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  • Italia – Lega Nord: alla ricerca dell’innocenza perduta

    Italia – Lega Nord: alla ricerca dell’innocenza perduta

    Sabato, Maggio 26th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Politica / Lega Nord / Roberto Maroni / Caste partitiche / Padania / Aventino / Parlamento del Nord / Roma ladrona / Appoggio al governo tecnico / Liste civiche / Momento dei movimenti popolari / Unità nazionale / Franco De Domenico / Qui Europa 

    Parlamento Italiano – La lega: un grande

    futuro dietro le spalle

    Alla ricerca di un'identità e dell'innocenza perduta

    La morte definitiva delle caste partitiche della Seconda

    Repubblica

    Senato della Repubblica Italiana

    Roma – C'era una volta un partito che potremmo chiamare, con uno slogan della sinistra – anni '70, "di lotta e di governo": la Lega Nord, che aveva rituali celtici, sogni e slogan agguerriti sulla secessione, su "Roma ladrona", ma anche ministri rispettati, auto blu, guardie del corpo. Ora che la seconda anima, quella istituzionale e di potere, sembra infranta, cosa ci inventa il Maroni, l'ultimo leader credibile, dopo che Bossi si è impantanato in scandali familiari? Niente di meno che un ritorno alla secessione, anzi, sembrerebbe una specie di Aventino, udite: il Parlamento di Roma non sarebbe l'agone adatto per un partito, viene da sorridere, così "puro", con un Dna di lavoratori e persone geneticamente differenti dal meridionalismo imperante.

      L'errore più grande e la morte delle caste partitiche  

    Quindi, via da Roma, avanti con un  Parlamento del Nord, e coprendo tutte le autocritiche e le autocommiserazioni, la nuova Lega di Maroni proclama che l'errore più grande è stato andare "a Roma", contaminandosi con la politica dei partiti e delle poltrone. Auguriamo ogni successo – magari locale – alla ritrovata innocenza dei nordisti. Ricordiamo solo, per chi lo avesse dimenticato, che nei vecchi film di Totò, negli anni '50 prima del Boom, i dialetti padani erano segno di semplicioneria. E aver fatto il militare a in una cittadina del Nord era da "uomo di mondo", con tutta l'ironia possibile. Dunque, dopo il calo verticale dei partiti di maggioranza, completamente asserviti alle poliche rigoriste del governo tecnico, anche l'ultimo "partito della Seconda Repubblica" sembra avviato all'isolamento. Sarà forse arrivato il tempo delle liste civiche e dei movimenti popolari sganciati dai carrozzoni della politica scoppiata? Forse sarà questa la strada per una reale ed equa unità nazionale?

      Falsi problemi e vecchie ipocrisie  

    Intanto stamane l'erede spurio di Umberto Bossi, Robetrto Maroni, ha commentato l'ennesima uscita del dinosauro Berlusconi, che ha annunciato la volontà di lavorare con gli altri partiti ad una presunta modifica della Costituzione, al fine di permettere l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, dimostrandovi interesse a patto – tra l'altro – che venga dimezzato il numero dei parlamentari. Ma il vero problema dei nostri politici, oltre alla corruzione diffusa sono evidentemente gli stipendi troppo alti: quelli sarebbero da dimezzare! Il dimezzamento dei deputati e dei senatori, è invero un falso problemache, avanzato in tempi non sospetti dalla stessa loggia massonica P2, al fine di aver un maggior controllo sulla politica, ed al fine di ridimensionare la rappresentanza democratica del Paese. Il vero problema non è quanti sono, ma piuttosto quanto prendono. Ricordiamo ai nostri lettori che i padri costituenti non percepivano alcun stipendio, ma anzi pagavano di loro tasca i soldi lel tram al fine di raggiungere quotidianamente i luoghi istituzionali. Ma questo accadeva al tempo di Giorgio La Pira.  

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ogm – Vietato vietare!

    Ogm – Vietato vietare!

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Ogm / Corte di giustizia europea / Mario Catania / Crisi figlia del liberismo / Franco De Domenico / Qui Europa  / Stati impotenti per statuto / Ogm impoosti per decreto / Sovranità statale / Ingerenze Ue  

    Ogm, vietato vietare

    L’avvocato dell’Ue contro le restrizioni

    sui prodotti transgenici

    Bruxelles, Lussemburgo – Il linguaggio giuridico, come sempre, non parla proprio chiaro, ma il significato è, alla fine, inequivocabile: “Non possono essere sottoposti ad una procedura di autorizzazione nazionale, organismi geneticamente modificati” , come quelli presi in esame a Bruxelles. Nella fattispecie, ibridi di mais. In soldoni: uno Stato sovrano non può regolamentare sugli Ogm. E’ quanto suggerisce alla Corte di Giustizia europea, oggi a Lussemburgo, l’avvocato generale Yves Bot, nella causa tra Pioneer Hi Bred Italia e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

      Ogm – Stati impotenti per statuto  

    Secondo l’avvocato generale – le cui conclusioni, peraltro, non sono vincolanti per la Corte –  “la direttiva Ue 18 del 2001 sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm impedisce che uno Stato membro, nelle more dell’adozione – a livello nazionale, regionale o locale – di misure volte a evitare la presenza involontaria di Ogm in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di quegli Ogm”. E aggiunge: “gli Stati membri hanno la facoltà di adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti tramite misure di coesistenza, ma non possono invocarla per impedire in maniera generalizzata la messa in coltura sul loro territorio di un Ogm già autorizzato nell’Unione e iscritto nel catalogo comune”. Ora la sentenza spetta ai giudici europei. La reazione del ministro Mario Catania, titolare del dicastero delle Politiche ambientali, è di attesa per la sentenza della Corte di Giustizia europea. Il ministro Catania ha affermato che solo la sentenza scioglierà il caso, ed è una materia delicata, visto che molti vedono  in tema – ed a piena ragione: vedi articoli già pubblicati in "Qui Europa" –  di occhio non buono la presenza di Ogm nel nostro territorio, visti e considerati i deleteri effetti sull'ecosistema e sulla salute. 

      Ogm – Imposti per Decreto  

    Pertanto, il fatto che gli Ogm siano imposti per decreto Ue – con un discusso ed indiretto vantaggio per le multinazionali operanti nel settore primario – suscita molte perplessità, soprattutto se un Paese sovrano intende limitare i danni all’ambiente e ai cittadini consumatori, che i prodotti Ogm possono – come detto e dimostrato – più o meno pesantemente comportare: compresi effetti imprevisti e non ancora del tutto chiari sulla variazione dello stesso Dna umano. Roba da film horror! Si tratta di equilibri economici, e naturalmente anche politici, di una grande fragilità, su cui si gioca anche la libertà di noi cittadini: quanto della nostra sovranità stiamo cedendo all’Ue, in quanto appartenenti a Paesi con non molta voce? E quanto è giusto che l’Europa si pronunci, e legiferi, su questioni di competenza nazionale, perfino regionale? Una domanda che noi della redazione di "Qui Europa" gireremo presto ai nostri rappresentanti all'Eurocamera.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

  • Grecia – Le Cariatidi votano “dracma”

    Grecia – Le Cariatidi votano “dracma”

    Giovedì, Aprile 26th / 2012

    Europa / Grecia / Euro / Francois Hollande / Marine Le Pen / Sarkozy / Francia / Angela Merkel / Mario Monti / Dracma / Rigore / Austerity / Una crisi figlia del liberismo / Franco De Domenico / Qui Europa     

    Contro l’euro con furore

    La Grecia vota per la dracma,

    la Francia contro il rigore

    Bruxelles – Gli equilibri dell’Ue, e della sua creatura principale, l’euro, si stanno scompagnando, disegnano nuove strategie, come su una cartina del Risiko, gioco strategico per conquistare il mondo. Soltanto che, ora, sembra che si faccia a gara non ad allargare, ma a chiudersi ognuno nei propri confini; soprattutto i Paesi più deboli. E’ il caso della Grecia, che il sei maggio voterà se tornare o no alla moneta locale, e non dimentichiamo che, la sera stessa, l’uno o l’altro dei due contendenti alla presidenza francese  prenderà atto che anche la maggioranza dei transalpini non vuole più stare nell'Europa così come è oggi. Se vincerà Hollande, si tratterà di  rinegoziare il patto fiscale (Fiscal Compact) appena  sottoscritto in seno al Consiglio Ue con la Germania di Angela Merkel e gli altri partner dell'Unione. Ma anche se vincesse Sarkozy, ad ascoltare i suoi ultimi comizi a caccia di voti lepenisti, il futuro non sembra meno tempestoso: «Ora basta, cambiamo o non ci sarà più l'Europa».

      Una politica del rigore che non convince più nessuno  

    E venti di cambiamento, o almeno venticelli, si annunciano, non solo a Parigi. Infatti, nell’economia dell’euro, nessuna cura sembra funzionare. I mercati (impazziti e nevrotici) hanno prima punito il poco rigore dei Paesi debitori, poi hanno punito l'eccesso di rigore imposto ai Paesi debitori, e ora sembrano temere che gli elettori fermino la politica del rigore. Insomma, è ormai chiaro che quella dei mercati traspare sempre più come un alibi preconfezionato da quanti evidentemente puntano su un ridimensionamento della democrazia degli stati e su politiche iperliberiste di privatizzazione. In Italia stiamo eseguendo, più o meno bene, tutti i compiti a casa che ci sono stati richiesti, eppure lo spread – a controprova di quanto detto – resta stranamente sotto la sufficienza. C’è un governo che doveva essere – secondo i proclami di Napolitano, Mont & Co. – di Unità nazionale, ma i partiti pensano ai loro nomi e ai loro soldi, i giornali pensano di nuovo a Ruby – senza spiegare quasi mai in maniera sistematica e trasparente cosa davvero si celi dietro questa pseudo-crisi indotta – mentre i sindacati pensano a far chiudere i supermercati il 25 Aprile. Ciò, mentre la grande maggioranza degli Italiani deve fare i conti con stipendi  ai minimi storici rispetto all’inflazione.

       I limiti dello strumento "eurobond" e l'asse Merkel-Monti   

    In tutto questo, qual è la soluzione che trovano i governanti europei? Naturalmente, una task  force italo–tedesca, un’asse Roma–Berlino, Merkel–Monti che tamponi le falle create dall’eventuale elezione di Hollande. Qualcuno dovrà per forza rimettere insieme le due ruote dell'asse di eurolandia, e quel qualcuno – secondo la tecnocrazia dominante – non può che essere il professor Monti. La strategia consisterebbe nell'aiutare la Merkel a tenere a freno le bizze di Hollande sul rigore, in cambio di una seria apertura sulla crescita. Ma a giudicare dagli effetti recessivi dell'austerity, quella della crescita resta l'ennesima vuota propaganda. Roma vuole in cambio due cose, e ora sa che le vuole anche Hollande: bond europei (cioè in pratica altri "debiti" con l'Europa, sempre per non deludere gli affezionati fans della debitocrazia) per – pare – finanziare grandi progetti (da non confondere con gli eurobond, cioè titoli comuni del debito, sui quali nessuno si illude di convincere oggi Berlino) e nuovi capitali per la Banca europea degli investimenti (Bei). L’euro, tanto agognato, ci ha messo in queste condizioni: e i suoi fautori corrono a riparare la moneta unica. Sperando che non cada a pezzi. Ciò mentre salgono alti i cori pro-dracma in grecia e pro-lira in Italia. Già, proprio lei, la cara vecchia lira, a questo punto non sembra essere più un tabù, e ad affermarlo è il fior fiore di premi Nobel come Paul Krugman.  

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sindacati – Tutti uniti contro Fornero-Monti

    Sindacati – Tutti uniti contro Fornero-Monti

    Venerdì, Aprile 20th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Sindacati / CGIL / CISL / UIL / Elsa Fornero / Riforma del lavoro / Pensioni / Sciopero generale / Camusso / Franco De Domenico  / Raffaele Bonanni / Luigi Angeletti / Riforma delle pensioni / Dialogo interrotto / Diktat del governo Monti / Governo delle banche / Smantellamento del Welfare / Imposizione del salario minimo 

    Riforma Pensioni, Dialogo e Salario Minimo:

    Punti caldi dello scontro Governo-Sindacati

    Camusso-Bonanni-Angeletti: uniti contro Fornero

    Roma – La più combattiva è sempre Susanna Camusso, che sprona la sua CGIL verso lo sciopero generale, insieme a CISL e UIL: questa volta i sindacati sembrano davvero uniti contro la riforma del lavoro e contro il ministro Fornero, che per ora tace. La Camusso, nelle scorse ore, ha infatti dichiarato lapidariamente che Elsa Fornero ha “sbagliato decisamente la riforma delle pensioni, ed è responsabile di tanta disperazione nel Paese”.  Il Ministro, dal canto suo, nega di aver ricevuto la missiva della Triplice sindacale, che la invitava a un incontro, e per il momento si è recata, per ora, solo al tavolo della Fiom. 

    "Ritorno al Dialogo" e "Rigetto del Salario Minimo in tutta l'Ue" 

    Ma c'è da dire che bacchettate alla Fornero sono giunte anche dalla – tradizionalmente più moderata – Cisl: Raffaele Bonanni ha proclamato la pazienza del suo sindacato, ma il governo “non si può sottrarre al dialogo”, soprattutto su un tema così delicato come quello degli “esodati”. Anche la UIL esprime scontentezza, e pretende maggiore impegno per lo sviluppo, in campo europeo ed italiano; in particolare, il sindacato di Luigi Angeletti chiede di desistere dalla “pericolosa idea di introdurre il salario minimo in tutti i Paesi”.  Governo e sindacati sono su due piani molto distinti, e lottano ognuno con le sue armi: il governo con i giornali e le Tv della “buona borghesia”, Corriere della Sera e Repubblica in testa (da una parte) e Rai, Sky, e (in parte) La7 e Mediaset dall'altra. I sindacati, dal canto loro, lottano con la piazza: infatti nelle ultime ore la Cgil è schierata in testa all’organizzazione di una manifestazione unitaria da tenersi, probabilmente, nel mese di Maggio. Sindacati di tutta Italia, dopo tante divisioni, l’attuale governo vi rende uniti!

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

    Mercoledì, Aprile 18th / 2012

    – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile –

    Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi /  Gianfranco Miglio / Governo Ciampi / Giuliano Amato / Romano Prodi / Massimo D'alema /  Porter  / Bastiat / Spooner / Rothbard / Woods / Block / Hoppe  / Mario Monti / Ronald Reagan / Mario Draghi / Suicidi / Lavoratori scoraggiati / Recessione / Mercatismo / Dominio della Finanza / Democrazia al laccio / Laissez Faire /  Amartya Sen / Nobel / Impossibilità del rispetto contemporaneo dell'efficienza paretiana e del liberismo  / Golden Share / IRI / Telecom / Britannia / Regina d'Inghilterra  / Sergio Basile / Franco De Domenico  

    Crisi e teologi del "laissez-faire"

    Una crisi figlia del liberismo 

    Berlino – Sigmar Gabriel, segretario del Spd, dalle colonne dell’Unità ha ammonito contro l’austerità attuale, nuova faccia del liberismo che ci ha portato alla crisi. Così, secondo l’analisi del politico tedesco, i “teologi” dell’economia liberista, che proclamavano dogmi di fede, per quasi trent’anni hanno raccontato che solo la libertà dei mercati avrebbe reso possibile il progresso della società: ma il crollo dei mercati del 2009 li ha fermati. Ora è Angela Merkel, naturalmente, nel mirino dell’esponente socialdemocratico: la Cancelliera dice che quello di cui si discute oggi è di «democrazie adeguate al mercato», così, dice Gabriel, “si smaschera da sola e mostra come lei, e i suoi colleghi conservatori, continuino a non cogliere la profondità del cambiamento.

      L'Europa agli Europei  

    Gabriel ha l’ambizione di proporre un riformismo economico che guardi al bene dei cittadini, allo sviluppo dei ceti sociali, non solo al bilancio degli Stati. La sinistra europea lo sta ripetendo spesso, e le sue ammonizioni suonano addirittura in rima con quelle della Chiesa: l’uomo non è solo l’economia, solo un profitto da far valere, ma ha una serie di valori da non perdere, anzi da valorizzare per il futuro. E Gabriel ha invocato per l’Europa un ruolo non più solo di potentato economico, di controllo degli affari, ma di unione politica e storica: l’Europa agli europei.

      Stanchi, traditi e scoraggiati  

    Intanto mentre gli adoratori del “dio-mercato” oggi guidati dal bocconiano professor Monti (che nelle scorse ore è tornato a puntare il dito sulla “burocrazia statale” quale concausa della de-crescita recessiva) continuano a ignorare la situazione di drammatica precarietà sociale; mentre in Italia aumentano i lavoratori inattivi (circa 200.000 giovani che hanno deciso di rinunciare a cercare un lavoro solo negli ultimi due mesi: 3 milioni in totale sono ad oggi i cosiddeti inattivi che non entrano nelle statistiche ufficiali Istat della disoccupazione)  e mentre in Italia i suicidi aumentano all’apocalittica ed emergenziale cifra di 17.000 unità (record storico mai raggiunto prima) nel Paese cresce a macchia d’olio (tra la completa, strana ed anomala ignoranza di alcuni media nazionali) la reale consapevolezza circa il totale fallimento di quelle politiche liberiste, fatte di tagli al welfare e pareggi di bilancio (sigillati con l’assurdo fiscal compact dal Consiglio Ue su contributo dello stesso Monti), che stanno mettendo in crisi persino le gloriose fondamenta democratiche dell’intero Occidente. Un vero e proprio esercito popolare critico, stanco e sofferente, che però è di fatto, ad oggi, orfano di qualsiasi riferimento politico-partitico in grado di recepirne le trepidanti e disperate istanze di equità e giustizia. Un popolo costretto ad adorare un dio minore che non ci appartiene, noto come “mercato”.

      Un gioco assurdo ed irrazionale  

    Intanto il professor Monti ed i suoi affezionati colleghi tecnocrati, continuano ad avere pieno appoggio da tutti i leader dei principali partiti (Bersani, Casini e Alfano) ignorando la stragrande maggioranza degli Italiani, in un gioco assurdo che non ha più nulla di razionale: quasi come se d’un colpo l’Italia, dopo aver festeggiato con una infinita, sfibrante  e pomposa carrellata di eventi il suo 150° compleanno, si ritrovi nell’angolo della storia a raccogliere i cocci di uno stato sovrano frantumato in mille pezzi, ed in soli pochi mesi. Assurdo!

      Il dominio della Finanza – Democrazia al laccio  

    Negli ultimi mesi l’Europa tutta, ed in particolare i “Poveri Piigs” (ci chiamano anche maiali) Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna a uqlcosa questa crisi indotta sarà servita: se non altro a far comprendere chiaramente a tutto il mondo e con estrema eloquenza, come il modello turbocapitalista, mercatista  e liberista sia definitivamente entrato in crisi, mostrando il suo volto nero e truce. E’ l’immagine impietosa della democrazia al guinzaglio del mercato, e dello stesso mercato al guinzaglio della peggior finanza speculativa, verso il quale la politica italiana non si decide a prendere le distanze, cullandosi in mediocri e frivole ambizioni, e nascondendosi impietosamente e paradossalmente dietro il dito dello spread. Ma cosa c’è sotto? Qualcosa di sicuro! E la storia che ce lo dirà!   

      Partiti malati di “Montismo”  

    Per ora il paradigma liberista continua a tenere in ostaggio anche partiti “almeno esteriormente” progressisti come il Pd di Bersani, o il Cdu di un “democtatico” Casini (ex-democratico cristiano!?): tutti comunque afflitti da una forma incurabile e grave di montismo. Malattia che attacca gli apparati respiratori dello Stato Sociale, portandolo – a quanto pare con estrema chiarezza – lentamente alla morte.

      Ci avevano avvisato – La “sterile politica” torni a studiare!  

    I limiti dell’attuale sistema liberista erano stati già ampliamente testati, d’altra parte, già negli Usa degli Anni ’80 – solo per fare uno tra gli esempi più emblematici – durante la celeberrima “Raganomics” del “presidente-attore” o “attore-presidente” Ronald Reagan: fautore ed artefice di enormi tagli sociali e di un discutibilissimo processo di redistribuzione economica e finanziaria, che a distanza di anni spostò di fatto la gran parte della ricchezza degli Usa nelle mani di circoscritte élite rappresentanti del 2% della popolazione statunitense. La stessa ricetta uscita dai college universitari Usa, cari al nostro professor Mario Monti. Tra le tante infinite critiche al modello sotto accusa piovute in tempi non sospetti da molti economisti e Nobel di fama internazionale, riteniamo opportuno porre all’attenzione del lettore l’analisi dell’economista Amartya Sen, il quale avrebbe dimostrato (aggiudicandosi un Nobel) l'impossibilità del rispetto contemporaneo dell'efficienza paretiana e del liberismo: mandando in frantumi uno dei baluardi teorici dei liberisti e degli stessi esponenti del turbocapitalismo o “anarco-capitalismo” (termine che in sé già dice tutto) tra i quali Rothbard, Woods, Block, Hoppe, Spooner, Bastiat e l’italiano Bruno Leoni (da cui prende ispirazione l’omonimo istituto IBL, che – una curiosità – annovera tra i suoi sostenitori, tra l’altro,  il noto giornalista Oscar Giannino: nel 2011 presidente di uno dei comitati per il No ai due referendum sui servizi pubblici e sulla tariffa del servizio idrico del 12 e 13 giugno 2011; attualmente – tra l’altro – membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA, Senior Fellow dell'Istituto Bruno Leoni, editorialista per diversi quotidiani e settimanali nazionali, nonché per Radio24).

      Critiche – L’Interesse a colludere  

    Tra le principali critiche mosse al sistema liberale, e più in particolare al liberismo economico – incentrato come noto sul predominio del laissez-faire e del “culto al mercato” – vi è senz’altro quella teorizzata da dozzine di economisti, politologi, filosofi e sociologi (tra i quali il grande ed indimenticato  Norberto Bobbio) del pericoloso e plausibile “interesse a colludere” del settore privato. È scientificamente dimostrato, infatti, che le imprese hanno interesse e propensione a colludere. Ne è prova il fatto che il profitto del monopolista – come noto – si colloca più in alto del duopolio, seguito dall'oligopolio e dalla concorrenza monopolistica, mentre la concorrenza è associata ai profitti più bassi. Ora, secondo voi,  quale impresa o multinazionale che sia è naturalmente protesa ad operare con il fine dell’ottenimento di profitti minori? Semplice! Nessuna! D’altra parte lo stesso Porter – nel suo modello delle “5 forze competitive” –  afferma che “l'asprezza della competizione è data dal numero di concorrenti ed è collegata ad una contrazione dei profitti”. E ovvio che se l'impresa tende a ottimizzare il profitto, tenderà naturalmente ad un comportamento anticoncorrenziale, volto cioè a ridimensionare il numero di concorrenti sul mercato, e – qualora fosse possibile – ad arrivare ad una situazione di controllo, mediante il monopolio.  “Se questo non le è possibile – ci insegna Porter – la collusione di prezzo e quantità prodotta, garantisce un profitto maggiore del libero mercato, anche fra un numero elevato di imprese”. E’ il caso di ciò che avviene nei ben noti “cartelli”(vedi compagnie petrolifere o energetiche) ed in regime di concorrenza perfetta: regime incentrato su due ipotesi: la razionalità e la simmetria informativa. Entrambi questi fattori garantiscono – spesso e volentieri – che i produttori,  anche se numerosi, non abbiano particolari difficoltà a conoscere i prezzi dei concorrenti e a colludere, allineandosi con quello più alto presente sul mercato: basta guardare quotidianamente la pagina economica di un Tg per capirlo e giungere a siffatte osservazioni.

      Il muro capitalistico dopo il “Muro di Berlino”  

    Il disegno liberista in Europa ha subito una netta impennata a partire dal 1989,  cioè a partire dalla caduta del muro di Berlino:  anni nei quali andò diffondendosi a partire dai college universitari Usa di maggior prestigio – Come Yale – il “mito” mai dimostrato che le liberalizzazioni e privatizzazioni avrebbero favorito ed avvantaggiato l’economia dei consumatori, grazie alla discesa dei prezzi provocata dalla concorrenza.

      Italia – L’esercito liberista in azione: privatizzazioni selvagge   

    La parola liberismo, indicante un preciso sistema economico, in Italia fu usata per primo dal politologo Giovanni Sartori che tipizzò – suo malgrado – gli esponenti della teoria economico di spicco nel nostro Paese, tra i quali ricordiamo: Gaetano Mosca (1858 – 1941: politico e filosofo  sostenitore di un liberismo moderato); Giovanni Agnelli (1866-1945: imprenditore industriale); Luigi Einaudi (1874 – 1961: secondo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al 1955); Bruno Leoni (1913 – 1967: filosofo del diritto ed editorialista, apprezzato e noto soprattutto negli Stati Uniti); Mario Pannunzio (1910 – 1968: giornalista e politico); Giovanni Malagodi (1904 – 1991: economista e politico); Gianfranco Miglio (1918 – 2001: giurista, politologo, politico, sostenitore di idee liberali e federaliste). Seguendo la scia degli insegnamenti dei padri del liberalismo italiano, fin dai primi anni Novanta – anche nel nostro Paese con i governi Ciampi, Amato, Prodi, D’Alema, ecc.. – si privatizzarono e liberalizzarono – anche con contributo di governi di sinistra o pseudo-tali – molti settori cosiddetti "a domanda rigida". Mercati nei quali è l'offerta che fa il prezzo mentre la domanda subisce il prezzo, comportando smisurati guadagni per gli offerenti e grandi disagi per il resto della collettività. Si pensi ad esempio al settore dell’energia o alla stessa privatizzazione della Banca d’Italia in seguito all’approvazionde della Legge Carli-Amato: mossa che di fatto spossessò definitivamente gli Italiani della loro sovranità monetaria, regalando Bankitalia nelle mani dei grandi gruppi bancari nazionali, come Intesa ed Unicredit. Nell’occasione appena il 4% dell’Istituto fu lasciato nelle mani dello Stato, mediante partecipazioni Inps. Ma lo sfacelo delle liberalizzazioni – accelerato sul famoso meeting avvenuto al largo di Civitavecchia, sul panfilo “Britannia” della Regina d’Inghilterra: alla presenza del gota ristretto della politica e dell’economia italiana, tra i quali l’attuale capo della Bce, Mario Draghi – andò avanti anche in altri settori strategici a cosiddetta domanda rigida. Alcuni esempi: la liberalizzazione del prezzo della benzina; la liberalizzazione delle assicurazioni per responsabilità civile; la liberalizzazione del sistema bancario; la privatizzazione dell'energia elettrica (con suddivisione tra produzione e distribuzione); la privatizzazione delle infrastrutture, autostrade in primis (queste ultime dominate, in Italia, dalla famiglia Benetton). Ciò con le conseguenze e gli spropositati rincari che sono sotto il naso di tutti. Ma di montismo, evidentemente, soffrivano – ancor prima che il male fosse tipizzato – anche altri uomini di “sinistra” della cosiddetta Prima Repubblica come l’ex comunista Massimo D'Alema e l’uomo della sinistra moderata Romano Prodi. Il primo artefice e responsabile della scalata di un gruppo ex pubblico come Telecom Italia (per la quale non si ritenne opportuno far uso della golden share statale, allora a disposizione del ministero del Tesoro: strumento democratico che sarebbe dovuto servire ad evitare lo smantellamento di un colosso d’interesse pubblico come Telecom, nelle mani di privati.);  il secondo distintosi per lo zelo in colossali e discusse opere di liberalizzazione e privatizzazione, che coinvolsero come noto, anche l’IRI.

    Franco De Domenico, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)