valore di un ideale o di una battaglia politica sia qualcosa non monetizzabile, non barattabile con un giorno di gloria o col denaro: per quanto esso sia. E secondo noi questo Lorenzo lo sa bene, e gliene fa grande onore. D’altra parte, invece, viene fuori l’immagine di un professore calcolatore, debole e freddo, ma anche – in fondo – consapevole di non avere il sostegno della maggioranza degli Italiani, e di stare – per volontà di qualche tecnocrate, qualche politico tornacontista e/o per legittimazione più o meno forzata del Presidente Napolitano – “appeso” ad un ruolo che francamente non gli calza. Il ruolo del “professore premier” non eletto da nessuno. Meglio sarebbe, forse, tornare tra i banchi della Bocconi ad insegnare marketing ed economia. Auguri professore!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Madrid sotto assedio – Tagli e diktat

    Madrid sotto assedio – Tagli e diktat

    Mercoledì, Aprile 11th/ 2012

    di Sergio Basile – 

    Spagna / Crisi Ue / Eurozona / Euro / Commissione europea / Approvazione tagli / Madrid / Misure di Austerity / Olivier Bailly / Governo Rajoy / Governo Zapatero / Dittatuta del mercato / Democrazia / Spread / Deficit regionale / Eurostat / 

    Dopo Lisbona, nuove lacrime per Madrid

    La commissione Ue soddisfatta dei tagli

    Bruxelles, Madrid – Sembra non batter ciglio la Commissione europea del super-commissario Barroso, che di fatto sta contribuendo a "commissionare" l'Europa, che d'improvviso sembra dover abbandonare per sempre l'idea che sli stati nazionali – fino ad oggi paradigma della cultura politica e dello sviluppo del Vecchio Continente – non servano più a nulla, se non ad essere rimpiazzati progressivamente da un superstato Ue, che si profilerebbe all'orizzonte. Almeno a sentire alcuni dei principali esponenti della tecnocrazia europea. Pertanto, in vista degli ultimi nuovi declassamenti di Madrid, e dei repentivi e "provvidenziali" – si fa per dire – tagli approvati dal governo spagnolo nelle ultime ore Barroso ed i suoi si sonoespressi favorevolmente sulle nuove misure di austerity "stile Grecia e Italia" – per comprenderci – varate dal governo Rajoy. Per Bruxelles – che si è espresso tramite il portavoce della Commissione, Olivier Bailly – "tali tagli vanno nella giusta direzione",  anche se ''tutti gli elementi del budget – ha dichiarato Bailly – sono legati tra loro, non si sa molto ancora sugli altri tagli sul versante delle spese regionali".  Per Bruxelles, infatti – in merito – mancherebbe ancora ''un quadro generale del budget spagnolo'': nodo da sciogliere entro fine mese: il nuovo diktat temporale di Barroso. 

      La solita "scoperta" del deficit regionale  

    Così come accaduto per altri paesi europei – nei quali il deficit pubblico si è accumulato progressivamente dal dopoguerra ad oggi – solo ora improvvisamente la "bomba" sembra essere diventata ingestibile anche per quanto attiene le regioni spagnole. Alquanto strano! Strano sia nelle modalità di gestiomne del suddetto deficit, sia nelle solite responsabilità della politica "scaricate" sui soliti cittadini, sia sulla reale quantificazione economica e strutturale del suddetto deficit, sul quale – cosa che nessuno dice – non poco incide lo spread ed i vertiginosi interessi della speculazione internazionale – gettati tanto per cambiare, indovinate su chi? – come non poco incidono le enormi responsabilità del settore bancario. Ma la via più corta e sempre la stessa: stesso amaro e deleterio copione per tutti i Piigs d'Europa: maiali, carne da macello per qualcuno, lì, nei piani alti dei palazzi del potere. Ma al di là degli aspetti più prettamente "umani" e tornando alla fredda analisi tecnica del deficit –  a senso unico –  per Rajoy – che getta le colpe sul governo Zapatero, sfoggiando il solito politichese tanto amato anche qui in Italia – le regioni restano tra le maggiori cause dell'accumulo del deficit spagnolo. Ciò mentre gli imperativi di breve-medio periodo restano: portare il deficit 2012 al 5,3% (invece del 4,4%) e nel 2013 al 3%, mentre per ora si attendono le prossime stime ufficiali di Eurostat, previste per il prossimo 23 aprile. Intanto la politica sembra essersi completamente adagiata ed asservita ai diktat dello spread, sempre più pazzo, sempre più "sbrigliato" tra la stranissima indifferenza di tecnocrati, "politici puri" e media! Intanto nelle piazze di Madrid la protesta sale di giorno in giorno. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)