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  • Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay

    Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay

    Lunedì,  Febbraio 29th/ 2016

    – di Danilo Quinto 

    Redazione Quieuropa, Danilo Quinto, Cirinnà, Matrimonio sodomitico, porte aperte alle adozioni gay, Alfano, Renzi, Corte Europea, Corte Costituzionale, Festival di San Remo  

    Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte

    alle adozioni gay 

    Verso le adozioni gay?  Un esito quasi inevitabile, viste le 

    preesistenti pronunce di Corte europea e Corte Costituzionale…

     

    di Danilo Quinto

    Porte aperte alle adozioni gay

     Oltre il matrimonio sodomitico… porte aperte alle adozioni gay            

    Roma  di Danilo Quinto – Avremo, quindi, il matrimonio sodomitico! Poi, ci penserà qualche giudice – e non sarà un problema – ad aggiungere la possibilità che le coppie omosessuali, unite in matrimonio, adottino i bambini, già preesistenti (frutto di relazioni precedenti) o da acquistare con la maternità surrogata, cosiddetto "utero in affitto". Un esito questo inevitabile, viste le pronunce sul punto che già esistono della Corte europea e della Corte CostituzionaleEra uno scenario prevedibile e previsto su queste colonne. Determinato certamente da Matteo Renzi che, con spregiudicatezza – che è la misura con la quale affronta tutte le sue riforme, deleterie sul piano economico, civile e politico per l’intero Paese – ha prima cercato l’accordo con il Movimento 5 Stelle. Quando ha compreso che quella strada era preclusa (per vera opposizione o "strategia" – Ndr), ha offerto – forte del patto di ferro siglato con i verdiniani – l’accordo su un piatto d’argento ad Alfano ed ai centristi. Ha salvato il salvabile, come dicono alcuni – per rispetto della lobby omosessualista, che in queste settimane ha dipanato, a cominciare dal Festival di Sanremo (vedi qui Gravissimo affronto per i fratelli, malgrado Sanremo), la sua forza dirompente – con un compromesso: lo stralcio delle adozioni e il voto di fiducia sul resto del ddl Cirinnà.

     E' stato fatto davvero tutto?                                                                             

    Sappiamo già cosa diranno (o potrebbero dire – Ndr) gli organizzatori del Family Day dello scorso 30 gennaio (o almeno alcuni di essi – Ndr) e i sé dicenti parlamentari cattolici: la responsabilità è di Renzi e di Alfano; noi ci siamo battuti contro l’intero testo di legge. Dalla prima all’ultima parola, hanno scritto e hanno fatto credere (o almeno, per molti la sensazione è questa)). Come, per certi versi, fecero credere, il 20 giugno dell’anno scorso, che si battevano contro il proposito di introdurre l’insegnamento della teoria del gender nelle scuole di ogni ordine e grado, per poi scoprire, il giorno dopo, che i loro referenti parlamentari, presenti a quella manifestazione, avevano negoziato un accordo in tal senso, come candidamente si ammise in quei giorni.

    Porte aperte alle adozioni gay

     Strumentalizzazioni e "mali minori"                                                              

    Anche nei confronti del ddl Cirinnà era chiaro sin dall’inizio che (molti sedicenti parlamentari cattolici e "manifestanti") si sarebbero accontentati del male minore ed anche loro erano d'accordo – come dimostrano le dichiarazioni del portavoce – a concedere diritti alle coppie dello stesso sesso. Erano quindi d'accordo sul matrimonio sodomitico, perché i diritti già esistono. Il loro era (ed è) un intento politico: utilizzare le migliaia e migliaia di famiglie che hanno riempito il Circo Massimo – alle quali va, lo ribadisco, il mio più profondo rispetto – per far intendere che in questo paese vi siano le condizioni per organizzare un partito cattolico e per formare, quindi, una rappresentanza cattolica in Parlamento che superi la strada indicata dal cardinale Ruini quindici anni fa, la disseminazione negli schieramenti politici.

     Renzi ci ricorderemo?                                                                                       

    Il Renzi ci ricorderemo e gli inutili attacchi ad Alfano – che alle prossime elezioni potrà tornare a sedersi in Parlamento, insieme alla Lorenzin, a Schifani e agli altri suoi colleghi, solo se il Presidente del Consiglio, nella sua magnanimità, concederà loro un posto nelle liste del suo Partito della Nazione – non fanno che confermare quest’intento. Del tutto velleitario e lunare, sia chiaro, perché tra i leader – si fa per dire – del popolo del Family Day non ve n’è uno (probabilmente… almeno ad oggi – Ndr) in grado di condurre un’operazione di tal fatta.

    Porte aperte alle adozioni gay

     Sponsorizzazioni soft di alcuni vescovi e dimissioni auspicabili              

    Né si può credere, allo stato attuale, che la sponsorizzazione soft di alcuni Vescovi – che devono fare i conti con il Segretario della Cei – possa essere utile in qualche modo alla causa. Di sicuro, qualcuno di loro, alle prossime elezioni, sarà eletto. Si andrà ad aggiungere ai sé dicenti cattolici che già sono parlamentari e che farebbero bene tutti quanti a dimettersi, per i disastri che hanno compiuto, nelle ultime legislature, sul piano della difesa dei principi su cui dovrebbero incardinare le loro azioni. Non lo faranno mai – sia chiaro – perché hanno tutti una famiglia da mantenere. Ci mancherebbe altro. A che cosa valgono i principi, se non ad essere buttati nella spazzatura?

     Un possibile, auspicabile nuovo inizio. Anche se lui non s'immischia..  

    Sappiamo che cosa non dirà la Chiesa su quanto accade. Il Papa, sull’aereo che lo riportava in Italia dal suo viaggio in Messico, ha fatto sapere che non s'immischia (vedi qui Bergoglio-Unioni Civili: quel sottile confine tra bianco e nero). Interviene ogni giorno su tutto da leader politico, ma del matrimonio sodomitico non vuol sentir parlare. Come dell'aborto. Lo si può capire. Sono cose vecchie, che non vanno di moda e che non creano consenso (politico). Diceva Don Divo Barsotti: Chi si sente peccatore non è lontano da Dio. E’ chi si sente sano che non lo conosce. Chi scrive ha timor di Dio proprio perché non si sente sano e sa che il male viene permesso perché da esso nasca un bene superiore. E’ quindi possibile che dal male al quale stiamo assistendo, dall’azzeramento delle coscienze che non distinguono più il bene dal male, si origini un nuovo inizio, che restituisca al mondo cattolico il coraggio di difendere – con nettezza di posizioni ed anche con virilità – le ragioni stesse della venuta sulla terra di Nostro Signore Gesù Cristo.

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    Danilo Quinto  (Copyright © 2015 Qui Europa)

    http://daniloquinto.tumblr.com/post/140049337768/articolo-non-sono-un-buon-cristiano-sia-chiaro

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: la Commissione non indagò sugli aiuti di stato ad Alitalia

    Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: la Commissione non indagò sugli aiuti di stato ad Alitalia

    Giovedì, Maggio 16th/ 2013

    – Comunicato Stampa di Ryanair –

     Ryan Air, Italia, Alitalia, Corte Europea, Commissione europea, Libera concorrenza, aiuti illegittimi, Aiuti di stato, Compagnia di bandiera, Robin Kiely, Corte Generale dell'Unione europea, Indagini 

    Ryanair accoglie la conferma della Corte Ue: 

    la Commissione non indagò sugli aiuti 

    di stato ad Alitalia 

    Robin Kiely: "aiuti ad Alitalia anticoncorrenziali. La

    Commissione indaghi e chieda ad Alitalia di

    restituire il maltolto!"

     

    Comunicato Stampa – Ryanair

    Ryanair - European Court - Alitalia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Libera concorrenza e aiuti ad Alitalia – Il parere della Corte Europea      

    Bruxelles, Roma – Ryanair, la più grande compagnia aerea in Italia, oggi (16 maggio) ha accolto con favore la decisione della Corte Europea che conferma che la Commissione Europea ha mancato nell’indagare sugli “Aiuti di Stato” garantiti ad Alitalia. Ryanair aveva inizialmente notificato gli “Aiuti di Stato” a favore di Alitalia alla Commissione Europea nel giugno 2006. Tuttavia, la Commissione ha mancato nell’agire e Ryanair è stata lasciata senza altra alternativa se non portare il caso davanti alle Corti Europee. La decisione di oggi riconferma la decisione del 2011 della Corte Generale dell’Unione Europea, la quale aveva parimenti deliberato che la Commissione aveva mancato nel suo compito di indagare sugli “Aiuti di Stato”.  

     Lo sfogo di Robin Kiely, Direttore della Comunicazione Ryanair            

    Robin Kiely di Ryanair ha dichiarato: “Diamo il benvenuto alla decisione di oggi della Corte di Giustizia Europea che  conferma la decisione della Corte Generale dell’Unione Europea secondo cui la Commissione Europea ha mancato nell’indagare sui ripetuti “Aiuti di Stato” ad Alitalia, che hanno nuociuto alla concorrenza in Europa e sostenuto una compagnia di bandiera ad alto costo in via di fallimento a danno dei passeggeri europei. Non vediamo l’ora che la Commissione indaghi definitivamente su questi ripetuti “Aiuti di Stato” e chieda ad Alitalia di restituire immediatamente il denaro dei contribuenti che ha illegalmente ricevuto.

     La realtà Ryanair  – Un pò di cifre                                                                         

    Ryanair è l’unico vettore ultra low cost in Europa e la più grande compagnia aerea in Italia, con più di 1.500 voli giornalieri (oltre 500.000 all’anno) da 57 basi, su 1.500 rotte a tariffe basse che collegano 180 destinazioni in 29 paesi, e opera con una flotta di 305 nuovi Boeing 737-800. Ryanair ha recentemente annunciato ordini per ulteriori 175 nuovi aeromobili Boeing, in consegna tra il 2014 e il 2018.  Ryanair conta attualmente un organico di oltre 8.500 professionisti altamente qualificati, trasporterà quest’anno più di 80 milioni di passeggeri  e vanta un record di 28 anni di sicurezza.

    Comunicato Stampa – Ryanair 

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  • Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    –  di Silvia Laporta –

    Unione europea / Italia / Lussemburgo / Roma / Corte europea / Corte di Cassazione / Abuso del diritto / Governo Monti / Disegno di loegge delega / Riforma fiscale / Art. 6 / contraddizione con la giurisprudenza della cassazione / Evasione / Multinazionali / grandi aziende / Legge di comodo 

    Evasione fiscale: le grandi contraddizioni

    dell’Unione europea

    Il curioso contrasto all'abuso di diritto nell'Ue 

    Evasione Fiscale – Contraddizioni dell’Ue

    Roma, Lussemburgo – Una situazione di evasione fiscale preoccupante, da definire patologica in Italia, ma non solo. La Corte di Cassazione, negli ultimi anni, ha elaborato  la figura “dell’abuso del diritto”, quale strumento di contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva , soprattutto a opera delle grandi imprese. Ciò implica che, un’operazione  può essere disconosciuta dal fisco quando non siano riconosciute serie e determinanti ragioni economiche diverse dal risparmio d’imposta. La lotta contro l’evasione fiscale e l’individuazione di strumenti idonei per bloccare questa “piaga” sono oggi, come noto, delle prerogative degli organi comunitari. In questa prospettiva si pone il disegno di legge-delega dell’attuale governo sulla riforma fiscale.  L’articolo 6, in particolare, contiene delle disposizioni che vanno in contraddizione con i principi affermati dalla giurisprudenza.

      Contraddizioni della Corte europea  

    Le contraddizioni della Corte di Lussemburgo sono evidenti: da un lato, questa chiede all’Italia di combattere l’evasione fiscale, dall’altro, all’occorrenza, accantona le proprie prerogative legittimando e favorendo implicitamente condoni per le tasse di competenza interna. Ciò traspare da diversi avvenimenti. Il 29 marzo 2012, ad esempio: nella causa tra l'Agenzia delle Entrate e la società 3M Italia, alla quale veniva richiesto il pagamento di svariate decine di milioni di euro. Ma anche nel 2010, quando la causa era pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, veniva emanato il decreto-legge n. 40, il cui art. 3 consentiva la chiusura di moltissime liti col fisco mediante il pagamento di una somma pari al 5% del totale preteso dall'amministrazione finanziaria. La Cassazione – nel suddetto ultimo episodio – si era rivolta alla Corte di Lussemburgo per chiedere se una rinuncia quasi  totale all'imposizione fiscale potesse essere  compatibile coi principi enunciati nell'ordinamento comunitario.

      Il contrasto all'abuso di diritto negli stati Ue  

    La Corte di Giustizia rispose però che per le imposte nelle quali la competenza è attribuita agli Stati membri (e cioè, le imposte dirette, a differenza dell'Iva: che come noto è indiretta e sui consumi) non esiste alcuna norma o principio dell'ordinamento comunitario i quali impongano agli Stati membri di adottare misure di contrasto all'abuso del diritto in materia fiscale. Questo, in parole povere, vuol dire che gli Stati membri dell'Unione, sono liberi anche di non combattere l’evasione fiscale. L’applicazione di questo “condono”, in pratica, porterà a perdite considerevoli nelle entrate fiscali. Perdite cospicue soprattutto se collegate a fatturati miliardari e milionari di grosse aziende e multinazionali, ovviamente. Insomma una lotta all’evasione fiscale di “comodo”. Magari da far pagare soltanto agli imprenditori onesti, esonerando ovviamente quelli che davvero se lo meriterebbero.

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Mercoledì, Maggio 23th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Corte Europea / Strasburgo / Grande Chambre / Convenzione dei diritti dell’Uomo / Austria / Milano / Firenze / Catania / Tibunali / Figli / Provette / Fecondazione eterologa / Genitori /Sentenze / Corte Costituzionale / Movimento  per la Vita / Legge 40 del 2004 / Vita in provetta / Vita / Scienza & Vita / Carlo Casini / Gabriella Palmieri / Lucio Romano 

    No ai figli in provetta: così è stabilito!

    Il divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla

    Corte Europea dei diritti dell’Uomo è il “rispetto

    della certezza delle relazioni familiari

    Vita – Dono Sacro del Creatore

    Strasburgo, Roma – “No” ai figli in provetta: il divieto di fecondazione eterologa non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo. A stabilirlo è la sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 3 novembre 2011 che,  a seguito della richiesta avanzata da una coppia austriaca in merito alla fecondazione assistita con ovociti o gameti non appartenenti ai potenziali futuri genitori, si è così espressa.  La “polemica” , partita dall’Austria, aveva trovato spazio, in precedenza, anche nelle aule dei Tribunali di Catania, Firenze e Milano ai quali si erano appellate 3 coppie sterili. La questione era stata rimandata ai piani alti per presunta illegittimità e discriminazione dell’articolo 4 della legge 40 del 2004 e, ieri, la sentenza con la quale si è pronunciata la Corte Costituzionale, oltre a rispedire gli atti al mittente, ha ribadito il divieto dei “bimbi precofenzionati” e, soprattutto, ha frenato gli entusiasmi facili dei sostenitori della “vita in provetta”. Il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, si è detto pienamente soddisfatto per la decisione della Corte Europea di “lasciare agli Stati la libertà di decidere sulla fecondazione medicalmente assistita e, per questo, l’Italia prende a modello la legge 40 che – continua Casini – così come l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, considera che l’interesse del minore debba avere precedenza rispetto ai desideri degli adulti”.

      La tutela dei diritti del nascituro  

    L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, ha fatto riferimento anche al fatto che su questa tematica sarebbe importante una consultazione parlamentare, in quanto solo l’istituzione in questione può decidere sul divieto della fecondazione eterologa, decisione che non può essere determinata da nessun giudice. Rendere nulla la legge 40, significherebbe creare anche un vuoto normativo di profondità considerevole, aspetto, questo, che non può e non deve essere sottovalutato. Quindi, vince “l’esigenza di garantire il diritto del nascituro a riconoscere i propri genitori – afferma il presidente dell’Associazione Scienza & Vita, Lucio Romano – in rispetto del principio di certezza delle relazioni familiari”. E a proposito di relazioni familiari, in ogni nucleo familiare che si rispetti, ci sono, o ci sono stati, 2 genitori responsabili della procreazione che nel caso della fecondazione eterologa diventerebbero 3 o 4.

      La vita è un dono sacro del Creratore, non un capriccio  

    Diventare genitori sarà un grandissimo desiderio per tantissime persone ma non dobbiamo mai dimenticare che gli impulsi ed i bisogni umani non sono una giustificazione per chi pensa di “comandare” sulla natura e sulla vita. La fecondazione assistita, tra l’altro, prevede diversi tentativi, ognuno dei quali corrisponde ad un figlio in provetta: tentativi che, qualora fossero fallimentari, come avviene spessissimo, saranno cestinati pur essendo, ormai, vita. Non lasciamo che i nostri figli, non siano solo “nostri”. Non rendiamoci complici della sfida contro la natura e , soprattutto, contro la volontà di chi ci ha creato, l’unico che può essere e che è davvero Padre di tutti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Italia non rispetta i diritti umani

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Venerdì, Maggio 4th / 2012

    Unione europea / Italia / Diritti / Corte europea / Carceri / Giustizia lenta / Sovraffollamento  / Record di ricorsi / Amnistie / Irragionevole durata dei procedimenti / Credibilità internazionale / Durata dei procedimenti / Inefficienze sistematiche / Sovraffollamento delle carceri / Credibilità internazionale / Margine di valutazione nazionale / Riforma del sistema giustizia / Mirella Fuccella / Qui Europa  

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Una valanga di ricorsi intasano la Corte europea

    Strasburgo – Il presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, il giudice britannico Nicolas Bratza, tiene periodicamente alcune visite presso ciascuno dei quarantasette Paesi del Consiglio d’Europa. Ieri è toccato all'Italia. Non si è trattato certo di una ispezione, ma gli incontri che il presidente della Corte europea ha tenuto ieri in Italia con il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia sono stati l’occasione per chiarire alcuni punti critici. L’Italia ha molti conti in sospeso rispetto all’obbligo di protezione dei diritti e delle libertà assicurati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In primo luogo vi è la questione dell’inefficienza del nostro sistema giudiziario, con le sue complesse norme procedurali, l’uso che viene fatto delle risorse a disposizione, l’incidenza dell’imponente avvocatura italiana.

      "Irragionevole" durata dei procedimenti  e  inefficienze sistematiche  

    Da quasi trent’anni la Corte segnala il grave problema, condannando l’Italia per la continua violazione del diritto alla ragionevole durata dei procedimenti. Non solo tali condanne cadono nel vuoto, ma addirittura da qualche tempo l’Italia compie nuove violazioni, ritardando il pagamento delle somme che le Corti di appello assegnano ai ricorrenti per riparare la violazione del loro diritto. Un altro grave problema riguarda le condizioni dei detenuti, che per il sovraffollamento delle carceri sono spesso tali da poter essere definite come “trattamento inumano e degradante”.

      Questione di credibilità  

    Sono temi ormai improrogabili, che danneggiano anche la credibilità internazionale del nostro Paese. Già il governo precedente aveva dato luogo a forti proteste da parte del Consiglio d’Europa, per aver ignorato le disposizioni della Corte di non espellere alcune persone in Tunisia, dove sarebbero state esposte a rischio di torture. Si trattava di condannati in Italia per "presunte" attività di sostegno a "presunte" reti terroristiche, ma il divieto di tortura garantisce tutti ed è inderogabile. Tali violazioni commesse dall’Italia sono passate da noi quasi inosservate, ma in ambito europeo hanno leso fortemente la reputazione dell’Italia.

      "Inflazione" da ricorsi   

    I ricorsi provenienti dal nostro Paese superano la cifra di 50.000 all’anno. Tutto questo schiaccia le strutture della Corte, causando un forte ritardo nelle decisioni. Il Regno Unito, dunque, spingeva perché si inserisse nella Convenzione una disposizione che obbligasse la Corte a riconoscere agli Stati un largo margine di valutazione nazionale nell’adempiere gli obblighi. Qui però si parla di diritti inderogabili, come la libertà personale, il divieto di tortura o di trattamenti degradanti. Il tentativo del regno Unito, dunque, – per fortuna – non è andato in porto. Sarà ancora compito della Corte elaborare la propria giurisprudenza in merito, senza cedere agli interessi dei governi a danno della protezione dei singoli. Ci auguriamo che tutto questo porti finalmente ad una seria riforma del sistema giudiziario italiano, studiata in modo da rendere finalmente più “umani” i tempi della giustizia: di certo una parte del sovraffollamento delle carceri è dovuto proprio alla presenza di un gran numero di detenuti in attesa di giudizio. La vera soluzione al problema, infatti, non possono essere le periodiche amnistie, che spesso mettono in libertà indistintamente innocenti e colpevoli.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    Unione Europea / Corte Europea / Consiglio d’Europa / Convenzione europea /Strasburgo / Brighton / Diritti umani / Libertà fondamentali / Regno Unito / Riforme /

    Diritti dell’uomo: l’Ue invoca le riforme

    Domani vertice a Brighton. L'Ue chiede “maggiore impegno

    nazionale per garantire rispetto delle norme

    Strasburgo –  La tutela dei diritti umani è una priorità fondamentale per l’Unione Europea che chiede ai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa di trovare, da oggi fino a venerdì prossimo, un accordo determinate per le riforme necessarie in questo ambito, volte a difendere le libertà fondamentali e ad alleggerire il carico di lavoro della Corte Europea attraverso un maggiore impegno dei singoli Stati membri. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che ha istituito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, ancora oggi, un motivo di grande vanto per l’Unione Europea ed il Regno Unito, che attualmente ricopre la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, lo sottolinea fermamente ricordando come essa ha influito sul rispetto delle leggi europee e come continua ad incidere, attualmente, in situazioni drammatiche come quelle vissute dalla Siria e dalla Libia. Ma se le intenzioni sono positive e creano speranza, dall’altra parte è anche vero che sono circa 150.000 i casi presentati alla Corte di Strasburgo che rivelano un ritardo medio di 5 anni e che rimangono spesso irrisolti.

      Il vertice di Brighton  

    La Corte chiede una maggiore partecipazione da parte di tutti gli Stati membri ed un consapevole riconoscimento delle responsabilità: maggiore impegno a livello nazionale che, proiettato sullo scacchiere internazionale, eviterebbe pressioni eccessive per l’organismo europeo che, da parte sua, dovrebbe rifiutare casi che risultano adeguatamente trattati dai singoli stati, nel pieno rispetto della Convenzione. Riforme, dunque, che dovrebbero prevedere la creazione di istituzioni nazionali a garanzia del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo: questo il progetto ipotizzato dal Regno Unito che nella persona del Ministro della Giustizia, invita tutti i rappresentanti dei 47 Stati a trovare un accordo sulle riforme nel vertice di domani, che sarà tenuto a Brighton. Speriamo che non siano solo belle parole e che, per come abbiamo riportato noi di Qui Europa in articoli precedenti (Vedi caso Limonov), gli interessi economici e politici dell’Unione Europea non siano più forti ed importanti degli interessi dei cittadini e del rispetto dei loro diritti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Venerdì, Aprile 13th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Corte Europea / Riforma giudiziaria / Record europeo sentenze inapplicate / Lentezza processi / Risarcimenti / Michele Vietti / Roberta Angelilli / Parlamento europeo 

    Corte Europea – Italia:

    primato per inadempienze

    2500 sentenze inapplicate e ritardi nei risarcimenti.  

    Necessita una riforma giudiziaria.

     

    Roma–  Per la lentezza dei processi ed il notevole ritardo nei risarcimenti, l’Italia risulta il paese europeo più inadempiente per quanto riguarda il rispetto delle sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo.  Il nostro paese, rispetto agli altri Stati europei che hanno fatto registrare un notevole miglioramento, dal 2010 al 2011, è stato “bocciato” per cattiva condotta dal Consiglio di Strasburgo: quest’anno più 2500 sentenze non sono state eseguite, tra le quali alcune riguardanti le espulsioni, ed i risarcimenti nei confronti di cittadini che hanno fatto ricorso alla Corte Europea sono addirittura aumentati, passando dai 6 milioni e mezzo del 2010 agli 8 milioni e mezzo del 2011. Le condanne nei confronti dell’Italia trovano un denominatore comune nella assenza di una riforma giudiziaria che sia adeguata ed efficiente e che riesca a ridurre i numeri delle sentenze inapplicate e dei risarcimenti dovuti dallo Stato ai cittadini cui sono stati violati i diritti umani.

      Il primato  

    Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, sollecita il Parlamento “a prendere di petto questa situazione visti i dati preoccupanti, e di questo passo – aggiunge – la situazione potrebbe avvitarsi su se stessa in modo inevitabile”. Dello stesso avviso è la vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, che afferma che “L’Italia non può ignorare l’ennesimo richiamo del Consiglio d’Europa”. Nella classifica dei peggiori, secondo i dati riportati da “Libero”, quindi, la nostra penisola è al primo posto, seguita dalla Turchia con 1780 sentenze inapplicate, dalla Russia con poco più di 1000 sentenze e ancora da Polonia e Ucraina. In conclusione, possiamo dire che anche noi abbiamo i nostri primati, il peccato è che siano sempre negativi.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)