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  • Italia. Il piacere dell’onestà. Ma non è una cosa seria

    Italia. Il piacere dell’onestà. Ma non è una cosa seria

    Venerdì,  24 Giugno/ 2016

     – di Roberto Pecchioli –

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    Italia. Il piacere dell'onestà. Ma non è una cosa seria

    L'onestà dei grandi architetti dell'universo: gli "onesti" 

    che se ne fregano delle stragi Usa e dell'usura BCE  

     

    di Roberto Pecchioli

    L'onestà dei grandi architetti dell'universo

     I Pirandelliani – Quelli dei coretti sull'Onestà e "Bella Ciao"                   

    Roma – di Roberto Pecchioli  Luigi Pirandello poteva nascere solo in Italia. Il suo sottile nonsenso, il suo teatro nel teatro,  con i personaggi che escono da se stessi, i titoli della sua drammaturgia così evocativi sono assolutamente “nostri”. Le recenti elezioni amministrative lo hanno confermato, per cui non si sa se è l’Italia ad essere pirandelliana, o se è il grande agrigentino ad avere espresso una parte importante dell’anima nazionale. A Napoli, i sostenitori del sindaco uscente e vincente, l’ex Saint Just della magistratura Luigi De Magistris, hanno festeggiato la larga vittoria del loro beniamino cantando Bella Ciao. A Roma, i grillini entusiasti per  Virginia Raggi, urlavano “onestà” a gola spiegataChe paese anacronistico, e purtroppo ridicolo il nostro! A Napoli non si ricordano partigiani, a meno di prendere sul serio l’epica delle quattro giornate del 1943, De Magistris è sindaco da cinque anni, i fascisti sono assenti da settanta, ma loro cantano Bella Ciao! Imbarazzante vintage, anacronismo ridicolo che però spiega molte cose della decadenza nazionale, o forse rafforza la verità delle tesi di René Girard sul capro espiatorio. La comunità, o meglio la sua parte più stupida, ha bisogno di un nemico su cui scaricare frustrazioni ed errori. Tutti i mali di Napoli, che sono davvero molti, uno dei quali, a sentire il garante dei minori della Campania, è la banalizzazione, in alcune zone e contesti subculturali, dell’incesto (!!!!!!), sono da attribuire ai fascisti, dai quali De Magistris ha liberato il generoso popolo partenopeo. Oltretutto, la grande tradizione musicale napoletana è così ricca che, per festeggiare, potevano scegliere centinaia di canzoni meravigliose, tranne ‘O surdato  ‘nnammurato – troppo militarista – o Malafemmena – maschilista. No, Bella Ciao: siamo fuori dalla storia per manifesta inferiorità, o per analfabetismo funzionale. Così è, se vi pare, scrisse Pirandello, e magari a De Magistris succederà la signora Frola . Napoli e teatro, infine, sono sinonimi! Quanto a Roma, la pur gradevole Raggi Virginia (nomen omen) è stata accolta dai sostenitori pentastellati al grido di “onestà, onestà”. Poche settimane fa, la stessa invocazione risuonò a Milano, ai funerali un po’ new age di Gianroberto Casaleggio, ideatore  e, a quanto sembra, proprietario del Movimento di cui Grillo è l’immagine esterna.  Ma non è una cosa seria, come scrivevi tu, Pirandello che sei stato anche un po’ fascista . L’onestà sembra, a chi scrive, piuttosto una premessa che un programma politico, e comunque tra un abile venditore di auto usate di incerta moralità, ma colto e capace, ed un irreprensibile cretino io scelgo il primo senza esitare.  Il cretino e l’incapace, possono diventare disonesti ed anche malvagi, ma non c’è possibilità alcuna che smettano di essere cretini o incapaci. Un pessimo soggetto, ma intelligente, è sempre più affidabile, e può cambiare condotta.

    presunti terremoti politici in Italia

     Lo specchio nostro                                                                                             

    Pirandello fu lungimirante, nel Piacere dell’Onestà. Lo spiantato  Angelo Baldovino, dopo una vita di espedienti, accetta di sposare l’amante incinta di un marchese e tenere per suo quel bambino, e cambia, profondamente, definitivamente: “Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua l'onore di una famiglia farebbe bancarotta. Signor marchese, è per me una bella soddisfazione. Una rivincita!“. Insomma, è imbarazzante che alla politica si chieda solo una "presunta" (evanescente) onestà. E’ ben vero che i fatti indicano malaffare e  corruzione, ma che la folla invochi onestà non mi piace, e mi sembra una prova ulteriore di una schizofrenia davvero pirandelliana. Io non credo affatto che gli elettori siano migliori degli eletti, e sono quindi persuaso che il popolo italiano di oggi, quello vero e reale, non quello idealizzato da mitografia o retorica, sia rappresentato in maniera esatta, paradossalmente, (“onesta”) dai suoi politici ed amministratori. Purtroppo! Ad esempio, si fa un gran parlare di evasione fiscale, confondendo barbieri con banchieri, piccole partite IVA con società di capitali.  Ma siamo bravi a parlare di evasione  ed evasori (specie se piccoli, brutti e cattivi) in un mondo che ci ammazza d'usura, senza comprendere chi sono i veri aguzzini e chi le vittime. Senza rinunciare a tirare carrozzoni usurocratici, di voto in vto, di promessa in promessa (Ndr). Come possiamo pretendere dai politici comportamenti irreprensibili, se la corruzione, anche la più spicciola, è tanto diffusa e ci riguarda personalmente? Disonesti sono gli altri perché non sappiamo più, o non vogliamo, giudicare le nostre stesse azioni. Il nostro vergognoso e comodo collaborazionismoImmanuel Kant era certo un grande filosofo, ma  un inetto nella vita comune: senza la sorella, forse sarebbe diventato un barbone nel gelo di Koenigsberg, ma quel suo principio “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” ha fascino, ma è fuori dalla realtà. L’uomo, certo, possiede gli strumenti intellettuali per perseguire il bene, ma senza un fine morale esterno non sa vivere che nel male, nel peccato.

     Marxismo pratico e disonestà diffusa                                                           

    Siamo materia, intelletto, spirito, ma se conta solo la materia (marxismo pratico), il bene ed il male non esistono più, l’autonomia morale ci porta al tornaconto, alla disonestà.  Il personaggio di Raskolnikov  in “Delitto e Castigo” ne è l’emblema. Il giovane pietroburghese uccide una sordida usuraia senza un vero motivo, per affermare la sua soggettività sciolta dai principi correnti, il suo essere legge a se stesso. Attraverso Sonia, prostituta per bisogno, incontra l’amore e l’Altro, e , catturato, comprende che deve pagare il conto del male fatto. Il romanzo termina con il protagonista che va ad espiare la sua pena, sicuro che Sonia lo aspetterà, e ci sarà per entrambi, dopo, una vita nuova. Per moltissimi, non è così, il conto, con o senza fattura, si deve evitare ad ogni costo. Prendi i soldi e scappa, come il titolo del film di Woody Allen. O, per rimanere alla cinematografia, la cifra del presente è quella della “tragedia di un uomo ridicolo”, Ugo Tognazzi alias Primo Spaggiari, che di fronte al rapimento del figlio, cerca di truffare i rapitori per salvare la sua fabbrichetta in crisi.  Di che cosa stiamo parlando, quindi, se poniamo una generica “onestà” in cima ai programmi politici, ma non cambiamo di una virgola il nostro gretto materialismo, non facciamo più alcun esame di coscienza, non cerchiamo di essere migliori ed onesti soprattutto nella nostra vita individuale e sociale, per poi immaginare, progettare e realizzare i cambiamenti sociali.

    L'onestà dei grandi architetti dell'universo

     L’onestà non è un programma politico                                                          

    La favola della volpe e dell’uva di Esopo sembra scritta per l’italiano contemporaneo: molto spesso l’intransigente onestà pretesa dagli altri non è che la frustrazione per non essere al loro posto. In psicologia sociale si chiama dissonanza cognitiva.  In tutti gli ambienti, la competizione per la carriera si basa sulla maldicenza, l’opportunistica adesione ai modelli dominanti, la ricerca dell’appoggio o della tessera “giusta”, la pratica di forme sempre nuove di disonestà. Tuttavia, pretendiamo dai giustamente disprezzati politici di essere irreprensibili, migliori di noi. Nel merito, poi, l’onestà non è un programma politico.  Forse, non ruberanno, e questo è bene, ma che cosa vogliono fare? Per ora, sappiamo che un assessore della nuova giunta romana, il professor Berdini, è un sostenitore dell’abbattimento di Via dei Fori Imperiali. Un entusiasta sostenitore di De Gaulle gridò al passaggio del generale : “A morte tutti  cretini”. Il generale rispose: “Vasto programma, giovanotto“. Senza un progetto per il futuro, un’idea di città, di Italia, di mondo, tutto diventa cronaca, colore, moda. E se non si rompe con il sistema, non sarà l’onestà personale a cambiare le coseSenza una morale comune, che può venire solo da principi comunitari condivisi, il ritorno della vita spirituale “in interiore homine” , il ripristino della legge naturale, dunque della legittimità secondo coscienza ed intelletto, e non la banale legalità di un mondo che, ovviamente, detta le regole per la propria riproduzione e conservazione , non certo per affermare un’idea di bene, vietata dal liberalismo di tutti i colori e dai cascami del postmarxismo occidentale, onestà è parola altrettanto vuota che democrazia, libertà, progresso. Contenitori all’interno dei quali ognuno pone la sua soggettività verità.

     "L'onestà" di Grillo e del M5S                                                                               

    Nello specifico politico dell’attualità, poi, l’onestà del movimento di Grillo si infrange contro un paio di scogli piuttosto seri. Chi controlla, in nome della conclamata “trasparenza” la mitica rete,  il sistema operativo Rousseau inventato dai Casaleggio, che dovrebbe risolvere tutti i problemi, come l’Elisir d’Amore di Donizetti? E la famiglia Casaleggio, che cosa rappresenta, una dinastia di eminenze grigie o una forma postmoderna di monarchia ereditaria con tanto di legge salica? Anche il nome Rousseau mette i brividi, perché il pensatore ginevrino, straordinario esempio di incoerenza personale rispetto all’opera scritta, teorizza una “volontà generale” che sa tanto di follia giacobina alla Robespierre. Peraltro, anche l’Incorruttibile, devoto alla Dea Ragione, inventore del nuovo calendario illuministico (massonico – Ndr), si imbatté in qualcuno più radicale di lui, e ci rimise la testa. C’è di più: nell’orgia di idee rimasticate, i grillini parlavano di uscire dall’Euro o dall’Unione; adesso silenzio, anzi , corsa ad essere accettati nei salotti buoni, con la cravattina in tinta di Luigi Di Maio e la benedizione di alcuni settori dei poteri forti. Oppure, la vaga promessa di referendum, disonesta se non se ne chiariscono gli scopi veri e non si prende posizione, oltreché da chiarire sul piano giuridico. Una volta ancora, di che cosa stiamo parlando?

     L'onesto è chi ha onore…                                                                                        

    L’onestà cui aspirano sembra avvicinarsi alle pedanti raccomandazioni di Benjamin Franklin, la cui etica del mercante lo spingeva a non “sprecare tempo” in attività inutili (ragionare è una di queste), essere corretti e precisi negli affari perché “conviene”. Nessuna vera critica ad una realtà in cui prevalgono i numerosissimi Padron ‘Ntoni  dei Malavoglia di Verga, attaccati solo alla “roba”, o gli ipocriti, che seguono la corrente, per la quale l’onestà è un vocabolo omnibus, a definizione liberaIl vecchio, intramontabile vocabolario Zingarelli definisce l’onesto “chi ha onore”; tale è la radice latina, che richiama l’onus, il peso che si porta. Sì, perché l’onestà è un peso: costringe a non essere egoisti, a ragionare contro i propri interessi, spesso ad anteporre le ragioni altrui alle proprie. Quello è anche il concetto antico, rimosso, deriso dell’onore. Un intellettuale laico di scuola torinese “azionista”, seguace di Norberto Bobbio, Maurizio Viroli, lo definì spregiativamente un concetto premoderno. Aveva ragione: assai meglio l’immagine, ciò che sembra, appare, abbaglia, come il bel vestito, o il brutto, ma reso invidiabile come chi lo indossa dal marchio, dall’adesione acritica e cretina ad altri disonesti, quelli del consumismo!

    L'onestà dei grandi architetti dell'universo

     Gli onesti… che se ne fregano delle stragi Usa/Nato e dell'usura BCE   

    Non posso immaginare come possa essere onesta una civilizzazione che vive di pubblicità, ovvero di cosciente manipolazione della realtà, e di competizione economica, dove ogni bassezza è ammessa pur di conquistare quote di mercato.  Il punto è che per milioni di connazionali – e di europei – onestà è fare la raccolta differenziata dell’immondizia, non fumare in luogo pubblico, anzi non fumare affatto, inondare la quotidianità di regole e divieti per un mondo pulito come le stoviglie lavate con Mastro Lindo, batteriologicamente puro quanto certe acque minerali. Mi vengono in mente quelle persone che, mentre degustano una bresaola (marchio valtellinese, carne brasiliana) o una spigola al vapore, cibi energetici, salutari e leggeri, anzi light, danno degli assassini ai cacciatori, squittiscono se un genitore dà uno scappellotto al figlio, piangono per i morti del terrorismo islamico, ma se ne fregano delle stragi mostruose perpetrate nelle guerre promosse dagli Usa. Idem per l'usura esercitata dalla BCE, che anniente quotidianamente uomini, sogni, famiglie (Ndr). Ma loro sono buoni ed antirazzisti, i cattivi , come sempre, gli altri.

     L'onestà dei grandi architetti dell'universo                                                   

    E’ un’onesta igienizzata ed inutile, ed intanto in italiano se diamo del “dritto” a qualcuno, vogliamo enfatizzarne non la moralità o la probità, ma la capacità di farsi abilmente i fatti suoi. Sono persuaso che il pirandelliano “piacere dell’onestà” nulla abbia a che fare con un moto dell’animo, ma sia uno dei tanti rivoli della montante ipocrisia sociale, con l’indubbio vantaggio di porre se stessi dalla parte dei buoni, dei giusti, dei malcapitati in un mondo crudele, ma crudele solo quando non siamo noi a vincere la partita.  Pirandello allo stato puro: in tutti noi c’è un doppio, più virtuoso di quello reale, Uno, nessuno e centomila. Ciò che pretendiamo dagli altri è, di regola, quello che non riusciamo ad ottenere da noi stessi, e che, molto raramente tentiamo davvero di raggiungere . Onestà pubblica ed altrui invocata, pretesa perché le nostre sconfitte esistenziali sono colpa degli altri, della società, del destino, del cattivo di turno, come nello splendido “Siamo uomini o caporali ?” di Totò. Luigi Pirandello esordì nella grande letteratura, e forse nella filosofia, con Il fu Mattia Pascal, del 1904. Fallito sotto tutti i punti di vista, Mattia diventa Adriano Meis, ma passata l’iniziale euforia, ben poco cambia. Non si fugge da se stessi, a meno di cambiare davvero pelle. Non sembra che gli italiani abbiano questa intenzione: oggi sembra che, con il solito spirito gregario , l’Andrea Meis di turno sia a Cinque StelleIl potere vero lo sa, lo ha capito, e ce li ha mandati tra i piedi, ultimo jolly nel mazzo dei grandi architetti dell’universo. Finora, hanno vinto sempre, cambiando cavallo o fantino, persino ippodromo. Al Casinò di Sanremo , almeno c’è una possibilità su trentasette che la pallina rotoli sul numero giusto.  Altro che onestà, altro che Bella Ciao !

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

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  • Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i presunti terremoti politici in Italia

    Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i presunti terremoti politici in Italia

    Martedì, 21 Giugno/ 2016

    – di Roberto Pecchioli  – 

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    Torino, il primo sindaco non targato FIAT e i

    presunti terremoti politici in Italia

    Comunali – Riflessione sui risultati elettorali

     

    di Roberto Pecchioli

    presunti terremoti politici in Italia

     Terremoti politici o presunti tali…                                                                 

    Roma  di Roberto Pecchioli – Le elezioni comunali hanno determinato un discreto terremoto politico (per molti preannunciato e pianificato, come probabilmente accaduto a Roma, dove si è avuta l'impressione che la politica che conta abbia fatto di tutto per far vincere il M5S di Raggi, Grillo & Co: come spiegare, altrimenti, le irrazionali divisioni che hanno "accomunato" i cosiddetti oppositori del centro-destra? – Ndr). Personalmente, non avrei partecipato ai ballottaggi di Roma, Milano e Napoli, per antipatia o insormontabile distanza da tutti i candidati. Sarei invece corso a votare contro il candidato di sinistra a Trieste. Amo quasi selvaggiamente quella città e l’Istria, terra di gente che ha voluto essere italiana e ne ha pagato il conto. Il PD locale, che millanta un "neo patriottismo" di facciata, si è presentato con doppia denominazione e sono quindi strafelice della sconfitta di Demokratska Stranka! Ugualmente, avrei votato con piacere Chiara Appendino a Torino. L’ho vista per la prima volta in TV dopo il primo turno: una ragazzona normale e felice, mamma da pochi mesi, l’aria di quelle giovani che riescono benissimo in ciò a cui si applicano. Ha detto cose di buon senso, con semplicità e senza quell’aria da padreterni/e che assumono così spesso i politici in carriera. L’ho poi seguita con piacere sui canali televisivi locali visibili in Liguria e ne ho tratto una bella impressione. Di fronte a Fassino, vizzo, palesemente svuotato, teso a ripetere come un disco rotto vecchie parole d’ordine cui è il primo a non credere, non c’era partita. Ora, per la bocconiana torinese inizia il difficile. Auguri.

     Il cambiamento (!?)                                                                                            

    La vera notizia, tuttavia, non è la sua vittoria, bensì la sconfitta della Torino che conta, il fatto che, dopo decenni, il sindaco non è espressione della Fiat, che, da domenica 19 giugno è diventata ancora di più la FCA con sede in Detroit. Una prova è lo stizzito titolo a tutta pagina della Stampa, il quotidiano della Real Casa Agnelli: “ha vinto la protesta”. Nel pomeriggio, persino il grande sconfitto granduca fiorentino ammetteva che no, il voto degli italiani, e dei torinesi, è stato di cambiamento. Ma sarà poi cambiamento reale? O un semplice assist giornalistico del "premier mai eletto" verso compagini, in fin dei conti, non troppo lontane dall'ideologia unica mondiale, social-mercatista? (Ndr). Fassino, che a circa 70 anni potrà godersi una meritata pensione dopo una carriera fortunata probabilmente al di là dei meriti, si è lamentato, terreo in volto e con l’aria di chi è stato investito da un treno anche in assenza di binari, del voto del centrodestra alla sua avversaria. Forse occorrerà spiegarglielo, ma il ballottaggio funziona proprio così: chi non ha i propri rappresentanti, sceglie, se vuole , chi ritiene meno peggio. Nel caso torinese, è di tutta evidenza che aprire le finestre, togliere l’aria viziata del potere della sinistra politico-automobilistica è un gesto di speranza e di vita.

     Strapotere Fiat                                                                                                    

    La Fiat, a Torino ed in Piemonte,  controlla tutto, comanda tutto, nel tempo ha assorbito o distrutto qualunque realtà estranea al suo dominio. Giovanni Agnelli dalla erre moscia e dall’orologio sopra il polsino fece di Torino il giardino di casa. Non si è mossa foglia, per troppo tempo, che l’Avvocato non volesse, come prima di lui Vittorio Valletta e successivamente Umberto, Lapo e tutti gli altri. La Stampa, alle elezioni, ha sempre preso posizione a favore dei graditi di Corso Marconi, che hanno poi regolarmente vinto la partita. I comunisti torinesi "critici" e di "vecchio stampo" , quando parlano fuori dai denti, considerano Fassino uno dei tanti “graditi” alla Real Casa fin dai tempi del grande partito operaio. Stavolta, ha vinto la giovane Appendino, che ha ribaltato l’esito del primo turno, incassato i voti della destra, con orrore del povero Grissino, e, indubbiamente ha perduto la Fiat. Che, davvero, il potere forte per eccellenza non sia più tale? O forse i torinesi, come la maggioranza degli italiani, sono così stanchi da non ascoltare più le sirene del potere.

    presunti terremoti politici in Italia

     I campioni del liberalismo progressista                                                        

    I giornalisti allineati della Stampa  sono da oltre mezzo secolo i campioni del liberalismo progressista, la cui variante torinese sono i detriti ultimi dell’azionismo gobettiano, bobbiano , gli intellettuali organici della casa editrice Einaudi e, naturalmente, i professoroni in grisaglia subalpina dell’Istituto Agnelli. Forse per i loro ottimi stipendi, più probabilmente per dovere d’ufficio, dimenticano che la protesta che tanto aborrono è quella di centinaia di migliaia di disoccupati o sottooccupati, pensionati a basso reddito, cassintegrati, giovani qualificati che tirano avanti con i voucher, commercianti distrutti dagli ipermercati e dalla criminalità straniera, che ha preso possesso di interi quartieri ( San Salvario, Porta Palazzo, ma anche le vecchie “barriere operaie”). Loro abitano alla Crocetta o a Santa Rita, più spesso in collina e non protestano. Certo,

     Contro la "Torino che conta"?                                                                          

    Chiara Appendino avrà contro di sé tutta la Torino che conta, quella che ha l’abbonamento in tribuna allo Juventus Stadium, quella dei capi e dei dirigenti Fiat, del potere culturale, i sindacati di potere, l’alta burocrazia comunale e regionale, che si metterà di traverso fin da oggi, i poteri bancariTorino è la città di Intesa San Paolo, e, attraverso la ex Cassa di Risparmio cittadina, conta molto in Unicredit. Sono i due maggiori azionisti di Bankitalia, dunque hanno un peso perfino nella BCE. Il loro management  (non sia mai che si dica dirigenza) se si è scomodato a raggiungere i seggi ha certamente votato Fassino, e loro non gradiscono le elezioni, fastidiosa occasione in cui, bene o male, bisogna contare i voti, e non “pesarli”, come sono abituati a fare nei loro consigli d’amministrazione. In più, amano la “stabilità”, che , nella lingua di costoro, vuole dire comandiamo noi e lasciateci fare.

    presunti terremoti politici in Italia

     Effetto banca Etruria                                                                                         

    Il governo, per bocca della dolce Maria Elena Boschi, aveva già minacciato i cittadini che non avessero scelto sindaci PD di chiudere i rubinetti del denaro statale. Peraltro, la poverina è stata sconfitta proprio nella sua città, Montevarchi, passata a destra dopo 70 anni (effetto banca Etruria…) , ma certo il giglio magico sarà particolarmente avaro con Roma e Torino, che hanno capovolto la mappa del potere municipale. Fiat, a sua volta, si metterà di traverso in ogni modo, anche se la Appendino ha svolto la tesi di laurea alla Bocconi sul bilancio della Juventus, oppure proverà a cooptarla nel sistema di potere. E’ il metodo più sicuro, che l’Avvocato teorizzò con il suo noto cinismo (da morto lo si può criticare…), affermando che il miglior governo di destra è quello di centro-sinistra.

     La strada e i chiodi                                                                                              

    Se Chiara e i suoi resisteranno alle lusinghe, e non sarà facile, passeranno alle minacce, alle campagne di stampa e a tutto l’armamentario di chi ha le redini del potere. Per ora, lasciamo che gli roda, e che si stupiscano del voto di quella città che hanno dominato, sfigurandola, almeno dagli anni 30 del novecento. E’ stato bello, comunque, leggere sul viso del loro vecchio amico lo stupore, l’incredulità, lo smarrimento. Per ora, grazie, dottoressa Appendino. Ma, sappilo da subito, non basta l’onestà, non bastano le buone intenzioni. Hai strappato la bicicletta a Coppi: adesso pedala, e cerca di avere ruote di prima qualità, perché la strada, a casa Fiat, è disseminata di chiodi, cocci di bottiglia, trappole e cunette. Da buona torinese, impara a diffidare dei sorrisi falsi e cortesi dei signori e delle madame del caffè San Carlo. Cerea, madamin!

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)
     
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  • Italia – Patto di stabilità: il governo  battuto in bicamerale

    Italia – Patto di stabilità: il governo battuto in bicamerale

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Commissione europea / Comuni / Campania / Calabria / Commissione bicamerale / Emendamenti / Province / Patto di stabilità interno / De Magistris / Napoli / Vibo valentia / Catanzaro / Fiscal compact / Crisi / Tasse / Tagli di bilancio / Pd / Lega / Economia / Rolando Nannicini / Nazismo bianco / Flessibilità / Enzo Moavero / Emminenza grigia  / Six Pack / Silvia Laporta / Quii Europa / Europa 

    Patto di stabilità: il governo battuto

     in bicamerale

    La risposta (recessiva) degli euro-tecnocrati

    passa per il "Patto di Stabilità": servizi

    minimi-essenziali? No! Troppo lusso!

    Parlamento – Patto di stabilità bocciato in Bicamerale

    Roma –  Il Patto di stabilità interno per i Comuni, sta diventando una vera e propria spada di Damocle, sulle spalle dell’economia e dei servizi offerti ai cittadini, di province e comuni italiani. L’inasprimento del patto di stabilità interno frena pesantemente gli investimenti su scuole, viabilità ed ambiente; ma soprattutto sugli investimenti per fornire incentivi all’economia del territorio prevedendo tagli a tutti i settori produttivi della comunità. effetto disastroso e dirompente se unito – tra l'altro – all'incomprensibile austerity che si traduce in un taglio netto del deficit spending, con una insana spending review legata al recessivo fiscal compact. Tradotto in soldoni: zero servizi, e zero crescita, a dispetto di tasse e assistenzialismo a banche dal braccino corto.

      Da Napoli, il monito di De Magistris  

    Tra i contenuti più “allucinanti” di questo Patto di stabilità interno, quello di imporre ai comuni che hanno soldi in cassa, di non spenderli per poter garantire un "pareggio di bilancio" – caro alla coppia Merkel-Monti – o quello riguardante la gestione dell'Imu, perfettamente spiegato dalle parole di De Magistris: «il meccanismo per cui i Comuni introducono nuove tasse il cui 50% va poi allo Stato, è inaccettabile, visto che il governo non è in grado di rivedere questa posizione, almeno faccia una modifica in modo tale che risorse, tasse e imposte che i cittadini danno per i servizi rimangano ai comuni, cioè ai cittadini stessi». Queste le parole del Sindaco di Napoli, uno dei tanti comuni arrabbiati e messi in ginocchio dai tagli di bilancio statali, che chiedono una revisione del patto di stabilità interno in modo da tenere conto di tutte l’emergenze di questo momento, sia quella dei conti dello Stato a livello nazionale, ma anche  quella del mantenimento in vita e possibilmente della crescita dell’economia del territorio. 

      Piccoli segni di rinsavimento  

      Nella Bicamerale chiesto l'allentamento del Patto di Stabilità  

    Allentare la pressione fiscale dalle tasche ormai svenate dei cittadini? Il governo è andato sotto. La caduta è avvenuta  in commissione Bicamerale, su un emendamento presentato dal Partito democratico e passato con i voti a favore di Italia dei valori e Lega, che chiede l'allentamento del patto di stabilità interno sul 2010 per i Comuni. La proposta di modifica al documento sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, che a breve deve andare in Aula, ha ricevuto il parere contrario del sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani, ma il Pd, tranne il capogruppo in commissione Walter Vitali, ha votato contro il parere dell'esecutivo e l'emendamento è passato. La modifica, riguardante le sanzioni per i comuni che nel 2010 hanno sforato il patto di stabilità e che ne chiedeva l’allentamento,   è stata  presentata dal presidente del Pd Rolando Nannicini.

      A Bruxelles l'emminenza grigia al lavoro  

    Intanto da Bruxelles il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero – altrimenti detto l'emminenza grigia – nelle scorse ore ha annunciato qualche progresso nella trattativa  in sede europea per dare più strumenti finanziari alla crescita economica. Anche se lasciando intonso il deleterio "fiscal compact" non si comprende davvero come questo miracolo possa avvenire. E non ci risulta . fino a prova contraria – che né Moavero, né tantomeno Barroso, siano dotati di poteri particolari o siano in odore di santità. Anzi! Raccogliendo l’ “attenzione” di Francia e Gran Bretagna, il ministro ha spiegato che la questione della “regola aurea”( che in economia rappresenta, quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di "stato stazionario" – come si evince nel celebre modello della crescita dell'economista Solow – ossia rende la propensione al risparmio  tale che il consumo pro-capite è costante e massimo) non deve essere circoscritta a un periodo di tempo determinato, ma va inquadrata nell’ambito della flessibilità già prevista dalle norme europee sui conti pubblici quali il Patto di stabilità, il six pack e il Fiscal Compact e questo senza pregiudicare lo sforzo di riduzione del debito cui siamo tenuti. Anche se Moavero non spiega a che cavolo serva questo maledetto pareggio!

      La via dell'Islanda  

    In Islanda hanno preso la via più corta, votando un referendum che ha sempèlicemente bandito il debito, riconoscendolo non onorabile, perchè iniquo e generato fittiziamente grazie allo spread e ad un euro-disastro: cosa da proporre in linea generale anche in paesi come Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Affermazioni, dunque, che sfiorano l’assurdo!

      Il paradosso dei tecnocrati?  Addio ai "servizi minimi" statali!  

    Ciò accade, evidentemente, mentre i comuni e gli enti provinciali (che hanno ad esempio permesso in molte regioni d'Italia l'esplosizone degli addizionali sui premi assicurativi: vedi ad esempio ciò che è accaduto in Calabria, nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia) non hanno – malgrado l'inasprimento fiscale a livello locale – i soldi per garantire i servizi minimi ai cittadini: dalla costruzione di una scuola, al risanamento di una strada; e mille famiglie non riescono ad arrivare a fine mese è paradossale come ancora si possa usare, più che eufemisticamente,  il termine “flessibilità” per descrivere gli ulteriori sacrifici che lo Stato non smette di imporci, in questa neo forma di nazismo, chiamato "Nazismo Bianco".

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caso Why Not – De Magistris:  La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Caso Why Not – De Magistris: La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    Italia / Parlamento europeo / Commissione Giustizia / Processo Wy Not / Parlamento europeo / Commissione giuridica / De Magistris / Enza Bruno Bossio / Giancarlo Pittelli / Antonio Saladino / Immunità 

    Processo Why Not – De Magistris: 

    La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo 

    nega 3 richieste di immunità su 4 all'ex eurodeputato 

    L'immunità fa riferimento alle querele deghli ex-imputati 

    Vincenza Bruno Bossio, Giancarlo Pittelli e Antonio Saladino

    Bruxelles, Napoli – Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris rischia di doversi difendere "senza casco" dalle accuse di diffamazione rivoltegli da tre calabresi ex-imputati nel filone "Why Not": Enza Bruno Bossio (imprendidtrice e moglie del politico Nicola Adamo), Giancarlo Pittelli (avvocato di Catanzaro) e Antonio saladino (imprenditore di Lamezia). I tre erano stati accusati e poi assolti nel processo che fece saltare la poltrona dell'ex eurodeputato e magistrato campano, nel Capoluogo calabrese. De Magistris, infatti, da  magistrato nel 2007 si era occupato di questa inchiesta, che in seguito gli era stata sottratta per contrasti fra la procura di Catanzaro e quella di Salerno, e per altre successive ed arcinote complicazioni legali ed istituzionali. Il termine Why Not deriva – come non tutti sanno – da una società di lavoro interinale di Lamezia Terme che forniva alla Regione lavoratori specializzati nel settore informatico: chiamata per l'appunto "Why Not". Come noto furono notificate informazioni di garanzia in cui si ipotizzavano, a vario titolo, reati di associazione a delinquere, truffa, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, tirando in ballo anche una loggia massonica, la "San Marino". Oggi che il processo è concluso, la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha deciso di negare 3 immunità – su 4 richieste  –  a De Magistris, che dunque potrebbe dover rispondere dell’accusa di diffamazione senza alcun paracadute istituzionale.  Tuttavia c’è da chiedersi come mai un magistrato possa essere accusato per aver svolto il proprio lavoro. Il Pubblico Ministero ha in tutti i processi di questo mondo il ruolo dell’accusa. Nel processo Why Not alcuni degli imputati sono stati riconosciuti colpevoli, mentre altri sono risultati innocenti. Più che prendersela con il singolo magistrato, bisognerebbe riflettere sul funzionamento del sistema giudiziario e trovare, al limite, un modo equo per risarcire quegli imputati che poi vengono assolti. Per la cronoca la commissione dell'Europarlamento che ha respinto le suddete tre richieste di immunità, ne ha invece accolto una quarta per la causa intentata da Maurizio Mottola di Amato, amministratore della Impremed, coinvolto nella inchiesta 'Splendor' e citato da De Magistris in alcuni articoli pubblicati  2011 sul suo sito.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Italia – passa il Decreto-Rifiuti: “da Napoli container all’estero, non più al Nord” – la soddisfazione di Bossi, le riserve di De Magistris

    Italia – passa il Decreto-Rifiuti: “da Napoli container all’estero, non più al Nord” – la soddisfazione di Bossi, le riserve di De Magistris

    Giovedì, Marzo 22th/ 2012

    Europa / Italia / Campania / Napoli / Decreto Rifiuti  / Pd / Lega / Smaltimento rifiuti / Tarsu

    Italia – passa il Decreto-Rifiuti: "da Napoli, container all’estero, non più al Nord" – soddisfazione di Bossi, riserve di De Magistris

    Approvato il decreto con l’alleanza Pd-Lega. Rifiuti all'estero? I costi lieviteranno!

    Roma, Napoli – Nelle scorse ore, Il "Decreto–rifiuti" è stato approvato al Senato, con 211 sì, 32 no e 21 astenuti: prevede che la spazzatura potrà esser smaltita fuori regione soltanto dopo l'intesa con la «singola regione interessata». Questo, grazie alle modifiche apportate (comma 2-bis, art.1) con un emendamento nato dalla Lega e fatto proprio dal relatore, con parere favorevole del governo, e dei capigruppo in commissione. Ha votato a favore il Pd, con proteste e scandalo da parte del Pdl, e anche del primo cittadino di Napoli, ovviamente diretto interessato.                                                     

     La critica – De Magistris 

    Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha espresso tutte le sue preoccupate riserve sul decreto. Infatti, secondo il politico campano, "se sarà vietato o quasi, come fa piacere alla Lega, esportare rifiuti tra Regioni, quindi dalla Campania al Nord, sarà giocoforza, e più agevole, spostarli all’estero". Ma – aggiungiamo – certamente più costoso. Inoltre, emerge il pericolo concreto di un’impennata della Tarsu a Napoli e zone limitrofe: si parla di quasi il 20% in più. Napoli e la Campania felix sono belle, vogliono restare pulite. Ma sembra che tutto questo abbia costi piuttosto alti. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)