Qui Europa

Tag: Kampanien

  • Da Nord a Sud, al Centro: le Mafie Politiche dei Giorni Nostri

    Da Nord a Sud, al Centro: le Mafie Politiche dei Giorni Nostri

    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Lazio / Emilia Romagna / Marche / Valle d’Aosta / Piemonte / Lombardia / Calabria / Campania / Basilicata / Milano / Roma / Reggio Calabria / Mafia / Politica / Crisi / Economia / Qui Europa / Pdl / Idv / Conti Pubblici / Denaro Pubblico / Guardia di Finanza / Indagini / Infiltrazioni mafiose / Criminalità organizzata / N’drangheta / Cosche mafiose / Franco Fiorito /Vincenzo Maruccio / Domenico Zambetti / Ilda Boccassini / Roberto Formigoni / Mancuso / Giuseppe d’Agostino / Eugenio Costantino /

    La politica della mafia: 4.000 voti pagati

    200.000 euro

    Arrestato l’assessore alla Casa della Regione Lombardia,

    Domenico Zambetti, per scambio di favori: Formigoni

    verso il rimpasto della giunta

    Da Nord a Sud, filo diretto con la mafia: dall'arresto di Condello

    e dallo scioglimento della giunta comunale a Reggio Calabria

    agli ultimi exploit di Zambetti e Maruccio, a Milano e Roma

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Milano, Roma, Reggio Calabria –  Che la politica (o meglio gran parte di essa, per non essere ingenerosi verso il "resto") sia una mela marcia, della quale non riusciremmo a salvare quasi nemmeno il torsolo, è già chiaro a tutti. E per quanto i media cerchino di imbottirci di illusioni informative in vista di presunte e decantate riprese economiche, crescita, sviluppo e maggiore occupazione, ormai, i cittadini italiani sono coscienti che tutte queste “proiezioni nel futuro” sono nient’altro che frottole. Per intuirlo basta rovistare nei propri portafogli o fare il saldo del proprio conto bancario anche se, come abbiamo sempre sostenuto noi di "Qui Europa", la vera crisi è anche e soprattutto di tipo intellettuale, morale e sociale.

     Sua eccellenza, l'Avvocato Calabrese 

    Ma in un momento storico come quello che stiamo attraversando, la vera crisi è anche politica, e su questo non c’è dubbio. E’ come se fossimo intrappolati in una ragnatela: dalla periferia al centro, ognuno tesse, ed i ragni più grossi sono coloro che ci rappresentano, quelli che fanno i “politici”, quelli che mangiano di più. Il problema è che ci stanno, letteralmente, derubando e schiavizzando (in complicità con i nuovi euro-dittatori) e stanno continuando a mangiare soprattutto sui fili creati, attraverso sforzi e sacrifici immani, dai cittadini italiani. Ed infatti la politica risulta fedelissima allo scandalo, ma poco incline ad assolvere al compito di rendere un servizio ai cittadini: dal caso di Franco Fiorito, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio nella giunta dell’ormai ex presidente Renata Polverini – arrestato, come detto perché accusato  di peculato per aver sottratto ingenti somme di denaro pubblico e aver utilizzato le stesse per tornaconti personali o familiari – al caso delle ultime ore che riguarda l’avvocato calabrese Vincenzo Maruccio, capogruppo dell’Italia dei Valori, indagato con la stessa accusa del buon Francone, per aver “rubato” 700.000 euro ed averli trasferiti sui propri conti personali. La musica non cambia, insomma, e dalla Capitale dei vizi e degli sprechi economici, l’eco del mal costume  politico arriva anche in altre regioni italiane.

     La solita "Sacra Giunta Lombarda" di Don Formigoni  

    Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Marche e Piemonte sono i territori in cui la Guardia di Finanza avrà sicuramente un gran da fare. Per non parlare dello scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, commissariato dal governo proprio nei giorni scorsi, per “contiguità con la criminalità organizzata”. Nord e Sud, insomma, in fin dei conti si somigliano clamorosamente e pare che al peggio non ci sia mai fine. Nel mirino degli investigatori, udite udite, c’è anche – tanto per cambiare! – la Lombardia: delle ultime ore, infatti, è la notizia dell’arresto dell’assessore alla Casa della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni, il pidiellino Domenico Zambetti, accusato di aver comprato dalla n’drangheta circa 4.000 voti, indispensabili per la sua elezione, alla “modica” cifra di 200.000 euro.  

     Made in 'ndrangheta 

    Un voto di scambio, dunque, e proprio a poche ore dalla cattura del superlatitante reggino Domenico Condello, in Calabria. Lavori e favori, quelli del politico incriminato, per la mafia ('ndrangheta) che corteggiava numerosi appalti. Il 60enne Zambetti, probabilmente, ha avuto rapporti – per così dire “lavorativi” con diverse cosche reggine e joniche: i MorabitoBruzzaniti di Africo, i Mancuso di Limbadi ed i Barbaro–Papalia di Platì. Tra i presunti favori ottenuti dalla mafia grazie all’operato dell’assessore Zambetti, anche “l’assunzione all’Azienda dell’Edilizia Residenziale Pubblica della figlia di un presunto Boss di Limbadi, che permetteva alla mafia di operare, direttamente dall’interno, in uno dei settori vitali per la Regione Lombardia”, per come si legge  a pagina 10 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano, Alessandro Santangelo. Due i “colletti bianchi” con i quali l’assessore alla Casa della Regione Lombardia, aveva presunti rapporti diretti: un esponente della cosca di Africo, Giuseppe D’agostino, già condannato in passato per droga e gestore di locali notturni a Milano e l’altro, referente del clan Mancuso , il gestore dei negozi Eugenio Costantino. Definito dal procuratore aggiunto della Procura di Milano, Ilda Boccassini, “Un patrimonio della n’drangheta”, Zambetti potrebbe essere accusato anche per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto “c’era un patto criminale tra un rappresentante delle istituzioni ed un gruppo della criminalità organizzata mafiosa” – ha spiegato la Boccassini. Una vera e propria spina nel fianco per la regione guidata dal presidente Roberto Formigoni, il quale ha dichiarato che “le responsabilità sono gravi, ma non riguardano la giunta” e ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dimettersi.

     L'Errore più grande e il male maggiore 

    Ormai – addirittura – pare che il marciume politico sia diventato parte della normalità perché diffuso capillarmente su tutto il territorio nazionale: ma il fatto che sia comune, non deve mai far pensare che sia normale. La conclusione che traiamo da cittadini è che troppo spesso “la politica è mafia e la mafia è politica” e che, pertanto, bisogna abbattere questo muro partendo proprio da questa consapevolezza  e, soprattutto, abbattendo il  sistema politico attuale  facendo informazione e diffondendo notizie vere. Questo è il nostro compito, questo è quello che ciascuno di noi può e deve fare. Ovviemente sarebbe un errore madornale ed imperdonabile quello di rottamare l'intero stato, o cedere dinnanzi a pericolose strumentalizzazioni di coloro i qual nel nome della legalità vorrebbero addirittura sovvertire la Costituzione, al fine di donare ancor più potere ad un altro tipo di mafia, forse ancor più temibile e distruttiva; quella eurocentrica che ruota attorno alla speculazione finanziaria e bancaria. Quella che potrebbe avere la meglio – per sempre, irreversibilmente – in una ipotetica nascita di un superstato totalitaristico. Sarebbe il male maggiore!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

    ______________________________________________________________________

     Leggi Articoli Correlati – Approfondimenti                     

     

    Mafia – Commissione parlamentare anti-mafia Ue a Busto Arsizio

    Mafia – Commissione parlamentare anti-mafia Ue a Busto Arsizio

    Giovedì, Agosto 30th / 2012 – di Silvia Laporta – Italia / Bruxelles / Parlamento europeo / Busto Arsizio / Operazione Tetragona / Mafia / Edilizia / 'Ndrangheta / Mafia / Cosa Nostra / Squadra mobile di Varese / Squadra mobile di Genova / Salvatore Bartolotta / Marcello Cardona / Rosario Vizzini / Silvio Berlusconi / Lucilla Lotti […]

    SPQR – L’epilogo del caso Fiorito e le Dimissioni della Polverini

    SPQR – L’epilogo del caso Fiorito e le Dimissioni della Polverini

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012 – di Mario Luongo – Francesco Fiorito / SPQR / Dimissioni / Renata Polverini / Consiglio Regionale Lazio / Decentramento amministrativo / Belsito / Lusi / Pdl / Circoscrizione Frosinone / Anagni / Capogruppo regionale Pdl / Vilfredo Pareto / Merito Morale / Polis Greca  SPQR – L'epilogo del caso Fiorito […]

    Ventennale Via D’Amelio: Quella Pianta Rigogliosa

    Ventennale Via D’Amelio: Quella Pianta Rigogliosa

    Venerdì, Luglio 20th/ 2012  – di Mario Luongo –    Ventennale strage via d’Amelio / Paolo Borsellino / Trattativa Stato mafia / Agnese Borsellino / Rita Borsellino / Giorgio Napolitano / Gianfranco Fini / Leoluca Orlando / Antonio Ingroia / Roberto Scarpinato / Movimento   Agende Rosse / Sfiducia cittadini nello Stato        […]

    Strage di Via d’Amelio, Vent’anni dopo

    Strage di Via d’Amelio, Vent’anni dopo

    Giovedì, Luglio 19th/ 2012         – di Mario Luongo – Trattativa Stato mafia / Attentato via D’Amelio / Paolo Borsellino / Giorgio Napolitano / Stragismo mafioso / Francesco Messineo / Nicola Mancino / Peppino Impastato / Ragione di Stato / Salvatore Borsellino / Corteo Agende rosse / Roberto Scarpinato / Antonio ingroia […]

    Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Mercoledì, Luglio 18th/ 2012 – di Mario Luongo – Italia / Trattiva Stato mafia / Giorgio Napolitano / Conflitto di attribuzione / Procura di Palermo / Rita Borsellino / Strage di via d’Amelio / Nicola Mancino / Antonio Di Pietro / Paola Severino / Sonia Alfano / Pierluigi Bersani / Intercettazioni telefoniche / Giovanni Falcone […]

    L’Europarlamento ricorda Falcone

    L’Europarlamento ricorda  Falcone

    Giovedì,  Maggio 24th / 2012  – di Silvia Laporta – Mezzogiorno / Parlamento europeo / commemorazione / Giovanni Falcone / Mafia / Eroe italiano / Edward McMillan/ Minuto di raccoglimento /  Gli ultimi veri erori italiani / Un monito per i giovani e per tutti gli uomini di responsabilità / Insieme contro la mafia e ogni […]

    17 marzo – Genova: XVII Memorial alle vittime delle mafie

    17 marzo – Genova: XVII Memorial alle vittime delle mafie

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012 Italia  / Genova / Istituzioni / Vittime della mafia / Libera / Memorial 17 marzo – Genova: XVII Memorial alle vittime delle mafie La lotta per la legalità riguarda tutta l’Italia Genova – Il 17 marzo si svolgerà a Genova la XVII giornata delle Memoria e dell’impegno in ricordo delle […]

    Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

    Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische  – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

    Martedì, Marzo 13th / 2012 Commissione Ue / Lotta alle mafie / Confische / Malmstrom / Crocetta Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta Profitti criminosi: oltre 2000 miliardi di dollari all’anno In Italia 150 miliardi di euro nel 2011. Bruxelles –  Nelle scorse ore, […]

     

  • Italia – Patto di stabilità: il governo  battuto in bicamerale

    Italia – Patto di stabilità: il governo battuto in bicamerale

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Commissione europea / Comuni / Campania / Calabria / Commissione bicamerale / Emendamenti / Province / Patto di stabilità interno / De Magistris / Napoli / Vibo valentia / Catanzaro / Fiscal compact / Crisi / Tasse / Tagli di bilancio / Pd / Lega / Economia / Rolando Nannicini / Nazismo bianco / Flessibilità / Enzo Moavero / Emminenza grigia  / Six Pack / Silvia Laporta / Quii Europa / Europa 

    Patto di stabilità: il governo battuto

     in bicamerale

    La risposta (recessiva) degli euro-tecnocrati

    passa per il "Patto di Stabilità": servizi

    minimi-essenziali? No! Troppo lusso!

    Parlamento – Patto di stabilità bocciato in Bicamerale

    Roma –  Il Patto di stabilità interno per i Comuni, sta diventando una vera e propria spada di Damocle, sulle spalle dell’economia e dei servizi offerti ai cittadini, di province e comuni italiani. L’inasprimento del patto di stabilità interno frena pesantemente gli investimenti su scuole, viabilità ed ambiente; ma soprattutto sugli investimenti per fornire incentivi all’economia del territorio prevedendo tagli a tutti i settori produttivi della comunità. effetto disastroso e dirompente se unito – tra l'altro – all'incomprensibile austerity che si traduce in un taglio netto del deficit spending, con una insana spending review legata al recessivo fiscal compact. Tradotto in soldoni: zero servizi, e zero crescita, a dispetto di tasse e assistenzialismo a banche dal braccino corto.

      Da Napoli, il monito di De Magistris  

    Tra i contenuti più “allucinanti” di questo Patto di stabilità interno, quello di imporre ai comuni che hanno soldi in cassa, di non spenderli per poter garantire un "pareggio di bilancio" – caro alla coppia Merkel-Monti – o quello riguardante la gestione dell'Imu, perfettamente spiegato dalle parole di De Magistris: «il meccanismo per cui i Comuni introducono nuove tasse il cui 50% va poi allo Stato, è inaccettabile, visto che il governo non è in grado di rivedere questa posizione, almeno faccia una modifica in modo tale che risorse, tasse e imposte che i cittadini danno per i servizi rimangano ai comuni, cioè ai cittadini stessi». Queste le parole del Sindaco di Napoli, uno dei tanti comuni arrabbiati e messi in ginocchio dai tagli di bilancio statali, che chiedono una revisione del patto di stabilità interno in modo da tenere conto di tutte l’emergenze di questo momento, sia quella dei conti dello Stato a livello nazionale, ma anche  quella del mantenimento in vita e possibilmente della crescita dell’economia del territorio. 

      Piccoli segni di rinsavimento  

      Nella Bicamerale chiesto l'allentamento del Patto di Stabilità  

    Allentare la pressione fiscale dalle tasche ormai svenate dei cittadini? Il governo è andato sotto. La caduta è avvenuta  in commissione Bicamerale, su un emendamento presentato dal Partito democratico e passato con i voti a favore di Italia dei valori e Lega, che chiede l'allentamento del patto di stabilità interno sul 2010 per i Comuni. La proposta di modifica al documento sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, che a breve deve andare in Aula, ha ricevuto il parere contrario del sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani, ma il Pd, tranne il capogruppo in commissione Walter Vitali, ha votato contro il parere dell'esecutivo e l'emendamento è passato. La modifica, riguardante le sanzioni per i comuni che nel 2010 hanno sforato il patto di stabilità e che ne chiedeva l’allentamento,   è stata  presentata dal presidente del Pd Rolando Nannicini.

      A Bruxelles l'emminenza grigia al lavoro  

    Intanto da Bruxelles il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero – altrimenti detto l'emminenza grigia – nelle scorse ore ha annunciato qualche progresso nella trattativa  in sede europea per dare più strumenti finanziari alla crescita economica. Anche se lasciando intonso il deleterio "fiscal compact" non si comprende davvero come questo miracolo possa avvenire. E non ci risulta . fino a prova contraria – che né Moavero, né tantomeno Barroso, siano dotati di poteri particolari o siano in odore di santità. Anzi! Raccogliendo l’ “attenzione” di Francia e Gran Bretagna, il ministro ha spiegato che la questione della “regola aurea”( che in economia rappresenta, quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di "stato stazionario" – come si evince nel celebre modello della crescita dell'economista Solow – ossia rende la propensione al risparmio  tale che il consumo pro-capite è costante e massimo) non deve essere circoscritta a un periodo di tempo determinato, ma va inquadrata nell’ambito della flessibilità già prevista dalle norme europee sui conti pubblici quali il Patto di stabilità, il six pack e il Fiscal Compact e questo senza pregiudicare lo sforzo di riduzione del debito cui siamo tenuti. Anche se Moavero non spiega a che cavolo serva questo maledetto pareggio!

      La via dell'Islanda  

    In Islanda hanno preso la via più corta, votando un referendum che ha sempèlicemente bandito il debito, riconoscendolo non onorabile, perchè iniquo e generato fittiziamente grazie allo spread e ad un euro-disastro: cosa da proporre in linea generale anche in paesi come Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Affermazioni, dunque, che sfiorano l’assurdo!

      Il paradosso dei tecnocrati?  Addio ai "servizi minimi" statali!  

    Ciò accade, evidentemente, mentre i comuni e gli enti provinciali (che hanno ad esempio permesso in molte regioni d'Italia l'esplosizone degli addizionali sui premi assicurativi: vedi ad esempio ciò che è accaduto in Calabria, nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia) non hanno – malgrado l'inasprimento fiscale a livello locale – i soldi per garantire i servizi minimi ai cittadini: dalla costruzione di una scuola, al risanamento di una strada; e mille famiglie non riescono ad arrivare a fine mese è paradossale come ancora si possa usare, più che eufemisticamente,  il termine “flessibilità” per descrivere gli ulteriori sacrifici che lo Stato non smette di imporci, in questa neo forma di nazismo, chiamato "Nazismo Bianco".

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Martedì, Maggio 22th / 2012  

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Mezzogiorno / Campania / Calabria / Crisi Ue  / Fondi Ue / Occupazione e Crescita / Derivati / Ministero per la Coesione Territoriale / Bce / Morgan Stanley / Credit Crunch  / Commissione Trilaterale / Goldman Sachs / Brueguel / Bilderberg Club / Confindustria-Abi / Ministro Fabrizio Barca / Mario Monti / Corrado Passera / Mario Draghi / Giovanni Monti / Giuseppe Speziali / Giorgio Fiore / Gianni Agnelli / Carlo De Benedetti   

    Paradosso Monti: Il Mezzogiorno,

    Confindustria e le caste bancarie

    Mezzogiorno: L'attacco degli industriali,

    nei moniti di Speziali e Fiore.

    Fondi per la Crescita al Sud? Una triste

    commedia già vista!

    Meglio rimborsare la super-banca cara a papà

    Mr. Giovanni Monti – Vice Presidente della Morgan Stanley

    Roma – Il Ministro Fabrizio Barca, responsabile del ministero per la Coesione Territoriale, nelle scorse ore, in merito alla possibilità di riutilizzo dei fondi Ue non spesi dalle regioni meridionali, per presunti fini occupazionali e di “crescita” ha rilanciato la cosiddetta fase 2 del Piano di azione coesione, presentata dal governo Monti ben due settimane fa. Ciò ha destato non poche critiche tra i presidenti degli industriali del Mezzogiorno.  Per Giuseppe Speziali, Presidente di Confindustria Calabria, la riprogrammazione dei suddetti fondi concepita dal governo non basterebbe a superare i profondi disagi arrecati dalla crisi. Non si capisce, infatti – secondo Speziali ed i suoi colleghi – quale sia la relazione tra crescita ed inclusione sociale in merito allo stanziamento di 844,6 milioni dei 2 miliardi e 310 milioni di euro disponibili.In particolare, secondo Speziali “la fase 2 della riprogrammazione non è entusiasmante perché, se per noi è assolutamente fondamentale sostenere le fasce deboli meridionali, come imprese avremmo voluto di più. La stessa rimodulazione dei 901.7 milioni per la crescita poggia, in gran parte, sul fondo di garanzia che ha già una dotazione di oltre 2 miliardi, ma di fatto inutilizzabili a causa delle banche che non fanno credito”.

      Speziali: gli interventi sulla crescita? Un'operazione di facciata  

    “Pertanto – ha continuato Speziali – gli interventi sulla crescita ci sembrano più un’operazione di facciata che di sostanza”. Il presidente di Confindustria ha quindi bocciato senza mezzi termini l’azione di cosiddetto rilancio del governo Monti per il Mezzogiorno, sostenendo ancora che l’unico canale di finanziamento realmente rientrante in una strategia di crescita, ovvero il capitolo “ricerca ed innovazione”, sia stato in realtà largamente sottovalutato da Barca, Passera, Monti & Co. Rincara la dose Giorgio Fiore, Presidente di Confindustria Campania, secondo il quale materie come l’assistenza domiciliare agli anziani, gli asili nido, la dispersione scolastica ed il sociale in genere, sarebbero punti  oggetto di azioni normali, o meglio ordinarie, portate avanti annualmente da governo ed enti locali, e non da considerate pertanto alla stregua di “provvedimenti eccezionali anticrisi”.

      Fiore: "una crescita impossibile!"  

    Il vero nodo secondo Fiore (problema già sollevato nei giorni scorsi da “Qui Europa” – vedi articoli precedenti) è rappresentato dall’incongruenza tra il bonus fiscale per le assunzioni e la reale capacità delle imprese di assumere, vista e considerata l’impossibilità di far affidamento sulla casta bancaria ritiratisi in buon ordine sotto-coperta, dietro il muro del credit crunch e della pazzesca stretta creditizia (malgrado – è bene ribadirlo – 1000 miliardi di euro regalati da Mario Draghi – Bce – al sistema bancario) che lascia in un grave immobilismo gli imprenditori, le imprese e migliaia di famiglie cui redditi dipendono dalla salute finanziaria ed economica delle stesse imprese. Perciò gli industriali hanno anche chiesto l’intervento urgente di Confindustria-Abi (cioè dei rappresentanti industriali dell’Associazione Bancaria Italiana) affinché questi benedetti rubinetti del credito tornino ad idratare un sistema rinsecchito e sterile, al collasso.

      La famiglia Monti e la lotta di classe della casta bancaria  

    Infondo, è una questione di lotta di classe: da una parte i comuni mortali, dall’altra i banchieri, i figli dei banchieri ed il governo dei banchieri. E ciò lo sa molto bene anche il nostro caro professor Monti (tra l’altro anche pezzo grosso di Goldman Sachs, in qualità di international advisor) cui figlio, Giovanni Monti (39 anni), non è nuovo nei dorati palazzi della casta bancaria. Oltre a risultare infatti  Business Development in Parmalat, il figlio di papà Monti, è anche – non poteva mancare – Vice President presso Morgan Stanley;  Vice President presso Citigroup; Associate Consultant presso Bain and Co, con rapporti d'affari, e non, intrecciati nell'alta finanza internazionale come d’altronde è per il resto della sua famiglia. Ciò risultava anche dal suo profilo Linkedin (ora cancellato), da dove fino a qualche giorno fa emergeva con chiarezza tutta la sua storia professionale.

      Conflitto d'interessi: la strada per "Palazzo Chigi"  

    Forse sarà stato questo il criterio in base al quale Re Giorgio Napolitano I scelse il professore quale titolare dello scranno più alto di Palazzo Chigi. Non poteva essere altrimenti. Meglio infatti avere l’eterna riconoscenza di un banchiere amico dei banchieri, nonché espressione massima del conflitto d’interessi: consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della sua amata Rizzoli editore (1984- 1985), dell'Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994). Incarichi maturati nei club neoliberisti della galassia di Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti (vedi Rizzoli Rcs, suo primo “neutralissimo” critico). Per non parlare degli incarichi più esclusivi maturati all’interno della Commissione Trilaterale e di Brueguel, il think tank fondato nel 2005 dallo stesso supermario. E per finire con – ciliegina sulla torta – le sortite annuali presso il Bilderberg Club. Insomma: l’apoteosi della democrazia.

      Monti e gli scheletri nel caveau di Morgan Stanley  

    Allora forse appare più chiaro perché nel silenzio pressocché assoluto dei “fedelissimi media”, il governo Monti abbia fatto un bel regalo dell’Epifania proprio all’amata Morgan Stanley. Un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro: tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – ad occuparsi dell’attuale governo in carica.

      Fondi pubblici per ripagare operazioni speculative   

    La somma versata alla banca americana è stata utilizzata dal governo italiano per estinguere un’operazione di derivati finanziari (inaccettabile operazione speculativa): opzione di rimborso anticipata, in quanto generalmente prevista dopo un certo numero di anni.  Sulla vicenda, nelle scorse settimane la banca newyorkese si è limitata ad annunciare con soddisfazione l’avvenuto recupero della somma. Da parte sua, Monti, al contrario non ha fornito alcuna spiegazione; né tantomeno i media hanno provveduto a porsi domande legittime sul caso, e sul fatto che tra tanti creditori, ed in piena emergenza, il governo abbia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • Ladri di cartone: Altri paradossi della “crisi”

    Ladri di cartone: Altri paradossi della “crisi”

    Domenica, Aprile 22th/ 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Crisi Ue / Campania / Salerno / Ladri di cartone / Povertà / Dignità umana / Multe salate / Mirella Fuccella  / Guerra tra pazzi e disperati / Austerity  

    Ladri di cartone: i paradossi al tempo della crisi

    Nullatenenti multati a Salerno. L'accusa?:

    "Sono ladri di cartone!"

    Salerno – È partita di recente a Salerno la “crociata” contro i ladri di cartone… A quanto pare si tratterebbe di bande di extracomunitari che ruberebbero la carta ed il cartone che vengono conferiti dai cittadini nella raccolta differenziata. Alcuni di questi nullatenenti sono stati fermati dalla polizia e puniti con multe molto salate. Qualunque sia l’uso che queste persone farebbero dei cartoni, c’è tuttavia da chiedersi se davvero possano essere trattati come ladri, questi poveracci che si inventano un particolare tipo di “riciclo creativo” dei rifiuti. Siamo al punto che la spazzatura è considerata un bene della collettività. E chi se ne appropria dunque è un ladro? Da sempre i più poveri hanno cercato di vivere con le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. Adesso però anche questo è vietato. Sono inoltre stati diffusi appelli ai cittadini affinché si sforzino di conferire la carta nella raccolta differenziata, in quanto il calo, oltre ad essere dovuto ai segnalati furti, sarebbe anche un “calo fisiologico”. Se questo significa che la carta viene per errore gettata con l’indifferenziato, allora è giusto ricordare ai cittadini che essa va invece riciclata. Tuttavia, una vera educazione ambientale dovrebbe essere rivolta, al contrario, alla riduzione dello spreco. La carta che ho in casa non deve servire ad arricchire le casse della nettezza urbana, ma deve essere usata con la consapevolezza che per produrla sono stati abbattuti molti alberi. Dunque ben venga se prima di gettare via un foglio lo uso da entrambi i lati. Ben venga se per scrivere la lista della spesa riciclo il retro degli scontrini, o se uso le scatole vuote dei biscotti per “fabbricarmi” contenitori un po’ originali! Prima di buttare via la carta dobbiamo pensarci bene, perché è vero che essa può essere riciclata, ma non è riciclabile all’infinito. Più carta gettiamo, più alberi abbattiamo.

      Una guerra tra pazzi e "ladri di cartone"  

    Sui ladri di cartone c’è da dire che, in base alle indagini e alle segnalazioni ricevute, alcuni di essi si sarebbero organizzati con furgoni e che il furto potrebbe essere finalizzato alla rivendita del cartone. In tal caso è vero che c’è dietro un’attività illecita, tuttavia non si può far finta di non vedere lo stato di necessità in cui vivono le persone che hanno compiuto queste azioni (rumeni, extracomunitari e senza tetto) nell'estremo tentativo di salvare la propria vita, difendendosi dalla morza del gelo notturno. E rinunciando a tal fine ad ogni forma di pudore, dignità e orgoglio. Che civiltà è mai questa? Che fine ha fatto la pietà cristiana? E poi, d'altra parte, per restare al gioco di chi giudica "fuori-legge" tali disperati e diseredati: noi stessi siamo proprio certi di non aver mai prelevato un cartone all’esterno di un supermercato? Magari ci serviva per il trasloco o per spedire un pacco postale. Ci è mai passato per la mente che quello forse era un furto? Durante questa pazza ed insensata "pseudo-crisi" qualcuno ci sta costringendo a far passare per normale anche ciò. Ma i pazzi alla fine chi sono?

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)