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  • La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    – Lunedì, 27 agosto / 2018 –

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

     Redazione Quieuropa,  Dublino, ipocrisia, pedofilia, Talmud, Chiesa, Benedetto XVI, Bergoglio 

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica,

    realtà aumentata, bluff ideologico

    Pedofilia: la strategia ipocrita dei nemici della Chiesa e della

    massoneria, per distruggere la credibilità di tutto il clero

    e annientare la fede nel cuore dei credenti

     

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

    Bufala chiesa pedofila

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Riflessione sulla missione punitiva di Bergoglio 

    Dublino, Roma – di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto La piaga della pedofilia nella Chiesa Cattolica, statistiche alla mano, occupa uno spazio davvero marginale, eppure la stampa negli ultimi giorni sta ingigantendo oltremodo il fenomeno con titoli da prima pagina che fotografano ben altre realtà, aumentate e romanzate, che non trovano assolutamente corrispondenza nella vita reale. Quello della pedofilia sembra essere diventato ad un tratto "il problema della Chiesa": l'aborto (cioé l'uccisione legalizzata di un essere umano indifeso) e la scristianizzazione, per contro, sembrano non entrare più di tanto tra le preoccupazioni delle gerarchie vaticane. Molto strano davvero!

    "Un'ora e mezza di faccia a faccia diretto con otto vittime di preti pedofili. Per ribadire ancora una volta la volontà della sua Chiesa di non voltare più lo sguardo e la politica di tolleranza zero verso i responsabili degli abusi. Papa Francesco ha concluso così la prima giornata della sua visita in Irlanda, Paese fra i più colpiti dalla piaga della pedofilia dei religiosi. (…) Il Papa è arrivato in Irlanda parlando di "crimini ripugnanti", per la Chiesa e per lui stesso, "causa di sofferenza e di vergogna". Ha toccato il tema subito, al Castello di Dublino, in apertura della visita per l'Incontro mondiale delle famiglie, parlando davanti alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Poi ha ribadito il concetto nella messa nella cattedrale della città".

    Così Repubblica, storicamente una delle frecce anti-cattoliche più affilate e penetranti in dotazione alla faretra del club comunista, ed ancora – malgrado il sensibile calo dei lettori – una delle più efficaci armi di distrazione di massa, ha commentato la missione punitiva di Bergoglio in terra d'Irlanda. Bergoglio, come un disco rotto, è tornato sull'argomento, spiazzando tutti, anche nella giornata di ieri, durante la SS. Messa con le famiglie, anziché affrontare con enfasi e preoccupazione il tema spinoso e gravissimo della storica legalizzazione dell'aborto nella "cattolica Irlanda", voluta dopo il Si al referendum dello scorso 25 maggio.  A molti la sua più che una visita pastorale sulla vocazione cristiana delle famiglie,  è parsa una vera e propria missione punitiva a senso unico,

                     quasi come se la Chiesa Cattolica si fosse trasformata d'improvviso

            nella responsabile universale di tutti i crimini di genere, commessi nel mondo.

               Una sorta di enorme parafulmine posto dinanzi al tribunale unico globale.

    Vista l'enfasi ingiustificata sul binomio cognitivo forzato Chiesa-pedofilia, verrebbe da chiedersi: su mandato di chi questa improbabile contro-crociata? La risposta è appena dietro l'angolo! A ben vedere, specie negli ultimi anni, accade fin troppo frequentemente che certi “zelanti” pastori facciano a gara per rivangare, a ritmi periodici, le solite questioni trite e ritrite sulla pedofilia di certa parte del clero, come apparso ultimamente a caratteri cubitali in prima pagina, non solo su Repubblica, ovviamente, ma perfino su “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, e con un'ostentazione disgustosa di chi si gloria di sputare nel piatto in cui mangia. Allora, in sintonia con quanto già espresso dalla stimata scrittrice, ed amica, Patrizia Stella

             "E’ ora di chiarire una volta per tutte la questione e mettere a tacere,

                    non solo i giornalisti laici, ma soprattutto certo clero fanatico

                         ed ignorante, dal retrogusto amaramente bergogliano”

     Il tribunale mondialista dei giudizi sommari      

    Allora accade che, cavalcando l'onda anomala di Dublino e della "missione" del "vescovo di Roma", si vada avanti tra giudizi sommari e tribunali popolari in puro stile termidoriano, tanto chi mai potrà controllare il numero effettivo dei ragazzi molestati? La rivoluzione è stata accesa e la ghigliottina è pronta per tutti!

                     Calunniate calunniate, qualche cosa resterà, diceva Voltaire!

    D'altronde è ormai risaputo che i calunniatori e i corrotti non ci rimettono nulla perché protetti anche da eventuali denunce. Ma squarciando il velo della falsa retorica e del luogo comune, da un'analisi storica dei fatti più approfondita ed oggettiva, e' sconcertante constatare come la propaganda a senso unico sulla pedofilia sia diventata un'arma contro la Chiesa Cattolica nel suo complesso. Negli anni Quaranta/Cinquanta – come rivelava nel 1954 la grande scrittrice italo-statunitense Bella V. Dodd, nel suo libro autobiografico "The School of Darkness"

                    mille e cento falsi preti comunisti/massoni furono infiltrati

            dal Partito Comunista americano – CPUSA – nella Chiesa Cattolica,

                                   nelle piu' alte sfere, per destabilizzarla.

            Costoro avviarono ogni sorta di nefandezza morale e dottrinale

                            per corrompere dall'interno la Sposa di Cristo

    e trasfigurare in negativo la sua immagine dinanzi ai tribunali rivoluzionari pronti a gettare sentenze preconfezionate sui prelati e su duemila anni di storia. Fu proprio in quegli anni che il problema pedofilia, curiosamente, iniziò a divampare. I casi di "veri preti pedofili" purtroppo ci sono, negarlo sarebbe anacronistico, e questo non è l'obiettivo del presente articolo. Ma costoro sono una percentuale statisticamente irrisoria rispetto alla maggioranza dei casi complessivi e rispetto ai reati di pedofilia commessi strategicamente dai falsi preti massoni, per infangare il nome di Santa Madre Chiesa (Cattolica).

            L’Istat parla di una percentuale minima, cioè dello 0,1% in tutto il mondo

                          di sacerdoti cattolici che si macchiano di questo peccato,

    dato ben al di sotto alla percentuale che si riscontra anche per molte altre istituzioni

      sociali, civili, religiose, sportive, mediche, militari, ecc., delle quali nessuno parla mai!

                                                    _____________________

    Secondo i dati CENSIS, che si basano sui dati ministeriali elaborati dal prof. Mastronardi,

                       circa lo 0,07% dei casi di pedofilia in Italia riguarda il clero;

       questa è infatti la percentuale di sacerdoti italiani condannati per pedofilia in 50 anni,

                mentre nella società civile esistono invece 21 mila casi di pedofilia ogni anno

                                                             (1 ogni 400 minori)

    Allora si tende ad estirpare la pagliuzza, mentre l'evangelica ed invisibile trave continua ad occupare il teatro della storia, ma i commedianti non ne avvertono l'ingombro, anzi la cavalcano con fierezza e ipocrisia.

     La linea di Benedetto XVI e Giopanni Paolo II             

    Il 16 maggio 2011 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una lettera «per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici», nella quale si invitano i vescovi ad applicare le norme del Diritto canonico e a collaborare con le autorità civili. In particolare, i vescovi devono: incontrare ed ascoltare le vittime di abusi sessuali, seguendo l'esempio di Benedetto XVI; creare ambienti sicuri per i minori allo scopo di riconoscere ed intervenire in caso di abuso sessuale; prestare attenzione alla formazione dei seminaristi e dei sacerdoti appena ordinati, ricordando le parole di Giovanni Paolo II: «Non c'è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani»; cooperare con le autorità civili. Infine, il testo riassume la legislazione in vigore per questi delitti, ricorda che la prescrizione è di vent'anni, calcolati a partire dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima e fornisce indicazioni sul modo di agire nel trattare i casi di abuso sessuale. Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d'Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa»

     Un'ipocrita regia                                                                  

    Alla luce dei dati statistici sopra riportati e di queste due diverse linee di demarcazione del problema, affrontate in termini del tutto diversi (antitetici) da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, rispetto a Bergoglio, risulta chiaro il fatto che oggi più che mai ci sia  un'ipocrita regia che omette delle verità inconfutabili: non dice come il libro di riferimento dei massoni – assieme alla Cabala – cioé il Talmud, consideri la pedofilia "normale", circoscrivendo il problema nel solo ambito "cattolico". Hollywood stessa, acclarata enclave giudeo-massonica, è un covo di immoralità sessuale di ogni specie, dove i casi di abusi sessuali su minori, negli ultimi decenni – quelli passati in un modo o nell'altro tra le maglie di una fitta rete di omertà – neppure più si contano. Eppure, guardacaso, ad emergere in negativo a livello mediatico è sempre e solo la Chiesa Cattolica. Come mai?

       Nel Talmud la pedofilia viene giustificata, anzi è permesso il "possesso" di ragazze

               con età inferiore a 14 anni, definite “schiave designate a tal scopo”.

    Il "libro sacro" a seguaci dell'ebraismo e a giudeo-massoni, inoltre, per adulterio intende

                         solo l’effettivo atto sessuale, inteso come penetrazione.

             Ogni altra forma di rapporto perverso, di conseguenza, è giustificato.

    Perfino il rapporto sessuale con un bambino di età inferiore ai tre anni, nel Talmud,

                                                  non è ritenuto adulterio.

                                   _______________________________

        “I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d’età sono leciti.”

                                                (Talmud, Sanhedrin, 69b)

    Eppure negli ultimi anni, molti film hollywoodiani (si pensi al premio Oscar "Il Caso Spotlight"), nati nell'humus dell'infelice e dorata isola ebraico-massonica più incensata e potente al mondo, sembrano non contemplare questa realtà, remando forsennatamente a senso unico contro l'odiata Chiesa Cattolica, pur sapendo che il fenomeno dell'infiltrazione giudeo-massonica nella Chiesa è oggi una realtà inconfutabile; pur sapendo – d'altro canto – che tutti i testi sacri del Cattolicesimo condannano apertamente la pedofilia, come uno degli abomini più gravi agli occhi del Signore; pur sapendo (come la stragrande maggioranza degli ebrei e dei massoni che dominano Hollywood sanno) che il Talmud, al contrario della Sacra Bibbia, legittima la pedofilia. Dunque l'ipocrisia regna sovrana e l'occulta regia anti-cristiana che muove la macabra danza mediatica emerge in tutto il suo squallore. In merito il recente caso delle accuse al "Coro di Ratisbona" è solo l'ultimo colpo basso di una lunga serie di attacchi strategici, ben architettati e mirati, alla Chiesa di Cristo.  Per fortuna il Vangelo a differenza del Talmud non approva la pedofilia ma la maledice, e per fortuna c'e' il 99% dei sacerdoti cattolici che la deplorano e combattono in ogni sede. Costoro, tuttavia, non fanno notizia, non trovano i favori dei media manovrati dalla giudeo-massoneria. Anche Bergoglio, dunque, dall'alto del suo ministero "cattolico" (?) dovrebbe parlare di questi scandali taciuti, anziche' vedere solo quello che i media corrotti vogliono farci vedere e credere.

     Una bufala storica montata ad arte                         

                 Illuminati dal faro della storia, della religione e della verità oggettiva,

            possiamo concludere cha la pedofilia del clero cattolico è una semi-bufala,

              una realtà aumentata e deformata; una panzana in gran parte inventata

     sotto il pontificato di Benedetto XVI per screditare e far sparire la Chiesa tradizionale

    che praticamente non esisteva sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, il "santo subito". Non ci sarebbero riusciti a far passare questo fantasioso teorema con autorevoli personaggi del calibro di Papa Sisto che – proverbialmente – "non perdonava neanche a Cristo". Egli – 227° papa della Chiesa Cattolica (1585-1590) – con una serie quasi infinita di bolle sconvolse motu proprio le decisioni del Concilio di Costanza (1414-1418). Tra l'altro, impose al clero l'obbligo assoluto di indossare il camicione. Tolse quest'obbligo il mondialista Giovanni XXIII, colui il quale inaugurò il Concilio Vaticano II favorendo l'infiltrazione della Massoneria nella Chiesa Cattolica; ovvero colui il quale eliminò anche la celebrazione della Santa Messa in latino. Benedetto XVI aveva ripristinato il rito latino e aveva programmato importanti riforme riprendendo aspetti della tradizione che avrebbero ridato dignità alla Chiesa. Scandalo e peggio aveva provocato la sua lectio magistralis all'Università di Ratisbona in Baviera il 12 settembre 2006. Il discorso causò violente reazioni anche nel mondo islamico, soprattutto a causa di una citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, tratta da un suo scritto sulla guerra santa redatto intorno al 1400. Al discorso di Ratisbona seguirono proteste di piazza, incendi di chiese e di luoghi di culto cattolici nei paesi islamici di qualsiasi tendenza, sciita o sunnita o ismaelita, ecc., crimini in effetti mai terminati. Perfino la massonica Commissione europea – probabilmente per salvare la faccia – difese la libertà di espressione del Papa. Così pure l'autore dei versi satanici, lo scrittore indiano Salman Rushdie:

        "sono scioccato! (dichiarò). La Chiesa ci ha messo 400 anni per scusarsi con Galileo,

                    ma il mondo islamico ha preteso che il Papa si scusasse in 8 minuti".

    Lo sciita iraniano ayatollah Khomeini condannò a morte Salman Rushdie, che tuttora vive nel Regno Unito sotto protezione. Male furono destinati gli editori del libro: uno fu ammazzato, gli altri feriti. Condanne per Benedetto XVI piovvero dai gesuiti e dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC). Improvvisamente si scoprì che i preti erano pedofili dagli anni '30. Pedofili a tutto spiano sotto il defunto santo subito.

     Ci vorrebbe un Papa Sisto V                                     

    Papa Sisto V ci avrebbe messo poco a sistemare la quaestio. La sua risolutezza non fu mai un mistero per i veri storici: egli non esitò a rompere le relazioni diplomatiche con i paesi che utilizzavano la propaganda per affossare la Chiesa. Scomunicò senza mezzi termini e tentennamenti diversi principi e re. E – badate bene – scomunicare voleva dire cancellare i diritti di successione per gli eredi al trono e dispensare i sudditi dall'obbedienza al re. Egli aveva perfino finanziato la spedizione dell'Invincibile Armata di Filippo II di Spagna contro l'Inghilterra. Ma una tempesta fece quello che non riuscì a fare la marina inglese. Papa Sisto, "che non la perdono' neanche a Cristo", come scrisse in un sonetto romanesco Maria Gioachino Raimondo Belli nel 1800, tra le altre mille cose fece erigere l'obelisco in Piazza San Pietro. Morte lo colse mentre progettava il trasporto del Santo Sepolcro in Italia: era stato professore di metafisica, diritto canonico e teologia come Benedetto XVI. Gliel'avrebbe fatta vedere lui a quelli che accusano categoricamente i preti di pedofilia, gettando indiscriminatamente un alone di vergogna e sventura su tutta la Madre Chiesa,  e che piangono per essere stati sedotti da preti pedofili, per ottenere lauti risarcimenti e infangare sistematicamente la Sposa di Cristo. Ebbene si! Ci vorrebbe proprio un Sisto V!

    Sergio Basile, Giovanna Maddalena Sisto (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Giovedì,  19 giugno / 2014

     – di Chiara Comini  

    Redazione quieuropa, Unione europea, Chiara Comini, Onu, Pedofilia, Kinsey Institute 

    L’ONU accredita con uno speciale riconoscimento un

    Istituto che ha legami con la pedofilia

    Il piacere del diavolo e la via dell'Europa Mondialista

     

    di Chiara Comini

    Onu, Europa e Pedofilia - Kinsey Institute

     Mondialismo e Pedofilia – La curiosa via dell'ONU                                   

    New York, Bruxelles – di  Chiara Comini – Il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, è un istituto fondato nel 1947 presso l’Indiana University che ha come fine quello di indagare, diffondere e sensibilizzare la gente alla cultura del sesso. Questo organismo è stato accreditato lo scorso 23 Aprile dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC ) con uno speciale status. ECOSOC è uno dei 6 organi delle Nazioni Unite impegnato nei seguenti settori: 1) sviluppo sostenibile; 2) sviluppo sociale; 3) questioni di genere; 4) popolazione e sviluppo; 5) diritti dell'umanità. Uno dei punti principali di cui si occupa Ecosoc è “il rispetto universale per i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti a prescindere da razza, sesso, etnia religione o lingua.” Le Organizzazioni Non Governative possono lavorare con le Nazioni Unite ed entrano in ECOSOC con lo status di “Consultative”. Esistono poi tre categorie di Consultative: la prima è detta General Category, ed è la più importante,  poi troviamo la Special Category, definita un livello intermedio, e  infine Roster. Definito l’ambito in cui ci troviamo, torniamo a parlare del Kinsey Institute, che appunto è stato insignito del titolo "Special Category" nella sua collaborazione con le Nazioni Unite. Ciò che lascia perplessi è che tale ente sia stato fondato da Alfred Kinsey (vedi link in allegato:  il Nuovo Ordine Sessuale finanziato dai Rockefeller) una persona a dir poco di dubbia fama. Novaterrae, in un articolo del 29 Gennaio 2014, ci racconta a riguardo: "Alfred Kinsey ha affermato che i bambini sono sessuali fin dall’infanzia". Le sue fonti principali erano uomini adulti che hanno registrato i particolari dei loro contatti sessuali con i bambini per il suo libro Sexual Behavior in the Human Male.

     Sexual Behavior in the Human Male                                                            

    Un uomo ha fornito dettagli a Kinsey dei propri abusi perpetrati tra il 1917 e il 1948, illustrando il tutto nella Tabella 34 nel libro di Kinsey. Si registra il numero di “orgasmi” in determinati periodi di tempo da parte di bambini a partire da appena cinque mesi fino a 14 anni. L’orgasmo è definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”, o si descrive che il bambino “si allontanerà con forza dal partner e potrà fare tentativi violenti per evitare di raggiungere l’orgasmo, anche se trae un certo piacere dalla situazione.” Non sfugge qualcosa? Cito nuovamente: "Orgasmo definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il piacere del diavolo e l'UE                                                                                

    E’ folle chi legge, se pensa che qui si voglia far passare una palese violenza sessuale nei confronti di bambini, addirittura di neonati (“ a partire da appena cinque mesi”), come qualcosa che in realtà dà piacere? Come qualcosa di naturale? E chiediamoci: come è possibile che un bambino di cinque mesi si mostri accondiscendente per un rapporto sessuale? Il dubbio allora è solo uno: si vuol far passare la pedofilia come qualcosa di normale o la si vuol chiamare in un altro modo? Siamo alla follia pura!Follia approvata dall’Unione Europea, la quale evidenzia in ogni modo possibile la sua “apertura” verso la pedofilia; basta leggere il documento dell’OMS sugli Standard per l’educazione sessuale in Europa, che come Kinsey (uno dei padri della teoria del genere),  parte dal presupposto che il bambino è già da sempre sessualizzato. Con queste premesse la conseguenza è che la pedofilia diviene un orientamento del tutto lecito e legittimo. Già nello scandalo Dutroux troviamo una lista di nomi di “potenti”, tra cui persone di alte cariche anche a livello europeo. Alla luce di tutto ciò la domanda spontanea è: quale direzione ha intenzione di prendere l’Europa in tal senso? Sembra abbastanza chiara se si analizzano obiettivamente i pochi suddetti fatti, che sono solo alcuni esempi. Molte persone oggi non si rendono conto  che questo rappresenta una reale preoccupazione, qualcosa su cui occorre informarsi e prendere posizione. Molti pensano che siano fandonie, paradossi. Il punto, però, è nella sua assurdità molto semplice: perché in un mondo che fa attenzione a tutto, che giustamente pretende garanzie su garanzie nei confronti dei lavoratori, specie se a contatto con minori, l’ONU collabora con un istituto per le ricerche sul sesso, genere e riproduzione, fondato da un pedofilo?

     Jones: "Kinsey era un maniaco sessuale, pedofilo, dedito alle orge…"     

    Leggiamo dal Corriere della sera del 13/12/97: Secondo James Jones, uno storico rispettato, Kinsey era un maniaco sessuale: masochista (in età avanzata si autocirconcise con un coltellino senza anestesia) dedito alle orge, con tendenze pedofile, non alieno dai ricatti e fondamentalmente gay, nonostante il matrimonio. Non a caso, i soggetti delle sue ricerche, tutti volontari, sarebbero stati in buona parte molestatori, prostitute, pervertiti e così via". Jones racconta che Kinsey seduceva gli studenti, soprattutto i maschi, per soddisfare i propri appetiti e giungeva al punto di organizzare orge tra i collaboratori e i volontari, con la partecipazione anche della moglie e di filmarli, un po’ per tenerli in pugno, e un po’ per studiare la sessualità dal vivo. "Con questo sistema – aggiunge lo storico – egli riuscì a farsi finanziare da alcune fondazioni, inclusa la Rockefeller.”

     L'allarme rosso – Una domanda che dobbiamo porci                                  

    Quanto mancherà, continuando di questo passo, che si arrivi alle battaglie per far passare la pedofilia come un normale orientamento sessuale? Ci sono già organizzazioni che lo richiedono, e… se si pensa che la pedofilia è ben radicata ai vertici del potere, diffusa più di quanto non si creda tra le alte cariche; se analizziamo obiettivamente i passi dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in tal senso; se consideriamo le dichiarazioni di qualche noto personaggio, in linea con il pensiero del  ‘bambino sessualizzato’ … non possiamo evitare di porci qualche domanda.

    Chiara Comini (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    Il neo-presidente eletto (anzi nominato) della Commissione

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    di Vincenzo Mannello e Sergio Basile

    Jean cloude Juncker - Parlamento Europeo

     La speranza Juncker                                                                                                   

    Strasburgo, Bruxelles – In un articolo del 29 maggio scorso dipingevamo a tinte fosche il quadretto del papabile Jean Claude Juncker, oggi neo-presidente nominato al soglio illuminato della Commissione Europea: già Presidente dell'Eurogruppo; "autorevole" membro della Commissione Trilaterale (quella del 666 stilizzato); assiduo frequentatore del Bilderberg Club;  ex-governatore della Banca Mondiale (dal 1989 al 1995); ex-Governatore dell'FMI – Fondo Monetario Internazionale (nominato nel 1995) ed ex-Governatore della BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo). Inoltre pochi sanno che Juncker (assieme a Henry Kissinger & Co) è membro del cosiddetto "Comitato dei 300" (vedi video giù in allegato).

     Walter Rathenau sul "Comitato dei 300"                                                           

    Così definì l'esclusivo club mondialista Walter Rathenau, fondatore della General Electric Corporation"Trecento uomini, che si conoscono l'un l'altro, dirigono il destino economico dell'Europa e scelgono i loro successori da tra di loro". Il Comitato, tra l'altro, sarebbe espressione della compagnia britannica East India Trading Company: organizzazione commerciale istituita dalla famiglia reale britannica, nel 1600, molto attiva nel commercio dell'oppio (vedi video in allegato)

    Jean cloude Juncker - Parlamento Europeo

     L'investitura dell'Eurocamera                                                                                  

    La candidatura ufficiale alla guida della Commissione del "solito" Juncker, ricordiamo, fu decisa lo scorso 7 marzo 2014, durante il Congresso del PPE (Partito Popolare Europeo) che ebbe avuto luogo a Dublino. Ieri a Strasburgo, dunque, è andata in scena la parata formale all'Eurocamera: 422 si contro 250 no e il popolo è servito! Questo il voto del "democraticissimo" Europarlamento che ha sancito l'elezione (per meriti sul campo) del beone lussemburghese alla carica di "Presidente" dell'esecutivo dell'UE. Dell'amicone di Matteo Renzi e soprattutto di Mario Monti (stessa pasta, stessi club mondialisti) che in tempi non sospetti fu immortalato nei palazzi del potere di Bruxelles mentre stringeva con dolcezza estrema le mani al collo del ministro spagnolo Luis de Guindos reo di non aver rispettato abbastanza le politiche di austerity... Ma siparietti a parte, chiaramente non sarebbe stato necessario alcun voto dei cosiddetti "rappresentanti del popolo" europeo per eleggere il carismatico e nobile personaggio. Uomo attaccato più lui alle poltrone che il polpo allo scoglio: premier del Lussemburgo per 18 anni e da oltre 30 anni in politica. Peggio di Berlusconi insomma!!!

     Peggio di mister B                                                                                                        

    E peggio dell'ex cavaliere (Mister B) il neo presidente si presenta anche in tema di conflitti d'interesse: incompatibile con il ruolo chiamato a coprire alla luce di uno scandaloso conflitto notato perfino dal Financial Times. infatti Jean Cloude Juncker sarà chiamato presto a valutare una norma per far risparmiare milioni di tasse alle multinazionali, che egli stesso in tempi non sospetti approvò da premier del Lussemburgo. Sventurata norma finita poi nel mirino dell’antitrust Ue. Pazzesco! Ricordiamo in merito che ad oggi numerosissime multinazionali preferiscono aver sede in Lussemburgo (paradiso fiscale) pagando l'IVA in tal paese al 4% e non pagando assolutamente nulla nei mercati europei all'interno dei quali smerciano quotidianamente i loro prodotti. scandaloso!!!

    Jean cloude Juncker - Parlamento Europeo

     Presidente di chi?                                                                                                       

    Ma la nomina da queste parti è prerogativa dei vari governi: mai sottoposta all'approvazione dei sudditi; né tantomeno a quella dei deputati a stelle dorate. Quella intervenuta nelle scorse ore, infatti, a ben vedere è stata solo una ratifica di scelte piovute come sempre dall'alto.  C'è forse qualcuno in rete, in radio o in tv,  sui giornali o per la strada che – sano di mente e astemio: o comunque non ubriaco – possa asserire che ciò non corrisponda al vero?  E  che magari possa smentire il fatto che sia Juncker, sia i deputati che lo hanno eletto non rappresentano la maggioranza degli europei? Inutile far finta di nulla, come sempre fanno media politici, burocrati e magnacci del regime partitocratico italiano e comunitario: il 60% di noi sudditi europei non ha (abbiamo) votato!

    Jean cloude Juncker - Parlamento Europeo

     L'orgoglio dei camerieri dei banchieri e dei ladri di Pisa                                

    Juncker e soci non rappresentano la volontà popolare e – in un mondo normale – dovrebbero quantomeno dimettersi chiedendo l'indizione di nuove elezioni (per quanto esse possano servire – vedi qui Quello che non ci hanno detto sulle Europee 2014). Magari modificando le regole delle stesse e, sul modello dei referendum popolari, introducendo la prima dritta fondamentale. Cioè quella che – sempre in un paese normale – dovrebbe recitare pressappoco così: "senza quorum del 50%+1 degli aventi diritto la consultazione elettorale viene annullata!". Questa, secondo la nostra (non solitaria) opinione sarebbe prova di vera democrazia, altroché le balle che ci propinano ogni momento! Ma come disse Ezra Pound, i politici (da tre secoli a questa parte) non sono altro che "i camerieri dei banchieri". Quanto ai cosiddetti "euroscettici" e "indipendentisti" (quelli  cioé che a chiacchiere tuonano contro questo schifo ma poi siedono, ben retribuiti, a Strasburgo, noi da "poveri"… sempre più poveri… nemici giurati della dittatura UEista)  rivolgiamo solo il seguente appello: "passate ai fatti, riducete Bruxelles come il (fu) Vietnam! Con gli euro di "carta-straccia" che percepite copiosamente, mobilitate le piazze per gettar giù – pacificamente s'intende – Juncker e tutti gli UEisti in servizio e di complemento!" Allora vedremo se così facendo potremo finalmente saldare questo fronte che si oppone alla dittatura, infida, invasiva e pericolosissima dei tempi moderni: quella dei banchieri, dei burocrati, dei politici e dei falsi dissidenti di turno che – come i ladri di Pisa – di giorno litigano e di notte rubano assieme.

    Vincenzo Mannello, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Video in allegato                                                                                                           

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  • L’Umiltà è la Verità: questioni di Coscienza

    L’Umiltà è la Verità: questioni di Coscienza

    Sabato, Marzo 29th/ 2014

    – di  Fr. G. Jennings (Dublino) e Rev. D. Compte (Barcellona) –

    Roma, Barcellona, Dublino, Fr. Gavan Jennings,  Dublín, Irlanda,  Rev. David Compte, Verdaguer, Barcelona, Spagna, parabola del fariseo e del pubblicano, Papa Francesco, classe dirigenziale corrotta, Dio perdona i peccatori ma i corrotti no, nell'Europa dell'inganno, Redazione Quieuropa, messa del Papa con i politici italiani 

    L'Umiltà è la Verità: questioni di Coscienza

    Dal monito di Francesco dinanzi ai politici italiani, alla

    parabola del fariseo e del pubblicano

    Video in allegato: Omelia integrale di Papa Francesco durante

          la messa con i politici italiani, di Giovedì 27 Marzo 2014

     

    di Fr. Gavan Jennings / Rev. Davis Compte / Redazione Qui Europa

    Papa Francesco, messa con i politici

     Una questione di Coscienza – Papa Francenso alla Messa con i politici  

    Roma Redazione Qui Europa – Giovedì scorso Papa Francesco in occasione della messa dinanzi ai parlamentari e ministri italiani, commentando la scrittura ha usato parole che saranno risuonate piuttosto forti agli orecchi degli illustri interlocutori: "anche al tempo di Gesù ci si trovò di fronte ad una classe dirigenziale corrotta… Dio perdona i peccatori ma i corrotti no"! E ancora: "una classe dirigenziale che si è allontanata dal popolo, che si è chiusa nel proprio gruppo, partito, nelle lotte interne, diventa gente dal cuore indurito… è tanto difficile per un corrotto tornare indietro…". Attimi di smarrimento in chiesa? Ipotesi plausibile! Anzi certezza, commentata anche da qualche radio in presa diretta. Pertanto nell'Europa dell'inganno e della corruzione che si traveste di democrazia e falsa luce, nel Bel Paese del grande tradimento… il monito del Papa risuona forte per tutti, invitandoci all'umiltà, alla verità ed alla ricerca del bene comune… al di fuori di ogni forma di corruzione. Perchè la corruzione va oltre il semplice peccato: essa diventa uno stile di vita normale… Ma il primo passo nella ricerca di questo bene comune non può che venire da un serio esame di coscienza: pratica in disuso presso molti cristiani della Domenica… e parimenti presso numerosissimi uomini di cosiddetta "buona volontà" ed "acclarata moralità e dignità". Il vangelo di oggi (terzo sabato di quaresima) in tal senso cade proprio a pennello, come ci fanno notare Fr. Gavan Jennings (di Dublino) e il reverendo Davis Compte (di Barcellona) nel loro encomiabile commento.

     Tra farisei e pubblicani… oltre le apparenze                                                      

     Testo del Vangelo (Lc 18,9-14): "In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato".

    Papa Francesco, messa con i politici

     Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato – di Fr. Gavan Jennings   

    Barcellonadi Fr. Gavan Jennings – Oggi, Gesù ci presenta due uomini che, di fronte ad un “osservatore” occasionale, potrebbero sembrare quasi identici, giacché essi si trovano allo stesso posto, svolgendo la stessa attività: entrambi «salirono al tempio a pregare» (Lc 18,10). Ma oltre le apparenze, nel profondo delle loro coscienze personali, i due uomini sono radicalmente differenti: l’uno, il fariseo, ha la coscienza tranquilla, mentre l’altro, il pubblicano – esattore delle tasse – si trova inquieto a causa dei suoi sentimenti di colpa.

     che senzo ha il rimorso oggi?                                                                                  

    Ai nostri giorni siamo propensi a considerare i sentimenti di colpa – il rimorso – come un qualcosa che si avvicina ad una aberrazione psicologica. Tuttavia la coscienza di colpa consente al pubblicano di uscire dal Tempio, con l’animo sollevato, giacché «questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato» (Lc 18,14) mentre l’altro no. «Il senso di colpa», ha scritto Benedetto XVI, quando Egli era ancora Cardinale Ratzinger (“Coscienza e verità”), rimuove la falsa tranquillità di coscienza e può essere chiamato, contrario alla mia “protesta della coscienza” contro la mia esistenza auto-compiacente. E’ tanto necessario all’uomo, come il dolore fisico che indica un’alterazione corporale delle funzioni normali».

     Il Grido della coscienza – rende possibile la verità…. e poi l'amore            

    Gesù non vuole indurci a pensare che il fariseo non stia dicendo la verità quando afferma di non essere avido, ingiusto, ne adultero, che digiuna e offre soldi al Tempio (cf. Lc 18,11); ma neppure che l’esattore delle tasse stia delirando al considerarsi peccatore. Non è questo il caso. Succede, invece che «il fariseo, anche lui, ha colpa. Egli ha la coscienza completamente chiara. Ma il “silenzio della coscienza” lo rende impenetrabile davanti a Dio e d’innanzi agli uomini, mentre il “grido della coscienza” inquieta il pubblicano e lo rende capace della verità e dell’amore. «Gesù può riscuotere i peccatori!» (Benedetto XVI).

    Fr. Gavan Jennings, Dublino

     

    Papa Francesco, messa con i politici

     Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato         

    Dublino – di Rev. Davis Compte – Oggi, immersi nella cultura dell’immagine, il Vangelo, che ci viene proposto, ha una profonda carica di contenuto. Ma avanziamo un po’ alla volta. Nel passaggio che contempliamo, vediamo che nella persona c’è un nodo con tre corde, in modo tale che è impossibile scioglierlo se uno non ha presente le tre corde menzionate. La prima ci relaziona con Dio, la seconda con gli altri e la terza con noi stessi. Osserviamo attentamente: quelli ai quali si dirige Gesù «avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri» (Lc 18,9) e in questo modo, pregavano male. Le tre corde sono sempre relazionate tra di loro! Come fondamentare bene queste relazioni? Qual’è il segreto per sciogliere il nodo? Ce lo dice la conclusione di questa incisiva Parabola: `l’umiltà´. Così pure fu espresso da Santa Teresa d'Avila: «L’umiltà è la verità».

     L'umiltà è la verità                                                                                                     

    E’ vero, l’umiltà ci permette di riconoscere la verità su noi stessi. Ne compiacersi di vanagloria, ne disprezzarci. L’umiltà ci fa riconoscere, come tali, i doni ricevuti e ci permette di presentare innanzi a Dio il lavoro della giornata. L’umiltà riconosce anche i doni del prossimo. Anzi, si rallegra. Infine l’umiltà è anche la base della relazione con Dio. Pensiamo che nella parabola di Gesù, il fariseo, conduce una vita inappuntabile, con le pratiche religiose settimanali e, perfino, pratica l’elemosina! Ma non è umile e ciò danneggia tutte le sue azioni.

     Il miracolo di un cuore umile                                                                                

    E’ prossima la Settimana Santa. Presto contempleremo – ancora una volta!  Cristo sulla Croce: «Il Signore crocifisso è una prova insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine» (Giovanni Paolo ll) Lì vedremo come di fronte alla supplica di Dima – «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42) – il Signore risponde con una “canonizzazione fulminante”, che non ha precedenti: «In verità ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,43). Questo personaggio era un assassino che resta, infine, canonizzato dallo stesso Cristo, prima di morireE’ un caso inedito e, per noi, un motivo di consolazione…; la santità non la “fabbrichiamo” noi, ma la concede Dio se Iddio trova in noi un cuore umile e convertito.

    Reverendo Davis Compte, Barcellona

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    Lunedì, Ottobre 28th/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz –  Italia, Padre Piotr Anzulewicz, Sacro Cuore Catanzaro, Centro Culturale San Francesco, San Giusa Tadeo, Missione, Controrivoluzione dello Spirito, Simone lo zelota, Santa Brigida di Svezia, Giuda il traditore, Non siamo apostoli per la nostra volontà, Papa Francesco, Famiglie, San Pietro  L'Importanza di Sentirsi in Missione e le vere rivoluzioni: l'emblematico caso di Simone  […]

    Giovanni Paolo II, il Servo Fedele – L’Europa, l’Apostasia Silenziosa, il Sonno della Coscienza

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    Mercoledì,  Ottobre 23rd/ 2013 – di Padre Piotr Anzulewicz e Sergio Basile – Italia, Beato Giovanni Paolo II, Roma, Catanzaro, Padre Piotr Anzulewicz, Catanzaro Lido, Sacro Cuore, Papa Francesco, Crocifisso di San Damiano, Servo Fedele, Pasqua, Schiavitù e Libertà, Orfani e vedove, Papa Missionario, Pellegrino nel Mondo, San Paolo, San Pietro, Sonno della Coscienza, Polonia, Comunismo, Karol Wojtyla, […]

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    Martedì,  Ottobre 22nd/ 2013 – di Arturo Pegorari – Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di Qui Europa Italia, Ipocrisia, Caso Priebke, Caso Lampedusa, Sbarchi, Libero Confronto, Crimini quotidiani, Perdono, Gesù, Infamie quotidiane, apoteosi dell'ipocrisia, scafisti di Lampedusa, Dante Alighieri, Salvo d'Acquisto, Storia, Arturo Pegorari, Crisi di valori in italia  L'Ipocrisia – Il Male che ci […]

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    Francesco, la Baracca in pezzi e l’Infedele

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  • Orban e la Rivoluzione Ungherese – Seconda Parte

    Orban e la Rivoluzione Ungherese – Seconda Parte

    Venerdì,  Marzo 22nd/ 2013 

    – L'Editoriale di Vincenzo Folino   

     Budapest, Dublino, Unione Europea, Viktor Orban,  Parlamento europeo, Rivoluzione pacifica, Salvaguardia della sovranità nazionale, Sovranità Monetaria, José Manuel Barroso, Thorbjorn Jagland, Ungheria, Orbàn, Costituzione ungherese, Budapest, Chavez, Napoleone Bonaparte, fallimento del sogno liberale, il vero volto dell'Ue, Hans Magnus Enzensberger 

    Orban e la Rivoluzione Ungherese –

    Seconda Parte

    Il fallimento del progetto dell'Ue liberista e

    l'immagine speculare del tramonto del

    "Modello Usa"

    Liberismo e parassitismo: Hugo Chavez aveva ragione!

     

    L'Editoriale di Vincenzo Folino

    Viktor Orban

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Budapest, Bruxelles  –  I fari delle principali istituzioni europee – come detto – sono puntati, ormai da diverse settimane, sull’Ungheria e sul suo governo. In realtà tutta questa attenzione verso Budapest non costituisce affatto una novità e già lo scorso aprile, infatti,  l’Ue insorse contro il tentativo, da parte del governo Orban, di operare alcune modifiche alla propria Costituzione. Adesso, però,  la situzione si è sbloccata, e il Parlamento ungherese (con una maggioranza quasi bulgara: 265 voti a favore, 11 contrari e 33 astensioni) ha definitivamente approvato una serie di modifiche alla sua legge suprema. La reazione di Bruxelles, ovviamente, non ha tardato a farsi sentire. Basta dare un’occhiata alla nota congiunta rilasciata, qualche giorno fa, dal  presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e dal segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, i quali si sono detti “preoccupati” per la nuova svolta di Budapest, in quanto i nuovi “emendamenti – a loro dire – destano preoccupazione per quanto riguarda il principio dello stato di diritto, del diritto europeo e degli standard del Consiglio d'Europa”. 

     Ungheria – Un popolo alla ricerca della propria sovranità 

    Cosicchè il governo di Budapest è stato invitato ad avviare «contatti bilaterali con le istituzioni europee per venire incontro a ogni preoccupazione per quanto riguarda la compatibilità di questi emendamenti con i principi e il diritto dell'Unione europea» . Il problema è che, analizzando un pò più da vicino il contenuto di questi emendamenti è difficile trovarvi qualcosa che possa mettere  a rischio lo Stato di Diritto. Ci vuole davvero molta fantasia: il classico pelo nell'uovo. In questo modo arriviamo a quello che, a nostro avviso, è il vero fulcro della posta in gioco: il grado di "democrazia" di questa Unione Europea ed il peso che gioca, al suo interno, il volere della volontà popolare. Cosicchè, come abbiamo ripetuto anche in altri articoli, tutta la faccenda andrebbe posta in maniera differente. Ovvero, piuttosto che parlare di “nuova dittatura”, bisognerebbe parlare del fatto che un popolo, quello ungherese, tramite regolari elezioni (nessuno a suo tempo parlò di brogli elettorali) ha eletto il proprio governo ed i propri rappresentanti i quali, a loro volta, non stanno facendo qualcosa di “illecito”, stanno semplicemente utilizzando i propri poteri e svolgendo il proprio compito, cioè governare.

    Ungheria e Irlanda

     L'Europa Mondialista e il Tramonto del "Sogno Liberale" 

    Se poi quest’azione di governo si scontra – come visto – con il volere delle élite europee, delle banche e del mondo della finanza, ecco che si sente subito parlare di “golpe bianco”. Insomma, cambiano i soggetti ma non l’essenza di fondo: abbiamo a che fare con un’Europa debitocratica che ha tradito il suo basilare mandato verso i popoli. Un'Europa rimasta, purtroppo, pura teoria.  Un'Europa che secondo molti analisti, storici e studiosi (vedi ad esempio l'intellettuale tedesco Hans Magnus Enzensberger – leggi articolo in allegato) solo ora starebbe mostrando il suo vero volto, tenuto celato per decenni. Un'Europa a trazione mondialista divenuta un puro concentrato di "accentramento élitario": addirittura peggio delle stesse monarchie Settecentesche. Ma – ci chiediamo – è questo il destino del cosiddetto "sogno liberale"? Se così fosse, ci troviamo dinnanzi alla più grande menzogna della storia! Da Napoleone in poi.

     Una Domanda per te!  

    Allora, a pochi giorni dalla scomparsa del presidente venezuelano Hugo Chávez, uno dei pochi leader moderni degni di rispetto, vogliamo concludere riprendendo una delle sue ultime considerazioni a proposito della politica economica messa in atto dall'Occidente progressista e mercatista e dagli Stati Uniti d'America (e per rimbalzo dall’Ue: immagine speculare dei primi).  Era il mese di agosto quando Putin, commentando la vicenda del debito Usa aveva definito gli Stati Uniti “parassiti dell’economia mondiale e del monopolio del dollaro”, all’interno di un gioco pericoloso che aveva già contiminato gran parte dell’economia globale. La risposta del presidente Chavez fu la seguente: “Mi unisco a quello che ha detto il nostro amico…gli Stati Uniti sono un vero parassita”. Che dire, allora, dell'Unione europea a trazione anglo-germanica? Lo chiediamo a quelli che ancora non osano alzare lo sguardo dal pavimento e non osano scorgere orizzonti sconfinati di libertà, oltre il blu logoro di quella bandiera. 

    Vincenzo Folino (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese e la Disinformazione Mediatica

    Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese e la Disinformazione Mediatica

    Venerdì,  Marzo 22nd/ 2013 

    – di Giovanni Antonio Fois   

     Budapest, Dublino, Unione Europea, Viktor Orban,  Parlamento europeo, Inadeguatezza delle Politiche comunitarie, BCE, Big Brother, Golpe mercatista, Vertici internazionali, Rivoluzione pacifica, Salvaguardia della sovranità nazionale, Sovranità Monetaria, Fidesz, populismo, Nazionalismo, Media Europei, indipendent, la repubblica, Eugenio Scalfari, MES, FMI, Permanenza in Ungheria, laureati, Senza tetto, Clochard, Osservatorio Nazionale sulle Politiche dell'Ue, Qui Europa, Giovanni Antonio Fois 

    Orban, la Via Ungherese, la Via Irlandese

    e la Disinformazione Mediatica

    Dalle colossali proteste anti-Ue di dublino, alle 

    rivoluzionarie politiche di Viktor Orban

    I luoghi comuni dei detrattori di Orban su "Permanenza

    Obbligatoria" dei giovani ungheresi e sui "Clochard"

     

    di Giovanni Antonio Fois

    Ungheria e Irlanda

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Via Irlandese  

    Dublino, Budapest  –  La situazione politica del Vecchio continente appare oggi più confusa che mai. Molte voci, da tempo ammutolite dai grandi vertici internazionali, trovano oggi il coraggio di far sentire la propria voice, supportati d'altronde dalle stesse cittadinanze, ormai esauste. Migliaia di giovani di tutta Europa si sono riuniti a Dublino per protestare contro il sistema che li circonda e assedia, obbligandoli ad enormi sacrifici senza nessuna controparte. Un giovane su tre si trova oggi a rischio povertà e questo terribile dato sottolinea l’inadeguatezza delle politiche comunitarie, soprattutto in campo economico. Così la maggior parte dei paesi appartenenti all’UE spingono per l’abbandono di queste linee di condotta, sterili per il progresso futuro e, in molti casi, considerabili addirittura minatorie per le unità nazionali.

     La Via Ungherese 

    Così l’Ungheria, per mezzo del suo premier Viktor Orban, rappresenta la prima Nazione capace di negare il proprio consenso alle politiche economiche dettate dalla BCE. Il partito di riferimento, il Fidesz, palesa la propria ostilità a qualsiasi direttiva esterna al Paese, arrivando ad ipotizzare una propria sovranità monetaria. Una bella gatta da pelare per gli alti dirigenti del mondo politico-economico europeo che, forti del supporto dato dalla nazione ungherese durante gli ultimi anni, temono l’uscita del Paese dall’UE e di conseguenza dalla moneta unica. Quel che preoccupa maggiormente il sistema malato – che come l’occhio del Big Brother pretende di controllare ogni mercato finanziario – è la chiara attestazione del partito come speranza futura per la ripresa del Paese, condivisa da tutte le altre forze politiche del Paese, ad esclusione del Partito Socialista Ungherese. Quello che i media internazionali non esitano a definire "golpe", è in realtà una scelta congiunta di votazione democratica, espressa con 265 voti a favore e 11 contrari dal Parlamento ungherese, relativa a significative modifiche che danno di fatto maggiori poteri al governo, a discapito degli alti vertici internazionaliSi tratta di una vera e propria rivoluzione, senza spargimento di sangue

     Budapest – Rivoluzione Democratica o Populismo? 

    Eppure tutti gli organi di stampa internazionale, riempiendosi la bocca di termini quali populismo, antidemocrazia e (addirittura) fascismo, condannano severamente Orban e i propri seguaci, etichettandoli come un nuovo pericoloso regime, da combattere. Noi Italiani che il fascismo l’abbiamo conosciuto sulla nostra pelle ci teniamo a prendere le distanze da queste affermazioni, invitando i nostri colleghi giornalisti – specie quelli più accaniti o magari disinformati – ad utilizzare termini più consoni rispetto a quanto sta accadendo in Ungheria. Non ci risulta, infatti, che il Fidesz abbia raggiunto il potere a forza di olio di ricino, e che, tantomeno, abbia intrapreso una campagna antisemita.

     Le Accuse di comodo degli "Europeisti" a "Prescindere" 

    I media europei – o almeno gran parte di essi – come ben sappiamo al "servizio" delle principali forze politiche pro-BCE, lanciano pesanti invettive contro questo fantomatico ‘’nuovo regime’’, prendendo di mira le linee guida della politica orbaniana.  «Le notizie sulle campagne elettorali saranno riservate ai soli media di Stato» scrive l’Indipendent, mettendo in luce la propria incompetenza in merito e palesando disinformazione. In realtà le nuove direttive prevedono che gli spot elettorali potranno essere trasmessi solo dalle tv pubbliche, in par condicio.

     Orban e le bufale mediatiche de "La Repubblica" 

    Anche "La Repubblica" si attesta sulle medesime posizioni: «Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all’estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori». Una notizia completamente errata, che mette in evidenza importanti ‘’incomprensioni’’ (chiamiamole così) da parte della testata italiana. La norma tirata in ballo dal giornale fondato da Scalfari, prevede l’obbligo di lavorare in Ungheria solo per chi beneficerà degli aiuti statali e, se vorrà lavorare all’estero, dovrà rimborsare ratealmente la somma ricevuta allo stato ungherese. Un tantino diverso no?

     La Questione dei "Senza Tetto" – Altra Mirata Disinformazione di Regime 

    Ancor più aberrante è l’interpretazione data dal mondo mediatico circa le posizioni assunte dal governo ungherese sui senzatetto, che secondo gli organi stampa, sarebbero stati addirittura criminalizzati. Per quel che riguarda i clochard esiste una nuova norma che vieta categoricamente il vagabondaggio in alcuni dei principali luoghi pubblici ma, lo stesso emendamento, obbliga il governo centrale e quelli locali a fornire un alloggio a chi è senza fissa dimora, incoraggiandone l’inserimento nella società. Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte dei volti noti dell’alta borghesia internazionale di criminalizzare ogni sorta di spinta reazionaria nei confronti del governo centrale UE, che, per mezzo dei famigerati e criminosi FMI e MES, continua a logorare le nazioni europee. L’Ungheria, in realtà, sta dimostrando di poter alzare la testa ed è un grande esempio per il resto del Continente. Questo è quel che ci interessa! Per il resto è tutta becera propaganda di regime!

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Giovedì,  Marzo 21st/ 2013 

    – Redazione Qui Europa   

    Russia, Putin, Minaccia, Colonialismo, Esteri, Siria, Dublino, Italia, Governo Tecnico, Francia, Gran gretagna, Regno Unito, Parigi, Londra, Roma, Damasco, Nato, Unione Europea, Qatar, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Terroristi,  Jihadisti, Fornitura Armi, Imperialismo Occidentale, 

    Giù le mani dalla Siria – La Russia Minaccia

    Francia e Inghilterra

    Mosca avvisa Parigi e Londra: "tutte le navi che

    trasporteranno armi verso la Siria"

    saranno requisite 

    La Politica Pacifista di Vladimir Putin contro il Neocolonialismo

    Occidentale e l'Integralismo islamico.

    Flotta Navale Russa per precauzione al largo delle Coste Siriane

     

    Redazione "Qui Europa"

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Siria – Mosca avvisa Parigi e Londra 

    Mosca, Dublino, Londra, Parigi – Domani a Dublino i Paesi Nato chiederanno all'UE di rimuovere il blocco dell'embargo commerciale sulle armi in maniera tale da permettere l'invio di strumenti di morte in Siria, accelerando un processo di Neo-colonizzazione islamico-occidentale spacciata per "Rivoluzione Siriana" contro Assad. Ma Putin, uno dei leader che durante gli ultimi 2 anni ha più appoggiato la causa dei Cristiani di Siria (e degli stessi musulmani oppressi dai signori della Guerra e da bande di integralisti islamici) nelle ultime ore ha parlato molto chiaro, avvertendo con polso fermo sia Inghilterra che Francia: "tutte le navi che trasporteranno armi e munizioni all’opposizione siriana saranno soggette al controllo e poi requisite. Gli ordini sono stati impartiti alla flotta marina russa di controllare tutte le coste del Mediterraneo".

     Mosca attende Dublino – Cosa fare intanto? 

    Domani l'attesa decisione che potrebbe cambiare gli equilibri mondiali. Intanto in queste ore l'Osservatorio Nazionale sulle politiche comunitarie "Qui Europa", ha aderito all'iniziativa della Rete No War Italia, promuovendo l'invio di mail al Ministro Terzi, al fine di inibire e non permettere il collaborazionismo dell'Italia al folle piano Nato con a capo Hollande e Cameron, fedeli alleati di Usa, Qatar e  Turchia, nonché al servizio dei petroldollari arabi. Intanto Mosca ha schierato la propria flotta navale nel Mediterraneo, al largo della Siria.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Cosa fare nel Concreto? Scrivere una semplice Mail 

     INDIRIZZI – Inviare la e-mail ai seguenti indirizzi:  
     
     
     OGGETTO – Copia e Incolla il seguente testo nella sezione "OGGETTO" 
     
     "A Dublino: No all'invio armi in Siria!"
     
     TESTO MAIL  – Copia e Incolla nella finestra di scrittura della tua Mail  
     
    "A Dublino: no all'invio armi in Siria!", e nel testo: "Ministro Terzi le ricordiamo che esiste un Parlamento al quale lei dovrebbe rispondere, e che armare l'opposizione siriana aumenta il conflitto ed è un atto illegale a norma del diritto internazionale oltre a violare l'articolo 11 della Costituzione. Come cittadini italiani la invitiamo a non appoggiare la richiesta di Francia e Gran Bretagna".

     FIRMA  e INVIA  

    Lettera firmata da "Rete No War"

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    Giovedì,  Marzo 21st/ 2013  – di Rete No War e Redazione "Qui Europa" –   Esteri, Siria, Dublico, Italia, Governo Tecnico, Francia, Gran gretagna, Regno Unito, Parigi, Londra, Roma, Damasco, Nato, Unione Europea, Qatar, Guerra, Negoziati, Crisi siriana, Terroristi,  Jihadisti, Fornitura Armi, Legge 185 del 1990, Dignità, Interessi occidentali, Giulio Terzi, Rete No War, Redazione Qui Europa, […]

    Siria – Iran e Russia appoggiano il Piano di Pace di Assad

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    Martedì, Gennaio 15th/ 2013 – Comunicato Stampa Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo –  Piano di Pace di Assad  / Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso / Traduzione in Italiano / Damasco / Pace / Terrorismo / Integralismo islamico / Primavera araba / Le False Primavere / Siria / Profughi / Sovranità Popolare / Referendum Popolare / […]

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo: Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo non cercano

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    Venerdì, Gennaio 11th/ 2013 – Discorso in Forma integrale del Presidente Bashar Al-Assad –  – President Bashar Al-Assad's Speech in Full Form – – Traduzione di Sergio Basile – Qui Europa (www.quieuropa.it) Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso in Forma Integrale / Traduzione in Italiano / Damasco / Teatro dell'Opera di Damasco / Desiderio di Pace […]

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    Sabato, Febbraio 2nd/ 2013 – Comunicato Stampa  –  Siria / SOS Siria / Damasco / Homs / Aleppo / Domenica 3 Febbraio / Cielo Sopra l'Esquilino / Roma / Via Galilei / Metro Manzoni / Associazione Convergenza delle Culture / Madre Agnès de la Croix / Missione in Siria / Cristiani in Siria /    Italia […]

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    Venerdì, Febbraio 1st/ 2013 – di Suor Annunciata Dordoni e amici di "Ora Pro Siria"  –  Siria / SOS Siria / Damasco / Homs / Raid Israeliani / Sionisti / Preghiera / Solidarietà / Bugie dei Media /  Siria / profughi / Damasco / Aleppo / Terrorismo / Signori della Guerra / Germania / Olanda / Turchia […]

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    Lunedì, Gennaio 7 th/ 2013 – di Sergio Basile – Tasse / Francia / Russia / Parigi / Sochi / Gerard Depardieu / Vladimir Putin / Dimitri Peskov / Radio Echo / Mosca / contributo eccezionale di solidarietà / "povei schiavi del sud" / principio di uguaglianza / Francois Hollande /  banche / partiti politici […]

     

  • I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:  in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro: in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    Giovedì, Settembre 6th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurobarometro / Bruxelles / Perplessità / Sondaggi / Giulietto Chiesa / Osservatorio Nazionale Indipendente / Qui Europa / Parlamento europeo / Elezioni europee / Atene / Madrid / Lisbona / Dublino / Roma / Helsinki / Berlino / Francoforte / Parigi / Calabria / Ateneo Magna Graecia / Convegno / Crisi economica e sociale dell'Ue / Disoccupazione / Recessione 

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:

    in Europa oltre 55 milioni di disoccupati

    ma l'europeismo secondo Bruxelles

    "sarebbe in ascesa"

    Le palesi incongruenze di Bruxelles e la controanalisi

    dei dati sulla crisi dell'Osservatorio Indipendente

    "Qui Europa" in Calabria

    Qualcosa non torna!

    Bruxelles, Roma, Catanzaro  –  Alla riapertuta degli uffici dell'Ue, tra le altre incombenze sospese sulla testa dei funzionari della Commissione europea, protesi con ogni mezzo a cercar di mantenere a galla  una nave chiamata Eurozona, ridotta ormai ad una impresentabile bagnarola  che fa acqua da tutte le parti, pare sia anche tempo di analisi e sondaggi. La notizia del giorno è dunque quella relativa ai risultati elaborati da Eurobarometro sui valori degli indici di gradimento degli Europei, in merito al complesso delle istituzioni comunitarie. Tali stime confermerebbero tuttavia un fatto alquanto curioso, per non dire paradossale. Un dato che ci lascia a dir poco perplessi:  il giudizio medio dell'opinione pubblica, dei Paesi Ue, oggi sarebbe migliore rispetto a nove mesi fa. Ma com'è mai possibile? Infatti ci chiediamo, se – e non è un mistero – la disoccupazione in Europa ha falciato oggi oltre 55 milioni di cittadini, come fa il gradimento degli europei a non seguire o almeno a rispecchiarsi in tale trend? Davvero strano! Secondo il centro studi ufficiale di statistiche di Bruxelles – ospitato presso la Commissione europea – nello specifico, la maggior parte degli intervistati avrebbe asserito che "il Parlamento europeo è oggi una delle istituzioni che meglio rappresenta l'Unione europea e vuole votare alle elezioni europee in quanto è uno dei modi migliori per far sentire la propria voce".

     Un europeismo in ascesa? 

    L'immagine dell'Ue – sempre a detta di Eurobarometro – sarebbe dunque migliorata agli occhi del 40% degli intervistati: il 9% in più rispetto allo scorso novembre.  E questo, malgrado il dilagare della recessione in praticamente tutto il Vecchio Continente (ad eccezione dei Paesi Ue che non aderirono all'euro e della Norvegia: Paese che ha conservato saggiamente una Banca Nazionale autonoma e non privatizzata). D'altra parte, ciò, vorrebbe dire in fondo che la stragrande maggioranza degli Europei – evidentemente – guarda l'Unione con sospetto e delusione. Dato – il primo – dunque sbandierato probabilmente con troppa enfasi dalla Commissione di Bruxelles e da Eurobarometro – o male interpretato – ma in fondo davvero curioso, soprattutto se rapportato a ciò che sta accadendo in Europa, ed al tenore delle nutrite proteste che dilagano da mesi da Atene e Madrid, da Lisbona a Dublino, passando per Roma, Helsinki ed Amsterdam. Oggi, perfino a Berlino, Francoforte e Parigi (città appartenenti a Paesi toccati in maniera meno evidente dalla crisi) c'è chi sbuffa pesantemente e storce il naso. 

     L'Ue, è una cosa positiva? 

    La maggioranza assoluta ed oltre (53%) delle persone intervistate avrebbe sostenuto – sempre a detta di Eurobarometro – che l'Ue "è una cosa positiva". "Molte persone – si legge nel comunicato del centro di statistiche – invece non sono ancora consapevoli del fatto che le loro opinioni possano contare agli occhi dell' Unione europea".  Certo, senza voler mettere palesemente in dubbio i dati – pur se in parte paradossali ed incredibili – palesati dall'Osservatorio di Bruxelles, bisogna anche considerare che la lettura dei sondaggi spesso non tiene conto delle modalità e dei contesti globali nei quali maturano le risposte e vengono presentate le domande.  Perciò, ovviamente restano sempre dati da non enfatizzare e assolutizzare. Anche perché visti i disastri che ci circondano, non sarebbe propri il caso! 

     Il ruolo del Parlamento Europeo 

    Il 57% degli intervistati – secondo Bruxelles – avrebbe poi sostenuto che "votare alle prossime elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento è il modo migliore per coinvolgerli". Solo un quarto degli intervistati sarebbero però a conoscenza del fatto che tali elezioni si terranno fra due anni. Anche se evidentemente non tutti gli intervistati sono a conoscenza del fatto che l'Europarlamento non sia un organo legislativo, ma bensì prettamente consultivo e propositivo, e quindi capace di incidere limitatamente sulle politiche poste in essere dal Consiglio europeo (costituito dai 27, presto 28, leader Ue) e dall'organo esecutico dell'Unione, la stessa Commissione europea (organo, come noto, costituito da soggetti nominati dal Parlamento e non eletti democraticamente).

     Lotta alla Disoccupazione e Immobilismo Ue  

    Ma il dato più interessante ci sembra quello secondo il quale – per il 72% degli intervistati – "la creazione di posti di lavoro e la lotta alla disoccupazione devono essere per l'Unione europea le priorità per combattere la crisi". Certo sapere che il rating (elevato da "semplice ipotesi" e da "semplice parere non vincolante" al rango di diktat o legge: ed oggi curiosamente decisivo per la definizione del livello di interessi passivi da pagare alla speculazione bancaria) che di questa crisi è il motore e l'alibi (proprio grazie al  complice disinteresse delle istituzioni comunitarie) non ci trova assolutamente daccordo con l'analisi di Eurobarometro e della Commissione Barroso. Sapere, infatti, che da mesi le istituzioni Ue  stanno a guardare senza bandire e delegittimare le "indagate" e "conflittuali" agenzie di rating statunitensi, diventate d'un colpo più importanti e decisive dei popoli e degli stessi stati "sovrani" o "ex-sovrani, non può lasciarci né indifferenti, né sereni.

     L'Analisi dell'Osservatorio Indipendente "Qui Europa" in Calabria  

    D'altronde, da un'analisi fatta dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" in Calabria (tra le regioni europee più colpite dalla crisi) nella  scorsa primavera, (Marzo, Aprile e Maggio 2012) presso dieci istituti di scuola secondaria supeririore e presso l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro (cui è seguito un convegno dal titolo: "La Crisi Economica e Sociale dell'Ue, Analisi e Prospettive" che ha visto tra i tanti ospiti di rilievo, anche il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa) su un campione di circa 2000 studenti, è emersa una realtà ben diversa da quella dipinta – col sostegno dei dati raccolti dai funzionari di Bruxelles – dall'Osservatorio della Commissione europea, Eurobarometro. Contrariamente da quanto sostenuto da Bruxelles, infatti, l'euroscetticismo in Europa, a nostro parere – ed a parere dei soggetti intervistati in decine di pubblici confronti e audizioni – è in netto aumento!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    Martedì, Giugno 5th / 2012  

    – di Sergio Basile – 

    Irlanda / Dublino / Unione europea / Referendum / Risultato elettorale / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Ricatto Ue / Astensionismo / Minaccia sospensione fondi europei / Austerità / Eurodeputati / Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Enda Kenny / Leader gruppi parlamentari all'Europarlamento / Trappolone / Mes / Eurobond / Debtocracy  / Consiglio Ue / Eurovertice di Giugno  / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Eurocasta / Nuovo Ordine Europeo / Casta di illuminati tecnocrati / Annientamento della sovranità degli stati dell'Unione 

    Fiscal Compact – L'Irlanda cade nel trappolone Ue:

    "La ratifica in cambio dei Fondi Ue"

    Esulta l'eurocasta: ora avrete fondi Ue e "Aiuti a interesse"

    Il punto nel prossimo Consiglio Ue di Giugno

    Irlanda, – Protesta anti austerity e Fiscal Compact

    Dublino, Bruxelles – Che i referendum sulle questioni europee fossero storicamente freddi e poco partecipati, non era un mistero, ma francamente il 50% di affluenza presso le urne irlandesi non sarà un dato destinato ad entrare nella storia, ed in controtendenza con tale trend. Ciò soprattutto se si considera che si votava sulla ratifica del patto sul pareggio di bilancio nei paesi Ue. Un voto, tuttavia, pesantemente condizionato dalle minacce su presunti tagli sui finanziamenti comunitari avanzate da Bruxelles fin dalle scorse settimane. In ballo, infatti – in caso di rigetto della misura di austerity – c'era addirittura il timore di non potere più usufruire dei suddetti fondi. In parole povere il concetto caldeggiato da Bruxelles era: "se non ci votate, vi tagliamo in viveri!".

      La trappola – Sulla via di una crescita impossibile  

    E alla fine il partito dell'austerity e del taglio dei servizi statali ha vinto, sia pur lasciando con l'amaro in bocca milioni di cittadini che, non solo non riescono e non riusciranno ad accedere ai fondi, per motivi burocratici o di sostenibilità progettuale, ma che – a quanto pare – quando il Consiglio Ue avrà incamerato altri nulla-osta in merito, dovranno accettare senza alcuna forma di rivendicazione, l'istituzionalizzazione del pareggio di bilancio, con tutti gli annessi e connessi effetti collaterali: abbassamento radicale del livello dei servizi statali forniti; abolizione sostanziale del deficit spending e tassazione progressiva che andrà a sormontare il livello di "benefici e servizi" che lo stato centrale andrà via via elargendo a ritmi sempre più blandi. A promunziarsi per il si – dietro le promesse di una "miracolistica" (quanto improbabile) crescita piovute con abbondanza dalla maggior parte dei media nazionali, e dallo stesso partito retto dal premier irlandese di centro-destra, Enda Kenny – circa 800 mila elettori. Il voto favorevole al fiscal compact ha trovato ovviamente il plauso del Parlamento europeo. Ma facili entusiasmi a parte – o cocenti delusioni: dipende dai punti di vista – ora sarà interessante vedere come il Consiglio europeo riuscirà a sposare il taglio del deficit spending incorporato nel fiscal compact con le misure per la crescita economica e senza pesare ulteriormente sulle già dissestate economie familiari. Dunque all'orizzonte va delineandosi un panorama di "lacrime e sangue" anche per gli amici Irlandesi. E la Grecia ne è un valido esempio. 

      La trappola – Facili entusiasmi e simpatie mercatiste  

    Grande entusiasmo – ispirato evidentemente da innegabili ed evidenti simpatie mercatiste – è stato espresso – in particolare – dal presidente del Partito Popolare Europeo (Ppe), l'eurodeputato Wilfried Martens, secondo il quale ''l'adozione del Trattato darà una significativa spinta alla ripresa dell'economia dal momento che molti investitori vedono in esso la base per la stabilità  dell'ambiente del business: una vera e propria  sicurezza per gli investimenti di lungo termine''. Dunque pare già tutto scritto per la costruzione di una nuova Europa ad immagine e somiglianza del dio mercato. Viste le premesse c'è da stare davvero tranquilli, almeno ciòsarà ana magra ed agro-dolce consolazione per gli amici greci, che ben presto saranno in "buona compagnia".

      La crescita? Dovrà dipendere solo dal mercato. Stato addio  

    Contraddittori anche i commenti dei capogruppi dei socialisti-democratici (S&D), e dei liberal-democratici (Alde) – rispettivamente Hannes Swoboda e Guy Verhofstadt – che dopo aver osannato il responso referendario irlandese, parlando esplicitamente di ''scelta responsabile'' hanno auspicato che i 27  leader Ue, nel prossimo Consiglio europeo di Giugno possano invertire la direzione verso la pericolosa china presa dall'Eurozona,  puntando verso crescita e lavoro. Una crescita che però, per statuto ( e per decisione dello stesso "Fiscal Compact") non potrà più venire dalla macchina statale (mandata nei fatti in pensione forzata) ma bensì dalla sola speculazione privata. Sembra che la Reaganomics Usa, dopo 30 anni, sia giunta prepotentemente anche nel Vecchio Continente.

      Nell'Eurovertice di giugno Debtocracy sarà una certezza  

    Ciliegina sulla torta di questo "Nuovo Ordine Europeo", saranno presumibilmente gli eurobond (o project-bond: giusto per creare nuove esplosive cambiali a scadenza) nonché l'istituzionalizzazione dell'accesso all'Esm (Fondo Salva stati permanente o Mes): trappolone del quale i giornalisti della redazione di "Qui Europa" hanno ampliamente parlato (vedi articoli in archivio, e video in Galleria Multimediale) che stando ai "proclami propagandistici dell'euro-casta" dovrebbe constare nella richiesta e  nell'ottenimento – ad un tasso di interesse ben definito e tutt'altro che irrisorio, s'intende –  di aiuti per far fronte alla (dilagante ed assurda) crisi (come ampliamente dimostrato "pilotata" – vedi articolo sul rating pubblicato Domenica 3 giugno) dell'Eurozona. Ma che nei fatti si traduce in una sostanziale e rivoluzionaria compressione dell'autonomia finanziaria, fiscale ed economica degli Stati ormai non più sovrani e degli stessi cittadini, in un "Vecchio Continente" ribattezzato "Debtocracy", a retto da una casta di "illuminati"  tecnocrati. Alla luce di ciò possiamo considerare il voto irlandese – che poi nei fatti ha stranamente disatteso i sondaggi iniziali e la voglia di autonomia del glorioso popolo d'Irlanda – come una grossa opportunità mancata: un appuntamento con la storia, mancato. Vedremo ora cosa accadrà con i "capitoli" eurobond e MES: gli ultimi nastrini colorati ad un "euro-pacco" già confezionato ad arte.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Venerdì, Giugno 1st / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Irlanda / Dublino / Eurozona / Unione europea / Referendum / Fiscal compact / Angela Merkel / Germania / Ue / Debito / Crisi / Irlandesi / Banche / Debtocracy / Voto / Referendum / Fiscal Compact / Fmi / Ue / Troika / MES / Fondo Salva Stati / Democrazia / Controinformazione / Rinascita / Silvia Laporta / Qui Europa / Controinformazione / Europa / Fondo Monetario Internazionale  

    Gli Irlandesi vogliono “cavarsela da soli” 

    Bassa affluenza al referendum, stasera l'esito!

    Dublino – Stasera l’esito del voto anti-austerity ed anti-eurocasta

    Dublino –  Tensioni politiche e aspettative differenti a proposito del referendum (Anti-Troika) sul Fiscal Compact che, nel suo primo giorno, si è chiuso ieri sera alle 22 (le 23 in Italia).  Al seggio, situato nel complesso che accoglie il Dipartimento dell’Istruzione, a  Malborought Street, solo il 50% degli Irlandesi si sono recati a votare a favore o contro  la modifica costituzionale tesa a rendere vincolante il pareggio di bilancio pubblico: istituzionalizzato dal "Fiscal Compact". Un interesse “relativo” abbinato all’importanza “relativa” dello stesso Referendum: basta infatti che i 12 Paesi su 25 firmatari, (finora sono 5), ratifichino il Trattato perché questo entri in vigore, quindi il voto irlandese non può bloccarlo. Ma un eventuale “no” si colorerebbe di sensibili e vivaci sfumature politiche. Questo referendum è stato fatto soprattutto per riflettere l’opinione pubblica dell’Irlanda sulla dissennata strategia che i governi  sotto la spinata della tecnocrazia dominante si sono dati per affrontare la crisi del debito. Qualora vincessero i si, la cancelliera  tedesca Merkel potrà dire di aver portato a casa un piccolo successo. L’idea del Fiscal Compact, e dei suoi “meccanismi automatici” di riduzione del deficit, con contestuale annientamento di importanti armi statali di sviluppo, quali tra tutte il deficit spending (vedi articoli precedenti nel motore di ricerca di Qui Europa) è tutta made in Germany, ma anche – evidentemente – made in Italy, o meglio made in Bocconi! Qualora l’esito fosse un “no”, salterebbe chiaro agli occhi, come le misure di austerity promosse dalla cancelliera, non siano poi cosi “benviste”o “utili” per la  popolazione. Tra i sostenitori della politica anti-austerity dell'eurocasta, anche Sinn Fèin, l’ex braccio politico dell’Iraq.

      Un secco "No" alla trappola dell'Austerity e a "Debtocracy"  

    Dall’altro lato, la paura  di molti Irlandesi è quella di dover occupare una posizione ai margini dell’Europa. A seguito di un “no”, infatti, non  potrebbero  più contare – stando all'euro-ricatto lanciato a mò di minaccia  da Bruxelles – sui finanziamenti a basso costo dell’Esm (Fondo Salva Stati) ma solo sulle proprie forze. Ciò diventa preoccupante per i cittadini in un momento di estrema crisi economica, in cui per far fronte al crack bancario , l’Irlanda,  è sotto programma Ue-Fmi, in cambio di un prestito di 67,5 miliardi. Ma alla fine è senz'altro la scelta giusta: dire no a "Debtocracy" ed ai suoi servi tecnocratici.

      Irlanda – Un nobile monito per tutti gli Europei? Forse si!  

    Comunque vada, la popolazione sa di star andando incontro a un periodo di crisi e povertà in cui toccherà “stringere i denti” per poter andare avanti e risollevare la situazione. Nonostante i pareri discordanti divisi tra gli euro-scettici – una maggioranza decisa a voler abbandonare le misure di austerity – e gli europeisti – in minoranza – che evidenziano, al contrario, il bisogno e la stretta dipendenza dall’Unione dei tecnocrati e dei suoi finanziamenti, bisognerà aspettare questa sera per conoscere l’esito. Un esito che, ricordiamo, non sarà estremamente vincolante a livello decisionale ma esprimerà solo l’idea politica del Paese. Alle decisioni ci pensa la Merkell, purtroppo! Ma ancora non è detto. Intanto l'Europa della Democrazia sembra voler alzare la testa e riprendersi la propria sovranità.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)