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  • Europee 2014 – Buoni motivi per non votare

    Europee 2014 – Buoni motivi per non votare

    Venerdì,  Maggio 23rd/ 2014

     – di Antonio Bassi –

    Iniziativa di Pubblico confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa

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    Europee 2014 – Buoni motivi per non votare

    In un sistema completamente marcio, anche il Non-Voto

    è un diritto/dovere. Parola di Dossetti.

    Esercitiamo il diritto alla resistenza, torniamo a pensare

    col nostro cervello!

    Video in allegato

          Giuseppe Dossetti: "Sentinella, quanto resta della notte?"

     

    di Antonio Bassi

    Iniziativa di Pubblico confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa

     Elezioni europee 2014 - Dossetti e il diritto alla Resistenza - Io non voto

     Legittimazione popolare per mantenere lo status quo                                 

    Bruxelles, Roma  di Antonio Bassi  In vista delle prossime imminenti elezioni europee, vi invito a riflettere bene su ciò che segue: il motivo per cui i partiti e le istituzioni politiche, soprattutto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, stanno facendo propaganda per mandarci tutti a votare è perché hanno bisogno di una decisa partecipazione al voto e quindi della legittimazione popolare per mantenere lo status quo. Dopodiché, chiunque vinca, si mettono d'accordo, come ampiamente dimostrato dalla nostra storia politica degli ultimi 20 anni.

     Il solito copione e i soliti falsi eroi                                                                        

    Non fatevi ingannare dalle solite promesse mai mantenute, dai proclami elettorali e dalle urla dai palcoscenici; anche Beppe Grillo ed il suo movimento fanno parte del circolo del potere, infatti viene consentito loro di parteciparvi, in quanto chi sta sopra di loro sa di poterli controllare, come vi dimostrerò nelle righe che seguono. Chi, in passato, ha sfidato il potere e ha cercato a suo modo di far incamminare il paese sulla strada dell'autodeterminazione e difendere i princìpi di libertà sanciti dalla Costituzione o stimolare le persone al pensiero critico, è stato eliminato, anche fisicamente (Aldo Moro, Enrico Mattei, Pierpaolo Pasolini, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ilaria Alpi, Peppino Impastato, Papa Giovanni Paolo I, per ricordarne solo alcuni). Bisogna incominciare a ragionare in modo critico e non prendere come oro colato quello che vogliono farci credere i rappresentanti di questo sistema ormai irrimediabilmente corrotto e marcio sin dalle fondamenta.

     Elezioni europee 2014 - Dossetti e il diritto alla Resistenza - Io non voto

     Gli incontri particolari di Giuseppe Piero Grillo                                              

    Per chi non lo sapesse, nel 2008, agli albori della nascita del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Piero Grillo ha avuto un incontro privato a Roma con l'allora ambasciatore americano Ronald Spogli (vedi qui – Grillo“stregò” l’ambasciatore Usa “Interlocutore politico credibile”), il cui incontro ha prodotto un documento inviato via fax alla Segreteria di Stato di Washington DC, che identifica il comico genovese come "interlocutore credibile nella politica italiana" (link sotto). C'è da chiedersi perché gli americani abbiano bisogno di un "valido interlocutrore nella politica italiana", visto che l'Italia dovrebbe essere uno stato sovrano. Dopo poco nacque il Movimento Cinque Stelle, che di fatto ha portato alle urne il 25% degli italiani ed ha mantenuto lo status quo, impedendo all'astensionismo di raggiungere e superare il 50%, cosa che avrebbe invece fatto saltare lo status quo e creato non pochi problemi al sistema politico. Il fax dell'ambasciatore alla Segreteria di Stato è stato reperito e reso pubblico dal quotidiano La Stampa grazie al FOIA (Freedom Of Information Act). Vedi qui l'allegato

    Il Fax di Spogli su Grillo – http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/4aprile2008.pdf 

     
    LA STAMPA

     Casaleggio, associati.. & Co                                                                                    

    Il potere non può permettersi di far entrare nei suoi circoli chi è imprevedibile e non controllabile, indi per cui il Movimento 5 Stelle è controllabile proprio grazie alla presenza dei suoi due padroni fondatori, Grillo e Casaleggio, che hanno il potere di decidere su tutto e su tutti. Casaleggio ha chiari rapporti con gli stessi poteri forti che Grillo dice di combattere, basta scandagliare un pò il sito della Casaleggio Associati e fare una piccola ricerca sui suoi partners (per esempio la Enamics). Ma Grillo cosa ha ottenuto dall'incontro con l'ambasciatore Usa, dai rapporti con Casaleggio e dalla fondazione del M5S? Ce la fate ad indovinare?

     Che ne parliamo a fare…                                                                                         

    Vogliamo anche riflettere su Silvio Berlusconi? Non credo ci sia bisogno di farlo.. Matteo Renzi non merita attenzioni particolari ed è difficile discutere del "nulla che avanza", come argutamente lo ha definito Crozza. Ma se volete spendere due soldi per arricchire le sue tasche e farvi fare un pò di lavaggio del cervello, basta andare in libreria e comperare i suoi libri, che affollano già gli scaffali dopo appena qualche mese di non-governo.

     Elezioni europee 2014 - Dossetti e il diritto alla Resistenza - Io non voto

     Anche il Non-Voto è un diritto/dovere. Parola di Dossetti                         

    Il voto è un diritto/dovere, ma anche il non-voto lo è, nel caso in cui la politica faccia palesemente interessi contrari a quelli del cittadino; come diceva un grande padre costituente, Giuseppe Dossetti, "la resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino." E ancora: "qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri." Queste le parole di un padre costituente, su cui vi invito a riflettere profondamente (Vedi link qui – Dossetti e il Diritto di Resistenza – http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2010/1/29-30_ALIDORI.pdf).

     Il Diritto alla Resistenza                                                                                         

    Quindi amici, abbiamo la possibilità di esercitare questo diritto di resistenza attraverso la chiara asserzione di rifiuto delle attuali classi dirigenti tutte, corrotte fino al midollo, siano esse italiane o europee, attraverso il Non-Voto. Non sprechiamo questa opportunità di dimostrare che il popolo è ancora in grado di ragionare in modo indipendente e il nostro cervello non è ancora totalmente obliterato dalla propaganda. E ricordate una cosa: i politici non arrivano dal cielo come la pioggia, nascono dal nostro sistema e li legittimiamo noi; se continuiamo a legittimare chi fa palesemente gli interessi di poteri che poco hanno a che spartire con i bisogni del popolo, poi non abbiamo più il diritto di poterci lamentare.

     Elezioni europee 2014 - Dossetti e il diritto alla Resistenza - Io non voto

     Goebbels e il paradigma del quadrato e del cerchio                                       

    Non sarebbe impossibile dimostrare, con sufficienti ripetizioni e un’adeguata conoscenza psicologica delle persone coinvolte, che un quadrato in realtà è un cerchio. Dopo tutto cosa sono un quadrato ed un cerchio ? Sono solo parole e le parole possono essere modellate fino a fare di loro una copertura di idee travestite”. (J. Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich – vedi qui Parola di Goebbels)

    Antonio Bassi 

    Iniziativa di Pubblico Confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Allegati e note                                                                                                                   

    Il Fax di Spogli su Grillo – http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/4aprile2008.pdf 

     
    LA STAMPA

    Dossetti – Diritto di Resistenza
     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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     Video e Articoli in Allegato                                                                                              

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Mercoledì, Luglio 18th/ 2012

    – di Mario Luongo –

    Italia / Trattiva Stato mafia / Giorgio Napolitano / Conflitto di attribuzione / Procura di Palermo / Rita Borsellino / Strage di via d’Amelio / Nicola Mancino / Antonio Di Pietro / Paola Severino / Sonia Alfano / Pierluigi Bersani / Intercettazioni telefoniche / Giovanni Falcone / Paolo Borsellino  / Uno schiaffo a tutti gli Italiani  

    La  presa di posizione del Quirinale sulla

    Trattativa Stato-Mafia

    A vent’anni dalla morte di Borsellino, la sorella

    Rita: “Mi sento come schiaffeggiata dalla

    decisione di Napolitano”

    Roma, Palermo – Alla vigilia della strage di via d’Amelio la complessa rete che vede agire sullo stesso scenario mafia, politica, istituzioni statali non è stata ancora districata. Domani saranno passati venti anni dalla morte di Paolo Borsellino e della  scorta che lo accompagnava e mai quanto oggi l’eco dell’esplosione in via d’Amelio risuona fragorosa. La polvere che ha seguito la deflagrazione non si è ancora dissolta, rimane densa a coprire tutto, i colpevoli, i retroscena, i segreti che resteranno tali. Quella che è stata rinominata la Trattativa Stato mafia (di cui si è già parlato in un articolo precedente, pubblicato ieri) continua a rimanere un mistero ancora irrisolto, tant’è vero che si parla di “presunta trattativa”. Gli sviluppi delle indagini hanno portato al coinvolgimento del Quirinale nella vicenda a causa delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra Nicola Mancino, indagato nell’inchiesta e il Presidente NapolitanoQuest’ultimo – come detto ieri – ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione nei confronti dei giudici di Palermo che stanno conducendo l’indagine e sono in possesso delle registrazioni e, come spesso accade in Italia quello che all’inizio appare per quello che è, ossia una questione giuridica di attribuzioni di competenze e immunità, si è ben presto trasformata in un caso politico mediatico.

     La strana e discussa mossa di Napoitano 

    Da un lato c’è chi giudica inammissibile l’ ”attacco al Colle", dall’altro chi ha ragione a ritenere poco opportuna (almeno) la decisione di Napolitano. In mezzo c’è la ragione, quella con la R maiuscola. Perché in entrambi gli schieramenti, i pro o i contro Napolitano (semplificando), si scorge cosa è preoccupante in questa vicenda: il fatto che in un momento in cui “la crisi incalza, le istituzioni vacillano, la politica non trova le risposte necessarie” non si riesca a trovare una sola istituzione, un solo partito, un solo politico che si prenda le responsabilità dei propri eventuali errori, ma soprattutto che abbia la coscienza politica e umana così chiara da non dover temere intercettazioni o, nel caso, accettarlo con onestà. Invece ci troviamo in una situazione in cui le istituzioni stesse non collaborano tra loro e il Capo dello Stato stesso sembra avere qualcosa da nascondere. Altrimenti non si spiegherebbe la sua discussa decisione. Molto discussa a dire il vero. Il polverone mediatico politico sul conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale ha immediatamente innescato una serie di dichiarazioni di solidarietà verso Napolitano o dubbi sulla sua scelta con le conseguenti bagarre politiche a cui siamo abituati.

     La Difesa a "prescindere" della Severino  

    Si passa dallo sdegno dell’Idv con Antonio Di Pietro in testa che resuscita il “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli durante l’inchiesta Mani pulite per incoraggiare i pm di Palermo, all’appoggio del ministro (tecnico) della giustizia Paola Severino che inquadra il problema nella cornice giuridica: “l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato…qualunque sia la soluzione interpretativa si dovrà rispettare la sostanza della legge, che è quella di evitare che conversazioni del Capo dello Stato siano rese pubbliche”. Dal punto di vista giuridico la Severino interpreta correttamente quelle che sono le regole costituzionali in materia, esulandole da ogni carattere di ordine politico e pone l’accento su un altro aspetto della questione: se è necessaria una normativa speciale, ad hoc per intercettazioni che riguardano il Presidente della Repubblica oppure si può seguire la normale prassi: infischiandosene di scomode presunte verità che se provate potrebbero far capitolare molte poltrone. Ciò non toglie che, nonostante la complessità giuridica del caso, una figura istituzionale importante che secondo la Costituzione rappresenta l’unità nazionale stessa, in un momento simile possa dare prova di grande risolutezza e trasparenza. Dagli ultimi avvenimenti non sembra si stia andando in questa direzione.

     L'ennesimo Scempio di Napolitano  

    Molto dure suonano anche le parole di un altro Idv, Sonia Alfano, eurodeputata che sulla stessa linea di pensiero di Di Pietro afferma “Il Presidente Napolitano sta commettendo l’ennesimo scempio, rendendosi di fatto complice dell’isolamento dei magistrati palermitani che stanno indagando sulla trattativa Stato-mafia”. Tutto questo alla vigilia della strage di Via d’Amelio.

     Uno Schiaffo a tutti gli Italiani   

    Dopo le durissime repliche di Salvatore Borsellino (che nelle scorse ore – come scritto ieri – ha chiesto l'impeachment e la messa in stato d'accusa per Giorgio Napolitano) dalla sorella Rita Borsellino, una delle persone più colpite dalla strage – eurodeputata – è arrivata la frase che riassume nel modo più onesto possibile lo stato d’animo di molti Italiani: “Mi sento schiaffeggiata da questa notizia – ha dichiarato – e la sensazione di essere stati schiaffeggiati credo l’abbiano provata tutti gli italiani”. In un contesto di fumosità, di ambiguità del ruolo dello politica e delle istituzioni, probabilmente il rappresentante di uno Stato in crisi dovrebbe avere un comportamento meno equivoco su un argomento così delicato e mostrarsi più aperto alla collaborazione, incurante dei terribili attacchi contro la sua persona paventati dai soliti difensori di turno.

     Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino sul Colle

    Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino sul Colle

    Venerdì, Giugno 22th / 2012

    – di Mario Luongo e Sergio Basile –                                      

    Italia / Mafia / Trattativa Stato-Mafia / Intercettazioni telefoniche / Nicola Mancino / Loris D’Ambrosio / Quirinale / Giorgio Napolitano / Giuseppe Gargani / Tribunale di Palermo / Vincenzo Scotti / Claudio Martelli / Avocatura / Coordinamento / Pietro Grasso /  Udc / Parlamento Europeo / Procuratore generale della Cassazione / Democrazia Cristiana / Angelino Alfano / Pierluigi Bersani  / Giovanni falcone / Paolo Borsellino / Stragi in Sicilia 

    Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino

    sul Colle

    Le intercettazioni all’ex Ministro degli Interni rivelano

    contatti con l’europarlamentare Gargani e “altre

    cariche dello stato”  

    Napolitano minimizza e getta acqua sul fuoco.

    Bersani, Alfano e Schifani lo difendono: "attaccare Napolitano

    è come buttare fango sull'Italia intera"       

    Nuovi Sviluppi sulla Trattativa Stato-Mafia – La stessa sulla quale indagavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – Napolitano, Bersani e Alfano Stemperano i Toni

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Palermo – Il numero di Loris D’Ambrosio, segretario giuridico del Quirinale e persona molto vicina al presidente Giorgio Napolitano, è uno dei più frequenti tra le chiamate effettuate da Nicola Mancino, ex-Ministro degli Interni, ex-Presidente della Regione Campania e fino a due anni fa vicepresidente del CSM. Niente di male, ovviamente! Almeno se non fosse per il contenuto delle chiamate e degli argomenti trattati. Il suo telefono è sotto controllo dalla fine del 2011 e nel corso di questi mesi gli inquirenti hanno potuto scoprire qualche novità riguardo la famosa trattativa Stato-mafia tra il ’92 ed il ’93. Quella sul famoso Papello, la stessa sulla quale indagavano da tempo – tra l'altro – i simboli dell'Italia onesta e coraggiosa: gli eterni Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

      Un'indagine che scotta  

     Nell’indagine – che da quegli anni ha visto i dossier arricchirsi progressivamente di nomi di politici, uomini appartenenti alle forze dell’ordine, a logge massoniche e a personaggi legati alla mafia – il nome di Nicola Mancino girava da tempo, essendo in quel periodo uno dei dirigenti della DC. Per questo è stato più volte interrogato dai giudici di Palermo, i quali il 9 Giugno, hanno fatto scattare nei confronti del politico un avviso di garanzia per falsa testimonianza, elemento venuto fuori attraverso le discrepanze delle versioni di Vincenzo Scotti – predecessore di Mancino agli Interni – e Claudio Martelli, anche loro in carica durante il governo di Giuliano AmatoLe telefonate di Mancino – intercettate dal Novembre scorso a Maggio e dalle diverse conversazioni con D’Ambrosio – hanno in effetti dell'assurdo, o quanto meno del paradossale. In esse si evince che il politico campano è preoccupato, ansioso, e per questo preme al fine di creare un “coordinamento tra le procure" che, di fatto, sottragga ai pm siciliani buona parte del loro potere decisionale. Ma perchè tanto timore?

      Loris D'Ambrosio e quelle ambigue telefonate  

    “Un uomo solo va protetto” perché, dice “potrebbe chiamare in causa altre persone”. Parole enigmatiche, ma che raggiungono il loro scopo se il segretario giuridico di Giorgio Napolitano finisce per interessarsi del caso, con opinioni negazioniste sulla trattativa Stato-mafia e pareri non proprio positivi sui giudici di Palermo e sull’operato del procuratore antimafia Pietro Grasso, criticato perché “si copre con la storia dell’avocazione” invece di “pensare al coordinamento”. Coordinamento che viene sollecitato appunto da Mancino tramite D’Ambrosio, attraverso una lettera al Procuratore Generale della Cassazione.

      Tra gli Omissis spunta l'eurodeputato Gargani  

    La vicenda si fa più complessa ed intricata anche a causa di un altro elemento: se buona parte del contenuto delle intercettazioni è stato reso pubblico, altre ancora sono coperte da omissis, come quelle che riguardano le conversazioni con Giuseppe Gargani, capodelegazione dell’Udc al Parlamento Europeo (subentrato a Giovani Collino per effetto di una decisione della Corte di Cassazione nel 2011), e con “altre cariche dello Stato”, ancora sconosciute. Anche egli di origini campane ed esponente della DC, Gargani avrebbe rivelato che “Scotti era stato sostituito perché all’interno della Democrazia Cristiana c’era un evidente fastidio per l’azione antimafia da lui svolta”; rimpiazzato, per l’appunto, da Mancino. 

      La strana intimazione di Alfano e Bersani 

    In attesa che gli omissis vengano rivelati, si spera che i giudici facciano chiarezza sulla questione, senza farsi condizionare dai leader dei maggiori partiti come Angelino Alfano e Pierluigi Bersani che intimano “Fermate l’attacco al Quirinale”. Bisognerebbe far capire loro che questo non è affatto un attacco, ma una difesa, la difesa dell’interesse pubblico a conoscere i retroscena di una delle vicende più oscure della Seconda Repubblica.

      La Trattativa su cui indagavano Falcone e Borsellino 

    Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – Gli Angeli Eterni – I Veri Eroi della Storia Italiana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Far finta di nulla o gettare acqua su questo principio d'incendio, infatti, sarebbe come uccidere di nuovo i nostri amatissimi angeli "Giovanni e Paolo", che per tentare di regalarci un'Italia più giusta e libera diedero la vita nell'adempimento eroico del loro mestiere (e dovere), e contro un nemico spesso invisibile quanto vigliacco, abituato ad agire nell'ombra e sotto copertura. Grazie ai due "angeli" sappiamo bene come, sia nel luglio del 1992, sia nell’anno 1993, la strategia di Cosa Nostra è stata quella di trattare con lo Stato attraverso vari metodi ed infine con lo stragismo, trasformatosi poi – a quanto pare – addirittura in un patto para-istituzionale, come confermato – tra l'altro – dal pentito Gaspare Spatuzza: una trattativa che portò poi al depotenziamento del 41 Bis (cioè sul carcere duro). In effetti i detenuti assoggettati al regime restrittivo si ridussero, in circa un anno, di due terzi.

      Le stragi di Capaci e Via D'Amelio 

    Intanto a Palermo il giudice Giovanni Falcone, con moglie e scorta, esplodevano nei pressi di Capaci in un attentato indelebile nella memoria di tutti gli Italiani onesti, e non. Poi fu la volta dell'amico Paolo Borsellino (e scorta) il 19 luglio 1992, in Via D'Amelio. Senza dubbio i più grandi modelli ed eroi che l'Italia abbia mai avuto! Attentati mafiosi, questi,  che si accompagnarono parallelamente all’inchiesta milanese Mani Pulite, segnando il trapasso dalla prima alla cosiddetta "Seconda Repubblica", e – come noto – alla successiva salita al potere di Silvio Berlusconi.  

      Le confessioni del pentito Spatuzza .

    Spatuzza parlò dei gravissimi fatti di sangue di cui sopra, come di una strage realizzata in tempi strettissimi, "con una certa premura”, afferma il pentito. Borsellino, infatti, come ammise lo stesso Spatuzza, aveva saputo della trattativa in corso tra Stato e mafia. A rivelarlo anche lo stesso fratello del giudice assassinato, Salvatore Borsellino. "Dopo il presunto incontro con Mancino a Roma – sostiene costui – Paolo uscì dall'uffico stravolto. Egli stava fumando contemporaneamente 2 sigarette senza nemmeno accorgersene".

       L'amnesia di Mancino  

    Dichiarazione struggente e drammatica, che pesa – evidentemente – ancor oggi come un macigno su un pezzo dello Stato, sulla quale però l'indagato ex ministro degli Interni, Nicola Mancino,  continua ad avere una grave forma di amnesiaSecondo diversi test, infatti, Paolo Borsellino – in data 28 giugno 1992 – era venuto a conoscenza, dalla collega Liliana Ferraro, dei contatti tra i carabinieri del Ros (guidati da Mario Mori) e l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.  Incontri ai quali avrebbe presenziato il capitano De Donno, ed ai quali incontri di lì a poco avrebbero partecipato – secondo le indagini svolte – altri politici di primo piano. Un'altra brutta storia italiana (probabilmente la più brutta) sulla quale speriamo che il sole della giustizia e della verità possa presto splendere: e non solo nell'altra vita (quello è sicuro) ma speriamo anche in questa! Comunque Ciao Paolo, Ciao Giovanni. Sarete sempre i nostri eroi, e gli eroi dell'Italia perbene!

    Mario Luongo, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

      Appendice tecnica – Le parole chiave  

      L'avocazione  

    Istituto del Diritto Amministrativo con cui un organo amministrativo esercita il potere di compiere un atto che rientrerebbe nella competenza di un altro organo, di regola, inferiore. L'avocazione presuppone di norma un rapporto di gerarchia, oltre che a un'attribuzione di competenza non esclusiva a favore dell'organo inferiore.

      Omissis  

    Termine proveniente dal linguaggio notarile per indicare quelle informazioni che, giudicate non importati per chi legge o per rispetto della privacy, non vengono fornite. Nel gergo giudiziario invece viene usato anche per quegli atti in cui, per proteggere la provacy o il segreto istruttorio, vengono oscurate alcune parti quando vengono divulgati gli atti stessi alla stampa.

      Trattativa stato-Mafia  

    E’ una (finora) presunta trattativa avvenuta tra le alte cariche dello Stato, alcuni alti ufficiali delle forze dell’ ordine e gli esponenti di spicco di Cosa Nostra all’indomani della Stagione delle bombe del ’92 e ’93 tramite la quale si voleva porre fine allo stragismo mafioso in cambio di misure più leggere sul “carcere duro” regolato dall’ articolo 41 bis.

     

                                                                                         

     

  • L’Europarlamento ricorda  Falcone

    L’Europarlamento ricorda Falcone

    Giovedì,  Maggio 24th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Mezzogiorno / Parlamento europeo / commemorazione / Giovanni Falcone / Mafia / Eroe italiano / Edward McMillan/ Minuto di raccoglimento /  Gli ultimi veri erori italiani / Un monito per i giovani e per tutti gli uomini di responsabilità / Insieme contro la mafia e ogni forma di sopruso / Paolo Borsellino / 

    All'Europarlamento un minuto di silenzio 

    per non dimenticare Giovanni Falcone

    Vivere e morire per affermare la dignità umana

    Falcone e Borsellino – Un esempio concreto di Vita vissuta per il prossimo

    Strasburgo – Un minuto di silenzio e un grande applauso. E’ così che Mercoledì a Mezzogiorno, il Parlamento europeo, in seduta plenaria ha voluto ricordare la strage di Capaci. "Oggi è l’anniversario di un evento tragico», ha affermato il vicepresidente dell’eurocamera Edward McMillan-Scott presiedendo la plenaria. "Venti anni fa il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro morirono nel massacro di Capaci» (…) "Oggi – ha affermato ancora McMillan-Scott rivolgendosi agli eurodeputati – è in corso una commemorazione a Palermo, vorrei invitarvi ad associarci a questa ricorrenza perché il ricordo del giudice Falcone sia sempre nelle nostra memoria". Alle parole del vicepresidente del Parlamento Ue è seguito un minuto di silenzio e un fortissimo plauso, in memoria di quelli che possono considerarsi i veri e ultimi eroi d’Italia e per far si che "l'esempio e l'impegno del giudice Falcone siano sempre presenti nella nostra memoria e non siano mai dimenticati coloro che sono morti in nome della ricerca della libertà e della giustizia".

      Quel 23 Maggio del 1992  

    McMillan-Scott ha poi ricordato la cerimonia di commemorazione della strage di Capaci avvenuta la stessa mattina in presenza del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e del Primo Ministro, il professor Mario Monti. "E’ bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Questa frase di Paolo Borsellino, è indicativa del coraggio, l’impegno e la passione di tre amici e  magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Ajala i primi a dare vita alle indagini  fra le più pericolose della storia d’Italia, quelle su Cosa Nostra. Si avvicinano a uomini pericolosi, nello scenario di Palermo degli anni ’80, per distruggere quell’omertà che faceva da scudo ai terrori, i tradimenti, la violenza e gli intrighi della mafia. Il 23 Maggio del 1992, all’uscita dell’autostrada direzione Capaci cinquecento chili di tritolo fanno scempio di cinque persone, tra cui Giovanni Falcone. Domenica 19 luglio 1992, un’autobomba parcheggia in via D’Amelio a Palermo esplode distruggendo la vita di molte persone, tra cui quella di Paolo Borsellino. Una giornata per commemorare non soltanto loro, ma tutti quelli che hanno dedicato e dedicano la loro vita a  una causa giusta, quella che vuole riportare a galla la verità, quella di chi mostra devozione per la democrazia, l’egualità dei diritti e la fine della criminalità. La lotta alla mafia oggi, assomiglia solo a un’ideologia. In passato grandi uomini si sono sacrificati per il nostro avvenire, per regalarci un mondo migliore in cui non dover più nascondersi e non dover più avere paura. Falcone e Borsellino, conoscevano il linguaggio dei “boss”, sapevano cosa la mafia comportasse e come “trattare” con i suoi esponenti. Nati e cresciuti nella regione siciliana, sentivano con lo spirito di dover affrontare questa causa. Una determinazione che li portò fino al famoso "maxi-processo”, un processo in cui sul banco degli imputati sedettero ben 475 mafiosi, poi condannati nel 1987

      Vivere e morire per affermare la dignità umana  

    Dove è finita oggi questa determinazione? Dove sono le persone pronte a rischiare la propria vita per i propri cittadini? A sentirle così, sembrano quasi frasi strane. La società individualistica ci ha inghiottiti. Ormai ognuno mette il “proprio” bene, davanti al bene della comunità, proprio perché è questo il messaggio che ci arriva dall’alto, dallo Stato, dal governo. prima il danaro, il mercato, l'economia delle lobbies, poi – se rimane spazio – l'uomo e la sua dignità. Ma l’esempio di uomini così grandi non deve essere dimenticato. Un esempio che non deve rappresentare solo il semplice “ ricordo”, ma deve dare uno spunto a tutti noi, giovani e futuro della società. “Giovani-vecchi”, che non fanno la storia, ma stanno a guardare come essa si delinea, accettando passivamente i cambiamenti delle nostre vite, perché i veri giovani sono loro, non noi! In effetti, possiamo affermare, alla luce del nobile esempio di vita e morte di eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – troppo spesso finiti indegnamente sulle bocche di politici corrotti e collusi, in commemorazioni facili, quanto ipocrite: poveri loro! – possiamo affermare che ciò che distingue l’uomo immaturo è che non vuole morire nobilmente per una causa giusta; mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere e morire per essa”. speriamo che anche le antenne verdi della tecnocrazia europea sia connessa su questo canale, almeno oggi.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)