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  • Mondialismo e presute truffe finanziarie da CO2, ipotesi a confronto

    Mondialismo e presute truffe finanziarie da CO2, ipotesi a confronto

    Mercoledì,  Settembre 24th/ 2014 

    – di Gianluca Monaco / Sete di Giustizia –

    Presidente "Scuola di Studi Giuridici e Monetari, Giacinto Auriti"

    Premessa a cura della Redazione di Qui Europa

    Redazione Quieuropa, Gianluca Monaco, Scuola di Studi Giuruduci e Monetari Giacinto Auriti, Sete di Giustizia, inquinamento, effetto serra, truffa mondialista, Protocollo di Kioto, Usa, Club di Roma, Direttiva 2003/87/CE del 13 ottobre 2003, Direttiva MiFID II, Osama Bin Laden 

    Mondialismo e presute truffe finanziarie da CO2,

    ipotesi a confronto

    Le ricostruzioni del Corsera sulle presunte truffe finanziarie

    da CO2 e le curiose ipotesi sui canali alternativi di 

    finanziamento dell'integralismo islamico

    Negoziazione delle quote di emissione dei gas serra nei

    mercati finanziari: interrogativi e congetture

     

    di Gianluca Monaco

    Presidente "Scuola Monetaria, G. Auriti"

    Premessa a cura della Redazione di Qui Europa

    CO2 - Mondialismo

     Premessa – Ricostruzione del Corsera sulla presunta truffa CO2            

    Roma – Premessa della Redazione di Quieuropa– Mesi fa pubblicammo un articolo su una clamorosa rivelazione dello scienziato italiano Antonino Zichichi, che denunciava in un polemico affronto alla scienza ufficiale quella che definì la truffa dell'effetto serra creata dal mondialismo e dagli ambientalisti malthusiani… (vedi qui – Effetto Serra – Zichichi svela la Truffa Creata dal “Nuovo Ordine”). Oggi il dibattito, per contro, resta aperto ed emergono – in aggiunta – nuove "particolari" rivelazioni che toccano ancora una volta il delicatissimo tema dell'ambiente. Alla fonte possiamo porre la curiosa ricostruzione del Corsera sulla presunta truffa CO2 smascherata dalla Procura di Milano… A voi il giudizio!

    CO2 - Mondialismo

     Altre forme di finanziamento occulto all'integralismo islamico?              

    Milano – di Gianluca Monaco – La procura di Milano, anni fa, secondo le ricostruzioni del Corsera, scopri una truffa I.V.A. o pseudo tale (?) sul mercato internazionale dei Diritti di Emissione di Co2 per finanziare gli integralisti islamici. Tutto sarebbe partito mentre l'Occidente "cercava" Osama Bin Laden… alla fine "trovarono" solo un pugno di fatture, sulla scia di una frode fiscale sui certificati ambientali servita a finanziare – pare – anche il terrorismo. Fantasie atte a creare confusione o verità?? "I pm e la Guardia di Finanza – secondo il Corriere della Sera – vedi qui La grande truffa dell’Iva in Italia per finanziare i gruppi islamici – si erano mossi dopo che a presentarsi in Procura era stata una commercialista di Milano spaventata dalla facilità con la quale guadagnava soldi a palate lavorando per alcune società intestate a prestanome cinesi e italiani, cartiere che facevano girare milioni di euro vendendo e acquistando migliaia di carbon credit".

     Le ipotesi del Corsera e la via degli emiri                                                           

    Le due organizzazioni criminali  – sempre secondo il corsera – operavano sia singolarmente che insieme. Acquistavano i certificati in Gran Bretagna, Francia, Olanda e Germania attraverso società fittizie con sede in Italia, vere e proprie «cartiere» che producevano solo fatture e che erano intestate o a prestanome quasi sempre cinesi o a persone estranee ma vittime di furti d’identità. Dopo aver acquistato senza pagare l’Iva, esclusa in questo tipo di transazioni intracomunitarie, le «cartiere» aggiungevano l’Iva al 20% e vendevano i certificati ad altre società, anche queste fittizie, che facevano da intermediari con gli ignari acquirenti finali. Una volta incassata l’Iva invece di versarla allo Stato italiano la «cartiera» – almeno secondo quanto dichiarato dal Corriere – chiudeva i battenti e spariva nel nulla, mentre i soldi, milioni e milioni di euro, venivano dirottati su conti correnti a Cipro e Hong Kong per finire a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (probabilmente – aggiungiamo – si tratterebbe di altre particolari forme di finanziamento, in aggiunta a quelle occulte dei soliti paesi mondialisti).

    CO2 - Mondialismo

     Cosa sono i Diritti di Emissione di CO2? Pagheremo anche l'aria?         

    Con la proposta di revisione della Direttiva 2004/39/CE (di seguito la “Direttiva MiFID II”) il legislatore comunitario ha per la prima prese posizione in merito alla natura giuridica delle quote di emissione di gas ad effetto serra, inquadrandole nel novero degli strumenti finanziari. I sistemi di scambio di quote di emissione di gas serra rappresentavano invero un innovativo strumento di politica ambientale introdotto e regolamentato nell’ordinamento giuridico comunitario dalla Direttiva 2003/87/CE del 13 ottobre 2003 (di seguito la “Direttiva 2003/87/CE”) al fine – almeno secondo quanto dichiarato ufficialmente – "di consentire ai Paesi dell’Unione Europea di adempiere, con costi meno significativi per le proprie imprese, agli impegni assunti con la ratifica del Protocollo di Kyoto del 1997 circa la riduzione dei livelli di emissione di gas serra rispetto alle quantità emesse negli anni ‘90".Più nel dettaglio, la Direttiva 2003/87/CE prevedeva che l’autorità regolamentare competente di ciascuno Stato membro potesse assegnare un certo numero di quote di emissione di CO2 equivalente – da intendersi come permessi di emettere gas serra per un determinato ammontare – alle imprese autorizzate a partecipare ai sistemi di scambio e che necessitassero di emettere gas nell’ambito del proprio ciclo produttivo, sulla base di un piano nazionale di assegnazione la cui conformità ai criteri enunciati dalla Direttiva venisse valutata dalla Commissione Europea.

     La negoziazione delle quote di emissione                                                         

    A differenza dell’attività di negoziazione in strumenti derivati, quella relativa alle quote di emissione nell’Unione Europea si è contraddistinta per l’assenza di una regolamentazione ad hoc. La mancanza di una cornice normativa nell’ambito della quale potesse essere inscritto e disciplinato il fenomeno in questione, ha favorito il diffondersi di pratiche fraudolente che hanno fatto emergere l’esigenza di rafforzare la trasparenza ed aumentare la sicurezza dei sia pur curiosi e ambigui scambi negli emissions trading systems europei.

    CO2 - Mondialismo

     L'anomalia dei mercati dello spot trading                                                          

    A quanto già sopra rilevato si aggiunga che la qualificazione giuridica delle quote di emissione come strumenti finanziari avrebbe un notevole impatto anche sulle sedi di negoziazione di tali strumenti, in quanto comporterebbe per i gestori dei relativi mercati l’obbligo di richiedere una autorizzazione ad operare come mercato regolamentato oppure come sistema multilaterale di negoziazione (MTF) o come sistema organizzato di negoziazione (OTF) ai sensi della Direttiva MiFID. Ad oggi peraltro, i tre mercati principali che consentono di svolgere attività di spot trading già soddisfano i requisiti richiesti dalla MiFID per i mercati regolamentati, pur non avendo ottenuto l’autorizzazione come tali.

     Il Regolamento della Commissione del 12 Novembre 2010 / 1031           

    In proposito, va altresì evidenziato che il Regolamento della Commissione Europea del 12 novembre 2010 n. 1031/2010, come modificato dal Regolamento del 23 novembre 2011 n. 1210/2011, ha previsto che dal 2013 l’assegnazione delle quote di emissione alle imprese da parte degli Stati membri, avvenga tramite un meccanismo ad asta che dovrà essere effettuato su piattaforme autorizzate come mercati regolamentati ai sensi della Direttiva MiFID. In ogni caso, il concretizzarsi del nuovo scenario fin qui descritto sarà condizionato non soltanto all’effettiva entrata in vigore della Proposta di Direttiva e del nuovo Regolamento in materia di market abuse, ma anche dalle decisioni e dagli impegni che verranno assunti a livello internazionale in merito alla riduzione delle emissioni di CO2 ed alla sorte del Protocollo di Kyoto dopo il termine di scadenza fissato al 2013.

     Clima prigioniero della finanza?!                                                                          

    Il Protocollo di Kyoto (peraltro mai rispettato dagli USA) ha autorizzato l’apertura del mercato delle quote di emissione di gas a effetto serra, contabilizzate in tonnellate equivalenti di CO2, a cominciare dai “meccanismi di flessibilità”. Si compone di due parti essenziali, strettamente legate tra loro. Esiste un mercato di scambio dei “diritti di emissione” (o di “permessi di inquinare”) in cui le aziende di produzione elettrica e le industrie sottoposte a dei vincoli massimi di emissione si scambiano (cioè vendono o acquistano) i  permessi di emissione assegnati loro dagli stati in cui risiedono: in Europa si parla di Eua (European Union Allowances), o quote di emissione di CO2, e costituiscono dei “crediti di carbonio”.

    CO2 - Mondialismo

     Follia mondialista – Permessi ad inquinare e mercati di comodo             

    Su questo mercato si scambiano i permessi di emissione non utilizzati dalle imprese, recuperati, o di cui esse hanno bisogno. Il mercato europeo o Ets (Emissions Trading System – Sistema di scambio commerciale delle quote di emissione) è il primo mercato di questo tipo entrato in funzione dal 2005. Chi ci ha guadagnato sono le imprese che hanno una produzione intensiva di energia e che hanno beneficiato del mercato dei crediti. Il crollo del prezzo della tonnellata di CO2 equivalente nel 2007 e la sua volatilità dimostrano il fallimento di questo strumento nel perseguire la riduzione delle emissioni. Altri mercati di questo tipo si stanno avviando in Australia e negli Usa.

     I crediti delle emissioni evitate                                                                              

    Il mercato delle emissioni di CO2 include anche un altro compartimento per lo scambio dei “crediti delle emissioni evitate”. Su questo mercato circolano i certificati di riduzione delle emissioni, ossia “crediti” non emessi dagli stati ma ottenuti grazie a interventi realizzati all’estero nel quadro dei meccanismi di flessibilità previsti dal Protocollo di Kyoto. Questi crediti sono la remunerazione per le emissioni “evitate” grazie a degli investimenti “puliti”. Il primo di questi meccanismi, denominato meccanismo di attuazione congiunta (Mac o  Joint Implementation) riguarda essenzialmente gli investimenti fatti nell’Europa dell’Est, che offrono la possibilità di ottenere dei crediti, a basso costo, grazie alla sostituzione di impianti industriali vetusti. Ma il meccanismo più importante è il cosiddetto meccanismo di sviluppo pulito (Clean  Development Mechanism – Cdm) che si applica agli investimenti effettuati nei paesi in via di sviluppo.

     La regola dell'addizionalità                                                                                     

    Le imprese dei paesi ricchi possono finanziare dei progetti “addizionali”. La regola dell’addizionalità vuole che il proponente dei progetti, riconosciuti essere dei Cdm dall’Onu, dimostri che tali progetti non avrebbero potuto realizzarsi in assenza di tale meccanismo (ad esempio, un progetto di sostituzione del carbone con energie rinnovabili) e che tali progetti permettono effettivamente di evitare delle emissioni rispetto alla situazione preesistente.

    CO2 - Mondialismo

     L'attribuzione dei crediti di emissione                                                                 

    La realizzazione di progetti riconosciuti come Cdm genera l’attribuzione di crediti di emissione chiamati CERs (Certified Emission Reductions Units – Unità di riduzione certificata delle emissioni) che potranno essere negoziati sia sui mercati europei che su quelli internazionali. Le aziende dei paesi ricchi hanno potuto così acquisire dei “diritti” a buon mercato ed evitare di sostenere i costi necessari per passare a produrre emettendo meno anidride carbonica (a casa loro).

     Verso i sub-prime della CO2?                                                                                  

    In questi mercati le operazioni di acquisto e vendita dei permessi e dei crediti di emissione passano dai mercati derivati e dai contratti a termine che contengono delle promesse di vendita delle quote di emissione o dei crediti di emissione in una certa quantità, a un certo prezzo, a una certa data. Al momento i mercati delle emissioni di CO2, benché in crescita, sono ancora limitati, ma la priorità assegnata alla “finanza della CO2” per governare i cambiamenti climatici costituisce un richiamo che li farà crescere molto rapidamente.

    CO2 - Mondialismo

     La proliferazione dei contratti "bad carbon" e "junk carbon"                     

    Un recente rapporto di un'organizzazione ambientalista chiamata “Amici della Terra internazional” sottolinea la proliferazione di contratti “cattiva CO2” (bad carbon) o anche “CO2 spazzatura” (junk carbon) che comportano elevati rischi di non esecuzione e i cui prezzi possono crollare…. In effetti, i rischi sono di diverso ordine di grandezza: difficoltà nel valutare gli effetti reali di un progetto sulle emissioni future; contestabile indipendenza degli organismi preposti alla valutazione; difficoltà di verifica delle addizionalità dei progetti; vendita a termine dei crediti ancora prima che siano assegnati ecc… I rischi ormai palesi dei mercati finanziari si combinano, quindi, con la logica industriale di vasta scala. I progetti che possono iscriversi in questi mercati sono esclusivamente quelli dell’industria e dell’agroindustria che, una volta riconosciuti validi come progetti Cdm, hanno accesso al mercato della CO2, contrariamente a quanto accade invece alle attività tradizionali e locali. Come abbiamo appreso, le truffe sono già iniziate e a pagarne le conseguenze saremo noi cittadini.

     Nota della redazione di Quieuropa                                                                       

    D'altra parte – aggiungiamo – quando si parla di "ambientalismo", spesso e volentieri tali concetti fanno rima con "mondialismo", cioè con quelle bizzarre teorie malthusiane riconducibili soprattutto al Club di Roma, uno dei pilastri del Nuovo Ordine Mondiale. Teorie largamente smentite, che vorrebbero farci credere nella fine ad orologeria del pianeta per colpa dei consumi e delle emissioni di C02 della cittadinanza mondiale…. Ovviamente l'inquinamento è un problema, ma occhio ai burattini che potrebbero strumentalizzare questo problema per i soliti giochi di potere stile risiko (Redazione Quieuropa).

    Gianluca Monaco / Sete di Giustizia  (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Presidente "Scuola di Studi Giuridici e Monetari, Giacinto Auriti"

    Premessa a cura della Redazione di Qui Europa

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    Mercoledì,  Marzo 13rd/ 2013 – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri –  Governo cinese, inquinamento, nocivo, lavoratori, “I villaggi del Cancro”, Banca Mondiale, “i costi dell’inquinamento in Cina”, China Merchants Bank e Bain & Co.,  Conferenza politica consultiva del popolo inese (CPPCC), Zhang Lan, Turchia, Tuzkoy,  mesotelioma, Sarihidir, Karain, Murat Tuncer, Ministero della Salute, amianto, diossina, Bellolampo, Palermo, […]

     

     

  • La lezione di Auriti e i pericoli degli accordi di libero mercato Usa-Ue

    La lezione di Auriti e i pericoli degli accordi di libero mercato Usa-Ue

    Lunedì,  Luglio 28th/ 2014

    – di Gianluca Monaco e Sergio Basile –

    Redazione Quieuropa, Redazione Giacintoauriti.eu, Giacinto Auriti, Gianluca Monaco, Sergio Basile, Diritto societario, Società, Azioni, iper-liberismo, TTIP ennesima assurdità economico-politica, abolizione dei dazi doganali e accentramento della ricchezza, cinesizzazione delle economi europee, cambi e speculazione, la lezione del professor Giacinto Auriti, Sistema Target2, Cambi, Usa, Cina, Eurozona, Italia, Germania 

    Pericolo TTIP – Predominio Usa e Cinesizzazione

    dell'Europa nella lezione di Auriti

    Il pericolo degli accordi di libero mercato Usa-Ue alla

    luce degli insegnamenti del professor Giacinto Auriti:

    ecco perchè da questi accordi ne beneficeranno

    solo gli Usa

     

    di Gianluca Monaco e Sergio Basile

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Il pericolo degli accordi TTIP alla luce degli insegnamenti di Auriti         

    Bruxelles, Washington, Roma – Mentre l’Europa dei banchieri (Unione Europea) chiede agli Stati di rinchiudersi nei loro pareggi di bilancio e di assoggettarsi a regimi di usura assolutamente assurdi e autodistruttivi, contemporaneamente (come abbiamo detto nei giorni scorsi – vedi qui Semestre Italiano Ue: Ulisse Renzi e la distruzione di Troia) sigla il TTIP, Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, per l’abolizione dei dazi doganali con l’America e per eliminare gli ostacoli nel commercio transatlantico. E ciò tra l'indifferenza compiaciuta della casta politica italiana unita, impegnata ad occuparsi della "democratica" distruzione del Senato in senso autarchico.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     TTIP – L'ennesima assurdità economico-politica                                           

    Ai nostri occhi questo accordo di libero mercato si rivela al pari di un vero e proprio assurdo economico-politico; un’ennesima scellerata decisione che rovinerà le economie e gli stati europei, Italia in primis. Prima di tornare sulle perverse conseguenze del TTIP (specie con questo sistema monetario) è bene ricordare che viviamo in una situazione paradossale in cui 18 Paesi adottano una moneta unica "elargita" in prestito (cioè a debito) dal sistema bancario europeo: un'entità giuridica sovranazionale, autonoma ed indipendente dai governi, “impunibile” ed “inviolabile” (come sancito nei trattati europei) e dunque paragonabile ad uno stato assoluto travestito da "paradiso democratico" del diritto.

     Euro, Target2 e Accentramento                                                                            

    Questi 18 Paesi hanno una “liquidità” comune e sono separati – come noto – in compartimenti stagni qual sono sono i loro bilanci statali. Questo comporta che all’interno degli stessi Paesi dell’area euro ogni scambio tra di essi si traduca in in uscita ed entrata monetaria per ogni Paese a seconda se si importi o si esporti. Sappiamo tutti che a beneficiare dell’Euro è stata  – in maniera premeditata – solamente la Germania per via del cambio favorevole con altre divise al momento dell’istituzione della moneta unica.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Il vantaggio indotto di Berlino                                                                               

    Berlino, alla luce di ciò, sta facendo, almeno dal 2007, la parte del “leone esportatore” che incamera euro ponendo gli altri Stati nella ricerca continua di nuova liquidità con emissioni di titoli che le stesse banche tedesche comprano con gli euro incassati dall'export. E in particolare – badate bene – in seguito alle esportazioni operate verso gli stessi Paesi in difficoltà di liquidità: e ciò grazie all'esistenza del distruttivo Sistema Target2 (vedi qui per approfondimenti Target2: Il Sistema Truffa di Regolamentazione Interbancaria).

     Il pretesto della debolezza (indotta) degli stati nazionali per accentrare

    Qualcuno potra obiettare, considerando assurdo il costringere i Paesi dell’eurozona ad avere bilanci statali separati ed in equilibrio piuttosto che unificarli sotto un unico bilancio. Ma anche qualora ciò avvenisse resterebbe il problema del prestito di moneta all’emissione, come nell’ipotizzato caso degli Eurobond: nuovi debiti emessi per far fronte a debiti preesistenti…  E poi a ben vedere non va dimenticato come l'unificazione dei bilanci e delle economie in chiave politica e istituzionale (Stati Uniti d'Europa) sia il vero obiettivo verso il quale lo spossamento indotto delle economie degli stati tenta di convergere da circa sessant'anni a questa parte. Un pretesto questo della debolezza (indotta) delle singole economie nazionali, per poter farci accettare l'inaccettabile: la dissoluzione degli stati nazionali mediante la creazione di un unico stato-impero continentale (a trazione massonico-sionista) che potrà facilmente dettare un'unica legge alla quale (nel bene e nel male) tutti dovranno obbedire.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Iper liberismo: effetti distruttivi dell'abolizione dei dazi doganali            

    A questa situazione assurda, iniqua ed innaturale va ad aggiungersi l’apertura al mercato americano con il TTIP:  apertura che si basa – come molti ignorano – sull’abolizione dei dazi doganali e sul fatto che nessun “potere politico” potrà impedire il trasferimento di capitali dall'Europa agli Usa. Alla luce di quanto detto tutti potranno cogliere i paradossi di tale accordi. Infatti, come fu conveniente per la Germania, sarà altrettanto conveniente per l’America (Usa) attirare flussi monetari in euro grazie al dollaro svalutato. Se per le imprese europee sarà conveniente acquistare prodotti dall’America (favorendo le aziende statunitensi rispetto a quelle nazionali ed europee); questo comportamento – in aggiunta –  si tradurrà in un processo inversamente proporzionale tra la “fuoriuscita” di euro dai bilanci nazionali ed il continuo reperimento di liquidità monetaria con indebitamento ad interessi composti da parte degli Stati. A meno che qualcuno non ci voglia far credere che saremmo gli unici esportatori del mondo, cosa alquanto impossibile viste le diverse condizioni normative, fiscali e sociali degli altri Paesi come proprio gli Stati Uniti o la Cina (che non hanno neanche gli obblighi dei Trattati di Kyoto: potendo quindi produrre ed inquinare a piacimento).

     Tutela delle multinazionali – L'annientamento economico delle nazioni  

    Inoltre, il TTIP prevede la tutela degli investimenti e – pertanto – anche la "tutela" delle multinazionali americane vincitrici di appalti pubblici europei che aumenterebbero la nostra emorragia monetaria. In tal contesto, guai ad avere un sussulto di "nazionalismo" per le nostre casse requisendo aziende estere operanti in Europa. Il TTIP prevede che le multinazionali non potranno essere espropriate se non con un “giusto” compenso. Compenso che evidentemente nessun stato – sotto il giogo dell'usura – potrà di fatto permettersi. Capite la "Grande Fregatura"?

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Predominio Usa/Cina – Cambio favorevole e cinesizzazione del lavoro 

    Gli estensori del TTIP ci rassicurano  con la propaganda, scrivendo che i "benefici saranno reciproci sia per l’America che per l’Europa". Secondo costoro, infatti, i TTIP prevederanno la creazione di milioni di posti di lavoro (lavoro magari cinesizzato e sottopagato!!) e incrementi di PIL. Ma, per contro, sappiamo bene come finora le previsioni siano state puntualmente disattese ed annullate da effetti deleteri ancor maggiori. Solo chimere dunque! Perché con questo sistema monetario basato sul debito non può essere altrimenti! 

     TTIP – Ne beneficeranno solo gli Stati Uniti                                                             

    Sappiamo anche molto bene che con il cambio favorevole al dollaro e con normative favorevoli alla precarizzazione del lavoro, chi beneficerà dei TTIP saranno soltanto gli Stati Uniti.  E ovviamente la Cina, che non ridimensionerà affatto il suo ruolo di fabbrica del mondo (attualmente esercitato) propinandoci beni a prezzi sempre più stracciati, rispetto ai nostri prodotti nazionali, cui prezzi sono gonfiati – causa forza maggiore – per permettere alle imprese di incorporare ed ammortizzare parte degli effetti di una tassazione interna da regime stalinista.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Cambi e speculazione                                                                                               

    E’ proprio sulla diversità dei cambi – manipolata e pianificata artificialmente dalle banche centrali – che le multinazionali saranno sempre protagoniste nella speculazione finanziaria. Ce lo rivelava in tempi non sospetti anche il professor Giacinto Auriti – padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta" – nel suo magnifico testo accademico, dal titolo “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”.

     Il regime dei cambi – La lezione di Auriti                                                           

    "Nell'ambito del sistema monetario internazionale – scriveva Auriti – assume particolare importanza il regime dei cambi. Questo regime non può dare stabilità e certezza dei valori monetari costituenti oggetto delle transazioni  internazionali, perché la moneta è una unità di misura oscillante nella entità del suo valore, ossia del suo potere d'acquisto, non solamente per iniziative degli organi monetari, ma anche per le più varie cause operanti sul mercato (produzione, consumo, offerta e domanda di merce o di denaro, prezzo dei petrolio ecc.), per cui non è facile a volte individuare le cause delle spinte inflazionistiche o deflazionistiche (…)".

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Cambi fissi e propensione all'acquisto                                                                

    "A titolo di esempio facciamo il caso che venga instaurato il cambio fisso tra lira e marco tedesco nel, rapporto di 400 a 1. Se al momento in cui il cambio fisso viene adottato, una unità di merce costa 400 lire in Italia ed 1 marco in Germania, per l'acquirente sarà indifferente acquistare l'unità di merce nell'una o nell'altra nazione. Se però, malgrado il mantenimento del cambio fisso le spinte inflazionistiche interne sono di diversa entità, e se l'inflazione in Italia è del 50% ed in Germania dello 0%, avviene che la medesima unità di merce potrà essere acquistata in Italia al prezzo di 600 lire e in Germania sempre al medesimo prezzo di 1 marco. A questo punto l'operatore economico italiano avrà interesse ad acquistare il detto prodotto in Germania, in quanto in virtù del cambio fisso sarà messo in condizione di ottenere 1 marco per 400 lire, pagando al vecchio prezzo il prodotto in Germania. Questo esempio sta a significare che con il cambio fisso si determina la predisposizione del mercato con moneta sopravvalutata (nel nostro esempio l'Italia) all'importazione, con il conseguente fermo produttivo e ristagno economico; mentre invece il mercato con moneta sottovalutata (nel nostro esempio la Germania) è predisposto all'incremento produttivo e all'esportazione".

     Modifica dei rapporti di cambio monetari                                                                

    Queste considerazioni mettono in evidenza che la modifica dei rapporti di cambio monetari è tutt'altro che neutra nello scambio internazionale. E ci si spiega come strumenti monetari, che ad una visione unilaterale ed incompleta possono apparire idonei ad eliminare alcuni inconvenienti (ad esempio la instabilità dei cambi propri del libero mercato), presentano per altro verso altri inconvenienti di non minore rilievo di quelli che si erano voluti eliminare. Per questi motivi la politica monetaria si è orientata su formule di compromesso fra lo schema della rigidità e quello della libera fluttuazione dei cambi, adottando lo schema semi rigido con limiti di oscillazione sufficientemente ampi da evitare fenomeni imponenti di artificiosa sopravalutazione o sottovalutazione monetaria (…) Su queste premesse ci si può spiegare il fenomeno delle società multinazionali che si sono ormai affermate come protagoniste su tutti i mercati dei mondo.  (Vedi Giacinto Auriti – “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”) .

    Gianluca Monaco, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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