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  • Verità e menzogne – La realtà fotografata da Danilo Quinto, ex-tesoriere di Pannella

    Verità e menzogne – La realtà fotografata da Danilo Quinto, ex-tesoriere di Pannella

    Mercoledì, 1 Giugno/ 2016   

     – di Sergio Basile –

    Redazione quieuropa, Sergio Basile, Danilo Quinto, Marco Pannella, Verità e Menzogne, radicali, islamizzazione programmata del paese, influenza dei gruppi di potere internazionalisti, massoneria, deriva europeista, schiavitù monetaria, mercificazione del sesso, omosessualizzazione indotta della società; stranezze post-conciliari, Chiesa, due papi, foibe, Patto del Nazareno, Silvio Berlusconi, Giulio Andreotti ,  George Soros, Vasco Rossi, Giorgio Gaber, Emma Bonino, Erri De Luca, Totò Riina, Pier Paolo Pasolini, Massimo D’Alema, triade dei governi tecnici, Monti-Letta-Renzi, Umberto Veronesi, Eugenio Scalfari, Romano Prodi, Ignazio Marino, Giorgio Napolitano, Aldo Moro, Papa Benedetto XVI, Papa Francesco 

    Verità e menzogne – La realtà fotografata da Danilo

    Quinto, ex-tesoriere di Pannella

    Un libro controcorrente, maturato dopo la conversione al

    Cattolicesimo e dopo i gravi fatti che stanno risucchiando

    la società italiana, in un vortice di autolesionismo

     

    di Sergio Basile

    Danilo Quinto - Verità e Menzogne

     Profilo dell'autore – Chi è Danilo Quinto?                                                     

    Roma – di Sergio Basile – Danilo Quinto è stato per lungo tempo tesoriere del Partito Radicale, realtà politica su più fronti dipinta come la "più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana" (1). Quinto, trovandosi a "gestire" milioni e milioni di euro, è stato per molti anni braccio destro di Marco Pannella: politico e "amico" al quale – sia pur rinnegando i suoi trascorsi coi radicali – riservò una toccante "lettera d'amore"(2) – scritta e resa pubblica in un video (3) pochi giorni prima della morte del leader radicale – contenente un accorato invito alla Conversione (e Confessione). La vita del "tesoriere dei radicali" conosce però una svolta ben più rilevante dell'incontro con Pannella: la Conversione a Gesù Cristo, avvenuta tramite il provvidenziale incontro con la moglie e compagna di vita, cresciuta – come confessatomi dallo stesso – nell'humus della spiritualità benedettina.

    (1) Come, tra l'altro, ben illustra Mauro Suttora in «Pannella & Bonino Spa» – vedi qui: Pannella & Bonino spa, una holding con bilanci da decine di miliardi

    (2) Vedi qui: Lettera d’amore a Marco Pannella – di Danilo Quinto 

    (3) Vedi qui: Video – Lettera d'amore a Marco Pannella

    Danilo Quinto - Verità e Menzogne

     Verità e menzogne – Un libro "non politicamente corretto"                     

    Nel suo ultimo libro "Verità e menzogne" (4) (ed. Solfanelli) l'autore prende nettamente le distanze da quel mondo di ambiguità, ben incarnato "dall'anima radicale" che, dopo la sua conversione al Cattolicesimo, guarda con distacco e preoccupazione. Egli esamina con lucido spirito critico – proprio di chi è passato "dall'altra parte della barricata", dopo un profondo esame di coscienza – le più calde vicende di cronana e politica, nazionali ed internazionali, denunciando il declino pilotato e silenziato della società italiana, finita in un tenebroso vortice di autolesionismo cronico. L'autore spazia dall'islamizzazione "programmata" del paese all'influenza dei gruppi di potere internazionalisti e giudeo-massonici; dalla deriva europeista alla schiavitù monetaria; dalla mercificazione del sesso (sempre più accettata e normalizzata dai gruppi di potere e dai sottoposti della politica) all'omosessualizzazione indotta della società (5); dalle stranezze post-conciliari alla presenza (unica nella storia della Chiesa) di due papi; dalle foibe al "Patto del Nazareno" (6).

    (4) Vedi qui: Edizioni Solfanelli – Danilo Quinto, Verità e Menzogne

    (5) Vedi qui: Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay

    (6) Forse, visto quel che sta accadendo, sarebbe stato più coerente chiamarlo "Patto Contro il Nazareno" (Ndr)

    Danilo Quinto - Verità e Menzogne

     Controcorrente                                                                                                   

    Molti anche i personaggi citati e "radiografati" – con critica misurata ma pungente – appartenenti al mondo della cultura, della politica, della Chiesa e dell'industria dell'intrattenimento: da Marco Pannella (il grande manipolatore) a Silvio Berlusconi; da Giulio Andreotti a George Soros; da Vasco Rossi a Giorgio Gaber; da Emma Bonino a Erri De Luca; da Totò Riina a Pier Paolo Pasolini; da Massimo D’Alema alla triade dei governi tecnici – imposti dall'alto –  Monti-Letta-Renzi; da Umberto Veronesi a Eugenio Scalfari; da Romano Prodi a Ignazio Marino; da Giorgio Napolitano ad Aldo Moro; da Papa Benedetto XVI a Papa Francesco: passando per il paradosso dei "parlamentari cattolici firmatari di appelli a favore di Radio Radicale", ai "vescovi che parlano di Costituzione e non di Vangelo". Insomma un'opera intrigante, "politicamente scorretta" e coraggiosa, ricca di spunti e frecciate. Un libro, da leggere d'un fiato, che si scaglia, con onestà intellettuale, decisamente controcorrente rispetto all'impetuoso fiume del pensiero unico dominante che tutto travolge.

    Sergio Basile (Copyright © 2016 Qui Europa)   

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     Videomessaggio in allegato                                                                                                
     

    Danilo Quinto – Video – Lettera d'amore a Marco Pannella | Facebook

    Danilo Quinto – Lettera d’amore all’amico Marco Pannella

    Danilo Quinto – Video – Lettera d'amore a Marco Pannella | Facebook

     
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  • Il tradimento dei politici “cattolici” (ieri come oggi) e l’ideologia democristiana

    Il tradimento dei politici “cattolici” (ieri come oggi) e l’ideologia democristiana

    Lunedì,  Febbraio 29th/ 2016

    – di Corrado Gnerre / Confederazione Civiltà Cristiana –

    Redazione Quieuropa, Corrado Gnerre, Matrimonio sodomitico, terza via, progresso e modernità, ideologia democristiana, limiti di Jacques Maritain, fratellanza universale, aborto, divorzio, ideologia democristiana, adozioni gay, Alfano, Renzi, tradimento dei cosiddetti politici cattolici, legge naturale, Augusto Del Noce, Lattazzi, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, sinistra, Re Baldovino del Belgio  

    Il tradimento dei politici "cattolici" (ieri come oggi)

    e l'ideologia democristiana

    Italia – Lo spegnimento pilotato della nobile carica ideale: 

    democristianismo, compromesso e scristianizzazione

    Sui principi non si modera affatto! – L'esempio di Re Baldovino

     

    di Corrado Gnerre / Confederazione Civiltà Cristiana

    Democristianismo - Traditori

     Politici sedicenti cattolici e legittimazione della perversione sessuale   

    Roma – di Corrado Gnerre – In questi giorni, al Senato, politici, che pur si definiscono “cattolici” e che vorrebbero intercettare il voto dei cattolici, hanno spudoratamente tradito (vedi qui Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay) votando a favore di un disegno di legge che legittima la perversione sessuale, che offende la dignità della famiglia e dell’istituto matrimoniale e che aprirà inevitabilmente a scenari di ulteriore degradazione morale. E quel che è peggio è che costoro hanno difeso la loro scelta appellandosi alla realizzazione del “possibile”, laddove sul rispetto del “bene comune” non è mai legittimo alcun cedimento, “bene comune” che non può esistere senza il riconoscimento della legge naturale. Ma questi atteggiamenti non sono nuovi, fanno parte dell’essenza stessa dell’ideologia “democristiana”. Ovviamente oltre a motivi più terra-terra che son quelli di voler difendere a tutti i costi la propria “poltrona”. Approfondiamo.

     Lo spegnimento della carica ideale                                                                 

    Le parole equilibrio e moderazione sono simili ma non uguali. Infatti, se vengono utilizzate in politica esprimono atteggiamenti molto diversi. Partiamo dalla parola equilibrio. Per chi vuol far politica cristianamente, questa parola fa riferimento alla possibilità di modellare la società (che è l’oggetto dell’attività politica) secondo i princìpi della Verità, rispettando la giusta autonomia tra ciò che è temporale e ciò che è religioso. La seconda parola (moderazione) fa riferimento in politica ad un’altra possibilità: quella di saper stemperare i princìpi per rendere possibile un fare politica quanto più libero da qualsiasi vincolo ideale. Smorzare i vincoli ideali perché convinti che sono più uno ostacolo che un aiuto all’azione politica.  Mi spiego meglio. Moderare vuol dire in un certo senso “sedare”, “spegnere”, “ridurre”. Equilibrare, invece, non rimanda a nessun tentativo di riduzione, quanto alla capacità di saper trovare una soluzione possibile tra due o più posizioni che sono però tutte accettabili sul piano del rispetto del “bene comune” e della “legge naturale”. L’equilibrio implica un adattamento, non uno spegnimento della propria carica ideale.

     Ambiguità di fondo dell'ideologia democristiana                                        

    Questa premessa è importante per capire cosa è stata e cosa è l’ideologia democristiana nell’ambito dell’azione politica. Prendendo spunto dalla comparazione che ho appena fatta, si può dire che l’ideologia democristiana si pone non nell’ambito della virtù dell’equilibrio quanto dell’atteggiamento di moderazione. Da qui l’ambiguità di fondo di questa ideologia. Il filosofo a cui solitamente il democristianismo (permettetemi questa definizione) fa riferimento è il francese Jacques Maritain (1882-1973 – in foto di copertina, a destra), famoso per il suo desiderio di individuare una “terza via”. Lui, Maritain, aveva una fissazione e cioè che la modernità non fosse quello che il pensiero cristiano aveva detto fino ad allora, ma una "categoria essenzialmente positiva".

    Democristianismo - Traditori

     Necessaria distinzione tra progresso e modernità                                       

    Il pensiero cristiano aveva insegnato la necessità di distinguere tra progresso, che è di per sé positivo, e modernità, categoria negativa perché si fonda sulla pretesa di rendere l’uomo completamente autosufficiente; da qui l’avversione della modernità stessa per il cristianesimo che si fonda invece sulla natura creaturale dell’uomo. Ma Maritain non era d’accordo con tutto questo e disse che se la modernità se la prendeva con la Chiesa non era per sua colpa ma perché la Chiesa non aveva saputo aprirsi alla modernità stessa.

     Progresso e "nuova cristianità" – L'errore di Jacques Maritain                 

    Partendo da questa convinzione, arrivò a dire che la storia sarebbe stata sempre e comunque progresso, che la meta verso la quale l’umanità si indirizzava sarebbe stata certamente positiva. E quale sarebbe stata questa meta? Una “nuova cristianità”, ma attenzione, non più sacrale e gerarchica, bensì “laica”, liberale, democratica e pluralista. Il tutto condito con una “fratellanza universale”, per Maritain superiore a quella cristiana. Da qui anche la sua convinzione che il socialcomunismo non fosse un’ideologia «intrinsecamente perversa», secondo la nota definizione di papa Pio XI, ma una sorta di “eresia cristiana impazzita”, essenzialmente buona ma guastata solo dalla professione di ateismo.

     Maritain e l'influenza sul democristianismo italiano                                  

    Maritain influì sul democristianismo italiano soprattutto attraverso le figure di Lazzati, La Pira e Moro. Proprio quest’ultimo, a proposito dei vincoli ideali che costituiscono ostacolo all’azione politica, disse in suo discorso pronunciato il 20 luglio del 1975 riferendosi alla DC: «La ritrovata natura popolare del partito induce a chiudere nel riserbo della coscienza alcune valutazioni rigorose, alcune posizioni di principio che erano proprie della nostra esperienza in una fase diversa della vita sociale, ma che fanno ora ostacolo alla facilità di contatto con le masse e alla cooperazione politica». Ora, a parte il fatto che la “profezia” di Maritain si è rilevata una vera e propria “bufala”… e di “nuova” o “nuovissima cristianità” neanche l’ombra; a parte questo, dicevo, resta il fatto che Maritain ha influito sul democristianismo accentuando la carica di “moderazione” che l’ideologia democristiana già possedeva nel suo DNA. Lo dimostra ciò che ha saputo fare la Democrazia Cristiana in Italia e non solo in Italia. Di esempi se ne potrebbero fare tantissimi.

    Democristianismo - Traditori

     Democristianismo, compromesso e scristianizzazione dell'Italia            

    Mi limito a dire (e non è poco!) che l’ideologia democristiana ha dato un contributo notevole alla scristianizzazione dell’Italia. E senza tradire il suo spirito, anzi! Come abbiamo detto, il democristianismo ha sempre auspicato una “cristianità” paradossalmente “non cristiana”. Fin dal 1967 il noto filosofo cattolico Augusto Del Noce, che aveva militato e continuerà in seguito a militare nella DC, scriveva: «Guardiamoci intorno: in Italia, i democristiani sono da venti anni al governo [scriveva nel ’67!]: eppure per molta parte dei giovani la parola Dio è letteralmente senza senso; non si tratta neppure per loro di prendere posizione, rispetto alla religione, né pro, né contro». E venti anni dopo, poco prima di morire, ribadì: «(…) una secolarizzazione così piena non era riuscita né ai giacobini, né ai massoni, né ai comunisti». E Francesco Cossiga, condividendo appieno il ruolo della DC negli anni precedenti, scriveva nel 1992: «La DC ha meriti storici grandissimi nell’aver saputo rinunciare alla sua specificità ideologia, ideale e programmatica [ecco la “moderazione” di cui parlavo prima]: le leggi sul divorzio e sull’aborto sono state tutte firmate da Capi di Stato e da ministri democristiani che giustamente, in quel momento, hanno privilegiato l’unità politica a favore della democrazia, della libertà e dell’indipendenza, per esercitare una grande funzione nazionale di raccolta dei cittadini».

     La legge sull'aborto e l'incredibile giustificazione di Giulio Andreotti    

    Dunque, la Legge che introdusse l’aborto in Italia porta la firma di un buon numero di ministri democristiani fra cui anche quella dell’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, che, per giustificarsi, ebbe a dire che firmò per evitare la perdita della Presidenza del Consiglio alla DC! Cosa che avvenne ugualmente di lì a qualche anno, in un sistema elettorale, come quello di un tempo, in cui le crisi di governo erano più frequenti delle piogge d’autunno. E pensate che in Parlamento una maggioranza antiaborista c’era eccome, ma la DC, che ha sempre guardato a sinistra come se soffrisse di torcicollo verso destra, si ostinò a rifiutare i voti dell’allora MSI.

     Re e truffatori – Sui principi non si modera affatto!                                   

    Ci consta che, con il senno del poi, Andreotti si sia pentito di quella firma… Bene così, ma quanto diverso quell’atteggiamento rispetto a ciò che farà una decina di anni dopo il re del Belgio, Baldovino (in foto di copertina, a sinistra), lui sì non democristiano, che non volle firmare la Legge di legalizzazione dell’aborto dicendo di sentirsi re non solo di chi si sarebbe potuto difendere da solo, ma soprattutto di chi non avrebbe potuto avere questa possibilità, come i bimbi nel grembo delle mamme. Disse che sarebbe stato disposto ad abdicare ma che mai avrebbe firmato quella Legge. La soluzione fu poi trovata dai deputati del Parlamento belga che non volevano rischiare la poltrona con nuove elezioni: sospesero il Re per un giorno e fecero passare la Legge. Una soluzione degna del migliore truffatore del quartiere Sanità, ma lui, re Baldovino, ne uscì da Re! Da vero Re… E non da moderato, perché sui princìpi non si modera affatto!

    Corrado Gnerre / Confederazione Civiltà Cristiana (Copyright © 2015 Qui Europa)

    http://www.civiltacristiana.com/il-tradimento-dei-politici-cattolici-e-lideologia-democristiana/

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Repubblica Italiana / Crisi / parlamentari / Senatore a vita / Borghezio / Lega Nord / Castelporziano / Spending review / Giulio Andreotti / KlausCondicio / Sprechi / Tasse / austerity  / Buckingham Palace 

    Consensi web per la provocazione di Borghezio:

    "Bisogna risparmiare, tagliamo su Colle e

    Senatori a vita"

    Si possono recuperare fondi eliminando sprechi come

    la tenuta presidenziale di Castelporziano

    Il Quirinale ci costa ogni anno quanto 4 Buckingham Palace

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Visti i sacrifici ingiustificati che vengono chiesti a noi cittadini, cui ormai viene tassato tutto meno l’aria che respiriamo (sacrifici inutili e protesi a pagare un debito fasullo, illegale e gonfiato dalla mafio-finanza internazionale in combutta con le istituzioni Ue e la Banda Monti)  è bene effettuare dei tagli anche sul Quirinale e sui benefit della Presidenza della Repubblica. Ricordiamo che oggi il Presidente Napolitano ci costa quanto 4 Regine Elisabette!

      Un Napolitano per 4 Buckingham Palace  

    Cioè 4 volte Buckimgham Palace. Un vero scandalo sul quale – tanto per cambiare i media oggi tacciono – denunciato già anni fa da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel bestseller "La Casta".  Scrittori che alle spese pazze del Colle ed ai suoi 2000 dipendenti avevano decicato un intero capitolo del libro: sprechi e lussi a dir poco principeschi ed altamente immorali. Specie oggi in questo imbroglio chiamato "crisi".

       Lo scandalo di Castelporziano   

    La dichiarazione che vi proponiamo di seguito, di Mario Borghezio – eurodeputato leghista euroscettico –   è stata esternata nello scorso fine settimana, e sta ottenendo moltissimi consensi sul web, attarverso una fitta rete di passaparola: non solo tra i supporters leghisti, ma in maniera trasversale. Segno che la vecchia politica è ormai morta e sepolta. Essa è piovuta sul sereno cielo romano durante una puntata della trasmissione web Klaus Condicio, nella quale il pirotecnico politico aveva rivolto un appello al nostro caro, amato e simpaticissimo Presidente della Repubblica (delle banane) Giorgio Napolitano. “Mi rivolgo al presidente della Repubblica, sapendo che è una persona attenta e profondamente democratica, per chiedergli di mettere in vendita la tenuta presidenziale di Castelporziano. Prima di chiedere sacrifici sempre ai cittadini, aboliamo certe cose inutili e certi sprechi”. Queste le parole del deputato della Lega Nord, che ha inoltre definito Castelporziano come una "tenuta immensa che costa l'ira di Dio!" 

      Un esercito di Guardie Forestali  

    Solo per mantenerla servono un esercito di guardie forestali, cure e attenzioni, che alla fine si rivelano inutili, poiché la tenuta è veramente poco frequentata. Borghezio propone di privatizzarla oppure (meglio ancora, perchè è patrimonio degli Italiani, da difendere con le unghie dalla speculazione) renderla la location di manifestazioni pubbliche e parchi giochi: insomma farla divenire uno spazio per  i cittadini. L’onorevole fa due conti anche con i senatori a vita. Giulio Andreotti, per esempio, ci costa la bellezza di 600 mila euro all’anno! Siamo di fronte a stipendi di un’ inutilità assoluta! 

      Schiavi italiani – Pagano per caste, europee, MES ed altre porcherie 

    Una famiglia che non riesce ad arrivare a fine mese, perché i suoi soldi servono a pagare anche gli stipendi della casta politica italiana: senza scordare i privilegi di quella europea ed il finanziamento del nuovo meschino e totalitario fondo Ue denomnato MES, in vigore tra un mese: qualcosa che ci costa nel complesso oltre il 6% del nostro Pil nazionale! Anzi neanche un membro di un partito politico attivo, ma un senatore a vita! Praticamente una carica solo simbolica e completamente e assolutamente inutile in qualsiasi ambito della vita del Paese e dei suoi cittadini.

      Senatore a vita: una carica da eliminare totalmente  

    Insomma, una carica da eliminare totalmente. E’ paradossale come l’austerity e il bisogno di rigore siano millantati a gran voce, sia in Italia che in Europa, e poi sprechi del genere, che ci costano milioni e milioni di euro, non vengano inclusi nei cosiddetti “programmi per la crescita” come la distruttiva spending review.

      L'Appello di "Qui Europa": senatori a vita, ma senza retribuzione 

    E pensare che tutti i senatori a vita sono tendenzialmente e proverbialmente assenteisti delle sedute del Senato! Una vera inutilità. Se proprio sentissero il bisogno di restare a fianco della propria patria, lo facessero senza retribuzione! E’ questa l’Italia che dobbiamo eliminare, quella dei favoritismi e dell’immobilismo: con tutti i soldi levati al mantenimento dei senatori a vita, ma anche degli stipendi record e agevolazioni dei parlamentari, sicuramente ci sarebbe una possibilità in più e sia per i giovani che per le famiglie, che invece vivono, come al preludio della rivoluzione francese, in povertà e privazioni, solo e unicamente per mantenere la casta. La sporca, meschina e parassitaria casta!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Euro: non è nato sotto una buona stella,  e si è visto…

    Euro: non è nato sotto una buona stella, e si è visto…

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Europa / Roma / Francoforte / Bruxelles / Euro / Lira / Moneta Unica / Unione Monetaria / Unione politica / Maastricht / Tangentopoli / Spot euro / Euroscettici / Giulio Andreotti / Gianni de Michelis / Guido Carli / Pierre Beregovoy / Paolo Villaggio / Mario Giordano /

    Euro: non è nato sotto una buona stella,

    e si è visto…

    Qualcuno lo aveva previsto ed è stato definito

    euroscettico.

    Interessante ricostruzione di Mario Giordano, che

    analizza la moneta senza storia.

    Storia di una moneta nata sotto una funesta stella

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Bruxelles, Francoforte – Stamattina, la penna del noto giornalista Mario Giordano – da "Il Grillo Parlante" su "Anna" – ha stimolato riflessioni importanti sul percorso intrapreso dalla moneta unica, dalla sua nascita alla sua – oseremmo dire – morte. La mponeta unica europea, come ricorda lo scrittore, non è nata di certo sotto una buona stella: il tentativo di creare l’unione politica, passando per quella monetaria, non si è trasformato in un traguardo ma in una strada tortuosa, sanguinosa e difficile. Una sorta di percorso ad ostacoli senza fine in cui, ad ogni passo, l’ostacolo successivo è sempre più difficile da superare. Lo sanno bene i Greci, gli Spagnoli, i Ciprioti, i Portoghesi, gli Irlamdesi e – ovviamente – anche gli stessi Italiani, molti dei quali nostalgici della cara e vecchia lira. Già, l’euro non ha una storia, non è rappresentativo di una cultura, non raffigura i grandi uomini europei del passato: è una moneta creata ad hoc con l’obiettivo – si pensava facile – di garantire l’unione politica tra i paesi dell’Unione Europea o – peggio – di creare un antistorico e liberticida superstato Ue. Obiettivo mancato!

     Un destino curiosamente e funestamente segnato 

    Nella sua lucida analisi, Giordano ha ricordato che il destino dell’euro è come se fosse stato scritto sin dalla formulazione dell’idea della sua nascita: “basti pensare che nella lista dei ministri presenti a Maastricht nel dicembre del 1991, figuravano i nomi di Giulio Andreotti, poco dopo accusato di essere legato alla mafia, di Gianni de Michelis sul capo del quale cadde come un macigno “Tangentopoli” , Guido Carli morto l’anno dopo – e responsabile, è bene ricordarlo, come noi di "Qui Europa" abbiamo più volte riportato, della privatizzazione della Banca d'Italia e conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, d'intesa con Giuliano Amato – e Pierre Beregovoy, di lì a poco, suicida”. Che sia stata una casualità o meno, sembrava davvero una profezia.

     Un destino curiosamente e funestamente segnato 

    Il giornalista ha ricordato anche che lo spot pubblicitario legato all’introduzione della moneta unica ha avuto un testimonial d’eccezione, ovvero Paolo Villaggio, il quale – intervistato sull’euro da alcuni colleghi – ha pensato forse di interpretare il Fantozzi nazionale affermando di non sapere nulla a riguardo. Conoscenze limitate ad uno spot, quindi, come quelle di molti Europei ed Italiani (alcini dei quali "pro-euro" senza sapere neanche perché) che, se dapprima, accoglievano la moneta unica con entusiasmo e come una “novità importante”, oggi rimpiangono la vecchia lira e le altre monete nazionali, per le qualei nutrono profonda nostalgia. Eppure, c’era chi aveva previsto i rischi e le battute d’arresto che avrebbe provocato l’euro: “la fortuna di una moneta dipende dalla fiducia del Paese che la emette”, scrive Giordano , e non a torto! Egli si chiede anche “che tipo di fiducia si potrebbe avere nei confronti di un’Europa divisa” ed – aggiungiamo noi – imbrigliata dalla volontà della Germania, dei lobbisti che satellitano intorno all'Europarlamento ed alla Commissione europea e delle banche.

     Gli "euroscettici" e quel "provvidenziale anacronismo"  

    Chi aveva previsto questa situazione tanti anni fa era stato definito “scettico”, o comunque "fuori dalla storia": allora, forse – ci permettiamo di dire – avremmo dovuto  essere tutti un po’ più scettici e anacronistici.  Ma con la mentre di poi capiamo sempre più – come dimostra lo straordinario successo del balzo del partito greco di Siriza alle ultime elezioni elleniche di Domenica scorsa: +700% rispetto al 2009 – che i veri uomini fuori dalla storia sono gli euroburocrati ed i tecnocrati amici dei banchieri.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)