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  • Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Martedì, Luglio 24th/ 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Eurozona / Crisi Ue / Economia / Debito pubblico / Alberto Quadrio Curzio / Il Giornale / Riserve auree / Prestito garantito / Tentacoli sull'oro italiano / Speculazioni / Furbizie / Recessione / Bilderberg Club / Goldman Sachs / Jim O'Neill / Economia della truffa / Euribor / Porta aperta alla speculazione / Barclays / Depositi Over-nigth  

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea Nazionale

    Vogliono mettere le mani sul nostro oro: la terza

    riserva del mondo. Ecco come! 

    Il potenziale distruttivo dell'Euro-gabbia e dell'Euribor

    del quale nessuno parla, svelato per voi

    La discutibile intervista dell'economista Quadrio Curzio al 

    quotidiano "Il Giornale"

    Roma, Bruxelles – La scorsa settimana tra le dissennate proposte del governo del professor Mario Monti, tendenti ad estinguere il debito nazionale in gran parte "fittizio ed illegale" maturato nell'Eurozona, vi era stata quella di svendere 20 miliardi l'anno di beni pubblici rientranti nel patrimonio immobiliare "storico" italiano. Proposta che a quanto pare sarà sguita alla lettere dal professore e dai suoi scellerati ed asserviti seguaci, che – in caso di vittoria elettorale, a partire dal 2013, e se Dio non ci assiste – si adopereranno senza sosta a "regalare" pezzi d'Italia per ripagare chi specula e dissangua le ricchezze delle famiglie e delle imprese italiane. Inoltre avevamo accennato anche ad un altra ipotesi di scempio: quella protesa a conivolgere nel presunto (quanto pazzesco) "piano di risanamento" la  nostra riserva aurea – la terza del mondo, ricordiamolo – per finanziare il dittatoriale MES o per qualche altra simile sconcezza.

      L'Italia e l'ombra lunga di Goldman Sachs  

    Avevamo poi analizzato la posizione alquando ambigua del neo-liberista Mario Draghi: ex-uomo di punta per l'Europa di Goldman sachs. nonché tra i principali artefici di un piano di privatizzazione nazionale senza precedenti avviatosi segretamente nel 1992 sul piroscafo Britannia (vedi articoli correlati). Un Mario Draghi che da presidente della Bce, appena insediatosi – ricordiamolo pure – si rifiutò di intervenire in favore dell'Eurozona. Rifiutandosi cioè di acquistare i titoli del debito pubblico dei Paesi Piigs: Paesi dell'Eurozona fatti oggetto degli attacchi della speculazione internazionale e lasciati allo sbando dalla Commissione europea e dagli altri organi dell'Ue (Parlamento e Consiglio). Ciò mantenendo volutamente chiusi i rubinetti della BCE, malgrado l'art. 11 del SEBC (Sistema Europea delle Banche Centrali) prevedesse in casi urgenti interventi simili (vedi protocollo SMP ). Abbiamo poi analizzanto un'altra posizione curiosa, quello del "gran consigliere" Jim O'Neill,  presidente di Goldman Sachs Asset Management, che in tempi non sospetti dettava consigli utili per uscire dalla crisi, trovandosi curiosamente in perfetta sintonia con altri 3 ex-colleghi di Goldman Sachs: Mario Draghi ed i professori Mario MontiRomano Prodi.

      L'ipotesi "Riserve Auree"  

    Comune denominatore di quella che potremmo ribattezzare con un pizzico di "ironia" (consentitecelo) la "Strategia Goldman", è l'utilizzo del (deleterio) Meccanismo Europeo di Stabilità (o MES): arma altamente dittatoriale (direi neo-coloniale) spacciata come democratico strumento per la crescita.  Ma come finanziare il MES? Mediante, "magari", l'utilizzo delle riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC): vista la cronica scarsità di liquidi che afflige gli stati, dovuta alla recessione ed alla speculazione da interessi bancari da pagare sulle obbligazioni sottoscritte. Pertanto avevamo avanzato l'insana ed azzardata, quanto probabilissima ipotesi – balenata nelle menti illuminate della casta – di ricorrere all'ulilizzo delle riserve auree degli stati dell'Eurozona in crisi. Tra di essi, ovviamente, quelle dell'Italia: Paese che – come detto – detiene ad oggi la terza riserva aurea del mondo. Ed  ecco come per magia il materializzarsi delle nostre previsioni, stamane, in una intervista pubblicata dal quotidiano "Il Giornale". Protagonista l'economista Alberto Quadrio Curzioprofessore emerito di Economia politica all'Università Cattolica di Milano, nonché grande amicone e consigliere indovinate di chi? Del professor Prodi.

      Paradossale Quadrio Curzio: "Per la crescita  si impegni l'Oro" 

    L'intervista Alberto Quadrio Curzio è a dir poco scioccante, a tratti imbarazzante. Almeno a nostro modesto avviso. E vi spieghiamo il perchè! Secondo lo stimatissimo economista, infatti, per la crescita – a quanto pare – non occorre sbaragliare la speculazione e tagliare le unghie alla finanza con la de-finanziarizzazione dell'economia. Nell'intervista e nelle parole di Quadrio Curzio non si fa cenno né al ruolo anti-speculativo degli acquisti di bond da parte della Bce, né di una "provvidenziale" riforma o cancellazione dell'Art. 123 del Trattato di Lisbona. Ma bensì la soluzione proposta dal luminare è il ricorso ad un "prestito garantito in oro". Cioè, la strada indicata dal fantasioso economista passa dal compromettere (a garanzia) le nostre preziosissime riserve auree nazionali. Così facendo – secondo Quadrio Curzio – il governo potrebbe evitare di innalzare il cuneo fiscale. Come a dire: per guarire un malato da una forma gravissima di varicella (provocata tra l'altro da un contagio evitabilissimo ed indotto) il medico anzichè somministrare medicine che curino la malattia alla radice, decida di correre il pericolo di tagliare una mano al paziente, per evitare – in alternativa – di tagliargli una gamba. Soluzione alquanto paradossale e fuori dalle righe.

        Lo spread e le inconciliabili "Teorie del Nulla"  

    Il concetto che vorrebbero far passare come la "panacea ai mali (indotti) della Nazione", dunque, passerebbe per il ricorso ad un "prestito con garanzia in oro per rilanciare la crescita attraverso un abbattimento del cuneo fiscale contributivo e investimenti in infrastrutture". Per l'economista la fiscalità orientata al risanamento può crescere, dunque, con un prestito garantito da oro. Ma la domanda è: se la recessione (indotta dall'Euro-sistema e dal sistema Target 2) non frena la sua folle corsa, che ne sarà delle riserve auree italiane? Perchè fidarsi di queste previsioni? Perchè giocare con il fuoco, continuare a fidarsi e ad avallarle tutto ciò, quando oggi lo stesso governo Monti propone addirittura di uscire dalla crisi del debito (debito artifizioso ed indotto) svendendo 20 miliardi l'anno di patrominio pubblico nazionale? evidentemente qualcosa o qualcuno è letteralmente impazzito! Ma il professor Quadrio Curzio è capace addirittura di  superarsi, sostenendo poi che "le recenti dichiarazioni di Mario Draghi (BCE) sull'irreversibilità dell'euro e sul fatto che la Bce interverrà in modo non convenzionale dovrebbero alleggerire le pressioni sugli spread. Peccato che proprio ieri il professor Mario Monti – in merito avesse contraddetto tale teoria, sostenendo che lo spread ed i giudizi del rating piovuti nelle ultime ore come una pioggia acida sull'Italia, fossero ingenerose ed assurde, quanto inaspettate. Allora cari professori "illuminati" perchè non fate pace con voi stessi e vi decidete? Il rating e lo spread sono strumenti inaffidabili di destabilizzazione economica oppure, al contrario, misuratori affidabili, "nervosi" e "pensanti" da acquietare con sacrifici e dichiarazioni accomodanti?  

      Per la vera crescita "De-finanziarizziamo l'economia reale"! 

    La sensazione, o meglio la certezza, è che siamo allo sbando, e che i "mercati", il "rating" e lo "spread" abbiano definitivamente fatto il loro corso e fallito completamente la loro "missione": sporca o confusa che sia! Bisogna definitivamente de-legittimare le "agenzie della discordia" (Standard & Poor's, Fitch ratings e Moody's) e tornare a parlare di economia reale, mandando a casa – ed alla svelta – quanti ancora vorrebbero farci credere che le imprese e le famiglie (come le stesse banche, di Basilea 2) dovrebbero sottostare alla pazzia ed all'aleatorietà di questi perversi strumenti di caos e destabilizzazione economica e sociale.

      I sintomi di una "follia europeista acuta"  

    Dunque molti sono ancora i sintomi acuti (vedi articoli correlati) di una euro-follia dilagante che getta le sue basi in un europeismo cieco e bieco: primato dei privati nel controllo del sistema bancario europeo; rifinanziamento pubblico obbligato – per gli stati dell'Eurozona – presso le banche privare; immobilismo della BCE; finanziarizzazione dell'economia e uso spropositato di derivati e ricorso anti-economico e speculativo ai depositi over-nigth; subalternanza della sovranità statale al giudizio delle società private del rating ed alle lobby; Strenua difesa dell'euro, a discapito del Welfare e della sacralità della dignità umana; utilizzo ad oltranza dello scellerato ed arbitrario Sistema (di pagamenti interbancari) Target 2 e del Tasso "Euribor": quest'ultimo tornato prepotentemente sotto-accusa negli ultimi giorni. Vediamo cos'è!

      Definizione di "Euribor"  

     

    L'Euribor è un “marchio registrato” di esclusiva proprietà dell’associazione privata delle banche europee (Euribor-EBF); per definizione esso è il "tasso d’interesse a cui i depositi a termine interbancari sull’Euro vengono offerti da una primaria banca a un’altra primaria banca della zona dell’Unione monetaria europea (UEM) alle 11.00 ora di Bruxelles”. Ma in effetti, i tassi d'interesse forniti dalle singole banche sono “autocertificati”: ciò equivale a dire  che gli istituti di credito hanno piena discrezionalità nel dimostrare che possono effettivamente contrattare prestiti ai tassi comunicati. Questo è pertanto un sistema piuttosto "anarchico" e "discrezionale" (arbitrario) incentrato sull'assenza di controlli e su meri criteri opportunistici. Ne è esempio lo scandalo del caso "Libor", tasso: manipolato dalla banca Barclays e forse da altre. L’Euribor (tasso interbancario offerto in euro) come molti ignorano è stato introdotto con la nascita dell'euro nel 1999, tramite il concorso delle banche europee di maggior spessore,  unitesi nel determinare un tasso di interesse base che potesse tornare utile alle transazioni finanziarie che interessano le moneta unica.  Il fine perseguito è stato, almeno in teoria, quello di modulare sullo stesso livello i tassi di interesse, con lo scopo di avere un unico punto di riferimento per le operazioni finanziarie interbancarie per – udite udite –  evitare speculazioni. Ma solo in teoria per l'appunto!

       "Tasso Euribor": un'ulteriore portone aperto alla speculazione  

    Alla fine, invece, i professori dell'euro hanno finito per confezionare un sistema gabbia che (all'interno del già illustrato disastroso "Sistema Target 2" – vedi articoli correlati) ha ingenerato di fatto profonde disparità di trattamento tra i vari Paesi dell'Eurozona, ed addirittura – in molti casi – tra le stesse banche di un medesimo Paese membro. Chi vigila sull'Euribor? Praticamente nessuno! E' una giungla selvaggia ed anarchica nella quale i più furbi prevalgono:  ed in particolare le banche meno solide o più spregiudicate, che hanno la meglio su quelle più virtuose e corrette, che vengono fortemente penalizzate dalle prime. Questo evidentemente accade per un vizio intrinseco all' "Euro-gabbia" legato al fatto che i paesi e le stesse banche presentano situazioni economiche molto diverse tra loro, e quindi non sono suscettibili di confronto ad un tasso uniforme. Quindi è logico – lo capirebbe anche un bambino: ma non evidentemente i nostri illuminati professoroni –  che per sormontare gli evidenti  ostacoli e limiti dell’Euribor, andrebbe creato uno strumento più flessibile che tenga conto della diversità dei vari istituti di credito e delle loro situazioni patrimoniali, premiando esclusivamente quelle che hanno dimostrato nel tempo una maggiore onestà ed una gestione economica più oculata: magari accordando loro  accessi al credito BCE, più facilitati. 

       I paradossi del "Tasso Euribor"  

    Il "Tasso Eurobor" – usando un eufemismo – può essere considerato alla luce di quanto esposto alla stregua di una amara ciliegina posta su una altrettanto indigesta torta  preconfezionata ad arte dai "distratti" pasticceri europeisti: Romano Prodi e i suoi fidati "consiglieri" in primis. Pur se poco conosciuto (o addirittura occultato) esso è un qualcosa che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto quando ci si appresta a sottoscrivere un mutuo da migliaia di euro. Spesso, infatti, chi ha il mutuo indicizzato all’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) non sa che si tratta né – come detto – di un “marchio registrato” privato; né come esso viene calcolato e che effetti comporta.  Lacuna informativa gravissima, soprattutto perchè da esso spesso e volentieri possono dipendere sensibili variazioni di rate da un mese all’altro. Pertanto, una volta appresi questi elementi, forse adesso sapremo controbbattere meglio alle forzate posizioni europeiste – oggi difese a spada tratta da una parte esigua di Italiani e ma molti media e luminari universitari – sull'Euro-gabbia ed i i suoi accidenti. O meglio suoi suoi  "eccezionali meccanismi" economico-finanziari da poker. Meditiamo gente!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • I mercati minacciano Madrid – Rajoy s’inchina ai banksters

    I mercati minacciano Madrid – Rajoy s’inchina ai banksters

    Martedì, Maggio 29th /  2012

    – di Silvia Laporta –

    Spagna / Madrid / Crisi Ue / Eurozona / Unione europea / Debtocracy / Mariano Rajoy / Bankia / Aiutare le povere banche / Dittatura dello spread / Diktak del rating / Alibi / Paradossi della casta bancaria / Controinformazione / Qui Europa / Fallimento dell'economia europea / Banksters / Silvia Laporta / Europa 

    Spagna – Bankia sull'orlo del fallimento?

    I mercati minacciano Madrid: Rajoy non sa

    dir di no alla casta bancaria

    Madrid in fermento, sotto minaccia dei mercati – Rajoy non delude i banksters

    Madrid – Il terzo istituto bancario spagnolo, Bankia, sarebbe ancora assetato di fondi: quel che si dice un pozzo senza fondo! Dopo il recente stanziamento di circa 23,5 miliardi di euro per evitare la bancarotta , il premier Spagnolo Mariano Rajoy, da solo, chiede aiuto all’Unione europea e di nuovo bussa alla Banca Centrale Europea di Mario Draghi. La richiesta del premier è quella di sostenere un  Paese in piena crisi di liquidità, dopo aver rivisto i conti del 2011 e annunciato una perdita relativa di esercizio di circa 3 miliardi di euro e i rendimenti sui titoli decennali del debito, ieri saliti sopra il 6.5% ai massimi dell’introduzione della moneta unica, con lo spread  a 511 punti base. L’ammontare complessivo delle perdite del sistema spagnolo è stato  quantificato nei giorni scorsi dall’International Institute of Finance (IIF) in circa 220 miliardi di euro, un quarto dell’intero Pil nazionale. Una cifra che, se la crisi dovesse acuirsi, potrà essere coperta solo grazie a un intervento dall’esterno tramite un salvataggio orchestrato dagli organismi internazionali e l’Unione europea. Ma questo, ovviamento è quel che passa radio-Debtocracy.  Qual'è la verita? Difficile scoprirlo.

      Sos: aiutiamo le "povere banche" a non aiutarci!  

    Bisognerebbe, infatti, passare ai raggi "x" le carte dell'istituto iberico. Intanto c'è – come sempre – da fidarsi e da aprire i portafogli. Bankia è un caso a se e non ha nulla a che vedere con la tenuta del paese e con l’allargarsi dello spread nei confronti della Germania”  ha detto – in un lapidario commento – Rajoy durante una conferenza stampa con gli investitori. “ Siamo stati costretti a intervenire su Bankia, l’alternativa era il fallimento e non possiamo permettere che le Banche falliscano perché farebbero cadere anche il paese. Stiamo definendo i dettagli del sostegno che daremo ma posso assicurare che l’intervento del Governo non avrà ripercussione sul deficit del bilancio pubblico” e quindi sugli obiettivi di risanamento concordati da Bruxelles.

      Debtocracy – Anche a Madrid, il solito rischio rotto  

    Madrid – secondo la casta – si èsarebbe infatti impegnata a ridurre il disavanzo dal 8,9% al 5,3%, entro l’anno, ma per evitare il fallimento e soprattutto il contagio verso gli altri istituti di credito spagnoli  rimasti invischiati nella bolla immobiliare esplosa nel 2007 e che rischia ora di trascinare la Spagna nel baratro, saranno necessari ben altri fondi pubblici. Il problema  però, quello che "radio-debtocracy" cela e si guarda bene dal chiarire ai cittadini spagnoli, e che così facendo, evitando cioè scrupolosamente di mandare al diavolo – una volta per tutte – le "improponibili ed inique" agenzie di rating, il debito non può far altro che rigenerarsi. Basterebbe dichiarare fuori giorco Fitch, standard & Poor's e Moody's per risolvere tutti i problemi, o comunque gran parte di essi. Ma la via maestra che la casta dei banchieri ha indicato ai suoi fedeli burattini, evidentemente è ben diversa.

      La "triste e desolata" via maestra di Rajoy  

    Infatti il leader Rajoy, il conservatore Re di Madrid, non nasconde di essere “molto favorevole” alla possibilità che il prossimo Esm, (la nuova arma di distruzione di massa dell'Ue, per intenderci) il fondo di "salvataggio europeo" (che fantasia questi banksters), possa fornire aiuti direttamente alle entità finanziarie e non solo agli stati. La Spagna chiede all’Unione “una risposta chiara in difesa dell’euro (moneta unica che, come sappiamo benissimo, è uno dei fattori di co-destabilizzazione di tutto l'euro-sistema: o dell'euro-gabbia, che dir si voglia)  e ribadisce la necessità che la Bce “sostenga il debito dei paesi membri”. "Infatti – continua il premier amico dei banchieri – con uno spread di 500 punti base è molto difficile riuscire a finanziarsi. Dobbiamo risolvere il problema del finanziamento e della sostenibilità del debito di Paesi che, con le riforme e i sacrifici, dimostrano di comportarsi come si deve” .

      Il solito alibi della bolla speculativa, ormai non regge  

    Ieri Bankia ha chiuso a 1,36 euro,(in calo del 13,38%) ma gli analisti preannunciano che scenderà ancora: per Deutsche Bank fino a 0,50, per Nomura anche fino a 0,30 euro. Il settore immobiliare, dopo 10 anni di bolla speculativa, è crollato. Ma sappiamo che questo non è il fulcro del problema, come radio-debtocracy continua a propagandare. Anche, se evidentemente, tutte le banche che avevano accumulato un esplosione sul mattone superiore a 320 miliardi di euro,(un terzo del Pil nazionale) si sono ritrovate fuori di 180 miliardi di euro, che potrebbero sfiorare i 260 miliardi nel 2013. Ma dire ciò, senza ammettere che con lo spread il debito di autorigenera vuol dire mentire e dissimulare la verità.

      30 miliardi per continuare a "restare in crisi"  

    Il governo spagnolo sta valutando l’iniezione di contante tramite il conferimento di titoli di Stato o Bond emessi dal Frob, il fondo di ristrutturazione ordinaria bancaria. Questa operazione non dovrebbe avere nell’immediato degli effetti sul bilancio statale. Ma saranno sicuramente necessari ben altri capitali pubblici! Si prevede infatti, contro le previsioni ottimistiche del premier spagnolo, che altri istituti bancari avranno presto bisogno di sostegni: CatalunyaCaxia, NovacaixaGalicia e Banco de Venecia, secondo indiscrezioni, avrebbero bisogno di circa 30 miliardi di euro per restare a galla. Un consiglio: cambiate favola!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Mario Monti:  17 Secondi di  imbarazzante Silenzio TV – Le 25 Domande sulla crisi che i media non fanno

    Mario Monti: 17 Secondi di imbarazzante Silenzio TV – Le 25 Domande sulla crisi che i media non fanno

    Sabato, Maggio 26th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Crisi Ue / Italia / Catanzaro / Disoccupazione / Disagio giovanile / Governo Monti / Responsabilità / Vere ragioni della crisi / Verità nascoste / Responsabilità dei Media / Crisi figlia della speculazione bancaria / Crisi legata alla speculazione / Ruolo delle banche nella crisi / Piazza Pulita / Formigli / La7 / Intervista a Mario Monti / Silenzio imbarazzante / In tv certi silenzi valgono più di mille parole / Sergio Basile / Qui Europa / Domande a Mario Monti

    Crisi – Mario Monti:  17 Secondi di Tragicomico

    imbarazzante Silenzio TV – Le 25 Domande di

    "Qui Europa" che i media non fanno

    Il video che sta facendo il giro del web  e che mette alla luce

    il disastro della cura-Monti

    Catanzaro – Giovani disperati, senza futuro: schiavi di una crisi

    creata a tavolino dai banchieri e dai maggiordomi dei banchieri

    Mario Monti – 17 Secondi di imbarazzante silenzio TV a La7

    Catanzaro, Roma – La televisione è oggi l'indice della democrazia di un paese, non vi sono dubbi. Ed allora non possiamo che concordare con la stragrande maggioranza degli osservatori internazionali, secondo i quali l'Italia è ormai un paese senza libertà, o meglio dove la libertà viene ogni giorno tradita e mistificata, anche grazie al contributo di media che hanno perso – in grandissima parte – dignità e ruolo, confondendosi sempre più con teatrini e luoghi di vetrina di personaggi spesso equivoci ed imbarazzanti. E' questo il caso dell'intervista andata in onda ieri sera nell'ambito della trasmissione "Piazza Pulita" (La7), dove a farla da protagonista, più che un freddo e robotico Mario Monti, vi è stato il suo imbarazzante silenzio, durato lo spazio siderale di ben 17 secondi. Il silenzio di Monti è stato sicuramente rivelatorio di un governo, o meglio di un premier tecnico, Mario Monti, alla sbando ed impacciato: soprattutto quando ci si trova a parlare ed a scontrarsi direttamente con i problemi reali del Paese, di fronte ad una telecamera, e di fronte ad innegabili e gravi strategie recessive, intraprese in faccia alla democrazia e senza battere ciclio, per il "presunto bene del Paese". Però, come sarcasmo non c'è male!  E così è accaduto che il nostro carissimo professore, ha – come direbbe Ligabue in uno dei suoi più famosi tormentoni –  perso le parole.  Ma spesso, si sa, i silenzi sono più significativi di mille parole. Ma andiamo per ordine.

      17 secondi di tragicomico-eloquente-imbarazzante  silenzio  

    Al termine di uno choccante documento video (che vi riproponiamo in forma integrale nella "Multimedia Gallery" di Qui Europa) sul pesantissimo disagio sociale dei giovani impiegati (si fa per dire) nei call-center di Catanzaro (molti dei quali laureati e costretti a lavorare ore ed ore per la misera cifra di 250 euro al mese: nemmeno il prezzo del rimborso della benzina giornaliera) è accaduto che il Professore – per altri il robot Monti – chiamato, nello specifico, a commentare la vergognosa  realtà di precariato di migliaia di giovani catanzaresi, sia andato clamorosamente in corto circuito. 17 lunghi secondi di imbarazzo, di puro, rumoroso ed agghiacciante silenzio. Poverino! Non sapeva che pesci prendere. Non sapeva proprio che dire! D'altra parte non poteva dire di certo la verità! Si sa: le telecamere – sia pur amiche – potrebbero giocare sempre brutti scherzi.

      Senza futuro – Laureati-precari a 5 euro  

    A un suo figlio di vent’anni, laureato, che guadagna 5 euro al giorno in un call-center con questi tipi di contratti, cosa direbbe? Vai via dall’Italia? O come lo convincerebbe a restare?. E' stata questa la domanda a bruciapelo, nemmeno così spietata, che il gentile conduttore Formigli, senza infierire più di tanto, ha girato al prof. Il conduttore, in effetti,  ha solo chiesto come riuscir a convincere a restare  in Italia dei disperati. Magari avrebbe potuto osare di più, e dire – ad esempio – perchè le loro famiglie nei mesi passati ( ma anche oggi e domani ) sono state costrette a sostenere un regime tassativo da record del mondo ( e lo saranno a ritmi sempre maggiori in futuro) a dispetto di zero investimenti statali a debito, e quindi servizi pubblici sempre minori. Ma questo "terribile sgarro" non è stato minimamente osato. Allora è accaduto che il robot Monti si è di colpo impietrito. Passano cinque, dieci interminabili secondi ma niente: il premier tace e fissa il vuoto rintronato. Il conduttore Formigli prova a rompere l’imbarazzo creatosi e lo imbecca come un piccione: “E’ difficile?“. Solo allora, quando sono trascorsi ben diciassette secondi di silenzio Monti si sveglia dalla catalessi, riaggiusta i circuiti, e spiega: “E’ difficile, ma sto cercando le parole…“. Come direbbe il vecchio Liga!

      Le 25 domande al signor Monti, che i media non fanno  

    Certo, se al posto di Formigli ci fossimo stati noi di "Qui Europa" qualche domandina in più l'avremmo fatta al professore. Magari l'avremmo aiutato noi a trovare meglio le parole giuste. Così, tanto per gradire. Giusto per antipasto:

    1) Perchè, ad esempio, caro Monti, insistere con il rigore in un periodo di crisi gravissima (avviatasi già nell'estate del 2007) e poi sprofondata in recessione grazie alle sue manovre?  

    2) Perchè non dire la verità su chi sono i reali responsbili di questa crisi (banche e speculatori in primis) e gettare fumo negli occhi della gente, parlando di evasione fiscale ed altre cavolate simili, di secondo piano?

    3) Perché riformare l'articolo 18? Cosa c'entra con la crescita una manovra altamente recessiva?  

    4) Perchè istituzionalizzare – con l'inserimento nelle Costituzioni degli stati Ue – il fiscal compact (cioè il pareggio di bilancio) e rinunciare per sempre al ruolo statale di traino dell'economia?  L'economia italiana deve forse portarla vanti la mia famiglia? 

    5) Perchè impedire la crescita di uno stato abolendo di fatto il deficit spending (cioè la possibilità dello stesso stato di investire e creare ricchezza a debito, mediante il moltiplicatore economico) e poi parlare ipocritamente (ed in maniera meschina e menzognera) di crescita, riempiendosi la bocca davanti alle telecamere ed ai telegiornali?

    6) Perchè non dire la verità ed ammettere che con misure così recessive l'Italia non potrà riprendersi mai più, ed illudere i contribuenti su una probabile ripresa (che non ci sarà: non potrà essereci alle condizioni attuali) ?

    7) Perchè far morire migliaia di aziende italiane (e impoverire milioni di Italiani ed europei)  permettendo la chiusura dei rubinetti del credito ed assistere impassibili alla svendita del fior fiore delle maggiori società nazionali, letteralmente regalate nelle avide mani della speculazione estera ?  

    8 ) Perchè non rinazionalizzare la Banca d'Italia, regalata ai privati nel 1992 con il decreto Carli-Amato, e costringere gli Italiani ad acquistare il loro stesso denaro, al 6%, privandoli della propria sovranità monetaria?  

    9) Perchè non vietare o non chiedere alla Ue di vietare le operazioni finanziarie in derivati (operazioni che pagano anche i contribuenti italiani  – puramente speculative) le operazioni off-shore ed i depositi over-night, che fruttano miliardi di euro all'anno alle banche? 

    10) Perchè illudere con la storia del debito, quando il debito in realtà si autorigenera per via dell'articolo 123 del Trattato di Lisbona (che obbliga gli stati europei a rifinanziarsi sui mercati internazionali , cioè presso banche private, a tassi altissimi?) e per l'instabilità favorita dall'euro con la complicità delle agenzie di rating, sostituitesi agli stati quali enti sovrani assoluti?

    11) Perchè permettere alla benzina di raggiungere livelli intollerabili ed insostenibili e pesare sul bilancio familiare e non dire agli Italiani come vengono usate le altissime accise statali sul carburante, in parte utilizzate ancora per finanziare guerre e missioni finite da un pezzo?  

    12) Perchè l'Italia è il Paese al mondo che paga più tasse e con il fiscal compact riceve quote di servizi inferiori a quanto pagato dai contrinuenti?  

    13) Che fine fanno, caro Monti, i miliardi di euro che lo stato ogni anno incamerà dalle scommesse sportive (ormai diffusissime) e dalle varie lotterie o giochi d'azzardo?  

    14) Prima il pagamento delle tasse era giustificato dall'ottenimento di servizi maggiori: che senso ha pagare le tasse se lo stato non restituisce più alcun servizio per via del pareggio di bilancio? Che senso ha ripiegare sulle fasce deboli: precari e penzionati?  

    15) Perchè raccontare bugie sul debito, dicendo che la crisi è collegata al debito pubblico italiano (pari a circa 2000 miliardi di euro) quando il Giappone ha un debito di 4000 miliardi di euro ed è un paese in netta crescita, malgrado il livello di debito record e il terremoto nucleare subito?  

    16) Perchè non dire agli Italiani che paghiamo ogni anno la pazzesca cifra di 80 miliardi di euro di interessi alle banche? Compresa la Morgan Stanley: la banca della quale Giovanni Monti (figlio di Mario) è Vice-Presidente, ed alla quale di recente egli ha rimborsato 2,5 miliardi di euro di sottoscrizioni sul debito pubblico italiano.  

    17) Perchè non ammettere che oggi gli Italiani pagano le tasse e lavorano per la felicità delle banche: solo per ripagare 80 miliardi di euro di interessi gli Italiani devono sostenete qualcosa come 2 manovre finanziarie?  

    18) Perchè non dire che molti media (giornali e tv) tacciono su quelle che sono le reali mortivazioni della crisi, spostando l'attenzione su argomentazioni secondarie?  

     19) Perchè spacciare indegnamente  il riciclo al Sud di fondi europei stanziati dall'Ue e tragicamente non spesi dalle Regioni del Mezzogiorno nel periodo 2007/2013 (per i quali gli Italiani hanno già versano il 3% del loro Pil ogni anno a Bruxelles) come manovre per la crescita? Perchè spacciare normalissimi e minini interventi sociali a vantaggio delle classi più deboli come misure per la crescita? Con che coraggio? 

    20) Caro professor Monti, perchè scambia gli Italiani tutti per analfabeti e poveri ignoranti da raggirare con falsi paradigmi e vuote parole che non dicono nulla?  Sfortunatamente qualcuno tra noi ha studiato economia! 

    21) Perchè raccontare balle sull'esistenza di un'economia dinamica e sulla fuoriuscita dal tunnel della crisi, quando le uniche armi a disposizione della crescita (investimenti statali e capitali d'impresa privati) sono stati entrambi neutralizzati attraverso armi di distruzione di massa come "fiscal compact" e "credit crunch" (stretta creditizia delle banche: ingiustificata e velocemente digerita dal governo dei banchieri) ?  

    22) Perchè permetterà presto all'Iva di raggiungere un'aliquota del 23%? Non è una mossa recessiva?

    23) Perchè presto anche i dipendenti puibblici – almeno a sentire la Fornero – saranno suscettibili di licenziamento? E' anche questa una misura per la crescita?  

    24) Perchè non va mai in tv ad affrontare contraddittori con personalità della politica e dell'economia che quotidianamente dimostrano (con pochissima risonanza dei media) la portata distruttiva delle sue misure rigoriste?  

    25) Perchè non chiedere al Consiglio europeo, alla Bce ed all'Ue, di ridonare le sovranità rubate all'Italia (fiscale – con il fiscal compact – monetaria – con il controllo della Bce da parte dei privati – e nazionale – con i gravissimi dictat del rating sugli stati sovrani) ?  

    Ed infine, detto tra noi, perchè – se dice di amare il Paese – dopo questi gravissimi ed apocaittici disastri,  che Lei ha contribuito in maniera pesante a creare – con le sue politiche rigoriste, mercatiste e neo-liberiste – non dice la verità, ringrazia Giorgio Napolitano ed i partiti che sfacciatamente continuano a sostenerla e non si dimette?  Grazie! In attesa di una risposta che non verrà mai, a nome della redazione di Qui Europa, Le Porgiamo i Sensi della Nostra più Alta Considerazione.

    Sergio Basile – Direttore "Qui Europa"  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    VIDEO – Imbarazzante silenzio di Mario Monti La7 / Precariato a Catanzaro http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=L95oh5N1p_w

     

  • Lettonia – Il premier pensa all’Eurozona mentre tutti scappano

    Lettonia – Il premier pensa all’Eurozona mentre tutti scappano

    Venerdì, Maggio 25th / 2012 

    – di Silvia Laporta –
     
    Lettonia / Riga / Unione europea / Valdis Dombrovskis / Estonia / Erozona / Euro / Crisi Ue / Polonia / Doland Tusk / Repubblica cieca / Erm  / Nessuno ha voglia di entrare nell'Eurogabbia / Polonia / Repubblica Ceca / Petr Necas / Partito degli euroscettici 
     
    Il premier lettone pensa all'Eurozona 
     
    mentre tutti scappano 
     
    Impopolare uscita del premier  Vladis Dombrovskis:
     
    L'Euro?  Sarà un successo!
     
    Ma ci crede solo lui: secondo i sondaggi solo un lettone
     
    su 10 vorrebbe aderire, oggi,  alla moneta unica

     

    Riga – Lettonia

    Riga – Nonostante la situazione di debito e crisi europea, il premier lettone Valdis Dombrovskis nelle scorse ore ha confermato l’obiettivo di voler entrare a far parte dell’Eurozona nel 2014. Lo annuncia in un’intervista all’agenzia francese Afp: «Abbiamo fissato questo obiettivo anni fa – ha detto Dombrovskis – e l'intenzione è ancora di entrare il 1° gennaio 2014». L’esempio  viene dalla vicina Estonia, l’ultimo stato ad aver adottato la moneta unica nel 2012, che nonostante il periodo di crisi europeo, è servito come collante per la stabilità economica e finanziaria del paese. Il premier lettone si aspetta lo stesso effetto nell’economia del suo paese, secondo cui la moneta unica "contribuirà ad attrarre gli investimenti riducendo di fatto i costi di transazione sui cambi". E poi "la nostra valuta è già ancorata all'euro, quindi perché non entrare?". Secondo Dombrovskis, giuridicamente parlando, la decisione di aderire all’euro sarebbe "onorabile", in quanto essa sarebbe stata concepita al tempo in cui la vicina Lettonia decise di aderire all’Ue.
     
      Dombrovskis: quel bizzarro mix di coerenza e follia  
     
    Una prova di coerenza strepitosa, per non dire paradossale, in un periodo nero dove tutti i maggiori e seri osservatori internazionali considerano distruttiva la permanenza in una zona ormai destinata all'implosione. Inoltre – nota il coraggioso e "rivoluzionario" leader – "già dal 2005 il lats è legato all’euro, e questa ha significato per il Paese il poter tagliare costi aggiuntivi per cittadini e aziende. L’eurozona – continua – ci garantisce anche nelle situazioni di crisi, ad esempio per quanto riguarda i finanziamenti della Banca Centrale Europea". Ma a giudicare dagli effetti dirompendi della moneta unica sui Piigs, le parole del premier lettone sembrano essere state dettate da un pc, magari collegato agli uffici della Lagarde! Ma – battute a parte – nonostante le ottimistiche ed entusiastiche previsioni del capo del governo, un recente sondaggio effettuato dall’agenzia SKDS in Lettonia riguardo l’opinione dei cittadini rispetto alla moneta unica, rivela  che il 57% dei lettoni non approva l’idea di sostituire il lats con l’euro.  Ma il leader caro alla Troika dov'era? Era forse andato in gita a Francoforte?
     
     Trecentomila – Gli ultimi Lettoni sostenitori dell'euro   
     
    Solo il 15% degli intervistati dal centro SKDS è a favore dell’ingresso nel 2014 della Lettonia nell’eurozona, anche se appena il 4% è totalmente a favore, mentre il restante 11% è “abbastanza” a favore. Fra i contrari, il 57% totale degli intervistati, il 30% si dice totalmente contrario, mentre il 27% si dichiara “abbastanza” contrario.Il 22% dei lettoni intervistati da SKDS è invece neutrale o indifferente sulla questione. Un sensibile abbassamento del gradimento della popolazione rispetto ai sondaggi degli anni passati, che rivelavano un’adesione più omogenea.Nel frattempo gli altri paesi dell’Europa dell’Est, non la pensano tutti allo stesso modo.
     
     Eurogabbia? Nessuno in Europa ha voglia di entrarvi  
     
    La Polonia, ad esempio, non ha nessuna intenzione di accelerare i tempi e di abbandonare lo Złoty . Il primo ministro Donald Tusk ha detto in più di un'occasione che il suo Paese entrerà nell'euro "non prima del 2015". In realtà la Polonia non vuole essere contagiata dai problemi dell’Eurozona, un segnale che dovrebbe essere indicativo per i governi dei Paesi Europei che adottano l’euro, in quanto rappresenta un atto di “accusa” nei confronti della loro politica finanziaria e monetaria. E chi può dargli torto! Tempi altrettanto lunghi, se non di più, per la Repubblica Ceca, che ha rinviato a data da destinarsi l'ingresso nell'Erm II, il periodo biennale di preparazione all'euro. 70 cittadini su cento sono contro l’addio alla corona, solo 18 su cento vogliono l’euro, mentre il Premier Petr Necas,  ha chiarito che fino alla fine del suo mandato (2014) non è prevista un’entrata della moneta unica.
     
    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
  • Eurocamera: prove di Tobin Tax  – Le nebbie della City

    Eurocamera: prove di Tobin Tax – Le nebbie della City

    Giovedì, Maggio 24th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Strasburgo / Risoluzione / Seduta plenaria / Finanza / Tassazione delle transazioni finanziarie / Tobin Tax / Speculazione / Operazioni azionarie / Obbligazioni / Derivati / Operazioni off-shore / Sul terreno dei lobbisti / Pericolo di abbandono dei mercati europei / Il più grande mercato finanziario del mondo / City di Londra / Wall Street / Consiglio europeo / Tagliare le unghie alla finanza / Adesione con ipotesi di procedura rafforzata / Principio di Residenza / Principio di Emissione / Evasione fiscale / Iter di approvazione / Commissione europea  / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Crisi Ue  

    All’Europarlamento prove generali di Tobin Tax

    Approvata a Strasburgo la Risoluzione sulla TTF:

    la tassa sulle discusse transazioni finanziarie

    Aliquota della Tax? Piuttosto irrisoria!

    La minaccia dei lobbisti della City:“se ci tassano ce ne andiamo!”

    London – La nebbia della Speculazione della City

    Strasburgo – Nella giornata di ieri, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha esaminato e votato una delicatissima questione, della quale si dibatte ormai da due anni a questa parte in tutto il Vecchio Continente, e – con umori piuttosto contrari ed aspri – soprattutto tra i lobbisti della City di Londra: quella della tassazione sulle transazioni finanziarie (o TTF). Evoluzione della più nota Tobin tax: tassa che, secondo  Eurobarometro,  sarebbe vista con favore da 7 europei su 10. La tassa sulle transazioni finanziarie, così come proposta – secondo quanto emerso all’interno dell’emiciclo di Strasburgo – “dovrebbe essere migliorata per garantire una copertura più ampia e rendere svantaggiosa l’evasione”. Il testo votato, in pratica propone di proseguire col progetto legislativo anche qualora lo stesso fosse sostenuto solamente da alcuni Stati membri dell’Ue.  I deputati hanno ritenuto adeguate le – per la verità piuttosto risicate – aliquote fiscali proposte dalla Commissione (0,1% per azioni e obbligazioni e 0,01% per i discussi derivati) ed hanno proposto la sola esclusione dei fondi pensione: gli unici prodotti finanziari, dunque, che dovrebbero essere esentati dalla TTF. Secondo Anni Podimata (S&D, EL), la relatrice della risoluzione “non legislativa” – adottata con 487 voti a favore, 152 contrari e 46 astensioni – “la Ttf rappresenta una parte integrante della strategia per uscire dalla crisi, e porterà ad una distribuzione più equa del peso della stessa. La Ttf – ha continuato la relatrice – non causerà una ri-localizzazione al di fuori dell’Ue, poiché il costo di quest’ultima è superiore al pagamento della tassa. (…) La scelta eventuale di lasciare che il settore finanziario non partecipi maggiormente al peso della crisi – ha concluso – sarebbe una decisione contraria a ogni logica politica”.

      Sul terreno dei lobbisti  

    Dopo due anni di chiacchiere, dunque, forse qualcosa si tangibile e sostanziale si muove in Europa, sul versante dell’odiata finanza, e sul  tanto odiato terreno caro ai lobbisti ed agli speculatori della City di Londra, spalleggiato dallo stesso governo Cameron, e non solo. Ma analizzando nello specifico i tratti salienti e gli effetti della tassa, in effetti, sarebbe piuttosto utopistico pensare che la Tobin tax possa applicarsi in tutto il globo. Certo, ciò sarebbe largamente auspicabile: eviterebbe il formarsi di zone franche che farebbero fare inevitabilmente – come il miele con le mosche – da attrattiva naturale per gli investitori, ma è pur vero che da qualche parte si deve iniziare. Pertanto, nostro malgrado – ed in attesa che negli altri continenti tale rivoluzionaria riforma possa essere accettata dai vari governi – non ci resta che mandare in soffitta l’idea secondo la quale affinché la tassa possa funzionare la TTF debba essere da subito una “global tax”. Da una parte è meglio tassare gli speculatori, che rischiare fughe di capitali verso i paesi che non la applicano, che restare a guardare. Ciò pur riconoscendo che il vero problema non è tassare, quanto piuttosto vietare le transazioni di elementi speculativi e destabilizzanti come i derivati, le operazioni off-shore o le immorali operazioni over-night. Per non parlare poi dell’assurda regola legittimata dall’art. 123 del Trattato di Lisbona, che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali a tassi altissimi (da usura). Ma questa è un’altra “triste” e “pazzesca” storia che abbiamo più volte raccontato (Vedi in archivio “Qui Europa” – Banche e Finanza). Dunque, appurata e mal digerita la spudorata e veemente opposizione della City di Londra e dei  suoi vampireschi colossi finanziari che vi “satellitano” intorno, il punto è che la tassa si potrebbe applicare fin da subito nell’Eurozona, con un particolare riguardo – ovviamente – ai paesi in crisi nera, cioè quelli posti sotto attacco dei gran maestri del rating (ovvero i Piigs Portogallo, Irlanda, Itaia, Grecia e Spagna) e già duramente provati (soprattutto l’Italia e la Grecia) da disumane misure recessive e livelli di tassazione da “record del mondo”.

      I centri della speculazione: Londra e New York  

    Ma per comprendere meglio gli ambiti di competenza, è utile comprendere come nel mondo i mercati finanziari si muovano principalmente su due ciclopiche basi telematiche, quali la City di Londra e Wall Street negli Usa. Gran parte degli strumenti finanziari del pianeta passano ogni giorno da questi due grandi panieri di scambio. Pertanto, in teoria, anche bassi livelli di tassazione sarebbero utili a contenere entro certi margini la terribile speculazione. Almeno quella a brevissimo termine.

      La grande abbuffata delle transazioni  

    Ad esempio – per restare sul pratico – nel grande gozzovigliare delle transazioni finanziarie internazionali, su un capitale di 150 milioni di milioni di euro, oggetto di scambio, anche con un tasso dello 0,001% si avrebbero 15 miliardi di Euro di gettito. Si tratta comunque di una bella fetta di torta, nella “pasticceria della finanza”. Per un paese come l’Italia, ad esempio, potrebbero essere incamerati qualcosa come 5 miliardi di euro l’anno, anche se – evidentemente – è piuttosto paradossale ritenere che un modesto 0,001% possa rappresentare un realistico ed efficace freno alla speculazione.

    Le modalità degli scambi – Speculazioni automatiche in un click

    Un altro punto da chiarire riguarda le modalità con cui avvengono tali scambi. Pochi sanno, in realtà, che le transazioni finanziarie sono pilotate e veicolate da alcuni grandi computer che automaticamente speculano in millesimi di secondo sull’arbitraggio tra i margini di valore di titoli uguali (o monete) presenti nello stesso momento su piazze del globo differenti. Pertanto, anche guadagni millesimali potrebbero, se tassati, generare importanti redditi da sottrarre – in parte – alle avide tasche della speculazione internazionale, retta a livello mondiale – e bene ricordarlo – da poche e celeberrime famiglie di banchieri, delle quali i Rothschild rappresentano, da secoli, la casta più emblematica, almeno all’interno del panorama europeo.

      L’oggetto della Tax  

    La disputa sull’oggetto delle transazioni ha visto nei mesi scorsi rincorrersi varie opzioni e scenari. Che tipo di transazioni valutarie coinvolgere? E’ stata la domanda più ricorrente tra gli esperti di settore e tra molti economisti di mezz’Europa. Secondo una delle ipotesi più accreditate, invero,  sarebbe stato opportuno tassare indistintamente tutti i titoli finanziari, comprese azioni e obbligazioni,  nonché i famigerati ed iniqui derivati: tra le principali cause dello sconquasso economico del pianeta e che ha impantanato il sistema economico europeo, travolto dalla speculazione. Ma essi, i derivati, più che tassati andrebbero piuttosto definitivamente banditi. Ma questo – almeno per ora – non sembra turbare il sonno dei nostri euro-tencocrati. Anzi!

      Il problema dei derivati e delle operazioni “off-shore”  

    Oggi molte operazioni speculative – come ormai i nostri lettori avranno avuto modo di comprendere – si generano attraverso passaggi spesso occulti, o comunque travagliati e lunghi. Definire il valore di tali operazioni non è, dunque, né facile né immediato, poiché esse – e lo dice la parola stessa – derivano dal risultato di altri prodotti finanziari, le cui sorti si legano, sommano e confondono, come scatole cinesi, perdendosi tra le pieghe contorte dell’ingegneria finanziaria. Un altro grave elemento di confusione e di destabilizzazione, sta nel fatto che la quasi totalità di tali contratti derivati è oggetto di transazioni che avvengono fuori dai mercati borsistici regolamentati, ed in più avvengono senza trasparenza: in quelle che si dicono “operazioni off-shore”. Ma gli effetti nocivi sull’economia reale, quelli no! Quelli sono reali.

     La novità del “Principio di Emissione”  

    Il Parlamento, ieri, ha proposto di aggiungere al progetto della Commissione il “principio di emissione”, al fine di obbligare anche le istituzioni finanziarie con sede fuori dalla zona TTF a pagare la tassa, nel caso commerciassero titoli originariamente emessi all’interno della zona medesima.

      Un esempio pratico  

    Ad esempio, azioni dellaTelecom, emesse originariamente in Italia e commerciate fra un’istituzione svizzera ed una di New York sarebbero comunque soggette alla tassa. Secondo la proposta della Commissione di Barroso, invece, tali transazioni avrebbero eluso la tassa, poiché sarebbero state coinvolte solo le istituzioni finanziarie con sede nella zona TTF.

      Il “Principio di Residenza”  

    Inoltre, il principio di residenza (che colpisce l’ente che commercializza prodotti finanziari all’interno della cosiddetta “tax-zone”) già previsto nella “precedente” bozza di testo della Commissione, secondo i deputati europei votanti, andrebbe mantenuto in modo da coinvolgere e colpire anche i prodotti finanziari emessi fuori dalla zona TTF, ma commercializzati da almeno un  ente avente sede legale all'interno della zona.

      Evasione fiscale? L’esempio del modello UK del bollo  

    La risoluzione ha inoltre previsto dei deterrenti tecnici al fine di rendere economicamente sconveniente un tentativo dievasione fiscale datta TTF. Ciò prendendo spunto dalla normativa del Regno Unito, sul bollo auto: ovvero garantendo la proprietà giuridica di un prodotto finanziario commercializzato, solo ed esclusivamente previo pagamento della tassa medesima. Poiché l'aliquota proposta, in effetti è irrisoria, secondo Strasburgo “l’effetto dovrebbe essere quello di invogliare a pagarla”. Ma – permetteteci una piccola disquisizione – questo argomento ci lascia alquanto perplessi, dal momento che siffatte aliquote a nostro sindacabile giudizio sono tali da non impensierire più di tanto gli speculatori e bloccarne i loro – spesso immorali ed iniqui – traffici. E poi chi specula è una piccola percentuale di europei, già economicamente avvantaggiata. Il punto è_ può questa strategia mettere in riga gli operatori della City? Francamente non crediamo! Ciò almeno se i governi – “tecnici”  e  non – non si decidono a tagliare le unghie alla finanza una volta per tutte.

      L’ipotesi della procedura rafforzata  

    Secondo i deputati, infine,  qualora non fosse possibile creare una corrispondenza univoca di intenti tra i 27 leader dell’Ue – raggiungendo un improbabile accordo unanime, al fine di creare una Tax-Zone in tutta l'Unione – bisognerebbe andare avanti attraverso la procedura di cooperazione rafforzata che permette a un gruppo di paesi membri di adottare legislazioni comuni, a condizione, però, che ciò no avvenga per un ristretto numero di paesi, ingenerando pesantissimi effetti collaterali nel mercato del paese aderente e progressivamente nell’intero mercato comunitario: ad oggi, il più grande mercato finanziario del mondo.

      Divieti – Allocazione in bilancio Ue e  Mercaro Primario  

    I deputati, nella risoluzione votata, hanno inoltre proposto che le risorse derivanti dalla TTF non siano collocate direttamente nel bilanciodell’Ue, ma piuttosto siano utilizzate al fine di ridurre la quota annua che ciascun stato membro è chiamato a versare – secondo i trattati sottoscritti – al bilancio Ue. L’altro divieto proposto, afferisce, invece, al divieto di tassazione per quelle transazioni effettuate sul mercato primario, come l’acquisto di titoli da parte dell’ente/società emittente, al momento della loro immissione sul mercato: ciò – evidentemente – al fine di garantire che gli investimenti a vantaggio dell’economia reale non siano inibiti e scoraggiati dalla suddetta tassa sulle transazioni finanziarie.

      Scadenze per la conclusione dell’iter  

     Ora il lento iter prevederà due scadenze principali: quella del 31 dicembre 2013: termine ultimo fissato per i 27 Stati Ue al fine di adottare le leggi di attuazione della nuova tassa; e 31 dicembre 2014 termine previsto per l’effettiva entrata in vigore della nuova normativa sui prodotti finanziari. Ora la palla passa al professor Monti ed agli altri suoi colleghi “eletti e nominati” del Consiglio europeo.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Il Mezzogiorno, le supercaste bancarie e le critiche di Confindustria

    Martedì, Maggio 22th / 2012  

    – Di Sergio Basile –

    Italia / Mezzogiorno / Campania / Calabria / Crisi Ue  / Fondi Ue / Occupazione e Crescita / Derivati / Ministero per la Coesione Territoriale / Bce / Morgan Stanley / Credit Crunch  / Commissione Trilaterale / Goldman Sachs / Brueguel / Bilderberg Club / Confindustria-Abi / Ministro Fabrizio Barca / Mario Monti / Corrado Passera / Mario Draghi / Giovanni Monti / Giuseppe Speziali / Giorgio Fiore / Gianni Agnelli / Carlo De Benedetti   

    Paradosso Monti: Il Mezzogiorno,

    Confindustria e le caste bancarie

    Mezzogiorno: L'attacco degli industriali,

    nei moniti di Speziali e Fiore.

    Fondi per la Crescita al Sud? Una triste

    commedia già vista!

    Meglio rimborsare la super-banca cara a papà

    Mr. Giovanni Monti – Vice Presidente della Morgan Stanley

    Roma – Il Ministro Fabrizio Barca, responsabile del ministero per la Coesione Territoriale, nelle scorse ore, in merito alla possibilità di riutilizzo dei fondi Ue non spesi dalle regioni meridionali, per presunti fini occupazionali e di “crescita” ha rilanciato la cosiddetta fase 2 del Piano di azione coesione, presentata dal governo Monti ben due settimane fa. Ciò ha destato non poche critiche tra i presidenti degli industriali del Mezzogiorno.  Per Giuseppe Speziali, Presidente di Confindustria Calabria, la riprogrammazione dei suddetti fondi concepita dal governo non basterebbe a superare i profondi disagi arrecati dalla crisi. Non si capisce, infatti – secondo Speziali ed i suoi colleghi – quale sia la relazione tra crescita ed inclusione sociale in merito allo stanziamento di 844,6 milioni dei 2 miliardi e 310 milioni di euro disponibili.In particolare, secondo Speziali “la fase 2 della riprogrammazione non è entusiasmante perché, se per noi è assolutamente fondamentale sostenere le fasce deboli meridionali, come imprese avremmo voluto di più. La stessa rimodulazione dei 901.7 milioni per la crescita poggia, in gran parte, sul fondo di garanzia che ha già una dotazione di oltre 2 miliardi, ma di fatto inutilizzabili a causa delle banche che non fanno credito”.

      Speziali: gli interventi sulla crescita? Un'operazione di facciata  

    “Pertanto – ha continuato Speziali – gli interventi sulla crescita ci sembrano più un’operazione di facciata che di sostanza”. Il presidente di Confindustria ha quindi bocciato senza mezzi termini l’azione di cosiddetto rilancio del governo Monti per il Mezzogiorno, sostenendo ancora che l’unico canale di finanziamento realmente rientrante in una strategia di crescita, ovvero il capitolo “ricerca ed innovazione”, sia stato in realtà largamente sottovalutato da Barca, Passera, Monti & Co. Rincara la dose Giorgio Fiore, Presidente di Confindustria Campania, secondo il quale materie come l’assistenza domiciliare agli anziani, gli asili nido, la dispersione scolastica ed il sociale in genere, sarebbero punti  oggetto di azioni normali, o meglio ordinarie, portate avanti annualmente da governo ed enti locali, e non da considerate pertanto alla stregua di “provvedimenti eccezionali anticrisi”.

      Fiore: "una crescita impossibile!"  

    Il vero nodo secondo Fiore (problema già sollevato nei giorni scorsi da “Qui Europa” – vedi articoli precedenti) è rappresentato dall’incongruenza tra il bonus fiscale per le assunzioni e la reale capacità delle imprese di assumere, vista e considerata l’impossibilità di far affidamento sulla casta bancaria ritiratisi in buon ordine sotto-coperta, dietro il muro del credit crunch e della pazzesca stretta creditizia (malgrado – è bene ribadirlo – 1000 miliardi di euro regalati da Mario Draghi – Bce – al sistema bancario) che lascia in un grave immobilismo gli imprenditori, le imprese e migliaia di famiglie cui redditi dipendono dalla salute finanziaria ed economica delle stesse imprese. Perciò gli industriali hanno anche chiesto l’intervento urgente di Confindustria-Abi (cioè dei rappresentanti industriali dell’Associazione Bancaria Italiana) affinché questi benedetti rubinetti del credito tornino ad idratare un sistema rinsecchito e sterile, al collasso.

      La famiglia Monti e la lotta di classe della casta bancaria  

    Infondo, è una questione di lotta di classe: da una parte i comuni mortali, dall’altra i banchieri, i figli dei banchieri ed il governo dei banchieri. E ciò lo sa molto bene anche il nostro caro professor Monti (tra l’altro anche pezzo grosso di Goldman Sachs, in qualità di international advisor) cui figlio, Giovanni Monti (39 anni), non è nuovo nei dorati palazzi della casta bancaria. Oltre a risultare infatti  Business Development in Parmalat, il figlio di papà Monti, è anche – non poteva mancare – Vice President presso Morgan Stanley;  Vice President presso Citigroup; Associate Consultant presso Bain and Co, con rapporti d'affari, e non, intrecciati nell'alta finanza internazionale come d’altronde è per il resto della sua famiglia. Ciò risultava anche dal suo profilo Linkedin (ora cancellato), da dove fino a qualche giorno fa emergeva con chiarezza tutta la sua storia professionale.

      Conflitto d'interessi: la strada per "Palazzo Chigi"  

    Forse sarà stato questo il criterio in base al quale Re Giorgio Napolitano I scelse il professore quale titolare dello scranno più alto di Palazzo Chigi. Non poteva essere altrimenti. Meglio infatti avere l’eterna riconoscenza di un banchiere amico dei banchieri, nonché espressione massima del conflitto d’interessi: consigliere di amministrazione della Gilardini (1979-1983), di Fidis (1982-1988), di Fiat (1988-1993), della Banca commerciale italiana (1983-1994), della sua amata Rizzoli editore (1984- 1985), dell'Ibm Italia (1981-1990), della Ibm Semea (1990-1993), delle Assicurazioni Generali (1986-1993) e della Aedes (1993-1994). Incarichi maturati nei club neoliberisti della galassia di Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti (vedi Rizzoli Rcs, suo primo “neutralissimo” critico). Per non parlare degli incarichi più esclusivi maturati all’interno della Commissione Trilaterale e di Brueguel, il think tank fondato nel 2005 dallo stesso supermario. E per finire con – ciliegina sulla torta – le sortite annuali presso il Bilderberg Club. Insomma: l’apoteosi della democrazia.

      Monti e gli scheletri nel caveau di Morgan Stanley  

    Allora forse appare più chiaro perché nel silenzio pressocché assoluto dei “fedelissimi media”, il governo Monti abbia fatto un bel regalo dell’Epifania proprio all’amata Morgan Stanley. Un regalino di 2 miliardi e 567 milioni di euro: tempestivamente dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Il tutto all’insaputa degli organi di informazione italiani, evidentemente poco propensi – non si comprende per quale recondito motivo – ad occuparsi dell’attuale governo in carica.

      Fondi pubblici per ripagare operazioni speculative   

    La somma versata alla banca americana è stata utilizzata dal governo italiano per estinguere un’operazione di derivati finanziari (inaccettabile operazione speculativa): opzione di rimborso anticipata, in quanto generalmente prevista dopo un certo numero di anni.  Sulla vicenda, nelle scorse settimane la banca newyorkese si è limitata ad annunciare con soddisfazione l’avvenuto recupero della somma. Da parte sua, Monti, al contrario non ha fornito alcuna spiegazione; né tantomeno i media hanno provveduto a porsi domande legittime sul caso, e sul fatto che tra tanti creditori, ed in piena emergenza, il governo abbia scelto di onorare il debito proprio con la Morgan Stanley.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)       

     

  • Italia, A.D. 2012 – Guerra IMU e Morte del Principio di Sussidiarietà

    Italia, A.D. 2012 – Guerra IMU e Morte del Principio di Sussidiarietà

     

    Lunedì, Maggio 21th / 2012 

    – di Domenico Apicella –

    Crisi Ue / Italia / Governo / Imu / ici / Anci / Ifel / Guerra di numeri / Arresti preventivi in Germania / Latitanza sindacale / Allarmismo sociale / Dipartimento delle Finanze / Qui Europa / Francoforte / Attentato Brindisi / Domenico Apicella / Morte del principio di sussidiarietà tra Stato ed enti-locali / Morte della Costituzione / Attentato alla Costituzione  

    Italia – Anci-Governo: è scontro sull’IMU

    Il prezzo delle famiglie italiane per coprire la

    voragine della speculazione 

    A.d. 2012 – La morte del Principio di Sussidiarietà

    Roma – Mentre nelle ultime ore gli inquirenti di Brindisi stanno meticolosamente cercando di capire “di che pasta sia fatto” quest’ultimo attentatore – autore di un bestiale attacco a tutto il genere umano – mentre a Francoforte giovani e pacifici ragazzi vengono arrestati e sequestrati “preventivamente” per motivi di sicurezza, ecco che contemporaneamente, tra gli italici confini – nella città eterna – scoppia una furibonda lite tra gli esponenti dei comuni e gli “alti” rappresentanti del governo. L’Ifel (istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci) prevede infatti un ammanco-dovuto all’introduzione dell’Imu – di circa 2,5 miliardi di euro del normale gettito fiscale, con la conseguente necessità per gli enti locali di immettere nel sistema tributario nuove imposte che ripristino questa “voragine” creatasi. Palazzo Chigi – dal canto suo – smentisce e rilancia: “nessun allarmismo; i dati dell’Ifel sono diversi e meno “rappresentativi” dei dati dell’esecutivo”. Vediamo perché: l’Ifel  si basa su un campione di comuni equivalente al 15% della totalità degli stessi mentre il governo produce le sue stime in base  a tutti gli immobili censiti negli archivi del catasto integrando le informazioni relative alle rendite catastali con i dati riportati nelle dichiarazioni dei redditi dei proprietari e con i versamenti Ici trasmessi telematicamente al Dipartimento delle Finanze.

    Il regalo alle banche ( della speculazione sul debito )

    Questa impercettibile sottigliezza, sfuggita ai più probabilmente per la costante apprensione dovuta ad  un  clima di progressiva tensione che prepotentemente sta occupando un terreno fertile non governato e non gestito in nome di una fase di transizione anti-crisi, è stata illustrata dal distinto sottosegretario all’economia Vieri Ciriani che, oltre a garantire il recupero di  circa 10 miliardi di euro – entro giugno –  dei 21  globali che la “manovra IMU” dovrebbe far incassare, con conseguente rassicurazione per gli increduli e sprovveduti cittadini che temevano in un innalzamento delle aliquote per il saldo di metà dicembre, conferma che la nuova imposta (ex Ici) sarà modestissima: circa 200 euro a famiglia.

    Attentato alla Costituzione – Morte del Principio di Sussidiarietà

    Un’ulteriore diatriba astratta, fatta di numeri e statistiche, che nella sua complessità di impostazione logica e  metodologica, a noi contribuenti fa comprendere tuttavia un messaggio quanto mai esplicito e banale ”pagate di più”:  e nel frattempo “lentamente muore”  il sudato e guadagnato” principio di sussidiarietà” tra stato ed enti locali. Ma a che prezzo tutto questo? Quante vittime dovremo ancora tollerare, quanti e quali rischi ancora saremo esposti e disposti a subire!!

      Sindacati – Un film inedito. Anzi, immaginato  

    Ciriani intanto ritiene che si dovrà immediatamente avviare la riforma del catasto dei fabbricati per attenuare l’estrema varietà delle rendite catastali sul territorio italiano, per far pagare equamente un pò a tutti questa crisi (falsa e indotta) per non dimenticare nessuno; ed è qui che  spuntano come rapaci in fremente attesa di afferrare la loro preda, i sindacati con i loro rappresentanti, che sollevando  un megafono, con voce tuonante, con una giusta dose di irruenza, per le vie della città esclamano con forza: “abolite l’Imu  sulla prima casa, aumentate le detrazioni per reddito da lavoro fino a 400 euro ed ai pensionati fino a 55 mila euro”; che fulgida immaginazione, perdonate la disattenzione, mi sarò confuso con un trailer di un film di Nanni Moretti.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Parigi-Berlino – Hollande, Merkel e il fulmine rivelatore

    Parigi-Berlino – Hollande, Merkel e il fulmine rivelatore

    Sabato, Maggio 19th / 2012 

    – di Sergio Basile e Domenico Apicella –

    Francia / Unione europea / Crisi Ue / Crisi Eurozona / Presidenza francese / Eliseo / Arc du Triomphe / Francoise Hollande / Pierre Moscovici / Austerity / Fiscal compact / Crescita che non verrà / Illusioni / Crescita impossibile / Angela Merkel / Consiglio europeo / Strategie politiche / Cristallizzazione politica / Morte dei grandi partiti / Costituzione / Fulmine rivelatore / Qui Europa / Sergio Basile / Domenico Apicella 

    Francia – Austerity: Hollande a lezioni di

    Merkeliano 

    Prima grave contraddizione del neo-Re dell'Eliseo

    sul concetto di "crescita economica"

    Parigi – Una passeggiata lungo les “Champs Elysees” mentre si osserva in lontananza la maestosità de l’ “Arc du Triomphe” e si capisce che la Francia più che un covo di speculatori è un pullulare di arte e magnificenza. O forse no? Fatto sta, che nelle scorse ore, il nuovo ministro dell'Economia francese, Pierre Moscovici, ha ribadito che la Francia  non ratificherà il trattato europeo sulla disciplina di  bilancio (il tanto odiato leviatano denominato  "fiscal compact") che ha già firmato. Ciò, almeno, se non vi sarà aggiunto un "capitolo sulla crescita". Cori di giubilo si sono dunque levati a destra e a manca, salutando la coraggiosa dichiarazione del neo-ministro, come un inconfutabile segno di cambiamento. Come una ferma presa di posizione verso la vergognosa e distruttiva linea imposta da Angela Merkel con il benestare – anche se fortunatamente non unanime – del Consiglio europeo.

      Segni dal cielo – Un provvidenziale fulmine rivelatore   

    Ma il Re bohemien, Francoise Hollande ha subito corretto il tiro, rispolverando un ormai vecchio e rigato disco in vinile rubato dal cassetto della Merkel, e per nulla scosso dal fulmine piovuto dal cielo contro il suo aereo nel suo primo viaggio verso Berlino (episodio che – per la cronaca – lo ha costretto a ritornare in aeroporto e ad imbarcarsi su un altro volo) ha sbottato: “Bisogna combattere il debito pubblico, dobbiamo ridurre i deficit e mettere in sicurezza la situazione della Francia!” Ebbene si! E' stato questo il suo lapidario e "beffardo" commento. Beffardo, almeno, per alcuni milioni di Francesi che si erano illusi che accantonando Sarkò la strada verso la democrazia e l'equità sociale nel Vecchio Continente – sempre più claustrofobicamente incastrato nell'"Unione" – fosse stata ormai spianata. Ma così, evidentemente non sembra.  “E' fondamentale ottenere ciò, perchè – ha continuato Hollande – un paese che si indebita è un paese che si impoverisce”. Ma non erano i paesi a non investire e a non lavorare ad imboccare la strada verso il precipizio della povertà? La storia recente del Giappone, d'altronde, ce lo insegna benissimo: un paese sovrano con un debito pubblico di 4000 miliardi di euro (oltre al doppio di quello italiano, per capirci) che presenta oggi tassi di crescita economica davvero pregevoli, e malgrado il "terremoto nucleare" subito.

      Lo strano virus che attanaglia l'Europa  

    Ma allora chi ha diffuso il virus della demenza di massa in Europa? Sarà forse stata qualche multinazionale? Magari attraverso Ogm in scatola forniti nel primo pranzo ufficiale all'Eliseo a Re Hollande? Dunque ecco prendere forma la vera faccia del Presidente. D'altra parte sono tutti uguali! Come tutte uguali sono le espressioni dei leader di partiti-dinosauro cristallizzatisi su posizioni di comodo, antipopolari, ma – ancora – ben mascherate. Come dire, firmiamo per bloccare definitivamente – e per Costituzione – la crescita in Europa, ma solo se inseriamo misure per la crescita! Il solito politichese becero. Le solite disarmanti contraddizioni! D'altra parte, è pur vero che la Francia non ha ancora assaporato i bocconi amari della recessione – come hanno fatto, e stanno facendo tutt'ora senza alcuna prospettiva di rilancio, Grecia, Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo: i celeberrimi Piigs – e che quindi non  è ancora maturata a pieno, negli elettori d'oltralpe, quella consapevolezza sul reale allarme rosso innescato nell'Eurozona, ed alimentato dai grandi partiti élitari e pachidermici, oggi pronti a sostenere a spada tratta i nuovi dei del liberismo: gli stessi che stanno letteralmente divorando l'Europa con selvagge svendite e privatizzazioni, e gli stessi che la stanno sfiancando con velenosissime "frecciate all'austerity".

      Avanti con strategico ardore!  

    Quale sarà, dunque, l’indirizzo predominante del nuovo governo insediatosi all'Eliseo? Quello più “sbilanciato” (in tutti i sensi) che trapela dall’ “out-out” posto dal ministro Moscovici, oppure quello cosiddetto “prudenziale” delle ultime dichiarazioni del presidente Hollande? Una cosa appare chiara: non sarà – a giudicare dalle ultime uscite del Presidente – una linea vicina alle istanze di cambiamento degli Europei e dei Francesi più disillusi. E pensare che “il disorientamento politico” all’interno della stesso schieramento, per rendere il tutto un pò più goliardico e partecipativo, credevamo fosse un’arma rigorosamente ed esclusivamente fabbricata in Italia. Prima le opere d’arte ed ora anche le strategie politiche: cara Francia, ma inventare qualcosa di tuo “no”?

    Sergio Basile,  Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europe – Even prisoners! – The show must go on!

    Europe – Even prisoners! – The show must go on!

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Europe – Even prisoners! / Eurozona / Parlamento europeo / Crisi Ue / Dittatura europea / Nazismo Bianco / Rating sovrano / Troika / Eba / Redemption Fund / Grecia / Fmi / Cheirtine Lagarde / Barak Obama / Wall Street / Speculazione / Ecofin / Basilea 3 / JP Morgan / Corsi e ricorsi storici / Gian Battista Vico / Qui Europa / Domenico Apicella  

    The show must go on! Dall'era del "cinghiale

    bianco" all'era del "Nazismo Bianco"

    La dittatura del "Rating Sovrano" continua a reggere,

    mentre Ue e Troika fanno di  tutto per favorirla e per 

    tenersi "buona" la Grecia

    Nuovi debiti in vista per gli Europei: i paradossi

    "Redemption Fund" e "Project Bond", mentre l'Eba

    e le banche esultano per Basilea 3

    Bruxelles – Mentre il mondo si appresta a fronteggiare un nemico senza volto ed i paesi tendono il loro sguardo verso un futuro incerto e misterioso,le agenzie di rating continuano a mietere vittime declassando i paesi che, claudicanti, cercano invano di rimanere in piedi (uno sporco lavoro ma del resto qualcuno lo deve pur fare). L'Europa subisce uno scardinamento progressivo della sua struttura,ma il mondo si interroga sulla tenuta della JP Morgan; è più importante interrogarsi sulle motivazioni che inducono un paese saggio come la Grecia a rinunciare ad un progetto di intenti comuni o sapere se una banca d'affari è affidabile sui mercati internazionali? da che cosa dipendono le nostre scelte,dall'andamento delle banche o dai convincimenti degli stati sovrani? Nel frattempo negli Stati Uniti la riforma di Wall Street – non ancora raggiunta – potrebbe rilanciare Barak Obama (il Fulmine dal Cielo) nelle prossime presindenziali alla "White House", riforma che sostanzialmente dovrebbe impedire che i soldi pubblici destinati alle banche possano essere dirottati verso operazioni speculative, esigenza questa che si percepisce dall'incalzare delle proteste dei cittadini statunitensi che non tollerano più questo fraudolento sperpero del denaro pubblico. Attenzione banche! Attenzione governi! il popolo prima  subisce poi reagisce. Gian Battista Vico li definirebbe “corsi e ricorsi storici”. Nel nostro continente invece personalità illustri del mondo finanziario, dopo accurati ed approfonditi studi, hanno finalmente raggiunto un risultato scentifico-matematico sensazionale,tenetevi forte: l'Italia e gli altri paesi deboli dell'Eurozona, senza politiche improntate sulla crescita "non cresceranno" (da non credere!). Intanto la moneta unica europea si indebolisce sempre di più,le borse sono calate ed i rendimenti obbligazionari dei paesi più deboli hanno superato il 6% (tra questi, Italia e Spagna).

      Addio Eurozona!  

    Questo sconquassamento interno all'Eurozona, provocato in larga parte dalla decisione Greca del ritorno alle urne e dalla conseguente (probabile) uscita dall'Unione europea e dall'euro, mina alla tenuta dell'intero quadro comunitario e ciò provocherebbe un effetto-domino che facilmente trascinerebbe nello stesso vortice Spagna e l'Italia. Ma per molti osservatori internazionale e Nobel per l'economia (come "Qui Europa" ha più volte detto nelle scorse settimane) una fuoriuscita progressiva e programmata dall'Eurozona, per Grecia & Co, sarebbe auspicabile e provvidenziale. Infatti svalutando la dracma, la Grecia inizierebbe ad attrarre aziende e turisti, e tutta l'economia ne uscirebbe bene. Certo, uscire di botto, al contrario, provocherebbe – come visto nei precedenti articoli – effetti distorsivi e contrari.

      La "Profezia Lagarde"  

    L'ultimo tentativo in ordine di tempo del Parlamento europeo, diametralmente opposto rispetto le dichiarazioni di alcuni esponenti politici dell’Ue e del Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, Cristhine Legard – che ritengono tutto sommato gestibile l’uscita della Eepubblica Ellenica dall’euro – consta (come visto ieri) nell'approvazione in commissione di una proposta che punta ad ottenere una graduale mutualizzazione dei debiti attraverso un fondo di redenzione, il cosiddetto "redemption fund", al fine di convincere, persuadere gli stati membri che la volontà dell’apparato istituzionale europeo mira a supportare  con ogni mezzo i paesi in difficoltà. Già ma a che prezzo signori? Ad un prezzo improponibile per i soliti portafogli dei cittadini dell'Ue! D'altra parte, sarà sufficiente questo provvedimento per salvare l'euro? ma soprattutto la “profezia Lagarde” relativa alla gestibile e facilmente governabile situazione europea, al venir meno di un pezzetto del puzzle, corrisponderà allo scenario “reale” che ci troveremo davanti? 

       L'alibi di Basilea 3 e la serafica calma dell'élite europea  

    Pensate che nel continente europeo abbiamo recepito in modo così solenne l’esortazione alla serenità del direttore dell'Fmi, tanto che “l’emergenza Grecia” è riuscita ad offuscare persino l’accordo raggiunto all’Ecofin sui requisiti di capitale delle banche: dopo mesi e mesi infatti i ministri delle finanze hanno trovato un compromesso adeguato per introdurre a livello Ue  le regole di Basilea 3 che permetterebbero il riconoscimento alle banche – su pressione del Regno Unito – un’ulteriore 3% di “capitale cuscinetto” a livello europeo, al fine di gonfiare ancor più i propri coefficienti di riserva patrimoniale interni (Core Tier) e crearsi alibi ad eventuali nuove strette creditizie. Insomma, l’invito alla calma decantato da Cristhine Lagarde è stato pienamente accolto da tutta la comunità europea – deputati europei e banchieri compresi – che sommessamente ricambia con un cavallo di battaglia, appositamente modificato nel testo per l’occasione, e già dedicato ad un cavaliere che non mentiva mai:  "Meno Male Che Christine C’è!”.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)