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  • Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica

    Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica

    Martedì,  Novembre 20th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Unione Europea / Euroballe prenatalizie – La salvezza dell’Europa affidata a project bond e Unione politica / Europa / Crisi / Economia / Project bond / Operatori finanziari / Investimenti / Capitali privati / Finanziamenti / Infrastrutture / Sviluppo / Unione monetaria / Banche / Unione politica / Bce / Mario Draghi  

    Euroballe pre-natalizie – Salvezza dell’Europa

    affidata ai project bond ed all’unione politica?

    Assolutamente No!

    I veri rimedi contro la crisi sono l’abbandono del

    rigore e dell’austerità, lo stop alla speculazione,

    la rinazionalizzazione della Banca Centrale, 

    la delegittimazione del Trattato di Lisbona

    e delle fuorvianti "Agenzie di Rating"

     

    di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Euroballe debitocratiche prenatalizie                                                                      

    Francoforte – Per risollevare l’Europa dalla crisi, pare che l’illuminazione sia arrivata dall’attenzione che molti operatori finanziari stanno riservando, sia in Italia che a livello europeo, ai Project bond. Ma più che un'illuminazione ci sembra piuttosto un colpo di sole violento e disorientante: un'insolazione bella e buona, per intenderci! Sembra tutto così facile e provvidenziale in apparenza, ma la realtà è ben diversa. Ma veniamo ai fatti! Su 585 progetti europei dal controvalore complessivo di poco meno di 235 miliardi di euro, 35 sono già  pronti per essere realizzati. Ma stato di avanzamento dei lavori a parte, è il concetto – come ribadito più volte dal nostro osservatorio – che è totalmente sballato e deleterio.

     Project Bond – Porte e finestre spalancate alla Speculazione privata           

    Visto che gli investimenti da parte degli operatori finanziari sono pochi e scarsi – e ti credo! dopo la cura Monti e le ricette della Commissione europea di Barroso! – per i falsi profeti dell'"europeismo a tutti i costi", i project bond rappresenterebbero la soluzione per il lancio e lo sviluppo degli innumerevoli progetti economici ed infrastrutturali in "cassetto" e per la rinascita dell'Italia. Ma questa funzione di investimento in economia, non spettava allo stato? Perchè questa fiducia cieca in privati e speculatori? Davvero non ci si raccapezza! Essi – i project bond – infatti risultano (ma che combinazione!) particolarmente adatti al coinvolgimento di capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, in un momento in cui, come tutti sappiamo, i debiti pubblici degli stati sono (per volere e impegno degli stessi profeti e ciarlatani del mercatismo e del liberismo – non dimentichiamolo!) alle stelle (vedi gli attacchi facili e dissennati apportati in maniera illegittima ed in tempi non sospetti dagli aguzzini del rating e del declassamento facile) e le “povere” banche non rappresentano più una tradizionale fonte di finanziamento (soprattutto grazie al raggiro dell'innalzamento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle stesse banche deciso dai banchieri privati e dalle solite élite finanziarie con Basilea 3) ma solo, a detta nostra, di ricchezza riservata a pochi eletti.

     Follia europeista – Avanti tutta coi Nuovi "Euro-Debiti"                                   

    Il settore delle infrastrutture, insomma, per ripartire e rilanciare l’Europa dell'economia reale nel contesto mondiale, ma soprattutto i denigrati ed annientati Pigs (maiali), alleviandone le sofferenze economiche secondo questi "falsi profeti" dovrebbero partire affidando tutto nelle mani di lobby private! Che inventiva! Che sagacia! A tal proposito la Commissione europea ha “decretato” che i fabbisogni europei a livello infrastrutturale, negli ultimi tempi, sono lievitati ed ammonterebbero a 2000 miliardi di euro. La situazione potrebbe sbloccarsi proprio con l’impiego dei project bond che però, come ogni cosa dei giorni nostri, hanno sempre un colore politico e sono soggetti ad imperativi ed interessi dei vari rappresentanti e gruppi d'affari, oltre che rappresentare una sorta di raggiro proteso ad aumentare il livello di debito in Europa (vedi allegati) a danno degli allocchi.

     La "Nuova strategia" di Mario Draghi                                                                       

    Ma come sempre abbiamo sottolineato, il teatrino europeo continua ad alimentarsi sulla base di copioni recitati e, ormai, anche monotoni, in cui ciascuno fa la sua parte, compreso il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il quale dopo tanti disastri avallati (e dopo il rifiuto di finanziare direttamente il debito dell'Eurozona – gonfiato dallo spread –  con soldi direttamente emessi e stampati dalla BCE, seguendo la clausola riconosciuta dallo stesso art. 11 dello statuto del SEBC – Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali – in caso di "situazioni di crisi") ha definito l’euro (svegliandosi prodigiosamente da un misterioso ed inquietante coma) come l’origine di tutti i mali europei che ha costretto i singoli stati a rimettere agli ordini internazionali parte della propria sovranità.  Come dire: vista l'evidenza, adottiamo una strategia diversa per prendere per i fondelli gli europei e i cttadini dei Pigs. Non solo: “l’autorevole” ricco banchiere che gestisce i fili della crisi europea come si fa con i burattini (d’accordo con i rappresentanti politici), ha disegnato un’Europa nuova basata su principi fondamentali, ovvero l’Unione bancaria, fiscale, quella economica e quella politica. Cioè ha auspicato come un disco rotto l'immediata nascita degli "Stati Uniti d'Europa": l’unione politica, nel progetto del Governatore della Bce, “ovviamente” è l’ultimo pilastro sul quale dovrebbe reggersi l’Europa. O meglio, invero, dietro tanti paraventi, mezze verità e sotterfugi, emerge come il vero obiettivo perseguito dall'euro-casta. Un continente, ovviamente, gestito sempre dai soliti "padroni"non eletti! Prospettiva lodevole! Non c'è che dire! Peccato che qui – come direbbe Totò – nessuno è fesso!

     Svegliamoci dall'incubo Liberista!                                                                              

    A parole sono cose propinateci come bellissime, nei fatti però – in un regime di tecnocrazia come quello imposto dall’Unione europea oggi – la situazione appare certamente più complicata di come viene spiegata ai “comuni mortali”. Anzi, essa appare più che mai come davvero disarmante e disastrosa! E ora di svegliarsi! E magari di fugare ogni incubo, ricordando i grandi benefici che l'Italia ebbe storicamente con la lira e con una Banca Nazionale centrale e statale (non privatizzata come accade ora). Non saranno né i project bond, né le varie unioni bancaria, fiscale, economica e politica a salvare il Vecchio Continente! Questo è poco ma sicuro! E' ora di fare marcia indietro da questa delirante  pazzia liberista! Come? Cominciando a sfatare questi falsi miti nei pubblici dibattiti, senza vergogna e timore alcuno, nei luoghi sociali tradizionali e sulla rete. Ciò, anche rischiando di apparire anacronistici. E' un dovere per ciascuno di noi: è il prezzo minimo richiestoci per iniziare un doveroso ed irto percoso di affrancamento da questa dittatura del debito facile ed infinito, evitando di sprofondare irrimediabilmente in sabbie mobili perenni.

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Tobin Tax – L’Italia ci Ripensa e dice Si. La tassa Partirà con soli 11 Paesi

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  • Dissertazioni sulla Tobin Tax: i pro e i contro della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Dissertazioni sulla Tobin Tax: i pro e i contro della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Venerdì, Ottobre 5th/  2012  

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Mezzogiorno / Italia / Tobin Tax / Opportunità o Sfacelo / Roma / Bruxelles / Identità europea / Speculazione finanziaria / Investimenti / Condivisione su larga scala / Unanimità / Democraticità / Rappresentanza / Mediterraneo / Eurozona / Sovranità / La Padania / Insorgenza civile / Nando Dicé / Colonialismo / Questione Meridionale / Lobbismo europeo 

    Dissertazioni sulla Tobin Tax: pro e contro

    della tassa sulle Transazioni Finanziarie

    Opportunità o Clamoroso Strumento recessivo?

    E' una questione di opportunità: ma dobbiamo

    evitare nuovi fenomeni "colonialistici".

    ​La storia della "Causa Meridionale" e del lobbismo insegna!

    Tobin Tax

    Roma, Bruxelles Che strano spettacolo l'Europa. Sembra che abbiamo a che fare più con una fiction che con una "presunta" identità europea, oppure con un'istituzione sovranazionale e legittima. Dipende da come la si voglia considerare. Così potremmo spingerci fino ad una improbabile analogia con la celebre soap opera americana "beautiful", dove in ogni puntata succede qualcosa che ribalta la situazione "amorosa" dei vari personaggi; in Europa è diverso, o almeno dovrebbe esserlo, visto che non abbiamo a che fare con inciuci familiari e con improbabili matrimoni,  ma con il nostro futuro reale e spietatamente materiale. Il meccanismo è molto simile, ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni e vengono prese decisioni che, nel migliore dei casi stridono con quelle del giorno prima, in altri casi ci troviamo di fronte a veri e propri ribaltamenti. Senza dilungarci ulteriormente nella questione, credo visibile ai più, possiamo fare l'esempio della Tobin Tax.

     Tobin Tax: opportunità globale o pericoloso flop nazionale 

    Se solamente ieri la gran parte dei quotidiani italiani ed europei pubblicavano notizie riguardanti l’imminente approvazione della legge sulle transazioni finanziare, oggi la notizia è già quasi “completamente” smentita, ed aggiungiamo, non a tutti i torti. Infatti la Tobin Tax porta con sè alcuni problemi per niente irrilevanti, primo fra tutti quello che potremmo definire dell' "unanimità". Ovvero, tale provvedimento potrebbe avere un senso solo se "planetario", se condiviso su larga scala, altrimenti i grandi investitori, pardon gli speculaori, si troveranno a dover scegliere se fare affari con un paese in cui vigge la legge sulle transazioni finanziare, o farli con altri in cui questa tassa non c'è.

     Tobin Tax – Gli effetti collaterali e il fronte del "NO" 

    E' la tendenza è proprio quest'ultima, o meglio, il fronte dei "no" sulla Tobin Tax è particolarmente affollato, e per di più da paesi di primo piano: gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, gran parte dei Paesi Asiatici, oltre a numerosi Stati dell'Eurozona. A tutto ciò si aggiunga, come ha scritto oggi Danilo Taino sul "Corriere della sera", "non è nemmeno detto, infatti, che la Tobin Tax prenda ai ricchi per dare ai pavori, dal momento che i grandi operatori finanziari hanno gli strumenti per passarla interamente ai loro clienti", il classico escamotage insomma. L'analogia Europa-fiction può essere utilizzata anche con riferimento ad altri infuocati dibattiti che riguardano l'Unione europea, quello sulla sua "democraticità", quello che attiene alla "sovranità" degli Stati membri, e non ultimo quello inerente la "rappresentatività".

     Italia e colonialismo  – La storia insegna 

    Per quanto riguarda  quest'ultimo tassello, è di oggi l'intervista rilasciata su "La Padania" da Nando Dicè, presidente di "Insorgenza Civile", un movimento con identità espressamente Meridionalista. L'intervendo di Dicè, partendo dallo slogan "Niente da festeggiare", che il movimento ha utilizzato in occasione del 150° anniversario della cosiddetta "Unità d'Italia", punta a precisare come il Risorgimento non sia stato altro che "una semplice invasione-annessione" delle diverse parti dello stivale "da parte dello Stato piemontese, vassallo delle massonerie internazionali"; per di più  il Sud, già geopoliticamente tagliato fuori dal circuito pangermanico, dovrebbe semplicemente prendere coscienza di sè, e dovrebbe farlo soprattutto la sua "collusa" classe politica, riconoscendo nelle sue "vocazioni mediterranee l'unica possibilità di collocazione economica stabile". Insomma, il Sud "come cerniera fra l'Europa e l'Africa settentrionale in forte espansone economica (..) altro che Eurozona".

     Centro e periferia 

    Infatti, ci sono cose rigurdanti l'Europa, intesa come palazzo in costruzione, che non possono più essere ignorate, per esempio il fatto che i "lobbisti europei" incidono sull'80% delle decisioni legislative che vengono adottate dai singoli governi, e questo non è che un esempio. Così, come la storia ha svelato che l'unità d'Italia  si sia risolta in una colonizzazione del Sud, la stessa storia ci dice che se non lotteremo frontalmete contro questi "sergenti della finanza" al soldo delle banche, contro la nuova cricca tecnocratica al potere, nessun cambiamento reale potrà mai avvenire. Dovrà pur arrivare il momento dei "fatti". Altrimenti la storia della colonizzazione tra Nord e Sud (questa volta dell'Europa) sarà ben presto un qualcosa di irreversibile e micidiale.

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Monti Bis – I compari del Bilderberg scendono in campo

    Monti Bis – I compari del Bilderberg scendono in campo

    Sabato, Settembre 29th/ 2012 

    – di Sergio Basile e Federica Santoro –

    Italia / Roma / Bilderberg Club / Guerra Mediatica / Mario Monti / Monti Bis / Campagna elettorale / Miliardi / Investimenti / Sky / Mediaset / Rai / La Repubblica / Il Corriere della Sera / Pierferdinando Casini / Pierluigi Bersani / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Commissione Trilaterale / Mario Draghi / Gianni Agnelli / Goldman Sachs / Palazzo Chigi / Finmeccanica / Principio di Sussidiarietà / Trattati Europei / Beppe Grillo / Norvegia / Australia / Guerra Culturale 

    Monti Bis? I compari del Bilderberg Club

    si mobilitano nella Guerra Mediatica

    Un nuovo golpe dei mondialisti pronto per il 2013

    con miliardi di euro in campo

    Il club più occulto e discusso del pianeta vuol aiutare

    il suo pupillo a finire il "lavoretto" in Italia

    Roma – In diversi articoli pubblicati dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" abbiamo svelato un pò di numeri e fatti inequivocabili sui trascorsi di Mario Monti: fatti che la dicono lunga sull'idilliaco rapporto del preside bocconiano con l'occulto Bilderberg Club e con la famigerata Commissione Trilaterale. Ma tali analisi ci hanno indotto a pensare molto anche sulla bontà ed opportunità della chiamata diretta di Monti – da parte del "saggio" Giorgio Napolitano – al trono d'Italia e sulla regia che sapientemente ne avrebbe orchestrato i ritmi e le dinamiche, alle spalle dell'ignaro e dormiente popolo italiano. Perchè proprio Monti? Perchè nominare in fretta e furia un senatore a vita (posto stranamente vacante da tempo) per poi immergerlo nel mondo della politica a pieno titolo e dal portone principale? Ma perchè poi nominare per chiamata diretta il più influente uomo della (discussa) Trilateral Commission per l'Europa? In matematica due più due fa quattro. Studiando la storia, ci si accorge che è stato pressappoco sempre così in dozzine di eventi similari. E che dire dell'altro "mondialista greco" amico dei club occulti, Lucas Papademos, chiamato con tempismo altrettanto perfetto (ma che coincidenza!) sul trono dell'Olimpo ad assicurare la Grecia al suo triste destino? Beh gli effetti si sono visti sia in Grecia che in Italia, con l'apertura di fasi recessive mai viste nella storia; mai viste in tempi così brevi ed in circostanze tanto inique ed opache.

     Il Fedelissimo 

    Ma chi è davvero Mario Monti? Abbiamo visto analizzando le sue "eroiche" e "distruttive gesta" come il re dei neo-liberisti sia, tra gli Italiani, quello che dagli anni Ottanta ad oggi ha collezionato più presenze all'interno dei meeting annuali del Club Bilderberg: oltre trenta. Addirittura più di Gianni Agnelli e dello stesso attuale capo della (privata) Banca Centrale Europea (BCE),  Mariuccio Draghi. L'uomo dei record, dunque! Un fedelissimo! "L'uomo giusto al posto giusto" (secondo Napolitano): posto "provvidenzialmente" – per la gioia della speculazione internazionale – a capo di un Paese meraviglioso, il "Giardino d'Europa", trasformato grazie alle sue politiche recessive ed insane, in pochi mesi, in un arido deserto, costellato di enormi greggi di disperati, disoccupati, poveri e via dicendo.

     Un Miracolo alla Rovescia 

    Un miracolo quello del professore, ma alla rovescia. Peccato che non la vedano proprio così fior di politici come Pierferdinando Casini, Pierluigi Bersani e la stessa strana coppia Alfano-Berlusconi: malgrado le chiacchiere, e le "critiche di circostanza", sempre pronti ad avallare i disastri del governo Monti (dal rialzo delle accise sul carburante, al Fiscal Compact, al MES, solo per citarne alcuni dei più paradossali ed evidenti) accordando oltre 37 fiducie. Segno della completa resa della politica e della democrazia allo strapotere delle lobbies e delle associazioni occulte, mondialiste e filo-anglofone.

     Lo scolaretto che diventa "Gran Maestro" 

    Ma la certezza matematica al suddetto assunto è giunta (per i pochi bisognosi di conferme, e per quelli che evidentemente credevano ancora alla favola della democrazia italiana) nelle settimane scorse, quando cioè, nell’ultima riunione del Comitato direttivo, il Club Bilderberg per la prima volta ha deciso di uscire allo scoperto ed appoggiare apertamente il suo delfino di punta, il "presenzialista" Monti. Premiandolo forse per la sua fedeltà ed il suo ossequioso spirito reverenziale in oltre trent'anni di onorata "carriera" tra i banchi della "Bilderberg School". Come dire: lo scolaretto che diventa "Gran Maestro".

     Monti Bis – Bilderberg Club in Campo! 

    Dunque, senza nemmeno il cruccio di fondare un partito (si sarebbe chiamato probabilmente PLB: "Partito delle lobbies e dei banchieri") il Club Bilderberg avrebbe paventato l'intenzione di partecipare ufficialmente alla lizza per la prossima, imminente, campagna elettorale, entrando direttamente nella scena politica italiana. Come? Semplice! Attraverso l'elargizione di centinaia di miliardi di euro, al fine di permettere la permanenza prolungata del re dei privatizzatori e del rigore, Mario Monti, sullo scranno più alto di Palazzo Chigi.  Evidentemente in italia c'è ancora qualcosa da privatizzare e svendere alla speculazione internazionale o magari agli amici di "Goldman Sachs". Certo, il lavoro da fare è molto – in vista delle fatidiche date del 14-15 Aprile 2013 – ed i miliardi di euro da distribuire saranno davvero molti. Non c'è da perdere tempo! Neanche un minuto!

     Masochisti per scelta 

    Il gruppo, secondo le ultime voci di corridoio, starebbe progettando una vera e propria campagna elettorale senza precedenti nella storia degli stati liberali moderni:  investimenti protesi a dare del professore un'immagine mediatica impeccabile e vincente, a discapito dell'unico vero concorrente  (accanto forse a Maroni e – a fasi alterne – Di Pietro) ad oggi in lizza, il "comico" Beppe Grillo. Un cittadino, già bollato come "inetto" dai media di regime, perchè avrebbe la pecca di essere anche un comico, cioè di far politica, ma nel contempo di fare anche ridere gli Italiani. Cosa di questi tempi davvero difficile, visti i drammi che si respirano in quasi ogni famiglia italiana. Beh! (e scusateci la battuta) Solo per questo bisognerenne già premiarlo! Storie di suicidi, precariato, isolamenti sociali, abbandoni sanitari (visti i 7000 posti letto tagliati da questo impresentabile e disumano governo) sogni infranti, orizzonti chiusi e vite spezzate. Meglio secondo i "saggi media di regime" mandare avanti magari politici in odore di corruzione, ed appartenenti a carrozzoni politici reduci da mille scandali veri: come quelli degli ultimi vergognosi capitoli dei finanziamenti allegri di Finmeccanica. Meglio dunque – anziché un comico ( tra l'altro esperto di economia, laureato e dotato di una propria personalità ed un proprio cervello) mandare avanti automi senza coscienza che non riescono neppure a comprendere come molti diktat europei siano completamente disumani ed iniqui,  e da riggettare con forza, poiché – tra l'altro – in palese contrasto con principi cardine delle stesse Costituzioni nazionali e degli stessi tanto osannati Trattati Europei. Come il Principio di Sussidiarietà, o quello di Uguaglianza. Meglio, dunque, continuare ad appoggiare politici che invece di pensare e far ridere (come Grillo), obbediscono ciecamente a diktat imposti dall'alto e fanno "piangere lacrime amare". Strana malattia il "masochismo"!

     Una pioggia di Miliardi per convincere gli Italiani 

    Una pioggia di miliardi, dunque, sarebbe pronta a scrosciare copiosa sui tetti di Sky, Mediaset e Rai, da Roma a Milano, come su tutti gli altri principali media e giornali di regime che appoggeranno la candidatura del "gelido" professore.  "Nel Comitato Direttivo del Bilderberg – si apprende in un comunicato diramato dai giorni scorsi sul web dal giornale "Redazione Politica" – si è deciso anche la ripartizione degli investimenti usando come metro lo share (indice di ascolto). Un metro diverso si è deciso per la TV di Rupert Murdoch per il quale sono previsti investimenti per oltre 50 miliardi: in questo caso non si c'è basati sullo Share ma sul Target degli utenti. Sky ha meno utenti dei concorrenti, ma di cultura medio alta e con potere incisivo e decisionale sul voto, maggiore.

     Sua Maestà il danaro! 

    Sempre secondo "Redazione Politica", "Altri 40 miliardi saranno messi a disposizione della Rai: di questi 30 miliardi solo alla prima rete nazionale". Ma a quanto pare anche per i principali quotidiani che "tiferanno" per la squadra dei banchieri e per Mario Monti ci sarebbe un altra succulenta e pesante torta di miliardi di euro. D'altra parte il denaro oggi, come forse mai, sembra essere diventato l'entità pensante più "saggia" e "democratica" del pianeta. Come diceva la settimana scorsa in Piazza San Pietro Papa Benedetto XVI, questa crisi è una crisi di valori innanzitutto! Probabilmente giornali come Repubblica e il Corriere della Sera, che già oggi operano miracoli quotidiani, trasformando il piombo del "tesoro montiano" in "oro scintillante", saranno addirittura capaci di "superare loro stessi". Ma che gioia apprendere tali edificanti e rincuoranti notizie! Una cosa è certa: se l'andazzo mediatico dovesse peggiorare, due sono le cose: 1) o noi dell'Osservatorio Indipendente "Qui Europa" ci rifiuteremo di utilizzare le pagine di questi quotidiani perfino nell'intimità del nostro bagno; 2) oppure decideremo in massa di espatriare (magari) in Norvegia o Australia, dove forse la quaità dell'aria e delle eco mediatiche è sicuramente più pura e salutare. Infondo è tutta una questione di salute!

     Berlusconi già liquidato? 

    Ma a quanto pare neppure il web sarà lasciato indifferente da questa ondata irrazionale ed ingiustificata di "montismo": "Altri 25 Mld –  secondo un dispaccio reso noto sul web dalla "Redazione Popolari Washington, in data 13 agosto 2012"  – saranno investiti nella Agenzie di stampa che operano sul Web e tra queste quella che la farà da padrone sarà Mediaset con ben 15 Mld, (in totale ai gioielli di famiglia andranno 17,5 Mld). Naturalmente con questo assegno staccato – nota ironicamente R.P.W.  Berlusconi è (o sarebbe) stato liquidato".

     Due strade 

    Beh in questi casi due sono le strade da percorrere: 1) o rivalutare l'ipotesi della Norvegia e mandare al diavolo l'Italia ed i suoi accidenti; 2) oppure restare e combattere – con tutti i mezzi leciti e razionali esistenti – assieme a tutti gli uomini di buona volontà ancora in circolazione nel "Bel Paese" (vivi e vegeti, ovviamente, non vegetali!). Restare a combattere in Patria, questa guerra culturale: una guerra che dobbiamo ai nostri figli! Una guerra che dobbiamo alla Giustizia e a Dio! Noi personalmente optiamo per questa seconda ipotesi! Non so voi!

    Sergio Basile, Federica Santoro (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

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    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Gli imprenditori italiani volano in Marocco

    Gli imprenditori italiani volano in Marocco

    Giovedì, Giugno 13th / 2012

    – di Maria Laua Barbuto –

    Unione Europea /Italia / Marocco / Milano / Rabat / Commercio / Liberalizzazione / Marocco Verde / Irrigazione / Fertilizzanti / Piantagioni / Lavoro / Crescita / Settore primario / Investimenti / Incentivi / Terreni agricoli /  Esportazioni / Tecnologia / Agroindustria / Mohammed Aziz Akhannouch /Ahmed  Hajjiaji  

    Il Marocco chiede all’Italia la tecnologia per lo

    sviluppo dell’agricoltura

    Incentivi e finanziamenti per i Paesi esteri che sosterranno

    il progetto Marocco Verde

    Gli imprenditori italiani ora sviluppano l'agricoltura marocchina

    Agricoltrura – Gli imprenditori italiani ora volano in Marocco

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Milano, Rabat –  Appuntamento importante, quello tra il Marocco e l’Italia per discutere del progetto “Marocco Verde”, elaborato dal governo marocchino nel 2008 per lo sviluppo dell’agricoltura del Paese. Al fine della realizzazione dell’emancipazione di Rabat nel settore primario, pare che l’aiuto italiano sia fondamentale:  in cambio, infatti, il Marocco offre agli investitori e sostenitori esteri allettanti finanziamenti ed incentivi a patto che gli stessi siano disposti ad impegnarsi per il potenziamento dell’agricoltura marocchina. “Marocco Verde” prevede un investimento iniziale di 18 miliardi di euro che determinerà una crescita notevole, in quanto ogni anno e fino al 2020, a scapito del grano, verrano piantati dieci milioni di mandorli, ulivi, viti ed agrumeti.  Il progetto è stato illustrato dal Ministro dell’Agricoltura marocchino, Mohammed Aziz Akhannouch, a Milano, a numerosi imprenditori dell’agroindustria italiana ai quali il Marocco vorrebbe affidarsi nel tentativo di far lievitare le esportazioni dei propri prodotti agricoli e creare 1 milione e mezzo di posti di lavoro, incrementando così, notevolmente, la crescita del settore agricolo. “Il Marocco, per il proprio sviluppo,  ha bisogno della tecnologia italiana – ha affermato il direttore dell’Agenzia per lo sviluppo agricolo del paese, Ahmed Hajjiaji – da quella relativa ai fertilizzanti, a quelli dei sistemi di pompaggio ed irrigazione”.

      Gli imprenditori italiani sviluppano il Marocco  

    Tutto è reso più facile dall’accordo, stipulato il 1 marzo scorso, tra l’Ue e Rabat che prevede la liberalizzazione graduale degli scambi commerciali di prodotti agricoli e di pesca. La convenienza sembra palese: gli investimenti in Marocco da parte dei Paesi esteri prevedono l’esonero dei “sostenitori” dal pagamento delle imposte sulle società e di quelle generali sul reddito, un dazio minimo del 2,5% sulle importazioni del materiale utilizzato per l’agroindustria e aiuti di Stato interessantissimi compresi tra l’80% ed 100% per i progetti di irrigazione, tra il 30% ed il 70% sui materiali agricoli ed ulteriori incentivi sia per l’acquisto di celle frigorifere che per il miglioramento delle condizioni dei terreni. E mentre il Marocco si impegna per lo sviluppo del proprio Paese, gli investitori italiani sposano progetti esteri, varcando i confini nazionali. Ma allo sviluppo della nostra penisola, chi ci pensa?

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il Patto – Roma: è fuga di capitali – Berlino: il perchè del folle amore all’euro

    Il Patto – Roma: è fuga di capitali – Berlino: il perchè del folle amore all’euro

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Bankitalia / Banca Centrale Europea / Bundesbank / Bund / Btp / Spread / Debito / Bce / Credito / Italia / Merkel / Grecia / Investimenti / Credito / Crisi / Spariti 200 milioni di euro  / Fuga capitali / Soppressione della sovranità monetaria nazionale / Giorgio Napolitano / Jean Cloude Trichet / Mario Draghi / Mario Monti / Recessione / Credito della Bundesbank / Angela Merkel / Amore dichiarato all'euro / Il patto / Angela Merkel / Silvia Laporta / Qui Europa 

    Roma – In un anno, volatilizzati 200 milioni

    dal caveau della Banca d'Italia 

    I limiti recessivi della cura Monti sui capitali

    e le transazioni commerciali del Bel Paese

    Berlino – Perchè la Merkel ama alla follia l'euro?

    Ve lo sveliamo noi!

    Roma piange, Berlino gioisce – Monti-Merkel: la Strana Coppia Euro-forica

    Milano –  “Il saldo su Target 2 della Banca d’Italia nei confronti della Bce, in attivo dalla fine del 2010, è divenuto negativo a partire dallo scorso luglio. E’ l’immagine speculare di un minore afflusso (o di un maggiore deflusso) di capitali privati, derivante  in parte dalla minore raccolta bancaria sui mercati internazionali all’ingrosso”. A rivelarlo, nelle ultime ore, la stessa Bankitalia. Gli Italiani stanno spostando ingenti masse di denaro, cifre che a Marzo hanno toccato i 274 miliardi di euro, dalle banche domestiche a quelle estere. Le cifre ufficiali si fermano però a Dicembre del 2011, quando l’emorragia in atto sfiorava – secondo i dati forniti da Bankitalia – i 200 miliardi: a tanto ammonta la passività verso l’Eurosistema della Banca Centrale, che rappresenta tutti i pagamenti, importazioni e investimenti all’estero, del sistema Italia, intermediati dalle Banche del nostro paese, che diventano un debito nei confronti della Bce, che funge a sua volta da cassa di compensazione finale.

      Il governo Monti e la fuga dei capitali dall'Italia  

    In sostanza, l'attuale sistema prevede che quando un azienda italiana deve pagare per importare beni o un privato effettua movimenti di capitale verso l’estero, queste posizioni diventano un debito della Banca d’Italia verso l’Eurotower, e un credito della Banca Centrale dove risiedono le imprese alle quali sono state pagate le merci o gli intermediari finanziari che hanno trasferito i capitali. Debiti e crediti che di norma, a fine anno, si compensavano. Fino al 2009/2010 questa posizione è sempre stata contenuta rispettivamente a 10,3 e 7 miliardi di euro, ma nel 2012, con lo scoppio della crisi e il caro-spread, essa è diventata negativa per ben 191 miliardi! L'istituto di Via Nazionale – e bene ribadirlo: per il 96% nelle mani dei privati dal 1992, con contestuale sospensione della sovranità monetaria, grazie al decreto Carli-Amato – attribuisce questa situazione alla recessione italiana che farebbe  letteralmente “fuggire” sia gli investitori esteri, che quelli nostrani, riflettendo gli effetti negativi sulle banche. La domanda di finanziamenti del sistema bancario italiano è aumentata vertiginosamente : dai 30 miliardi di euro del 2010/2011, a 210 miliardi alla fine di Dicembre! In fondo è come accusare il governo Monti, di aver attuato misure non solo fortemente impopolari – alla faccia della democrazia e delle regolari elezioni: gravemente disattese con la collaborazione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su diktat pilotato di Mario Draghi e Jean Cloud Trichet – ma fortemente ed "irrimediabilmente" recessive. Misure che alla fine, conti alla mano, e soprattutto "ricapitalizzazioni bancarie alla mano" finiscono per colpire i contribuenti: per i quali è stato scritto un nuovo "pratico" dizionario della lingua italiana – edito dalla "casta editrice" – nel quale però non risultano "per statuto" alcuni termini, tra i quali "ricapitalizzazioni dei portafogli dei contribuenti". 

      Merkel – Ecco il motivo dell'incommensurabile amore all'euro  

    Al progressivo aumento della liquidità concessa dall’Eurosistema alle banche dei paesi colpiti dalla crisi, è corrisposta una riduzione del ricorso al rifinanziamento delle banche di altri paesi e un aumento del saldo positivo verso la Bce: le Banche della Germania e dei Paesi Bassi nel 2010/2011 hanno sostituito alla liquidità erogata dall’Eurosistema, quella ricevuta dalle banche dei paesi periferici per un totale di 430 miliardi. Si tratta di un flusso di esportazioni verso Berlino da parte dei paesi più poveri dell’Unione Europea, che sono serviti a sottoscrivere Bund a tasso quasi zero. Il rischio è forte: in caso di crack dell’euro, questo credito da parte delle Banche tedesche si trasformerebbe letteralmente in “carta straccia”. Ecco perché la Merkel insiste tanto su un’impossibile uscita della Grecia dall’Euro, forse quello che le sta più a cuore, piu che le sorti del paese ellenico o degli stessi cittadini (Greci, Italiani o Tedeschi che siano)  è il credito della Banca tedesca!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia: Cercasi sindacati!

    Italia: Cercasi sindacati!

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Sindacati / Forze sociali  

    Italy – Aaa… Rappresentanza sindacale Cercasi

    Il monito di Cofferati e il sonno dei sindacalisti

    Intanto, tra i silenzi, oscure mani si allungano

    su Finmeccanica

    Roma – Finmeccanica  è un baluardo 100% made in italy, è un colosso che negli  ultimi decenni ha assorbito quasi tutte le aziende italiane attive nei settori dell’aerospazio e della difesa; è una grande famiglia che ha regalato, in modo significativo al sud, il sogno di un’Italia all’avanguardia che non ha bisogno di lezioni serali per ottenere il diploma delle “capacità” (quelle sono insite nel nostro Dna). Sergio Cofferati, attuale eurodeputato in forza al Pd, ha scagliato un’offensiva contro il governo Monti, ribadendo con forza  il  prestigio mondiale di Finmeccanica ed il ruolo “sostanziale” che ricopre nel “Bel Paese”; “Sarebbe – continua Cofferati- utile utilizzare le attività di Finmeccanica per porre in essere una crescita nel paese, non per fare cassa – ed ancora – il governo Monti deve rendersi conto che gli impegni annunciati per la crescita non saranno credibili se, nel frattempo, si lasceranno smembrare importanti campioni dell'industria nazionale. Glielo chiedono i lavoratori in lotta, glielo chiedono le istituzioni ma, ancor prima, lo rivendicano il buon senso e la coerenza''. 

      Aaa… Sindacati cercasi  

    Il nostro caro Cofferati, ex Segretario Generale Cgil, pochi anni fa esigeva il rispetto della categoria dei lavoratori attraverso manifestazioni di piazza, come dimenticare infatti, quella memorabile tenutasi al circo massimo il 23 marzo del 2002 con milioni di persone che difendevano “l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”. Oggi invece, quasi furtivamente, rintracciamo qualche commento sparuto, estemporaneo dei nostri sindacalisti, che non hanno una direzione, non indicano la strada da percorrere ma pongono semplicemente il problema, qualche manifestazione di tanto in tanto, ed il lavoro è bello e fatto. Grazie per le belle parole, ma né abbiamo sentite tante, troppe. Dove sono i sindacati di una volta? Dove sono i sindacalisti di una volta? La verità, signori e signore, è che in Italia non manca solo la politica, in Italia manca una vera rappresentanza sindacale che ha dato tanto ma che da tempo da poco o niente.

    Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Manganaro 

    Finmeccanica: il silenzio del Governo davanti

    a 3000 posti di lavoro a rischio

    La società italiana sarà svenduta pur essendo sana.

    L’ira dei sindacati che accusano l’esecutivo.

    Roma – Non sarà di certo un bel discorso, preparato probabilmente a tavolino e nei minimi particolari, a smontare certezze e convinzioni circa la situazione di Finmeccanica: la società, a seguito della pseudo-crisi (pilotata) che sta attraversando, sarà, in pratica, svenduta, anche se a questo termine viene preferito, dal presidente e amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Orsi, quello di “dismissione delle attività con minore valenza strategica, ovvero quelle civili”. In parole povere, si avrà una notevole riduzione dei posti di lavoro. Ciò che loro dicono in modo tecnico, noi lo diciamo in modo semplice e, soprattutto, comprensibile. Sono oltre 3000 i posti di lavoro a rischio, soprattutto nelle città di Genova, dove ha sede, da sempre, la ditta “Ansaldo Energia” che ha in mano le sorti di circa 2000 operai che, probabilmente, da un giorno all’altro, si ritroveranno ad essere disoccupati. Tutto questo viene giustificato dalla “necessità di investimenti più selettivi capaci di ingrossare le casse della società, attualmente tutt’altro che piene”: questo è quanto emerso, ieri,  dall’assemblea degli azionisti di Finmeccanica, al termine della quale non c’è stata la solita conferenza stampa, ma solo un saluto di rispetto e “contentino” ai colleghi giornalisti da parte delle personalità di vertice dell’azienda. Giustamente, non avrebbero avuto nient’altro da aggiungere e, probabilmente,  hanno preferito evitare la “fossa dei leoni”, prediligendo il “sentiero dei conigli”.

      Il monito di Cofferati  

    Un buco di oltre 2 miliardi di euro mette in ginocchio, non tanto la società, che corre ai ripari con i licenziamenti ed investimenti mirati, ma 3000 famiglie italiane. La reazione dei sindacati non si è fatta aspettare e, furiosa, ha chiamato in causa il Governo italiano ed il silenzio dei suoi tecnici bocconiani di “altissimo livello”:  “Il Governo – dice l'eurodeputato Pd ed ex segretario Cgil, Sergio Cofferati – deve mettere la parola fine allo stato di incertezza che grava su Finmeccanica. Le attività del gruppo devono essere rilanciate tutte, senza esclusione e deve essere abbandonata ogni ipotesi di cessione. In una congiuntura negativa come quella che sta attraversando la nostra economia, le attività di Finmeccanica sono ancor più preziose e devono essere utilizzate per favorire la crescita e non certo per far cassa”.  Dello stesso avviso è Bruno Manganaro, della segreteria della Fiom, che accusa Monti ed i suoi seguaci affermando che “è tutto quanto molto strano: che credibilità può avere questo Governo se dice di voler promuovere  iniziative di ripresa e crescita e poi tace davanti alla vendita di un’azienda sana?” . Sembra che lo smembramento di importanti industrie nazionali sia ormai alle porte e, come al solito, a pagarne il prezzo più alto sono i lavoratori. Lo stesso Cofferati sollecita a gran voce un intervento immediato dell’esecutivo, ricordando che lo stesso è richiesto dai lavoratori in lotta, dalle istituzioni ma, ancor prima, è rivendicato dal buon senso e dalla coerenza.  Sì, ma a parlare di buon senso e coerenza bisogna fare attenzione: il Governo, probabilmente, non capirebbe! 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Energia sostenibile: asse di ferro Onu-Ue

    Energia sostenibile: asse di ferro Onu-Ue

    Mercoledì, Maggio 9th / 2012

    Commissione Ue / Onu / Sviluppo / Programma / Investimenti / Energia sostenibile / Privati / Andris Piebalgs  

    Terra – Energia e Corsa all'accaparramento

    delle risorse. Si al capitale privato:

    asse di ferro Onu-Ue.  

    Il Commissario Piebalgs: programma “Energia

    per tutti” prioritario per Ue

    Bruxelles – Nelle scorse settimane si è rafforzata l’asse Ue-Onu sull’energia sostenibile per espressa dichiarazione del Commissario Ue allo Sviluppo, Andris Piebalgs, che per la verità aveva già espresso la linea della Commissione Barroso sull'energia, lo scorso 21 febbraio, in occasione dell’audizione tenuta presso l’emiciclo del Parlamento europeo. La comune strategia, a quanto pare,  passerebbe per la modernizzazione dei servizi energetici; per il raddoppio dell'efficienza energetica; e per il raddoppio dell’utilizzo delle energie rinnovabili nel mix energetico globale. Secondo Piebalgs “l'Ue, che fornisce oltre la metà degli aiuti globali allo sviluppo appoggia in pieno i tre target e si impegna per la loro realizzazione. Uno degli esempi concreti di questa azione europea – nota il commissario – è stato la recente inaugurazione della linea elettrica fra Etiopia e Djibouti,  che porterà energia pulita, low cost e rinnovabile a migliaia di persone nei prossimi anni. Prioritario sarà inoltre – conclude – la volatilità dei prezzi e la sicurezza energetica; i cambiamenti climatici, incluso l'accesso alle tecnologie a basso contenuto di carbonio; un accesso a servizi energetici puliti, sicuri, convenienti e sostenibili.”

      Il coinvolgimento del capitale privato: Opportunità o pericolo?  

    La Commissione Ue ha speso in media 315 milioni di euro all’anno negli ultimi sette anni – soldi degli Europei, provenienti, è bene ricordarlo, da rimesse statali – per migliorare la situazione energetica nei Pvs. Altri milioni potrebbero piovere dall’alto per la campagna “Energia sostenibile per tutti”. Tuttavia – secondo il Commissario – le azioni nel settore dell’energia a livello globale “dovranno essere realizzate con il pieno coinvolgimento del settore privato e con ogni sforzo per ottenere fondi con prestiti dalle banche di sviluppo e investimenti da altre fonti private”. D’altra parte la tendenza del coinvolgimento del settore privato nei grandi progetti d’investimento è una prerogativa tipica e costante del neoliberismo dominante nell’Unione, ma ciò non deve fare abbassare la guardia dei cittadini europei, che devono vigilare attentamente  sul mantenimento di quei requisiti minimi di garanzia di un servizio, come quello energetico, fruibile da tutti ed a costi popolari. Cartelli a parte.

      "L'assurda corsa" e la resa dei conti della Terra  

    Tale priorità, quella dell'accaparramento energetico, può considerarsi il motore della geopolitica mondiale, in un pianeta Terra in cui per troppo tempo i profeti del neo-liberismo hanno raccontato – a partire dagli anni Settanta, con Friedman, e ancor prima con i teorici della Scuola Austriaca – Von Hayek e Von Mises – la favola di una sviluppo infinito e di un mercato in continua espansione, capace di autoregolarsi. Mito della crescita infinita e di un benessere materialistico che – se vogliamo – va contro tutti i dettami e gli insegnamenti della stessa fisica e della stessa morale. Pertanto, in prospettiva di un progressivo ma repentino esaurimento delle scorte energetiche e delle risorse di idrocarburi e carbone – accantonato il pericolo del nucleare: troppo rischioso perchè fuori controllo sia in fase di smaltimento che di produzione – i grandi della Terra stanno adottando tutte le misure possibili per accaparrarsi – come se si trattasse di una grande partita a Risiko – le ultime risorse rimaste, spesso ai danni delle classi più deboli ed indifese, e delle regioni della Terra più bistrattate e malgovernate (che spesso sono invero, proprio le più ricche: vedi regioni africane) soggette a gravi forme di neo-clonialismo (vedi precedenti articoli in "Qui Europa") con la compiacenza di governanti al soldo delle multinazionali e delle lobbies.

      Lo sguardo agli ultimi   

    Per fortuna – consentiteci – tutto ha un termine,  e su questa folle corsa, che lascia morire coloro i quali non riescono a tenere il passo, un giorno regnerà un giustizia che non appartiene a questo mondo.  Di questo ne siamo certi! Intanto, però, spetta a noi lottare in tutti i contesti nei quali operiamo, per difendere i diseredati, gli ultimi e la democrazia, con gli straordinari mezzi del dialogo e dell'istruzione, della formazione e della coerenza. Ciò per contribuire a creare una nuova classe politica consapevole, moralmente alta e protesa al bene comune. Non è utopia: uomini come Giorgio La Pira ce lo insegnano!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)