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  • Le Verità nascoste sul Premio Nobel. Terza Parte. L’impostura OPAC

    Le Verità nascoste sul Premio Nobel. Terza Parte. L’impostura OPAC

    Lunedì, Ottobre 14th/ 2013

    – Rubrica, Le Verità Nascoste sul Premio Nobel – Terza Parte –

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    Le Verità nascoste sul Premio Nobel – 3

    Nobel per la Pace 2013 all'OPAC: un'impostura

    politica. Ecco perchè!

     

    di C.Alessandro Mauceri

    Nobel per la Pace - OPAC - 2013

     Le Verità Nascoste sul Premio Nobel per la Pace – Terza  Parte                        

    Oslo, Washington, Bruxelles, Damasco – Nei giorni scorsi e nelle ultime ore, come ogni anno in questo periodo, si è tornato a parlare di premi Nobel: sono stati assegnati il premio Nobel per la chimica e quello per la letteratura. Oggi, invece, è toccato ai nobel per l'economia, andati a Fama, Hansen e Shiller "per le loro analisi empiriche sui prezzi degli asset". In particolare gli studi dei tre economisti hanno analizzato "la possibilità di prevedere l’andamento dei prezzi delle attività nel medio termine". Ma le critiche anche in questo caso non sono mancate, dal momento che il professor Fama – della Booth School of Business dell’Università di Chicago – ha dimostrato "che i prezzi delle azioni sono estremamente difficili da anticipare nel breve termine". Hansen, Shiller e Fama starebbero dunque su posizioni opposte. Ma il Nobel al centro del nostro interesse – e che ha suscitato il nostro disappunto – è un altro, quello assegnato a Oslo: il Nobel per la Pace. Nonostante l’omonimia il premio Nobel per la Pace differisce sensibilmente dagli altri premi omonimi. Quest’ultimo infatti, viene assegnato – come visto: vedi qui Le Verità Nascoste sul Premio Nobel – Prima Parte e qui Le Verità Nascoste sul Premio Nobel. Seconda Parte – non da esperti e studiosi di fama internazionale (pur con tutte le contraddizioni e i paradossi del caso) ma da un Comitato, composto da cinque persone (tutte personalità politiche) scelte, come visto, dallo Storting, il Parlamento norvegese.

     Gli ultimi imbarazzanti Nobel per la Pace                                                         

    Nel 2012, (vedi allegati) tra mille mal di pancia il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato all’Unione Europea in quanto (almeno secondo la motivazione ufficiale) "per oltre sei decenni ha (avrebbe) contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa". Il discusso comitato nell'occasione dimenticò, tuttavia, che sei decenni fa l’Unione Europea non esisteva affatto (fino a non molto tempo fa si trattava di un mero accordo economico tra Paesi). Inoltre gli esemplari di Homo Politicus delegati alla valutazione pare abbiano dimenticato che quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea erano e sono stati impegnati in missioni militari in vari Paesi (azioni che hanno causato migliaia di morti) e che la stessa, con il trattato di Lisbona, mentre da una parte condannava la violenza, dall’altra nel 2008 decise di integrare il proprio potenziale bellico (in assoluto – come detto in altre occasioni – il più ampio al mondo, superiore anche a quello degli Stati Uniti d’America) con numerosi corpi armati (EUFOR Althea, EUFOR, Eurocorps, Eurogendfor, Helsinki Headline Goal, European Union Battlegroups, Stato maggiore dell'Unione Europea, Euromarfor oltre naturalmente all’Europol). Nel 2009 il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Barack Obama, ovvero proprio a colui il quale, dopo aver promesso di non voler continuare con la politica militarista dei suoi predecessori, ha dotato il proprio esercito, in palese violazione di molti degli accordi internazionali sottoscritti, di nuove armi atomiche (le B61-12) e ha cercato in ogni modo di aprire nuovi conflitti mondiali in Siria e contro la Corea del Nord.

      Un Premio politico e di comodo                                                                          

    Nel 2005 il premio fu assegnato (ex equo) all’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite per gli “sforzi per impedire che l'energia nucleare venisse usata per scopi militari e per assicurare che l'energia nucleare per scopi pacifici fosse utilizzata nel modo più sicuro possibile". Ancora una volta il comitato dimenticò che nonostante gli accordi internazionali per provvedere al disarmo (è stata addirittura creata una nuova struttura all’interno delle Nazioni Unite, l’UNODA) le misure dell’ONU sono servite poco o niente tanto che Paesi come India, Israele, Cina ed altri continuano indisturbati a dotare i propri arsenali di simili armamenti. E quelli che già ne erano dotati non li stanno dismettendo. Ma paradossali sono stati anche i Nobel al guerrafondaio Israele (1994) e a Nelson Mandela (1993) e al suo predecessore, Frederik Willem de Klerk, "per il loro lavoro per la risoluzione pacifica del regime di apartheid, e per aver gettato le basi per un nuovo Sudafrica democratico". Dimenticando che – come visto Armi chimiche e Occidente – Luoghi Comuni e Verità Occultate – proprio nel passaggio di consegne tra i due leader sudafricani, sono andati “perduti” i documenti relativi a studi ed esperimenti su armi non convenzionali (batteriologiche e chimiche) condotti dal Sud Africa (senza contare che Project Coast, il progetto per l’eliminazione di massa di intere popolazioni. Vedi anche Il Vero Volto di Nelson Mandela Oltre la Propaganda).

     Il Nobel per la Pace 2013                                                                                        

    Ma qual è l'ultima farsa del 2013? Beh, sicuramente il premio Nobel per la Pace all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC o, in inglese, OPWC). L’OPAC è un’organizzazione internazionale, con sede a l’Aia, in Olanda, il cui scopo dovrebbe essere quello di promuovere e verificare l’adesione alla convenzione sulle armi chimiche (CWC) che proibisce l’uso di tali armi e ne chiede la distruzione. Le verifiche dovrebbero consistere nel valutare le dichiarazioni dei Paesi membri, ma anche nel compiere vere e proprie ispezioni. In realtà sebbene 190 Stati (ultima nei giorni scorsi la Siria) abbiano, almeno ufficialmente, aderito alla Convenzione sulle armi chimiche (CWC), molti di loro continuano a stoccarne o a produrne noncuranti dell’azione dell’OPAC. Senza contare che il primo problema deriva proprio dalla definizione stessa di “arma chimica”. Il CWC, e molti altri accordi internazionali, sarebbero, a dir poco, restrittivi al punto da comprendere materiali di uso comune, come la schiuma di poliuretano (in passato ampiamente utilizzata per imbottire divani e poltrone e ora, messa al bando essendo trattata con fosfonato dimetile che potrebbe essere trasformato in gas nervino). Tanto restrittivi che Federchimica, proprio dopo un seminario dell'OPAC, ha inviato un avviso ai propri aderenti informandoli sulle conseguenze della ratifica….

    Nobel per la Pace - OPAC - 2013

     Qual è il ruolo dell'OPAC?                                                                                       

    Così, mentre in teoria quasi tutti gli Stati del Mondo hanno aderito alla Convenzione, in realtà molti di loro non hanno rispettato gli impegni presi e conserverebbero enormi quantità di armi chimiche. Ma allora qual è il ruolo dell’OPWC? Non si sa, ma certo non quello di eliminare le armi chimiche. Sì, perché la Convenzione sulle armi chimiche vieta lo sviluppo, la produzione, l'acquisizione, lo stoccaggio, il trasferimento e l'uso di un certo gruppo di armi chimiche classificate (su quelle non classificate non dice nulla n.d.r.) e richiede che tutti gli Stati possessori distruggano le loro scorte in sicurezza. Non solo, ma anche che lo facciano entro un certo lasso di tempo (dieci anni). Compito dell’OPAC sarebbe quello di verificare l’esecuzione di queste operazioni e, in caso di inottemperanza ai tempi ed alle modalità convenute, darne immediata comunicazione alle Nazioni Unite perché venga perentoriamente avviata una procedura di infrazione.

     Il Nobel all'OPAC?                                                                                                   

    Questa è la teoria. La verità è che ad oggi sono molti gli Stati ancora in possesso di migliaia di tonnellate di tali armi! E queste solo per le categorie di armi chimiche classificate dalla CWC e spontaneamente dichiarate dai Paesi firmatari dell’accordo…. Ad esempio, la Russia continuerebbe a conservare, in sette arsenali in sei regioni, alcune decine tonnellate di queste armi. L’Albania e la Libia hanno dichiarato riserve molto minori, poco oltre le 15 tonnellate. India e Corea del Sud hanno dichiarato riserve “intorno” alle 2.000 tonnellate, ma hanno mantenuto un elevato grado di segretezza circa tipologia, posizione e composizione delle loro armi. Anche gli Stati Uniti, tra i più riservati nel comunicare  quantità e tipologia dei propri armamenti chimici, disporrebbero di alcune decine di migliaia di tonnellate di armi non convenzionali conservati in otto Stati e sull’Atollo di Johnston, a ovest delle Hawaii. Sì, perchè nonostante (o grazie) l’azione dell’OPCW, il condizionale è d’obbligo in questi casi, visto che la maggior parte dei Paesi ha dichiarato di disporre nei propri arsenali di quantità di armi chimiche molto inferiori rispetto alle stime della stessa OPAC (anche in considerazione del fatto che non tutti gli arsenali sono stati ispezionabili). E questo, è bene ripeterlo, solo per le armi chimiche inserite nella lista redatta dalla CWC. Tutte le altre restano nell’ombra. 

     Usa – primi a non rispettare la convenzione sulle armi chimiche          

    Come riportato nello studio “Armi Chimiche e Biologiche: Come gli Stati Uniti violano le Convenzioni”, realizzato dal Dott. Edoardo Magnone, in barba agli accordi sottoscritti (e non rispettati) “gli Stati Uniti sono oggi all’avanguardia nello sviluppo degli organismi geneticamente modificati allo scopo di distruggere materiali, sostanze e manufatti. Negli ultimi anni un certo numero di progetti di ricerca militare sono stati finanziati nel campo antimaterial technology (generalmente definiti per scopi difensivi) e svolti, in modo integrato, nei laboratori dell’US Army, Navy e Marine Corps”. Anche la Federation of American Scientists, poco tempo fa, aveva accusato il governo di voler evitare le ispezioni multilaterali per coprire gli studi su armamenti non convenzionali ei loro arsenali, in violazione sia della BTWC che della CWC (ossia i trattati per la messa al bando delle armi chimiche). Secondo i risultati delle indagini, “il governo degli Stati Uniti continua a sviluppare agenti biologici modificati geneticamente ad usi tattici in tempo di guerra violando il protocollo previsto dalla Biological and Toxin Weapons Convention. Altresì nei laboratori statunitensi (civili e militari) sono finanziati progetti di ricerca il cui fine ultimo è quello di sviluppare armi non convenzionali incapacitanti violando il protocollo previsto dalla Chemical Weapons Convention”.  E anche sull’impegno di distruggere gli arsenali dichiarati, nessuno può dire se siano state realmente distrutte o solo riposizionate. L’ultimo dato ufficiale (2010) relativo alle armi chimiche incluse nell’elenco della CWC indica che gli USA disporrebbero ancora di un arsenale notevole. E ciò nonostante il temine ufficiale per la loro eliminazione sia scaduto nel 2012. Quindi, gli Stati Uniti, gli stessi che si sono levati a paladini della protezione dalle armi chimiche prodotte (non si sa da chi) nei Paesi mediorientali, non avrebbero rispettato la propria scadenza. E già si parla di un probabile rinvio addirittura al 2023.

     Una Domanda sorge spontanea                                                                         

    Sorge spontanea la domanda: cosa sarebbe accaduto se a violare la propria scadenza non fossero stati gli USA, ma la Siria? o la Corea del Nord? Viene spontaneo supporre che sarebbe stata immediatamente avviata una procedura da parte dell’ONU. Una guerra magari… mondiale. E Paesi come l’America e molti altri sarebbero immediatamente scesi in campo (di battaglia) per “far rispettare le indicazioni dell’ONU”, scatenando un nuovo '43. Ma siccome a violare gli accordi internazionali sono gli Stati Uniti, nessuno ha fatto niente.

     Da Premio per i risultati e "Premio per gli ideali"… che non esistono  

    Appare quindi evidente che non si poteva non manifestare la propria gratitudine verso chi si era mostrato così “comprensivo” nei loro confronti. E quale modo migliore di mostrare la propria gratitudine che conferire un premio internazionale come il Nobel per la Pace? Pare che il Comitato non si sia fatto pregare e abbia fatto proprio la volontà espressa dal Presidente Obama quando, poco prima di ricevere lo stesso premio, dichiarò di “non essere sicuro di meritare (il premio n.d.r) ” e di accettarlo “non per i risultati, ma per gli ideali”.  "Per 15 anni abbiamo fatto il nostro dovere contribuendo alla pace del mondo. Le ultime settimane hanno dato ulteriore impulso alla nostra missione" ha, per contro, affermato il direttore generale dell'OPAC, Ahmet Uzumcu, premiato più che per i risultati raggiunti,  per le sue “buone intenzioni”. Ma nell'assegnare questo nuovo criticatissimo e "politico" Nobel per la Pace, il Comitato ha dimenticato che, oggi, i conflitti in corso sono più di trenta su quattro continenti con ben 60 Paesi coinvolti in guerre di vario tipo, combattute da 455 milizie con tutti i mezzi, dai machete ai droni, dalle armi chimiche ai sassi di strada, (dati Guerrenelmondo e Peacereporter). Non solo. La commissione ha dimenticato che Alfred Nobel, l’inventore della dinamite, quando pensò, con le sue ultime volontà testamentarie, al premio non parlò di “intenzioni”, ma di “risultati straordinari certi e conseguiti coscientemente”. Con Obama – in maniera particolare – il Nobel per la Pace, da premio per i risultati, era stato trasformato in lode per gli ideali. Ora anche quegli ideali pare non esistano più….. Fatto sta che la Siria in Medioriente in caso di attacco nucleare non potrà contare sull'estrema difesa: le armi chimiche. Al contrario di tutti gli altri! Vi pare normale?

    C. Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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      Video e Articoli in Allegato                                                                                                                                                       

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  • Rubrica – Le Verità Nascoste sul Premio Nobel. Seconda Parte

    Rubrica – Le Verità Nascoste sul Premio Nobel. Seconda Parte

    Domenica, Agosto 4th/ 2013

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    Le Verità nascoste sul premio Nobel per la Pace

     Le Verità Nascoste sul Premio Nobel per la Pace – Seconda Parte            

    Oslo, Washington – In tempi di menzogna universale dire la verità diventa un atto rivoluzionario” (Orwell, 1984). L'inganno sopraffino e la propaganda sistematica fin dalle più alte schiere "celesti" dell'intellighenzia occidentale e mondialista sono oggi, volenti o nolenti, le principali prerogative di potere e legittimità. Per capirlo non c'è bisogno di scomodarsi più di tanto.. Non c'è bisogno di interpellare la pur nutrita schiera di scrittori ed intellettuali di sorta e/o dei cosiddetti "complottisti". Premesso che si possa parlare ancora di "complottismo" visto che quel che accade ormai è sotto gli occhi di tutti coloro i quali vogliono vedere… Dunque è necessario proprio questo: avere occhi per vedere. Solo questo! Volete un esempio? Beh, eccovi accontentati! L'attribuzione  – tranne qualche inoppugnabile e sporadica eccezione – del Premio Nobel per la Pace

     Dietro i processi di Legittimazione del Potere                                                   

    Questa nuova Rubrica dell'Osservatorio Nazionale sulle politiche Ue, giunta al secondo capitolo, spiega, in pratica, quando sia importante, fondamentale, comprendere il divenire dei processi di legittimazione del potere a livello internazionale, al fine di evitare di rimanere inconsapevolmente ingabbiati in convinzioni e teoremi assunti dal sistema al grado di verità incontrovertibili (o inspiegati e presunti dogmi) sui quali – magari – costruire castelli di carta di natura politica o economica. Castelli creati ad hoc da alcuni grandi burattinai occulti della storia, al fine di conservare il potere e legittimare azioni e gesti spesso ingiustificabili ed assolutamente (umanamente e moralmente) insensati. Ma andiamo per ordine, iniziando dalle origini. In particolare la nostra analisi trova genesi da un fatto davvero particolare. Un fatto – come visto nel Primo Capitolo – che sarebbe stato destinato a far discutere il mondo, gettando nello sconcerto gran parte di esso. Il tutto può essere ricondotto ad una data ben precisa: 12 ottobre 2012, giorno in cui il Premio Nobel per la Pace – come noto – è stato attribuito all'Unione europea "per avere, per oltre sei decenni, contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Questa è stata la paradossale, fantasiosa ed a tratti – consentiteci – imbarazzante citazione incisa a grandi lettere nello stesso documento del Premio. Questa bizzarria ci ha portato ad indagare sulla composizione del Comitato di assegnazione del Nobel per la Pace e sulle dinamiche palesi ed occulte che stanno e sono state dietro la sua assegnazione. Ferma restando, ovviamente, l'assegnazione di alcuni Nobel a personsaggi assolutamente meritevoli. Tra tutti ci piace citarne uno: Madre Teressa di Calcutta, premiata nel 1979  "per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria, che costituiscono anche una minaccia per la pace"(video in allegato).

    Nobel per la Pace all'Unione Europea

      L'Asse Oslo-Bruxelles-Washington                                                                    

    Ma perchè questo premio, dopo essere stato assegnato addirittura ad Obama, ora dà bella mostra di sé sulla scrivania dei membri di spicco dell'euro-casta? E' soprattutto chi è stato il vero artefice di questa scelta? Abbiamo cercato di dar risposta a queste domande, partendo da lontano, analizzando cioè il curriculum vitae e la carriera dei membri dello stesso comitato di assegnazione: singolare realtà che si compone, ad oggi, di 5 membri ufficiali nominati dallo Storting – il Parlamento Norvegese – più uno aggiunto. Ricapitolando, essi sono: 1) Thorbjon Jagland (presidente del Nobel da 3 anni; ultra europeista, spesso tacciato in Norvegia di incompetenza e non certo noto per il suo acume; 2) Kaci Kullmann-Five, al comitato Nobel da 9 anni; 3) Berit Reiss-Andersen, avvocato privo, tuttavia, di particolari competenze in diritto internazionale, al comitato Nobel da meno di uno anno; 4) Inger-Marie Ytterhorn, di un partito di destra, al comitato Nobel da 12 anni; 5) Ågot Valle, proveniente da un partito di sinistra, da 4 anni al comitato Nobel; 6) Geir Lundestadclasse '45, professore ultra-competente in materia internazionale, legato a doppio filo alla dirigenza americana e Grande Direttore dell'Istituto Nobel, nonché segretario del Comitato Nobel da 23 anni. Lundestad – come visto nella prima parte – ha ricoperto il ruolo di ricercatore in "questioni internazionali" presso l'Università di Harvard e al Woodrow Wilson International Center, "santuario dell'intellighenzia americanista" sito nel cuore dell'Impero Usa, Washington D.C.

      Lo Stupore del Mondo                                                                                               

    Adesso, continuando la nostra indagine, compiamo un'altra piccola trasmigrazione, tornando ad Oslo ed analizziamo il contesto geografico-urbano nel quale sorge l'istituto Nobel. Guardandoci attorno, scopriamo interessanti e nuove prospettive di analisi. Nuovi sorprendenti scenari. L'ambasciata degli Stati Uniti si trova curiosamente a soli 57 metri dall'edificio che ospita il Comitato Nobel!, cioè l'organo che assegna ogni anno "il gioiello" per eccellenza dei tesori della Norvegia. Ospitarlo (Il Nobel) è un onore assimilabile, anche se con diverse ed ovvie scale di valori, al prestigio che riveste Roma, nell'ospitare il rappresentante della Chiesa Universale. O meglio – esempio più calzante e consono – l'onore che vanta Bruxelles nell'ospitare non solo gli avveneristici e faraonici edifici delle istituzioni comunitarie, ma anche la sede della NATO (poco distante) nonché la base logistica di quasi tutte le principali multinazionali continentali ed internazionali.  Ma a parte questa parentesi, una cosa è certa: ospitare il Nobel per la Pace per la Norvegia è uno spot senza prezzo. Un privilegio unico, capace di scatenare attorno ad Oslo, passioni ed interessi altissimi, veicolando l'attenzione su fatti che nell'economia delle relazioni internazionali possono essere considerati, a ragione, decisivi per la formazione di idee e consapevolezze diffuse a livello planetario. Torniamo sempre al solito discroso: oggi più che mai si tratta di un processo di legittimazione del potere. In tal senso è interessante continuare la nostra digressione, esaminando il profilo degli illustri premiati. Ciò – senza scomodare personaggi come il Dalai Lama e/o Aung San Suu Kyi – focalizzando la nostra analisi sull'ultimo quadriennio utile: 2009-2012.

    Le Verità Nascoste sul Premio Nobel - Nobel Price for Peace

     2009 – Barack Obama, Premio Nobel per la Pace?                                         

    Molti sono rimasti sorpresi dell'attribuzione del Nobel per la Pace ad Obama mentre sotto la sua Presidenza, gli Stati Uniti sono stati il primo paese al mondo per spese belliche. Il bilancio militare americano è infatti superiore addirittura alla somma dei bilanci militari di tutti gli altri paesi del mondo messi assieme (Fonte: dipertimento della Difesa Usa, 2012). Pazzesco! Ancor più paradossale è ricordare – in tal ottica – il fatto che Barack Obama sia stato (ed è) anche colui il quale ha autorizzato (ed autorizza) con molta nonchalance l'utilizzo, in diversi teatri, di strumenti di morte e distruzione come i droni e gli sniper (Es.: Vedi paradigmaAfghano). Ma nei giorni che seguirono la premiazione alcuni quotidiani norvegesi osarono disallinearsi dal "politically Correct" e un paio di essi titolarono "Nobel-flertallet argumenterte mot obama", che significa: "una maggioranza dei Nobel erano contro Obama…" ed è logico. Ma se 3 dei 5 membri del comitato erano contro, allora perché Obama ha ricevuto il Nobel per la Pace? Beh, la conclusione è logica: l'americanista Geir Lundestad si è attribuito un diritto di voto implicito: diritto che – in caso di pareggi o divisioni – evidentemente vale doppio. Quindi il comitato Nobel non è costituito di 5 membri ma da 5+1! E scopriamo addirittura che il famoso quinto membro aggiuntivo è capace di ribaltare – a quanto pare – le decisioni "democratiche" dei restanti membri eletti dallo Storting.

     2010 – Il Curioso caso del Cinese Liu Xiaobo                                                    

    Un altro caso molto eloquente è stato quello che ha visto protagonista l'anno seguente (2010) il dissidente cinese Liu Xiaobo. Ma chi è Xiaobo? Interessante è la ricostruzione biografica che ne fa sul proprio sito France Culture. Il sito dipinge il 54enne professore (nel 1989, ritornato degli States) come uno dei protagonisti della cosiddetta “Primavera di Pekino”, in Piazza Tiananmen. Qui Xiaobo iniziò uno sciopero della fame all'epoca molto strumentalizzato dai media. Tra 1989 e 1990 fu imprigionato senza essere stato condannato (quid de Guantanamo) e alcuni anni dopo (1996) fu mandato in un campo di lavoro per una sorta di rieducazione forzata, fino al 1999. Dieci anni dopo (2009) fu condannato a 11 anni di carcere per “condotte sovversive" contro lo stato. A conclusione di questo peregrinare, il comitato gli assegnò, in data 7 ottobre 2010, il Premio Nobel per la Pace. Questa almeno è stata la presentazione mediatica fatta al pubblico occidentale! Una propaganda – evidentemente – filo-americanista, protesa a demonizzare oltre ogni limite il governo Cinese. Non che si tratti di una schiera celeste di angeli! Intendiamoci!

    Nobel per la Pace 2010 - Liu Xiaobo

     Oltre la Propaganda Ufficiale – Chi è davvero Liu Hiaobo?                          

    Ma ora facciamo un balzo in avanti, dimentichiamo "France Culture" e scopriamo davvero chi è il Prof. Liu Xiaobo, dietro l'immagine del Nobel Liu Xiaobo. Docente presso le Univesità di Oslo, Hawaii e Columbia (New York) in un intervista del 1988 al giornale di Hong Kong “Liberation Monthly”, il nostro professore osò dichiarare quanto segue: “se a Hong Kong ci sono voluti 100 anni di colonizzazione, per farla diventare com'è oggi, ci vorrebbero 300 anni di colonizzazione alla Cina, per farla divenire come Hong Kong. Ma non sono sicuro che ciò sarebbe sufficiente”. Si tratta – come vedete – di un cinese che auspica che le potenze occidentali possano ricolonizzare il suo Paese d'origine! Davvero patriottico! Non trovate? Ma Liu in quell'occasione si superò e – giusto per non farsi mancare nulla – aggiunse: “la modernizzazione è sinonimo di occidentalizzazione totale”; e ancora: “scegliere di vivere significa scegliere il modo di vita occidentale! La differenza tra il modo di vita occidentale e il modo di vita cinese è la stessa differenza che c'è tra umani e non umani. Non c'è compromesso! L'occidentalizzazione è la scelta non della nazione ma della razza umana”. Degno di nota anche quanto Liu Xiaobo osò esternare qualche tempo dopo. Una dichiarazione al limite della decenza. Anzi decisamente indecente e fuori dal mondo: “il mondo libero sotto direzione degli Stati Uniti ha lottato contro tutti i regimi che non rispettano i diritti umani. Le importanti guerre fatte dal governo americano sono difendibili sul piano etico”. (Confronta anche "Ren yu renquan, Humanity and Human Rights, Gennaio 2007"). Cosa dire? Si commenta da sé! In effetti è proprio una dichiarazione da "Premio Nobel"… Si, ma per la paraculaggine!

      Esaltazione delle "Guerre Etiche" degli Usa                                                     

    Ora, un tipo dotato di una tale patente di "legittimità internazionale" avrebbe potuto e dovuto fare ben altre dichiarazioni, visti e considerati i tempi tremendi nei quali viviamo, ma stranamente il professor Xiaobo ha optato per le esternazioni più fuoriluogo e contraddittorie di sempre, sostenendo come le guerre Usa (si pensi ad esempio all'Iraq-Kuwait o alla Libia) siano difendibili sul piano etico! Perchè? Cerciamo di comprenderlo assieme.

    Nobel per la Pace 2010 - Liu Xiaobo

      La Longa Manus della CIA?                                                                                  

    Secondo Il Quotidiano del Popolo (giornale cinese) il professor Xiaobo iniziò a lavorare negli Anni Novanta per la rivista Cina Democratica, ricevendo (nel 1995) uno stipendio, niente male, pari a 23mila dollari. Sapete da chi era finanziata la rivista? Beh non ci vuole troppa fantasia! Dalla National Endowment for Democraty o NED, con i fondi provenienti in gran parte dal Dipartimento di Stato, longa manus della CIA (anche Wikipedia lo dice). Successivamente, nel 2004, il nostro "patriota" pubblicò un libro titolato "Victory to the Anglo-American Freedom Alliance", nel quale dipinse le guerre Usa intervenute dopo la cosiddetta "Guerra Fredda" come “il miglior modo in cui le guerre devono essere fatte per una moderna civilizzazione”, divenendo in tal senso profeta del cosiddetto "Iraq Libero". Pertanto fu un supporter della stretegia del NWO in Iraq. Però! Non c'è male finora come quadretto! Ma ora ecco venire il gran finale: durante le elezioni presidenziali americane del 2004, Xiaobo si congratulò con il Presidente uscente George Bush per il suo sforzo bellico in Iraq, rincarando la dose con un'altra perla americanista: "qualunque sia la gravità dei rischi per sconfiggere Saddam Hussein l'inattività potrebbe causare un rischio ancora maggiore, come dimostrano la Seconda Guerra Mondiale e l'11 Settembre": in pratica 2 dei più grandi inganni e falsi storici dell'umanità.

     La Guerra in Iraq, "una guerra giusta!"                                                             

    Ma per il saggio e acculturato professore era tutto ok. "La guerra contro Saddam Hussein – ammise in un altro clamoroso passaggio – è giusta e la decisione del Presidente Bush è buona". Ricordiamo che – chiacchiere a parte – si trattò di una guerra illegale secondo il diritto internazionale, istituita su un falso alibi, quello del possesso di armi di distruzione di massa al quale il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non diede mai la propria approvazione. Gli unici a detenere armi di distruzione di massa, furono gli stessi invasori, cioè gli Stati Uniti.  Questa guerra con embarghi e tutto ciò che ne seguì, fece centinaia di migliaia di morti. Ma evidentemente questi raccapriccianti dati poco interessarono al nostro "Paladino della Pace", il quale – e chiudiamo in bellezza – dal 2003 al 2007, fu presidente del Chinese Pen Center, un organismo situato in Svezia e finanziato anche lui dalla NED. Dopo questa sfilsa importante di indizi  prodotti, siete ancora convinti della trasparenza nell'assegnazione del Nobel per la Pace a  Liu Xiaobo? Non potrebbe sorgere nell'anticamera della vostra mente il sospetto che si tratti di un agente d'influenza degli Stati Uniti? Beh, noi in effetti qualche piccolo dubbio in merito ce l'abbiamo!

    Nobel per la Pace 2011 - Le Paladine delle Primavere Arabe

      Premio Nobel per la Pace – 2011                                                                           

    Ora passiamo al 2011, anno in cui il Nobel per la Pace fu assegnato a tre donne tra le quali Ellen Jonhson Sirleaf, presidente dello Liberia, fresca di studi negli Stati Uniti, ed eletta presidente solo pochi anni prima, nel 2005. Non prima però di essere stata protagonista di altri strani eventi, come quello datato 5 novembre 2007, quando George Bush gli riconobbe la medaglia della libertà. 4 anni dopo ecco giungere il Nobel, una "manna dal cielo" proprio in piena campagna elettorale, un provvidenziale segno che la aiutò a farsi rieleggere alla guida della Liberia. Come se Sarkozy – cari lettori – avesse ricevuto il "Premio" nel bel mezzo dei due turni per le presidenziali 2012. Quando si dice la Provvidenza! Anche in questo caso, dunque, esistono un buon numero di indizi per azzardare l'ipotesi  che Ellen Jonhson Sirleaf sia in realtà un agente di influenza americano.

     "Medaglia della Libertà e "Women of Courage Award" – L'investitura   

    La Seconda donna a ricevere il Nobel per la pace nel 2011 è stata Tawakkul karman, ricevuta pochi giorni dopo, con gran enfasi dall'intero entourage del Dipartimento di Stato USA e da Hillary Clinton (in data 28 ottobre 2011). Si tratta di una donna d'origini turco-yemenite, nata nel 1979, quindi "Nobel per la Pace" ad appena 32 anni: un record! Una sorta di ragazza prodigio! Ma cosa avrà fatto di così grande e mirabile, in supporto dell'umanità? Beh semplice: nel 2010 la Tarman riceve il Premio Donna di Coraggio (Women of Courage Award) dal Dipartimento di Stato Americano. Quindi ormai traspare piuttosto chiaramente bontà della regola secondo cui per avere il Nobel, bisogna prima passare da Washington. In pratica, come dire, è preferibile avere prima una medaglia americana… la "Medaglia della Libertà" o la "Women of Courage Award" per esempio. Ma in ogni famiglia c'è una pecora nera… E' forse per questo che suo fratello, il poeta Tariq Karman, in tempi non sospetti l'accusò pubblicamente di "collaborazionismo con gli Stati Uniti". Sarà stato per invidia? Che dite? Ma Tawakkul non si scompose  più di tanto, rispondendo per le righe: "Io ho infatti legami strategici con organizzazioni americane impegnate nella difesa dei diritti umani, con le ambasciate degli Stati Uniti e con funzionari del Dipartimento di Stato americano. Ma sono rapporti tra pari, io non sono il loro oggetto". Ma dimenticavamo di aggiungere che Tawakkul karman – per chi non lo sapesse – è stata, intellettualmente parlando, una delle principali sostenitrici delle rivoluzioni della cosiddetta "Primavera Araba", ribattezzate in centinaia di articoli dall'Osservatorio "Qui Europa" con il più appropriato termine di "Primavere della Morte". Anche la Tarman – come la Sirleaf e il professor Hiaobo – potrebbe considerarsi, pertanto, un agente di influenza americano. Che dite?

    Le Verità nascoste sul premio Nobel per la Pace

      Il "pericolo Al Qaeda"…                                                                                            

    Intanto, mentre scriviamo questa storia apprendiamo con sorpresa la notizia che gli Usa nelle ultime ore hanno lanciato un ennesimo allarme planetario sul "pericolo" di nuovi ed eventuali "attentati terroristici" (probabilmente stile 11 Settembre?) riconducibili ad Al Qaida. A lanciarlo lo stesso Dipartimento di Stato, all'indirizzo di tutti i turisti americani che in questa calda estate intendessero solcare i cieli del Medio Oriente, Nord Africa e Penisola arabica. Un "Travel altert" che scadrà il 31 agosto. Un appello da leggere e,  evidentemente, rileggere utilizzando i codici  e le password concettuali sopra fornite. Buone Vacanze a tutti! e alla prossima (Continua…)

    Luigi Armentano, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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      Video e Articoli in Allegato                                                                                                        
     
    Qui Europa – QUI EUROPA – PER NON DIMENTICARE – "ABORTO, MINACCIA ALLA PACE" – STORICO DISCORSO DI MADRE TERESA DI CALCUTTA – NOBEL PER LA PACE 1979 – ERA L'11 DICEMBRE 1979 – https://www.youtube.com/watch?v=FMtgEIMgWI0

    Qui Europa – PER NON DIMENTICARE – NOBEL PER LA PACE ALL'UNIONE EUROPEA – IL PARADOSSO DEI TEMPI MODERNI – MENTRE L'INFERNO IMPERVERSA IN EUROPA, AFRICA E MEDIORIENTE – https://www.youtube.com/watch?v=cJy_pUqxL5Q

     

     

     

     

     

     

     

    Rubrica – Le Verità Nascoste sul Premio Nobel – Prima Parte

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    Giovedì, Agosto 1st/ 2013 – Rubrica, Le Verità nascoste sul Premio Nobel – -Rubrica di  Luigi Armentano –  Premio Nobel, Accademia di Norvegia, Svezia, Paride Nobel, Premio Nobel per la Pace  all'Unione Europea, Ue, Manuel Barroso, Herman Van Rompuy, Angela Merkel, Jacques Delors, Piano Delors, Francois Hollande, Orwell 1984, Jacques Barrot, Barack Obama, Hillary Clinton, Sarah Luzia […]

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     Altri Articoli in Allegato  –  Approfondimenti                                                                           

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