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  • Germania – La Bild fa chiarezza sulla Crisi e sulla Dittatura Tedesca

    Germania – La Bild fa chiarezza sulla Crisi e sulla Dittatura Tedesca

    Sabato, Agosto 4th/ 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Eurozona / Germania / Berlino / Merkel / La Bild / Hollande / Draghi / Eurozona / Banche / Moneta unica / Friedrich Sell / Hans Werner Sinn / Financial Times / Bulgaria / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Informazione / Crisi economica  / Euribor / Target 2 

    Il  quotidiano tedesco Bild fa chiarezza sulla

    crisi dell'Eurozona

    Il tabloid tedesco mette l’accento sul ritorno indotto

    che la Germania ha dalla crisi europea e dall'euro

    I moniti di Hans Werner Sinn e Friedrich Sell: ipotesi

    ritorno temporaneo alle "monete nazionali" per

    sfuggire dall'Eurogabbia

    Berlino – Si alza a gran voce il coro degli euroscettici, anche in Germania! Hans Werner Sinn, uno tra i più autorevoli e popolari economisti tedeschi, insieme a Friedrich Sell, sferrano un aggressivo attacco all’Eurozona, dalle colonne del Financial Times. Due fra le voci più ascoltate nel recente dibattito – più che infervorato – sulla crisi, in Germania. I due economisti credono che l’unità dell’Eurozona, potrebbe essere temporaneamente spezzata per consentire ai Paesi in difficoltà di recuperare competitività e rimettersi al passo dei grandi. L’idea di fondo – dicono gli autori –  è fornire ai paesi uscenti lo status di membri associati, consentendo di adottare temporaneamente la loro moneta con l’opzione di rientrare nell’euro in seconda fase”. Affermazioni queste che nelle scorse ore, ovviamente, hanno trovato  in completo disaccordo Mario Monti, Mario Draghi, Francoise Hollande, Angela Merkel e tutto il baraccone europeo!

     La Bild getta la maschera  

    Ma è proprio La Bild – tra i più letti tabloid tedeschi – a spiegare dalle sue colonne il perché di questo disaccordo: “ Berlino non paga soltanto perché con i bassi tassi d’interesse ad avvantaggiarsi massicciamente sono i consumatori e lo Stato”. Insomma un vero e proprio investimento sulla crisi; un'ingiustizia che "Bild" è finalmente pronto a smascherare.  Grazie a questo scenario, la Germania, ha guadagnato in 3 anni fino a 100 miliardi di euro! Per non dimenticare gli enormi vantaggi – esaminati nelo specifico da "Qui Europa" – indotti dal tasso Euribor e dal Sistema dei pagamenti interbancari "Target 2" (vedi articoli in allegato). Una vera e propria manna dal cielo per i banchieri tedeschi, ai danni dei partner europei e soprattutto dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, grecia e spagna). In un sistema definito da "Qui Europa" e da alcuni autorevolissimi osservatori internazionali (Giulietto Chiesa, per citarne uno molto autorevole) con l'appellativo di "Nazismo Bianco". Come scordare infatti l'altra faccia della medaglia? Interi stati economicamente e finanziariamente dissanguati e distrutti; intere popolazioni poste sotto vergognose forme di schiavitù economiche e sociali (si pensa per oltre 20 anni o più: se passa il MES); emarginazione e povertà dilaganti; suicidi quadruplicati in pochi mesi e migliaia di aziende fallite. Tutto perchè? Per prostrarsi ad adorare un dio euro costruito ad immagine e somiglianza della Germania e dell'euro-casta dei banchieri e dei loro fedelissimi sudditi.

      Una guerra mediatica   

    Il rapporto tra informazione e andamento dell’economia, infatti, non è poi cosi svincolato come si potrebbe pensare e come dimostrato in centinaia di articoli dal nostro osservatorio. Se le notizie venissero riportate nella loro dimensione più veritiera, sicuramente la strada per uscire dalla crisi sarebbe molto meno ripida. Per esempio, ci troveremo sicuramente in uno scenario diverso, se le agenzie di rating, avessero diffuso le reali informazioni circa l’affidabilità di determinati strumenti finanziari! O non avessero fatto sciacallaggio sugli stati più in difficoltà dell'Eurozona. Certo, qualcuno a Bruxelles – è bene riconoscerlo – ha dato loro mano libera e piena legittimità! La colpa maggiore è quindi proprio dell'Unione europea. Ed è per questo che il popolare quotidiano tedesco ha deciso di informare i cittadini e in generale l’opinione pubblica, circa le ragioni della crisi e le conseguenze  che spesso e volentieri vengono assolutamente celate, al fine di coprire i vari orrori economici che pesano sulle nostre spalle.

      Un'Europa Made in Deutschland   

    Basta negare le responsabilità di alcune nazioni e delle loro banche e i vantaggi conseguiti con l’unione monetaria e con la crisi indotta (e fittizia) del debito; perché si tratta di veri e propri vantaggi delineatisi sulle spalle del popolo ormai diventato schiavo. Un esempio lampante è la Grecia. La Germania trae parecchi vantaggi dall’inclusione del Paese ellenico nell'Eurozona. Cioè vive di rendita sulla carcassa di uno tra i più deboli Paesi "cosiddetti Piigs" dell’Eurozona: beneficia, per esempio, di un cambio più debole rispetto a quello che avrebbe avuto mantenendo il marco tedesco; avvantaggiandosi cosi nelle esportazioni fatte fuori dall’Eurozona. Inoltre i tassi d’interesse più bassi favoriti dall’euro nelle nazioni del Sud, hanno spinto la gente ad aumentare i consumi indebitandosi ed acquistando cosi, più prodotti made in Germany. Come un clamoroso tilt delle bilance commerciali interne, incapaco di pareggiare la situazione e quindi penalizzate oltremisura dal Sistema target 2 (vedi approfondimenti negli articoli in allegato).

      La gravissima Gaffes della solita Merkel  

    E di fronte a tutta questa situazione, a coraggioso quanto doveroso outing di "Bild" che avviene? Semplice, il Panzer Merkel fa una delle sue solite e imperdonabili gaffes. “Fate come i Bulgari!” ha proposto ai Greci. L’esempio di virtù riportato dalla Merkel è quello di una nazione che, dopo aver passato anni di crisi ed estrema povertà, è riuscita a rientrare nell’Unione europea “grazie” al Fondo Monetario Internazionale. Peccato però, che sia la nazione più povera d’Europa, e che sia stata da questo dissanguata completamente. Paese oggi in coda a tutte le classifiche europee sullo sviluppo e la ricchezza, con un reddito pro capite di 11 mila euro annui, mancanza di infrastrutture per la mobilità;  carte di credito ancora rare e Bulgari costretti ad emigrare per sopravvivere! Un bell’esempio incoraggiante da proporre! Ma soprattutto, un quadro di come ci vorrebbe Angela Merkel: tanti schiavi, poveri e svuotati della propria dignità.

      I Tedeschi insegnano  

    Una Europa di nomadi in cerca di improbabili fortune all'estero. Ma la stessa Germania (intesa come cittadini tedeschi) è un esempio di come le cose possono essere ancora cambiate, ma soprattutto di come l’informazione vada pari passo con il futuro e la salvaguardia dei cittadini. La stampa italiana e i TG – oggi in maniera pressocché totale asserviti a questo sistema totalitario e schiavista –  dovrebbero imparare molto da ciò! E i Tedeschi, questo – soprattutto quelli già vittima dell'austerity – lo hanno capito benissimo. Non dimentichiamo, ad esempio, che il destino stesso del dittatoriale e liberticida MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, ribattezzato "Morte Europea Sicura") è stato messo in dubbio proprio da cittadini tedeschi ricorrenti presso la Consulta di Berlino. Forse dovremmo imparare di più dai Tedeschi e affidarci meno ai "professoroni" italiani, alla Monti o alla Prodi. Che dite?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Crisi: Mentre gli Eurocrati discutono delle Banche, Spread alle Stelle

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    Martedì, Luglio 10th/  2012 – di Silvia Laporta – Bce / Mario Draghi / Mario Monti / Crisi Economica / spread / Parlamento Europeo / taglio spesa pubblica / Olli Rehn / spending review / Grecia / Spagna / ricapitalizzazione banche / Finlandia / Olanda / Tobin Tax / Jean Claude Junker / Yeves Mersch / Fao […]

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    Martedì, Luglio 10th/ 2012 – di Sergio Basile – Unione europea / Bruxelles / Parlamento Europeo / Banca Centrale Europea / BCE / Mario Draghi / Ecofin / Firewall / Fondo Salva Stati / Maggiori poteri alla Bce / Efsf / Mes / Esm / Meccanismo Europeo di Stabilità / Accentramento / Sovranità / Ltro […]

    Grecia – Debtocracy: Cittadini, non siete responsabili? Bene! Allora pagate il conto

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    Martedì, Maggio 29th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione europea / Commissione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Grecia / Atene / Crisi / Banche / Finanziamenti / Piano di aiuti / Trojka / Economia / Pil / Debito pubblico / Barroso / Van Rompuy / Debitocrazia / Herman Van Rompuy […]

    Basilea 3 e la dittatura della casta bancaria – Vogliono uccidere le Pmi

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    Mercoledì, Maggio 23th / 2012  – di Silvia Laporta – Europa / Unione Europea / Banche / Pmi / Banca d’Italia / Basilea 3 / debito / crisi / tasse / aziende  / Dittatura delle banche / Nazismo bianco / Vogliono uccidere le piccole e medie imprese / Qui Europa / Pmi Supporting Factor  / 66 imprese ogni […]

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    Giovedì, Maggio 17th / 2012 – di Domenico Apicella – Unione europea / Eurozona / Parlamento europeo / Crisi Ue / Dittatura europea / Nazismo Bianco / Rating sovrano / Troika / Eba / Redemption Fund / Grecia / Fmi / Cheirtine Lagarde / Barak Obama / Wall Street / Speculazione / Ecofin / Basilea […]

    I “Nuovi Padroni del Mondo”

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    Lunedì, Giugno 11th / 2012 – L'Editoriale del lunedì, di Sergio Basile – Banche e Finanza / Italia / Eurozona / Caste partitiche / Disinformazione di tv e giornali amici / Partiti di maggioranza / Governo Monti / Padroni del mondo / Dismissione del patrominio statale / Tentacoli onnipresenti / L'arma della democrazia / Loggia […]

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

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    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli […]

    Austerity: la nota stonata dell’Europa

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    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Vecchio Continente /Francia / Germania /Grecia / Italia / Crisi Economica / Elezioni / Estremismo / Partiti / Austerità / Troika /Verdi /  Partito dei Pirati / Banca Centrale Europea / Giorgio Gaber / Hobbit / Merkel /Hollande / Sarkozy / […]

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    Martedì, Aprile 17th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / European Stability Mechanism / Crisi / Debito Pubblico / Governatori / Ministri delle Finanze / Mario Monti / Andrea Martellini    Meccanismo Europeo di Stabilità: interrogativi ed obiettivi latenti Per i Paesi in difficoltà interviene l’Esm ma prima bisogna versare dolorose quote di […]

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    Mercoledì, Febbraio 8th / 2012  Unione Europea / Grecia / Errori / tecnocrati / Bruxelles / Politica / Democrazia  La lunga lista degli euro-errori Aaa… Politica cercasi Bruxelles – Ad Atene si lotta e a Bruxelles si discute del sesso degli angeli. E’ l’amara constatazione che si può ricavare da quanto sta accadendo in Grecia. […]

    Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Giovedì, Maggio 31th / 2012 – di Domenico Apicella – Unione europea / Eurozona / Grecia / Abbandono Eurozona / Fuga / Effetto domino / Angela Merkel / Christine Lagarde / Manuel Barroso / Cicerone / Rating / Spread / Convenienza / Cui prodest / Domenico Apicella / Qui Europa / Controinformazione  / Pacchetto Barnier […]

     

  • Europarlamento – Barroso, Junker e Draghi, “sorvegliati speciali”

    Europarlamento – Barroso, Junker e Draghi, “sorvegliati speciali”

    Lunedì, Aprile 16th/ 2012

    – di sergio Basile – 

    Parlamento europeo / Crisi ue / Dibattito pubblico / Commissione europea / Barroso / Bce / Draghi / Eurogruppo / Junker / Limiti della tecnocrazia europea / Crisi economica / recessione / Austerity / Fiscal compact / Crescita / Recessione / Politiche iperliberiste / Multinazionali / Agenzie di rating / Sprtead / Tobin Tax / Trattato di Lisbona / Deficit Spending / Difesa della vita / Horizon 2020 / Manipolazione sui feti / Fondo Salva Stati / Politiche Bce 

    Europarlamento – Barroso, Junker e Draghi,

    "sorvegliati speciali"

    Mercoledì rovente all'Europarlamento:

    Junker e draghi declinano l'invito

    Tutti i limiti della tecnocrazia Ue

    Bruxelles  –  Ormai non vi sono dubbi: anche nella capitale istituzionale dell’Unione europea l’ombra della crisi mette paura e pone in discussione l’operato dei vertici della stessa Commissione di Barroso & C. Allora accade che anche all’Europarlamento, che circa due mesi orsono plaudiva in maggioranza un Mario Monti fresco di accordi sul “fiscal compact” e sulle “misure di austerity”, Mercoledì prossimo si affronterà il tema della crisi. Osservato speciale sarà proprio lui, il “supercommissario”Josè Manuel Barroso, trepidante e preoccupato per un pubblico dibattito che coinvolgerà in un regime di interrogazioni aperte tutti gli eurodeputati dei 27 Paesi Ue. Secondo una parte dell’Euroassemblea – ne sono un esempio gli indipendentisti dell’Ukip di Nigel Farage – l’esecutivo Ue non starebbe compiendo il proprio dovere al fine di fronteggiare in maniera idonea ed adeguata una crisi economica di dimensioni ciclopiche, anzi apocalittiche per milioni di europei. Anzi, starebbe remando addirittura contro.

      Sei milioni di nuovi licenziamenti   

    Solo negli ultimi mesi sei milioni di cittadini del Vecchio continente – solo per fare qualche esempio – hanno perso in tronco il lavoro. Una crisi, dati alla mano, esplosa proprio sul campo delle tanto osannate misure correttive “lacrime e sangue”, incentrate totalmente sull’austerity cara ad Angela Merkel ed al professor Mario Monti. La crescita, invece, rimane un tabù. Ma ogni economista serio non potrebbe non riconoscere l’enorme gap causato ed inflitto al sistema economico europeo, nel suo complesso, dall’abolizione del deficit spending da parte del Consiglio Ue, avallato dalla stessa Commissione Barroso e benedetto dal Presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Insomma lo Stato non potrà essere più – per statuto – il protagonista della vita economica imprenditoriale degli stati sovrani, o di quel che ne resta.

      I limiti della "Commissione  Barroso"  

    Altre pesanti critiche che potremmo muovere a Barroso, al di là del deficit spending, sono poi legate ad almeno altri 4 delicati punti quali: lo strapotere incontrastato delle agenzie di rating (all’origine dei capricci dello spread) mai poste in posizione di subalternanza rispetto agli stati sovrani, lasciati in balia dello spread e dei mercati; il Mes (Fondo Salva Stati permanente) che costringerebbe gli stati a fluttuare in un continuo regime di dipendenza finanziaria che si autoalimenta (anche grazie alla debolezza di un inconsistente euro); Il mancato decollo della famosa “Tobin tax” (la tassa destinata a colpire le transazioni finanziarie) e l’incapacità di addivenire a provvidenziali modifiche dal Trattato di Lisbona, specie per ciò che attiene il discusso Art.123: ovvero quello che autorizza gli stati a rifinanziarsi presso i mercati internazionali a tassi di interesse pazzeschi. E questo, solo per citare alcuni punti caldi tirati in ballo dall’avvio della tanto odiata crisi.

      Politiche iperliberiste e mancata difesa della vita  

    Altri eurodeputati puntano invece il dito sulle politiche iperliberiste dell’esecutivo di Bruxelles, incapaci di tutelare le PMI e le imprese manifatturiere, a vantaggio della difesa dei profitti delle multinazionali. Altri ancora indicano invece tra i mali maggiori la mancata difesa della vita umana a partire dal concepimento, con l’implementazione ed il finanziamento di progetti e ricerche incentrate sulla manipolazione dei feti umani. Vedi Programma Horizon 2020.

      Altri osservati speciali: Junker e Draghi  

    Ma, accanto a Barroso, invitati e “sorvegliati speciali” al centro dell’infuocato dibattito, presso l’emiciclo, saranno anche i responsabili dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e della Bce, Mario Draghi. Ma secondo le ultime indiscrezioni trapelate a Bruxelles, sia Junker che Draghi avrebbero già prontamente declinato l’ingombrante invito, poiché – a quanto pare – già impegnati altrove. Cosa che se accertata potrebbe essere letta come una sorta di tacito mea culpa. Perché infatti non presentarsi presso l’Europarlamento e confrontarsi con i deputati eletti direttamente dagli Europei ed al limite approfittare dell’occasione per chiarire una volta per tutte nodi cruciali delle politiche fiscali e monetarie dell’UE? E vero che ultimamente agli “eletti” si preferiscono i “nominati”, ma fino a prova contraria il Parlamento, con tutti i suoi limiti ed i suoi errori,  è stato ed è tutt’oggi il luogo migliore per affrontare confronti seri e trasparenti, magari davanti ad una telecamera, e magari in diretta tv. Sempre meglio che decidere in nascosti esclusivi club! Non trovate?

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi: responsabilità e bugie

    Crisi: responsabilità e bugie

    Giovedì, Aprile 12th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Crisi eurozona / Banca Centrale Europea / Grecia / Fiscal Compact / Germania / Debito Pubblico / Lettieri / Merkel / Draghi / Misure correttive inadeguate / Predominio tedesco / speculazione bancaria internazionale / Banche e Finanza  

    Crisi Eurozona: responsabilità e bugie

    Aiuti ad Atene, Fiscal Compact e intervento Bce:

    misure inadeguate ed inefficienti

    Berlino, Francoforte, Bruxelles –  Il lavoro del governo tecnico, tanto decantato dal premier italiano Mario Monti – o meglio dal professor Mario Monti –  ha messo solo una toppa sulla crisi ma non l’ha di certo risolta (anzi) e l’ottimismo diffuso dai principali leader europei dopo l’ultimo vertice di marzo non è durato molto, ma si è rivelato solo illusorio. Il pacchetto salva-Grecia  di 130 miliardi di euro, l’intervento della Banca Centrale Europea sui mercati finanziari ed il Patto fiscale hanno fatto “scacco matto” al Vecchio Continente. Un vero e proprio sgambetto che mette in ginocchio l’Europa, un’austerità che si è rivelata del tutto inadeguata, che non è riuscita a gestire la crisi ma, di certo, ha fatto lievitare altri interessi, ovvero quelli delle banche. La cosa ancor più grave è che gli effetti che queste tre misure avrebbero determinato erano del tutto prevedibili ed Antonio Lettieri, giornalista del Manifesto, lo spiega chiaramente in un suo articolo – che l'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" approva e sottoscvrive in pieno – che appare sulle pagine del quotidiano di oggi: “per quanto riguarda la Grecia, se tutto dovesse funzionare come previsto, nel 2020, il paese dovrà raggiungere il 120,5% del rapporto debito–pil ma, paradossalmente, si tratta di un tasso superiore al livello che Atene registrava quando il nuovo eletto primo ministro Georges Papandreou denunciava la falsificazione del bilancio da parte del precedente governo conservatore Kostas Karamanlis”.

      Il tornaconto di Angela e le manovre della Bce  

    Secondo molti economisti, quella greca è una recessione temporaneamente tamponata, ma comunque inevitabile e, per come scrive Lettieri, solo rimandata per consentire ad Angela Merkel di correre per le elezioni del 2013 senza avere la responsabilità formale di aver rotto l’equilibrio dell’Eurozona. Per quanto riguarda, invece, l’intervento della Bce che, secondo il suo Governatore Mario Draghi, “ha evitato una grave crisi del credito”, tutto si sarebbe rivelato più semplice e più efficace se la stessa avesse acquistato direttamente i bond sovrani degli stati in difficoltà, evitando così i finanziamenti a lungo termine pari a più di 1000 miliardi offerti alle banche all’uno per cento (1%) che, se all’inizio hanno permesso (si fa per dire) di tirare un sospiro di sollievo, successivamente, hanno portato alla crescita smisurata dello spread (per non parlare della destabilizzazione finanziaria sull'intero sistema economico europeo della speculazione bancaria internazionale) e alla caduta dei valori azionari delle banche stesse per come analizzato da Qui Europa nei precedenti articoli – vedi archivio "Banche e finanza" – e dallo stesso Lettieri quest'oggi.

      L'assurda mossa del Fiscal Compact   

    Il pareggio dei bilanci e la riduzione del debito pubblico entro i parametri di Maastricht, per come stabilito dal Fiscal Compact (che di fatto ha annullato il welfare eliminando uno straordinario strumento di crescita economica come il "deficit spending" – vedi precedenti articoli in Qui Europa) sono obiettivi proposti in un clima di recessione che rispondono, però, agli interessi e alle imposizioni dell’asse Berlino–Francoforte–Bruxelles. Ma in questo contesto cosa potrà cambiare? Quale sarà il futuro della zona euro? L’unica cosa certa è che, in questo momento, la Germania ha in pugno le sorti dello scacchiere del Vecchio Continente e ne comanda le mosse delle varie pedine.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Speculazione e “Derivati”:  i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Speculazione e “Derivati”: i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Commissione europea / Derivati / Regolamentazione / Commissione Industria / Antonio Tajani / Speculazione / Bce / Trichet / Mario Draghi / Mario Monti / Trasparenza / Swap / Bolla Usa / Crisi / Esma / Cers / Obblighi informativi / Reporting / Democrazia / Alexis de Tocqueville  / Manuel José Barroso 

    Finanza – L'Europarlamento regolamenta i

    "Derivati" 

    Quello che si ignora sulla speculazione dei derivati:

    I ruoli di Bce, Commissione europea e Governo Monti

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo, in seduta plenaria – anche se con tremendo ritardo – ha votato in maggioranza la Relazione, presentata dal cristiano-democratico tedesco Werner Langen, sulla modifica della regolamentazione dei derivati “otc”. Per quanto concerne i “Fondi pensione” i deputati hanno chiesto l'intervento di una camera di compensazione quale forma di “garanzia” della esecuzione del contratto, e per ridurne le componenti di maggiore aleatorietà. Tra le maggiori novità introdotte, l’obbigo di trasparenza e la disponibilità dei dati a favore di Esma, Cers, autorita' di vigilanza sulle banche centrali – ''un pilastro per il regolamento dei mercati finanziari'' – e l’obbligo del “reporting” di ogni transazione di derivati. L’obbligo è stato ben salutato dalla presidente della Commissione parlamentare per gli affari economico-finanziari, Sharon Bowles, che lo ha definito alla stregua di un faro sui contratti e sulle speculazioni che hanno creato la bolla speculativa: tra le cause della crisi attuale, e della famosa bolla scoppiata nel 2008 negli Usa.

     Critiche dalla Commissione Ue  

    L’obbligo, tuttavia, è stato aspramente – e stranamente – contestato dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che lo ha bollato come “inaccettabile” e – a suo dire – “contrario al Trattato di Lisbona”. Il relatore Langen ha invece definito il regolamento necessario e prioritario. Ora la stessa perizia e puntualità dovrebbe essere messa in campo per bloccare il rating sugli stati sovrani: ciò che costringe gli europei a sacrifici pazzeschi per pagare gli interessi lievitati col perverso meccanismo dello spread, e ciò che ha fatto diventare l’Europa unita lo zimbello della “Democrazia”. E ciò che fa impallidire il caro Alexis De Tocqueville dalla tomba: tessitore di lodi della “Democrazia in America”. Oggi patria "a-morale" degli strumenti speculativi, cui contagio ha destabilizzando – da almeno vent'ann a questa parte – una buona fetta di economia reale anche nel Vecchio Continente.

     Cosa sono i derivati  

    Nella moderna finanza, i derivati sono quei contratti o titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di uno o più beni connessi (esempio: azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono l'arbitraggio (acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato: operazione di per se speculativa al nascere) la speculazione e la strategia di copertura di un rischio finanziario, nota come hedging: quella che destabilizzo il mercato Usa – devastando migliaia di contribuenti – con il Caso Lehman Brothers – Banca giudicata inaffondabile dalle "affidabilissime" e "trasparenti" agenzie di rating, fino al giorno prima – e con i Sub-prime Usa accesi a garanzia dei mutui casa.

     Il punto della discordia  

    La miccia sui derivati, dopo aver fatto scoppiare la polveriera Usa, ha toccato – come non tutti sanno – anche gli interessi del Governo italiano – ma con effetti completamente silenziati – che grazie alle operazioni in derivati, apparentemente avrebbe pagato circa 2,5 miliardi di euro (cifra che potrebbe tradursi come lo 0,2% del Pil nazionale, o come una “manovra finanziaria lacrime e sangue) alla banca stanunitense d’affari ( e che affari!) Morgan Stanley. Ciò, malgrado quella che l’economista e giornalista Gustavo Piga giudica – con rigor di causa ed apprezzabile onestà intellettuale – la scandalosa servitù della stampa nazionale, rea di non approfondire – come giusto e doveroso – tali spinose questioni, che affondano nella speculazione le loro devastanti radici: peccato che a farne le spese siamo noi poveri ed “ex-membri” di un popolo “pseudo-sovrano”, tristemente noti come “contribuenti”. Ma ultimamente molto si perde nel silenzio e nell’oblio, nella più totale indifferenza di una “informazione” (carta stampata e tg)  troppo distratta – come mi auguro che sia – o in mala fede. Ma, per il momento, crediamo ancora nella prima conclusione!

     L’interrogazione indiscreta alla Bce  

    Ma la lezione di giornalismo all’Europa, sulla speculazione e sui derivati, giunge puntuale da oltreoceano, grazie all’”impertinente” interrogazione dell'agenzia di stampa Usa, “Bloomberg”, che – nelle scorse ore – ha chiesto lumi alla Bce di Mario Draghi – oggi vero ed incontrastato re dell’Europa, e della sua finanza – sui contenuti dello swap greco. Pertanto, alla luce della gravità dell’attuale condizione generale dell’economia dell’Eurozona – e di riflesso dell’Europa intera – facendo nostro l’appello di migliaia di europei lasciati allo scuro di molte attività collaterali della Banca Centrale Europea, ci domandiamo cosa abbia spinto Jean-Claude Trichet (ex capo della Bce, predecessore di “Supermario”) a non rivelare tutti i retroscena delle operazioni in derivati. Problema al quale Mario Draghi potrebbe dare oggi una risposta concreta ed esaustiva.

     La critica – i “Doveri” di  Mario Monti e della Commissione europea  

    Inoltre, il Commissario all’Industria dell’Ue, Antonio Tajani, anziché battibeccare in aula sulla bontà del regolamento proposto nelle ultime ore sui derivati, potrebbe chiedere ufficialmente alla “Sua” Commissione europea di pubblicare tutti i dati delle operazioni in derivati poste in essere dai paesi dell'Uè negli ultimi vent’anni, impegnandosi ufficialmente a pubblicare e diffondere con perizia tutte le prossime operazioni di derivati. D’altra parte anche lo stesso Mario Monti (che come ex uomo “Goldman Sachs”, di speculazione ne capirà certamente qualcosa) dovrebbe tralasciare magari l’ossessionante pressione contro l’Art.18, e rimuovere piuttosto ogni ambiguità di sorta, facendo piena luce ed informando tutti gli Italiani sulle posizioni sui derivati ancora pendenti, nonché sul loro valore di mercato. Questa si chiama “Democrazia!”

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)