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  • Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Martedì, Maggio 7th/2013

    – di Rosario Giglio e Sergio Basile 

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    Ungheria Vs Commissione: Secondo round

    Commissione Ue avvia seconda procedura di infrazione: 

    tra i punti più caldi, l'indipendenza della Banca Centrale Magiara

    Budapest – Congresso Ebraico Mondiale, tra le proteste

    Vona: "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei sionisti!"

     

    di Rosario Giglio e Sergio Basile

    Indipendenza in Ungheria - Viktor Orban e le Lettere della Commissione europea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Budapest, Bruxelles – Dopo la riforma approvata l’11 marzo 2013 in Ungheria e la relativa risposta dell’Ue, ora siamo al secondo round di questo scontro politico. Come visto  (https://www.quieuropa.it/bruxelles-per-i-media-europeisti-la-difesa-della-democrazia-in-ungheria-fa-rima-con-dittatura/ – vedi allegato) la riforma approvata dal premier ungherese Viktor Orban, non è stata presa di buon grado dall’Unione europea viste le modifiche sostanziali apportate alla Costituzione magiara e – soprattutto – il tentativo di svincolarsi dalla morsa dell'usura internazionale mediante l'affermazione dell'indipendenza della Banca Centrale Ungherese. Dopo il primo botta è risposta, c’è stato un ulteriore passo da parte della Commissione Barroso e nelle scorse ore sono state inviate tre lettere amministrative verso Budapest, in modo da aumentare le pressioni su Orban, dichiarando espressamente come “la Commissione si aspetti che l'Ungheria prenda in debita considerazione il rapporto che questa sta preparando insieme alla commissione Venezia del Consiglio d'Europa, e quello in preparazione all'Europarlamento”. Per la precisione, per seguire il secondo stadio della procedure di infrazione, sono stati inviati due pareri motivati e due lettere amministrative. Siccome è stata applicata una procedura accelerata, ora invece dei classici due mesi, una risposta ungherese è attesa entro un mese.

     Indipendenza Banca Centrale Magiara: la spina nel fianco dell'Ue         

    Per quanto riguarda la questione dell’indipendenza della Banca Centrale Ungherese, invece, la Commissione ha manifestato la propria disponibilità a non proseguire oltre nella procedura, a condizione che l’Ungheria adotti effettivamente le modifiche da quest’ultima prospettate. Una sorta di ultimatum senza condizioni!

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     Il possibile terzo stadio della procedura                                                                                                                                                            

    Prima dell’estate, la Vice-presidente Reding convocherà un meeting con il Network dei Presidenti delle Corti Supreme degli Stati membri, dove i rappresentanti ungheresi saranno invitati a spiegare la situazione dell’Ungheria. Se la risposta magiara non sarà di gradimento, la Commissione europea procederà al terzo stadio della procedura d’inchiesta e quindi il governo ungherese potrebbe andare incontro a gravi conseguenze, come  previsto dall'attuazione delle disposizioni dell’articolo 7 che limitano anche – addirittura – il diritto di voto in consiglio. Alla faccia dell'indipendenza e della sovranità dei popoli e delle nazioni! Ma il cristiano Orban non sembra intenzionato a mollare. Per fortuna!

      Attacchi Esterni – La questione del presunto antisemitismo                    

    Frattanto continuano gli attacchi al fastidioso governo, e proprio ieri l'esecutivo magiaro di Orban è stato invitato a sostenere la propria linea di "tolleranza zero" verso un presunto risveglio di spirali di anti-semitismo nella società ungherese: anche se a ben vedere si tratta di attacchi gratuiti tendenti a minare la credibilità della voglia di cambiamento e liberta della società ungherese. In tal senso Viktor Orban ha ribadito la linea pacifica e tollerante del suo governo, aprendo i lavori del Congresso ebraico mondiale, a Budapest. Nell'occhio del cilone,  nello specifico, negli ultimi mesi era finito il partito Jobbik, accusato di posizioni "anti-semite", probabilmente per la sua dichiarata antipatia verso il sionismo ebraico. Per la cronaca va ricordato come oggi l'Ungheria ospiti la prima (a livello numerico) comunità ebraica dell'Europa dell'est, formata da circa 100mila ebrei.

     La Denuncia – "Gli Ungheresi non devono leccare i piedi agli Ebrei"       

    Frattanto, proprio ieri, i leader di Jobbik avevano denunciato il Congresso ebraico mondiale, sostenendo come "la decisione di tenere la riunione in Ungheria sia un'aperta provocazione". Infatti va detto che curiosamente la sessione plenaria del Congresso si sta tenendo fuori da Israele solo per la seconda volta dal 1966. Seplice coincidenza?  "Il nostro Paese – ha dichiarato Marton Gyongyosi, deputato di Jobbik – è vittima della sottomissione sionista, una colonia presa di mira dal sionismo dove noi, cittadini locali, giochiamo solo una piccola parte. Solo una dimostrazione di forza è efficace contro l'avanzata sionista". Dal canto suo, il presidente del partito, Gabor Vona, ha rincarato la dose, sostenendo come "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei. Ma al contrario – ha aggiunto – I conquistatori, gli investitori e gli espansionisti israeliani dovrebbero cercare un Paese in un'altra parte del mondo perché l'Ungheria non è in vendita".

    Rosario Giglio, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Il “No” Strategico alla Pornografia ed il Milione di Proteste – Il Silenzio sui Crimini contro l’Umanità in Grecia

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    L’Europa s’infiamma – Europeisti ed Euroscettici ai Ferri Corti

    L’Europa s’infiamma – Europeisti ed Euroscettici ai Ferri Corti

    Lunedì, Marzo 18th/ 2013  –  di Sergio Basile – L'Europa s'Infiamma: Europeisti ed Euroscettici ai Ferri Corti , BCE, Banca Centrale Europea, Troika, Mario Draghi, Viktor Orban, Pigs, Bruxelles, Martin Schultz, Gianni Pittella, Bollettino mensile BCE, Ue, Parlamento europeo, Manuel Barroso, Gianni Pittella, Herman Van Rompuy, Road-map èer l'Europa Unità, Stati Uniti d'Europa, Smantellamento degli stati […]

  • La Verità sul Caso Cipro – Un Gioco Sottile

    La Verità sul Caso Cipro – Un Gioco Sottile

    Martedì, Marzo 19th/ 2013 

    –  di Sergio Basile 

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    La Verità sul Caso Cipro – Un Gioco Sottile

    Ecco perchè è ora di Uscire dall'Eurozona e dall'Euro.

    Cosa si Nasconde dietro il Furto dei Depositi?

    Oggi Vertice Straordinario Ue di "riparazione",

    ma la sostanza non cambia!

     

    di Sergio Basile 

     La verità sul caso Cipro – Un Gioco Sottile 

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Nicosia, Bruxelles – Nelle ultime ore il cosiddetto accordo europeo per salvare Cipro – dopo la vera e propria rapina in banca perpetrata ai danni dei Ciprioti sabato scorso – si è rivelato un vero e proprio fallimento. Ma il copione è sempre lo stesso: indebolire emotivamente e fattivamente fino all'annientamento gli stati nazionali ed i popoli per indurre 500 milioni di europei a cedere definitivamente la propria sovranità in favore del folle piano di accentramento chiamato "Stati Uniti d'Europa". I tecnocrati intanto si fingono "preoccupati" per le sorti del Paese: ma la loro vera preoccupazione è quella di mantenere "buono" il popolo, cioè di dar la sensazione che quella dei giorni scorsi nelle banche cipriote non sia stata una rapina, ma una "dolorosa necessità".  Ma la verità non sta così. Questo è quello che raccontano i falsi TG occidentali asserviti al sistema. In realtà è andata diversamente: il governo, soggiogato dalla Troika (Ue, Bce, Fmi)  e dalla Germania aveva annunciato giovedì scorso un "salvataggio delle solite banche" da 17 miliardi, una cifra a conti fatti pari proprio al PIL dell'intero stato. Ma il presunto "deficit" delle masso-mafie bancarie isolane ammonterebbe a circa 136 miliardi di euro: 8 volte la posta.
     
     I Tg reggono il Gioco – "Bisogna Salvare l'Euro!"
     
    I Tg hanno presentato l'operazione come un salvataggio con soldi comunitari, ma la farsa ha assunto contorni ben evidenti quando la solita Germania (il compare "nobile", nonché il palo di turno dell'Ue) ha dato il seguente ultimatum strategico per bocca del suo Cancelliere, Angela Merkel: "o fate un prelievo forzoso dai conti correnti pesantissimo o uscite dall'Euro". Il governo "europeista" di Cipro ha ovviamente scelto ancora una volta di salvare il fallimentare euro a discapito del suo popolo.
     
     Il Furto sui Depositi e la situazione dell'Italia 
     
    Quindi dopo la contestatissima e crudele tassa sui depositi, in queste ore la strategia di Bruxelles è quella di ridiscutere in tutta fretta l'accordo, nel tentativo di assecondare i mercati (loro colplici nel genocidio dei popoli e delle nazioni). Intanto il governo di Nicosia ha deciso di correre ai ripari chiudendo le banche, forse temendo un vero e proprio assalto agli sportelli ed un effetto a catena in tutta Europa, con fuga dei capitali all'estero. Secondo il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, l'Italia non dovrebbe subire pari trattamento di Cipro, ma questa innanzitutto non è una certezza, e poi – campanilismi a parte – tutti i popoli europei sono nostri fratelli: come restare indifferenti ai veri e propri crimini perpetrati verso cittadini greci o ciprioti che vivono drammi quotidiani a poche centinaia di  chilometri da casa nostra?
     
     L'Ora della Fuga o della Guerra 
     
    E' davvero un sistema che non regge più! E' ora di uscire definitivamente dall'Eurozona e dall'euro! Secondo Vegas, "l'Eurogruppo ritiene che i piccoli depositi devono essere trattati diversamente dai grandi depositi e riafferma l'importanza di garantire quelli sotto i 100mila euro. Le autorità cipriote – a suo dire – introdurranno una maggiore progressività nella tassa una tantum rispetto a quanto deciso il 16 marzo, fermo restando il tetto degli introiti stabilito". Ma di questi tecnicismi e di questi linguaggi astrusi e doppi gli europei coscienziosi ed intellettualmente onesti non ne vogliono più sapere. E' ora di finirla definitivamente con queste prese in giro. Qui si rischia la guerra civile, e non ci saranno eurogendfor che tengano se i popoli decidono di controvertire questo inaccettabile status quo.
     
     Sessione Straordinaria a Bruxelles 
     
    Intanto a Bruxelles i ministri dell'Eurozona in sessione straordinaria stanno cercando di "rimediare" (si fa per dire) alla contestatissima mossa di sabato, al fine di creare un "giusto" alibi per il governo centrale di Nicosia e per il  Parlamento, al fine di convincere quest'ultimo – nella giornata di domani, Mercoledì 20 Marzo – a dare il via libera al cosiddetto salvataggio. Un salvataggio che ha tutto il sapore dell'ennesima beffa, stile Grecia. Infatti analizzando le contromosse di Bruxelles, in effetti non cambia praticamente nulla: per pesare di meno sui piccoli risparmiatori, i Ciprioti non verranno sollevati dal pagamento di nuove tasse, ma dovranno solo scegliere come ridistribuire l' 'una tantum'. Avete capito bene: cambia la forma ma non la sostanza! L'importante, secondo l'Eurogruppo, è che in tutti i casi l'introito previsto (pari a 5,8 miliardi di euro: un'enormità per uno stato così piccolo che conta appena un milione di abitanti) sia versato a suon di lacrime e sangue. L'ipotesi più accreditata è quella di stangare del 15% i conti sopra i 500mila euro, per la maggior parte intestati a cittadini russi. Ma il cancro non si cura con l'aspirina o producendo altri cancri: lo si cura estirpandolo dalla radice. E la radice di tutti i mali si chiama euro. E' ora di tottamare questa follia che crea surplus fittizi in favore della Germania e debito fittizio in seno ad altre particolari economie europee non aventi la struttura economica di Berlino, ma costrette ad un impari confronto grazie al diabolico Sistema Target2 (Vedi il funzionamento nell'articolo in allegato) del quale non parla praticamente nessuno!
     
     La Ragione della Follia 
     
    Certo, per capire davvero con chi abbiamo a che fare (qualora ce ne fosse ancora necessità) è curioso vedere come esattamente giovedì scorso, a due giorni dalla "storica rapina in banca da parte dell'Europa delle lobby" il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, aveva dichiarato sul Financial Times che non avrebbe mai permesso ed avallato prelievi forzosi sui conti correnti. Anche – supponiamo – per non mettersi contro gli oligarchi russi che notoriamente detengono i loro depositi presso le banche cipriote. Quindi la soluzione di Nicosia è stata più "democratica": non colpire solo i conti faraonici, ma quelli di tutta la popolazione. Ovvero, massacrare tutti e indistintamente. Idea geniale: specie per compiacere la Merkel, e per farle guadagnare punti agli occhi dell'opinione pubblica tedesca in vista delle prossime elezioni di settembre.
     
     Il Vero scopo di Bruxelles 
     
    Ma qual'è l'obiettivo che Bruxelles persegue attraverso questa apparentemente assurda strategia? Il concetto è molto sottile e lo ribadiamo ancora una volta: convincere 500 milioni di europei che la soluzione migliore per tutti, onde evitare il ripetersi di queste oscenità e quella di unire tutte le nazioni in un'unica federazione di stati (Stati Uniti d'Europa). Ma non si ammette una cosa: l'accentramento non è la soluzione, bensì il reale obiettivo perseguito dalla tecnocrazia illuminata e dalle logge europee da decenni, se non da secoli. In realtà, anziché dire a tutti la verità ed ammettere che il Sistema Target2 (vedi articolo in allegato) e l'euro son stati solo due pretesti per annientare le nazioni e creare un unico mostro facilmente controllabile, stanno proponendo ai poveri mortali come panacea ai loro mali, addirittura l'annientamento totale, la resa incontrastata: cioè la rinuncia alla propria cultura nazionale, alle proprie tradizioni, alla propria fede, ai propri principi e alla propria sovranità. E ciò come la migliore soluzione per tutti. Questa signori si chiama follia!
     
     
    Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)
     

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    Mercoledì, Febbraio 20th/ 2013 – di Giuseppe Sacco e Sergio Basile –  Euro – Guerra tra Falsari , Ue: Lettera ai Ministri delle Finanze, monete falsificate, Taglio da 2 euro il privilegiato, 531 mila banconote falsificate, misure preventive, Proposte, Commissione Europea, regolamento, autenticazione delle monete, euro, nuove banconote, Mario Draghi, Banda degli Onesti, Monopoli, BCE, Francoforte, Dea […]

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    Venerdì, Febbraio 8th/ 2013 – Redazione Qui Europa – La Truffa Bancaria  / Schiavi di un Debito Illegale – Le Repubbliche Marinare / Truffa Bancaria / Crisi dell'Eurozona / Crisi del 1929 / Federal Reserve Act / FED / Signoraggio Bancario / Rinascimento  / Mercantilismo / Monte dei Paschi di Siena / Casa delle compere / […]

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    Lunedì,  Marzo 11th/ 2013  – di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile –   Italia, Svizzera, germania, Unione europea, Roma, Sistema bancario Enzo Chiesa, Jonella Ligresti, Paolo Ligresti, Manager Bancari, Bpm, Fonsai, Conti Correnti falsi, Buonuscita, Monte dei Paschi di Siena, MPS, Antonio Vigni, Jamie Dimon, JP Morgan, Scandalo balena Bianca, Bob Diamond, Barclays, Alfredo Saenz, […]

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    Mercoledì,  Marzo 6th/ 2013 – di Sergio Basile –  Bruxelles, Ecofin, Consiglio europeo, Olli Rehn, Manuel Barroso, Parlamenti, Parlamento europeo, Seduta plenaria dell'Europarlamento, Two Pack, Euro blindato, Stati Uniti d'Europa, Matteo renzi, Kalergi, Paneuropa, Giorgio La Pira, Europeismo lobbistico contemporaneo, Falsi Profesti dell'Europa unità, Romano Prodi, euro  Ecofin – Europa verso il Commissariamento dei Bilanci […]

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  • La Grecia a un passo dal collasso

    La Grecia a un passo dal collasso

    Lunedì, Febbraio 18th/ 2013 –

    – di C. Alessandro Mauceri – 

    La Grecia a un passo dal collasso, Kostas Tsapogas, Eleftherotypia, Pensionati del Parlamento europeo, Unione europea, Italia, Grecia, Kostas Tsapogas, crisi, Parlamento Europeo, Italia, tasse, bollette, Unione Europea, BCE, autorità greca per le comunicazioni (ESR), Ministero delle Finanze, Atene, protesta, primo ministro, Antonis Samaras, Pireo, Prodotto Interno Lordo, Pammakaristos, polizia, Amnesty International, governo ellenico, Commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea, The Medical Society of Athens, Hans Werner Sinn, Angela Merkel, Sir Moorald Choudry, Royal Bank of Sctoland, Consiglio d’Europa, Commissione bilancio e tesoro Onu, Daniel Leigh, Olivier Blancherd, Fondo Monetario Internazionale, Moltiplicatori fiscali ed errori nelle previsioni di crescita 

    La Grecia a un passo dal collasso

    Ricorrere al baratto per sopravvivere 

    Governo e Polizia denunciati per Crimini 

    contro l'umanità a Strasburgo

    Hellas - Hell

    Atene – Kostas Tsapogas è un ex giornalista del quotidiano greco Eleftherotypia. Ha lavorato per ventitré anni per la stessa testata assieme a sua moglie. Poi è arrivata la crisi e nel dicembre del 2011 il giornale è stato costretto a chiudere, e lui e sua moglie a sopravvivere con i loro genitori che ricevono una pensione dimezzata (mentre i pensionati del Parlamento Europeo costano all’UE ogni anno quasi 1,5 miliardi di Euro).  “Tantissimi greci stanno lottando per mangiare, per riscaldare le loro case e per mantenere una parvenza di normalità, stiamo lottando perché la nostra dignità rimanga intatta e per evitare che la depressione prenda il sopravvento”. Eppure Kostas si ritiene fortunato perché suo figlio è riuscito ad andare via dalla Grecia e a trovare un lavoro all’estero: "stiamo perdendo una generazione di laureati altamente qualificati" è il suo allarme.

      Il Prezzo del "Salvataggio" – Ricorrere al Baratto per Sopravvivere 

    Mentre in Italia si fa ancora (ma per quanto?) la coda per comprare l’ultimo modello di smartphone, uno dei problemi più gravi con cui deve fare i conti la Grecia è la mancanza di denaro per pagare il riscaldamento, il cui prezzo è salito alle stelle, a causa dell’eliminazione da parte del governo dell’agevolazione sul combustibile. E alcuni sono stati costretti a tagliare gli alberi davanti la propria casa per bruciarli e scaldarsi ….. Il 50% delle famiglie greche non riesce più a pagare tasse e bollette, il 90% non spenderebbe più soldi in vestiti e calzature (la gente ricorre al baratto per sopravvivere), il 50% di chi ha meno di 25 anni non ha un lavoro. Quanto ci vuole a capire che una situazione come questa potrebbe diventare da un giorno all’altro esplosiva? Agli Italiani l’eco di questo scempio arriva smorzata. Eppure, già un anno fa la Grecia era sull’orlo del baratro, l’Unione Europea e la BCE, forse per limitare i danni ai “signori” della finanza, avevano deciso di salvarla, ma avevano imposto vincoli economici, finanziari e sociali insostenibili. Oggi il Paese sta precipitando in un abisso. La Grecia sta morendo di fame, le ultime stime sui senzatetto parlano di 50 mila persone, impiegati, dipendenti della pubblica amministrazione, insomma il ceto medio, che, da un giorno all’altro si è ritrovato in mezzo ad una strada. Quello che sta avvenendo in Grecia è il prezzo che il popolo ellenico paga per aver accettato le condizioni imposte dalla BCE per il “salvataggio”, che, però, nonostante sacrifici e tasse, resta un miraggio. E, cosa ancora peggiore, la stessa autorità greca per le comunicazioni (ESR) ha chiesto ai media locali di non trasmettere immagini della miseria per le strade.

      Liberalità e Solidarietà contro Austerity e Usura di Stato 

    La situazione della Grecia diventa, giorno dopo giorno, sempre più critica. In tutto il Paese proseguono manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre “salasso” decise dall’Unione Europea e imposte dal governo. Causa scatenante forse la comunicazione del Ministero delle Finanze greco secondo il quale gli introiti nel mese di gennaio sono in netto calo. Secondo informazioni del Ministero, le entrate si sarebbero ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La causa sarebbe la diminuzione delle entrate dell’Iva, calate per effetto della crisi che affligge tutti i settori dell’economia ellenica. Gli agricoltori hanno attivato una forma di lamentela pacifica davanti a una sede ministeriale ad Atene, distribuendo gratuitamente cibo per protestare contro gli alti costi di produzione. I coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, condannando, in modo pacifico, la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras che aveva imposto di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi.

      Assalti a Traghetti – Assalti a Supermercati  

    Anche i portuali sono sul piede di guerra. Solo che in questo caso il governo ha fatto ricorso alla forza sui moli del porto del Pireo e proprio mentre i Cinesi allungano sul Pireo le loro grinfie. I contadini delle isole, dal canto loro, hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo i marittimi hanno fatto sentire la propria protesta, indicendo uno sciopero generale e chiedendo gli arretrati e opponendosi alla riforma del settore, che potrebbe danneggiare irrimediabilmente la prima industria del Paese (in grado di generare il 16% del Prodotto Interno Lordo). Le misure di austerità rischiano di risvegliare la protesta anche di alcune categorie svantaggiate: istituti come il Pammakaristos, che ospita bambini e adulti affetti da disabilità mentale, con tutta probabilità, sarà costretto a chiudere. Ormai i cittadini assaltano i supermercati. E a farlo non sono banditi armati in cerca di denaro facile, ma gruppi di gente stanca e affamata.

     La Rivolta dello Yogurt  

    Nei giorni scorsi 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che, da padroni della propria azienda sono diventati impiegati di multinazionali straniere, si sono riappropriati delle aziende indebitate, hanno caricato i camion di circa 40.000 vasetti di yogurt e li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali. A queste iniziative pacifiche si stanno però aggiungendo iniziative più decisive: nelle ultime settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. La polizia è intervenuta e pare che lo abbia fatto in modo estremo. Per questo motivo anche la sezione europea di Amnesty International, si è attivata e ha aperto un’inchiesta al termine della quale ha denunciato ufficialmente la polizia locale, il Ministero degli Interni greco e l’intero governo ellenico alla Commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità internazionale per evitare che la situazione peggiori.  Anche The Medical Society of Athens avrebbe mandato una lettera formale all’UE per richiedere un intervento immediato. La Grecia sta cedendo sotto il peso degli impegni assunti con l’Europa e con le banche, prima fra tutte, la BCE. E mentre ciò accade, i media europei tacciono e dimenticano di informare la popolazione (in particolare quella italiana, da molti considerata la prossima a subire le conseguenze delle politiche di austerity e di dipendenza dall’Euro imposte dai precedenti governi e dall’Unione Europea). Ma di questo i giornali italiani non parlano. Perché?

      La Grecia deve uscire temporaneamente dall'Eurogabbia  

    Eppure lo stesso Hans Werner Sinn, (consigliere di Angela Merkel nonché tra i più importanti economisti tedeschi), insieme ad altri 50 economisti, tra cui Sir Moorald Choudry (vice-presidente della Royal Bank of Sctoland) ha presentato un rapporto sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della Commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, in cui afferma che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”. 

     L'ammissione-beffa dell'FMI – Austerity male peggiore 

    Daniel Leigh e Olivier Blancherd, del Fondo Monetario Internazionale (FMI), illustre membro di quella Troika (costituita da BCE,  FMI e UE) che sta distruggendo la Grecia, hanno pubblicato un documento dal titolo “Moltiplicatori fiscali ed errori nelle previsioni di crescita”. Nello studio vengono analizzati, dati alla mano, i casi di Spagna, Portogallo e Grecia. I risultati dello studio confermano che  il modello su cui si basa la politica d’austerity (lo stesso adottato in Italia dagli ultimi governi) è sbagliato nelle sue premesse, dal momento che l’austerity stessa, in tempi di crisi, è un rimedio peggiore del male perché ammazza l’economia. La contrazione dell’economia causata dalla politica di austerity produce una contrazione nei consumi, nell’occupazione e negli investimenti. Gli unici a beneficiare dello stato di crisi estrema generato dall’austerity imposta ai cittadini sono le grandi imprese e le multinazionali che possono così “banchettare” con i resti delle imprese locali distrutte dalla speculazione e dalle tassazioni esasperanti. Questo è quello che è avvenuto e che sta avvenendo in Grecia. Ma è anche quello che sta avvenendo in Italia e senza che nessuno  dei nostri politici, troppo impegnati nelle loro campagne elettorali per spartirsi la gestione del territorio, muova un dito. Non capiscono che, alla fine, così facendo, non resterà niente da spartirsi.

    C. Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • OGM –  Accordo Libero Scambio Usa-Ue: Pronti per la bomba ecologica?

    OGM – Accordo Libero Scambio Usa-Ue: Pronti per la bomba ecologica?

    Lunedì, Febbraio 18th/ 2013

    – di Giovanni Antonio Fois – 

    OGM, Bomba ecoogica, Tumoti, Topi, Veleno Verde, Free trade area, Unione europea , Liberismo Ue, Accordo Usa-Ue, State of Union, Commissione europea, Stati Uniti, Barack Obama, Manuel Barroso, Pil europeo, Organismi Geneticamente Modificati 

    OGM – Accordo Libero scambio Usa-Ue:

    Pronti per la bomba ecologica?

    Al Via l'intesa tra Obama e Barroso sul mercato

    unico Usa-Ue, con il pretesto della lotta alla crisi 

    Ecco come il Liberismo Ue ci sta portando alla tomba!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Washington – Un nuovo e temibile pericolo sta per abbattersi sulle sorti dei popoli europei. Nella settimana appena conclusasi – tra i silenzi pressocché totali dell'asservita stampa italiana – il presidente USA Barack Obama, durante il discorso tenuto a Washington DC, lo State of Union, ha annunciato l'intenzione di instaurare un'unione di libero scambio tra Stati Uniti ed UE. ''Annuncio – ha dichiarato Obama – che lanceremo colloqui per creare una partnership transatlantica su commercio e investimenti con l’Ue. L'accordo – ha continuato – può portare a creare milioni di posti di lavoro ben remunerati per gli Americani''. A poche ore da queste dichiarazioni, il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, senza batter ciglio, aveva già tirato le proprie somme, accogliendo festosamente le intenzioni americane e annunciando una prospettiva d'incremento del PIL europeo dello 0,5 %, qualora il piano andasse in porto.  Nonostante i ''buoni propositi'' espressi dai grandi capi internazionali, l'apertura di una ''free trade area'' tra i due grandi blocchi comporta numerosi motivi di preoccupazione.

     Colonia europea – Un'altro passo strategico di Obama                                 

    Il mondo mediatico, come suo solito, ha trattato l'argomento solo superficialmente, sottovalutando la rilevanza della notizia, in quanto, secondo le grandi testate, si tratterebbe, dopotutto, soltanto d'una dichiarazione ufficiosa. Eppure resta il fatto che i rappresentanti politici dei due titanici poli finanziari si siano praticamente già stretti la mano al riguardo. Ebbene, quel misero 0,5%, messo su in quattro e quattr'otto dal presidente Barroso, rappresenterebbe il taglio sui dazi doganali, già di per sè basso, attestabile sul 3%. Ma chi ne usufruirebbe? Non certo le piccole e medie imprese – reale motore propulsivo della ripresa per tutti i popoli europei – bensì, ancora una volta, le grandi multinazionali, principali (se non uniche) interessate a questi accordi planetari, dei quali i singoli contribuenti non sono nè partecipi, nè – a quanto pare – informati. Tuttavia anche le classi meno abbienti risentiranno dell'iniziativa transatlantica, ma in negativo. L'Europa, sugli OGM, tra l'altro, dovrebbe necessariamente adeguarsi al mercato americano, superando l'attuale fase di diffusione "sperimentale" del veleno verde.

     OGM – Vogliono innescare la bomba ecologica?                                             

    Ma d'altronde, in Europa i semi geneticamente modificati (semi OGM) già proliferano in tutti i consorzi. Secondo un'indagine di mercato posta in essere nello scorso Aprile proprio dall'Osservatorio "Qui Europa" – infatti – su un campione di 10 sacchi di granaglie per la semina, 9 erano OGM. Sapete qual è stata la motivazione dei grossisti e deidettaglianti intervistati? Semplice!

     OGM – L'intervista ai gestori dei consorsi agrari                                             

    "La produzione OGM costa meno e in periodo di crisi la gente vuol spendere il meno possibile, anche a discapito della stessa qualità e genuinità dei prodotti. Già i costi dell'agricoltura imposti dal sistema sono insostenibili, e le politiche di libero scambio imposte dall'Unione europea degenerano il fenomeno.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     OGM Free – Il Pretesto della Crisi per Contaminare tutta la Natura        

    In effetti – hanno notato molti degli intervistati – le crisi sono il pretesto giusto per far proliferare questi prodotti innuturali e frutto di esperimenti di laboratorio, e per fare – ancora una volta – gli esclusivi interessi delle multinazionali e dei politici che mangiano su questi business alle spalle dei contribuenti e dei nostri figli. Quanto a noi, non resta che chiudere l'attività o adattarci a questo schifo!".

     OGM – Non restiamo a guardare, informiamo e protestiamo                     

    Perciò questo vuol dire che già il veleno verde è finito nei nostri piatti e sulle nostre mense con conseguenze devastanti:  tumori; mutazioni genetiche sul Dna umano; inibizione della fertilità natutrale dei terreni proliferazione di parassiti inattaccabili e contaminazione dilagante di terreni e corsi d'acqua. In una parola: il completamento di un diabolico piano delle organizzazioni mondialioste e delle logge internazionali contro l'uomo e il Creato.  Ovviamente questo nuovo accordo di libero mercato finirebbe per pervertire ancor di più la natura e gli equilibri biologici, mischiando sempre più il nostro DNA con quello di topi, maiali ed altri orrori da laboratorio. Inoltre dovremo abituarci – ed in maniera sempre più selvaggia – a mangiare carni di animali allevati con ormoni della crescita o di pollame trattato con cloro per abbassarne la carica batterica! Con questa le abbiamo sentite veramente tutte. Risulta palese il fatto che dovrebbe essere il mercato americano ad adeguarsi, qualora veramente intenzionato ad esportare questo tipo di prodotti. Le leggi europee e dei singoli governi, invece, sono da oggi nuovamente in discussione, sia in campo alimentare, quanto in quello farmacologico. Il mostro a stelle e strisce ha fatto nuovamente sentire il proprio peso verso il burattino europeo, assicurandosi i prodotti mediterranei senza costi aggiuntivi, e rifilandoci le loro porcherie, garantendo nuovi posti di lavoro per gli americani, nuovi casi di obesità e malessere generale in Europa. Sono politiche di esportazione e di laissez faire che non condividiamo (quale uomo sano di mente lo farebbe?) ribadendo la ferma volontà, da parte nostra, di mantenere vive le nostre tradizioni, continuando a goderci i nostri prodotti – almeno quei pochi rimasti sani – che rappresentano poi quel poco di buono ereditato dai nostri padri. Teniamo a sottolineare, invece, le vere intenzioni del governo americano che, stringendo un'alleanza finanziaria con i paesi UE, affronterebbe con maggiore incisività i mercati asiatici e quelli sudamericani, ormai altamente competitivi e sempre più diffidenti verso il mostro statunitense. A questo punto non ci resta che farci sentire con i nostri eurodeputati, chiedendo loro di difenderci da questo nuovo attacco. Anche se l'Europarlamento, come noto non conta quasi nulla nell'UE. A decidere sono i "non eletti" della Commissione. Questa amici è davvero l'ultima goccia che fa trabboccare il vaso: non ci resta che salvare la pelle ed auspicare una rapidissima uscita da questo manicomio criminale chiamato "Unione Europea". Magari raccogliendo le firme per un referendum, visto che per ora nessun politicante ne parla.

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Monti: “Non resterò dopo il 2013”

    Monti: “Non resterò dopo il 2013”

    Mercoledì, Luglio 11th/  2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Mario Monti / Crisi economica / Ecofin / Eurogruppo / Schettino / Elezioni politiche / Governo tecnico / banche / debito pubblico / Unione europea / 2013 / Fine mandato Mario Monti  

    Monti : "Non resterò dopo il 2013"

    Le perle di saggezza del professore , in

    attesa delle nuove elezioni politiche

    Mario Monti – La sua esperienza a Palazzo Chigi dovrebbe finire nel 2012

    Roma – Si chiacchiera e si parla in giro di questo strano “nuovo che avanza”. Nuovi progetti per salvare l’euro e nuovi piani per l’economia. Tuttavia queste “novità” e questo clima di curiosità per il cambiamento, sono frutto di macchinazioni politiche, e non di provvedimenti contro la recessione, che continua a dilagare indisturbata. Dopo l’Ecofin, nelle scorse ore, Mario Monti a dichiarato – un pò a sorpresa – che non rimarrà al governo. Il suo mandato di premier e capo del governo tecnico finirà nel 2013, e non è volontà del professore, quella di continuare la “carriera”. Il suo obiettivo, dice, “E’ quello di rimanere Senatore a vita”. D’altronde, chi non vorrebbe esserlo? Con tutte le provvigioni e privilegi che sono dovuti  a questa carica, tante volte immeritata, nell'Italia dei favoritismi.

      Mario Monti – Fin qui un ottimo bilancio a prescindere  

    A prescindere dall’abbandono di Monti, che ci strappa un sorriso sulle labbra ma anche un velo di preoccupazione pensando a un suo probabile “degno successore” tra i suoi fedelissimi sostenitori, la situazione politica italiana evidentemente peserà molto sulla schizzofrenia dilagante dei mercati. Monti, prima di levarsi di torno, tuttavia, ne ha combinati di "storici" (distruzioni e sfaceli) ed ancora, molto probabilmente, ne combinerà in Italia e nell'Ue, come ben sappiamo dopo le conclusioni dei vertici europei. Per adesso, la volontà di salvare l’euro (anche a discapito degli Italiani e degli Europei) è chiara, a detta del professore. Intanto, e malgrado la nuova minaccia dello presunto "Scudo Anti-spread", la nave italiana, sta  per essere travolta dall’onda anomala del debito, e Monti, capitano della nave, lo sa bene; essendo stato lui uno dei principali responsabili. Ma come Schettino insegna, a un certo punto è meglio abbandonare l'equipaggio, per salvarsi la pellaccia!

      Le ultime pillole di saggezza   

    Ma cosi parla il premier: “Oggi, il peso nel determinare lo spread dipende da quale sarà la capacità di governance dell’Italia: dalle riforme istituzionali, dal comportamento dei partiti. A novembre gli occhi di tutti erano concentrati su quanto questo governo sarebbe riuscito a fare. Quando saremo a gennaio è chiaro che sarà quasi irrilevante quanto questo governo riuscirà a fare e sarà invece dominante il peso della seconda componente”. Forse non rimarrà cosi irrilevante per tutte quelle famiglie colpite dalla crisi e le centinaia di esodati rimasti senza lavoro e tanti ragazzi che hanno perso le speranze per il futuro! Guarda un pò!

      Il sogno dell'accentramento    

    Ma seppur deciso ad andarsene,  il premier vuole portare a termine il diabolico progetto degli Stati Uniti d’Europa, prima delle prossime elezioni. “Più si va a fondo per risolvere  problemi immediati, più si vede che è difficile farlo senza ulteriori passi verso una nuova integrazione” – blatera il professore e poi aggiunge – Il lavoro svolto dall’Eurogruppo e dall’Ecofin, evidenzia la volontà di fare tutto quello che è necessario, per salvaguardare la nostra moneta e far progredire il progetto politico europeo”. Tra le proposte delineate nell’ultimo vertice europeo, quella di una sorveglianza unificata sulle banche “è tra le più urgenti”. Voi avevate dubbi? Mettiamo in stand by tutte le altre problematiche, cosi tante da poterci scrivere un trattato, perché le povere banche hanno bisogno di noi, e necessitano di un dittatore che le controlli nel modo giusto!  Cari cittadini! Ma non è finita mica qui. Nelle ultime ore Monti è stato un fiume in piena: “Per salvare l’Europa ci vuole più Europa”, ha incitato (o minacciato) il premier.. La solita frase retorica, senza un significato concreto; pura propaganda per portare avanti questo progetto liberticida , di cui più volte abbiamo parlato nei dettagli. In realtà per salvare l’Europa, ci vorrebbe tutt’altro. Tanto per cominciare, che economisti sanguisuga come Monti – con tanto di scagnozzi e fedelissimi sostenitori – e tutto il carrozzone dell'euro-casta, se andassero al diavolo!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Venerdì, Febbraio 10th / 2012 Italia / Usa / Crisi Ue / Washington / Monti / Obama / Peterson Institute / Opinione Pubblica / Mercati / Trilateral Commission / Bilderberg Club / Poteri occulti / Tempio pagano finanza  Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal? Domani, Monti a Wall Street, nel tempio pagano del […]

     

     

     

  • ACTA: l’Eurocamera boccia il Trattato più liberticida di sempre

    ACTA: l’Eurocamera boccia il Trattato più liberticida di sempre

    Giovedì, Luglio 5th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Assemblea plenaria / Votazione / Bocciatura ACTA / Petizione popolare / Unione europea / Acta / Accordo anticontraffazione / Accordo liberticida / Multinazionali / Diktat / Diritti / Censura / Web / Europa / Usa / Obama / Fascicolo istituzionale /  Consiglio  europeo / Ratifica / Sequestro / Confisca / Arresto / Risarcimenti 

    ACTA: l'Eurocamera boccia il Trattato più

    liberticida di sempre

    Un sospiro di sollievo per milioni di europei:

    festeggia il popolo Anti-ACTA

    Il Parlamento europeo Respinge l’ACTA

    Strasburgo – Era un giorno atteso da mesi questo, e non solo per i protagonisti del voto di ieri, quanto per milioni di giovani europei con il fiato sospeso in merito al delicato passaggio dell'Eurocamera sul trattato della "Censura", il famigerato ACTA. Trattato contro il quale, nei mesi scorsi, era stata presentata al Parlamento europeo una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva il "No". Il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria alla fine ha deciso nel migliore dei modi, ovvero respingendo seccamente – malgrado gli ultimi colpi di coda e le preoccupanti dichiarazioni pro-ACTA piovute dall'eurodeputata francese Marielle Gallo – la ratifica del controverso Trattato Internazionale sulla contraffazione di beni materiali e la tutela della proprietà intellettuale su internet. La plenaria di Strasburgo ha espresso 478 no, 39 si' e addirittura 165 astensioni.  L'ACTA, come detto negli ultimi articoli pubblicati, era già stato respinto in maniera informale da ben 5 commissioni parlamentari competenti: commercio estero, giuridica, industria, liberta' civili, giustizia e affari interni e sviluppo.

      Il primo "No" di Strasburgo su un Trattato Internazionalie  

    Con il no di Strasburgo – il primo dell'Eurocamera in materia di trattati commerciali internazionali – dunque, il Trattato Acta non potrà diventare legge nell'Ue né ovviamente in Italia e negli altri 26 stati membri. Ora spetterà capire quali vie alternative l'Unione debba indicare al fine di proteggere la proprietà intellettuale sul web senza però andar contro le libertà dei singoli, ed in palese favore di lobby e multinazionali. Secondo l'eurodeputato Francesco De Angelis, relatore ombra di Acta in commissione Industria, ''con questo voto, l'Europa si conferma baluardo dei diritti fondamentali (su questo ci sarebbe molto da dire e dissentire) anche per quanto riguarda la libera condivisione dei contenuti nello spazio digitale''.

      Ppe deluso  

    Delusione da parte dei popolari del Ppe, stranamente in gran parte schierati per il si. Ma d'altra parte ci chiediamo: come accogliere un trattato cui modalità attuative e sanzioni rischiano di limitare la circolazione di informazioni e contenuti sul web? Come accogliere un trattato che viola e mina gravemente i diritti fondamentali dei cittadini, aprendo scenari iniqui di tutela da parte dei possessori (multinazionali e lobby) di brevetti da utilizzare contro centinaia di milioni di persone? Questa posizione di una cospicua fetta di moderati del Ppe francamente ci ha lasciato addosso un certo sconcerto. Ma fortunatamente – almeno stavolta – a Strasburgo il buon senso e la volontà popolare hanno avuto il giusto peso. Ora bisognerà vedere se la Commissione europea non trovi qualche altro cavillo per far rientrare l'ACTA dalla finestra: così come aveva "minacciato" con tono arrogante il commissario Karel De Gucht. Beh! Noi di "Qui Europa" staremo a vedere ed a vigilare per voi. Ma D'altra parte i rischi dell'ACTA esaminati erano davvero troppi e troppo pericolosi. Non a caso l'ACTA è stato definito come il trattato commerciale più liberticida dai tempi dell'Antica Roma. Rivediamo insieme il perchè in questa breve sintesi che vi riproponiamo:

      Rischi e Ingerenze dell'ACTA  

    E’ doveroso ricordare che le multinazionali con l’Acta avrebbero goduto di una posizione di assoluto vantaggio sui piccoli consumatori e sulle piccole aziende, in forza della semplice esistenza di un brevetto o di un diritto d’autore, tale da permettere di porre in essere spropositate ed ambigue misure di censura e difesa che di fatto avrebbero potuto limitare fortemente le libertà dei singoli, creando una sorta di dittatura commerciale, ed imbavagliando – tra l’altro – una delle poche fonti di informazione rimasta (parzialmente libera): il web

      1 – Competenza dell'azione legale  

    L'ACTA implicava, dunque,  sconcertanti limiti alle libertà personali, che avrebbero favorito il libero gioco delle multinazionali. Esso, infatti, non chiariva in modo esaustivo e sufficientemente chiaro la "scala commerciale" e gli ambiti di competenza ed azione legale nei confronti dei diritti d'autore, e dei loro presunti violatori.

      2 – Provider poliziotti di rete  

    Inoltre l'Acta implicava il paradossale ed improprio riconoscimento dei provider e dei fornitori di servizi Internet quali "poliziotti"  di rete, con contestuale

      3 –  Riconoscimento automatico di Rimborsi e Indennizzi Iniqui  

    riconoscimento ai titolari dei diritti (diritti spesso iniqui e sbilanciati) di chiedere rimborsi elevatissimi in seno ai presunti trasgressori.  Molta confusione l'Acta faceva  poi sull'entità dei rimborsi. Insomma (come già trattato negli articoli pubblicati in "Qui Europa" nelle scorse settimane) si trattava di un documento che avrebbe potuto compromettere per sempre – ed in negativo – i rapporti tra operatori commerciali e tra operatori e società civile. Il tutto vertiva – come detto – sul rispetto dei brevetti e dei diritti d'autore acquisiti. Ma d'altra parte è anche doveroso ammettere che molte multinazionali – oggi come in passato – hanno volutamente acquistato e/o registrato dei diritti d'autore su rivoluzionarie invenzioni per poi magari naconderli nei loro cassetti, e poter godere – senza alcuna limitazione ed in regime di monopolio – di diritti illimitati. Ciò ha portato tali grandi colossi economici ad operare in mercati "anti-concorrenziali" in regime di monopolio. E questo anche in settori particolarmente delicati e ampi come ad esempio l'agricoltura o il settore farmaceutico

      4 – Blocco illeggittimo su semplici supposizioni di violazione  

    Il Trattato avrebbe permesso, inoltre, alle multinazionali di bloccare i "presunti trasgressori" senza attendere il preventivo e tempestivo intervento della legge. L'attività di un presunto trasgressore, dunque, sarebbe potuta essere stata bloccata a discrezione della multinazionale di turno, ed in maniera del tutto arbitraria e preventiva: sulla base, cioè, di semplici supposizioni di violazioneDavvero assurdo! 

     Le altre imminenti e durissime battaglie da vincere  

    Una volta tanto buone notizie da Strasburgo! Ora però le altre imminenti e grandi battaglie da disputare e vincere sono quelle per il debito iniquo e per la sovranità popolare. Dobbiamo rigettare l'idea che un Super-Stato accentrato (come quello in cantiere: gli USA d'Europa) possa risolvere i problemi dell'Eurozona. Anzi! Sarebbe la fine della democrazia o di quel che ne resta.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • ACTA: Il voto dell’Eurocamera su Censura Web

    ACTA: Il voto dell’Eurocamera su Censura Web

    Lunedì, Luglio 2nd / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Parlamento europeo / Petizione popolare / Unione europea / Acta / Accordo anticontraffazione / Accordo liberticida / Multinazionali / Diktat / Diritti / Censura / Web / Europa / Usa / Obama / Fascicolo istituzionale /  Consiglio  europeo / Ratifica / Sequestro / Confisca / Arresto / Risarcimenti 

    ACTA: Mercoledì il voto dell'Eurocamera sul

    Trattato pro-lobby più liberticida di sempre

    La minaccia della Commissione europea

    Petizione-record sottoscritta dal "Popolo Anti-Acta":

    2,4 milioni di europei contro la censura commerciale e web 

    e milioni di giovani a protestare nelle piazze europee

    ACTA – Europarlamento al voto sul Trattato Commerciale Internazionale più liberticida di sempre

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Libertà dei popoli a rischio – Ecco cosè l'ACTA  

    Bruxelles – In Estate, come spesso accade, vengono prese decisioni importanti destinate a mutare equilibri economici e giuridici e ad incidere sula vita democratica dei paesi. Sarà una casualità, ma fu così, ad esempio, nel 1992, quando in Italia, il governo Amato privatizzò di fatto la Banca d'Italia, regalandone il controllo alle banche private, che entrarono in possesso del 96% delle azioni dell'istituto, avviando un gravissimo processo di perdita della sovranità monetaria ai danni del popolo italiano. L'estate 2012 sarà invece ricordata (anche se la TV ed i giornali fanno finta di niente, continuando ad occuparsi di notizie secondarie) per l'entrata in vigore del distruttivo e liberticida MES (Meccasismo Europeo di Stabilità al quale abbiamo dato nella scorsa settimana moltissimo spazio) ma anche per l'imminente votazione presso il Parlamento europeo, del Trattato Internazionale chiamato ACTA: definito da numerosi osservatori internazionali e giuristi come il più liberticida ed antidemocratico trattato mai predisposto, firmato e ratificato, dai tempi dell'antica Roma. Da mesi ne parliamo, ma visto il voto impellente previsto per il prossimo mercoledì 4 luglio, proviamo a farvene una schematica sintesi.

     ACTA – Tra Retorica e Disinformazione  

    L'ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) è un accordo commerciale internazionale e plurilaterale che  – di facciata – servirebbe a dettare regole più efficaci per la cosiddetta "pirateria on-line", ovvero per contrastare la pirateria informatica e tutelare il copyright. Esso fu firmato a Tokyo lo scorso 26 gennaio 2012. Tra i paesi aderenti anche il Canada, gli Usa, l'Italia e gli altri Paesi Ue: ad eccezione di Germania, Olanda, Estonia, Slovacchia e Cipro. Ma analizzando i contenuti dell'Acta, fin dai mesi scorsi abbiamo informato i nostri lettori come in realtà, esso, dietro lo slogan retorico di una presunta difesa dei consumatori e del diritto d'autore, vada a minare una serie piuttosto ampia di diritti e libertà fondamentali dei singoli cittadini. In particolare le principali libertà economiche, così come la libera possibilità di esprimere il proprio pensiero sul web: a vantaggio delle grandi multinazionali e dei gruppi di potere. ( Per saperne di più vedi il video nella Galleria Multimediale di "Qui Europa" http://www.youtube.com/watch?v=72sxGIfqakg&feature=related)

      USA – Il Tranello di Barack Obama  

    Negli Usa, Obama, avrebbe imposto l’approvazione dell’Acta, senza passare dal Congresso: molti osservatori internazionali hanno bollato questo comportamento come gravissimo ed ingiustificabile. Come un atto di prepotenza; un inaccetabile processo antidemocratico. Il pretesto del Presidente Usa – usato a sua discolpa – sarebbe stato quello di aver agito nel tentativo di difendere i diritti d’autore ed i diritti delle aziende titolari di brevetti. Ma Obama non avrebbe replicato alle critiche dei suoi detrattori, celandosi dietro una presunta scelta di difesa della "sicurezza nazionale". 

      Petizione da Record  

    Da gennaio, dunque, è partita una dura lotta degli attivisti Anti-ACTA, che in Europa ha visto lo sfociare, il crescere e l'estendersi della protestaa a macchia d'olio e nelle principali piazze europee: da Praga a Stoccolma, da Varsavia a Berlino, da Parigi a Vienna. Tali proteste hanno portato ad un risultato storico – ciò malgrado in Italia (tra gli ultimi paesi al mondo come libertà di stampa ed informazione) giornali e Tg, come spesso accade, abbiano fatto finata di nulla, lasciando in una pressocché totale ignoranza la popolazione. Malgrado ciò, i giovani attraverso il web, hanno promosso a Roma il "No-ACTA Day", lo scorso 9 Giugno, riempiendo le piazze della capitale di migliaia di attivisti e semplici cittadini protesi a denunciare i gravissimi pericoli del trattato: tra i promotori del "No-Acta Day" il "Partito Pirata Italiano" . La petizione per il blocco dell'Acta è stata sottoscritta – dopo centinaia di manifestazioni in tutta Europa –  da 2,4 milioni di europei ed è stata ritenuta “ricevibile in via urgente” dalla Commissione parlamentare competente di Bruxelles, presieduta dall'eurodeputata italiana Erminia Mazzoni (Pdl). Tale commissione  ha impiegato meno di un mese ad accogliere la richiesta, dimezzando di fatto i tempi previsti per il rispetto dell'iter tradizionale. Nella petizione i ricorrenti  hanno sostenuto il fatto che l'accordo fosse stato negoziato in segreto da una circoscritta élite di paesi ricchi, da grandi lobby e da poteri aziendali forti, istituendo di fatto un'intesa anticontraffazione che permetterebbe a chi ha interessi privati di sorvegliare tutte le attività online e commerciali dei cittadini di tutto il mondo''. 

      Rischi e Ingerenze dell'ACTA  

    E’ doveroso ricordare che le multinazionali con l’Acta godrebbero di una posizione di assoluto vantaggio sui piccoli consumatori e sulle piccole aziende, in forza della semplice esistenza di un brevetto o di un diritto d’autore, tale da permettere di porre in essere spropositate ed ambigue misure di censura e difesa che di fatto potrebbero limitare fortemente le libertà dei singoli, creando una sorta di dittatura commerciale, ed imbavagliando – tra l’altro – una delle poche fonti di informazione rimasta (parzialmente libera): il web

      1 – Competenza dell'azione legale  

    L'ACTA implica, dunque,  sconcertanti limiti alle libertà personali, che favorirebbero il libero gioco delle multinazionali. Esso, infatti, non chiarisce in modo esaustivo e sufficientemente chiaro la "scala commerciale" e gli ambiti di competenza ed azione legale nei confronti dei diritti d'autore, e dei loro presunti violatori.

      2 – Provider poliziotti di rete  

    Inoltre l'Acta implicherebbe il paradossale ed improprio riconoscimento dei provider e dei fornitori di servizi Internet quali "poliziotti"  di rete, con contestuale

      3 –  Riconoscimento automatico di Rimborsi e Indennizzi Iniqui  

    riconoscimento ai titolari dei diritti (spesso iniqui e sbilanciati) di chiedere rimborsi elevatissimi in seno ai presunti trasgressori.  Molta confusione l'Acta la fa poi sull'entità dei rimborsi. Insomma (come già trattato negli articoli pubblicati in "Qui Europa" nelle scorse settimane) si tratta di un documento che potrebbe compromettere per sempre – ed in negativo – i rapporti tra operatori commerciali e tra operatori e società civile. Il tutto vertirebbe sul rispetto dei brevetti e dei diritti d'autore acquisiti. Ma d'altra parte è anche doveroso ammettere che molte multinazionali – oggi come in passato – hanno volutamente acquistato e/o registrato dei diritti d'autore su rivoluzionarie invenzioni per poi magari naconderli nei loro cassetti, e poter godere – senza alcuna limitazione ed in regime di monopolio – di diritti illimitati. Ciò ha portato tali grandi colossi economici ad operare in mercati "anti-concorrenziali" in regime di monopolio. E questo anche in settori particolarmente delicati e ampi come ad esempio l'agricoltura o il settore farmaceutico

      4 – Blocco illeggittimo su semplici supposizioni di violazione  

    Il Trattato permetterebbe inoltre alle multinazionali di bloccare i "presunti trasgressori" senza attendere il preventivo e tempestivo intervento della legge. L'attività di un presunto trasgressore, dunque, potrebbe essere bloccata a discrezione della multinazionale di turno, ed in maniera del tutto arbitraria e preventiva: sulla base, cioè, di semplici supposizioni di violazione. Davvero assurdo!

      La bocciatura delle Commissioni parlamentari  

    Ecco perchè fin dai mesi scorsi l'ACTA, a Bruxelles,  ha inanellato una sfilsa di pareri negativi e bocciature presso tutte le commissioni parlamentari competenti. Tra Maggio e Giugno, 5 commissioni  lo hanno rigettato: la LIBE (Libertà Civili, Industria e Affari Interni, che lo bollò come non rispettoso dei diritti fondamentali dell'Ue) la ITRE (Commissione Industria, Ricerca ed Energia, che lo bocciò ritenendolo non rispettoso degli equilibri tra stakeholder); la IURI (Commissione Giuridica); la DEVE (Commissione Sviluppo) e la INTA (Commissione Commercio Internazionale). Ciò a portato ad accogliere la petizione e a decidere di giungere alla pronunzia diretta del Parlamento europeo, senza attendere il parere della Corte di Giustizia. Dunque l'Eurocamera sarà chiamata a ratificare o respingere il trattato il prossimo 4 luglio. 

      La Minaccia della Commissione europea 

    Ma nelle score ore molto scalpore e sconcerto hanno suscitato le dichiarazioni del Commissario europeo per il Commercio – il belga Kerl De Gucht – il quale non solo si è schierato apertamente a favore dell'ACTA, ma a rilanciato la sua controffensiva in favore dei "diritti" (sarebbe più giusto parlare di ingerenze e monopoli di fatto) acquisiti dalle multinazionali e dalle grandi lobby (i veri beneficiari del trattato) sostenendo che "non importa affatto cosa voterà il Parlamento europeo il 4 luglio, poichè a decidere sarà la Corte Europea, e qualora anche quest'ultima dovesse pronunziarsi a sfavore della ratifica del trattato, l'ultima parola spetterà alla Commissione europea (che è – ricordiamolo – una commissione di non eletti) che apporterà solo piccole modifiche e comunque lo ripresenterà per l'approvazione".

      L'uscita "bassa" dell'eurodeputata Gallo 

    Ma ad accogliere e lodare le dure quanto spropositate parole del commissario De Gucht, c'ha pensato l'eurodeputata francese Marielle Gallo, secondo la quale, addirittura, "le proteste contro l'ACTA sono una forma di terrorismo". No comment! Parole, queste, davvero lontane mille miglia dai problemi di quotidiana sopravvivenza dei piccoli operatori commerciali schiacciati dallo strapotere delle multinazionali, e pronunziate con disinvoltura, malgrado i palesi limiti sopra-evidenziati, e malgrado milioni di europei siano apertamente a sfavore dell'ACTA.

      "Democrazia in Azione!" – La Replica del Partito dei Pirati  

    Evidentemente qualcosa non va! Che democrazia è mai questa? Intanto, a poche ore dal fatidico voto,  mobilitazioni anti-Acta continuano a susseguirsi in tutte le principali piazze d'Europa, sulla scia della linea cinematografica suggerita dall'ormai mitico "Anonimous", ed è giunta pronta la replica alle parole di Marielle Gallo da parte del "Partito dei Pirati", secondo il quale "se a Bruxelles pensano che la difesa dei diritti dei più deboli sia una forma di terrorismo, allora è giusto andare avanti con questo terrorismo, che gli europei giudicano invece democrazia in azione".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)