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  • Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

    Venerdì,  Novembre 8th/ 2013

    – di Padre Piotr Anzulewicz  e Sergio Basile 

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    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori

    a Dispensatori di credito 

    La Disonestà è dimenticare la Grazia e sentirsi 

    creditori dei beni che ci ha donato Dio

    disprezzando la dignità umana

    Ogni atto di amore gratuito compie e anticipa il

    cielo: i modelli San Francesco e Giacinto Auriti 

     

    di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile

    Da Debitori a creditori - san Francesco - Auriti

     Una Pedagogia Rivoluzionaria – Da Debitori a Dispensatori di Credito   

    Catanzaro – di Padre Piotr Anzulewicz, Circolo Culturale San Francesco, Convento Sacro Cuore – Nella giornata odierna la Chiesa ricorda il Beato Giovanni Duns Scoto († 1308), francescano, maestro per sottigliezza di ingegno e di pietà nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia, «cantore del Verbo incarnato e difensore dell’immacolato concepimento di Maria». Con lui ripartiamo, anche quest’oggi, da dove abbiamo fallito: dagli «averi» del Signore, dai frutti del suo «giardino», affidati a noi in «amministrazione», ma da noi – amministratori ingiusti, disonesti e infedeli – avidamente sottratti  e egoisticamente «sperperati». Mentre dobbiamo «rendere conto», ci accorgiamo di essere «allontanati» dal Signore, incapaci di qualsiasi cosa, privi di forze, per «zappare» un terreno che non darà mai il raccolto d’amore. Sorprendentemente scopriamo che il Signore ha già coperto ogni ammanco: ci ha fatti suoi «amici», «chiamandoci a sedere» alla mensa del suo corpo e del suo sangue, e, risorgendo, ci ha preparato una «casa» dove accoglierci per l’eternità. Questo è il miracolo della sua infinita misericordia, magnanimità, benevolenza. Accogliamola con gratitudine, per essere davvero «figli della luce» che vivono nell'amore disinteressato e generoso.

     Figli del Mondo (mondialismo) e figli della luce                                             

    (Rm 15,14-21; Sal 97; Lc 16,1-8) «I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». Chi ascolta il Vangelo di oggi canta di gioia e di gratitudine: l’amore di Dio è infinita benevolenza, gratuità e misericordia. Egli può paradossalmente ricevere quanto non ha seminato, fare suoi i «tesori» di misericordia di Dio e dispensarli agli altri, appropriarsi delle «sue sostanze», riscattare i peccati e le infedeltà d'ogni giorno, e farsi amici per il Regno dei cieli: amare, perdonare, cancellare ogni debito. Il Signore ha gettato la propria vita come un seme e ha offerto la misericordia: il frutto della Croce, la linfa, la sostanza del suo essere-per-gli altri. Così possiamo accostarci con fiducia e a piene mani raccoglierla per esserne ricolmi al punto di beneficare chiunque si avvicini a noi. Sì, anche oggi possiamo distribuire la «sostanza» dell'«uomo ricco», nostro Signore Gesù, che la fa nostra, senza alcun nostro merito. Anche oggi egli giunge alla nostra vita e con amore ci chiama, scruta e interroga: «Che cos'è questo che sento dire di te?» (Lc 16,2), e ci spinge a «rendere conto» delle nostre ingiustizie: ci siamo disonestamente impossessati dei beni che ci sono stati dati gratuitamente in «amministrazione» per renderli moltiplicati. 

     Disonestà: Dimenticare la Grazia                                                                          

    La disonestà è dimenticare la grazia. Ecco la fonte delle frodi, dei giudizi, delle invidie. Ecco il mondo attaccato alla carne, incapace di vedere il Cielo. Ecco le voci della moglie, del marito, dei figli, dei compagni di lavoro, dei fratelli che –  frodati dell'amore, della pazienza, della dignità, del rispetto di cui avevano diritto – dicono al Signore della nostra cattiva amministrazione. E' vero, non possiamo più essere amministratori: è il capolinea di una vita di menzogne, bugie, compromessi. E' la verità che ci scuote e ci apre gli occhi: abbiamo amministrato male. Siamo debitori, incapaci di fare alcunché per rifondere quanto rubato. Non abbiamo forze perché troppa terra dovremmo zappare per raccogliere e rendere i frutti di cui ci siamo appropriati: quanta fatica per ricomporre con le nostre forze i dissidi con il coniuge, con i figli, con i confratelli, o con chi sia… Ci «vergogniamo» di «mendicare», perché nessuno sarebbe disposto a donare ad un ladro avaro e avido: come pensare di essere perdonati laddove abbiamo sparso rancore e abbiamo ritratto la mano mentre ci venivano chieste un po' di pazienza, di misericordia, di compassione?

     In Dio non vi sono crisi finanziarie, pericoli di default, insolvenze          

    Eppure abbiamo una speranza invincibile: in Dio non vi sono crisi finanziarie, crolli di borse, pericoli di default, di fallimento, di insolvenza. Le sue «sostanze» non sono come quelle dei ricchi di questo mondo: esse sono infinite, al punto di poter osare di tutto per salvarci, attingendo anche alla scaltrezza. Possiamo capovolgere la situazione e amministrare bene, mettendo la scaltrezza mondana al servizio della sapienza divina: è il paradosso del Vangelo di oggi. Le membra messe a servizio dell'ingiustizia, immerse nella misericordia di Dio, possono essere messe a servizio della giustizia, solidarietà e condivisione. Certo, il comportamento che fa la cresta rubando per rifondere quanto rubato, è disonesto nel mondo, un espediente che assicura la gratitudine dei beneficiari ormai legati all'amministratore con una truffa consistente (100 barili d’olio equivalgono a circa 3.500 litri, e 100 misure di grano corrispondono a circa 600 quintali), ma nell'economia divina diviene oggetto di lode.

     Una pedagogia rivoluzionaria                                                                                

    E' la possibilità che il Signore ci offre: “Sei stato furbo nel rubare? Usa la stessa furbizia per restituire. Hai accumulato disonestamente? Dona onestamente, perché prendere le mie ‘sostanze’ per distribuirle ai poveri è l'onestà secondo il mio cuore. Ti sei fatto padrone essendo un semplice amministratore? Ebbene comportati davvero come il tuo Padrone: lasciati amare e ama gratuitamente”.

     Da Debitori a Dispensatori di credito                                                                  

    L'accollo dei nostri debiti non può che farci stare nella gioia! Il Signore si è accollato i debiti di tutti e ha pagato al posto nostro, ci ha perdonato e ci ha fatto sedere alla sua mensa. Dall'esperienza del suo perdono scaturisce la libertà di approfittarne senza paura, per osare di perdonare l'imperdonabile, vergato sulle ricevute dei debitori. Il modello espresso da San Francesco, in tal ottica, è un punto di riferimento per tutti. E' la nostra vita nella quale, misteriosamente, si fondano la stessa nostra elezione e missione; siamo amministratori disonesti graziati dal suo amore e, per questo, chiamati ad annunciare a tutti la stessa grazia.

    Da Debitori a creditori - san Francesco - Auriti

     Non nostro Debitore, ma Debitore nei Confronti di Dio                               

    Chi ci è intorno, in famiglia, al lavoro, ovunque, non è un nostro debitore: è debitore nei riguardi di Dio. In questa luce ogni relazione cambia radicalmente. Siamo inviati ogni giorno ai figli, ai fedeli della parrocchia, ai colleghi di lavoro, ai fratelli della comunità, agli amici, per invitarli a sedere alla mensa della misericordia: in Cristo, ogni nostra parola, sguardo e atto diviene un cancellare la cifra del debito che il prossimo ha con Dio.

     La Libertà che non abbiamo mai sperimentato                                               

    E' la libertà che non abbiamo mai sperimentato. La consapevolezza del nostro debito ci fa scendere sino alla realtà di chi ci è vicino e ci fa sperimentare di essere debitori come loro dell'unico Signore, per accompagnare tutti all'incontro con la sua misericordia. Scompaiono allora i giudizi, si schiude il cuore alla compassione e si riesce a perdonare del perdono di Dio, per essere accolti nelle case dei debitori. Le loro case sono posto che Gesù è andato a preparare, attraverso il suo mistero pasquale, per accoglierci proprio quando, per i peccati, l'infedeltà e la frode, siamo “licenziati” e allontanati dalla famigliarità con lui.

     L'Incomprensibile attuare di Dio                                                                        

    E' questo l'incomprensibile attuare di Dio: proprio quando sperimentiamo l'allontanamento dall'amministrazione dei suoi beni, lui ha pronta per noi la sua stessa casa, dove sperimentare il perdono. Di più, egli stesso ha sperimentato sulla Croce l'abbandono e la lontananza dal Padre, ma proprio lì ha sperimentato anche la sua intimità più prossima che lo ha risuscitato e introdotto alla sua destra per l'eternità: «Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16, 9-11). Così anche noi, nell'allontanamento possiamo sperimentare la follia dell'amore di Dio che, in cambio dei peccati, ci dona molto più di un reintegro nell'amministrazione: ci accoglie addirittura nella sua casa, divenuta nostra per il sacrificio di Cristo. Ci scopriamo amministratori disonesti e ci troviamo, per pura grazia, “figli nel Figlio”, coeredi con lui delle sostanze del Padre.

     Ogni atto di Amore Gratuito compie e anticipa il Cielo                               

    Per questo ogni atto d'amore gratuito che si compie in noi, in funzione a questa logica di gratuità (vedi qui Contraccambio e Logica della Gratuità) ogni perdono offerto, è un atto che annuncia, compie e anticipa il CieloSe qui restiamo profondamente uniti a lui, le sue sostanze divengono le nostre, per essere donate. La sua vita è la nostra vita, per essere consegnata a chiunque, a sua volta, suo debitore. Solo donando riconsegniamo a Dio, fruttificato, quanto ci ha dato in amministrazione. La vita ci è donata per essere “sperperata”. 

     Francesco d'Assisi e Giacinto Auriti – Idee chiare!                                       

    E' l'esperienza – ribadiamo – che vediamo nella vita di San Francesco d’Assisi. Appena ha scoperto un solo Padre, ricco di tenerezza e di fedeltà, che lo ha amato e perdonato in Cristo, la sua vita è divenuta una donazione di pace e di bene, di solidarietà e di condivisione, con i poveri e gli emarginati, perché cessino di essere tali, ma siano davvero “signori nel Signore”, commensali alla stessa mensa, dove lo statuto del “mio” è annullato e la logica dell’appropriazione è invalidata. Lo aveva capito bene il grande professor Giacinto Auriti, che pose proprio il messaggio evangelico al centro della sua lotta contro l'usurocrazia che sta annientando i popoli e le nazioni, incentrata sulla logica esattamente opposta a questa: quella del debito e della moneta-debito. In particolare – come visto (vedi qui Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debitoesiste una profonda correlazione, fornita dall’interpretazione biblico-evangelica delle tre tentazioni di Satana, tra l’esistenza della moneta-debito e il dominio assoluto sui popoli, come peraltro ribadito dall’ormai celebre aforisma di Nathan Rothschild: “Datemi la possibilità di emettere la moneta di un Paese, e non m'importerà chi farà le sue leggi”; la prima come strumento attuativo del secondo, ed entrambi come manifestazione del male. Tale schiavitù, che si pone agli antipodi della divina gratuità, viene meno e si disintegra dinnanzi a due prerogative: 1) La vita intesa come dono; 2) La vita intesa come missione (vedi qui L’Importanza di Sentirsi in Missione e le Vere Rivoluzioni) e continuità col Cielo. In tal senso il tempo che scorre assume un senso infinito e sacro. La vita di ciascuno diventa una meraviglia da difendere e non da offendere.  Ciò, come visto (vedi qui Europia e la Straordinaria Scoperta del Valore del Tempo) nella consapevolezza che il tempo è un dono di Dio ed è gratuito per donarlo ai nostri figli, alle future generazioniQuando diamo valore al tempo di vita altrui, valorizziamo il dono e quindi valorizziamo Dio.  E noi stessi!

     

    Padre Piotr Anzulewicz, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa) 
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    Giovanni Paolo II, il Servo Fedele – L’Europa, l’Apostasia Silenziosa, il Sonno della Coscienza

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    Mercoledì,  Ottobre 23rd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Italia, Beato Giovanni Paolo II, Roma, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Crocifisso di San Damiano, Servo Fedele, Pasqua, Schiavitù e Libertà, Orfani e vedove, Papa Missionario, Pellegrino nel Mondo, San Paolo, San Pietro, Sonno della Coscienza, Polonia, Comunismo, Karol Wojtyla, […]

  • La Lotta Contro il Male – L’Alleato Fedele, la Preghiera, la Memoria

    La Lotta Contro il Male – L’Alleato Fedele, la Preghiera, la Memoria

    Lunedì, Ottobre 21th/ 2013

    – di Padre Piotr Panzulewicz –  

    Italia, Padre Piotr Panzulewicz, Catanzaro, Città del vaticano, Proteste Antiausterity, Roma, Paura, Lotta tra bene e male, Figli delle Tenebre, Figli della Luce, Papa Francesco, Spirito Santo, Angelus, Strage di Cristiani in Siria, La nostra arma è la preghiera, Importanza della Memoria, La Grazia della Memoria, Lo Spirito ci insegna a prendere la storia, Bachara Rai, Siria, Damasco 

    La Lotta Contro il Male – L'Alleato Fedele, la

    Preghiera e l'importanza della Memoria

    Ennesima strage di cristiani in Siria… Manifestazioni anti

    austerity a Roma e nei Paesi nell'Eurozona: la storia che 

    ci troviamo quotidianamente a commentare somiglia

    sempre più ad una lotta tra bene e male

    Lo Spirito ci ha strappato alla Paura. Ecco come!

    Memoria e Preghiera: due punti imprescindibili

     

    di Padre Piotr Panzulewicz 

    Male - Memoria - Esodo - Proteste Antiausterity - Siria

     La Lotta Contro il Male                                                                                             

    Damasco, Roma, Catanzaro  – di Padre Piotr Panzulewicz Ennesima strage di cristiani in Siria. Manifestazioni anti-austerity in Italia e del resto dell'Eurozona. Grecia in testa. Intanto nelle ultime ore a il Patriarca maronita Bechara Raï – secondo quanto riportato da Radio Vaticana – "ha espresso la sua dura denuncia durante un'udienza con una delegazione di rappresentanti di undici associazioni cristiane e musulmane francesi, giunta in Libano per esprimere solidarietà al Paese, da mesi in prima linea nell'emergenza umanitaria causata dal conflitto (coloniale) siriano. Secondo il cardinale, "questa tragica situazione rischia di peggiorare con l’approssimarsi dell’inverno, fino a diventare una catastrofe umanitaria". Attualmente, infatti, oltre un milione e mezzo di profughi siriani sono senza alloggio, istruzione e assistenza sanitaria. Evidentemente da due anni a questa parte qualcuno sta perpetrando il genocidio pilotato dei Cristiani. E non solo in Africa e Medioriente.. Anche in Europa! Cambiano solo le modalità… Ma non lo sostanza! La storia che ci troviamo quotidianamente a commentare somiglia sempre più, dunque, ad una lotta tra bene e male… Non casualità, non "congiunture economiche", ma lotta pura tra bene e male… tra Dio (e i figli della Luce) e il Padre del Danaro, dell'Invidia, dell'inganno e della Distruzione (ed i suoi spietati e sbandati seguaci, figli di una luce diversa… nera). 

     Abbiamo un alleato potente!                                                                                

    La lotta contro il male è dura e lunga, richiede pazienza e resistenza”. Per questo è necessario “pregare sempre senza stancarsi”. Lo ha affermato il Papa ieri all’Angelus ricordando che “nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, nella lotta contro il male fuori e dentro di noi, il Signore è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza, la sua misericordia, anche il suo aiuto. Occorre fare, come Mosè – ha aggiunto – che doveva tenere le braccia alzate per far vincere il suo popolo”. Il Pontefice ha preso spunto dalla parabola della vedova che invoca insistentemente un giudice disonesto per ottenere giustizia. “Se la vedova è riuscita a convincere quel giudice – spiega il Vangelo – anche Dio ci ascolta se lo preghiamo con insistenza”. D'altronde, se vogliamo andare al nocciolo della questione – ricollegandoci anche alla Scrittura di Sabato scorso – finiamo per dire che la nostra fede – ciò che ci spinge a pregare – è la fiducia che riponiamo nella fedeltà di Dio (Dio è fedele: 2 Tim 2, 13) una fedeltà che non può né ingannarsi né ingannare. Le nostre povere esperienze di fedeltà ci rendono diffidenti; temiamo sempre che l'altro, gli altri cerchino di accaparrarsi qualcosa di noi e ci difendiamo tenacemente, anche da Dio, magari in modi che, formalmente, sono ineccepibili, ma ci impediscono di incontrarLo nel profondo del cuore.

     

     Lo Spirito ci ha strappato alla paura                                                                    

    Il Regno di Dio lo costruiscono quelli che si fidano di Lui, che hanno riposto la loro speranza nel Signore, che sono disposti a seguirLo anche per le vie più imprevedibili, insomma, quelli che gli vogliono bene, riconoscono la Sua signoria sulla propria vita, cioè seguono il suo insegnamento e vivono il suo amore. È vero, ci attendono catene, processi e condanne. Sulla carne sentiamo i graffi del loro disprezzo e ci ferisce il loro rifiuto; ma proprio attraverso quanti ci perseguitano è lo Spirito Santo che «ci porta», sì, «ci porta», cesellando in noi l’immagine del Signore perché sia «riconosciuta». Se ci rifiutano e perseguitano è segno che l’opera sta riuscendo bene; lo Spirito ci ha strappato alla paura e, mentre nel cuore «ci attesta che siamo figli di Dio», scioglie sulle nostre labbra davanti a tutti lo stesso abbandono obbediente del Figlio: «Abbà! Padre!», le parole che ci hanno salvato e che lo Spirito ci «insegna» facendo di ogni «momento» una buona notizia per il mondo. E' questo che ci salva, perché ci permette di non essere schiavi di noi stessi e delle nostre paure, delle mode e delle abitudini scontate, ma di trovare nella roccia solida del Vangelo la forza di essere più umani. Per questo chi non vive questa signoria non sarà riconosciuto come suo familiare, la sua vita cioè non parlerà di Gesù e resterà estranea a quelli che vivono con lui, come gli angeli. E' proprio questa mancanza di amore, cioè quello che il Vangelo chiama il peccato contro lo Spirito, che segna la differenza, e non basterà eseguire le prescrizione o essere formalmente corretti. Senza amore il cristianesimo è come svuotato, diviene esteriorità inutile e sterile. E' sempre questo Spirito che ci dà le parole umane, ci permette di comunicare con tutta la nostra vita un amore che non finisce e ci difende davanti al pericolo di perderci davanti ad un mondo violento e disumano.

    Male - Memoria - Esodo - Proteste Antiausterity - Siria

     L'Importanza della Memoria                                                                                 

    Riconoscere la propria appartenenza a Cristo davanti agli uomini è segno del proprio cristianesimo. Già il nome di "cristiano" contiene in sé il nome di "Cristo". Il cristiano è l'"unto", il consacrato a Cristo. Interiormente ciò si realizza col battesimo e con la cresima, che sanciscono l'appartenenza a Cristo. È nostro dovere mostrare questa dipendenza ai nostri fratelli. Ogni giorno, dobbiamo riflettere sul modo di testimoniare, nella nostra vita, Cristo agli altri. Ignorare le vie del Signore e il piano divino di salvezza, allontanare consapevolmente Cristo dalla nostra vita è il peccato contro lo Spirito Santo. Il peccato contro lo Spirito Santo è rifiutare la salvezza. Nelle situazioni difficili, che esigono che l'uomo porti testimonianza di Dio, ci aiuta lo Spirito Santo, che ispira il nostro comportamento. A proposito vi raccomando la lettura dell’omelia di Papa Francesco pronunciata il 13 maggio scorso dal titolo: «Lo Spirito Santo è lo sconosciuto della nostra fede». “Adesso – ha detto – tanti cristiani non sanno chi sia lo Spirito Santo, come sia lo Spirito Santo. E alcune volte si sente: ‘Ma io mi arrangio bene con il Padre e con il Figlio, perché prego il Padre Nostro al Padre, faccio la comunione con il Figlio, ma con lo Spirito Santo non so cosa fare…’. O ti dicono: ‘Lo Spirito Santo è la colomba, quello che ci dà sette regali’. Ma così il povero Spirito Santo è sempre alla fine e non trova un buon posto nella nostra vita. Invece – ha proseguito il Papa – lo Spirito Santo è un “Dio attivo in noi”, un “Dio che fa ricordare”, che “fa svegliare la memoria”. Gesù stesso lo spiega agli apostoli prima della Pentecoste: lo Spirito che Dio vi invierà in mio nome, assicura, “vi ricorderà tutto quello che ho detto”. Viceversa, per un cristiano si profilerebbe una china pericolosa: Un cristiano senza memoria non è un vero cristiano: è un uomo o una donna che prigioniero della congiuntura, del momento; non ha storia. Ne ha, ma non sa come prendere la storia. E’ proprio lo Spirito che gli insegna come prendere la storia. La memoria della storia… 

     Chiedere la Grazia della Memoria                                                                      

    Quando nella Lettera agli Ebrei, l’autore dice: "Ricordate i vostri padri nella fede!" – memoria; "ricordate i primi giorni della vostra fede, come siete stati coraggiosi" – memoria. Memoria della nostra vita, della nostra storia, memoria dal momento che abbiamo avuto la grazia di incontrare Gesù; memoria di tutto quello che Gesù ci ha detto. “Quella memoria che viene dal cuore, quella è una grazia dello Spirito Santo”, ha ripetuto con forza Papa Francesco. "E avere memoria – ha precisato – significa anche ricordare le proprie miserie, che rendono schiavi, e insieme la grazia di Dio che da quelle miserie redime: E quando viene un pò la vanità, e uno crede di essere un pò il Premio Nobel della Santità, anche la memoria ci fa bene: "Ma … ricordati da dove ti ho preso: dalla fine del gregge. Tu eri dietro, nel gregge". La memoria è una grazia grande, e quando un cristiano non ha memoria – è duro, questo, ma è la verità – non è cristiano: è idolatra. Perché è davanti ad un Dio che non ha strada, non sa fare strada, e il nostro Dio fa strada con noi, si mischia con noi, cammina con noi. Ci salva. Fa storia con noi. Memoria di tutto quello, e la vita diventa più fruttuosa, con questa grazia della memoria”. Alla luce di ciò il miglior invito possibile per un cristiano è quello di chiedere la grazia della memoria per essere  persone che non dimenticano la strada compiuta, "non dimenticano le grazie della loro vita, non dimenticano il perdono dei peccati, non dimenticano che sono stati schiavi e il Signore li ha salvati”. Chiediamo questa grazia… Il mondo e l'Europa dei paradossi e dei grandi tradimenti potranno cambiare anche e soprattutto attraverso di noi, invertendo questa rotta!

    Padre Piotr Panzulewicz (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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