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  • L’idealismo e il disordine moderno – 2 – Idealismo, ateismo, naturalismo

    L’idealismo e il disordine moderno – 2 – Idealismo, ateismo, naturalismo

    Sabato, 5 maggio, 2018

    – Di Jean Daujat, traduzioni e premessa di Paolo Baroni, Centro San Giorgio  –

     Redazione Quieuropa, Jean Daujat, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, idealismo, naturalismo 

    L'idealismo e il disordine moderno – 2 

    Idealismo, ateismo, naturalismo

    Idealismo: la realtà come illusione della realtà. 

    Vietato ammettere la realtà creta da Dio e Dio stesso.

    Naturalismo e genesi (demoniaca) della follia idealista

     

    Di Jean Daujat

    Traduzione dell'originale francese L'idéalisme et le désordre moderne, 

    con traduzioni a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio

    Idealismo, Ateismo, Naturalismo - Conseguenze e origini

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Idealismo e ateismo                                                  

    Parigi – di Jean Daujat – (prima parte – continua da qui L’Idealismo e il disordine moderno – 1 – Idealismo, relativismo e materialismoL'idealismo ha anche dei legami profondi con l'ateismo (Dio non esiste), o col panteismo (tutto è Dio), che è solamente un'altra faccia dell'ateismo. In effetti, incapaci come siamo di concepire e di conoscere direttamente quell'Essere perfetto ed infinito che è Dio, non possiamo scoprirLo che mediante le cose che ha creato, come Causa dell’esistenza di tutte le realtà di questo mondo (1); poiché tutti gli esseri di questo mondo esistono, ma non hanno in se stessi l'esistenza, occorre una Causa che abbia dato loro quell'esistenza che fà sì che esistano. Questo Essere primo che esiste per Se stesso (a Mosè si è rivelato come «Colui che è») e che tutto fà esistere, lo chiamiamo Dio. Ecco perché San Paolo ci dice che

                                         il Dio invisibile si è fatto conoscere

                                      mediante le cose visibili che ha creato.

    Così, chiunque riconosce la più umile realtà inizia già a riconoscere Dio, riconoscendo e accettando ciò che Dio ha fatto. La sottomissione al reale è una sottomissione a Dio, autore di ogni realtà. Perché la verità si impone al nostro pensiero che deve riconoscerla? Perché non dipende da noi di fare in modo che ciò che è vero sia falso e che ciò che è falso sia vero? Perché 

        il nostro pensiero deve conformarsi alla realtà per conoscerla così com’è,

               e ciò perché non siamo noi che abbiamo fatto o creato la realtà,

                                                               ma Dio.

    (1) Parliamo della scoperta di Dio di cui l'intelligenza umana è per se stessa e naturalmente capace, e non della nostra relazione personale con Dio che si rivela a noi e che ci parla, e che ha luogo solamente in virtù del dono soprannaturale della fede.

     Vietato ammettere la realtà creata da Dio           

    Ed è proprio questo che l'idealismo rifiuta: volendo trarre tutto dallo spirito umano, esso non ammette nessuna realtà creata da Dio. È l'orgoglio che rifiuta ogni dipendenza e si crede, come Dio, nell'indipendenza assoluta che trae tutto da sé.

                 L'idealismo è una forma di deificazione dell'intelligenza umana

                  che si definisce creatrice e capace di trarre tutto da se stessa

                                            come l'intelligenza divina.

    Tale pretesa cozza contro il reale che non abbiamo creato, e che è ciò che è, vale a dire ciò che Dio ha fatto. E questo perché l'intelligenza dell'uomo è assolutamente incapace di comunicare l'esistenza o di fare esistere. Le sue invenzioni, le sue concezioni possono solamente modificare ciò che già esiste. L'artista, l'industriale o il tecnico trasformano cose preesistenti, le sistemano diversamente; ma è proprio di Dio, e di Lui solo, di fare esistere, di essere sorgente dell'esistenza stessa.

                                           Adamo nel Giardino dell'Eden 

                                      conosce la realtà che non ha creato.

     Psicologia idealista: realtà illusione della realtà 

    Si vede quanto sia errato presentare Dio come un «ideale», ossia come un'opinione o come una creazione dello spirito umano (sarebbe dunque l'uomo che si creerebbe una divinità), prodotta per soddisfare i nostri sentimenti o i nostri bisogni religiosi, in modo che Dio potrebbe essere accettato o rifiutato a seconda che proviamo o meno questi sentimenti o questi bisogni. Non si riconosce Dio che riconoscendolo come la realtà prima da cui dipende ogni esistenza. Ogni religione autentica collega la realtà a Dio; essa è essenzialmente realistica.

                                    L'idealismo non collega l'uomo a nulla

                    poiché lo chiude in se stesso con l'ideale che si fabbrica

         in seno alle creazioni del proprio spirito in un'indipendenza assoluta:

                                  idealismo e religione sono incompatibili.

    Idealismo, Ateismo, Naturalismo - Conseguenze e origini

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Naturalismo: genesi dell'idealismo                        

    Da dove può provenire questo atteggiamento orgoglioso? Ci sembra incontestabile che esso abbia la sua sorgente storica in ciò che domina tutto il cammino in avanti della civiltà dopo il Rinascimento: il naturalismo. Nel senso etimologico della parola,

                              il naturalismo non ammette nient'altro che la natura.

    Dio avrebbe potuto creare gli uomini fornendo unicamente loro la natura umana: in questo caso, l'uomo non dovrebbe ricercare che la sua perfezione umana. In realtà, mediante un atto totalmente libero di puro amore, per pura generosità, Dio ha fatto all’uomo un dono che la sua natura non comportava e al quale egli era assolutamente incapace di aspirare, dono che per questo motivo si chiama «grazia»: il dono di diventare Suoi figli, ricevendo da Lui, come da un Padre, la comunicazione della Sua stessa natura e della Sua stessa vita divina. E questa vita divina si chiama vita soprannaturale. È per questa perfezione – non più umana, ma divina – per questo dono della vita stessa di Dio che gli uomini sono stati creati:

          la loro natura umana esiste unicamente per ricevere questo dono (la grazia)

             e viverne e portare in sé Dio presente come oggetto conosciuto e amato,

                              Dio vivente in essi come in un tempio  spirituale.

    Ora, prima i demoni, e in seguito Adamo ed Eva, si sono compiaciuti nella loro natura e nelle loro perfezioni naturali al punto di non desiderare nient'altro.

     Origine demoniaca del Naturalismo                       

                                                          Ecco il naturalismo.

                            È la natura che rifiuta la grazia per chiudersi in se stessa,

                                                 contando unicamente su di sé.

    In questo stato, l'orgoglio è presente sotto la sua forma primigenia e radicale: volontà d'indipendenza assoluta che rifiuta ciò che non deve che a sé stessa e finisce per ordinare tutto a sé, a non cercare che se stessa e ciò che trae da sé. Notiamo, en passant, che il naturalismo non è necessariamente materialista poiché è prima di tutto orgoglio dello spirito ed ha avuto inizio con i demoni: un puro spirito non può concepire il materialismo. Tutta la tradizione cristiana ha visto il male più grande nel peccato dello spirito che si ribella a Dio. Da ciò risalta la stupidità di coloro che si dichiarano soddisfatti appena si parla loro di «spiritualismo» o di «forze spirituali», come se i demoni e l'orgoglio dell'uomo non fossero forze immateriali.

     Grandezza del Medioevo                                             

                              Il Medioevo cercava unicamente il regno di Cristo,

                       la vita divina donata all'umanità per mezzo di Gesù Cristo,

                                           e gli subordinava tutto lo resto,

                           ivi compreso l'ordine dello sviluppo umano naturale,

                                        l'ordine del progredire della civiltà:

            il progresso umano si compiva nel regno di Cristo e per il regno di Cristo.

    Il Cristianesimo impregnava e ispirava tutte le attività umane. Ciò che oggi viene chiamato «Rinascimento» consumò la rottura tra il Cristianesimo e lo sviluppo umano; quest'ultimo venne ormai ricercato per se stesso, come scopo. E così il Naturalismo ispirò tutto il movimento della Storia. Fu poco dopo il Rinascimento, nel XVII secolo, che nacque la filosofia moderna con i primi germi d'idealismo (fine seconda parte).

    Jean Daujat / traduzioni a cura di Paolo Baroni – Centro San Giorgio

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Prima parte                                                                   

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  • L’Idealismo e il disordine moderno – 1 – Idealismo, relativismo e materialismo

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    Domenica, 22 aprile, 2018

    – Di Jean Daujat, traduzioni e premessa di Paolo Baroni, Centro San Giorgio  –

     Redazione Quieuropa, Jean Daujat, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, idealismo, caos moderno  

    L'idealismo e il disordine moderno – 1 –

    Idealismo, relativismo e materialismo

    Idealismo, le origini filosofiche del caos moderno: vietato giungere

    alla verità. Porte aperte al relativismo e al materialismo

     

    Di Jean Daujat

    Traduzione dell'originale francese L'idéalisme et le désordre moderne, 

    con traduzioni a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio

    idealismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    (*) In copertina – foto grandi da sinistra: Cartesio, Fichte, Kant, Hegel
     

     Idealismo – la filosofia che domina la modernità 

    Roma Introduzione a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio – Dietro ogni vicenda storica, dietro ogni rivoluzione, dietro ogni corrente politica c'è sempre una filosofia. Di più: si potrebbe dire che non c'è un solo atto umano che non sia dettato da una determinata concezione filosofica che riguardi l'uomo nella sua totalità. Da qui l'importanza vitale di conoscere la filosofia dominante nel mondo cosiddetto «moderno»: l'idealismo. Anche se tale forma di pensiero affiora già nelle speculazioni degli antichi filosofi greci, essa si è manifestata in tutta la sua portata nell'Europa dell'Ancien Régime a partire dal XVII secolo.

                              Iniziata con il cogito ergo sum di Cartesio,

                  essa si è via via sviluppata soprattutto in terra tedesca

    fino a diventare il pilastro portante di tutto il pensiero contemporaneo.

    E giacché il pensiero tende a tradursi negli atti, tutta la Storia moderna è un continuo susseguirsi di azioni compiute sotto l'influenza di questo sistema di pensiero. E visto che la sua ultima istanza è in definitiva l'azione fine a se stessa,

                    l'uomo ha finito per rinunciare al bene dell'intelletto,

    quella potenza dello spirito che lo guida naturalmente al bene e al vero.

                               Ne è derivato un disordine universale

    partorito dal divorzio imposto dall'idealismo tra la realtà e la ragione:

                                                      il relativismo.

     Prefazione: idealismo e talk-show                         

    Uno dei format più diffusi alla televisione è indubbiamente quello del talk-show. Normalmente, in questo tipo di trasmissioni si cerca di affrontare un problema morale, sociale o politico di attualità cercando di fornire a chi è all'ascolto delle risposte. Gli ospiti invitati al programma, in veste di «esperti» dell'argomento trattato, prendono a turno la parola, sotto l'attenta supervisione di un conduttore che ha il compito di moderare la discussione. Tutti parlano e ognuno espone la propria opinione, ossia quella che sembra essere la «sua verità». Poiché il più delle volte gli esperti chiamati a parlare provengono da schieramenti politici o ideologici assai diversi, lo spettatore sente sullo stesso argomento tutta una pletora di spiegazioni e di possibili soluzioni individuali in netto contrasto tra loro.

                               Alla fine della trasmissione, in teoria,

       lo spettatore dovrebbe avere un'idea più chiara di quel problema

                     e di come risolverlo. Ma la realtà è ben diversa.

    Di fronte ad opinioni così differenti e discordanti tra loro, è facile che lo spettatore, soprattutto se non possiede una profonda conoscenza dell'argomento trattato, uscirà da quell'ascolto piuttosto frastornato e confuso. Il più delle volte finisce per abbracciare la tesi di chi ha espresso idee più vicine al suo colore partitico, senza tuttavia giungere ad una maggiore conoscenza di quella specifica problematica o a delle soluzioni pratiche. Ho preso come esempio questo genere di trasmissioni perché riflette più di altri quello che è diventato il modello imperante nell'attuale società di affrontare ogni genere di questione.

                     L'uomo moderno, imbevuto com'è di pluralismo

                                    e di rispetto per la diversità,

                sembra aver perduto il concetto di verità conoscibile.

      In tutti i campi non esiste più nulla di stabile, di veritiero, di certo,

    di assoluto e di immutabile, ma solo opinioni personali intercambiabili

              a seconda delle necessità o del capriccio del momento.

     La dittatura del relativismo                           

    La realtà, che di per sé dovrebbe essere oggettiva e conoscibile, cambia a seconda della percezione personale che ne ha l'individuo. Ne consegue che per l'uomo la realtà è divenuta inconoscibile, e quindi non può più ricorrere alla ragionevolezza e al buon senso comune, perché tutto è divenuto soggettivo, discutibile, incerto. Come dice un celebre adagio, «l'unica verità assoluta è che non esiste alcuna verità assoluta». Questo stato d'animo generalizzato conduce inevitabilmente a quella che è stata giustamente definita «dittatura del relativismo», ossia alla mancanza di certezze, anticamera del trionfo del disordine e dell'illogicità. Ora, è evidente che ci troviamo di fronte ad una malattia sociale gravissima le cui radici più profonde sono immerse in una corrente di pensiero filosofico: l'idealismo, una filosofia che è frutto di quella ribellione satanica contro ogni ordine e Colui che lo ha creato e che ci ha dato l'intelletto per conoscerLo attraverso la realtà.

    Paolo Baroni, Centro San Giorgio

     

    Fonti e Manifestazioni dell'Idealismo – 1 –

    Idealismo, relativismo e materialismo

    Di Jean Daujat

    idealismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Fonti e manifestazioni dell'idealismo                  

    Parigi di Jean Daujat – Mai come oggi l'uomo ha disposto di tanto potere e di tanti mezzi per dominare la natura… e tuttavia, mai nessun altro secolo ha visto colare così tante lacrime e così tanto sangue; l'umanità contemporanea è colpita dalla sciagura e dall'angoscia, e il forte grido della sofferenza umana che sale da tutte le parti riecheggia del disordine in cui viviamo nello stesso momento in cui auspica un mondo nuovo.

                 Ciò accade perché non ci sono che progetti di riforma

                                        e movimenti rivoluzionari.

    Ma tutto è inutile se non si conosce la causa del disordine moderno: solo sopprimendo la causa è possibile sopprimere il male. La condizione preliminare di tutti i nostri sforzi è dunque quella di ricercare la causa del male: un disordine che si estende a tutta la condizione umana e vizia un'intera civiltà può venire solamente dal modo stesso in cui l'uomo concepisce ed orienta la sua vita, vale a dire da un'attitudine dello spirito. Tale attitudine, che ha trascinato l'umanità intera nel disordine e sulla strada della sciagura e che, come vedremo, ha deformato la struttura stessa dell’essere umano, è

                   l'idealismo che impregna sempre di più la mentalità

                   e la psicologia tutt'intera dell'uomo contemporaneo:

                                atteggiamento di orgoglio dell'uomo

              che vuole trarre tutto dalle costruzioni del proprio spirito,

    ridurre tutto alle proprie idee e dominare tutto secondo le proprie idee

     e che si rifiuta di sottomettersi al reale e alle condizioni che il reale impone alla sua vita. L'uomo è l'artefice della propria rovina perché cozza contro una realtà che ignora, perché rifiuta le condizioni reali del proprio bene, perché vuole trarre tutto da sé stesso e seguire solamente le mire del proprio spirito. Tale è il fatto fondamentale che occorre analizzare e spiegare, e che è indispensabile comprendere a fondo. Ma prima occorre rispondere ad un'obiezione: alcuni saranno stupiti di questa accusa rivolta all'idealismo, quando spesso è nel materialismo che è stata vista la causa principale delle nostre disgrazie e del disordine attuale. Più avanti, dimostreremo che

      anche il materialismo moderno è una conseguenza dell'idealismo.

     Che cos'è l'idealismo?                                                

    La maggior parte delle parole che terminano con il suffisso «ismo» designano una concezione che non ammette nient'altro che ciò che è stato congiunto a tale suffisso per formare la parola: ad esempio, il materialismo è la concezione che non ammette nient'altro che la materia. Etimologicamente parlando,

                                     l'idealismo è la filosofia che

                   non ammette nient'altro che le idee o il pensiero.

    Non è possibile comprendere a fondo questa filosofia che nella sua opposizione alle convinzioni spontanee del senso comune. Quest'ultimo ammette senza discussione che la realtà conosciuta esiste indipendentemente dal pensiero che la conosce, e che il pensiero deve conformarsi alla realtà da conoscere per conoscerla com'è. La verità è questa conformità del pensiero al reale, mentre si è nell'errore se il pensiero non corrisponde alla realtà. È proprio questa dipendenza del pensiero rispetto alla realtà conosciuta che nega l'idealismo che afferma l'autonomia assoluta del pensiero. Per l'idealismo, non esiste alcuna realtà conosciuta dal pensiero ed esistente indipendentemente da esso; non c'è che il pensiero, indipendente da ogni realtà da conoscere, il pensiero interamente autonomo che è solamente creazione o sviluppo dell'attività intellettuale. Dunque, tutto è costruzione dello spirito.

     Idealismo e materialismo                                          

                                            Inizialmente, l'idealismo,

                    ammettendo solamente ciò che è interno al pensiero,

                                   appare come un puro spiritualismo.

           Ma non è difficile comprendere come esso conduca al materialismo

                              e distrugga la nozione stessa di spirituale.

    Se si ammette, col senso comune, che il pensiero è la conoscenza di una realtà, esso è anche presenza in noi della realtà conosciuta, perché la realtà conosciuta è in un certo qual modo presente in noi nella conoscenza che ne abbiamo (ad esempio, la persona a cui pensiamo è in un certo qual modo presente in noi nel nostro pensiero). Questa presenza della realtà conosciuta nel pensiero che la conosce non è una presenza materiale, ma una presenza immateriale, e così scopriamo il carattere immateriale o spirituale del pensiero.

                        Ma questa scoperta dello spirituale diventa impossibile

                           se il pensiero non è più la conoscenza di una realtà,

                            ma un semplice prodotto dell'attività intellettuale.

    Cosa accadrà se abbiamo un tale pensiero piuttosto che un altro se questo non è la verità conosciuta che a noi si impone? Non potranno essere che le nostre inclinazioni che ci porteranno a pensare a questo piuttosto che a quest'altro; penseremo non più secondo ciò che è vero, ma a seconda dei nostri interessi,della nostra cupidigia, dei nostri sentimenti, dei nostri istinti, delle nostre passioni, e quindi, in definitiva, in funzione dello stato dei nostri nervi e delle nostre ghiandole.

                                 Il pensiero diventa un prodotto del cervello

                                       come la bile è un prodotto del fegato.

    L'idealismo non conduce solamente al materialismo, ma anche al pragmatismo,

                          ovvero alla filosofia che sopprime ogni conoscenza

                                  per non riconoscere nient'altro che l'azione;

    se non ci sono più verità da conoscere, non rimane che cercare l'utilità, l'interesse, la riuscita, l'efficacia; tutti i problemi non sono nient'altro che problemi d'azione e di successo; l'uomo non è nulla di più di un'azione che produce il proprio pensiero.(fine prima parte)

    Jean Daujat,

    con traduzioni e lntroduzione a cura di Paolo Baroni

     Centro San Giorgio  / www.dici.org/thomatique_read.php?id=000169

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Mercoledì, 14 gennaio/ 2018  – di Roberto Pecchioli –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sessantotto, Pedagogia della vergogna, Scuola di Francoforte  Pedagogia della vergogna – L'età del regresso: dalla Scuola di Francoforte alla psicoanalisi L'abolizione della frontiera tra bene e male: svalutazione dei doveri e finto progresso   di Roberto Pecchioli                  […]

    Cabala, Parlamentarismo e manipolazione delle masse

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    Lunedì, 12 febbraio / 2018  – di Carlo Alberto Agnoli – Articolo estratto  dall'opera AA.VV., La Massoneria oggi: verso il compimento della Grande Opera, Atti del 4º Convegno di Studi Cattolici, Rimini 1986  Redazione Quieuropa, Carlo Alberto Agnoli, Kabbalah, Sigiza, Jachin, Boaz, Tempio, Dialettica  Cabala, Parlamentarismo e manipolazione delle masse Effetti distruttivi e rivoluzionari del modello filosofico dell'ebraismo talmudico-cabalistico – terza parte   […]

    Destra, Sinistra, Centro: dialettica massonica e applicazioni cabalistiche

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    Domenica, 11 febbraio / 2018  – di Carlo Alberto Agnoli – Articolo estratto  dall'opera AA.VV., La Massoneria oggi: verso il compimento della Grande Opera, Atti del 4º Convegno di Studi Cattolici, Rimini 1986  Redazione Quieuropa, Carlo Alberto Agnoli, Kabbalah, Rivoluzione Francese, destra, sinistra, centro  Destra, Sinistra, Centro: dialettica massonica  e applicazioni cabalistiche Effetti distruttivi e rivoluzionari del modello filosofico dell'ebraismo talmudico-cabalistico – seconda parte   di Carlo […]

    Cabala e origini della filosofia moderna: la filosofia di Fichte

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    Sabato, 10 febbraio / 2018  – di Carlo Alberto Agnoli – Articolo estratto  dall'opera AA.VV., La Massoneria oggi: verso il compimento della Grande Opera, Atti del 4º Convegno di Studi Cattolici, Rimini 1986  Redazione Quieuropa, Carlo Alberto Agnoli, Kabbalah, Cabala, Adam Kadmon, Fichte, Spinoza  Cabala e origini della filosofia moderna: la filosofia di Fichte Effetti distruttivi e rivoluzionari del modello filosofico dell'ebraismo talmudico-cabalistico dall'epoca romantica […]

    Il volto nascosto di Julius Evola: gnosi, dadaismo, esoterismo anti-cristiano – 1

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    Domenica, 24 Luglio/ 2016     – di Don Curzio Nitoglia – Redazione quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Julius Evola, Marco Fraquelli, spiritualismo gnostico, spiritualismo alchemico, spiritualismo esoterico, gnosi, dadaismo, fascismo, Concordato,Il filosofo proibito, panteismo, essoterico, satanismo, monaco, concezione dello stato, comunismo, socialismo, liberalismo, René Guénon, alto iniziato, Massoneria, talmudismo, poteri occulti, messianismo terreno  Il volto nascosto di Julius Evola: gnosi, dadaismo, […]