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  • Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: la Commissione non indagò sugli aiuti di stato ad Alitalia

    Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: la Commissione non indagò sugli aiuti di stato ad Alitalia

    Giovedì, Maggio 16th/ 2013

    – Comunicato Stampa di Ryanair –

     Ryan Air, Italia, Alitalia, Corte Europea, Commissione europea, Libera concorrenza, aiuti illegittimi, Aiuti di stato, Compagnia di bandiera, Robin Kiely, Corte Generale dell'Unione europea, Indagini 

    Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: 

    la Commissione non indagò sugli aiuti 

    di stato ad Alitalia 

    Robin Kiely: "aiuti ad Alitalia anticoncorrenziali. La

    Commissione indaghi e chieda ad Alitalia di

    restituire il maltolto!"

     

    Comunicato Stampa – Ryanair

    Ryanair - European Court - Alitalia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Libera concorrenza e aiuti ad Alitalia – Il parere della Corte Europea      

    Bruxelles, Roma – Ryanair, la più grande compagnia aerea in Italia, oggi (16 maggio) ha accolto con favore la decisione della Corte Europea che conferma che la Commissione Europea ha mancato nell’indagare sugli “Aiuti di Stato” garantiti ad Alitalia. Ryanair aveva inizialmente notificato gli “Aiuti di Stato” a favore di Alitalia alla Commissione Europea nel giugno 2006. Tuttavia, la Commissione ha mancato nell’agire e Ryanair è stata lasciata senza altra alternativa se non portare il caso davanti alle Corti Europee. La decisione di oggi riconferma la decisione del 2011 della Corte Generale dell’Unione Europea, la quale aveva parimenti deliberato che la Commissione aveva mancato nel suo compito di indagare sugli “Aiuti di Stato”.  

     Lo sfogo di Robin Kiely, Direttore della Comunicazione Ryanair            

    Robin Kiely di Ryanair ha dichiarato: “Diamo il benvenuto alla decisione di oggi della Corte di Giustizia Europea che  conferma la decisione della Corte Generale dell’Unione Europea secondo cui la Commissione Europea ha mancato nell’indagare sui ripetuti “Aiuti di Stato” ad Alitalia, che hanno nuociuto alla concorrenza in Europa e sostenuto una compagnia di bandiera ad alto costo in via di fallimento a danno dei passeggeri europei. Non vediamo l’ora che la Commissione indaghi definitivamente su questi ripetuti “Aiuti di Stato” e chieda ad Alitalia di restituire immediatamente il denaro dei contribuenti che ha illegalmente ricevuto.

     La realtà Ryanair  – Un pò di cifre                                                                         

    Ryanair è l’unico vettore ultra low cost in Europa e la più grande compagnia aerea in Italia, con più di 1.500 voli giornalieri (oltre 500.000 all’anno) da 57 basi, su 1.500 rotte a tariffe basse che collegano 180 destinazioni in 29 paesi, e opera con una flotta di 305 nuovi Boeing 737-800. Ryanair ha recentemente annunciato ordini per ulteriori 175 nuovi aeromobili Boeing, in consegna tra il 2014 e il 2018.  Ryanair conta attualmente un organico di oltre 8.500 professionisti altamente qualificati, trasporterà quest’anno più di 80 milioni di passeggeri  e vanta un record di 28 anni di sicurezza.

    Comunicato Stampa – Ryanair 

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  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • L’Italia non rispetta i diritti umani

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Venerdì, Maggio 4th / 2012

    Unione europea / Italia / Diritti / Corte europea / Carceri / Giustizia lenta / Sovraffollamento  / Record di ricorsi / Amnistie / Irragionevole durata dei procedimenti / Credibilità internazionale / Durata dei procedimenti / Inefficienze sistematiche / Sovraffollamento delle carceri / Credibilità internazionale / Margine di valutazione nazionale / Riforma del sistema giustizia / Mirella Fuccella / Qui Europa  

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Una valanga di ricorsi intasano la Corte europea

    Strasburgo – Il presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, il giudice britannico Nicolas Bratza, tiene periodicamente alcune visite presso ciascuno dei quarantasette Paesi del Consiglio d’Europa. Ieri è toccato all'Italia. Non si è trattato certo di una ispezione, ma gli incontri che il presidente della Corte europea ha tenuto ieri in Italia con il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia sono stati l’occasione per chiarire alcuni punti critici. L’Italia ha molti conti in sospeso rispetto all’obbligo di protezione dei diritti e delle libertà assicurati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In primo luogo vi è la questione dell’inefficienza del nostro sistema giudiziario, con le sue complesse norme procedurali, l’uso che viene fatto delle risorse a disposizione, l’incidenza dell’imponente avvocatura italiana.

      "Irragionevole" durata dei procedimenti  e  inefficienze sistematiche  

    Da quasi trent’anni la Corte segnala il grave problema, condannando l’Italia per la continua violazione del diritto alla ragionevole durata dei procedimenti. Non solo tali condanne cadono nel vuoto, ma addirittura da qualche tempo l’Italia compie nuove violazioni, ritardando il pagamento delle somme che le Corti di appello assegnano ai ricorrenti per riparare la violazione del loro diritto. Un altro grave problema riguarda le condizioni dei detenuti, che per il sovraffollamento delle carceri sono spesso tali da poter essere definite come “trattamento inumano e degradante”.

      Questione di credibilità  

    Sono temi ormai improrogabili, che danneggiano anche la credibilità internazionale del nostro Paese. Già il governo precedente aveva dato luogo a forti proteste da parte del Consiglio d’Europa, per aver ignorato le disposizioni della Corte di non espellere alcune persone in Tunisia, dove sarebbero state esposte a rischio di torture. Si trattava di condannati in Italia per "presunte" attività di sostegno a "presunte" reti terroristiche, ma il divieto di tortura garantisce tutti ed è inderogabile. Tali violazioni commesse dall’Italia sono passate da noi quasi inosservate, ma in ambito europeo hanno leso fortemente la reputazione dell’Italia.

      "Inflazione" da ricorsi   

    I ricorsi provenienti dal nostro Paese superano la cifra di 50.000 all’anno. Tutto questo schiaccia le strutture della Corte, causando un forte ritardo nelle decisioni. Il Regno Unito, dunque, spingeva perché si inserisse nella Convenzione una disposizione che obbligasse la Corte a riconoscere agli Stati un largo margine di valutazione nazionale nell’adempiere gli obblighi. Qui però si parla di diritti inderogabili, come la libertà personale, il divieto di tortura o di trattamenti degradanti. Il tentativo del regno Unito, dunque, – per fortuna – non è andato in porto. Sarà ancora compito della Corte elaborare la propria giurisprudenza in merito, senza cedere agli interessi dei governi a danno della protezione dei singoli. Ci auguriamo che tutto questo porti finalmente ad una seria riforma del sistema giudiziario italiano, studiata in modo da rendere finalmente più “umani” i tempi della giustizia: di certo una parte del sovraffollamento delle carceri è dovuto proprio alla presenza di un gran numero di detenuti in attesa di giudizio. La vera soluzione al problema, infatti, non possono essere le periodiche amnistie, che spesso mettono in libertà indistintamente innocenti e colpevoli.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    Unione Europea / Corte Europea / Consiglio d’Europa / Convenzione europea /Strasburgo / Brighton / Diritti umani / Libertà fondamentali / Regno Unito / Riforme /

    Diritti dell’uomo: l’Ue invoca le riforme

    Domani vertice a Brighton. L'Ue chiede “maggiore impegno

    nazionale per garantire rispetto delle norme

    Strasburgo –  La tutela dei diritti umani è una priorità fondamentale per l’Unione Europea che chiede ai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa di trovare, da oggi fino a venerdì prossimo, un accordo determinate per le riforme necessarie in questo ambito, volte a difendere le libertà fondamentali e ad alleggerire il carico di lavoro della Corte Europea attraverso un maggiore impegno dei singoli Stati membri. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che ha istituito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, ancora oggi, un motivo di grande vanto per l’Unione Europea ed il Regno Unito, che attualmente ricopre la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, lo sottolinea fermamente ricordando come essa ha influito sul rispetto delle leggi europee e come continua ad incidere, attualmente, in situazioni drammatiche come quelle vissute dalla Siria e dalla Libia. Ma se le intenzioni sono positive e creano speranza, dall’altra parte è anche vero che sono circa 150.000 i casi presentati alla Corte di Strasburgo che rivelano un ritardo medio di 5 anni e che rimangono spesso irrisolti.

      Il vertice di Brighton  

    La Corte chiede una maggiore partecipazione da parte di tutti gli Stati membri ed un consapevole riconoscimento delle responsabilità: maggiore impegno a livello nazionale che, proiettato sullo scacchiere internazionale, eviterebbe pressioni eccessive per l’organismo europeo che, da parte sua, dovrebbe rifiutare casi che risultano adeguatamente trattati dai singoli stati, nel pieno rispetto della Convenzione. Riforme, dunque, che dovrebbero prevedere la creazione di istituzioni nazionali a garanzia del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo: questo il progetto ipotizzato dal Regno Unito che nella persona del Ministro della Giustizia, invita tutti i rappresentanti dei 47 Stati a trovare un accordo sulle riforme nel vertice di domani, che sarà tenuto a Brighton. Speriamo che non siano solo belle parole e che, per come abbiamo riportato noi di Qui Europa in articoli precedenti (Vedi caso Limonov), gli interessi economici e politici dell’Unione Europea non siano più forti ed importanti degli interessi dei cittadini e del rispetto dei loro diritti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Venerdì, Aprile 13th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Corte Europea / Riforma giudiziaria / Record europeo sentenze inapplicate / Lentezza processi / Risarcimenti / Michele Vietti / Roberta Angelilli / Parlamento europeo 

    Corte Europea – Italia:

    primato per inadempienze

    2500 sentenze inapplicate e ritardi nei risarcimenti.  

    Necessita una riforma giudiziaria.

     

    Roma–  Per la lentezza dei processi ed il notevole ritardo nei risarcimenti, l’Italia risulta il paese europeo più inadempiente per quanto riguarda il rispetto delle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo.  Il nostro paese, rispetto agli altri Stati europei che hanno fatto registrare un notevole miglioramento, dal 2010 al 2011, è stato “bocciato” per cattiva condotta dal Consiglio di Strasburgo: quest’anno più 2500 sentenze non sono state eseguite, tra le quali alcune riguardanti le espulsioni, ed i risarcimenti nei confronti di cittadini che hanno fatto ricorso alla Corte Europea sono addirittura aumentati, passando dai 6 milioni e mezzo del 2010 agli 8 milioni e mezzo del 2011. Le condanne nei confronti dell’Italia trovano un denominatore comune nella assenza di una riforma giudiziaria che sia adeguata ed efficiente e che riesca a ridurre i numeri delle sentenze inapplicate e dei risarcimenti dovuti dallo Stato ai cittadini cui sono stati violati i diritti umani.

      Il primato  

    Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, sollecita il Parlamento “a prendere di petto questa situazione visti i dati preoccupanti, e di questo passo – aggiunge – la situazione potrebbe avvitarsi su se stessa in modo inevitabile”. Dello stesso avviso è la vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, che afferma che “L’Italia non può ignorare l’ennesimo richiamo del Consiglio d’Europa”. Nella classifica dei peggiori, secondo i dati riportati da “Libero”, quindi, la nostra penisola è al primo posto, seguita dalla Turchia con 1780 sentenze inapplicate, dalla Russia con poco più di 1000 sentenze e ancora da Polonia e Ucraina. In conclusione, possiamo dire che anche noi abbiamo i nostri primati, il peccato è che siano sempre negativi.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il monito del’Ue all’Italia: “Basta ai respingimenti!” – In 13 anni oltre 17.000 morti

    Il monito del’Ue all’Italia: “Basta ai respingimenti!” – In 13 anni oltre 17.000 morti

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    Italia / Unione Europea /Consiglio d’Europa / Corte Europea / Immigrazione / Respingimenti / Vittime / Profughi /  Caso Hirsi / Italia /Libia / Francia / Spagna / Cipro / Nato / Fortress Europe / Ricciardi /    Strink / Hein 

    Il monito del'Ue all'Italia: "Basta ai respingimenti!" 

    In 13 anni 17.738 morti nel Mediterraneo

    Italia colpevole per caso Hirsi: 63 le vittime.

    Il Cir: “Favoriamo ingressi regolari”

    Roma, Bruxelles – Tentano il tutto per tutto per sfuggire a violenze, persecuzioni e guerre: attraversano il mare per raggiungere l’Europa, seppur in modo illegale, e spesso pagano il pericoloso viaggio con la propria vita. Immigrati clandestini che scappano dai propri  paesi per cercare ed ottenere protezione presso altri Stati, spesso respinti senza neanche avere la possibilità di veder riconosciuto il proprio diritto di chiedere asilo nell’Unione Europea. E’ così il Mediterraneo si trasforma in un campo di battaglia: dal 1998 fino ad agosto 2011, secondo le stime rese note da Fortress Europe, sono state 17.738 le vittime del mare e,  solo nell’ultimo anno, 2000 persone tra donne, uomini e bambini sono morte nello Stretto di Sicilia. I controlli rafforzati ed estesi anche ad altri Paesi hanno fatto sì che, nel 2011, il 90% degli immigrati entrasse in Europa in modo irregolare e che la maggior parte di essi vedesse calpestati i propri diritti.

      Le violazioni dell'Italia   

    Violazioni che rendono protagonista anche l’Italia per il cosiddetto “Caso Hirsi”: la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il nostro paese, respingendo i migranti verso la Libia nel marzo 2011, ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, ancor più grave, il principio secondo il quale è vietato rimpatriare immigrati che nei paesi d’origine potrebbero subire trattamenti disumani o persecuzioni. 63 le vittime della tragedia avvenuta nel marzo scorso: “Ci assumiamo la responsabilità di questo” ha dichiarato il Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Andrea Ricciardi, a seguito di quanto è stato scritto nel rapporto del Consiglio d’Europa, presentato ieri a Bruxelles, che contiene l’accusa nei confronti della nostra penisola di non aver coordinato i soccorsi, essendo stato il primo Paese ad aver ricevuto la chiamata di aiuto. “Siamo davanti a fallimenti e responsabilità collettive” afferma la relatrice del rapporto, l’olandese Tineke Strink , che punta il dito anche contro la Nato, quel giorno presente nel Mediterraneo con navi ed elicotteri, e contro singoli paesi come Italia, Spagna, Cipro e Francia che navigavano o sorvolavano a poca distanza dal barcone alla deriva e “l’ipotesi più probabile – continua l’olandese – è che tutti sapessero e che tutti abbiano voltato gli occhi da un’altra parte per non doversi accollare la responsabilità di dare rifugio ai migranti”.

      Le Proposte  dell'Europa  

    In merito al cimitero sottomarino in cui si è trasformato il Mediterraneo, il Centro Italiano per i Rifugiati, ieri, alla Camera dei Deputati, ha fatto sentire la propria voce chiedendo soluzioni legali per gli l’ingresso degli immigrati nei paesi dell’Unione Europea e ha ricordato, attraverso il proprio presidente, Sabino Pezzotta, che “l’accesso alla protezione è un diritto umano”.  Il direttore del Cir, Cristopher Hein, si è detto soddisfatto del lavoro svolto parallelamente a quello del Parlamento Europeo che, per la prima volta, adotta un programma  sul reinsediamento degli immigrati, mentre il Consiglio d’Europa condanna l’atteggiamento italiano che ha causato la morte di 63 profughi. L’entrata in vigore del programma è prevista per il 2013 ed esso  stabilisce che l’Unione Europea disponga un contributo di 6.000 a persona per tutti gli Stati che si impegneranno a trasferire i rifugiati, in modo totalmente regolare, verso lo Stato membro sulle base di quote annuali messe a disposizione dai singoli governi. Quote stabilite da 13 Stati, ma non dall’Italia e – secondo Hein – “sarebbe opportuno che il nostro Paese disponga un programma di reinsediamento e ne dia notizia entro il primo maggio per poter beneficiare del contributo europeo dell’anno prossimo”. Augurandoci che non accadano mai più tragedie simili, simbolicamente gettiamo un fiore nel Mediterraneo per tutte le anime che esso custodisce.

    Maria Laura Barbuto(Copyright © 2012 Qui Europa)