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    Marchionne: la scomparsa di un uomo, la permanenza di un sistema

    Mercoledì, 25 giugno / 2018

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano 

     Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Distributismo,  Sergio Marchionne, Fiat,  Finanza 

    Marchionne: la scomparsa di un uomo, la

    permanenza di un sistema

    Breve storia della FIAT e di un sistema perverso che

    incentiva la società servile

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    MARCHIONNE/FIAT

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Storia del "Modello FIAT"                                       

    Torino – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano Sergio Marchionne, l’amministratore delegato di FCA, ex FIAT, è vivo ma le sue condizioni, a quanto risulta dai bollettini medici, sono molto gravi ed irreversibili, tanto da escludere al 100% la possibilità di un suo ritorno. I giornali e gli opinionisti si stanno sbizzarrendo in questo momento in un pot-pourri di esternazioni e giudizi sull’uomo e la sua opera, cosa che non intendiamo fare. Ciò che vogliamo invece fare sono alcune considerazioni generali di fondo sul ruolo delle grandi industrie nel sistema economico-sociale contemporaneo, con particolare riferimento alla FIAT. La storia della FIAT rappresenta infatti la versione italiana di un fenomeno mondiale: il rapporto tra grandi aziende o multinazionali da una parte e Stato, lavoratori e cittadini dall’altra. Il modello è molto semplice e si può condensare in una frase già nota a tutti:

                           privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite.

    La FIAT non nasce infatti con la famiglia Agnelli ma dall’ingegno di un meccanico cuneense che costruiva velocipedi, tale Giovanni Battista Ceirano (foto piccola in alto a destra), che l’11 luglio 1899 a Torino riuscì a radunare intorno alla sua iniziativa un gruppo di una decina di persone, tra nobili, aristocratici ed imprenditori, che, grazie all’aiuto finanziario del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, fondarono la Società Anonima Fabbrica di Italiana di Automobili – Torino (F.I.A.T).

     Fiat, Ford e Alfa Romeo: un pò di storia                 

    Lo stesso Ceirano fu subito estromesso per questioni di rango e di risorse ed al suo posto fu chiamato un imprenditore agricolo non nobile ma con grande disponibilità di denaro: Giovanni Agnelli senior (prima foto grande da sinistra).

                                                  Negli anni successivi Giovanni Agnelli senior

                                 riuscì progressivamente ad estromettere ogni concorrente

                                                  nella gestione della nascente impresa, con

                     azioni spregiudicate che richiamarono anche l’attenzione della magistratura.

                  Le accuse di aggiotaggio e truffa ed alcune morti di competitori più che sospette

                                 portano nel 1911 ad un processo e solo la forte pressione

                     del massone Vittorio Emanuele Orlando, allora ministro di Grazia e Giustizia,

                               riuscì ad evitare il peggio per il fondatore della dinastia Agnelli.

    Eliminata la concorrenza degli altri pretendenti al controllo della FIAT, gli Agnelli si concentrarono anche nell’acquisire il consenso, acquistando nel 1926 il giornale la Stampa di Torino, dalle cui pagine in precedenza erano partiti i principali

                             attacchi contro i comportamenti poco trasparenti della famiglia.

    Si dimostrarono inoltre abili diplomatici nell’intessere rapporti con il potere politico e sposarono per interesse la causa fascista.

                      Fu proprio Giovanni Agnelli senior a fare enormi pressioni su Mussolini

                                per eliminare la temibile concorrenza americana della FORD,

                                       che riusciva a pagare quattro volte tanto gli operai

                                  ed a produrre automobili di buona qualità a minor costo.

    La FIAT sopravvisse quindi a tale concorrenza solo perché il regime stabilì fortissimi dazi sulle importazioni di automobili dall’estero ed alla fine impose la chiusura delle fabbriche FORD in Italia. Continuando sulla strada della collusione con il potere politico, Giovanni Agnelli senior si oppose fortemente al rilancio delle infrastrutture ferroviarie e spinse per la costruzione, con soldi pubblici, dei grandi assi autostradali: nel 1932 fu così inaugurata la Torino-Milano. Di più: lo stesso Giovanni Agnelli senior riuscì ad ottenere i favori del fascismo, chiamando tra l’altro la sua vettura popolare Balilla (foto in basso a destra), come il nome di un grado della gioventù fascista, ma richiese ed ottenne in cambio la concessione di una massiccia agevolazione fiscale, senza la quale non sarebbe stato in grado di produrre tale autovettura. Rimaneva l’ultimo grande problema della concorrenza interna: l’Alfa Romeo, frutto dell’ingegno dell’ingegnere napoletano Romeo, sfornava veicoli altamente competitivi e molto apprezzati sul mercato nazionale ed internazionale, ma non era riuscita, a differenza della FIAT, a godere di altrettanti privilegi da parte del governo. Quando sopravvenne la crisi del ’29 e dovette fare fronte agli ingenti debiti causati dal crollo dei fatturati, l’Alfa Romeo fu rilevata dall’IRI e divenne pubblica.

     Cambi di casacca e avvicendamenti di leadership 

    La crisi del regime segnò il passaggio di casacca da parte della famiglia Agnelli, che incominciò ad intessere rapporti con gli americani ed i partigiani. Alla fine della guerra, cambiati gli scenari politici, Giovanni Agnelli junior partecipò nel 1952 alla fondazione del Gruppo Bilderberg, avviando un fruttuoso rapporto di collaborazione, fatto anche di parentele familiari, con vari gruppi finanziari internazionali, tra cui la famiglia Rothschild ed Elkann. Continuando su questa linea, si arrivò al 2004, anno in cui, dopo alterne vicende, la FIAT si ritrovò in una condizione pre-fallimentare e Sergio Marchionne, divenuto amministratore delegato, iniziò un’intensa attività volta a "salvarne i capitali", internazionalizzando ulteriormente l’azienda fondendosi con Chrysler, trasferendone le sedi legali a Londra ed ad Amsterdam ed operando una serie di azioni discutibili (molto discutibili – Ndr) dal punto di vista sindacale-lavorativo. Nel 2014 la FIAT si trasforma quindi in FCA (Fiat-Chrysler Automobile) (1).

    (1) Cfr.: Storia (poco narrata) degli Agnelli

    MARCHIONNE/FIAT

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Inconsistenza teorica del capitalismo                   

    I proprietari di maggioranza di FCA rimangono comunque i membri della famiglia Agnelli, ormai parte di un’estesa rete di famiglie di super-ricchi, la maggior parte delle quali imparentate tra di loro.  Gli Agnelli posseggono il 30.7% delle azioni della FCA tramite la compagnia Exor, con sede legale in Olanda. Sono loro che hanno eletto ed eleggono gli amministratori delegati, i vari Romiti, Morchio, Marchionne, sono loro che detengono la carica della presidenza e la maggioranza del consiglio di amministrazione. Sono loro, in una parola, che detengono il potere di decidere. Questo breve, sintetico e per forza di cose incompleto quadretto storico, che si riferisce alla nostra piccola Italia ma che potrebbe essere esteso ai grandi paesi in cui si è sviluppato il capitalismo, è comunque sufficiente a far chiarezza sulla

                         totale inconsistenza teorica e pratica del capitalismo stesso,

                       che si basa sul presupposto che la mano invisibile del mercato

             sia la precondizione sufficiente e necessaria per raggiungere il benessere

                                                        e la prosperità economica.

    Come abbiamo visto invece, la mano invisibile del mercato consente solo ai più furbi, ai più scaltri, ai più ammanigliati con lo Stato e con il potere politico (e le varie consorterie massoniche – Ndr) di imporsi sugli altri e sulle loro competenze reali, accumulando ricchezze enormi sfruttando il lavoro e le capacità produttive dei lavoratori. La FIAT sarebbe già scomparsa più volte nel corso della sua relativamente breve vita, circa 119 anni, se non ci fosse stato in numerose circostanze l’intervento statale a salvarla o tutelarla.

     Visione perversa e distorta del mondo lavorativo 

    Lo stesso vale per la maggior parte delle grandi aziende e multinazionali in giro per il mondo: senza l’intervento statale o l’utilizzo di escamotage contabili, finanziari e fiscali che rappresentano una vera e propria concorrenza sleale nei confronti delle tante piccole imprese che non possono goderne, queste grandi imprese sarebbero destinate al tracollo, incapaci come sono, per la loro mole, di adattarsi agevolmente ai cambiamenti del mercato e delle condizioni economiche. Né vale il ragionamento che sia buono e giusto salvare tale grandi aziende perché da esse dipende il destino lavorativo di milioni di persone. Tale ragionamento infatti sottende una visione distorta e perversa del mondo lavorativo, secondo cui chi lavora è per necessità sempre e comunque “dipendente” da qualcun altro che fornisce il capitale per poter esercitare la propria azione produttiva,

                                  una visione che da cioè per scontato ed ineluttabile

    la separazione tra capitale e lavoro e tutte le nefaste conseguenze che da esse derivano,

                                  tra cui la perdita sostanziale della libertà d’iniziativa,

                                            la limitazione della creatività individuale,

                    la perdita del diritto a godere pienamente dei frutti del proprio lavoro,

                   tutte caratteristiche che distinguono il lavoro umano da quello servile.

    Dalla FIAT non dipende il destino di migliori di lavoratori ma il profitto che una minoranza di persone, molto spesso incapaci e poco preparate, traggono dal lavoro di centinaia di migliaia di uomini. Non è equo e giusto che le capacità lavorative di tutti gli operai, i tecnici, i professionisti che nel corso di diverse generazioni, trasferendosi spesso da città e paesi lontani, hanno dedicato la loro intera attività lavorativa alla FIAT siano andate a riempire le casse di un pugno ristretto di oligarchi, lasciando spossessati, privi della proprietà dei mezzi di produzione ed esposti ad una precarietà continua la massa dei lavoratori stessi.

     Ragionevolezza del bene comune                                

    Qual è dunque la soluzione? Il Distributismo non ha dubbi. Si tratta di tornare alla ragionevolezza ed al senso comune. Di fronte alla numerose crisi della FIAT un governo illuminato ed ispirato davvero al bene comune avrebbe dovuto non finanziare i pochi capitalisti ma finanziare le tante persone che vi lavoravano, trasformandole da “dipendenti” in protagonisti responsabili ed attivi dei destini dell’azienda, cioè in proprietari, introducendo un’organizzazione del lavoro basata sulla compartecipazione in base alle competenze e favorendo una giusta ripartizione degli utili, rispettando le capacità e l’impegno con una remunerazione adeguata in base ai meriti reali ed

                                      abolendo al tempo stesso le assurdità

                  secondo cui un amministratore delegato riceve uno stipendio

                          pari a più di duemila volte quello di un impiegato (2).  

    Unire capitale e lavoro (accanto alla improcastinabile attuazione della socializzazione della strumento monetario: prospettiva auritiana – Ndr)  è l’unica strada per ricomporre le aporie di un sistema folle, che, concentrando le ricchezze e la libertà nelle mani di pochi, condanna la maggioranza ad un destino servile, e l’intera comunità all’impossibilità di sperimentare una prosperità solida e duratura. Le condizioni sopra prospettate sono le uniche strade per riportare equità la dove il capitale tende a trarre un iniquo vantaggio dal lavoro. Dall’equità nasce poi la massima possibile distribuzione dal basso della proprietà produttiva e delle ricchezze e quindi la vera prosperità di una società.

    (2) Cfr.: Stipendi dei manager, Sergio Marchionne guida la classifica

     L'inganno, il consenso e il vero oppio dei popoli        

                Nulla di tutto ciò è invece purtroppo è successo nella storia della FIAT

                      e l’unico tentativo di tutelare i sacrosanti interessi dei lavoratori

                  si è basato sul vicolo cieco del pensiero di sinistra e social-comunista,

                                che non ha mai osato proporre il vero cambiamento,

                          cioè la trasformazione dei lavoratori in proprietari-lavoratori

                      ma ha solo eventualmente proposto, per fortuna senza successo,

                       il passaggio della proprietà da una casta di capitalisti – gli Agnelli –

           ad una casta di burocrati statali figli della partitocrazia incompetente e corrotta:

                non il ritorno ad un mercato davvero libero basato sulle pari opportunità

                                     e la corresponsabilità dei lavoratori-proprietari,

    ma l’utopia di un guadagno assicurato indipendentemente dalle reali capacità produttive.

    Del tutto grottesco e cinico è poi il tentativo di questa casta famigliare di conquistare il consenso della popolazione non soddisfacendo i bisogni reali delle persone, e cioè diffondendo la proprietà produttiva ed il relativo miglioramento della qualità di vita, ma infiammando gli animi con lo pseudo-conquiste calcistiche, in modo che gli umili operai ed i modesti lavoratori nei loro monolocali claustrofobici possano vivere un’esperienza inconsistente ed illusoria di esaltazione di fronte alle imprese dei vari Higuain, Ronaldo e Dybala: parlo ovviamente della Juventus,

               vero e proprio oppio dei popoli gestito sapientemente dalla famiglia Agnelli.

    Il nostro povero Marchionne non è stato quindi altro che un piccolo soldatino, pagato a peso d’oro, che ha fatto probabilmente il suo dovere di tutelare il capitale, per definizione apolide, nel modo migliore che le circostanze potessero consentire. La sfida che il distributismo pone agli uomini come lui ed a tutti coloro che sono animati da buona volontà è di ripensare al senso del proprio agire sociale, alla necessità di rimettere l’uomo e la famiglia al centro dell’economia. Non abbiamo altra scelta: o ricominciamo a riunire capitale e lavoro (affermando, altresì, una reale sovranità monetaria in seno a ciascun cittadino-proprietario del proprio danaro – Ndr) o saremo condannati ad una società barbara e servile che potrà consolarsi solo sperando nelle vittorie di Champions League.

     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

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    di Roberto Dal Bosco / Riscossa Cristiana

    LEGGE 194

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Fiat aborto. Gli Agnelli e la legge 194               

    Torino – di Roberto Dal Bosco, Riscossa Cristiana – In queste ore di celebrazione del quarantennio della 194 ci preme gettare un po’ di luce su qualcosa che il sedicente mondo pro-life italiano ha sempre bizzarramente ignorato. Così come i Rockefeller sono principi indiscussi della necrocultura americana (con l’odio per la riproduzione naturale che si tramandano da una generazione all’altra), anche l’Italia ha la sua famiglia designata, che tanto ha fatto per portare la legge dell’immane massacro degli innocenti nel nostro Paese: questa famiglia si chiama, per ironia onomastica, Agnelli. Il suo impegno su questo fronte è negletto dagli studi di chi si occupa della materia, anche se ha contribuito attivamente a un sacrificio umano grande più o meno come il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e un pezzo di Lombardia messi insieme. Al moloch dell’aborto sono stati sacrificati almeno 6 milioni di innocenti: un’ecatombe che in termini di morti vale almeno 50 Nagasaki.

     I Rockefeller italiani                                        

    È noto perfino alle cronache mondane come i Rockefeller avessero negli Agnelli un loro pied-à-terre italiano. Non c’è solo una simpatia tra due vecchie dinastie delle industrie pesanti che hanno business complementari (una produce petrolio, l’altra motori a scoppio). E nemmeno ci sono solo le cointeressenze dovute alle comuni, inevitabili frequentazioni dei club globalisti come il Gruppo Bilderberg o la Trilaterale (quest’ultima, come tanta della politica estera sia militare che diplomatica degli USA, nata nei laboratori dei ricchissimi nuovayorchesi). Qualche storico, come Anthony Sutton, ha pure suggerito che l’unione delle due famiglie portasse a dinamiche mondiali infernali: i Rockefeller, secondo Sutton, sono i veri attori dietro agli investimenti industriali della Fiat in Unione Sovietica. Con il paradosso che i mezzi che uccidevano i soldati americani in Vietnam fossero prodotti grazie ai trasferimenti tecnologici degli americani Rockefeller, che continuarono per decenni. Uno che aveva capito il giochino era probabilmente il deputato nazionalista americano Larry McDonald, acerrimo nemico dei Rockefeller. Egli era casualmente uno dei 269 passeggeri del volo civile Korean Airlines 007, dall’Alaska a Seoul, che Yuri Andropov fece abbattere dai suoi MiG il 1° settembre 1983.

     Il "fascino dell'Avvocato"                                  

    Ma nel legame tra i due casati c’è molto di più: c’è un fattore, come dire, umano. Quando si chiedeva a David Rockefeller di Gianni Agnelli, al vecchio riccone brillavano le pupille. Era anche lui, come tutta la stampa italiana, vittima della panzana del “fascino dell’Avvocato”. E questo pur essendo infinitamente più abbiente: il Rockefeller, che allo specchio probabilmente scorgeva un paperone nerd, invidiava il playboy italiano e i suoi party scatenati a Nuova York, dove nessun membro della famiglia piemontese era ammesso, con una eccezione: il nipote Lapo. Sì, solo da questo dettaglio si possono capire tante cose… A quelle feste, le donne, si narra, erano le più belle della terra. Gli uomini presenti erano del calibro di Henry Kissinger, l’onnipotente Segretario di Stato americano ancora oggi vivo e vispo sullo scacchiere internazionale.Kissinger adorava l’Avvocato e tutta la sua stirpe: si racconta che la prima riabilitazione di Lapo, dopo il primo scandaletto con il transessuale, avvenne grazie a Kissinger (presso il quale il giovane Agnelli aveva lavorato), il quale aveva sicuramente buone entrature con tutto un mondo della stampa americana che improvvisamente cominciò a dedicare innumerevoli servizi al rampollo torinese. “Vogue America” dedicò decine di pagine, una cosa mai vista. Anche gli Agnelli hanno amato molto Kissinger, al punto da piazzarlo nel Consiglio di Amministrazione della Juventus.

     Kissinger e il Male americano                           

    Ma, venendo a noi, Kissinger è soprattutto l’uomo del NSSM-200, il Memorandum per il quale l’America stabiliva che per continuare il suo dominio sul globo doveva far crollare la popolazione mondiale. Per questo, veniva stabilito che i Paesi del Terzo Mondo che non accettavano le politiche di riduzione delle nascite dovessero essere privati di aiuti economici. Quando la cosa venne a galla, anche grazie al lavoro della forza politica di Lyndon Larouche che giustamente vedeva in Kissinger l’apoteosi del male, in realtà non successe niente. Kissinger continuò a godersi i suoi party e le partite della Juve, e a dispensare i suoi servigi con il suo studio di consulenze miliardarie. Questa tendenza americana a subordinare gli aiuti alla perversione sessuale e agli infanticidi, del resto, è ancora viva nei nostri anni. È il caso della Nigeria del precedente presidente Jonathan Goodluck, cui venne proposto dagli sgherri di Obama di fare un cambio interessante: se avessero accettato di decriminalizzare l’omosessualità e permesso le nozze di Sodoma, gli americani avrebbero fornito loro le immagini satellitari delle postazioni dei terroristi islamici di Boko Haram. Altrimenti, beccatevi le bombe nelle chiese la domenica e state zitti.

     Aurelio Peccei, un uomo Fiat al Club di Roma   

    Ma torniamo agli Agnelli. Preme raccontare come essi furono i grandi protettori di un enigmatico personaggio torinese. Costui fu centrale nel lancio dell’idea di depopolazione terrestre in tutto il secondo Novecento. Egli fu altresì un grande motore di quelle tendenze che potevano essere ancillariin questa mostruosa guerra contro l’uomo: l’ecologia, per esempio. Stiamo parlando di Aurelio Peccei. Peccei era uomo Fiat. Egli è la persona che più di ogni altra si è dedicata, su scala internazionale, alla diffusione del mito apocalittico moderno della “bomba demografica” (quella che oggi viene propalata fin dentro il Vaticano che invita Paul Ehrlich) e dei “Limiti dello sviluppo”, titolo di uno studio del MIT che egli finanziò: questo è esattamente il cominciamento di tutto il sentire mondiale per cui le risorse sono limitate e l’uomo va svalutato, altrimenti si finisce come quei bambini africani magrissimi con la pancia gonfia. Fu Peccei, sempre con il sostegno Agnelli e Rockefeller, a dar vita al Club di Roma,antesignano di tutti i consessi tra potenti della terra, creato presso l’Accademia dei Lincei alla Farnesina il 7 aprile 1968 con la sponsorizzazione diretta della Fondazione Agnelli.

     Susanna Agnelli e le prove tecniche di aborto   

    Ma senza andare a scandagliare la sinistra figura di Peccei, che aveva sicuri appoggi massonici in Sudamerica e finanche in Asia, basti pensare l’impegno politico degli Agnelli già visibile in superficie. Il tema del feticidio fu impugnato dalla famiglia stessa. Nel 1976, cioè due anni prima che arrivasse la 194, la deputata del Partito Repubblicano Italiano (notoriamente, il partito della massoneria) Susanna Agnelli chiese al Ministro della Sanità l’autorizzazione all’aborto per le madri di Seveso, cioè quelle donne incinte al tempo del disastro chimico che colpì la cittadina lombarda. La richiesta della Agnelli, ovviamente, si univa a quella della deputata radicale Emma Bonino. È profondamente ingiusto vedere come oggi il mondo pro-life si scagli quasi unicamente contro la radicale che praticava gli aborti con la pompa da bicicletta e non contro l’infanta industrialista. Per l’Agnelli, insomma, questa anteprima nazionale del feticidio di Stato doveva farsi per forza. La diossina di Seveso era un’occasione troppo ghiotta. Il Ministro De Falco concesse la deroga, non prima di aver avuto il placet del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il cattolico che due anni dopo avrebbe firmato la legge genocida 194. Gli aborti invocati dalla Agnelli vennero operati alla clinica Mangiagalli di Milano e al nosocomio Desio. Furono fatti degli studi sui poveri resti dei bambini massacrati. All’epoca una vita valeva davvero qualcosina di più: oggi a Liverpool, per fare un esempio a caso, l’autopsia la negano perfino a un bambino di due anni. I resti degli aborti furono inviati in un laboratorio di Lubecca, in Germania, per essere analizzati; nella relazione stilata nel 1977 dai tedeschi si dice che in nessuno di quei resti umani fosse evidente un segno di malformazione. Altre donne di Seveso portarono a termine le loro gravidanze senza problemi. I loro figli, che vivono tutt’oggi, non mostrarono segni di malformazioni evidenti. Qualcuno magari sta pure leggendo queste righe.

     Da Seveso alla legge 194                                    

    Il disastro di Seveso non fu altro che il casus belli necessario all’avvento della legge 194. Il ruolo centrale degli Agnelli nell’ecatombe che ne seguì è quindi da non sottovalutare. Essi non facevano altro che viaggiare su di una linea tracciata nei decenni dai loro soci Rockefeller, e teorizzata scientificamente dal loro uomo Aurelio Peccei. Anche per questo, dobbiamo comprendere come la famiglia Agnelli sia un pericolo per questo Paese. Nella politica, nei giornali e perfino nel calcio, il loro nome incute ancora oggi timore e sudditanza psicologica. Ma va da sé, a loro tutto è permesso. Hanno aiutato il Male a portare l’aborto in Italia. Diciamo che sono stati ampiamente premiati. Io però continuo a credere che una punizione arriverà, anche prima che venga il giudizio vero.

    Roberto Dal Bosco / fonte riscossacristiana

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    Lunedì, 19 febbraio / 2018  – di Thierry Lefévre –   Redazione Quieuropa, Eugenetica, eugenisti,International Planned Parenthood Federation, ONU   La cospirazione eugenetica – 2 – Chi sono gli eugenisti? L'ideologia della cultura della morte: identità, organizzazioni e politiche degli eugenisti   di Thierry Lefévre / La connexion eugéniste                        Chi sono gli eugenisti?    […]

    La cospirazione eugenetica – 3 – La strategia della cripto-eugenetica

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    Martedì, 20 febbraio / 2018  – di Thierry Lefévre –   Redazione Quieuropa, Eugenetica, eugenisti,International Planned Parenthood, Birth Control       La cospirazione eugenetica – 3 – La strategia della cripto-eugenetica L'ideologia della cultura della morte: "La Società (eugenetica) dovrebbe inseguire scopi eugenetici utilizzando mezzi meno vistosi, ossia mediante una politica cripto-eugenetica"   di Thierry Lefévre / La connexion eugéniste         […]

    La cospirazione eugenetica – 4 – Eredità eugenetica, razzismo, pianificazione familiare

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    Venerdì, 23 febbraio / 2018  – di Thierry Lefévre –   Redazione Quieuropa, Eugenetica, Adolf hitler, Thierry Lefevre, Margaret sanger, nazismo           La cospirazione eugenetica – 3 – Eredità eugenetica, razzismo, pianificazione familiare L'ideologia della cultura della morte: eugenetica e strategia trasversale, da destra a sinistra   di Thierry Lefévre / La connexion eugéniste                 […]

     

    La cospirazione eugenetica – 5 – Corrispondenza tra Eutanasia ed Eugenetica

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    Sabato, 10 marzo / 2018  – di Thierry Lefévre –   Redazione Quieuropa, Eugenetica, Adolf hitler, Nasismo, socialismo, Eutanasia, Genocisio, Vita   La cospirazione eugenetica – 5 – Corrispondenza tra Eutanasia ed Eugenetica L'ideologia della cultura della morte. Dagli esperimenti del Terzo Reich ai giorni nostri: attori e idee a giustificazione del genocidio eugenetico   di Thierry Lefévre / La connexion eugéniste           […

     

    La cospirazione eugenetica – 6 – Eugenetica, New Age e Massoneria

    La cospirazione eugenetica – 6 – Eugenetica, New Age e Massoneria

    Giovedì, 22 marzo / 2018  – di Thierry Lefévre –   Redazione Quieuropa, Eugenetica, Adolf Hitler, Nasismo, Marxismo, NewAge, setta, Teosofia  La cospirazione eugenetica – 6 – Eugenetica, New Age e Massoneria La dottrina luciferica degli architetti del Nuovo Ordine Mondiale: relazioni e obiettivi di sette gnostiche, dottrina New Age e Massoneria. Connessioni con l'eugenetica   di Thierry Lefévre / La connexion eugéniste     […]

    Speciale. Aborto Procurato: la Crisi-Truffa e i Signori della Morte – 1

    Speciale. Aborto Procurato: la Crisi-Truffa e i Signori della Morte – 1

    Venerdì, Agosto 16th/ 2013 – QE Speciale – Aborto Procurato: La crisi-truffa e i Signori della Morte –  – di Luca Campanotto, Avv. in Rivignano (Ud) – Aborto, Aborto Procurato, IVG, Interruzione di Gravidanza, Luca Campanotto, Madre Teresa di Calcutta, crisi indotta dell'Eurozona, aborti e suicidi massificati, femminicidio, omicidio pluriaggravato prenatale, Aborto e Principi Costituzionali lesi, L.194/78 e IVG, La spirale uccide i bambini, Le abortiste […]

    Aborto, i Signori della Morte – 2

    Aborto, i Signori della Morte – Seconda Parte

    Martedì, Ottobre 1st/ 2013  – Avv. Luca Campanotto, Rivignano (Ud) – Aborto, Aborto Procurato, IVG, Interruzione di Gravidanza, Luca Campanotto, aborti e suicidi massificati, omicidio pluriaggravato prenatale, Aborto e Principi Costituzionali lesi, L.194/78 e IVG, Eugenetica, Osservatorio nazionale sulle Politiche comunitarie, QuiEuropa    Speciale Aborto: i Signori della Morte – 2 Italia-Cina – Aborti "Terapeutici": Omicidi Eugenetici, Progetto per l'autodistruzione  […]

    Aborto Procurato: un crimine legalizzato e pianificato

    Aborto Procurato: un crimine legalizzato e pianificato

    Sabato, Febbraio 22nd/ 2013 – QE Speciale – Aborto Procurato: un crimine legalizzato –  Redazione QE / Ass. Aderenti Nazionali per la Tutela dei Minori Aborto, Aborto Procurato, IVG, Interruzione di Gravidanza, Luca Campanotto, Madre Teresa di Calcutta, crisi indotta dell'Eurozona, aborti e suicidi massificati, femminicidio, omicidio pluriaggravato prenatale, Aborto e Principi Costituzionali lesi, L.194/78 e IVG, La spirale uccide i bambini, Le abortiste femministe sessantottine, Genocidio […]

  • Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i presunti terremoti politici in Italia

    Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i presunti terremoti politici in Italia

    Martedì, 21 Giugno/ 2016

    – di Roberto Pecchioli  – 

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, comunali, elezioni, Raggi e Grillo, M5S, Piero Fassino, Virginia Raggi, De magistris, Fiat, Chiara Appendino, terremoti politici, Gianni Agnelli, Torino, Strapotere Fiat 

    Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i

    presunti terremoti politici in Italia

    Comunali – Riflessione sui risultati elettorali

     

    di Roberto Pecchioli

    presunti terremoti politici in Italia

     Terremoti politici o presunti tali…                                                                 

    Roma  di Roberto Pecchioli – Le elezioni comunali hanno determinato un discreto terremoto politico (per molti preannunciato e pianificato, come probabilmente accaduto a Roma, dove si è avuta l'impressione che la politica che conta abbia fatto di tutto per far vincere il M5S di Raggi, Grillo & Co: come spiegare, altrimenti, le irrazionali divisioni che hanno "accomunato" i cosiddetti oppositori del centro-destra? – Ndr). Personalmente, non avrei partecipato ai ballottaggi di Roma, Milano e Napoli, per antipatia o insormontabile distanza da tutti i candidati. Sarei invece corso a votare contro il candidato di sinistra a Trieste. Amo quasi selvaggiamente quella città e l’Istria, terra di gente che ha voluto essere italiana e ne ha pagato il conto. Il PD locale, che millanta un "neo patriottismo" di facciata, si è presentato con doppia denominazione e sono quindi strafelice della sconfitta di Demokratska Stranka! Ugualmente, avrei votato con piacere Chiara Appendino a Torino. L’ho vista per la prima volta in TV dopo il primo turno: una ragazzona normale e felice, mamma da pochi mesi, l’aria di quelle giovani che riescono benissimo in ciò a cui si applicano. Ha detto cose di buon senso, con semplicità e senza quell’aria da padreterni/e che assumono così spesso i politici in carriera. L’ho poi seguita con piacere sui canali televisivi locali visibili in Liguria e ne ho tratto una bella impressione. Di fronte a Fassino, vizzo, palesemente svuotato, teso a ripetere come un disco rotto vecchie parole d’ordine cui è il primo a non credere, non c’era partita. Ora, per la bocconiana torinese inizia il difficile. Auguri.

     Il cambiamento (!?)                                                                                            

    La vera notizia, tuttavia, non è la sua vittoria, bensì la sconfitta della Torino che conta, il fatto che, dopo decenni, il sindaco non è espressione della Fiat, che, da domenica 19 giugno è diventata ancora di più la FCA con sede in Detroit. Una prova è lo stizzito titolo a tutta pagina della Stampa, il quotidiano della Real Casa Agnelli: “ha vinto la protesta”. Nel pomeriggio, persino il grande sconfitto granduca fiorentino ammetteva che no, il voto degli italiani, e dei torinesi, è stato di cambiamento. Ma sarà poi cambiamento reale? O un semplice assist giornalistico del "premier mai eletto" verso compagini, in fin dei conti, non troppo lontane dall'ideologia unica mondiale, social-mercatista? (Ndr). Fassino, che a circa 70 anni potrà godersi una meritata pensione dopo una carriera fortunata probabilmente al di là dei meriti, si è lamentato, terreo in volto e con l’aria di chi è stato investito da un treno anche in assenza di binari, del voto del centrodestra alla sua avversaria. Forse occorrerà spiegarglielo, ma il ballottaggio funziona proprio così: chi non ha i propri rappresentanti, sceglie, se vuole , chi ritiene meno peggio. Nel caso torinese, è di tutta evidenza che aprire le finestre, togliere l’aria viziata del potere della sinistra politico-automobilistica è un gesto di speranza e di vita.

     Strapotere Fiat                                                                                                    

    La Fiat, a Torino ed in Piemonte,  controlla tutto, comanda tutto, nel tempo ha assorbito o distrutto qualunque realtà estranea al suo dominio. Giovanni Agnelli dalla erre moscia e dall’orologio sopra il polsino fece di Torino il giardino di casa. Non si è mossa foglia, per troppo tempo, che l’Avvocato non volesse, come prima di lui Vittorio Valletta e successivamente Umberto, Lapo e tutti gli altri. La Stampa, alle elezioni, ha sempre preso posizione a favore dei graditi di Corso Marconi, che hanno poi regolarmente vinto la partita. I comunisti torinesi "critici" e di "vecchio stampo" , quando parlano fuori dai denti, considerano Fassino uno dei tanti “graditi” alla Real Casa fin dai tempi del grande partito operaio. Stavolta, ha vinto la giovane Appendino, che ha ribaltato l’esito del primo turno, incassato i voti della destra, con orrore del povero Grissino, e, indubbiamente ha perduto la Fiat. Che, davvero, il potere forte per eccellenza non sia più tale? O forse i torinesi, come la maggioranza degli italiani, sono così stanchi da non ascoltare più le sirene del potere.

    presunti terremoti politici in Italia

     I campioni del liberalismo progressista                                                        

    I giornalisti allineati della Stampa  sono da oltre mezzo secolo i campioni del liberalismo progressista, la cui variante torinese sono i detriti ultimi dell’azionismo gobettiano, bobbiano , gli intellettuali organici della casa editrice Einaudi e, naturalmente, i professoroni in grisaglia subalpina dell’Istituto Agnelli. Forse per i loro ottimi stipendi, più probabilmente per dovere d’ufficio, dimenticano che la protesta che tanto aborrono è quella di centinaia di migliaia di disoccupati o sottooccupati, pensionati a basso reddito, cassintegrati, giovani qualificati che tirano avanti con i voucher, commercianti distrutti dagli ipermercati e dalla criminalità straniera, che ha preso possesso di interi quartieri ( San Salvario, Porta Palazzo, ma anche le vecchie “barriere operaie”). Loro abitano alla Crocetta o a Santa Rita, più spesso in collina e non protestano. Certo,

     Contro la "Torino che conta"?                                                                          

    Chiara Appendino avrà contro di sé tutta la Torino che conta, quella che ha l’abbonamento in tribuna allo Juventus Stadium, quella dei capi e dei dirigenti Fiat, del potere culturale, i sindacati di potere, l’alta burocrazia comunale e regionale, che si metterà di traverso fin da oggi, i poteri bancariTorino è la città di Intesa San Paolo, e, attraverso la ex Cassa di Risparmio cittadina, conta molto in Unicredit. Sono i due maggiori azionisti di Bankitalia, dunque hanno un peso perfino nella BCE. Il loro management  (non sia mai che si dica dirigenza) se si è scomodato a raggiungere i seggi ha certamente votato Fassino, e loro non gradiscono le elezioni, fastidiosa occasione in cui, bene o male, bisogna contare i voti, e non “pesarli”, come sono abituati a fare nei loro consigli d’amministrazione. In più, amano la “stabilità”, che , nella lingua di costoro, vuole dire comandiamo noi e lasciateci fare.

    presunti terremoti politici in Italia

     Effetto banca Etruria                                                                                         

    Il governo, per bocca della dolce Maria Elena Boschi, aveva già minacciato i cittadini che non avessero scelto sindaci PD di chiudere i rubinetti del denaro statale. Peraltro, la poverina è stata sconfitta proprio nella sua città, Montevarchi, passata a destra dopo 70 anni (effetto banca Etruria…) , ma certo il giglio magico sarà particolarmente avaro con Roma e Torino, che hanno capovolto la mappa del potere municipale. Fiat, a sua volta, si metterà di traverso in ogni modo, anche se la Appendino ha svolto la tesi di laurea alla Bocconi sul bilancio della Juventus, oppure proverà a cooptarla nel sistema di potere. E’ il metodo più sicuro, che l’Avvocato teorizzò con il suo noto cinismo (da morto lo si può criticare…), affermando che il miglior governo di destra è quello di centro-sinistra.

     La strada e i chiodi                                                                                              

    Se Chiara e i suoi resisteranno alle lusinghe, e non sarà facile, passeranno alle minacce, alle campagne di stampa e a tutto l’armamentario di chi ha le redini del potere. Per ora, lasciamo che gli roda, e che si stupiscano del voto di quella città che hanno dominato, sfigurandola, almeno dagli anni 30 del novecento. E’ stato bello, comunque, leggere sul viso del loro vecchio amico lo stupore, l’incredulità, lo smarrimento. Per ora, grazie, dottoressa Appendino. Ma, sappilo da subito, non basta l’onestà, non bastano le buone intenzioni. Hai strappato la bicicletta a Coppi: adesso pedala, e cerca di avere ruote di prima qualità, perché la strada, a casa Fiat, è disseminata di chiodi, cocci di bottiglia, trappole e cunette. Da buona torinese, impara a diffidare dei sorrisi falsi e cortesi dei signori e delle madame del caffè San Carlo. Cerea, madamin!

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)
     
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  • Amsterdam e Londra – Le nuove sedi mondialiste della FIAT

    Amsterdam e Londra – Le nuove sedi mondialiste della FIAT

    Lunedì,  Ottobre 13th/ 2014    
     

    – di Vincenzo Mannello 

    approfondimento di Sergio Basile – Azioni  e Borsa, Limiti e Inganni

    Redazione Quieuropa, Vincenzo Mannello, Sergio Basile, Azioni e borsa, Ferrari, Fiat, Sergio Marchionne, Gianni Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Amsterdam e londra, Nuove sedi legali e fiscali della Fiat, Club di Roma, Matteo Renzi 

    Amsterdam e Londra – Le nuove sedi mondialiste

    della FIAT

    L'apolide Marchionne conclude la Sua "Grande Opera"

     

    di Vincenzo Mannello

    approfondimenti di Sergio Basile – Azioni  e Borsa, Limiti e Inganni

    Fiat - Sergio Marchionne

     Amsterdam e Londra – Le nuove sedi FIAT                                                      

    Torino, Amsterdam, Londra di Vincenzo Mannello  Staccata l'ultima gomena che la teneva unita al porto madre italiano, la ex-Fiat, cioè la "nuova Fiat Chrysler Automobiles SCA" è da oggi diretta definitivamente verso il porto di Wall Street e, come vedremo, verso Regno Unito e Olanda.  Al comando dell'unità "ristrutturata" Capitan Sergio Marchionne, apolide canado-svizzero senza patria e fedelissimo – in senso sia materiale che spirituale – del dio "del Profitto". O meglio sarebbe dire: del "dio" profitto. Gli "armatori" Agnelli e gli altri soci americani, piú o meno occulti, hanno scelto Amsterdam e Londra come nuove sedi legali e fiscali dello storico marchio italiano, in nome della "globalizzazione", cioè cantando le lodi del Nuovo Ordine Mondiale!

     L'ossequioso lecchinaggio del Ghota europeista                                             

    A salutare ossequioso la funesta partenza del "mito italiano" (a 48ore – tra l'altro – dallo "struggente discorso" di Luca Cordero di Montezemolo al popolo Ferrari) è comparso tutto il Ghota (maiuscola di demerito) della finanza e della partitocrazia italiana. "Bene, bravo, bis!" questo l'ipocrita coro unanime di saluto. Matteo Renzi, ovviamente, era in prima fila a plaudire il gaudioso evento che già lo stesso aveva osannato indirettamente omaggiando Marchionne a New York. Di seguito tra radio, televisioni e giornali è stato tutto un patetico susseguirsi di celebrazioni da parte di economisti di rango, politologi ed esponenti dei soliti partiti. "Capitan Marchionne ha salvato la Fiat e "garantito" l'occupazione in Italia"! Questa la morale (distorta) della filastrocca cui eco si può ancora udire nei cieli di Torino e dintorni.

    Fiat - Sergio Marchionne

     Nel rispetto della tradizione italiana di Fiat                                                      

    Ma i frutti che in molti fanno finta di non vedere, presto appariranno al sole in tutto il loro "meraviglioso" disgusto. Già in Sicilia, a Termini Imerese, ad esempio, abbiamo gustato un succulento assaggio di tali primizie!  In seguito potranno goderne direttamente gli stessi lavoratori Fiat nel resto dell'Italia, potendo constatare sulla propria pelle cosa vuol dire dipendere in tutto e per tutto da una società "estera": e per giunta americana e guidata da un mercenario. Già! Perché oramai, possiamo dirlo, la (ex) Fiat non ha più nulla da spartire con l'Italia: idem per gli interessi "nazionali", cioè quelli degli europeisti apolidi che obbediscono ai mondialisti padroni della finanza. Gli unici "affari italiani" resteranno quelli legati alla sfera dell'estorsione fiscale ai danni delle famiglie dei contribuenti onesti e non assistiti da nessuno! Parlo, ovviamente, degli interessi afferenti a quei miliardi che nel prossimo futuro Marchionne e soci riusciranno ad estorcere, per gentile concessione del "buon amico" Matteo Renzi, alle famiglie italiane col pretesto di evitare lo smantellamento delle fabbriche dello Stivale, in un alibi perfetto che desterà l'invidia dei migliori romanzieri noir. Questo gioco si! Può davvero dirsi in linea con la più antica ed ortodossa tradizione italiana Fiat!!

     L'epilogo                                                                                                                        

    La Fabbrica Italiana Automobili Torino, nata nel 1899, ha da sempre goduto del sostegno economico di tutti i governi e sotto tutte le bandiere: monarchica, repubblicana e persino di Salò. Centinaia di migliaia di miliardi di vecchie lire – decine di miliardi in euro – sono stati elargiti ai poveri mondialsiti Gianni Agnelli & Co (tra i co-fondatori del Club di Roma) "costo rottamazioni compreso" negli ultimi 115 anni, con "aspirazione" allegra di fondi pubblici pressocché illimitata. Quale storica azienda italica può fregiarsi ad oggi di un trattamento migliore?  Ma soprattutto mi chiedo: alla luce degli ultimi risvolti: cui prodest? Mal viaggio, Capitan Marchionne! A lei ed alla sua disarmante ciurma di mercenari!

    Fiat - Sergio Marchionne

     Borsa – l'amara consolazione di una beffa                                                         

    "Poco male!", penserà qualcuno degli irriducibili ottimisti del web: "a noi – sosterrà il bensante dell'ultim'ora – resterà sempre il provvidenziale sollievo della "Borsa". Ma rispondiamo a costui (o a costoro) evitando battute volgari, con un semplice invito: leggere, studiare ed imparare davvero cosa siano le borse valori, sulla scia del grande insegnamento dell'indimenticato professor Giacinto Auriti.

    Vincenzo Mannello (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

     

    Approfondimento

    di Sergio Basile – FIAT, Azioni  e Borsa, Limiti e Inganni

    Tratto da un articolo di "Qui europa" di Lunedì 28 luglio 2014

    Borsa - Azioni - Giacinto Auriti

     Cos'è davvero l'azione?                                                                                             

    Cos'è l'azione o titolo azionario? Che cosa diventa? Auriti risponde a questi interrogativi fondamentali notando come l'azione non sia altro che un "simbolo nel quale vengono incorporati anche valori monetari che si aggiungono ai valori reali". Una  convenzione che ricorda molto i "simboli-strumento" del passato.

    Borsa - Azioni - Giacinto Auriti

     A chi appartengono i pacchetti azionari? Alle banche!                                  

    Nei secoli le collettività per consuetudine monetaria usarono vari mezzi (oggetti o strumenti) per incorporare i valori monetari: oggetti come conchiglie, pelli, oro, argento erano considerati, per convenzione, simboli nei quali veniva incorporato il potere d'acquisto. Ad un certo punto tali strumenti convenzionali furono sostituiti e surrogati dalle monete… ed infine gli economisti e i fondatori del diritto societario moderno crearono gli strumenti dell'azione e del "pacchetto azionario": strumenti (convenzionali) dotati delle stesse caratteristiche di incorporabilità dei valori monetari. Auriti, in considerazione di ciò si interrogò sulla "bontà", sul funzionamento e sui reali benefi e beneficiari di questo meccanismo. In pratica egli si chiese chi fosse il proprietario "reale" e finale del pacchetto azionario. Questa la conclusione della sottile analisi auritiana: il pacchetto (e la ricchezza reale che esso rappresenta) in ultima istanza finisce nelle mani delle banche, legittimando un irrefrenabile processo di concentrazione delle ricchezze planetarie nelle mani di pochissimi individui che a loro volta governano i gruppi bancari. Si pensi ad esempio allo strapotere della famiglia di banchieri Rothschild: proprietari di gruppi bancari che a loro volta controllano nultinazionali che a loro volta controllano grandi s.p.a., intere nazioni e così via…

    Borsa - Azioni - Giacinto Auriti

     Borsa – un meccanismo anti-concorrenziale                                                   

    Infatti il professor Auriti (vedi video giù in allegato) a supporto di questa tesi notò come le banche fossero diventate le maggiori azioniste di tutte le società quotate in borsa. Quindi il luogo di orientamento e destinazione di tali quote azionarie, chiamato "borsa", non era altro che un sistema (o luogo funzionale agli interessi dell'élite bancaria) ben congegnato all'interno del quale si creava un aumento di valore indotto con il semplice click di un PC al fine di permettere lo spossessamento reale delle ricchezze aziendali e societarie a vantaggio dei "pesci più grossi", che nell'oceano del libero mercato non avevano (e non hanno) alcun problema a divorare i pesci piccoli rappresentati dalle società. Altro che concorrenza dunque! Tutto il contrario! Alla luce di queste osservazioni, dunque, ci si accorge come interi manuali di economia e diritto societario andrebbero letteralmente distrutti e riscritti…(tratto da un articolo di "Qui Europa" del 28 luglio 2014 – vedi qui l'articolo integrale Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa)

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  • La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side of Chocolate

    Sabato, Febbraio 1st/ 2014

     – di C.Alessandro Mauceri 

    Lavoro minorile, schiavismo, diritti dei lavoratori, diritto sindacale, ONU, Consiglio Economico e Sociale, export processing zones, EPZ, Organizzazione Internazionale del Lavoro, FIAT, schavismo, schiavitù, Coca Cola, The Ecologist, The Independent, Philip Morris, Convenzione 138, Apple,  Nokia, Microsoft, XBox, HP,  KYE National Labor Committee, H&M, Benetton,  Inditex, “The dark side of Chocolate”, Miki Mistrati, Nestlè, Barry Callebault, Save the children, Paesi emergenti, multinazionali, C.Alessandro Mauceri

    La Società degli Uomini Invisibili – The Dark Side

    of Chocolate 

    La schiavitù non è stata abolita: essa ha solo cambiato

    nome ed è raddoppiata

    Viaggio nelle città fantasma degli uomini invisibili, nelle 

    periferie delle metropoli e dell'esistenza

    ► Video in Allegato: The Dark Side of Chocolate

     

    di C.Alessandro Mauceri

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     Gli Uomini Invisibili                                                                                                  

    Palermo di C.Alessandro Mauceri –  C’è una notizia che, ormai da alcuni anni, con cadenza quasi costante  occupa le seconde (chissà perché mai non le prime) pagine dei giornali. All’incirca ogni otto/dieci mesi si torna a parlare di sfruttamento del lavoro minorile, di schiavismo, di diritti dei lavoratori soprattutto nei Paesi  sottosviluppati. In realtà l’effetto che hanno queste notizie è quasi nullo. La causa di ciò potrebbe essere il fatto che alla maggior parte della gente pare non importare nulla che parti del proprio cellulare o della propria auto o del proprio vestito siano prodotti costringendo gli operai, spesso bambini o minori, senza alcun diritto sindacale a turni di lavoro massacranti, senza alcuna  garanzia della sicurezza dei processi produttivi e senza alcun giorno di riposo. La verità è che il potere delle organizzazioni dei lavoratori a livello internazionale è praticamente nullo: se nel settore commerciale sono stati sottoscritti decine, anzi centinaia di accordi tra le varie nazioni, a livello di diritti dei lavoratori, poco o niente è stato fatto. Poco importa se in alcuni Paesi la salute dei lavoratori viene tutelata e in altri invece vengono trattati quasi (per usare un eufemismo) come schiavi, senza alcun diritto e senza alcun potere contrattuale. Una volta era la dimensione delle imprese (e quindi il loro mercato di riferimento), oppure la tecnica di lavorazione, che costringeva le aziende a localizzare i propri impianti in un Paese invece che in un altro. Oggi, in un mondo in cui la maggior parte delle merci scambiate viene prodotta da colossi multinazionali il cui mercato di riferimento è l’intero pianeta, la scelta del sito in cui  realizzare i propri impianti produttivi è dettata solo ed esclusivamente da due fattori: 1) la capacità di produrre a costi più bassi; 2) la possibilità di imporre le proprie scelte ai lavoratori e alle amministrazioni locali. A ben vedere è questo il solo e unico motivo che ha permesso alla Cina, all’India e a molti altri Paesi di svilupparsi dal punto di vista economico con trend di crescita spaventosi. E di farlo con il bene placet delle organizzazioni internazionali: l’ONU, con la risoluzione emanata dal Consiglio Economico e Sociale nel 1964, ha definito le “zone industriali di esportazione”, “export processing zones” (EPZ), e ha promosso gli scambi commerciali tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I governi locali hanno fatto lo stesso, favorendo la realizzazione di insediamenti produttivi sul proprio territorio.

     850 EPZ – 27 milioni di anime – Scarsi benefici per i comuni ospitanti    

    Oggi, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel mondo esisterebbero 850 EPZ in cui lavorano circa 27milioni di persone. Eppure ciò non ha prodotto alcun vantaggio né per lavoratori né per gli Stati. Spesso, infatti, grazie a cavilli legali e astuti finanzieri (si pensi al decentramento delle sedi legali, operative e fiscali in tre diversi Paesi preannunciate dalla FIAT), poco o niente degli enormi guadagni delle multinazionali è rimasto nelle casse dell’erario dei comuni che le hanno ospitate. Astuti imprenditori locali chiudono e riaprono le aziende con un altro nome, spesso godendo di agevolazioni fiscali che le rendono ancora più competitive sui mercati internazionali.

     La Schiavitù è stata abolita?                                                                                     

    Sui libri di scuola c’è scritto che la schiavitù è stata abolita. La realtà è ben diversa:  ha solo cambiato nome. I tecnici hanno trovato un nuovo termine per indicare questo stato di cose, lo hanno chiamato “schiavismo” (secondo definizione dell'ONU, la schiavitù è “lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi”). Schiavismo invece sarebbe il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù. In questo modo, il problema è stato ridotto ad un mero studio sociologico e linguistico. A chi importa se nel mondo oltre 21 milioni di lavoratori sono trattati in condizioni peggiori di quelle riservate agli schiavi che venivano portati dall’Africa nei Paesi “evoluti” qualche secolo fa? L’unica vera differenza tra gli schiavi di allora e quelli di oggi è che ora, nella maggior parte dei casi, gli schiavi non vengono trasportati in altri Paesi: vengono schiavizzati nel proprio Paese. Solo in Asia il numero di lavoratori “forzati” supererebbe 11,7 milioni. In Africa sarebbero 3,7 milioni i nuovi schiavi e pochi di meno in America Latina (1,8 milioni). Anche la tanto evoluta Unione Europea vanta un numero di schiavi non indifferente (1,5 milioni) tanti quanto i Paesi dell'Europa centrale e sudorientale e della CSI. E tutto nella più totale indifferenza da parte dei consumatori di quei beni realizzati grazie al lavoro degli schiavi. Quanti di quelli che acquistano prodotti con il marchio Fanta (gruppo Coca Cola), sanno che, come è risultato da un’inchiesta del "The Ecologist" e del "The Independent", nel Mezzogiorno d’Italia la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite, avviene in condizioni di quasi schiavitù. Quanti fumatori sanno che la multinazionale del tabacco Philip Morris (che nel 2010 fu costretta ad una parziale ammissione) utilizza nelle proprie piantagioni bambini di 10 anni, costringendo i lavoratori, dopo aver sequestrato loro i documenti, ad vivere in condizioni di schiavitù.

     "Modello Smartphone"                                                                                              

    Il tutto in barba alla Convenzione 138 dell’OIL che prevede che “l'età minima di ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età prevista per il completamento della scuola dell'obbligo e in ogni caso non deve essere inferiore ai 15 anni”. Quanti di quelli che fanno la coda per acquistare l’ultimo modello di smartphone o che hanno comprato prodotti informatici e consolle per videogiochi sanno che molti componenti di queste aziende provengono dalla cinese KYE accusata dal National Labor Committee di schiavismo per aver reclutato 1000 studenti lavoratori di età inferiore ai 15 anni, e averli costretti a lavorare per 15 ore al giorno, sette giorni su sette. Non è da meno il settore tessile: l’80% della produzione  tessile e dell’abbigliamento che avveniva negli USA e nell’UE oggi è stata “rilocalizzata” (eufemismo, o modo più elegante, per indicare che si sta andando a schiavizzare un Paese) in India o in Paesi poveri, dove i governi non hanno alcun interesse ad effettuare controlli sulle condizioni dei lavoratori e dove il livello di corruzione è enorme. Qui lo sfruttamento e la schiavizzazione sono quasi considerate“normali”. Almeno fino a quando (come nel caso del crollo di una palazzina in Bangladesh) non accadono“incidenti”che provocano la morte di centinaia di lavoratori sfruttati e sottopagati. Solo allora i media scoprono che quelle persone stavano producendo abiti per marchi come H&M, Benetton e Inditex (proprietario di Zara).

    Ther Dark Side of Chocolate - Schiavitù - Schiavismo

     The Dark Side of Chocolate                                                                                     

    Nessuna televisione in Italia ha mandato in onda il documentario “The Dark Side of Chocolate” (Vedi qui ), girato nel 2012, dal giornalista danese Miki Mistrati, che racconta la storia dei bambini schiavi nelle piantagioni ivoriane dove viene prodotto il cacao destinato a molte aziende (diffusi anche del Bel Paese). Stime approssimate per difetto indicavano in 378mila i minori coinvolti. Né Nestlè, né Barry Callebault (che fornisce cioccolato all'artigianato dolciario italiano) hanno mosso un dito per combattere lo sfruttamento minorile nelle piantagioni di cacao. Eppure, già nel 2003, "Save the Children" aveva denunciato che in Costa d'Avorio esisteva un forte sfruttamento dello schiavismo minorile nelle piantagioni di cacao. Sono passati dieci anni, ma, a quanto pare, poco o nulla è cambiato. E la gente ha continuato a consumare il cioccolato proveniente da quelle regioni…. rendendosi in questo modo complice ignara delle atrocità che vi avvengono

     Persi in un bicchiere… di tè                                                                                     

    In Bangladesh, Nepal e India le piantagioni di tè da molti anni utilizzano il lavoro infantile in gran quantità (in Assam il 70% della manodopera) con orari massacranti, paghe minime e ambienti di lavoro spesso letali. Ma quanti, bevendo una tazza di tè, pensano a quanti bambini muoiono ogni anno a causa dei pesticidi utilizzati nelle piantagioni indiane dove lavorano? Qualche tempo fa venne fuori che parte delle somme destinate ad aziende produttrici di armi e armamenti provenivano dai fondi d’investimento gestiti da banche compiacenti. Il tutto, ovviamente, senza che i singoli risparmiatori ne sapessero nulla (alzi la mano chi sa “esattamente” a chi vanno i soldi dei vari fondi d’investimento). In questo modo i singoli cittadini potevano dire di avere la coscienza a posto anche se, in realtà, si erano resi complici, avendole finanziato con i loro risparmi, di guerre e atrocità di ogni genere.

     Un giro in FIAT                                                                                                            

    Quello che avviene nel mondo del lavoro non è diverso. Tutti comprano oggetti e beni di consumo provenienti da tutto il mondo o realizzati con parti provenienti da Paesi come la Cina, l’India e i Paesi emergenti. A volte ci si sorprende del prezzo inverosimilmente basso, ma nessuno di quelli che comprano un cellulare o un vestito pensa che, forse, quell’oggetto è frutto del lavoro di uno schiavo o di un bambino. Nessuno si ferma a pensare com'è stato trattato il lavoratore che lo ha realizzato. Nessuno pensa che quei prodotti (o quelle auto, dato che la FIAT, come dimostrano le sue ultime decisioni, non è da meno) o loro parti vengono prodotti in zone franche di Paesi in via di sviluppo dove sorgono giganteschi agglomerati di fabbriche che lavorano come appaltatrici o sub-appaltatrici di multinazionali incuranti della salute dei lavoratori e dell’impatto sull’ambiente (le conseguenze si stanno manifestando in alcune metropoli cinesi e indiane).

     Schiavitù & Schiavitù – Dal Consumismo alla Moneta-Debito                   

    Forse il 2013 verrà ricordato sui libri di sociologia come l’anno della fine della schiavitù. Gli storici dicono che la schiavitù è stata debellata. La verità, invece, è che oggi la schiavitù – dietro i sorrisi perbenisti, confortanti e rassicuranti che si sprecano nelle pubblicità – non solo esiste, ma anzi il numero degli schiavi è maggiore (è più che raddoppiato) rispetto a quello del periodo del colonialismo. E la situazione non migliorerà. Almeno fino a quando la gente non cesserà di essere schiava del consumismo e diventi cosciente del modo in cui i beni di uso quotidiano sono prodotti. Fino a quando la gente non la smetterà di acquistare oggetti prodotti in questo modo dalle multinazionali e imporrà alle grandi industrie l’adozione e il rispetto (le due cose non sempre coincidono) di norme che tutelino la vita e la salute dei lavoratori. Cosa fare dunque? Un buon inizio sarebbe sicuramente quello di iniziare ad essere meno schiavi della tecnologia… tornando ad occupare meglio il nostro tempo. Magari spegnendo la TV – primo motore di questa macchina diabolica – e tornando ad occuparci più del sociale e della "cosa pubblica"… Scopriremo magari che esistono altre forme addirittura più subdole di schiavitù che annientano interi popoli, come quella del modello usurocratico della moneta-debito: asse portante del "Nuovo Ordine Mondiale".

    di C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2014 Qui Europa)

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     Schiavitù e Schiavismo Contemporaneo – Video e Articoli in Allegato                              
     

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    Mali – Anche l’Italia dei Tecnici scende in campo per una Sporca Guerra d’interesse

    Sabato, 19th Gennaio/ 2012 –  di Maria Laura Barbuto – Mali, Italia in Guerra / Guerra in Mali: anche l'Italia scende in campo! – Una Guerra d'interesse / Esteri / Mali / Francia / Italia / Guerra / Terrorismo islamico / Economia / Interessi economici / Petrolio / Uranio / Hollande / Mali – La Francia Trascina […]

    Cricche Francesi Straricche, Cittadini Francesi in Recessione: Debito al 90%

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    Giovedì,  Aprile 4th/ 2013  – di Sergio Basile e Silvia Laporta – Francia, Unione europea, Ue, Parigi, Roma, Italia, Francois Hollande, Recessione, Colonie Africane, Bruxelles, Francoforte, eurozona, Paesi membri dell'euro zona, Insee, Istituto Nazionale di Statistica Francese, Record, Debito Pubblico, Pierre Moscovici, Colonialismo in Africa, Gerard Depardieu, Napoleone Bonaparte, Italia, Italia capro espiatorio dell'Eurozona    Cricche Francesi […]

    Hollande e la Rivoluzione Francese del Debito e delle Lobby

    Hollande e la Rivoluzione Francese del Debito e delle Lobby

    Lunedì, Ottobre 1st/ 2012 –  di Maria Laura Barbuto –  Europa / Rivoluzione Francese / Lobby / Unione Europea /  Italia / Francia / Grecia / Spagna / Portogallo / Parigi / Crisi / Economia / Tagli / Manovra finanziaria / Legge di Bilancio / Rigore / Austerità / Debito pubblico / Pil / Crescita […]

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    Martedì, Febbraio 21th / 2012  – di Mirella Fuccella – Ue / Agricoltura / Mondo / Sovraffollamento / Risorse / Spreco / De Castro / Egoismo umano / Landgrabbing  E’ corsa all’accaparramento delle terre La condivisione dei beni come unica risposta possibile? Bruxelles – Si calcola che nel 2050 sul pianeta terra saremo in nove […]

    “Land grabbing”: l’inciucio dei potenti che annienta l’Africa – La denuncia di Survival International

    “Land grabbing”: l’inciucio dei potenti che annienta l’Africa – La denuncia di Survival International

    Venerdì, Marzo 23th / 2012 Europa / Africa / Etiopia / Corno d’Africa / Siccità / Carburante / Profitti / Land Grabbing / Morte / Siccità / Fame / Carestia / Denuncia / Survival International  L’Etiopia vende l’Etiopia: l'Europa sta a guardare e pensa ai profitti – "Land grabbing": l'inciucio dei potenti che annienta l'Africa […]

    Grecia – l’altra crisi: quella dell’infanzia

    Grecia – l’altra crisi: quella dell’infanzia

    Venerdì, Aprile 27th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Commissione Europea / Grecia /Atene / Crisi / Minori / Soglia di Povertà / Lavoro Minorile / Esclusione Sociale / Reddito Minino / Unicef / La condizione dell’infanzia in Grecia 2012 / Eapn / Barroso  Grecia: la vera crisi è quella dell’infanzia […]

    Strasburgo: “Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!”

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    Giovedì, Marzo 15th / 2012 Parlamento Europeo / Esteri / Commercio cacao / Lavoro minorile  Strasburgo: "Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!" L'Europarlamento chiede alla Commissione controllo sul mercato del cacao Strasburgo – La Ue, che rappresenta il principale consumatore mondiale di cacao, boccia il lavoro minorile nella filiera […]

    Sudan: a rischio un milione di vite – Appello dell’Eurocamera

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    Martedì, Giugno 19th / 2012   – di Silvia Laporta – Unione Europea / Parlamento Europeo / Bruxelles / Sudan / Sud- Sudan / Guerre Civili / Prima Guerra Civile / Seconda Guerra civile / Accordo di pace / aiuti umanitari / accesso alle frontiere / vittime / profughi / Nazioni Unite / Onu / […]

    Charles Dickens: 200 anni della nascita di uno dei massimi scrittori europei

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    Sabato, Febbraio 9th / 2012 Regno Unito  / Bicentenario / Dickens / Letteratura / Romanzo sociale  Auguri al papà di Oliver Twist: il profeta della crisi sociale dell'era capitalistica Charles Dickens: 200 anni della nascita di uno dei massimi scrittori europei Londra – Duecento anni dalla nascita di Charles Dickens: Carlo e Camilla hanno visitato […]

    Obsolescenza Programmata – Nascita ed Evoluzione della Scienza dell’usa e getta

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    Mercoledì, Aprile 10th / 2013 – L'approfondimento di C.Alessandro Mauceri –  Obsolescenza programmata, Scadenza della garanzia, Edward Filene, prodotti “usa e getta”, Phoebus, Stephan Schridde, Christian Kleissn, Bernard London, deterioramento della qualità, Dupont, Apple, Serge Latuouche, e-waste, Eisenhower, Schridde, Kreiss, Settore dell'abbigliamento, Dupont, Nylon, collant Dupont, Sorbona, Parigi, Teoria della Decrescita Felice, Consumismo, Materialismo, UNEP, Mercati cinesi  […]

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     Potrebbero Interessarti – Schiavitù da Moneta-Debito….                                                    

    Davos – Papa Francesco interviene al World Economic Forum

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    Mercoledì, Gennaio 22th/ 2014 – Redazione Qui Europa –  Giustizia sociale, Davos, World Economic Forum, Mondo, Povertà, Indigenza, Fame nel mondo, Papa Francesco interviene a Davos, Bene comune, migliaia di persone muoiono ogni giorno di fame, Evangelii Gaudium  Davos – Papa Francesco interviene al World Economic Forum Papa Francesco: "Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia […]

    Schiavi Moderni – Nell’era della Moneta di Satana…Un Gioco a Perdere

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    Sabato, Ottobre 5th/ 2013   – Qui Europa – "Schiavi Moderni", di Cosimo Massaro – Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Sovranità Monetaria, Moneta di Satana, Banche centrali, Signoraggio bancario, euro, Gioco a perdere, Sottrazione dei beni ai popoli, Crimini del sistema bancario  Schiavi Moderni – Nell'era della Moneta di Satana… Un Gioco a Perdere Il Video-Documentario […]

    Rubrica – Schiavi Moderni: Dalla Nascita della Moneta all’Inizio della Scalata Bancaria – Prima Parte

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    Lunedì, Luglio 22nd/ 2013   – Qui Europa – Rubrica, "Schiavi Moderni", di Cosimo Massaro – Italiani, Riconquistiamo la Sovranità Monetaria, per  Uscire dalla Crisi-Truffa Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Lira, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, Goethe, Nascita della Moneta, Baratto, Metalli preziosi, Convenzioni Sociali, Conio e Signoraggio, L'Agio del signore, Moneta cartacea e Moneta Digitale, Prima […]

    Rubrica – Schiavi Moderni: L’Era dell’Oro-Carta, dal Golpe Massonico Liberale dei Mille al Brigantaggio – Seconda Parte

    Rubrica – Schiavi Moderni, Seconda Parte: L’Era dell’Oro-Carta, dal Golpe Massonico Liberale dei Mille al Brigantaggio

    Lunedì, Luglio 29th/ 2013   – Qui Europa – Rubrica, "Schiavi Moderni", A Cura di Cosimo Massaro – Italiani, Riconquistiamo la Sovranità Monetaria, per Uscire dalla Crisi-Truffa Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Lira, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, Signoraggio, L'Agio del signore, Risorgimento, Giuseppe Garibaldi, Luigi XIV, Massonieria Inglese, Pio IX, Breccia di Porta Pia, Missione dei Mille, […]

    Rubrica – Schiavi Moderni, Terza Parte – La Profezia di Thomas Jefferson

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    Lunedì, Settembre 23rd/ 2013   – Qui Europa – Rubrica, "Schiavi Moderni", di Cosimo Massaro – Italiani, Riconquistiamo la Sovranità Monetaria, per  Uscire dalla Crisi-Truffa Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Sovranità Monetaria,Richard Nixon, Thomas Jefferson, Adam Weishaupt, Casa Rothschild, Accordi di bretton Woods, Imperialismo Usa, Seconda Guerra Mondiale, Multinazionali e Mercatismo, Dedito Pubblico e facciata Liberal Democratica, […]

    Rubrica – Schiavi Moderni, 4° Capitolo – Golpe Bancario, Divisioni Partitiche e Armi di Distrazione di Massa

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    Lunedì, Settembre 23rd/ 2013   – Qui Europa – Rubrica, "Schiavi Moderni", di Cosimo Massaro – Italiani, Riconquistiamo la Sovranità Monetaria, per  Uscire dalla Crisi-Truffa Schiavi Moderni, Cosimo Massaro, Sergio Basile, Crisi truffa, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, John Kennedy, Golpe bancario dietro l'omicidio Kennedy, depistaggi e manomissioni delle prove, Riportare al Congresso il potere monetario, Federal Reserve Bank Corporation, Federal […]

    Rubrica – Riconquistiamo la Sovranità Monetaria per uscire dalla Crisi-truffa

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    Lunedì, Luglio 8th/ 2013   – Riconquistiamo la Sovranità Popolare della Moneta, di Cosimo Massaro –    Cosimo Massaro, Crisi truffa, Euro, Lira, Giacinto Auriti, Sovranità Monetaria, Proprietà Popolare della Moneta, Banca d'Italia, BCE, Moneta Debito, Interessi da usura, Moneta Debito, La Caduta dell'Ultimo Impero, Schiavi di un Debito Inestinguibile, Antonio Fazio, Carlo Azeglio Ciampi, Induzione al suicidio, […]

    Signoraggio – Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 6: Evoluzione della Truffa e Stati Uniti d’Europa

    Signoraggio – Schiavi di un Debito Illegale, Capitolo 6: Evoluzione della Truffa e Stati Uniti d’Europa

    Venerdì, Febbraio 8th/ 2013 – Redazione Qui Europa – La Truffa Bancaria  / Schiavi di un Debito Illegale – Le Repubbliche Marinare / Truffa Bancaria / Crisi dell'Eurozona / Crisi del 1929 / Federal Reserve Act / FED / Signoraggio Bancario / Rinascimento  / Mercantilismo / Monte dei Paschi di Siena / Casa delle compere / […]

    Dittatura MES – Roma Ancora Schiava di Berlino: pagati 11,4 Mld

    Dittatura MES – Roma Ancora Schiava di Berlino: pagati 11,4 Mld

    Giovedì,  Ottobre 31th/ 2013 – di Sergio Basile – Italia, MES, Fondo Salva Stati Permanente, Schiavitù, Meccanismo Europeo di Stabilità, Berlino, Bund, Titoli di Stato, Pagare on Demand, Nuovi Debiti in Circolazione, Saccomanni, Dittatura Europea  Dittatura MES – Roma Ancora Schiava di Berlino: pagati 11,4 Mld MES – La Guerra "Diversa" che annienta le Nazioni ►MES: l'Italia vessata finanzia la […]

    L’Idolatria del Denaro è la Schiavitù che ci Disumanizza

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    Martedì, Settembre 24th/ 2013 – di Padre Piotr Panzulewicz –   Italia, Padre Piotr Panzulewicz,  Cultura del benessere, Crisi, Idolatria del danaro, status symbol, logica dell'avere, nessuno può servire due padroni, Papa Francesco, amministratori disonesti, idolatria del denaro, gli idoli sono crudeli perché si nutrono di carne umana, moneta debito, diabolici servitori  L'Idolatria del Denaro e la Schiavitù […]

    L’Economia Orribilmente Crudele – Le Attualissime parole di Pio XI

    L’Economia Orribilmente Crudele – Le Attualissime parole di Pio XI

    Sabato, Gennaio 12th/ 2013 – Pio XI, brano tratto da "Quadragesimo Anno" –  Enciclica del 1931 – Associazione Culturale La Torre L'Economia Orribilmente Crudele – Le Attualissime parole di Pio XI / Mondo / Capitalismo / Cattolicesimo / Crisi / Dottrina Sociale / Cristianesimo / Economia / Lavoro / Capitale /   Impegno Cristiano / Politica / Enciclica / […]

    Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Sulle Orme di Francesco. L’Unica Vera Efficace Rivoluzione. Ecco perchè!

    Lunedì, Settembre 30th/ 2013 – di Padre Piotr Panzulewicz, Comunità Francescana, Catanzaro –   Italia, Padre Piotr Panzulewicz,  Cultura del benessere, Crisi, Idolatria del danaro, Papa Francesco, amministratori disonesti, idolatria del denaro, Lazzaro, San Francesco d'Assisi, La Vera Rivoluzione, Moneta Debito, Usurocrazia Internazionale, Moneta Debito, Sacro Cuore, Catanzaro, Libro della Vita, Siria, Medioriente, Stragi di Cristiani, […]

    Non solo Soldi ed Economia – Gratuità, Riconoscenza, Proprietà Popolare della Moneta

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    Giovedì, Settembre 12th/ 2013 – di Padre Piotr Panzulewicz e Sergio Basile –   Roma, Italia, Proprietà Popolare della Moneta, Padre Piotr Panzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Catanzaro Lido, Nel segno della Gratuità, Prima Manifestazione nazionale contro l'Usurocrazia e la criminalità Economica Finanziaria e Giudiziaria, Mignon de Monfort, Pagninus, San Bonaventura, Santa Brigida, San Paolo, Penitenza, Eucarestia, […]

    Bruxelles lancia il Nuovo Gioco on-line per imparare ad essere Schiavi dell’Eurosistema

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    Lunedì, Agosto 5th/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois –  Bruxelles, Francoforte, Eurosistema, Euro, BCE, Top-Flor, Questo non è un Gioco, Pigs, Italia, Spagna, portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro, Nuovo Gioco on-line, Vergogna, Falsità sistemiche, Arrivismo e ambizione, Schiavi dell'Eurosistema, Giovanni Antonio Fois, I Piani verso la Schiavitù Sostanziale, Troika, IMF, FMI, Fondo Monetario Internazionale, Mario Draghi, […]

    Expo 2015: palcoscenico per la Moneta Unica Mondiale?

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    Mercoledì, Gennaio 29th/ 2014 – di Sergio Basile –   Quieuropa, Milano, Bruxelles, Expo di Milano 2015, Commissione Europea, Herman Van Rompuy, Parlamento Europeo, Romano Prodi, Rothschild, Moneta Unica Mondiale, Illuminati, MES, Primavere Arabe, NWO, New World Order, David Rockefeller, Sandro Sassoli, Silvio Berlusconi, Mammona, Dominio Globale, massoneria Internazionale, Orwell 1984, Big Brother e controllo delle masse, […]

    Il Regno delle Banche Sovrane: la Nuova Frontiera ABS, occhio ai Depositi Postati

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    Sabato, Maggio 25th/2013 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Germania, Banca Centrale Europea, ABS, Obbligazioni, Lavoratori, Cassa dei Depositi e Prestiti, Conto Correnti Postali, Interessi, Crisi, Economia, Liquidità, Truffa legalizzata, Debitori, Creditori  Nel Regno delle Banche Sovrane: nuova frontiera ABS. Occhio anche ai Depositi Postali Giù le mani dai […]

    Two pack – Ora l’Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie

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    Sabato, Giugno 1st/ 2013 – di Giovanni Antonio Fois –   Commissione europea, Two Pack, Fondo monetario internazionale, Meccanismo europeo di stabilita', Italia, politiche finanziarie, strozzinaggio internazionale, Unione europea, Bruxelles, sistema bancario internazionale, Equitalia    Two pack – Ora l'Ue potrà imporre anche modifiche alle leggi finanziarie  Nuovi poteri alla Commissione Liberal-Stalinista Le ultime reazioni dopo l'approvazione del […]

    Dittatura 3.0 – L’Italia dei Soviet, dei Commissariamenti e dei Gamberi

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    Venerdì,  Maggio 31st/ 2013  – L'Approfondimento di C. Alessandro Mauceri – Enrico Letta, L.675/1996, Accordi di Schengen, privacy Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, decreto legislativo n.196/2003, Testo unico sulla privacy, direttiva 95/46/CE, tutela dei dati personali, Monti, Dl 201 del 2011, Garante della Privacy, Agenzia delle Entrate, Anagrafe Tributaria, Unione Europea, Ecofin, Michael Noonan, Grande Fratello, […]

    Come la Casta plagia la Popolazione, Convincendola a fare ciò che vuole

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    Mertedì,  Gennaio 14th/ 2013 – di C.Alessandro Mauceri e Sergio Basile – C.Alessandro Mauceri, Qui Europa, Italia, Manipolazione psicologica sociale, Gustave Le Bon, Bernays, Noam Chomsky, tecniche di manipolazione, internazionale comunista, Piano Dullas, Controllo della popolazione, Distruzione delle Nazioni, Psicologia delle folle, guidare e controllare il comportamento della gente, Freud, Crystallizing Public Opinion, nazional-socialisti in Germania, Massachusetts Institute of Technology, New York Times, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, […]

    Italia – Soffocamento della Nazione è Distruzione della sua Memoria

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    Lunedì,  Gennaio 13rd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Circolo Culturale San Francesco, Catanzaro,  Papa Francesco, Nuova Prospettiva, Evangelii Gaudium, Usurocrazia, Crisi di valori, Confronto, Vera Rivoluzione, Memoria, Sant'Agostino, Giovanni Paolo II,  Italia – Il soffocamento del cuore di una nazione è la distruzione della sua memoria. Anche per questo nasce il Circolo San Francesco […]

    Moneta-Debito: Iniziamo l’anno riflettendo sul Grande Inganno

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    Giovedì, Gennaio 9th/ 2014 – di Nicola Arena e Sergio Basile –   Nicola Arena, Sergio Basile, Quieuropa, Sete di Giustizia, Professor Giacinto Auriti, Moneta Debito, Aristotele, Spread, Debito Pubblico, Sistema Target 2, Fed, Bce, Diritto d'informazione, moneta come strumento di misura del valore, Presidente Nixon, Bretton Woods, Louis Even, Storia del naufrago, Credito Sociale, Banca d'Italia […]

    L’Importanza di leggere bene i segni dei tempi

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    Venerdì,  Novembre 22nd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  – Padre Piotr, Convento Sacro Cuore, Circolo Culturale San Francesco, Vittime Sardegna, Calabria, Segni dei tempi, Apocalisse, Piano di dominio mondiale, Corruzione, Disastri, Speranza, Discvernimento  L'Importanza di leggere bene i segni dei tempi Malgrado le apparenze il mondo non sprofonda dell'abisso del nulla Eventi apocalittici – Giornata di Lutto […]

    Una Pedagogia Rivoluzionaria: da Debitori a Dispensatori di Credito

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    Venerdì,  Novembre 8th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz  e Sergio Basile – Italia, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Gratuità, Figli del mondo, Mondialsmo, Figli della luce, Disonestà è dimenticare la grazia, In Dio non vi sono crisi finanziarie, Da Debitori a Dispensatori di credito, Debitore nei confronti di Dio, Ogni atto di […]

    La Fine dell’Era della Grande Usura – La Proprietà Popolare della Moneta

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    Sabato, Novembre 2nd/ 2013  – di Nicola Arena, Venezia – Rubrica: Sete di Sovranità e Giustizia – Giacinto Auriti,  Sete di Sovranità e Giustizia, Nicola Arena, Venezia, Bretton Wood, Falso in Bilancio, Moneta Debito, BCE, Banca, Valore indotto della moneta, Fine dell'Era della grande usura, lincoln, Valore frutto di una elaborazione mentale, Falsa verità oggettiva […]

    Euro, Signoraggio e Bankitalia – Ammissione di una Truffa

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    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – Redazione "Qui Europa" e "Associazione Culturale la Torre" – Signoraggio Bancario, Italia, Roma, Bankitalia, Banca d'Italia, Debiti Fittizi, Francoforte, bruxelles, Banca Centrale Europea, Ammissione di una truffa, Associazione Culturale la Torre, Redazione  Qui Europa, Truffa bancaria, Cipro, Caso Norvegia, Schiavi di un Debito illegale  Euro, Signoraggio e Bankitalia. Ammissione di una truffa – […]

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    Venerdì, Settembre 7th/ 2012 – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / […]

  • Italia – La scure del Rating sul Gruppo Fiat, ma anche Berlino suona l’Allarme Rosso

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    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Eurozona / Italia / Germania / Der Spiegel / Agenzie di rating / Declassamenti Fiat / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Attacco all'Italia / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Sergio Marchionne / Fiat / Commissione europea / Accordi di libero scambio / Livello pre crisi / Giappone / Corea / Crisi dell'auto / Ripresa dell'auto nel 2018 / Panorama / Michele Boldrin / Ester Faia / Dante Roscini / Acea / Associazione dei Costruttori Europei / Harvard University / Reaganomics / Ronald Reagan / Concentrazionin industriali / Licenziamenti / Spese di Natale / Regali di Natale / Confindustria / Fiom / Sindacati  

    Italia – La scure del Rating sul Gruppo Fiat

    Da Bruxelles, Marchionne punta il dito sull'Ue

    Recessione settore auto – Ora anche Berlino suona

    l'allarme. L'achtung del "Der Spiegel"

    Bruxelles, Roma, Torino, Berlino – In questi giorni si è tornato a parlare di rating, e di questi tempi si sà, nessuno vorrebbe essere oggetto delle "sue" attenzioni. Ne sa qualcosa  l'Ad Fiat, Sergio Marchionne, che c'ha dovuto fare nuovamente i conti  lo scorso 10 ottobre, quando Moody's ha abbassato il rating di Fiat da Ba2 a Ba3, con outlook negativo, ed ha anche minacciato ulteriori tagli: sulla "bocciatura" graverebbero il calo della domanda di auto italiane e l'aumento della concorrenza in Brasile. Ma l'Ad Fiat non si è mostrato affatto sorpreso, e parlando a Bruxelles nelle veste di presidente di Acea (Associazione dei Costruttori Europei) ha definito "la valutazione di Moody's comprensibile rispetto alle difficoltà del mercato italiano", ma ha subito puntualizzato che ciò "non riflette la solidità finanziaria del gruppo".

     Il monito di Marchionne contro il liberista Barroso e l'Ue 

    Al contrario Marchionne ha puntato il dito contro l'Unione europea che, a suo avviso, deve "smetterla di firmare accordi di libero scambio" (pensiamo a quelli siglati con la Corea del Sud e da siglare col Giappone), e ha poi continuato sostenendo che bisogna evitare che ogni paese si muova da solo, e che al contrario occorre "un'azione coordinata a livello dell'Ue per ristrutturare il settore". Il panorama, comunque, resta desolante, visto che l'altra celeberrima (e plurindagata) agenzia, S&P, stima che la vendita di nuove auto nell'Ue non tornerà ai livelli pre-crisi prima del 2018.

     Ripresa – Il balletto dei numeri del mercato auto 

    E così, mentre Marchionne ammette di vedere nero anche per il 2013, sale pure la tensione negli stabilimenti italiani del gruppo, ormai quasi privi di prospettive per il futuro (la prossima settimana è previsto il faccia a faccia tra Marchionne e i sindacati, Fiom esclusa). Ma se, come abbiamo detto, nessuno vuole essere oggetto delle attenzioni del rating, l'atteggiamento cambia nei riguardi di parole come "crescita" o "ripresa". Basti pensare semplicemente all'innegabile "eccesso di fiducia" con cui il ministero dell'Economia prevede, per il periodo 2014-2015 una crescita rispettivamente del +1,1 e +1,3%. Ed allora via con il toto-ripresa: il governo la stima nel primo trimeste 2013, l'Fmi di Christine Lagarde forse nel 2014;  Confindustria (un pò più pessimista) solo nel 2015.

     Il "momento opportuno" 

    Ma ad essere pessimisti sono comprensibilmente in tanti. Solo il governo italiano, i "sapienti tecnici" continuano a buttare fumo negli occhi dei cittadini. E pensare che Mario Monti, come qualcuno dei nostri lettori ricorderà, parlavo impropriamente di crescita e di "uscita dal tunnel" già fin dalla scorsa primavera a Pechino. Ma si sà, i tecnici non pagheranno per alcun tipo di menzogna. Perchè? Semplice, nessuno li ha mai eletti! Al momento opportuno, quando gli ultimi saldi saranno finiti (magari Eni, Enel, Finmeccanica e la stessa Fiat) e la ricchezza nazionale spoliata per sempre (il lavoro di intere generazioni di Italiani) basterà salutare, ringraziare e sbattere il portone di Palazzo Chigi. Un giochetto semplicissimo, specie se si può cntarre sul pieno appoggio dei media di bandiera (ribattezzato da "Qui Europa" con l'espressione "media di regime" da quasi un anno a questa parte) e dei carrozzoni politici: vedi PD, PDL e UDC tra tutti.

     Recessione – L'allerta di Panorama e del mondo accademico 

    Giusto per fare un esempio "Panorama" ha riportato il parere a riguardo di tre importanti professori di economia, operanti in illustri università internazionali: secondo, ad esempio, Michele Boldrin, già il solo "fermarsi" – fermare la spirale recessiva – nel 2014 sarebbe una ripresa; un'altra economista, Ester Faia,  si domanda invece se troppo ottimismo non finisca per essere dannoso, rallentando le riforme; ed infine Dante Roscini, secondo il quale "una vera ripresa in Europa e in Italia non arriverà nel 2013 e con buona probabilità neanche nel 2014".

     Sotto gli occhi di tutti, anche dei tedeschi 

    Ma di certo non bisogna insegnare alla Harvard University per condividere queste tesi. Basta analizzare – per chi capisce, anche un pizzico, di economia – i fondamentali del nostro assetto economico oggi: una recessione galoppante che per contro non conosce prospettive di investimento. E senza investimenti produttivi, si sà, il moltiplicatpore economico non può funzionare, ed all'orizzonte non si possono che presagire nuovi licenziamenti per migliaia di dipendenti. D'altra parte l'allarme rosso sta salendo anche in Germania, anche nei ricchi e floridi land, dove finora la crisi è stata davvero poco avvertita, anche se i fantasmi della decrescita aleggiano sul plumbeo cielo di Berlino da mesi. Senza la domanda interna sostenuta da paesi come l'Italia, infatti, la stessa produzione delle industrie tedesche non può che scemare, fino ad annullarsi. Terreno fertile, anzi fertilissimo, per la speculazione delle grandi lobby industriali e bancarie, (specie statunitensi ed asiatiche) che in tal modo potranno fare spese grosse – acquisti di Natale – a prezzi da super saldi. Ciò che si chiama concentrazione della ricchezza nelle mani di una mera élite. Un pò cio che avvenne negli anni Ottanta negli Usa con la distruttiva Reaganomics di Ronald Reagan, ma innalzato alla massima potenza. Pertanto, visto questo comprensibile scetticismo, non stupisce affatto se addirittura in Germania, il perno industriale del Continente, il settimanale "Der Spiegel" titoli: "Achtung Inflation!" 

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Lunedì, Settembre 17th/ 2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Silvia Laporta e Sergio Basile – Bersani/ Renzi / Pd / Casini/ Berlusconi/ tecnocrati/ crisi economica/ festa del Pd / Reggio emilia/ tasse/ austerity/ stipendi dimezzati/ banche/ unione europea/ governo dei banchieri/ finanzieri/ Pdl/ Udc / Capo dello Stato / Mes/ Alcoa / Sardegna / Giampaolo […]

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    Sabato, Settembre 15th/ 2012 – Sergio Basile –  Parlamento europeo / Commissione europea / Strasburgo / Plenaria / Andor / Barroso / Sciopero / Diritto allo sciopero /  Limitazione del diritto allo sciopero / Parlamenti Nazionali / Italia / Mario Monti / Casta italiana / Articolo 18 / Statuto dei Lavoratori  Strasburgo: Bocciato tra i […]

    No Jobs For Europe

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    Martedì, Settembre 11th/ 2012 – di Mario Luongo – Bruxelles / Roma / Conferenza Jobs for Europe / Pacchetto occupazione / Risultati Semestre Europeo 2012 / Mercato del lavoro in Europa / Ocse / Disoccupazione / Povertà ed esclusione sociale / Josè Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Christopher Pissarides / Riforma Fornero / […]

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    Lunedì, Settembre 10th/  2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile – Italia / Roma / Bari / Cernobbio / Palazzo Chigi / Intervento / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Fiera del Levante / Golpe / Colpo di stato Speculazione / Rovina dell'Italia / / Crescita / Menzogne / Recessione / Disoccupazione / Accise statali […]

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    Martedì, Settembre 4th/ 2012  – di Sergio Basile e Vincenzo Folino –  Ue / Bce / Berlino / Roma / Bruxelles / Angela Merkel / Mario Draghi / Mario Monti / Finlandia / Unione Bancaria / Esm / Scudo Anti-Spread / Acquisto titoli di Stato /  Covered Bond / Rating / Moody's / Lehman Brothers / Kere […]

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    Lunedì, Settembre 3rd/ 2012  – L'Editoriale del Lunedì –  Ue / Francia / Francoise Hollande / Consiglio Ue / MES / Tour Eiffel / Calo di popolarità / Austerity / Le Figaro / Ipsos / Crisi Eurozona / Nicolas Sarkozy / Bohémienne / Parigi / Eliseo / Los Angeles Times / Merkozy / Angela Merkel […]

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    Venerdì, Agosto 31th/ 2012 – di Sergio Basile – Europa / Unione europea / Eurozona / Euro / Hans Magnus Enzensberger / L'Espresso / Romano Prodi / Mario Monti / Mario Draghi / Angela Merkel / Signorotti / Padroni dell'Europa / Neo-colonialismo / Imperialismo Usa / Adolf Hitler / Barack Obama / Ronald Reagan / […]

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    Lunedì, Agosto 13th/ 2012  – di Sergio Basile – Italia / Iperliberismo / Mario Monti / Svendita del Paese / Patrimonio Pubblico Nazionale / Maurizio Bianconi / Angelino Alfano / Ronald Reagan / Reaganomics / Castelli / Speculazione / Banche / Goldman Sachs / Setta / Pensionati / Palazzi nobiliari italiani / Fronte comune / […]

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     Giovedì, Agosto 9th/  2012  – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta – Crisi / Debito pubblico / Roma / Bruxelles / Berlino / Londra / Referendum anti Ue / Washington / Unione Europea / Germania / Regno Unito / Italia / Corriere della Sera / Giuliano Amato / Franco Bassanini / Costituzione tedesca / Mes […]

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    Domenica, Luglio 5th/ 2012 – di Sergio Basile – Italia / Roma / Francoforte / Crisi Eurozona / Spending Review / Europa / Propaganda imperislistica / Austerity / Mercati / Mario monti / Mario Draghi / Tagli lineari / BCE / Lettera / Berlusconi / Bersani / Casini / Rutelli / Vendola / Montezemolo / […]

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    Sabato, Maggio 5th/ 2012 – Di Sergio Basile – Italia / Crisi Ue / Ministro degli Esteri / Giulio Terzi / Diritti / Democrazia / Soprusi / Dittatura / Libertà / Compressione delle libertà umane / Famiglia / infanzia / Ruolo della donna / Minoranze etniche / esodati / Precarietà / Ruolo di madre / […]

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

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    Mercoledì, Aprile 18th / 2012 – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile – Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi […]

     

  • Ue, il Falso Dogma del Bilancio e le Ricette di Kohl e Soros

    Ue, il Falso Dogma del Bilancio e le Ricette di Kohl e Soros

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012

    – di Max Cittadino e Sergio Basile –

    Unione europea / Eurozona / Bruxelles / Strasburgo / Francoforte / Berlino / Germania / Euro / Helmut Kohl / George Soros / Fiat / Fabbrica Italia / CFR / Council on Foreign Relations / Ceca / Sme/ Mec / Europa austroungarica / Novecento / Economia dello spread / Anton Cechov / Unione bancaria / Bilancio / Matematica / Adam Smith / Lavoro produttivo / Lavoro improduttico / Globalizzazione / Disoccupazione 

    Unione europea – Il Falso dogma laico del

    Bilancio e le ricette di Kohl e Soros 

    Ecco perchè siamo allo sbando: l'economia è

    programmazione del futuro

    I saggi insegnamenti di Cechov, Smith e Galbraith e 

    l'arte della mistificazione dei "Padroni dell'Europa"

    Bruxelles, Strasburgo, Francoforte, Berlino, Washington –  Nelle scorse ore hanno fatto molto discutere (nel bene e nel male) le dichiarazioni di Helmut Kohl, ex Cancelliere tedesco ed ex-leader del partito dell'Unione Cristiano Democratica, e George Soros, economista e magnate della finanza d'origine ungherese, ma naturalizzato statunitense, nonché membro del Consiglio di amministrazione del CFR (Council on Foreign Relations) discussa associazione "privata" Usa, costituita da uomini d'affari e leader politici che "studiano" (spesso orientano) i problemi mondiali, "promuovendo" le linee strategiche della politica estera di Washington. Due personaggi, dunque – lo diciamo per i nostri lettori più giovani – di primo piano nel panorama internazionale in campo geopolitico ed economico. 

     Le improvvide ricette di Kohl e Soros 

    Secondo Kohl vista l'attuale rullino di marcia del progetto Ue e dell'Eurozona, per uscire dall'impasse "O si europeizza la Germania, o si germanizza l'Europa". Più o meno analogo il concetto espresso da Soros, secondo il quale "la Germania deve guidare l'Europa o uscire dall'Europa". Concetti questi che se interrelati e sintetizzati ci danno l'idea di un continente euro-centrico destinato ad essere irrimediabilmente governato da una sorta di Paese egemone solidale: la Germania, per l'appunto! Ma questa rigidità ideologica di due statisti del calibro di Kohl e Soros peccano a nostro modesto parere di due elementi: innanziatutto l'Europa dei Trattati di Roma del 1957, ma anche l'Ue di trent'anni fa – quella cioè della CECA, dello SME (Sistema Monetario) e del MEC (Mercato Comune) – funzionava proprio in relazione al suo ideale e considerevole grado si flessibilità. L'euro era ancora lontano, e con esso i suoi rigidi e liberticidi accidenti: vedi "Sistema – germanocentrico – Target 2" (vedi gli allegati). E d'altra parte pare ormai palese il fatto che l'Europa, la frastagliata e multiforme Europa, mal si presti per dati oggettivi – ma anche per storia e tradizioni – ad essere sagomata sulla base dello stampo rigido e circolare della moneta unica. Durante il Novecento (agli inizi del secolo) qualcuno tentò invano di compiere esperimenti analoghi; di creare cioè un'Europa austroungarica (i cosiddetti Stati Uniti d'Austria). Ma  i tentativi intrapresi falliroro – provvidenzialmente – tutti. Ora, certo, i nomi sono diversi, ma il conceto non cambia. Cambiano i protagonisti (la tecnocrazia Ue), le comparse (i politici complici), i pretesti (il debito e la recessione), la moneta (l'euro al posto della corona)  ed i luoghi geografici (Bruxelles, Strasburgo, Francoforte e Berlino al posto di Vienna) di questo tentativo (per ora subdolamente riuscito) di accentramento totalitaristico di tocquaviliana memoria.

     Ecco perchè siamo allo sbando: l'Economia è "programmazione del Futuro" 

    In tal contesto, mentre l'Ue si appresta a realizzare l'Unione bancaria dietro il nulla osta dell'Europarlamento di Strasburgo, d'altro canto ormai si è diffusa presso l'opinione pubblica europea la certezza matematica sul fatto che dal rispetto dei tanto invocati vincoli di bilancio e della dittatoriale austerity imposta ai Paesi dell'Eurozona in difficoltà non ci possa essere alcuna crescita. Dunque i fatti inoppugnabili ed inequivocabili dimostrano il contrario di quanto viene abilmente scritto e detto quotidianamente sui TG nazionali e sulle prime pagine dei giornali. E questo perchè da economisti qual siamo – nel nostro piccolo – sappiamo benissimo che l’economia non è solo fatta di freddi calcoli, ma è soprattutto previsione e programmazione del futuro

     Il falso dogma laico del "Bilancio" 

    La disoccupazione in Europa aumenta giorno dopo giorno (ormai non lavorano perchè disoccupati o licenziati circa 55 milioni di  cittadini dell'Unione) e si apre una spirale pericolosissima perchè si segue solo il bilancio, dimenticando che il bilancio in effetti non esiste, non può esistere se non esiste l'azienda. Ma questo da quanto sappiamo, non esiste. Non può esistere se non esiste l’azienda!  Allora come appreso dai libri di economia, in questi casi non si può che ripartire puntando e rilanciando i  consumi, visto che ormai la domanda è ai minimi storici e che la gente comune – che mediamente non capisce nulla di bilanci e macroeconomia – vede quale unico parametro di riferimento i sacrifici che fa  per soddisfare quello che è diventato ormai un dogma laico,una verita assoluta fondata sul nulla, perchè – ripetiamo – il bilancio e gli equilibri economici si fondano su solide basi, ma in questo carozzone chiamato "Europa" esse scricchiolano e stanno incollate l'una all'altra solo per forza di inerzia. Di che bilanci si parla se si lascia andare in rovina quella che è la base, il motore da cui parte tutta l’economia? Di che parliamo se si lascia allo sbando la famiglia? Una famiglia per di più tempestata e vessate dalle tasse più fantasiose ed assurde, per un fine – tra l'altro – completamente estraneo a qualsivoglia dinamica produttiva ed economica in senso stretto: la speculazione. Si lavora e si "stenta" per oleare l'infernale macchina della speculazione.  E ciò sulla base di un pretesto estraneo (il debito pubblico) ingenerato ad arte da altri. In base a quale logica giuridica o prettamente ideologica la famiglia è chiamata oggi a pagare le colpe di cinici ed immorali strateghi che oltretutto non rischiano nulla, perchè giocano con giocattoli non loro?

     Schiavi a vita! 

    Ma assodato ciò, a questo punto la vera domanda è: in questo euro-festival delle astrazioni, fino a quando continueremo ad essere cavie per esperimenti di menti raffinatissime? A giudicare dalle premesse di "Fiscal Compact" e "Fondo Salva (Ammazza) Stati Permanente" (MES o ESM) per sempre!

     Europa unita? Un falso Mito, ce lo dice Cechov 

    Certo, chi parla (specie i giornalisti economici che ormai si limitano a ricamare su falsi ed ingannevoli copioni scritti da altri, nei malcelati retrobottega di lobbies bancarie travestite da istituzioni comunitarie) dovrebbe stare tra la gente per capire la realtà e non fare insulse astrazionidi comodo. Si parla di Europa unita come di un "Mito sacro ed eterno"; di euro come di un misterioso salvatore oscuro delle ex-patrie nazionali (?) scordando troppo rapidamente che vi sono ancora difficoltà addirittura per l’unità economica di un paese come l’Italia, oggi ancor di più spaccato in due tronconi dalla crisi indotta.  Il grande Anton Cechov diceva che "si parlava di umanita in generale per trascurare l’uomo in particolare". Paradigma ideale della realtà odierna: si parla di grandi progetti, di futuro, di "Stati Uniti d'Europa" ma senza le basi civiche e morali; si parla di magnifiche e progressive sorti, dimenticando (volontariamente) che le persone vere non sono calcoli falliti, visto i risultati, ma sono realtà. 

     … ce lo dice Smith 

    Ma in questa disserzione ci viene incontro anche l'economia reale a-dogmatica: il vero problema che hanno insegnato i piu illustri economisti come Adam Smith, non e quello di fare i conti quotidiani con lo Spread (questo, infatti, come deduciamo dagli scritti di Galbraith, è un altro colossale inganno, una truffa vera!). Smith ha insegnato a generazioni di studenti di economia  che si deve ragionare sul lavoro produttivio, non su quello improduttivo. Prima che di spread – concetto astratto – si deve parlare di occupazione. Prima di unità politica, economica e bancaria, di unità nel benessere diffuso dei popoli e dei contribuenti che con il loro sudore e le loro cospicue rimesse mantengono in piedi i ciclopici edifici di Bruxelles e Strasburgo. Noi non possiamo essere legati a delle stime, dunque, ma evidentemente si deve puntare sulla produzione; si deve repentinamente ed obbligatoriamente attivare un ciclo virtuoso tra  occupazione, produzione e consumi.

     L'arte della mistificazione 

    Il lavoro degli economisti e dei giornalisti economici è diventato invece quello di "provare a giustificare" le azioni sconsiderate dei nuovi padroni dell'Europa, con scritti contraddittori e prove verbali in TV, in una sorta di cieca sequela di ricette stilate dai banchieri privati della Bce: gli stessi che hanno preparato la strada al golpe italiano di Mario Monti e Giorgio Napolitano.  

     … ce lo dice la Matematica, questa è la via del Caos! 

    D'altronde anche in matematica puristi della materia come Capelli, Mc Lourin, Taylor e via dicendo, ci insegnano che troppi calcoli portano alla confusione anche se vi sono gli algoritmi, ed inoltre troppi calcoli congetturali, se accostati ed interrelati portano inequivocabilmente al caos. Si il caos "ragionato": il nuovo dittatoriale paradigma di un'Ue data dalla "sommatoria" di macerie di sistemi fallimentari tipo quello liberista, che ha portato alla globalizzazione di un sistema senza regole che prima vuole, esige libertà di agire e poi ricorre allo stato ed ai cittadini, chiamati apagare sulla loro pelle le scelte di altri. Questa è la dura e cruda realtà! Non le stime, i bilanci. E poi di cosa? Di che cosa ragioniamo, che calcoli facciamo se mancano i numeri, non vi è la base. Qui si tratta solo di lavoro improduttivo come diceva Smith, ma la produttività è altro; è l'ingegno e la capacità – nella libertà, e non nel libertinaggio irrazionale – di produrre beni e mettere i cittadini in condizione di acquistarli in un'ottica di reciprocità. Questo è il punto! Non  le chiacchiere di un "Nuovo Leviatano" chiamato "Stati Uniti d'Europa"; né tantomeno le complici ed interessate chiacchiere, cui eco giungono a noi d'oltreoceano, da Wall Street e Washington. Non le chiacchiere, ma quello che succede fra la gente!

    Max Cittadino, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Fiat: ‘Fabbrica Italia’ diventa ‘Ciao Italia’

    Fiat: ‘Fabbrica Italia’ diventa ‘Ciao Italia’

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012

    – di Mario Luongo –

    Fiat / Fabbrica Italia / Sergio Marchionne / John Jacob Elkann / Mario Monti / Corrado Passera / Consob / Diego Della Valle / Crisi del settore auto / Sostegni del governo / Spot Fabbrica Italia / Critiche Fiat 

    Fabbrica Italia: il Progetto che (non) c'è 

    Agnelli-Elkann-Marchionne: tipi da Spot a

    stelle e strisce

    I 20 miliardi del progetto Fiat saranno sfoltiti, non

    si comprendono né tempi né dinamiche del piano:

    "Fabbrica Italia" diventa "Ciao Italia"!

    Roma, Torino – Ricordate lo spot del progetto Fabbrica Italia? È di un paio di anni fa. Nel video c’è un padre che tiene in braccio il suo bambino neonato e, per farlo addormentare gli parla. Gli racconta di “questo piano industriale” che ora non può interessargli, ma riguarda anche il suo futuro, e quello dell’Italia in generale. Perché “in cinque anni raddoppia la produzione di veicoli in Italia e aumenta l’esportazione…anche in America. Raddoppia la produzione, raddoppiano le possibilità”Sulle note rilassanti di un pianoforte la scena di chiude sul papà che in macchina (una cinquecento per la precisione) sistema il figlioletto e lo guarda sorridente, con la scritta finale “Un cammino da fare tutti insieme per rendere gli Italiani di domani migliori di quelli di oggi”. Lo spot è carino, la musica anche, la voce narrante è calda e rassicurante, il pargolo è dolce. Il problema è che non si capisce dove si vuole andare a parare. Uno spot ben studiato e girato per un progetto che aldilà del nome e della sua mission, vuole lasciare il messaggio “La Fiat raddoppierà la produzione nei prossimi cinque anni”. E c’era bisogno di una confezione così? Non bastava una conferenza stampa?

     "Fabbrica Italia" – Dallo Spot allo Stop 

    Ma comunque, andando anche oltre lo spot in sé e il messaggio, la questione è che, a conti fatti, il progetto Fabbrica Italia rimane un mistero, una cosa annunciata e non ancora realizzata, ma nemmeno progettata. La curiosità è sorta a molti, soprattutto alla Consob che tra Aprile 2010 ed Ottobre 2011 ha mandato alla Fiat , dice Marchionne, “una raffica di richieste, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e tecnici su Fabbrica Italia”. Richieste più che legittime, sottolinea la Consob, ma che hanno portato all’esasperazione (sempre parole di Marchionne) i dirigenti Fiat che, poverini, il 13 Settembre scorso  hanno comunicato il ritiro del progetto, con l’indicazione che il nome "Fabbrica Italia" non sarebbe più stato usato e le informazioni su tempi e costi non sarebbero state fornite.

     L’attacco di Della Valle 

    Nelle scorse ore è dilagato il botta e risposta che ha riaperto le polemiche sulla Fiat: dalla Bocconi di Milano, dove stava tenendo una conferenza, Diego Della Valle, patron di Tod’s, ha attaccaco con dure critiche l’A.d. Marchionne ed i vertici definendoli come “improvvisati, chiacchieroni, beccati con le mani nella marmellata”. Quest’ultimo epiteto si spiega con il fatto che Della Valle accusa gli Agnelli e la Fiat di aver intenzione di lasciare l’Italia da tempo e per questo “hanno fatto lavorare più il loro uffici stampa che i reparti di progettazione”.

     La sfoltita… dei "sogni" Fiat 

    Ora, che la Fiat non sia in una fase florida dal punto di vista delle vendite e delle innovazioni, non è un segreto. Va detto, però, che la crisi economica del settore si riflette a livello mondiale e non tutti gli stati sono pronti a dare robusti rinforzi all’industria automobilistica. Se in USA ,l’intervento di Obama è stato importante – e non solo per i dollari stanziati – non si può dire altrettanto dell’Italia di Mario Monti, per questo Marchionne tra un frecciata e l’altra con Della Valle, ha chiesto al governo di “fare la sua parte per rimuovere le zavorre che stanno ancorando il nostro Paese al passato”. E con il governo, nelle persone di Monti e Passera – come riportato da "Qui Europa" – si è incontrata la Fiat, nelle persone di Marchionne e John Elkann, sabato pomeriggio,  per parlare del problema. Il risultato  è stato – come visto – molto deludente: nonostante la crisi economica del settore delle auto – ed in particolare della Fiat, l’azienda non ha però aperto alla speranza (fornendo dati e numeri concreti) gli orizzonti chiusi di migliaia di operai sull'orlo del baratro, limitandosi a fare altre promesse, altri slogan sull'intenzione (ipotetica) di non lasciare l’Italia, e di "restare". Ma non si sa come e dove! C'è qualcuno che ipotizza la permanenza di marchionne ormai limitata a qualche bagno estivo. Una cosa per ora è certa: i venti miliardi di euro previsti per il progetto saranno tagliati, sfoltiti, diminuiti, così come l’entità stessa del progetto che non si sa a questo punto davvero come chiamare. E ciò proprio quando gli investimenti avrebbero dovuto avere una provvidenziale e decisa impennata.

     Il beffardo spot di un dilemma svelato 

    Questo forse vorrà dire meno operai, meno produzione, meno auto vendute, più contratti capestro, meno sedi. Speriamo di no, ma a questo punto la matematica non è più un'opinione, A questo punto la domanda sorge spontanea da capo : ma c’era davvero bisogno di quello spot?

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Crisi FIAT – Un Vertice dei Miracoli, Inconcludente

    Lunedì, Settembre 24th/ 2012

    – di Sergio Basile –

     Italia / FIAT / Torino / Roma /  Sergio Marchionne / Mario Monti / Crisi / Chiusura stabilimenti italiani / FIOM / Sindacati / Piano Fabbrica Italia / Chrysler /  Casini / Bersani / Polonia / Brasile / Serbia / Ammortizzatori sociali / Bugie mediatiche / SKY TG 24 / Stefano Fassina / Barack Obama / Bonanni / Antonio Di Pietro intervento su Facebook / Gianni Fava / Tav in Val Di Susa / Isolamento della Fiom / Spaccamento del fronte sindacale / Crescita della Crysler negli Usa 

    FIAT – Un vertice dei miracoli inconcludente 

    A,B,C e le ipocrite repliche dei sostenitori del

    recessivo Fiscal Compact

    Resta spaccato il fronte sindacale mentre Marchionne 

    non presenta alcun piano di sviluppo. Solo altre 

    promesse per l'Ad Fiat

    Intanto Chrysler Vola negli Usa grazie agli incentiti di 

    Obama ed all'impegno di Marchionne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c'era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo Stato, senza una prospettiva sicura". Nelle scorse ore, all'indomani di un incontro piuttosto inconcludente tra i vertici del Lingotto e il premier Mario Monti, sul "Caso Fiat", questo è stato il commento del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Ma, in effetti,  col senno di poi, dubbi e perplessità sono stati espressi anche dal collega Fassina e da tutti i leader della maggioranza.

     Fassina-Bersani: la politica del Gatto e della Volpe 

    "Dati alla mano – continua Bersani – una prospettiva sicura non sembra poter esser più garantita dalla sola Fiat. Credo che ci vorranno anche altri e urgenti incontri con i protagonisti del settore auto: componentistica, reti commerciali, e organizzazioni sindacali. E' sull'intero settore – dichiara Bersani – che ci giochiamo un pezzo dell'avvenire del Paese". E lo dice forse dimenticando che – sempre dati alla mano – il Paese probabilmente ce lo siamo già giocati a tarallucci e vino, prima dell'estate, grazie all'approvazione da parte della maggioranza e dello stesso Pd, dei recessivi ed illusori "Fiscal Compact" e del "Fondo Salva Stati Permanente" (Meccanismo Europeo di Stabilità – MES) ratificato da Mario Monti nel Consigio europeo di fine Giugno. La stessa inconsistente e vuota eco di Bersani è risuonata nelle parole (di circostanza) del collega di partito Stefano Fassina, secondo il quale  "la Fiat, nonostante i proclami di Fabbrica Italia già irrealistici nel 2010, intende affrontare passivamente un mercato in profondo e strutturale mutamento con conseguenze negative per l'azienda, per i lavoratori e per il tessuto produttivo nazionale".

     Alfano il "Fiduciario"e Casini il "Fedelissimo" 

    Sull'altro fronte, quello "berlusconiano" della maggioranza e delle fiducie indiscusse (ben 37) al governo Monti, non è tardata la replica del segretario del Pdl, Angelino Alfano, "E' certamente positivo l'avvio di un percorso condiviso tra Fiat e Governo nel corso del quale dovrà essere protetto il reddito dei lavoratori. In quest'ottica, pensiamo necessaria e possibile la conservazione di tutti i siti produttivi (…) – ha continuato Alfano – il governo dovrà però individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Fiat. Tuttavia – conclude – sono tendenzialmente contrario ad altri incentivi. Non mi sento rassicurato ma preoccupato". Da sky TG24 anche Pieferdinando Casini ha voluto dire la sua sul sulla crisi Fiat. "La Fiat adempia agli impegni che aveva preannunciato. Questa è serietà! – ha sbottato il leader dell'Udc – Non si può chiedere ai politici e riservarsi parti in commedia. Lo Stato ha fatto bene ad aiutare, abbiamo già dato, ora dia la Fiat". Sempre nell'intervista a Sky, tuttavia, il centrista aveva dichiarato un momento prima come era impossibile pensare al futuro politico italiano senza fare il nome di Mario Monti. Poichè a suo dire, in Italia, non esisterebbero personalità poitiche in grado di surrogare il suo lavoro e degni del suo spessore. Un clamoroso autogol anche per lo stesso "ruolo politico" dello stesso Casini, che evidentemente non si sente all'altezza! Che dite? Ma insomma – la domanda è d'obbligo – al netto delle bugie mediatiche, e delle dichiarazioni d'amore incondizionato, chi ci ha mandato in recessione, caro Casini?

     Ambiguità – Le Colpe della Recessione e il Debito Fittizio   

    Come analizzare tali dichiarazioni? Beh, una cosa è certa: vi è una contrattizione di fondo che le lega. Un comune ed evidente filo conduttore: tutti i leader del celeberrimo trio montiano "A,B,C" sembrano, infatti, spaventati a morte dallo spettro della recessione che ora si abbatte violento e impietoso sulla più famosa azienda italiana, e su migliaia di dipendenti impiegati in tutta la filiera dell'auto, ma lo fanno soltanto ora, a giochi fatti! Come dimenticare, d'altronde, le dure contestazioni riservate proprio al responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, solo pochi giorni orsono dinnanzi al Ministero dello Sviluppo Economico dai dipendenti dell'Alcoa? Davvero non si può! Gli attuali e "coscienziosi" grilli parlanti della politica ammoniscono il "pinocchio Marchionne" soltanto ora, dopo aver aiutato il "governo Lucignolo" a mandare in recessione il Paese. E a pro di che? Per fingere di ripagare un debito pubblico autorigenerantesi ed inestinguibile, se non in virtù della restituzione al popolo italiano della propria sovranità monetaria: loro rubata dai banchieri privati grazie a squallide e meschine leggi e decreti che hanno favorito, dal 92 ad oggi, (Vedi decreto Carli-Amato del 92) la privatizzazione della Banca d'Italia a tutto vantaggio della "privata" BCE

     La posizione della Lega in Italia ed Europa e le PMI  

    In questo ipocrita contesto, francamente un pò più realistiche ci sono apparse le dichiarazioni di Gianni Fava – responsabile per l'economia della Lega Nord (unico partito, bisogna dargliene atto, ad essersi opposto tramite i propri europarlamentari, a Bruxelles e Strasburgo, alle strane e deleterie misure rigoriste di Fiscal Compact e MES – che ha reso noto come "la Lega Nord si opporrà ad eventuali incentivi dati ad hoc per la Fiat; se sono necessari ad aiutare le imprese, come crediamo – ha aggiunto Fava – allora bisogna darli a tutte, in particolar modo alle piccole e medie imprese, locomotiva dell'economia del nostro Paese, che stanno vivendo un gravissimo momento di crisi senza mai ricevere, a differenza della Fiat, aiuti di Stato". 

     La solita farsa! 

    Molto dura anche la posizione del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che dalla propria pagina FaceBook ha scritto testualmente: "ieri l'A.d. Fiat, Sergio Marchionne, e il presidente del Consiglio, Mario Monti, hanno messo in scena la solita farsa. Invece di continuare a rimandare la soluzione – ha scrito di Pietro –  il governo avrebbe dovuto porre a Marchionne delle domande precise che noi dell'Italia dei Valori facciamo da almeno due anni e che ribadiamo ancora una volta: quando la Fiat – domanda da FB, Di Pietro – ha intenzione di fare gli investimenti, quali sono i modelli innovativi, dove intende produrli?". In effetti non una parola è emersa dall'atteso faccia a faccia su tempi e sui modi con i quali la Fiat targata Marchionne intenderà investire in Italia, e sull'impegno reale dei fondi pubblici (20 miliardi di euro) avuti da mamma Italia. Per ora – è bene ribadirlo – solo un miliardo di euro è stato speso in tal direzione!

     Sindacati – Il Bonanni che ti aspetti! 

    Più (ingiustificatamente) disteso e speranzoso è stato il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale "In Italia sappiamo fare tantissime cose, dall'auto, alla moda e all'alimentare, dobbiamo entrare nella logica che lavorare in questi settori sono punti di Pil. Credo però – e qui Bonanni forse avrebbe fatto meglio a tacere! – che non ci sia questa consapevolezza, altrimenti non ci sarebbero casi di gioco al massacro autolesionisti come su Fiat, Ilva e Val di Susa che fanno stare al palo l'Italia. (…) L'incontro tra la Fiat e il governo – ha poi continuato il sindacalista – é stato certamente un fatto positivo, ma ora la Fiat deve incontrare anche i sindacati che si sono assunti le proprie responsabilità per gli investimenti peraltro già realizzati di Pomigliano e Grugliasco. Noi – aggiunge – vogliamo una verifica puntuale con Marchionne sui futuri piani di investimento della Fiat in Italia. I gufi – dichiara infine – sono stati smentiti. Marchionne ha confermato che la Fiat non andrà via dall'Italia ma punterà nei prossimi mesi sull'export in attesa che si riprenda il mercato interno. Ma si sà, dalle parole ai fatti – proverbialmente – c'è di mezzo il famoso ed immenso mare! E poi non va dimenticato che Bonanni è stato uno degli artefici del noto e discussoo isolamento della FIOM, che ha sancito un grave spaccamento del fronte sindale, a svantaggio delle politiche unitarie di difesa degli operai Fiat, e non solo.

     L'amara realtà al netto delle chiacchiere  

    A ben vedere, da parte nostra, quella emersa ieri da Roma ha tanto il sapore di una presa di posizione piuttosto umoristica ed inconcludente. Una sorta di presa per i fondelli all'italiana (per comprenderci) vista  l'assoluta latitanza di un piano progettuale d'investimento per il presente o per il prossimo futuro del Lingotto! Che fine faranno dunque i restanti 19 miliardi di euro che Sergio Marchionne avrebbe dovuto fin da subito investire nel Paese? Come si può pensare di risollevare il settore, se come noto gli investimenti fatti in un comparto produttivo danno frutti solo a distanza di 2/3 anni? Come si può pretendere di "raccogliee" i frutti se non si è provvedutto a "seminare"? Prospettive utopistiche ed alquanto aleatorie agli orizzonti del sodalizio Fiat-Italia, dunque! E' questa l'amara realtà al netto delle chiacchiere.

     Il Felice trend della Chrysler e l'impegno di Marchionne negli Usa 

    E ciò mentre la Chrysler, negli Usa, vola sull'onda degli investimenti realizzati oltreoceano ed in paesi "off-shore" (vedi Polonia, Serbia, Brasile e Argentina, dove il costo del lavoro è nettamente inferiore a quello italiano) dallo stesso Marchionne con i con i dollari donati da Barack Obama, e malgrado il periodo non felice nel quale versa l'intero comparto produttivo statunitense, caratterizzato da bassa produttività per certi versi assimilabile ed equiparabile a quella italiana. D'altronde non va dimenticato che gli Usa sono il secondo Paese al mondo per livello di Debito Pubblico, dopo il Giappone, che guida la classifica con circa 8000 miliardi di euro di debito: lo stesso delle imprese private francesi! 

     La partita aperta sul fronte sindacale 

    Nei prossimi giorni, dunque – per tornare in italia – molto si giocherà sul fronte sindacale ed in relazione ad un eventuale ma difficile rinsaldamento del fronte apertosi tra i due blocchi: Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic, da una parte e Fiom-Cgil, dall'altra. Vedremo come andrà a fine questa disarmante telenovelas, questa fiction sempre più internazionale, e poco nazionale.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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