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Tag: Idolatria del danaro

  • Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale – di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale – di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Mercoledì,  Gennaio 15th/ 2014

    – di Sergio Basile e Rocco Carbone 

    Lettera a Papa Francesco, Sergio Basile, Rocco Carbone, Padre Quirino Salomone, Giacinto Auriti 

    Lettera a Papa Francesco – Uniti contro

    la Grande Usura Internazionale

     

    Alla C.A.

    Sua Santità Francesco, Sommo Pontefice,

    00120 Città del Vaticano

     

                                     Mitt.:

                                     Dott. Sergio Basile

             Racc A/R     Direttore Osservatorio Nazionale

                                     Indipendente sulle Politiche Ue – "Qui Europa" … Via…

     

                                     Rocco Carbone,

                                     Resp.le Nazionale “Sete di Giustizia”… Via…

                                                             

                                                                    Oggetto:

                       L'Italia e l'inganno Usurocratico, nella società della

                                     Moneta-Debito: all'origine della Schiavitù

                                         Riflessioni su scritti ed esperienza di

                               San Bernardino da Siena e Prof. Giacinto Auriti

                                                            ______________

                      Richiesta di udienza col Santo Padre SS. Papa Francesco

                                       e di aiuto da parte delle famiglie italiane

                                                          contro l'usurocrazia

     

    Lettera Inviata a Papa Francesco in data

    Mercoledì 16 Ottobre 2013 – Roma, Catanzaro, Chieti

    di Sergio Basile e Rocco Carbone

    Lettera a papa Francesco - Moneta-Debito e Usurocrazia

     All'Origine della Schiavitù – La Moneta Debito                                                

    Roma, Citta del Vaticano, Catanzaro, Chieti – Santità, visto l'inesorabile, irrefrenabile e gravissimo processo di disintegrazione sociale ed economica della nostra amata società italiana al quale stiamo assistendo spesso, nostro malgrado, da meri spettatori, ma anche in riferimento e piena solidarietà alle tragiche situazioni che stanno oggi vivendo i nostri carissimi fratelli spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi, ciprioti ed europei in generale, ci permettiamo di rivolgerLe queste brevi ed accorate righe.  Lei Santità, nei giorni scorsi ha dichiarato: "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia!" Reputiamo questa affermazione importantissima perché riconosce che c'è stata, ed è ancora in corso una battaglia, e noi sappiamo che essa è iniziata storicamente e si è incancrenita con l'avvento della moneta-debito avvenuta oltre tre secoli fa. Con l'avvento di essa, infatti, l'usurocrazia internazionale ha conquistato il mondo, sostituendo ai termini e concetti cristiani e di rilievo assoluto come "gratuità, amore al prossimo e libertà", termini e concetti come "debito usurocratico"; "egoismo sistemico"; "schiavitù da moneta-debito". Occorre ricordare sempre ed in ogni sede (come Lei, Santità, fa quotidianamente) che tutti i soprusi, le vessazioni, le persecuzioni, le miserie e i patimenti oggi indotti e perpetrati a danno dei popoli, riconducono a piccoli gruppi élitari di potere – più o meno occulti – dei quali abbiamo ampliamente parlato in centinaia di articoli e conferenze in giro per l'Italia e dei quali ci occupiamo quotidianamente dalle colonne dei nostri giornali e sul web. Gruppi che hanno il controllo della moneta e delle fonti di energia: quindi teoricamente invincibili! Ma solo teoricamente!

      La Missione della Chiesa e di tutti gli uomini davvero liberi e onesti      

    Santità, riteniamo, pertanto, che per rimanere coerente al Vangelo di Cristo, la Chiesa Cattolica (intesa come "popolo di battezzati" e prelati) ma anche tutti gli Italiani onesti e di buona volontà (che non covano diaboliche e distruttive strategie di doppiogioco ispirate e pilotate da regie occulte) devono comprendere il senso assoluto delle Sue parole, ma anche andare oltre la funzione e l'immagine “dell'ospedale da campo” da Lei evocata, individuando e facendo conoscere la causa prima e reale delle battaglie e sostenendo strategie che portano a vincere definitivamente la guerra contro l'Usura nazionale ed internazionale, causa di tutti i mali, causa prima delle vergognose sacche di povertà esistenti nel mondo e di tutte le cosiddette "crisi economiche" e sperequazioni sociali. 

     Moneta-Debito e Usura                                                                                            

    Santità, con questa nostra lettera aperta vogliamo portare alla Sua benevola attenzione il problema della moneta-debito e dire fermamente che "noi siamo per la proprietà popolare della moneta!". Oggi la moneta nasce di "proprietà" della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi – d'intesa con tutti gli enti ed organizzazioni nazionali ed internazionali, che ogni giorno interagiscono con le nostre redazioni – vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadini e – come sosteneva il grande ed indimenticato Prof. Giacinto Auriti, nostro comune riferimento – vogliamo, nell'interesse dei popoli, che sia accreditata ad ognuno come "Reddito di Cittadinanza".  Lei, Santità, ha affermato: «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso». Noi condividiamo a pieno il Suo pensiero nella comune lotta contro l'usurocrazia internazionale che ci umilia e uccide ogni giorno. Quanti suicidi! Quante vite spezzate! Quante famiglie distrutte! Quanti sogni infranti! Solo in tal senso, e sposando assieme questa causa, potremo cogliere tutti  il senso più profondo delle Sue affermazioni ed attualizzarlo, contestualizzandolo al nostro presente fuori da ogni inganno e luogo comune. Per il bene nostro, del prossimo, dell'Italia, dell'umanità!

     San Bernardino da Siena, il giusto che combatté l'usurocrazia                 

    Giacinto Auriti  conosceva bene la devastante portata e i distruttivi effetti della moneta-debito, in quanto era particolarmente devoto di San Bernardino da Siena, giusto che seppe combattere l’usura senza tanto clamore esteriore o violenza contro gli usurai, ma creando sistemi alternativi senza praticare usura. Non gli mancarono i suggerimenti culturali e giuridici di indiscussa autorevolezza quali quelli di San Giovanni da Capestrano e San Giacomo della Marca. San Bernardino si distinse per il coraggio di attuare teorie preesistenti. La teoria di Auriti, da molti giudicata utopica, avrebbe avuto bisogno di un personaggio autorevole coma San Bernardino per spingerne l’attuazione. Nei dialoghi con il Papa Emerito è riportato, e noi possiamo attestare di averlo più volte sentito ripetere dal Professore: “Ora ci sarebbe bisogno di un San Bernardino”. Di qui la proposta di nominare San Bernardino Dottore della ChiesaBenedetto XVI era molto propenso: in tempi non sospetti il francescano fra Quirino Salomone veniva incaricato di conservare le tante lettere di adesione di Vescovi, Cardinali e personalità laiche. La pontificia Università Antonianum di Roma sta preparando la scheda ufficiale da presentare alla Commissione della Causa dei Santi per tale riconoscimento. Le migliaia di discepoli di Auriti già lo invocano come loro Protettore. Per questo, in conclusione, nell'approfondimento allegato alla presente – inerente all'episodio evangelico delle tre tentazioni di Satana a Gesù, nel deserto – è doveroso da parte nostra presentarle il pensiero e la riflessione dello stesso indimenticato Prof. Auriti, già amico e sincero interlocutore del suo predecessore Papa Benedetto XVI.

     Un Cancro che consuma l'intera umanità                                                        

    Santità, alla luce di quanto detto, di queste riflessioni – e dell'approfondimento in allegato alla presente, che invitiamo vivamente Sua Santità a leggere – fiduciosi nella Sua Provvidenziale guida in questi tempi bui e nella profonda sensibilità che Lei, Padre Santo, sta dimostrando verso questa piaga che oggi più che mai affligge l'intera umanità (cancro all'origine di tutte le guerre e di tutti i traffici illegali) siamo sicuri che Lei vorrà condividere con noi questa battaglia e non tarderà a manifestarci il Suo sostegno, magari riservandoci più tempo e spazio – nelle modalità che Lei vorrà – per poterle illustrare meglio i termini di questa battaglia per la giustizia cui l'intera umanità anela. Con Gratitudine ed Immensa Stima filiale.

    Sergio Basile, Direttore "Qui Europa" 

    Rocco Carbone, Resp.le Nazionale "Sete di Giustizia"

     

     Allegato – Seconda Parte della lettera a Papa Francesco                                          

    Lettera a papa Francesco - Moneta-Debito e Usurocrazia

     Le Origini della Moneta-Debito  e la Grande Tentazione                             

    Santità, Giacinto Auriti individua nelle singole tentazioni nel deserto, la genesi etica e culturale della moneta-debito, ma anche la funzione della stessa come strumento di dominio assoluto sui popoli. Nel famoso episodio biblico, in questione, Satana come noto incontra Cristo nel deserto dopo che Nostro Signore ebbe digiunato per 40 giorni. Satana, nel primo dialogo,  propone a Gesù di trasformare le pietre in pane, esponendolo così a quella che tradizionalmente viene definita “tentazione”. Secondo il Prof. Auriti questa interpretazione non è accettabile fino in fondo, o meglio risulta piuttosto restrittiva. Questo perché la tentazione è sempre relativa ad un peccato, e mangiare pane dopo quaranta giorni di digiuno è moralmente ineccepibile. Ovvio! Chi infatti suggerisce come interpretare correttamente le parole di Satana è proprio Nostro Signore quando, rispondendo a Satana, afferma che "non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Invece, le parole uscite dalla bocca di Satana, vanno interpretate ipotizzando per assurdo che per un momento lo stesso Cristo avesse accettato l’invito di Satana e le conseguenze del suo ingannevole dialogo. Invito, cioè, a trasformare le pietre in pane. Se ciò si fosse avverato Satana avrebbe potuto obiettare a Cristo che il merito per avergli dato il consiglio sarebbe stato il suo e in tal modo Cristo sarebbe stato trasformato, paradossalmente, da “padrone” a “debitore” del suo pane. Cioè, del pane che egli stesso aveva creato dal nulla.

     Umanità Ingannata                                                                                                   

    Questa ipotesi della creazione di un oggetto di valore, da uno di valore nullo, si verifica puntualmente nell’emissione della moneta nominale:  quando la banca centrale emette moneta prestandola, induce la collettività a crearne il valore accettandola, ma contestualmente la espropria e la indebita di altrettanto, proprio come avrebbe fatto Satana se Cristo avesse accettato la proposta di trasformare la pietra in pane.Se al posto della pietra consideriamo la carta, ed al posto del pane l’oro, al posto di Satana la banca, si riscontrano nell'emissione della moneta nominale (moneta-debito), tutte le caratteristiche della tentazione di Satana”.

     Da Proprietari a Debitori –  La Tentazione Satanica nell'Età Moderna   

    È appunto con la costituzione della Banca d’Inghilterra e del sistema delle banche centrali, che tutti i popoli del mondo sono stati trasformati – loro malgrado – da proprietari in debitori ineluttabilmente insolventi del proprio denaro. Ma – in tal senso, e per ricollegarci con quanto asserito – le tentazioni di Satana secondo Auriti vanno valutate globalmente. Particolarmente significativa, infine, è la terza tentazione: la terza volta che Satana parla a Cristo gli propone di poter dominare su tutti i popoli se solo si fosse prostrato ad adorarlo, cioè se fosse sceso dall’altare per farci salire Satana. Secondo l’analisi del prof. Auriti questo si è verificò dapprima nel 1538, con la subordinazione del potere religioso a quello politico, quando il Re d’Inghilterra Ennrico VIII diventò anche capo della religione protestante anglicana sovvertendo l’ordine gerarchico del Sacro Romano Impero (per il quale l’autorità politica era autonoma ed eticamente subordinata alla sovranità religiosa, intesa altresì come riferimento assoluto di legge morale), e poi nel 1673 quando, con l’approvazione del Test Act da parte del Parlamento Inglese, i Protestanti dichiararono illegittima l’Eucarestia Cattolica e la Transustanziazione.

     Nascita e Accidenti del Moderno Sistema Bancario                                       

    Dopo aver tolto Dio dall’altare – con la negazione dell’Eucarestia Cattolica (massima insubordinazione) – e fondata la Banca d’Inghilterra (insubordinazione dei popoli ad una élite di occulti privati senza scrupoli) il protestantesimo entrò in Europa creando nel contempo la "Banca Protestante": cui presidente, il Neker, divenne consigliere di Luigi XIV. Successivamente – e non a caso, dunque – il Commonwealth, divenne l'impero più grande della storia: “tutto il mondo è Commonwealth, Tutto il mondo è colonia monetaria”. Infatti la differenza sostanziale tra Sacro Romano Impero e Commonwealth Britannico è nella moneta e nel concetto giuridico dei territori conquistati: nel primo gli abitanti delle “provincie” sono “portatori” della moneta, nel secondo gli abitanti delle “colonie” ne sono “debitori”. Il tutto trova sintesi ideale proprio nel passo evangelico che recita "se ti prostri e mi adorerai…!" La prima conseguenza fu la disintegrazione delle monarchie cattoliche della vecchia Europa, in quanto esse si indebitarono senza contropartita verso i banchieri per la moneta satanica da questi emessa – a costo nullo – e che gli stessi re avrebbero potuto emettere gratuitamente per proprio conto senza indebitarsi. Ciò, per l'appunto, dopo aver ceduto alla tentazione ed essersi prostrati al sistema.

     L'Ultima Tentazione, l'Ultimo Inganno                                                             

    Infine, in riferimento alla seconda tentazione di Satana – "gettati dalla cima del tempio" – e al sistema bancario moderno, Auriti elaborò il seguente geniale assunto: "chi è già padrone di tutto il mondo e di tutto il denaro del mondo, anche se ne sia solo creditore, non desidera altra sovranità e ricchezza perché già le possiede, ma ha solo sete di vanagloria". La morale del "passo" può riflettersi nell’etica economicistica dell’ “È giusto ciò che conviene, non conviene essere giusti”. "Etica" spesso alimentata dall'ingiustificata quanto diabolica vanagloria.

    Roma, Catanzaro, Chieti – Mercoledì 16 Ottobre 2013

    Sergio Basile, Direttore "Qui Europa"  

    Rocco Carbone, Resp.le Nazionale "Sete di Giustizia"

     

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      Approfondimenti e Altri Allegati                                                                                        

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  • Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Lunedì, Settembre 30th/ 2013

    – di Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro –  

    Italia, Padre Piotr Panzulewicz,  Cultura del benessere, Crisi, Idolatria del danaro, Papa Francesco, amministratori disonesti, idolatria del denaro, Lazzaro, San Francesco d'Assisi, La Vera Rivoluzione, Moneta Debito, Usurocrazia Internazionale, Moneta Debito, Sacro Cuore, Catanzaro, Libro della Vita, Siria, Medioriente, Stragi di Cristiani, Nigeria, Boko Aran 

    Sulle Orme di Francesco. L'Unica Vera Efficace

    Rivoluzione. Ecco perchè! 

    E' Finito il "Tempo delle Elemosine"! Qual è la Vera 

    Rivoluzione contro il sistema? Eccola!

     

    di Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro 

    Rivoluzione - San Francesco - Crisi Italia

     Fiduciosi, sulle Orme di Francesco, tra i paradossi del nostro tempo      

    Roma, Catanzaro  – di Padre Piotr Panzulewicz Nella giornata di ieri – 26a Domenica del tempo ordinario – la Chiesa ha ricordato i Ss. Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli, servitori di Dio e suoi messaggeri presso gli uomini, ma è stato anche il 5giorno della novena a San Francesco d'Assisi – povero e messaggero in Terra Santa – un occasione in più per il Papa ed i sacerdoti per ricordare il valore "umanizzante" della povertà – del rifiuto cioè dell'idolatria del danaro – e della solidarietà verso gli ultimi, i malati, i poveri ed i sofferenti, specie in Siria, Africa e Madioriente. Ciò mentre giungono paradossali notizie di nuove possibili strette fiscali da regime – senza precedenti nella storia – ai danni della bistrattata popolazione italiana, alla resa dei conti – tra l'altro – con le varie scadenze e sotto la costante minaccia di nuove tasse e folli incrementi IVA da record del mondo, sotto perenne scacco degli inganni e delle bugie rette e propinate per difendere la moneta-debito e l'usurocrazia internazionale; e mentre, d'altro canto, giungono nuove sconcertanti notizie di stragi ai danni di comunità cristiane, dalla Nigeria al Pakistan. Ma qual è il messaggio centrale che la Sacra Scrittura ci pone dinnanzi? Beh, innanzitutto un nuovo, accorato, forte richiamo alla conversione. La parola ciricorda che qualcosa del ricco festaiolo ce l’abbiamo dentro. Il Signore viene per strapparci a un'esistenza dedita esclusivamente al “banchettare lautamente”, cioè  votata al mangiare ovunque e senza freni – per diventare poi obesi di effimero – ed al “vestirsi di porpora e bisso”, cioè all’indossare il prestigio e il successo per i quali si sacrifica anche la propria anima. E ciò, per i mille compromessi, le invidie, le gelosie e l’avarizia che sono le portate del grasso menu di cui ci satolliamo ogni giorno.

     Le piaghe del povero, carne di Cristo mendicante                                         

    Il vero protagonista della Parola di Dio della 26a Domenica del tempo ordinario e della storia (Am 6,1.4-7;   Sal 145;   1Tm 6,11-16;   Lc 16,19-31) è il mendicante: il Cristo mendicante, con la sua carne lacerata, straziata e crocifissa, a un soffio da noi. È lui, come l’ultimo peccatore della terra, a mendicare da noi una parola capace di "regalarci" il suo perdono. È lui “coperto di piaghe”, “bramoso di sfamarsi di quello che cade dalla nostra mensa”, a mendicare un solo frammento della nostra vita sfregiata e insanguinata dal peccato, quella di cui neanche ci avvediamo: quel giudizio avventato e scivolato sulle labbra che uccide un fratello, quell’ironia gratuita che umilia la moglie o il figlio, quel tradimento della fiducia di chi è accanto. Cristo mendicante che desidera tutti quei momenti nei quali non abbiamo saputo amare, che, ripensandoli, ci fanno dire: “Se avessi fatto o detto in quest’altro modo…”; che ciechi siamo stati…, quelle briciole capaci di sfamare e, invece, buttate via. Per questo ci chiede oggi di dargli i nostri vestiti pieni di strappi e scuciture, perché possa darci la veste bianca del perdono e dell’amore, per entrare con lui nel Cielo. E’ per il Cielo e le sue “consolazioni”, quelle che pregustiamo quando amiamo davvero, che siamo nati. Lui ci vuole tutti lì. E' andato a prepararci un posto lì, e non altrove. Proprio lì ha scritto i nostri nomi. Lì c'è già la sedia pronta: non può ancora scriverci il nostro nome, perché forse poi… dovrebbe cancellarlo se non ci arrivassimo, ma già ha la penna in mano… Apriamo allora gli occhi e guardiamo bene: nulla è senza conseguenze! Esse sono già qui, anticipo e profezia di ciò che vi sarà oltre la morte.

      Non siamo fatti per l'Inferno!                                                                              

    Non siamo fatti per l’inferno e i suoi “tormenti”. E come non crederci se ogni giorno ci vien voglia di sputare il gusto amaro delle nostre scelte e decisioni! La vita è seria, eccome, e tutto ha un valore immenso, anche le “briciole”. Perfino ogni sguardo ha il suo riverbero oltre la morte, per il Cielo o per l’inferno. Raddrizziamo allora la nostra "Concordia" vacillante, la nostra volontà e la nostra mente. Tra “i tormenti” di un rancore possiamo ancora sperare lo stesso destino di Lazzaro, il fratello che ha saputo amare in mezzo ai “suoi mali”. Non siamo morti! C’è ancora un oggi per convertirci: proprio ora Cristo è accanto a noi, e, come Lazzaro, mendica la nostra attenzione e il nostro amore. È lui che, oggi, giace alla nostra porta, sulla soglia della nostra vita mondana, orgogliosa e arrogante. È lui che bussa al nostro cuorevestito della stessa nostra debolezza, nel povero più povero, nel peccatore rifiutato, nell’ultimo di questa generazione. E ci chiede le briciole, per dirci che anch’esse sono importanti e decisive. Lazzaro le voleva, gli bastavano… è l’occasione che Dio ci dona per svegliarci dall’inganno della superbia e della superficialità, per convertirci davvero, per riconoscere di essere come i pagani, poveri “cani” scacciati da tutti, ma proprio per questo gli unici ad accorgersi del dolore innamorato: ne erano mendicanti, pronti a curare le “piaghe” che li salvavano, tra l’indifferenza, la chiusura e il rifiuto dei farisei, che non avevano bisogno di nulla.

     E' Finito il Tempo delle Elemosine                                                                    

    Senza un amore che superi le barriere della carne siamo chiusi a tutti, ed è l’inferno: “un grande abisso” tra i coniugi, tra genitori e figli, tra colleghi e fidanzati. E non si può fare nulla, perché così è “stabilito” dalle nostre scelte. Per fortuna Cristo ha vinto peccato e morte; e ora, in Cielo, intercede per noi, si lascia coinvolgere, ascolta le nostre ragioni, non accetta gli inganni, aiuta a “rientrare in noi stessi”, a crescere, a spalancare gli occhi e vedere alla porta i nuovi naufraghi della vita, pronto a contare ad una ad una tutte le briciole date a loro e a ricordarle per sempre, tutte le parole, ogni singolo gesto di cura, tutto ciò che può regalare a loro dignità e rispetto. A loro non sgancia un euro, ma dona tutto se stesso. È finito il tempo delle elemosine "una tantum", per far tacere la nostra coscienza. È giunto invece il tempo di uscire da noi stessi e spenderci toccando e “odorando la carne” di coloro che sono Cristo vivo nel mondo. Il cammino della fede inizia dalle piaghe del povero, carne di Cristo, corpo di Dio. Proprio quel povero e quel bisognoso che il sistema oggi rigetta, umilia, annulla e uccide.

     Francesco… La Vera ed Efficace Rivoluzione                                                

    Quale vera ed efficace rivoluzione allora? Come invertire il trend che umilia e schiavizza il mondo? Poniamo la nostra fiduciosa speranza (in colui che tutto può e che ha creato l'uomo e il mondo per l'amore) facendo nostra la seguente preghiera: "Signore, abbiamo vergogna di essere dei ricchi epuloni, intenti solo a contare i quadrini guadagnati, bene o male, e trasformati in un benessere sfacciato e umiliante per chi soffre e stenta la vita, perdonaci e facci la grazia di essere amici di Lazzaro (il povero), fà che la nostra vita sia solo acqua per chi ha sete, pane per chi ha fame, pace e bene per tutti, almeno un pò di più, da quest’oggi, come il Poverello d’Assisi".

    Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro

     (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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  • L’Idolatria del Denaro è la Schiavitù che ci Disumanizza

    L’Idolatria del Denaro è la Schiavitù che ci Disumanizza

    Martedì, Settembre 24th/ 2013

    – di Padre Piotr Panzulewicz –  

    Italia, Padre Piotr Panzulewicz,  Cultura del benessere, Crisi, Idolatria del danaro, status symbol, logica dell'avere, nessuno può servire due padroni, Papa Francesco, amministratori disonesti, idolatria del denaro, gli idoli sono crudeli perché si nutrono di carne umana, moneta debito, diabolici servitori 

    L'Idolatria del Denaro e la Schiavitù che ci

    Disumanizza

    Ecco perchè dobbiamo agire con le ricchezze secondo

    giustizia e dobbiamo uscire dagli "schemi acquisiti"

     

    di Padre Piotr Panzulewicz

    idolatria del danaro - papa francesco

     “No” all’idolatria del denaro                                                                                    

    Catanzaro  – di Padre Piotr Panzulewicz – Domenica scorsa, la 25a del tempo ordinario, siamo stati chiamati a riconfermare la nostra scelta: o le ricchezze venerate come un dio o usate per il bene altrui. Nello stesso tempo siamo stati chiamati – sia individualmente che come gruppo d’impegno sociale, civile ed ecclesiale – a riconciliarci con tanti fratelli e sorelle che nei loro bisogni materiali si sentono offesi, trascurati, dimenticati o addirittura isolati ed emarginati proprio da noi, amministratori disonesti. (Am 8,4-7; Sal 112; 1Tm 2,1-8; Lc 16,1-13). Il punto centrale delle letture bibliche è indubbiamente il forte richiamo lucano: «Non potete servire Dio e la ricchezza» (Lc 16,13). È un richiamo che collima anche con il pensiero pedagogico di Papa Francesco. Il 28 luglio scorso, rivolgendosi, durante la GMG a Rio de Janeiro, al Consiglio episcopale latinoamericano, ha detto parole che possono essere estese a ognuno di noi: «I vescovi devono essere pastori, vicini alla gente, padri e fratelli, con molta mansuetudine; pazienti e misericordiosi. Uomini che amano la povertà, tanto la povertà interiore come libertà davanti al Signore, quanto la povertà esteriore come semplicità e austerità di vita. Uomini che non abbiano "psicologia da príncipi". Uomini che non siano ambiziosi e che siano sposi di una Chiesa senza stare in attesa di un'altra».

      Alla fine sarai un Corrotto                                                                                      

    E il 20 settembre la sua omelia, tenuta nella Casa Santa Marta in Vaticano, l’ha dedicata proprio al richiamo lucano, esprimendo il suo “no” all’idolatria del denaro e aggiungendo con amarezza: «E’ tanto il potere del denaro, che ti fa deviare dalla fede». Se scegli «la via del denaro (…) alla fine sarai un corrotto». Il denaro «ha questa seduzione di farti scivolare lentamente nella tua perdizione». «Che il Signore – ha concluso – aiuti tutti noi a non cadere nella trappola dell’idolatria del denaro».

     Agire con le ricchezze secondo giustizia                                                             

    È un chiaro richiamo a non rimanere con il piede in due scarpe, cioè stare contemporaneamente sui due campi: quello di Dio e quello della ricchezza fine a se stessa.  Ci sono come due fedeltà o due scelte: da un lato la scelta della solidarietà/condivisione/fratellanza, che è la religione autentica e divina, dall'altro lato invece c'è la pura logica dell'avere/possedere/trarre il profitto. «Non si può andare a Messa – ha affermato Papa Francesco il 20 settembre durante la Messa alla Casa Santa Marta – e poi farsi i propri affari». È un richiamo semplice, senza discorsi o voli pindarici: agire con le ricchezze secondo giustizia, amministrare ogni bene – nella famiglia e nel mondo socio-lavorativo – con correttezza, non lasciarsi condizionare dalle chimere della pubblicità consumistica o dal potere sull'altro. E' una questione di scelta: o scegli o sei scelto. Il nostro scegliere o essere scelti si traduce ad esempio – anche nelle cose più semplici – nel far la spesa optando oculatamente i beni necessari e utili per sé e la famiglia, senza lasciarsi irretire dalle offerte e dalle condizioni pseudovantaggiose di pagamento dei beni voluttuari o perché di moda. La ricchezza così "risparmiata" potrà essere utilizzata in parte anche per compiere meglio la nostra azione di amore verso il prossimo sia in famiglia che nel tessuto comunitario di appartenenza.

     Una generazioni di dipendenti e drogati                                                             

    Certo, la questione è molto delicata, ancor più delicata se consideriamo che la nostra società educa costantemente i figli alla dipendenza dalle ricchezze e dalle comodità. È paradigmatico il fenomeno dello status symbol: quel particolare tipo di cellulare, quel peculiare modello di scarpe, quella singolare marca di jeans… Secondo il comune modo di sentire, non c'è più nulla di superfluo, ma tutto è necessario, per cui non se ne può fare a meno… Di conseguenza, in quest'ottica, il Vangelo risulta una proposta astratta e lontana dalla nostra sensibilità, soprattutto quando la Chiesa stessa non solo asseconda, ma addirittura incarna a modo suo il modello del parroco-manager a cui non manca niente e che non ha più bisogno di niente… forse neanche di Dio.

     L'Uomo al Centro                                                                                                        

    «Nel nostro sistema globalizzato di vita – ha detto Domenica Papa Francesco, rivolgendosi al mondo di lavoro a Cagliari – al centro c’è un idolo e questo non si può fare! Lottiamo tutti insieme perché al centro, almeno della nostra vita, ci siano l’uomo e la donna, la famiglia, tutti noi, perché la speranza possa andare avanti». E ha voluto congedarsi con i presenti con una preghiera nella quale ci sono queste affermazioni e invocazioni: «Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi, facendoci dimenticare un pò l’egoismo per sentire nel cuore il “noi”, noi, popolo, che vuole andare avanti. (…) Signore Gesù, insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi».

     Ottimi Servitori, ma Pessimi Padroni                                                                   

    Il denaro e ogni altro bene materiale sono solo dei mezzi utili per crescere nell'amore, nella fratellanza e nella amicizia. Sono ottimi servitori, ma pessimi padroni. Il denaro non è in sé cattivo – se si limitasse ad essere mezzo di intermediazione negli scambi e pagamento – ma può diventare un idolo (paradigma della carta-moneta e della moneta-debito innalzata ad idolo demoniaco cui immolare popoli e nazioni) e gli idoli sono crudeli perché si nutrono di carne umana, aggrediscono le fibre intime dell'umano, mangiano il cuore. Cominci a pensare al denaro, giorno e notte, e questo ti chiude progressivamente in una prigione. Non coltivi più le amicizie, perdi gli amici; li abbandoni o li sfrutti, oppure saranno loro a sfruttare la situazione.

     Come Chiesa abbiamo parecchi perdoni da chiedere                                     

    Per questo avremo sempre da chiedere perdono. Tanti, troppi fratelli sono autorizzati ad avere qualcosa contro di noi, perché anche se può essere vero il più delle volte che noi non abbiamo offeso direttamente alcuno, è certamente altrettanto vero che non ce ne siamo interessati mai abbastanza. Hanno il diritto di sentirsi offesi perché trascurati e dimenticati; peggio: soltanto giudicati, senza mai avere una mano tesa. E allora credo, che soprattutto come Chiesa abbiamo ancora parecchi “perdoni” da chiedere per tanti peccati di “omissione”. Abbiamo ancora da riconciliarci con tanti fratelli e sorelle. Con tutti e per tutti sporcarsi per donare amore, e guardarli con gli occhi di Cristo, e sedersi con loro, alla loro tavola, giorno dopo giorno. L'amore a dieci metri di distanza non è amore, perché non potrà mai essere fecondo. Due sposi non generano figli con un semplice sguardo…

     Spogliarsi dagli schemi e dalle certezze acquisite                                            

    Così anche noi siamo chiamati a spogliarci, innanzitutto degli schemi, e poi delle certezze acquisite che, quasi sempre, non sono le verità immutabili del Vangelo, ma la loro caricatura da noi disegnata per difenderci e non correre il rischio di perdere la vita per amare davvero. Essere disposti a rivedere tutto dieci volte al giorno, per amore di una sola persona… E poi a unirci a lei davvero, e farci tutto a tutti, carne della carne di chi ci è accanto, anche se all'opposto della nostra vita e dei nostri valori; che il Signore ci conceda di non cedere all'ottusità, ma, con Cristo, di aprirci in uno sguardo capace di abbracciare l'infinito, il passato, il presente e il futuro in un solo abisso di misericordia che tutto trascende e tutto purifica. 

      Esseri Umani e non bestiali mammiferi o burattini                                      

    Il cristianesimo è l’esperienza concreta, autentica, di persone che hanno sperimentato la misericordia e la moltiplicano, ne fanno cibo per gli amici. La loro chiamata si trasforma immediatamente in mille chiamate e la grazia sperimentata da loro grazia per molti altri, poveri, emarginati, sofferenti. Solo nella consapevolezza di questo messaggio sarà possibile uscire dall'inganno e – in aggiunta – dalla cosiddetta "crisi" (indotta) figlia della moneta-debito e dei suoi diabolici servitori. Solo così potremo uscire da noi stessi, dai nostri egoismi e dagli inganni, ritrovando la nostra anima e divenendo "essere umani" e non semplici "bestiali mammiferi" o burattini votati alla sopraffazione e alla distruzione reciproca.

    Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro

     (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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