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  • Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Trattativa Stato-Mafia, Rita Borsellino: La decisione di Napolitano? Uno schiaffo a tutti gli Italiani

    Mercoledì, Luglio 18th/ 2012

    – di Mario Luongo –

    Italia / Trattiva Stato mafia / Giorgio Napolitano / Conflitto di attribuzione / Procura di Palermo / Rita Borsellino / Strage di via d’Amelio / Nicola Mancino / Antonio Di Pietro / Paola Severino / Sonia Alfano / Pierluigi Bersani / Intercettazioni telefoniche / Giovanni Falcone / Paolo Borsellino  / Uno schiaffo a tutti gli Italiani  

    La  presa di posizione del Quirinale sulla

    Trattativa Stato-Mafia

    A vent’anni dalla morte di Borsellino, la sorella

    Rita: “Mi sento come schiaffeggiata dalla

    decisione di Napolitano”

    Roma, Palermo – Alla vigilia della strage di via d’Amelio la complessa rete che vede agire sullo stesso scenario mafia, politica, istituzioni statali non è stata ancora districata. Domani saranno passati venti anni dalla morte di Paolo Borsellino e della  scorta che lo accompagnava e mai quanto oggi l’eco dell’esplosione in via d’Amelio risuona fragorosa. La polvere che ha seguito la deflagrazione non si è ancora dissolta, rimane densa a coprire tutto, i colpevoli, i retroscena, i segreti che resteranno tali. Quella che è stata rinominata la Trattativa Stato mafia (di cui si è già parlato in un articolo precedente, pubblicato ieri) continua a rimanere un mistero ancora irrisolto, tant’è vero che si parla di “presunta trattativa”. Gli sviluppi delle indagini hanno portato al coinvolgimento del Quirinale nella vicenda a causa delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra Nicola Mancino, indagato nell’inchiesta e il Presidente NapolitanoQuest’ultimo – come detto ieri – ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione nei confronti dei giudici di Palermo che stanno conducendo l’indagine e sono in possesso delle registrazioni e, come spesso accade in Italia quello che all’inizio appare per quello che è, ossia una questione giuridica di attribuzioni di competenze e immunità, si è ben presto trasformata in un caso politico mediatico.

     La strana e discussa mossa di Napoitano 

    Da un lato c’è chi giudica inammissibile l’ ”attacco al Colle", dall’altro chi ha ragione a ritenere poco opportuna (almeno) la decisione di Napolitano. In mezzo c’è la ragione, quella con la R maiuscola. Perché in entrambi gli schieramenti, i pro o i contro Napolitano (semplificando), si scorge cosa è preoccupante in questa vicenda: il fatto che in un momento in cui “la crisi incalza, le istituzioni vacillano, la politica non trova le risposte necessarie” non si riesca a trovare una sola istituzione, un solo partito, un solo politico che si prenda le responsabilità dei propri eventuali errori, ma soprattutto che abbia la coscienza politica e umana così chiara da non dover temere intercettazioni o, nel caso, accettarlo con onestà. Invece ci troviamo in una situazione in cui le istituzioni stesse non collaborano tra loro e il Capo dello Stato stesso sembra avere qualcosa da nascondere. Altrimenti non si spiegherebbe la sua discussa decisione. Molto discussa a dire il vero. Il polverone mediatico politico sul conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale ha immediatamente innescato una serie di dichiarazioni di solidarietà verso Napolitano o dubbi sulla sua scelta con le conseguenti bagarre politiche a cui siamo abituati.

     La Difesa a "prescindere" della Severino  

    Si passa dallo sdegno dell’Idv con Antonio Di Pietro in testa che resuscita il “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli durante l’inchiesta Mani pulite per incoraggiare i pm di Palermo, all’appoggio del ministro (tecnico) della giustizia Paola Severino che inquadra il problema nella cornice giuridica: “l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato…qualunque sia la soluzione interpretativa si dovrà rispettare la sostanza della legge, che è quella di evitare che conversazioni del Capo dello Stato siano rese pubbliche”. Dal punto di vista giuridico la Severino interpreta correttamente quelle che sono le regole costituzionali in materia, esulandole da ogni carattere di ordine politico e pone l’accento su un altro aspetto della questione: se è necessaria una normativa speciale, ad hoc per intercettazioni che riguardano il Presidente della Repubblica oppure si può seguire la normale prassi: infischiandosene di scomode presunte verità che se provate potrebbero far capitolare molte poltrone. Ciò non toglie che, nonostante la complessità giuridica del caso, una figura istituzionale importante che secondo la Costituzione rappresenta l’unità nazionale stessa, in un momento simile possa dare prova di grande risolutezza e trasparenza. Dagli ultimi avvenimenti non sembra si stia andando in questa direzione.

     L'ennesimo Scempio di Napolitano  

    Molto dure suonano anche le parole di un altro Idv, Sonia Alfano, eurodeputata che sulla stessa linea di pensiero di Di Pietro afferma “Il Presidente Napolitano sta commettendo l’ennesimo scempio, rendendosi di fatto complice dell’isolamento dei magistrati palermitani che stanno indagando sulla trattativa Stato-mafia”. Tutto questo alla vigilia della strage di Via d’Amelio.

     Uno Schiaffo a tutti gli Italiani   

    Dopo le durissime repliche di Salvatore Borsellino (che nelle scorse ore – come scritto ieri – ha chiesto l'impeachment e la messa in stato d'accusa per Giorgio Napolitano) dalla sorella Rita Borsellino, una delle persone più colpite dalla strage – eurodeputata – è arrivata la frase che riassume nel modo più onesto possibile lo stato d’animo di molti Italiani: “Mi sento schiaffeggiata da questa notizia – ha dichiarato – e la sensazione di essere stati schiaffeggiati credo l’abbiano provata tutti gli italiani”. In un contesto di fumosità, di ambiguità del ruolo dello politica e delle istituzioni, probabilmente il rappresentante di uno Stato in crisi dovrebbe avere un comportamento meno equivoco su un argomento così delicato e mostrarsi più aperto alla collaborazione, incurante dei terribili attacchi contro la sua persona paventati dai soliti difensori di turno.

     Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino sul Colle

    Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino sul Colle

    Venerdì, Giugno 22th / 2012

    – di Mario Luongo e Sergio Basile –                                      

    Italia / Mafia / Trattativa Stato-Mafia / Intercettazioni telefoniche / Nicola Mancino / Loris D’Ambrosio / Quirinale / Giorgio Napolitano / Giuseppe Gargani / Tribunale di Palermo / Vincenzo Scotti / Claudio Martelli / Avocatura / Coordinamento / Pietro Grasso /  Udc / Parlamento Europeo / Procuratore generale della Cassazione / Democrazia Cristiana / Angelino Alfano / Pierluigi Bersani  / Giovanni falcone / Paolo Borsellino / Stragi in Sicilia 

    Trattativa Stato-Mafia: le pressioni di Mancino

    sul Colle

    Le intercettazioni all’ex Ministro degli Interni rivelano

    contatti con l’europarlamentare Gargani e “altre

    cariche dello stato”  

    Napolitano minimizza e getta acqua sul fuoco.

    Bersani, Alfano e Schifani lo difendono: "attaccare Napolitano

    è come buttare fango sull'Italia intera"       

    Nuovi Sviluppi sulla Trattativa Stato-Mafia – La stessa sulla quale indagavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – Napolitano, Bersani e Alfano Stemperano i Toni

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma, Palermo – Il numero di Loris D’Ambrosio, segretario giuridico del Quirinale e persona molto vicina al presidente Giorgio Napolitano, è uno dei più frequenti tra le chiamate effettuate da Nicola Mancino, ex-Ministro degli Interni, ex-Presidente della Regione Campania e fino a due anni fa vicepresidente del CSM. Niente di male, ovviamente! Almeno se non fosse per il contenuto delle chiamate e degli argomenti trattati. Il suo telefono è sotto controllo dalla fine del 2011 e nel corso di questi mesi gli inquirenti hanno potuto scoprire qualche novità riguardo la famosa trattativa Stato-mafia tra il ’92 ed il ’93. Quella sul famoso Papello, la stessa sulla quale indagavano da tempo – tra l'altro – i simboli dell'Italia onesta e coraggiosa: gli eterni Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

      Un'indagine che scotta  

     Nell’indagine – che da quegli anni ha visto i dossier arricchirsi progressivamente di nomi di politici, uomini appartenenti alle forze dell’ordine, a logge massoniche e a personaggi legati alla mafia – il nome di Nicola Mancino girava da tempo, essendo in quel periodo uno dei dirigenti della DC. Per questo è stato più volte interrogato dai giudici di Palermo, i quali il 9 Giugno, hanno fatto scattare nei confronti del politico un avviso di garanzia per falsa testimonianza, elemento venuto fuori attraverso le discrepanze delle versioni di Vincenzo Scotti – predecessore di Mancino agli Interni – e Claudio Martelli, anche loro in carica durante il governo di Giuliano AmatoLe telefonate di Mancino – intercettate dal Novembre scorso a Maggio e dalle diverse conversazioni con D’Ambrosio – hanno in effetti dell'assurdo, o quanto meno del paradossale. In esse si evince che il politico campano è preoccupato, ansioso, e per questo preme al fine di creare un “coordinamento tra le procure" che, di fatto, sottragga ai pm siciliani buona parte del loro potere decisionale. Ma perchè tanto timore?

      Loris D'Ambrosio e quelle ambigue telefonate  

    “Un uomo solo va protetto” perché, dice “potrebbe chiamare in causa altre persone”. Parole enigmatiche, ma che raggiungono il loro scopo se il segretario giuridico di Giorgio Napolitano finisce per interessarsi del caso, con opinioni negazioniste sulla trattativa Stato-mafia e pareri non proprio positivi sui giudici di Palermo e sull’operato del procuratore antimafia Pietro Grasso, criticato perché “si copre con la storia dell’avocazione” invece di “pensare al coordinamento”. Coordinamento che viene sollecitato appunto da Mancino tramite D’Ambrosio, attraverso una lettera al Procuratore Generale della Cassazione.

      Tra gli Omissis spunta l'eurodeputato Gargani  

    La vicenda si fa più complessa ed intricata anche a causa di un altro elemento: se buona parte del contenuto delle intercettazioni è stato reso pubblico, altre ancora sono coperte da omissis, come quelle che riguardano le conversazioni con Giuseppe Gargani, capodelegazione dell’Udc al Parlamento Europeo (subentrato a Giovani Collino per effetto di una decisione della Corte di Cassazione nel 2011), e con “altre cariche dello Stato”, ancora sconosciute. Anche egli di origini campane ed esponente della DC, Gargani avrebbe rivelato che “Scotti era stato sostituito perché all’interno della Democrazia Cristiana c’era un evidente fastidio per l’azione antimafia da lui svolta”; rimpiazzato, per l’appunto, da Mancino. 

      La strana intimazione di Alfano e Bersani 

    In attesa che gli omissis vengano rivelati, si spera che i giudici facciano chiarezza sulla questione, senza farsi condizionare dai leader dei maggiori partiti come Angelino Alfano e Pierluigi Bersani che intimano “Fermate l’attacco al Quirinale”. Bisognerebbe far capire loro che questo non è affatto un attacco, ma una difesa, la difesa dell’interesse pubblico a conoscere i retroscena di una delle vicende più oscure della Seconda Repubblica.

      La Trattativa su cui indagavano Falcone e Borsellino 

    Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – Gli Angeli Eterni – I Veri Eroi della Storia Italiana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Far finta di nulla o gettare acqua su questo principio d'incendio, infatti, sarebbe come uccidere di nuovo i nostri amatissimi angeli "Giovanni e Paolo", che per tentare di regalarci un'Italia più giusta e libera diedero la vita nell'adempimento eroico del loro mestiere (e dovere), e contro un nemico spesso invisibile quanto vigliacco, abituato ad agire nell'ombra e sotto copertura. Grazie ai due "angeli" sappiamo bene come, sia nel luglio del 1992, sia nell’anno 1993, la strategia di Cosa Nostra è stata quella di trattare con lo Stato attraverso vari metodi ed infine con lo stragismo, trasformatosi poi – a quanto pare – addirittura in un patto para-istituzionale, come confermato – tra l'altro – dal pentito Gaspare Spatuzza: una trattativa che portò poi al depotenziamento del 41 Bis (cioè sul carcere duro). In effetti i detenuti assoggettati al regime restrittivo si ridussero, in circa un anno, di due terzi.

      Le stragi di Capaci e Via D'Amelio 

    Intanto a Palermo il giudice Giovanni Falcone, con moglie e scorta, esplodevano nei pressi di Capaci in un attentato indelebile nella memoria di tutti gli Italiani onesti, e non. Poi fu la volta dell'amico Paolo Borsellino (e scorta) il 19 luglio 1992, in Via D'Amelio. Senza dubbio i più grandi modelli ed eroi che l'Italia abbia mai avuto! Attentati mafiosi, questi,  che si accompagnarono parallelamente all’inchiesta milanese Mani Pulite, segnando il trapasso dalla prima alla cosiddetta "Seconda Repubblica", e – come noto – alla successiva salita al potere di Silvio Berlusconi.  

      Le confessioni del pentito Spatuzza .

    Spatuzza parlò dei gravissimi fatti di sangue di cui sopra, come di una strage realizzata in tempi strettissimi, "con una certa premura”, afferma il pentito. Borsellino, infatti, come ammise lo stesso Spatuzza, aveva saputo della trattativa in corso tra Stato e mafia. A rivelarlo anche lo stesso fratello del giudice assassinato, Salvatore Borsellino. "Dopo il presunto incontro con Mancino a Roma – sostiene costui – Paolo uscì dall'uffico stravolto. Egli stava fumando contemporaneamente 2 sigarette senza nemmeno accorgersene".

       L'amnesia di Mancino  

    Dichiarazione struggente e drammatica, che pesa – evidentemente – ancor oggi come un macigno su un pezzo dello Stato, sulla quale però l'indagato ex ministro degli Interni, Nicola Mancino,  continua ad avere una grave forma di amnesiaSecondo diversi test, infatti, Paolo Borsellino – in data 28 giugno 1992 – era venuto a conoscenza, dalla collega Liliana Ferraro, dei contatti tra i carabinieri del Ros (guidati da Mario Mori) e l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.  Incontri ai quali avrebbe presenziato il capitano De Donno, ed ai quali incontri di lì a poco avrebbero partecipato – secondo le indagini svolte – altri politici di primo piano. Un'altra brutta storia italiana (probabilmente la più brutta) sulla quale speriamo che il sole della giustizia e della verità possa presto splendere: e non solo nell'altra vita (quello è sicuro) ma speriamo anche in questa! Comunque Ciao Paolo, Ciao Giovanni. Sarete sempre i nostri eroi, e gli eroi dell'Italia perbene!

    Mario Luongo, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

      Appendice tecnica – Le parole chiave  

      L'avocazione  

    Istituto del Diritto Amministrativo con cui un organo amministrativo esercita il potere di compiere un atto che rientrerebbe nella competenza di un altro organo, di regola, inferiore. L'avocazione presuppone di norma un rapporto di gerarchia, oltre che a un'attribuzione di competenza non esclusiva a favore dell'organo inferiore.

      Omissis  

    Termine proveniente dal linguaggio notarile per indicare quelle informazioni che, giudicate non importati per chi legge o per rispetto della privacy, non vengono fornite. Nel gergo giudiziario invece viene usato anche per quegli atti in cui, per proteggere la provacy o il segreto istruttorio, vengono oscurate alcune parti quando vengono divulgati gli atti stessi alla stampa.

      Trattativa stato-Mafia  

    E’ una (finora) presunta trattativa avvenuta tra le alte cariche dello Stato, alcuni alti ufficiali delle forze dell’ ordine e gli esponenti di spicco di Cosa Nostra all’indomani della Stagione delle bombe del ’92 e ’93 tramite la quale si voleva porre fine allo stragismo mafioso in cambio di misure più leggere sul “carcere duro” regolato dall’ articolo 41 bis.