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  • I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:  in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro: in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    Giovedì, Settembre 6th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurobarometro / Bruxelles / Perplessità / Sondaggi / Giulietto Chiesa / Osservatorio Nazionale Indipendente / Qui Europa / Parlamento europeo / Elezioni europee / Atene / Madrid / Lisbona / Dublino / Roma / Helsinki / Berlino / Francoforte / Parigi / Calabria / Ateneo Magna Graecia / Convegno / Crisi economica e sociale dell'Ue / Disoccupazione / Recessione 

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:

    in Europa oltre 55 milioni di disoccupati

    ma l'europeismo secondo Bruxelles

    "sarebbe in ascesa"

    Le palesi incongruenze di Bruxelles e la controanalisi

    dei dati sulla crisi dell'Osservatorio Indipendente

    "Qui Europa" in Calabria

    Qualcosa non torna!

    Bruxelles, Roma, Catanzaro  –  Alla riapertuta degli uffici dell'Ue, tra le altre incombenze sospese sulla testa dei funzionari della Commissione europea, protesi con ogni mezzo a cercar di mantenere a galla  una nave chiamata Eurozona, ridotta ormai ad una impresentabile bagnarola  che fa acqua da tutte le parti, pare sia anche tempo di analisi e sondaggi. La notizia del giorno è dunque quella relativa ai risultati elaborati da Eurobarometro sui valori degli indici di gradimento degli Europei, in merito al complesso delle istituzioni comunitarie. Tali stime confermerebbero tuttavia un fatto alquanto curioso, per non dire paradossale. Un dato che ci lascia a dir poco perplessi:  il giudizio medio dell'opinione pubblica, dei Paesi Ue, oggi sarebbe migliore rispetto a nove mesi fa. Ma com'è mai possibile? Infatti ci chiediamo, se – e non è un mistero – la disoccupazione in Europa ha falciato oggi oltre 55 milioni di cittadini, come fa il gradimento degli europei a non seguire o almeno a rispecchiarsi in tale trend? Davvero strano! Secondo il centro studi ufficiale di statistiche di Bruxelles – ospitato presso la Commissione europea – nello specifico, la maggior parte degli intervistati avrebbe asserito che "il Parlamento europeo è oggi una delle istituzioni che meglio rappresenta l'Unione europea e vuole votare alle elezioni europee in quanto è uno dei modi migliori per far sentire la propria voce".

     Un europeismo in ascesa? 

    L'immagine dell'Ue – sempre a detta di Eurobarometro – sarebbe dunque migliorata agli occhi del 40% degli intervistati: il 9% in più rispetto allo scorso novembre.  E questo, malgrado il dilagare della recessione in praticamente tutto il Vecchio Continente (ad eccezione dei Paesi Ue che non aderirono all'euro e della Norvegia: Paese che ha conservato saggiamente una Banca Nazionale autonoma e non privatizzata). D'altra parte, ciò, vorrebbe dire in fondo che la stragrande maggioranza degli Europei – evidentemente – guarda l'Unione con sospetto e delusione. Dato – il primo – dunque sbandierato probabilmente con troppa enfasi dalla Commissione di Bruxelles e da Eurobarometro – o male interpretato – ma in fondo davvero curioso, soprattutto se rapportato a ciò che sta accadendo in Europa, ed al tenore delle nutrite proteste che dilagano da mesi da Atene e Madrid, da Lisbona a Dublino, passando per Roma, Helsinki ed Amsterdam. Oggi, perfino a Berlino, Francoforte e Parigi (città appartenenti a Paesi toccati in maniera meno evidente dalla crisi) c'è chi sbuffa pesantemente e storce il naso. 

     L'Ue, è una cosa positiva? 

    La maggioranza assoluta ed oltre (53%) delle persone intervistate avrebbe sostenuto – sempre a detta di Eurobarometro – che l'Ue "è una cosa positiva". "Molte persone – si legge nel comunicato del centro di statistiche – invece non sono ancora consapevoli del fatto che le loro opinioni possano contare agli occhi dell' Unione europea".  Certo, senza voler mettere palesemente in dubbio i dati – pur se in parte paradossali ed incredibili – palesati dall'Osservatorio di Bruxelles, bisogna anche considerare che la lettura dei sondaggi spesso non tiene conto delle modalità e dei contesti globali nei quali maturano le risposte e vengono presentate le domande.  Perciò, ovviamente restano sempre dati da non enfatizzare e assolutizzare. Anche perché visti i disastri che ci circondano, non sarebbe propri il caso! 

     Il ruolo del Parlamento Europeo 

    Il 57% degli intervistati – secondo Bruxelles – avrebbe poi sostenuto che "votare alle prossime elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento è il modo migliore per coinvolgerli". Solo un quarto degli intervistati sarebbero però a conoscenza del fatto che tali elezioni si terranno fra due anni. Anche se evidentemente non tutti gli intervistati sono a conoscenza del fatto che l'Europarlamento non sia un organo legislativo, ma bensì prettamente consultivo e propositivo, e quindi capace di incidere limitatamente sulle politiche poste in essere dal Consiglio europeo (costituito dai 27, presto 28, leader Ue) e dall'organo esecutico dell'Unione, la stessa Commissione europea (organo, come noto, costituito da soggetti nominati dal Parlamento e non eletti democraticamente).

     Lotta alla Disoccupazione e Immobilismo Ue  

    Ma il dato più interessante ci sembra quello secondo il quale – per il 72% degli intervistati – "la creazione di posti di lavoro e la lotta alla disoccupazione devono essere per l'Unione europea le priorità per combattere la crisi". Certo sapere che il rating (elevato da "semplice ipotesi" e da "semplice parere non vincolante" al rango di diktat o legge: ed oggi curiosamente decisivo per la definizione del livello di interessi passivi da pagare alla speculazione bancaria) che di questa crisi è il motore e l'alibi (proprio grazie al  complice disinteresse delle istituzioni comunitarie) non ci trova assolutamente daccordo con l'analisi di Eurobarometro e della Commissione Barroso. Sapere, infatti, che da mesi le istituzioni Ue  stanno a guardare senza bandire e delegittimare le "indagate" e "conflittuali" agenzie di rating statunitensi, diventate d'un colpo più importanti e decisive dei popoli e degli stessi stati "sovrani" o "ex-sovrani, non può lasciarci né indifferenti, né sereni.

     L'Analisi dell'Osservatorio Indipendente "Qui Europa" in Calabria  

    D'altronde, da un'analisi fatta dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" in Calabria (tra le regioni europee più colpite dalla crisi) nella  scorsa primavera, (Marzo, Aprile e Maggio 2012) presso dieci istituti di scuola secondaria supeririore e presso l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro (cui è seguito un convegno dal titolo: "La Crisi Economica e Sociale dell'Ue, Analisi e Prospettive" che ha visto tra i tanti ospiti di rilievo, anche il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa) su un campione di circa 2000 studenti, è emersa una realtà ben diversa da quella dipinta – col sostegno dei dati raccolti dai funzionari di Bruxelles – dall'Osservatorio della Commissione europea, Eurobarometro. Contrariamente da quanto sostenuto da Bruxelles, infatti, l'euroscetticismo in Europa, a nostro parere – ed a parere dei soggetti intervistati in decine di pubblici confronti e audizioni – è in netto aumento!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Decreto sul Lavoro: Passera accelera la riforma d’intesa con l’Ue e la Casta

    Decreto sul Lavoro: Passera accelera la riforma d’intesa con l’Ue e la Casta

    Martedi, Giugno 19th / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Decreto Sviluppo / Decreto Lavoro / Corrado Passera / Assisi / meeting internazionale economia / Parlamento / Unione Europea / sviluppo sostenibile / crisi / lavoro / economia / Project Bond / Grecia / Atene / Italia / Banche / Eurozona / Qui Europa / disoccupazione / povertà 

    Decreto sul Lavoro: Passera accelera la

    riforma d'intesa con la tecnocrazia Ue

    Tutti i dati confutano Monti, Passera e la Fornero

    smontano i facili entusiasmi dei tecnici

    Ma la casta approva il lavoro dei tecnocrati

    Corrado Passera soddisfatto per i progressi fatti – Il plauso della casta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Assisi, Roma – Nel corso del meeting internazionale di economia, tenutosi ieri ad Assisi, il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, è sembrato abbastanza  – anzi troppo – ottimista. La riforma sul lavoro, d'altra parte, è già in cantiere: una volta approvata dal Parlamento – d'intesa con Bersani, Alfano e Casini – ci sarebbero tutti i presupposti perché possa essere presentata all’appuntamento europeo: un’occasione – sostiene Passera – per muoversi non solo in direzione del “rigore” – come fatto fin ora – ma anche in direzione  “crescita”, facendo passi avanti nella ripresa economica del Paese. Il ministro ha quindi sbandierato ai quattro venti la sua "decisa volontà" di voler puntare sul lavoro: dare degli incentivi importanti facendo capo allo sviluppo economico sostenibile, prendendo gli errori del passato ad esempio, in modo da non reiterarli nel futuro. Anche se francamente ormai è chiaro che "rigore" e "crescita" sono due aggettivi tra loro incompatibili, anzi del tutto contrari.

      Entusiasta? E di cosa?  

    Sul tema sviluppo il ministro si è dimostrato egualmente soddisfatto: Nel decreto ci sono stimoli sull’economia – ha dichiarato – ma ci sono soprattutto riforme strutturali come nel campo fallimentare, come nel campo della finanza d’impresa, che sicuramente aiuteranno le imprese. E’ chiaro – aggiunge– che noi non verremo mai meno all’impegno di mantenere i conti pubblici in ordine, come ci siamo impegnati con il resto del mondo, però risorse private, comunitarie e anche pubbliche, ne vengono mobilitate parecchie e da molti settori ci viene il plauso per quello che abbiamo fatto” .  Nei giorni scorsi, noi dell'Osservatorio Nazionale "Qui Europa", abbiamo analizzato il Decreto Sviluppo che, seppur appaia dalle parole del governo Monti, come un ambizioso progetto per una "quanto evidentemente improbabile crescita", è pesantemente intrisa di lacune e contraddizioni. Alcune anche particolarmente gravi, circa proprio la situazione lavoro (vedi articolo in archivio). Emblematico, in merito, è l'impressionante numero dei cosiddetti esodati che ormai va oltre i 300.000 – neanche fossimo in periodo di guerra armata – e che come rivelato dai sindacati nei giorni scorsi non corrisponde a quanto sostenuto dalla "signora Elsa Fornero". Il Ministro del Lavoro che, pur avendo il dovere di conoscere i veri  dati dichiarati  e depositati dall'INPS, non ha diffuso le cifre esatte.  Per non parlare dell’immancabile postilla “tecnica”, Project Bond: cioè dei nuovi debiti, soggetti ad interesse,  introdotti nel sistema, sempre a carico dei cittadini, con lo scopo di finanziare opere pubbliche, che dovrebbe sostenere lo stato  ma che saranno affidate in maniera esclusiva ed incomprensibile al capitale privato. Quindi cosa troviamo nel Decreto Sviluppo? Nuovi debiti! Una bella sorpresina “di sviluppo” per gli Italiani !

      La Grecia e il "Passero" pensiero  

    Tornando al “Passero Solitario”, il ministro, ha anche commentato l’esito del voto in Grecia:  “ Atene sta dicendo “Dobbiamo farcela”! Il voto di ieri è sicuramente positivo – ha commentato nelle ultime ore il ministro – e conferma tutto quello che abbiamo sempre pensato: Atene deve rimanere dentro l’Eurozona e va aiutata a superare questo momento difficile”.  A giudicare dalle condizioni economico-sociali, ormai disastrose, della città ellenica,  forse questo è sempre quello che hanno pensato “loro” e non gli Ateniesi ed il resto della popolazione ellenica! Se l’Eurozona pensa di aiutare l’economia Greca con la sua classica strategia di rimpinzare, a nostre spese, le casse delle banche per ricavarci una bella fetta di interesse, come al solito, forse questo tanto millantato “plauso” – di cui parla Passera – si potrebbe trasformare in un frastuono molto più forte! E l'enorme consenso avuto dall'estrema sinistra anti-rigorista di Syriza in Grecia nelle scorse ore è, in merito, un chiaro avviso all'eurocasta ed allo stesso Fmi di Christine Lagarde.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Venerdì, Giugno 15th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Eurozona / Vertice Monti-Hollande / Euro / Mario Monti / Francoise Hollande / Angela Merkel /  Roma / Parigi / Atene / Berlino / Madrid / Italia / Francia / Germania / Grecia / Crescita / Eurobond / Project Bond / Spagna / Rigore /  Voto in Grecia /Ritorno alla dracma / Possibili scenari per l'Euro / Fondo Salva Stati / Speculazione internazionale / Disoccupazione / Indicatori economici europei pessimi / Cieca politica europeista / Bollettino mensile Bce / Mario Draghi Two Pack / Fondo di riscatto del Debito / Giorgio Napolitano / Fondo perla crescita / Bocciatura della Golden Rule / Bei / Banca Europea degli Investimenti / Cittadini europei consapevoli e stufi / Strasbismo di Monti e Napolitano / G20 / Eurovertice di fine giugno 

    Eurozona – Le prospettive del voto greco

    e lo strasbismo di Monti, Hollande

    e Napolitano

    Grecia al voto: Possibile ritorno alla Dracma e vittoria

    della sinistra radicale

    I ciechi moniti pro-euro di Schulz, Merkel e Napolitano 

    Il Bollettino Bce: malissimo tutti gli indicatori economici

    Eurozona – Prospettive e Strasbismo di un Europeismo Cieco

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Atene, Berlino, Parigi, Bruxelles – Mentre oggi alla Camera si vota sul cosiddetto "Decreto sviluppo" e sui "tagli ai ministeri", ieri nella Città Eterna è stato il giorno del mini-vertice europeo tra Mario Monti e Francoise Hollande, completamente incentrato e proteso a mantenere in vita un malato terminale chiamato euro, mentre la Grecia si prepara al voto che potrebbe sancire l'addio all'Eurozona. Parigi-Roma, dunque, inaugurano un nuovo asse pro-euro, con la benedizione di Re Giorgio Napolitano, invitato – tra l'altro – dal Presidente Hollande per fine anno all'Eliseo. Ma la parola decisiva sarà espressa nell'imminente vertice del Consiglio europeo di fine Giugno (28), ferma restando la non secondaria tappa che aspetta i leader europei e mondiali al prossimo G20 in programma in Messico. Tra i più entusiasti, ieri, dopo i tifosi italiani che al gol di Pirlo hanno praticamente fatto prendere un colpo al cuore al povero Monti, proprio nel bel mezzo del suo discorso di benvenuto all'amico Hollande – forse timoroso per un principio di rivoluzione a Palazzo Chigi – proprio Re Napolitano I, che ha commentato positivamente l'incontro franco-italiano, parlando di "occasione per la crescita e l'equità per l'intera Eurozona". Ma a ben vedere le parole di Napolitano erano intrise di un cieco europeismo strabico. 

     Giorgio Napolitano: come sempre fuori luogo!  

    D'altra parte non poteva essere alrimenti, per l'uomo grazie al quale l'Italia ha dovuto sorbire da Dicembre ad oggi la "dietetica cura Monti": e questo pur non essendo "grassa", ma anzi con qualche chilo in meno! Secondo Napolitano, infatti, questa "benedetta crescita" passerebbe per Two Pack e Fiscal Compact: ovvero per l'accentramento europeo di disciplina fiscale, pareggio ed unione di bilancio. Bella novità! E per fugare tutti i dubi e le incertezze, il caro "Re Giorgio Nazionale" ha messo in guardia la patria dai "pericoli del nazionalismo" – cioè dalla voglia esagerata dei popoli di abbandonare l'euro della discordia e della speculazione per far ritorno alle proprie valute nazionali: dracma, peseta, lira e via dicendo – che per Napolitano sarebbero "sempre in agguato". ma per adesso "l'agguato" è quello che l'Europa ha teso agli Europei. Ed a dirlo non sono i soliti antieuropeisti noiosi, ma addirittura un altro Re di quest'Europa allo sbando: nientepopodimenoché Mario Draghi, che dal bollettino mensile Bce, sull'economia dell'Eurozona reso noto nelle scorse ore, ha evidenziato come nel regno di sua maestà l'euro tutti gli indicatori economici vanno malissimo e la recessione ha ormai assunto proporzioni da codice rosso. Altro che nazionalismi, dunque,  caro Napolitano! Qui va a fondo la baracca con tutti i burattini: dipende ovviamente di quali burattini parliamo! 

     Le Misure concordate da Monti e Hollande  

    Tra le misure concordate tra Monti e Hollande – oltre agli eurobond' (vedi nota in basso) ed al già ammesso" Two Pack' (vedi nota in basso) – si è trovata un'intesa "facile" sul "Fondo Riscatto debito" e sul cosiddetto (che fantasia!) "Fondo per la Crescita". Il primo consiste nel sistema di conferire al Fondo Europeo di redenzione (European Redemption Found) la parte di "debito sovrano" (di debito fatto dai sottoscrittori per l'acquisto di titoli italiani e degli altri paesi Piigs) eccedente al 60% del rapporto Debito/Pil dei Paesi non sotto assistenza. Un qualcosa pari a 2.300 miliardi di euro, per capirci; La seconda misura concordata dalla copia italo-francese (Fondo per la Crescita) consiste nella creazione di un fondo tramite lo smobilizzo dell'1% del Pil europeo (cioè della ricchezza economica nazionale degli stati Ue) per ogni anno e per dieci anni. Tale smobilizzo sarà messo a disposizione (tanto per cambiare musica) di una banca: la BEI. La Banca Europea per gli Investimenti potrà infatti utilizzare il capitale smobilizzato (sottoforma di obbligazioni a progetto) per investimenti in infrastrutture. Permettete in merito 2 brevissime considerazioni:1) alla fine è sempre una banca – e posta nelle mani della stessa tecnocrazia europea che ha provocato con indifferenza o  premeditazione quresto eurodisastro) a gestire la ricchezza degli stati; 2) gestire obbligazioni per destinarle ad investimenti, in parole povere vuol dire creare nuovo debito da gettare sulle spalle degli europei, e d'altra parte togliere agli stati la capacità e la facoltà di investire per la propria economia (mandando al diavolo ogni politica di intervento kyenesiano per lo sviluppo) e regalare l'opportunità di creare le "cosiddette infrastrutture" (come magari la Tav della discordia) a ricchi speculatori privati che satellitano tra Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Francoforte. Inoltre gli stati (accantonata la Golden Rule che addirittura mirava a considerare debito pubblico tutte le quote di fondi gestite dall'Europa) dovranno dettagliare le suddette spese per investimento che però gestirà l'eurocrazia, estromettendo gli stati, e pertanto i cittadini che non potranno mettere il becco su tali questioni, ma dovranno solo accollarsi il "peso" del debito. Complimenti per la genialata! 

     Il Default "controllato" degli stati e il "tiepido monito" di Schulz da Agorà 

    Secondo le ultime direttive concordate da Monti ed Hollande, nella giornata di ieri a Roma, inoltre i Paesi a rischio saranno assoggettati ad un vero e proprio commissariamento (come ai tempi della Russia di Stalin), chiamato col curioso nome di "tutela giuridica Ue". Gli interessi sui prestiti saranno "congelati" ed i crediti dovranno essere per statuto comunicati entro 2 mesi, se no si considereranno estinti. La pillola è stata ben indorata, ma la sostanza resta drammatica: si continuano a prendere misure "minori", "secondarie" quanto deleterie, anzichè bloccare la speculazione bancaria (ipotesi suggerita ieri – in diretta telefonica alla trasmissione Rai Agorà – dal presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, poi contraddittoriamente – però – tornato a lodare le politiche recessive di Monti dimostrando una coerenza pari a zero. Non si fa nulla, in pratica, per  evitare di far speculare le banche sullo spread (cioè sui differenziali d'inetresse dei Paesi declassati dalle agenzie di rating, rispetto alla Germania)  ed evitando che le banche stesse rivendano al tasso (da usura) del 6% il danaro ricevuto in "regalo" dalla Bce (Mario Draghi) al modico tasso dell'1%, . 

     La minaccia – Dalla Gabbia dell'Eurozona è praticamente  vietato uscite: lo dicono i Trattati  

    Il Presidente del Parlamento europeo ha poi intimato il popolo greco – quasi come se esso fosse costretto in eterno in una gabbia sempre più asfissiante ed inviolabile – che uscire dall'euro (in vista dell'imminente voto per decidere su un eventuale ritorno alla dracma, sponsorizzato in tutte lre salse dalla sinistra radicale) è un'ipotesi impensabile. Secondo Schulz infatti "Non è ammesso uscire dall'Euro senza uscire dall'Ue (come dicevamo è dunque una prigione bella e buona!) e l'uscita dell'Ue è proibitiva e non conveniente per gli stati, secondo quanto previsto dallo stesso Trattato di Lisbona". Ma vorremmo ricordare al carissimo e contraddittorio Schulz che il Trattato di Lisbona resta pru sempre una mezza fregatura propinata ai popoli europei: infatti esso s'innalza a "costituzione" ma in realtà è un aborto di costituzione, un surrogato votato durante l'estate di qualche anno fa da un gruppo di leader europei, e dopo le cocenti bocciature dei referendum sulla nascta di una "Costituzione Europea" intervenute in paesi come Olanda, Francia e Irlanda. A testimonianza del fatto che i popoli credono poco in questo progetto di accentramento che facendo leva sull'instabilità cronica della moneta comune (o euro-disastro) vorrebbe propinarci quale risoluzione a questa crisi indotta dell'Eurozona un ancor più truce e deleterio accentramento di tutti i poteri statali nelle mani di un unico grande stato. Gli "antostorici" Stati Uniti d'Europa dominati da eurocrati non eletti ma chiamati per virtù sconosciute, quali Barroso, i suoi "super-commissari" e lo stesso capo del Consiglio Ue, lo "sconosciuto" signor Herman Van Rompuy, con personaggi come Monti a far da spendida cornice a tutto ciò.

     L'eco della Merkel da Berlino 

     Dal canto suo, Angela Merkel, malgrado le critiche piovute dalla stampa nazionale, dice più o meno le stesse cose di Monti e Hollande: non poteva essere razionalmente diverso. Il panzer tedesco, infatti, nella giornata di ieri – dal Parlamento tedesco – in occasione della presentazione del prossimo G20 che si terrà – come detto – in Messico, ha ribadito il concetto secondo il quale la cosiddetta crescita (che stando alle condizioni attuali è un qualcosa di impossibile ed è frutto di puro becero propagandismo populista) non può che andare di pari passo con il rigore di bilancio. Cioè ha detto in pratica – leggendo tra le righe – che (così come ribadito da Mario Monti) lo stato deve farsi da parte nello sviluppo dell'Europa, mentre i privati devono prendere il sopravvento: cioè la speculazione deve trionfare ed allargarsi a macchia d'olio, ed all'ennesima potenza.

     Cittadini stufi dell'effetto euro  

    Ma tornando ad analizzare il nodo di quest'Eurozona da quarto mondo, l'euro, dobbiamo ammettere con onestà intellettuasle che finora a ben vedere tutte le mosse dell'Ue sono state fallimenateri. Perchè dunque i cittadini dell'Unione dovrebbero continuare a fidarsi dell'Europa difesa a spada tratta da Monti, Napolitano, Merkel, Hollande, Schulz e dall'eurocasta che ne loda le distruttive gesta? Perchè continuare a dissanguare i popoli con inutili tasse che finiscono puntualmente nelle tasche dei banchieri e dei lobbisti. Finora 18 Eurosummit non sono valsi a nulla. Né tantomeno, stando alle anticipazioni rese note ieri, cambierà nulla nel prossimo vertice Ue del 28 Giugno. Ed i Greci lo sanno bene. Quasi 500 miliardi di euro sono stati spesi finora per arricchire gli speculatori  e gli acquirenti del debito ellenico. perchè dunque continuare a fidarsi delle ricette per mantenere in vita un euro-mostro a suon di nuovi debiti (MES, Project Bond, Eurobond) ed opportunità per lobbisti ultramiliardari vicini alla casta europea? La verità che Monti e Napolitano fanno finta di non comprendere ciò che invece i Greci, come gli Italiani e gli altri cittadini europei hanno compreso benissimo. I cittadini sono ormai arci stufi di queste politiche pro-eurozona e pro-euro: politiche che puntualmente si ripercuotono rovinosamente sulle spalle delle famiglie europee attarvero tasse, imposte, sacrifici rigoristi, nuovi debiti mascherati dall'ingegneria finanziaria (eurobond). E tutto ciò rispetto ad un "Debito Pubblico" che anziché diminuire (come promesso dal professore di Palazzo Chigi) aumenta ogni giorno a dismisura per la gioia dei banchieri e degli amici dei banchieri. Allora il voto greco potrebbe rappresentare davvero una svolta a questa ondata di euro-bugie.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

      Appendice tecnica – Parole chiave  

     Eurobond  

    Nel contesto della crisi economica dei debiti sovrani (cioè del debito pubblico degli stati europei) dei Paesi Ue rientranti nell'area monetaria dell'euro (17 stati su 27), a partire dalla estate 2011, il termine Eurobond (o Stability bond) è stato utilizzato per indicare l'ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell'Eurozona, da emettersi a cura di un'apposita agenzia Ue, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona. I detrattori di questi strumenti finanziari lamentano che atraverso gli eurobond non si faccia altro che creare nuovi debiti da immettere nel sistema economico e che in ultima istanza finiranno per pesare sugli stessi cittadini europei, senza risolvere il problema principale della crescita, che è legato allìeccessiva tassazione dovuta per pagare gli interessi bancari della speculazione.

     Two Pack  

    Proposta di conferire alla Commissione europea maggiori poteri decisionali sui bilanci nazionali. Manovra pericolosa in quanto potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la creazione di una sorta di superstato con ingerenze sistematiche all'interno dei bilanci degli stati. Si tratta di un provvedimento ambiguo che potrebbe dare un potere enorme alla Commissione Barroso, che resta pur sempre una commissione di membri non eletti democraticamente ma nominati per chiamata diretta. Qui Europa auspica pertanto che non si vada avanti su questa strada.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Il monito del Nobel Krugman: “L’Ue abbandoni l’Euro”

    Il monito del Nobel Krugman: “L’Ue abbandoni l’Euro”

    Sabato, Aprile 21th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Banca Centrale Europea /Bce / Crisi / Spagna / Regno Unito / Euro / Bolla immobiliare / Disoccupazione / Suicidi / Austerità / Inflazione /  Times / New York Times / Paul Krugman / Simon Wolfson / Premio Nobel  / Abbandono dell'euro / Paradigma spagnolo / Dissoluzione Eurogruppo / Lira / Euro forte ed euro debole / La vecchia lira  

    Il monito del Premio Nobel Paul Krugman:

    “L’Ue abbandoni l’Euro”

    In UK al via i progetti per la distruzione dell'euro

    Germania e Bce dettano legge in Europa mentre aumenta

    il numero dei suicidi a causa della crisi economica

    New York, Francoforte –  La Germania e la Banca Centrale Europea tengono in pugno l’Europa che viaggia verso “il suicidio economico” e l’unica soluzione è l’abbandono dell’euro: ad affermarlo è il Premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, in un articolo comparso, sabato scorso, sulle pagine del New York Times. Le tesi proposte dell’economista americano di fama mondiale, per quanto tecniche, appaiono logiche e – a nostro dire – pienamente condivisibili.

      Il "paradigma depressivo" dalla Spagna   

    Krugman parte dalla Spagna, in questo momento epicentro della crisi, con un tasso complessivo di disoccupazione pari al 23,6% e di disoccupazione giovanile che supera il 50%. Si parla di depressione e non più di “semplice” recessione e l’economista spiega che “i problemi fiscali della penisola iberica non sono la causa di questa drammatica situazione, ma la conseguenza dovuta al fatto che, alla vigilia della crisi, la Spagna, nonostante non sperperasse il proprio denaro pubblico,  aveva un’immensa bolla immobiliare creata sulla base degli ingenti prestiti concessi dalle banche tedesche a quelle spagnole”. Bolla che, una volta scoppiata, ha lasciato in rosso i conti degli ispanici. Ed in questa situazione Berlino e Francoforte hanno pensato bene di intervenire imponendo nuove misure di austerità che, da che mondo è mondo, non hanno mai funzionato!

      Abbandonare l'euro – La soluzione di Krugman  

    La soluzione ipotizzata dal Premio Nobel, a questo punto, corrisponderebbe all’abbandono della politica della moneta unica per ripristinare le valute nazionali. “Se la testardaggine europea – a detta dell’economista – è tale da voler salvare l’euro, sarebbe necessario tener conto che l’Europa ha bisogno di politiche monetarie più espansive, sottoforma di una disponibilità (a quanto pare dichiarata) da parte della Bce ad accettare un’inflazione più alta”.

      Euro – Il debito uccide come la peste   

    La riflessione di Krugman è partita da un articolo pubblicato sul Times, sabato scorso, nel quale veniva riportato un dato allarmante relativo all’aumento notevole del numero di suicidi causati dalla crisi economica. Persone che rinunciano al dono della vita perché disperate in quanto prede facili dei debiti e, di conseguenza, delle banche, perché vittime del “Dio” denaro.

      Il "Nemico dell'Europa"  

      E la Gran Bretagna, che non ha mai nascosto la mancata simpatia nei confronti dell’euro, vede proprio nella moneta unica il nemico dell’Europa: Simon Wolfson, uomo d’affari inglese che dal 2010 è membro della Camera dei Lord, ha addirittura finanziato di propria tasca un premio economico dal valore di 250 mila sterline, pari a 305 mila euro, per l’autore del miglior progetto che porterà almeno uno degli Stati che ha aderito alla politica monetaria comune, a lasciare l’euro e riprendere la propria moneta. I candidati, selezionati da apposita giuria, che daranno il proprio contributo attraverso le proprie proposte nel tentativo di “distruggere” l’euro sono 5 e solo a luglio si scoprirà quale sarà, tra quelli presentati, il miglior progetto.

      L'ipotesi – "Euro forte" ed "Euro debole"  

    Tra essi c’è chi sostiene la divisione tra paesi competitivi e non competitivi e prevede, quindi, la presenza di un euro forte ed uno debole, chi si focalizza sugli aspetti giuridici ed anche chi sostiene che l’abbandono dell’euro da parte di un solo paese, comporterebbe in automatico la dissoluzione della moneta unica. Ma, se da un lato troviamo  progettisti “Mignolo e Prof” che pianificano la conquista del mondo, dall’altro sono tanti coloro che pensano che l’addio all’euro sia pericoloso e costoso.

      La cara "Vecchia Lira"   

    Ma di certo ancor più azzardato e rischioso, per noi Italiani, è stato l’addio alla cara e vecchia lira che, rispetto all’euro, rendeva la busta paga più pesante e determinava un potere d’acquisto sicuramente più alto. Che Il Regno Unito non abbia ragione? Anche perchè chi lascia la vecchia strada per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Ue: Emergenza lavoro –  Strategie e disastri

    Ue: Emergenza lavoro – Strategie e disastri

    Domenica, Aprile 15th/ 2012

    –  di Sergio Basile –

    Commissione europea / Lavoro / Commissione Affari Sociali / Laszlo Andor  / Manuel Barroso / Perdita 6 milioni di posti di lavoro / Mercato comune reale / Consiglio europeo/ Strategia e limiti dell’Unione europea / Fiscal compact / Austerity / Deficit spending / Tecnocrazia / Ridimensionamento della Democrazia reale  / Commissione trilaterale  / Mario Monti / Angela Merkel / Nicolas Sarkozy / Herman Van Rompuy / Lucas Papademos / Spopolamento  Mezzogiorno d'Italia / Disoccupazione / Limiti delle strategie socio-economiche dell'Ue    

    Ue: Emergenza lavoro – 

    Proclami, strategie e disastri

    Il Commissario Andor: creeremo 17,5 milioni di

    posti di lavoro, ma “entro il 2020”!

    Intanto nell’Eurozona oltre 6 milioni di nuovi licenziamenti

    in pochi mesi

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha diramato una nota ufficiale inerente alla delicata questione della perdita sensibile di posti di lavoro nell’Eurozona, riconducibile secondo un’attenta ed onesta analisi degli osservatori di Qui Europa – e come ribadito, tra l’altro, da almeno tre mesi a questa parte, da una minoranza di eurodeputati, economisti e giornalisti, nonché dal giudizio critico di premi Nobel del calibro di Stiglitz e Krugman (vedi articolo in Qui Europa del 22 Febbraio 2012) – a dissennate politiche fiscali e di austerity (vedi fiscal compact con annessa disintegrazione dello strumento del deficit spending: vedi precedenti articoli Qui Europa) dettate dal Consiglio europeo, con la benedizione della Troika (Ue, Bce e Fmi) ed in linea con le strategie “di presunta crescita” di Mario Monti (foto a lato con Manuel Barroso), Angela Merkel e Nicolas Sarkozy . Manovre, che accanto alle discutibili politiche portate avanti dalla Bce e dall'Eba, ai limiti intrinsechi del Trattato di Lisbona (vedi art.123) ed alla speculazione internazionale alimentata dal gioco dello spread, hanno di fatto messo in ginocchio, come mai nella sua gloriosa storia, l'intera Europa, mandandola di fatto in recessione: ed a partire dai cosiddetti "Paesi Piigs" (Portogallo, Irlarna, Italia, Grecia e Spagna). Ciò causando l'inevitabile perdita di milioni di posti di lavoro, ed al fallimento di migliaia di aziende: strozzate, tra l'altro, dall'iniqua stretta creditizia delle banche, altrimenti nota come credit crunch (vedi precedenti articoli in Qui Europa).

      Presunta regia di poteri forti e occulti dietro le scelte tecnocratiche  

    Ciò dietro la regia occulta – denunciata presso l'Europarlamento negli ultimi mesi da eurodeputati come Borghezio, Speroni e Farage – di uomini provenienti da "ambienti particolari" e lontani dai tradizionali luoghi di esercizio della democrazia reale, tra i quali l’attuale presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, e lo stesso Lucas Papademos – attuale premier “non eletto” a guida della martoriata Grecia – ed espressione dei poteri forti del pianeta, quali quelli della Trilateral Commission: circolo élitario di potenti fondato nel dopoguerra dal potente e discusso banchiere David Rockefeller (foto a lato). Commissione Trilaterale della quale lo stesso professor Mario Monti è ancora presumibilmente membro onorario – così come accaduto a tutti i suoi predecessori – e della quale lo stesso è stato – fino alla sua “nomina fulminea” a premier italiano – presidente della "Commissione per l’Europa": a capo cioè di una nutrita rappresentanza di 170 membri europei, e chiamato a decidere le sorti economiche, sociali e politiche di tre aree continentali (Europa, America ed asia) e non solo, confrontandosi con i colleghi di Usa e Giappone. Lo stesso Mario monti che qualcuno nelle scorse settimane aveva addirittura proposto come nuova guida dell'eurogruppo, al posto del dimissionario Junker. 

      La nuova strategia Ue:  limiti e obiettivi  

    Ma a parte ciò, stupisce l’ultimo audace proclama della Commissione – su interesse del Commissario alle Politiche Sociale Lazlo Andor, competente per materia – esposto nell’ambito della nuova linea sociale dell’Ue, protesa – almeno secondo quanto sostenuto nel comunicato – a “creare 17,5 milioni di posti di lavoro entro il 2020 per centrare l'obiettivo di avere un’occupazione pari al 75% degli adulti fra i 20 ed i 64 anni di età”.  Tra i punti forti della strategia resa nota, vi sono il sostegno e la creazione di posti di lavoro tra i giovani; la promozione di un salario minimo e del dialogo sociale. Dialogo sociale in sede di contrattazione nelm mondo del lavoro, troppo presto abbandonato dalle stesse tecnocrazie europee, che hanno letteralmente rottamato in pochi mesi leggi e processi democratici e cosio-economici fondati su documenti di rilievo sociale ed economico di primo piano, nel panorama europeo e non, come la stessa storica enciclica Rerum Novarum (foto a lato) di Papa Leone XIII (vedi precedenti articoli in Qui Europa)  sostituendo colpevolmente la dignità umana e la difesa del cittadino con la devozione al "dio-mercato" ed il rispetto univoco delle sue leggi e del suo volere. Tra le linee annunciate dalla Commissione, dunque, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 (presto 28) Paesi Ue nelle politiche sociali e del lavoro. Andor, ha parlato di “ripresa ricca di lavoro", introducendo – contrariamente al passato e facendo in parte dietro front con i proclami ufficiali della stessa commissione di alcune settimane fa – il problema del salario minimo (va ricordato, in tal senso, che l’Italia è tra i pochi paesi dell’Unione in cui non esiste alcuna garanzia di salario minimo, se non quello stabilito dai singoli accordi settoriali) e della crescente povertà tra i lavoratori europei. Ppovertà indubbiamente “favorita” (si fa per dire) dall’introduzione della moneta unica nel 2002, e dai suoi distorsivi effetti recessivi ed inflazionistici.

      Il ribasso del costo del lavoro  

    Tra i problemi con i quali la Commissione sarà chiamata a scontrarsi, anche quello della “distruttiva corsa al ribasso del costo del lavoro”: problema ingigantito dalle politiche iper-liberiste adottate dalla stessa Ue. Si pensi ai patti di libero scambio, a condizioni inique, tra l’Europa (a vantaggio sostanziale di  alcune multinazionali europee) e gli agricoltori africani delle regioni mediterranee, o i commercianti della stessa Cina. Politiche che stanno favorendo di fatto lo smantellamento di grosse fette del sistema produttivo agro-alimentare, manifatturiero e commerciale in Europa come in Italia. Tra le aree più colpite del Continente, sicuramente il Mezzogiorno d’Italia: per mancanza – in aggiunta – di competitività e innovazione tecnologica: malgrado le riforme finora adottate (si pensi alla prossima riforma della Pac annunciata ad inizio mese).

      Emergenza sociale ed emorragia del sistema lavoro  

    Un altro punto su cui la Commissione ha annunciato novità ed aperture è quello della necessità di “rafforzare il dialogo sociale”, da cui dipende – si legge nella nota – “in maniera cruciale” il “successo delle politiche sul lavoro”. Quanto alla provvidenziale creazione di nuovi posti di lavoro, Bruxelles – tuttavia – è rimasta piuttosto sul vago. La Commissione di Barroso ha, infatti, proposto di attingere ai fondi comunitari, potenziando i sussidi per i giovani e i disoccupati di lungo corso, tagliando il cuneo fiscale e lottando contro il nero. Ma Qui Europa non dimentica che la garanzia sul reale e proficuo utilizzo dei celebri fondi Ue, in numerose aree e regioni europee (si pensi al Mezzogiorno d’Italia) dal 1957 ad oggi è stato profondamente disatteso, contribuendo con successi sostanziali vicini allo “1%” all’incremento dell’occupazione nelle aree più depresse in esame. Qualcosa andrebbe fatto – ad esempio – in merito alla revisione dei metodi di gestione, elargizione e monitoraggio di tali fondi: come dimostrato dal fatto che la tranches 2007/2013 del Fse (una dotazione di oltre 30 miliardi di euro) è risultato – in pratica – totalmente inutilizzata da regioni come la Calabria. Terra interessata – soprattutto negli ultimi 5/6 anni – da un complesso, selvaggio e preoccupante fenomeno migratorio, che sta di fatto spopolando la regione, con ripercussioni deleterie sia sull’economia, che sullo stesso tessuto sociale. Intanto, in Europa, dal 2008 ad oggi, sono oltre 6 milioni i posti di lavoro andati in fumo nella Ue, per colpa di una crisi – o pseudo-tale – sulla quale troppo si tace ancora oggi .

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Lavoro – Giovani: i dimenticati d’Europa

    Lavoro – Giovani: i dimenticati d’Europa

    Martedì, Aprile 10th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Economia / Crisi / Disoccupazione / Disoccupazione giovanile / Roosvelt / Europeo / Unione politica / Commissione europea / Westerwelle / Unità europea  
     
    Ti mando a non–lavorare! Giovane
    e disoccupato: ecco l’individuo
    dimenticato in Europa
     
    "Non è un paese per giovani!": In Italia un 
    milione di "ragazzi" hanno perso il posto
     

    Roma – Un tempo si minacciava: Ti mando a lavorare… E i giovani, addirittura i ragazzini “svogliati” o più poveri erano costretti a entrare precocemente nel mondo del lavoro. Ma oggi, in quel mondo c’è poco posto per i giovani, e in Italia, dal 2008, si sono persi più di un milione di posti di lavoro giovanili, esattamente la cifra che invece prometteva, invano, Berlusconi. Ma sia con il suo governo, sia con quello tecnico, sembra che l’Italia e l’Europa non siano un Paese per giovani, e che le politiche economiche, finanziarie, monetarie, siano decise da élites che devono rispondere a elettorati sindacalizzati, “garantiti”, o che vogliono difendere un lavoro già esistente, e piuttosto anziani.
     
      L'analisi di Amity Schlaes  in  “The forgotten man”  
     
    Questa l’analisi di Amity Schlaes, la storica americana autrice di “The forgotten man”, l’Uomo dimenticato, edito da Feltrinelli in Italia, saggio che analizza le crisi – quella del ’29 come quella odierna – a partire dagli ultimi, dai non classificati, come appunto il giovane e disoccupato. La ricetta che propone la Schlaes non è quella keynesiana e interventista di Roosvelt, né quella recessiva alla Merkel–Monti; ma quella del dimenticato, anche lui, presidente Calvin Coolidge, che affrontò un’altra crisi, quella del ’20 e ’21 negli Stati Uniti. Coolidge alzò il tasso di interesse del dollaro, e contemporaneamente dimezzò il bilancio federale: risultato, la sua crisi fu risolta in modo rapido. Oggi però, forse non abbiamo bisogno di ricette, ma di rinnovamento e speranza,  soprattutto per i giovani, nonché di riconquistare la centralità dell'individuo e della sua dignità, troppo repentinamente surrogata e rimpiazzata dalla centralità del "dio-mercato".
     
    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)