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  • Legge 40 – Si accende la polemica sulla sentenza di Strasburgo

    Legge 40 – Si accende la polemica sulla sentenza di Strasburgo

    Giovedì, Agosto 30th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Corte europea dei Diritti Umani / Strasburgo / Italia / Roma / Legge 40 / Legge 194 / Interruzioni di gravidanza / Donne / Mamme / Figli / Diritti fondamentali / Risoluzione  Parlamentare / Crimini contro l’Umanità / Madre Teresa di Calcutta / Balduzzi / Ricorso / Feto / procreazione assistita / Carlo Casini / Movimento per la Vita / Lupi / Sacconi / Mussolini / Onida / Bagnasco / CEI / Vescovi italiani / Forum delle Associazioni Familiari / Diritti del Feto / Eurodeputati 

    Analisi preimpianto e aborto – Si accende

    la polemica sulla sentenza di Strasburgo

    che "rimanda" l'Italia sulla Legge 40

    La posizione di Bagnasco, dei parlamentari italiani,

    dei Movimento per la Vita e dell'eurodeputato

    Carlo Casini

    L'Analisi comparativa e di merito di "Qui Europa"

    Strasburgo, Roma – Nelle ultime ore, secondo le dichiarazioni rese martedì dai giudici della Corte Europea dei diritti umani, dopo una votazione unanime, emerge che la Legge 40/2004 sarebbe “incoerente”: essa metterebbe dei paletti alla procreazione assistita che urterebbero con la legge 194 sull’aborto. Una vera e propria bocciatura, dunque, per una legge verso la quale si era opposta in ricorso una coppia italiana. Ma che vuol dire ciò? Semplice: secondo Strasburgo è impossibile che “le norme sulla procreazione in vigore nel nostro Paese possano convivere con quelle che regolano l’aborto”. La legge sui ricorsi, ora, riconosce tre mesi di tempo all’Italia per opporsi alla discussa decisione. Secondo il Ministro Balduzzi, tuttavia, sarà necessario – prima di avviare qualsiasi contromisura –  ben interpretare le motivazioni della sentenza. Gli scenari che a questo punto potrebbero aprirsi, non sono facili per Roma: una sorta di piccolo sisma di fine estate che potrebbe destabilizzare e non poco l’esecutivo. Come la prenderà, ad esempio, il cattolico Riccardi qualora Monti e i suoi ministri decidano di assecondare la decisione di Strasburgo e non fare ricorso?

     Al centro l'analisi embrionale preimpianto 

    Il cuore della polemica, nello specifico, riguarda l’analisi preimpianto degli embrioni, cioè quella pratica che consente di comprendere se negli embrioni siano presenti eventuali malattie. In Italia – come noto – alle coppie feconde è vietata sia la procreazione assistita sia l’analisi preimpianto degli embrioni. Tuttavia – nota Strasburgo – esiste anche una legge sull’interruzione di gravidanza (aborto) che consente di "stroncare il feto" fino al quinto mese nel caso sia affetto da gravi patologie quali, ad esempio, la fibrosi cistica. Dunque nella legislazione italiana si paleserebbeo fin da una prima analisi delle leggi poste in parallelo (La 40 e la 194) delle contraddizioni.

     Legge 40 e aborto terapeutico: le contestazioni nello specifico 

    Ma leggendo nel dettaglio i termini della sentenza, ci si rende conto come la Corte europea dei diritti umani abbia bocciato la legge 40 – nello specifico – per quanto riguarda l'impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice sana di fibrosi cistica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. In particolare, Secondo la Corte – cui decisione diverrà definitiva entro tre mesi se non giungerà alcun ricorso di revisione dinnanzi alla “Grande Camera” – l'incoerenza sarebbe dovuta al fatto che in Italia esiste un'altra legge dello Stato che consente alla coppia di procedere con un aborto terapeutico nel caso in cui il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica. Pertanto, i divieti sanciti nella legge 40 avrebbero violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare della coppia ricorrente (Rosetta Costa e Walter Pavan) a cui lo Stato dovrà versare nel complesso 17,500 mila euro.

     L'aborto e questione della salvaguardia della madre 

    Ma l'interpretazione di Strasburgo lascia comunque molte riserve, soprattutto in merito ai riferimenti ed alle reali cause che legittimano oggi l'esperibilità della Legge 194, in merito alla salvaguardia della salute della mamma. Componente non tenuta in debita considerazione dai giudici della Corte europea dei Diritti Umani. Essi, infatti, criticano per lo più – stando ai fatti – la posizione dell’Italia in relazione al fatto che “la legge 40 ha lo scopo di proteggere la salute del bambino e della donna, e di evitare il rischio di derive eugenetiche: cioè della possibilità di stabilire chi deve vivere o non vivere a seconda delle sue doti e delle sue caratteristiche". Non si vede come – scrive la Corte Europea – la protezione degli interessi invocati dall’Italia possa conciliarsi con la possibilità di procedere a un aborto terapeutico di un feto malato”. Ma d'altra parte la nostra obiezione ai giudici punta sul fatto che la loro interpretazione della Legge 40 non terrebbe conto del fatto che la legge sull'aborto (Legge 194) supererebbe il solo ambito della vita del feto, per estendersi anche alla "salvaguardia della vita della mamma" nei parti travagliati. Ciò non vuol dire giustificare la legge sull'aborto (anzi!), ma solo ridefinire i giusti confini giurisprudenziali della vicenda.

     Le reazioni dei parlamentari 

    Le reazioni dei parlamentari alle novità piovute sul cielo di Roma, da Strasburgo, hanno molto diviso esponenti appartenenti alle medesime coalizioni. Commenti positivi alla sentenza sono giunti da Alessandra Mussolini (Pdl); decisamente contrari, invece, (e dunque favorevoli all’avvio dell’iter per il ricorso da parte del governo Monti) deputati berlusconiani come Lupi e Sacconi. Secondo il centrista Luca Volontè: “Quella della Corte europea è una sentenza immotivata e ideologica”. Quasi unanimi, invece, i cori di approvazione pro-Strasburgo nel Pd e nell’Idv. Secondo Valerio Onida – ex presidente della Corte Costituzionale – la Corte dei Diritti dell'Uomo ha "scavalcato" i giudici italiani bocciando la legge 40 sulla procreazione assistita, ma ora il Parlamento italiano si deve comunque adeguare alle indicazioni europee permettendo la diagnosi preimpianto. In poche parole, chi comanda è Strasburgo! 

     Il senso della difesa della sacralità dedlla vita all'ombra della Croce  

    Ma il vero punto – che “Qui Europa” ha sempre sostenuto nella sua indipendente  e ferma linea editoriale – è che l’aborto stesso – e la stessa legge sull'aborto, che fu il risultato di un semplice compromesso politico – rappresenta qualcosa di inconcepibile e barbaro, indipendentemente dall’età del feto, dall'analisi preimpianto o dall’analisi di accidenti ad esso connessi. Che cambia da uno a sei mesi? Non è sempre la vita di un essere umano ad essere distrutta? Come diceva Madre Teresa di Calcutta, “l'aborto resta il più grande crimine perpetrato ai danni dell’umanità”, e – aggiungiamo – a prescindere dalle fedi religiose. Dunque: perché vietare prima una cosa che invece cinque mesi dopo (quando l’essere vivente è molto più sviluppato) è consentita? Conta solo il punto di vista della madre o anche quello dello stesso feto? In effetti alla luce di ciò – sotto questo particolare profilo –  la contraddizione nella legislazione itaiana esiste ed è palese! E non sarebbe neppure la prima volta che l’incongruenza emerge nei tribunali italiani. Ma il punto è che contrariamente a quanti ammettono l'aborto, per il cristiano (ma anche per molti laici, se non per tutti) la vita dovrebbe essere qualcosa di sacro ed intoccabile a prescindere dallo stato di salute del feto, poichè scintilla divina e frutto della volontà di Dio: una volontà spesso misteriosa, ma pur sempre di salvezza. E ciò anche nel dolore, grazie a "quell'assurdo" ma grandioso "mistero" rivelato chiamato "Croce". Dunque scegliere di abortire, è un diritto, certo, ma anche – come diceva la Serva di Dio Madre Teresa – un peccato gravissimo contro l'umanità! Il più grave di tutti! Ma – aggiungiamo – è un "cosiddetto diritto"  inpiegabilmente, a senso unico: sicuramente non democratico, poiché non tiene conto del parere del feto. Quanti figli nati in condizioni di grave precarietà oggi possono ringraziare la madre di averli messi al mondo comunque e di non aver abortito? Tanti, tantissimi, e chi scrive ne è un esempio tangibile. 

     Il commento di Bagnasco 

    “Una sentenza singolare”. E’ stato questo il commento del Presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco,  secondo il quale "bisogna ripensarci a livello nazionale, sia di tecnici sia di esperti, sia per merito sia per metodo perché non si è passati attraverso la magistratura italiana: c'è stato un suo superamento, un surclassamento”. Ma il presidente dei vescovi italiani, nella sua ultima dichiarazione, ha allargato il problema, finendo per criticare l’intero calderone europeo. “È l'ora di una solidarietà lungimirante, dell'assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione della politica e della partecipazione, della riforma dello Stato: problemi che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo – ha detto l'arcivescovo di Genova – quando prevale una "visione particolaristica la società si sfalda". 

     L'Europa sulla soglia di una deriva eugenetica 

    Secondo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, bisognerà proporre al Consiglio dei Ministri (CdM) di ricorrere contro la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo – ricordiamolo –  ancora non definitiva. Balduzzi ha esplicitato questo orientamento in una intervista a Radiovaticana, incentrata sui rischi ed i pericoli di una deriva eugenetica. Secondo il ministro il ricorso sarebbe  giustificato dal fatto che “il bilanciamento del nostro ordinamento tra la soggettività giuridica dell’embrione, la tutela della salute della madre e di altri valori è stato considerato dalla giurisprudenza e dalla Consulta rispettoso dei valori costituzionali coinvolti".

     Ricorso: il si del Forum delle Famiglie e del Movimento per la Vita 

    Soddisfazione, per la posizione palesata dal ministro nella giornata di ieri è stata espressa dal Forum delle associazioni familiari e del Movimento per la vita, e dai rispettivi leaders Francesco Belletti e Carlo Casini, secondo i quali, a fronte del ricorso italiano, la Grande Chambre di Strasburgo ribalterà la sentenza di primo grado come è già successo recentemente sugli stessi temi. Inoltre, il presidente del Forum – Belletti – ha sottolineato anche “l’errata interpretazione” da parte dei giudici di Strasburgo della Legge 194 presa a confronto. Infatti – come sostenuto anche dal nostro Osservatorio – quella norma non consente l’aborto perché il feto è malato, ma solo perché la donna dichiara che è a rischio la propria salute

     L'Embrione è una persona! Uno di noi! 

    Lapidario e secco il commento di Carlo Casini: "È evidente la volontà di punire l’Italia, ed il fatto che fondamentale sia – nella difesa della vita – l’iniziativa dei cittadini e del Movimento per la Vita, presso le laiche istituzioni Ue (iniziativa promossa dallo stesso Carlo Casini e ribattezzata "Uno di noi") protesa ad ottenere, mediante la raccolta di un milione di firme nei 27 Paesi membri, un pieno riconoscimento giuridico del fatto che l’embrione umano è appunto una persona, "uno di noi", titolare di tutti i diritti". Ora la palla passa al governo, che avrà tempo per il ricorso fino al 28 Novembre.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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      Articoli Correlati e video – Approfondimenti                                   

    Gloria polo – Testimonianza data a Caracas il 5 Maggio 2005, nell'America Latina

    ed in Europa, a Fatima (Lisbona) nel  Febbraio 2007, ed in altri santuari

    (Vedi Video in Galleria Multimediale di "Qui Europa")

     

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=LoBU2S5gPhY#!

    VIDEO TESTIMONIANZA – PRIMA PARTE

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=SsEopqF5biw

    VIDEO TESTIMONIANZA – SECONDA PARTE

    http://www.youtube.com/watch?v=mBMkPlAwDbI&feature=player_embedded

    VIDEO TESTIMONIANZA – TERZA PARTE ( SULL'ABORTO )

     

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    Venerdì, Giugno 22st / 2012

    –  di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Spoleto / Corte Costituzionale / Giudice Tutelare / Aborto / Legge 194 del 1978 / Concepito / Embrione / Vita / Tutela donne / Donne / Mamme / Figli / Tribunali / Social Network / Antiabortisti / Pro Life / Natura / Omicidio / Maria Laura Barbuto / Qui Europa 

    Aborto: Rimane intatta la legge

    194 delle coscienze sporche

    Scontro politico e sociale: il caso sollevato

    da una 16enne di Spoleto

    Chiede di interrompere la gravidanza senza 

    coinvolgere i suoi genitori

    Corpo e Anima – The Spark of life – La Vita è sempre un Miracolo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – La legge 194 del 1978 che disciplina i casi di interruzione volontaria di gravidanza non verrà toccata: questa è la decisione della Corte Costituzionale che, nelle scorse ore, ha dichiarato “manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale” dell’articolo 4 della suddetta legge sollevata da un Giudice tutelare di Spoleto, a seguito della richiesta di aborto da parte di una ragazza 16enne, con il mancato coinvolgimento dei propri genitori. Il Giudice di Spoleto si era basato su quanto stabilito, nell’ottobre del 2011, dalla Corte di Giustizia Europea che si era pronunciata “riconoscendo l’embrione come un soggetto da tutelare in maniera assoluta”. E’ vero che la sentenza riguardava le pratiche scientifiche portate avanti sui concepiti, ma è altrettanto vero che il principio morale che ha regolato la decisione del Giudice tutelare di certo non è sbagliato.

      Scoppia il caso sui Social Network  

    La vicenda, da scontro giuridico, si è trasformata in un vero e proprio scontro politico e sociale: la sinistra italiana e la maggior parte dei membri del Partito Democratico hanno cantato vittoria a seguito dell’esito della vicenda, al contrario, ovviamente di tutti coloro che hanno deciso di dire “si” alla vita. I Social Network hanno riportato milioni di post sulla vicenda ed, anche in questo caso, il popolo internauta appare spaccato tra coloro che supportano la legge 194 e coloro che disegnano il sogno della sua “fine”.  

      Un bambino non è mai un errore!  

    Ma l’argomento assume ulteriore importanza se si pensa che una ragazzina  di 16 anni non ha avuto la maturità di capire che un bambino non è mai un errore e che, qualora lo considerasse tale, non può pagare per errori commessi da altri, però ha avuto la prontezza di rivolgersi ai Tribunali ed affidare alla giustizia due vite: la sua e quella del suo bambino, che vuoi o non vuoi, è parte di lei. Purtroppo, l’aborto è praticato con estrema facilità e, soprattutto, chi si sottopone a questa pratica omicida, spesso, non è nenache consapevole delle conseguenze che una donna dovrà vivere con il passare del tempo. Mamme mancate, la cui coscienza non verrà di certo ripulita dalla giustizia: ogni uomo e ogni donna, in merito alla propria unione, ha una missione da compiere nel suo percorso, una missione cristiana legata alla volontà di Dio che ci rende partecipi del ciclo naturale della vita.

      Corpo e anima – La vita è sempre un miracolo!  

    Ecco, non contribuiamo a snaturarlo ed a snaturaci. Nessuno può pagare per gli errori degli altri. Il problema non è un bambino in grembo, ma è l’incoscienza che ha dominato gli istinti: ed è proprio questa che meriterebbe di essere punita.  Ma malgrado tutto crediamo che la vita, ogni vita, non sia un caso. Per il cristiano tutto corrisponde ad un preciso disegno di Dio, che può passare anche da presunti "errori" o "disgrazie". Non dobbiamo mai dimenticare che ogni vita ha anche in se un'anima che il Creatore genera all'interno del grembo materno fin dal momento del concepimento. La Misericordia di Dio è infinita, e la Misericordia è vita! In ogni caso, e di fronte ad ogni situazione: anche a quelle che possono sembrare paradossali o incomprensibili.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Crisi – Europarlamento: la difesa di Barroso

    Crisi – Europarlamento: la difesa di Barroso

    Giovedì, Aprile 19th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Strasburgo / Occupazione / Lavoro / Crisi /Povertà / Giovani / Donne /Anziani / Disoccupati / Eurobond / Fondo di riscatto / Barroso /Andor / Rehn / Arigho / Monti / Maria Laura Barbuto  

    "All in" dell’Europa per crescita e occupazione.

    Che non sia un bluff?

    Barroso a Strasburgo – “Nuovi posti di lavoro:

    investiamo su Economia verde, assistenza sanitaria e sociale

    e telecomunicazioni.

    Bruxelles, Strasburgo –  L’Unione Europea gioca la carta “occupazione e crescita economica” con un tris di misure che punta allo sviluppo dei settori dell’economia verde, dell’assistenza sanitaria e sociale e delle telecomunicazioni, nel tentativo di creare, entro il 2020, 17.600.000 posti di lavoro e raggiungere, così, l’obiettivo del 75% di occupazione nel mercato del lavoro internazionale. La Commissione Europea cala il poker “vincente” mirando a coniugare la flessibilità dell’impiego con un salario minimo, sussidi e dialogo sociale per come esposto nella comunicazione “Verso una ripresa ricca di lavoro”, presentata e discussa questa mattina, al Parlamento di Strasburgo, dal presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e dai commissari alle politiche sociali e all’economia, Laszlo Andor ed Olly Rehn. Nella relazione imposta all’attenzione degli europarlamentari vengono tracciate linee guida che dovrebbero “rappresentare una pietra miliare nella costruzione di un dinamico mercato di lavoro”, per come ha affermato Barroso, e che fanno riferimento ad un salario minimo adeguato e a sussidi di inserimento per le categorie “svantaggiate” come quelle dei giovani, delle donne, lavoratori anziani e disoccupati da lungo tempo. La portavoce di Andor, Cristina Arigho, ha specificato che “La Commissione non mira ad imporre una soglia europea di salario, ma i salari minimi svolgono un ruolo importante nella lotta alla povertà” che riguarda l’8% dei cittadini europei.

      Barroso si difende con gli Eurobond  

    Ma se da un lato la buona volontà dell’Unione Europea cerca di mettere una toppa “ideale ed ipotetica” alla crisi del mercato del lavoro, dall’altro l’Europarlamento non subisce passivamente i buoni propositi della Commissione, che pone sotto accusa insieme ai vari governi, per aver ignorato gli stimoli per la crescita e abbracciato misure di austerità troppo pesanti per i bilanci pubblici. Barroso, davanti al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, ha affermato di “non aver mai dichiarato che la crisi è passata” e ha invitato gli europarlamentari a “riconsiderare gli Eurobond o il fondo di riscatto per mutualizzare il debito pubblico europeo”. Rimane solo da chiedersi se, per il problema del mercato del lavoro, quello dell’Unione Europea  sarà un “All in” vincente oppure un grande Bluff? E intanto, in Italia, il caro Prof. Monti, pensa ancora all’articolo 18 ma, qualora lo avesse dimenticato, gli ricordiamo che non si può  vincere sempre bluffando!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)