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  • Damasco: Mattanza alla Facoltà di Architettura

    Damasco: Mattanza alla Facoltà di Architettura

    Venerdì, Marzo 29th / 2013

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Esteri / Siria / Giordania / Medio Oriente / Stati Uniti/ Damasco / Aleppo / Occidente / Guerra / Morti / Vittime / Esercito / Lega Araba / Ribelli / Alawiti / Sunniti / Regime Assad / Libero Esercito Siriano / Sfollati / Emergenza umanitaria / Combattenti siriani dal profilo non religioso / Estremisti / Deriva religiosa islamica / Democrazia armata / Caritasgiordania / Bashar al Assad /

    Siria la tragedia umana del Nuovo Millennio!

    Damasco: Mattanza alla Facoltà di Architettura 

    Non si arresta la furia della guerra: cresce a

    dismisura il numero dei morti e degli sfollati.

    L'Occidente è complice della mattanza umana.

    Non restiamo fermi a gurdare

     

    di Maria Laura Barbuto

    Ora Pro Siria - Qui Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Damasco – Si ritorna a parlare di Siria e, purtroppo, si ritorna a parlare di guerra e colonialismo.  Ma per ogni guerra servono i combattenti: proprio come quelli che, a quanto pare, a seguito di quanto pubblicato da una fonte autorevole come l’Associated Press, gli Stati Uniti stanno formando e modellando a proprio piacimento, in Giordania. “Combattenti siriani dal profilo non religioso”, come dichiarato da alcuni funzionari dell’intelligence americana, rimasti ovviamente anonimi. La notizia non ci sconvolge più di tanto e non fa che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto con grande convinzione e sdegno: l’Occidente proclama la guerra nascondendosi dietro la maschera di benefattore umanitario  che ha cuore le sorti di un mondo arabo a cui Impone la democrazia “armata”. Bella contraddizione! E adesso gli Stati Uniti d’America, per "contenere" – dicono – la potenziale deriva islamista, dettano legge sulle persone, armandole ed incitandole ad insorgere (ancora) contro il regime. Una guerra che sembra infinita, anche perché le milizie non religiose addestrate dagli americani hanno il compito di reclutare sempre nuova gente da formare ed armare nel modo tipicamente “statunitense”. Un labirinto senza uscita, in cui vedere la luce del sole diventa un miracolo. Da un lato i sostenitori di Bahar al Assad (gli alawiti), dall’altro il cosiddettoLibero Esercito Siriano (di sunniti e mercenari jaidisti): darsi battaglia da due anni a questa parte è diventata legge quotidiana, in uno scenario che, in soli 2 anni, ha creato oltre 80.000 vittime innocenti, oltre 2 milioni di sfollati ed ha costretto i bambini locali ad avviare, già dalla tenera età, la carriera da soldato. Ed è colpa dell’Occidente, è colpa del mondo civilizzato, industrializzato e democratico. In un certo senso, continuiamo ad essere tutti complici della distruzione che impera nel Medio Oriente.

     La Rivelazione del New York Times 

    La Cia ha fornito assistenza militare all’opposizione siriana, da un anno a questa parte, con circa 160 voli carichi di armi ed equipaggiamenti”: A dirlo è il New York Times che conferma, tra le righe, la volontà di onnipotenza degli Usa e la volontà di sottomissione di intere popolazioni alle leggi del denaro, dell’economia e degli interessi dei singoli Stati. A distanza di due anni dall’inizio del sanguinoso conflitto, però, ancora non si intravede alcuna soluzione possibile, ma rimane solo una grandissima confusione politica. D'altra parte non si può pretendere (come vorrebbe l'Occidente Imperiale) che uno stato sovrano e libero si sottometta ad un dittatura tanto spietata e cruenta.

     La santa Allenza del NWO e la Lega Araba guerrafondaia 

    Ci si comincia a chiedere – anche tra coloro che sperano e combattono contro Assad – quale potrebbe essere una soluzione di governo alternativa al regime, quale nuova vita si prospetterebbe per la Siria, quando il Paese non sarà più bersaglio di telecamere internazionali, ma verrà lasciato camminare sulle gambe proprie. Gambe che, ad oggi, sono state completamente amputate. Ma non finisce qui: La Lega Araba, a seguito di un vertice tenuto a Doha il 27 marzo, ha deciso di approvare una nuova fornitura di armi ai ribelli da parte dei suoi Stati Membri.  Ma i prosciutti rimangono sugli occhi per quanto riguarda la situazione umanitaria: ormai, i cadaveri sparsi per il paese sono quasi “drammaticamente caratteristici”, e la situazione degli sfollati sta per straripare come un fiume in piena.

     Solo in Giordania, Duemila follati al Giorno 

    In Giordania, ogni giorno, arrivano tra i mille e i duemila rifugiati – ha detto il direttore della Caritasgiordania, Wael Suleimaned , ormai, i profughi siriani hanno superato le 500.000 unità. Entro dicembre si raggiungerà la soglia di un milione e mezzo di persone che cercano rifugio”. Ed intanto, si pensa ad armare i ribelli, piuttosto che agli aiuti umanitari. Come si fa a rimanere impassibili davanti ad una vera e propria mattanza di vite innocenti?

     Damasco – Mattanza alla Facoltà di Architettura 

    Non si può continuare a guardare da spettatori, bisogna portare alla luce la verità. Quella verità tanto scomoda per l’Occidente. Anche la vita degli studenti non è più normale, non è vita. Basti pensare che, ieri, a Damasco, i ribelli hanno attaccato la Facoltà di Architettura a colpi di mortaio: 13 vittime e decine e decine di feriti, questo il bilancio finale della follia umana. A cosa può aspirare l'uomo – ci chiediamo – dopo aver distrutto la dignità, l'anima e l'esistenza di un popolo?

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la “non risposta” del ministro –  S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la “non risposta” del ministro – S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Lunedì, Dicembre 17th/ 2012

    – di Marinella Correggia –

     

    Dramma Siria – La Scomoda Domanda a Terzi e la "non risposta" del ministro –  S.O.S. del Vescovo di Aleppo / Dramma Siria / Le Scomode Domande a Terzi e Rogozin / Le non risposte di Terzi e le Conferme del Vicepremier Russo / Italia / Russia / Siria / Damasco / Conferenza stampa / Rogozin e Terzi / Incremento delle spese militari / Guerra / Armamenti / F-35 / Ordigni di morte / Nato / Pazzie della Guerra / Disarmo / Roma / Signori della Guerra / Esteri / Europa / Unione europea / Premio Nobel per la Pace / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Esercito Libero Siriano / Aleppo / Damasco / Lettera al Ministro Terzi / Sibialiria / Marinella Correggia / Lettera al vicepremier russo Rogozin / Russia / 500 aziende italiane / Zone economiche speciali (Zes) / Walid al-Moualem / Rogozin / Valerie Amos / Installazione dei missili Patriot in Turchia / Doha / Amici della Siria / Bufala dell'uso delle armi chimiche / Catholic Relief Services / Caritas Germania / Svizzera e Lussemburgo / Appello del vescovo di Aleppo / 70% dei siriani sotto la soglia di povertà / embargo dell'accidente / Minaccia di rapimenti / Attentati continui di cecchini / St. Louis Hospital / Suore di San Giuseppe dell'Apparizione 

    Dramma Siria: Le scomode domande al

    Ministro Terzi e le conferme del

    Vicepremier Russo, Rogozin in

    visita a Roma

     

    Risposte e "non risposte" su un dramma umano 

     

    consumato tra l'indifferenza di chi potrebbe

    agire per la Pace e sta a guardare e la

    complicità  dell'imperialismo occidentale

     

    Intanto in Siria continua la carneficina.

     

    Ormai circa 40.000 i cristiani trucidati da mercenari

    pagati da gruppi di pressione esterni. Ma attenzione: 

    "Siamo tutti Siriani!" – S.O.S. del Vescovo di Aleppo

    Roma, Damasco – Il ministro italiano del governo tecnico Giulio Terzi è fra quelli che fomentano la guerra in Siria, ultimamente anche riconoscendo come unico rappresentante del popolo siriano una Coalizione di oppositori nata in Qatar e alleata dei gruppi armati (e questo proprio nei giorni in cui a Damasco una autobomba esplosa vicino a una caserma e a un asilo uccideva donne e bambini). Per protestare contro la politica di guerra del governo tecnico da nessuno eletto, il 12 a Roma la Rete No War e a Milano il Comitato contro la guerra hanno manifestato (vedi foto). Ma per dire allo stesso Terzi che “il re che fomenta la guerra è nudo”e possibilmente dirglielo di fronte al vicepremier russo Dmitrij Rogozin che era in visita a Roma nell’ambito dei rapporti economici, ho partecipato alla conferenza stampa tenuta dai due alla Farnesina. I giornalisti italiani avevano a disposizione una sola domanda e mi sono fatta avanti per una volta con audacia. L’interscambio fra Italia e Russia è di circa 27 miliardi di dollari, l’Italia è il terzo partner commerciale della Russia che è il nostro secondo fornitore di petrolio – con il 15% – e di gas, con il 30%: dati non irrilevanti, nel caso in cui i produttori di energia e risorse naturali volessero effettuare un embargo all’Occidente. Finora è stato sempre quest’ultimo a condurre embarghi. In Russia poi sono attive circa 500 aziende italiane nelle Zone economiche speciali (Zes). Quanto alla Siria, nel suo intervento Terzi ha detto solo che “nelle differenze che hanno caratterizzato le posizioni dei nostri governi, c’è una visione condivisa della necessità di una soluzione politica”.

     Le Domande al ministro tecnico  Terzi e a Rogozin 

    Mia domanda a Terzi. “Il suo governo tecnico ha dichiarato nei giorni scorsi di aver riconosciuto come unico e legittimo rappresentante del popolo siriano la Coalizione di gruppi nata in Qatar. Cosa pensate allora di fare rispetto a quella grande parte della popolazione siriana che non si riconosce nell’opposizione, o perché sta con il governo, o perché sta con sezioni dell’opposizione, parlamentare e non, che non partecipano alla Coalizione o perché infine è vittima di gruppi armati alleati della Coalizione stessa?Mia domanda a Rogozin: “Il viceministro degli Esteri russo Bogdanov ha detto che il riconoscimento della Coalizione di Doha da parte di molti paesi, in testa quelli occidentali e arabi, allontana una soluzione pacifica e negoziale e promette ulteriori spargimenti di sangue perché facilita l’invio di armi ai gruppi armati. Cosa pensa di fare ora la Russia sulla strada del dialogo fra tutte le parti come previsto dalla Conferenza di Ginevra?”

     La "non risposta" di Terzi 

    (Non) risposta del ministro (per conto) Terzi. “La nostra decisione è in linea con le posizioni di molti paesi ed è lo sbocco e la maturazione di due anni di contatti con le forze della società siriana. Siamo convinti che l’alleanza e la leadership delle forze della Coalizione garantiscano inclusività per un futuro democratico; anche quanto alla governance, per un esecutivo, si può contare su personalità autorevoli in grado di rappresentare tutte le componenti della società siriana. La nostra valutazione non coincide con quella della Russia ma siamo d’accordo sulla necessità del cammino verso la più immediata soluzione politica a partire dalla Conferenza di Ginevra e dal piano Brahimi. Non possiamo consentire alla guerra civile di continuare all’infinito”. “Soluzione politica” (?): le stesse parole che usavano i governi della Nato mentre bombardavano a tutto spiano la Libia

     Intanto a Bruxelles … 

    Infatti nella stessa giornata a Bruxelles i leader dell’Unione Europea, (fresca di Nobel per la Pace) – scrive la Reuters – "hanno dichiarato che tutte le opzioni sono sul tavolo, anche la fornitura di armi all’opposizione". Un atto, però, illegale dal punto di vista internazionale. E a questo proposito si noti che Terzi aveva richiamato il diritto internazionale…a protezione di chi lotta contro la pirateria: cioè i soliti due marò che, per aver ucciso dei pescatori indiani, sono trattenuti dall’India. (Le tivù italiane presenti si sono poi affollate intorno a Terzi, all’uscita, per chiedergli qualcosa in più e il ministro tecnico ha minacciato iniziative serie, “se la cosa non si risolve, abbiamo pronti dei piani concreti” (forse l’invio di armi ai guerriglieri maoisti visto che ormai l’Italia, dopo la Libia in Siria, appoggia gruppi armati in lotta contro governi?).

     La risposta di Rogozin: "tutti devono agire per la Pace!" 

    Risposta del vicepremier russo Rogozin. “Noi l’avevamo detto: dopo le primavere arabe ci sarebbero state estati caldissime. Il Medio oriente cade a pezzi come un domino. La comunità internazionale si è dimostrata incapace di trattare in modo saggio i conflitti civili sviluppatisi. Oppure fa ancora peggio: prende le parti di una parte in guerra, come in Siria. C’è una guerra feroce là e il coinvolgimento di attori terzi in quel conflitto è come buttare benzina sul fuoco. Si alimenta la violenza. Tutti dicono di volere la pace,  e un giorno ci sarà la pace in Siria, ma di questo passo, a che prezzo? Noi continuiamo a sostenere le azioni negoziali in ambito Onu. La Russia è più lontana di voi dall’area del conflitto. Ma tutti dobbiamo agire per il negoziato, in ambito Onu

     La questione delle sanzioni: Concausa di morte e precarietà assoluta 

    Intanto, mentre in Siria proseguono gli scontri fra esercito e gruppi armati, il Ministro degli Esteri Walid al-Moualem ha sottolineato alla responsabile umanitaria dell’Onu Valerie Amos la necessità che siano rimosse le sanzioni (causa, insieme agli scontri, di carenze anche alimentari)  e che venga aiutata la ricostruzione delle infrastrutture distrutte. Un funzionario della Nato citato dalla Reuters ha sottolineato che "l’Alleanza deve avere un piano per impedire che le armi chimiche finiscano nelle mani sbagliate”. 

     Scopo dei "falsi allarmi" sull'uso di armi chimiche 

    Da notare: cade l’allarme suscitato per settimane  circa il possibile uso delle armi non convenzionali da parte dell’esercito siriano si Assad, e si torna alla versione di mesi faL’allarme serviva a due scopi: 1) installare i Patriot in Turchia, “in funzione difensiva”;  2) garantire il successo della riunione dei ("cosiddetti") “Amici della Siria”a Marrakesh. Pieno doppio successo.

    Marinella Correggia, Sibialiria

     

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      Articolo correlato – Appello del Vescovo di Aleppo                                               

     

    (Intervista di La Croix al Vescovo di Aleppo – del 14 Dicembre 12)

     

    Dramma Siria – Il Vescovo Audo: "Potenze

     

    internazionali, fate ai siriani questo

     

    dono della Pace"

     

    Mobilitazioni delle chiese in tutto il mondo, dopo

     

    l'appello di Benedetto XVI: l'ultimo appello del

    Vescovo di Aleppo alla comunità internazionale 

     

    Per Mons. Antoine Audo, gesuita Vescovo di Aleppo,

     

    Presidente della Caritas Siria, il conflitto siriano è

     

    diventato internazionale: solo un accordo internazionale

     

    e l'impegno di tutti i vescovi e le chiese cristiane potrà

     

    portare alla riconciliazione, fermando le forze esterne

     

    che vogliono distruggere il Paese

     

    Aleppo – Come descriverebbe la situazione ad Aleppo adesso? – Mons. Antoine Audo:  L’Insicurezza regna ovunque. Non possiamo più circolare e si è permanentemente minacciati da rapimenti (a scopo di estorsione), dalle imboscate dei cecchini, dalle bombe (da parte dell'esercito siriano o dei ribelli) e dagli attentati con autobombe. Questa insicurezza ha fatto sì che l'80% delle persone non lavora più, in modo che l'economia è bloccata e la povertà aumenta (per non parlare dell'embargo economico occidentale alla Siria). Tanto più che il costo della vita è raddoppiato dall'inizio del conflitto.

     70% dei siriani sotto la soglia di povertà 

    Le persone semplici che vivevano con poco devono ora essere supportate in  tutto, così si può dire che oggi il 70% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertàCome fanno a sopravvivere? – M.A.: La gente ha dei risparmi e il sostegno della famiglia funziona ancora bene nelle nostre società tradizionali. E i siriani della diaspora (Nord America, Europa, Australia …) riescono ad inviare da 300 a 500 dollari per le loro famiglie ogni mese. Ma le famiglie sfollate facilmente diventano un peso. In qualità di presidente della Caritas Siria da un anno, posso dire che tocco la miseria con le dita  Caritas Siria quali programmi  ha implementato?M.A. : Nelle sei regioni organizzate dalla Caritas (Damasco, Aleppo, Homs, Jaziré, Horan e la costa), diamo la priorità all'aiuto alimentare con 4000 pacchi di alimenti (del valore di circa 20-30 dollari ) distribuiti mensilmente in tutto il paese: un totale di 100.000 dollari finanziati principalmente dai nostri partner tradizionali (Catholic Relief Services, Caritas Germania, Svizzera e Lussemburgo …). Sviluppiamo assistenza medica, in particolare a Damasco e Aleppo, per dare libero accesso alle cure sanitarie. E ad Aleppo, abbiamo aperto un contratto con il St. Louis Hospital gestito dalle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione perchè tutti i feriti vi siano operati e curati gratuitamente e ho deciso di finanziare questo progetto per la somma di $ 50 000 al mese. Abbiamo anche un "programma invernale" ($ 300 000 fino a marzo 2013) per l'acquisto per 3.000 famiglie in tutta la Siria, di stufe e petrolio, coperte e vestiti caldi e di aiuto per pagare l'affitto.

     Contributo di tutti i Cristiani determinante per evitare guerra "legale" 

    Come vede il futuro prossimo in Siria? – M.A. : La mia impressione generale è che non se ne esce. Questo conflitto siriano, inizialmente  locale, è diventato regionale (con il Qatar, Arabia Saudita, Iran, Turchia) ed è ora internazionale (con la Russia, gli Stati Uniti, la Cina e l'Europa). Quindi possiamo solo sperare che ci sia un accordo internazionale per risolvere il conflitto locale e raggiungere la riconciliazione e la pace. Ciò significa riconoscere la complessa storia dei rapporti tra alawiti e sunniti e parlarne con calma – che oggi è impossibile, perché si tratta di un argomento tabù nella società siriana. Ciò implica anche che ogni parte smetta di ritenersi depositario della verità e riconosca la dignità degli altri. A questo proposito, i cristiani, tutti i Cristiani – in Siria, in Oriente come in Occidente – possono contribuire a spezzare la spirale di umiliazioni, di violenza e di vendetta per avere l'audacia del perdono .

     Fare il possibile per salvare questo bellissmo Paese e migliaia di Cristiani 

    Quale appello Lei vorrebbe lanciare? – M.A. : Mi rivolgo a quelli che distruggono questo bellissimo Paese, così ricco di storia e cultura: invece di sfruttare i punti deboli confessionali, essi farebbero meglio ad aiutarlo a trovare soluzioni  politiche ed economiche. Miliardi di dollari sono già stati persi in questa guerra, per niente. Cerco di fare tutto il possibile per salvare la Siria e anche per salvare la presenza dei cristiani, perché più ci sarà distruzione in Siria, sempre più cristiani se ne andranno, e sarà una perdita per il paese e per tutta la regione! Contribuire alla riconciliazione e assicurare la pace alla Siria sarà vantaggioso per tutti, a livello nazionale, regionale e internazionale! Chiedo pertanto alle potenze internazionali che ci facciano il dono della pace attraverso una mediazione politica ragionevole e razionale.

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  • Il Grande Risiko dell’Impero ora mira al cuore dell’informazione Siriana

    Il Grande Risiko dell’Impero ora mira al cuore dell’informazione Siriana

    Mercoledì, Novembre 21th/  2012  

    – di Sergio Basile – 

    Il Grande Risiko dell'Impero ora mira al cuore dell'informazione Siriana / Gruppi armati anti Assad / Siria / Opposizione Armata / Els / Guerra / Medioriente / Damasco / Assad / Guerra della Nato / Assalto al Ministero dell'informazione / Stampa Siriana / Bavaglio mediatico / Gioco / Grande risiko / Conquista del mondo / Regole del gioco / Neocolonialismo / Imperialismo / ELS / Esercito Libero Siriano / Mercenari / Imbavagliare la protesta / Mala fede dell'Occidente / Delegazione di parlamentari siriani bloccati ai confini in Italia / Governo Monti / Giulio Terzi / Crimine contro l'umanità 

    Il Grande Risiko dell'Impero ora mira

    al cuore dell'informazione Siriana 

    I Mercenari dell'ELS ora attaccano il Ministero

    dell'Informazione a Damasco, sede dell'organo

    di stampa ufficiale del governo di Assad

    Se siete Cristiani, e amate la Pae, aiutateci a diffondere

    l'ennesino appello per la Pace in Siria e Medioriente

    Damasco, Gaza – La situazione in Medioriente si fa sempre più incandescente, e dalla Striscia di Gaza a Damasco, si muore con disarmante facilità. Il tutto sembra essere diventato un grande risiko, dove il regista per vincere deve conquistare tutto il mondo, in un piano ben orchestrato ancor prima di iniziare a giocare. E le regole del gioco (l'intero mazzo di carte con l'indicazione degli obiettivi da raggiungere) le scrive e muta lui stesso – l'oscuro "regista-giocatore" – di giro in giro, di giorno in giorno. E non importa – evidentemente – quante vite cadranno. Questo sembra non avere davvero nessuna importanza. Ciò che conta è dominare! Allora, in questa ottica neocolonialistica ed imperialistica – sigle di organismi internazionali e sovranazionali a parte; e ONG a parte – ci si accorge come i toni del conflitto siriano siano volutamente mantenuti alti ed oltre le righe.

     L'Attacco al Ministero dell'Informazione 

    Allora è accaduto che nelle scorse ore le milizie dei cosiddetti ribelli dell'ELS (cioè i mercenari assoldati dall'Occidente e facenti capo al cosiddetto "Esercito Libero Siriano") abbiano portato un duro attacco, fortunatamente senza morti (almeno in questo caso) al ministero dell’informazione di Damasco, che tra l'altro è la sede dell'organo di stampa ufficiale del partito di governo di Assad. Probabilmente l'ennesimo tentativo di imbavagliare la protesta di Assad e di inibirne un fondamentale strumento di difesa, al fine di creare una voce unica sul conflitto. Ma cioè che ha lasciato più sconcerto è il fatto che la cosiddetta comunità internazionale  (ONU e NATO) stia a guardare compiaciuta questo gioco al massacro, anziché intervenire affinché attraverso il dialogo e la diplomazia (e non avallando altre violenze insensate) si plachi lo spargimento di sangue e si possa mediare e dialogare per la pace: accogliendo tra l'altro la porta che da mesi lo stesso premier Assad ha lasciato aperta alla diplomazia, rispetto agli avversari politici.

     Italia – Porta sbattuta in faccia al Dialogo e alla Pace 

    L'invio in Italia di una delegazione di parlamentari siriani dopo l'estate (ambasciatori di pace vergognosamente bloccati alle frontiere dall'ennesimo diktat illegittimo del  governo Monti, e nel caso specifico dal "tecnico" Giulio Terzi – vedi articoli in allegato) è una delle prove più emblematiche della buona volontà di Assad e nel contempo della mala fede dell'Onu, degli Usa e degli alleati. Ma da parte nostra i giochi sono aperti, e non ci stancheremo mai di combattere questo misero ed infame velo di disinformazione di regime calato sul Medioriente e sulla Siria (come per altro sulla stessa Libia e su Bani Walid) e di lottare con i denti e con le ungie per la pace. Questo non è risiko! E' la vita reale. Il sangue versato è vero! Come vere sono le vittime – soprattutto tra le comunità cristiane – falcidiate: un numero  altissimo ed imprecisato (poiché lievita di ora in ora) quanto apocalittico. Un numero che oggi oscilla, tuttavia, tra le 30 e le 40.000 unità.  Solo 74 i morti ammazzati delle ultime ore, di cui 8 bambini. Un crimine contro l'umanità che grida giustizia agli occhi di Dio.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa) 

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  • Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012

    – Testimonianza di Iyad Khuder – 

    Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs / Iyad Khuder / Esercito Libero Siriano / Aleppo / Damasco / Sheikh al-Fandi / Pierangela Zanzottera / Baba Amro 

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    Carissimi lettori,

    Iyad Khuder, autore dell’articolo che state per leggere, è un giovane ingegnere informatico siriano di Damasco che, in qualità di traduttore, ha accompagnato Marinella Correggia e altri giornalisti in Siria nei mesi scorsi. Pubblichiamo questa sua testimonianza proveniente da Baba Amro che in Occidente, quartiere che nell'immaginario collettivo è il sobborgo di Homs: zona già mesi fa rasa al suolo, con tutti i suoi abitanti dai cosiddetti "ribelli" del cosiddetto ELS (Esercito Libero Siriano) che si oppone ad Assad.

     Inaccettabile e gravissima discriminazione mediatica 

    A tal proposito è da sottolineare che voci come quella di Iyad sono sistematicamente discriminate, censurate, dai media mainstream e perfino da quelli alternativi. Chi in Siria non sta con l'opposizione armata non ha diritto di parola a livello  internazionale e nemmeno gli esperti ONU lo prendono a testimone. Questa situazione è gravissima ed inaccettabile. Difendiamo la Giustizia e la Pace, nella verità! "Beati gli operatori di Pace, perchè saranno chiamati Figli di Dio!" (Vangelo Secondo Matteo – Cap. 5, 9)

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    La Verità sulla Siria che i Media tacciono:

    Testominianza  dell'ingegner Khuder

    Dalle manipolazioni mediatiche di Occidente e Lega Araba

    al ruolo dell'integralismno islamico

    La scomoda testimonianza di un ex-leader dei ribelli:

    Discorsi jihadisti carichi di odio e fuoco sui civili

     

    Homs, Damasco – "Una breve premessa: nei miei tour di accompagnamento dei giornalisti stranieri in Siria ha avuto modo di notare che tutti i sostenitori del mio Paese contro questa aggressione mediatica che sta subendo sono generalmente giornalisti indipendenti, freelance o quasi, che lavorano con un sostegno minimo di alcune associazioni, sono arrivati in Siria a loro spese, scegliendo di preferenza hotel da una o due stelle; mentre, al contrario, i giornalisti in linea – per convinzione o per denaro – con un certo pensiero propagandistico (tipo quello di al-Jazeera, per intenderci) alloggiano in noti hotel 5 stelle o anche oltre, come il Four Season o lo Sheraton, alcuni noleggiano anche l'auto con autista, etc. Due modi di intendere il Paese, due modi di conoscerlo, due modi opposti di viverlo. Ad esempio, i giornalisti tedeschi che sono con me in queste settimane, in 10 giorni in Siria hanno speso quanto un giornalista embedded in una giornata! La scorsa settimana ci è stata concessa l'autorizzazione di visitare Homs.

     La Visita ad Homs 

    Per prima cosa abbiamo incontrato il governatore della città, Ahmad Munir Mohammed, nel suo ufficio. Al nostro arrivo lo abbiamo sorpreso mentre si trovava in riunione con alcuni cittadini che esponevano le loro esigenze più varie. Abbiamo avuto modo di osservare come il governatorato si stia adoperando per fornire servizi e opportunità di lavoro con particolare riguardo alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei rapiti. Poi ci siamo addentrati nelle vie della città. Mi ha fatto piacere notare nel giornalista tedesco le differenti reazioni man mano che ci spostavamo: era stranito, quasi scioccato, per la sensazione di calma che si percepiva in città. Una tranquillità per molti versi in contrasto con quanto raccontato dai media su Homs.

     Una città diversa dal quadretto atteso 

    Come uno straniero che, sapendo di dover andare in visita a un luogo sconosciuto, si affanna per giorni a cercare notizie in rete e nei testi, ma poi l'aspettativa creata viene delusa dai fatti, così il giornalista, che evidentemente si aspettava distruzione in ogni angolo, sembrava stupito di quanto gli stava davanti, come se non si trattasse della stessa Homs letta fino al giorno prima, ma di un altrove non ben identificato. Le storie di bombardamenti spietati con carri armati e aerei, che avevano creato in lui l'aspettativa di un clima da campo di battaglia della seconda guerra mondiale, le immagini di distruzione e morte, avevano suscitato un effetto di completo straniamento. E così, ancora pieni di queste riflessioni, siamo giunti nel quartiere di Bab 'Amr, che porta visibili i segni dei lunghi mesi di battaglie, ma non certo come descritto da media come il kuwaitiano al-Watan (che parlava di 2 colpi di cannone dei carriarmati e centinaia di pallottole al minuto per mesi).

     Piccoli esempi di manipolazioni mediatiche sulla Siria 

    Perché quello che il mondo ancora non ha percepito è che l'esercito non solo ha sempre cercato di non fare vittime civili, ma neppure tra le milizie e, nonostante molti siano fuggiti da Bab 'Amr a Khaldiya attraverso tunnel, la cosa fondamentale è che si sia riusciti a liberare la zona con il minor numero di perdite possibile da tutte le parti. Del resto, se i militari siriani fossero stati realmente crudeli come vengono dipinti, avrebbero certo potuto concludere le operazioni sulla città in poche ore, invece che impiegare lunghi e dolorosi mesi. E anche da questi elementi risulta chiaro quanto l'opinione pubblica venga manipolata a proposito della situazione siriana. Siamo passati dalle zone popolari del quartiere e abbiamo avuto modo di vedere gli abitanti girare tranquillamente per le vie e i bambini giocare per strada davanti alle loro abitazioni. Al nostro passaggio, poi, vedendo incontro alla nostra scorta, li abbiamo sentiti gridare: "Dio protegga l'esercito di Assad!". Anche le autorità ci hanno confermato che 10.000 persone, ovvero circa un terzo degli abitanti, sono ormai tornati alle loro case e hanno ripreso le loro normali occupazioni.

     Mochea trasformata in sede di tortura dai cosiddetti "Ribelli dell'ELS" 

    Siamo poi arrivati alla moschea di al-Jury, utilizzata dai gruppi armati come base per il reclutamento di combattenti, senza permettere ai fedeli di entrare per la preghiera (anche se reti come al-Jazeera, cambiando la versione dei fatti, hanno sempre raccontato che era l'esercito a bloccare gli ingressi dei cittadini ai luoghi di fede). La moschea era stata adibita anche a sede di torture e uccisioni dei rapiti, sia militari che civili di altre fedi. Le fatwe qui promulgate annunciavano a Abdul al-Rizaq Tlass (il comandante della brigata Faruq che per lungo tempo a controllato la zona) il comportamento da tenere. La brigata, nel momento di massimo controllo, era arrivata anche a chiudere la via principale non solo impedendo a chiunque di entrare e uscire, ma di fatto anche bloccando la quotidianità, dal lavoro alla possibilità di studio, per tutta la zona.

     Sacchetti di riso sottratti al popolo e utilizzati come barriere 

    Abbiamo avuto modo di visitare anche un punto di raccolta governativo, quello che rifornisce la popolazione del quartiere con beni di prima necessità a prezzi calmierati, e abbiamo visto anche qui la distruzione portata dalle bande armate che sono riuscite a rapinare il luogo recando un danno allo stato di 90.000.000 di lire siriane (circa 1.500.000 euro). I sacchetti di riso sottratti – notizia ancora più sgradita – quasi per farsi beffa di una popolazione già privata di tutto, sono stati utilizzati dai membri della brigata per creare delle barriere per proteggere i loro posti di blocco.

     L'incontro con un attivista pacifista 

    La sera, tornati in hotel, ci è capitato di incontrare casualmente un membro del Musalaha (il movimento popolare nato dal basso per la riconciliazione nazionale che racchiude personaggi noti, religiosi o capi tribali, con lo scopo di risolvere civilmente i problemi nel Paese. Pur non essendo un gruppo governativo, le autorità, visti gli importanti risultati raggiunti dal movimento, appoggiano e incoraggiano lo svilupparsi del Musalaha a livello capillare in tutto il territorio), sheikh Habibi Al- Fandi, direttore del Centro studi Sociali e specialista in sociologia, attualmente direttore dell'Ufficio Informazioni del movimento. Sheikh al-Fandi si è seduto con noi, accettando un'intervista improvvisata nella hall dell'hotel. Per prima cosa ci ha raccontato come il Musalaha sia nato nel 2012, come si sta sviluppando dentro e fuori il Paese, attraverso la promozione di incontri e conferenze e quali successi è riuscito ad ottenere, dalla liberazione di ostaggi all'opera di convincimento che ha portato molti giovani siriani a lasciare le armi e tornare alla vita precedente usufruendo dell'amnistia del governo. 

     I Ribelli e il folle integralismo dei leader spirituali 

    Lo sheikh, in particolare, si è soffermato sul racconto di quanto successo a Khaldiya (una delle zone più pericolose a Homs), dove, grazie alla presenza nel movimento di molti notabili cittadini, si è riusciti ad entrare in diretto contatto telefonico con i responsabili di queste bande criminali e, ascoltando le loro parole improntate all'amore al rispetto al bene loro e del Paese, questi elementi deviati si sono resi conto con quanto odio, per contrasto, fossero impregnati i discorsi delle loro guide spirituali, che sapevano solo parlare di battaglie, morti, uccisioni , vendette e rapporti di forza, lontani dal vero spirito dell'islam. Qualcosa a questo punto è iniziato a vacillare e di fronte a una prospettiva che portava unicamente alla distruzione del Paese, alla morte di civili innocenti e a una vita scellerata, hanno preferito aprire occhi e orecchie a chi parlava loro di pace, dialogo e soluzioni ragionevoli e tentare la via del cambiamento.

     La scomoda e grave testimonianza di un ex-capo dei ribelli 

    Alcuni armati hanno così scelto di fuggire da Khaldiya e consegnarsi alle autorità che hanno offerto loro protezione, possibilità di sistemare la loro posizione e anche opportunità per un futuro lavoro. A questo punto lo sheikh interrompe il suo racconto per fare una telefonata ed invitare un nuovo elemento nella conversazione a tre. Poco dopo l'ospite arriva: è un giovane, sui 25 anni, in jeans e t-shirt, che ci viene presentato come l'ex capo di una delle brigate che infestavano proprio Khaldiya. Il ragazzo accetta di raccontare, sotto la garanzia di anonimato per ovvie ragioni di sicurezza. "Perché stavate combattendo?" "Per prima cosa abbiamo fatto delle manifestazioni per chiedere un cambio del governatore, le nostre esigenze sono state accolte; abbiamo aumentato le richieste e invocato la caduta del governo, ci sono stati scontri con le autorità, incendi di edifici pubblici, etc. In poche parole siamo entrati in un gioco da cui non potevamo più uscire." "E quando ti sei costituito, non ti hanno messo in prigione qualche giorno o di più?" "No, tutta l'operazione è durata poche ore. Un maresciallo mi ha accolto e chiesto qualche informazione, poi mi sono ritrovato insieme ad altre 150 persone, tutte provenienti da Khaldiya, siamo usciti e la nostra posizione è stata sistemata. Quando i gruppi armati hanno visto che tanti si stavano costituendo hanno iniziato a imprigionare quelli che volevano lasciare il campo di battaglia. Abbiamo contatti con molti di loro che stanno aspettando solo il momento giusto per andarsene." "Quanti terroristi avete potuto aiutare?" "Quasi 100 persone." dice lo sheikh. "E solo attraverso l'amore."

     Il vero volto dei ribelli anti-Assad: cecchini pronti a tutto 

    La sera abbiamo fatto ancora un giro per le vie del centro di Homs, a Nizha, da lontano abbiamo notato un capannello di persone al-Batoul, ci siamo avvicinati e abbiamo nuovamente incontrato il governatore che, nonostante l'ora, stava ancora incontrando i cittadini nelle vie per ascoltare le loro esigenze. In lontananza abbiamo sentito degli spari, così abbiamo chiesto a una giovane donna cosa stava succedendo. "Sono i cecchini, ormai ci siamo abituati." "Che cosa stanno prendendo di mira, i cecchini, solo i militari o chi?" "Prendono di mira tutte le persone senza alcuna eccezione.

     Fuoco sui civili 

    In molte occasioni hanno colpito civili. Donne, ragazze, bambini e anziani. Inizialmente c'erano circa 5 vittime al giorno, ma negli ultimi mesi, dopo che l'esercito siriano è riuscito a controllare ampie zone dalla città, la media è scesa a circa uno al giorno." Poi ha continuato: "Prendono di mira le strade cittadine, in particolare quelle di quartieri come Al-Hadara o Al-Zahra" (quartieri abitati in massima parte da alawiti). "Ma come possono raggiungere quelle zone, se il loro controllo è limitato solamente a poche aree della città, come la città vecchia e Khalidiya?" abbiamo chiesto. "Sparano dagli edifici o dai tetti, verso i quartieri adiacenti. Ad esempio, i cecchini che si trovano a Bab Sba'a mirano a Nouzha ( zona poco distante anche da Hadara e Ikrima, anch'essi a maggioranza alawita), mentre da Jib al-Jandali o da Bab al-Dreib sparano verso al-Zahra.

     L'Orgoglio dell'appartenenza allo stato siriano 

    " Percorrendo Shara al-Hadara non abbiamo potuto fare a meno di notare come fosse piena di vita e, personalmente, mi sono sentito commosso e orgoglioso nel vedere che i negozianti della zona avevano scelto di dipingere le serrande con la bandiera siriana…

    Testimonianza dell’ingegnere siriano Iyad Khuder

    traduzione e adattamento a cura di Pierangela Zanzottera 

     

     

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  • Londra, Washington e le subdole strategie della guerriglia per rovesciare Damasco

    Londra, Washington e le subdole strategie della guerriglia per rovesciare Damasco

    Giovedì, Agosto 30th/ 2012 

    – Reportage-Dossier di "Qui Europa" – 

    Ue / Esteri / Siria / Guerra / Strategia del terrore / Assad / Obama / Reagan / Nato / Consiglio di Sicurezza dell'Onu / Disastro umanitario / Dittatura dell'Occidente / Mistificazioni mediatiche / Propaganda Occidentale / Occupazione forzata / Morte / Usa / Damasco / Washington / Democrazia / Qui Europa / William Hauge / Twin Towers / 11 Settembre / Irairia / Libano / Somalia / Sudan / Iran / Giordania / New York / George W. Bush / Barack Obama / Tony Blair / Rumsfeld / Wesley Clark / Scott Ritter / New York Times / Colin Powell / Esercito Siriano Libero / Ribelli / Cia / Gheddafi / Osama Bin Laden / Talebani / Goldman Sachs / Parlamenti occidentali / Droga / Afghanistan / Gheddafi / Genocidio / Saddam Hussein / CIA 

    Londra, Washington e le subdole strategie

    della guerriglia per rovesciare Damasco 

    Sanzioni contro i sostenitori di Assad e aiuti ai ribelli

    sotto gli occhi di ONU e NATO

    L'analisi di "Qui Europa" sulle menzogne delle guerre

    in Medioriente, dagli Anni Ottanta ad oggi e la 

    gravissima complicità dei parlamenti

    occidentali

    Londra, Washington, Damasco – Nella capitale siriana si continua a morire, giorno dopo giorno. Circa 1000 morti, solo negli ultimi 5 giorni. E' un genocidio di proporzioni apocalittiche, ma in fondo sembra il funesto epilogo di un libro già letto; o meglio, i drammatici minuti finali di un film già visto e rivisto: uno di quei gialli noir di mediocre fattura, dove – malgrado i tentativi del regista di nascondere il nome dell'assassino e di creare suspance – i giochi sembrano fin troppo chiari, nonosante la costruzione di fantasiosi alibi. Non ci sorprende più di tanto, dunque, l'ultima dichiarazione del ministro degli Esteri britannico, William Hague, secondo il quale Londra si sta apprestando a donare altri 5 miliardi di sterline (6,3 milioni di euro) ai ribelli dell’Esercito siriano libero (Els) nella guerra contro il regime di Assad.  

     Lo scomodissimo "Memorandum" del Pentagono 

    Al levarsi di questi pungenti venti d'oltremanica – malgrado l'afa estiva che ancora attanaglia l'Italia – bussano alle porte della nostra memoria – chiare e forti – le parole pronunziate qualche anno orsono dell'ex-generale della Nato Wesley Clark, che dopo l'attentato alle Twin Towers di New York, una decina di giorni dopo dell'11 Settembre, dichiarò di essere venuto a conoscenza – presso il Pentagono – dell'esistenza di un memorandum nel quale era stata ben delineata la strategia egemonica degli Usa, in Medioriente ed in Africa. Clark dichiarò davanti alle telecamere come in realtà esistesse un piano segreto degli Usa, targato Rumsfeld-Bush, proteso a far fuori 7 nazioni in 5 anni.  E precisamente Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. Roba da far accapponbare la pelle e da rimettere in discussione la stessa posizione dell'Italia dinnanzi agli Usa ed agli altri alleati della NATO. Ma al nostro Parlamento la guerra. e le sorti di milioni di uomini innocenti, pare non interessare più di tanto!

     Iraq: una farsa annunciata 

    Di lì a poco, come noto, gli Usa del guerrafondaio George W. Bush ed il Regno Unito di Tony Blair, avrebbero dato inizio alla celeberrima e sanguinaria guerra preventiva contro il regime di Saddam Hussein, col pretesto della detenzione da parte di quest'ultimo, della  famose armi di distruzione di massa. Alibi rivelatosi poi falso come i soldi del monopoli, e pretestuoso come l'episodio della celebre favola nella quale il lupo, travestito da innocente creatura, finisce per divorare la nonna. D'altra parte ogni guerra per essere tale ha bisogno, da parte del potere, di trovare una sua giustificazione. Un pretesto più o meno accettabile per avere la sua  legittimazione,  e ciò indipendentemente dalle ragioni o dalla morale.

      La testimonianza di Scott Ritter  

    Scott Ritter, ufficiale statunitense, eroe dei marines che partecipò per sette anni alla missione di disarmo in Medioriente, in qualità di ispettore Onu, nel libro-intervista" Guerra all'Iraq" all'indomani della destituzione e uccisione di Saddam Hussein, raccontò molto bene la menzogna usata a giustificazione di una sporca guerra, in un vero e proprio "controdossier": una verità che andrebbe urlata nei parlamenti occidentali. Una denuncia così destabilizzante e fastidiosa da meritare, allora, la risposta stizzita del segretario di stato Usa Colin Powell La domanda che Ritter si pose è semplice e dovrebbe farci riflettere tutti: com'è possibile iniziare una guerra contro un paese sovrano? Semplice! Conclude l'ex-ispettore ONU: "I diplomatici dicono bugie ai giornalisti e poi, una volta che le vedono pubblicate, ci credono". Negli Usa, all'indomani del crollo delle  Torri Gemelle, i cattivi furono additati fin da subito in Al Qaeda e Bin Laden: lo stesso Osama bin Laden e gli stessi talebani  che fino an qualche tempo prima risultavano essere nel libro paga della Cia, quando l'intelligence americana organizzava la resistenza islamica  all'occupazione militare sovietica dell'Afghanistan.  E' davvero sconcertante vedere come appena un mese prima dell'11 settembre, tutti – buoni e cattivi – fossero  appassionatamente insieme nella progettazione e realizzazione del nuovo oleodotto del consorzio angloamericano Unocal: poi – curiosamente – realizzato a fine guerra da Hamid Karzai, neopresidente afghano, ex consulente dell'Unocal e – si presume – agente Cia.

      Canaglie o amici?  

    D'altra parte non va scordato come negli anni Ottanta, ad armare il braccio di Saddam (anche con armi chimiche) fu lo stesso Presidente Usa Ronald Reagan: convinto sostenitore del suo regime nella guerra contro l'Iran. Non va infatti scordato come dall'inizio degli anni Ottanta l'Iraq venne cancellato dalla lista nera dei paesi canaglia –  come sarebbero poi stati definiti da George W. Bush – perchè utile agli Usa nel contrastare l'influenza sovietica nella regione mediorientale. Una guerra, quella tra Iran ed Iraq, sporca e che costò due milioni di morti: come raccontato dallo stesso New York Times nel 2002. Gli Stati uniti, dunque, sapevano che Saddam Hussein usava armi chimiche contro l'Iran, ma continuavano a fornirgli armi e assistenza. Evidentemente la ricetta Usa della "democrazia" ad orologeria doveva ancora scattare! Ma, a questo punto, si può ancora supportare la bufala mediatica dell'esportazione della "Democrazia" in Medioriente? Furono poi sempre gli Usa, nel 1984, a sorvolare sui massacri perpetrati da Saddam e ad opporsi alla destituzione dello stesso regime iracheno. Per non parlare dell'ipocrisia usata in Afghanistan – dove negli ultimi anni (dopo l'arrivo degli alleati e dei marines Usa) la produzione e lo spaccio di oppio sono aumentati del 400%; o in Libia ai danni di Gheddafi. Fino a qualche settimana prima della destituzione dell'eccentrico leader libico, lo stesso -come ben noto – fu "usato" dai "leader dei paesi amici", alleati Nato, per concludere contratti miliardari, e considerato uno dei più grandi partner dei leader europei: di destra e di sinistra, Berlusconi in testa. 

      La morte della Democrazia in Occidente  

    Ma la cosa più sconcertante è che, malgrado le guerre in Medioriente – come visto e dimostrato – siano state portate avanti con strategici inganni e criteri puramente utilitaristici e tornacontistici per l'accaparramento delle risorse energetiche (petrolio e gas) i parlamenti occidentali, come quelli succedutisi negli ultimi decenni in Italia, abbiano continuato e continuino a sostenere gli Usa in queste barbare azioni, gettando tra l'altro in spese militari oltre al 40% delle proprie risorse finanziarie in bilancio. Non ci sarebbero modi più umani e utili per giustificare – in tempi di crisi e non – i gettiti fiscali provenienti dalle accise sul carburante e da forme barbare di tassazione? Le tasse, in democrazia – nella "versione ufficiale propinataci" – non dovevano servire a creare servizi ed investimenti utili ai cittadini? E' chiaro! Oggi non più! O meglio: oggi – a quanto pare – non viviamo più in un regime democratico! E specie dopo l'approvazione del "Fiscal Compact" (il nuovo ingannevole patto di bilancio europeo) che ha finito per snaturare il ruolo stesso dello stato, inibendo e boicottando il "deficit spending" e la possibilità dello stato stesso di creare ricchezza dal moltiplicatore economico. Oggi, dunque, le sostanze degli Italiani – a quanto pare – servono per un buon 60-70% a sostenere discutibilissimi azioni militari (magari travestite da missioni di pace) sotto la regia degli Usa; pagare interessi passivi miliardari a banche speculative come Goldman Sachs (grazie alla complicità ed al potere dato alle plurindagate agenzie di rating) e ad alimentare illusori fondi di salvataggio europei come il MES e l'EFSF.

     Medioriente: Obama e Cameron come Bush e Blair?  

    E intanto, giorno dopo giorno, in Siria si continua a morire sotto gli occhi di Nato e Onu. In poco più di un anno un paese notoriamente ospitale e proteso all'integrazione tra popoli e culture come la Siria (probabilmente il più ospitale e rispettoso di usi, culture e credenze religiose dell'intera area mediorientale) come sostenuto da centinaia di testimonianze rese da abitanti siriani (e da suore e missionari da anni impegnati a diffondere il Vangelo nella regione) si è d'un colpo trasformato – per tutti i media ed i "governi democratici" occidentali – in un sanguinario regime da rovesciare ad ogni costo. Ciò mentre Obama e Cameron non disdegnano di supportare e sostenere i cosiddetti "ribelli" dell'ELS (Esercito Libero Siriano) che secondo molti testimoni scampati agli eccidi, non sarebbero altro che mercenari provenienti dal confine con la Turchia, mentre non mancano – per stessa ammissione del ministro degli Esteri britannico, William Hague – "notizie di atrocità commesse dalle stesse forze di opposizione”.

      Siria: un macabro teatro dell'assurdo  

    Per giustificare l’invio di aiuti milionari a chi si è macchiato di tali “atrocità”, Hague si è però affrettato a ribadire come in effetti i telefoni satellitari e le radio  fornite da Londra “possono essere utilizzate per avvertire i civili degli imminenti assalti del regime”. Pertanto, se due più due fa quattro, anche gli stessi giobbotti antiproiettile inviati ai "ribelli", invece di essere indossati da miliziani e mercenari, serviranno – evidentemente – come “dispositivi di protezione per i civili”, o per la formazione e l'assistenza a fantomatici  gruppi siriani per i “diritti umani”. Del resto, a inviare le armi ai ribelli ci pensano già da tempo gli agenti della Cia che operano al confine con la Turchia. Come riportato a giugno dal solito New York Times. Nel frattempo – è la stessa intelligence israeliana a rivelarlo – giungono ad ingrossare le fila dell'ELS, contro assad, migliaia di combattenti provenienti da Iraq, Giordania, Yemen e Arabia Saudita. Ma la strategica azione di Obama e degli Usa, non si limita a questri aiutini! Infatti, mentre Londra annuncia l’invio di altri 5 milioni di sterline di aiuti ai ribelli, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni economiche contro Damasco e i sostenitori del governo siriano. Quando il Parlamento italiano si deciderà a porre fine a questo macabro teatro dell'assurdo?

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    Venerdì, Aprile 6th / 2012 Unione europea / Esteri / Alto Rappresentante Affari Esteri / Lady Ashton / Mario Mauro / Sbarchi / Lampedusa / Inconsistenza della Politica estera Ue / Sicilia, Tunisia / Effetti della Primavera araba  /  17.000 morti nel Mediterraneo   Esteri – Mario Mauro, la "questione sbarchi" e l'inconsistenza della politica […]

    Mezzogiorno: Distorsioni da “Primavera Araba”

    Mezzogiorno: Distorsioni da “Primavera Araba”

    Martedì, Aprile 3rd / 2012 Italia / Mezzogiorno / Mediterraneo / Economia / Commercio / Scambi / Statistiche / Srm / Intesa San Paolo / Mediterranean strategy Group / Deandreis    Mezzogiorno: Distorsioni da "Primavera Araba" In fumo  2,4 miliardi nel 2011 Relazioni Area Med sempre più complicata: Fallisce 1 accordo su 3 Napoli – Se le […]

    Siria: in vigore il “cessate il fuoco”

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    Giovedì, Aprile 12th / 2012  – di Franco De Domenico – Europa / Mondo / Asia / Medio Oriente /Siria / Onu / Piano di pace / Hillary Clinton / Benedetto XVI / Chiesa  Finalmente, una pace annunciata Siria: entrato in vigore il "cessate  il  fuoco"   Damasco – L’ultimatum Onu era per le 6 del […]

    Siria: mattanza umana. 8000 le vittime, tra cui donne e bambini

    Siria: mattanza umana. 8000 le vittime, tra cui donne e bambini

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012 Unione Europea / Esteri / Siria / Vittime / Human Rights Watch  Siria: mattanza umana. 8000 le vittime, tra cui donne e bambini Torture barbare, corpi sgozzati e pestaggi: e le elezioni a maggio? Strasburgo – “Volevo morire”dicono i sopravvissuti siriani. Una denuncia chiara delle barbarie che la Siria ha […]

    Crisi in Medioriente. Siria-Ue: nuove sanzioni in vista

    Crisi in Medioriente. Siria-Ue: nuove sanzioni in vista

    Lunedì, Marzo 5th / 2012 Consiglio Europeo / Eurovertice / esteri / Siria / Crisi Medioriente / Damasco / Monti Crisi in Medioriente. Siria-Ue: nuove sanzioni in vista Monti: aumenteremo pressioni su Damasco Damasco, Bruxelles –Nelle scorse ore i leader europei, riuniti nella capitale belga hanno annunciato l’assunzione di ''ulteriori misure restrittive mirate contro il […]

    Siria: in arrivo sanzioni, in partenza cittadini europei

    Siria: in arrivo sanzioni, in partenza cittadini europei

      Giovedì,  febbraio 9th 2012 Siria / Diplomazia / Europei / Sanzioni Siria: in arrivo sanzioni, in partenza cittadini europei Bruxelles – La situazione siriana, in particolare per la sicurezza dei cittadini europei, è sotto osservazione da parte di autorevoli fonti Ue. Si parla già di un possibile rimpatrio, forse addirittura di tutti i cittadini […]